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Forestazione urbana: 2,4 milioni per riqualificare l’asse tra la stazione ferroviaria e gli Orsi

Un intervento complessivo che punta a rinnovare il volto di questa importante zona cittadina

Il progetto di forestazione urbana di Biella arriva a una nuova fase del suo percorso. La Giunta comunale ha infatti approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica dell’intervento che interesserà l’area compresa tra la stazione ferroviaria e il centro commerciale Gli Orsi, con l’obiettivo di migliorare il verde pubblico e la qualità degli spazi urbani.

Il piano prevede un investimento complessivo di 2.397.854 euro, di cui quasi 2 milioni finanziati dalla Regione Piemonte attraverso il bando Forestazione Urbana, con fondi europei PR FESR 2021-2027.

Tra gli interventi principali è prevista la riqualificazione del parcheggio della stazione ferroviaria, che avrà una superficie permeabile, oltre al rifacimento di tutte le aiuole e degli spartitraffico lungo il collegamento tra Gli Orsi e la stazione.

Un intervento complessivo che punta a rinnovare il volto di questa importante zona cittadina, migliorando la sistemazione delle aree verdi e degli spazi pubblici e contribuendo a rendere più gradevole e curato uno degli accessi alla città.

L’assessore ai Lavori Pubblici, Luca Castagnetti, dichiara: «Stiamo portando avanti un progetto importante, che consentirà di riqualificare concretamente un’area strategica di Biella. L’obiettivo è dare un volto nuovo a questa zona, migliorando il verde e la qualità degli spazi pubblici. Un risultato reso possibile anche grazie a un importante contributo regionale, che ci permette di investire quasi 2 milioni di euro senza far ricadere l’intero costo sulle risorse comunali.»

L’assessore ai Bandi, Giacomo Moscarola, dichiara: «Con questo progetto si completa un percorso di rilievo, iniziato con la partecipazione al bando regionale e arrivato oggi a un passaggio decisivo. Voglio sottolineare il lavoro svolto per intercettare queste risorse e portare a Biella finanziamenti importanti. Un risultato frutto anche del lavoro degli uffici comunali, che ringrazio per la professionalità e l’impegno dimostrati in tutte le fasi, dalla preparazione della candidatura fino allo sviluppo del progetto.»

 

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Foreste incantate, draghi e castelli da sogno: Efteling è il parco delle fiabe dei Paesi Bassi

Un albero racconta storie, poco più avanti si intravede il tetto irregolare di una casetta che sembra uscita da un libro illustrato, mentre tra gli alberi ci sono tantissime torri medievali. E, in mezzo a tutto questo, si avverte il suono costante delle montagne russe che sfrecciano sulle rotaie, con le urla divertite di chi ci sta sopra. Ma c’è una cosa che è davvero incredibile: i cestini dei rifiuti hanno una voce propria e chiedono ai visitatori di dar loro da mangiare (quindi di buttare la spazzatura). Benvenuti a Efteling, il più grande parco divertimenti dei Paesi Bassi, un universo fantastico che da oltre 70 anni trasforma fiabe, racconti popolari e antiche leggende in esperienze da vivere.

Ci troviamo nel Brabante Settentrionale, in quella che è una vera e propria istituzione per gli olandesi. Sentieri alberati, laghetti, giardini fioriti e architetture fantasiose accompagnano il passaggio da un racconto all’altro, attraverso scenografie curate fin nei particolari apparentemente inutili.

A differenza dei parchi costruiti attorno a personaggi cinematografici, questo regno fantastico possiede un’identità profondamente europea: le sue radici affondano nelle fiabe dei fratelli Grimm, nelle storie di Hans Christian Andersen e nel patrimonio narrativo dei Paesi Bassi.

Come funziona la visita a Efteling e cosa vedere

La prima cosa che si comprende di Efteling è che non si è arrivati solo dentro un parco a tema. La visita, difatti, prevede un vero e proprio viaggio attraverso ambienti molto diversi, dai sentieri tranquilli del bosco ai quartieri fantastici popolati da palazzi, templi e macchinari giganteschi.

Il parco rimane aperto tutto l’anno, ma è talmente tanto ricco ed esteso che una giornata intera fa sì che si possa scoprire soltanto una parte delle esperienze disponibili. Per apprezzarlo con maggiore tranquillità, infatti, sono consigliabili due giorni.

Cuore storico del complesso è lo Sprookjesbos, la Foresta delle Fiabe, un pullulare di alberi secolari e piccoli edifici dalle forme bizzarre popolati da Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Pinocchio e numerosi altri protagonisti. Non potevano di certo mancare il Castello della Bella Addormentata, con dentro la nobile in attesa del suo principe, e la casa di marzapane della strega, pronta ad attirare i fratellini smarriti.

Particolarmente divertente è Langnek, il personaggio dal collo lunghissimo che sovrasta gli alberi. Poco distante, lo Sprookjesboom, il grande Albero delle Fiabe, parla ai visitatori attraverso un volto animato. Il gusto per le ambientazioni elaborate raggiunge livelli sorprendenti in Droomvlucht, il Volo da Sogno, un percorso al coperto tra elfi, troll, unicorni e città fantastiche.

Poi c’è il Symbolica, il Palazzo della Fantasia, con una facciata monumentale che introduce i visitatori verso corridoi segreti e ambienti reali trasformati dalla magia. A guidare l’avventura è Pardoes, il giullare simbolo di Efteling, riconoscibile dal suo abbigliamento colorato e dal cappello a punte.

Chi preferisce emozioni forti trova nel settore delle montagne russe attrazioni altrettanto originali: Baron 1898 ricrea una miniera d’oro di fine ‘800, tra strutture industriali, macchinari e presenze misteriose. Dopo una salita vertiginosa, il percorso precipita per 37,5 metri, raggiungendo una velocità di 90 km/h.

Joris en de Draak propone invece due tracciati di montagne russe in legno che gareggiano l’uno contro l’altro, sullo sfondo della leggenda del drago. Più recente è Hooghmoed, inaugurata nel 2026, con torri a caduta libera pensate anche per i giovani avventurieri.

Atmosfere decisamente inquietanti attendono i visitatori di Danse Macabre, aperta nel 2024. L’attrazione si sviluppa in un’abbazia maledetta, nella foresta di Huyverwoud, attorno alla scomparsa di un’orchestra nel 1876.  Meritano attenzione anche De Vliegende Hollander, un’avventura acquatica ispirata al vascello fantasma, le rapide di Piraña e la Pagode, un tempio in stile thailandese che si solleva regalando una vista panoramica sul parco.

Pagode, Efteline
iStock
L’incredibile e straordinaria Pagode

Per una pausa più tranquilla si può scegliere il treno a vapore Stoomtrein oppure una navigazione sui laghetti con Gondoletta. Da visitare anche l’Efteling Museum, dedicato alla storia delle attrazioni e ai loro creatori.

Al calare della sera, quando si è stanchi ma felici di tutte queste avventure, Aquanura trasforma il lago Meer van Fantasie in un grande spettacolo di fontane, musica e luci, della durata di circa 14 minuti.

Efteling a Natale e durante l’inverno 2026-2027

I mesi più freddi in questo parco dei Paesi Bassi sono quelli dedicati al Winter Efteling, in programma quest’anno dal 16 novembre al 31 gennaio 2027. In questo periodo il complesso si riempie di funghi innevati, alberi illuminati, decorazioni scintillanti e spettacoli stagionali che rendono i sentieri in un paesaggio fiabesco dal fascino natalizio.

Grande protagonista dell’edizione 2026-2027 è la Warme Winter Weide, il prato delle feste, rinnovato con De Gladde Piste, una pista di pattinaggio parzialmente coperta. Tra le novità ci sono anche la giostra Cirque Papillon e Cirque Miragio, spettacolo musicale e acrobatico di 20 minuti ambientato dopo il lieto fine di Biancaneve, con protagonista la Regina cattiva.

L’atmosfera diventa particolarmente incredibile attorno al Wonder Winterboom, albero luminoso alto 9 metri, e nella piazza Anton Pieckplein, animata da melodie invernali. Dal 3 dicembre 2026 è inoltre prevista la riapertura dell’area Raveleijn, rinnovata con una nuova attrazione e uno spettacolo.

Per il periodo natalizio, dal 21 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027, sono previsti anche biglietti serali da 33 euro, validi dalle 16 fino alla chiusura (escluso il 31 dicembre). E sì, le montagne russe all’aperto restano utilizzabili, ma esclusivamente in base alle condizioni meteorologiche.

Dove si trova e come arrivare

Efteling sorge a Kaatsheuvel, nella provincia del Brabante Settentrionale, a breve distanza dalla città di Tilburg. L’indirizzo esatto è Europalaan 1, 5171 KW Kaatsheuvel. Da Amsterdam il tragitto in automobile richiede indicativamente 1 ora e 15 minuti, seguendo la A2 verso Utrecht e ‘s-Hertogenbosch, quindi la A59 in direzione Waalwijk e Kaatsheuvel.

Per chi utilizza i mezzi pubblici, la soluzione più pratica dalla Capitale o dall’aeroporto di Schiphol prevede il treno fino a ‘s-Hertogenbosch, chiamata anche Den Bosch, e successivamente un autobus diretto all’ingresso del parco (numeri 300, 301, 136 e 800).

Collegamenti analoghi partono dalla stazione di Tilburg. I biglietti d’ingresso per il 2026 hanno prezzi variabili da 40 a 56 euro in base alla data scelta, mentre i bambini fino a 3 anni entrano gratuitamente.

Villa Piercy, il piccolo “castello” inglese nascosto tra i boschi della Sardegna

Villa Piercy sussurra storie di una Sardegna d’altri tempi: un’isola non ancora attraversata dai turisti, ma già con lo sguardo rivolto a un futuro che prendeva la forma di una ferrovia. Ed è proprio in treno che, nel 1921, l’avrebbe percorsa D.H. Lawrence, raccontandola in tutte le sue sfaccettature e facendola conoscere al mondo.

Ma facciamo un passo indietro, perché se parliamo di ferrovie in Sardegna dobbiamo partire dall’ingegnere che ne progettò la rete principale e da una villa in stile coloniale inglese che oggi sembra uscita da un film in costume britannico.

La storia di Villa Piercy

Tutto comincia nel 1863, quando l’ingegnere gallese Benjamin Piercy arriva in Sardegna per progettare la rete ferroviaria dell’isola, le linee Cagliari-Olbia e Chilivani-Porto Torres, per conto della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde. In cambio del lavoro riceve vasti terreni nel territorio di Bolotana: sono gli anni in cui le antiche terre di uso comune, gli ademprivi, passano in mano privata.

Tra il 1879 e il 1883, Piercy acquista le tenute di Badde Salighes e Padru Mannu e trasforma un vecchio casino di caccia nella villa di famiglia dove prende vita un piccolo mondo vittoriano prima ed edoardiano dopo fatto di ricevimenti, ospiti illustri, lusso d’oltremanica e partite a tennis sul prato.

Dopo la morte di Benjamin, nel 1888, la villa restò alla famiglia per generazioni. L’ultima dei Piercy, Vera, ne fu padrona fino al 1966. Nella seconda metà del Novecento villa e parco caddero in disuso, finché il restauro del 2010 non ha permesso al pubblico di entrare per scoprirne la bellezza.

La villa e il suo giardino botanico

Villa Piercy ricorda un piccolo castello, con la sua pianta quadrata e le quattro torrette circolari agli angoli. Non è certamente un caso se Benjamin Piercy realizzò così la sua dimora privata, strizzando l’occhio a un gusto molto inglese che amava travestire le case di campagna come piccoli castelli.

Nella realtà, si tratta di una casa di campagna sviluppata su tre livelli, uno dei quali seminterrato. Sopra il portone un leone rampante ricorda il Galles, la terra d’origine del padrone di casa, mentre al piano terra le volte a crociera conservano ancora alcuni dipinti.

Non solo la villa, un altro protagonista dell’esperienza a Villa Piercy è il giardino, meraviglioso tutto l’anno, ma soprattutto quando immerso nei colori dell’autunno. Un viale di calocedri secolari conduce all’ingresso laterale, poco lontano da una spettacolare galleria di bosso; alle spalle della casa, una scalinata di pietra si arrampica nel bosco, tra lecci, agrifogli e tassi così antichi che per abbracciarne il tronco servirebbero quattro persone. Accanto a loro crescono alberi arrivati da molto lontano: il cedro dell’Himalaya, il cipresso di Lawson, il calocedro della California e l’abete di Spagna.

Sono gli alberi di una moda tutta vittoriana. Nell’Inghilterra della regina Vittoria i cacciatori di piante battevano il mondo in cerca di specie mai viste e chi possedeva una tenuta faceva a gara per esibirle. Oggi, quel giardino custodisce circa un terzo delle specie botaniche della Sardegna e passeggiarci è un po’ come sfogliare l’album di viaggio di un gentiluomo vittoriano.

Dove si trova e come visitarla

Villa Piercy si trova a Badde Salighes, nel territorio di Bolotana, in provincia di Nuoro, tra i boschi del Marghine. È aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00 e non serve prenotare; il biglietto d’ingresso alla villa costa 10 euro e vengono proposte visite guidate.

Il canyon che nasconde un eremo leggendario e una strada spettacolare: le Gole di Galamus, in Francia

Saremmo dei bugiardi se vi dicessimo il contrario: l’impatto con questo straordinario paesaggio d’Europa sconvolge i sensi con un’immediatezza disarmante. C’è la strada che si restringe, poi la parete rocciosa che sembra avvicinarsi sempre di più e subito dopo un basso parapetto di pietra oltre il quale c’è un precipizio impressionante. È così che si presentano le Gole di Galamus, nel sud della Francia, un territorio (conosciuto con il nome di Fenouillèdes) in cui il fiume Agly ha aperto una frattura gigantesca nel paesaggio, dando origine a uno dei canyon più spettacolari delle Corbières.

La strada stessa, scavata direttamente nella montagna, è talmente stretta da consentire il passaggio di una sola automobile in diversi punti, regalando un ambiente che definirlo emozionante è quasi riduttivo. Curva dopo curva, la carreggiata segue le irregolarità della falesia, attraversa un tunnel e passa sotto enormi sporgenze di roccia.

Poi, quasi all’improvviso, si distingue un piccolo complesso di edifici in pietra, raccolti intorno a una grotta naturale. È l’Eremo di Saint-Antoine de Galamus, antico rifugio religioso che pare appartenere alla montagna stessa, come se fosse nato direttamente per mano della Natura (ma no, non è così).

Origine e formazione delle Gole di Galamus

Siete pronti a fare un salto indietro nel tempo di milioni di anni? Sì, perché questo pazzesco angolo di Francia ha iniziato a originarsi quando il paesaggio dei Pirenei attraversava profonde trasformazioni geologiche, per la precisione circa 10 milioni di anni fa. Fu all’epoca, infatti, che le acque dell’Agly cominciarono a incidere le formazioni calcaree della regione, approfondendo progressivamente il proprio letto.

L’azione dell’acqua ha modellato pareti che, considerando l’intera struttura del rilievo, raggiungono profondità di diverse centinaia di metri. Il settore più spettacolare presenta un passaggio particolarmente angusto, mentre il paesaggio inciso dal fiume si sviluppa per circa 5 km.

Sul fondo il fiume accarezza la Terra tra vasche naturali, cascatelle e rocce levigate, assumendo sfumature che vanno dal verde smeraldo al turchese, mentre tra le falesie trovano rifugio rapaci come il falco pellegrino e il gufo reale. Sulle pendici, invece, crescono lecci, ginepri e il raro ciclamino delle Baleari, che fiorisce in primavera.

Alla storia naturale si intrecciano racconti religiosi tramandati per secoli: le cavità del canyon avrebbero accolto eremiti già dal VII secolo, sebbene le testimonianze documentarie del santuario risalgano al tardo Medioevo. Secondo la tradizione, questi uomini cercavano solitudine e raccoglimento seguendo l’esempio di Sant’Antonio Abate, figura fondamentale del monachesimo cristiano.

L’episodio più celebre risale al 1782, quando Saint-Paul-de-Fenouillet fu colpita da un’epidemia di suette, malattia caratterizzata da febbre e sudorazione intensa. Gli abitanti organizzarono una processione verso il santuario e attribuirono la successiva cessazione dell’epidemia all’intercessione del santo.

In segno di riconoscenza venne ampliata la cappella e fu piantato un platano che cresce ancora tra le rocce dell’eremo, particolare che sorprende considerando che questo è un ambiente apparentemente poco favorevole alla vegetazione.

La visita alle Gole di Galamus

Il percorso più suggestivo per scoprire al meglio le Gole di Galamus segue la stretta strada panoramica che attraversa il canyon. Un consiglio: cercate di proiettarvi davvero nel passato, perché pensare a come questa meraviglia ingegneristica sia stata realizzata alla fine dell’800 fa venire i brividi: alcuni operai affrontarono le pareti a picco, assicurati a delle corde e muniti di barre di ferro con cui scavavano la roccia.

La strada fu completata nel 1892, con la realizzazione del tunnel sul versante di Saint-Paul-de-Fenouillet. Sopra l’imbocco vennero incisi alcuni versi in occitano del poeta locale Léonce Rives, dedicati a quella che era stata effettivamente un’impresa storica.

Oggi la carreggiata segue ancora quel tracciato audace, stretto tra la montagna e il precipizio. Vi suggeriamo di prestare notevole attenzione, però, perché il vento può attraversare il canyon con notevole intensità, soprattutto nelle giornate di tempo instabile. Se volete apprezzare il panorama a 360 gradi, ciò che potete fare è lasciare l’automobile nei parcheggi situati alle estremità del tratto più stretto e proseguire a piedi lungo la strada (prestando attenzione ai veicoli). Dal belvedere, infatti, si distingue l’eremo, raccolto in una cavità della parete calcarea.

L’accesso al Santuario di Saint-Antoine de Galamus avviene attraverso un breve sentiero in discesa dal parcheggio panoramico, percorribile in circa 10 minuti, oppure mediante una scalinata ricavata nella roccia. All’interno si scopre una piccola grotta-cappella, con strutture murarie adattate alle forme naturali della cavità.

Santuario di Saint-Antoine de Galamus, Francia
iStock
Il Santuario di Saint-Antoine de Galamus abbarbicato alla roccia

Campanile, ambienti religiosi e terrazze formano un insieme architettonico essenziale, in cui però la roccia rimane parte integrante degli spazi: l’atmosfera che si respira è intima, e inevitabilmente viene accentuata dalla luce che filtra attraverso le aperture.

Tra i particolari più curiosi compare anche un’incisione con il quadrato del Sator, antico enigma formato dalle parole latine SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, disposte in modo da consentire la lettura nelle diverse direzioni. Il significato reale della formula resta discusso e, come è possibile immaginare, ha alimentato numerose interpretazioni simboliche.

La visita all’eremo è gratuita, anche se apre generalmente dal 15 marzo al 15 novembre, con orario dalle 10 alle 17 in primavera e autunno e dalle 10 alle 19 tra maggio e settembre.

Un’esperienza completamente diversa è il canyoning, praticato lungo il corso dell’Agly durante la stagione favorevole. Il percorso acquatico si snoda tra vasche naturali, piccoli scivoli di pietra e tratti che richiedono di nuotare. Alcuni passaggi prevedono salti facoltativi, mentre l’itinerario viene considerato adatto anche ai principianti accompagnati da guide qualificate.

Per questa attività sono necessarie attrezzature specifiche e il rispetto delle disposizioni locali, pure perché le condizioni dell’acqua possono cambiare rapidamente dopo piogge intense, motivo per cui è opportuno affidarsi agli operatori autorizzati.

Dove si trovano e come arrivare

Le Gole di Galamus si trovano nella Francia meridionale, all’interno del Parco naturale regionale delle Corbières-Fenouillèdes, tra Saint-Paul-de-Fenouillet e Cubières-sur-Cinoble. Il territorio appartiene all’Occitania e si estende a ovest dei celebri castelli di Peyrepertuse e Quéribus, testimonianze medievali legate alla storia del Paese Cataro.

Il principale riferimento per raggiungerle è Saint-Paul-de-Fenouillet, situato lungo la D117, strada che collega Perpignan a Quillan passando per Axat. Dal paese occorre imboccare la D7 in direzione di Cubières-sur-Cinoble e proseguire per circa 5 km fino all’area di accesso al canyon.

Provenendo invece da Carcassonne o Limoux, si può raggiungere Cubières-sur-Cinoble attraverso la rete di strade dipartimentali che attraversa l’Aude, per poi dirigersi verso il versante settentrionale delle gole.

Dopo decenni riaprono due antichi tesori di Ercolano: si potranno finalmente visitare

Ancora oggi, alcuni luoghi sembrano rimasti congelati a secoli scorsi, custodendo storie che aspettano soltanto di essere raccontate. È il caso di Ercolano, dove due straordinarie testimonianze della vita nell’antica Roma si preparano ad accogliere nuovamente i visitatori. Dopo decenni di chiusura, la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio tornano finalmente accessibili, offrendo l’opportunità di scoprire ambienti domestici, decorazioni e soluzioni architettoniche sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La riapertura sarà presentata ufficialmente il 5 novembre 2026 dal Parco Archeologico di Ercolano, diretto da Federica Colaiacomo, e rappresenta una nuova tappa del Progetto Domus, dedicato alla conservazione e alla valorizzazione di alcune delle abitazioni più importanti dell’antica città.

Cosa vedere nelle due domus di Ercolano

Le due residenze raccontano aspetti differenti della società romana, dalle dimore più prestigiose alle abitazioni legate alla quotidianità cittadina. La Casa dell’Atrio a Mosaico, estesa per circa 1.200 metri quadrati, è una delle residenze più affascinanti di Ercolano. Situata lungo il Cardo IV, conserva preziose decorazioni pittoriche in quarto stile e pavimenti impreziositi da motivi geometrici e floreali.

Il suo elemento più caratteristico è l’atrio, dove il mosaico pavimentale presenta ancora le deformazioni provocate dalla violenza dell’eruzione vesuviana. Al centro si trova un impluvium rivestito in marmo, utilizzato per raccogliere l’acqua piovana. Particolarmente suggestivo è anche il peristilio, un giardino circondato su tre lati da colonne, con una fontana marmorea e ambienti decorati da affreschi mitologici. Tra questi compaiono episodi come il Supplizio di Dirce e il mito di Diana e Atteone.

Completamente diversa è la Casa a Graticcio, una costruzione di circa 180 metri quadrati che deve il nome alla particolare tecnica edilizia impiegata: un’intelaiatura lignea riempita con materiali da costruzione e successivamente intonacata. La dimora conserva un caratteristico balcone, parzialmente originale, sostenuto da tre colonne in laterizio. La presenza di una bottega al piano inferiore e di ambienti abitativi al livello superiore racconta come, nell’antica Ercolano, vita privata e attività commerciali potessero convivere nello stesso edificio.

Quando riaprono le domus di Ercolano

L’appuntamento che segna il ritorno delle due residenze è fissato per giovedì 5 novembre 2026, quando la riapertura sarà presentata ufficialmente nell’Antiquarium del Parco Archeologico. L’intervento rientra nel Progetto Domus, un programma di restauro conservativo che coinvolge sei importanti abitazioni del sito, sviluppato in collaborazione con il Packard Humanities Institute, attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali.

Il percorso ha già consentito di restituire al pubblico la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025, seguite dalla Casa del Mobilio Carbonizzato nel luglio 2026. Con un finanziamento complessivo di 5 milioni di euro, provenienti dai fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli”, il progetto punta a rendere nuovamente fruibili spazi di eccezionale valore archeologico.

Per chi desidera visitare Ercolano, dunque, queste riaperture rappresentano un’occasione per scoprire da vicino non soltanto la storia della città distrutta dal Vesuvio, ma anche le abitudini, l’architettura e gli ambienti in cui si svolgeva la vita dei suoi abitanti.

Oltre 40 mila euro a sostegno di cultura, eventi e manifestazioni: risorse a 16 associazioni

Il Comune di Biella ha approvato infatti gli esiti dell’avviso pubblico per l’erogazione dei contributi ordinari 2026

Un sostegno concreto al mondo associativo biellese, alla cultura, agli eventi, alle manifestazioni e alla promozione del territorio. Il Comune di Biella ha approvato infatti gli esiti dell’avviso pubblico per l’erogazione dei contributi ordinari 2026, assegnando complessivamente 40.193,56 euro alle realtà associative che hanno presentato progetti nell’ambito di alcune attività.

Sono 16 le candidature destinatarie di un contributo economico.

L’Amministrazione comunale ha inoltre scelto di utilizzare al meglio le risorse disponibili, rimodulando la dotazione inizialmente prevista per le due linee di intervento. In particolare, risorse non utilizzate sulla linea eventi sono stati destinate al finanziamento del Biella Jazz Club, ultimo progetto utilmente collocato nella graduatoria culturale, consentendo così di garantire la copertura integrale di tutti i progetti ammessi e finanziabili.

«Le associazioni sono una ricchezza straordinaria: animano i quartieri, costruiscono relazioni, promuovono cultura e solidarietà. Questi contributi sono un investimento sulla vitalità di Biella e sulle tante persone che, con passione e spirito di servizio, lavorano per renderla una città sempre più viva», dichiara il sindaco Marzio Olivero.

«Abbiamo voluto dare continuità a una collaborazione fondamentale tra Comune e associazioni. Le risorse pubbliche devono tradursi in opportunità concrete e iniziative capaci di coinvolgere i cittadini. La scelta di rimodulare le disponibilità tra le due linee dimostra anche la volontà di utilizzare ogni euro nel modo più efficace, senza lasciare senza sostegno progetti che hanno superato positivamente la valutazione», aggiunge il vicesindaco Sara Gentile.

«Gli eventi rappresentano un’opportunità importante per far vivere la città, valorizzarne gli spazi e promuovere le sue tante eccellenze. Dietro ogni manifestazione ci sono associazioni, volontari e organizzatori che mettono in campo competenze, tempo ed entusiasmo. Sostenerli significa investire nell’attrattività di Biella e nella capacità del nostro territorio di farsi conoscere», dichiara l’assessore agli Eventi e alle Manifestazioni Edoardo Maiolatesi.

 

La prima linea di intervento sostiene le iniziative culturali e le realtà impegnate nella diffusione della conoscenza, della musica, delle arti, della partecipazione e della valorizzazione delle identità culturali.

Sono dieci i soggetti ammessi, per un totale di 26.366,56 euro:

Beneficiario

Contributo

BI-BOX APS

5.000,00 €

Amici Parkinsoniani Biellesi ODV

3.000,00 €

Associazione Nuovo Insieme Strumentale Italiano ETS

1.300,00 €

TACAFILE ETS

3.000,00 €

Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”

3.000,00 €

Chromatic Chamber Orchestra APS

3.000,00 €

Storie di Piazza APS

2.625,56 €

Mafalda Voci di Donne

1.931,00 €

WWF Aree Protette Biellesi ODV

1.500,00 €

Biella Jazz Club APS

2.010,00 €

TOTALE

26.366,56 €

 

La seconda linea è dedicata allo sviluppo e alla valorizzazione turistica, agli eventi e alle manifestazioni, con l’obiettivo di sostenere iniziative capaci di animare la città, coinvolgere il pubblico e promuovere il territorio.

Sono sette i soggetti ammessi per un importo complessivo in graduatoria di 13.827 euro. Di questi, sei ricevono un contributo economico positivo.

Beneficiario

Contributo

Ente Manifestazioni Biella Riva

2.795,00 €

Biella Gospel Choir

3.000,00 €

Gomitolorosa Ente Filantropico

3.000,00 €

Nexus Culture Association

3.000,00 €

A.M.S.A.P. Biella

1.000,00 €

Rotaract Biella

1.032,00 €

TOTALE

13.827,00 €

 

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Parma, la capitale del gusto che conquista Forbes

Parma riceve un riconoscimento importante e viene celebrata come una delle destinazioni gastronomiche più interessanti d’Italia; l’elogio arriva dal Forbes che in un suo editoriale dove vengono esplorate le nuove frontiere del turismo attivo si esaltano i momenti a tavola.

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