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Svelate le città italiane più sostenibili nel 2026: la nuova classifica Ecosistema Urbano

Cosa significa essere una città sostenibile nel 2026? Mobilità urbana e architettura sostenibile giocano un ruolo fondamentale per renderle più sane e vivibili, ma non bastano da sole. Contano anche la qualità dell’aria, quanti rifiuti si producono e quanti se ne riciclano, l’acqua che si perde lungo le tubature o l’energia pulita prodotta.

A misurare tutto questo, anno dopo anno, è Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia realizzato con Il Sole 24 Ore e giunto alla trentatreesima edizione. L’indagine passa al setaccio 106 capoluoghi di provincia, dove vive quasi un italiano su tre, e li valuta su 20 indicatori tra aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Il quadro che emerge è quello di un Paese che si muove, ma a passo lento.

Dove sciare in Europa senza brutte sorprese: è italiana la località sciistica più affidabile

L’Europa ospita alcune delle migliori località sciistiche del mondo, ma quali sono le più affidabili in termini di innevamento e impianti funzionanti? A svelarlo è la nuova classifica pubblicata dal tour operator britannico Inghams Ski, creata partendo dal Reliable Ski Score, l’indice pensato per misurare se una località garantisce davvero una vacanza sugli sci senza brutte sorprese.

Gli analisti sono partiti da 150 comprensori tra i più frequentati e ne hanno esaminato le prestazioni in sette stagioni invernali, dal 2017/18 al 2025/26, escludendo le due segnate dal Covid (2019/20 e 2020/21). Al primo posto in Europa? C’è una destinazione tutta italiana.

Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale 2026: il viaggio a vapore tra i borghi magici del Friuli

Un grande classico del periodo natalizio? Fare un giro tra le bancarelle dei mercatini, tra profumi di cannella, artigianato particolare e sapori DOC. Ma perché circoscrivere l’esperienza a una sola, seppur suggestiva, camminata tra gli stand quando anche l’arrivo a destinazione può diventare un’esperienza speciale?

È proprio questa l’idea alla base del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale che, l’8 dicembre 2026, attraverserà il Friuli Venezia Giulia da Gemona del Friuli a Sacile. Un viaggio che sa di altri tempi e che porterà i passeggeri alla scoperta di alcuni dei borghi più affascinanti della regione vestiti a festa, con una tappa speciale a Poffabro.

Le tappe del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale

Il viaggio, tra i treni di Natale più belli da prendere in Italia, comincia di prima mattina a Gemona del Friuli. Qui i passeggeri salgono sulle storiche carrozze Centoporte degli anni ’30, trainate da una locomotiva a vapore, e iniziano il percorso lungo la Ferrovia Pedemontana tra il profilo delle Prealpi e la pianura friulana.

La prima sosta è dedicata a Poffabro che, oltre a essere uno dei Borghi più belli d’Italia, nel periodo di Natale è meglio conosciuto come il “Presepe tra i presepi”. Ogni angolo, finestra o fontana del paese ospita una natività e l’intero abitato si trasforma in un museo a cielo aperto. Le opere sono tutte artigianali e nascono dalla creatività della comunità stessa.

Nel pomeriggio il treno riparte verso Sacile, ultima tappa della giornata. Il “Giardino della Serenissima”, attraversato dal fiume Livenza, accoglie i visitatori con luminarie e decorazioni. Nelle scorse edizioni il centro storico ospitava anche il tradizionale Mercatino dell’Avvento e le Casette del Gusto con stand enogastronomici a tema natalizio: l’occasione perfetta per concedersi una pausa golosa prima del rientro serale a bordo del treno storico.

Prezzi, date, orari e prenotazioni

Il Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale partirà martedì 8 dicembre 2026, giorno dell’Immacolata, da Gemona del Friuli. Il viaggio proseguirà con fermata a Maniago per la visita a Poffabro e arrivo finale a Sacile. La partenza dell’andata è prevista in mattinata, mentre il ritorno da Sacile è indicato per le 18:00. Gli orari dettagliati delle singole fermate non sono ancora stati pubblicati ma, per farvi un’idea della giornata, potete guardare l’edizione 2025: il treno lasciava Gemona alle 8:15 e rientrava in stazione alle 20:53.

Il biglietto di andata e ritorno costa 15 euro per gli adulti e 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi vuole fare solo l’andata o solo il ritorno paga 7,50 euro. I bambini sotto i 4 anni, invece, potranno viaggiare gratis, ma senza diritto a un posto a sedere riservato.

Potrete acquistare i biglietti su tutti i canali di vendita Trenitalia come il sito ufficiale, le biglietterie, i self-service presso le stazioni e le agenzie di viaggio abilitate. Il consiglio è di non aspettare troppo: i treni storici hanno una capienza limitata, che nelle scorse edizioni era di 250 passeggeri al massimo, e le date natalizie sono tra le più richieste!

Tarvisio, il piccolo paradiso dello sci lontano dalla folla conquista il Guardian

Per trascorrere una bella settimana bianca, non sono necessari chilometri e chilometri di piste. La pensano così anche i lettori del Guardian che hanno segnalato le loro piccole località sciistiche preferite in Europa. Tra queste c’è anche Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano.

Perché sono stati conquistati da questo angolo d’Italia? La risposta è da ricercare nella sua tranquillità in quanto la stazione sciistica è frequentata soprattutto dalla gente del posto ed è dotata di tutto il necessario per trascorrere una vacanza invernale perfetta. Le piste divertono, mentre i ristoranti offrono specialità locali a prezzi onesti rispetto alle vicine località austriache.

Dove sciare a Tarvisio

Chi vuole evitare le località sciistiche dove è difficile trovare anche solo un fazzoletto bianco libero, Tarvisio è la scelta perfetta. Il comprensorio offre circa 24 chilometri di piste da discesa, divisi tra due settori collegati: il Monte Lussari e l’area del Priesnig. A questi si aggiungono circa 40 chilometri di piste da fondo, distribuiti nel fondovalle. I numeri, seppur contenuti (13 impianti di risalita), offrono discese che si snodano in gran parte nel bosco, al riparo dal vento, e si adattano a tutti i livelli, dai principianti agli sciatori più esperti.

La pista simbolo del comprensorio è la Di Prampero, che dalla vetta del Lussari scende fino al fondovalle di Camporosso. Sciare qui è un’avventura particolarmente eccitante considerando che stiamo parlando di un tracciato da campioni. Nel 2026, infatti, le gare della Coppa del Mondo femminile di sci alpino si sono corse proprio qui.

Ha anche un’altra particolarità, molto apprezzata da chi non vuole che la giornata finisca al tramonto: in alcune serate della settimana, la Di Prampero si scia anche in notturna, a partire dalla stazione intermedia della telecabina, con il santuario del Lussari illuminato sopra la testa.

Oltre al paesaggio, è il conto finale ad aver conquistato i lettori del Guardian. Nella stagione 2025/2026, la giornaliera a Tarvisio costava 44 euro in alta stagione, la stessa cifra dell’anno prima e la stessa di tutti i comprensori del Friuli Venezia Giulia. A pochi chilometri, a Nassfeld in Carinzia, ne servivano 69,50 euro, mentre il Dolomiti Superski arrivava a 86 euro. In bassa stagione il prezzo scendeva ulteriormente a 31 euro.

La bellezza del Monte Lussari

A rendere speciale lo sci a Tarvisio è il paesaggio. Le piste scendono dal Monte Lussari che, sfiorando i 1.800 metri, domina il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Giulie. Un luogo intriso tanto di bellezza quanto di storia perché da secoli crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, specchio di un territorio che ha saputo fare proprie culture e tradizioni di tre Paesi diversi.

In cima alla telecabina, che porta anche i pedoni, c’è il minuscolo borgo raccolto attorno al santuario mariano. La tradizione vuole che sia nato nel Trecento, quando un pastore ritrovò una statuetta della Madonna tra i rami di un pino mugo. D’inverno, tra casette innevate e la vista sulle pareti del Jof di Montasio e del Mangart, è il posto perfetto per chiudere la giornata sugli sci davanti a un piatto caldo.

Lavorare da remoto e sentirsi in viaggio ogni giorno: la classifica delle città dove farlo senza spendere una fortuna

Chi lavora da remoto può farlo da casa o, se può, ne approfitta per aprire il portatile su un tavolino all’aperto in una città che non è la sua, ma che giorno dopo giorno impara a conoscere. Il vero punto di forza del lavorare in questo modo diventa quindi il lusso di non restringere la vacanza a un tempo limitato, ma costruire una quotidianità che ha il sapore del viaggio.

Si viaggia e lavora da remoto per scoprire, mettersi in gioco, entrare in contatto con le persone del posto e vivere la destinazione in modo immersivo e non solo come ospiti di passaggio. E trasformare questo desiderio in realtà può costare molto meno di quanto immaginiate.

Lo racconta il Working Abroad Index 2026 della neobanca bunq, che ha messo a confronto 75 città del mondo dal punto di vista di chi lavora in smart working. Sono stati considerati l’affitto, la spesa, le bollette e i trasporti, ma anche le voci a cui un nomade digitale non può rinunciare, come il wifi e la telefonia mobile. Il risultato è una mappa di luoghi in cui lavorare viaggiando diventa un progetto concreto.

Le città più economiche in Europa per lavorare da remoto

Per vivere un’esperienza da nomade digitale non serve per forza prendere un volo intercontinentale. Se volete lavorare da remoto in Europa, la bussola punta verso est dove la meta più accessibile secondo la classifica è Bucarest. Qui, vi bastano 927 euro al mese per vivere nella capitale della Romania che offre un buon equilibrio tra costi contenuti, buone occasioni di svago, ampia disponibilità di alloggi, internet veloce e un’ottima accoglienza verso gli stranieri. Un nomade digitale non potrebbe chiedere di meglio!

Anche Sofia si conferma molto competitiva insieme a Budapest che, nonostante i rincari, resta alla portata dei lavoratori da remoto con una spesa mensile di circa 1.182 euro. Si lavora di giorno e, una volta spento il computer, ci si rifugia tra i vapori e il relax delle terme. Niente male, vero?

Se il freddo non fa per voi, la meta da raggiungere è Atene, dove la spesa mensile si aggira intorno ai 1.153 euro al mese. A completare il quadro ci sono Riga, dove l’esperienza costa circa 1.092 euro, e Marsiglia, che con circa 1.424 euro vi regala il mare a due passi dalla scrivania.

Chiang Mai e le mete più economiche nel mondo

Chi cerca un’esperienza diversa, lontano dall’Europa, deve rivolgere lo sguardo al Sud-est asiatico. La meta più economica da raggiungere è Chiang Mai, nel nord della Thailandia, dove tra templi dorati, montagne e mercati notturni dove provare le migliori specialità di street food, la vita per una lavoratore da remoto costa 541 euro al mese.

Non sono da meno Bangkok, Kuala Lumpur e Ho Chi Minh City, che offrono uno stile di vita dignitoso con un budget tra circa 659 e 792 euro. Dall’altra parte del mondo, a rompere il dominio asiatico, c’è Oaxaca, in Messico: colori, sapori e tradizioni per circa 867 euro al mese.

Dove lavorare da remoto in Italia

E per chi, invece, vuole lavorare da remoto in Italia? Tra le città analizzate, la più conveniente è risultata Roma con circa 1.527 euro al mese, esclusi gli abbonamenti ai coworking.

Firenze si colloca a metà strada, con circa 1.708 euro. Milano è la più cara del gruppo con circa 1.970 euro, ma i prezzi restano comunque più bassi rispetto ai grandi hub europei.

A Gerusalemme riaffiora una straordinaria opera antica: scoperta “una meraviglia ingegneristica”

Duemila anni fa, senza pompe né mezzi meccanici, qualcuno riuscì a portare l’acqua di sorgente fino al cuore di Gerusalemme. Lo fece solo con la forza di gravità e con un calcolo preciso delle pendenze, un’impresa che ancora oggi lascia a bocca aperta. Un tratto di quest’opera è appena tornato alla luce: durante gli scavi condotti dall’autorità israeliana per le antichità a sud del kibbutz Ramat Rachel, gli archeologi hanno riportato alla luce una sezione di 300 metri dell’acquedotto inferiore della città, costruito con ogni probabilità in epoca asmonea.

La scoperta è avvenuta in un’area dove l’autorità israeliana per il territorio costruirà un nuovo quartiere. L’acquedotto però non verrà sacrificato, perché il tratto sarà conservato, integrato nel nuovo quartiere e aperto al pubblico. I visitatori potranno così vedere da vicino una delle opere più ingegnose dell’antica Gerusalemme, rimasta in funzione, seppur a fasi alterne, fino a circa un secolo fa.

Un sistema idrico sofisticato lungo 21 chilometri

L’acquedotto inferiore faceva parte di un sistema idrico sofisticato. L’acqua partiva dalle sorgenti della zona di Gush Etzion, passava per le piscine di Salomone (tre enormi bacini d’acqua a cielo aperto situati in Cisjordania), e da lì percorreva circa 21 chilometri fino a raggiungere il Monte del Tempio.

Il segreto del suo funzionamento stava tutto nella pendenza. Come spiegano Benyamin Storchan e Gil Freid, direttori degli scavi, per gran parte del tracciato il dislivello era di appena un metro ogni chilometro. Per ottenere questo risultato i progettisti dovettero mantenere una pendenza dolce e costante per molti chilometri, adattando il percorso ai pendii delle colline e alla roccia. Il sistema era così ben progettato da restare in uso fino a circa cento anni fa.

Lungo il canale erano previsti anche dei punti di accesso per la pulizia, che servivano a rimuovere eventuali ostruzioni e a fare la manutenzione ordinaria. Per Amit Re’em, archeologo del distretto di Gerusalemme, l’acquedotto è “una meraviglia ingegneristica”. Anche con la tecnologia di oggi, sottolinea, un’opera del genere richiederebbe una pianificazione e uno sforzo notevoli.

Primo piano del tratto di acquedotto riportato alla luce a Gerusalemme
Ufficio Stampa
Gli archeologi al lavoro lungo l’acquedotto inferiore

Un acquedotto, duemila anni di storia

Il bello di questa sezione è che racconta, fase dopo fase, la lunga vita dell’acquedotto. In origine, l’acqua scorreva in un canale in muratura rivestito di intonaco. Circa 500 anni fa, durante il periodo ottomano, all’interno del canale originale vennero inseriti dei tubi in ceramica. Nello stesso periodo fu intonacata la parete esterna e, quando l’intonaco era ancora umido, vi furono incastonate piccole pietre. Ne è nata una superficie dall’aspetto caratteristico, che accompagnava l’acquedotto lungo il suo percorso.

Questa sequenza di riparazioni dice molto sull’importanza dell’opera e sull’impegno costante per garantire l’approvvigionamento idrico di Gerusalemme nel corso dei secoli.

Per Avital Kotzer Adari, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo in Italia, si tratta di un vero miracolo dell’ingegneria antica, che regala l’emozione di toccare con mano lo sviluppo unico della città e la sua centralità nella storia antica.

World Travel Awards 2026, gli hotel italiani premiati tra i migliori d’Europa

Sono stati annunciati i vincitori europei dei World Travel Awards 2026, giunti alla trentatreesima edizione, e per l’ospitalità italiana il bilancio è decisamente positivo. Del resto, quando si tratta di scegliere dove dormire, in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: palazzi storici nel cuore delle città d’arte, resort affacciati su coste dal mare cristallino e rifugi immersi nella natura sono solo alcune delle possibilità a disposizione dei viaggiatori.

Nelle categorie dedicate all’Europa, le strutture del nostro Paese portano a casa ben 14 riconoscimenti, distribuiti tra dieci hotel e resort, dal mare della Sardegna e della Sicilia fino all’Alto Adige, passando per Venezia, Firenze e il Lazio. Non solo: l’Italia si aggiudica anche il premio come miglior destinazione culturale d’Europa.

Ecco quali sono gli hotel italiani premiati e in quali categorie.

Resort sul mare

È sulle coste italiane che si concentra la maggior parte dei riconoscimenti. Il protagonista assoluto è il Forte Village Resort, in Sardegna, che porta a casa tre titoli: Europe’s Leading Resort, Europe’s Leading Luxury Beach Resort ed Europe’s Leading Sports Academy.

Ottimo risultato anche per il gruppo Almar, premiato con tre strutture diverse. L’Almar Timi Ama di Villasimius vince come Europe’s Leading Hotel & Spa ed Europe’s Leading Family & Wellness Resort. In Sicilia, l’Almar Giardino di Costanza di Mazara del Vallo è Europe’s Leading Luxury All-Suite Resort. Sull’Adriatico, invece, l’Almar Lido Jesolo si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Beach Hotel.

Ospitalità green

Tra i premi più significativi ci sono quelli dedicati alla sostenibilità, dove l’Italia si fa notare con tre strutture. Due si trovano in Sardegna: l’Arbatax Park Resort, sulla costa orientale dell’isola, è stato nominato Europe’s Leading Eco Resort, mentre il Resort Valle dell’Erica Thalasso & SPA, a Santa Teresa di Gallura, vince come Europe’s Leading Green Resort.

Spostandoci in montagna, il Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Alto Adige, conquista il titolo di Europe’s Leading Green Hotel. Se cercate una vacanza attenta all’ambiente, tra mare e vette, queste strutture sono un buon punto di partenza.

Romanticismo, benessere e fascino storico

Venezia si conferma la città degli innamorati anche ai World Travel Awards. The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, è stato eletto Europe’s Most Romantic Hotel, mentre il San Clemente Palace vince come Europe’s Leading Wedding Hotel.

A Firenze, il Collegio alla Querce, parte della Auberge Resorts Collection, si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Boutique Resort. Per chi viaggia alla ricerca di relax, nel Lazio c’è il Palazzo Fiuggi, nominato Europe’s Leading Wellness Hotel.

Sono strutture molto diverse tra loro, accomunate però da un’ospitalità che punta su atmosfera e dettagli.

I migliori hotel d’Italia secondo i World Travel Awards

Accanto ai premi europei, i World Travel Awards assegnano anche i titoli nazionali, che premiano le eccellenze dell’ospitalità di ogni Paese. Ecco gli hotel e i resort italiani che si sono distinti nelle categorie principali:

  • Italy’s Leading Hotel 2026: Palazzo Doglio, Cagliari;
  • Italy’s Leading Resort 2026: Forte Village Resort, Santa Margherita di Pula;
  • Italy’s Leading Luxury Hotel 2026: Bvlgari Hotel Roma;
  • Italy’s Leading Luxury City Resort 2026: Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, Roma;
  • Italy’s Leading Design Hotel 2026: Excelsior Hotel Gallia, Milano;
  • Italy’s Leading Lifestyle Hotel 2026: Hilton Lake Como, Como;
  • Italy’s Leading Heritage Hotel 2026: Hotel Italia Cortona;
  • Italy’s Leading Wine Region Hotel 2026: Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel, Montalcino;
  • Italy’s Leading Beach Resort 2026: Resort & SPA Le Dune, Badesi;
  • Italy’s Leading All-Inclusive Resort 2026: Vivosa Apulia Resort; Ugento.

L’Italia è la miglior destinazione culturale d’Europa

Oltre ai singoli hotel, quest’anno a essere premiato è anche il Paese nel suo insieme. L’Italia conquista infatti il titolo di Europe’s Leading Cultural Destination 2026, assegnato all’ENIT, l’agenzia nazionale del turismo. È un riconoscimento che premia l’Italia come meta culturale per eccellenza nel panorama europeo, che si aggiunge ai numerosi titoli conquistati dalle strutture ricettive del nostro Paese.

Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Per molti l’autunno è la stagione dei colori e delle mete finalmente meno affollate, ma c’è anche chi non vuole lasciar andare l’estate e parte a ottobre proprio per inseguirne gli ultimi giorni di sole. Il Guardian ha scelto cinque mete in Europa e in Turchia dove l’estate sembra durare un po’ di più e, tra queste, c’è anche Senigallia, nelle Marche.

Il punto di partenza è sicuramente la Spiaggia di Velluto, chilometri di sabbia fine e dorata affacciati sulla Riviera Adriatica che, da maggio a settembre, spariscono sotto gli ombrelloni e i lettini degli stabilimenti. Gli italiani la adorano e molti ci tornano ogni estate da decenni.

Secondo la testata britannica, però, il fascino della città va ben oltre il mare e l’autunno è il momento migliore per scoprirlo: meno folla, temperature ancora piacevoli e una tavola che segue il ritmo della stagione.

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Bansko, la cittadina dei Pirin dove il viaggio comincia quando si tolgono gli sci

Sempre più sciatori lasciano le solite località per destinazioni meno scontate, come Bansko. Questa cittadina ai piedi dei monti Pirin, nel sud-ovest della Bulgaria, sta attirando l’attenzione per le sue piste, ma basta allontanarsi dagli impianti per scoprire che ha molto altro da offrire.

Ci sono escursioni in quota che regalano la stessa scarica di adrenalina di una discesa e serate in città tra taverne tradizionali e locali animati. E, tra un tavolo e l’altro, noterete spesso i laptop accesi dei tanti nomadi digitali che hanno scelto Bansko come casa, per qualche settimana o per qualche anno.

Il centro si attraversa a piedi in una mezz’ora, eppure è solo il punto di partenza: Bansko è un campo base perfetto per raggiungere vette, vigneti e perfino il mare.

Cosa fare a Bansko

Se arrivate per sciare, da dicembre ad aprile avete a disposizione oltre 70 chilometri di piste: è considerata una delle località sciistiche più convenienti d’Europa, regolarmente ai primi posti delle classifiche sui costi delle vacanze sulla neve. Ma Bansko ha un calendario ricco anche nel resto dell’anno. Dall’estate all’autunno il paese ospita feste ed eventi della tradizione bulgara e, viste le dimensioni ridotte, sarà difficile non farvi coinvolgere almeno da uno. Il più noto è il Bansko Jazz Festival, che ad agosto porta concerti all’aperto nelle piazze del centro.

Durante il giorno vi capiterà di passare davanti a spazi di coworking e caffè pieni di persone che lavorano da remoto. È una comunità internazionale che negli ultimi anni ha dato al paese un’atmosfera cosmopolita, insolita per un centro di montagna. La sera fate come i residenti e ritrovatevi in una mehana, le taverne tradizionali in pietra e legno, davanti a un piatto di kavarma e a un bicchiere di vino locale.

Tra un evento e l’altro, vale la pena perdersi nella città vecchia, dove le case in pietra del Risorgimento bulgaro fanno da cornice alla chiesa della Santissima Trinità, una delle tappe da non perdere tra le cose da vedere a Bansko.

Via pedonale del centro storico di Bansko con case tradizionali in pietra e legno
iStock
Il centro storico di Bansko, con i Pirin innevati all’orizzonte

Cosa vedere nei dintorni di Bansko

Una volta entrati nel ritmo di Bansko, viene voglia di guardare oltre. Il bello è che dalla cittadina partono strade e sentieri che in poco tempo vi portano tra le vette del Pirin, nei vigneti al confine con la Grecia e, con qualche ora di viaggio in più, fino al Mar Nero.

Dobrinishte, se amate camminare

In meno di un quarto d’ora di bus da Bansko arrivate a Dobrinishte, a circa 850 metri di quota, circondata dai massicci di Rila, Pirin e Rodopi. È il punto di partenza ideale per un’escursione vera nel Parco Nazionale del Pirin, che inizia subito fuori dal paese.

Qui vi aspetta anche il Vihren, seconda vetta della Bulgaria, che manca il primato del Musala per una decina di metri. La zona è ricca di sorgenti termali, perfette per rilassarvi dopo una giornata sui sentieri.

Melnik e la terra del vino

Scendendo verso il confine greco attraverserete vigneti e cantine fino a Melnik, considerata la città più piccola della Bulgaria, con poche centinaia di abitanti. È famosa per un rosso corposo ottenuto dal vitigno autoctono Shiroka Melnishka Loza, che potete assaggiare direttamente nelle cantine scavate nella roccia. In bus vi servono poco meno di quattro ore, in taxi meno di due.

Salonicco e il Mar Nero

Se avete qualche giorno in più, potete trasformare la gita in una piccola avventura. Con circa quattro ore e mezza di bus, passando per Blagoevgrad e Serres, arrivate a Salonicco, seconda città della Grecia, fondata nel 315 a.C. I suoi monumenti paleocristiani e bizantini sono Patrimonio UNESCO e la tavola fa il resto tra meze, bougatsa e koulouri.

In direzione opposta raggiungete Burgas, sul Mar Nero, con un bus fino a Plovdiv e poi il treno. Oltre alle spiagge, la città è circondata da lagune salmastre dove fenicotteri e pellicani sostano durante le migrazioni, ideali per il birdwatching e per i bagni di fango.

Barcellona si ispira all’algoritmo di Netflix per combattere l’overtourism e selezionare i turisti

Per anni il simbolo del malcontento sono state le pistole ad acqua puntate contro i visitatori nelle zone più affollate. Ora Barcellona cambia arma e prova a combattere l’overtourism con un algoritmo, lo stesso tipo di strumento che, secondo l’ente del turismo cittadino, ha contribuito a spingere migliaia di persone verso gli stessi luoghi visti sui social.

Come? Lanciando una piattaforma di raccomandazioni ispirata a quella di Netflix. Il sistema suggerisce a ciascun visitatore cosa fare, quando e dove, allontanandolo dai luoghi più affollati. La sfida è enorme per una città di circa 1,6 milioni di abitanti che ogni anno accoglie intorno ai 16 milioni di turisti, dieci volte tanto.

Finora Barcellona ha puntato soprattutto su divieti e tasse: stop ai nuovi hotel in centro dal 2015, 10.000 licenze di affitti brevi da eliminare entro il 2028, terminal crocieristici ridotti da sette a cinque entro il 2029. A questo si aggiunge una tassa di soggiorno che arriva fino a 12 euro a notte e che dovrebbe salire a 15.

Come funziona l’algoritmo contro l’overtourism a Barcellona

Il primo cambiamento previsto riguarda il nome. Barcelona Tourism ha eliminato la parola “visit” e ha ribattezzato il suo portale “This is Barcelona”: non più un invito a visitare, ma un racconto di ciò che la città è davvero.

Dietro la nuova vetrina lavora un sistema che, come la piattaforma di streaming, impara dal comportamento degli utenti. In base a questo decide quali contenuti mostrare e in quale ordine, componendo così itinerari personalizzati per turisti e residenti. Oltre ai gusti, l’algoritmo tiene conto anche degli orari e della capienza delle singole zone, così da distribuire le presenze ed evitare gli affollamenti.

Il risultato si vede già aprendo il sito. Ad accogliere i visitatori non ci sono foto delle attrazioni più famose, bensì un video che mostra artigiani, spazi naturali, gastronomia ed eventi. Sul portale, oltre a fare ricerca per creare un itinerario su misura dei propri interessi, è possibile acquistare direttamente i biglietti per spettacoli e attrazioni, una funzione che arriverà presto anche sull’app MyBarcelona.

Ci sono poi approfondimenti su storia e tradizioni locali e informazioni su trasporti e accessibilità. Non mancano piccoli promemoria di buona educazione, come l’invito a fare silenzio mentre i castellers innalzano le loro torri umane.

Il turista ‘selezionato’: cultura, qualità e rispetto

Un altro aspetto del progetto riguarda la volontà dichiarata di “selezionare” i viaggiatori. L’idea di Barcellona è quella di attirare chi si rispecchia nel modello di città che intende mostrare al mondo, fondato su cultura, qualità, rispetto e autenticità. L’ente precisa che la piattaforma non è pensata per chi cerca soltanto un turismo di bassa qualità e che i suggerimenti sono calibrati su chi ama le visite culturali e i musei, spende in ristoranti e locali particolari o partecipa a eventi come i concerti di musica classica.

A spiegare la filosofia del rebranding è Mateu Hernández, CEO di Barcelona Tourism, intervistato dall’Independent. Negli ultimi quindici-vent’anni, osserva, si è parlato solo degli effetti negativi del turismo e di overtourism. Sono reali, ma secondo lui vanno messi in luce anche quelli positivi, senza darli per scontati. Per Hernández il vero nemico sono la massificazione e la turistificazione come risultato della promozione sui social che ha finito per cancellare l’identità della città.

Da qui l’invito a venire a Barcellona anche per un concerto, una mostra o un ristorante interessante, per qualcosa che si vive una volta nella vita.

Perché Rovereto è la gemma nascosta del Trentino secondo l’omaggio del Times

Il Times ha raccontato ai suoi lettori una cittadina che, anche tra noi italiani, in pochi conoscono: Rovereto, nella Vallagarina, a circa un’ora di treno da Verona. Con i suoi circa 40.000 abitanti, si gira comodamente a piedi, senza andare di fretta, e unisce arte, scienza, storia e buon vino, sorprendendo i visitatori con il suo carattere alpino e moderno.

Chiamata anche “Città della Quercia” o “del Rovere”, nel 1769 ospitò il primo concerto di Mozart durante il suo Grand Tour e, soprattutto dopo l’estate, quando ciclisti ed escursionisti sono ormai partiti, sembra quasi di averla tutta per sé, tra vicoli acciottolati, piazzette dove rallentare bevendo un caffè e palazzi dalle facciate di gusto veneziano.

Cosa vedere a Rovereto tra memoria e arte moderna

Sopra la città si alza il Castello di Rovereto, che ospita il Museo Storico Italiano della Guerra. Le sale raccontano soprattutto i durissimi combattimenti avvenuti in montagna tra l’Italia e l’impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, al termine della quale Rovereto passò dagli Asburgo all’Italia. Secondo il Times, però, la salita varrebbe già solo per il panorama dai bastioni: tetti medievali, boschi e montagne, in un paesaggio paragonato a un dipinto di Albrecht Dürer.

Il tema della memoria si trova anche sulle colline a sud del centro. Qui vedrete due luoghi visitabili gratuitamente: l’Ossario di Castel Dante, che custodisce i resti di oltre 20.000 soldati di diverse nazionalità, e la Campana dei Caduti, che ogni sera suona cento rintocchi in ricordo di chi ha perso la vita durante i combattimenti.

Poi c’è la Rovereto dell’arte dove il MART, tra i più grandi musei d’arte moderna d’Italia, offre 12.000 metri quadrati di spazi espositivi e una cupola in acciaio e vetro ispirata al Pantheon. Una presenza quasi surreale in una città così piccola. Con lo stesso biglietto si visita la Casa d’Arte Futurista Depero, dove Fortunato Depero ha trasformato un’intera casa in un’esplosione di colori, tra mosaici, arredi, arazzi, giocattoli e le celebri pubblicità create per il brand Campari.

Interni del MART di Rovereto
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La cupola in vetro e acciaio del MART

Castel Beseno e i sapori della Vallagarina

A chiunque visiti Rovereto, il Times consiglia di fare tappa anche a Castel Beseno, una fortezza arroccata su un colle tra Rovereto e Trento, a guardia della Vallagarina.

Rientrati in città, c’è tutto il tempo per scoprire una cucina che unisce tradizione italiana e influenze alpine. Nel pomeriggio non può mancare una fetta di strudel con il caffè, uno dei classici irrinunciabili del Trentino. A tavola, il Times consiglia di assaggiare i ravioli di zucca, morbidi e delicati, e i piatti di carne della tradizione, come la guancia di maiale brasata al vino rosso o le costolette d’agnello alla griglia.

Per un pranzo più veloce bastano un tagliere di salumi locali, qualche bruschetta e un buon risotto. E per chiudere il viaggio senza troppe pretese, anche una semplice pizza in mezzo alle famiglie del posto diventa parte dell’esperienza.

Ecco perché, per il Times, Rovereto è una gemma nascosta: spesso rimane all’ombra di Trento e del Lago di Garda, eppure in pochi giorni regala più di quanto ci si aspetti.

In Egitto riaffiora una scoperta colossale: spunta anche il nome di Ramses II

A volte, le grandi scoperte archeologiche non partono da una missione internazionale o da anni di ricerche, ma dal caso. È quello che è successo a Behbeit el-Hagar, un piccolo villaggio del governatorato di Gharbia, nel cuore del Delta del Nilo. Qui un abitante stava lavorando un appezzamento di terra di sua proprietà, proprio davanti a casa, quando ha urtato un blocco di pietra ricoperto di incisioni. Invece di ignorarlo, ha avvisato subito l’ispettorato locale delle antichità.

Gli ispettori sono arrivati sul posto e una prima verifica ha confermato che si trattava di un reperto antico. Una volta completate le pratiche legali, il Consiglio Supremo delle Antichità ha formato una commissione e una squadra di specialisti per avviare uno scavo d’emergenza. Il risultato ha superato ogni aspettativa: i resti di due statue reali di dimensioni gigantesche, che con ogni probabilità raffigurano Ramses II, il faraone più celebre della XIX dinastia, e un blocco di granito rosa inciso con geroglifici.

Oscar del Turismo 2026: ecco le destinazioni italiane che hanno conquistato i turisti

Quali sono le mete italiane che i viaggiatori hanno amato di più nell’ultimo anno? A rispondere sono gli Oscar del Turismo, il riconoscimento che ogni anno premia le destinazioni con le migliori performance turistiche. Si tratta del Premio Italia Destinazione Digitale, ideato nel 2015 da The Data Appeal Company, i cui vincitori sono stati annunciati al TTG Travel Experience di Rimini.

L’edizione 2026 cambia le regole. Per la prima volta, oltre al gradimento espresso nelle recensioni, contano anche la connettività aerea, le esperienze di viaggio e l’offerta ricettiva. L’analisi copre il periodo da settembre 2025 ad agosto 2026, con dati raccolti da 130 fonti. Ecco tutti i vincitori.

Destinazione più amata dai visitatori: Basilicata

Il premio più ambito va alla Basilicata, prima per soddisfazione dei viaggiatori. Contribuisce anche Matera, che compare tra le mete emergenti con un +9,3% di recensioni sugli alloggi. Sul podio salgono anche il Trentino-Alto Adige e l’Umbria.

Destinazione più connessa: Roma

Un risultato che non sorprende se consideriamo che Roma rappresenta la porta d’ingresso principale all’Italia. Raccoglie il 24,3% dei posti aerei diretti verso il Paese ed è collegata a 291 aeroporti. Seguono Milano e Venezia. Il primato non riguarda solo i voli: Colosseo, Fontana di Trevi e Pantheon sono le tre attrazioni più recensite d’Italia.

Maggiore crescita della domanda: Milano

Milano vince per la crescita dell’interesse spontaneo dei viaggiatori, davanti a Roma e Venezia. Ha il 19,3% dei posti aerei e 289 aeroporti collegati. Insieme alla Capitale, il capoluogo lombardo si conferma la base da cui partire per scoprire il resto del Paese.

Destinazione balneare con il maggior incremento del valore turistico: Tropea

Tropea è la località di mare che ha generato più valore attraverso la spesa dei visitatori. Le recensioni dei suoi alloggi sono cresciute del 27,8%. Anche il secondo e il terzo posto restano al Sud: le isole Egadi e Lampedusa.

Tropea, in Calabria, con il centro storico affacciato sulla scogliera
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Tropea e il suo centro storico affacciato sul mare

Migliore esperienza enogastronomica: Valtellina

A tavola vince la montagna. La Valtellina supera due nomi di peso del vino italiano: la Valdichiana Senese con Montepulciano e le Langhe del Barolo. Nelle recensioni, del resto, l’enogastronomia è l’esperienza con il punteggio più alto: 9,7 su 10.

Destinazione emergente: Reggio Calabria

Reggio Calabria è la meta che cresce di più, con un +52,5% di recensioni sugli alloggi rispetto a due anni prima. Al secondo posto c’è Tirano (+51,5%), punto di partenza del Trenino Rosso del Bernina. Al terzo c’è Bari (+33,6%).

Migliore offerta di esperienze: Trapani

Trapani si distingue per l’offerta più varia ed equilibrata. Sport, cultura, cibo e natura si dividono quasi in parti uguali le esperienze che è possibile prenotare online. Il podio è tutto siciliano, con Enna e Messina.

Destinazione sostenibile: Liguria

La Liguria è la regione che più di altre riesce a far crescere il turismo senza perdere l’equilibrio del territorio. Dietro di lei ci sono la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, che sale sul podio per la seconda volta in questa edizione.

Offerta ricettiva più diffusa: Abruzzo

In Abruzzo non serve puntare sulle località più famose per trovare dove dormire: gli alloggi sono distribuiti in modo capillare su tutto il territorio. Seguono le Marche e il Piemonte.

Destinazione estera emergente preferita dagli italiani: Bratislava

Infine, quando vanno all’estero, gli italiani scelgono sempre più spesso la capitale slovacca. Le loro recensioni sugli alloggi di Bratislava sono più che raddoppiate (+112,5%). Seguono due mete egiziane: il Mar Rosso, con Hurghada e Marsa Alam, e il Sud Sinai, con Sharm el-Sheikh.

Un Capodanno diverso dal solito: 3 mete da sogno dove brindare al 2027 con la promo Wizz Air

C’è chi organizza la serata con largo anticipo e chi farebbe volentieri a meno di conti alla rovescia e fuochi d’artificio. Eppure, il Capodanno resta una delle poche notti in cui, in tantissimi Paesi, si festeggia la stessa ricorrenza: fuso orario dopo fuso orario, si saluta quello che è stato e si brinda a quello che verrà.

Ognuno ha la sua idea di festeggiamenti perfetti, ma quando si pensa a dove farlo all’estero i nomi sono quasi sempre gli stessi: Parigi, Londra, Berlino, Barcellona. E se quest’anno il brindisi al 2027 arrivasse in una piazza meno battuta, tra concerti all’aperto, fuochi sopra i tetti e tradizioni tutte da scoprire?

L’occasione arriva da Wizz Air, che lancia una promo flash valida solo oggi, 15 ottobre 2026, con sconti fino al 15% su una selezione di voli. Il periodo di viaggio va dal 26 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, quindi copre tutte le feste, dall’Immacolata all’Epifania. Ecco 3 città insolite dove dire addio al 2026 in modo diverso dal solito.

Da Roma Fiumicino a Sofia

Se cercate un Capodanno vivace, ma lontano dalle mete più gettonate, Sofia potrebbe rivelarsi una bella sorpresa. Da Roma Fiumicino si vola nella capitale bulgara a partire da 43 euro e, una volta arrivati, la festa si sposta in strada.

La sera del 31 dicembre, la città organizza un grande concerto gratuito in piazza Battenberg. Allo scoccare della mezzanotte, al posto dei fuochi d’artificio ci sarà uno spettacolo di luci. La mattina dopo fate colazione come i bulgari con una banitsa calda, la torta salata di pasta sfoglia e formaggio venduta in forni e chioschi. È anche il piatto del 1° gennaio: in famiglia la si prepara con dentro piccoli portafortuna.

Per smaltire i festeggiamenti c’è il monte Vitosha, a pochi chilometri dal centro e spesso già innevato.

Da Bologna a Cluj-Napoca

Andiamo nel cuore della Transilvania, dove la meta perfetta per Capodanno è Cluj-Napoca, una città universitaria giovane e piena di energia. Da Bologna si vola a partire da 47 euro e, la sera del 31 dicembre, dirigetevi in piazza Unirii, all’ombra della chiesa gotica di San Michele. La serata si festeggia tutti assieme con concerti gratuiti che accompagnano il pubblico fino al conto alla rovescia e oltre.

Per scaldarvi, tra un brindisi e l’altro, c’è il kürtőskalács, il dolce a forma di camino cotto allo spiedo e ricoperto di zucchero. Il 1° gennaio salite sulla collina di Cetățuia per vedere Cluj dall’alto, poi concedetevi un pranzo tipico con i sarmale, gli involtini di cavolo e carne.

Da Milano Bergamo a Varsavia

Infine, da Milano Bergamo si vola a Varsavia a partire da 43 euro. Qui non c’è un grande evento ufficiale: la sera di Sylwester, come i polacchi chiamano il 31 dicembre, la gente si ritrova spontaneamente nella Città Vecchia e in piazza del Castello per il conto alla rovescia, tra brindisi e fuochi accesi per strada.

Se volete fare come i locali, a mezzanotte assaggiate un pezzo di aringa marinata, che secondo la tradizione porta un anno prospero. Nei giorni di festa passeggiate sotto le luminarie della Via Reale, pattinate intorno alla statua della Sirena nella piazza del Mercato e, la sera, ammirate i giochi di luce sulla reggia di Wilanów.

Le migliori crociere del mondo nel 2026: ecco chi ha vinto i World Cruise Awards

Qual è la compagnia crocieristica migliore del mondo? E la nave che ha collezionato più premi, il terminal da cui vale la pena salpare, la destinazione su cui puntare per la prossima vacanza in nave? Le risposte sono arrivate con i World Cruise Awards 2026, una sorta di Oscar del settore che ogni anno incorona il meglio dell’industria delle crociere.

Il verdetto non l’ha deciso una giuria chiusa in una stanza. Per un anno intero hanno votato sia gli addetti ai lavori sia il pubblico e in ogni categoria ha vinto chi ha raccolto più preferenze.

I nomi sono stati svelati il 12 ottobre, durante la serata di gala della sesta edizione, nell’ambito della World Travel Week Jamaica. Tra decine di riconoscimenti, ecco chi si è portato a casa i premi che contano davvero.

Le migliori destinazioni e i migliori porti per le crociere

Tra le mete, Abu Dhabi è stata eletta la migliore destinazione crocieristica, sia del mondo che del Medio Oriente. L’emirato punta su due approdi molto diversi. Il terminal di Zayed Port è a pochi minuti dal distretto culturale di Saadiyat, mentre Sir Bani Yas Cruise Beach è l’unico terminal crocieristico su spiaggia del Golfo Persico.

In Europa vince Lisbona, migliore destinazione crocieristica del continente. Già l’arrivo è uno spettacolo: risalendo il Tago, le navi passano sotto il ponte 25 de Abril e davanti al Cristo Rei.

Anche i porti hanno i loro campioni. Il miglior terminal crociere al mondo è DP World Mina Rashid, a Dubai, dove è ormeggiata in modo permanente la leggendaria Queen Elizabeth 2, oggi hotel galleggiante. Il titolo europeo va invece all’Islanda, al Vör Cruise Terminal di Reykjavík. Aperto la scorsa primavera, è il primo terminal costruito appositamente per le crociere nel Paese.

Le compagnie e le navi da crociera migliori del mondo

Il titolo di migliore compagnia crocieristica al mondo va a Norwegian Cruise Line, premiata anche come la migliore d’Europa. Il suo marchio di fabbrica è il Freestyle Cruising: a cena non ci sono orari fissi né tavoli assegnati, si sceglie liberamente tra i ristoranti di bordo e l’abbigliamento formale non è mai obbligatorio.

Tra le navi più grandi ha trionfato Icon of the Seas di Royal Caribbean, eletta la migliore al mondo nella sua categoria. A bordo ci sono otto quartieri tematici, sette piscine e un parco acquatico con sei scivoli. Non stupisce quindi che si sia aggiudicata anche i premi per le attività a bordo e per il gioco d’azzardo.

All’estremo opposto c’è Royal Clipper, eletta migliore nave da crociera di piccole dimensioni al mondo. È un veliero a cinque alberi con 42 vele, ispirato al leggendario Preussen del 1902, e ospita poco più di 200 passeggeri.

Per chi guarda alla sostenibilità, la migliore compagnia crocieristica green al mondo è la vietnamita Grand Pioneers, già premiata nel 2024 e nel 2025. Le sue navi viaggiano nella baia di Ha Long, patrimonio UNESCO, con un’attenzione particolare alla tutela dell’ambiente marino.

Le migliori crociere fluviali

Per chi preferisce navigare lungo i fiumi, la migliore destinazione al mondo è il Vietnam, che vince anche come migliore destinazione crocieristica dell’Asia. Il titolo di migliore compagnia di crociere fluviali al mondo va a Pandaw, premiata anche per l’Asia. La migliore nave fluviale è invece la Pangolin Voyager, che si aggiudica anche il primato in Africa.

In Europa è il Portogallo a essere stato eletto migliore destinazione per le crociere fluviali. Merito soprattutto del Douro, che da Porto risale verso il confine spagnolo tra i vigneti terrazzati dell’Alto Douro, patrimonio UNESCO. Non a caso la migliore compagnia fluviale europea è la portoghese DouroAzul. Il premio per la migliore nave fluviale d’Europa va invece alla MS Cyrano de Bergerac di CroisiEurope.

Dove andare a Natale 2026 spendendo poco: mete da favola e low cost

Dicembre regala alcuni dei motivi più validi dell’anno per partire: dai mercatini di Natale e dagli eventi festivi in tutta Europa all’inizio della stagione sciistica sulle vette. E per chi è allergico all’inverno e ai cappotti ingombranti, non mancano le mete soleggiate dove trovare rifugio dal freddo.

Trattandosi del periodo delle feste, però, molte destinazioni diventano particolarmente costose e chi vuole partire tenendo d’occhio il budget deve scegliere la meta con cura. Se siete in cerca di ispirazione, queste sono le nostre mete low cost preferite: perfette sia per chi vuole immergersi nelle atmosfere natalizie, sia per chi sogna di partire con una valigia leggera e gli occhiali da sole a portata di mano.

Giornata Nazionale del Camminare, 10 e 11 ottobre tanti appuntamenti sul territorio

Un paio di scarpe comode e qualche ora libera: per partecipare alla Giornata Nazionale del Camminare non serve altro. Il 10 e l’11 ottobre torna l’iniziativa promossa da FederTrek, che da oltre dieci anni invita a riscoprire il gesto più semplice e naturale che ci sia.

Le proposte sono tutte gratuite tra passeggiate in città, escursioni nei parchi e camminate nei borghi dell’Appennino. Il calendario completo è sul sito ufficiale, qui vi proponiamo alcune delle idee più interessanti per il weekend.

Roma, il GRAB a piedi

Domenica 11 ottobre, Roma si scopre a piedi lungo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, un anello ciclabile di circa 44 chilometri che collega Colosseo, Trastevere, San Pietro, Galleria Borghese e Auditorium, costeggiando Tevere, Aniene e Almone. Il percorso, per il 70% tra parchi, argini e vie pedonali, si snoda in gran parte in pianura.

Il ritrovo è alle 9:00 all’Arco di Costantino, poi ognuno sceglie quanto camminare, da un solo chilometro all’intero giro. La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. L’evento è riservato a chi va a piedi, quindi niente bici!

Da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio, Abruzzo

Sempre domenica 11 ottobre, nel cuore dell’Appennino abruzzese, potrete partecipare a un’escursione che vi porterà indietro nel tempo. Si parte dal borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio e si cammina lungo gli antichi tratturi della transumanza, le vie percorse per secoli dai pastori con le loro greggi.

La meta è il Castello di Rocca Calascio, una delle fortezze più alte d’Italia e simbolo di queste montagne. Il percorso è di circa 10 chilometri, con 400 metri di dislivello e una durata di 5-6 ore. La difficoltà è escursionistica, quindi l’evento è adatto anche ai camminatori più giovani, purché abituati a qualche ora di sentiero.

Ioanella, storie di pastori e panorami sull’Adriatico, Abruzzo

Andiamo ora sulle colline teramane dove l’11 ottobre a Ioanella, piccola frazione di Torricella Sicura, si va alla scoperta di una zona ancora poco conosciuta anche da chi vive nei dintorni. L’escursione fa parte del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e unisce il cammino al racconto del territorio.

Tra storie del passato e testimonianze sull’allevamento in montagna di un tempo, si scopre il borgo, per secoli punto di passaggio per i viandanti, insieme al patrimonio devozionale custodito lungo i sentieri. Poi si sale fino alle Piane di San Pietro, una terrazza naturale con vista sulle colline teramane che arriva fino al mare Adriatico.

Parco dei Castelli Romani, Lazio

Fuori Roma, nel Parco dei Castelli Romani, si cammina sul Sentiero degli Acquedotti, l’antico tracciato che collega Genzano di Roma a Nemi. Il percorso corre a mezza costa sulle pareti del cratere vulcanico, tra boschi di lecci, querce e castagni, e segue le tracce delle opere idrauliche preromane e romane, canali e cunicoli scavati nella roccia.

Tra un albero e l’altro si aprono scorci sul lago di Nemi, fino all’arrivo nei vicoli del borgo, famoso per le fragoline di bosco. L’anello è lungo 9 chilometri, con 400 metri di dislivello e circa 5 ore di cammino.

Monti Prenestini, sulle orme dei pellegrini

Infine, consigliamo un’ultima tappa tra natura e spiritualità. Da Pisoniano si sale lungo il Sentiero Karol Wojtyla, dedicato al Papa che amava molto questi luoghi, attraverso boschi di querce, castagni e lecci, con qualche tratto più ripido. La meta è il Santuario della Mentorella, tra i più antichi santuari mariani d’Italia, arroccato a oltre mille metri su uno sperone di roccia sopra la Valle del Giovenzano. Dopo la sosta al santuario si scende verso Ciciliano lungo il Sentiero dei Pellegrini, l’antica via percorsa per secoli dai fedeli diretti alla Mentorella.

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

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