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L’abbraccio dei due mari: Knidos è la metropoli di pietra che reinventò la bellezza classica

All’estremo lembo occidentale della penisola di Datça, la terra si assottiglia fino a Capo Tekir e lascia spazio a una distesa azzurra che cambia carattere da un versante all’altro. E a occupare proprio questo confine geografico tra Egeo e Mediterraneo c’è Knidos, in una posizione che nell’antichità le garantì un ruolo privilegiato sulle rotte marittime.

Strabone la descrisse con l’aspetto di una città doppia: il nucleo urbano si distribuiva tra la terraferma e Kap Krio, una vecchia isola collegata in seguito al continente tramite un istmo artificiale. Knidos, tra le altre cose, cresceva su un terreno ripido e irregolare. Gli edifici furono quindi distribuiti su terrazze, con assi stradali impostati secondo una maglia regolare legata alla tradizione urbanistica ippodamea. Quattro grandi vie correvano in direzione est-ovest, intersecate da percorsi più ripidi sul versante opposto. Scale, piazze, portici e santuari costruivano una città scenografica, sempre rivolta verso il mare.

Ma non è tutto, perché il vino prodotto nel suo territorio circolava nel Mediterraneo antico, mentre la vita culturale attirò figure legate alla matematica, all’astronomia, alla medicina e all’architettura. Soprattutto, Knidos divenne celebre per Afrodite: Prassitele realizzò nel IV secolo a.C. una statua della dea destinata al santuario cittadino, opera entrata nella storia dell’arte greca per la nudità integrale della figura femminile.

Cosa vedere a Knidos

La visita di questo gioiello della Turchia acquista senso osservando il rapporto fra architettura e terreno. Templi, teatri e spazi civici furono disposti su quote differenti, quasi a creare una successione di quinte rivolte verso i porti. Molte strutture conservano soprattutto basamenti, muri e frammenti, perciò serve un po’di immaginazione.

I due porti antichi

È il tratto più riconoscibile di Knidos: a nord si apre il bacino militare, più piccolo e protetto, con resti della torre e del frangiflutti. Sul versante meridionale si estendeva invece il porto mercantile, destinato alle navi impegnate nei traffici mediterranei.

La terrazza circolare legata ad Afrodite

Sul settore occidentale sorge la terrazza del tempio circolare, tradizionalmente collegata al celebre culto di Afrodite. La posizione elevata permetteva di dominare entrambi i bacini e contribuiva alla teatralità del santuario.

Proprio a Knidos era venerata la famosa scultura di Prassitele: la dea appariva nuda, scelta rivoluzionaria per l’arte greca del IV secolo a.C. e destinata a influenzare per secoli l’iconografia della dea. Dell’opera resta la memoria affidata alle fonti e alle copie realizzate in epoca successiva.

Il piccolo teatro e la terrazza di Dioniso

A nord del porto maggiore si trova il teatro più piccolo, affacciato direttamente sul paesaggio marino. Le gradinate sfruttano la pendenza naturale e fanno intuire il rapporto stretto fra spettacolo pubblico e scenografia costiera.

Poco distante si sviluppava la terrazza di Dioniso, chiamata così per la presenza di un santuario dedicato al dio.

Il grande teatro e il santuario di Demetra

Sul settore orientale della terraferma si trovano i resti del grande teatro e l’area sacra dedicata a Demetra. Il complesso testimonia la scala raggiunta dal centro durante la fase di maggiore prosperità.

Demetra, divinità legata alla fertilità della terra e ai cicli agricoli, possedeva un culto importante a Knidos. Da qui proviene anche una celebre statua della dea oggi conservata al British Museum, rinvenuta durante le esplorazioni archeologiche del XIX secolo.

La terrazza di Apollo e il bouleuterion

Più in alto si apre la terrazza dedicata ad Apollo, associata alle feste di Apollo Karneios, ricorrenza particolarmente significativa nel mondo dorico. Accessi monumentali e collegamenti fra le terrazze permettono di leggere ancora l’organizzazione cerimoniale dello spazio.

Nello stesso settore sono stati individuati resti del bouleuterion, edificio destinato alle riunioni del consiglio cittadino, insieme a un vasto sistema fognario.

Kap Krio e la vita quotidiana

Sull’antica isola di Kap Krio gli scavi hanno individuato file di botteghe, ambienti di lavoro e abitazioni utilizzate fino circa al V secolo d.C. Fra questi resti emerge una Knidos fatta di commercianti, artigiani, marinai e famiglie, lontana dalla sola monumentalità dei santuari.

La necropoli e il Leone di Knidos

A est dell’insediamento si estendeva una necropoli lunga circa 7 km, con sepolture differenti per forma e periodo. Le sue dimensioni danno subito la misura dell’importanza raggiunta dalla città.

Da una zona collinare a est proveniva anche il celebre Leone di Knidos, grande scultura marmorea trasferita nel XIX secolo a Londra e oggi conservata al British Museum.

Cosa fare a Knidos

Knidos richiede tempo soprattutto per il paesaggio. Il vento cambia intensità tra un versante e l’altro, le barche entrano nel porto meridionale e le terrazze archeologiche regalano prospettive differenti a pochi metri di distanza. Meglio alternare rovine e soste panoramiche, invece di trasformare la visita in una corsa fra resti monumentali.

  • Guardare il tramonto dalle gradinate del teatro: la luce radente accentua i profili delle rovine e trasforma il mare in una fascia luminosa davanti alla cavea.
  • Raggiungere il Faro di Deveboynu: il sentiero sale verso l’estremità della penisola e richiede circa 30-45 minuti per tratta in base al passo.
  • Osservare i porti dall’alto: salendo verso le terrazze occidentali appare chiaramente la separazione fra bacino militare e approdo commerciale, una delle caratteristiche più originali del sito.
  • Cercare le tracce della città quotidiana: botteghe, cisterne, strade, sistemi di drenaggio e basamenti raccontano una parte meno celebrata ma essenziale della vita urbana.
  • Affiancare archeologia e mare: il porto meridionale restituisce subito la natura marittima di Knidos e aiuta a leggere il sito dalla prospettiva delle antiche rotte di navigazione.

Dove si trova e come arrivare

Knidos occupa Capo Tekir, punta occidentale della penisola di Reşadiye, nel distretto di Datça e nella provincia turca di Muğla. Dal centro di Datça la distanza è di circa 35-40 km e la strada asfaltata attraversa uliveti, mandorli, rilievi rocciosi e piccole baie, con numerose curve nell’ultimo tratto.

In auto servono approssimativamente 45-60 minuti, variabili secondo traffico e soste. Durante la stagione estiva possono operare minibus locali fra Datça e l’area archeologica, con frequenze da verificare sul posto poiché gli orari cambiano durante l’anno.

Antica città di Knidos, Turchia
iStock
Veduta dell’antica città di Knidos

Datça si raggiunge via terra passando generalmente da Marmaris. In alcuni periodi sono disponibili anche collegamenti marittimi da Bodrum verso la penisola. Un’alternativa particolarmente suggestiva è l’ingresso in barca, soluzione che restituisce subito il motivo della fortuna antica di Knidos: vista dal mare, rivela la propria idea più geniale, due porti affacciati su due versanti e un intero impianto urbano progettato in rapporto a rotte, venti e orizzonte.

Benvenuti nella Gibilterra del Danubio: Komárno, la città slovacca piena di fortezze

Il Danubio scorre lungo il margine meridionale di Komárno e, appena oltre l’acqua, comincia l’Ungheria. Parliamo perciò di una presenza geografica talmente forte da aver condizionato per secoli la vita quotidiana cittadina, prima quale grande via commerciale e strategica, poi come frontiera politica. A nord arriva il Váh, uno dei principali fiumi della Slovacchia, e la sua confluenza con il Danubio conferisce al territorio una posizione particolare, quasi una cerniera naturale tra l’Europa centrale e il bacino carpatico.

Komárno appartiene alla regione di Nitra e vi è una consistente componente di popolazione ungherese che si percepisce ancora oggi nella cultura, nella lingua e nell’aspetto urbano. Il suo passato, però, va molto più indietro rispetto alla nascita dell’attuale confine: insediamenti umani sono documentati fin dall’età del bronzo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Danubio divenne una frontiera internazionale e l’antica città venne separata in una parte settentrionale, appartenente alla Cecoslovacchia, e una meridionale rimasta all’Ungheria. Da allora Komárno e Komárom hanno seguito percorsi distinti, pur continuando a guardarsi attraverso il fiume. Questa vicenda la rende diversa da molte altre città slovacche: il confine qui non è un semplice tratto sulla carta, ma è acqua, ponte, memoria e identità.

Cosa vedere a Komárno

Il centro merita una visita, soprattutto per cogliere i segni lasciati da epoche molto diverse. La città conserva infatti tracce medievali, architetture civili, testimonianze militari e riferimenti alla cultura ungherese.

Fortezza di Komárno

La grande protagonista della storia locale è il sistema fortificato sviluppato attorno alla confluenza del Danubio e del Váh. Le sue origini affondano nel castello medievale, trasformato nel corso dei secoli in una macchina difensiva sempre più complessa.

La scala dell’intero sistema aiuta a capire la ragione del soprannome storico “Città delle Fortezze”. Del resto, l’apparato difensivo complessivo raggiungeva quasi 15 km e rappresentava uno degli ultimi grandi sistemi militari dell’epoca delle fortificazioni bastionate.

Vecchia Fortezza

La Vecchia Fortezza costituisce il nucleo più antico del sistema difensivo. Il suo carattere risale alla fortificazione medievale, poi profondamente trasformata per adattarla all’artiglieria e alle nuove esigenze militari.

Nuova Fortezza

Poi c’è la Nuova Fortezza che appartiene alla fase successiva dello sviluppo militare. Nel XVII secolo venne realizzata una nuova struttura pentagonale davanti alla parte occidentale del castello, ampliando ulteriormente la capacità difensiva dell’area.

Oggi il valore di queste architetture va ben oltre quello militare: mura, cortili e bastioni raccontano infatti la trasformazione della guerra europea, passata dalle armi medievali all’artiglieria pesante.

Piazza Generale Ján Klapka

Il centro cittadino offre una dimensione molto diversa rispetto alle fortificazioni. La piazza dedicata al generale Ján Klapka rappresenta uno dei punti di riferimento dell’area urbana storica.

La memoria di Klapka è particolarmente legata alle vicende del 1848-1849, quando il sistema fortificato di Komárom ebbe un ruolo decisivo nella guerra d’indipendenza ungherese.

Palazzo Zichy

Sul lato della piazza si trova il Palazzo Zichy, edificio storico divenuto uno dei punti riconoscibili del centro. Il palazzo fu restaurato nel 1989 e una sua parte ospita il Museo del Danubeland, istituzione dedicata al patrimonio storico e culturale della regione.

Municipio neorinascimentale

Il municipio è un’altra presenza architettonica importante del centro. La sua veste neorinascimentale introduce una nota più elegante accanto alle costruzioni legate alla tradizione militare.

La visita al centro permette così di passare in pochi minuti da una città dominata dalla logica delle fortificazioni a una realtà urbana più civile, fatta di palazzi, piazze e istituzioni culturali.

Cortile d’Europa

Una delle presenze più singolari di Komárno è il Cortile d’Europa, progetto architettonico ispirato alle diverse tradizioni regionali del continente.

Il complesso riunisce edifici e dettagli ispirati a varie aree europee, creando una sorta di passeggiata architettonica attraverso stili differenti. Un elemento ricorrente è rappresentato dalle porte storiche, associate ai nomi di sovrani ungheresi.

Cortile d'Europa, Slovacchia
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Veduta del Cortile d’Europa

Cosa fare a Komárno

Dopo le fortezze, vale la pena lasciare spazio alla dimensione più quotidiana della città. Komárno si presta infatti a una visita fatta di piazze, rive fluviali, musei e piccoli dettagli urbani.

  • Seguire il rapporto tra Danubio e Váh: per capire subito la ragione geografica della fortuna di Komárno. I due fiumi hanno determinato commerci, difese militari e collegamenti per secoli.
  • Entrare nelle fortezze: aiuta a percepire la scala reale di un sistema militare costruito per resistere ad assedi e attacchi di grande portata.
  • Visitare il Museo del Danubeland: offre un punto di accesso alla storia locale attraverso reperti e testimonianze raccolte nel territorio.
  • Osservare la città dal lato del Danubio: fa comprendere fisicamente la vicinanza con l’Ungheria e la particolare posizione di Komárno sul confine.
  • Cercare le tracce della cultura ungherese: aggiunge una chiave di lettura essenziale. La forte presenza della comunità ungherese rende infatti Komárno una città culturalmente particolare all’interno della Slovacchia.

Dove si trova e come arrivare

Komárno si trova nell’estremo sud della Slovacchia, nella regione di Nitra, direttamente sul Danubio. Il fiume segna il confine con l’Ungheria, mentre il Váh raggiunge il Danubio proprio presso la città.

Il collegamento con l’Ungheria è garantito dai ponti che attraversano il Danubio, compreso il collegamento ferroviario. La posizione rende Komárno facilmente raggiungibile anche per chi sta visitando la parte settentrionale dell’Ungheria.

Da Dunajská Streda dista circa 53 km, da Nové Zámky circa 31 km e da Štúrovo circa 48 km. Bratislava e Nitra rappresentano invece riferimenti utili per organizzare un itinerario più ampio nella Slovacchia meridionale.

Una volta in città, il centro storico si presta bene a una visita a piedi: le distanze contenute fanno sì che si possano facilmente collegare piazze, palazzi e monumenti. Il tutto senza dover trasformare la giornata in un continuo spostamento. La vera sorpresa arriva forse proprio dal contrasto tra la dimensione raccolta del centro e la scala gigantesca delle fortificazioni.

Il Gran Premio d’Italia si vive anche in treno: come raggiungere Monza con un solo biglietto

Lo senti anche tu? Quel rombo lontano che cresce, l’odore di gomma bruciata nell’aria, migliaia di bandiere che sventolano all’unisono sotto i pini del Parco di Monza. Il Gran Premio d’Italia è una tradizione che si rinnova ogni settembre nel leggendario Tempio della Velocità.

Ma tra il sogno di esserci e la realtà, si frappone spesso un ostacolo tutt’altro che emozionante: come arrivarci. Chi ha già vissuto un weekend di gara lo sa bene: le strade attorno all’Autodromo diventano un fiume di auto immobili, i parcheggi si esauriscono ore prima del semaforo verde, e il rischio di perdere le prove libere del venerdì o le qualifiche del sabato per colpa del traffico è tutt’altro che remoto.

E se potessi lasciare a casa lo stress della guida e vivere tre giorni interi di Formula 1 – dal venerdì alla domenica – semplicemente salendo su un treno?

Raggiungere il Gran Premio di Monza in treno
Monzanet
Raggiungere il Gran Premio di Monza in treno

Il treno giusto per il tuo weekend di gara

Trenord ha pensato esattamente a questo. Con i biglietti speciali per il GP di Monza puoi essere sugli spalti già venerdì 4 settembre 2026 per le prove libere, restare per le qualifiche di sabato 5 e vivere la gara di domenica 6, senza che il pensiero del parcheggio o delle code intorno all’Autodromo rovini la giornata.

Non esiste un solo modo di vivere Monza, e per questo Trenord ha pensato a una soluzione per ogni tipo. Se vuoi raggiungere l’Autodromo da tutta la Lombardia, , il Trenord Day Pass è l’opzione che fa per te: con 13 euro raggiungi Monza o Biassono-Lesmo Parco venerdì, sabato o domenica, e i ragazzi under 14 viaggiano gratis se accompagnati da un adulto

Tribuna Serraglio
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Tribuna Serraglio

Una volta scesi dal treno, l’Autodromo Nazionale Monza in Via Vedano 5 è a un passo, qualunque sia la stazione scelta. Da Monza FS puoi salire sulla navetta dedicata “Linea Nera”, che ti porta dritto all’interno del circuito (il biglietto della navetta non è incluso nel Day Pass e va acquistato separatamente). Da Biassono-Lesmo Parco, invece, l’Autodromo si raggiunge comodamente a piedi in circa 10 minuti, con un arrivo che ti porta proprio in prossimità delle due Curve di Lesmo, uno dei punti più iconici del circuito.

Se invece preferisci arrivare dritto ai cancelli dell’Autodromo Nazionale senza pensare a come muoverti una volta scesi dal treno, il biglietto Treno + Navetta Nera Autodromo fa al caso tuo: un treno da Milano fino a Monza e poi la Navetta Nera che ti accompagna fin dentro il circuito, tutto con un unico acquisto da 10 euro, valido anche questo venerdì 4, sabato 5 o domenica 6 settembre.

E se cerchi semplicemente il modo più comodo e conveniente per vivere la domenica di gara, i treni speciali Trenord ti aspettano alla stazione di Milano Porta Garibaldi per portarti direttamente a Biassono-Lesmo Parco, a soli 5 euro – la soluzione ideale per chi vuole concentrarsi su un solo, indimenticabile giorno (gli orari saranno comunicati nelle prossime settimane).

Tribuna Vedano
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Tribuna Vedano

Il tuo posto in prima fila ti aspetta

Il conto alla rovescia per il Gran Premio d’Italia è iniziato. Ogni giorno che passa ti avvicina al rombo dei motori, ai colori in griglia, all’emozione del traguardo – e con Trenord, anche il viaggio per arrivarci diventa parte del divertimento.

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Qui puoi trovare la Sardegna più autentica: Iglesiente, tra miniere sospese sul mare e antiche tradizioni

Prima di intraprendere questo viaggio verso la Sardegna più autentica occorre fare una precisazione: Iglesiente e Sulcis sono due territori distinti, anche se spesso vengono riuniti nella più ampia denominazione Sulcis-Iglesiente, riferita al settore sud-occidentale della Sardegna. L’Iglesiente occupa la parte settentrionale di questo territorio storico e ha il suo centro principale a Iglesias. Il Sulcis si sviluppa invece più a sud, con Carbonia e le terre affacciate sul Golfo di Palmas, oltre alle isole di Sant’Antioco e San Pietro.

Le rocce dell’Iglesiente, però, raccontano una storia ancora più antica delle miniere: le formazioni geologiche dell’area risalgono al Paleozoico inferiore e appartengono a una delle porzioni più antiche del territorio italiano. Ferro, piombo, zinco e altri minerali hanno attirato popolazioni, imprese e capitali provenienti da varie parti d’Europa. Il risultato è un paesaggio insolito, nel quale una laveria ottocentesca può comparire accanto alla macchia mediterranea e una galleria mineraria può affacciarsi direttamente sul Mediterraneo.

Poi c’è Iglesias, con le sue strade medievali, le chiese, le architetture di impronta spagnola e le tracce della lunga storia mineraria. Basta allontanarsi dal centro urbano per entrare in un ambiente ancora più ruvido, fatto di montagne, boschi, grotte e una costa tra le più scenografiche della Sardegna.

Iglesias, la città che ha dato il nome all’Iglesiente

Iglesias merita tempo, soprattutto nel centro storico. La città conserva un patrimonio architettonico legato alla dominazione aragonese e spagnola, riconoscibile nelle vie strette e negli edifici del nucleo antico. A segnare il paesaggio urbano sono le numerose chiese, palazzi storici e piazze raccolte, mentre la storia delle miniere riaffiora in molti angoli della città.

Piazza La Marmora rappresenta uno dei punti più piacevoli per iniziare la visita. Da qui si può proseguire verso il cuore medievale, lasciandosi alle spalle l’immagine più industriale dell’Iglesiente.

Monteponi, il villaggio minerario ai piedi della montagna

Pochi chilometri separano Iglesias da Monteponi, uno dei posti più significativi per comprendere la storia estrattiva dell’Iglesiente. Il complesso minerario protegge edifici, strutture e testimonianze legate all’attività delle miniere di piombo e zinco.

La posizione rende il sito particolarmente suggestivo: le costruzioni industriali si inseriscono in un paesaggio collinare segnato dalla vegetazione e dalle ferite lasciate dalle attività estrattive. Tra i luoghi più interessanti dell’area compare la Grotta Santa Barbara, scoperta durante i lavori minerari, che custodisce cristalli e concrezioni di barite, minerale che ha contribuito a rendere celebre questo ambiente sotterraneo.

Masua e il Pan di Zucchero, l’immagine simbolo dell’Iglesiente

Scendendo verso il mare, la scena cambia bruscamente. La strada raggiunge Masua e davanti agli occhi compare il Pan di Zucchero, enorme faraglione calcareo che si innalza dal mare a poca distanza dalla costa. La sua silhouette è diventata una delle immagini più riconoscibili della zona e il nome richiama la forma compatta e imponente dello scoglio.

Il percorso del Cammino Minerario di Santa Barbara
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Pan di Zucchero a Porto Flavia

La spiaggia di Masua offre uno dei punti migliori per osservare il faraglione. Ancora più particolare è la possibilità di raggiungerlo dal mare con un’imbarcazione e, per chi possiede preparazione adeguata, affrontare la via ferrata attrezzata che conduce verso la sommità.

Porto Flavia, la miniera affacciata sul Mediterraneo

Poco distante da Masua si trova uno dei capolavori dell’archeologia industriale sarda: Porto Flavia fu realizzato all’inizio del XX secolo per rendere più efficiente il trasporto dei minerali estratti nell’entroterra.

La sua particolarità sta nella posizione direttamente sul mare. Il sistema comprendeva gallerie scavate nella roccia e un complesso meccanismo destinato a trasferire il materiale dalle miniere alle navi.

Porto Flavia in Sardegna
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Porto Flavia , la magia di questo luogo in Sardegna

Nebida e la Laveria Lamarmora

Lungo la costa, Nebida regala un altro incontro fra archeologia industriale e paesaggio marino. La Laveria Lamarmora conserva le strutture utilizzate per il trattamento dei minerali provenienti dalle miniere.

L’edificio appare oggi come una grande architettura mineraria affacciata sulle acque, con muri e strutture che seguono la conformazione della costa. La posizione rende la visita particolarmente scenografica, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio.

Buggerru e la Galleria Henry

Proseguendo verso nord si raggiunge Buggerru, antico centro minerario affacciato sul mare. La sua storia è legata soprattutto alle miniere e alle comunità operaie che si svilupparono intorno all’attività estrattiva.

La Galleria Henry rappresenta una delle testimonianze più interessanti, con un percorso che consente di conoscere direttamente le tecniche utilizzate dai minatori e la complessa organizzazione del lavoro sotterraneo.

Galleria Henry, Sardegna
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La particolare Galleria Henry

Cala Domestica, un fiordo tra le rocce dell’Iglesiente

A breve distanza da Buggerru, Cala Domestica sembra quasi una parentesi marina incastonata nella costa mineraria. La piccola baia è racchiusa da alte pareti rocciose e presenta una spiaggia di sabbia chiara.

L’aspetto più interessante riguarda proprio il rapporto fra natura e attività estrattiva: anche questo tratto di costa conserva infatti tracce della passata lavorazione dei minerali. Il mare trasparente invita alla balneazione e allo snorkeling, mentre le rocce intorno alla cala regalano scorci particolarmente belli.

Fluminimaggiore e il Tempio di Antas

Lontano dalla costa, l’Iglesiente offre una delle sue testimonianze archeologiche più importanti. Nel territorio di Fluminimaggiore sorge il Tempio di Antas, complesso sacro legato a una frequentazione millenaria.

Il tempio romano fu costruito sopra un precedente luogo di culto punico, a sua volta inserito in un’area frequentata in epoca nuragica. La stratificazione rende Antas particolarmente prezioso per comprendere la continuità culturale della Sardegna antica.

L’edificio romano è dedicato al Sardus Pater, divinità considerata il progenitore mitico dei Sardi. Colonne e basamento emergono nel verde del territorio montano, mentre intorno restano tracce delle cave di calcare utilizzate in epoca romana e del vicino insediamento nuragico.

Grotta di Su Mannau, il viaggio sotto la montagna

A pochi chilometri dal tempio si apre la Grotta di Su Mannau, una grande cavità carsica modellata dall’acqua nel corso di tempi geologici lunghissimi.

L’interno è un insieme di sale ricche di stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni, insieme a un corso d’acqua sotterraneo. Alcuni ambienti furono frequentati in epoca nuragica per rituali legati all’acqua, aggiungendo una dimensione archeologica alla meraviglia naturale.

La grotta di Su Mannau
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Grotta di Su Mannau, tesoro sardo

Domusnovas e la Grotta di San Giovanni

Un’altra straordinaria cavità dell’Iglesiente si trova presso Domusnovas. La Grotta di San Giovanni è famosa per la sua particolare conformazione e per aver ospitato una strada carrozzabile al suo interno, oggi chiusa al traffico.

La galleria naturale attraversa la montagna per diverse centinaia di metri e mantiene concrezioni e ambienti modellati dall’azione dell’acqua.

Il Marganai, la montagna verde

Per capire davvero l’anima dell’Iglesiente bisogna lasciare per qualche ora il mare e raggiungere il Marganai. La foresta appartiene a uno degli ambienti naturali più importanti del territorio, con boschi, sorgenti, sentieri e rilievi calcarei.

La presenza del leccio e della macchia mediterranea crea una Sardegna più fresca e ombrosa, lontana dai colori abbaglianti del litorale. Antiche mulattiere e percorsi escursionistici attraversano un paesaggio nel quale la storia mineraria convive con una natura rigogliosa.

Compleanno a settembre, le mete da sogno dove festeggiare in viaggio

Non c’è niente di meglio che regalare o regalarsi un bel viaggetto per il compleanno e per chi è nato a settembre le opportunità disponibili sono tante. Senza allontanarsi troppo dall’Italia si trovano splendide mette dove si può ancora fare il bagno e godersi il mare, ma ci sono anche luoghi in cui il foliage inizia a farsi notare e città da visitare con un clima decisamente più piacevole.

Quest’anno invece di spegnere le classiche candeline nel giardino di casa potreste farlo in un vigneto, in una baia turchese, oppure tra cottage che sembrano usciti da una fiaba. Dove festeggiare il compleanno se compi gli anni a settembre? Ecco alcune idee imperdibili.

Dallo chalet di legno senza luce né acqua a Dollywood al nuovo hotel-museo, i luoghi di Dolly Parton, regina della musica country

Regina del country, fatina bionda, la farfalla di ferro, l’usignolo delle Smoky Mountains, la Barbie dei boschi, la Signora dei libri, bomba sexy… tanti sono stati i soprannomi che le hanno dato nel corso della sua lunga carriera, testamento di ciò che ha costruito nella vita. Per la storia della musica, Dolly Parton è stata una figura leggendaria, definita la “regina della country music”, autrice straordinaria e una delle artiste femminili più influenti e di maggior successo di tutti i tempi. Per i fan (ma non solo), ecco quali sono i luoghi che hanno lasciato un segno nella sua vita personale e di grande artista.

Nuovo hotel a tema e museo

A Nashville, la Capitale del Tennessee, lo Stato dove era nata Dolly Parton nel 1946, e la città dove ci ha lasciati il 25 agosto 2026 dopo aver spento esattamente 80 candeline, è appena stato inaugurato il SongTeller Hotel, quello che è già stato chiamato “la dichiarazione d’amore di Dolly alla città di Nashville”. Era già previsto ed è stato l’ultimo luogo caro a Dolly. Scrivono in una nota ufficiale che il suo fascino iconico e il suo spirito di cantautrice si riflettono in tutte le 245 camere e suite, con i testi delle sue canzoni impresse sulle testate dei letti.

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Ufficio stampa
Il SongTeller Hotel di Nashville voluto da Dolly Parton

L’hotel offre un’esperienza immersiva nello spirito del Sud degli Stati Uniti d’America. Il nuovo albergo dedicato a Dolly Parton ha anche due honky-tonk, il Parton’s Live e il Jolene’s (che prende il nome da un suo celebre brano), dove suonano musica dal vivo, come accade su tutta la Lower Broadway, anche detta Music Row, la via dove sono concentrati i locali musicali di Nashville, molti dei quali riportano il profilo di Dolly come bomba sexy sull’insegna.

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Ufficio stampa
La suite Six Sister del SongTeller Hotel con le parole del brano “Eagle When She Flies” di Dolly Parton

All’interno dell’hotel sta per aprire anche un museo a tema Dolly Parton, il Many Colors Museum. La data prevista è ottobre 2026 e sarà la più grande mostra dedicata a Dolly e occuperà tutto il terzo piano dell’hotel. Il museo sarà progettato per immergere i visitatori nel suo straordinario percorso di vita, con mostre che ripercorrono la sua ascesa “dalla cima delle montagne alla cima del mondo”, i suoi meravigliosi outfit e persino il motorhome usato dalla cantante duramte i suoi tour musicali.

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Ufficio stampa
Il rendering del Many Colors Museum, il museo dedicato a Dolly Parton a Nashville

“Sono entusiasta dell’apertura del mio hotel e museo a Nashville” aveva dichiarato la Parton alla stampa all’annuncio del progetto. “Broadway è diventata un tale polo di attrazione turistica che questo mi è sembrato il momento giusto per offrire qualcosa di speciale, che si aggiungesse alla straordinaria vivacità di Nashville. Ho sempre sognato di creare qualcosa qui, nella Music City, e so che abbiamo trovato l’aggiunta perfetta per la città che considero casa mia”. Poche settimane prima della sua scomparsa aveva infine commentato: “Questo museo è un luogo in cui le persone possono vedere il mio percorso attraverso i miei occhi: ogni colore, ogni storia e ogni sogno che mi hanno portata fin qui”.

Ufficio stampa
Il motorhome usato da Dolly Parton durante i suoi tour musicali in mostra nel nuovo museo nel SongTeller Hotel

Dollywood, il parco a tema voluto da Dolly

Chi volesse ripercorrere i luoghi della cantautrice country più famosa al mondo, vincitrice di dieci Grammy, ha quindi due nuove tappe del Dolly Parton Music Tour.

Sicuramente una tappa obbligata sui luoghi di Dolly è Dollywood, il celebre parco a tema nonché una delle attrazioni più visitate dello Stato del Tennessee (circa due milioni di visitatori all’anno), celebrativo della cultura e della musica degli Appalachi. Aperto nel 1986 (proprio quest’anno ha festeggiato i 40 anni), fa parte dei Dollywood Parks & Resorts insieme al parco acquatico Dollywood’s Splash Country e i teatri-ristoranti Dixie Stampede, una sorta di Disneyland dedicato a un unico personaggio: Dolly Parton. Si trovano a Pigeon Forge, a circa 25 km da Pittman Center, villaggio natale di montagna di Dolly, vicino al Parco nazionale delle Smoky Mountains, il parco nazionale più visitato degli Stati Uniti.

All’interno di Dollywood c’è anche una riproduzione fedele della casetta di legno con due sole stanze in cui Dolly è cresciuta con i suoi undici fratelli. All’interno, una scritta cita le sue parole: “Queste montagne e la casa della mia infanzia occupano un posto speciale nel mio cuore. Ispirano la mia musica e la mia vita. Spero che essere qui faccia lo stesso per voi!”. In questa piccola dimora, senza elettricità né acqua corrente, le pareti della cucina sono rivestite di carta da parati a motivi floreali, la tavola è apparecchiata con piatti e tazze da caffè in alluminio, alcuni cesti sono colmi di legna da ardere e vecchie fotografie dei suoi genitori sono appese sopra il letto.

All’interno del parco, gli ospiti si muovono a bordo del Dollywood Express, un treno a vapore che esisteva da prima che aprisse il parco in quanto fu voluto dal precedente proprietario del parco a tema “Rebel Railroad” nel 1961.

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Il Dollywood Express, il treno a vapore che attraversa Dollywood

Dollywood non è solo un parco dei divertimenti. L’artista aveva volto che ci fossero anche negozi di artigianato locale. Inoltre, e viene utilizzato come sede per eventi musicali (in alcuni casi anche concerti della stessa Dolly. Inoltre, parte dei proventi degli esercizi è destinato ad attività benefiche attraverso la Dollywood Foundation, una fondazione che si occupa principalmente dell’alfabetizzazione dei bambini e che gestisce un programma chiamato Imagination Library, che prevede l’invio gratuito di un libro al mese a tutti i bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nelle tre aree in cui sono presenti le attività di Dollywood.

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Doilly Parton nella sua Dollywood

La casa di Sevierville

Nel 1984, i genitori della Parton, Robert Lee e Avie Lee Parton, acquistarono una casa con il tetto rosso a Sevierville, nel Tennessee. La casa, molto più grande della baita di montagna, era stata costruita nel 1917 e aveva tre camere da letto, due bagni e mezzo e due camini, un notevole cambiamento. Immersa in oltre 25 ettari di dolci colline verdi, la proprietà offriva privacy, ampi spazi e una vista panoramica sul paesaggio. Dopo la morte dei genitori, nel 2003 Parton vendette la casa a un amico di famiglia. A distanza di quasi vent’anni, gli attuali proprietari di “Red Top” continuano a portare avanti l’eredità filantropica della famiglia Parton. Nel 2022, hanno trasformato temporaneamente l’incantevole abitazione in una location per matrimoni, dopo che una struttura vicina era andata distrutta negli incendi boschivi della contea di Sevier. Oggi, una statua di bronzo di Dolly Parton che raffigura la cantautrice giovane con la chitarra in mano è ubicata davanti al tribunale della contea.

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La statua di Dolly Parton a Sevierville, Tennessee

I luoghi di Dolly Parton a Nashville

Nashville ha rappresentato la rampa di lancio con cui la ragazza Dolly cresciuta nelle Great Smoky Mountains si è trasformata in una leggenda globale, Dolly Parton. Il rapporto tra Dolly e Nashville è stato indissolubile e decisivo per l’intera storia della musica country: Nashville rappresenta per lei la terra delle opportunità, mentre Dolly è diventata una delle più grandi icone cittadine.

Il giorno esatto dopo essersi diplomata nel 1964, da diciottenne, prese un autobus di linea dalla sua città di campagna per trasferirsi a Nashville. Proprio il primo giorno in città incontrò il futuro marito, Carl Dean. Nella capitale del songwriting, Dolly si è affermata inizialmente come autrice per altri artisti, firmando contratti con le storiche etichette di Music Row prima di esplodere come solista, registrando nello storico RCA Studio B, dove ha inciso molti dei suoi più grandi successi, tra cui “Jolene” e “I Will Always Love You”.

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Gli honky-tonk lungo la Music Row a Nashville

Ha esordito al celebre Grand Ole Opry di Nashville, uno dei luoghi simbolo della musica country, ad appena 13 anni (introdotta dal mitico Johnny Cash a cui è stato dedicato un museo a Nashville), diventandone poi membro ufficiale nel 1969. È stato lo palcoscenico che l’ha consacrata nell’olimpo della musica country. La città la celebra al Country Music Hall of Fame, il museo che conserva cimeli, abiti di scena e dischi d’oro dedicati alla sua carriera, con una sezione permanente d’onore e con la sua inclusione nella Nashville Songwriters Hall of Fame dal 1986.

La New York da sogno nel giallo L’ultimo turno di Chris Pavone

Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia Apartments, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, il quartiere di Manhattan dove vivono le famiglie più ricche di New York City. Tra celebrity, finanzieri, vedove miliardarie, galleristi d’arte – come Emily Longworth, la protagonista del libro L’ultimo turno di Chris Pavone -, e uomini d’affari che hanno fatto tanti soldi (anche sporchi), come il marito di lei, Whitaker (Wit) Hamilton Longworth, Chicky deve garantire la loro sicurezza.

La trama

Emily non è nata ricca, viveva in uno squallido monolocale della Gande Mela, ma quando ha conosciuto il marito, la sua vita è cambiata radicalmente. Si è sposata, ha avuto due bambini, ha praticamente smesso di lavorare perché non è chic per una donna guadagnarsi dei soldi, così continua a fare consulenze per non annoiarsi e per sfuggire a quel marito che si è rivelato essere un mostro.

Nonostante dovrebbe avere tutto quello che ha sempre desiderato, Emily non è felice e odia profondamente l’uomo che le sta accanto, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa fortuna. Peccato che il contratto prematrimoniale sia inattaccabile e che lei non abbia ancora trovato la forza di lasciarlo.

Per fortuna, durante un evento mondano a cui prende parte senza il marito, Emily conosce Julian Sonnenberg, critico d’arte di successo con il quale ha molto in comune, un uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita e di cui si innamora.

Il condominio Bohemia ha due ali separate, una per ricchi, l’altra per super ricchi, dove vivono isia i Sonnenberg sia i Longworth, con un sistema di sicurezza al top. Qui ci sono solo grandi appartamenti, come il 2A dove vive Julian. C’è chi ne possiede addirittura due, come i Longworth, che vivono nel lussuoso attico, l’appartamento 11C-D. Sonnenberg possiede uno degli appartamenti meno costosi dell’edificio. La penthouse di Longworth è costata 32 milioni di dollari, più altri 7 milioni per ristrutturarne la superficie di 650 mq. Lì risiedono altri miliardari, ma Wit è il più ricco.

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Chicky lavora al Bohemia da 28 anni, è lui “la vera definizione di portiere, con la sua uniforme immacolata e il suo cappello a campana”. Ex marine, portoricano di 51 anni, anche lui ha un ruolo fondamentale nella trama del thriller.

Dov’è ambientato il giallo

Quasi tutto il libro è concentrato all’interno del prestigioso condominio Bohemia che si trova nell’Upper West Side, nome fittizio di uno dei tanti palazzi per ricchi che s’affacciano direttamente su Central Park da una parte (Central Park West), e sul fiume Hudson dall’altra. lLa zona pià bella in assoluto di New York.

L’Upper West Side corrisponde esattamente a quel quadrilatero compreso tra la West 59th Street e la West 110th Street ed è considerato il quartiere culturale e intellettuale. In questa zona ci sono la Columbia University, l’American Museum of Natural History, il New York Institute of Technology e il Lincoln Center for the Performing Arts. Giusto per citare alcuni degli indirizzi più noti.

L’immagine che Chris Pavone ci mostra di Manhattan in L’ultimo turno è quella dell’immaginario collettivo fatto di luci al neon, taxi gialli che sfrecciano tra le avenue, suv che scaricano i residenti di lussuosi flat in cui vivono i ricchi, sempre carichi di sacchetti dello shopping nella Fifth Avenue, tate con bambini e microscopici cagnolini appena usciti dalla toelettatura.

Il Bohemia non esiste nella realtà, ma potrebbe essere un qualsiasi palazzo elegante dell’Upper West Side. Pavone si sarebbe ispirato ai fatti reali accaduti nel celebre The Dakota, il condominio di lusso della fine dell’800, anch’esso nella Upper West Side di Manhattan, sulla 72^ strada, dove vivevano John Lennon e Yoko Ono quando nel 1980 un uomo sparò al componente dei Beatles. E i Lennon non furono né i primi né gli ultimi tra i personaggi di fama mondiale ad aver fatto del Dakota la propria casa. Per esempio, Lauren Bacall, Judy Garland e Leonard Bernstein abitarono tutti qui. Questi nomi di spicco sono stati ormai soppiantati da miliardari per i quali l’edificio rappresenta un pied-à-terre ovvero soltanto una delle loro numerose residenze. Gli stessi Longworth dividono la loro esistenza tra l’attico a Manhattan e la villa a Martha’s Vineyard, nel Massachusetts, vicino alla costa meridionale di Cape Cod, un’esclusiva meta di svago lungo la costa degli Stati Uniti dove trascorrono le vacanze i Presidenti americani, celebrità e villeggianti facoltosi.

Dalla descrizione che Pavone fa del palazzo, però, con due alte torri distinte, ci saremmo immaginati un edificio più simile a un altro palazzo molto famoso, quasi iconico, di Central Park, che molti avranno sicuramente già visto se non personalmente almeno in decine di film e serie Tv: The San Remo.

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The San Remo, iconico edificio affacciato su Central Park a New York

A due passi dal Dakota, è un famoso palazzo di lusso di New York degli inizi del Novecento. Si trova al 145-146 di Central Park West, di fronte a Central Park. Progettato da Emery Roth e completato nel 1930, è stato il primo grattacielo residenziale con torri gemelle della città. Nel corso degli anni, anche questo palazzo ha ospitato molte celebrità, tra cui Steve Jobs, Bono degli U2 (che comprò l’appartamento da Steve Jobs), Steven Spielberg, Demi Moore, Dustin Hoffman, Dodi Al-Fayed.

Il San Remo ha un gemello, l’Eldorado, uno storico palazzo residenziale in stile art déco dell’Upper West Side di New York, affacciato sul lato occidentale di Central Park.

Al di là della trama avvincente, questo giallo fa proprio venire voglia di fare un viaggio a New York.

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

Herm, l’isola senza auto tra spiagge bianche e silenzio

Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.

Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.

Stewart Island, l’isola più tranquilla del mondo dove vivono solo 500 persone

Immaginate un’isola grande tre volte Phuket dove vivono appena 500 persone, mentre circa 20 mila kiwi si aggirano tra foreste, spiagge e sentieri; aggiungete pochissime strade, cieli quasi privi di luce artificiale e un territorio in gran parte protetto: siete a Stewart Island, in Nuova Zelanda, incoronata nel 2026 “isola più tranquilla del mondo” dall’Unspoilt Index di BookRetreats, con un punteggio di 94,6 su 100.

Conosciuta in māori come Rakiura ovvero “terra dei cieli splendenti”, è la terza isola più grande della Nuova Zelanda e uno di quei luoghi in cui la presenza dell’uomo sembra quasi farsi da parte per lasciare spazio alla natura. Il protagonista più celebre è il kiwi bruno di Stewart Island, o Rakiura tokoeka, che qui trova uno dei suoi habitat privilegiati e può essere avvistato anche durante il giorno.

Ma basta aspettare che cali il buio perché lo spettacolo si sposti sopra le vostre teste. Dal 2019 Stewart Island/Rakiura è infatti un International Dark Sky Sanctuary e, ancora oggi, detiene il primato di santuario internazionale del cielo buio più meridionale del pianeta. L’inquinamento luminoso è quasi inesistente e, quando cielo e attività solare collaborano, potreste persino vedere l’aurora australe accendersi sopra l’oceano.

Cosa vedere e fare a Stewart Island tra kiwi, foreste e cieli stellati

Se arrivate fin qui in cerca di silenzio, Stewart Island difficilmente vi deluderà: circa l’85% dell’isola è protetto dal Rakiura National Park, un territorio di foreste native, baie remote, zone umide, coste selvagge e lunghi sentieri dove è ancora possibile intuire l’aspetto che doveva avere gran parte della Nuova Zelanda prima delle profonde trasformazioni provocate dalla presenza umana.

Oban, affacciata su Halfmoon Bay, è l’unico vero centro abitato: da qui bastano pochi spostamenti per lasciarsi alle spalle le case e ritrovarvi tra felci, spiagge quasi vuote e insenature in cui il rumore dominante torna a essere quello dell’acqua e degli uccelli. Proprio il birdwatching è una delle grandi esperienze dell’isola: i kiwi sono le star, ma Rakiura ospita un’eccezionale varietà di uccelli marini e forestali.

Stewart Island, l'isola dei kiwi e dei cieli spettacolari
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Stewart Island, l’isola dei kiwi e dei cieli spettacolari

Se amate camminare, il modo più emozionante per entrare nel paesaggio è seguire il Rakiura Track, una delle Great Walks neozelandesi, che richiede generalmente tre giorni e attraversa costa aperta, foreste, spiagge e le rive riparate del Paterson Inlet. Lungo il cammino potrete pernottare nei rifugi o nei campeggi e, con un po’ di fortuna, trovare sulla terra persino le impronte dei kiwi. Non aspettatevi però una passeggiata sempre comoda: la pioggia può trasformare alcuni tratti in veri corridoi di fango, parte integrante dell’esperienza di trekking sull’isola.

Per escursionisti esperti esistono percorsi ancora più impegnativi: il Southern Circuit percorre valli coperte di foresta e zone remote come Mason Bay e richiede preparazione, esperienza nel backcountry e capacità di affrontare condizioni meteorologiche mutevoli. Ancora più lungo e selvaggio è il North West Circuit, che segue gran parte della costa settentrionale tra spiagge delimitate dalle dune, promontori rocciosi, foreste e rifugi isolati.

Cima del Monte Anglem, Stewart Island, Nuova Zelanda
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Spettacolare cima del Monte Anglem a Stewart Island

Se preferite l’acqua ai lunghi trekking, da Oban potete invece esplorare il Paterson Inlet in kayak, alternando piccole baie, coste coperte di vegetazione e quella particolare sensazione di isolamento che accompagna gran parte del viaggio.

Poi arriva la notte. Alzate lo sguardo: le stelle diventano improvvisamente numerosissime e il cielo assume una profondità che nelle città abbiamo quasi dimenticato: tra marzo e settembre aumentano inoltre le opportunità di osservare l’aurora australe, anche se, trattandosi di un fenomeno naturale, l’avvistamento non può mai essere garantito.

Aurora australe a Stewart Island
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Spettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)

Dove si trova Stewart Island e come raggiungerla

Stewart Island/Rakiura si trova circa 30 chilometri a sud della South Island della Nuova Zelanda, oltre il Foveaux Strait, in quelle latitudini australi influenzate dai celebri Roaring Forties, i forti venti occidentali che aspazzano l’emisfero meridionale.

Da Invercargill potete raggiungere Oban con un piccolo aereo in circa 20 minuti; se invece preferite il mare, dal porto di Bluff parte il traghetto che percorre il Foveaux Strait in circa un’ora: lo stretto è noto per le condizioni del mare che possono diventare vivaci, mentre il volo offre un arrivo oltremodo scenografico sopra coste, baie e foreste.

Montecarlo, cosa vedere di nuovo quest’estate nel Principato di Monaco

Per chi trascorre l’estate in Liguria o nella vicina Costa Azzurra, non può mai mancare una tappa nel Principato di Monaco. Ogni estate, sono tante le novità che Montecarlo propone a chi la visita.

Anche quest’anno sono parecchie, tra mostre dedicate ai miti monegaschi – dalla diva Grace Kelly che lasciato un segno indelebile ai motori della Formula Uno –, nuovi quartieri per super ricchi, ma anche nuovi parchi e iniziative volte alla sostenibilità. Grossi cambiamenti, insomma, ma anche grandi classici, per un luogo che, da secoli, fa sognare. Ecco cosa vedere di nuovo se siete in città.

La partenza della Vuelta

La Vuelta 26, la più importante corse a tappe di ciclismo spagnola, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France, prenderà il via a Monaco il pomeriggio del 22 agosto 2026, con una spettacolare cronometro che si disputerà tra le strade del Principato. Il Casinò di Monte Carlo sarà il punto di partenza di una tappa che toccherà luoghi iconici come la spiaggia del Larvotto, lo stadio Louis II e l’interno del Chapiteau dell’Espace Fontvieille. Naturalmente, per tutto il giorno il traffico automobilistico sarà deviato, ma sarà uno spettacolo unico che attirerà migliaia di appassionati e di turisti.

Il nuovo quartiere Mareterra

È stato completato ed è ora visitabile il nuovo progetto edilizio chiamato Mareterra, un enorme complesso affacciato sul mare progettato dagli studi di architettura Valode & Pistre e Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con il paesaggista Michel Desvigne e con opere open air dell’architetto giapponese Tadao Ando, dello scultore britannico Anish Kapoor e dell’americano Alexander Calder. In alcuni punti, il mare entra proprio nelle fondamenta della piattaforma, tanto che uno degli ingressi dei nuovi condomini, che prende il nome di Grotte Bleue, è aperto al pubblico e, in un’intercapedine di cemento armato, si possono vedere le fondamenta che entrano direttamente nel mare e guardare un video che mostra i fondali marini di quella zona. Il quartiere comprende palazzine (in quella progettata da Piano, che ricorda la chiglia di una nave, ci vivono alcuni dei piloti di Formula Uno che, nonostante in pista siano rivali, in realtà qui sono vicini di casa), ville su più livelli, una marina, negozi e ristoranti. In questo nuovo quartiere color ocra, che a tratti ricorda un po’ una città del Medioriente, tra passeggiate, fitta vegetazione, incluse le piante aromatiche, e strade pedonali affiancate da rivoli d’acqua e da ampie piscine a sfioro, l’atmosfera è ovattata e non si sente quasi il rombo dei motori delle Ferrari che sfrecciano in continuazione sul lungomare del Larvotto.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il nuovo quartiere di Mareterra nel Principato di Monaco

Il matrimonio del secolo

Il Palais Princier, sulla rocca di Monaco, ospita la mostra “Wedding of the Century” che celebra i 70 anni del matrimonio tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly che ha fatto sognare il mondo. Dai gioielli donati dalla cittadinanza monegasca alla neo-sposa ai suoi abiti più belli, incluso quello da sposa. che ha fatto il giro del mondo, sono in mostra insieme a ritratti, fotografie e ad altri memorabilia della vita privata della coppia reale. Un’occasione, per chi non lo avesse mai fatto, di visitare anche le sale di Palazzo aperte al pubblico, con i marmi, gli affreschi e i soffitti a volta. Si può visitare la mostra fino al 25 settembre 2026.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’abito da sposa indossato da Grace Kelly in mostra a Palazzo

Il matrimonio del secolo 2

Per i più romantici, che desiderano ripercorrere le tappe del matrimonio del secolo, a L’Engelinè, nella stessa via del Jardin Exotique, è in mostra “Un Mariage sous les projecteurs. Rainier III et Grace Kelly. 12-19 avril 1956” (Un matrimonio sotto i riflettori. Ranieri III e Grace Kelly. 12-19 aprile 1956) con film, fotografie, documenti d’archivio e apparecchiature che ripercorrono la storia di una produzione cinematografica unica e che illustrano nel dettaglio l’apparato mediatico di un evento che ha cambiato il volto del Principato di Monaco. Infatti, in occasione delle nozze di Ranieri e Grace, per agevolare il lavoro dei circa 1800 giornalisti giunti da ogni parte del mondo e le Tv ufficiali dell’epoca, Radio Monte-Carlo e Télé Monte-Carlo, che hanno curato la produzione e la trasmissione delle cerimonie in Eurovisione, raggiungendo 30 milioni di telespettatori, era stata allestita una sala stampa sulla Rocca. Tutti questi filmati, uniti a quelli amatoriali, che hanno documentano il fervore dell’intera popolazione, sono stati raccolti dall’Institut Audiovisuel de Monaco e vengono proiettati tutti i giorni gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30 (16:30 il venerdì) fino al 26 febbraio 2027 nella sede dell’istituto.

Auto, rally e Formula Uno

Se la mostra sul matrimonio farà sognare molte donne, quella al Grimaldi Forum farà sognare i maschietti. Poiché Montecarlo fa rima con Formula Uno, dallo scorso 30 giugno è in corso la mostra “Monaco e l’automobile, dal 1893 ai giorni nostri”, aperta al pubblico solo fino al 6 settembre 2026. Distribuita su una superficie di oltre 3.500 mq, la mostra offre un viaggio attraverso oltre 130 anni di storia che legano il Principato al mondo dell’automobile. Oltre 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco, raccontano una storia che parte dai primi concorsi d’eleganza della fine del XIX secolo, che passa dal Rally di Monaco Monte-Carlo in corso dal 1911 e dal primo Gran Premio di Monaco del 1929. Grazie al contributo dell’Automobile Club de Monaco, il percorso espositivo riunisce archivi eccezionali, spesso inediti, oltre a numerosi documenti, fotografie e video che consentono di rivedere le auto in azione. Tra i pezzi più importanti figura la Rolls-Royce Silver Wraith del matrimonio del Principe Ranieri III e di Grace Kelly nel 1956, auto da rally, monoposto da GP e un omaggio ai piloti monegaschi Louis Chiron, uno dei più grandi piloti tra le due guerre mondiali, e al nostro ferrarista Charles Leclerc.

Il nuovo Jardin Exotique

Ha riaperto la scorsa primavera, dopo sei anni di lavori per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco. Questo parco che sorge dietro i moderni grattacieli è considerato uno dei giardini più belli del mondo e adesso è ancora più bello di prima. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, il Giardino Esotico di Montecarlo è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione. C’è anche una grotta nascosta, Grotte de l’Observatoire, scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta e aperta per le visite guidate con specialisti. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra.

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@Ezio Cairoli
Il percorso affascinante dentro il Giardino Esotico

Il Nuovo Museo Nazionale di Monaco

A partire dallo scorso 3 luglio, il Nouveau Musée National de Monaco presso la Villa Paloma dedica una mostra al pittore rumeno Victor Brauner (1903-1966), figura di spicco del surrealismo internazionale. “Victor Brauner, L’Aventure magique” riunisce oltre 160 opere tra dipinti, disegni e sculture che abbracciano l’intera carriera dell’artista dagli Anni ’20 agli Anni ’60, tutte provenienti da una collezione privata con sede a Monaco. Il percorso espositivo è completato da dieci oggetti d’arte extra-occidentali appartenuti allo stesso Brauner, concessi in prestito dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Étienne Métropole nella Loira. Villa Paloma si trova a due passi dal Jardin Exotique e, dalla sua terrazza panoramica, si gode di una splendida vista sul Principato.

Mare e sostenibilità

Il tema della sostenibilità è molto sentito nel Principato e lo stesso Principe Alberto II ci tiene moltissimo. In occasione del 50° anniversario dell’Associazione Monegasca per la Protezione della Natura (AMPN) presso Le Méridien Hub del Méridien Beach Plaza è stata allestita una mostra fotografica che ripercorre mezzo secolo di impegno a favore della salvaguardia delle aree marine protette di Monaco, visitabile fino al 15 ottobre 2026. Questa retrospettiva immerge i visitatori nel cuore della storia dell’associazione e delle sue numerose iniziative a favore della biodiversità marina. Attraverso fotografie d’archivio, immagini contemporanee, documenti sui programmi di ricerca scientifica, i progetti di ripristino ecologico, le innovazioni tecnologiche e le numerose iniziative la mostra testimonia l’evoluzione delle missioni dell’AMPN e il suo ruolo fondamentale nella protezione del litorale monegasco.

Un nuovo modo di visitare Montecarlo

Il Principato di Monaco ha da poco lanciato un’iniziativa chiamata Visit Monaco City Walk che consente ai visitatori di girare per tutta la città a piedi, lasciando l’auto in uno dei tanti parcheggi, dove spesso la prima ora è gratuita, passeggiando tra i vari quartieri, approfittando delle numerose esperienze proposte lungo il percorso lasciandosi guidare. Grazie alla vicinanza dei principali luoghi di interesse, infatti, Monaco si scopre facilmente a piedi o con le biciclette da noleggiare. Da un quartiere all’altro, i visitatori possono passeggiare ed esplorare giardini, musei, negozi, ristoranti, panorami o luoghi emblematici. Sul sito citywalk.visitmonaco.com (anche in italiano) vengono indicati gli itinerari consigliati con i tempi di percorrenza, tra cui anche alcuni percorsi pedonali, i parking con tanto di posti disponibili in tempo reale e la mappa interattiva.

Le novità per i ragazzi a Monaco

Non tutti sanno che nel Principato di Monaco esiste un interessantissimo museo della storia: il Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, fondato dal Principe Alberto I, che si trova anch’esso nei presso di Villa Paloma e del Jardin Exotique. Per tutta l’estate, sono in corso due mostre molto interessanti e istruttive, specie per i ragazzi: la prima, interattiva e immersiva, intitolata “From Toumaï to Sapiens” (fino al 16 ottobre 2026) racconta la nascita e l’evoluzione della specie e ripercorre il cammino di quegli esseri umani che inventarono gli strumenti e dominarono il fuoco, prima di lasciare la culla dell’umanità in Africa per popolare l’intero pianeta nell’arco di circa 10.000 anni; la seconda, “Magies d’ailleurs” (“Magie da altrove”) è una mostra immersiva per gli appassionati di scoperte, di riti, magia e costumi tradizionali (fino al 15 dicembre 2026). Il museo apre dalle 9 alle 18 e organizza anche visite guidate. Vale la pena visitarlo anche solo per ammirare lo scheletro di un mammut di oltre 30mila anni scoperto nella Siberia settentrionale: lo scheletro è lungo 5 metri e alto più di tre.

Omegna, la città di Rodari sul Lago d’Orta dove anche il fiume inventa una fiaba tutta sua

C’è una cittadina in Piemonte dove il fiume va controcorrente: l’emissario Nigoglia, che invece di scendere verso il lago risale verso nord, tanto che un vecchio detto locale lo chiama “il fiume che va in su”. E vuole la coincidenza che questa vena anticonformista abbia accompagnato anche la nascita di Gianni Rodari, lo scrittore nato proprio a Omegna e che a sua volta andò controcorrente rispetto alla scuola e alla pedagogia del suo tempo, imponendo una visione in cui la fantasia, l’errore creativo e il punto di vista dei bambini contavano più dei dogmi rigidi degli adulti.

Affacciata sulle rive del Lago d’Orta, Omegna offre ben più di una tappa veloce: tra vicoli medievali, salite panoramiche e una tradizione dolciaria tutta da scoprire, merita una giornata intera. Sapevate, per esempio, che qui sono nate la moka Bialetti, che ha cambiato per sempre il rito del caffè nelle case di tutto il mondo, e le eccellenze di Alessi e Lagostina? Tutti marchi che hanno trasformato oggetti quotidiani come pentole e posate in pezzi di design riconosciuti a livello internazionale.

Ecco i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere a Omegna.

Cosa fare e vedere a Omegna

Il modo migliore per scoprire Omegna è fare una passeggiata lungo la Nigoglia, seguendo il suo corso anomalo fino al cuore del centro storico. Da lì si può salire verso l’Alpe Mastrolino, un percorso che regala uno sguardo d’insieme sul lago e sui tetti della città, oppure spingersi fino al Monte Zuoli, dove il bosco ospita i giardini della Torta in Cielo con installazioni dedicate proprio a Gianni Rodari.

Tornati in centro, i vicoli del Quartiere Vaticano meritano una sosta lenta, tra scorci che raccontano l’anima più antica di Omegna. Da non perdere la Chiesa Collegiata di Sant’Ambrogio, esempio di architettura romanica rimaneggiata nei secoli, e naturalmente il museo “Una fantastica Storia”, primo spazio interattivo in Italia interamente dedicato all’universo di Rodari.

Chi ama il lago può scegliere tra una gita in battello alla ricerca degli angoli visibili solo dall’acqua, una passeggiata sul lungolago con aperitivo al tramonto, oppure un’esperienza decisamente insolita: pedalare direttamente sulle acque del Lago d’Orta a bordo di biciclette con speciali ruote galleggianti.

Per chiudere in dolcezza, Omegna ha una sua piccola geografia dei biscotti, uno diverso per ogni pasticceria. Le Imperialine, presenti dal 1937, le Reginette, molto simili, ma con un cuore più generoso di crema di gianduia, e le varianti Duchesse e Damine. A completare la mappa golosa ci sono i Perdigiorno, biscottini quadrati dedicati a Giovannino Perdigiorno, protagonista di uno dei libri più amati di Rodari.

La Festa di San Vito

Dal 21 al 31 agosto, Omegna si trasforma per undici giorni in un grande palcoscenico a cielo aperto per la 123ª edizione della Festa di San Vito, una delle celebrazioni patronali più antiche del Piemonte. La tradizione religiosa, legata all’arrivo delle reliquie del santo sul lago nel 1611, culmina il 29 agosto con la processione dell’urna per le vie del centro storico.

Ma è lo spettacolo sull’acqua a rendere l’evento davvero unico: tre serate piromusicali illuminano il golfo, con un finale il 30 agosto affidato a professionisti internazionali e, per la prima volta, a chiatte disposte direttamente sul lago per amplificare la visione da ogni angolo della città.

Dove si trova e come arrivare

Omegna sorge all’estremità settentrionale del Lago d’Orta, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte. In auto è raggiungibile percorrendo l’autostrada A26 e uscendo a Gravellona Toce, a pochi minuti dal centro. In treno, la città si trova sulla linea Novara–Domodossola, con collegamenti diretti da Milano (circa un’ora e mezza) e da Torino, cambiando a Novara. L’aeroporto di riferimento più vicino è quello di Milano Malpensa, a circa 40 minuti di auto.

Dove andare in Europa a settembre, 8 città da visitare senza spendere una fortuna

Se non avete avuto l’occasione di partire in piena estate oppure avete volontariamente scelto di evitare i viaggi in alta stagione, tra prezzi alle stelle e folla un po’ ovunque, sappiate che settembre è uno dei mesi migliori per organizzare una vacanza in Europa. Anzi, a settembre potete concedervi un weekend europeo o anche dei giorni di vacanza in più senza spendere quanto ad agosto, godendo addirittura di un clima più piacevole e fresco, ideale anche per la città.

Ma non solo: a settembre, a invogliare la partenza, si aggiunge il fatto che anche voli e alloggi possono scendere notevolmente di prezzo rispetto ai periodi di alta stagione. A questo si accompagna un calendario ricco di festival, eventi culturali, appuntamenti gastronomici e manifestazioni locali che permettono di vivere le destinazioni in un momento particolarmente interessante dell’anno.

Viaggio a bordo del Train des Merveilles, da Nizza a Tenda attraverso un territorio ricco di meraviglie

L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.

È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.

Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).

Scoppia il trend del city-maxxing: i migliori itinerari per vedere 4 città in un viaggio

In un viaggio, basta una sola città a settimana? Seppur sempre più persone stiano preferendo scoprire una sola meta in modo più approfondito, c’è chi preferisce abbracciare un trend soprannominato city-maxxing. Cosa significa esattamente? Invece di fermarsi in un’unica destinazione, si attraversano più città, spesso in Paesi diversi, sfruttando spostamenti brevi e budget contenuti.

A fotografare il fenomeno è stata una ricerca di FlixBus, che ha analizzato le destinazioni europee servite dalla propria rete individuando itinerari con quattro tappe e spostamenti sempre sotto le cinque ore.

Partendo da questo spunto, abbiamo creato cinque itinerari, tra classici d’Europa e rotte meno battute.

Lubiana → Zagabria → Budapest → Bratislava

Un tuffo nella Mitteleuropa più autentica. Si parte da Lubiana, con il suo castello e i canali scenografici, per poi scendere a Zagabria tra caffè storici e mercati vivaci. Budapest regala terme, vita notturna nei ruin bar e un patrimonio architettonico da fotografare a ogni angolo. Chiude il cerchio Bratislava, piccola ma sorprendente, ideale per un ultimo giorno slow prima del rientro.

Venezia → Lubiana → Zagabria → Budapest

Un itinerario che parte dall’Italia e attraversa il confine quasi senza accorgersene. Da Venezia, con i suoi canali e le calli affollate, si passa alla quiete verde di Lubiana, poi alla vivacità di Zagabria, fino all’energia di Budapest. Un mix perfetto tra arte italiana e atmosfere balcaniche, con spostamenti sempre gestibili in giornata.

Marsiglia → Montpellier → Barcellona → Valencia

Il Mediterraneo come filo conduttore. Marsiglia apre le danze con il suo porto storico e i quartieri multiculturali, Montpellier aggiunge un tocco universitario e giovane. Poi si vola letteralmente in Spagna: Barcellona con Gaudí e la movida, Valencia con la Città delle Arti e delle Scienze e spiagge a due passi dal centro. Un itinerario dove cultura, mare e vita notturna vanno a braccetto.

Berlino → Praga → Breslavia → Cracovia

Un itinerario tra i più rapidi in assoluto, con poco più di dodici ore di spostamenti complessivi. Dopo Berlino e Praga si prosegue in circa tre ore verso Breslavia, terza città della Polonia, distribuita su una rete di isole collegate da oltre cento ponti. La sua piazza del mercato non ha nulla da invidiare a quella praghese, ma con molta meno folla.

Il viaggio si chiude a Cracovia, circa tre ore più a est: l’ex capitale reale della Polonia conserva uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa, con l’ampia piazza Rynek Główny circondata da chiese gotiche, case colorate e caffè vivaci.

Venezia → Innsbruck → Monaco di Baviera → Zurigo

Infine, l’ultimo itinerario attraversa le Alpi cambiando paesaggio a ogni tappa. Si parte da Venezia per salire verso Innsbruck, circondata da montagne e con un centro storico compatto perfetto da girare in mezza giornata. Si prosegue verso Monaco di Baviera, tra birrerie storiche, il grande parco dell’Englischer Garten e una vita culturale sempre vivace. Il viaggio si chiude a Zurigo, tra il lago, il centro storico raccolto e un’atmosfera elegante, ma rilassata, ideale per un ultimo giorno di shopping e passeggiate lungo il fiume Limmat.

Dove andare in Italia a settembre, 5 mete da vivere senza la folla di agosto ed eventi imperdibili

Per chi si può permettere una vacanza al di fuori del calendario classico delle ferie estive, settembre è un mese ideale per viaggiare in Italia. A settembre il picco dell’estate è ormai alle spalle, le temperature diventano più sopportabili, le località turistiche iniziano a respirare e le giornate regalano ancora abbastanza luce per vivere mare, borghi, passeggiate e pranzi all’aperto. Anche la presenza dei turisti tende a diminuire e, in molte destinazioni, si possono trovare condizioni di prezzo più interessanti rispetto alle settimane centrali di agosto.

Da nord a sud, il mese di settembre offre così un’Italia diversa, fatta di vendemmie, festival gastronomici, natura che cambia colore e grandi eventi sul lago. Ecco 5 destinazioni da segnare in agenda per le vacanze di settembre.

Trapani e le Egadi, Sicilia

La Sicilia è una delle destinazioni che meglio interpretano il fascino del mese di settembre. Nel territorio di Trapani e dell’arcipelago delle Egadi, il mare conserva ancora il suo carattere estivo mentre il caldo più intenso lascia spazio a giornate più piacevoli per esplorare borghi, saline, riserve naturali e località costiere. E, soprattutto, ci si lascia alle spalle la calca di agosto che affolla anche le calette più silenziose delle Egadi.

San Vito lo Capo, Sicilia
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Veduta di San Vito Lo Capo, Trapani

Il grande appuntamento del mese è il Cous Cous Fest, in programma nella vicina San Vito Lo Capo dal 18 al 27 settembre 2026. Per dieci giorni il celebre borgo siciliano diventa un vero e proprio crocevia internazionale dedicato al cous cous e all’integrazione culturale. Le Case del Cous Cous e l’Expo Village saranno aperti ogni giorno dalle 12 a mezzanotte sul lungomare e nelle vie centrali del paese, con degustazioni, prodotti del territorio, cooking show e competizioni tra chef provenienti da diversi Paesi.

Langhe, Piemonte

Tra colline, vigneti e borghi, le Langhe sono una delle destinazioni italiane che acquistano ancora più fascino con l’arrivo dell’autunno. Settembre coincide infatti con uno dei momenti più importanti dell’anno per questo territorio: la vendemmia.

Vigne, Barolo, Langhe
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Le vigne del Barolo in autunno

Alla Cascina Fontanette, a Santo Stefano Belbo, la Festa della Vendemmia propone dal 12 settembre al 4 ottobre 2026 un’esperienza dedicata anche alle famiglie: si può partecipare alla raccolta dell’uva e alla pigiatura manuale, visitare i vigneti e la cantina e accompagnare l’esperienza con degustazioni di prodotti della tradizione locale. Un altro appuntamento da segnare è in programma sabato 5 e domenica 6 settembre 2026 al Villaggio Narrante di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba. Due giornate con musica, spettacoli, street food, attività per grandi e bambini e, naturalmente, la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi.

Valle del Casentino, Toscana

Per una vacanza lontana dal turismo balneare, la Valle del Casentino, in Toscana, è un’alternativa completamente diversa. Qui settembre segna il passaggio dall’estate all’autunno e il paesaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna comincia lentamente a cambiare volto.

Casentino, Toscana
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Sguardo sulla Valle del Casentino

I boschi regalano temperature più gradevoli per le escursioni e le prime sfumature autunnali, mentre la fauna selvatica diventa protagonista di uno degli spettacoli naturali più suggestivi della stagione: il bramito dei cervi. Ma il Casentino non è solo natura, è anche un territorio dove inserire nel viaggio luoghi di grande valore storico e spirituale come la Fraternità di Romena, la Pieve di Romena e il Castello di Romena, immersi in un paesaggio che invita naturalmente alla lentezza.

Lago di Garda

Il Lago di Garda è una di quelle destinazioni che continuano a funzionare benissimo anche quando l’estate entra nella sua fase finale. Anche il calendario degli eventi rende il Garda particolarmente interessante in questo periodo. Tra gli appuntamenti più importanti c’è la 76ª CentoMiglia Internazionale del Garda, in programma il 5 e 6 settembre 2026, storica regata organizzata dal Circolo Vela Gargnano e capace di coinvolgere diverse località del lago.

Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago
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Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago

A Salò, dal 17 al 20 settembre, torna inoltre Salò Botanica, mostra-mercato dedicata a piante e fiori che anima il lungolago e il centro storico. Dall’altra parte del lago, Castelnuovo del Garda celebra invece la 60ª Festa dell’Uva, appuntamento che lega tradizione, territorio ed enogastronomia e che nel 2026 sarà accompagnato anche da iniziative culturali ed esperienziali.

I borghi dell’Umbria

L’Umbria a settembre è una destinazione perfetta per chi vuole staccare davvero, magari con un itinerario tra Assisi, Spello, Bevagna, Spoleto e Montefalco, che sappia alternare arte, natura ed enogastronomia.

Veduta aerea della Basilica di San Francesco d'Assisi e del centro storico, Umbria
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Veduta aerea della Basilica di San Francesco d’Assisi, Patrimonio UNESCO

A settembre non mancano nemmeno gli appuntamenti. Ad Assisi, il 5 settembre è in programma la Marcia delle Otto Porte, mentre a Scheggino, il 6 settembre, si svolge la SpoletoNorcia Gravel, occasione interessante per scoprire il territorio su due ruote. Sempre durante il mese proseguono inoltre eventi culturali e iniziative nei borghi umbri, mentre il Festival Internazionale Green Music arriva fino al 20 settembre 2026 tra Montefalco e Assisi.

Tra gole e pareti di roccia c’è un piccolo paradiso blu scavato dal Turia: il Charco Azul di Chulilla

Sulla mappa della Comunità Valenciana, poco a ovest di Valencia, la provincia si trasforma in un labirinto calcareo scavato con pazienza millenaria dal fiume Turia. Proprio qui, l’antico borgo di Chulilla si erge fiero sopra un promontorio roccioso e, dalle stradine strette del paese raccolte attorno alla Plaza de la Baronía, il terreno scende verso una gola di roccia. Le case restano alle spalle e davanti prende forma un ambiente quasi selvaggio, fatto di pareti verticali, acqua verde-azzurra, piccoli frutteti e tracce di antiche opere.

La meta si chiama Charco Azul, espressione spagnola traducibile con “pozza azzurra”, ma il suo nome ha una storia meno poetica di quanto suggerisca il colore dell’acqua: deriva infatti dall’arabo azud, termine legato a una piccola diga o sbarramento destinato alla gestione dell’acqua per l’irrigazione.

La vera sorpresa, però, arriva alla fine del sentiero, quando il canyon si stringe fino a lasciare appena una decina di metri tra le pareti, mentre il Turia rallenta e forma un ampio specchio d’acqua. La roccia appare severa, modellata dall’erosione del fiume; l’acqua invece introduce una nota quieta e luminosa.

Origine, formazione e leggende del Charco Azul

La storia del Charco Azul comincia molto prima della nascita del turismo naturalistico. Il protagonista è il Turia, fiume che attraversa buona parte della Comunità Valenciana prima di raggiungere il Mediterraneo presso Valencia. Nel tratto di Chulilla il corso d’acqua ha inciso profondamente il rilievo, creando una gola dalle pareti alte e pressoché verticali.

Il piccolo sbarramento associato al nome del Charco Azul aveva una funzione concreta: l’acqua veniva utilizzata per irrigare gli orti situati nei pressi dell’abitato, un sistema prezioso in un territorio mediterraneo caratterizzato da estati calde e precipitazioni irregolari. A questa storia agricola si aggiunge una seconda fase legata alla produzione di energia.

Il paesaggio custodisce, però, anche racconti molto più drammatici. Una delle storie locali più note riguarda il trasporto del legname proveniente dalle montagne settentrionali. I tronchi venivano affidati alla corrente del fiume per raggiungere Valencia, sfruttando il Turia quale naturale via di trasporto. La strettezza della gola provocava, sfortunatamente, frequenti accumuli di legname. Gli uomini incaricati di liberare il passaggio affrontavano un lavoro rischioso e alcuni persero la vita durante queste operazioni.

Secondo la tradizione, proprio la memoria di quelle tragedie avrebbe portato alla costruzione di un piccolo eremo sulla riva sinistra del fiume, oltre la zona dei Calderones. Anche le acque del Turia hanno alimentato racconti legati a incidenti e annegamenti, soprattutto nelle epoche precedenti alla costruzione delle opere di regolazione del corso fluviale.

Un altro capitolo appartiene alla storia recente. Una passerella conduceva verso l’antico azud, ma l’alluvione del 1989 la distrusse. Le opere di accesso alla zona sono state successivamente migliorate, mentre alcuni collegamenti storici lungo il fiume hanno perso la loro funzione originaria. Il risultato è un paesaggio nel quale natura e archeologia industriale convivono senza bisogno di grandi scenografie.

Visita al Charco Azul, cosa vedere e cosa fare lungo il percorso

L’escursione parte dalla Plaza de la Baronía, piazza centrale di Chulilla legata all’antica Baronía, istituita nel 1274. Da questo punto si imbocca il percorso locale SL-CV 74, seguendo la segnaletica dedicata al Charco Azul. Le prime centinaia di metri attraversano il cuore dell’abitato con le sue vie strette, inclinate, raccolte tra facciate semplici e case addossate le une alle altre.

Calle Santa Bárbara e Las Cuevas accompagnano progressivamente fuori dal paese, mentre il panorama si apre verso la valle. Più in basso compaiono gli orti tradizionali e le prime pareti della gola. Il sentiero raggiunge poi il canyon del Turia. All’inizio il tracciato è abbastanza ampio, poi si restringe seguendo il profilo del fiume.

La roccia assume proporzioni imponenti e diventa il vero elemento dominante del paesaggio. Chulilla è considerata una delle principali destinazioni per l’arrampicata della Comunità Valenciana e lungo questo settore della gola si distinguono numerose vie attrezzate sulle pareti calcaree.

Dopo circa 40 minuti si raggiunge il Charco Azul. La pozza occupa una porzione allargata del corso d’acqua e colpisce per il contrasto tra la superficie tranquilla del Turia e le pareti ravvicinate del canyon. Il colore varia in base alla luce, alla stagione e alle condizioni dell’acqua, passando da tonalità verdastre a riflessi intensamente azzurri.

Un particolare curioso è El Arco, una formazione naturale nella roccia incontrata lungo il percorso. L’apertura costituisce uno degli elementi più riconoscibili della gola e aggiunge un ulteriore dettaglio geologico a un itinerario già ricco di forme modellate dall’acqua. Durante la stagione calda il Charco Azul può diventare una piscina naturale frequentata per il bagno. L’acqua del Turia resta comunque un elemento naturale soggetto alle condizioni del fiume, quindi occorre valutare con prudenza corrente, temperatura e livello dell’acqua.

Grande attenzione va riservata alle vecchie passerelle fissate alla parete presso la pozza. Le strutture risultano in cattive condizioni e sono chiuse al passaggio. Avvicinarsi oppure tentare di utilizzarle significa esporsi a un rischio inutile. Il percorso principale misura circa 2-4 chilometri, secondo il punto di partenza scelto, con un tempo complessivo vicino a 1 ora e 30 minuti per l’itinerario tradizionale.

Chi desidera allungare l’escursione può valutare una variante sul lato opposto del fiume, accessibile tramite una passerella situata prima del Charco Azul. Il tracciato prosegue attraverso altri passaggi attrezzati e aggiunge circa 1,5 chilometri. Prima di scegliere questa variante conviene verificare lo stato delle strutture, soprattutto dopo piogge intense o eventi meteorologici.

Dove si trova e come arrivare

Chulilla si trova nella provincia di Valencia, a circa 60 chilometri dalla città di Valencia, immersa nell’entroterra della Comunità Valenciana. In automobile dalla capitale valenciana si segue la CV-35, poi la CV-37, proseguendo verso Chulilla. Il centro storico presenta strade strette e disponibilità limitata di parcheggi, una situazione particolarmente evidente nei fine settimana e durante l’estate. Conviene lasciare l’auto nella zona periferica del villaggio e raggiungere la Plaza de la Baronía a piedi.

Charco Azul a Chulilla,Spagna
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Il Charco Azul a Chulilla visto dall’alto

Da lì la segnaletica per il SL-CV 74 accompagna verso il canyon. Chi preferisce ridurre la salita del rientro può valutare l’accesso meridionale, passando dalla zona della piscina comunale e dal cimitero fino alla parte bassa dell’abitato, chiamata Barranquilla. Da questa zona una strada conduce verso il livello del fiume, con possibilità di parcheggio nei pressi dell’impianto di depurazione, quindi il sentiero prosegue verso il Charco Azul.

Dove andare a fine agosto, 8 mete insolite e affascinanti tutte da scoprire

Ferragosto è ormai passato e l’estate inizia ad accorciarsi, ma moltissime persone sono pronte a partire per un sorprendente viaggio di fine agosto, che sia organizzato da tempo oppure last minute: se le ferie devono ancora iniziare o si ha ancora qualche giorno libero da sfruttare, la fine del mese può essere un ottimo momento per partire. Non soltanto perché in alcune destinazioni l’atmosfera comincia lentamente a cambiare, ma anche perché esistono mete capaci di offrire una vacanza diversa dalle solite destinazioni prese d’assalto nel cuore dell’estate.

Dalla costa italiana alle isole più selvagge, passando per una valle alpina dove cercare un po’ di fresco, fino ad arrivare a località europee meno scontate, sono diverse le possibilità per organizzare un viaggio last minute negli ultimi giorni di agosto. Abbiamo selezionato 8 mete tra Italia ed Europa, puntando su luoghi meno scontati che permettono di combinare diverse esperienze tra mare, natura, borghi, cultura e attività all’aria aperta. Pronti a partire?

Dove andare a settembre spendendo meno di 500 euro: 8 mete tra Italia ed Europa

Settembre è il mese giusto per chi vuole viaggiare senza spendere una fortuna: le scuole sono ricominciate, il grosso del turismo estivo si è esaurito e i prezzi, sia dei voli che degli alloggi, si abbassano. Con un budget di 500 euro a persona si può pianificare una settimana di vacanza vera, non solo un weekend lungo: ipotizziamo circa 100 euro per il viaggio andata e ritorno, cercando bene tra offerte e last minute, e 400 euro per il pernottamento di sette notti, scegliendo strutture semplici, ma confortevoli come B&B, ostelli o appartamenti in condivisione.

Se state cercando ispirazione, ecco 8 mete, tra Italia ed Europa, dove partire a settembre.

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