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Perché organizzare un city break a Ginevra quest’inverno è un’ottima idea

L’inverno è una stagione perfetta per scoprire Ginevra, città cosmopolita che, con l’arrivo del freddo e soprattutto durante il periodo natalizio, si veste di un fascino particolare. Affacciata sulle rive del Lago Lemano e impreziosita da panorami alpini, regala scorci suggestivi, architetture storiche, musei e tradizioni e, tra passeggiate sul lungolago, cioccolate calde nei locali del centro e mercatini di Natale, non mancano le occasioni per concedersi qualche giorno lontano dalla routine.

A rendere il tutto più interessante, il debutto di una nuova rotta diretta da Milano Linate per raggiungere la città svizzera in modo semplice e comodo.

Da Milano a Ginevra con il nuovo volo diretto easyJet

Organizzare un viaggio a Ginevra partendo da Milano è diventato ancora più semplice grazie al nuovo collegamento aereo inaugurato da easyJet tra l’aeroporto di Milano Linate e quello della città svizzera. La compagnia ha infatti avviato una nuova rotta diretta che avvicina due importanti centri dal respiro internazionale, ampliando le possibilità di viaggio tra Italia e Svizzera.

Il collegamento è operativo con fino a sei frequenze settimanali, dal lunedì al venerdì e la domenica.

Ginevra in inverno, cosa non perdere

Una prima tappa può essere il centro storico, con le stradine acciottolate, le caratteristiche piazze e gli edifici che ne raccontano la storia tra cui la Cattedrale di Saint-Pierre, legata alla storia della Riforma protestante: vale la pena salire sulla torre per lasciarsi incantare dal panorama sui tetti della città.

Dopo aver esplorato i vicoli del centro, potete raggiungere il lungolago e ammirare il Jet d’Eau, imponente getto d’acqua che si staglia sul Lago Lemano; poco distante ecco il Jardin Anglais, elegante spazio verde affacciato sull’acqua, conosciuto anche per l’Orologio Floreale, una composizione di fiori e piante che rende omaggio alla tradizione orologiera svizzera. Nel periodo natalizio, ospita il mercatino Noël au Jardin, con casette di legno, proposte gastronomiche e occasioni per dedicarsi allo shopping. Un’altra tappa interessante è il Parc des Bastions, che accoglie il celebre Muro dei Riformatori, monumento dedicato ad alcune delle figure più importanti della Riforma protestante.

Jet d'Eau al tramonto sul Lago Lemano a Ginevra
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Il magnifico Jet d’Eau al tramonto

Le giornate più fredde possono essere l’occasione per scoprire anche l’offerta culturale con una tappa al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che racconta la storia e l’impegno umanitario del movimento e affronta temi legati alla solidarietà e all’assistenza alle persone colpite da conflitti e crisi. Se siete appassionati di orologeria potete, invece, visitare il Museo Patek Philippe, dedicato a una delle espressioni più conosciute dell’artigianato svizzero. Merita attenzione anche il Museo d’Arte e di Storia, una delle principali istituzioni culturali ginevrine, con una collezione molto ampia che tocca differenti epoche e forme artistiche. Per aggiungere una tappa meno convenzionale, c’è infine l’ERN, un’esperienza legata al mondo della scienza da prendere in considerazione organizzandosi in anticipo e verificando le modalità di accesso.

Tra la fine di novembre e dicembre, poi, le decorazioni, le luci e i mercatini trasformano creano l’atmosfera ideale per immergersi nello spirito natalizio. Tra le esperienze da non perdere c’è una passeggiata tra le bancarelle, dove curiosare tra oggetti artigianali e specialità stagionali, magari concedendosi una cioccolata calda o un bicchiere di vin brulé. Dicembre è anche il mese della Fête de l’Escalade, ricorrenza molto sentita che rievoca l’attacco sferrato nel 1602 dalle truppe del Duca di Savoia contro la città e la resistenza dei suoi abitanti. Durante le celebrazioni, le strade si animano con costumi d’epoca e iniziative a tema storico.

Se disponete di qualche ora in più potete, infine, organizzare una breve escursione fuori Ginevra: una delle mete più interessanti è il Mont Salève, in territorio francese non lontano dal confine svizzero. La funivia permette di raggiungere la zona panoramica e ammirare dall’alto la città, il Lago Lemano e, nelle giornate limpide, anche le Alpi.

Signora Volpe 3, le location incantevoli della serie Tv tra borghi medievali e panorami lacustri

Le ambientazioni hanno sempre avuto un ruolo decisamente simbolico nella serie Sky con Emilia Fox nei panni di una – quasi omonima – ex agente dei servizi segreti britannici trasferitasi in Italia. Sylvia Fox non ha scelto una grande città per la sua nuova vita, infatti, ma un borgo affacciato su un lago dove si vive ancora (quasi) come un tempo, è più facile stringere legami autentici e sentirsi a casa. Le location di Signora Volpe 3 ripropongono questa dimensione di famigliarità e genuinità: scopriamo insieme dove sono stati girati i tre nuovi episodi in arrivo in esclusiva su Sky Investigation e NOW dal 28 ottobre 2026.

Di cosa parla

Nella nuova stagione di Signora Volpe, Sylvia prova a ritrovare un po’ di equilibrio personale dopo il rapimento che l’aveva coinvolta nella precedente. Accanto ha ancora il capitano dei Carabinieri Giovanni Riva (Giovanni Cirfiera) con cui il rapporto diventa sempre più stabile e solido, nonostante le differenze di vedute e di carattere. Il passato da cui la donna, trasferitasi in Italia dopo aver lasciato la carriera da agente segreto britannico, prova a fuggire continua a ripresentarsi nella sua vita nella forma di delitti e misteri che sconvolgono il piccolo borgo umbro dove ha scelto di vivere. In questa stagione sono tre, uno diverso per ogni episodio: il primo è l’omicidio del proprietario di una cantina che aveva da poco confessato proprio a Sylvia Fox di sentirsi in pericolo.

Dov’è stata girata la serie

La terza stagione di Signora Volpe è stata girata tra l’Umbria e il Lazio e ha location che spaziano da piccoli centri affacciati sul lago a gioielli del Rinascimento che raccontano tutta la bellezza e la ricchezza artistico-culturale e del Centro Italia.

Panicale

Il borgo umbro in cui Emilia Fox/ Silvya Fox vive da qualche anno è Panicale: un centro in provincia di Perugia, famoso per la vista stupenda che offre sul Lago Trasimeno e la valle del Nestore (tanto da essere spesso chiamato la Terrazza sul Trasimeno), di cui sullo schermo si intravedono più volte il centro e i punti panoramici appunto.

Qual è il borgo umbro dove vive la protagonista della serie "Signora Volpe 3"
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La splendida vista sul Lago Trasimeno da Panicale

Bracciano

Nel Lazio sono diverse le location di Signora Volpe 3 segnalate. Nei dintorni di Bracciano, il borgo medievale affacciato sull’omonimo lago e famoso soprattutto per il Castello Orsini – Odaleschi, si trova per esempio una tenuta di campagna in cui sono state girate diverse scene.

C'è anche Bracciano tra le location della terza stagione di "Signora Volpe"
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Il panorama mozzafiato del Lago di Bracciano

Anguillara Sabazia

Altre riprese sono state effettuate ad Anguillara Sabazia, come ha confermato anche l’amministrazione comunale. Arroccato su un promontorio che affaccia, ancora, sul Lago di Bracciano questo borgo medievale è scandito, soprattutto in centro, da vere chicche architettoniche come Porta Maggiore, il Torrione Medievale, la Colleggiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Orsini. I set di Signora Volpe 3 hanno interessato, però, soprattutto la passeggiata del lungolago: una zona decisamente panoramica, dove godere di un tramonto unico sul Lago di Bracciano, molto frequentata dalla gente del posto per via della presenza di bar e locali della movida.

C'è anche Anguillara Sabazia tra i luoghi dov'è stata girata "Signora Volpe 3"
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Il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia

Albano Laziale

C’è anche Albano Laziale tra i luoghi dov’è stata girata la terza stagione di Signora Volpe. Qui, nel cuore dei Castelli Romani, la produzione italo-britannica della serie Sky ha girato soprattutto in centro, in zone come quella di Piazza Guerrucci e Viale Risorgimento.

Apocalypse Z: Il nuovo mondo, le location paradisiache tra spiagge vulcaniche e acque cristalline

Dal 30 ottobre 2026, in tempo per Halloween e per festeggiare con un’apocalisse zombie il periodo più spaventoso dell’anno, è disponibile su Prime Video l’attesissimo sequel di Apocalypse Z. Tratto come il primo dai romanzi di Manel Loureiro, questo secondo capitolo continua nella costruzione di un universo distopico, segnato da una misteriosa pandemia e dal tentativo di sopravviverle che mette tutti contro tutti.

Sullo sfondo, quasi per contrasto, una natura rigogliosa e florida e paesaggi mozzafiato che, inquadratura dopo inquadratura, non smettono di stupire e per molti versi rassicurare lo spettatore: le location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo si trovano per la gran parte infatti in un arcipelago paradisiaco, molto amato dai viaggiatori e non solo.

Di cosa parla

Dopo che, in Apocalypse Z: L’inizio della fine, il misterioso virus TSJ ha scatenato una pandemia e segnato di fatto la fine del mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, le Isole Canarie sono rimaste l’unico posto in Europa apparentemente immune dalla malattia e dall’orrore che ne è seguito: una sorta di rifugio per i pochi superstiti. Nel secondo capitolo del film, diretto da Carles Torrens, una missione speciale parte alla volta della Spagna continentale per fare rifornimenti di munizioni e altri beni di prima necessità.

Il secondo capitolo di "Apocalypse Z" è ora disponibile su Prime Video
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Una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Al gruppo si unisce anche Roberto (Carlos Alcaide): le sue motivazioni sono, però, decisamente più sospette di quelle degli altri e rischiano di mettere a repentaglio il successo dell’intera missione. Mentre affrontano città devastate, orde di infetti, imprevisti e pericoli di ogni genere così i protagonisti di Apocalypse Z: Il nuovo mondo sono costretti a fare i conti con una domanda più esistenziale: quanto sono disposti a rischiare per salvare ciò che resta dell’umanità?

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo": il sequel tanto atteso è disponibile su Prime Video
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Un’altra scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Dov’è stato girato il film

Le location di Apocalypse Z: Il nuovo modo sono anche per ragioni narrative in gran parte diverse da quelle del prequel. Diventato in poco tempo il film originale di Prime Video più visto a livello globale, il primo Apocalypse Z era stato girato a Vigo e in altre zone della Galizia. Tra i luoghi dov’è stato girato il secondo Apocalypse Z ci sono invece soprattutto le Isole Canarie, oltre che la Spagna continentale.

Le Canarie

L’arcipelago delle Canarie, con la sua natura imponente e ancora in gran parte incontaminata, non poteva che essere il candidato naturale a interpretare l’unico luogo rimasto immune dal virus e dai suoi effetti sociali. A convincere Torrens e la sua troupe deve essere stata anche la straordinaria varietà di paesaggi che, in questi anni, ha fatto delle Isole Canarie una delle destinazioni europee preferite dalle produzioni cinematografiche: alle Canarie è possibile trovare, spostandosi solo di pochi chilometri, spiagge bianche e con acqua cristallina e spiagge nere di origine vulcanica, scogliere a picco sul mare e paesaggi più dolci come quelli delle fitte foreste di lauri, villaggi coloniali e moderni scenari industriali.

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo" è stato girato nelle Isole Canarie
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Gli affascinanti paesaggi delle Canarie

Ci sarebbero location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo in varie isole dell’arcipelago: Tenerife, Gran Canaria, La Palma solo per citare le principali.

Spagna continentale

La seconda parte di Apocalypse Z, come anticipato, è stata girata, almeno per le scene che riguardano la missione speciale in cui sono impegnati i protagonisti, anche nella Spagna continentale. Non si conoscono dettagli, però, su quali zone la produzione abbia scelto come location.

Dov'è stato girato "Apocalypse Z: Il nuovo mondo": le location in Spagna
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Ancora una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Tornano le Isole di Luce tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta: mondi magici tra borghi da fiaba

Dal 4 dicembre 2026 al 10 gennaio 2027, i paesaggi del Lago Maggiore e del Lago d’Orta si preparano a trasformarsi in uno spettacolo a cielo aperto, dove la luce incontra la storia e la bellezza dei borghi. Torna Isole di Luce, il progetto giunto alla quarta edizione che accompagnerà il pubblico in un itinerario suggestivo tra isole, architetture storiche e piazze, con installazioni luminose e videomapping ispirati alla natura e al messaggio di San Francesco d’Assisi.

Il tema scelto per quest’anno è “Un Cantico d’acqua e luce”, una rilettura contemporanea del Cantico delle Creature in occasione dell’ottavo centenario della morte del santo.

Isole di Luce 2026-2027

Il percorso prende il via da Stresa, elegante località affacciata sul Golfo Borromeo, celebre per le dimore storiche e i giardini che caratterizzano il Lago Maggiore. Qui, l’esperienza luminosa coinvolgerà due delle isole più affascinanti dell’arcipelago.

A Isola Bella, Palazzo Borromeo e i suoi scenografici giardini botanici a gradoni saranno protagonisti dell’installazione “Il sole, la luna e l’armonia del cosmo”. Le proiezioni accompagneranno l’architettura barocca in un gioco di colori che passerà dalle sfumature calde dell’ambra e dell’oro alle tonalità più profonde della notte, creando un dialogo suggestivo tra le opere dell’uomo e l’universo.

Sulla vicina Isola dei Pescatori, invece, il tema sarà “Sorella acqua”. I vicoli pedonali e le caratteristiche case dei pescatori faranno da cornice a un’illuminazione delicata, ispirata al movimento delle onde sulla pietra e sulla vegetazione. Il borgo sembrerà così sospeso sull’acqua, trasformandosi in un piccolo mondo incantato.

L’edizione 2026-2027 allargherà inoltre il proprio itinerario alla terraferma, coinvolgendo località affacciate sui due laghi. A Baveno, il complesso dei Santi Gervaso e Protaso ospiterà “Madre Terra generatrice”: la facciata romanica sarà animata da un videomapping che evocherà il Presepe di Greccio, per poi trasformarsi in una rappresentazione della pietra viva, dei cristalli di Baveno e della fioritura della natura.

A Verbania, sulla facciata del Palazzo Municipale di Pallanza, l’opera “Fratello vento” darà vita a un’architettura dinamica, capace di evocare il respiro invisibile degli elementi naturali attraverso forme e suggestioni luminose.

Tra le tappe più suggestive ci sarà anche Orta San Giulio, uno dei borghi più affascinanti del Lago d’Orta. Il progetto “Borghi di luce” coinvolgerà Piazza Motta, dove la facciata dell’ex Albergo Orta sarà arricchita da richiami francescani, mentre gli edifici sul lato est ospiteranno la rappresentazione della Natività. A completare lo scenario contribuiranno un albero vivo alto cinque metri, collocato davanti al Palazzotto, e l’illuminazione dell’Isola di San Giulio, che renderà ancora più suggestivo il panorama del lago.

Lo spettacolo tra natura, arte e spiritualità

Le installazioni saranno visibili ogni sera, dalle ore 17:00 alle 00:30, dal 4 dicembre 2026 al 10 gennaio 2027. Il filo conduttore sarà il Cantico delle Creature, reinterpretato attraverso i suoi elementi fondamentali: sole, luna, acqua, vento, terra e pietra. Le cromie luminose e i richiami al ciclo pittorico giottesco costruiranno una narrazione diffusa, capace di collegare luoghi diversi in un unico racconto visivo.

L’iniziativa, promossa dal Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli dell’Ossola, ha ricevuto il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Il progetto unisce così valorizzazione culturale e promozione turistica, con l’obiettivo di rendere i territori del Verbano e del Cusio una destinazione da scoprire anche d’inverno, tra passeggiate nei borghi, panorami lacustri e scenari illuminati.

Friedrichshafen, la città degli Zeppelin con le Alpi all’orizzonte

Una lunga passeggiata che costeggia le acque del Lago di Costanza, le vette delle Alpi che si stagliano all’orizzonte, eleganti edifici storici e un’atmosfera rilassata che invita a godersi ogni momento: Friedrichshafen è una delle piacevoli sorprese della Germania meridionale, una città dove tradizione e modernità convivono in un paesaggio che sa conquistare al primo sguardo.

E, dal 2027, raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice: Ryanair ha annunciato un nuovo collegamento diretto da Bari, operativo dalla fine di marzo con due voli settimanali, il martedì e il sabato.

Nel Baden-Württemberg, Friedrichshafen è anche un importante centro industriale e tecnologico, eppure, accanto alla sua vocazione innovativa, custodisce testimonianze storiche, architetture barocche, caffè, ristoranti e scorci che meritano di essere immortalati.

Scopriamo allora le attrazioni da non perdere.

Il Museo Zeppelin, un viaggio nella storia dei giganti del cielo

Il simbolo indiscusso di Friedrichshafen è il Museo Zeppelin, una delle sue attrazioni più importanti, dedicata all’affascinante storia dei dirigibili che rivoluzionarono il modo di concepire i viaggi aerei.

Svetta proprio sulle rive del Lago di Costanza, all’interno dell’ex stazione portuale, un notevole edificio modernista inaugurato nel 1933, la cui architettura richiama i principi funzionali del Bauhaus. Il museo ha aperto le porte il 2 luglio 1996 e ospita una straordinaria collezione di testimonianze, modelli, documenti e oggetti legati all’epopea dei dirigibili.

Il pezzo forte è senza dubbio la ricostruzione parziale, lunga 33 metri e in scala reale, del celebre LZ 129 Hindenburg, uno dei più famosi dirigibili della storia, divenuto tristemente noto per il disastro del 1937: è possibile entrare negli ambienti passeggeri ricostruiti secondo i progetti originali, scoprire le cabine, il salone, gli spazi destinati alla lettura e alla scrittura e immaginare come doveva essere attraversare l’Atlantico a bordo di un autentico gigante del cielo.

Il percorso espositivo approfondisce anche i principi tecnici del volo, le innovazioni che resero possibili imprese allora straordinarie e il ruolo che i dirigibili ebbero nello sviluppo industriale di Friedrichshafen. Non manca, inoltre, una collezione artistica che affianca il racconto della tecnologia.

Dirigibile del Museo Zeppelin, Friedrichshafen, Germania
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Museo Zeppelin, una delle attrazioni più importanti di Friedrichshafen

Il Castello di Friedrichshafen, antica residenza reale sulle rive del lago

Un’altra tappa che merita attenzione è lo Schloss Friedrichshafen, il castello che testimonia il prestigioso passato della città e il suo legame con la famiglia reale del Württemberg.

Le sue origini sono legate all’antico complesso monastico di Hofen, fondato in epoca medievale; tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo, l’edificio assunse nuove forme architettoniche, ma fu soprattutto nell’Ottocento che conobbe una svolta decisiva: a partire dal 1824, infatti, il re Guglielmo I di Württemberg fece adattare l’ex monastero a residenza estiva della famiglia reale.

Il castello appartiene tuttora alla famiglia del Württemberg e, trattandosi di una proprietà privata, non è visitabile al suo interno. Merita invece di essere ammirata la vicina Schlosskirche, la splendida chiesa barocca riconoscibile dalle due torri alte circa 55 metri.

La passeggiata sul Lago di Costanza, panorami alpini e atmosfere romantiche

Se c’è un luogo che racchiude l’essenza di Friedrichshafen, è senza dubbio la sua Uferpromenade, la passeggiata lungolago considerata tra le più belle e lunghe del Lago di Costanza.

Il percorso accompagna lungo la riva, dalla zona della foce del fiume Rotach fino alla Schlosskirche, e permette di apprezzare uno scenario che, nelle giornate limpide, diventa spettacolare: davanti agli occhi si distende l’azzurro del lago, mentre sullo sfondo appaiono le maestose Alpi austriache e svizzere.

Lungo il viale si susseguono caffè, ristoranti e gelaterie, ideali per una pausa all’aperto durante le giornate più calde, quando il lungolago si anima di residenti e turisti; ma il fascino della passeggiata non svanisce neppure in inverno, quando l’atmosfera diventa più raccolta e le montagne innevate regalano un panorama indimenticabile.

Se desiderate ammirare Friedrichshafen da una prospettiva differente, il Moleturm, la torre panoramica alta circa 22 metri presso il porto, regala una splendida vista sulla città, sul lago e sulla catena alpina.

La Chiesa di San Nicola, testimone della storia di Friedrichshafen

La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen, in Germania
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La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen

In pieno centro, un altro edificio che merita una visita è la Chiesa di San Nicola (St. Nikolaus), importante punto di riferimento religioso e architettonico, la cui storia attraversa i secoli e racconta le trasformazioni di Friedrichshafen.

Le prime testimonianze di una cappella nell’area dell’attuale chiesa risalgono al 1293, mentre nel 1325 compare una menzione documentata della dedicazione a San Nicola. Nel corso del Quattrocento venne ampliata secondo il gusto tardogotico, con la costruzione della torre e del coro; subì poi ulteriori modifiche, assumendo nel Settecento un’impronta barocca e, nel 1883, elementi stilistici neorinascimentali.

La sua vicenda è segnata anche da una delle pagine più drammatiche della storia cittadina: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che nell’aprile del 1944 devastarono gran parte dell’edificio insieme al centro storico. La ricostruzione ebbe inizio nel dopoguerra e la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1949.

Un borgo fuori dal comune: Scheendijk è costruito sui isole sottilissime, canali e casette affacciate sull’acqua

Non è di certo una novità che nei Paesi Bassi l’acqua abbia modellato il territorio per secoli. C’è un piccolo luogo però (ancora poco noto) in cui sembra che questa si sia davvero divertita a disegnare qualcosa di particolarmente unico nel suo genere. Parliamo di Scheendijk, un villaggio pieno di sottilissime strisce di terra che si allungano tra canali paralleli, mentre piccole abitazioni si affacciano direttamente sulle rive e le barche trovano posto davanti alle case. Osservato dall’alto, questo angolo della provincia di Utrecht assomiglia a un mosaico geometrico, fatto di rettangoli verdi, superfici argentate e minuscoli giardini.

Con la dovuta attenzione ci si rende conto che alcune costruzioni sorgono su lembi di terreno così stretti da lasciare pochissimo spazio tra una sponda e l’altra, e che ci sono altre (quasi) completamente circondate da alberi e canneti, con piccoli moli in legno utilizzati per raggiungere l’acqua.

Dietro questo scenario apparentemente spontaneo si nasconde però una storia fatta di lavoro, trasformazioni del paesaggio e inevitabile ingegno umano.

Cosa vedere a Scheendijk

Uno degli aspetti più curiosi di questo villaggio dei Paesi Bassi è che le sue principali attrazioni appartengono al paesaggio stesso: lungo le rive convivono testimonianze dell’antica attività estrattiva, porticcioli turistici e ambienti naturali decisamente particolari.

Le Kievitsbuurten, le incredibili strisce di terra tra i canali

Il luogo più caratteristico della zona è rappresentato dalle Kievitsbuurten, un paesaggio acquatico considerato particolarmente raro nel panorama europeo. Di primo impatto sembrano minuscole isole artificiali disposte in file ordinate, ma in verità sono ciò che resta di un’antica attività di estrazione della torba.

Per secoli, il sottosuolo paludoso della regione venne sfruttato per ricavare questo materiale organico, utilizzato principalmente come combustibile. I lavoratori scavavano nel terreno saturo d’acqua e accumulavano la torba estratta su fasce di suolo lasciate intatte, affinché potesse asciugarsi.

Oggi sono un reticolo di canali che separano appezzamenti lunghi e stretti, alcuni occupati da piccole case per le vacanze, altri ricoperti di vegetazione. Quindi, in tutto ciò, le proprietà private si alternano naturalmente ad aree destinate alla tutela ambientale, poiché l’erosione delle sponde minaccia le strisce più sottili.

I porticcioli lungo la Scheendijk

La strada che dà il nome alla località attraversa un ambiente profondamente legato alla nautica. Lungo il suo percorso si incontrano diversi porticcioli, cantieri, pontili e strutture dedicate al turismo. Tra questi merita una menzione il porto turistico Van Heusden Watersport, al civico 24, con circa 150 posti barca estivi.

Il panorama conserva un’identità marcatamente olandese: scafi ormeggiati lungo passerelle, piccoli edifici destinati alla manutenzione delle imbarcazioni e case per le vacanze.

I Loosdrechtse Plassen, la grande distesa d’acqua

Poco oltre il labirinto di canali si aprono i Loosdrechtse Plassen, un sistema di cinque laghi collegati tra loro. Il panorama alterna zone aperte, isole, canneti e rive alberate, mentre le barche a vela attraversano le distese lacustri e piccole imbarcazioni esplorano i passaggi più raccolti.

Loosdrechtse Plassen, Paesi Bassi
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Casette affacciate su Loosdrechtse Plassen

La zona viene talvolta definita Watertuin van Nederland, ovvero il Giardino d’Acqua dei Paesi Bassi, un soprannome che richiama la particolare combinazione tra ambienti naturali e paesaggio modellato dall’uomo.

Fort Tienhoven, la fortezza nascosta nella vegetazione

Nei dintorni di Scheendijk si trova anche Fort Tienhoven, una fortificazione costruita tra il 1848 e il 1850 lungo la Nieuweweg. La struttura appartiene alla Nieuwe Hollandse Waterlinie, il sistema difensivo olandese crato per proteggere una parte del Paese attraverso l’allagamento controllato di vaste porzioni di territorio.

Attualmente è circondato dalla vegetazione e costituisce anche un rifugio per i pipistrelli. L’accesso al suo interno è generalmente vietato, salvo particolari escursioni organizzate.

Breukelen e le dimore storiche sul fiume Vecht

A circa 3 chilometri da Scheendijk si raggiunge Breukelen, cittadina attraversata dal fiume Vecht. Il centro storico introduce un volto diverso della zona, puntellato di edifici tradizionali, ponti e antiche residenze signorili.

Una delle testimonianze più importanti è Gunterstein, una dimora storica ricostruita nel XVII secolo dopo la distruzione della precedente fortificazione durante l’invasione francese del 1672.

Cosa fare a Scheendijk

Il villaggio di Scheendijk è una destinazione particolarmente adatta a chi desidera dedicare del tempo all’esplorazione di un territorio profonamente connesso con l’acqua.

  • Noleggiare una barca elettrica o una piccola imbarcazione a motore: in modo da poter esplorare i canali e raggiungere i Loosdrechtse Plassen.
  • Esplorare i canali in canoa: le imbarcazioni leggere di questo tipo consentono di avvicinarsi alle rive e ammirare la vegetazione da una prospettiva particolarmente suggestiva (occorre però rispettare le limitazioni previste nelle aree naturali protette).
  • Dedicarsi alla fotografia paesaggistica: le sottili fasce di terreno, le casette riflesse nell’acqua e i pontili danno vita a composizioni insolite.
  • Fare un’escursione in bicicletta: le strade della regione permettono di attraversare piccoli centri abitati, aree agricole e tratti vicini al fiume Vecht.
  • Provare la vela sui Loosdrechtse Plassen: le ampie superfici dei laghi sono frequentate dagli appassionati di navigazione sportiva.
  • Osservare gli uccelli acquatici: i canneti e le sponde più tranquille ospitano diverse specie legate agli ambienti umidi, tra cui uccelli tipici delle zone ricche di giunchi e vegetazione ripariale.

Dove si trova e come arrivare

Scheendijk si trova nei Paesi Bassi centrali, nella provincia di Utrecht, all’interno del comune di Stichtse Vecht, in una posizione favorevole per esplorare la regione compresa tra Amsterdam e Utrecht. Il mezzo più pratico per raggiungerla è l’automobile: dall’autostrada A2, che collega Amsterdam a Utrecht, si può uscire in direzione Breukelen e proseguire verso est fino alla Scheendijk.

Chi preferisce i mezzi pubblici può utilizzare la stazione ferroviaria di Breukelen, servita dai collegamenti regionali. Per raggiungere l’area dei porticcioli occorre poi organizzare il trasferimento finale, eventualmente in bicicletta o taxi (sottolineiamo che è opportuno verificare in anticipo le possibilità di trasporto disponibili).

L’autunno più magico ed emozionante d’Europa è qui: lo spettacolo irresistibile dei Laghi di Plitvice

L’acqua ha un colore quasi finto, a tratti verde smeraldo, altrove azzurro intenso, mentre le foglie dei faggi e degli aceri tingono le rive di giallo, rame e rosso. C’è poi quell’aria fresca e pungente del mattino che viene accompagnata dal suono di alcune cascate, anche se a volte appena percettibile tra gli alberi, mentre altre così potente da coprire qualsiasi altro rumore. Se accade tutto questo vuol dire che si è arrivati ai Laghi di Plitvice, che durante l’autunno sono uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Croazia (ma forse anche dell’Europa intera).

Situato nell’entroterra, lontano dalle località balneari dell’Adriatico, il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice custodisce un sistema di 16 laghi principali disposti a gradoni, collegati attraverso cascate, ruscelli e barriere naturali di roccia. Chi ci arriva quasi pensa di essere entrato in una dimensione fiabesca, ma nei fatti è il risultato di processi geologici tuttora attivi, che modificano lentamente il corso dell’acqua (sì, di Madre Natura).

Fondato nel 1949, è il parco nazionale più antico e più esteso del Paese. Nel 1979 è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie alle caratteristiche straordinarie del suo sistema lacustre. Le sue bellezze cambiano durante l’anno, ma tra settembre e novembre acquistano un’intensità particolare, che ora scopriremo insieme.

Origine, formazione e leggende dei Laghi di Plitvice

Il territorio dei laghi appartiene alla regione carsica delle Alpi Dinariche, caratterizzata da calcari e dolomie, materiali che reagiscono in maniera differente al passaggio dei corsi d’acqua. Alla base del sistema lacustre si trovano i fiumi Bijela rijeka, il Fiume Bianco, e Crna rijeka, il Fiume Nero, che confluiscono dando origine al corso della Matica, diretto verso il lago Prošćansko. Le acque contengono carbonato di calcio disciolto, una sostanza fondamentale per la formazione delle cosiddette barriere di tufo calcareo, conosciuto anche con il termine travertino.

Muschi, alghe e microrganismi favoriscono il deposito dei minerali, contribuendo alla crescita di piccoli sbarramenti naturali. Con il passare dei millenni, queste strutture hanno trattenuto l’acqua, dando vita a bacini a quote differenti e spettacolari salti tra un livello e l’altro. La particolarità dei Laghi di Plitvice risiede proprio in questo equilibrio delicatissimo, perché il paesaggio è tuttora soggetto a trasformazioni.

Accanto alle spiegazioni scientifiche sopravvive però una leggenda legata alla Regina Nera, figura misteriosa della tradizione locale. Si racconta che, durante una terribile siccità, gli abitanti della regione implorarono il suo aiuto. La regina, commossa, fece tornare la pioggia e dalle sue lacrime nacquero il Fiume Bianco e il Fiume Nero. Stando alla tradizione, anche il nome del lago Prošćansko sarebbe legato alle preghiere rivolte alla sovrana.

Visitare i Laghi di Plitvice in autunno

Durante l’autunno, il terreno di questo incantevole angolo di Croazia si ricopre di foglie, mentre tutt’intorno l’aria profuma di legno umido. Camminando sulle pittoresche passerelle ci si rende conto che tra i rami (e improvvisamente) compaiono distese d’acqua dalle sfumature sorprendenti. A rendere la visita più speciale che mai, infatti, è il continuo alternarsi di ambienti diversi, dai laghi dalle rive alberate ai canyon calcarei attraversati da fragorose cascate.

Il parco si sviluppa su circa 296 chilometri quadrati, ma la zona dei laghi occupa meno dell’1% della superficie complessiva. I bacini principali sono suddivisi in 2 gruppi, con caratteristiche geologiche e paesaggistiche differenti. I Laghi Superiori, chiamati Gornja jezera, comprendono 12 bacini adagiati su rocce dolomitiche, circondati da foreste fitte e rive dalle forme irregolari.

Prošćansko è situato nella parte più alta del sistema ed è quello che introduce verso un paesaggio ampio e tranquillo. Più avanti, il susseguirsi di piccoli specchi d’acqua conduce verso Galovac, una delle zone particolarmente scenografiche per la presenza di cascate e vegetazione rigogliosa. Tra le attrazioni catturano l’attenzione Veliki Prštavac e Mali Prštavac, cascate che precipitano lungo pareti ricoperte di muschio.

Poi c’è il lago Kozjak, ovvero il più esteso del parco: può essere attraversato a bordo di battelli elettrici, un’esperienza grazie a cui ammirare le rive boscose da una prospettiva assolutamente diversa. L’atmosfera cambia sensibilmente nei Laghi Inferiori, Donja jezera, formati da quattro bacini incastonati in un canyon di roccia calcarea.

Milanovac, Gavanovac, Kaluđerovac e Novakovića Brod si susseguono lungo un percorso scandito da ponticelli, gradini e punti panoramici. Osservando i laghi dall’alto, si distinguono le sfumature che cambiano secondo la profondità, la luce e le caratteristiche del fondale. Il momento più spettacolare arriva però davanti alla Veliki Slap, la Grande Cascata, con un salto di circa 78 metri.

Alla sua base gli spruzzi creano una nebbiolina sottile e la vegetazione autunnale incornicia l’imponente parete rocciosa. Poco distante, le cascate Sastavci segnano la parte conclusiva del sistema lacustre, in prossimità della nascita del fiume Korana.

Per esplorare Plitvice sono disponibili itinerari segnalati con lettere, differenti per lunghezza, durata e zone attraversate. I due ingressi principali consentono di iniziare da settori diversi, mentre battelli elettrici e veicoli panoramici facilitano gli spostamenti all’interno dell’area visitabile.

Il percorso A è lungo circa 3,5 chilometri e richiede indicativamente 2-3 ore. Conduce verso i Laghi Inferiori e la Grande Cascata. Il percorso C, di quasi 8 chilometri, attraversa invece entrambe le sezioni e richiede 4-5 ore. Chi desidera dedicare più tempo all’esplorazione può scegliere itinerari più lunghi, fino a 6-8 ore. Oltre ai laghi, vale la pena prestare attenzione alle foreste, habitat di numerose specie animali, tra cui cervi, lupi e orsi bruni.

Dove si trovano e come arrivare

Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice si trova nella Croazia centrale, nella regione montuosa della Lika, a una quota compresa approssimativamente tra 370 e 1.280 metri sul livello del mare. La posizione, nell’entroterra compreso tra Zagabria e Zara, consente di raggiungerlo sia dalla capitale croata sia dalla costa dalmata. Da Zagabria la distanza stradale è di circa 140 chilometri, mentre da Zara è di quasi 130 chilometri.

In automobile si utilizzano principalmente la strada statale D429, che conduce ai 2 ingressi principali, oppure la D52 per chi arriva dalla zona di Otočac. Tutti e due gli accessi dispongono di parcheggi a pagamento. Sono disponibili, inoltre, collegamenti in autobus da Zagabria, Karlovac, Zara e altre città croate, con frequenze variabili secondo la stagione.

Laghi di Plitvice, Croazia
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Laghi di Plitvice durante l’autunno

Per godere appieno dei magnifici colori autunnali conviene arrivare al mattino, quando la luce è ancora morbida e la nebbia può trattenersi sopra le acque. Il parco rimane comunque aperto durante tutto l’anno, sebbene orari e accessibilità dei sentieri dipendano dalle condizioni stagionali.

Lo specchio d’acqua delle Alpi che sembra dipinto a mano: l’affascinante Lago di Lunz

Chi vive in zona, per la precisione nel piccolissimo villaggio di Lunz am See, lo chiama affettuosamente Meer der Lunzer, ovvero il loro mare. La realtà, però, è ben diversa: per attraversarlo da una sponda all’altra basterebbero appena 500 metri. Siamo nella Bassa Austria, ai piedi del massiccio del Dürrenstein, in un angolo delle Alpi dell’Ybbstal. E proprio qui il Lago di Lunz (Lunzer See in lingua locale) incanta con la sua presenza tanto imponente quanto silenziosa.

Del resto, questo è l’unico lago naturale balneabile della regione, uno specchio d’acqua di 68 ettari incastonato tra rilievi ricoperti di boschi.
Con l’arrivo dell’autunno, sono soprattutto i faggi a cambiare il volto delle sue rive. Le chiome assumono sfumature ramate, il sottobosco si riempie di foglie e il verde scuro delle conifere risalta tra i versanti ormai dorati. Nelle mattine più fredde, una leggera foschia può trattenersi sulla superficie, mentre dalla sponda meridionale il sentiero attraversa tratti di foresta che lasciano intravedere l’acqua soltanto attraverso aperture nella vegetazione.

Origine e formazione del Lago di Lunz

Sì, il Lago di Lunz è un vero e proprio gioiello dell’Austria, e questo è dovuto anche al fatto che la sua storia è iniziata migliaia di anni fa, ovvero quando le glaciazioni interessavano ampie porzioni delle Alpi. C’erano delle enormi masse di ghiaccio che avanzavano lentamente attraverso le vallate, esercitarono una pressione considerevole sulle rocce.

Il bacino del Lunzer See è quindi il risultato dell’erosione glaciale. Il lago appartiene inoltre a un sistema idrografico formato da tre bacini collegati tra loro: il più elevato è l’Obersee, situato a 1.113 metri, seguito dal Mittersee, a circa 766 metri, e infine dal Lunzer See, chiamato anche Untersee, ossia lago inferiore.

L’acqua scende dai bacini montani attraverso il Seebach, un corso d’acqua che alimenta il lago principale e prosegue verso il fiume Ybbs. Siamo perciò al cospetto di un continuo ricambio idrico che contribuisce alle caratteristiche del suo ecosistema, che non a caso è anche oggetto di studi scientifici da oltre 100 anni.

Già nel 1905, infatti, Lunz divenne un importante centro di ricerca limnologica, la disciplina dedicata allo studio delle acque interne. Oggi questa tradizione prosegue attraverso il WasserCluster Lunz, un istituto scientifico che approfondisce laghi, fiumi e ambienti acquatici.

Visitare il Lago di Lunz

Il Lago di Lunz è adatto anche a una gita di mezza giornata, in quanto si si presta perfettamente per un’escursione di poche ore. Ciò non toglie che dedicargli più tempo faccia sì che si possano apprezzare anche le sue particolarità meno evidenti. Il punto di partenza più pratico è la sponda occidentale, nei pressi del lungolago, tra parcheggi, piccoli locali e servizi turistici.

Durante l’autunno il movimento dei mesi estivi lascia spazio a un’atmosfera più in intima. Sulle sue rive sono infatti presenti delle panchine che, in questa stagione, si rivelano punti privilegiati per osservare il paesaggio, mentre le temperature fresche invitano a esplorare i sentieri che attraversano il bosco.

A disposizione dei visitatori c’è un percorso circolare che misura circa 4,8 chilometri. È assolutamente fattibile poiché presenta un dislivello di appena 33 metri. Partendo dalla sponda occidentale in senso antiorario, il tracciato sale leggermente lungo una stradina asfaltata, per poi trasformarsi in un sentiero di ghiaia. Poco dopo, la vegetazione diventa più fitta e il bosco sembra avvolgere il percorso.

Va detto che questo è probabilmente il tratto più affascinante durante l’autunno, con le foglie che ricoprono il terreno e i rami che formano una sorta di galleria naturale. Non mancano deviazioni che conducono direttamente alla riva, mentre ci si può prendere qualche minuto per fermarsi a osservare davanti ai propri occhi lo spettacolo (emozionante) delle montagne.

Proseguendo, il tracciato attraversa un ponte e raggiunge l’altra sponda. Da questo punto il paesaggio si apre maggiormente, regalando vedute panoramiche in grado di emozionare. Il ritorno segue in parte la strada che costeggia il lago, con scorci particolarmente belli nelle giornate soleggiate.

Tra le particolarità architettoniche del Lunzer See vale la pena citare la Seebühne. Si tratta di una struttura multifunzionale inaugurata nel 2004 e progettata dall’artista austriaco Hans Kupelwieser, con la collaborazione dello studio werkraum Wien. Ma perché è così particolare? La risposta è molto interessante: durante il giorno, parte della struttura funziona da piattaforma per prendere il sole e accedere all’acqua; in occasione degli spettacoli, invece, si trasforma in un teatro all’aperto, con una platea coperta e un palcoscenico galleggiante.

Possiede infatti un sistema meccanico che consente alla copertura di sollevarsi, mentre la piattaforma scenica può essere abbassata sotto la superficie durante l’inverno per proteggerla dalla pressione del ghiaccio. La Seebühne ospita anche il festival musicale wellenklänge, durante il quale le esibizioni si svolgono davanti allo scenario naturale delle montagne e del lago.

Per chi desidera prolungare l’esplorazione, dal Lunz parte l’itinerario dei tre laghi, un percorso di quasi 19 chilometri che richiede più o meno 6 ore e raggiunge anche il Mittersee, che si trova in un ambiente boschivo particolarmente suggestivo, e l’Obersee, uno specchio d’acqua verde intenso circondato da rilievi rocciosi.

Va però specificato che nel pieno dell’autunno le giornate più corte e le possibili nevicate in quota richiedono maggiore prudenza. Durante l’estate, invece, il lago si trasforma in una vera e propria meta balneare, con tanto di lido attrezzato dotato di 4.000 m² di prato, trampolino per i tuffi e servizi per le famiglie.

Tra maggio e giugno, inoltre, nei prati della regione fioriscono migliaia di narcisi bianchi, mentre in inverno il paesaggio assume tonalità completamente diverse: la sua superficie può ghiacciare durante le ondate di freddo più intense. Merita una visita anche il vicino abitato di Lunz am See, un paese alpino legato storicamente alla lavorazione del ferro e alla cultura montana del Mostviertel.

Dove si trova e come arrivare

L’incantevole Lago di Lunz (che in autunno pare davvero dipinto a mano) si trova a Lunz am See, nella parte sud-occidentale della Bassa Austria, nel distretto di Scheibbs. Per raggiungerlo in automobile da Vienna, Linz o Salisburgo si può percorrere l’autostrada A1, uscendo a Ybbs an der Donau e proseguendo lungo la strada B25 in direzione di Lunz am See.

Lunzer See, Austria
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Il Lunzer See visto dall’alto

Chi preferisce utilizzare i mezzi pubblici può raggiungere in treno Scheibbs oppure Waidhofen an der Ybbs, proseguendo successivamente in autobus verso Lunz am See. È opportuno verificare gli orari delle coincidenze, soprattutto nei fine settimana e durante la bassa stagione.

Si riaccendono i riflettori sul Lago d’Iseo: il Guardian celebra la magia di un paradiso tra borghi pittoreschi

Tra i ritmi frenetici di Milano e le industrie dell’hinterland, c’è un angolo della Lombardia dove il ritmo sembra invece rallentare, tra montagne che si specchiano nell’acqua, piccoli borghi affacciati sul lago e sentieri immersi nei colori dell’autunno. È il Lago d’Iseo, tornato sotto i riflettori della stampa internazionale grazie al Guardian, che gli ha dedicato un lungo reportage di viaggio.

La testata britannica lo racconta attraverso un itinerario fatto soprattutto di bicicletta, trekking e vita all’aria aperta, presentandolo come una destinazione ideale per chi desidera scoprire i laghi italiani da una prospettiva più lenta e rilassata. Al centro del viaggio c’è soprattutto Monte Isola, raggiungibile in pochi minuti di traghetto dalla sponda bresciana e perfetta da esplorare senza automobile. Un nuovo riconoscimento internazionale, quindi, per un territorio che non ha bisogno della mondanità del Lago di Como o delle grandi località del Garda per lasciare il segno.

Il Guardian riscopre il Lago d’Iseo e Monte Isola

Il cuore del racconto è Monte Isola, una montagna che emerge direttamente dalle acque del lago e custodisce una successione di piccoli centri abitati, vicoli, uliveti e antiche tradizioni legate alla pesca.

Qui le automobili sono praticamente assenti e ci si sposta soprattutto a piedi, in bicicletta o utilizzando i piccoli mezzi pubblici locali. È proprio questa dimensione sospesa a conquistare il Guardian, che attraversa località come Sensole, Menzino e Carzano, seguendo strade tranquille affacciate sull’acqua e immergendosi in un paesaggio che in autunno cambia completamente colore.

Peschiera Maraglio
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Peschiera Maraglio, uno dei borghi del Lago d’Iseo

Il portale turistico ufficiale descrive Monte Isola come la più grande isola lacustre abitata d’Europa: ha una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati e un perimetro di circa 9 chilometri. Tra i suoi simboli ci sono la Rocca Oldofredi-Martinengo, costruita nel XIV secolo e il Santuario della Madonna della Ceriola, che domina il lago dall’alto. Ed è proprio verso il santuario che conduce una delle escursioni raccontate dal quotidiano britannico: una salita attraverso i boschi di castagni ricompensata, una volta arrivati in cima, da una vista che abbraccia il lago e le montagne circostanti.

Borghi, trekking e sapori al Lago d’Iseo

Il fascino del Lago d’Iseo, però, va oltre Monte Isola. È il paesaggio nel suo complesso a rendere particolare questa zona della Lombardia: verso sud iniziano le colline e i vigneti della Franciacorta, mentre procedendo verso nord il panorama diventa più aspro, con montagne sempre più vicine alle rive.

Anche per questo il territorio si presta particolarmente allo slow travel. Si può percorrere Monte Isola a piedi con un itinerario di circa 9,4 chilometri che parte da Peschiera Maraglio, attraversa uliveti e borghi come Sensole, Menzino e Siviano e regala scorci continui sulle acque del lago e sulle piccole isole circostanti.

Poi ci sono i sapori locali, altro elemento che il Guardian inserisce nel viaggio: il pesce di lago, le sardine essiccate e le ricette tradizionali diventano parte di un’esperienza che invita a fermarsi, anziché limitarsi a spuntare attrazioni da una lista.

Tra riflessi di luce e leggende d’argento c’è un Piccolo Canada: il magnifico Lago dell’Orceyrette

In autunno, sulle Alpi francesi, accade qualcosa di straordinario: i boschi cambiano colore, le giornate si accorciano e le montagne acquistano sfumature calde. Ed è proprio intorno al Lago dell’Orceyrette, a circa 1.927 metri di altitudine, che questo spettacolo assume proporzioni particolarmente suggestive. Da queste parti, infatti, i larici si tingono di giallo intenso, i pini cembri conservano il loro verde scuro e l’acqua restituisce un riflesso che sembra appartenere a un paesaggio del Canada.

Del resto, il paragone con i grandi laghi nordamericani ricorre spesso nelle descrizioni di questo angolo poco conosciuto della Francia.
Siamo nel dipartimento delle Alte Alpi, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, a breve distanza dalla cittadina fortificata di Briançon e dal confine italiano. A renderlo speciale è anche il contrasto fra le sue dimensioni raccolte e la grandiosità dell’ambiente di cui fa parte.

Nel periodo autunnale il paesaggio cambia persino nel corso della giornata. Al mattino, con l’aria immobile, le chiome dorate si riflettono nitidamente sulla superficie. Nel pomeriggio, invece, la luce più inclinata accentua i contrasti tra le rocce grigie, i prati ingialliti e le conifere. Un piccolo universo montano che ha conquistato anche il mondo della televisione, tanto da essere scelto fra le location della serie poliziesca francese Alex Hugo, ambientata sulle Alpi.

Origine e formazione del Lago dell’Orceyrette

Dietro l’aspetto apparentemente selvaggio del Lago dell’Orceyrette si nasconde una storia geologica sorprendente, alla quale si aggiunge un intervento umano relativamente recente. In origine, questo bacino era un lago residuale di formazione glaciale, eredità delle trasformazioni che interessarono le vallate alpine durante le glaciazioni. Il progressivo ritiro dei ghiacci aveva lasciato una depressione naturale destinata a raccogliere l’acqua proveniente dai versanti.

Con il trascorrere dei secoli, il bacino subì profonde modificazioni, fino a scomparire. Nel 1950 venne realizzato uno sbarramento che consentì all’acqua di accumularsi nuovamente, restituendo al paesaggio lo specchio lacustre ammirato attualmente. La sua storia, tuttavia, comincia molto prima dell’arrivo dei ghiacciai: le rocce presenti sulle montagne circostanti, comprese quelle del Rocher Roux, custodiscono tracce dell’antico oceano ligure-piemontese, che oltre 150 milioni di anni fa separava porzioni di crosta continentale destinate a essere coinvolte nella formazione della catena alpina.

Anche il nome racconta qualcosa del territorio: Orceyrette deriva infatti dal torrente e dagli antichi chalet dell’Orcière, costruzioni legate alle attività agro-pastorali praticate per generazioni negli alpeggi della zona.

Visitare il Lago dell’Orceyrette

Raggiungere il Lago dell’Orceyrette a piedi è un’esperienza alla portata anche degli escursionisti meno allenati, ma scegliendo l’itinerario breve con partenza da Plan Peyron. Il percorso ufficiale misura 4,2 km complessivi, presenta circa 100 metri di dislivello positivo e richiede mediamente 1 ora e 45 minuti (soste escluse).

Dal parcheggio sterrato si attraversa il torrente Orceyrette, nei pressi di un pannello che segnala l’ingresso nella riserva. Il tracciato procede lungo il margine del bosco, risalendo dolcemente il corso d’acqua per circa 2 km. Durante l’autunno, questo tratto regala già buona parte dello spettacolo, con gli aghi dei larici che ricoprono il terreno, il rumore del torrente accompagna il percorso e, fra gli alberi, le montagne che si fanno scovare.

Il vero protagonista della stagione, infatti, è il Bois des Ayes, un ambiente forestale di straordinario valore naturalistico, considerato fra le più belle foreste di pino cembro delle Alpi francesi. Alcuni esemplari raggiungono un’età compresa fra 400 e 600 anni, al punto che hanno attraversato secoli di inverni rigidi, nevicate abbondanti e cambiamenti climatici, sviluppando tronchi robusti e forme modellate dalle difficili condizioni d’alta quota.

Larici del Lago dell'Orceyrette
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I bei larici del Lago dell’Orceyrette

Il pino cembro, chiamato anche arolla, cresce insieme ai larici nelle fasce inferiori del bosco. Oltre i 2.100 metri diventa invece dominante, fino a formare popolamenti forestali pressoché puri. Proprio la convivenza fra queste due conifere rende l’autunno estremamente interessante.

Raggiunto lo sfioratore, il lago si presenta quasi all’improvviso. Sulla sponda si trovano tavoli da picnic e un pontile per la pesca accessibile anche alle persone con mobilità ridotta. Per pescare occorre rispettare le autorizzazioni e la regolamentazione vigente. Proseguendo sulla sinistra si può effettuare il giro dello specchio d’acqua, attraversando ambienti differenti. Verso l’estremità superiore, il sentiero aggira una zona umida e raggiunge una pista forestale, da dove si rientra verso lo sbarramento, per poi ripercorrere il tratto iniziale fino a Plan Peyron.

Chi desidera prolungare l’escursione può considerare anche gli alpeggi superiori, con gli chalet dell’Orceyrette e dell’Alp, testimonianze della tradizionale architettura rurale alpina, caratterizzata da edifici funzionali alla vita stagionale in montagna.

La visita è gratuita, ma richiede rispetto delle norme ambientali. I cani sono ammessi al guinzaglio sui percorsi consentiti, mentre è necessario rimanere sui sentieri segnalati e tenere le distanze dagli animali selvatici. Sono vietati i fuochi, il campeggio e la balneazione.

Il periodo ufficiale di apertura dell’itinerario va dal 15 maggio al 15 novembre, condizioni meteorologiche permettendo. Per ammirare il foliage, il momento generalmente più interessante coincide con ottobre, pur variando l’intensità della colorazione in base all’andamento stagionale.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago dell’Orceyrette si trova nella valle degli Ayes, nel Briançonnais, sulle Alpi sudoccidentali francesi. La cittadina di riferimento è Briançon, celebre per le fortificazioni progettate da Vauban, riconosciute dall’UNESCO. Dall’Italia si può raggiungere Briançon attraverso il Colle del Monginevro, partendo dalla zona di Cesana Torinese, oppure attraverso il Colle della Scala, provenendo da Bardonecchia, quando il valico è aperto al traffico.

Una volta raggiunta Briançon, si prosegue verso Villar-Saint-Pancrace e si seguono le indicazioni per il Centre Montagne e Les Ayes. La strada sale fra boschi e piccoli nuclei di baite fino al settore di Plan Peyron, punto di partenza dell’escursione breve. Durante luglio e agosto sono previste limitazioni alla circolazione, comprese restrizioni orarie fra il villaggio degli Ayes e il lago. Il Comune invita a privilegiare gli accessi a piedi o in bicicletta, anche attraverso i percorsi che partono dal Centre Montagne.

In autunno, invece, è essenziale verificare le condizioni della strada forestale prima della partenza, soprattutto dopo nevicate precoci, gelate o precipitazioni intense. Conviene, inoltre, partire al mattino, portare scarpe con una buona aderenza, abbigliamento caldo e uno strato impermeabile.

In treno al lago: cinque destinazioni da raggiungere con un solo biglietto e senza pensieri

È sabato mattina, il cielo è limpido e il lago ti chiama. Poi arriva la realtà: la coda in tangenziale, il navigatore che segna ritardi, il giro dell’isolato per trovare un posto dove lasciare l’auto e, la sera, la stanchezza di chi deve anche guidare per tornare a casa. Il lago era la meta, ma il viaggio si è mangiato mezza giornata.

E se il viaggio tornasse a far parte della gita? Con i treni di Trenord si parte da qualsiasi stazione della Lombardia, si guarda il paesaggio scorrere dal finestrino e si arriva in riva all’acqua già rilassati. Poi tocca al battello e inizia solo la giornata che avevi immaginato.

Da ovest a est, un lago dopo l’altro

Prendi la mappa della Lombardia e segui l’acqua: il servizio di Trenord ti accompagna sulla riva di ogni lago, da un confine all’altro della regione.

Stresa e Isole Borromee
Trenord
Laveno di Mobello e Luino

Si comincia a ovest, sul Lago Maggiore, dove il treno ti lascia a Laveno Mombello Lago, ti aspettano i giardini botanici di Villa Taranto. E da Luino, una breve passeggiata porta all’imbarcadero per i Castelli di Cannero: due fortezze medievali su isolotti rocciosi, visitabili con audioguida e realtà aumentata.

Poco più a est, quasi in Svizzera, si apre il Lago di Lugano. Da Porto Ceresio il battello raggiunge Morcote, considerato uno dei borghi più belli della Svizzera, con le viuzze acciottolate, i portici eleganti e il Parco Scherrer. Chi vuole spingersi oltre può toccare anche Melide, dove il Parco Alprose fa felici i golosi di cioccolato, poi Paradiso, Gandria e la stessa Lugano con il suo elegante lungolago.

 

Lago di Como
Trenord
Lago di Como

Poi arriva il Lago di Como, il più ricco di proposte. Da Como parte la “rotta delle ville sull’acqua” fino a Bellagio, con la possibilità di includere l’ingresso a Villa Carlotta e ai suoi giardini botanici. Se preferisci un giro più breve, il primo bacino fino a Torno ti porta tra Cernobbio, Moltrasio e Blevio, con Villa Bernasconi come extra. Sul ramo di Lecco si naviga liberamente tra Lecco e Onno, oppure si segue il Sentiero del Viandante fino al Castello di Vezio, che da oltre mille anni domina Varenna, con libera circolazione in treno sulla tratta Lecco–Colico.

Ancora più a est, il Lago d’Iseo ha un nome da ricordare: Monte Isola. Scendi a Iseo, cammina fino all’imbarcadero e sali a bordo verso la più grande isola lacustre abitata d’Europa.

Il viaggio si chiude sul Lago di Garda. Scendi a Desenzano o a Peschiera e lasciati portare a Sirmione, tra Castello Scaligero e Grotte di Catullo. Con la Garda Experience navighi liberamente tra le località del basso lago, da Sirmione a Salò, da Bardolino a Garda, e visiti il Vittoriale degli Italiani e il Parco Heller a Gardone Riviera. Con il Girogarda Ovest, invece, vai in battello fino a Salò e torni a Desenzano in autobus con ARRIVA.

Perché scegliere il treno

Il primo vantaggio è quello che senti subito: nessuno guida e la giornata comincia già sul binario. Trenord propone itinerari completi, con treno, battello e, dove previsto, ingresso alle attrazioni nella stessa offerta. Non devi raggiungere un punto di partenza preciso, perché si parte da qualsiasi stazione della Lombardia. Su molti itinerari la navigazione è libera tra gli scali, quindi decidi tu dove scendere e quanto fermarti. Ci sono formule per adulti, ragazzi e famiglie, e itinerari per chi ama l’arte, i giardini, il trekking o la buona tavola. La scelta del trasporto pubblico è anche un modo più sostenibile di vivere il territorio. E sulla via del ritorno puoi finalmente riposare, chiacchierare e sfogliare le foto della giornata.

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Questa città è così bella che viene paragonata a una rosa: Klagenfurt am Wörthersee, l’Austria con anima italiana

Una città austriaca con un’anima italiana, affacciata su uno dei laghi più celebri della Carinzia e circondata da boschi, prati e montagne. Klagenfurt am Wörthersee si presenta così, con un centro storico raccolto e ordinato che conserva l’impronta dei maestri costruttori italiani arrivati durante la grande stagione rinascimentale.

Rinomata turisticamente come la “Rosa del Wörthersee“, sfoggia un carattere elegante, ma appena ci si allontana dalle strade centrali il paesaggio cambia: il verde prende spazio e il lago compare poco più in là con le sue acque limpide e dai colori intensi. Da queste parti si trova inoltre la più antica zona pedonale del Paese, inaugurata nel 1961, tra Kramergasse e Wienergasse.

In sostanza è un centro raccolto, piacevole da attraversare lentamente, con negozi, locali e indirizzi gastronomici inseriti all’interno dell’architettura storica.

Viaggio a piedi e nel tempo sulle rive del Lago Gosau, specchio d’acqua che sembra l’Occhio di Dio

Tra le pieghe del Salzkammergut, una regione alpina incastonata nella parte centro-settentrionale dell’Austria, c’è una distesa d’acqua limpida incorniciata dal Gosaukamm e dalle grandi montagne del Dachstein. Quello è il Lago Gosau, una delle immagini più riconoscibili di questa vasta regione fatta di laghi, foreste e rilievi alpini.

La scena possiede però una storia molto più articolata rispetto alla sua fama da cartolina: il lago è stato innalzato artificialmente di circa 12 metri attraverso uno sbarramento, destinato a migliorare la disponibilità d’acqua e la produzione di energia, che ancora oggi viene utilizzata con una quantità sufficiente a rifornire circa 2.200 abitazioni all’anno.

Fu proprio davanti a questo scenario che il naturalista e viaggiatore Alexander von Humboldt rimase colpito dalla particolare bellezza del paesaggio. A lui viene attribuito il soprannome “Occhio di Dio“, legato alla forma e alla posizione del lago ai piedi delle montagne del Dachstein.

Origine, formazione e leggende del Lago Gosau

Il Gosausee (questo il nome in lingua locale) appartiene a un sistema formato da 3 laghi alpini: il Vorderer Gosausee è quello raggiungibile in automobile e rappresenta il primo grande specchio d’acqua della valle: più avanti, accessibili soltanto a piedi, compaiono il Gosaulacke e l’Hinterer Gosausee, rispettivamente il lago intermedio e quello posteriore.

L’Hinterer Gosausee alimenta normalmente il Gosaubach attraverso sorgenti sotterranee. Solo durante lo scioglimento della neve oppure dopo precipitazioni abbondanti l’acqua supera il livello del lago superiore, raggiunge il Gosaulacke e da lì prosegue verso il Vorderer Gosausee.

Il Gosaulacke rappresenta quindi un fenomeno stagionale. In alcuni periodi può apparire quasi vuoto, mentre dopo piogge intense o durante il disgelo si riempie e diventa il collegamento visibile fra i due laghi principali. Il paesaggio cambia così anche nel corso dell’anno, seguendo il ritmo delle precipitazioni e della neve sulle montagne.

L’ambiente possiede inoltre caratteristiche particolarmente favorevoli alla fauna acquatica. Le acque del Vorderer Gosausee sono cristalline e di qualità potabile. Tra i pesci presenti figurano trote locali, trote iridee, persici, lucci, salmerini e anguille. Una specie autoctona, il cosiddetto black rider, si è invece estinta circa 50 anni fa in seguito all’introduzione della trota.

Attorno al lago la geologia alpina diventa parte integrante del panorama. Il Dachstein domina lo scenario con le sue rocce e i ghiacciai, mentre il Gosaukamm forma una successione di pareti e cime sul lato opposto. La sensazione è quella di trovarsi dentro una grande conca naturale, con l’acqua al centro e la montagna a chiudere progressivamente l’orizzonte.

Cosa vedere e cosa fare al Lago Gosau

Il primo appuntamento è naturalmente il Vorderer Gosausee. Un sentiero ad anello lungo circa 4,5 km permette di seguire le rive e osservare il paesaggio da prospettive diverse. Il percorso è abbastanza facile e adatto anche alle famiglie, pure se il terreno presenta comunque alcuni tratti in salita.

Al mattino la luce risulta particolarmente favorevole per ammirare il riflesso del Dachstein: all’alba le prime tonalità raggiungono lentamente le pareti del Gosaukamm e trasformano la superficie dell’acqua: in autunno il contrasto fra il bosco colorato, le rocce e le cime innevate rende il panorama ancora più marcato.

Per chi vuole proseguire, il sentiero verso l’Hinterer Gosausee segue una strada forestale. Dal primo lago si passa accanto al Gosaulacke e poi si affronta un’altra salita di circa 20 minuti prima di raggiungere il bosco di aceri e infine il lago posteriore. Il tragitto fino alla Holzmeister Alm, situata presso la parte meridionale dell’Hinterer Gosausee, richiede circa 1 ora e 30 minuti. L’andata e ritorno misura quasi 12,6 km, con un dislivello complessivo di più o meno 261 metri.

Il secondo lago appare più raccolto e appartato. La presenza del Dachstein sullo sfondo cambia ancora una volta la prospettiva, mentre il bosco attenua i rumori provenienti dalla valle. In autunno, il Gosaulacke rappresenta uno dei passaggi più interessanti proprio per la sua natura intermittente.

Il Gosaukamm permette invece di alzare parecchio il livello dell’esperienza alpina. Dalla zona del lago parte la cabinovia Gosaukammbahn, situata accanto al Vorderer Gosausee, con arrivo nell’area della Zwieselalm. In estate l’impianto consente di raggiungere rapidamente sentieri e pascoli alpini, mentre il comprensorio Dachstein West è legato agli sport invernali.

Gli appassionati di vie ferrate hanno a disposizione il Laserer Alpin Klettersteig, un percorso di circa 1 ora classificato con difficoltà C, realizzato sopra il lago. Un’altra possibilità è l’Intersport Klettersteig Donnerkogel, classificata C/D.

L’acqua stessa diventa parte dell’esperienza durante la stagione più calda: il Gosausee permette balneazione, immersioni, stand-up paddle ed escursioni in pedalò o imbarcazioni elettriche. La trasparenza dell’acqua consente ai subacquei di osservare anche il paesaggio sommerso del lago.

Chi preferisce salire verso l’alpe può invece raggiungere la Zwieselalm, con rifugi e sentieri tra prati e boschi. La cabinovia riduce l’ascesa iniziale, mentre gli escursionisti più allenati possono affrontare il percorso a piedi.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Gosau si trova nell’omonimo comune, nell’Alta Austria, nella regione del Salzkammergut, a circa 25 minuti in automobile da Hallstatt. L’indirizzo preciso è Vorderer Gosausee, 4824 Gosau, Austria. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungerlo. Presso la strada Gosauseestrasse e nell’area Parkplatz Vorderer Gosausee sono disponibili parcheggi a pagamento. La fermata dell’autobus più vicina è Hintertal b.Gosau Vorderer Gosausee, indicata anche con il riferimento Gosaukammbahn.

Chi arriva con i mezzi pubblici può utilizzare il collegamento diretto fra Bad Ischl e Gosausee tramite la linea 541. Da Salisburgo il percorso prevede invece il bus 150 fino a Bad Ischl Bahnhof e il successivo cambio sulla linea 541. Dal paese di Gosau si può raggiungere il lago anche attraverso percorsi escursionistici collegati alla rete del Dachstein Rundwanderweg.

Il contesto invita a fermarsi più a lungo rispetto alla classica escursione fotografica. Il Gosausee può infatti rappresentare soltanto l’inizio della visita, con il Gosaulacke, l’Hinterer Gosausee, la Zwieselalm e gli itinerari del Gosaukamm a costruire una giornata molto più ampia.

Gosausee, Austria
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Il Gosausee visto dall’alto

Va però considerata la stagionalità dei percorsi: il sentiero attorno al Vorderer Gosausee viene chiuso durante l’inverno per il rischio di caduta massi e valanghe. Il periodo per la visita va indicativamente da maggio-giugno fino a ottobre, mentre la situazione effettiva dei sentieri dipende dalle condizioni meteorologiche.

Villa Taranto e Isola Bella, si allunga la stagione dei giardini sul Lago Maggiore

C’è ancora tempo per passeggiare tra i giardini più famosi del Lago Maggiore. Quest’anno la stagione non si chiude con l’arrivo dell’autunno, ma prosegue per diverse settimane: i Giardini Botanici di Villa Taranto, a Verbania, resteranno aperti fino all’8 dicembre, mentre Isola Bella accoglierà i visitatori fino al 22 novembre.

Le due proroghe fanno parte di un percorso più ampio per allungare la stagione turistica sul territorio, con l’obiettivo di distribuire le visite oltre i mesi estivi. Per chi ama viaggiare fuori stagione è anche l’occasione di vedere questi luoghi con meno folla e con i colori tipici dell’autunno. Quando le fioriture si esauriscono, sono le foglie a colorare i giardini e quest’anno, grazie alle temperature, il foliage potrebbe durare fino a novembre.

Villa Taranto, i giardini botanici aperti fino all’8 dicembre

La Fondazione Giardini Botanici Villa Taranto ha annunciato che il parco di Verbania resterà aperto tutti i giorni, festivi compresi, fino al 22 novembre. Dopo quella data sarà ancora visitabile in alcune giornate, fino all’8 dicembre.

I giardini sono nati negli anni Trenta per volontà del capitano scozzese Neil McEacharn e oggi rappresentano uno dei parchi botanici più noti d’Italia, con migliaia di specie provenienti da tutto il mondo. In autunno aceri, liquidambar e altre piante ornamentali si colorano di rosso, arancio e giallo, mentre in estate protagoniste sono le fioriture.

Gli orari cambiano con l’avanzare della stagione. Fino al 1° novembre si entra dalle 9:00 alle 17:00, con ultimo ingresso alle 16:00. Dal 2 al 22 novembre l’apertura va dalle 10:00 alle 16:00, con ultimo ingresso alle 15:00. Dopo il 22 novembre sono previste aperture straordinarie il 23, 27, 28, 29 e 30 novembre, e poi ogni giorno dal 4 all’8 dicembre, in coincidenza con il ponte dell’Immacolata.

Da novembre cambiano anche le tariffe. Dal 9 novembre la visita si svolgerà lungo alcuni percorsi selezionati, per garantire la sicurezza dei visitatori, e il biglietto costerà meno. L’intero sarà di 11,50 euro, il ridotto per i giovani tra 12 e 26 anni di 7,50 euro e quello per i bambini dai 6 agli 11 anni di 2,50 euro. In questo periodo i biglietti si potranno acquistare solo alla biglietteria dei giardini.

Isola Bella aperta fino al 22 novembre

Anche Isola Bella resterà aperta più a lungo del solito. Grazie all’iniziativa di Terre Borromeo, l’isola accoglierà i visitatori fino al 22 novembre, offrendo più tempo per scoprire il Palazzo Borromeo e i suoi giardini barocchi a terrazze, tra i più scenografici del lago.

La proroga è legata anche a un grande evento sportivo. Grazie all’accordo di cinque anni tra Kaleon Spa-Terre Borromeo, la Federazione Italiana Tennis e Padel e le Nitto ATP Finals di Torino, dal 7 al 10 novembre la Coppa delle ATP Finals sarà esposta nel Salone Nuovo del Palazzo Borromeo. Per il Lago Maggiore è un modo per attirare l’attenzione internazionale nelle stesse settimane in cui a Torino si giocano le finali del tennis mondiale.

Fino al 24 ottobre si entra tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso), con chiusura dei palazzi alle 17:30 e dei giardini alle 18:00. Dal 25 ottobre al 22 novembre, l’orario si accorcia: si entra dalle 10:00 alle 16:00 (ultimo ingresso), i palazzi chiudono alle 16:30 e i giardini alle 17:00. Il biglietto per la visita costa 25 euro.

Per chi sta pensando a un weekend autunnale sul lago, le date sono un buon riferimento: una giornata tra i giardini di Villa Taranto e un giro in battello fino all’Isola Bella, così da vivere il Lago Maggiore in una stagione diversa dal solito.

Inizia l’autunno e torna la stagione del foliage: 5 esperienze da vivere tra boschi e colori

L’autunno è arrivato. Quello astronomico, per la precisione, è iniziato mercoledì 23 settembre 2026 alle 2.05, con l’equinozio che ha chiuso ufficialmente l’estate nell’emisfero boreale. Fuori dalle definizioni astronomiche, però, la nuova stagione si riconosce in modo molto più semplice. Basta guardare cosa succede intorno. Le giornate perdono qualche minuto di luce, le mattine diventano più fresche. Nei boschi compaiono i primi gialli e sulle montagne le trasformazioni iniziano prima, mentre a quote più basse bisognerà aspettare ancora un po’. Poi arriveranno i rossi, il rame, le sfumature quasi viola di certe vigne, le foglie che si accumulano sui sentieri.

È l’inizio della stagione del foliage, che non si esaurisce nella classica passeggiata nel bosco con macchina fotografica al collo. Nel 2026 si può aspettare il cambio di colore seduti accanto al finestrino di un treno, seguire una guida dentro una faggeta, pedalare tra vigne ormai vendemmiate. Oppure andare a caccia del riflesso perfetto sulle acque di un lago e scoprire giardini botanici dove l’autunno convive ancora, per qualche settimana, con le ultime fioriture.

Ecco 5 modi diversi per godersi l’autunno e la stagione del foliage con esperienze imperdibili.

Guardare il foliage dal finestrino di un treno

Tra gli appuntamenti ormai classici c’è il Treno del Foliage sulla ferrovia Vigezzina-Centovalli, che nel 2026 torna dal 10 ottobre al 15 novembre lungo i 52 chilometri fra Domodossola e Locarno. Il percorso attraversa la Valle Vigezzo e le Centovalli svizzere, infilando boschi, piccoli centri, ponti e vallate che nel pieno dell’autunno cambiano completamente tono. Il biglietto speciale comprende andata e ritorno e permette anche una fermata intermedia.

Panoramico in valle Vigezzo
Ufficio Stampa
Il paesaggio autunnale visto dal Treno del Foliage

Domodossola è anche il punto di partenza di un altro viaggio adatto alla stagione, il Trenino Verde delle Alpi, diretto verso Berna lungo la linea del Lötschberg. Qui il viaggio può essere spezzato: si scende e si riparte, magari per raggiungere Thun, Kandersteg o Frutigen. La carta giornaliera 2026 costa 77 euro per gli adulti e 25 euro per i ragazzi e comprende anche la navigazione sul Lago di Thun.

Poi c’è la Toscana, con tutt’altra atmosfera e uno dei treni del foliage più interessanti di quest’autunno. Il Treno Natura rimette sui binari locomotive a vapore e vecchie carrozze, accompagnando l’autunno nelle Crete Senesi e in Val d’Orcia. Il calendario parte il 10 ottobre con il viaggio da Siena verso Abbadia San Salvatore per la Festa d’Autunno, seguito l’11 ottobre dalla corsa verso Vivo d’Orcia dedicata ai sapori e ai profumi dei boschi dell’Amiata.

Partecipare a una gita nei parchi naturali

Il cambio ora autunnale è alle porte e mentre c’è chi ama godersi un’ora di riposo in più c’è anche chi vuole sfruttare le ore di luce disponibili per una gita fuori porta. Foglie secche sotto gli scarponi, acqua nei torrenti, qualche ramo che cade. E spesso il foliage è soltanto una parte di quello che succede nei parchi in queste settimane. Le Foreste Casentinesi, tra Toscana ed Emilia-Romagna, hanno costruito intorno alla stagione un vero calendario. Autunno Slow 2026 prosegue da settembre a novembre con escursioni, appuntamenti naturalistici, attività legate al bramito del cervo, fotografia, prodotti dell’Appennino e iniziative dedicate alle famiglie. Imperdibile anche il Festival del Fall Foliage che coinvolge territori come San Godenzo e Bagno di Romagna oltre a Santa Sofia e Badia Prataglia dove, proprio in quest’ultima, dal 24 al 25 ottobre è attesa la tradizionale Festa della Castagna.

Passeggiata nelle Foreste Casentinesi in autunno
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Il foliage nelle Foreste Casentinesi in Toscana

Poco più a nord, anche il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segue il cambio di stagione. Nel programma 2026 compare l’escursione “Foliage in Riserva” dell’11 ottobre a Corniglio, seguita il 17 ottobre da un’uscita nella faggeta dedicata proprio alla “fioritura autunnale” della foresta. Il 24 ottobre si torna invece nell’area del Rifugio Lagdei per una camminata serale.

Un’altra opportunità? Quella dei Boschi di Carrega, in provincia di Parma: con una tavolozza di colori unica e frizzante, nelle giornate più limpide regalano scorci particolarmente suggestivi. Tra foglie e silenzio, regalano una piacevole sensazione di relax.

Salendo in Trentino, a Ville di Fiemme, il bosco diventa anche uno spazio per rallentare. Il Percorso dei Pini è una passeggiata facile di circa 4 chilometri che alterna boschi di larici, betulle e conifere a prati e pascoli affacciati sulla Val di Fiemme. Da quest’autunno, lungo il tracciato ci saranno quattro nuove stazioni dedicate alla respirazione consapevole e al rilassamento, con un QR code che dà accesso a una voce guida per ripetere gli esercizi in autonomia. L’inaugurazione è in programma domenica 11 ottobre nel pomeriggio.

Boschi di Carrega vista panoramica
Davide Bianchi
Il foliage nei Boschi di Carrega

Il bosco d’autunno cambia ancora scendendo verso l’Abruzzo. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il calendario di ottobre comprende trekking tra i colori autunnali, escursioni con gli asini, uscite dedicate ai cervi e, dal 23 al 25 ottobre, anche un workshop fotografico sulla stagione. Ci sono appuntamenti nelle zone di Pescasseroli, Civitella Alfedena, Villetta Barrea e Lecce nei Marsi.

Pedalare tra i vigneti in autunno

In Monferrato, tra fine settembre e novembre, il paesaggio vitato diventa uno dei modi più semplici per vedere l’autunno senza entrare davvero in un bosco. Le colline possono essere attraversate a piedi, in auto oppure in bicicletta, passando da un paese all’altro. Alexala propone per il 2026 anche un’esperienza fotografica nel Monferrato UNESCO, disponibile dal 30 settembre al 30 novembre, con tappe tra borghi, colline e Sacro Monte di Crea.

Panorama del Monferrato in autunno
Carlo Stoppato
Godersi il foliage del Monferrato

Per chi sceglie la bici, una delle zone da tenere d’occhio è quella intorno a Vignale Monferrato, dove le strade si muovono tra filari, piccoli borghi e gli infernot, le cantine sotterranee scavate nella pietra che caratterizzano questo territorio. In autunno i vigneti smettono di essere uno sfondo verde uniforme: ogni appezzamento sembra prendere una direzione diversa, dal giallo al mattone, dal rosso al bruno.

Un ottimo itinerario in bici è anche quello che riguarda le Langhe e il Roero, si trovano splendidi percorsi da affrontare su due ruote (anche in e-bike) per sfiorare vigne variopinte, borghi e castelli.

Qualcosa di simile succede sui Colli Piacentini. A Vernasca, la Cantina Visconti ha in calendario nel 2026 il “Sabato nel Foliage”: ogni sabato di ottobre, il 3, 10, 17, 24 e 31, si scende nei vigneti nel pomeriggio, tra i colori della Valle dello Stirone e i profumi dei mosti che stanno lavorando in cantina.

Imperdibile anche un bell’itinerario tra le colline del Prosecco: degustazioni, borghi e castelli possono essere esplorati anche con il noleggio di e-bike per non fare troppa fatica e godersi lo splendido panorama.

Cercare i colori riflessi nei laghi

Il foliage sul lago raddoppia. Alberi sopra, alberi sotto. Almeno quando il vento concede qualche minuto di tregua. È uno dei motivi per cui i laghi di montagna diventano particolarmente scenografici tra ottobre e novembre. In Abruzzo c’è il Lago di Barrea, circondato dai rilievi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: da Villetta Barrea e dai sentieri vicini si passa in poco spazio dall’acqua al bosco, con le montagne che fanno da quinta. Proprio quest’area ricorre in numerose escursioni autunnali organizzate nel Parco durante ottobre.

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise - L'autunno con fogliame
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La magia del foliage nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Sulle Alpi il gioco dei riflessi cambia ancora. Viaggiando sulla direttrice del Trenino Verde delle Alpi si possono combinare ferrovia e acqua: il biglietto giornaliero comprende la navigazione sul Lago di Thun, mentre lungo l’itinerario si aprono deviazioni verso scenari alpini come Kandersteg e il lago di Oeschinen.

Entrare nei giardini dove il foliage incontra le fioriture

Non tutti i colori dell’autunno vengono dalle foglie. Nei grandi giardini botanici settembre e ottobre sono settimane strane, sospese: alcune fioriture resistono, mentre alberi e arbusti hanno già cominciato a cambiare veste. Al Parco Giardino Sigurtà, a Valeggio sul Mincio, il Festival d’Autunno 2026 comincia proprio il 23 settembre e prosegue fino al 15 novembre, ultimo giorno di apertura della stagione. A fare la parte principale sono gli oltre 500 aceri giapponesi, insieme a ginkgo biloba, liquidambar, metasequoie, querce, carpini e liriodendri. Il risultato cambia settimana dopo settimana.

Nel calendario entrano anche appuntamenti che sfruttano il giardino in modo meno tradizionale: giornate dedicate agli artisti il 26 settembre e il 17 ottobre, eventi per bambini, Halloween e, il 18 ottobre, un’iniziativa che comprende anche una mongolfiera con volo vincolato per una parte dei partecipanti.

Sul Lago Maggiore, i Giardini Botanici di Villa Taranto giocano invece su due stagioni contemporaneamente. Da ottobre comincia ufficialmente il periodo del fall foliage, con aceri, castagni e grandi querce che cambiano colore. Ma nello stesso momento non è ancora finita la stagione dei fiori: la fioritura delle dalie prosegue fino alla fine di ottobre e il giardino ne ospita oltre 1.300 piante, appartenenti a circa 170 cultivar.

Il Lago Nero tra le montagne e gli abeti rossi di una valle slovena: lo straordinario Črno jezero

La superficie scura del Črno jezero emerge tra gli abeti del Pohorje, grande massiccio montuoso della Slovenia nord-orientale, e ricorda una pozza d’inchiostro incastonata nel bosco. Ma la verità è che, sotto quella tonalità quasi nera, l’acqua è cristallina: l’effetto nasce da una particolare combinazione di natura, tempo e storia, con una spessa coltre di materiale organico depositata sul fondo a dare al lago il suo aspetto più enigmatico.

Črno jezero si trova a circa 1.200 metri di altitudine, in un ambiente paludoso dominato da abeti rossi, muschi di torba e vegetazione tipica delle alte torbiere. Il terreno umido, attraversato da passerelle di legno, rende l’escursione diversa dal consueto itinerario alpino. Sotto le suole si avverte infatti la presenza di un ecosistema delicato, mentre lo sguardo passa dall’acqua scura ai tronchi verticali e alle radure silenziose.

Origine e formazione di Črno jezero

Malgrado l’aspetto selvaggio e la posizione in mezzo alla torbiera, Črno jezero è un bacino di origine artificiale. La sua conca venne sbarrata circa 150 anni fa per creare un accumulo d’acqua utile al trasporto del legname verso valle. L’intervento viene attribuito al conte Windischgraetz, proprietario di una parte consistente delle foreste del Pohorje.

All’epoca, l’economia della montagna ruotava in larga misura intorno allo sfruttamento dei boschi: i tronchi dovevano essere trasferiti dalle aree forestali alle vallate e, per facilitare questa operazione, l’acqua veniva impiegata nei sistemi di trasporto del legname. La diga sul torrente Črnava trasformò così una depressione umida in un piccolo invaso destinato a un uso pratico.

Il volto attuale del bacino, però, è il risultato di processi naturali molto più lenti. Sul fondo si sono accumulati per decenni i resti di piante e animali, formando uno strato spesso di limo scuro. È proprio questo deposito a dar vita alla caratteristica colorazione nera percepita dalla riva, anche se l’acqua resta particolarmente limpida (soprattutto nelle giornate luminose).

Il Črno jezero si estende per circa 50 ettari ed è considerato il lago più grande del Pohorje. Attorno si sviluppa una torbiera alta, un ambiente umido alimentato soprattutto dalle precipitazioni e caratterizzato dalla presenza di muschi in grado di trattenere grandi quantità d’acqua. Il paesaggio non è dunque soltanto una distesa forestale con uno specchio d’acqua, ma un mosaico ecologico particolarmente prezioso.

L’intero complesso è infatti protetto come riserva naturale e monumento naturale, con particolare attenzione all’ecosistema della torbiera e alla fauna che vive nelle zone umide.

La visita al lago, il percorso sulle passerelle e cosa vedere

L’itinerario più semplice parte dal Dom na Osankarici, rifugio situato a circa 1.192 metri di altitudine. Da lì, il sentiero segnalato procede verso ovest e raggiunge Črno jezero in circa 25-30 minuti, per una distanza di poco inferiore a 1 km. Il percorso è classificato facile, con un dislivello contenuto, e si presta a un’escursione breve anche per chi desidera trascorrere soltanto qualche ora in questo angolo di Slovenia.

All’inizio il tracciato si snoda nel bosco e supera alcuni tratti attrezzati con gradini di legno. Poi il terreno diventa più umido e il paesaggio assume un carattere quasi fiabesco. Le passerelle sovrastano la zona paludosa, consentendo di raggiungere il lago senza affrontare direttamente il suolo impregnato d’acqua.

La riva è il punto ideale per una sosta: alcune panchine permettono di osservare la superficie scura e i riflessi della vegetazione. In condizioni di bel tempo, il lago restituisce l’immagine delle chiome e del cielo, creando un effetto quasi speculare. L’esperienza può poi proseguire lungo i sentieri segnalati che collegano il lago ad altri punti del Pohorje.

Una possibilità conduce verso Trije kralji, località nota soprattutto per le attività escursionistiche e sciistiche. Il percorso si inerpica nel bosco e passa nei pressi della croce di Urška, prima di raggiungere l’area del comprensorio. Da lì si può arrivare alla chiesa dei Santi Re Magi, costruzione semplice all’esterno ma impreziosita da tre altari interni, dedicati ai Santi Re Magi, a San Francesco Saverio e a Santa Lucia.

Un’altra direzione porta verso la cascata Šumik, una delle attrazioni naturali del Pohorje. In questo caso l’attività diventa più lunga e richiede una pianificazione adeguata, soprattutto in presenza di terreno bagnato o condizioni meteorologiche variabili.

Nei pressi del Dom na Osankarici si trova anche un piccolo museo dedicato ai caduti del Battaglione del Pohorje, formazione partigiana che combatté durante la Seconda Guerra mondiale. A circa 30 minuti dal rifugio, nel bosco, c’è il luogo della battaglia presso i cosiddetti “3 chiodi”, legato allo scontro finale dell’inverno 1943.

Per le famiglie, il tratto tra Osankarica e Črno jezero comprende anche un percorso didattico nel bosco, con pannelli e punti informativi dedicati alla flora, alla fauna e agli ambienti naturali della zona.

Dove si trova e come arrivare

Črno jezero si trova nel Pohorje, massiccio boscoso della Slovenia nord-orientale, tra Osankarica e Veliki vrh, a circa 1.200 metri di altitudine. Il punto di accesso più comodo per la visita breve è il Dom na Osankarici, raggiungibile in auto da più direzioni. Da Maribor si può seguire il percorso verso Hoče e Areh, passando nei pressi della Ruška koča.

Da quel punto la strada prosegue su fondo sterrato e, dopo circa 6 km, si imbocca la deviazione segnalata per Osankarica. Il tragitto complessivo è di quasi 38 km. Un’alternativa da Maribor passa per Selnica ob Dravi, Ruše e Smolnik. In questo caso la strada sale attraverso il paesaggio forestale e raggiunge un bivio vicino al parcheggio per la cascata Šumik. Proseguendo e seguendo le indicazioni, si arriva a Osankarica dopo circa 5 km. La distanza complessiva è di più o meno 37 km.

Da Slovenska Bistrica, invece, il tragitto conduce verso il comprensorio di Trije kralji e poi al Dom na Osankarici, per una distanza di circa 22 km. Un’altra opzione parte direttamente da Trije kralji, con un itinerario a piedi di circa 4 km, della durata indicativa di 1 ora e con un dislivello più significativo rispetto al breve accesso da Osankarica.

Per chi desidera raggiungere il lago da Oplotnica, esiste anche un itinerario escursionistico più lungo, indicato in circa 9,2 km e 3 ore di percorrenza, con un dislivello vicino ai 954 metri. È una soluzione adatta a chi vuole trasformare la visita in una vera escursione nel paesaggio del Pohorje, anziché limitarsi alla passeggiata dalla struttura di Osankarica.

Crew Girl, le location del teen drama tra laghi immersi nel verde e manieri d’epoca

Dal 10 settembre 2026 è disponibile su Netflix un teen drama pronto a tenere gli spettatori incollati allo schermo con cotte giovanili, triangoli amorosi, gare sportive piene d’adrenalina e i panorami mozzafiato di vecchi manieri, fiumi e laghi immersi nel verde. Nonostante l’ambientazione sia squisitamente a stelle e strisce, infatti, la serie è stata girata in una delle zone del Canada più interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: scopriamo insieme le location di Crew Girl.

Di cosa parla

Tegan (Miku Martineau) ha sedici anni e si è appena trasferita dalla California alla East Coast con la madre a causa di uno scandalo familiare che le ha investite e costrette a cambiare vita. Nella nuova scuola, la prestigiosa East Prep, manca una squadra di canottaggio femminile e l’unico modo che Tegan ha per non abbandonare anche lo sport che tanto ama è iscriversi nella squadra maschile. I compagni, almeno inizialmente, non sembrano accettarla nel ruolo di timoniere.

Con il tempo quelli che sembrano solo screzi e dispetti si rivelano, però, attenzioni di ben altro genere verso Tegan: soprattutto da parte di Josh (Sam Braun), l’arrogante capitano della squadra, e del talentuoso Cam (Kyle Clark).

Arriva su Netflix "Crew Girl": un nuovo teen drama con al centro il canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl”

Dov’è stata girata la serie

Come in parte accennato, nonostante sia ambientata sulla East Coast, Crew Girl non è stata girata negli Stati Uniti ma in Canada, nella Columbia Britannica.

Victoria

Eagle’s Cove, la città di fantasia dove Tegan si trasferisce con la madre, più nello specifico è Victoria: l’elegante capitale della British Columbia dove storia e modernità si incontrano. I raffinati palazzi in stile vittoriano e i romantici giardini all’inglese sono, infatti, parte dell’identità della città tanto quanto gli edifici e le infrastrutture moderne e all’avanguardia.

"Crew Girl": le location reali della nuova serie Netflix
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L’elegante città di Victoria

Sullo schermo sono facili da riconoscere il Tillucum Bridge, anche chiamato dai locali “The Gorge Bridge”, e il più antico Selkirk Trestle, ponte di legno sempre sul fiume Gorge un tempo utilizzato per il trasporto di materiali.

In città la produzione di Crew Girl ha trasformato in set anche centri sportivi come il Victoria City Rowing Club e il Gorge Narrows Rowing Club.

Le location di "Crew Girl" a Victoria
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl” girata in un club sportivo di Victoria

“The Gorge” ed Elk Lake

Quelle legate al canottaggio, di allenamenti e gare, sono del resto scene chiave nella serie. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono solo scene ricreate in studio e con effetti digitali: la produzione ha girato su “The Gorge”, come gli abitanti del posto amano chiamare il fiume che attraversa la città e che insieme alle aree verdi circostanti offre un’oasi di fresco e relax dal tran tran cittadino. Le rapide di Tillicum Narrows sono, anche nelle realtà, tra i punti del fiume più adrenalinici per chi pratica canottaggio e altri sport acquatici.

"Crew Girl": dove sono state girate le scene di canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena in acqua di “Crew Girl”

Altre scene in acqua sono state girate presso l’Elk Lake: un’area lacustre, formata dalla confluenza con il lago Beaver, molto frequentata dalle famiglie e non solo per rilassarsi sulla spiaggia, fare picnic o provare appunto uno dei numerosi sport outdoor per cui la zona è attrezzata.

Hatley Castle

Anche la East Prep, la nuova scuola di Tegan, nella realtà non esiste. Le scene all’interno del campus sono state girate nei pressi di Hatley Castle: una costruzione storica risalente ai primi anni del Novecento, oggi parte del complesso della Royal Roads University a Colwood, poco distante da Victoria. Le torrette merlate, la facciata in pietra, gli ampi e curatissimi giardini che lo circondano sono tra le caratteristiche più iconiche di Hatley Castle insieme agli ampi saloni interni, un tempo usati come dormitori per i cadetti dell’esercito locale e spesso sono comparsi sullo schermo nei film di X-Men, per esempio, e nella serie Smallville.

Tra le location della serie "Crew Girl" c'è anche Hatley Castle
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La facciata, molto cinematografica, di Hatley Castle

L’Isolino degli Innamorati, l’isola sul Lago Maggiore che nessuno conosce

Sul Lago Maggiore, c’è un piccolo arcipelago con tre isole molto famose e visitate da migliaia di turisti ogni anno: l’Isola Madre, la più grande, l’Isola Bella, la più popolata, e l’Isola dei Pescatori. Ma non tutti sanno che delle Isole Borromee fanno parte anche due isolotti, uno, l’Isolino di San Giovanni, privato (ci visse anche Toscanini), l’altro, il più curioso, di fatto è uno scoglio, lo Scoglio della Malghera, ma è anche il più curioso.

Le Isole Madre, Bella e San Giovanni sono di proprietà privata e appartengono alla famiglia Borromeo da secoli, vi si trovano palazzi e giardini meravigliosi che si possono visitare quando arriva la bella stagione. L’Isola dei Pescatori, invece, è statale, non ci sono orari di visita come per le altre, ci si può andare tutto l’anno e a qualunque ora, anche con le imbarcazioni private: è rinomata per i suoi ristornati di pesce di lago appena pescato dai pescatori che ancora ci vivono e per i piccoli b&b dove si può soggiornare. Ma tutto ciò molto probabilmente lo sapete già.

Quello che forse non sapete è che “la Malghera” è anche detta Isolino degli Innamorati e noi vi raccontiamo la sua storia.

La storia dell’Isolino degli Innamorati

Lo Scoglio della Malghera è grande quanto un loft: 33 x 22 metri per una superficie totale di 600 mq., ed è disabitato. Quasi tutto è ricoperto da bosco. Ha solo una piccola spiaggia, molto romantica, di ciottoli sul lato Sud frequentata dai gabbiani del lago, talvolta da qualche esemplare di cormorano, e dalle coppiette che vi approdano con piccole imbarcazioni, motivo per cui è chiamato Isolino degli Innamorati. La sua spiaggetta nascosta tra la vegetazione era, in passato, rifugio e meta preferita dei fidanzatini in cerca di intimità.

Curiosità e leggende

Il nome antico dello Scoglio della Malghera potrebbe derivare da “malga”, inteso come un luogo selvaggio, incolto e riparo naturale per la fauna e i volatili del lago. Un’antica leggenda definì questo isolotto lo Scoglio delle Ninfe. Ed ecco la storia che gira e che i più anziani del posto tramandano ai posteri.

Nei tempi antichi, le acque del Verbano erano infestate da un enorme drago feroce che viveva in una grotta nella parte più profonda del lago, verso la sponda lombarda (il Lago Maggiore, infatti, è in parte in Piemonte, in parte in Lombardia e in parte in Svizzera). La bestia assaliva le barche, divorava i pescatori, rapiva le fanciulle e rovinava tutti i raccolti. Disperati, i pescatori decisero di rivolgersi alla più bella e gentile ninfa del lago, Ambra, che insieme a molte altre compagne ninfe viveva nei luoghi più ameni della zona. Ambra, commossa, ascoltò le preghiere e i pianti dei pescatori. Armata solo della sua bellezza, un giorno si recò alla grotta del mostro per cercare d’ammansirlo; tuttavia, la furia del drago fu tale che la ninfa, per non essere divorata, si vide costretta a fargli una promessa: quella di divenire sua sposa se l’avesse risparmiata e si fosse rabbonito. A questa proposta, l’ira del drago si placò e Ambra poté tornare salva dalle sue compagne.

I pescatori, però videro che dopo qualche giorno il drago nuotava liberamente nelle acque del lago e non si fidarono della promessa della ninfa. Fu così stabilito che, dopo due giorni, all’ora del tramonto, Ambra sarebbe apparsa con il mostro sullo scoglio che emergeva tra l’Isola Bella e l’Isola dei Pescatori e, circondata da tutte le altre ninfe, gli avrebbe fatto pubblicamente promettere di rispettare i pescatori, le loro fanciulle e di non rovinare più i loro raccolti. E così fu.

Il giorno stabilito, al tramonto, Ambra e il mostro apparvero sul piccolo scoglio. Seduta al fianco dell’orribile futuro sposo la ninfa cantava motivi pastorali accompagnata dalle amiche ninfe che nuotavano nelle acque. Finalmente, i pescatori, vedendo il drago commosso dai canti e tranquillo come non mai, si convinsero di essere salvi. Da allora, a ricordo di questo avvenimento e in onore della generosa salvatrice, i pescatori chiamarono quell’isolotto “Lo scoglio delle Ninfe“.

Il tempio sotterraneo tra laghi limpidi, cristalli e antichi riti dell’acqua: Grotte di Su Mannau, capolavoro sardo

Nel paesaggio aspro della Sardegna sud-occidentale, tra l’Iglesiente e la Costa Verde, c’è una montagna che nasconde una storia incredibilmente affascinante. Parliamo di Su Mannau, posto che pare appartenere a un’altra dimensione: il verde della vegetazione, le rocce antichissime e l’aria fresca che arriva dalla cavità preparano il visitatore a un viaggio particolare, destinato a svolgersi sotto la superficie.

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio di Fluminimaggiore e si sviluppano per quasi 9 km all’interno di un massiccio calcareo. Un vero e proprio universo sotterraneo, quindi, fatto di sale monumentali, laghetti, cascatelle, stalattiti, stalagmiti, aragoniti e colate di calcite. Concrezioni che, tra le altre cose, continuano a modificarsi grazie alla presenza dell’acqua, rendendo Su Mannau una grotta ancora attiva sotto il profilo naturale.

La particolarità più sorprendente, però, arriva dalla storia umana: prima ancora di diventare una meta per speleologi e visitatori, la cavità era frequentata per motivi rituali. La prima sala costituisce infatti un vero tempio ipogeo, utilizzato fin dall’epoca prenuragica e poi in epoca nuragica, punica e romana. Lucerne votive e navicelle testimoniano l’antico culto dell’acqua, creando un legame insolito tra archeologia e paesaggio sotterraneo.

Origine, formazione e leggende delle Grotte di Su Mannau

Questo misterioso complesso carsico della Sardegna è stato modellato da due corsi d’acqua che scorrono nelle viscere della regione, il Placido e il Rapido, responsabili della formazione dei due grandi rami che attraversano la montagna. Il ramo del Placido si trova a sinistra ed è quello destinato alla visita turistica. Il Rapido occupa invece il ramo più grande, caratterizzato da uno sviluppo prevalentemente semi-orizzontale e da ambienti destinati soprattutto alla speleologia, con attrezzatura specifica.

Sottoterra la roccia mostra una vera successione di epoche. Alcuni ambienti appartengono a livelli più antichi, ormai fossili, mentre altri conservano ancora il passaggio dell’acqua. Uno degli ambienti più rappresentativi è il Salone Rodriguez, legato alle prime esplorazioni speleologiche. Paolo Rodriguez fu tra i primi esploratori della grotta negli anni ’30 e ne tracciò le prime mappe. Il suo nome è rimasto associato anche al grande pozzo che costituisce uno dei punti più spettacolari del percorso.

La natura ha poi aggiunto una tavolozza sorprendente: le concrezioni assumono tonalità differenti per la presenza e l’ossidazione di minerali quali ferro, manganese, rame e zinco. A seconda dell’ambiente si incontrano superfici bianche, sfumature rossastre, cristalli brillanti e colate dalle forme irregolari.

Tra le creature più singolari vive lo Stenasellus nuragicus, un minuscolo isopode endemico dell’ambiente cavernicolo. Il corpo allungato e privo di pigmentazione è un adattamento alla vita nelle tenebre. La sua presenza contribuisce a rendere Su Mannau un ecosistema particolare anche sotto il profilo biologico.

Accanto a lui si trovano il geotritone, anfibio legato agli ambienti umidi sotterranei, e il ferro di cavallo maggiore, un pipistrello cavernicolo riconoscibile dalla caratteristica struttura a ferro di cavallo presente sul capo.

Sul fronte delle leggende, bisogna fare riferimento alla dimensione rituale della grotta, legata alla presenza della Dea Madre e al culto dell’acqua. Resti di lucerne a olio e navicelle votive sono testimoni di pratiche religiose svolte nel cuore della montagna. Più che una leggenda tramandata, emerge perciò una testimonianza archeologica concreta, in grado  di restituire l’atmosfera spirituale attribuita all’acqua dalle comunità antiche.

La visita alle Grotte di Su Mannau

Il percorso turistico misura circa 500 metri e richiede all’incirca 1 ora, fino a 1 ora e 10 minuti, per essere completato ma solo e sempre accompagnati dalle guide. L’accesso parte dalla sala archeologica, uno spazio particolare già prima dell’ingresso nella vera cavità. Un’apertura conduce alla Sala Centrale, ambiente imponente attraversato da una grande passerella. Da questo punto il paesaggio cambia rapidamente, con l’acqua che compare tra le rocce, fino ad arrivare a piccole cascate e laghetti sotterranei.

Percorso Grotte di Su Mannau, Sardegna
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Visitando le Grotte di Su Mannau

Sala archeologica

Il viaggio comincia dal grande ambiente utilizzato come luogo sacro. Il piccolo lago associato alla Dea Madre e i reperti votivi rendono questa sala diversa dalle classiche grotte turistiche. Qui la roccia racconta anche la presenza umana e la funzione religiosa attribuita all’acqua.

Sala Centrale e Lago degli Stenasellus

La passerella permette di superare la Sala Centrale e raggiungere il Lago degli Stenasellus. Proprio in queste acque vive il piccolo crostaceo endemico che porta il nome scientifico di Stenasellus nuragicus.

Lungo il tragitto compaiono concrezioni, cascatelle e superfici modellate dall’acqua. Il rumore delle gocce accompagna la visita e rende percepibile la natura ancora attiva del complesso.

Galleria Puddu

Il percorso prosegue verso la colata della Galleria Puddu, quindi entra in una zona fossile della cavità. Stalattiti e altre concrezioni mostrano una fase più antica del sistema sotterraneo, appartenente a un periodo in cui l’acqua seguiva percorsi differenti.

Pozzo Rodriguez

Il Pozzo Rodriguez rappresenta uno dei punti più scenografici: è una cavità che raggiunge una profondità di circa 23 metri e che al centro presenta una colonna alta quasi 7 metri.

La formazione è nata dall’unione di una stalattite con una stalagmite, trasformate nel tempo in un unico grande pilastro di calcite. Un belvedere situato a circa 20 metri d’altezza permette di osservare il salone dall’alto, mentre una scalinata conduce verso il basso.

Da questa zona partono ulteriori rami, compresi ambienti fossili e percorsi legati al fiume Placido. Le sezioni più profonde appartengono però agli itinerari speleologici e richiedono preparazione e attrezzatura.

Dove si trovano e come arrivare

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio comunale di Fluminimaggiore, nella provincia del Sud Sardegna, in quella porzione dell’isola chiamata Iglesiente. Il sito dista circa 20 km dalla costa occidentale, in un territorio segnato dalla presenza delle antiche miniere e dalla vicinanza della Costa Verde.

Per raggiungere l’ingresso in automobile occorre seguire la SS 126 e imboccare la strada diretta verso le grotte. Il parcheggio si trova presso il sito, con la biglietteria nell’area di accesso. Da lì un breve tratto conduce all’ingresso della cavità.

Una possibilità interessante riguarda il territorio esterno: un’antica strada romana collega la zona al Tempio di Antas, importante sito archeologico nelle vicinanze. Il percorso richiede più o meno 1 ora e permette di associare la visita sotterranea a un itinerario nel paesaggio della zona.

Prima della partenza conviene contattare il centro visite per verificare l’apertura. Durante l’inverno, infatti, la grotta può essere chiusa al pubblico per favorire i processi naturali legati al microclima interno.

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