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Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
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Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
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Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
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Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.

Castelli da fiaba, fortezze spettacolari e foreste incantate: i 5 luoghi incredibili più amati questo mese

Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un altro mondo, altri che nascondono storie sorprendenti e altri ancora che riescono a trasformare un semplice viaggio in un’esperienza fuori dall’ordinario. Ad agosto, i lettori di SiViaggia hanno premiato proprio questo tipo di destinazioni: posti incredibili, castelli da fiaba, fortezze imponenti e paesaggi capaci davvero di sorprenderci anche grazie alla storia che li ha portati fino a noi.

Dall’Italia al Portogallo, passando per l’Austria e l’Alto Adige, ecco i cinque luoghi più incredibili che hanno conquistato i lettori nel mese di agosto.

Il Castello Bonoris, la fortezza fiabesca nata da un sogno

Torri merlate, ponte levatoio, mura in pietra e un fossato: a prima vista il Castello Bonoris di Montichiari, in provincia di Brescia, sembra un autentico maniero medievale. In realtà la sua storia è molto più recente e, proprio per questo, ancora più curiosa: alla fine dell’Ottocento Gaetano Bonoris acquistò i resti dell’antica rocca sulla collina di San Pancrazio e decise di trasformarli nella dimora che aveva sempre sognato. Nacque così un castello neogotico ispirato al Medioevo, completato da un parco all’inglese e da un giardino panoramico.

Al suo interno non mancano sale decorate, affreschi, arredi d’epoca e una cappella, ma c’è anche un dettaglio da romanzo: c’è anche una cassaforte segreta, rimasta nascosta fino alla morte di Bonoris.

Qui il nostro articolo: La fortezza nata da un sogno romantico sembra uscita da una fiaba: è il Castello Bonoris

Vista panoramica sul Castello Bonoris
Montichiari Musei
Vista panoramica sul Castello Bonoris e sul giardino

Castel Trostburg, il castello che custodisce 86 fortezze in miniatura

Sopra Ponte Gardena, nella Valle Isarco, Castel Trostburg domina il paesaggio da uno sperone roccioso. La fortezza medievale è legata per secoli alla famiglia Wolkenstein e conserva ancora oggi stube gotiche, affreschi, stemmi nobiliari e ambienti rinascimentali.

Ma la vera sorpresa si trova al suo interno: il Museo dei Castelli dell’Alto Adige custodisce ben 86 plastici in scala che riproducono altrettanti castelli della regione. È come attraversare un maniero e ritrovarsi, contemporaneamente, davanti a un’intera mappa tridimensionale delle fortificazioni altoatesine.

Tra gli ambienti più suggestivi c’è la stube gotica, con oltre 600 anni di storia, mentre dall’esterno il castello offre una vista spettacolare sulla valle.

Qui il nostro articolo: Nel Nord Italia c’è la roccaforte dei sogni di Oswald von Wolkenstein: il magnifico Castel Trostburg

Castel Trostburg
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Il suggestivo Castel Trostburg

Il Forte da Graça, l’enorme castello a forma di stella

Sul Monte da Graça, appena fuori Elvas, nel cuore dell’Alentejo portoghese, sorge una delle fortificazioni più spettacolari d’Europa: il Forte di Nossa Senhora da Graça, costruito nel Settecento per proteggere la città dalla minaccia spagnola e ancora oggi appare come una gigantesca macchina militare incastonata nel paesaggio.

Bastioni, fossati, terrapieni, rivellini, casematte e strutture sotterranee formano un sistema difensivo straordinario. La sua storia attraversa guerre, assedi e bombardamenti, ma anche un lungo periodo in cui il complesso fu utilizzato come carcere. Oggi il forte fa parte del sistema delle fortificazioni di Elvas, riconosciuto dall’UNESCO.

Qui il nostro articolo: Il Forte da Graça, la gigantesca fortezza che sembra nascere dalla collina

Il Forte di Nossa Senhora da Graça, Portogallo
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Il Forte di Nossa Senhora da Graça

La foresta di Buçaco, dove il verde diventa una terapia

Restiamo in Portogallo per raggiungere una foresta che sembra uscita da una fiaba e che ha conquistato un riconoscimento molto particolare: la Foresta Nazionale di Buçaco, certificata per la prima volta come healing forest. È così diventata la quarta foresta al mondo a ottenere questa qualifica.

Il bosco si estende per 105 ettari, protetti da circa 5 chilometri di mura, e custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti, molte delle quali arrivate in Portogallo durante l’Età delle Scoperte. Qui si può praticare il forest bathing, camminando lentamente tra gli alberi e immergendosi nei suoni e nei profumi della natura.

Ma il vero colpo di scena arriva nel cuore della foresta. La vegetazione custodisce un palazzo reale: è il Palácio do Bussaco, sontuosa residenza reale costruita in stile neo-manuelino e oggi trasformata in hotel di lusso.

Qui il nostro articolo: La foresta incantata che cura: è la quarta al mondo e nasconde un palazzo reale

La foresta di Buçaco, in Portogallo
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La foresta di Buçaco, dove il verde è una cura

Il Castello di Kreuzenstein, la fortezza che sembra uscita da una fiaba

A pochi chilometri da Vienna, il Castello di Kreuzenstein domina una collina della Bassa Austria con tutto ciò che ci si aspetterebbe da una fortezza medievale: torri, mura, fossato, ponte e un profilo quasi teatrale. Ma anche in questo caso la realtà è diversa da quella che sembra: il castello attuale fu costruito tra il 1874 e il 1906 dal conte Johann Nepomuk Wilczek, aristocratico e grande collezionista appassionato di Medioevo. Per realizzarlo fece arrivare da diverse parti d’Europa frammenti architettonici, porte, elementi scolpiti e manufatti medievali autentici.

Il risultato è una sorta di castello ideale, costruito nell’Ottocento con materiali antichi. All’interno si possono ammirare un’armeria ricca di spade e armature, una cappella gotica, la sala dei cavalieri, antichi arredi e anche un curioso reperto indicato come “corno di unicorno“.

Qui il nostro articolo: La fortezza da fiaba sulle colline piena di segreti imperiali: Castello di Kreuzenstein

Castello di Kreuzenstein in Austria
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L’imponente Castello di Kreuzenstein, in Austria

La piramide Cestia di Roma riapre, come visitarla gratis e tutte le novità

Dopo 3 anni di lavori e di chiusura la piramide Cestia di Roma è pronta a mostrarsi in tutta la sua meraviglia e lo fa con alcune date gratuite: con apertura al tramonto e giornaliera offre visite guidate gratis a un numero ristretto di partecipanti. Ecco cosa c’è da sapere.

La piramide Cestia di Roma riapre

Si riparte da venerdì 4 settembre con visite gratuite al monumento della piramide Cestia di Roma che dopo 3 anni di chiusura richiama tanti visitatori a piazzale Ostiense. La tomba che ospitava un politico romano non è stata costruita casualmente a forma di piramide; dopo la conquista romana dell’Egitto l’arte e l’architettura hanno fortemente influenzato l’epoca e anche nella capitale comparvero vari monumenti funebri che richiamavano proprio quelle forme e quella di Caio Cestio ne è uno degli esempi ancora visibili.

Il luogo torna a essere visitabile secondo un programma straordinario predisposto dalla Soprintendenza. Per ora le aperture comunicate si fermano al 31 ottobre. La particolarità di questa prima fase è che l’ingresso sarà gratuito. Attenzione però, i posti disponibili sono pochi e quindi consigliamo di prenotarsi con anticipo per le date desiderate.

Piramide Cestia a Roma
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La Piramide Cestia di Roma riapre, come visitarla

Le novità della piramide Cestia

La novità che si nota di più riguarda l’illuminazione. È stato rifatto completamente l’impianto scenografico esterno e quello della camera funeraria, uno degli ambienti più interessanti della visita. Proprio le visite dopo il tramonto saranno una delle opportunità più interessanti di settembre. Guardare la Piramide illuminata dall’esterno è già da tempo parte del paesaggio urbano della zona, ma entrare nel monumento nelle ore serali consentirà di osservare il risultato del nuovo progetto anche all’interno della camera sepolcrale.

È stato realizzato un nuovo percorso per migliorare l’accessibilità, con interventi sulla pavimentazione e sugli elementi utilizzati per accompagnare l’ingresso. Cambiato anche il cancello principale di piazzale Ostiense da cui si entra, aggiungendo in più un corrimano lungo la scalinata. Anche il verde intorno alla Piramide è stato interessato dal cantiere, con la sistemazione del giardino e il rifacimento dell’impianto di irrigazione: nuovi pannelli informativi accompagneranno inoltre la visita e sono state riqualificate le recinzioni. Una parte del progetto ha riguardato perfino gli spazi occupati dalla colonia felina presente nell’area, riorganizzati all’interno della sistemazione complessiva del sito.

Come visitare gratis la Piramide Cestia

La Piramide Cestia riapre alle visite gratuite con un calendario che attraversa settembre e ottobre. Sono previste diverse aperture serali, oltre agli ingressi di pomeriggio; in più si attende un ricco programma in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. L’accesso resta gratuito, ma c’è una condizione: bisogna prenotare. I posti sono limitati e non sarà possibile presentarsi senza prenotazione.

Ecco le date previste:

  • Venerdì 4, 11, 18 e 25 settembre: visite guidate serali alle 19, 20 e 21. Durata di circa 45 minuti, massimo 30 persone per turno.
  • Sabato 5, 12 e 19 settembre: visite libere alle 16.30, 17.30 e 18.30, fino a 50 partecipanti per ingresso.
  • Sabato 26 e domenica 27 settembre: apertura speciale per le Giornate Europee del Patrimonio. Sette ingressi al giorno, alle 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 16. Anche in questo caso le visite saranno libere, con un massimo di 50 persone per turno.
  • Sabato 3, 10, 17, 24 e 31 ottobre: tre aperture pomeridiane, alle 16.30, 17.30 e 18.30, con disponibilità fino a 50 posti.

Viaggio nel cuore spirituale della Transilvania: Monastero di Brâncoveanu, un gioiello ortodosso

Alle pendici dei Monti Făgăraș, la catena montuosa più alta della Romania, il verde degli alberi accompagna la strada, e piano piano compaiono i primi edifici di un complesso monastico che pare silenziare qualsiasi rumore. È il Monastero di Brâncoveanu, conosciuto anche con il nome di Monastero di Sâmbăta de Sus, uno dei luoghi più importanti dell’identità ortodossa romena.

Accanto alla vita monastica, però, qui vi fu una scuola, una tipografia e persino un laboratorio destinato alla pittura delle icone. Il fatto più sorprendente è che ancora oggi conserva questa vocazione: pochi monaci vivono all’interno del monastero, mentre la chiesa resta il cuore spirituale dell’insieme.

Contemporaneamente, il silenzio, la vicinanza della montagna e la cura quasi minuziosa dei giardini creano un’atmosfera particolare, più facile da percepire sul posto che da raccontare a parole.

Breve storia del Monastero di Brâncoveanu

La vicenda del monastero è segnata da una delle pagine più dure della storia religiosa della regione. Dopo la decapitazione di Constantin Brâncoveanu nel 1714, avvenuta a seguito del rifiuto di convertirsi all’Islam, arrivarono provvedimenti contro gli ordini monastici.

Nel 1785 la Corte di Vienna ordinò al generale Preiss di distruggere il complesso. Gli alloggi dei monaci furono demoliti e la chiesa venne lasciata in rovina. Per circa 140 anni questo posto rimase abbandonato, mentre le sue strutture attraversavano una lunga fase di decadenza.

La rinascita arrivò nel XX secolo. I lavori iniziarono nel 1926 e proseguirono tra il 1929 e il 1936. L’intervento gli restituì vita, preservando l’architettura e le pitture interne della chiesa. In questa fase furono restaurati anche il campanile e altri elementi architettonici, mentre vennero aggiunti i caratteristici colonnati in pietra.

Una particolare attenzione merita la sorgente di acqua corrente: la sua origine risale al XVI secolo e la fonte è stata restaurata nel corso del tempo. La tradizione religiosa le attribuisce proprietà miracolose e ancora oggi i visitatori possono raccogliere l’acqua santa dagli appositi recipienti.

La memoria di Brâncoveanu resta invece legata alla figura del principe fondatore, raffigurato in un affresco sulla parete occidentale del pronao. La sua immagine accompagna così la visita insieme alla memoria di un sovrano che sostenne la Chiesa ortodossa, l’istruzione e le arti.

Il 15 agosto, giorno della Dormizione della Madre di Dio, il monastero celebra la propria festa patronale. Per l’occasione arrivano pellegrini da diverse parti della Romania, dando vita a un’atmosfera molto diversa dal silenzio abituale del complesso.

La visita al monastero tra arte, fede e natura

La visita parte dalla chiesa, riconoscibile per l’architettura legata alla tradizione brâncovenescă. Il termine indica lo stile artistico sviluppatosi durante il periodo di Constantin Brâncoveanu, caratterizzato da una particolare fusione di elementi locali, influenze bizantine e suggestioni ottomane, arricchita da una decorazione ornamentale molto elaborata.

Chiesa del Monastero di Brâncoveanu, Romania
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Interno della chiesa del Monastero di Brâncoveanu

Colpiscono le colonne scolpite e il campanile, mentre all’interno attirano lo sguardo le pitture murali. La decorazione comprende anche scene di carattere apocalittico, particolarmente suggestive per il contrasto tra la ricchezza cromatica degli affreschi e la sobrietà degli spazi sacri.

Il campanile, dal canto suo, possiede una caratteristica architettonica curiosa: la struttura appare ottagonale all’esterno, mentre dentro assume una forma cilindrica. È uno di quei particolari che rischiano di passare inosservati durante una visita veloce, ma che aiutano a comprendere la complessità dell’edificio.

Il museo delle icone

Una tappa importante conduce al museo del complesso. La raccolta conserva icone realizzate su legno e vetro risalenti soprattutto ai secoli XVIII e XIX, insieme a libri antichi e oggetti utilizzati nella liturgia ortodossa.

La pittura su vetro rappresenta uno degli aspetti più caratteristici della tradizione artistica locale. Le immagini sacre, delicate e luminose, appartengono a una tecnica particolarmente legata alla cultura romena e costituiscono una delle testimonianze più interessanti custodite dal monastero.

Il laboratorio di pittura delle icone ha una lunga tradizione. La scuola artistica attiva a Sâmbăta de Sus produsse opere di pittura murale e su vetro ancora oggi apprezzate. L’attività è stata ripresa in epoca moderna e il laboratorio viene considerato tra i più importanti del Paese.

I giardini e la sorgente

Fuori dalla chiesa, sentieri e aree verdi attraversano giardini ricchi di fiori, frutteti e alberi. Rose, calendule e garofani dei poeti aggiungono colore agli spazi e contribuiscono alla sensazione di ordine che caratterizza l’intera area.

La sorgente del XVI secolo rappresenta un’altra tappa significativa. L’acqua scorre ancora oggi e viene considerata santa: per molti visitatori il gesto più naturale consiste nel riempire una bottiglia e portare con sé una piccola parte di questa tradizione.

Il rapporto con la natura raggiunge la sua espressione più particolare negli spazi destinati alle celebrazioni all’aperto. Il monastero viene infatti descritto anche quale una sorta di altare nel bosco, con funzioni religiose svolte in mezzo alla vegetazione.

All’interno ha sede inoltre la cosiddetta “Academy from Sambata“, centro dedicato alla spiritualità cristiana, all’arte, alla scienza e alla cultura. Conferenze, congressi e simposi di carattere teologico ampliano così la funzione del monastero oltre la dimensione strettamente religiosa.

Dove si trova e come arrivare

Il Monastero di Brâncoveanu si trova a Sâmbăta de Sus, in Romania, ai piedi dei Monti Făgăraș, nell’area storica legata alla Transilvania. La posizione regala al complesso uno sfondo naturale particolarmente scenografico, con le montagne che si alzano alle sue spalle e una distesa di verde attorno agli edifici.

Sâmbăta de Sus è collegata all’area di Brașov e al resto della regione attraverso la rete stradale locale. La visita può quindi diventare una tappa di un itinerario più ampio nella zona dei Monti Făgăraș, soprattutto per chi desidera alternare borghi, testimonianze storiche e paesaggi montani.

Nei dintorni si trova anche il Castello di Brâncoveanu, legato alla stessa famiglia principesca. Le vicende dei due complessi hanno seguito percorsi differenti, ma insieme aiutano a ricostruire la presenza della dinastia Brâncoveanu nella regione.

Il monastero resta però il luogo più intenso da vivere con calma: tra il profilo della montagna, la pietra scolpita, le pitture della chiesa, le icone sul vetro, il profumo dei fiori e l’acqua della sorgente, la storia appare meno distante.

Nel borgo a forma di stella prendono vita sfilate e duelli: un viaggio indietro nel tempo al 1615

Palmanova, la città fortezza a pianta stellata Patrimonio UNESCO, si prepara a un weekend fuori dal tempo. Dal 4 al 6 settembre va in scena “A.D. 1615 Palma alle Armi”, la rievocazione storica che ogni anno riporta la cittadina friulana indietro di oltre quattro secoli, tra sfilate in costume, duelli e un accampamento che occupa i bastioni della fortezza.

L’edizione 2026 ha un valore speciale: si festeggiano i 50 anni della manifestazione, nata nel 1977 e diventata uno degli appuntamenti di rievocazione storica più importanti d’Europa.

Palma alle Armi: il programma 2026

Il programma segue un filo narrativo preciso: rivivere gli eventi e la quotidianità della Palmanova del 1615. Il debutto è fissato per venerdì sera, con la parata dei gruppi storici partecipanti, e si chiude domenica con l’ammainamento del Gonfalone cittadino.

Tra le novità della 50esima edizione c’è la quintana a cavallo, in programma sabato alle 16:00, che anticipa il momento clou della giornata, ossia la grande battaglia delle 18:00. Attorno a questi due appuntamenti si sviluppa il cuore pulsante della rievocazione, l’accampamento storico allestito sui bastioni dentro e fuori Porta Cividale, con oltre 400 tende che ricreano un vero e proprio villaggio d’epoca.

Camminando tra le tende si possono incontrare nobildonne, vivandiere, uomini d’arme, capitani di ventura, artigiani e mercanti: figure che animano gli spazi della fortezza mostrando com’era organizzata la vita civile e militare del tempo. Non solo battaglie, quindi, ma anche mestieri, mercati e momenti conviviali, come “I calici del Provveditore”, la degustazione di vini locali che venerdì sera anima la Loggia della Piazza insieme ai piatti tipici.

A dare l’idea delle dimensioni dell’evento sono i numeri: oltre 1.300 rievocatori, appartenenti a 60 gruppi storici, arrivano da 14 Paesi europei per partecipare a questa edizione del cinquantenario.

Non è un caso i festeggiamenti siano stati organizzati in grande: Palma alle Armi è diventata negli anni un appuntamento fisso per appassionati, famiglie e curiosi, capace di attirare generazioni diverse nello stesso weekend di festa.

Un successo che ha attirato anche l’attenzione della Regione Friuli Venezia Giulia, che punta ora a fare sistema tra le rievocazioni storiche del territorio: dietro l’evento c’è infatti una nuova legge regionale che sostiene le manifestazioni certificate per l’autenticità della ricostruzione, con l’obiettivo di trasformarle in un vero e proprio richiamo turistico.

Biglietti e prezzi

Per assistere alle attività principali della rievocazione è previsto un biglietto d’ingresso. Il costo ordinario è di 7 euro, mentre i residenti di Palmanova pagano una tariffa agevolata di 2 euro; l’ingresso è invece gratuito per i minori di 14 anni. Con il biglietto si accede alla quintana a cavallo, alla battaglia, alle attività didattiche di Porta Cividale e all’Emporium Athestinum, il mercato storico allestito per l’occasione.

Per chi si trova in zona a inizio settembre, “Palma alle Armi” è quindi un’occasione per visitare il borgo in modo unico: non una semplice sagra in costume, ma un vero salto indietro nel tempo dentro una delle città fortificate meglio conservate d’Europa.

Puoi dormire (e sposarti) nelle viscere della Terra: è la miniera di sale Patrimonio Mondiale dell’Unesco

Esistono luoghi così belli da non sembrare veri. Posti che non si possono descrivere ma solo vivere, perché è così tanta la magia che li caratterizza che l’unico modo per assicurarsi che siano reali è quello di toccarli con mano. Non sempre, però, questi posti sono visibili, o meglio non lo sono agli occhi dei meno attenti perché sono nascosti e preservati alla stregua di un tesoro prezioso. Come quella miniera di sale secolare situata proprio sotto ai nostri piedi che conserva storie e leggende antiche, meraviglie attuali e incredibili tutte da scoprire.

Ci troviamo in Polonia, e più precisamente a Wieliczka, a pochi chilometri da Cracovia. È qui che esiste uno dei più straordinari monumenti della cultura materiale del mondo, una miniera di sale antichissima che si snoda per nove livelli, fino a superare i 300 metri di profondità. Non solo è possibile visitare tutte le bellezze che appartengono a questo posto, ma si può anche dormire nelle viscere della Terra all’interno di questo Patrimonio Mondiale dell’Unesco… e persino c’è chi sceglie questa location per giurarsi amore eterno. Sì, è una location da sogno per un matrimonio.

Cosa fare nella Miniera di Sale di Wieliczka

Organizzare un viaggio in Polonia è sempre un’ottima idea, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni. Le cose da fare e da vedere nel Paese dell’Europa centrale sono tantissime, e tutte sono destinate a sorprendere. Ma se è un’esperienza incredibile, unica e straordinaria che volete vivere durante il vostro prossimo viaggio, allora il consiglio è quello di raggiungere Cracovia.

A pochi chilometri dalla città, infatti, si trova uno dei più spettacolari monumenti del mondo, iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco dal 1978. Stiamo parlando della Miniera di Sale di Wieliczka, un vero e proprio gioiello sotterraneo che non è paragonabile a niente di tutto ciò che abbiamo visto fino a questo momento.

Le origini della miniera sono antichissime. Utilizzata fin dal XIII secolo per l’estrazione del sale è stata fino al 1996 una delle più grandi imprese industriali di tutto il Paese. Oggi, invece, è un monumento caratterizzato dal fascino indiscusso accessibile a cittadini e viaggiatori che vogliono esplorare le viscere della Terra.

La Miniera di Sale di Wieliczka, infatti, si snoda per nove livelli raggiungendo una profondità che supera i 300 metri. Le gallerie, che percorrono il sottosuolo per 300 chilometri, collegano i diversi ambienti. Ci sono le grotte, le chiese e le cappelle, i laghetti e numerosi ambienti che ospitano dettagli, sculture, decorazioni e arredi completamente realizzati col sale.

Non solo visite, chi giunge alla Miniera di Sale di Wieliczka può fare molto di più, può scegliere di dormire nel sottosuolo all’interno di un monumento dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Miniera di Sale di Wieliczka in Polonia
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Nella Miniera di Sale di Wieliczka ci si può dormire… o sposarsi

Sposarsi nella Miniera di Sale di Wieliczka

Pur essendo un patrimonio protetto, le miniere di sale di Wieliczka sono anche un’opzione originale per un matrimonio memorabile. Di grandissimo impatto visivo, sono a poco più di 15 chilometri da Cracovia e disponendo di diverse sale e cappelle scavate nel salgemma offre l’opportunità di affittarle per cerimonie civili, cattoliche o simboliche… e persino organizzare i banchetti successivi alla promessa d’amore.

Cattedrale all'interno della Miniera di Sale di Wieliczka
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Spettacolare Cattedrale all’interno della Miniera di Sale di Wieliczka

Dormire nella Miniera di Sale di Wieliczka

L’avventura nel sottosuolo, come abbiamo anticipato, non si limita a una semplice visita. I viaggiatori di tutto il mondo che giungono qui, infatti, possono scegliere di trascorrere notti indimenticabili nelle viscere della Terra.

Qui, dove l‘aria è pura e satura di minerali, gli ospiti possono vivere un’esperienza fatta di benessere e relax, ma anche di suggestione e magia. I soggiorni nella Miniera di Sale di Wieliczka, permettono ai viaggiatori di dormire all’interno di stanze completamente fatte di sale, che non sono solo belle, ma fanno anche bene.

Il microclima presente in questo luogo, infatti, è privo di allergeni e ricco di micro elementi che fanno bene al corpo e all’organismo. All’aria salutare, inoltre, si aggiunge un’atmosfera fatta di silenzio e pace che appartiene per natura a quello che si trova sotto la superficie terrestre.

I soggiorni avvengono all’interno della Camera Słowacki, situata al terzo livello della miniera e completamente realizzata in sale, e nella Camera delle Scuderie della Montagna Orientale a una profondità di 135 metri.

La scala infinita che scende nelle viscere della terra Miniera Wieliczka
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La scala infinita che scende nelle viscere della terra

Dove si trova e come raggiungerla

La Miniera di Sale di Wieliczka si trova nell’omonimima cittadina in Polonia a circa 10 chilometri dal centro di Cracovia. Per poterla raggiungere l’opzione più comoda è utilizzare un’auto a noleggio così da avere massima libertà ma c’è anche la possibilità di raggiungerla in treno partendo dalla stazione centrale di Cracovia e raggiungendo la stazione Wieliczka Rynek Kopalnia in circa 25 minuti, oppure con l’autobus 304 si parte dalla fermata Dworzec Główny Zachód nei pressi del centro commerciale Galeria Krakowska per scendere a Wieliczka Kopalnia Soli. In questo caso serviranno circa 40 minuti.

Struttura in legno e lampadario cristalli di sale Miniera Wieliczka
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Struttura in legno pazzesca e lampadario cristalli di sale

29 anni senza Lady Diana: questi i luoghi legati alla vita e al ricordo della principessa più amata

Nel corso della sua vita, troppo breve, la principessa Diana fu la donna più famosa e più fotografata al mondo. Amata dal popolo, spesso in conflitto con la rigidità della Corona, Lady Diana seppe conquistare i cuori di milioni di persone con la sua umanità, la sua fragilità e quella capacità, rara per una reale, di farsi vicina alla gente comune.

Sono passati 29 anni dalla sua scomparsa, ma il ricordo resta vivo nei luoghi che hanno segnato la sua esistenza e in quelli che oggi la custodiscono: dai palazzi della Londra reale alle isole dove amava rifugiarsi lontano dai riflettori.

Kensington Palace

Fu la sua casa londinese dal matrimonio con Carlo, nel 1981, fino alla morte nel 1997. Qui crebbero William e Harry ed è il luogo in cui Diana visse gran parte della sua vita da principessa, tra momenti pubblici e istanti più intimi. Oggi il palazzo è aperto al pubblico con mostre dedicate alla famiglia reale. Gli appartamenti privati restano fuori dal percorso di visita, ma nel Sunken Garden dei Kensington Gardens si può ammirare la statua ufficiale di Diana, inaugurata nel 2021 per i sessant’anni dalla nascita, circondata da tre bambini a simboleggiare il suo amore per l’infanzia.

Dopo la sua morte, davanti ai cancelli del palazzo furono deposti milioni di fiori arrivati da ogni parte del mondo, in uno dei gesti collettivi di cordoglio più intensi mai visti nel Regno Unito.

Kensington Palace
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Kensington Palace, la residenza londinese di Lady Diana

Buckingham Palace

Cuore della monarchia, Buckingham Palace fu teatro di centinaia di cerimonie ufficiali e ricevimenti di Stato a cui Diana prese parte negli anni da Principessa di Galles, spesso portando un tocco di leggerezza in un contesto molto formale. Fu anche qui che, dopo la sua morte nell’agosto 1997, migliaia di persone si radunarono spontaneamente lasciando fiori, lettere e candele: un tributo popolare che il Regno Unito non aveva mai visto in quella dimensione.

Diana Princess of Wales Memorial Walk

Chi vuole ripercorrere la Londra di Diana con calma può seguire l’itinerario ufficiale a lei dedicato: la Diana Princess of Wales Memorial Walk, un percorso pedonale ad anello di circa 11 chilometri disegnato a forma di otto, che attraversa quattro dei parchi reali della città (Kensington Gardens, Hyde Park, Green Park e St James’s Park).

Lungo il cammino, novanta targhe in bronzo con una rosa araldica incisa al centro guidano i visitatori tra cinque luoghi legati alla vita della principessa: Kensington Palace, Spencer House (la casa londinese della sua famiglia), Buckingham Palace, St James’s Palace e Clarence House.

Il percorso fu inaugurato nel 2000 per volontà del comitato presieduto da Gordon Brown, che lo definì una delle più belle passeggiate urbane del mondo, e tocca anche la Diana Memorial Fountain a Hyde Park, rendendo l’intero anello una sorta di riepilogo simbolico della sua storia londinese.

Targa in bronzo sul Memorial Walk di Lady Diana
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Una delle targhe in bronzo presenti lungo il percorso pedonale

Hyde Park – Diana Memorial Fountain

Inaugurata nel 2004 dalla regina Elisabetta II, la fontana fu pensata con un design semplice e accessibile, capace di riflettere il carattere aperto e vicino alle persone della principessa. L’acqua scorre lungo due percorsi che si incontrano in un unico punto, quasi a rappresentare i momenti felici e quelli più difficili della sua vita.

Ancora oggi molti londinesi scelgono questo angolo di parco per fermarsi un momento, leggere un libro o semplicemente ricordarla, lontano dal caos della città.

Althorp House

Nel Northamptonshire sorge la residenza storica della famiglia Spencer, dove Diana trascorse parte della sua infanzia e dove oggi riposa. All’interno della tenuta si trova il lago con la piccola isola scelta dalla famiglia per garantirle privacy anche dopo la morte, non accessibile al pubblico. Durante i periodi di apertura è però possibile visitare il parco e il museo che ne racconta la vita attraverso fotografie, oggetti personali e documenti storici: una tappa che per molti resta la più toccante di tutte.

Baleari

Le estati della famiglia reale passavano spesso per le Baleari. Carlo e Diana furono più volte ospiti sullo yacht di re Juan Carlos, al largo del Marivent Palace, dove ancora oggi Felipe e Letizia amano trascorrere le vacanze. Le foto scattate tra il 1986 e il 1990 li ritraggono sorridenti insieme a William, Harry e alla famiglia reale spagnola. Ma il primo incontro di Diana con quel mare risale al 1981, in luna di miele a bordo del Britannia.

Isole Vergini Britanniche

Diana amava anche i Caraibi britannici, dove tornava spesso per ritagliarsi un po’ di privacy lontano dai riflettori. Nel 1990 a Necker con la sorella Sarah, i rispettivi figli e la madre, e nel 1992 a Nevis con William e Harry, quando la crisi con Carlo era ormai di dominio pubblico.

Necker Island è un’isola privata di 74 ettari acquistata da Richard Branson nel 1979 e trasformata in un resort esclusivo, con spiagge di sabbia bianca e barriere coralline. Oggi si affitta per interezza, a cifre che partono da diverse decine di migliaia di euro a notte. Nevis, poco più a nord, è invece un’isola vulcanica di appena 93 chilometri quadrati che fa coppia con la vicina Saint Kitts. Niente semafori né catene di negozi, ma piantagioni di canna da zucchero riconvertite in boutique hotel e la salita al Nevis Peak per chi ama il trekking, in un contesto che resta autentico anche nell’alta stagione.

Princess Diana Beach, Barbuda

Ai Caraibi appartiene anche Barbuda, piccola isola dove Diana amava rifugiarsi per sfuggire a paparazzi e alla vita di corte, in cerca di un po’ di normalità. Le è stata dedicata la Princess Diana Beach, una distesa di sabbia rosa colorata da miliardi di minuscole conchiglie, prima conosciuta come Access Beach.

Poco turistica, con strade quasi tutte sterrate, resta oggi una meta cara anche a William e Harry, che vi tornano di tanto in tanto per ritrovare un pezzo di ricordo della madre.

5 isole della Toscana conquistano il Guardian: una è un rifugio segreto senza auto

La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.

La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.

Rido perché ti amo, la commedia romantica girata in un posto (a pochi minuti da Roma) dove il tempo si è fermato

È un amore d’altri tempi quello raccontato nell’ultima commedia romantica scritta, diretta e interpretata da Paolo Ruffini. E d’altri tempi sono anche le location di Rido perché ti amo: a fare da sfondo alla storia – dal lieto fine, ma non scontato – di Amanda e Leopoldo è infatti un borgo medievale arroccato su una montagna dove il tempo sembra essersi fermato, circondato dal verde rigoglioso della campagna laziale e da un sito archeologico pieno di magia. Ecco dov’è stato girato il film in onda in prima Tv su Rai 1 domenica 31 agosto 2026.

Di cosa parla

Leopoldo (Nicola Nocella) e Amanda (Barbara Venturato) sono stati compagni fin dalle elementari ed è proprio sui quaderni di scuola che lui le ha promesso amore eterno. La loro relazione va avanti per quasi trent’anni, mentre Leopoldo insegue il sogno di diventare un pasticciere di fama mondiale e Amanda quello di lavorare come coreografa per importanti teatri d’opera. Quando, a pochi giorni dalle nozze, Amanda ottiene un prestigioso incarico all’Opéra di Parigi non esita a partire. Leopoldo non vuole seguirla e questo sembra creare una frattura irreparabile nel rapporto tra i due almeno fino a quando, convinto di aver sbagliato, decide di raggiungerla e provare a riconquistarla e a tenere fede alla promessa fatta da bambino. L’aiuto di amici di vecchia data come Ciro (Paolo Ruffini) e di un microcosmo di artigiani e commercianti che, da sempre, anima la piazza del piccolo centro in cui Leopoldo e Amanda sono cresciuti sarà fondamentale in questo senso.

Arriva su Rai 1 la commedia romantica "Rido perché ti amo" di Paolo Ruffini
Ufficio stampa RAI
Una scena di “Rido perché ti amo”

Dov’è stato girato il film

Il senso di comunità è del resto uno dei valori che trapela più forte dalla commedia romantica di Paolo Ruffini e le location di Rido perché ti amo sembrano amplificarlo: Leopoldo e Amanda non sono mai soli a combattere per difendere la propria promessa d’amore ma possono contare su una cerchia di persone che li hanno visto crescere e sono a propria volta cresciuti con loro. Nelle numerose scene in piazza, si mantiene viva insomma quella pratica così tipica della provincia italiana che fa della semplice presenza una più profonda vicinanza: la piazza in questione è quella di uno dei borghi del Lazio più interessanti per storia, mitologia, paesaggi.

Sacrofano

A Sacrofano, a circa mezz’ora di distanza da Roma, sono state realizzate tutte le riprese in esterna di Rido perché ti amo. Il centro storico, fatto di stretti vicoli acciottolati che si intersecano fino a raggiungere – appunto – la piazza principale, è stato il principale set. Visitarlo vuol dire passeggiare nell’antico Ghetto Ebraico, fermarsi sotto al campanile romanico della Chiesa di San Giovanni Battista, visitare la Chiesa di San Biagio e ammirare lo stile tardo-barocco di Palazzo Placidi.

C'è Sacrofano tra le location della commedia romantica di Paolo Ruffini "Rido perché ti amo"
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Il pittoresco borgo di Sacrofano

Da non perdere è anche il sito archeologico del Monte Musino: qui doveva trovarsi un tempo l’area sacra consacrata a Giove Tonante ed Ercole Musino che dà il nome al borgo (Sacrofano deriverebbe, infatti, secondo alcune ricostruzioni da “sacrum fanum”).

Il verde della Macchia di Sacrofano e del Parco di Veio in cui è immerso fanno del borgo una meta ideale anche per il trekking e le passeggiate nella natura.

Gli appassionati di folklore e tradizioni non dovrebbero perdersi il Palio della Stella (a settembre) e la giornata (a ottobre) dedicata al Tevere.

Altre location

A parte il borgo laziale, non ci sono altre location di Rido perché ti amo segnalate: il grosso delle riprese di interni e anche quelle riguardanti Parigi sono state realizzate in studio, ai Videa Studios di Roma.

Come passeggiare in una fiaba: Kaysersberg, il borgo imperiale dell’Alsazia

Quando si arriva a Kaysersberg si nota una strada che entra nel paese e, oltre le facciate delle prime abitazioni, compaiono travi di legno, balconi fioriti, tetti spioventi e insegne in ferro battuto. Sullo sfondo, sopra i tetti, si riconoscono le rovine di un castello imperiale, mentre ai piedi della collina scorre la Weiss, piccolo fiume che attraversa il borgo e accompagna il centro storico con il suo rumore d’acqua.

Kaysersberg si trova nell’Alsazia orientale, lungo la celebre Route des Vins d’Alsace, a circa 10 chilometri da Colmar e il suo nome significa “Montagna dell’Imperatore“, proprio per richiamare il castello da cui è dominato. Le case a graticcio, denominate colombages in francese, mostrano sulle facciate la struttura lignea che un tempo sosteneva gli edifici. Travi disposte secondo motivi geometrici, intonaci colorati, bovindi e balconi fioriti rendono quasi impossibile percorrere la strada principale senza alzare lo sguardo.

Il paesino ha ricevuto anche il titolo di “Village préféré des Français“, il villaggio preferito dai francesi, nel 2017, durante il programma televisivo presentato da Stéphane Bern. Un riconoscimento che ha portato ancora maggiore attenzione su una località già celebre per il patrimonio medievale e per la produzione vinicola.

L’ultimo rifugio dei vescovi guerrieri sulle alture del Vallese: il Castello di Tourbillon

Sion è una cittadina svizzera che si riconosce già da lontano per le sue due colline che si alzano sopra i tetti. Su una compare la Basilica di Valère, sull’altra il Castello di Tourbillon, da dove lo sguardo corre verso la valle del Rodano e abbraccia i vigneti terrazzati, le montagne alpine e il tessuto della città. La posizione offriva ai suoi abitanti un controllo prezioso sulle vie di passaggio della regione, oltre a garantire una protezione naturale fornita dal rilievo.

Il primo impatto, però, arriva dalle rovine: mura massicce, aperture irregolari, resti di ambienti e tracce delle antiche strutture restituiscono l’immagine di una dimora fortificata assai diversa dal rudere che si vede oggi. Tourbillon fu infatti residenza episcopale e fortezza insieme. La destinazione era prestigiosa al punto che i vescovi esercitavano un potere politico oltre alla loro autorità religiosa.

Breve storia del Castello di Tourbillon

La costruzione di queto maniero della Svizzera risale alla fine del XIII secolo e viene attribuita al vescovo Bonifacio di Challant. La collina scelta per il progetto offriva un vantaggio evidente: la roccia costituiva una base naturale difficile da espugnare, mentre l’altitudine permetteva di controllare un’ampia porzione della valle.

Per secoli Tourbillon rimase legato ai vescovi di Sion e alle vicende politiche del Vallese. La fortezza attraversò periodi di tensione, conflitti e trasformazioni, mantenendo il carattere di residenza fortificata. Il complesso subì modifiche nel corso del tempo e i documenti antichi, insieme a mappe, incisioni e testimonianze scritte, permettono oggi di ricostruirne almeno in parte l’aspetto precedente alla distruzione.

La svolta drammatica arrivò nel 1788, quando grande incendio devastò Sion e distrusse circa metà della città. Le fiamme raggiunsero anche Tourbillon, provocando danni così gravi da segnare la fine della sua lunga funzione residenziale. La ricostruzione non arrivò e il castello rimase progressivamente allo stato di rovina.

Per molto tempo quelle pietre furono considerate soprattutto una testimonianza di un passato ormai lontano. Ma dalla metà del XIX secolo la sensibilità verso il patrimonio storico locale iniziò però a cambiare: Tourbillon tornò al centro dell’attenzione e nel XX secolo seguirono campagne archeologiche, rilievi, interventi di consolidamento e restauri parziali.

La visita a Tourbillon tra mura medievali e panorami alpini

La salita verso la fortezza richiede circa 30 minuti e costituisce già una parte importante dell’esperienza. Il percorso porta progressivamente fuori dalla città, fino alla collina rocciosa. Più si guadagna quota, più Sion appare raccolta sotto lo sguardo e la sagoma della Basilica di Valère assume un ruolo scenografico particolare, sull’altura opposta.

All’interno del complesso il percorso si sviluppa tra resti architettonici privi dell’antico tetto e ambienti ridotti a frammenti. Proprio questa condizione permette di osservare direttamente la struttura della fortezza, senza ricostruzioni moderne capaci di alterarne la percezione.

La cappella di San Giorgio merita un’attenzione speciale: le pitture murali medievali rappresentano una delle testimonianze artistiche più antiche del loro genere in Svizzera. Le immagini conservate sulle pareti ne raccontano la dimensione religiosa e ricordano che Tourbillon era anche una residenza episcopale, con spazi destinati alla preghiera accanto alle strutture militari.

Le mura mostrano invece la funzione difensiva. La collina offre una posizione naturalmente protetta e la fortificazione sfruttava il terreno per rendere più difficile l’accesso. Osservando i resti dall’interno si può intuire la complessità originaria, assai più articolata rispetto all’immagine di rudere isolato che appare da lontano.

Cosa vedere durante la visita

  • La cappella di San Giorgio: è il punto artistico più importante del complesso. Gli affreschi medievali conservati al suo interno aggiungono colore e delicatezza alle pietre della fortezza.
  • Le mura della fortezza: i resti permettono di leggere la funzione militare di Tourbillon e di comprendere la relazione tra costruzione e conformazione della collina.
  • Il panorama sulla valle del Rodano: dall’alto la geografia del Vallese diventa immediatamente leggibile. Sion occupa il fondovalle, mentre vigneti e montagne costruiscono una scenografia tipicamente alpina.
  • La vista verso Valère: la collina rivale ospita la Basilica di Valère, creando uno dei panorami più riconoscibili di Sion. Le due alture, una accanto all’altra, narrano ancora oggi il carattere storico della città.
  • I resti della residenza episcopale: Tourbillon conserva tracce di una dimora destinata a uomini di Chiesa dotati anche di un forte potere politico. Le rovine acquistano perciò un significato più ampio rispetto alla semplice funzione militare.

La visita guidata gratuita parte dalla cappella e permette di comprendere meglio la storia del sito, l’architettura e il ruolo avuto dalla fortezza nella storia del Vallese. Il complesso resta invece chiuso durante i mesi invernali, indicativamente da metà novembre fino a marzo, quindi conviene controllare le modalità di apertura prima della partenza. Durante l’anno il castello può inoltre diventare scenario per manifestazioni culturali, spettacoli, concerti, mostre e rievocazioni.

Dove si trova il Castello di Tourbillon e come arrivare

Il Castello di Tourbillon si trova a Sion, capoluogo del Canton Vallese, nella Svizzera sud-occidentale. La città sorge nella valle del Rodano, circondata dalle Alpi e da celebri pendii coltivati a vigneto. La fortezza occupa la collina di Tourbillon, a breve distanza dal centro storico.

Sion è facilmente raggiungibile in treno dalle principali città svizzere. Dalla stazione ferroviaria si può arrivare presso il centro cittadino e proseguire verso la collina, seguendo il percorso pedonale indicato per il castello. In auto, la città è collegata alla rete autostradale svizzera e offre diversi parcheggi nella zona urbana, mentre l’ultimo tratto verso la fortezza richiede comunque una salita a piedi.

Sion, Svizzera
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la bellissima città di Sion

La posizione regala un piccolo privilegio al termine del percorso: alle spalle restano le strade di Sion e davanti si apre la valle, con i vigneti che ricamano i pendii e le cime alpine sullo sfondo. Tourbillon appare allora per quello che è davvero, una fortezza medievale trasformata dalle fiamme in una rovina, ma ancora perfettamente in grado di raccontare la propria storia.

Il prodigio di un fiume impetuoso: la spettacolare Cascata di Ézaro, che sfida le onde dell’oceano

La Galizia ha un rapporto viscerale con l’acqua: piove spesso, l’Atlantico detta il ritmo delle coste, mentre i fiumi scendono dalle montagne verso insenature profonde e piccoli villaggi marinari. Sulla Costa da Morte, tratto selvaggio della provincia di A Coruña famoso per promontori battuti dal vento e storie legate alla navigazione, il paesaggio raggiunge una delle sue espressioni più sorprendenti a Ézaro.

Davanti agli occhi, infatti, appare una scena difficile da associare a una normale cascata. Lo Xallas, dopo un percorso di circa 60 chilometri attraverso l’entroterra, arriva alle rocce della costa e precipita verso una grande pozza naturale. Pochi metri più avanti l’acqua raggiunge l’Atlantico, creando una continuità impressionante tra corso fluviale e mare aperto.

La Cascata di Ézaro, chiamata anche O Cadoiro, è considerata un fenomeno naturale unico nell’Europa continentale per la sua particolare configurazione. Il fiume scorre infatti direttamente verso il mare attraverso una spettacolare parete granitica alta quasi 40 metri. Attorno si apre un paesaggio aspro, modellato dall’acqua, dal vento e dalla vicinanza dell’oceano.

Origine, formazione e leggende

Per capire al meglio la cascata bisogna seguire idealmente lo Xallas a ritroso. Il fiume nasce sui versanti occidentali del Monte Castelo e attraversa inizialmente territori relativamente pianeggianti, situati a circa 300-400 metri di quota. Più avanti il terreno diventa accidentato e il corso d’acqua si restringe. Tra Ponte Olveira e Santa Uxía, il fiume attraversa una successione di laghi artificiali legati agli sbarramenti idroelettrici.

Avvicinandosi alla costa aumenta la pendenza: rapide e piccole cascate accompagnano il tratto finale, fino alla grande parete di granito che produce il salto di Ézaro. La conformazione geologica della zona rende il fenomeno particolarmente scenografico, perché la roccia nuda accompagna la discesa dell’acqua fino alla conca naturale sottostante.

La forza dello Xallas aveva già colpito i viaggiatori del passato. Nel 1745 Padre Sarmiento attraversò questa parte della Galizia durante il suo viaggio attraverso la regione. Per superare il fiume utilizzò la Barca dos Cregos, la Barca dei Chierici, che collegava le parrocchie di Santa Uxía e Arcos in assenza di un ponte. Il religioso raccontò di aver visto il fiume arrivare da grande altezza e precipitare verso il mare, descrivendo anche la profondità della pozza e la grande quantità di schiuma prodotta dalla caduta.

La cascata appartiene inoltre a un paesaggio ricco di racconti popolari. Poco sopra il salto si trova una cavità dalla particolare apertura rettangolare chiamata Ventá das Bruxas, la Finestra delle Streghe, che la tradizione locale collega a una storia di magia e incantesimi.

Secondo la leggenda, la grotta sarebbe l’ingresso di un passaggio sotterraneo diretto sotto la cascata. Il corridoio condurrebbe a una sala lussuosa abitata da una principessa incantata. Liberarla richiederebbe il superamento di una serie di prove e solo l’uomo capace di affrontarle con successo potrebbe spezzare l’incantesimo e sposarla.

Il racconto acquista ancora più fascino grazie alla presenza del Monte Pindo, la grande montagna che domina il paesaggio vicino alla foce. La sua fama affonda in tradizioni preistoriche, rituali magici e leggende popolari, tanto da aver alimentato nel tempo l’immagine di una montagna misteriosa, quasi separata dal resto del territorio.

La visita alla cascata e cosa vedere

La visita è semplice e adatta anche a una breve escursione durante un viaggio lungo la Costa da Morte. Una passerella conduce verso la zona della cascata e permette di avvicinarsi progressivamente al salto. La sensazione cambia a seconda della portata dello Xallas: nei periodi asciutti il corso appare più contenuto, mentre dopo abbondanti precipitazioni tutto diventa decisamente più potente.

Passerella per la Cascata di Ézaro
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Raggiungendo la Cascata di Ézaro

Il punto principale della visita resta naturalmente il salto. La parete di granito scende quasi verticalmente e l’acqua raggiunge la grande conca sottostante prima di proseguire verso l’Atlantico. Una breve permanenza permette di cogliere anche i particolari più piccoli, dalle increspature della pozza alle gocce trascinate dal vento.

Per una prospettiva completamente diversa conviene raggiungere il Mirador de Ézaro, situato più in alto rispetto alla cascata. La strada sale lungo il fianco della montagna attraverso numerose curve e conduce a una piattaforma panoramica. Da lassù il flusso appare inserito in un quadro molto più ampio. Lo sguardo segue la foce dello Xallas, raggiunge la costa, attraversa parte della ría di Corcubión e arriva fino al Monte Pindo.

La montagna merita una deviazione per chi desidera prolungare la giornata. Il Monte Pindo domina questa porzione di Costa da Morte con le sue forme granitiche e il carattere selvaggio. Un’altra prospettiva arriva dall’acqua: alcune attività permettono di raggiungere la zona in kayak e osservare la cascata dal basso, con il salto inserito nel paesaggio costiero. L’esperienza cambia completamente la percezione delle dimensioni, perché la parete rocciosa appare ancora più imponente vista dalla superficie della ría.

Nei dintorni si trovano inoltre spiagge tranquille, caratterizzate da sabbia chiara, oltre al piccolo nucleo costiero di Ézaro con porto e servizi. Per una pausa gastronomica si possono assaggiare specialità della cucina galiziana, soprattutto pesce, frutti di mare e vini della regione. Durante alcune serate estive la cascata viene persino illuminata, creando un’atmosfera particolare attorno alla parete rocciosa.

Dove si trova e come arrivare

La Cascata di Ézaro si trova nel comune di Dumbría, nella provincia di A Coruña, lungo la costa occidentale della Galizia (Spagna). Il territorio appartiene alla Costa da Morte, una delle aree più scenografiche della regione, caratterizzata da promontori rocciosi, insenature, villaggi marinari e una forte tradizione legata all’oceano.

Da Santiago de Compostela il viaggio in automobile richiede circa 1 ora e mezza, rendendo Ézaro una meta adatta anche a una gita di una giornata. La soluzione più comoda resta l’automobile, soprattutto per abbinare la cascata ad altre località della Costa da Morte.

Una volta raggiunta la zona, il parcheggio vicino alla cascata consente di proseguire verso l’area di visita. L’accesso è gratuito e una visita concentrata sul salto può richiedere circa 1 ora, mentre aggiungendo il belvedere, il Monte Pindo o le attività sul fiume conviene dedicare gran parte della giornata.

Per chi arriva senza automobile da Santiago, le escursioni organizzate rappresentano un’alternativa pratica, soprattutto se l’obiettivo comprende anche Finisterre, Muxía e altri luoghi della Costa da Morte.

Nei dintorni di Parigi apre un parco a tema Dragon Ball

Un nuovo parco a tema dedicato a Dragon Ball è pronto a entrare nei progetti più curiosi della regione parigina, anche se il suo annuncio ha già fatto discutere in Francia. L’iniziativa, finanziata dall’Arabia Saudita, punta infatti a trasformare l’area di Cergy-Pontoise in una nuova grande destinazione per il divertimento internazionale. Una scelta che ha suscitato qualche perplessità tra chi avrebbe preferito valorizzare maggiormente la cultura e la creatività francesi, ma che promette anche importanti ricadute economiche e occupazionali.

Il progetto nasce da un accordo tra Francia e Arabia Saudita e prevede la realizzazione di tre parchi di divertimento alle porte di Parigi. Uno sarà dedicato all’universo creato da Akira Toriyama, trasformando il mondo di Goku e dei suoi compagni in una vera esperienza immersiva.

Il parco Dragon Ball sorgerà sull’ex area di Mirapolis

Il futuro parco a tema Dragon Ball sarà realizzato a Cergy-Pontoise, nel Val d’Oise, a nord-ovest di Parigi, sull’area che un tempo ospitava Mirapolis. Il parco divertimenti inaugurato nel 1987 ebbe però vita breve e chiuse definitivamente pochi anni dopo, lasciando il sito inutilizzato.

Proprio qui dovrebbe nascere una nuova grande destinazione dedicata all’intrattenimento, inserita in un complesso formato da tre parchi. Il progetto rappresenta quindi anche una sorta di rinascita per un luogo che in passato aveva già tentato di affermarsi nel settore dei parchi a tema.

Al centro del nuovo progetto ci sarà Dragon Ball, il celebre universo manga ideato da Akira Toriyama, capace di conquistare generazioni di appassionati in tutto il mondo. Per ora, tuttavia, non sono stati comunicati tutti i dettagli sulle attrazioni e sulle aree tematiche, né è stata fissata una data ufficiale di apertura. La costruzione dovrebbe richiedere diversi anni.

L’idea nasce anche da una curiosa passione comune: il presidente francese Emmanuel Macron e il principe saudita Mohammed bin Salman hanno infatti dichiarato il loro interesse per il mondo dei manga e, in particolare, per Dragon Ball. Un legame che ha contribuito a dare forma a un progetto destinato a portare uno dei simboli della cultura pop giapponese alle porte della capitale francese.

Un investimento da 6 miliardi

Il parco Dragon Ball sarà soltanto una parte di un’operazione molto più ampia. Francia e Arabia Saudita hanno previsto un investimento complessivo di circa 6 miliardi di euro per la realizzazione dei tre parchi, finanziati dal gruppo saudita Qiddiya.

Le dimensioni economiche del progetto sono notevoli e, secondo le stime annunciate dall’Eliseo, l’intero complesso potrebbe generare circa 22 mila posti di lavoro. L’obiettivo è creare una nuova destinazione internazionale capace di affiancarsi alle attrazioni già consolidate della regione, a partire da Disneyland Paris.

L’iniziativa si inserisce inoltre nella strategia dell’Arabia Saudita di investire sempre di più nei settori del turismo, dell’intrattenimento e del tempo libero, riducendo progressivamente la dipendenza dall’economia del petrolio.

Proprio le dimensioni dell’operazione hanno alimentato il dibattito in Francia. Alcuni commentatori hanno osservato come l’arrivo di grandi investimenti stranieri nel settore dei parchi rischi di rafforzare l’immagine di una Francia sempre più orientata al turismo e all’intrattenimento. Altri hanno invece sottolineato le opportunità economiche e occupazionali legate al progetto.

Per il momento, dunque, Goku non ha ancora una data per l’arrivo alle porte di Parigi, ma il progetto ha già acceso l’interesse dei fan di Dragon Ball e del mondo dei parchi a tema.

Roma come non l’avevi mai vista: gli acquedotti diventano un palcoscenico a cielo aperto

Dopo due mesi trascorsi tra quartieri, cortili Ater, mercati, bar, parchi e strade, il Roma Borgata Festival arriva al Parco di Torre del Fiscale per l’ultima settimana della sua seconda edizione. Dal 7 al 13 settembre, il suggestivo paesaggio romano segnato dalla presenza degli acquedotti diventa il palcoscenico di sette giornate dedicate alle arti performative, tra danza site-specific, teatro, musica, letteratura e passeggiate performative.

Il Roma Borgata Festival è un progetto di ASAPQ, con la direzione artistica di Alessandra Muschella, e nell’ultima settimana concentra alcuni dei progetti che hanno caratterizzato l’intera seconda edizione, accanto a nuovi appuntamenti pensati per dialogare con lo spazio del Parco di Torre del Fiscale.

Il Parco di Torre del Fiscale diventa una scena a cielo aperto

La programmazione conclusiva prenderà il via con un progetto che mette al centro il rapporto diretto tra corpo, movimento e luogo: da lunedì 7 a venerdì 11 settembre si svolgerà, infatti, la residenza di danza site-specific “Pillole Urbane”, a cura di ACSD KODANCE/&KO.

Gli artisti lavoreranno all’interno del parco per costruire la coreografia che verrà poi presentata al pubblico sabato 12 settembre, dalle ore 19.00, con “To the Ground”; il concept, la regia e la coreografia sono di Sil Marti, con l’assistenza coreografica di Giulia Federico.

Un viaggio nel Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta

Mercoledì 9 settembre, alle ore 19.00, torna uno dei progetti simbolo della seconda edizione del Festival, “Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto”: Giulia Anania e Lavinia Mancusi accompagneranno il pubblico in un percorso attraverso il Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta.

Il viaggio toccherà luoghi nascosti, memorie, storie umane e dettagli del quartiere che spesso restano fuori dallo sguardo quotidiano: musica, parole e racconto urbano si incontrano in un’esperienza nella quale lo spostamento diventa parte della performance.

Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto
@foto Francesca Vangieri - Ufficio Stampa HF4
Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto

A teatro la storia del ciclista Vito Taccone

Giovedì 10 settembre, alle ore 19.00, il programma prosegue con “Bar Campioni – Il ciclista incatenato”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Ariele Vincenti, con le musiche di Tiziano Gialloreto.

Al centro dello spettacolo c’è Vito Taccone, il celebre “Camoscio d’Abruzzo”, figura entrata nell’immaginario dello sport italiano del Novecento per le sue straordinarie qualità di scalatore. Ribelle, generoso e irascibile, Taccone viene raccontato anche tramite la sua dimensione umana e popolare.

Ambientato idealmente in un bar dello sport dell’entroterra abruzzese, lo spettacolo ripercorre la sua epopea agonistica e personale e restituisce il ritratto di un campione anticonformista e di una figura che ha saputo conquistare un posto particolare nella storia del ciclismo.

Italo Calvino, la musica e i concerti della nuova generazione

Venerdì 11 settembre, alle ore 19.00, spazio a “Fiammiferi”, progetto performativo di ABRA con Stella Mastrantonio e Brando Pacitto e la sonorizzazione di Ludovico Franco.

Il lavoro propone una rilettura de “L‘avventura di due sposi” di Italo Calvino grazie a un’esperienza di lettura collettiva, immersiva e site-specific.

La serata proseguirà dalle ore 20.00 con “Dominio Pubblico per Roma Borgata Festival”, che ospiterà tre concerti affidati alla programmazione della DAP Under 25 – Direzione Artistica Partecipata. L’iniziativa lascia spazio allo sguardo e alle proposte di una nuova generazione di artisti e alla loro capacità di contribuire alla costruzione di una programmazione culturale.

Dopo la restituzione di “To the Ground”, la serata di sabato 12 settembre continuerà con “Omaggio a Hans Zimmer”, diretto da Giordano Maselli.

I Dialoghi Sinfonici chiudono la seconda edizione

L’ultima giornata del Festival, domenica 13 settembre, inizierà invece alle ore 18.00 con “Street Stories”, passeggiata performativa nel Parco di Torre del Fiscale a cura di Giulia Anania e Tiziano Panici e proseguirà alle ore 20.00, “Dialoghi Sinfonici – Operette”, con l’Orchestra EICO diretta dal maestro Germano Neri.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno al Parco di Torre del Fiscale, con ingresso da via dell’Acquedotto Felice 120. I biglietti, con un costo da 1 a 2 euro, sono a sostegno del Festival.

Il Roma Borgata Festival è realizzato da ASAPQ con la direzione artistica di Alessandra Muschella, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, il patrocinio del Municipio Roma VII e in collaborazione con ALPHIO APS – Casali di Tor Fiscale. Partner multimediale è HF4.

Per il programma completo, le informazioni e i biglietti è possibile consultare il sito ufficiale del Roma Borgata Festival.

Sta per succedere qualcosa di speciale in questo gioiello: sarà il cuore dei Borghi più belli d’Italia

Per tre giorni Sammichele di Bari diventerà il punto d’incontro dei Borghi più belli d’Italia: dal 4 al 6 settembre 2026 il comune in provincia di Bari ospiterà, infatti, la XVIII edizione del Festival Nazionale de “I Borghi più belli d’Italia”, l’appuntamento annuale che riunisce amministratori, delegazioni e rappresentanti dei comuni appartenenti alla rete, provenienti da ogni parte del Paese.

L’evento rappresenta un’importante occasione di incontro tra territori differenti, accomunati dalla volontà di valorizzare il patrimonio e l’identità dei piccoli centri italiani. Nel corso della manifestazione troveranno spazio esperienze, progetti e riflessioni sulle sfide che oggi interessano i borghi, senza dimenticare la loro capacità di custodire storia, cultura, paesaggi, tradizioni e produzioni locali.

Tre giorni per raccontare il presente e il futuro dei piccoli centri

Il Festival sarà prima di tutto un momento di confronto sul ruolo che i borghi possono avere nell’Italia contemporanea, luoghi ricchi di identità e patrimonio, ma anche comunità chiamate ad affrontare questioni sempre più importanti, dalla tutela del territorio alla sostenibilità, dall’innovazione alla necessità di creare nuove opportunità di sviluppo e attrattività.

L’obiettivo sarà quindi mettere in relazione esperienze diverse e offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, amministratori, professionisti e realtà impegnate nella valorizzazione dei territori. In parallelo, il pubblico potrà conoscere più da vicino le peculiarità dei borghi italiani e scoprire un patrimonio diffuso che trova proprio nei piccoli centri una parte fondamentale dell’identità del Paese.

Ad aprire il Festival sarà venerdì 4 settembre: l’accoglienza delle delegazioni è prevista alle 16, mentre alle 18 si terrà la cerimonia inaugurale con i saluti istituzionali di Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, del sindaco di Sammichele di Bari Lorenzo Netti e dell’assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Puglia Francesco Paolicelli, insieme alle altre autorità nazionali, regionali e locali presenti. La prima giornata si concluderà con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Città Metropolitana di Bari.

Sabato 5 settembre il programma entrerà nel vivo fin dalle 10 con l’apertura degli stand del Villaggio dei Borghi, uno spazio che accompagnerà alla scoperta delle diverse realtà presenti e che, insieme all’area espositiva del MIB – Mercato italiano dei Borghi e al mercato dell’artigianato, resterà attivo per tutte le tre giornate.

Alle 11, presso la Chiesa della Maddalena, si terrà il convegno “Le 100 strade più belle d’Italia”, dedicato agli itinerari e alle nuove modalità di scoperta dei piccoli centri con i temi della mobilità, del turismo e della valorizzazione territoriale. Interverranno Roberto Perticone, Presidente di Italy Discovery, Claudio Bacilieri, Direttore di Borghi Magazine, Emiliano d’Andrea di Borghi Italia Tour, Lorena Varani delle Ciclovie dei Borghi delle Marche, Antonio Baldelli, Parlamentare e Vicesindaco di Pergola, e Domenica Spinelli, Parlamentare e Vicesindaco di Coriano. Al confronto prenderà parte anche Alessandro Musumeci, Direttore Marketing di FIAT.

A seguire, alle 11.45, sarà affrontato il tema del MIB – Mercato italiano dei Borghi, con gli interventi di Riccardo Cuomo, Dirigente Area Politiche del Lavoro e Progetti Istituzionali di Unioncamere, e Gianluca Raspa, dirigente di BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana. Alle 12.30 spazio invece agli incontri istituzionali, tra cui quello del Comitato impegnato nella presentazione di un disegno di legge sui Borghi coordinato tra tutte le Regioni d’Italia.

Il pomeriggio di sabato proseguirà alle 13.30 con uno show cooking mentre alle 16 sarà il momento di BorgoLab, il panel dedicato alle esperienze di successo che raccontano come i piccoli centri possano trasformarsi in luoghi di attrattività, innovazione e sviluppo. Tra i partecipanti è previsto Saverio Mucci, Government Engagement Lead Italy di Mastercard.

Il confronto sul futuro dei borghi continuerà alle 17.30 con un appuntamento dedicato alla resilienza delle comunità dove interverranno Giulio De Rita, Presidente del Censis, e Antonio Forzieri, direttore Cybersecurity Strategy di WINDTRE. A seguire, i Laboratori dell’Artigianato proporranno dimostrazioni dal vivo con artigiani.

La serata lascerà poi spazio allo spettacolo “TUTTAPPOST! – Storie di ordinaria italianità”, con protagonista Pinuccio, nome d’arte di Alessio Giannone. Sul palco anche il Gruppo Folkloristico Internazionale La Pacchianella di Monte Sant’Angelo, tra le formazioni folkloristiche più antiche d’Italia e custode delle tradizioni popolari del Gargano.

Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari
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Veduta della Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari

Cinema, libri, danza e musica per la giornata conclusiva

Domenica 6 settembre si aprirà alle 10.30 con BorgoGrafie, spazio dedicato alle conversazioni con autori di libri che raccontano borghi, comunità e storie dei territori.

Alle 11.30, nella Chiesa della Maddalena, si terrà “BorgoVisioni”, incontro dedicato al ruolo del cinema e dei teatri nei piccoli comuni italiani e al loro valore come strumenti culturali e di racconto dei territori. Moderato da Osvaldo Bevilacqua, il convegno vedrà la partecipazione di Luciana Cazzolla, Consigliere di Amministrazione di Apulia Film Commission, Antonio Di Santo, sindaco di Opi, e del giornalista Michele Peragine.

Dopo lo show cooking delle 13.30, il programma proseguirà con la conferenza-spettacolo di Vincenzo Santoro “Ritmi meridiani. Tradizione e modernità nelle danze del Sud”, accompagnata da intermezzi di pizzica e taranta del gruppo Fabulanova Folk Ensemble.

Alle 19.30 Sammichele di Bari passerà il testimone al Comune di Dozza, che ospiterà l’edizione 2027 del Festival. La serata continuerà alle 20.30 con Pino Campagna e lo spettacolo “Io… Superterrone”, dedicato con ironia alle usanze, ai linguaggi e alle diverse identità regionali italiane.

A chiudere la XVIII edizione, alle 22, sarà il concerto dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, realizzato in collaborazione con Regione Puglia e Puglia Culture – Circuito Teatrale.

Forte dello Chaberton a rischio crollo, la meraviglia tra Francia e Italia chiude e vieta le visite

Il Forte dello Chaberton, conosciuto anche come “Forte delle Nuvole”, è una delle testimonianze militari più spettacolari delle Alpi. Costruito a 3.131 metri di quota, domina il paesaggio tra Italia e Francia dalla vetta del Monte Chaberton, ma oggi deve fare i conti con il deterioramento delle sue strutture.

Il Comune francese di Montgenèvre ha infatti disposto il divieto di accesso e visita all’interno della fortificazione, a causa del rischio di crolli. La misura, adottata con un’ordinanza del 19 agosto 2026, resterà in vigore fino alla messa in sicurezza del complesso. Per gli escursionisti, però, c’è una precisazione importante: la salita alla vetta resta consentita, mentre è vietato entrare nel forte.

Perché è stato vietato l’accesso

Il provvedimento riguarda le parti più fragili del Forte dello Chaberton, comprese torrette, gallerie, casematte e locali sotterranei. Dopo oltre un secolo trascorso a più di tremila metri, neve, gelo, infiltrazioni d’acqua e continui cicli di gelo e disgelo hanno compromesso progressivamente la stabilità delle strutture. A queste condizioni si aggiungono i danni provocati dai bombardamenti del 1940 e il lungo periodo di abbandono successivo.

L’ordinanza vieta anche di arrampicarsi sui muri e di svolgere attività esplorative non autorizzate. Non è inoltre consentito prelevare o spostare pietre, elementi metallici e reperti legati alla storia militare del sito. I controlli potranno essere effettuati dalla Gendarmerie francese.

La fortificazione è tutelata dal 2021 come Monument Historique francese e la protezione riguarda l’intero complesso, non soltanto le otto celebri torri che caratterizzano la sommità. Nel corso degli anni erano già state ipotizzate opere per limitare il deterioramento, tra cui interventi per impedire a neve e acqua di penetrare attraverso porte, finestre e aperture delle torrette.

Monte Chaberton, le escursioni restano consentite

La chiusura del forte non significa che il Monte Chaberton sia diventato inaccessibile. Le escursioni lungo i sentieri che conducono alla vetta restano consentite e anche le gite già programmate possono svolgersi regolarmente, nel rispetto delle indicazioni presenti sul territorio. Una volta raggiunta la cima, però, non è possibile entrare nella struttura militare.

Il valore del luogo resta comunque straordinario. La costruzione della fortificazione iniziò alla fine dell’Ottocento e comportò un’autentica impresa ingegneristica: la cima della montagna venne abbassata di circa sei metri per creare lo spazio necessario alla struttura. Otto torri in calcestruzzo ospitavano originariamente cannoni su installazioni girevoli, mentre all’interno erano presenti comando, infermeria, cucine, depositi, depositi e altri ambienti.

Una teleferica, completata nel 1910, collegava inoltre il forte al fondovalle e permetteva di trasportare uomini, materiali e viveri. Per la sua posizione, lo Chaberton era considerato una fortificazione quasi imprendibile, ma il 21 giugno 1940 l’artiglieria francese riuscì a neutralizzare sei delle otto torri con obici Schneider da 280 millimetri.

Dopo la guerra, con il Trattato di Parigi del 1947, la cima passò alla Francia. Oggi il forte rimane un monumento storico di enorme fascino, osservabile dall’esterno durante la salita, ma temporaneamente off limits al suo interno per ragioni di sicurezza.

Trova due lettere in bottiglia su una delle spiagge più belle: dopo 109 anni arrivano a destinazione

A volte il mare restituisce storie che sembravano destinate ad andare perse per sempre. È quello che è successo su una spiaggia dell’Australia Occidentale, dove una donna, passeggiando nella sabbia e raccogliendo rifiuti, ha trovato una vecchia bottiglia di vetro contenente non una, ma ben due lettere. A stupire è la data riportata su queste missive: 15 agosto 1916. A firmarle furono due soldati che più di 100 anni prima stavano viaggiando in mare verso l’Europa, dove avrebbero combattuto la Prima Guerra Mondiale.

Le loro parole, rimaste nascoste per tutto quel tempo, sono tornate alla luce per caso, riportando con sé le voci, le speranze e i pensieri di due giovani uomini alla vigilia di un viaggio che avrebbe cambiato per sempre le loro vite. E quando quelle lettere sono state finalmente aperte, hanno permesso di ricostruire una storia rimasta sospesa tra le onde e la sabbia per oltre un secolo. Ma la scoperta è diventata ancora più emozionante quando è stato possibile rintracciare i discendenti dei due soldati, restituendo alle loro famiglie un piccolo frammento delle loro vite.

L’uomo dei sussurri, le location del thriller psicologico con Rober De Niro nel cuore dell’America

Dal 28 agosto 2026 è disponibile su Netflix un thriller psicologico in cui Robert De Niro interpreta un ex detective costretto, per ragioni questa volta personali, a rimettersi sulle tracce di un serial killer a cui aveva dato la caccia anni prima. La tensione nel film tratto da “The Whisper Man”, romanzo best seller di Alex North, è mantenuta alta – anche – dal continuo cambio di ambientazioni: le location di L’uomo dei sussurri, in uno stato americano dove i paesaggi, le dimensioni delle città, gli stili di vita e persino i mood delle persone che ci  abitano sono dei più variegati, contribuiscono a suggerire infatti un senso di imprendibilità e fuggevolezza.

Di cosa parla

Tom Kennedy (Adam Scott) è uno scrittore di gialli rimasto vedovo con un figlio di otto anni a cui badare. Quando il bambino improvvisamente scompare, le indagini condotte dalla detective Amanda Beck (Michelle Monaghan) sembrano riportare a un serial killer che anni prima aveva terrorizzato la comunità locale: “l’uomo dei sussurri”, come lo aveva rinominato la stampa per le sue modalità d’azione. Ai tempi sul caso aveva lavorato Peter Willis: il personaggio interpretato da Robert De Niro, che è anche il padre di Tom e nonno del bambino scomparso. Nonostante li separino anni di incomprensioni e una distanza emotiva prima che geografica, Tom si lascia convincere dalle circostanze a chiedere aiuto a Pete: tanto basta per trasformare la ricerca del bambino misteriosamente scomparso in un viaggio interiore, nel passato di dolorose dinamiche familiari.

Arriva su Netflix "L'uomo dei sussurri": il thriller psicologico con Robert De Niro tratto dal romanzo di Alex North
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “L’uomo dei sussurri”

Dov’è stato girato il film

Diretto da James Ashcroft, il thriller è ambientato a Garretton: una città immaginaria del Jersey Shore, a cui hanno dato corpo sullo schermo un’infinità di location reali della zona. Le testate locali parlano infatti di oltre venti città, in almeno sette contee, selezionate dalla produzione (AGBO) come luoghi dove girare L’uomo dei sussurri.

Il New Jersey

A monte la scelta sembra essere ricaduta sul New Jersey per la varietà di paesaggi e di ambientazioni che offre lo stato: qui «puoi trovare fattorie, città dell’entroterra, spiagge – avrebbero sottolineato dalla produzione – e questa diversità è stata fondamentale per il film».

Le location di "L'uomo dei sussurri", il thriller psicologico con Robert De Niro, si trovano tutte in New Jersey
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Il New Hersey è il “garden state” d’America

Nonostante sia uno degli stati geograficamente meno estesi degli USA, in effetti nel New Jersey si possono trovare città adrenaliniche e che non dormono mai come Hoboken e Jersey City; spiagge dorate come quelle del Jersey Shore dove rilassarsi sulla sabbia o gustare raffinate specialità di pesce con vista sullo skyline di New York; veri e propri luna park a cielo aperto com’è Atlantic City – la città che ha ispirato il gioco del Monopoli – con i suoi casinò, sale da concerto, hotel e negozi di lusso; più pittoresche località sul mare come Cape May e posti in cui il tempo sembra essersi fermato come Wildwoods con i suoi motel in stile art decò.

Hudson e Montclair

Tra le location di L’uomo dei sussurri spiccano in particolare l’Hudson County Correctional Facility, una prigione ancora in uso che ha richiesto alla troupe un accurato lavoro di adattamento tanto alle esigenze del film quanto a quelle degli ospiti, e l’United Way, uno storico edificio in South Fullerton Avenue a Montclair trasformato a propria volta in carcere.

Plainfield, Newark, Scotch Plains

Le abitazioni compaiono spesso sullo schermo: quelle di Tom e Pete soprattutto. Per questo genere di sequenze la produzioni si è servita di residenze private a Plainfield, Newark e, soprattutto per quanto riguarda gli interni,  anche a Scotch Plains.

Newark è tra i luoghi in New Jersey dov'è stato girato il film "L'uomo dei sussurri"
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Il tipico panorama residenziale di Newark

Paterson e altri centri del New Jersey

Tra i luoghi dov’è stato girato il thriller psicologico di Netflix con Robert De Niro c’è l’edificio municipale di Paterson.

Altre sequenze sono state girate a North Plainfield, Westield, Hoboken (città che ha visto negli ultimi anni una fiorente produzione cinematografica: qui sono stati girati, solo per citarne di recenti, la rom-com Office Romance con Jennifer Lopez e The Rip – Soldi sporchi, il film d’azione con Ben Affleck e Matt Damon).

Bradley Beach

Il posto dove Tom è cresciuto e dove torna dopo anni per chiedere aiuto al padre si trova a Bradley Beach: una caratteristica cittadina di mare dove passeggiare o andare in bici sul lungomare con vista sull’oceano o partecipare alle tante attività organizzate dalla comunità locale.

Qui è dove la Terra restituisce il fiume (e la sorgente) più misterioso della Provenza: Fontaine-de-Vaucluse

A circa 30 chilometri da Avignone, alla fine di una valle stretta stretta tra pareti di calcare, Fontaine-de-Vaucluse sembra essersi fermata nel punto preciso in cui la Provenza cambia carattere. Le distese luminose, i vigneti, i filari di lavanda e i villaggi arroccati lasciano spazio a una gola profonda, fresca e ombrosa. In fondo, ai piedi di una falesia alta 230 metri, l’acqua affiora dal sottosuolo e dà vita alla Sorgue.

Tutto parte da lì: il villaggio si raccoglie lungo il corso del fiume appena nato, tra vecchie case in pietra, ponticelli, ruote idrauliche coperte di muschio e piccoli vicoli. La Sorgue attraversa Fontaine-de-Vaucluse con un colore che cambia sotto la luce, passando dal turchese intenso al verde smeraldo. Si tratta di un’acqua fredda, limpida e costantemente alimentata da un sistema sotterraneo gigantesco.

Ma non è finita qui, perché la sorgente ha una particolarità che rende questo luogo unico: davanti agli occhi appare una cavità apparentemente silenziosa, ma sotto quella superficie si apre un abisso esplorato soltanto in parte. Le ricerche hanno raggiunto circa 315 metri di profondità senza riuscire a chiarire completamente il percorso delle gallerie sotterranee. Fontaine-de-Vaucluse ha dato così il nome a un intero modello idrogeologico. Le grandi risorgive alimentate da reti carsiche sotterranee vengono infatti chiamate sorgenti vauclusiane.

Origine, formazione e leggende

La Fontaine-de-Vaucluse rappresenta la principale sorgente della Francia metropolitana e una delle più grandi risorgive del pianeta. Il suo funzionamento dipende da un enorme bacino sotterraneo alimentato dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi provenienti dal Mont Ventoux, dai Monts de Vaucluse, dall’altopiano di Albion e dalla Montagne de Lure. L’area di raccolta supera i 1.200 chilometri quadrati.

L’acqua penetra lentamente nelle rocce calcaree, percorre una complessa rete sotterranea e riappare alla base della falesia. In media fuoriescono centinaia di milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Durante i periodi più secchi la portata resta comunque elevata, mentre in primavera o dopo precipitazioni particolarmente intense il paesaggio muta radicalmente.

Il livello cresce, supera la soglia naturale e la sorgente si riversa lungo le rocce con una forza impressionante. La Sorgue possiede una temperatura particolarmente stabile, attorno ai 13 gradi, caratteristica che contribuisce alla limpidezza e alla presenza di un ecosistema ricco.

Nel corso dell’800 e del 900, numerose spedizioni hanno tentato di penetrare nel mistero dell’abisso. Nel 1878 il palombaro marsigliese Ottonelli raggiunse 23 metri. Nel 1946 arrivò anche il gruppo guidato da Jacques-Yves Cousteau. Le esplorazioni successive portarono i subacquei a quote sempre più profonde. Nel 1983 Claude Touloumdjan e Jochen Hasenmayer scesero fino a circa 205 metri, mentre i dispositivi robotici permisero di raggiungere oltre 300 metri.

La profondità conosciuta, però, rappresenta soltanto una parte del sistema: le indagini hanno individuato gallerie che proseguono oltre il punto raggiunto dalle esplorazioni. Per questa ragione la Fontaine-de-Vaucluse continua a conservare una parte del proprio mistero.

Accanto alla storia reale, Fontaine-de-Vaucluse custodisce anche una leggenda. La chiesa di Notre-Dame-et-Saint-Véran è legata alla figura di san Véran, al quale la tradizione attribuisce la liberazione della regione dalla Couloubre, un mostro simile a un drago che terrorizzava gli abitanti. Il santo avrebbe affrontato la creatura e l’avrebbe scacciata dalla valle, diventando una figura profondamente radicata nella memoria locale.

Anche Petrarca contribuì a costruire l’aura del posto. Il poeta visse a Fontaine-de-Vaucluse tra il 1337 e il 1353 e la natura della valle entrò nella sua immaginazione poetica. La Sorgue, la solitudine della gola e il paesaggio roccioso rappresentavano un rifugio lontano dalle corti e dalle grandi città. Laura, figura centrale della sua poesia, resta legata a questo periodo della sua vita e ha trasformato il villaggio in una tappa della geografia letteraria europea.

Visitare Fontaine-de-Vaucluse

Il centro storico è raccolto e la visita può richiedere poche ore, anche se vale la pena rallentare e dedicare tempo alle rive della Sorgue. Dal cuore del paese parte il Chemin de la Fontaine, il breve percorso che costeggia il fiume fino alla sua sorgente. La distanza è di circa 500 metri.

Alla fine della valle appare la grande parete calcarea. In basso, protetta da barriere di sicurezza, si apre la cavità dalla quale nasce il fiume. L’accesso diretto può essere soggetto a restrizioni per motivi di sicurezza, anche a causa del rischio di caduta di pietre dalla falesia. Vale quindi la pena rispettare la segnaletica e osservare la sorgente dai punti consentiti.

Una tappa fondamentale è il Moulin à Papier Vallis Clausa, testimonianza della lunga tradizione cartaria del villaggio. La prima cartiera risale al 1522 e l’industria della carta rappresentò per Fontaine-de-Vaucluse una risorsa economica fondamentale fino alla chiusura dell’ultima attività nel 1968. Oggi il mulino mostra le antiche tecniche di produzione della carta attraverso il movimento dell’acqua e la lavorazione degli stracci.

La grande ruota idraulica, con un diametro di circa 7 metri e 48 pale, resta una delle immagini più riconoscibili del villaggio. Vederla girare davanti all’edificio aiuta a comprendere il rapporto diretto tra la Sorgue e le attività artigianali locali.  Sul lato opposto della Sorgue si trova il Musée Pétrarque, dedicato alla permanenza del poeta italiano e alla fortuna della sua figura nei secoli successivi.

Ruota Fontaine-de-Vaucluse, Provenza
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La ruota idraulica di Fontaine-de-Vaucluse

Merita una sosta anche la chiesa di Notre-Dame-et-Saint-Véran, edificio di origine medievale costruito sui resti di un antico luogo di culto. Nel centro del paese, Place de la Colonne è dove si concentra la vita del villaggio. La colonna dedicata a Petrarca fu inaugurata il 20 luglio 1804, in occasione del 500° anniversario della sua nascita.

Alzando lo sguardo verso la montagna si scorgono i resti del castello dei vescovi di Cavaillon, costruito nel XIII secolo su uno sperone roccioso. Rimangono soprattutto strutture murarie, ma la posizione permette di comprendere il valore strategico della valle. Il castello controllava un territorio attraversato da pellegrini diretti verso il santuario di san Véran.

Dove si trova e come arrivare

Fontaine-de-Vaucluse si trova nel sud-est della Francia, in Provenza, nel dipartimento che porta il suo stesso nome. Avignone dista circa 30 chilometri, mentre L’Isle-sur-la-Sorgue si trova a circa 8 chilometri. L’automobile rappresenta il mezzo più pratico per raggiungere il villaggio, soprattutto per chi sta organizzando un itinerario attraverso la Provenza.

Da Avignone il tragitto richiede generalmente poco meno di 1 ora, in base al traffico e al percorso scelto. Fontaine-de-Vaucluse può essere inserita facilmente anche in una giornata dedicata all’abbazia di Sénanque, al Luberon oppure ai villaggi della valle della Sorgue. Dalla stazione ferroviaria di Avignone, i collegamenti richiedono generalmente una combinazione di treno e autobus oppure un trasferimento in auto.

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