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Questa città è così bella che viene paragonata a una rosa: Klagenfurt am Wörthersee, l’Austria con anima italiana

Una città austriaca con un’anima italiana, affacciata su uno dei laghi più celebri della Carinzia e circondata da boschi, prati e montagne. Klagenfurt am Wörthersee si presenta così, con un centro storico raccolto e ordinato che conserva l’impronta dei maestri costruttori italiani arrivati durante la grande stagione rinascimentale.

Rinomata turisticamente come la “Rosa del Wörthersee“, sfoggia un carattere elegante, ma appena ci si allontana dalle strade centrali il paesaggio cambia: il verde prende spazio e il lago compare poco più in là con le sue acque limpide e dai colori intensi. Da queste parti si trova inoltre la più antica zona pedonale del Paese, inaugurata nel 1961, tra Kramergasse e Wienergasse.

In sostanza è un centro raccolto, piacevole da attraversare lentamente, con negozi, locali e indirizzi gastronomici inseriti all’interno dell’architettura storica.

Viaggio a piedi e nel tempo sulle rive del Lago Gosau, specchio d’acqua che sembra l’Occhio di Dio

Tra le pieghe del Salzkammergut, una regione alpina incastonata nella parte centro-settentrionale dell’Austria, c’è una distesa d’acqua limpida incorniciata dal Gosaukamm e dalle grandi montagne del Dachstein. Quello è il Lago Gosau, una delle immagini più riconoscibili di questa vasta regione fatta di laghi, foreste e rilievi alpini.

La scena possiede però una storia molto più articolata rispetto alla sua fama da cartolina: il lago è stato innalzato artificialmente di circa 12 metri attraverso uno sbarramento, destinato a migliorare la disponibilità d’acqua e la produzione di energia, che ancora oggi viene utilizzata con una quantità sufficiente a rifornire circa 2.200 abitazioni all’anno.

Fu proprio davanti a questo scenario che il naturalista e viaggiatore Alexander von Humboldt rimase colpito dalla particolare bellezza del paesaggio. A lui viene attribuito il soprannome “Occhio di Dio“, legato alla forma e alla posizione del lago ai piedi delle montagne del Dachstein.

Origine, formazione e leggende del Lago Gosau

Il Gosausee (questo il nome in lingua locale) appartiene a un sistema formato da 3 laghi alpini: il Vorderer Gosausee è quello raggiungibile in automobile e rappresenta il primo grande specchio d’acqua della valle: più avanti, accessibili soltanto a piedi, compaiono il Gosaulacke e l’Hinterer Gosausee, rispettivamente il lago intermedio e quello posteriore.

L’Hinterer Gosausee alimenta normalmente il Gosaubach attraverso sorgenti sotterranee. Solo durante lo scioglimento della neve oppure dopo precipitazioni abbondanti l’acqua supera il livello del lago superiore, raggiunge il Gosaulacke e da lì prosegue verso il Vorderer Gosausee.

Il Gosaulacke rappresenta quindi un fenomeno stagionale. In alcuni periodi può apparire quasi vuoto, mentre dopo piogge intense o durante il disgelo si riempie e diventa il collegamento visibile fra i due laghi principali. Il paesaggio cambia così anche nel corso dell’anno, seguendo il ritmo delle precipitazioni e della neve sulle montagne.

L’ambiente possiede inoltre caratteristiche particolarmente favorevoli alla fauna acquatica. Le acque del Vorderer Gosausee sono cristalline e di qualità potabile. Tra i pesci presenti figurano trote locali, trote iridee, persici, lucci, salmerini e anguille. Una specie autoctona, il cosiddetto black rider, si è invece estinta circa 50 anni fa in seguito all’introduzione della trota.

Attorno al lago la geologia alpina diventa parte integrante del panorama. Il Dachstein domina lo scenario con le sue rocce e i ghiacciai, mentre il Gosaukamm forma una successione di pareti e cime sul lato opposto. La sensazione è quella di trovarsi dentro una grande conca naturale, con l’acqua al centro e la montagna a chiudere progressivamente l’orizzonte.

Cosa vedere e cosa fare al Lago Gosau

Il primo appuntamento è naturalmente il Vorderer Gosausee. Un sentiero ad anello lungo circa 4,5 km permette di seguire le rive e osservare il paesaggio da prospettive diverse. Il percorso è abbastanza facile e adatto anche alle famiglie, pure se il terreno presenta comunque alcuni tratti in salita.

Al mattino la luce risulta particolarmente favorevole per ammirare il riflesso del Dachstein: all’alba le prime tonalità raggiungono lentamente le pareti del Gosaukamm e trasformano la superficie dell’acqua: in autunno il contrasto fra il bosco colorato, le rocce e le cime innevate rende il panorama ancora più marcato.

Per chi vuole proseguire, il sentiero verso l’Hinterer Gosausee segue una strada forestale. Dal primo lago si passa accanto al Gosaulacke e poi si affronta un’altra salita di circa 20 minuti prima di raggiungere il bosco di aceri e infine il lago posteriore. Il tragitto fino alla Holzmeister Alm, situata presso la parte meridionale dell’Hinterer Gosausee, richiede circa 1 ora e 30 minuti. L’andata e ritorno misura quasi 12,6 km, con un dislivello complessivo di più o meno 261 metri.

Il secondo lago appare più raccolto e appartato. La presenza del Dachstein sullo sfondo cambia ancora una volta la prospettiva, mentre il bosco attenua i rumori provenienti dalla valle. In autunno, il Gosaulacke rappresenta uno dei passaggi più interessanti proprio per la sua natura intermittente.

Il Gosaukamm permette invece di alzare parecchio il livello dell’esperienza alpina. Dalla zona del lago parte la cabinovia Gosaukammbahn, situata accanto al Vorderer Gosausee, con arrivo nell’area della Zwieselalm. In estate l’impianto consente di raggiungere rapidamente sentieri e pascoli alpini, mentre il comprensorio Dachstein West è legato agli sport invernali.

Gli appassionati di vie ferrate hanno a disposizione il Laserer Alpin Klettersteig, un percorso di circa 1 ora classificato con difficoltà C, realizzato sopra il lago. Un’altra possibilità è l’Intersport Klettersteig Donnerkogel, classificata C/D.

L’acqua stessa diventa parte dell’esperienza durante la stagione più calda: il Gosausee permette balneazione, immersioni, stand-up paddle ed escursioni in pedalò o imbarcazioni elettriche. La trasparenza dell’acqua consente ai subacquei di osservare anche il paesaggio sommerso del lago.

Chi preferisce salire verso l’alpe può invece raggiungere la Zwieselalm, con rifugi e sentieri tra prati e boschi. La cabinovia riduce l’ascesa iniziale, mentre gli escursionisti più allenati possono affrontare il percorso a piedi.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Gosau si trova nell’omonimo comune, nell’Alta Austria, nella regione del Salzkammergut, a circa 25 minuti in automobile da Hallstatt. L’indirizzo preciso è Vorderer Gosausee, 4824 Gosau, Austria. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungerlo. Presso la strada Gosauseestrasse e nell’area Parkplatz Vorderer Gosausee sono disponibili parcheggi a pagamento. La fermata dell’autobus più vicina è Hintertal b.Gosau Vorderer Gosausee, indicata anche con il riferimento Gosaukammbahn.

Chi arriva con i mezzi pubblici può utilizzare il collegamento diretto fra Bad Ischl e Gosausee tramite la linea 541. Da Salisburgo il percorso prevede invece il bus 150 fino a Bad Ischl Bahnhof e il successivo cambio sulla linea 541. Dal paese di Gosau si può raggiungere il lago anche attraverso percorsi escursionistici collegati alla rete del Dachstein Rundwanderweg.

Il contesto invita a fermarsi più a lungo rispetto alla classica escursione fotografica. Il Gosausee può infatti rappresentare soltanto l’inizio della visita, con il Gosaulacke, l’Hinterer Gosausee, la Zwieselalm e gli itinerari del Gosaukamm a costruire una giornata molto più ampia.

Gosausee, Austria
iStock
Il Gosausee visto dall’alto

Va però considerata la stagionalità dei percorsi: il sentiero attorno al Vorderer Gosausee viene chiuso durante l’inverno per il rischio di caduta massi e valanghe. Il periodo per la visita va indicativamente da maggio-giugno fino a ottobre, mentre la situazione effettiva dei sentieri dipende dalle condizioni meteorologiche.

Villa Taranto e Isola Bella, si allunga la stagione dei giardini sul Lago Maggiore

C’è ancora tempo per passeggiare tra i giardini più famosi del Lago Maggiore. Quest’anno la stagione non si chiude con l’arrivo dell’autunno, ma prosegue per diverse settimane: i Giardini Botanici di Villa Taranto, a Verbania, resteranno aperti fino all’8 dicembre, mentre Isola Bella accoglierà i visitatori fino al 22 novembre.

Le due proroghe fanno parte di un percorso più ampio per allungare la stagione turistica sul territorio, con l’obiettivo di distribuire le visite oltre i mesi estivi. Per chi ama viaggiare fuori stagione è anche l’occasione di vedere questi luoghi con meno folla e con i colori tipici dell’autunno. Quando le fioriture si esauriscono, sono le foglie a colorare i giardini e quest’anno, grazie alle temperature, il foliage potrebbe durare fino a novembre.

Villa Taranto, i giardini botanici aperti fino all’8 dicembre

La Fondazione Giardini Botanici Villa Taranto ha annunciato che il parco di Verbania resterà aperto tutti i giorni, festivi compresi, fino al 22 novembre. Dopo quella data sarà ancora visitabile in alcune giornate, fino all’8 dicembre.

I giardini sono nati negli anni Trenta per volontà del capitano scozzese Neil McEacharn e oggi rappresentano uno dei parchi botanici più noti d’Italia, con migliaia di specie provenienti da tutto il mondo. In autunno aceri, liquidambar e altre piante ornamentali si colorano di rosso, arancio e giallo, mentre in estate protagoniste sono le fioriture.

Gli orari cambiano con l’avanzare della stagione. Fino al 1° novembre si entra dalle 9:00 alle 17:00, con ultimo ingresso alle 16:00. Dal 2 al 22 novembre l’apertura va dalle 10:00 alle 16:00, con ultimo ingresso alle 15:00. Dopo il 22 novembre sono previste aperture straordinarie il 23, 27, 28, 29 e 30 novembre, e poi ogni giorno dal 4 all’8 dicembre, in coincidenza con il ponte dell’Immacolata.

Da novembre cambiano anche le tariffe. Dal 9 novembre la visita si svolgerà lungo alcuni percorsi selezionati, per garantire la sicurezza dei visitatori, e il biglietto costerà meno. L’intero sarà di 11,50 euro, il ridotto per i giovani tra 12 e 26 anni di 7,50 euro e quello per i bambini dai 6 agli 11 anni di 2,50 euro. In questo periodo i biglietti si potranno acquistare solo alla biglietteria dei giardini.

Isola Bella aperta fino al 22 novembre

Anche Isola Bella resterà aperta più a lungo del solito. Grazie all’iniziativa di Terre Borromeo, l’isola accoglierà i visitatori fino al 22 novembre, offrendo più tempo per scoprire il Palazzo Borromeo e i suoi giardini barocchi a terrazze, tra i più scenografici del lago.

La proroga è legata anche a un grande evento sportivo. Grazie all’accordo di cinque anni tra Kaleon Spa-Terre Borromeo, la Federazione Italiana Tennis e Padel e le Nitto ATP Finals di Torino, dal 7 al 10 novembre la Coppa delle ATP Finals sarà esposta nel Salone Nuovo del Palazzo Borromeo. Per il Lago Maggiore è un modo per attirare l’attenzione internazionale nelle stesse settimane in cui a Torino si giocano le finali del tennis mondiale.

Fino al 24 ottobre si entra tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso), con chiusura dei palazzi alle 17:30 e dei giardini alle 18:00. Dal 25 ottobre al 22 novembre, l’orario si accorcia: si entra dalle 10:00 alle 16:00 (ultimo ingresso), i palazzi chiudono alle 16:30 e i giardini alle 17:00. Il biglietto per la visita costa 25 euro.

Per chi sta pensando a un weekend autunnale sul lago, le date sono un buon riferimento: una giornata tra i giardini di Villa Taranto e un giro in battello fino all’Isola Bella, così da vivere il Lago Maggiore in una stagione diversa dal solito.

Inizia l’autunno e torna la stagione del foliage: 5 esperienze da vivere tra boschi e colori

L’autunno è arrivato. Quello astronomico, per la precisione, è iniziato mercoledì 23 settembre 2026 alle 2.05, con l’equinozio che ha chiuso ufficialmente l’estate nell’emisfero boreale. Fuori dalle definizioni astronomiche, però, la nuova stagione si riconosce in modo molto più semplice. Basta guardare cosa succede intorno. Le giornate perdono qualche minuto di luce, le mattine diventano più fresche. Nei boschi compaiono i primi gialli e sulle montagne le trasformazioni iniziano prima, mentre a quote più basse bisognerà aspettare ancora un po’. Poi arriveranno i rossi, il rame, le sfumature quasi viola di certe vigne, le foglie che si accumulano sui sentieri.

È l’inizio della stagione del foliage, che non si esaurisce nella classica passeggiata nel bosco con macchina fotografica al collo. Nel 2026 si può aspettare il cambio di colore seduti accanto al finestrino di un treno, seguire una guida dentro una faggeta, pedalare tra vigne ormai vendemmiate. Oppure andare a caccia del riflesso perfetto sulle acque di un lago e scoprire giardini botanici dove l’autunno convive ancora, per qualche settimana, con le ultime fioriture.

Ecco 5 modi diversi per godersi l’autunno e la stagione del foliage con esperienze imperdibili.

Guardare il foliage dal finestrino di un treno

Tra gli appuntamenti ormai classici c’è il Treno del Foliage sulla ferrovia Vigezzina-Centovalli, che nel 2026 torna dal 10 ottobre al 15 novembre lungo i 52 chilometri fra Domodossola e Locarno. Il percorso attraversa la Valle Vigezzo e le Centovalli svizzere, infilando boschi, piccoli centri, ponti e vallate che nel pieno dell’autunno cambiano completamente tono. Il biglietto speciale comprende andata e ritorno e permette anche una fermata intermedia.

Panoramico in valle Vigezzo
Ufficio Stampa
Il paesaggio autunnale visto dal Treno del Foliage

Domodossola è anche il punto di partenza di un altro viaggio adatto alla stagione, il Trenino Verde delle Alpi, diretto verso Berna lungo la linea del Lötschberg. Qui il viaggio può essere spezzato: si scende e si riparte, magari per raggiungere Thun, Kandersteg o Frutigen. La carta giornaliera 2026 costa 77 euro per gli adulti e 25 euro per i ragazzi e comprende anche la navigazione sul Lago di Thun.

Poi c’è la Toscana, con tutt’altra atmosfera e uno dei treni del foliage più interessanti di quest’autunno. Il Treno Natura rimette sui binari locomotive a vapore e vecchie carrozze, accompagnando l’autunno nelle Crete Senesi e in Val d’Orcia. Il calendario parte il 10 ottobre con il viaggio da Siena verso Abbadia San Salvatore per la Festa d’Autunno, seguito l’11 ottobre dalla corsa verso Vivo d’Orcia dedicata ai sapori e ai profumi dei boschi dell’Amiata.

Partecipare a una gita nei parchi naturali

Il cambio ora autunnale è alle porte e mentre c’è chi ama godersi un’ora di riposo in più c’è anche chi vuole sfruttare le ore di luce disponibili per una gita fuori porta. Foglie secche sotto gli scarponi, acqua nei torrenti, qualche ramo che cade. E spesso il foliage è soltanto una parte di quello che succede nei parchi in queste settimane. Le Foreste Casentinesi, tra Toscana ed Emilia-Romagna, hanno costruito intorno alla stagione un vero calendario. Autunno Slow 2026 prosegue da settembre a novembre con escursioni, appuntamenti naturalistici, attività legate al bramito del cervo, fotografia, prodotti dell’Appennino e iniziative dedicate alle famiglie. Imperdibile anche il Festival del Fall Foliage che coinvolge territori come San Godenzo e Bagno di Romagna oltre a Santa Sofia e Badia Prataglia dove, proprio in quest’ultima, dal 24 al 25 ottobre è attesa la tradizionale Festa della Castagna.

Passeggiata nelle Foreste Casentinesi in autunno
iStock
Il foliage nelle Foreste Casentinesi in Toscana

Poco più a nord, anche il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano segue il cambio di stagione. Nel programma 2026 compare l’escursione “Foliage in Riserva” dell’11 ottobre a Corniglio, seguita il 17 ottobre da un’uscita nella faggeta dedicata proprio alla “fioritura autunnale” della foresta. Il 24 ottobre si torna invece nell’area del Rifugio Lagdei per una camminata serale.

Un’altra opportunità? Quella dei Boschi di Carrega, in provincia di Parma: con una tavolozza di colori unica e frizzante, nelle giornate più limpide regalano scorci particolarmente suggestivi. Tra foglie e silenzio, regalano una piacevole sensazione di relax.

Salendo in Trentino, a Ville di Fiemme, il bosco diventa anche uno spazio per rallentare. Il Percorso dei Pini è una passeggiata facile di circa 4 chilometri che alterna boschi di larici, betulle e conifere a prati e pascoli affacciati sulla Val di Fiemme. Da quest’autunno, lungo il tracciato ci saranno quattro nuove stazioni dedicate alla respirazione consapevole e al rilassamento, con un QR code che dà accesso a una voce guida per ripetere gli esercizi in autonomia. L’inaugurazione è in programma domenica 11 ottobre nel pomeriggio.

Boschi di Carrega vista panoramica
Davide Bianchi
Il foliage nei Boschi di Carrega

Il bosco d’autunno cambia ancora scendendo verso l’Abruzzo. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il calendario di ottobre comprende trekking tra i colori autunnali, escursioni con gli asini, uscite dedicate ai cervi e, dal 23 al 25 ottobre, anche un workshop fotografico sulla stagione. Ci sono appuntamenti nelle zone di Pescasseroli, Civitella Alfedena, Villetta Barrea e Lecce nei Marsi.

Pedalare tra i vigneti in autunno

In Monferrato, tra fine settembre e novembre, il paesaggio vitato diventa uno dei modi più semplici per vedere l’autunno senza entrare davvero in un bosco. Le colline possono essere attraversate a piedi, in auto oppure in bicicletta, passando da un paese all’altro. Alexala propone per il 2026 anche un’esperienza fotografica nel Monferrato UNESCO, disponibile dal 30 settembre al 30 novembre, con tappe tra borghi, colline e Sacro Monte di Crea.

Panorama del Monferrato in autunno
Carlo Stoppato
Godersi il foliage del Monferrato

Per chi sceglie la bici, una delle zone da tenere d’occhio è quella intorno a Vignale Monferrato, dove le strade si muovono tra filari, piccoli borghi e gli infernot, le cantine sotterranee scavate nella pietra che caratterizzano questo territorio. In autunno i vigneti smettono di essere uno sfondo verde uniforme: ogni appezzamento sembra prendere una direzione diversa, dal giallo al mattone, dal rosso al bruno.

Un ottimo itinerario in bici è anche quello che riguarda le Langhe e il Roero, si trovano splendidi percorsi da affrontare su due ruote (anche in e-bike) per sfiorare vigne variopinte, borghi e castelli.

Qualcosa di simile succede sui Colli Piacentini. A Vernasca, la Cantina Visconti ha in calendario nel 2026 il “Sabato nel Foliage”: ogni sabato di ottobre, il 3, 10, 17, 24 e 31, si scende nei vigneti nel pomeriggio, tra i colori della Valle dello Stirone e i profumi dei mosti che stanno lavorando in cantina.

Imperdibile anche un bell’itinerario tra le colline del Prosecco: degustazioni, borghi e castelli possono essere esplorati anche con il noleggio di e-bike per non fare troppa fatica e godersi lo splendido panorama.

Cercare i colori riflessi nei laghi

Il foliage sul lago raddoppia. Alberi sopra, alberi sotto. Almeno quando il vento concede qualche minuto di tregua. È uno dei motivi per cui i laghi di montagna diventano particolarmente scenografici tra ottobre e novembre. In Abruzzo c’è il Lago di Barrea, circondato dai rilievi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: da Villetta Barrea e dai sentieri vicini si passa in poco spazio dall’acqua al bosco, con le montagne che fanno da quinta. Proprio quest’area ricorre in numerose escursioni autunnali organizzate nel Parco durante ottobre.

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise - L'autunno con fogliame
iStock
La magia del foliage nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Sulle Alpi il gioco dei riflessi cambia ancora. Viaggiando sulla direttrice del Trenino Verde delle Alpi si possono combinare ferrovia e acqua: il biglietto giornaliero comprende la navigazione sul Lago di Thun, mentre lungo l’itinerario si aprono deviazioni verso scenari alpini come Kandersteg e il lago di Oeschinen.

Entrare nei giardini dove il foliage incontra le fioriture

Non tutti i colori dell’autunno vengono dalle foglie. Nei grandi giardini botanici settembre e ottobre sono settimane strane, sospese: alcune fioriture resistono, mentre alberi e arbusti hanno già cominciato a cambiare veste. Al Parco Giardino Sigurtà, a Valeggio sul Mincio, il Festival d’Autunno 2026 comincia proprio il 23 settembre e prosegue fino al 15 novembre, ultimo giorno di apertura della stagione. A fare la parte principale sono gli oltre 500 aceri giapponesi, insieme a ginkgo biloba, liquidambar, metasequoie, querce, carpini e liriodendri. Il risultato cambia settimana dopo settimana.

Nel calendario entrano anche appuntamenti che sfruttano il giardino in modo meno tradizionale: giornate dedicate agli artisti il 26 settembre e il 17 ottobre, eventi per bambini, Halloween e, il 18 ottobre, un’iniziativa che comprende anche una mongolfiera con volo vincolato per una parte dei partecipanti.

Sul Lago Maggiore, i Giardini Botanici di Villa Taranto giocano invece su due stagioni contemporaneamente. Da ottobre comincia ufficialmente il periodo del fall foliage, con aceri, castagni e grandi querce che cambiano colore. Ma nello stesso momento non è ancora finita la stagione dei fiori: la fioritura delle dalie prosegue fino alla fine di ottobre e il giardino ne ospita oltre 1.300 piante, appartenenti a circa 170 cultivar.

Il Lago Nero tra le montagne e gli abeti rossi di una valle slovena: lo straordinario Črno jezero

La superficie scura del Črno jezero emerge tra gli abeti del Pohorje, grande massiccio montuoso della Slovenia nord-orientale, e ricorda una pozza d’inchiostro incastonata nel bosco. Ma la verità è che, sotto quella tonalità quasi nera, l’acqua è cristallina: l’effetto nasce da una particolare combinazione di natura, tempo e storia, con una spessa coltre di materiale organico depositata sul fondo a dare al lago il suo aspetto più enigmatico.

Črno jezero si trova a circa 1.200 metri di altitudine, in un ambiente paludoso dominato da abeti rossi, muschi di torba e vegetazione tipica delle alte torbiere. Il terreno umido, attraversato da passerelle di legno, rende l’escursione diversa dal consueto itinerario alpino. Sotto le suole si avverte infatti la presenza di un ecosistema delicato, mentre lo sguardo passa dall’acqua scura ai tronchi verticali e alle radure silenziose.

Origine e formazione di Črno jezero

Malgrado l’aspetto selvaggio e la posizione in mezzo alla torbiera, Črno jezero è un bacino di origine artificiale. La sua conca venne sbarrata circa 150 anni fa per creare un accumulo d’acqua utile al trasporto del legname verso valle. L’intervento viene attribuito al conte Windischgraetz, proprietario di una parte consistente delle foreste del Pohorje.

All’epoca, l’economia della montagna ruotava in larga misura intorno allo sfruttamento dei boschi: i tronchi dovevano essere trasferiti dalle aree forestali alle vallate e, per facilitare questa operazione, l’acqua veniva impiegata nei sistemi di trasporto del legname. La diga sul torrente Črnava trasformò così una depressione umida in un piccolo invaso destinato a un uso pratico.

Il volto attuale del bacino, però, è il risultato di processi naturali molto più lenti. Sul fondo si sono accumulati per decenni i resti di piante e animali, formando uno strato spesso di limo scuro. È proprio questo deposito a dar vita alla caratteristica colorazione nera percepita dalla riva, anche se l’acqua resta particolarmente limpida (soprattutto nelle giornate luminose).

Il Črno jezero si estende per circa 50 ettari ed è considerato il lago più grande del Pohorje. Attorno si sviluppa una torbiera alta, un ambiente umido alimentato soprattutto dalle precipitazioni e caratterizzato dalla presenza di muschi in grado di trattenere grandi quantità d’acqua. Il paesaggio non è dunque soltanto una distesa forestale con uno specchio d’acqua, ma un mosaico ecologico particolarmente prezioso.

L’intero complesso è infatti protetto come riserva naturale e monumento naturale, con particolare attenzione all’ecosistema della torbiera e alla fauna che vive nelle zone umide.

La visita al lago, il percorso sulle passerelle e cosa vedere

L’itinerario più semplice parte dal Dom na Osankarici, rifugio situato a circa 1.192 metri di altitudine. Da lì, il sentiero segnalato procede verso ovest e raggiunge Črno jezero in circa 25-30 minuti, per una distanza di poco inferiore a 1 km. Il percorso è classificato facile, con un dislivello contenuto, e si presta a un’escursione breve anche per chi desidera trascorrere soltanto qualche ora in questo angolo di Slovenia.

All’inizio il tracciato si snoda nel bosco e supera alcuni tratti attrezzati con gradini di legno. Poi il terreno diventa più umido e il paesaggio assume un carattere quasi fiabesco. Le passerelle sovrastano la zona paludosa, consentendo di raggiungere il lago senza affrontare direttamente il suolo impregnato d’acqua.

La riva è il punto ideale per una sosta: alcune panchine permettono di osservare la superficie scura e i riflessi della vegetazione. In condizioni di bel tempo, il lago restituisce l’immagine delle chiome e del cielo, creando un effetto quasi speculare. L’esperienza può poi proseguire lungo i sentieri segnalati che collegano il lago ad altri punti del Pohorje.

Una possibilità conduce verso Trije kralji, località nota soprattutto per le attività escursionistiche e sciistiche. Il percorso si inerpica nel bosco e passa nei pressi della croce di Urška, prima di raggiungere l’area del comprensorio. Da lì si può arrivare alla chiesa dei Santi Re Magi, costruzione semplice all’esterno ma impreziosita da tre altari interni, dedicati ai Santi Re Magi, a San Francesco Saverio e a Santa Lucia.

Un’altra direzione porta verso la cascata Šumik, una delle attrazioni naturali del Pohorje. In questo caso l’attività diventa più lunga e richiede una pianificazione adeguata, soprattutto in presenza di terreno bagnato o condizioni meteorologiche variabili.

Nei pressi del Dom na Osankarici si trova anche un piccolo museo dedicato ai caduti del Battaglione del Pohorje, formazione partigiana che combatté durante la Seconda Guerra mondiale. A circa 30 minuti dal rifugio, nel bosco, c’è il luogo della battaglia presso i cosiddetti “3 chiodi”, legato allo scontro finale dell’inverno 1943.

Per le famiglie, il tratto tra Osankarica e Črno jezero comprende anche un percorso didattico nel bosco, con pannelli e punti informativi dedicati alla flora, alla fauna e agli ambienti naturali della zona.

Dove si trova e come arrivare

Črno jezero si trova nel Pohorje, massiccio boscoso della Slovenia nord-orientale, tra Osankarica e Veliki vrh, a circa 1.200 metri di altitudine. Il punto di accesso più comodo per la visita breve è il Dom na Osankarici, raggiungibile in auto da più direzioni. Da Maribor si può seguire il percorso verso Hoče e Areh, passando nei pressi della Ruška koča.

Da quel punto la strada prosegue su fondo sterrato e, dopo circa 6 km, si imbocca la deviazione segnalata per Osankarica. Il tragitto complessivo è di quasi 38 km. Un’alternativa da Maribor passa per Selnica ob Dravi, Ruše e Smolnik. In questo caso la strada sale attraverso il paesaggio forestale e raggiunge un bivio vicino al parcheggio per la cascata Šumik. Proseguendo e seguendo le indicazioni, si arriva a Osankarica dopo circa 5 km. La distanza complessiva è di più o meno 37 km.

Da Slovenska Bistrica, invece, il tragitto conduce verso il comprensorio di Trije kralji e poi al Dom na Osankarici, per una distanza di circa 22 km. Un’altra opzione parte direttamente da Trije kralji, con un itinerario a piedi di circa 4 km, della durata indicativa di 1 ora e con un dislivello più significativo rispetto al breve accesso da Osankarica.

Per chi desidera raggiungere il lago da Oplotnica, esiste anche un itinerario escursionistico più lungo, indicato in circa 9,2 km e 3 ore di percorrenza, con un dislivello vicino ai 954 metri. È una soluzione adatta a chi vuole trasformare la visita in una vera escursione nel paesaggio del Pohorje, anziché limitarsi alla passeggiata dalla struttura di Osankarica.

Crew Girl, le location del teen drama tra laghi immersi nel verde e manieri d’epoca

Dal 10 settembre 2026 è disponibile su Netflix un teen drama pronto a tenere gli spettatori incollati allo schermo con cotte giovanili, triangoli amorosi, gare sportive piene d’adrenalina e i panorami mozzafiato di vecchi manieri, fiumi e laghi immersi nel verde. Nonostante l’ambientazione sia squisitamente a stelle e strisce, infatti, la serie è stata girata in una delle zone del Canada più interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: scopriamo insieme le location di Crew Girl.

Di cosa parla

Tegan (Miku Martineau) ha sedici anni e si è appena trasferita dalla California alla East Coast con la madre a causa di uno scandalo familiare che le ha investite e costrette a cambiare vita. Nella nuova scuola, la prestigiosa East Prep, manca una squadra di canottaggio femminile e l’unico modo che Tegan ha per non abbandonare anche lo sport che tanto ama è iscriversi nella squadra maschile. I compagni, almeno inizialmente, non sembrano accettarla nel ruolo di timoniere.

Con il tempo quelli che sembrano solo screzi e dispetti si rivelano, però, attenzioni di ben altro genere verso Tegan: soprattutto da parte di Josh (Sam Braun), l’arrogante capitano della squadra, e del talentuoso Cam (Kyle Clark).

Arriva su Netflix "Crew Girl": un nuovo teen drama con al centro il canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl”

Dov’è stata girata la serie

Come in parte accennato, nonostante sia ambientata sulla East Coast, Crew Girl non è stata girata negli Stati Uniti ma in Canada, nella Columbia Britannica.

Victoria

Eagle’s Cove, la città di fantasia dove Tegan si trasferisce con la madre, più nello specifico è Victoria: l’elegante capitale della British Columbia dove storia e modernità si incontrano. I raffinati palazzi in stile vittoriano e i romantici giardini all’inglese sono, infatti, parte dell’identità della città tanto quanto gli edifici e le infrastrutture moderne e all’avanguardia.

"Crew Girl": le location reali della nuova serie Netflix
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L’elegante città di Victoria

Sullo schermo sono facili da riconoscere il Tillucum Bridge, anche chiamato dai locali “The Gorge Bridge”, e il più antico Selkirk Trestle, ponte di legno sempre sul fiume Gorge un tempo utilizzato per il trasporto di materiali.

In città la produzione di Crew Girl ha trasformato in set anche centri sportivi come il Victoria City Rowing Club e il Gorge Narrows Rowing Club.

Le location di "Crew Girl" a Victoria
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl” girata in un club sportivo di Victoria

“The Gorge” ed Elk Lake

Quelle legate al canottaggio, di allenamenti e gare, sono del resto scene chiave nella serie. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono solo scene ricreate in studio e con effetti digitali: la produzione ha girato su “The Gorge”, come gli abitanti del posto amano chiamare il fiume che attraversa la città e che insieme alle aree verdi circostanti offre un’oasi di fresco e relax dal tran tran cittadino. Le rapide di Tillicum Narrows sono, anche nelle realtà, tra i punti del fiume più adrenalinici per chi pratica canottaggio e altri sport acquatici.

"Crew Girl": dove sono state girate le scene di canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena in acqua di “Crew Girl”

Altre scene in acqua sono state girate presso l’Elk Lake: un’area lacustre, formata dalla confluenza con il lago Beaver, molto frequentata dalle famiglie e non solo per rilassarsi sulla spiaggia, fare picnic o provare appunto uno dei numerosi sport outdoor per cui la zona è attrezzata.

Hatley Castle

Anche la East Prep, la nuova scuola di Tegan, nella realtà non esiste. Le scene all’interno del campus sono state girate nei pressi di Hatley Castle: una costruzione storica risalente ai primi anni del Novecento, oggi parte del complesso della Royal Roads University a Colwood, poco distante da Victoria. Le torrette merlate, la facciata in pietra, gli ampi e curatissimi giardini che lo circondano sono tra le caratteristiche più iconiche di Hatley Castle insieme agli ampi saloni interni, un tempo usati come dormitori per i cadetti dell’esercito locale e spesso sono comparsi sullo schermo nei film di X-Men, per esempio, e nella serie Smallville.

Tra le location della serie "Crew Girl" c'è anche Hatley Castle
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La facciata, molto cinematografica, di Hatley Castle

L’Isolino degli Innamorati, l’isola sul Lago Maggiore che nessuno conosce

Sul Lago Maggiore, c’è un piccolo arcipelago con tre isole molto famose e visitate da migliaia di turisti ogni anno: l’Isola Madre, la più grande, l’Isola Bella, la più popolata, e l’Isola dei Pescatori. Ma non tutti sanno che delle Isole Borromee fanno parte anche due isolotti, uno, l’Isolino di San Giovanni, privato (ci visse anche Toscanini), l’altro, il più curioso, di fatto è uno scoglio, lo Scoglio della Malghera, ma è anche il più curioso.

Le Isole Madre, Bella e San Giovanni sono di proprietà privata e appartengono alla famiglia Borromeo da secoli, vi si trovano palazzi e giardini meravigliosi che si possono visitare quando arriva la bella stagione. L’Isola dei Pescatori, invece, è statale, non ci sono orari di visita come per le altre, ci si può andare tutto l’anno e a qualunque ora, anche con le imbarcazioni private: è rinomata per i suoi ristornati di pesce di lago appena pescato dai pescatori che ancora ci vivono e per i piccoli b&b dove si può soggiornare. Ma tutto ciò molto probabilmente lo sapete già.

Quello che forse non sapete è che “la Malghera” è anche detta Isolino degli Innamorati e noi vi raccontiamo la sua storia.

La storia dell’Isolino degli Innamorati

Lo Scoglio della Malghera è grande quanto un loft: 33 x 22 metri per una superficie totale di 600 mq., ed è disabitato. Quasi tutto è ricoperto da bosco. Ha solo una piccola spiaggia, molto romantica, di ciottoli sul lato Sud frequentata dai gabbiani del lago, talvolta da qualche esemplare di cormorano, e dalle coppiette che vi approdano con piccole imbarcazioni, motivo per cui è chiamato Isolino degli Innamorati. La sua spiaggetta nascosta tra la vegetazione era, in passato, rifugio e meta preferita dei fidanzatini in cerca di intimità.

Curiosità e leggende

Il nome antico dello Scoglio della Malghera potrebbe derivare da “malga”, inteso come un luogo selvaggio, incolto e riparo naturale per la fauna e i volatili del lago. Un’antica leggenda definì questo isolotto lo Scoglio delle Ninfe. Ed ecco la storia che gira e che i più anziani del posto tramandano ai posteri.

Nei tempi antichi, le acque del Verbano erano infestate da un enorme drago feroce che viveva in una grotta nella parte più profonda del lago, verso la sponda lombarda (il Lago Maggiore, infatti, è in parte in Piemonte, in parte in Lombardia e in parte in Svizzera). La bestia assaliva le barche, divorava i pescatori, rapiva le fanciulle e rovinava tutti i raccolti. Disperati, i pescatori decisero di rivolgersi alla più bella e gentile ninfa del lago, Ambra, che insieme a molte altre compagne ninfe viveva nei luoghi più ameni della zona. Ambra, commossa, ascoltò le preghiere e i pianti dei pescatori. Armata solo della sua bellezza, un giorno si recò alla grotta del mostro per cercare d’ammansirlo; tuttavia, la furia del drago fu tale che la ninfa, per non essere divorata, si vide costretta a fargli una promessa: quella di divenire sua sposa se l’avesse risparmiata e si fosse rabbonito. A questa proposta, l’ira del drago si placò e Ambra poté tornare salva dalle sue compagne.

I pescatori, però videro che dopo qualche giorno il drago nuotava liberamente nelle acque del lago e non si fidarono della promessa della ninfa. Fu così stabilito che, dopo due giorni, all’ora del tramonto, Ambra sarebbe apparsa con il mostro sullo scoglio che emergeva tra l’Isola Bella e l’Isola dei Pescatori e, circondata da tutte le altre ninfe, gli avrebbe fatto pubblicamente promettere di rispettare i pescatori, le loro fanciulle e di non rovinare più i loro raccolti. E così fu.

Il giorno stabilito, al tramonto, Ambra e il mostro apparvero sul piccolo scoglio. Seduta al fianco dell’orribile futuro sposo la ninfa cantava motivi pastorali accompagnata dalle amiche ninfe che nuotavano nelle acque. Finalmente, i pescatori, vedendo il drago commosso dai canti e tranquillo come non mai, si convinsero di essere salvi. Da allora, a ricordo di questo avvenimento e in onore della generosa salvatrice, i pescatori chiamarono quell’isolotto “Lo scoglio delle Ninfe“.

Il tempio sotterraneo tra laghi limpidi, cristalli e antichi riti dell’acqua: Grotte di Su Mannau, capolavoro sardo

Nel paesaggio aspro della Sardegna sud-occidentale, tra l’Iglesiente e la Costa Verde, c’è una montagna che nasconde una storia incredibilmente affascinante. Parliamo di Su Mannau, posto che pare appartenere a un’altra dimensione: il verde della vegetazione, le rocce antichissime e l’aria fresca che arriva dalla cavità preparano il visitatore a un viaggio particolare, destinato a svolgersi sotto la superficie.

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio di Fluminimaggiore e si sviluppano per quasi 9 km all’interno di un massiccio calcareo. Un vero e proprio universo sotterraneo, quindi, fatto di sale monumentali, laghetti, cascatelle, stalattiti, stalagmiti, aragoniti e colate di calcite. Concrezioni che, tra le altre cose, continuano a modificarsi grazie alla presenza dell’acqua, rendendo Su Mannau una grotta ancora attiva sotto il profilo naturale.

La particolarità più sorprendente, però, arriva dalla storia umana: prima ancora di diventare una meta per speleologi e visitatori, la cavità era frequentata per motivi rituali. La prima sala costituisce infatti un vero tempio ipogeo, utilizzato fin dall’epoca prenuragica e poi in epoca nuragica, punica e romana. Lucerne votive e navicelle testimoniano l’antico culto dell’acqua, creando un legame insolito tra archeologia e paesaggio sotterraneo.

Origine, formazione e leggende delle Grotte di Su Mannau

Questo misterioso complesso carsico della Sardegna è stato modellato da due corsi d’acqua che scorrono nelle viscere della regione, il Placido e il Rapido, responsabili della formazione dei due grandi rami che attraversano la montagna. Il ramo del Placido si trova a sinistra ed è quello destinato alla visita turistica. Il Rapido occupa invece il ramo più grande, caratterizzato da uno sviluppo prevalentemente semi-orizzontale e da ambienti destinati soprattutto alla speleologia, con attrezzatura specifica.

Sottoterra la roccia mostra una vera successione di epoche. Alcuni ambienti appartengono a livelli più antichi, ormai fossili, mentre altri conservano ancora il passaggio dell’acqua. Uno degli ambienti più rappresentativi è il Salone Rodriguez, legato alle prime esplorazioni speleologiche. Paolo Rodriguez fu tra i primi esploratori della grotta negli anni ’30 e ne tracciò le prime mappe. Il suo nome è rimasto associato anche al grande pozzo che costituisce uno dei punti più spettacolari del percorso.

La natura ha poi aggiunto una tavolozza sorprendente: le concrezioni assumono tonalità differenti per la presenza e l’ossidazione di minerali quali ferro, manganese, rame e zinco. A seconda dell’ambiente si incontrano superfici bianche, sfumature rossastre, cristalli brillanti e colate dalle forme irregolari.

Tra le creature più singolari vive lo Stenasellus nuragicus, un minuscolo isopode endemico dell’ambiente cavernicolo. Il corpo allungato e privo di pigmentazione è un adattamento alla vita nelle tenebre. La sua presenza contribuisce a rendere Su Mannau un ecosistema particolare anche sotto il profilo biologico.

Accanto a lui si trovano il geotritone, anfibio legato agli ambienti umidi sotterranei, e il ferro di cavallo maggiore, un pipistrello cavernicolo riconoscibile dalla caratteristica struttura a ferro di cavallo presente sul capo.

Sul fronte delle leggende, bisogna fare riferimento alla dimensione rituale della grotta, legata alla presenza della Dea Madre e al culto dell’acqua. Resti di lucerne a olio e navicelle votive sono testimoni di pratiche religiose svolte nel cuore della montagna. Più che una leggenda tramandata, emerge perciò una testimonianza archeologica concreta, in grado  di restituire l’atmosfera spirituale attribuita all’acqua dalle comunità antiche.

La visita alle Grotte di Su Mannau

Il percorso turistico misura circa 500 metri e richiede all’incirca 1 ora, fino a 1 ora e 10 minuti, per essere completato ma solo e sempre accompagnati dalle guide. L’accesso parte dalla sala archeologica, uno spazio particolare già prima dell’ingresso nella vera cavità. Un’apertura conduce alla Sala Centrale, ambiente imponente attraversato da una grande passerella. Da questo punto il paesaggio cambia rapidamente, con l’acqua che compare tra le rocce, fino ad arrivare a piccole cascate e laghetti sotterranei.

Percorso Grotte di Su Mannau, Sardegna
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Visitando le Grotte di Su Mannau

Sala archeologica

Il viaggio comincia dal grande ambiente utilizzato come luogo sacro. Il piccolo lago associato alla Dea Madre e i reperti votivi rendono questa sala diversa dalle classiche grotte turistiche. Qui la roccia racconta anche la presenza umana e la funzione religiosa attribuita all’acqua.

Sala Centrale e Lago degli Stenasellus

La passerella permette di superare la Sala Centrale e raggiungere il Lago degli Stenasellus. Proprio in queste acque vive il piccolo crostaceo endemico che porta il nome scientifico di Stenasellus nuragicus.

Lungo il tragitto compaiono concrezioni, cascatelle e superfici modellate dall’acqua. Il rumore delle gocce accompagna la visita e rende percepibile la natura ancora attiva del complesso.

Galleria Puddu

Il percorso prosegue verso la colata della Galleria Puddu, quindi entra in una zona fossile della cavità. Stalattiti e altre concrezioni mostrano una fase più antica del sistema sotterraneo, appartenente a un periodo in cui l’acqua seguiva percorsi differenti.

Pozzo Rodriguez

Il Pozzo Rodriguez rappresenta uno dei punti più scenografici: è una cavità che raggiunge una profondità di circa 23 metri e che al centro presenta una colonna alta quasi 7 metri.

La formazione è nata dall’unione di una stalattite con una stalagmite, trasformate nel tempo in un unico grande pilastro di calcite. Un belvedere situato a circa 20 metri d’altezza permette di osservare il salone dall’alto, mentre una scalinata conduce verso il basso.

Da questa zona partono ulteriori rami, compresi ambienti fossili e percorsi legati al fiume Placido. Le sezioni più profonde appartengono però agli itinerari speleologici e richiedono preparazione e attrezzatura.

Dove si trovano e come arrivare

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio comunale di Fluminimaggiore, nella provincia del Sud Sardegna, in quella porzione dell’isola chiamata Iglesiente. Il sito dista circa 20 km dalla costa occidentale, in un territorio segnato dalla presenza delle antiche miniere e dalla vicinanza della Costa Verde.

Per raggiungere l’ingresso in automobile occorre seguire la SS 126 e imboccare la strada diretta verso le grotte. Il parcheggio si trova presso il sito, con la biglietteria nell’area di accesso. Da lì un breve tratto conduce all’ingresso della cavità.

Una possibilità interessante riguarda il territorio esterno: un’antica strada romana collega la zona al Tempio di Antas, importante sito archeologico nelle vicinanze. Il percorso richiede più o meno 1 ora e permette di associare la visita sotterranea a un itinerario nel paesaggio della zona.

Prima della partenza conviene contattare il centro visite per verificare l’apertura. Durante l’inverno, infatti, la grotta può essere chiusa al pubblico per favorire i processi naturali legati al microclima interno.

Nel bel mezzo della foresta, c’è un incredibile lago nero: è il Blindensee, in Germania

Il colpo d’occhio iniziale sul Blindensee arriva attraverso una distesa di vegetazione bassa, umida, molto diversa dall’immagine più consueta della Foresta Nera. Al posto di un semplice sentiero nel bosco, infatti, qui ci sono passerelle di legno, terreno acquitrinoso, pini dalle forme basse e irregolari e una vegetazione composta da specie tipiche degli ambienti di torbiera.

Al centro di questo scenario appare questo piccolo lago situato all’interno di una riserva naturale, con una forma quasi perfettamente circolare e soprattutto con un colore dell’acqua che attira immediatamente l’attenzione: la superficie è così scura da dare al bacino un aspetto quasi nero.

La particolarità più sorprendente, però,k emerge osservandone la struttura, perché Blindensee non possiede né un corso d’acqua in entrata né uno in uscita. Il suo fondale è completamente paludoso e già a 60 cm di profondità si intravede un primo strato di fango. Da quel punto in poi non si raggiunge un terreno solido.

Origine e formazione del Blindensee

Il Blindensee appartiene alla categoria dei laghi di alta torbiera. Intorno alla superficie d’acqua si sviluppa infatti una zona umida caratterizzata da terreno paludoso e da una flora specifica.

La vegetazione racconta molto del carattere dell’ambiente: tra le specie presenti si sono l’erioforo, i giunchi, le carici, il mirtillo rosso, il centaurio, l’erica e la drosera. Quest’ultima è una piccola pianta carnivora tipica di diversi ambienti umidi e rende ancora più particolare l’elenco delle specie presenti nella riserva.

Pini striscianti e altre forme vegetali basse completano il paesaggio. Il loro aspetto contribuisce a distinguere l’area del lago dal bosco circostante e crea una cornice molto particolare per la superficie scura del Blindensee.

Anche il rapporto tra acqua e terreno rappresenta una delle caratteristiche più insolite. La torbiera arriva direttamente fino alle acque del lago e il fondo mantiene la propria natura paludosa. A 60 cm compare già uno strato di fango, senza un successivo raggiungimento di terreno solido.

L’assenza di immissario ed emissario costituisce un’altra peculiarità del bacino. Nessun torrente alimenta visibilmente il lago e nessun corso d’acqua ne raccoglie le acque in uscita.

Questi elementi spiegano gran parte del fascino del Blindensee senza bisogno di ricorrere a storie leggendarie, poiché il suo carattere enigmatico nasce dalla combinazione fra acqua scurissima, torbiera, vegetazione rara e struttura del fondale.

La visita al Blindensee tra passerelle, natura e silenzio

Visitare Blindensee significa soprattutto entrare in contatto con un ambiente naturale delicato. Il lago si trova direttamente lungo il Westweg, uno dei percorsi escursionistici della Foresta Nera. In prossimità dello specchio d’acqua il tracciato attraversa la riserva naturale tramite passerelle in legno.

La passerella diventa parte integrante dell’esperienza: sotto le assi si trova la superficie umida della torbiera, mentre ai lati si apre la vegetazione tipica dell’area. Il lago appare progressivamente tra i pini e le piante della zona paludosa, fino a rivelare la sua caratteristica superficie quasi nera.

Panchine collocate lungo il percorso permettono di fermarsi per una pausa. Sono punti semplici, perfettamente coerenti con il carattere del luogo. Nessuna grande costruzione interrompe il paesaggio e l’attenzione resta concentrata sull’ambiente naturale.

Cosa vedere durante la visita

  • Il lago stesso: la forma quasi circolare e l’acqua scurissima rappresentano gli elementi più riconoscibili del Blindensee. La superficie appare particolarmente compatta e profonda alla vista, mentre la struttura reale del fondale è quella di una torbiera.
  • La torbiera: il terreno umido circonda il bacino e costituisce una componente fondamentale della riserva naturale. La sua presenza influenza direttamente la vegetazione e rende l’ambiente molto diverso da quello di un normale lago di montagna.
  • La flora rara: eriofori, giunchi, carici, mirtilli rossi, centauri, eriche e drosere fanno parte della vegetazione dell’area. Per chi ama la botanica, il lago offre quindi un interesse che va ben oltre il semplice panorama.
  • I pini striscianti: le formazioni di pino presenti nella zona umida contribuiscono all’aspetto particolare del paesaggio. La vegetazione bassa accompagna il percorso intorno all’acqua.
  • Le passerelle in legno: costituiscono il tratto più caratteristico del percorso vicino al lago. Permettono di attraversare la zona della torbiera senza entrare direttamente nel terreno paludoso.
  • Il Westweg: grande itinerario escursionistico che attraversa la riserva naturale e passa direttamente nell’area del Blindensee. Il lago rappresenta quindi una tappa inserita in un percorso più ampio attraverso gli altopiani della Foresta Nera. Sul versante di Schönwald è stato inoltre realizzato il Schönwälder Lieblingsplatz Blindensee, un nuovo punto pensato per la sosta e la contemplazione del paesaggio. La sua presenza aggiunge una possibilità in più per fermarsi vicino al lago e godere dell’ambiente circostante.

Dove si trova e come arrivare

Il misterioso Blindensee si trova nella Foresta Nera, in Germania, all’interno di una riserva naturale compresa tra Schönwald e Schonach, due comuni degli altopiani di questo misterioso bosco. Il riferimento principale per raggiungerlo è il Westweg, il percorso che attraversa la riserva naturale e passa direttamente nell’area del Blindensee. La visita al lago è quindi legata alla rete escursionistica della zona più che a un accesso stradale diretto sulla riva.

Alla fine della sua scoperta resta soprattutto un’immagine: una piccola superficie quasi circolare, scurissima, circondata da piante rare e da una torbiera attraversata da una passerella di legno. Intorno, la Foresta Nera assume un volto più silenzioso e selvatico.

Blindensee è piccolo, ma la sua particolarità sta proprio nella combinazione di elementi difficili da incontrare tutti insieme. Un lago senza immissario né emissario, un fondale che diventa fangoso già a 60 cm, una torbiera ricca di specie vegetali e un grande itinerario escursionistico che passa proprio attraverso la riserva.

Valle dei Sette Laghi, il grande anfiteatro d’acqua e roccia nel cuore delle Alpi Giulie

Il calcare bianco brilla sotto la luce del mattino, spezzato soltanto dalle chiazze d’erba dorata e dal blu profondo degli specchi d’acqua. La Valle dei Sette Laghi, chiamata in lingua locale Dolina Triglavskih Jezer oppure Valle dei Laghi del Triglav, incide il cuore carsico delle Alpi Giulie, in Slovenia.

Si sviluppa tra il lago di Bohinj, sul versante orientale, e la zona di Trenta, verso la valle dell’Isonzo, sotto le grandi montagne del massiccio del Triglav. Il nome, però, può trarre in inganno: i laghi permanenti sono 7, ma sono accompagnati da alcuni piccoli bacini che possono comparire o scomparire secondo le condizioni dell’acqua.

In basso ci sono boschi di abete rosso e larice, poi la roccia prende spazio fino a trasformare la valle in una successione di conche, lastre calcaree, ghiaioni e pareti. In mezzo a tutto questo, l’acqua assume tonalità diverse. Nero, verde, bruno, azzurro e acquamarina sono diventati parte della geografia stessa della valle.

Origine, formazione e leggende della Valle dei Sette Laghi

La forma attuale della valle nasce da una lunga storia geologica. Antichi ghiacciai hanno scavato le conche nelle rocce delle Alpi Giulie, lasciando depressioni successivamente occupate dall’acqua. Oggi abbiamo una sequenza di bacini distribuiti lungo un ambiente carsico d’alta montagna, con altitudini che salgono da circa 1.300 metri fino a oltre 2.000 metri.

L’acqua penetra facilmente nelle fratture del terreno e alimenta una rete sotterranea che rende particolarmente delicato l’equilibrio idrico della zona. Il paesaggio in superficie racconta quindi soltanto una parte della storia: sotto i piedi continua un sistema di circolazione tipico degli ambienti carsici.

Il lago più basso della sequenza è il Črno jezero, il Lago Nero, a circa 1.319 metri. Il colore scuro dipende dalla posizione del bacino e dall’ambiente boscoso che lo circonda. Più in alto compare il Dvojno jezero, il Lago Doppio, formato da due bacini vicini. Poi arriva il grande protagonista della valle, il Jezero v Ledvicah, conosciuto anche come Veliko jezero o Lago Grande. Ledvica significa rene in sloveno e il nome richiama la sua caratteristica forma allungata.

Jezero v Ledvicah, Slovenia
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Il meraviglioso Jezero v Ledvicah

Salendo ancora si incontrano lo Zeleno jezero, il Lago Verde, chiamato così per le intense tonalità verdastre dell’acqua, e il Rjavo jezero, il Lago Bruno. A quote maggiori si trovano il Jezero pod Vršacem, noto anche come Lago sotto Vršac, e altri piccoli bacini che completano il sistema.

Una particolarità riguarda proprio il Jezero pod Vršacem. Le sue acque appartengono al bacino idrografico dell’Isonzo, mentre altri laghi della valle alimentano sistemi legati al versante della Sava. Nel Parco nazionale del Triglav passa infatti una importante linea spartiacque europea.

La storia naturale si intreccia con quella fantastica: le Alpi Giulie sono il regno di Zlatorog, il Camoscio dalle Corna d’Oro della tradizione slovena. Secondo la leggenda, l’animale possedeva corna d’oro in grado di indicare la strada verso un immenso tesoro nascosto tra le montagne. Un giovane cacciatore della valle di Trenta, accecato dalla passione e dalla brama di ricchezza, gli sparò. Dal sangue di Zlatorog nacquero i fiori del Triglav, capaci di restituire forza all’animale.

La vicenda, però, termina in modo drammatico: Zlatorog si vendica del cacciatore e distrugge il proprio regno montano. Il tesoro resta nascosto tra le cime. Ancora oggi la leggenda appartiene profondamente all’identità delle Alpi Giulie e aggiunge alla Valle dei Sette Laghi una dimensione quasi fiabesca.

La visita tra laghi, rifugi e paesaggi d’alta quota

La Valle dei Sette Laghi richiede una vera escursione alpina. Il percorso classico parte dalla zona del lago di Bohinj e affronta la parete di Komarča, un tratto ripido che porta rapidamente verso quote superiori. Superata Komarča, il terreno diventa più aperto e la roccia assume forme irregolari. Piccole cavità, lastre calcaree e depressioni raccontano la presenza antica dei ghiacci.

Il primo grande appuntamento è il Črno jezero, con il contrasto tra l’acqua scura, il verde degli abeti e le pareti calcaree che rende questo lago particolarmente suggestivo. Il Dvojno jezero offre un’atmosfera diversa. La presenza del rifugio rende la zona un punto naturale di pausa per chi affronta un itinerario di più giorni.

Il Veliko jezero, o Ledvica, merita una sosta più lunga. La forma a rene è evidente soprattutto dall’alto e le sue acque possono riflettere le montagne circostanti nelle ore più calme. Salendo verso le quote maggiori, la vegetazione lascia spazio al paesaggio carsico. Il terreno diventa quasi lunare e il colore della pietra domina la scena. Zeleno jezero aggiunge una pennellata verde intenso, mentre i bacini superiori regalano un ambiente più austero.

Per una visita completa serve preparazione fisica: i percorsi presentano dislivelli importanti, tratti rocciosi e tempi di percorrenza da giornata intera. La stagione escursionistica più favorevole va indicativamente da luglio a settembre, mentre primavera e autunno richiedono maggiore attenzione alle condizioni del terreno e della neve.

I rifugi costituiscono una parte importante dell’esperienza. La Koča pri Triglavskih jezerih si trova accanto al Dvojno jezero, mentre la Zasavska koča na Prehodavcih sorge più in alto, presso la zona dei Prehodavci. La balneazione nei laghi alpini è vietata e il campeggio libero è escluso. Il Parco nazionale protegge inoltre sorgenti, laghi, corsi l’acqua e habitat particolarmente fragili.

L’attenzione verso l’ambiente si percepisce anche nel silenzio: basta fermarsi qualche minuto presso un lago per distinguere il vento tra gli alberi, il rumore dell’acqua e i richiami degli animali.

Dove si trova e come arrivare

L’incantevole Valle dei Sette Laghi si trova nella parte centrale del Parco nazionale del Triglav, tra il lago di Bohinj e la Val Trenta. Per chi visita la Slovenia, il riferimento più pratico sul versante orientale è Bohinj, raggiungibile da Bled e collegato alla rete di trasporto pubblico.

L’accesso classico parte dalla zona di Ukanc e sale verso Komarča. È un itinerario impegnativo, adatto a escursionisti allenati, con una salita ripida nella prima parte e un successivo sviluppo attraverso la valle. Un’alternativa parte da Planina Blato o dalla zona di Vogar, tramite un percorso che attraversa antichi pascoli alpini e offre un approccio più graduale alla zona dei laghi.

Un terzo accesso arriva dalla Val Trenta, attraverso i Prehodavci. Si tratta di un itinerario più alpino, adatto soprattutto a escursionisti esperti e a chi desidera inserire la Valle dei Sette Laghi in una traversata più lunga. Per chi arriva dall’Italia, il versante occidentale delle Alpi Giulie mette a disposizione un collegamento naturale con la Slovenia attraverso il territorio dell’Isonzo.

Un mare tra le vette: la magia selvaggia del Mondsee, il Lago della Luna in Austria

Acqua chiara, montagne verdi e una grande parete calcarea che sembra tuffarsi direttamente nel paesaggio. Sullo sfondo, invece, c’è Drachenwand, la “Parete del Drago”, una presenza rocciosa talmente scenografica da diventare il simbolo stesso di Mondsee. Del resto, la cima raggiunge 1.176 metri e sul versante rivolto verso il lago si innalza una parete quasi verticale alta circa 700 metri.

Mondsee appartiene al Salzkammergut, vasta regione lacustre dell’Austria settentrionale celebre per l’alternanza di specchi d’acqua, montagne, boschi e piccoli centri storici. Il lago occupa circa 14,2 km², raggiunge una profondità massima di 68 metri e si allunga per quasi 11 km, con una larghezza che arriva a più o meno 2 km. La sponda sud-occidentale segna anche il confine tra Alta Austria e Salisburghese.

Il lago è anche uno dei grandi paradisi austriaci per le attività acquatiche. Le sue acque raggiungono in estate temperature vicine ai 27 °C e permettono di dedicarsi a nuoto, vela, windsurf, stand up paddle, sci nautico, wakeboard e kitesurf. Per chi preferisce restare sulla terraferma, il territorio offre percorsi escursionistici e itinerari ciclabili tra le colline del Mondseeland. Il nome stesso, inoltre, significa letteralmente “Lago della Luna” e la tradizione locale lega questa denominazione alla luce lunare riflessa sulle acque.

Origine, formazione e leggende del Lago della Luna

La storia di Mondsee affonda molto più indietro rispetto alla nascita del moderno turismo lacustre. Il bacino appartiene al paesaggio modellato dalle grandi glaciazioni alpine. L’azione dei ghiacci ha scavato e approfondito numerose vallate del Salzkammergut, lasciando dopo il loro ritiro una successione di depressioni occupate dall’acqua. Mondsee rientra in questo grande sistema di origine glaciale, insieme a molti dei bacini che caratterizzano la regione.

La presenza umana sulle sue rive risale almeno al Neolitico. Nel XIX secolo furono individuate tracce di antichi insediamenti, dando origine agli studi sulla cultura di Mondsee, una delle più importanti realtà archeologiche preistoriche dell’Europa centrale. Questa cultura viene collocata generalmente tra il 3000 e il 2200 a.C. circa.

Il patrimonio archeologico legato al lago è particolarmente prezioso perché alcune condizioni ambientali hanno favorito la conservazione di materiali organici. Resti di abitazioni, utensili, ceramiche e oggetti legati alla vita quotidiana hanno permesso di ricostruire attività agricole, artigianali e alimentari delle comunità che vivevano sulle rive del bacino migliaia di anni fa.

I siti palafitticoli dell’area appartengono al grande patrimonio UNESCO delle Palafitte preistoriche dell’arco alpino, una rete transnazionale che comprende 111 località distribuite in 6 Paesi.

La leggenda legata al nome aggiunge un altro livello alla sua storia: secondo la tradizione, il duca bavarese Odilo si trovava nella zona durante una battuta di caccia quando fu sorpreso dalla notte. La luna piena avrebbe illuminato il lago e indicato al duca una via di salvezza. Da questo episodio sarebbe nata la decisione di fondare il monastero sulle rive del bacino nell’VIII secolo.

Una seconda leggenda riguarda direttamente la grande parete che domina il lago. Nella Drachenwand si apre il Drachenloch, una cavità naturale di circa 8 metri di diametro. La tradizione popolare attribuisce al diavolo la formazione del passaggio, immaginandolo mentre attraversava la montagna in volo dopo aver rapito la cuoca del parroco.

Cosa fare e vedere sul Lago Mondsee

Una gita in barca permette di apprezzare la conformazione del bacino e soprattutto di vedere la Drachenwand dalla prospettiva più spettacolare. Dalla superficie emerge con maggiore evidenza il rapporto tra la parete rocciosa e il lago, mentre il Drachenloch diventa riconoscibile nel profilo della montagna.

Le temperature estive, che possono raggiungere circa 27 °C, rendono Mondsee particolarmente adatto alla balneazione. Le rive ospitano stabilimenti e aree pubbliche attrezzate, con prati per prendere il sole, spazi per famiglie e servizi dedicati alle attività acquatiche.

La forma allungata del lago e le condizioni favorevoli hanno trasformato Mondsee in una destinazione apprezzata anche dai velisti. Le scuole nautiche locali propongono corsi e noleggio di imbarcazioni, permettendo anche ai principianti di provare la navigazione.

Lago Mondsee, Austria
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Sulle rive del Lago Mondsee

Non mancano le occasioni di svolgere attività acquatiche come il SUP, grazie a cui procedere in piedi su una tavola utilizzando una pagaia. Windsurf, wakeboard e sci nautico richiedono maggiore tecnica. Il kitesurf aggiunge una componente ancora più spettacolare, grazie all’azione del vento sull’aquilone che permette alla tavola di accelerare e compiere brevi salti sulla superficie.

Una gita sul lago permette di raggiungere il punto di osservazione più suggestivo della parete. Dal basso la montagna appare enorme e compatta, con il verde dei boschi interrotto dalle rocce calcaree. Il Drachenloch diventa particolarmente interessante da questa prospettiva.

Per chi preferisce una giornata lenta, Mondsee mette a disposizione prati, spiagge e aree balneari distribuite lungo il perimetro del bacino. Un asciugamano, un libro e qualche ora trascorsa davanti all’acqua bastano per apprezzare il paesaggio senza seguire un programma preciso.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Mondsee si trova in Alta Austria, nel Salzkammergut, a breve distanza dal confine con il Salisburghese. La posizione rende il bacino facilmente raggiungibile da Salisburgo, situata a circa 30 km, e rappresenta uno dei motivi della sua popolarità anche per soggiorni brevi.

In automobile, il riferimento principale è l‘autostrada A1, che collega Vienna, Linz e Salisburgo. L’uscita Mondsee porta direttamente verso il lago e verso il centro abitato situato sulla sponda settentrionale. Salisburgo rappresenta l’aeroporto più comodo per chi arriva in aereo. Dalla città si può proseguire in automobile oppure utilizzare i collegamenti regionali diretti verso Mondsee. La zona è servita anche dal trasporto pubblico, soluzione interessante per chi vuole raggiungere il lago senza utilizzare un’auto.

Una volta sulle rive, il paesaggio fa capire subito perché Mondsee abbia conquistato questo nome: acqua limpida, montagne, pareti calcaree e luce lunare compongono un ambiente nel quale la dimensione naturale resta protagonista.

Giornata dei Laghi 2026: 8 specchi d’acqua italiani da vedere almeno una volta nella vita

L’estate italiana non è solo mare: lontano dalle coste affollate di sdraio e ombrelloni, esiste infatti un’altro Paese fatto di acque altrettanto cristalline, montagne, boschi e piccoli borghi affacciati sugli specchi d’acqua.

In occasione della Giornata dei Laghi 2026, abbiamo selezionato otto tra i laghi più belli d’Italia: alcuni sono grandi classici conosciuti in tutto il mondo, altri sono angoli più tranquilli e sorprendenti, ma tutti hanno qualcosa di speciale da raccontare.

Il fiabesco borgo che è il regno delle fate e dei mulini: Rastoke, il villaggio sull’acqua della Croazia

A pochi chilometri da Slunj, nell’entroterra della Croazia, si sviluppa una strada che attraversa colline verdi e piccoli abitati, fino a che il suono dell’acqua prende il posto del rumore traffico. Sotto le case scorre, infatti, la Slunjčica, un fiume lungo appena 6,5 chilometri che però ha prodotto uno dei paesaggi fluviali più sorprendenti del Paese.

Rastoke nasce infatti nel punto in cui la Slunjčica incontra la Korana. Prima di raggiungerla, l’acqua deve attraversare una barriera naturale di tufo calcareo, una roccia porosa formata nel corso dei millenni dalla deposizione del carbonato di calcio. Il risultato è una trama di cascate, rapide, piccoli laghi, isolotti e canali naturali. Le acque turchesi passano sotto ponti, accanto alle abitazioni e attraverso antichi mulini, dando vita a una scena nella quale la presenza umana sembra essere stata progettata insieme al corso del fiume.

Per questo Rastoke viene chiamata “Plitvice in miniatura“, parco che condivide con Rastoke la stessa matrice carsica, le formazioni tufacee e la particolare vegetazione legata all’abbondanza d’acqua. La differenza fondamentale, però, sta nella presenza del villaggio.

Cosa vedere a Rastoke

La visita a questo borgo della Croazia acquista fascino proprio nella successione di dettagli: una ruota di mulino appare tra gli alberi, una cascata passa sotto una casa e un balcone di legno guarda la corrente. Il paesaggio cambia continuamente a seconda della portata della Slunjčica, trasformando il villaggio in un piccolo mosaico di acqua, pietra e legno.

Le cascate della Slunjčica

Sono il cuore di Rastoke: la Slunjčica produce circa 23 cascate, accompagnate da rapide e piccoli laghi disseminati tra le formazioni di travertino. Buk è una delle più note e offre una delle immagini più rappresentative del villaggio. L’acqua precipita con forza tra rocce ricoperte di vegetazione, creando una schiuma bianca che contrasta con le tonalità verde-azzurre del fiume.

Vilina Kosa, “Capelli della ninfa”, possiede invece un carattere più fiabesco e iil nome richiama il velo d’acqua argentato associato alle creature leggendarie di Rastoke.

Cascate di Rastoke, Croazia
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Le immense Cascate di Rastoke

I mulini ad acqua

La vera particolarità di Rastoke sta nei suoi mulini. L’insediamento iniziò a svilupparsi almeno nel XVII secolo, sfruttando la forza della Slunjčica per azionare le ruote idrauliche. Le ruote trasferivano il movimento agli ingranaggi interni e permettevano di trasformare i cereali in farina.

Gran parte dei mulini storici è stata preservata: alcuni edifici sono diventati abitazioni o attività ricettive, mentre altri conservano la loro funzione originaria. Il mulino della famiglia Jareb è un caso particolarmente interessante, poiché continua a produrre farine locali secondo un sistema basato sul principio utilizzato circa 300 anni fa.

Le case tradizionali di Rastoke

Le abitazioni appartengono a una tradizione architettonica rurale legata alle regioni dinariche e alla Posavina. Il legno ha un ruolo importante, affiancato dalla pietra utilizzata per le parti più esposte all’acqua e per le fondamenta.

Alcune abitazioni, inoltre, sorgono su piccole porzioni di terreno circondate dall’acqua, rendendo ancora più particolare la struttura dell’abitato.

La confluenza tra Slunjčica e Korana

Il punto d’incontro dei due fiumi aiuta a comprendere la ragione della fama di Rastoke. La Slunjčica arriva con acque fredde e limpide, attraversa il sistema di cascate e poi confluisce nella Korana.

Quest’ultima appartiene al sistema fluviale carsico della Croazia centrale e attraversa un territorio ricco di boschi, sorgenti e corsi d’acqua. Il suo passaggio offre anche aree per la balneazione estiva, kayak, canoa e pesca.

Le tracce storiche di Slunj

Una visita più ampia può proseguire verso Slunj, cittadina alla quale Rastoke appartiene. Il territorio ha avuto per secoli una funzione strategica come area di frontiera e qui il Castello dei Frankopan ricorda la presenza della potente famiglia nobiliare croata, mentre altre fortificazioni testimoniano il ruolo militare assunto dalla zona durante i conflitti con l’Impero ottomano.

Cosa fare a Rastoke

Rastoke merita una visita lenta, soprattutto per apprezzare il rapporto tra abitato e ambiente. La sensazione più piacevole arriva nei momenti di pausa, seduti accanto all’acqua oppure davanti a un piatto locale.

  • Assaggiare la cucina dell’entroterra croato: per incontrare sapori legati alla tradizione rurale, con trota di fiume, formaggi locali, carni e preparazioni a base di cereali.
  • Acquistare farina locale presso il mulino Jareb: ricordo concreto della cultura molitoria di Rastoke.
  • Fare il bagno nella Korana: pausa rinfrescante durante l’estate. Nova Škrila dispone di una piattaforma per i tuffi, spazi per il beach volley, cabine e un piccolo parco giochi, mentre Stara Škrila presenta acque più basse e rive ombreggiate.
  • Raggiungere Kotlac: zona amata dagli abitanti di Slunj, caratterizzata da piccole piscine naturali e cascatelle con acqua relativamente bassa.
  • Seguire i percorsi lungo la Slunjčica: portano verso angoli più tranquilli del territorio, con possibilità di proseguire verso la vecchia centrale idroelettrica costruita all’inizio del XX secolo.
  • Partecipare agli eventi locali: può aggiungere una dimensione più autentica alla visita. Nel mese di agosto, durante i Giorni della città di Slunj, il centro ospita concerti e manifestazioni legate alla vita della comunità.
  • Cercare i prodotti del bosco: attività interessante nelle stagioni adatte. Castagne, funghi e rosa canina compaiono soprattutto in autunno, mentre fragoline selvatiche e more caratterizzano rispettivamente primavera ed estate.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Rastoke si trova presso Slunj, nella contea di Karlovac, nella Croazia centrale. La località occupa una posizione strategica lungo la strada statale D1, una delle principali direttrici che collegano Zagabria con la Dalmazia. Da Karlovac il viaggio in automobile richiede circa 40 minuti, mentre da Zagabria occorre prevedere quasi 1 ora e 30 minuti, in base al traffico e al percorso scelto.

I laghi di Plitvice distano circa 33 chilometri, rendendo Rastoke una tappa particolarmente comoda per chi sta attraversando la Croazia verso il parco nazionale. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungere il villaggio e proseguire verso le altre attrazioni della zona. Slunj offre inoltre servizi, ristoranti e negozi utili per una permanenza più lunga.

Spiagge per cani in Italia: dove andare al mare con il tuo amico a quattro zampe da Nord a Sud

Se avete un amico a quattro zampe che ama la sabbia e il mare quanto voi, non siete gli unici. Sempre più italiani non vogliono più scegliere tra le vacanze al mare e il proprio cane e cercano spiagge attrezzate e laghi dove il bagno si fa in compagnia.

Non è un caso isolato: sui social crescono le pagine dedicate, con foto e video di cani in spiaggia che raccolgono migliaia di visualizzazioni, segno di una community sempre più ampia di proprietari che organizzano le vacanze intorno alle esigenze del proprio animale.

Qui abbiamo selezionato le spiagge per cani in Italia da Nord a Sud, senza dimenticare i laghi.

Spiagge per cani nel Nord Italia

Tra laghi e coste, il Nord Italia offre alcune delle mete più comode per chi parte da Milano, Torino o Venezia con il proprio cane al seguito. Qui le spiagge per cani attrezzate offrono spesso anche docce, aree recintate e servizi pensati apposta per i quattro zampe. Ecco le tappe da non perdere tra Lago di Garda, Liguria e Adriatico settentrionale.

Lago di Garda

Partiamo dal Lago di Garda, una delle mete più gettonate dell’estate, complice anche la vicinanza alle grandi città del Nord. Nel Garda Trentino le zone dedicate non mancano: a Riva del Garda ci sono le aree cani di Monte Brione e del Parco della Pace, a Torbole i quattro zampe possono accedere al lungolago Conca d’Oro, a Peschiera del Garda c’è la Braccobaldo Beach, mentre ad Arco la Bau Beach fluviale sul fiume Sarca è pensata apposta per loro.

La più suggestiva resta forse la spiaggia per cani in località Pur, in Valle di Ledro, tra acque cristalline e montagne.

Liguria

Regione tra le più dog friendly d’Italia, la Liguria offre la spiaggia libera di Boccadasse a Genova, aperta ai cani di tutte le taglie, e i Bagni Capo Marina, sempre nel capoluogo, con tanto di cuccia accanto all’ombrellone e piscina dedicata.

A Finale Ligure la scelta è ampia, tra spiagge libere attrezzate e bagni come Bagni River Beach, mentre a Santa Margherita Ligure c’è la Bau Bau Beach.

Veneto

Anche sul litorale veneto sono presenti diverse spiagge attrezzate, alcune anche dotate di recinto apposito dove trascorrere la giornata in tranquillità con il proprio cane. A Caorle si trova la spiaggia dog friendly White Oasis, mentre a Jesolo i cani hanno la loro Bau Bau Beach, con area dedicata e accesso diretto al mare.

Friuli-Venezia Giulia

In Friuli-Venezia Giulia, le spiagge a Lignano Sabbiadoro, da Doggy Beach alla libera Bau Beach, sono perfette per trascorrere una giornata insieme al proprio cane. A Grado citiamo la spiaggia di Snoopy e il Lido di Fido, mentre a Monfalcone la Spiaggia di Pippo.

Emilia-Romagna

Anche sulla Riviera Romagnola i cani sono di casa: a Cervia, lo stabilimento CerviAmare accoglie i quattro zampe direttamente in riva al mare, mentre il vicino Fantini Club riserva un’area dedicata con ombrelloni e accesso libero all’acqua. A Rimini, invece, il Bagno 81 “Rimini Dog No Problem” è considerata la dog beach più grande e attrezzata di tutta la regione, con recinti, piscinette per cani e orari dedicati alla balneazione.

Spiagge per cani nel Centro Italia

Il Centro Italia unisce isole, coste sabbiose e cittadine ricche di storia, tutte sempre più aperte anche agli amici a quattro zampe.

Toscana e Isola d’Elba

Tra le mete che stanno letteralmente esplodendo nelle ricerche c’è l’Isola d’Elba: l’unica vera spiaggia per cani attrezzata dell’isola si trova alla Spiaggia di Mola, nel golfo di Porto Azzurro, con 500 metri di arenile riservato, ombrelloni e docce per cani, ma anche il tratto libero vicino a Marina di Campo e il segmento dedicato a Marciana Marina meritano una tappa.

Sulla costa toscana, in Versilia, a Forte dei Marmi, il Bagno Flavio riserva docce e servizi dedicati ai cani, mentre a Marina di Torre del Lago un’ampia spiaggia libera permette anche la balneazione degli animali. Lungo la Maremma, a Castiglione della Pescaia, i cani sono liberi di correre e fare il bagno senza guinzaglio, sotto la responsabilità dei proprietari.

Marche

Le Marche sono un’altra regione da tenere d’occhio: la legge regionale consente ai cani l’accesso alle spiagge nelle fasce orarie extra-balneari, ma non mancano le aree attrezzate tutto il giorno. Ad Ancona, per esempio, è nata la Bau Beach di Torrette, oltre mille metri quadrati di spiaggia libera con doccia e zona bagno delimitata. A Civitanova Marche c’è la spiaggia libera Amici di Fido, mentre a Porto Recanati la Pineta Beach, con area recintata e servizio di asciugatura per il cane.

Molise

In Molise, invece, gli amici a quattro zampe possono accedere al tratto di spiaggia per cani a Termoli, al lago di Guardialfiera e alla Scooby Doo Beach di Campomarino Lido.

Lazio

Nel Lazio, a Santa Marinella, tra Roma e Civitavecchia, la spiaggia La Perla del Tirreno accoglie i cani con area riservata, mentre a Sabaudia la Sabau Beach, attrezzata per i cani, offre tanto spazio per correre e giocare. Citiamo, tra le altre, anche la spiaggia libera di Ostia Ponente, vicino al porto turistico, e quella di Montalto di Castro, dove la Tequila Dog Beach è considerata una delle più apprezzate.

Abruzzo

Se vi trovate in Abruzzo, qui sono disponibili diverse strutture accoglienti, a partire dalla Bau Beach di Ortona, la prima ad attrezzarsi per accogliere gli amici a quattro zampe. Sul territorio spiccano anche la spiaggia libera di Pescara e la Bau Beach di Giulianova, dove sono presenti anche ciotole e stuoie.

Spiagge per cani nel Sud Italia

Infine anche il Sud Italia, dalle coste pugliesi fino alle acque cristalline di Sicilia e Sardegna, propone diverse spiagge libere aperte ai cani.

Basilicata

Chi trascorrerà le vacanze in Basilicata, troverà spiagge accessibili ai cani al Lido Spiaggia Nera di Maratea e alla spiaggia Terzo Cavone a Scanzano Jonico.

Puglia

Andiamo in Puglia, dove Soleluna Lido Bau Beach a San Cataldo, in provincia di Lecce, offre un’area riservata con docce, ciotole e assistenza veterinaria. In provincia di Brindisi, invece, presso la spiaggia di Torre Canne, troverete Santos Baubeach, tappa storica per chi vuole far socializzare il proprio cane.

Campania

La prima spiaggia per cani in Campania è stata quella a Marina di Eboli, dove il Bau Bau Village continua a essere un riferimento per i padroni e i loro amici. In provincia di Caserta, invece, c’è il Lido Bernardino a Castelvolturno, mentre in provincia di Napoli, a Pozzuoli, il Copacabau Lido le Dune.

Calabria

La spiaggia più grande in Calabria dedicata ai quattro zampe è la Bau Beach di Amantea, con area sgambamento, piscina per cani e percorsi di agility. Sono presenti spiagge per cani anche a Villapiana Lido, a Torre Melissa e a Tropea.

Sicilia

Anche la Sicilia si conferma una destinazione estiva dove trascorrere la vacanza con il proprio cane. A Trapani, la Bau Beach di Castellammare del Golfo è diventata un riferimento per chi viaggia con animali, insieme al Lido Marakaibbo a Marsala, dove ci sono spazi ampi e acque basse per giocare in sicurezza. A Palermo, invece, citiamo lo stabilimento Dog Paradise, con piscina e area agility.

Sardegna

In Sardegna, le spiagge dove i cani sono i benvenuti si trovano in tutte le zone dell’isola. In provincia di Sassari c’è la Farrizza Dog Beach di Porto Torres e le aree attrezzate di Fiume Santo e Porto Ferro. Nel sud, invece, troverete un’area cani sulla spiaggia del Poetto a Cagliari o nella spiaggia Margine Rosso a Quartu Sant’Elena, mentre in provincia di Cabras consigliamo la spiaggia di Maimoni.

La cittadina immersa tra due laghi e tre giganti alpini: l’elegante Interlaken

Già solo il nome, Interlaken, ci preannuncia una delle sue particolarità: questa elegante cittadina della Svizzera è stretta tra due laghi, il Thun e quello di Brienz, ma anche incorniciata dalle grandi vette dell’Eiger, del Mönch e della Jungfrau. Un paesaggio eccezionale, quindi, e che in qualche maniera ha fatto la sua fortuna.

Tuttavia, la sua storia ci racconta qualcosa di più: il nucleo urbano nacque attorno a un monastero agostiniano fondato nel XII secolo, citato nelle fonti già nel 1133. Per secoli la vita locale ruotò attorno al complesso religioso, poi soppresso alla fine del XVI secolo. Con l’arrivo del turismo alpino, Interlaken cambiò pelle e divenne una delle più celebri località di soggiorno del Paese

Oggi il suo carattere è curioso e molto riconoscibile, perché da una parte ci sono alberghi storici, giardini, edifici legati alla villeggiatura e una lunga passeggiata commerciale; dall’altra, invece, domina una vocazione decisamente più spericolata, tanto da aver costruito a Interlaken una fama internazionale negli sport d’avventura.

Cosa vedere a Interlaken

Il bello di Interlaken sta anche nel fatto che il suo centro si visita senza grandi distanze. Le attrazioni più interessanti raccontano epoche diverse e permettono di passare dall’architettura religiosa alla cultura del turismo alpino, fino a un belvedere alto sopra la città.

Höhematte e Höheweg

Höhematte è il grande spazio verde che costituisce il cuore scenografico di questa località della Svizzera. Sul prato si aprono prospettive magnifiche verso il massiccio della Jungfrau, mentre il cielo viene spesso attraversato dai parapendii. È una scena tipicamente interlakense, a metà fra parco cittadino e balcone naturale sulle Alpi.

Sul margine del prato corre Höheweg, il viale più famoso della località, pieno di negozi, alberghi, ristoranti e facciate eleganti.

Il complesso dell’ex monastero agostiniano

Per capire la nascita della città bisogna raggiungere il complesso religioso che ha segnato la storia locale fin dal Medioevo. Il monastero agostiniano fu fondato nel XII secolo e rimase per lungo tempo il centro della vita di Interlaken.

Il nucleo storico conserva ancora tracce dell’antico insediamento religioso, affiancate da edifici successivi e dalle chiese della zona.

Unterseen e il centro storico

Attraversando l’Aare (il fiume più lungo interamente situato in Svizzera) si raggiunge Unterseen, città storica strettamente legata a Interlaken ma amministrativamente distinta. La Marktgasse introduce a un ambiente più raccolto, con edifici tradizionali, piccoli esercizi e ristoranti.

Il passaggio fra le due località mostra bene la struttura del territorio e la breve distanza fra i due centri rende il contrasto ancora più evidente.

Giardino giapponese

Accanto allo storico Hotel Interlaken si trova un piccolo giardino giapponese, presenza sorprendente nel cuore dell’Oberland bernese. Il verde ordinato e l’estetica orientale introducono una parentesi raccolta fra le architetture del centro e il grande paesaggio alpino. È uno di quei dettagli che impediscono a Interlaken di ridursi alla semplice cartolina delle montagne.

Harder Kulm, la montagna di casa

Harder Kulm è la montagna di casa di Interlaken e raggiunge 1.322 metri. La funicolare parte vicino a Interlaken Ost e in circa 8 minuti porta alla stazione superiore, affacciata sul panorama della città e dei due laghi.

Il belvedere permette di leggere la geografia con una chiarezza rara. Sotto lo sguardo appaiono il Lago di Thun, il Lago di Brienz e la fascia abitata di Interlaken; sullo sfondo si riconoscono Eiger, Mönch e Jungfrau. Anche il ristorante merita uno sguardo, poiché la sua architettura richiama quella di un piccolo castello e aggiunge un tocco quasi fiabesco alla terrazza panoramica.

Cosa fare a Interlaken

È vero, è una città piccolina, ma nonostante questo offre una quantità di attività sorprendenti. Il segreto sta nella sua posizione, con acqua, boschi, pareti rocciose e alte montagne raccolti in uno spazio relativamente compatto.

  • Salire con la funicolare all’Harder Kulm: significa guadagnare rapidamente quota e osservare dall’alto la particolare forma del territorio fra i due laghi.
  • Fare una crociera sul Lago di Thun o sul Lago di Brienz: regala una prospettiva completamente diversa sulle montagne, con villaggi, rive boscose e rilievi alpini che sfilano lungo l’acqua.
  • Raggiungere la Valle di Lauterbrunnen: porta dentro uno degli scenari più celebri dell’Oberland bernese, fra pareti verticali, cascate e villaggi alpini.
  • Visitare Grindelwald: per avvicinarsi all’Eiger e poi proseguire verso gli impianti e le attrazioni della zona di First.
  • Scegliere il parapendio: trasforma la Jungfrau Region in un panorama visto dall’alto, con il decollo sulle montagne e l’arrivo nei pressi del centro urbano.
  • Provare rafting, canyoning o skydiving: il volto più adrenalinico di Interlaken.
  • Raggiungere Schynige Platte, Niederhorn, Brienzer Rothorn o Schilthorn: amplia il raggio dell’escursione verso alcuni dei punti panoramici più spettacolari della regione.
  • Partire con il GoldenPass Express: permette di trasformare lo spostamento in un’esperienza vera e propria. La tratta Interlaken-Montreux dura circa 3 ore e 15 minuti e attraversa paesaggi alpini, pascoli e località celebri quali Gstaad e Château-d’Oex.

Dove si trova e come arrivare

Interlaken si trova nella Svizzera occidentale, nel Canton Berna, fra il Lago di Thun e il Lago di Brienz. La stazione di Interlaken Ost rappresenta il principale snodo ferroviario per le escursioni verso la Jungfrau Region, mentre Interlaken West serve il centro occidentale della cittadina.

Arrivare in treno è particolarmente interessante: da Lucerna parte il Luzern–Interlaken Express, un itinerario panoramico di circa 2 ore che attraversa cinque laghi alpini e affronta il Brünig Pass con una tratta a cremagliera. Da Montreux arriva invece il GoldenPass Express, collegamento panoramico diretto lungo circa 120 km. Il viaggio attraversa 3 cantoni e passa da Gstaad e Château-d’Oex prima di raggiungere Interlaken, con ampie vetrate rivolte verso laghi, vallate e montagne.

Anche l’automobile aiuta a raggiungere facilmente la località attraverso la rete stradale svizzera. Per chi arriva dall’Italia o da altri Paesi europei, gli aeroporti di Zurigo e Basilea rappresentano i principali punti d’ingresso, seguiti dal proseguimento ferroviario verso l’Oberland bernese.

Interlaken, città in Svizzera
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Un bellissimo tramonto a Interlaken

Interlaken, però, dà il meglio proprio attraverso la sua rete di trasporti alpini. Treni, battelli, funicolari e impianti di risalita fanno sì che si possa lasciare l’auto e costruire un viaggio fatto di laghi e vette, borghi e ghiacciai, piccole passeggiate urbane e grandi escursioni.

I due limpidi laghi alpini ricchi di storia imperiale, flora selvatica e sentieri unici: Langbathseen

Tra le province di Alta Austria, Salisburgo e Stiria c’è una regione geografica, Salzkammergut, che racchiude un patrimonio naturale straordinario. Ne sono degli esempi i due limpidi laghi che si adagiano in una valle glaciale stretta, protetta dalle pareti rocciose del gruppo montuoso dell’Höllengebirge. Il complesso prende il nome di Langbathseen e comprende il Vorderer Langbathsee, il lago anteriore, e l’Hinterer Langbathsee, il lago posteriore.

Separati da appena poche centinaia di metri, formano uno dei paesaggi naturali più fotografati del Paese e una delle mete più amate dagli abitanti del Salzkammergut durante tutto l’anno. Ciò che colpisce fin dal primo sguardo è l‘incredibile trasparenza dell’acqua: nelle giornate limpide il fondale appare perfettamente visibile, mentre le pareti calcaree si riflettono sulla superficie mettendo in scena un effetto quasi speculare. Attorno si sviluppa una vasta foresta mista che alterna conifere e latifoglie, regalando sfumature completamente differenti tra primavera, estate e autunno.

L’atmosfera conserva ancora il carattere delle montagne austriache meno conosciute dal turismo internazionale. Questa, quindi, è una dimensione fatta di silenzio, profumo di resina e rumori prodotti soltanto dall’acqua e dal vento.

L’arcipelago incantato che protegge la Croazia è Pakleni, un vero paradiso nascosto

Davanti alla città di Hvar, affacciata sulla costa occidentale dell’omonima isola croata, c’è una specie di collana verde e azzurra che sembra disegnata per essere esplorata dal mare. Sono le Isole Pakleni, conosciute anche con il nome croato Paklinski otoci, un piccolo arcipelago della Dalmazia centrale formato da 16 isolotti e scogli che si allungano per una decina di chilometri.

Si tratta di un universo di rocce bianche, acque trasparenti, profumo di macchia mediterranea e baie protette dai pini. Il loro nome potrebbe trarre in inganno. La parola “Pakleni” viene spesso associata all’inferno per una somiglianza con il termine croato pakao, ma la storia racconta qualcosa di molto diverso: l’origine deriva da paklina, una resina scura ricavata dai pini che per secoli venne utilizzata dai marinai di Hvar per impermeabilizzare gli scafi delle imbarcazioni in legno.

Un materiale prezioso per i calafati locali, gli artigiani specializzati nella costruzione e nella manutenzione delle navi. Più che isole dell’inferno, quindi, sono le “isole della resina”, un nome legato al mare, al lavoro e alla lunga tradizione nautica della regione. Protette dal 1968 e inserite nella rete ecologica Natura 2000, le Pakleni custodiscono habitat preziosi, fondali ricchi di vita e paesaggi rimasti fedeli alla loro anima mediterranea.

Sveti Klement, il cuore verde delle Isole Pakleni

L’isola più grande dell’arcipelago porta il nome di Sveti Klement, ovvero San Clemente, e rappresenta il punto di riferimento per chi arriva da Hvar. Qui si concentra gran parte della vita delle Pakleni, grazie alla presenza di 3 piccoli insediamenti, sentieri immersi nella vegetazione, ristoranti sul mare e alcune delle baie più celebri della Croazia.

Il suo angolo più famoso è Palmižana, una baia riparata sul lato settentrionale dell’isola, conosciuta per la sua marina ACI, una delle più apprezzate dell’Adriatico, e per il suggestivo giardino botanico Meneghello che ospita piante esotiche, agavi, palme, lavanda e rosmarino. La vicina baia di Vinogradišće, invece, è il luogo più fotografato dell’arcipelago in quanto il mare assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese intenso.

Baia di Vinogradišće, Croazia
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La meravigliosa Baia di Vinogradišće

Poco più lontano si trovano angoli meno affollati come Taršće, considerata da molti una delle baie più belle delle Pakleni, grazie ai fondali limpidi abitati da pesci, ricci di mare, granchi e piccoli polpi. Un altro luogo speciale è Soline, una baia legata al passato romano dell’isola: qui sono stati ritrovati resti di una villa dell’epoca e tracce di antiche attività termali.

Tra Palmižana e Soline si apre anche Perna, una piccola rarità nell’Adriatico croato per via delle sue spiagge sabbiose che sono poco frequenti lungo questa costa.

Marinkovac, l’isola dai due volti tra baie tranquille e feste leggendarie

A breve distanza da Sveti Klement si trova Marinkovac, la seconda isola più grande dell’arcipelago. Il suo carattere è completamente diverso rispetto alla vicina San Clemente, poiché qui convivono due anime opposte, una più rilassata e naturale, l’altra legata alla mondanità estiva. Sul lato più tranquillo si trovano le baie di Mlini e Ždrilca, amate da famiglie e diportisti grazie alle acque calme e ai punti perfetti per una sosta in barca.

Mlini viene spesso indicata tra le baie più belle delle Pakleni. Al centro del piccolo golfo appare un isolotto che, in base al livello della marea, sembra trasformarsi in una penisola o in una piccola isola. La parte più famosa di Marinkovac è invece Stipanska, sede del celebre Carpe Diem Beach. Nato negli anni Duemila, questo beach club è diventato uno dei simboli della vita notturna di Hvar.

Durante il giorno propone una versione elegante del relax mediterraneo, con piscina, lettini, cocktail e musica. Dopo il tramonto l’atmosfera cambia e il luogo si trasforma in uno dei punti di riferimento per chi cerca feste e DJ internazionali. Poco distante si trova Ždrilca, un canale naturale frequentato da numerose imbarcazioni nei mesi estivi in cui sorgono ristoranti tradizionali affacciati sull’acqua, tra cui locali che conservano lo spirito delle antiche konoba dalmate, le tipiche trattorie nate dalla cultura contadina e marinara della regione.

Jerolim, l’isola selvaggia con la spiaggia naturista più antica dell’Adriatico

La piccola Jerolim è la più vicina a Hvar e sembra quasi un prolungamento naturale della città. La sua fama è legata soprattutto a Kordovon, una delle prime spiagge naturiste dell’Adriatico. La tradizione FKK, abbreviazione tedesca di Freikörperkultur, ovvero cultura del corpo libero, arrivò qui negli anni Cinquanta grazie ai primi visitatori tedeschi che scelsero questa costa per vivere il rapporto con il mare in modo più libero.

Ancora oggi Jerolim conserva quell’atmosfera semplice e autentica, lontana dal turismo più rumoroso. Le coste rocciose dell’isola offrono numerosi punti per fare il bagno in acque profonde e limpide. Tra pini e rocce chiare si trovano piccoli angoli appartati, frequentati soprattutto da chi cerca una giornata tranquilla tra natura e mare.

Pokonji Dol e Galešnik, i sentinelle storici del canale navale

I due isolotti più piccoli dell’arcipelago si trovano proprio all’ingresso del porto di Hvar, svolgendo una funzione strategica di protezione navale fin dal Medioevo. Pokonji Dol si distingue chiaramente all’orizzonte grazie al suo faro monumentale costruito nel 1872 dalla Marina Austro-Ungarica. La struttura quadrata in pietra bianca risalta al centro dello scoglio circolare, sormontata da una lanterna metallica alta circa 15 metri che continua a segnalare la rotta sicura ai pescherecci e ai traghetti. La costa rocciosa dell’isolotto è battuta dalle correnti della manica e accoglie colonie di gabbiani reali che nidificano tra gli anfratti calcarei.

Galešnik, posizionata a soli 200 metri dal porto cittadino, custodisce una storia affascinante legata alle difese militari. Sulla sua superficie ridotta sorge un forte militare in pietra edificato dalle truppe francesi all’inizio del XIX secolo, durante il breve periodo di dominazione napoleonica. Le mura spesse e le feritoie pensate per i cannoni sono state recentemente restaurate, trasformando la vecchia polveriera in un piccolo museo con taverna tipica. Da questo punto della costa la vista sulla piazza principale di Hvar e sulla fortezza Fortica risulta semplicemente impareggiable.

Navigare tra questi piccoli scogli rivela la vera anima delle isole Pakleni, un mosaico d’architettura marittima, fondali incontaminati e storia dalmata in grado di incantare chiunque decida di esplorarne i segreti.

Montagne, cascate e acque cristalline: Lungern è il lago turchese della Svizzera che cambia continuamente

Superata la salita del passo del Brünig lungo l’itinerario che collega la regione dell’Oberland bernese alla Svizzera centrale, c’è un momento in cui la vista si spalanca su una conca dal colore indescrivibile. È la superficie del Lago di Lungern, che riflette sfumature che oscillano fra turchese, smeraldo e verde intenso, mentre le montagne disegnano una poetica cornice.

Siamo tra Lucerna e Interlaken, in una valle alpina modellata dai ghiacciai durante le grandi glaciazioni quaternarie. Il lago accompagna il piccolo villaggio di Lungern, caratterizzato da case tradizionali decorate con balconi fioriti, tetti spioventi, chiesa dal campanile slanciato e prati punteggiati di fienili in legno.

Ma, se dobbiamo essere del tutto onesti, è l’acqua a rappresentare il vero elemento protagonista: la qualità raggiunge livelli talmente elevati da risultare potabile (attenzione, è comunque sconsigliato berla), mentre in estate la temperatura può arrivare fino a 23 °C, valore decisamente insolito per un bacino alpino. Il livello del lago, tra le altre cose, varia nel corso dell’anno perché il bacino svolge anche una funzione idroelettrica. Ciò vuol dire che durante la primavera il volume risulta generalmente più basso, mentre nei mesi estivi aumenta grazie alla gestione della diga. Sì, è un paesaggio che si modifica continuamente.

Origine, formazione e leggende del Lago di Lungern

Il Lago di Lungern occupa una conca scavata dai grandi ghiacciai alpini migliaia di anni fa. Al termine dell’ultima glaciazione, il ritiro delle enormi masse di ghiaccio lasciò spazio a una depressione naturale che, nel tempo, si riempì grazie alle acque provenienti dai torrenti montani e dalle sorgenti della valle.

L’aspetto odierno, tuttavia, racconta anche una pagina significativa della storia svizzera del XX secolo: tra il 1921 e il 1922 venne realizzata una diga destinata alla produzione di energia idroelettrica. L’intervento comportò l’innalzamento del livello dell’acqua di circa 14 metri, trasformando profondamente l’antico paesaggio. Alcuni terreni agricoli finirono sotto il lago, mentre il paese dovette adattarsi a una nuova conformazione della riva.

Il colore così intenso deriva invece dalla combinazione di diversi fattori naturali. La straordinaria limpidezza dell’acqua, il fondale, la luce alpina e la presenza di minuscole particelle minerali riflettono tonalità che cambiano durante la giornata. Al mattino prevalgono sfumature verde chiaro, nelle ore centrali compaiono riflessi turchesi, verso sera il lago assume un aspetto più profondo.

Acque del Lago di Lungern, Svizzera
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I colori del Lago di Lungern

Intorno a esso circolano anche racconti popolari tramandati dagli abitanti della valle. Antiche tradizioni parlano di spiriti legati alle sorgenti e ai torrenti montani, figure simboliche nate per spiegare la forza della natura, le improvvise piene e il fragore delle cascate. Pur appartenendo al patrimonio orale locale, queste storie contribuiscono ancora oggi ad alimentare il fascino del territorio.

Cosa fare e vedere durante la visita

Il modo migliore per apprezzare il Lago di Lungern consiste nel seguire il percorso ad anello che ne accompagna il perimetro. L’itinerario misura circa 9,5 km, presenta un dislivello contenuto e alterna tratti sterrati, passerelle, brevi segmenti asfaltati, prati, boschi e scorci aperti sulle montagne. L’intero tragitto richiede più o meno 2 ore e mezza, anche se molti preferiscono procedere con calma, fermandosi nei punti panoramici oppure nelle numerose aree picnic attrezzate con tavoli e postazioni barbecue.

Lungo il percorso compare uno degli angoli più suggestivi dell’intera valle: la Cascata Dundelbach, che precipita da circa 150 metri attraverso due salti successivi. Un breve sentiero conduce al punto di osservazione inferiore, mentre un tratto più ripido permette di raggiungere anche il salto superiore, dal quale si apre una splendida vista sul lago.

Chi ama la fotografia difficilmente rinuncia a una sosta presso il belvedere di Schönbüel. Da qui il Lago di Lungern rivela la sua forma sinuosa incastonata fra i rilievi dell’Obvaldo. Si tratta di uno dei panorami più celebri della Svizzera, spesso protagonista di calendari, cartoline e campagne promozionali dedicate alle Alpi.

Durante l’estate il lido di Lungern rappresenta uno dei punti più frequentati. La piccola spiaggia sabbiosa, piuttosto rara in ambiente alpino, accoglie famiglie, coppie e gruppi di amici. C’è persino uno scivolo acquatico lungo 56 metri, così come sono presenti piattaforme galleggianti, trampolino, giochi per bambini, prati curati, chiosco e servizi.

L’acqua invita anche a vivere il lago da una prospettiva diversa. Pedalò, barche a remi e tavole da stand up paddle consentono di allontanarsi dalla riva lentamente, mentre la presenza di venti regolari favorisce vela e windsurf. Una scuola nautica organizza lezioni dedicate sia ai principianti sia ai velisti più esperti.

Chi desidera ampliare l’escursione può salire sulla funivia Lungern-Turren. In pochi minuti la valle lascia spazio a pascoli alpini e sentieri panoramici che conducono verso quote più elevate, regalando una prospettiva ancora più ampia sul lago e sulle montagne circostanti.

Dove si trova e come arrivare

Il limpidissimo Lago di Lungern appartiene al Canton Obvaldo, nella Svizzera centrale, lungo l’asse che collega Lucerna a Interlaken. La posizione risulta particolarmente favorevole anche per chi programma un itinerario attraverso le Alpi svizzere, grazie ai collegamenti rapidi sia su strada sia su rotaia.

In automobile basta seguire l’autostrada A8 fino all’uscita dedicata a Lungern, dove sono presenti parcheggi pubblici che sorgono nei pressi del lido, del campeggio oppure vicino alla stazione ferroviaria. Chi preferisce il treno può utilizzare la Zentralbahn, linea panoramica che collega Lucerna a Interlaken attraversando vallate, boschi e passi alpini. Le fermate di Lungern e Kaiserstuhl sorgono a breve distanza dalle rive, caratteristica che permette di iniziare l’escursione pochi minuti dopo la discesa dal convoglio.

Fra montagne, acqua cristallina, prati, cascate e piccoli villaggi alpini, il Lago di Lungern racchiude gran parte dell’anima più autentica della Svizzera: è un luogo in grado di sorprendere senza artifici, grazie a una bellezza plasmata dal tempo, dalla geologia e dall’equilibrio tra uomo e natura.

Terapia di famiglia, le location meravigliose sul lago sono un invito alla tranquillità

Le location di Terapia di famiglia hanno un forte valore simbolico: come ha raccontato il regista rappresentano la calma e la tranquillità apparente della vita borghese e, allo stesso tempo, quanto poco basti per sconvolgerle. Scopriamo insieme dov’è stato girato il nuovo film di Arnaud Lemort, al cinema dal 23 luglio 2026.

Di cosa parla

Dopo cinque anni di terapia, Damien Leroy (Baptiste Lecaplain) non è riuscito ad alleviare nemmeno un po’ i problemi di ansia cronica di cui soffre da sempre, anzi ha finito per diventare invadente anche nei confronti dello psicoanalista che lo ha in cura: il discretamente famoso Olivier Béranger (Christian Clavier). Intenzionato a congedarlo come paziente, il dottor Béranger lancia a Damien un’ultima sfida: trovare la donna della sua vita. Contro ogni previsione, Damien ci riesce.

Quando Alice, la donna di cui si innamora follemente e da cui è ricambiato, lo invita ai festeggiamenti per il trentesimo anniversario di matrimonio dei genitori si scopre che il padre è il dottor Béranger in persona. Ha inizio così, soprattutto a opera dell’ultimo, un crescendo di provocazioni, segreti professionali traditi e tentativi estremi di far scoppiare la coppia.

Il 23 luglio arriva nelle sale "Terapia di famiglia": il nuovo film di Arnaud Lemort
(c) Medusa Film
Una scena del film “Terapia di famiglia”

Dov’è stato girato il film

Il film è stato girato sul Lago Lemano (noto anche come Lago di Ginevra): uno dei laghi più grandi di tutta Europa, diviso tra Svizzera e Francia, famoso per le acque placide e tranquille su cui godersi un’uscita in pedalò o in kayak o provare anche da principianti uno dei tanti sport acquatici in voga al momento.

Alla scoperta delle principali location del film "Terapia di famiglia"
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Il meraviglioso paesaggio del Lago Lemano

Basta una giornata ventosa, però, perché il Lemano diventi «come Biarritzvv»: con questo paragone con località basca affacciata sull’oceano e nota soprattutto per le onde da surf, il regista ha inteso rimarcare il valore metaforico che hanno le location di Terapia di famiglia.

La tranquilla vita agita che la famiglia del dottor Béranger conduceva prima che Damien conoscesse la figlia è ben rappresentata da scorci dei pittoreschi  borghi affacciati sulla riva francese del lago come, tra i più facili da riconoscere sullo schermo, Évian-les-Bains, Yvoire, Thonon-les-Bains.

Évian-les-Bains

Évian-les-Bains è da sempre famosa come centro termale e per le straordinarie proprietà della sua acqua. Il quartiere medievale; gli edifici della Bella Époque come la straordinaria Villa Lumière, residenza estiva dell’omonima famiglia; l’iconico casinò con cupola in stile neo-bizantino; la passeggiata sul lago e la storica funicolare inaugurata a inizio Novecento per accompagnare i visitatori negli spostamenti tra i vari centri termali sono tra le cose da vedere a Évian-les-Bains.

Da non perdere sono anche i giardini acquatici del Jardin du Pré Curieu: ospitano ninfee, carpe koi, rane, salamandre.

Dov'è stato girato il film "Terapia di famiglia":i pittoreschi borghi sul Lago Lemano
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Il caratteristico centro storico di Évian-les-Bains

Yvoire

Yvoire è il più pittoresco tra i borghi affacciati sul Lago di Ginevra. Il castello, le antiche porte d’ingresso della città, le mura fortificate sono tra i principali simboli del posto, facili da riconoscere in molte scene del film. La Chiesa di San Pancrazio e il Jardin des Cinq Sens con la sua straordinaria varietà di specie botaniche sono tra le altre attrazioni da non perdere in visita a questa “Perla del Lago”.

C'è anche Yvoire tra le location di "Terapia di famiglia"
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Il pittoresco castello di Yvoire

Thonon-les-Bains

Tra le location utilizzate, Thonon-les-Bains è stata quella più sfruttata per le vedute panoramiche sul lago: dai numerosi giardini della città alta la vista spazia, infatti, su gran parte della riva meridionale del Lemano. Scendendo più in basso, il quartiere di Rives si presenta come un pittoresco villaggio di pescatori dove il tempo sembra essersi fermato.

In mezzo c’è un ricco patrimonio religioso di chiese come la Basilica di Saint-François-de-Sales e Chiesa di Saint-Hippolyte e altri edifici storici come il Castello di Sonnaz, oggi utilizzato per lo più per mostre ed esibizioni.

Thonon-les-Bains è tra i luoghi dov'è stato girato il film "Terapia di famiglia"
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Una straordinaria veduta da Thonon-les-Bains

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