La stagione finale di quella che è senza dubbio la serie francese più di successo degli ultimi anni non poteva non essere anche un omaggio visivo alla Francia, alla sua storia, al suo immenso patrimonio artistico e architettonico. Tra le location di Lupin 4non mancano così sontuose stanze in stile roccocò, raffinati palazzi aristocratici, eleganti boulevard del centro cittadino e monumenti simbolo della nazione: scopriamo insieme dove sono stati girati gli otto nuovi episodi della serie disponibili su Netflix dal 23 ottobre 2026.
Di cosa parla
Alla fine della precedente stagione Assane Diop, il moderno ladro gentiluomo ispirato al personaggio di Maurice Leblanc e interpretato da Omar Sy, aveva deciso di costituirsi alle forze dell’ordine per smettere finalmente di nascondersi e sperare un giorno di poter tornare a vivere una vita normale con la famiglia, possibilmente in Senegal. All’inizio della nuova stagione un comunicato annuncia una serie di furti che avverranno simultaneamente in diversi musei francesi: è firmato “Lupin”.
Nonostante le misure di sicurezza vengano rafforzate, le rapine avvengono esattamente come preannunciato. E soprattutto, nonostante Assane sia ancora in carcere, tutti gli indizi sembrano ricondurre a lui: c’è persino una telecamera di sicurezza che lo inquadra di faccia mentre, durante uno dei furti, viene gravemente ferita una responsabile delle forze dell’ordine. Al vero Assane non resta, così, che organizzare un’evasione per dimostrare che di Lupin ce n’è solo uno: lui.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Lupin 4”
Dov’è stata girata la serie
Le riprese di Lupin 4 sono state realizzate interamente a Parigi, a partire da maggio 2025. Già nello short condiviso da Netflix con cui Omar Sy/Assane Diop aveva annunciato il proprio ritorno c’erano interessanti anticipazioni sui luoghi dov’è stata girata la nuova stagione.
Parigi
Dal materiale promozionale risultava evidente, per esempio, che ci sarebbero state scene girate nei pressi della e sulla Torre Eiffel: monumento simbolo della Francia, frequentato ogni giorno da decine di migliaia di turisti e non solo.
iStockLa Torre Eiffel: il simbolo più iconico di Parigi
Una delle sequenze chiave della quarta stagione di Lupin è stata girata in prossimità del Pantheon: è la scena in cui Assane galoppa in sella a un cavallo lungo Rue Soufflot, l’elegante viale che collega i Giardini del Lussemburgo al mausoleo che ospita – tra le altre – le sepolture di Voltaire, Rousseau, Victor Hugo e Marie Curie.
Ufficio stampa NetflixLa scena di “Lupin 4” davanti al Pantheon
Facile da riconoscere sullo schermo è anche l’Hôtel de Soubise: un raffinato edificio aristocratico dell’Ottocento nel quartiere di Le Marais. Qui la produzione della nuova stagione di Lupin (Gaumont, per la prima volta con Carrousel Studios) ha girato soprattutto nel Salone della Principessa: un gabinetto ovale, riccamente affrescato e decorato alle pareti con specchi e altri elementi in stile roccocò.
Altre location di Lupin 4 si trovano tra il primo e il sedicesimo arrodissement in quello che, un tempo più di oggi, era il cuore finanziario e governativo della città. Alcune fonti in Rete segnalano Rue Beethoven, Rue des Petits-Frères, Rue La Vrillière, Rue Catinat, Rue Croix des Petits-Champs, Rue du Colonel Driant, Rue de Valois tra i punti esatti dov’è stata girata la stagione finale della serie Netflix con Omar Sy ispirata al classico di Maurice Leblanc.
In alcune inquadrature si possono riconoscere anche il Palais Royal e la Banque de France.
Venerdì 23 ottobre 2026, nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, si è tenuta la cerimonia di proclamazione della Capitale Italiana del Libro 2027. A vincere l’ambito riconoscimento è Monreale, nella città metropolitana di Palermo. A premiarla è stato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, alla presenza della Giuria di esperti e dei rappresentanti dei Comuni finalisti, ovvero Chiaromonte (PZ), Iglesias (SU), Nuoro, Pomigliano d’Arco (NA), Teramo e Treviso.
L’iniziativa, promossa dal MiC attraverso il Dipartimento per le attività culturali, è volta a incentivare la lettura, valorizzare la filiera del libro e dell’editoria e favorire la partecipazione culturale, contribuendo alla coesione e all’inclusione sociale e allo sviluppo dei territori. Una nomina speciale per Monreale, che nel 2027 avrà un’ottima occasione per far riscoprire i suoi luoghi culturali legati alla lettura e al dialogo tra culture.
Monreale vince su tutte: è Capitale Italiana del Libro 2027
Alla cerimonia di proclamazione, il ministro Giuli ha annunciato il progetto vincitore della Capitale Italiana del Libro 2027: Monreale succede quindi a Pistoia, l’attuale Capitale italiana del Libro 2026, con il suo progetto “Monreale legge il Mondo”, che vince su ben 31 progetti presentati da un totale di 90 Comuni italiani.
Il dossier di Monreale si distingue per l’elevata qualità progettuale, la coerenza strategica e la capacità di coniugare identità locale con apertura nazionale e internazionale. Secondo quanto annunciato dal ministro Giuli leggendo il responso, molto apprezzabili risultano l’attenzione all’inclusione e alle giovani generazioni, il coinvolgimento in una rete territoriale ampia e qualificata, la solidità della governance e la previsione di interventi strutturali destinati a produrre effetti duraturi.
Il tema del plurilinguismo e del dialogo tra le culture, strettamente legato alla storia della città, è ritenuto originale e convincente, così come efficace appare l’utilizzo del patrimonio culturale quale elemento narrativo e partecipativo. A convincere la Giuria sono stati anche i progetti relativi alla formazione degli operatori, alle residenze creative e alla strategia volta a trasformare il visitatore in un “lettore in viaggio“. Elementi che rafforzano l’attrattiva e generano ricadute culturali ed economiche positive sul territorio.
In definitiva, la candidatura di Monreale evidenzia un elevato grado di maturità, coerenza e sostenibilità, distinguendosi per qualità, visione strategica, inclusione sociale, impatto di lungo periodo e piena aderenza agli obiettivi del bando.
Il progetto di Monreale
Il dossier “Monreale legge il mondo” è stato ideato dall’assessore alla Pubblica istruzione Patrizia Roccamatisi, che ne ha curato la redazione con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura e che ha espresso grande soddisfazione in occasione dell’annuncio della vittoria: “Onoratissima, il nostro dossier è dedicato alla nostra comunità e alle istituzioni scolastiche in primis, all’infanzia e a tutta la gente che vive il nostro territorio”, ha dichiarato l’assessore.
La candidatura nasce dalla volontà dell’amministrazione di valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale e spirituale della città attraverso un programma capace di guardare al futuro e promuovere nuove occasioni di partecipazione. L’obiettivo è quello di costruire attorno al libro un percorso che vada oltre la semplice promozione della lettura, puntando sulla cultura come strumento di incontro tra identità e generazioni differenti, ma anche come occasione di rigenerazione urbana e di coinvolgimento diretto della comunità.
Le altre città e i progetti candidati
Di seguito riportiamo le altre città candidate e i rispettivi titoli dei dossier presentati:
Chiaromonte (PZ): “Le trame di Calliope”;
Iglesias (SU): “Iglesias – Il Libro nel Mediterraneo”;
Nuoro: “Nuoro: radici di carta, visioni di futuro”;
Pomigliano d’Arco (NA): “Pomigliano d’Arco – Città officina del leggere”;
Teramo: “Teramo e le sue valli”, candidatura in aggregazione con i Comuni di Alba Adriatica, Ancarano, Atri, Campli, Civitella del Tronto, Corropoli, Crognaleto, Fano Adriano, Giulianova, Isola del Gran Sasso, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Nereto, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Silvi Marina e Tortoreto;
Non c’è stagione migliore dell’autunno per immergersi nell’atmosfera festosa delle sagre più belle dello Stivale, tra borghi che si animano e sapori che raccontano le tradizioni locali. Dalla polenta taragna fumante ai profumi del tartufo, passando per castagne, vino e specialità di mare, il fine settimana offre tante occasioni per partire alla scoperta dell’Italia più autentica.
Ecco le sagre e gli eventi da non perdere assolutamente nel weekend del 23, 24 e 25 ottobre 2026, dal Nord al Sud.
Il nuovo adattamento cinematografico di Ragione e sentimento, in arrivo nelle sale italiane dal 22 ottobre 2026, promette di ricreare sullo schermo quelle atmosfere così squisitamente inglesi e così squisitamente d’altri tempi che hanno reso tanto amati i romanzi di Jane Austen. La scelta delle location – va da sé – ha avuto un ruolo determinante in questo senso: tra dimore aristocratiche del Seicento, cottage immersi nella campagna inglese, manieri semiabbandonati e luoghi intrisi di arte e di storia, ecco dov’è stata girata la pellicola di Georgia Oakley.
Di cosa parla
Quando il signor Dashwood muore, la tenuta nel Nordland dove viveva con la moglie e le tre figlie passa in eredità al primogenito nato da un precedente matrimonio. Elinor (Daisy Edgar-Jones), Marianne (Esmé Creed-Miles) e la piccola Margaret si ritrovano, così, a vivere insieme alla madre in un modesto cottage di campagna.
Il film, come il romanzo da cui è tratto, si concentra in particolare su quanto accede alle due sorelle maggiori. Elinor, che è più riflessiva e introversa, si lega all’altrettanto timido Edward Ferrars (George MacKay). A contendersi le attenzioni di Marianne, decisamente più istintiva e passionale nel carattere, sono invece l’affascinante John Willoughby (Frank Dillane) e il colonnello Brandon (Herbert Nordrum).
(c) Focus FeaturesUna scena di “Ragione e sentimento”
Dov’è stato girato il film
Il film Ragione e sentimento del 2026 è stato interamente girato in Inghilterra in luoghi reali e realmente abitati, capaci di trasmettere quella genuinità e spontaneità tipica di personaggi e situazioni descritti dalla Austen. Rispetto al famoso adattamento con Kate Winslet e Hugh Grant, di cui proprio quest’anno ricorrono i trent’anni, quello di Georgia Oakley risulta anche visivamente più «ruvido e naturale», come lo ha definito il location manager, proprio grazie alla scelta di ambientazioni più fedeli a quelle del tempo. Regioni come il Devon, il Dorset, l’Oxfordshire, l’Hertfordshire e il Kent sono state quelle più interessate dalle riprese.
IPAUna scena del film “Ragione e sentimento”
Norland Park
Per rappresentare Norland Park, la casa che le sorelle Dashwood sono costrette a lasciare dopo la morte del padre, è stata sfruttata Kingston Russell House: una dimora seicentesca nel Dorset in cui ha vissuto, tra gli altri, anche il capitano Thomas Hardy. Nella pellicola si riconoscono sia gli interni sontuosi con legni pregiati, decorazioni a stucco e preziose carte da parati cinesi dipinte a mano e sia gli esterni, in particolare la facciata in pietra in perfetto stile georgiano.
Per gli esterni di Norland Park è stata utilizzata anche Parnham Park: una proprietà, sempre nel Dorset, che incarna gli stilemi della tenuta inglese di campagna e di cui vale la pena visitare soprattutto il giardino recintato con laghetto.
In cerca di una nuova sistemazione Elinor, Marianne e Margaret vengono inizialmente accolte da un lontano parente a Barton Park. Queste scene sono state girate a Broughton Castle: un maniero del XIV secolo nell’Oxfordshire che, nonostante le varie modifiche subite nei secoli, ha mantenuto quasi intatto il suo assetto di residenza fortificata. La produzione di Ragione e sentimento ha sfruttato soprattutto salotto e sala da pranzo, oltre che gli esterni che qualcuno riconoscerà per essere già apparsi in film come “Shakespeare in Love e Jane Eyre.
iStockL’imponente castello di Broughton
Barton Cottage
Il modesto cottage che diventa la nuova abitazione delle sorelle Dashwood, il Barton Cottage, è in realtà la Ditsworthy Warren Farm: un edificio rurale nel Devon.
iStockI suggestivi resti della Ditsworthy Warren Farm
Circondato da colline questo rudere, in parte risistemato per le riprese del film, si trova all’interno del Parco Nazionale del Dartmoor: una delle zone più incontaminate della campagna inglese, famosa per il vento che continuamente spazza le brughiere e perfetta per rappresentare le tormentate storie dei personaggi della Austen (in realtà è una destinazione diventata nel tempo molto cinematografica, scelta come set tra gli altri anche da Steven Spielberg).
Qui si trova anche Nun’s Cross Farm: altra location di Ragione e sentimento, riconoscibile sullo sfondo del viaggio in carrozza che porta le protagoniste verso la nuova casa casa.
Le dimore storiche inglesi
Tra i luoghi dov’è stato girato Ragione e sentimento ci sono numerose altre dimore storiche inglesi. La scena dell’Hop, la vivace festa di campagna con danze tradizionali a cui partecipano anche le sorelle Dashwood, è stata girata per esempio all’interno di Penshurst Place, nel Kent: una dimora del XIV secolo di cui si riconosce soprattutto la Baron’s Hall con il tetto in legno di castagno.
La casa dei coniugi Palmer, dove Marianne trova ospitalità quando si ammala dopo una passeggiata nel bosco, è Knebworth House: una residenza aristocratica nell’Hertfordshire, famosa per le torrette merlate e le guglie in stile medievale e per aver fatto da set a Harry Potter, The Crown, The Gentlemen, solo per citare le produzioni più famose.
iStockL’iconico esterno con giardino di Knebworth House
Nel Buckinghamshire si trova West Wycombe Park: dimora palladiana che, tra arazzi e affreschi, ha fatto da sfondo nell’adattamento di Georgia Oakley a una scena di ballo.
In più di un’inquadratura è riconoscibile Blenheim Palace: un palazzo barocco, parte del patrimonio UNESCO, fatto costruire all’inizio del XVIII secolo come dono della Regina Anna a John Churchill. Qui tempo dopo sarebbe nato Wiston Churchill e sarebbero stati girati grandi classici del cinema inglese.
iStockI raffinati esterni di Blenheim Palace
Londra
Le location di Ragione e sentimento a Londra spaziano dalla National Gallery, dove sono state girate le scene della visita delle sorelle Dashwood alla Royal Academy (che non è stata scelta come set reale perché ambientazioni e luci non sono sembrate abbastanza in linea con la palette cromatica del film), al complesso residenziale di Lincoln’s Inn.
Le scene con la signora Jennings, ambientate all’interno della sua residenza londinese, sono state girate alla Rainham Hall: una dimora georgiana circondata da un florido giardino, un tempo appartenuta a un importante capitano londinese, dove oggi si tengono eventi e mostre (in programma ce n’è una dedicata proprio al nuovo riadattamento cinematografico del romanzo di Jane Austen).
Una delle scene chiave del film di Georgia Oakley è stata girata a Mothecombe Beach: in questa spiaggia sabbiosa nel sud del Devon, famosa perché ancora quasi incontaminata e perché durante la bassa marea è facile fare il bagno al riparo delle correnti, avviene l’incontro tra Marianne che è appena caduta correndo e si è fatta male a una caviglia e il seducente John Willoughby. La natura rigogliosa sembra partecipare, come fa anche in altri passaggi del film, alle passioni e ai sentimenti delle protagoniste.
iStockLa spiaggia, quasi incontaminata, di Mothecombe
Non sono più soltanto il palcoscenico delle grandi sfide sportive: gli stadi e le arene sportive sono sempre più mete da scoprire in viaggio, grazie alle loro architetture spettacolari e alle storie calcistiche che hanno segnato intere generazioni.
Il 19 ottobre 2026, il Prix Versailles ha annunciato i 7 progetti vincitori tra le nuove arene più belle del mondo, distribuite su cinque continenti. Accanto a strutture che si distinguono per audacia architettonica e legame con il territorio, spicca anche uno stadio italiano. Inoltre, 3 arene riceveranno il World Title del Prix Versailles, nelle categorie Interior o Exterior: i vincitori saranno annunciati il 10 dicembre presso la sede dell’UNESCO.
Ecco i 7 templi dello sport incoronati nell’edizione 2026 del Prix Versailles.
Coronation Park Centre (Edmonton, Canada)
In Canada c’è una nuova pista ciclistica al coperto certificata dall’UCI e aperta al pubblico: il Coronation Park Centre, progettato dagli studi hcma e Dub Architects, in collaborazione con FaulknerBrowns, unisce sport di alto livello e attività per tutte le età.
Il velodromosopraelevato di un piano è circondato da una pista da corsa e permette di osservare i ciclisti già dal piano terra. Sotto un tetto alto 90 metri, le pareti a nastro seguono la geometria della pista, creando una silhouette sempre diversa. Integrato con il Peter Hemingway Aquatic Centre e immerso in un parco dedicato alla memoria dell’incoronazione della regina Elisabetta II, il complesso è ideale anche per gli allenamenti dei triatleti.
Xiangyang Olympic Center Stadium (Xiangyang, Cina)
Una copertura bianca che sembra dispiegarsi sopra gli spalti come un nastro continuo: è il tratto distintivo dello Xiangyang Olympic Center Stadium, progettato dal Central-South Architectural Design Institute (CSADI). Con 30.000 posti, l’impianto si ispira al movimento del fiume Han e alla figura della fenice Chu in volo.
Il lato sud resta aperto per favorire la circolazione dell’aria, in un progetto bioclimatico che punta a migliorare il comfort degli spettatori e ridurre i consumi energetici. Immerso nel verde, fa parte di un complesso sportivo di 138.000 metri quadrati, con spazi dedicati anche all’attività fisica quotidiana della comunità.
Armand Cesari Stadium (Furiani, Francia)
In Corsica, lo stadio Armand Cesari è molto più di un campo da calcio: inaugurato nel 1932, è legato alla storia dello SC Bastia, arrivato alla finale di Coppa UEFA nel 1978, e alla tragedia del 1992, rimasta impressa nella memoria collettiva del calcio.
Nel 2025, lo studio Ateliers A+ ne ha curato il rinnovamento, ispirandosi al paesaggio locale immerso tra montagne e mare. L’impianto da 16.500 posti è avvolto da tre anelli architettonici che unificano gli spalti costruiti in epoche diverse, integrando illuminazione, coperture e facciata. Il risultato restituisce nuova vita a uno stadio leggendario, conservandone l’identità e la forte carica emotiva.
Unipol Dome (Milano, Italia)
A Milano, l’architettura contemporanea incontra il modello dell’anfiteatro romano: inaugurato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2026, l’Unipol Dome, già Arena Milano, è stato premiato ai Prix Versailles 2026. Progettato da David Chipperfield Architects e Arup, può ospitare fino a 16.000 spettatori e si distingue per tre anelli sovrapposti che sembrano fluttuare sopra un basamento monolitico.
I tubi di alluminio riflettono la luce del sole durante il giorno, mentre di notte strisce LED trasformano la struttura in uno spettacolo luminoso. Una grande scalinata conduce inoltre a una passeggiata sopraelevata di 12.000 metri quadrati, pensata per eventi e incontri quotidiani. Nel nuovo quartiere di Santa Giulia, l’arena si candida a diventare un nuovo punto di riferimento urbano.
Prince Moulay Abdellah Stadium (Rabat, Marocco)
Un involucro dorato ispirato alle palme che costeggiano i grandi viali di Rabat e ai ricami tradizionali di Fez avvolge il Prince Moulay Abdellah Stadium, progettato da Populous.
Ufficio StampaEsterno del Prince Moulay Abdellah Stadium
Ricostruito in appena 24 mesi, l’impianto può accogliere 67.000 spettatori e si prepara a ospitare la Coppa del Mondo del 2030. La facciata è composta da circa 19.000 triangoli color champagne che proseguono fino alla copertura e, di notte, si trasformano in un enorme schermo animato.
All’interno, le gradinate monumentali possono accogliere circa 20.000 tifosi nelle curve, amplificando il calore del tifo marocchino. Un’arena ad alta tecnologia che racconta il volto contemporaneo del Paese senza rinunciare alla sua identità.
Ufficio StampaInterno del Prince Moulay Abdellah Stadium
Tangier Grand Stadium (Tangeri, Marocco)
Con 75.500 posti, il Tangier Grand Stadium è oggi il più grande stadio del Marocco. Inaugurato nel 2011 e rinnovato in vista della Coppa d’Africa 2025 e dei Mondiali del 2030, il progetto è stato seguito dall’architetto Anouar Amaoui. La rimozione della pista di atletica e l’abbassamento del campo di circa otto metri hanno avvicinato gli spalti al terreno di gioco, rendendo più coinvolgente l’esperienza dei tifosi.
Ma a caratterizzare il nuovo impianto è soprattutto la copertura di 52.000 metri quadrati, sviluppata con gli ingegneri di Schlaich Bergermann Partner: cavi metallici e membrane flessibili proteggono campo e gradinate dal vento, creando una struttura imponente ma visivamente leggera.
Progettato da Populous e Warren & Mahoney, può ospitare 30.000 persone ed è dotato di una copertura fissa in ETFE trasparente. La facciata richiama i paesaggi della regione di Canterbury, tra montagne, corsi d’acqua e colori delle stagioni, mentre sulle gradinate compare un motivo ispirato al mangōpare, lo squalo martello, simbolo di forza e perseveranza nella cultura neozelandese.
Nato dalla collaborazione con il popolo indigeno Ngāi Tahu, il progetto si ispira anche al mito ancestrale della separazione tra Cielo e Terra. Un’arena che intreccia sport, architettura e cultura Māori, diventando un nuovo punto di riferimento per la comunità.
C’è un affascinante borgo tra le colline del Monferrato e delle Langhe che ha conquistato un importante riconoscimento internazionale grazie alla cura del verde, alla sostenibilità e alla partecipazione della sua comunità. È Costigliole d’Asti, che a Montréal, in Canada, ha vinto la categoria International Challenge (Small) nella 32ª edizione del prestigioso concorso internazionale Communities in Bloom 2026, che ha riunito municipalità provenienti da Canada, Irlanda, Italia, Ungheria e Stati Uniti.
Ogni anno, l’iniziativa premia le realtà che si distinguono per la qualità del verde urbano e dell’ambiente di vita, attraverso progetti di sostenibilità, riqualificazione paesaggistica e partecipazione della comunità. La valutazione non si limita alla bellezza delle fioriture, ma prende in considerazione anche la pianificazione ambientale, la biodiversità, la resilienza climatica e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Un riconoscimento, quello conquistato da Costigliole, che accende i riflettori su un territorio dove la cura del paesaggio si intreccia con le tradizioni e l’attenzione alla qualità della vita.
Atterrare in un aeroporto che sta lentamente sprofondando può sembrare l’inizio di un film catastrofico, eppure in Giappone è una realtà con cui gli ingegneri fanno i conti da decenni. Si tratta del Kansai International Airport, lo scalo che serve Osaka e altre importanti città della regione, costruito su un’isola artificiale nella baia di Osaka.
Un aeroporto costruito in mezzo al mare
Inaugurato il 4 settembre 1994, il Kansai International Airport è stato realizzato a circa 5 chilometri dalla costa, su un’isola ottenuta attraverso il riempimento di una porzione di mare. La scelta rispondeva così a due esigenze: soddisfare la crescente domanda di trasporto aereo nella regione e ridurre l’inquinamento acustico nelle aree abitate.
Nel 2007 è entrata in funzione anche la seconda isola artificiale, la quale ospita un’ulteriore pista. Il progetto, ambizioso dal punto di vista ingegneristico, si è però confrontato fin dall’inizio con una difficoltà: il fondale marino è composto da strati di argilla che si comprimono sotto il peso dei milioni di metri di cubi di materiale utilizzati per costruire le isole.
Perché l’aeroporto continua ad abbassarsi
Il fenomeno si chiama subsidenza ed è legato al progressivo consolidamento del terreno. In sostanza, il peso dell’isola comprime gli strati di argilla sottostanti, facendo fuoriuscire lentamente l’acqua contenuta nel suolo; il terreno si compatta e la superficie si abbassa.
Il gestore dell’aeroporto, Kansai Airports, pubblica periodicamente i dati raccolti attraverso una rete di punti di misurazione. Gli ultimi disponibili, aggiornati a dicembre 2025, indicano un abbassamento medio complessivo di 13,72 metri per la prima isola e 17,67 metri per la seconda, considerando anche il periodo di costruzione. Per la prima isola, la subsidenza media registrata nell’ultimo anno è stata di circa 5 centimetri; per la seconda, di 20 centimetri. Non si tratta quindi di un cedimento improvviso, bensì di un processo geologico lento, previsto già in fase di progettazione e ancora in corso.
Le soluzioni per evitare che sprofondi
Per gestire il fenomeno, gli ingegneri hanno adottato diverse contromisure. Ad esempio, durante la costruzione sono state utilizzate tecniche di miglioramento del terreno, come i drenaggi in sabbia, per accelerare il consolidamento degli strati più superficiali.
Anche le infrastrutture vengono adattate nel tempo: le dighe perimetrali sono state rialzate per contrastare il rischio di inondazioni e vengono adeguate in funzione dell’abbassamento del terreno.Per correggere eventuali inclinazioni degli edifici, invece, si ricorre a sistemi di sollevamento con martinetti idraulici, che consentono di riallineare le strutture intervenendo sulle singole colonne.
Un equilibrio da mantenere nel tempo
Il caso del Kansai International Airport dimostra quanto possa essere complesso costruire infrastrutture su terreni artificiali. La subsidenza non è stata eliminata, ma viene misurata e gestita attraverso interventi continui, dalla manutenzione delle strutture alla protezione contro le mareggiate. Nonostante il terreno abbia ceduto di oltre 17 metri in determinate aree, il fenomeno è monitorato costantemente, dunque non significa che l’aeroporto sia destinato a scomparire nel mare.
La sfida oggi non consiste nell’impedire un ulteriore abbassamento, quanto nel garantire che piste, terminal e collegamenti continuino a funzionare in sicurezza mentre il terreno si assesta. Un lavoro ingegneristico, ma destinato a proseguire ancora a lungo.
Immaginate di salire su un aereo, allacciare la cintura e arrivare a destinazione prima ancora di avere il tempo di sistemarvi al vostro posto. Non è uno scenario da film futuristico, ma ciò che accade davvero alle isole Orcadi, a nord della Scozia, dove si trova il volo di linea più breve del mondo.
Una rotta storica in soli 53 secondi
La tratta collega Westray a Papa Westray e copre appena 2,74 chilometri: un record entrato nel Guinness World Records e che ancora oggi continua ad attirare appassionati di aviazione e viaggiatori in cerca di esperienze insolite. Il collegamento fa parte del servizio aereo inter-isole operato dalla compagnia scozzese Loganair, che collega le comunità più remote delle Orcadi. La rete è stata inaugurata nel 1967 e, da allora, rappresenta un collegamento fondamentale per gli abitanti dell’arcipelago.
Per percorrere la breve distanza tra Westray e Papa Westray vengono utilizzati i Britten-Norman Islander, piccoli aerei bimotori con sette posti disponibili per i passeggeri. Secondo Loganair, il volo dura generalmente circa 90 secondi, ma spesso ne servono circa la metà, a seconda della direzione del vento. Il primato di velocità è legato al pilota Stuart Linklater, che avrebbe percorso questa tratta circa 12.000 volte in oltre 24 anni di servizio: il suo tempo migliore è di appena 53 secondi dal decollo all’atterraggio, ovvero meno di un minuto per passare da un’isola all’altra!
Il volo non è soltanto una curiosità per gli appassionati di aviazione. La tratta rientra nel servizio pubblico di collegamento tra le isole Orcadi, gestito da Loganair nell’ambito di un contratto con il consiglio locale. Il collegamento diretto tra Westray e Papa Westray viene effettuato quando le prenotazioni richiedono che l’aereo faccia scalo su entrambe le isole. Per questo motivo, è importante verificare gli orari aggiornati e prenotare in anticipo, mantenendo una certa flessibilità.
Per gli abitanti delle isole, il servizio aereo rappresenta un collegamento essenziale per gli spostamenti quotidiani, il lavoro, l’istruzione e l’accesso alle cure sanitarie. Non è quindi solo un’attrazione turistica, ma una parte importante della rete di trasporti che permette alle comunità locali di rimanere connesse al resto dell’arcipelago.
Come provare il volo più breve del mondo
Chi desidera vivere questa esperienza può prenotare direttamente sul sito di Loganair, scegliendo la tratta da Westray a Papa Westray oppure quella nella direzione opposta. Il viaggio può diventare anche un’occasione per scoprire le Orcadi, un arcipelago caratterizzato da paesaggi selvaggi, fauna marina e importanti siti archeologici. Tra questi c’è il Knap of Howar, a Papa Westray, considerato uno dei più antichi insediamenti neolitici conservati della Scozia.
Il fascino di questo volo sta proprio nel suo contrasto: una traversata brevissima che, oltre a detenere un record mondiale, dimostra quanto un collegamento aereo possa fare la differenza nella vita quotidiana di una comunità isolata.
Le dune si infiammano, le rocce cambiano sfumature e persino le rovine antiche sembrano risplendere di una luce diversa durante il tramonto. È la magia della golden hour (l’ora d’oro), capace di trasformare completamente il paesaggio. Un appuntamento che conquista i fotografi e gli appassionati, ma anche coloro che durante un viaggio cercano semplicemente panorami suggestivi davanti ai quali emozionarsi.
Dove ammirare al meglio il tramonto? L’agenzia di viaggi Kuoni, insieme al meteorologo Jim Dale del British Weather Services, ha analizzato 165 destinazioni mondiali, selezionando le 20 con le condizioni più favorevoli per un tramonto da sogno. Per farlo ha considerato alcuni fattori come la copertura nuvolosa, le precipitazioni, l’inquinamento luminoso e la luminosità artificiale, la velocità del vento e la durata media del tramonto. Nella classifica dominano i paesaggi desertici, mentre in Europa spicca in particolare un Paese, che conta ben 4 località nella graduatoria.
Il luogo migliore al mondo per ammirare il tramonto
A conquistare il primo posto della classifica è il Wadi Rum, in Giordania, favorito dalla scarsa nuvolosità e dalle piogge quasi assenti. Conosciuto come la Valle della Luna, è un deserto di sabbia rossastra, imponenti pareti di arenaria, canyon e archi naturali scavati nella roccia. Durante la golden hour, questo paesaggio assume sfumature ancora più intense: le montagne si accendono di rosso e arancio, mentre lunghe ombre attraversano le dune. Uno spettacolo da godersi senza fretta, lasciando che sia la luce a svelare ogni volta un dettaglio diverso.
123RFIl Wadi Rum con le luci del tramonto
Le mete europee da tenere d’occhio
All’interno della classifica, la prima destinazione europea che incontriamo è l’Acropoli di Lindos, a Rodi, alla decima posizione: svetta a 116 metri sul livello del mare, offrendo un punto di osservazione privilegiato per godersi la luce dorata. Tra antiche colonne e mura fortificate, lo sguardo abbraccia il mare e le case bianche del borgo sottostante: con il sole basso sull’orizzonte, le pietre si scaldano di riflessi ambrati e il panorama diventa ancor più suggestivo.
La Grecia conquista ben quattro posti nella top 20: oltre all’Acropoli di Lindos, troviamo la città di Rodi, Capo Sounion e la spiaggia del relitto di Navagio, a Zante. Tre scenari diversi, tra architetture storiche, promontori sul mare e alte scogliere che incorniciano l’acqua turchese. A completare la presenza europea c’è Paphos, a Cipro, che si aggiudica il sedicesimo posto.
La classifica completa
Subito dopo il Wadi Rum, arriva al secondo posto Sossusvlei, in Namibia: tra dune e orizzonti liberi dall’inquinamento luminoso, qui la durata media del tramonto indicata dall’analisi è di 27,9 minuti. Ma non è l’unico gioiello del Paese africano ad apparire in classifica: ci sono anche il Damaraland e il Parco Nazionale Etosha.
Completano la top five il deserto di Atacama, in Cile, dove il paesaggio si arricchisce della presenza di fenicotteri, alpaca e volpi andine, e le Wahiba Sands, in Oman.
Dai deserti alle zone umide africane, fino alle coste del Mediterraneo, la selezione premia paesaggi molto diversi, accomunati dalle condizioni favorevoli per ammirare la luce dorata. Oltre a Grecia, Namibia, Cile ed Oman, spiccano anche luoghi spettacolari del Botswana, dell’Australia e degli Stati Uniti. Tra le mete selezionate compaiono anche le Cascate Vittoria e Livingstone, insieme alle rocce di Sedona e ai panorami del Delta dell’Okavango.
iStockTramonto dal Tempio di Poseidone a Capo Sounion
Ecco le 20 mete nell’ordine della classifica:
Wadi Rum (Giordania);
Sossusvlei (Namibia);
Damaraland (Namibia);
Deserto di Atacama (Cile);
Wahiba Sands (Oman);
Parco Nazionale Etosha (Namibia);
Delta dell’Okavango (Botswana);
Valle di San Joaquin, California (Stati Uniti);
Parco Nazionale di Uluṟu-Kata Tjuṯa, Territorio del Nord (Australia);
Acropoli di Lindos, Rodi (Grecia);
Cascate Vittoria (Zimbabwe);
Ras Al Khaimah (Emirati Arabi Uniti);
Fiume Chobe (Botswana);
Flinders Ranges, Australia Meridionale (Australia);
Marco Bonini esordisce alla regia con un film, tratto da un suo precedente romanzo edito da Longanesi, in cui a farla da padrone sono le relazioni familiari e il modo in cui spesso finiscono per complicarsi involontariamente.
Interpretati da un cast eccezionale, di cui fanno parte tra gli altri Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno, i protagonisti di Se ami qualcuno dillo imparano a fare i conti con una mascolinità tossica e l’incapacità di esprimere i propri sentimenti. Lo fanno sullo sfondo di una città almeno all’apparenza imperturbabile, che come unica risposta ai ritmi frenetici e a tratti alienanti della vita di tutti i giorni ha scorci di straordinaria bellezza: le location della pellicola nelle sale dal 16 ottobre 2026 sono gioielli da scoprire.
Di cosa parla
Sergio, il protagonista interpretato da Edoardo Leo, è colto da un malore mentre sta tradendo la compagna e finisce in coma. Quando si risveglia è come un bambino che deve imparare a fare tutto da zero. Da uomo burbero e anaffettivo qual era, convinto che esprimere i propri sentimenti fosse soprattutto per i maschi roba “da fregnoni”, si riscopre una persona sensibile e capace di amare profondamente. Questo non può che lasciare spiazzato chi gli sta attorno, soprattutto la sua famiglia allargata e il figlio Giulio (Biagio Venditti). Le risate e i momenti di goffaggine, ma anche quelli di profonda tenerezza, non mancheranno in questa nuova esistenza di Sergio.
Prodotto da Noname Entertainment, Alea Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky, il nuovo film con Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno è stato girato a Roma e sul litorale laziale. Soprattutto la scelta della Città Eterna dà alla rinascita di Sergio e al suo nuovo approccio alle proprie emozioni, agli altri e ai loro sentimenti un valore decisamente universale.
Roma
Tra le location di Se ami qualcuno dillo si segnala in particolare l’ex ospedale Carlo Forlanini: è qui che Sergio viene trasportato dopo l’infarto e che si ritrovano l’ex moglie, la nuova compagna e il figlio in attesa di notizie. Dello storico ospedale romano, nato negli Anni Trenta per la cura delle malattie polmonari e da anni ormai dismesso, si riconosce sullo schermo soprattutto l’iconico atrio colonnato con marmi e altorilievi dedicati al valore del lavoro, già utilizzato come set in numerosi film italiani (da C’è ancora domani di Paola Cortellesi ad Adagio di Stefano Sollima).
Altrettanto facile da riconoscere sullo schermo è il Parco degli Acquedotti: uno dei più grandi parchi cittadini (si estende per oltre 240 ettari), famoso per conservare appunto i resti di antichi acquedotti romani e molto frequentato per correre, passeggiare, rilassarsi sulle panchine o al sole o godersi uno spettacolare tramonto. È nelle sue vicinanze che si trova il campetto da calcio dove il figlio di Sergio gioca con gli amici.
iStockSono scorci unici quelli del Parco degli Acquedotti
Chi conosce meglio Roma non stenterà a individuare anche i vicoli stretti e i villini Anni Trenta del Quadraro: storico quartiere popolare, oggi tra i più multietnici e gentrificati della città.
Le scene in spiaggia, quelle della nuova vita in cui Sergio riscopre il piacere delle piccole cose, come una passeggiata sul bagnasciuga con le persone che ama, sono state girate nei pressi di Fiumicino. In alcune inquadrature è possibile riconoscere il molo e il vecchio faro, tra i punti più panoramici della zona.
Una caccia al tesoro per scovare un formaggio segreto, una cena itinerante di cantina in cantina e una svendita di zucche al “peggior offerente”: questo weekend l’autunno ha in serbo una varietà incredibile di eventi e di sagre da raggiungere. Tra borghi, piazze e frantoi, si impastano strudel, si assaggia l’olio nuovo e si incontrano gli antichi guardiani delle vigne, mentre i funamboli camminano sospesi sopra il centro storico.
Noi di SiViaggia abbiamo selezionato 10 feste e sagre imperdibili del weekend dal 16 al 18 ottobre 2026, da Nord a Sud dello Stivale.
Un viaggio di più giorni in una metropoli o un city break in una città possono trasformarsi in un incubo se i trasporti pubblici non funzionano al meglio.
Tra metropolitane puntuali, coincidenze che funzionano e pass unici che permettono di spostarsi su più mezzi, quando il trasporto pubblico è ben organizzato anche il viaggio diventa più piacevole. Ma quali sono le città dove autobus, treni e tram sono più efficienti? A svelarlo è la nuova classifica di Time Out, che ha chiesto a oltre 24.000 residenti di valutare i mezzi pubblici del luogo in cui vivono. Chi meglio di coloro che si spostano quotidianamente da un lato all’altro della città può infatti suggerire dove i trasporti sono migliori? La graduatoria raccoglie le 20 città con la più alta percentuale di giudizi positivi (per avere una panoramica globale, è stata inclusa una sola città per ciascun Paese).
Parlando alla stampa della nuova stagione di The Diplomat, la showrunner Deborah Cahn già tempo fa aveva annunciato che ci sarebbero state grandi sorprese. Chissà che tra queste non includesse anche le location di The Diplomat 4: il ritorno attesissimo del political drama, dal 15 ottobre2026 su Netflix, è segnato infatti da un cambio di ambientazioni, che tra pittoresche vie di un centro storico medievale, imponenti palazzi storici e raffinate ville aristocratiche non potrà certo passare inosservato.
I fan nostrani della serie, in particolare, saranno entusiasti di sapere che tra i luoghi dov’è stata girata la quarta stagione di The Diplomat ce ne sono anche di italiani: scopriamo quali sono.
Di cosa parla
Alla fine della terza stagione, dopo la morte del presidente degli Stati Uniti e l’elezione alla Casa Bianca della vicepresidente Grace Penn (il personaggio per cui Allison Janney è stata premiata agli Emmy come Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica), Kate Wyler, la protagonista interpretata da Keri Russell, aveva assunto un ruolo sempre più centrale nella politica americana: per la diplomatica si profilava, infatti, la vicepresidenza. Questo aveva contribuito a mettere in crisi il rapporto col marito, Hal Wyler (Rufus Sewell), già profondamente incrinato da conflitti, risentimenti, gelosie, ambizioni contrastanti.
The Diplomat 4 riparte da qui e, come recita la sinossi ufficiale di Netflix, da «un evento catastrofico [che] infrange la fragile pace mediata da Kate Wyler tra Stati Uniti e Regno Unito» e rischia di portare all’autodistruzione non uno ma ben due matrimoni.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “The Diplomat 4”
Dov’è stata girata la serie
A quelle consuete, tra Londra e New York, nella quarta stagione di The Diplomat si aggiungono location tutte italiane. La produzione ha scelto la Toscana, infatti, per girare alcune scene chiave della stagione: quelle di un vertice informale tra rappresentanti del G7.
Lucca
Tra maggio e giugno 2026, nel centro storico diLucca sono comparse prima insegne con la scritta “Lucca welcome – G7 Italia” e poi attrezzature e troupe che erano senza dubbio quelle di una grossa produzione. La maggior parte delle riprese sono state effettuate tra piazza Napoleone, Porta San Pietro, Piazza San Frediano, Piazza Anfiteatro, Piazza Guidiccioni e via Sant’Andrea: il cuore medievale della città che, a ogni angolo, nasconde gioielli unici d’arte e d’architettura.
iStockIl centro storico di Lucca è un tesoro
In diverse inquadrature è facile riconoscere Palazzo Ducale: l’imponente edificio di origine trecentesca che per secoli è stato una dimora aristocratica e oggi ospita gli uffici della prefettura e dell’amministrazione provinciale, oltre che diverse esposizioni.
iStockLo storico Palazzo Ducale
Villa Reale di Marlia (Capannori)
Tra le location di The Diplomat 4 ci sarebbe anche Villa Reale di Marlia: appena fuori da Lucca, nel comune di Capannori, è una delle dimore storiche più eleganti d’Italia. Abitata per un periodo anche dalla sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi, è famosa per i sedici ettari di giardini barocchi che la circondano oltre che per vere chicche in stile rinascimentale come la Palazzina dell’Orologio, il Teatro dell’acqua e quello di Verzura.
Ci sono altri luoghi in Toscana dov’è stata girata la quarta stagione di The Diplomat: la serie Netflix del resto ha ricevuto il supporto della Film Commission regionale. Si segnalano in particolare Prato e la provincia di Firenze, dove la produzione avrebbe scelto soprattutto studi di registrazione e basi operative.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena dalla quarta stagione di “The Diplomat”
Se siete alla ricerca di ispirazione per trascorrere una festa di Halloween diversa dal solito, qui potete trovare i migliori spunti originali: tra borghi avvolti dal mistero, boschi illuminati dalle lanterne, musei a tema e parchi divertimento trasformati in mondi da brivido, quest’anno lo Stivale offre molte occasioni per vivere con gli amici o la famiglia (a qualsiasi età) la festa più spaventosa dell’anno.
Ecco alcune idee curiose per festeggiare Halloween 2026 in Italia.
Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia (MC)
Dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, il centro storico di Montelupone, in provincia di Macerata, ospita l’Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia. Per l’occasione, il borgo si anima con cinque esperienze tra racconti, spettacoli e storie locali, per regalare momenti sospesi tra magia, mistero e avventure ai partecipanti di ogni età.
La novità è La Cantina del Matto, un’escape room in una cantina settecentesca, ispirata a una vicenda realmente accaduta nelle stanze in cui si gioca: dura un’ora e costa 25 euro (prezzo ridotto a 20 euro per i bambini sotto i 10 anni). In programma anche un tour teatrale tra i vicoli, spettacoli al Parco Franchi e al teatro, compreso uno dedicato alle creature leggendarie marchigiane e alle famiglie. Le attività nel borgo sono a ingresso gratuito, mentre gli spettacoli sono a pagamento: i biglietti partono da 8 euro.
Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano propone attività per famiglie nei weekend del 24-25 ottobre e 31 ottobre-1° novembre 2026. Si va dagli esperimenti con gli inchiostri invisibili e la creazione di creature fantastiche ai laboratori con zucche di stoffa o dipinte, fino a un labirinto programmabile. Per i bambini dai 3 ai 6 anni, inoltre, c’è un laboratorio sensoriale dedicato a stelle e costellazioni immaginarie.
Nel weekend di Halloween si aggiungono la visita guidata I segreti del Museo, consigliata dai 7 anni, ed Emergenza Fantasmi, un’avventura in realtà virtuale dai 12 anni. Le attività dei laboratori e del Playlab sono incluse nel biglietto d’ingresso (13 euro intero, 8 euro ridotto), ma vanno prenotate online con un euro di prevendita.
Halloween Park a Catania: casa infestata e labirinti paurosi
Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026, gli spazi delle Ciminiere di Catania ospitano l’Halloween Park, un’area di 15mila metri quadrati interamente dedicata alla festa più spaventosa dell’anno. Si tratta del primo parco del Sud Italia interamente a tema Halloween e tra le attrazioni annunciate ci sono una casa infestata ispirata alla leggenda di Blackwood Manor, i labirinti di Dracula e del Delirio, il treno fantasma e arene di realtà virtuale.
In programma anche spettacoli dal vivo, acrobazie, animazione e dj set… insomma tutto quello che si può desiderare da un parco a tema Halloween. Non mancano anche proposte per i più piccoli, tra laboratori, giochi, gonfiabili e tante altre attività.
La lanternata a Paluzza, camminata tra antiche leggende (UD)
Nel borgo di Paluzza, nella Carnia, in provincia di Udine, la notte di Halloween è speciale e si lega alla Not dalis Muars, la tradizione delle zucche intagliate che richiama il ricordo dei defunti.
Visit ZoncolanLe lanterne per la suggestiva camminata nel bosco a Paluzza
Il 31 ottobre e il 1° novembre 2026, dalle 20, Visit Zoncolan propone “Anime migranti”: una passeggiata guidata nei boschi e nelle radure attorno all’antica Torre Moscarda accompagnati dalle luci delle lanterne e da racconti popolari e memorie legate alla montagna.
Una chicca? Al termine dell’esperienza si assaggiano i cjarsòns, ravioli tipici carnici con un ripieno che unisce sapori dolci e salati, accompagnati immancabilmente dal vino.
Visit ZoncolanLa Lanternata a Paluzza
Halloween nei parchi divertimento più belli d’Italia
Una delle migliori idee per trascorrere la festa di Halloween a base di pura adrenalina è quella di raggiungere uno dei parchi divertimento più belli d’Italia. Quest’anno si festeggia tra giostre, spettacoli e attrazioni a tema, con proposte per diversi livelli di coraggio.
A Roma, Luneur Park si trasforma nella Luna Monsters School fino al 1° novembre, tra giostre, baby dance, laboratori creativi e il Labirinto Perduto. Il 24 ottobre arrivano Ninna e Matti, con due spettacoli e un meet & greet; il 31 ottobre, invece, il parco resta aperto fino alle 23, con parate e fuochi d’artificio.
A Leolandia, l’appuntamento con HalLEOween è in corso dal 18 settembre: ogni sabato sera tornano le Crazy HalLEOween Nights, tra attrazioni, dj set e street food. Ci sono oltre 50 attrazioni, spettacoli dal vivo e la parata a tema. E per chi ama la velocità c’è la suggestiva montagna russa Reveяsum.
Ufficio StampaGiostre e spettacoli per Halloween a Leolandia
Al CavallinoMatto, nei weekend di ottobre, si può affrontare l’Horror Forest, un percorso da brivido consigliato a partire dai 10 anni. Il 31 ottobre il parco è aperto fino alle 20 e il 1° novembre fino alle 19; in entrambi i giorni è in programma l’evento Dream’s Halloween. Accanto alle attrazioni horror ci sono anche punti informativi dedicati alla prevenzione e alla donazione del sangue.
Ufficio StampaHalloween al parco CavallinoMatto
Per chi cerca brividi più intensi, Cinecittà World propone fino al 1° novembre la Horror House, il roller coaster indoor Inferno e, per i più piccoli, lo Spooky Town Playground. A MagicLand, dal 3 ottobre al 1° novembre, si trovano sette horror maze, la Fattoria delle Zucche e il Ghost Park, mentre Mirabilandia festeggia fino al 1° novembre con l’area horror Suburbia, tunnel e percorsi pensati anche per famiglie e bambini. A Gardaland, infine, il Magic Halloween prosegue fino al 1° novembre, tra creature enigmatiche, zucche e scenografie immersive.
Ufficio StampaHalloween da brividi a Cinecittà World
Halloween in una escape room a tema horror
Per una serata di Halloween davvero diversa dal solito, si può sfidare la paura in una escape room a tema. Secondo i dati di EscapeRoomMap, in Italia sono 216 le stanze horror: circa una su quattro tra quelle censite, distribuite in 66 città.
Roma è la città che ne conta di più (35), seguita da Milano con 15 e da Torino con 11. Ma ce ne sono tantissime altre sparse lungo lo stivale. Sul sito ufficiale di EscapeRoomMap è possibile trovarne molte vicino a casa per un Halloween originale insieme ai propri amici… c’è solo l’imbarazzo della scelta!
Halloween nei campi di zucche più spettacolari
La festa più spaventosa dell’anno si può vivere anche di giorno, tra zucche da raccogliere e decorare, labirinti, giochi e scenografie autunnali. I pumpkin patch italiani sono una meta perfetta per una gita in famiglia o con gli amici. A Shirin, a Ornago, il campo resta aperto fino al 1° novembre, mentre alla Flover Farm di Bussolengo si passeggia tra oltre 30 varietà di zucche in un pumpkin patch di 20mila metri quadrati.
Ufficio StampaIl Campo delle Zucche di Flover Farm a Bussolengo
Per chi vuole prolungare la gita oltre Halloween ci sono il Villaggio delle Zucche di PuraVida Farm, in provincia di Pavia, e Tulipania, a Bonate Sopra: entrambi accolgono i visitatori fino all’8 novembre, con raccolta, laboratori e attività per famiglie. Altri indirizzi, date e informazioni sono nella nostra guida sui campi di zucche più belli d’Italia nel 2026.
Quando si organizza un viaggio, oltre alle tappe da seguire, ai ristoranti da provare e ai collegamenti da conoscere per spostarsi, conta anche la sicurezza della destinazione. Un tema che riguarda molte delle città italiane più frequentate, dalle mete d’arte ai grandi centri urbani, fino alle località balneari.
La nuova edizione dell’Indice della Criminalità 2026 del Sole 24 Ore, elaborato sui dati del dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, fotografa un’Italia in cui i reati denunciati diminuiscono, ma restano forti differenze tra i territori. Nella graduatoria vengono prese in considerazione le denunce registrate nel 2025 ogni 100mila abitanti, riferite alle province e alle città metropolitane, offrendo così un quadro generale della sicurezza sul territorio. Nella top 10 della classifica figurano anche destinazioni molto amate dai turisti e alcune sorprendono.
Un borgo sospeso sulla Valle dei Calanchi e una cittadina affacciata sul lago vincono il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028: si tratta di Civita di Bagnoregio e Bolsena. La Tuscia conquista così un nuovo importante riconoscimento, grazie a un progetto che mette in dialogo il patrimonio storico con la creatività e le nuove generazioni.
L’annuncio è arrivato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. A conquistare la giuria è stato il dossier “Arte che viene, arte che va”, che propone di trasformare il territorio in un laboratorio diffuso di produzione artistica, formazione e partecipazione.
Civita di Bagnoregio e Bolsena vincono il titolo per il 2028
Le due cittadine in provincia di Viterbo saranno unitamente la nuova Capitale italiana dell’arte contemporanea per il 2028. Quest’anno, l’attuale protagonista di tale riconoscimento è Gibellina, mentre nel 2027 il testimone verrà consegnato alla città piemontese di Alba.
Per il 2028, la candidatura della Tuscia ha prevalso invece sulle altre tre finaliste: Capri, con “Le sirene del nuovo”; Padova, con “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”; e Pozzuoli, con “La città delle fragilità creative”.
Alla proposta vincitrice sarà assegnato un milione di euro per realizzare il suo programma culturale. Il titolo sarà formalmente conferito con una delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro della Cultura, recependo l’indicazione della giuria presieduta da Lorenza Baroncelli.
iStockBolsena, insieme a Civita di Bagnoregio, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028
La scelta è stata unanime. Tra i motivi che hanno portato alla sua nomina figurano il rapporto con l’identità dei luoghi, l’attenzione alla formazione e la capacità di immaginare un’eredità duratura. Il progetto punta infatti a fare dell’arte contemporanea una presenza stabile nella vita di questo affascinante territorio, con una programmazione capace di proseguire oltre il 2028.
“Arte che viene, arte che va”: il progetto dedicato ai giovani
Il dossier, presentato da Civita di Bagnoregio insieme a Bolsena, nasce da mesi di confronto tra artisti, istituzioni, scuole e associazioni. Al centro ci sono i giovani, la possibilità di avvicinarsi all’arte e il desiderio di costruire nuove opportunità nel territorio.
Per Luca Profili, sindaco di Bagnoregio, il risultato rappresenta un riconoscimento che coinvolge l’intera Tuscia. La collaborazione con Bolsena, guidata dal sindaco Andrea Di Sorte, ha dato forma a una proposta in cui la scuola e la formazione artistica occupano un ruolo essenziale.
La loro ambizione è quella di creare un laboratorio culturale diffuso, dove produzione, apprendimento e partecipazione si rafforzino a vicenda. Il dialogo tra antico e contemporaneo è stato richiamato anche da Alessandro Giuli durante la proclamazione: “Il contemporaneo ha senso se guarda in avanti, se nel flusso della storia si rivolge alle giovani generazioni – ha dichiarato il ministro della Cultura -. Le attività del ministero della Cultura trovano un destinatario ideale nelle giovani generazioni, e a loro dedichiamo l’apertura di questa busta”.
Il progetto, secondo la motivazione della giuria, “si distingue per la piena e documentata aderenza alla visione del bando”, interpreta l’arte contemporanea “non come evento da consumare, ma come infrastruttura permanente”. In particolare, “il programma artistico è di alto profilo e dialoga con l’identità dei luoghi senza sovrapporsi a essa”, e il progetto “è costruito sin dall’impianto sull’eredità che intende lasciare: la continuità è presidiata da una programmazione pluriennale, il quadro economico è dimensionato con prudenza, senza dipendere da un unico finanziatore, al centro della proposta c’è la formazione dei più giovani, per un risultato che matura nel tempo”.
Tra i ritorni più attesi dell’autunno c’è quello di Teresa Battaglia: l’amato personaggio di Elena Sofia Ricci torna – dal 12 ottobre2026 in prima serata su Rai 1 – a risolvere casi complessi e intricati in Figlia della cenere, con l’aiuto di psicologia, criminologia e soprattutto del suo profondo intuito.
I fan ritroveranno in questa terza stagione de I casi di Teresa Battaglia i personaggi che hanno amato di più, la stessa suspence e la stessa tensione che li hanno tenuti attaccati alla Tv nelle precedenti stagioni e ambientazioni ancora più cariche di mistero. Le location di Figlia della cenere tra imponenti basiliche di epoca romanica, fiumi placidi solo all’apparenza e moderni scorci cittadini sembrano partecipare infatti, più che assistere inerti, allo svolgersi dei fatti sullo schermo.
Di cosa parla
Cinque anni dopo l’ultimo caso, quello della Ninfa Dormiente, Teresa Battaglia si ritrova a indagare sul ritrovamento del corpo di un uomo a cui l’assassino, dopo la morte, ha tagliato parte delle dita e sfondato lo sterno. Quando altri cadaveri vengono ritrovati nello stesso stato, la profiler di Udine si convince che i casi non possono essere scollegati come pure sembrano. Con l’aiuto fidato degli ispettori Massimo Marini e Giacomo Parisi arriva, così, alla conclusione che il serial killer agisca seguendo un codice preciso: sceglie vittime che hanno un segreto da nascondere e per cui devono pagare con la morte. Oltre che con la logica deviata dell’omicida, ne I casi di Teresa Battaglia 3 il personaggio di Elena Sofia Ricci dovrà fare i conti con il ritorno dell’ex marito che già in passato ha provato a ucciderla e a impedirle di vedere i figli.
Ufficio stampa RaiUna scena di “Figlia della cenere”
Dov’è stata girata la serie
Le principali location di Figlia della cenere si trovano ancora una volta in Friuli Venezia Giulia, come ha confermato la FVG Film Commission, che ha supportato la realizzazione della fiction. Il legame con la città di Udine e, più in generale, con il territorio friulano è del resto da sempre un tratto identitario della profiler.
Udine
In città, le riprese hanno interessato soprattutto il centro storico: elegante e ricco di chicche architettoniche, ma allo stesso tempo vivace e frequentato ogni giorno da un gran numero di fuorisede e turisti, dà alla fiction Rai con Elena Sofia Ricci un’atmosfera decisamente contemporanea.
iStockL’elegante centro storico di Udine
Aquileia
Lo stesso non si può dire di Aquileia, altro luogo dov’è stata girata Figlia della cenere. Qui i resti di età romana e paleocristiana insieme alla famosa Basilica di Santa Maria Assunta e agli stupendi mosaici che custodisce ricreano un senso di magnificenza e di mistero da cui anche la protagonista della serie – ha raccontato in conferenza stampa – è stata particolarmente colpita durante le riprese.
iStockL’imponente Basilica paleocristiana di Aquileia
Cividale del Friuli
Una vicenda legata al passato della protagonista ha fatto sì che tra i luoghi dov’è girata la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia ci sia anche Cividale del Friuli, la città affacciata sul fiume Natisone famosa per conservare le tracce più numerose della civiltà longobarda (tanto che l’UNESCO l’ha scelta come punto di partenza di un itinerario tematico).
iStockLa pittoresca Cividale del Friuli
Altre location
Tra le location troviamo anche altri borghi caratteristici del Friuli Venezia Giulia: San Pietro al Natisone, immerso nel verde delle valli dell’omonimo fiume, Reana del Rojale, con le sue rogge e i suoi mulini ad acqua sopravvissuti al tempo, e Magnano in Riviera, un importante centro agricolo-industriale sulle colline.
Ci sono città in cui il Natale si concentra in una piazza e altre dove invade strade, giardini e addirittura grotte sotterranee. A unirle sono le casette di legno, i profumi inconfondibili delle specialità invernali e quella voglia di partire che arriva insieme alle prime luminarie che scintillano per tutta la notte. Ma quali sono i migliori mercatini di Natale d’Europa nel 2026?
A svelarlo è European Best Destinations, che ha pubblicato la nuova classifica dei 20 migliori mercatini natalizi sulla base delle preferenze espresse da ben 803.258 viaggiatori provenienti da 179 Paesi. Il risultato affianca grandi classici e nuovi protagonisti, con alcuni riconoscimenti dedicati alle luminarie, alle parate e alle atmosfere più romantiche. Nella top 10, inoltre, spicca anche un mercatino italianospettacolare.
Il miglior mercatino di Natale d’Europa 2026
Il primo posto della graduatoria va a Craiova, in Romania, che conquista oltre 142.000 voti. Un risultato che premia una manifestazione cresciuta negli anni, fino a occupare più di 280.000 metri quadrati: sono infatti i mercatini tra i più estesi d’Europa.
iStockI suggestivi mercatini di Natale a Craiova
L’evento di Craiova si ispira allo Schiaccianoci: il centro storico cittadino diventa un percorso tra giocattoli monumentali, dolci giganti e decorazioni luminose, mentre gli chalet dipinti a mano aggiungono un tocco artigianale all’allestimento. Tra le attrazioni spiccano la ruota panoramica, la pista di pattinaggio e la suggestiva slitta di Babbo Natale sospesa in alto. L’esperienza continua anche a tavola, con una proposta gastronomica che riunisce sapori dell’Europa orientale e delle aree vicine, dalle specialità rumene alle influenze georgiane, armene e balcaniche. European Best Destinations associa così alla città anche il titolo di Migliore capitale europea del Natale.
Per la stagione 2026, dedicata al “Regno degli elfi”, segnatevi queste date: dal 13 novembre al 3 gennaio 2027 i mercatini di Natale di Craiova sono l’occasione perfetta per organizzare una fuga divertente tra luci, bancarelle e ricordi da portare con sé.
Il mercatino di Natale italiano premiato
L’Italia entra nella classifica, al sesto posto, con Govone e Asti, protagoniste del Magico Paese di Natale. Una formula speciale che invita a spostarsi tra luoghi diversi anziché fermarsi in un solo mercatino. L’ambientazione è incredibilmente fiabesca e non a caso nella classifica si aggiudica il titolo di Mercatino di Natale più romantico d’Europa.
Ufficio StampaIl Magico Paese di Natale di Govone
Ad Asti, il cuore dell’evento è Piazza Alfieri, dove oltre 150 casette in legno dedicate ad artigianato, gastronomia e street food accolgono i curiosi. L’ingresso è gratuito e non richiede prenotazione. A Govone, invece, il percorso si sviluppa nel centro storico e attorno al Castello Reale, con il grazioso mercatino, gli spettacoli dal vivo e diverse attività per le famiglie. Tra gli appuntamenti più attesi ogni anno tornano la Casa di Babbo Natale, la Scuola degli Elfi e il Natale al Castello. La manifestazione coinvolge anche San Damiano d’Asti con il suo presepe vivente, creando un itinerario molto interessante che attraversa il territorio di Langhe, Roero e Monferrato.
Il 2026 segna la 20ª edizione della manifestazione, in programma dal 14 novembre al 20 dicembre 2026.
La classifica completa
La classifica 2026 attraversa l’Europa, passando dalle capitali baltiche alle città tedesche, poi per il Piemonte e addirittura per i mercatini sotterranei dei Paesi Bassi. Dopo Craiova, sul secondo gradino del podio troviamo Zurigo, in Svizzera, indicata come il mercatino di Natale più bello d’Europa. Il suo punto di forza è la varietà: bancarelle tra le piazze del centro, specialità alpine, artigianato e spettacoli luminosi permettono di costruire un percorso sempre diverso. Le principali aperture si concentrano dal 19 novembre al 23 dicembre 2026, con alcuni mercatini attivi anche il 24 dicembre.
Sul terzo gradino troviamo invece Riga, in Lettonia, che si distingue come migliore destinazione europea per le luminarie natalizie. Alle casette di Piazza del Duomo, tra manufatti in lana, dolci speziati e cori, si affiancano installazioni luminose nei parchi e lungo i canali. Le date da non perdere? Dal 27 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Quarto è Wonderland Lisboa, il mercatino di Natale più soleggiato d’Europa. Sorge nel Parque Eduardo VII di Lisbona, con la sua ruota panoramica, giostre, artigianato e specialità locali che compongono un villaggio sorprendente che apre dal 27 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Al quinto posto c’è Debrecen, in Ungheria, dove l’Avvento punta su tradizioni locali, concerti e attività per le famiglie. Tra le bancarelle si assaggiano i kürtőskalács, i caratteristici dolci dalla forma cilindrica, mentre la pista di pattinaggio, riconosciuta come la più bella d’Europa a Natale, aggiunge un motivo in più per fermarsi. Le date ufficiali sono dal 20 novembre al 23 dicembre 2026.
Dopo il sesto posto italiano (con i mercatini di Govone e Asti), troviamo Valkenburg, nei Paesi Bassi, che abbina il titolo di miglior mercatino natalizio del Paese a quello di parata di Natale più bella d’Europa. Qui lo shopping si svolge anche nelle suggestive e antiche grotte di marna, tra gallerie decorate e bancarelle sotterranee. Christmas Town anima la città dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027, ma i mercatini nelle grotte terminano il 30 dicembre.
All’ottavo posto viene premiata Vienna, che vanta il mercatino di Natale più elegante d’Europa. L’architettura della capitale austriaca fa da cornice a chalet, decorazioni e passeggiate tra le luci: il fulcro è Rathausplatz, davanti al Municipio, dove l’atmosfera natalizia si accompagna alle attrazioni del parco. Il mercatino della piazza apre dal 13 novembre al 26 dicembre 2026.
Nona è Montbéliard, riconosciuta come sede del miglior mercatino di Natale di Francia. Le Lumières de Noël avvolgono il centro storico con decorazioni luminose, mentre gli chalet raccontano storie di artigianato e gastronomia. Nel 2026 la manifestazione festeggia la 40ª edizione, in programma dal 21 novembre al 24 dicembre.
Chiude la top 10 la romanticissima Parigi, e in particolare La Villette e le Tuileries, dove il fascino delle bancarelle si intreccia con monumenti, vetrine illuminate e attrazioni per le famiglie. L’appuntamento qui è dal 15 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Riportiamo di seguito la lista completa delle 20 destinazioni premiate nella classifica 2026:
Craiova (Romania): premio Miglior mercatino di Natale d’Europa 2026; Migliore capitale europea del Natale e più grande evento natalizio europeo per superficie;
Zurigo (Svizzera): premio Mercatino di Natale più bello d’Europa;
Riga (Lettonia): premio Migliore destinazione europea per le luminarie natalizie;
Wonderland Lisboa, Lisbona (Portogallo): premio Mercatino di Natale più soleggiato d’Europa;
Debrecen (Ungheria);
Govone e Asti (Italia): premio Mercatino di Natale più romantico d’Europa;
Valkenburg (Paesi Bassi): premio Miglior mercatino di Natale dei Paesi Bassi e parata natalizia più bella d’Europa;
Vienna (Austria): premio Mercatino di Natale più elegante d’Europa;
Montbéliard (Francia): premio Miglior mercatino di Natale di Francia;
Parigi (Francia);
Edimburgo (Scozia, Regno Unito);
Madrid (Spagna): premio Miglior mercatino di Natale di Spagna;
Winchester (Inghilterra, Regno Unito);
Praga (Repubblica Ceca);
Bruges (Belgio): premio Tra i migliori mercatini di Natale del Belgio;
Dresda (Germania);
Norimberga (Germania);
Gole di Ravenna, Ravennaschlucht (Germania);
Francoforte (Germania);
Colonia (Germania).
Alla top 20 la piattaforma affianca una menzione dedicata all’Avvento di Zagabria, in Croazia, valorizzato come il mercatino di Natale più premiato d’Europa, ricordando le tre vittorie consecutive ottenute in passato.
I luoghi dov’è stato girato il film Tv su Biagio Conte sono estremamente simbolici per la vita e per l’eredità spirituale che questo moderno San Francesco palermitano, come in molti lo hanno considerato, ha inteso lasciare ai suoi seguaci (e non solo). Sullo schermo, man mano che la missione di Fratel Biagio si delinea, lo spettatore vede alternarsi una città tentacolare, dove bene e male si confondono come spesso fanno i viali alberati e di palazzi benestanti e i vicoli dove l’umanità è più verace, a posti pregni di una spiritualità semplice quanto genuina. Scopriamo insieme le location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, in onda in prima serata su Rai 1 domenica 11ottobre 2026.
Di cosa parla
È il 1990. Biagio, interpretato da Alessio Vassallo, è ancora solo uno studente proveniente da una famiglia agiata di imprenditori palermitani. Un giorno all’improvviso decide di lasciare tutto e mettersi sul cammino di Francesco, come recita appunto il titolo del film: zaino in spalle si dirige verso Assisi. Al ritorno non è più lo stesso: non vuole più voltarsi davanti al dolore e alle sofferenze degli altri e, anzi, decide di condividerle ogni giorno andando a vivere con i senzatetto sotto ai portici della stazione di Palermo. Qui farà incontri come quello con il piccolo Totò e la sua mamma che lo metteranno ancora più chiaramente davanti alla propria missione: stare dalla parte degli ultimi come continuerà a fare, anche dopo la sua morte, la Missione di Speranza e Carità da lui fondata.
Ufficio stampa RaiUna scena di “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte”
Dov’è stato girato il film
Diretto da Costanza Quatriglio e prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, il film Tv sulla vita di Biagio Conte è girato tra Palermo e Assisi: due luoghi chiave della sua esistenza.
A Palermo le riprese hanno interessato sia zone popolari come i dintorni della stazione, il quartiere di Ballarò con il suo vivace mercato e quello della Kalsa dove ancora sono evidenti le origini arabe della città e sia zone bene e palazzi raffinati come Palazzo Marchesi, Palazzo Comitini, il Palazzo Arcivescovile, Casa Professa in una sorta metafora visiva della scelta compiuta da Fratel Biagio.
In centro altre location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte si trovano nei pressi della ricca Cattedrale in stile arabo-normanno (in piazza Sette Angeli più nel dettaglio).
iStockLa ricca Cattedrale di Palermo
Poco fuori dalla città la produzione ha girato sul lungomare di Mondello: l’iconica passeggiata sul mare dove i palermitani – e non solo – amano godere delle belle giornate.
Il Monte Pellegrino, altro luogo di profonda spiritualità legata al culto di Santa Rosalia, fa per tutta la durata del film da «custode» – come lo ha definito la regista – immobile alla fede di Biagio e dei suoi fratelli palermitani.
Assisi
Le scene del viaggio di Biagio Conte ad Assisi sono state girate in loco. In varie inquadrature del film è riconoscibile in particolare il Santuario di San Damiano: è qui, secondo la tradizione francescana, che San Francesco si fermò a pregare dopo aver vagato a lungo per la campagna umbra e compose il Cantico delle creature. In questa stessa chiesa, poco fuori le mura della città e nel tempo diventata un luogo di culto non meno frequentato da fedeli di tutto il mondo, più tardi Santa Chiara avrebbe fondato l’ordine delle clarisse e compiuto alcuni dei suoi principali miracoli.
iStockIl Santuario di San Damiano: un luogo di culto molto amato