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Perché Rovereto è la gemma nascosta del Trentino secondo l’omaggio del Times

Il Times ha raccontato ai suoi lettori una cittadina che, anche tra noi italiani, in pochi conoscono: Rovereto, nella Vallagarina, a circa un’ora di treno da Verona. Con i suoi circa 40.000 abitanti, si gira comodamente a piedi, senza andare di fretta, e unisce arte, scienza, storia e buon vino, sorprendendo i visitatori con il suo carattere alpino e moderno.

Chiamata anche “Città della Quercia” o “del Rovere”, nel 1769 ospitò il primo concerto di Mozart durante il suo Grand Tour e, soprattutto dopo l’estate, quando ciclisti ed escursionisti sono ormai partiti, sembra quasi di averla tutta per sé, tra vicoli acciottolati, piazzette dove rallentare bevendo un caffè e palazzi dalle facciate di gusto veneziano.

Cosa vedere a Rovereto tra memoria e arte moderna

Sopra la città si alza il Castello di Rovereto, che ospita il Museo Storico Italiano della Guerra. Le sale raccontano soprattutto i durissimi combattimenti avvenuti in montagna tra l’Italia e l’impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, al termine della quale Rovereto passò dagli Asburgo all’Italia. Secondo il Times, però, la salita varrebbe già solo per il panorama dai bastioni: tetti medievali, boschi e montagne, in un paesaggio paragonato a un dipinto di Albrecht Dürer.

Il tema della memoria si trova anche sulle colline a sud del centro. Qui vedrete due luoghi visitabili gratuitamente: l’Ossario di Castel Dante, che custodisce i resti di oltre 20.000 soldati di diverse nazionalità, e la Campana dei Caduti, che ogni sera suona cento rintocchi in ricordo di chi ha perso la vita durante i combattimenti.

Poi c’è la Rovereto dell’arte dove il MART, tra i più grandi musei d’arte moderna d’Italia, offre 12.000 metri quadrati di spazi espositivi e una cupola in acciaio e vetro ispirata al Pantheon. Una presenza quasi surreale in una città così piccola. Con lo stesso biglietto si visita la Casa d’Arte Futurista Depero, dove Fortunato Depero ha trasformato un’intera casa in un’esplosione di colori, tra mosaici, arredi, arazzi, giocattoli e le celebri pubblicità create per il brand Campari.

Interni del MART di Rovereto
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La cupola in vetro e acciaio del MART

Castel Beseno e i sapori della Vallagarina

A chiunque visiti Rovereto, il Times consiglia di fare tappa anche a Castel Beseno, una fortezza arroccata su un colle tra Rovereto e Trento, a guardia della Vallagarina.

Rientrati in città, c’è tutto il tempo per scoprire una cucina che unisce tradizione italiana e influenze alpine. Nel pomeriggio non può mancare una fetta di strudel con il caffè, uno dei classici irrinunciabili del Trentino. A tavola, il Times consiglia di assaggiare i ravioli di zucca, morbidi e delicati, e i piatti di carne della tradizione, come la guancia di maiale brasata al vino rosso o le costolette d’agnello alla griglia.

Per un pranzo più veloce bastano un tagliere di salumi locali, qualche bruschetta e un buon risotto. E per chiudere il viaggio senza troppe pretese, anche una semplice pizza in mezzo alle famiglie del posto diventa parte dell’esperienza.

Ecco perché, per il Times, Rovereto è una gemma nascosta: spesso rimane all’ombra di Trento e del Lago di Garda, eppure in pochi giorni regala più di quanto ci si aspetti.

In Egitto riaffiora una scoperta colossale: spunta anche il nome di Ramses II

A volte, le grandi scoperte archeologiche non partono da una missione internazionale o da anni di ricerche, ma dal caso. È quello che è successo a Behbeit el-Hagar, un piccolo villaggio del governatorato di Gharbia, nel cuore del Delta del Nilo. Qui un abitante stava lavorando un appezzamento di terra di sua proprietà, proprio davanti a casa, quando ha urtato un blocco di pietra ricoperto di incisioni. Invece di ignorarlo, ha avvisato subito l’ispettorato locale delle antichità.

Gli ispettori sono arrivati sul posto e una prima verifica ha confermato che si trattava di un reperto antico. Una volta completate le pratiche legali, il Consiglio Supremo delle Antichità ha formato una commissione e una squadra di specialisti per avviare uno scavo d’emergenza. Il risultato ha superato ogni aspettativa: i resti di due statue reali di dimensioni gigantesche, che con ogni probabilità raffigurano Ramses II, il faraone più celebre della XIX dinastia, e un blocco di granito rosa inciso con geroglifici.

Oscar del Turismo 2026: ecco le destinazioni italiane che hanno conquistato i turisti

Quali sono le mete italiane che i viaggiatori hanno amato di più nell’ultimo anno? A rispondere sono gli Oscar del Turismo, il riconoscimento che ogni anno premia le destinazioni con le migliori performance turistiche. Si tratta del Premio Italia Destinazione Digitale, ideato nel 2015 da The Data Appeal Company, i cui vincitori sono stati annunciati al TTG Travel Experience di Rimini.

L’edizione 2026 cambia le regole. Per la prima volta, oltre al gradimento espresso nelle recensioni, contano anche la connettività aerea, le esperienze di viaggio e l’offerta ricettiva. L’analisi copre il periodo da settembre 2025 ad agosto 2026, con dati raccolti da 130 fonti. Ecco tutti i vincitori.

Destinazione più amata dai visitatori: Basilicata

Il premio più ambito va alla Basilicata, prima per soddisfazione dei viaggiatori. Contribuisce anche Matera, che compare tra le mete emergenti con un +9,3% di recensioni sugli alloggi. Sul podio salgono anche il Trentino-Alto Adige e l’Umbria.

Destinazione più connessa: Roma

Un risultato che non sorprende se consideriamo che Roma rappresenta la porta d’ingresso principale all’Italia. Raccoglie il 24,3% dei posti aerei diretti verso il Paese ed è collegata a 291 aeroporti. Seguono Milano e Venezia. Il primato non riguarda solo i voli: Colosseo, Fontana di Trevi e Pantheon sono le tre attrazioni più recensite d’Italia.

Maggiore crescita della domanda: Milano

Milano vince per la crescita dell’interesse spontaneo dei viaggiatori, davanti a Roma e Venezia. Ha il 19,3% dei posti aerei e 289 aeroporti collegati. Insieme alla Capitale, il capoluogo lombardo si conferma la base da cui partire per scoprire il resto del Paese.

Destinazione balneare con il maggior incremento del valore turistico: Tropea

Tropea è la località di mare che ha generato più valore attraverso la spesa dei visitatori. Le recensioni dei suoi alloggi sono cresciute del 27,8%. Anche il secondo e il terzo posto restano al Sud: le isole Egadi e Lampedusa.

Tropea, in Calabria, con il centro storico affacciato sulla scogliera
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Tropea e il suo centro storico affacciato sul mare

Migliore esperienza enogastronomica: Valtellina

A tavola vince la montagna. La Valtellina supera due nomi di peso del vino italiano: la Valdichiana Senese con Montepulciano e le Langhe del Barolo. Nelle recensioni, del resto, l’enogastronomia è l’esperienza con il punteggio più alto: 9,7 su 10.

Destinazione emergente: Reggio Calabria

Reggio Calabria è la meta che cresce di più, con un +52,5% di recensioni sugli alloggi rispetto a due anni prima. Al secondo posto c’è Tirano (+51,5%), punto di partenza del Trenino Rosso del Bernina. Al terzo c’è Bari (+33,6%).

Migliore offerta di esperienze: Trapani

Trapani si distingue per l’offerta più varia ed equilibrata. Sport, cultura, cibo e natura si dividono quasi in parti uguali le esperienze che è possibile prenotare online. Il podio è tutto siciliano, con Enna e Messina.

Destinazione sostenibile: Liguria

La Liguria è la regione che più di altre riesce a far crescere il turismo senza perdere l’equilibrio del territorio. Dietro di lei ci sono la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, che sale sul podio per la seconda volta in questa edizione.

Offerta ricettiva più diffusa: Abruzzo

In Abruzzo non serve puntare sulle località più famose per trovare dove dormire: gli alloggi sono distribuiti in modo capillare su tutto il territorio. Seguono le Marche e il Piemonte.

Destinazione estera emergente preferita dagli italiani: Bratislava

Infine, quando vanno all’estero, gli italiani scelgono sempre più spesso la capitale slovacca. Le loro recensioni sugli alloggi di Bratislava sono più che raddoppiate (+112,5%). Seguono due mete egiziane: il Mar Rosso, con Hurghada e Marsa Alam, e il Sud Sinai, con Sharm el-Sheikh.

Un Capodanno diverso dal solito: 3 mete da sogno dove brindare al 2027 con la promo Wizz Air

C’è chi organizza la serata con largo anticipo e chi farebbe volentieri a meno di conti alla rovescia e fuochi d’artificio. Eppure, il Capodanno resta una delle poche notti in cui, in tantissimi Paesi, si festeggia la stessa ricorrenza: fuso orario dopo fuso orario, si saluta quello che è stato e si brinda a quello che verrà.

Ognuno ha la sua idea di festeggiamenti perfetti, ma quando si pensa a dove farlo all’estero i nomi sono quasi sempre gli stessi: Parigi, Londra, Berlino, Barcellona. E se quest’anno il brindisi al 2027 arrivasse in una piazza meno battuta, tra concerti all’aperto, fuochi sopra i tetti e tradizioni tutte da scoprire?

L’occasione arriva da Wizz Air, che lancia una promo flash valida solo oggi, 15 ottobre 2026, con sconti fino al 15% su una selezione di voli. Il periodo di viaggio va dal 26 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, quindi copre tutte le feste, dall’Immacolata all’Epifania. Ecco 3 città insolite dove dire addio al 2026 in modo diverso dal solito.

Da Roma Fiumicino a Sofia

Se cercate un Capodanno vivace, ma lontano dalle mete più gettonate, Sofia potrebbe rivelarsi una bella sorpresa. Da Roma Fiumicino si vola nella capitale bulgara a partire da 43 euro e, una volta arrivati, la festa si sposta in strada.

La sera del 31 dicembre, la città organizza un grande concerto gratuito in piazza Battenberg. Allo scoccare della mezzanotte, al posto dei fuochi d’artificio ci sarà uno spettacolo di luci. La mattina dopo fate colazione come i bulgari con una banitsa calda, la torta salata di pasta sfoglia e formaggio venduta in forni e chioschi. È anche il piatto del 1° gennaio: in famiglia la si prepara con dentro piccoli portafortuna.

Per smaltire i festeggiamenti c’è il monte Vitosha, a pochi chilometri dal centro e spesso già innevato.

Da Bologna a Cluj-Napoca

Andiamo nel cuore della Transilvania, dove la meta perfetta per Capodanno è Cluj-Napoca, una città universitaria giovane e piena di energia. Da Bologna si vola a partire da 47 euro e, la sera del 31 dicembre, dirigetevi in piazza Unirii, all’ombra della chiesa gotica di San Michele. La serata si festeggia tutti assieme con concerti gratuiti che accompagnano il pubblico fino al conto alla rovescia e oltre.

Per scaldarvi, tra un brindisi e l’altro, c’è il kürtőskalács, il dolce a forma di camino cotto allo spiedo e ricoperto di zucchero. Il 1° gennaio salite sulla collina di Cetățuia per vedere Cluj dall’alto, poi concedetevi un pranzo tipico con i sarmale, gli involtini di cavolo e carne.

Da Milano Bergamo a Varsavia

Infine, da Milano Bergamo si vola a Varsavia a partire da 43 euro. Qui non c’è un grande evento ufficiale: la sera di Sylwester, come i polacchi chiamano il 31 dicembre, la gente si ritrova spontaneamente nella Città Vecchia e in piazza del Castello per il conto alla rovescia, tra brindisi e fuochi accesi per strada.

Se volete fare come i locali, a mezzanotte assaggiate un pezzo di aringa marinata, che secondo la tradizione porta un anno prospero. Nei giorni di festa passeggiate sotto le luminarie della Via Reale, pattinate intorno alla statua della Sirena nella piazza del Mercato e, la sera, ammirate i giochi di luce sulla reggia di Wilanów.

Le migliori crociere del mondo nel 2026: ecco chi ha vinto i World Cruise Awards

Qual è la compagnia crocieristica migliore del mondo? E la nave che ha collezionato più premi, il terminal da cui vale la pena salpare, la destinazione su cui puntare per la prossima vacanza in nave? Le risposte sono arrivate con i World Cruise Awards 2026, una sorta di Oscar del settore che ogni anno incorona il meglio dell’industria delle crociere.

Il verdetto non l’ha deciso una giuria chiusa in una stanza. Per un anno intero hanno votato sia gli addetti ai lavori sia il pubblico e in ogni categoria ha vinto chi ha raccolto più preferenze.

I nomi sono stati svelati il 12 ottobre, durante la serata di gala della sesta edizione, nell’ambito della World Travel Week Jamaica. Tra decine di riconoscimenti, ecco chi si è portato a casa i premi che contano davvero.

Le migliori destinazioni e i migliori porti per le crociere

Tra le mete, Abu Dhabi è stata eletta la migliore destinazione crocieristica, sia del mondo che del Medio Oriente. L’emirato punta su due approdi molto diversi. Il terminal di Zayed Port è a pochi minuti dal distretto culturale di Saadiyat, mentre Sir Bani Yas Cruise Beach è l’unico terminal crocieristico su spiaggia del Golfo Persico.

In Europa vince Lisbona, migliore destinazione crocieristica del continente. Già l’arrivo è uno spettacolo: risalendo il Tago, le navi passano sotto il ponte 25 de Abril e davanti al Cristo Rei.

Anche i porti hanno i loro campioni. Il miglior terminal crociere al mondo è DP World Mina Rashid, a Dubai, dove è ormeggiata in modo permanente la leggendaria Queen Elizabeth 2, oggi hotel galleggiante. Il titolo europeo va invece all’Islanda, al Vör Cruise Terminal di Reykjavík. Aperto la scorsa primavera, è il primo terminal costruito appositamente per le crociere nel Paese.

Le compagnie e le navi da crociera migliori del mondo

Il titolo di migliore compagnia crocieristica al mondo va a Norwegian Cruise Line, premiata anche come la migliore d’Europa. Il suo marchio di fabbrica è il Freestyle Cruising: a cena non ci sono orari fissi né tavoli assegnati, si sceglie liberamente tra i ristoranti di bordo e l’abbigliamento formale non è mai obbligatorio.

Tra le navi più grandi ha trionfato Icon of the Seas di Royal Caribbean, eletta la migliore al mondo nella sua categoria. A bordo ci sono otto quartieri tematici, sette piscine e un parco acquatico con sei scivoli. Non stupisce quindi che si sia aggiudicata anche i premi per le attività a bordo e per il gioco d’azzardo.

All’estremo opposto c’è Royal Clipper, eletta migliore nave da crociera di piccole dimensioni al mondo. È un veliero a cinque alberi con 42 vele, ispirato al leggendario Preussen del 1902, e ospita poco più di 200 passeggeri.

Per chi guarda alla sostenibilità, la migliore compagnia crocieristica green al mondo è la vietnamita Grand Pioneers, già premiata nel 2024 e nel 2025. Le sue navi viaggiano nella baia di Ha Long, patrimonio UNESCO, con un’attenzione particolare alla tutela dell’ambiente marino.

Le migliori crociere fluviali

Per chi preferisce navigare lungo i fiumi, la migliore destinazione al mondo è il Vietnam, che vince anche come migliore destinazione crocieristica dell’Asia. Il titolo di migliore compagnia di crociere fluviali al mondo va a Pandaw, premiata anche per l’Asia. La migliore nave fluviale è invece la Pangolin Voyager, che si aggiudica anche il primato in Africa.

In Europa è il Portogallo a essere stato eletto migliore destinazione per le crociere fluviali. Merito soprattutto del Douro, che da Porto risale verso il confine spagnolo tra i vigneti terrazzati dell’Alto Douro, patrimonio UNESCO. Non a caso la migliore compagnia fluviale europea è la portoghese DouroAzul. Il premio per la migliore nave fluviale d’Europa va invece alla MS Cyrano de Bergerac di CroisiEurope.

Dove andare a Natale 2026 spendendo poco: mete da favola e low cost

Dicembre regala alcuni dei motivi più validi dell’anno per partire: dai mercatini di Natale e dagli eventi festivi in tutta Europa all’inizio della stagione sciistica sulle vette. E per chi è allergico all’inverno e ai cappotti ingombranti, non mancano le mete soleggiate dove trovare rifugio dal freddo.

Trattandosi del periodo delle feste, però, molte destinazioni diventano particolarmente costose e chi vuole partire tenendo d’occhio il budget deve scegliere la meta con cura. Se siete in cerca di ispirazione, queste sono le nostre mete low cost preferite: perfette sia per chi vuole immergersi nelle atmosfere natalizie, sia per chi sogna di partire con una valigia leggera e gli occhiali da sole a portata di mano.

Giornata Nazionale del Camminare, 10 e 11 ottobre tanti appuntamenti sul territorio

Un paio di scarpe comode e qualche ora libera: per partecipare alla Giornata Nazionale del Camminare non serve altro. Il 10 e l’11 ottobre torna l’iniziativa promossa da FederTrek, che da oltre dieci anni invita a riscoprire il gesto più semplice e naturale che ci sia.

Le proposte sono tutte gratuite tra passeggiate in città, escursioni nei parchi e camminate nei borghi dell’Appennino. Il calendario completo è sul sito ufficiale, qui vi proponiamo alcune delle idee più interessanti per il weekend.

Roma, il GRAB a piedi

Domenica 11 ottobre, Roma si scopre a piedi lungo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, un anello ciclabile di circa 44 chilometri che collega Colosseo, Trastevere, San Pietro, Galleria Borghese e Auditorium, costeggiando Tevere, Aniene e Almone. Il percorso, per il 70% tra parchi, argini e vie pedonali, si snoda in gran parte in pianura.

Il ritrovo è alle 9:00 all’Arco di Costantino, poi ognuno sceglie quanto camminare, da un solo chilometro all’intero giro. La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. L’evento è riservato a chi va a piedi, quindi niente bici!

Da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio, Abruzzo

Sempre domenica 11 ottobre, nel cuore dell’Appennino abruzzese, potrete partecipare a un’escursione che vi porterà indietro nel tempo. Si parte dal borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio e si cammina lungo gli antichi tratturi della transumanza, le vie percorse per secoli dai pastori con le loro greggi.

La meta è il Castello di Rocca Calascio, una delle fortezze più alte d’Italia e simbolo di queste montagne. Il percorso è di circa 10 chilometri, con 400 metri di dislivello e una durata di 5-6 ore. La difficoltà è escursionistica, quindi l’evento è adatto anche ai camminatori più giovani, purché abituati a qualche ora di sentiero.

Ioanella, storie di pastori e panorami sull’Adriatico, Abruzzo

Andiamo ora sulle colline teramane dove l’11 ottobre a Ioanella, piccola frazione di Torricella Sicura, si va alla scoperta di una zona ancora poco conosciuta anche da chi vive nei dintorni. L’escursione fa parte del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e unisce il cammino al racconto del territorio.

Tra storie del passato e testimonianze sull’allevamento in montagna di un tempo, si scopre il borgo, per secoli punto di passaggio per i viandanti, insieme al patrimonio devozionale custodito lungo i sentieri. Poi si sale fino alle Piane di San Pietro, una terrazza naturale con vista sulle colline teramane che arriva fino al mare Adriatico.

Parco dei Castelli Romani, Lazio

Fuori Roma, nel Parco dei Castelli Romani, si cammina sul Sentiero degli Acquedotti, l’antico tracciato che collega Genzano di Roma a Nemi. Il percorso corre a mezza costa sulle pareti del cratere vulcanico, tra boschi di lecci, querce e castagni, e segue le tracce delle opere idrauliche preromane e romane, canali e cunicoli scavati nella roccia.

Tra un albero e l’altro si aprono scorci sul lago di Nemi, fino all’arrivo nei vicoli del borgo, famoso per le fragoline di bosco. L’anello è lungo 9 chilometri, con 400 metri di dislivello e circa 5 ore di cammino.

Monti Prenestini, sulle orme dei pellegrini

Infine, consigliamo un’ultima tappa tra natura e spiritualità. Da Pisoniano si sale lungo il Sentiero Karol Wojtyla, dedicato al Papa che amava molto questi luoghi, attraverso boschi di querce, castagni e lecci, con qualche tratto più ripido. La meta è il Santuario della Mentorella, tra i più antichi santuari mariani d’Italia, arroccato a oltre mille metri su uno sperone di roccia sopra la Valle del Giovenzano. Dopo la sosta al santuario si scende verso Ciciliano lungo il Sentiero dei Pellegrini, l’antica via percorsa per secoli dai fedeli diretti alla Mentorella.

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

Foliage sulle Alpi: 5 sentieri per vedere i colori dell’autunno al momento giusto

Siamo arrivati all’autunno che, con tutto ciò che porta con sé, rende più sopportabile la fine dell’estate. Parliamo di abiti dai tessuti avvolgenti e colori caldi, una tazza di tè da accompagnare a un buon libro e, soprattutto, i paesaggi che si dipingono di rosso fuoco e oro. Il modo migliore per immergersi nella loro bellezza (e scattare fotografie) è indossare scarpe comode e uscire all’aria aperta sui sentieri dove il foliage esplode, facendo attenzione ai tempi.

Il foliage segue una regola precisa: cambia con la quota. In alto i primi a colorarsi sono i larici, che iniziano a ingiallire già tra fine settembre e inizio ottobre. Più in basso, faggi e altre latifoglie si accendono verso fine ottobre. I tempi variano di anno in anno e bastano qualche giorno di anticipo o un colpo di vento per trovare versanti ancora verdi oppure già spogli.

Per non sbagliare il momento, AllTrails, la piattaforma dedicata all’escursionismo, ha selezionato alcuni itinerari sulle Alpi italiane. Oltre a mappe e informazioni aggiornate sui percorsi, sono utili soprattutto le recensioni con foto lasciate dalla community, che permettono di capire a che punto è la stagione prima di partire.

Lago Federa via Pian del Pantan, Veneto

Nei dintorni di Cortina d’Ampezzo si trova forse lo scorcio più celebre del foliage dolomitico. Il percorso, di difficoltà facile-moderata, sale fino al Lago Federa, a oltre 2.000 metri di quota, ai piedi della Croda da Lago. Il lago è circondato da un anfiteatro di larici che a ottobre, in genere intorno a metà mese, diventano dorati e si riflettono sull’acqua. È uno dei panorami più fotografati di tutto l’arco alpino, quindi conviene partire presto per goderselo con calma.

Pian dei Casoni-Val Venegia, Trentino

È una camminata di livello moderato, ma con salite dolci, che risale la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino. Il sentiero parte da Pian dei Casoni e passa tra pascoli e lungo il torrente Travignolo, con le Pale di San Martino sullo sfondo. Nel corso di ottobre, i lariceti che accompagnano il percorso si colorano di giallo.

Vallunga: La Ciajota-Plan dala Ciajeies, Alto Adige

Alle spalle di Selva di Val Gardena, nel Parco Naturale Puez-Odle, la Vallunga rappresenta una valle di origine glaciale chiusa tra prati e pareti dolomitiche altissime. L’itinerario, classificato di difficoltà moderata, è quasi tutto in piano. Per questo è tra i più accessibili della selezione, adatto anche a chi ha poca esperienza. A ottobre i larici tingono la valle d’oro, mentre le rocce tutt’intorno ricordano le navate di una cattedrale di roccia.

Giro del Gran Bosco, Piemonte

Spostandosi verso ovest, in alta Val di Susa, si trova il Gran Bosco di Salbertrand, parco naturale e una delle foreste alpine più estese del Piemonte. L’anello, di livello moderato, attraversa un bosco in cui i larici crescono accanto ad abeti bianchi e rossi, pini silvestri e cembri. In autunno, il giallo dei larici e il verde scuro delle conifere sempreverdi formano un mosaico di colori, lontano dalle mete più affollate delle Dolomiti.

Filorera-Rasica via Torrente Valle di Mello, Lombardia

La stagione si chiude in Val di Mello, riserva naturale in provincia di Sondrio. Tra prati e grandi pareti di granito, un anello di difficoltà moderata segue il torrente dentro un bosco dall’atmosfera quasi fiabesca. Qui la quota è più bassa e i colori arrivano più tardi: verso fine ottobre le foglie di faggi e castagni ricoprono il sottobosco di toni rame e ambra. È una delle passeggiate autunnali più belle del Nord Italia e il modo ideale per salutare il foliage prima che arrivi l’inverno.

Boom di vacanze all’aria aperta: l’Italia è seconda in Europa

Per milioni di viaggiatori, la vacanza perfetta si vive all’aria aperta dormendo in tenda, in un bungalow immerso nel verde o tra le comode pareti del proprio camper. Non è solo una questione di gusti, lo dicono anche i numeri. Il turismo open air, che comprende campeggi e villaggi turistici, si conferma una delle colonne portanti dell’ospitalità europea, in crescita più degli hotel e in grado di allungare la stagione ben oltre l’estate.

A raccontarci lo sviluppo di questo fenomeno è l’assemblea generale di EFCO&HPA, la federazione che riunisce le associazioni dell’open air di 23 Paesi europei. L’incontro si è svolto a Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia, una delle capitali italiane del campeggio. In questa occasione sono stati presentati i dati Eurostat sull’andamento del comparto e le prime stime sul 2026.

Il quadro emerso è quello di un’Europa che ama sempre di più le vacanze a contatto con la natura, con l’Italia stabilmente tra i protagonisti.

Il successo del turismo all’aria aperta in Europa

Secondo i dati Eurostat, nel 2025 le strutture all’aria aperta dell’Unione Europea hanno registrato 413 milioni di notti, pari al 13,4% di tutti i pernottamenti turistici. È una fetta importante del mercato che continua a crescere: in dieci anni, il settore è cresciuto del 28,5%, un ritmo superiore a quello degli hotel.

La classifica europea è guidata dalla Francia, che con 154 milioni di pernottamenti si conferma la meta indiscussa del campeggio. Al secondo posto c’è l’Italia, con 69,5 milioni di presenze. Seguono la Spagna, con 49,8 milioni, la Germania con 45 milioni e i Paesi Bassi con 26,8 milioni.

“I campeggi e i villaggi turistici offrono vacanze di alta qualità e sostengono le economie locali”, ha dichiarato Arthur van Disseldorp, presidente di EFCO&HPA. Secondo il presidente, l’Italia rappresenta bene la forza del comparto ed è fondamentale che le istituzioni europee e nazionali creino le condizioni perché le imprese possano continuare a investire e innovare.

Vacanze in Italia anche oltre l’estate

Per quanto riguarda l’Italia, le 2.600 strutture che offrono complessivamente 1,3 milioni di posti letto, stimano un aumento degli arrivi del 2% rispetto al 2025. La vera novità riguarda però il calendario: la stagione dell’open air non si ferma più a fine estate e si allunga fino a ottobre inoltrato. A favorire l’estensione della stagione è stato anche il bel tempo, che ha spinto la crescita delle presenze in tutto il nostro Paese.

Il Veneto, che ha ospitato l’assemblea, è l’esempio più evidente del peso economico del settore. Qui l’open air genera da solo oltre il 27% del fatturato turistico regionale e, durante l’estate, ha registrato il tutto esaurito. Le sue strutture rappresentano oltre un pernottamento su quattro dell’intera regione.

Dietro il successo dell’open air c’è anche un cambiamento nel modo di viaggiare. Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore al Turismo della Regione Veneto, ha spiegato che il settore interpreta bene le nuove richieste dei viaggiatori, sempre più alla ricerca di libertà, contatto con la natura e sostenibilità.

Autunno in Inghilterra (oltre Londra): 3 mete da raggiungere con la promo Vueling

Chi sceglie Londra come meta, spesso non si allontana dalla città. Noi, invece, vi consigliamo di avventurarvi oltre la capitale perché a meno di due ore di strada si aprono gli ampi spazi della campagna inglese, con borghi, castelli e paesaggi che in autunno e inverno assumono un fascino tutto loro.

Arrivarci è semplice perché Vueling collega l’aeroporto di Roma Fiumicino a Londra Gatwick e propone, fino all’11 ottobre 2026, voli scontati a partire da 53 euro per chi vuole organizzare un viaggio tra il 1° novembre 2026 e il 28 febbraio 2027.

Quali sono le mete più belle da raggiungere in questo periodo, noleggiando un’auto o salendo su un treno? Noi vi consigliamo queste tre!

Cotswolds

Una volta atterrati a Londra, noleggiate un’auto e, in circa due ore guidando verso ovest, raggiungerete i paesaggi suggestivi delle Cotswolds. Qui verrete accolti da colline, campi e muretti a secco punteggiati da villaggi in pietra dorata che sembrano usciti da un libro di fiabe.

Il modo migliore per scoprirle è spostarsi da un borgo all’altro. A Bourton-on-the-Water i ponticelli del Settecento attraversano il fiume Windrush, Lower Slaughter conserva un vecchio mulino affacciato sui canali e Castle Combe è stato il set di film e serie in costume, da Stardust a Bridgerton.

In inverno, con un po’ di fortuna, si possono vedere questi paesaggi coperti di neve. In ogni caso la giornata si chiude al meglio in uno dei tanti pub di campagna, davanti al camino con un sunday roast, il classico arrosto della domenica.

Warwick

Se non volete noleggiare un’auto, con un treno in partenza da London Marylebone si raggiunge Warwick in circa 1 ora e mezza. La cittadina è dominata da uno dei castelli medievali più famosi d’Inghilterra, costruito nel 1068 per volere di Guglielmo il Conquistatore dove prima sorgeva un insediamento fortificato anglosassone. Nei secoli la fortezza è stata ampliata e trasformata fino all’Ottocento, quando già attirava i primi visitatori.

Oggi si possono esplorare torri, camminamenti sulle mura e sale storiche, oltre che ammirare da vicino il trabucco: alto quasi 18 metri, è la più grande macchina d’assedio funzionante del Paese. Tra fine novembre e inizio gennaio il castello si veste a festa con Christmas at the Castle, tra decorazioni e spettacoli a tema. Chi viaggia in auto può abbinare la visita a una tappa a Stratford-upon-Avon, a una ventina di minuti, per vedere la casa natale di Shakespeare.

New Forest

Infine, a circa due ore d’auto da Londra oppure in poco più di un’ora e mezza di treno da London Waterloo, si apre il New Forest National Park, un mosaico di boschi antichi, brughiere e costa dove pony, asini e bovini pascolano liberi. Tra fine autunno e inizio inverno capita di incontrare anche i maiali del pannage, un’antica tradizione che prevede di lasciarli liberi nella foresta per mangiare le ghiande cadute, tossiche per gli altri animali.

Per passeggiare tra faggi e querce, i sentieri di Bolderwood e il Blackwater Tall Trees Trail sono tra i più scenografici. Chi preferisce il mare può spostarsi invece sulla costa di Milford on Sea o Lymington.

Valle dei Templi, riemergono affreschi di 2000 anni fa: la scoperta che racconta l’Agrigento romana

Sulla costa meridionale della Sicilia, ad Agrigento, si estende uno dei siti archeologici più grandi del mondo: la Valle dei Templi. Circa 2.500 anni fa, qui sorgeva Akragas, una delle città più ricche e potenti del mondo greco e, ancora oggi, otto templi ben conservati ne raccontano la grandezza. Eppure, questo non è solo un museo a cielo aperto da ammirare, ma un luogo dove la ricerca non si ferma e continua a sorprenderci con nuove scoperte.

L’ultima novità arriva dagli scavi della Scuola Normale Superiore di Pisa, che hanno riportato alla luce frammenti di affreschi colorati, stucchi ed elementi architettonici del I secolo a.C. Una scoperta che sposta l’attenzione dai fasti greci a un capitolo meno conosciuto: quello in cui Akragas, ormai sotto il dominio di Roma, cambiava il proprio volto.

Scoperti affreschi e colonne sul Poggio di San Nicola

I reperti sono emersi da quanto resta di un antico edificio situato poco a sud dell’ekklesiasterion, la cavea in cui si riunivano in assemblea i cittadini liberi di Akragas. Siamo sul Poggio di San Nicola, all’interno del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, dove la Normale scava dal 2020. Quella di quest’anno, infatti, è la terza campagna-scuola condotta nell’area.

Secondo gli archeologi, i resti appartengono probabilmente al peristilio di una ricca domus o a un portico monumentale, costruiti quando la Sicilia era ormai sotto il dominio di Roma. Lo scavo ha restituito molto materiale ceramico, stucchi modanati e numerosi frammenti di intonaci policromi riconducibili al secondo e al terzo stile della pittura parietale romana. Sono emersi anche una struttura di terrazzamento, un canale e un ambiente quadrangolare di età imperiale, con intonaci alle pareti e pavimento in cotto.

C’è poi un ritorno al passato degli scavi: nel peristilio giacevano ancora i blocchi architettonici portati alla luce da Ernesto De Miro negli anni Sessanta. Spostati per liberare e studiare l’area, sono stati affiancati da nuovi frammenti: capitelli, basi, rocchi di colonna, un architrave modanato e una cornice con kyma lesbio “ieroniano”, motivo decorativo tipico delle produzioni siceliote tra III e II secolo a.C. Catalogazione, disegno e rilievo serviranno a ricomporli per ricostruire l’elevato dell’edificio.

Resta ancora da chiarire, con il proseguire dello studio, quale fosse la funzione dell’edificio. Potrebbe trattarsi di una domus privata di dimensioni imponenti oppure di uno spazio pubblico, come una terrazza porticata collegata al tempio romano, considerando che l’attiguo ekklesiasterion aveva ormai perso le sue funzioni pubbliche. Gli scavi hanno inoltre interessato i resti dell’abside di una piccola basilica paleocristiana, che in passato era stata interpretata come un’esedra: una conferma del fatto che quest’area è stata frequentata a lungo.

Un’area importante per capire l’Akragas romana

La scoperta è stata fatta sul Poggio di San Nicola, un luogo centrale per la città antica. I ricercatori lo descrivono come un’area strategica, situata al centro di Akragas, dove sorgevano edifici civici e assembleari come l’ekklesiasterion, il bouleuterion e il teatro. Proprio per questo è considerato uno snodo chiave per comprendere lo sviluppo urbanistico di questo settore e, soprattutto, come cambiarono le istituzioni cittadine nella fase di passaggio sotto l’influenza romana.

La campagna, iniziata il 7 settembre, si concluderà il 9 ottobre e ha coinvolto studenti, dottorandi e giovani ricercatori di atenei italiani e internazionali come l’UPM di Madrid, l’ITU di Istanbul, PSL di Parigi, la FAU di Erlangen e la BME di Budapest.

Ferrara riapre un palazzo simbolo della città: Palazzo Barbantini-Koch diventa un polo d’arte

Per oltre un secolo, chi passeggiava lungo corso della Giovecca lo ha visto solo da fuori, o al massimo dallo sportello di una banca. Da giovedì 8 ottobre, invece, Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio di Ferrara, apre le sue porte a tutti con una nuova funzione. Diventa il Polo culturale di Ferrara de La Galleria BPER, uno spazio dedicato all’arte, alla memoria della città e alla ricerca.

Dopo i lavori di recupero partiti nel 2023, l’edificio torna alla città con una collezione permanente che ripercorre cinque secoli di arte ferrarese ed emiliana e una mostra temporanea dedicata ai fiori nella pittura italiana. Il polo ospiterà anche attività didattiche, formazione e spazi per lo studio.

Per chi ama Ferrara, o sta pensando di visitarla questo autunno, c’è un motivo in più per mettersi in viaggio.

Una nuova identità per Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara

Il palazzo rappresenta un pezzo della storia cittadina di Ferrara. Fu costruito tra il 1907 e il 1910 su progetto dell’ingegnere Luigi Barbantini, con la supervisione dell’architetto Gaetano Koch, e venne inaugurato nel 1910 alla presenza di Vittorio Emanuele III. Era stato pensato per dare alla Cassa di Risparmio una sede solida e rappresentativa, all’altezza del suo ruolo in città.

A partire da oggi, 8 ottobre 2026, il palazzo cambia funzione senza cancellare il proprio passato. Il Barbantini-Koch entra a far parte dei “Poli Culturali BPER. Un sistema di patrimonio diffuso”, la rete che collega edifici storici del gruppo bancario e che comprende anche Palazzo San Carlo a Modena e Palazzo Farinosi-Branconi a L’Aquila. L’obiettivo è trasformare sedi e collezioni rimaste a lungo riservate in luoghi accessibili al pubblico.

Cosa vedere, biglietti e orari

L’apertura al pubblico è fissata per giovedì 8 ottobre. Al piano nobile si trova il percorso permanente “Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente”, che raccoglie 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe, distribuite in diciotto sale.

Si parte dal Rinascimento ferrarese, con nomi come Domenico Panetti, l’Ortolano, il Garofalo e Girolamo da Carpi, per arrivare al Novecento di Gaetano Previati, Filippo de Pisis e Achille Funi. Tra i pezzi più preziosi c’è il “Ritratto del comandante Gabriele Tadino”, attribuito a Tiziano e datato 1538, già appartenuto alla Cassa di Risparmio.

Fino al 31 gennaio 2027, il palazzo ospiterà anche la mostra “Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni. Le oltre quaranta opere esposte, firmate tra gli altri da Hayez, Segantini, Previati e Casorati, usano il fiore come filo conduttore per parlare di bellezza, desiderio e del tempo che passa, dal Romanticismo al Simbolismo. Il percorso è arricchito dai versi di Leopardi, Manzoni e Pascoli e da elementi olfattivi legati al mondo floreale.

Il palazzo è aperto il giovedì dalle 14:00 alle 19:00; dal venerdì alla domenica fa orario continuato dalle 10:00 alle 19:00, mentre lunedì, martedì e mercoledì resta chiuso. L’ultimo ingresso è consentito un’ora prima della chiusura, il biglietto intero costa 10 euro e il ridotto 8 euro, entrambi acquistabili online dal sito ufficiale scegliendo data e fascia oraria.

Queste sono le città più sportive del mondo nel 2026: in classifica anche quattro italiane

C’è una nuova numero uno tra le capitali mondiali dello sport. Stiamo parlando di New York che, nel 2026, guida la Classifica delle città sportive stilata dall’agenzia internazionale di comunicazione Burson, strappando lo scettro a Parigi, in testa da tre anni consecutivi.

Giunta alla quindicesima edizione, la graduatoria individua le 100 città del mondo con il legame più forte con lo sport, incrociando percezione e dati. Contano il giudizio di leader sportivi internazionali, media di settore ed esperti, ma anche quanto se ne parla sui social e sulla stampa. Il risultato è una fotografia di come le città costruiscono visibilità e influenza attraverso partite, gare e grandi eventi.

E l’Italia? Sono quattro le città che compaiono nella top 100, con Milano ancora tra le prime dieci.

New York è prima in classifica

Per New York è stato un anno da ricordare: i Knicks hanno conquistato il titolo NBA e il New York New Jersey Stadium ha ospitato la finale dei Mondiali FIFA 2026, portando la città al centro dell’attenzione mondiale. Ma il primato non dipende solo da questi eventi. La forza della Grande Mela sta in un calendario sportivo che non conosce pause, tra grandi franchigie professionistiche, appuntamenti internazionali e un’attenzione mediatica costante. Per chi la visita, assistere a una partita al Madison Square Garden è un’esperienza da mettere in lista tanto quanto una passeggiata a Central Park.

Le italiane in classifica

La migliore delle italiane è Milano, che sale dal 9° al 7° posto e consolida la sua presenza nella top 10. La classifica mette in evidenza la crescita costante della città perché, rispetto al 2024, il capoluogo lombardo ha guadagnato ben 20 posizioni, soprattutto grazie ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Il salto più netto, però, lo fa Cortina d’Ampezzo, che arriva al 37° posto con 10 posizioni guadagnate in un anno e 45 rispetto al 2024. Co-ospitare le Olimpiadi ha trasformato la celebre località di villeggiatura alpina in una città sportiva riconosciuta a livello internazionale.

Poi troviamo Roma al 21° posto, forte di un patrimonio sportivo che va dallo Stadio Olimpico al Foro Italico, e Torino, che negli ultimi anni ha legato il suo nome al grande tennis, posizionandosi così al 75° posto.

Classifica delle Città Sportive: la top 10

Guardando il resto della classifica, emergono alcune tendenze interessanti. I grandi eventi, per esempio, non premiano più solo la città principale, ma tutte le sedi coinvolte: oltre a Cortina, lo dimostrano Atlanta, Houston, San Francisco e Vancouver, che dopo aver ospitato le partite dei Mondiali 2026, hanno scalato tra le 9 e le 14 posizioni.

Essere famosi, poi, non basta. Washington, Miami e Città del Messico sono molto conosciute dal grande pubblico, mentre Losanna e Monaco devono il loro buon piazzamento soprattutto alla stima di federazioni ed esperti: la popolarità può essere passeggera, la reputazione invece si costruisce negli anni.

Per crescere, inoltre, non serve per forza un mega-evento (ma aiuta). Zurigo ha guadagnato 21 posizioni a prescindere dal calendario, mentre Ginevra è entrata per la prima volta in classifica grazie agli Europei di calcio femminile del 2025, anche Innsbruck è salita grazie all’arrampicata sportiva e Shanghai deve la sua crescita agli eSport.

Questa la top 10:

  1. New York, Stati Uniti d’America;
  2. Parigi, Francia;
  3. Los Angeles, Stati Uniti d’America;
  4. Londra, Regno Unito;
  5. Madrid, Spagna;
  6. Barcellona, Spagna;
  7. Milano, Italia;
  8. Losanna, Svizzera;
  9. Monaco, Germania;
  10. Manchester, Regno Unito.

Pioggia o non pioggia, si parte: 3 city break europei con la nuova promozione Ryanair

C’è chi aspetta il bel tempo per partire e chi, invece, ha capito che certe città danno il meglio di sé proprio quando il cielo si fa grigio. Quando le giornate si accorciano, molte città europee continuano a brillare e, anzi, diventano perfino più affascinanti. In fondo, l’unico modo per affrontare davvero il maltempo è lasciarsi conquistare, rifugiandosi in un caffè storico con una bevanda calda o perdendosi tra le sale di un grande museo, senza il senso di colpa di non essere all’aria aperta.

L’occasione giusta per partire arriva con la nuova promozione Ryanair, che propone voli a partire da 16,99 euro da prenotare entro l’8 ottobre 2026, per viaggiare dall’8 ottobre al 17 dicembre 2026.

Noi vi consigliamo queste 3 mete da vivere anche con l’ombrello in mano.

Salsomaggiore conquista Forbes: il ritorno della città delle terme dal fascino Liberty

Sapevate che, in passato, Salsomaggiore Terme era il ritrovo dell’alta società? Nei primi del Novecento, quando nei saloni dorati del Kursaal si giocava alla roulette, la città era considerata una meta così mondana che, come ricorda Forbes, veniva accostata a Monte Carlo.

Poi sono arrivati anni più difficili, con alberghi chiusi e una lenta perdita di smalto. Oggi la cittadina in provincia di Parma torna a far parlare di sé proprio dalle pagine della rivista americana, che le ha dedicato un ampio reportage sulla sua rinascita come destinazione del benessere.

La storia delle terme che hanno reso famosa Salsomaggiore

Già il nome racconta da dove nasce la fortuna di Salsomaggiore: “salso”, cioè salato, come le acque che sgorgano dal sottosuolo. Tutto ebbe inizio nel 1839, quando il medico locale Lorenzo Berzieri curò una bambina affetta da scrofola, una forma di tubercolosi, con bagni quotidiani nelle acque salsobromoiodiche del posto. Da quel momento, Salsomaggiore diventò una delle località termali più apprezzate d’Italia, punto di riferimento per chi cercava sollievo da disturbi articolari, respiratori, cutanei e circolatori. Con l’apertura del Casinò Kursaal, in pieno stile Liberty, la città aggiunse alla vocazione termale un’anima mondana.

Il periodo d’oro arrivò nel dopoguerra. Tra gli anni Cinquanta e Settanta, lo Stato copriva le cure termali prescritte ai lavoratori, spesso compreso il soggiorno in albergo, e gli hotel si moltiplicarono. Nello stesso periodo, il Grand Hotel ospitò per oltre quarant’anni le finali di Miss Italia. Tra le concorrenti dell’edizione del 1950 c’era anche una giovanissima Sophia Loren, in gara come Miss Lazio. Quando negli anni Ottanta e Novanta le agevolazioni pubbliche furono ridotte, il turismo termale entrò in crisi e molte strutture chiusero i battenti.

Il Grand Hotel e le nuove terme nel Palazzo Berzieri

Secondo Forbes, il cuore di questa rinascita batte nel Grand Hotel Salsomaggiore Terme & Spa, l’unico cinque stelle della città. Costruito nel 1902, è tornato a splendere dopo cinque anni di restauri. Varcato l’ingresso, si cammina su pavimenti in marmo, mentre dalle pareti le foto d’epoca ricordano gli ospiti illustri di un tempo.

L’altra grande novità è QC Terme Salsomaggiore, il centro benessere ospitato nel Palazzo Berzieri, capolavoro di marmi, mosaici e decorazioni dorate costruito proprio dove un tempo sorgevano gli antichi pozzi di sale. Anche il resto del centro storico è stato restaurato con cura e l’ufficio turistico ha creato itinerari a piedi alla scoperta dei suoi edifici simbolo.

Salsomaggiore è anche una buona base per esplorare i dintorni. A pochi chilometri si trova il Castello di Scipione, ancora abitato dai discendenti dei Pallavicino, dove la visita attraversa saloni affrescati e ambienti arredati, fino al loggiato seicentesco affacciato sulle colline. A Fontanellato, la Rocca Sanvitale custodisce la Saletta di Diana e Atteone, affrescata dal Parmigianino, e una curiosa Camera Ottica ottocentesca: grazie a un sistema di specchi, l’immagine della piazza esterna viene riflessa su uno schermo all’interno. Sempre nel territorio di Fontanellato, il Labirinto della Masone, il più grande labirinto di bambù al mondo, invita a perdersi tra corridoi verdi, bivi e vicoli ciechi. Ideato da Franco Maria Ricci, ospita anche la sua collezione d’arte, con opere che spaziano dal Cinquecento al Novecento.

Incoronate le migliori regioni vinicole in Europa: l’Italia fa il pieno di posti in classifica

L’Europa è un mosaico di oltre 250 regioni vinicole e scegliere dove partire per un viaggio tra calici e cantine non è mai semplice. A dare una mano arriva la classifica Best Wine Regions in Europe 2027, che ha selezionato le 12 mete enologiche più interessanti del continente partendo da una base di oltre 90 territori.

I criteri non riguardano solo la qualità del vino: contano anche autenticità e tradizione, varietà di vitigni, offerta di cantine e strade del vino, bellezza del paesaggio, gastronomia, sostenibilità e accessibilità per i visitatori. E l’Italia, come vedremo, si fa decisamente notare.

La migliore regione vinicola d’Europa è in Slovenia

Il primo posto va alla Štajerska, in Slovenia, che conquista un punteggio di 19,5 su 20. A conquistare la giuria è la capacità di concentrare in un’area piuttosto piccola un patrimonio enologico unico: qui, infatti, si trova la vite più antica del mondo, è nato lo spumante sloveno e si conserva il più antico vino d’archivio del Paese, custodito in cantine storiche scavate sotto le strade cittadine. I vigneti, infatti, iniziano quasi alle porte della città.

Se vi state già immaginando con un calice in mano, sappiate che il territorio comprende sette destinazioni: Maribor, Ptuj, Jeruzalem Slovenija, Haloze, Slovenske gorice, Ravno polje e Pohorje. Tra le immagini simbolo c’è la strada a forma di cuore di Špičnik, che disegna la sua curva tra i filari. Nella zona di Jeruzalem, le colline terrazzate di Ljutomer-Ormož sono ideali per i bianchi come lo Šipon, mentre ad Haloze i vigneti occupano pendii ripidissimi.

Strada a forma di cuore che attraversa i vigneti di Špičnik, nella Štajerska slovena
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La celebre strada a cuore di Špičnik, simbolo della Štajerska

Quattro regioni italiane in classifica

Con quattro territori tra i dodici selezionati, l’Italia è il Paese più rappresentato. Il risultato migliore spetta a Langhe-Roero-Monferrato, secondo con 18,8 punti: un paesaggio di crinali, noccioleti e borghi che emergono dalla nebbia del mattino, dove il Nebbiolo è il re indiscusso. Qui contano le aziende familiari, i cercatori di tartufo e i pranzi lunghi con vista, soprattutto in autunno.

Al quinto posto c’è il Chianti Rufina, il volto più raccolto e appartato del Chianti. Le quote più alte e il clima fresco regalano al Sangiovese un profilo elegante, da scoprire tra agriturismi, cantine in casali cinquecenteschi e passeggiate tra un borgo e l’altro.

Settima posizione per l’Etna, con i suoi vigneti sui terreni vulcanici e i vini da Nerello Mascalese e Carricante, da abbinare a escursioni sui crateri e soggiorni tra gli agrumeti. In classifica, alla decima posizione, c’è anche la Valle d’Aosta, la più piccola regione vinicola italiana, con vitigni autoctoni come Fumin, Petite Rouge e Prié Blanc coltivati tra castelli e ghiacciai.

La classifica delle migliori regioni vinicole d’Europa

Oltre a Italia e Slovenia, nella top 12 compaiono Francia e Austria con due regioni ciascuna, insieme a Spagna, Portogallo e Grecia. Tra i nomi spiccano la spettacolare Ribeira Sacra, con i suoi vigneti a picco sui canyon della Galizia, e la Wachau, dove le terrazze si affacciano sul Danubio. Ecco la classifica completa:

  1. Štajerska, Slovenia;
  2. Langhe-Roero-Monferrato, Italia;
  3. Ribeira Sacra, Spagna;
  4. Kamptal, Austria;
  5. Chianti Rufina, Italia;
  6. Sancerre e Pouilly-Fumé, Francia;
  7. Etna, Italia;
  8. Saumur e Anjou, Francia;
  9. Wachau, Austria;
  10. Valle d’Aosta, Italia;
  11. Alentejo, Portogallo;
  12. Naoussa, Grecia.

Zucche, streghe e luci di Natale: 3 mete dove volare in autunno con la nuova promozione Ryanair

In autunno ci sono due date da segnare sul calendario per chi vuole approfittare delle feste per organizzare un viaggio. La prima è Halloween, che quest’anno cade sabato 31 ottobre: con Ognissanti di domenica 1° novembre, il weekend è già pronto per una fuga tra leggende, vicoli medievali e atmosfere da brivido.

La seconda è il ponte dell’Immacolata: l’8 dicembre cade di martedì, quindi con un solo giorno di ferie, lunedì 7, si hanno quattro giorni liberi da sabato 5 a martedì 8. Ad aiutarvi nella pianificazione della vostra prossima avventura c’è la nuova promozione Ryanair con voli a partire da 21,99 euro (più avanti vi consigliamo anche voli più economici) prenotando entro il 31 ottobre 2026 e viaggi dal 1° ottobre al 17 dicembre 2026.

Dove andare? Noi suggeriamo queste mete!

Da Bologna a Londra

La prima destinazione è Londra, perfetta sia per chi vuole trascorrere Halloween in modo speciale, sia per chi preferisce organizzare il viaggio quando la città è avvolta dalle prime atmosfere natalizie. In entrambi i casi, sono presenti voli da Bologna con biglietti a partire da 14,99 euro.

Partiamo da Halloween che, per gli amanti del brivido e delle leggende, si vive camminando. Potrete partecipare a tour serali sulle tracce di Jack lo Squartatore a Whitechapel, visitare il suggestivo cimitero vittoriano di Highgate o affrontare i percorsi da brivido del London Dungeon.

Se viaggiate durante l’Immacolata, invece, il punto di riferimento è Hyde Park, dove l’Hyde Park Winter Wonderland torna per la sua diciottesima edizione dal 19 novembre 2026 al 3 gennaio 2027. Le attrazioni sono più di 100, tra montagne russe, stand gastronomici e la pista di pattinaggio all’aperto più grande del Regno Unito, oltre a una ruota panoramica alta 70 metri.

Da Catania a Parigi

Volete fare un viaggio in famiglia? Se quest’anno desiderate qualcosa di davvero speciale, la meta da raggiungere è Parigi con voli a partire da 17,99 euro. Ma non fermatevi alla capitale, salite su un treno e raggiungete le atmosfere magiche di Disneyland.

Per Halloween torna il Disney Halloween Festival, quest’anno dal 26 settembre al 1° novembre 2026. Il festival è incluso nel normale biglietto d’ingresso e propone la parata di Topolino a tema Halloween, decorazioni stagionali e incontri con i “cattivi” dei cartoni Disney. Tra i personaggi da incontrare ci sono Jack Skellington e Sally, una presenza piuttosto rara al parco!

Per l’Immacolata il parco cambia completamente veste con Disney’s Enchanted Christmas, dal 7 novembre 2026 al 6 gennaio 2027. La novità di quest’anno è che anche il World of Frozen partecipa per la prima volta alle celebrazioni natalizie. Il cuore della festa resta comunque il gigantesco albero di Natale al centro del parco, mentre la Regina delle Nevi e Babbo Natale animano i viali con una parata colorata.

Da Torino a Dublino

Infine, l’ultima meta che consigliamo è dedicata agli appassionati di letteratura. Stiamo parlando di Dublino, dove potrete seguire le tracce dello scrittore che ha dato vita al mito di Dracula: il Bram Stoker Festival si ispira alla vita e alle opere di Stoker e alla Dublino del suo tempo, celebrando il gotico, il soprannaturale e l’epoca vittoriana. Molti eventi sono gratuiti!

La notte del 31 ottobre potreste spostarvi nella contea di Meath, dove a Trim si tiene il Púca Festival: qui si celebra Samhain, la festa celtica da cui è nato Halloween, con processioni, falò e musica.

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