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Roma come non l’avevi mai vista: gli acquedotti diventano un palcoscenico a cielo aperto

Dopo due mesi trascorsi tra quartieri, cortili Ater, mercati, bar, parchi e strade, il Roma Borgata Festival arriva al Parco di Torre del Fiscale per l’ultima settimana della sua seconda edizione. Dal 7 al 13 settembre, il suggestivo paesaggio romano segnato dalla presenza degli acquedotti diventa il palcoscenico di sette giornate dedicate alle arti performative, tra danza site-specific, teatro, musica, letteratura e passeggiate performative.

Il Roma Borgata Festival è un progetto di ASAPQ, con la direzione artistica di Alessandra Muschella, e nell’ultima settimana concentra alcuni dei progetti che hanno caratterizzato l’intera seconda edizione, accanto a nuovi appuntamenti pensati per dialogare con lo spazio del Parco di Torre del Fiscale.

Il Parco di Torre del Fiscale diventa una scena a cielo aperto

La programmazione conclusiva prenderà il via con un progetto che mette al centro il rapporto diretto tra corpo, movimento e luogo: da lunedì 7 a venerdì 11 settembre si svolgerà, infatti, la residenza di danza site-specific “Pillole Urbane”, a cura di ACSD KODANCE/&KO.

Gli artisti lavoreranno all’interno del parco per costruire la coreografia che verrà poi presentata al pubblico sabato 12 settembre, dalle ore 19.00, con “To the Ground”; il concept, la regia e la coreografia sono di Sil Marti, con l’assistenza coreografica di Giulia Federico.

Un viaggio nel Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta

Mercoledì 9 settembre, alle ore 19.00, torna uno dei progetti simbolo della seconda edizione del Festival, “Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto”: Giulia Anania e Lavinia Mancusi accompagneranno il pubblico in un percorso attraverso il Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta.

Il viaggio toccherà luoghi nascosti, memorie, storie umane e dettagli del quartiere che spesso restano fuori dallo sguardo quotidiano: musica, parole e racconto urbano si incontrano in un’esperienza nella quale lo spostamento diventa parte della performance.

Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto
@foto Francesca Vangieri - Ufficio Stampa HF4
Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto

A teatro la storia del ciclista Vito Taccone

Giovedì 10 settembre, alle ore 19.00, il programma prosegue con “Bar Campioni – Il ciclista incatenato”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Ariele Vincenti, con le musiche di Tiziano Gialloreto.

Al centro dello spettacolo c’è Vito Taccone, il celebre “Camoscio d’Abruzzo”, figura entrata nell’immaginario dello sport italiano del Novecento per le sue straordinarie qualità di scalatore. Ribelle, generoso e irascibile, Taccone viene raccontato anche tramite la sua dimensione umana e popolare.

Ambientato idealmente in un bar dello sport dell’entroterra abruzzese, lo spettacolo ripercorre la sua epopea agonistica e personale e restituisce il ritratto di un campione anticonformista e di una figura che ha saputo conquistare un posto particolare nella storia del ciclismo.

Italo Calvino, la musica e i concerti della nuova generazione

Venerdì 11 settembre, alle ore 19.00, spazio a “Fiammiferi”, progetto performativo di ABRA con Stella Mastrantonio e Brando Pacitto e la sonorizzazione di Ludovico Franco.

Il lavoro propone una rilettura de “L‘avventura di due sposi” di Italo Calvino grazie a un’esperienza di lettura collettiva, immersiva e site-specific.

La serata proseguirà dalle ore 20.00 con “Dominio Pubblico per Roma Borgata Festival”, che ospiterà tre concerti affidati alla programmazione della DAP Under 25 – Direzione Artistica Partecipata. L’iniziativa lascia spazio allo sguardo e alle proposte di una nuova generazione di artisti e alla loro capacità di contribuire alla costruzione di una programmazione culturale.

Dopo la restituzione di “To the Ground”, la serata di sabato 12 settembre continuerà con “Omaggio a Hans Zimmer”, diretto da Giordano Maselli.

I Dialoghi Sinfonici chiudono la seconda edizione

L’ultima giornata del Festival, domenica 13 settembre, inizierà invece alle ore 18.00 con “Street Stories”, passeggiata performativa nel Parco di Torre del Fiscale a cura di Giulia Anania e Tiziano Panici e proseguirà alle ore 20.00, “Dialoghi Sinfonici – Operette”, con l’Orchestra EICO diretta dal maestro Germano Neri.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno al Parco di Torre del Fiscale, con ingresso da via dell’Acquedotto Felice 120. I biglietti, con un costo da 1 a 2 euro, sono a sostegno del Festival.

Il Roma Borgata Festival è realizzato da ASAPQ con la direzione artistica di Alessandra Muschella, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, il patrocinio del Municipio Roma VII e in collaborazione con ALPHIO APS – Casali di Tor Fiscale. Partner multimediale è HF4.

Per il programma completo, le informazioni e i biglietti è possibile consultare il sito ufficiale del Roma Borgata Festival.

Sta per succedere qualcosa di speciale in questo gioiello: sarà il cuore dei Borghi più belli d’Italia

Per tre giorni Sammichele di Bari diventerà il punto d’incontro dei Borghi più belli d’Italia: dal 4 al 6 settembre 2026 il comune in provincia di Bari ospiterà, infatti, la XVIII edizione del Festival Nazionale de “I Borghi più belli d’Italia”, l’appuntamento annuale che riunisce amministratori, delegazioni e rappresentanti dei comuni appartenenti alla rete, provenienti da ogni parte del Paese.

L’evento rappresenta un’importante occasione di incontro tra territori differenti, accomunati dalla volontà di valorizzare il patrimonio e l’identità dei piccoli centri italiani. Nel corso della manifestazione troveranno spazio esperienze, progetti e riflessioni sulle sfide che oggi interessano i borghi, senza dimenticare la loro capacità di custodire storia, cultura, paesaggi, tradizioni e produzioni locali.

Tre giorni per raccontare il presente e il futuro dei piccoli centri

Il Festival sarà prima di tutto un momento di confronto sul ruolo che i borghi possono avere nell’Italia contemporanea, luoghi ricchi di identità e patrimonio, ma anche comunità chiamate ad affrontare questioni sempre più importanti, dalla tutela del territorio alla sostenibilità, dall’innovazione alla necessità di creare nuove opportunità di sviluppo e attrattività.

L’obiettivo sarà quindi mettere in relazione esperienze diverse e offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, amministratori, professionisti e realtà impegnate nella valorizzazione dei territori. In parallelo, il pubblico potrà conoscere più da vicino le peculiarità dei borghi italiani e scoprire un patrimonio diffuso che trova proprio nei piccoli centri una parte fondamentale dell’identità del Paese.

Ad aprire il Festival sarà venerdì 4 settembre: l’accoglienza delle delegazioni è prevista alle 16, mentre alle 18 si terrà la cerimonia inaugurale con i saluti istituzionali di Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, del sindaco di Sammichele di Bari Lorenzo Netti e dell’assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Puglia Francesco Paolicelli, insieme alle altre autorità nazionali, regionali e locali presenti. La prima giornata si concluderà con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Città Metropolitana di Bari.

Sabato 5 settembre il programma entrerà nel vivo fin dalle 10 con l’apertura degli stand del Villaggio dei Borghi, uno spazio che accompagnerà alla scoperta delle diverse realtà presenti e che, insieme all’area espositiva del MIB – Mercato italiano dei Borghi e al mercato dell’artigianato, resterà attivo per tutte le tre giornate.

Alle 11, presso la Chiesa della Maddalena, si terrà il convegno “Le 100 strade più belle d’Italia”, dedicato agli itinerari e alle nuove modalità di scoperta dei piccoli centri con i temi della mobilità, del turismo e della valorizzazione territoriale. Interverranno Roberto Perticone, Presidente di Italy Discovery, Claudio Bacilieri, Direttore di Borghi Magazine, Emiliano d’Andrea di Borghi Italia Tour, Lorena Varani delle Ciclovie dei Borghi delle Marche, Antonio Baldelli, Parlamentare e Vicesindaco di Pergola, e Domenica Spinelli, Parlamentare e Vicesindaco di Coriano. Al confronto prenderà parte anche Alessandro Musumeci, Direttore Marketing di FIAT.

A seguire, alle 11.45, sarà affrontato il tema del MIB – Mercato italiano dei Borghi, con gli interventi di Riccardo Cuomo, Dirigente Area Politiche del Lavoro e Progetti Istituzionali di Unioncamere, e Gianluca Raspa, dirigente di BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana. Alle 12.30 spazio invece agli incontri istituzionali, tra cui quello del Comitato impegnato nella presentazione di un disegno di legge sui Borghi coordinato tra tutte le Regioni d’Italia.

Il pomeriggio di sabato proseguirà alle 13.30 con uno show cooking mentre alle 16 sarà il momento di BorgoLab, il panel dedicato alle esperienze di successo che raccontano come i piccoli centri possano trasformarsi in luoghi di attrattività, innovazione e sviluppo. Tra i partecipanti è previsto Saverio Mucci, Government Engagement Lead Italy di Mastercard.

Il confronto sul futuro dei borghi continuerà alle 17.30 con un appuntamento dedicato alla resilienza delle comunità dove interverranno Giulio De Rita, Presidente del Censis, e Antonio Forzieri, direttore Cybersecurity Strategy di WINDTRE. A seguire, i Laboratori dell’Artigianato proporranno dimostrazioni dal vivo con artigiani.

La serata lascerà poi spazio allo spettacolo “TUTTAPPOST! – Storie di ordinaria italianità”, con protagonista Pinuccio, nome d’arte di Alessio Giannone. Sul palco anche il Gruppo Folkloristico Internazionale La Pacchianella di Monte Sant’Angelo, tra le formazioni folkloristiche più antiche d’Italia e custode delle tradizioni popolari del Gargano.

Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari
iStock
Veduta della Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari

Cinema, libri, danza e musica per la giornata conclusiva

Domenica 6 settembre si aprirà alle 10.30 con BorgoGrafie, spazio dedicato alle conversazioni con autori di libri che raccontano borghi, comunità e storie dei territori.

Alle 11.30, nella Chiesa della Maddalena, si terrà “BorgoVisioni”, incontro dedicato al ruolo del cinema e dei teatri nei piccoli comuni italiani e al loro valore come strumenti culturali e di racconto dei territori. Moderato da Osvaldo Bevilacqua, il convegno vedrà la partecipazione di Luciana Cazzolla, Consigliere di Amministrazione di Apulia Film Commission, Antonio Di Santo, sindaco di Opi, e del giornalista Michele Peragine.

Dopo lo show cooking delle 13.30, il programma proseguirà con la conferenza-spettacolo di Vincenzo Santoro “Ritmi meridiani. Tradizione e modernità nelle danze del Sud”, accompagnata da intermezzi di pizzica e taranta del gruppo Fabulanova Folk Ensemble.

Alle 19.30 Sammichele di Bari passerà il testimone al Comune di Dozza, che ospiterà l’edizione 2027 del Festival. La serata continuerà alle 20.30 con Pino Campagna e lo spettacolo “Io… Superterrone”, dedicato con ironia alle usanze, ai linguaggi e alle diverse identità regionali italiane.

A chiudere la XVIII edizione, alle 22, sarà il concerto dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, realizzato in collaborazione con Regione Puglia e Puglia Culture – Circuito Teatrale.

Un nuovo treno notturno collegherà l’Europa a queste città da sogno

La rete ferroviaria notturna europea si prepara ad allungarsi verso nord: European Sleeper ha infatti annunciato per aprile 2028 una nuova rotta che collegherà il Benelux alla Scandinavia, con un servizio notturno tra Bruxelles e Amsterdam e le città di Copenhagen, in Danimarca, e Malmö, nel sud della Svezia.

Il progetto nasce dalla collaborazione con RDC, operatore ferroviario tedesco che vanta una lunga esperienza nella gestione dei collegamenti notturni tra la Germania e la Scandinavia, con l’obiettivo di creare un collegamento ferroviario diretto capace di unire durante la notte tre aree dell’Europa: il Benelux, la Danimarca e la Svezia meridionale.

Ciò significa poter raggiungere alcune delle mete più affascinanti del Nord Europa senza dover affrontare un lungo viaggio diurno o spezzare il percorso in più tratte: si sale a bordo la sera e si arriva a destinazione il mattino successivo.

400 anni del Santuario della Madonna dei Fiori di Bra: visite speciali

Quattro secoli di storia, fede e legame con il territorio. Il Santuario della Madonna dei Fiori di Bra si prepara a celebrare uno speciale anniversario: sono infatti trascorsi 400 anni dal 1626, anno da cui prende avvio la storia di uno dei luoghi simbolo della città e del territorio.

L’anniversario è l’occasione per tornare a conoscere più da vicino il complesso mariano anche grazie alla sua evoluzione e al patrimonio artistico che custodisce: proprio nell’ambito delle celebrazioni e in occasione della Novena 2026, vengono organizzate due visite guidate speciali che accompagneranno alla scoperta degli aspetti più affascinanti e meno conosciuti del Santuario.

L’iniziativa è pensata come un vero e proprio viaggio nel tempo, tra fede, meraviglia architettonica e identità, un percorso che permetterà di osservare il complesso da una prospettiva inedita e di approfondire quegli elementi che, pur facendo parte della storia quotidiana del Santuario, possono sfuggire a chi lo frequenta abitualmente o a chi lo visita per la prima volta.

Due visite eccezionali il 30 agosto e il 6 settembre

Gli appuntamenti sono in programma in due domeniche consecutive, il 30 agosto e il 6 settembre 2026, con inizio alle 16.45.

In entrambe le occasioni, il punto di incontro sarà il sagrato del Santuario Nuovo, da dove prenderà il via il percorso guidato: i partecipanti saranno accompagnati in un itinerario dedicato alla conoscenza del complesso mariano, della sua evoluzione e delle opere che ne fanno parte.

L’obiettivo delle visite è quello di andare oltre una semplice osservazione degli spazi: il percorso offrirà, infatti, l’opportunità di soffermarsi sulla storia del Santuario e sui dettagli che ne raccontano l’identità, mettendo in relazione la dimensione artistica e architettonica con quella spirituale e con il profondo rapporto che, da quattro secoli, unisce la comunità alla Madonna dei Fiori.

Si tratta dunque di un’occasione rivolta sia a chi conosce già il Santuario e desidera approfondirne alcuni aspetti, sia ai visitatori che vogliono avvicinarsi per la prima volta alla storia di questo importante luogo di fede. Il patrimonio può essere letto a vari livelli: quello storico, legato ai quattro secoli trascorsi dal 1626 al 2026; quello artistico, tramite le opere e gli elementi che caratterizzano il complesso; e quello spirituale, connesso alla devozione che continua a rendere questo luogo un punto di riferimento per la comunità.

L’esperienza proposta durante le due domeniche permetterà quindi di ripercorrere l’evoluzione del luogo sacro e di comprenderne meglio la ricchezza grazie a un racconto guidato.

Le visite nella cornice della Novena 2026

Le aperture guidate sono uno degli appuntamenti inseriti nelle celebrazioni della Novena 2026 e aggiungono alla dimensione religiosa un ulteriore momento dedicato alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio storico e artistico del Santuario.

Le due visite del 30 agosto e del 6 settembre offriranno così al pubblico la possibilità di partecipare alle celebrazioni dell’importante anniversario anche con un percorso culturale. La proposta vuole avvicinare visitatori e comunità alla storia del complesso mariano e permettere di approfondirne aspetti che possono essere meno immediati.

Per favorire una migliore organizzazione dei percorsi e garantire un’esperienza piacevole, i piccoli gruppi sono invitati a segnalare in anticipo la propria presenza presso il banco degli oggetti religiosi.

Sali in auto e non sai dove vai: la sorprendente idea delle Isole Faroe

Organizzare ogni dettaglio di un viaggio, scegliere con mesi di anticipo le attrazioni da visitare, segnare ristoranti, punti panoramici e luoghi da fotografare è ormai diventata quasi una consuetudine. Non c’è nulla di sbagliato nel voler pianificare un itinerario prima di partire ma cosa accadrebbe se, almeno per qualche ora, si decidesse di rinunciare al controllo e lasciare che fosse un navigatore a scegliere la strada?

È proprio questa l’idea alla base delle Self-Navigating Car Adventures, le avventure in auto a navigazione autonoma proposte dalle Isole Faroe e recentemente ampliate. Un’esperienza che trasforma lo spostamento da un luogo all’altro in una parte essenziale del viaggio e che punta a recuperare un elemento sempre più raro nell’epoca dei social: la sorpresa.

Una ricerca pubblicata all’inizio del 2026 ha evidenziato come due terzi dei viaggiatori siano arrivati a destinazione con la sensazione di trovarsi in un luogo già conosciuto: prima ancora della partenza, quella meta era già stata vista decine o centinaia di volte online, tramite video, fotografie e contenuti condivisi sui social network. Le Isole Faroe hanno scelto di rispondere a questa crescente familiarità con un esperimento che va nella direzione opposta: partire senza sapere esattamente dove si sta andando.

Un itinerario segreto per scoprire le Isole Faroe

L’iniziativa permette di salire a bordo di un’auto e affidarsi alle indicazioni del GPS che conduce lungo un percorso composto da quattro a sei tappe, da completare nell’arco di tre oppure sei ore, a seconda dell’esperienza scelta.

Il dettaglio che rende l’avventura diversa da un tradizionale road trip è che le destinazioni restano segrete fino al momento dell’arrivo: non è quindi possibile sapere in anticipo quale chiesa, villaggio, paesaggio o angolo dell’arcipelago apparirà alla fermata successiva.

I luoghi inclusi nei percorsi sono stati selezionati con il contributo dei residenti per offrire una prospettiva più autentica delle Isole Faroe. Anche gli itinerari sono studiati per evitare che l’esperienza diventi una sorta di tour organizzato su quattro ruote. Alcune tappe possono essere condivise tra percorsi diversi, ma nessuno riceve nello stesso momento l’identico itinerario.

Dai villaggi alle chiese storiche, le possibili sorprese

Il borgo di Bour nelle Isole Faroe
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Il pittoresco borgo di Bour nelle Isole Faroe

Il progetto era partito con 30 itinerari e oggi è stato ampliato con l’aggiunta di altri 15 percorsi; anche le rotte già esistenti sono state arricchite con ulteriori possibili soste, per aumentare così le combinazioni e le occasioni di imbattersi in luoghi meno prevedibili.

Le possibilità spaziano tra natura e cultura. Una delle tappe potrebbe essere la Chiesa di Funningur, tra le più antiche chiese in legno con tetto in erba delle Isole Faroe; oppure il navigatore potrebbe condurre fino alla Chiesa di Viðareiði, da cui si apre la vista su una delle scogliere marine più alte d’Europa.

Il viaggio potrebbe poi proseguire tra i fiordi dell’arcipelago, magari lungo un percorso escursionistico, oppure fermarsi davanti alle acque del lago Funningsvatn. Tra le possibili destinazioni c’è anche il remoto villaggio di Syðradalur, dove ritrovarsi a fare un bagno in una piscina all’aperto.

Come raggiungere le Isole Faroe e iniziare l’avventura

Se desiderate provare questa insolita esperienza di viaggio, il principale punto di accesso all’arcipelago è l’aeroporto di Vágar, l’unico presente sulle Isole Faroe.

La compagnia aerea nazionale Atlantic Airways collega l’arcipelago durante tutto l’anno con Billund e Copenaghen, in Danimarca, oltre a Oslo e Reykjavík. Sono inoltre previste rotte stagionali da altre città europee, tra cui Barcellona, Londra Gatwick e Parigi Charles de Gaulle.

Un’alternativa è il traghetto in partenza da Hirtshals, nel nord della Danimarca: la traversata verso le Isole Faroe dura circa 30 ore e permette di raggiungere l’arcipelago via mare.

Binari senza tempo, il progetto per valorizzare i borghi del Monferrato

Un viaggio in treno può trasformarsi in un modo differente di attraversare un territorio, osservandone il paesaggio con ritmi più lenti e fermandosi nei luoghi che spesso restano fuori dai grandi itinerari turistici: è questa l’idea alla base di Binari senza tempo, il progetto che punta a valorizzare la storica linea ferroviaria Asti–Chivasso con un calendario di appuntamenti dedicati ai borghi, alla cultura ferroviaria, all’enogastronomia e al turismo sostenibile.

Inaugurata il 20 ottobre 1912, la linea attraversa paesaggi di particolare pregio e conserva testimonianze ferroviarie caratterizzate da uno stile ispirato all’architettura tardo ottocentesca e alle strade ferrate di montagna. Riattivata di recente per finalità turistiche, è oggi il punto di partenza di un progetto più ampio che mette in relazione il patrimonio ferroviario con le bellezze paesaggistiche, storiche e culturali dei borghi del Monferrato.

L’iniziativa è curata dai Comuni di Montiglio Monferrato, Murisengo Monferrato, Montechiaro d’Asti, Cocconato e Chivasso, nell’ambito del programma Binari senza tempo di Fondazione FS e del progetto LocoMonferrato, organizzato dall’Associazione Amici del Museo Ferroviario dell’attraversamento delle Alpi Feralp Team Bussoleno in collaborazione con l’Associazione Coordinamento Mobilità Integrata e sostenibile Co.M.I.S.

Otto appuntamenti tra treni storici, tartufo e sapori del territorio

Il calendario del 2026 prevede otto appuntamenti con partenze da Torino Porta Nuova, Torino Lingotto, Moncalieri e Asti. Il programma comprende viaggi a bordo di treni storici, manifestazioni, fiere dedicate al tartufo e percorsi enogastronomici.

Il primo appuntamento è in programma il 6 settembre a Cocconato in occasione di CoccoWine, con un viaggio a bordo del Treno Centoporte e la possibilità di partecipare all’evento e alle degustazioni organizzate da GoWine.

Panorama del borgo di Cocconato, Piemonte
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Panorama del borgo di Cocconato

Il 27 settembre sarà invece la volta della Festa dei Nocciolini di Chivasso, raggiungibile con il Treno Centoporte. Il mese di ottobre sarà dedicato in particolare al tartufo bianco e a Montiglio Monferrato, dove la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco sarà protagonista di due giornate, il 4 ottobre con il Treno Littorina e l’11 ottobre con il Treno Centoporte.

Il 21 ottobre è prevista una Special Edition di LOCOLAB, con prenotazione e viaggio a bordo del Treno Centoporte. Il programma proseguirà poi l’8 novembre a Montechiaro d’Asti, ancora in occasione della Fiera Nazionale del Tartufo Bianco e con il Treno Centoporte.

Le ultime due date, il 15 e il 22 novembre, porteranno invece a Murisengo Monferrato per la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, entrambe raggiungibili viaggiando sul Treno Littorina. Per alcune delle date sono previsti anche pacchetti turistici dedicati, pensati per completare l’esperienza ferroviaria con itinerari e attività sul territorio.

LOCOLAB porta sui binari la scoperta del territorio

Una parte centrale del progetto sarà rappresentata dalla terza edizione di LOCOLAB, che proporrà laboratori e percorsi tematici modulabili in base all’età e ai diversi livelli di autonomia dei partecipanti. È previsto anche un treno dedicato agli studenti, con attività sviluppate insieme ai partner coinvolti nel progetto.

I laboratori affronteranno temi diversi ma collegati al territorio attraversato dalla linea. Con Co.M.I.S. l’attenzione sarà rivolta alla mobilità integrata e sostenibile, grazie a incontri dedicati al trasporto pubblico, agli impatti ambientali, alle buone pratiche e alla lettura del territorio.

Il tema dell’ambiente e del paesaggio sarà sviluppato insieme a Legambiente, con attività dedicate alla biodiversità, alla tutela del patrimonio naturale e ai comportamenti responsabili durante gli itinerari. Un altro percorso sarà dedicato alla cerca del tartufo e alla tartuficoltura, grazie alla collaborazione con A.T.A.M., con attività esperienziali e di approfondimento delle tradizioni locali, adattabili anche in forma dimostrativa.

Spazio anche al patrimonio culturale e alle attività museali, con i Servizi educativi delle Residenze Reali Sabaude del DRM Piemonte, che metteranno a disposizione proposte educative già collaudate e calibrabili in base alle diverse fasce d’età. La cultura ferroviaria e la sicurezza del viaggio saranno invece al centro delle attività sviluppate con Fer Alp e Fondazione FS, con approfondimenti sulla storia della linea, sui suoi manufatti e sulle modalità di fruizione consapevole degli spazi ferroviari.

Castello di Aguilar, Nido d’Aquila che domina i vigneti delle Corbières

Arroccato su una collina rocciosa a circa due chilometri dal villaggio di Tuchan, nel dipartimento francese dell’Aude, il Castello di Aguilar sembra ancora vegliare sul paesaggio che si apre tutt’intorno. Non a caso viene chiamato “Nido d’Aquila”: a 296 metri di altitudine, domina i vigneti dell’Haut Fitou e una pianura racchiusa tra rilievi, pareti calcaree e montagne.

La salita per raggiungerlo è breve e, una volta arrivati, sarete ripagati da un panorama che corre verso il Mont Tauch, le falesie di Vingrau, la torre di Tautavel e, nelle giornate limpide, fino al profilo inconfondibile del Canigou, una delle montagne simbolo dei Pirenei orientali. Aguilar fu una fortezza strategica, contesa da signori e sovrani e infine inserita nel sistema difensivo passato alla storia come quello dei “cinque figli di Carcassonne”.

Aguilar, la sentinella delle Corbières tra signori e re

Osservando il Castello di Aguilar dall’esterno, la prima caratteristica che noterete è la potente doppia cinta muraria che segue la conformazione dello sperone roccioso.

La posizione non era casuale: nel Medioevo, una piccola guarnigione controllava da quassù il territorio e, in caso di pericolo, poteva trasmettere l’allarme fino a Carcassonne in meno di venti minuti, utilizzando segnali di fumo o lampi luminosi rilanciati dalle altre fortificazioni disseminate nelle Corbières.

Il maniero fu dapprima legato ai conti catalani, quindi alla casa di Carcassonne e, a partire dal XII secolo, alla famiglia di Termes; una delle figure centrali fu Olivier de Termes, cavaliere occitano che si oppose alla Crociata contro gli Albigesi e fece di Aguilar uno dei propri centri di potere.

Dopo alterne vicende, Aguilar entrò definitivamente nel dominio della Corona francese nel 1261, venne ampliato e rafforzato secondo le più aggiornate tecniche militari dell’epoca e divenne una delle fortezze incaricate di controllare la frontiera con il regno d’Aragona.

Il suo ruolo strategico terminò dopo il Trattato dei Pirenei del 1659, quando il confine tra Francia e Spagna si spostò verso sud: perse così la funzione per cui era stato trasformato e iniziò il suo lento abbandono. Dal 1949 è classificato come Monument Historique e negli anni è stata interessato da svariati interventi di restauro e valorizzazione.

Dentro il Nido d’Aquila tra doppie mura e panorami

Veduta del Castello Aguilar, Francia
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Castello Aguilar, il Nido d’Aquila delle Corbières

La cinta più antica, risalente al XII secolo, racchiudeva gli spazi organizzati attorno a una corte interna, con il logis del castellano, una torre e una cisterna; nel punto più vulnerabile dello sperone, la muratura raggiungeva uno spessore di circa 2,80 metri e assumeva la forma di uno sperone concepito per opporre maggiore resistenza ai proiettili.

All’esterno, il sistema difensivo realizzato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo è scandito da sei torri semicircolari disposte lungo le cortine nei punti in cui il terreno rendeva la fortezza più esposta. Le torri erano aperte verso l’interno, soluzione che impediva agli eventuali assalitori di utilizzarle come rifugio una volta conquistate.

Appena fuori dalle mura incontrerete anche i resti della Cappella di Sainte-Anne, piccolo edificio dalla struttura essenziale, con volta a botte spezzata e abside; tutt’intorno, tra la vegetazione, sopravvivono inoltre le tracce dell’antico villaggio castrale che un tempo si sviluppava ai piedi della fortezza.

Se, dopo la visita, avete ancora voglia di camminare, potete seguire il percorso 360° Aguilar, un itinerario ad anello che gira attorno alla collina e permette di osservare il castello da prospettive differenti: il tracciato misura circa 2,7 chilometri, richiede poco più di un’ora e presenta un dislivello di circa 130 metri. Le mura emergono sopra la garriga mentre ai loro piedi si distendono i vigneti e, più lontano, le Corbières si sovrappongono fino ai Pirenei.

Il castello è visitabile da metà febbraio a metà novembre, con giorni e orari differenti a seconda del periodo dell’anno. Prima di partire, consultate il sito ufficiale del Comune di Tuchan, soprattutto nei mesi meno turistici.

Herm, l’isola senza auto tra spiagge bianche e silenzio

Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.

Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.

Perché prenotare un viaggio a Città del Messico nel 2027

Città del Messico è una capitale immensa e stratificata, dove convivono le tracce dell’antica Tenochtitlán, l’architettura coloniale, grandi musei, quartieri storici e una scena culturale in continua evoluzione. Nel 2027 potrebbe esserci un motivo in più per visitarla: il possibile nuovo collegamento diretto da Milano Malpensa.

I nuovi voli dall’Italia

Aeroméxico ha annunciato l’intenzione di avviare dal 2027 una rotta diretta tra Milano Malpensa e Città del Messico, così da rafforzare i legami turistici e commerciali tra Italia e Messico. Il progetto deve ancora ottenere le necessarie approvazioni, ma la compagnia prevede di utilizzare Boeing 787 Dreamliner, già impiegati sui collegamenti a lungo raggio.

L’Italia è un mercato importante per il turismo messicano e si colloca tra le principali nazioni di provenienza dei visitatori internazionali, con una crescita del 13%. Aeroméxico collega già Roma Fiumicino alla capitale messicana, mentre Milano è collegata a Cancún da Neos Air; la nuova rotta da Malpensa offrirebbe quindi un’alternativa diretta per raggiungere Città del Messico dal Nord Italia.

Cosa fare e vedere a Città del Messico nel 2027

Veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec
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Suggestiva veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec

Il modo migliore per iniziare a scoprire Città del Messico è dal Centro Histórico, cuore della capitale e luogo in cui si incontrano epoche differenti; lo Zócalo, una delle piazze più grandi dell’America Latina, è impreziosito dalla Cattedrale Metropolitana, dal Palacio Nacional e dal Templo Mayor che conserva le testimonianze dell’antica Tenochtitlán ed è affiancato da un museo gestito dall’INAH. Nel quartiere spiccano anche il Palacio de Bellas Artes, il Museo Nacional de Arte e la Torre Latinoamericana, dalla quale osservare la città dall’alto.

Un’altra tappa da non perdere è il Bosque de Chapultepec, uno dei principali poli culturali al cui interno si trovano il Museo Nacional de Antropología, essenziale per conoscere le civiltà mexica, maya, zapoteca, olmeca e di Teotihuacan, e il Castillo de Chapultepec, sede del Museo Nacional de Historia.

Il parco ospita inoltre il Museo de Arte Moderno, il Museo Tamayo, un lago, lo zoo e ampie aree verdi. Per la quantità di attrazioni, Chapultepec merita quasi una giornata di visita e permette di alternare la visita ai musei a una passeggiata in uno dei più grandi spazi verdi della capitale messicana.

Coyoacán offre invece un’atmosfera più tranquilla, ricca di piazze, edifici storici e mercati: da vedere la Casa Azul, il Museo Frida Kahlo, per il quale è meglio prenotare in anticipo e scegliere, se possibile, un giorno feriale. Il quartiere accoglie anche il Museo Anahuacalli, legato a Diego Rivera e dedicato all’arte preispanica: tra Plaza Hidalgo, Jardín Centenario e il Mercado de Coyoacán potete alternare la visita culturale alla scoperta della cucina locale, tra tostadas, quesadillas e succhi freschi.

Tra le esperienze da considerare c’è poi Xochimilco, che racconta il rapporto storico tra la capitale e l’acqua: le trajineras attraversano canali e chinampas, antichi sistemi agricoli della Valle del Messico. Per un’esperienza più tranquilla optate per l’imbarcadero di Cuemanco e partite al mattino, abbinando la visita al Parque Ecológico de Xochimilco o a un tour dedicato alle chinampas e all’agricoltura.

Il calendario del 2027 propone già anche svariati appuntamenti culturali e musicali: dal 19 al 21 febbraio è in programma EDC México, festival di musica elettronica all’Autódromo Hermanos Rodríguez, mentre dal 26 febbraio al 7 marzo il Palacio de Minería sarà sede della Feria Internacional del Libro, con presentazioni, conferenze e incontri culturali.

A marzo sono previsti altri eventi: il 19 marzo i Jungle al Palacio de los Deportes, il 20 marzo Ópera MET: Silent Night all’Auditorio Nacional e il 24 marzo Lavoe Sinfónico, dedicato alla salsa e a Héctor Lavoe.

Stewart Island, l’isola più tranquilla del mondo dove vivono solo 500 persone

Immaginate un’isola grande tre volte Phuket dove vivono appena 500 persone, mentre circa 20 mila kiwi si aggirano tra foreste, spiagge e sentieri; aggiungete pochissime strade, cieli quasi privi di luce artificiale e un territorio in gran parte protetto: siete a Stewart Island, in Nuova Zelanda, incoronata nel 2026 “isola più tranquilla del mondo” dall’Unspoilt Index di BookRetreats, con un punteggio di 94,6 su 100.

Conosciuta in māori come Rakiura ovvero “terra dei cieli splendenti”, è la terza isola più grande della Nuova Zelanda e uno di quei luoghi in cui la presenza dell’uomo sembra quasi farsi da parte per lasciare spazio alla natura. Il protagonista più celebre è il kiwi bruno di Stewart Island, o Rakiura tokoeka, che qui trova uno dei suoi habitat privilegiati e può essere avvistato anche durante il giorno.

Ma basta aspettare che cali il buio perché lo spettacolo si sposti sopra le vostre teste. Dal 2019 Stewart Island/Rakiura è infatti un International Dark Sky Sanctuary e, ancora oggi, detiene il primato di santuario internazionale del cielo buio più meridionale del pianeta. L’inquinamento luminoso è quasi inesistente e, quando cielo e attività solare collaborano, potreste persino vedere l’aurora australe accendersi sopra l’oceano.

Cosa vedere e fare a Stewart Island tra kiwi, foreste e cieli stellati

Se arrivate fin qui in cerca di silenzio, Stewart Island difficilmente vi deluderà: circa l’85% dell’isola è protetto dal Rakiura National Park, un territorio di foreste native, baie remote, zone umide, coste selvagge e lunghi sentieri dove è ancora possibile intuire l’aspetto che doveva avere gran parte della Nuova Zelanda prima delle profonde trasformazioni provocate dalla presenza umana.

Oban, affacciata su Halfmoon Bay, è l’unico vero centro abitato: da qui bastano pochi spostamenti per lasciarsi alle spalle le case e ritrovarvi tra felci, spiagge quasi vuote e insenature in cui il rumore dominante torna a essere quello dell’acqua e degli uccelli. Proprio il birdwatching è una delle grandi esperienze dell’isola: i kiwi sono le star, ma Rakiura ospita un’eccezionale varietà di uccelli marini e forestali.

Stewart Island, l'isola dei kiwi e dei cieli spettacolari
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Stewart Island, l’isola dei kiwi e dei cieli spettacolari

Se amate camminare, il modo più emozionante per entrare nel paesaggio è seguire il Rakiura Track, una delle Great Walks neozelandesi, che richiede generalmente tre giorni e attraversa costa aperta, foreste, spiagge e le rive riparate del Paterson Inlet. Lungo il cammino potrete pernottare nei rifugi o nei campeggi e, con un po’ di fortuna, trovare sulla terra persino le impronte dei kiwi. Non aspettatevi però una passeggiata sempre comoda: la pioggia può trasformare alcuni tratti in veri corridoi di fango, parte integrante dell’esperienza di trekking sull’isola.

Per escursionisti esperti esistono percorsi ancora più impegnativi: il Southern Circuit percorre valli coperte di foresta e zone remote come Mason Bay e richiede preparazione, esperienza nel backcountry e capacità di affrontare condizioni meteorologiche mutevoli. Ancora più lungo e selvaggio è il North West Circuit, che segue gran parte della costa settentrionale tra spiagge delimitate dalle dune, promontori rocciosi, foreste e rifugi isolati.

Cima del Monte Anglem, Stewart Island, Nuova Zelanda
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Spettacolare cima del Monte Anglem a Stewart Island

Se preferite l’acqua ai lunghi trekking, da Oban potete invece esplorare il Paterson Inlet in kayak, alternando piccole baie, coste coperte di vegetazione e quella particolare sensazione di isolamento che accompagna gran parte del viaggio.

Poi arriva la notte. Alzate lo sguardo: le stelle diventano improvvisamente numerosissime e il cielo assume una profondità che nelle città abbiamo quasi dimenticato: tra marzo e settembre aumentano inoltre le opportunità di osservare l’aurora australe, anche se, trattandosi di un fenomeno naturale, l’avvistamento non può mai essere garantito.

Aurora australe a Stewart Island
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Spettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)

Dove si trova Stewart Island e come raggiungerla

Stewart Island/Rakiura si trova circa 30 chilometri a sud della South Island della Nuova Zelanda, oltre il Foveaux Strait, in quelle latitudini australi influenzate dai celebri Roaring Forties, i forti venti occidentali che aspazzano l’emisfero meridionale.

Da Invercargill potete raggiungere Oban con un piccolo aereo in circa 20 minuti; se invece preferite il mare, dal porto di Bluff parte il traghetto che percorre il Foveaux Strait in circa un’ora: lo stretto è noto per le condizioni del mare che possono diventare vivaci, mentre il volo offre un arrivo oltremodo scenografico sopra coste, baie e foreste.

Castello Ruffo di Scilla, la fortezza sospesa sul mare della Calabria

Arroccato su uno sperone roccioso che sembra protendersi verso lo Stretto di Messina, il Castello Ruffo di Scilla è uno dei simboli più riconoscibili della Costa Viola nonché il vero genius loci di Scilla, a circa 20 chilometri da Reggio Calabria.

La sua posizione racconta subito il motivo per cui sia stato scelto e trasformato nel corso dei secoli: proteso verso il mare, il promontorio costituiva un punto ideale per controllare lo Stretto e avvistare chi si avvicinava alle coste calabresi.

Ma quando arriverete quassù, sarà il panorama a catturare per primo la vostra attenzione. Il castello separa, infatti, due dei volti più suggestivi di Scilla: da una parte Marina Grande, con la spiaggia distesa ai piedi della rocca, dall’altra Chianalea, il celebre borgo marinaro con le case quasi lambite dall’acqua.

La lunga storia del Castello Ruffo di Scilla

Le origini del Castello Ruffo ci portano molto indietro nel tempo: prima gli Etruschi, poi le fortificazioni del periodo magnogreco e infine i Romani, che ampliarono le strutture presenti, riconobbero l’importanza strategica di questo sperone sospeso sullo Stretto.

Delle fasi più antiche rimangono tuttavia poche tracce: gli scavi moderni hanno restituito soprattutto le mura del Monastero di San Pancrazio, risalente al IX secolo e anch’esso collegato alla necessità di difendere il territorio dalle incursioni saracene. Nel 1060 il complesso divenne una rocca militare, rafforzando in via definitiva quella vocazione difensiva che avrebbe accompagnato il promontorio per secoli.

Una svolta importante arrivò nel Cinquecento, quando il castello passò a Paolo Ruffo e divenne residenza della famiglia, che vi rimase fino ai primi anni del Settecento. Ancora oggi, prima di entrare, potrete riconoscere sul portale lo stemma nobiliare dei Ruffo e una grande lapide che ricorda gli interventi di restauro realizzati durante quel periodo.

Il destino della fortezza continuò però a cambiare: nel 1808 divenne proprietà demaniale dello Stato, mentre i violenti terremoti del 1783 e del 1908 provocarono gravi danni alla struttura, in seguito restaurata.

Da presidio militare e residenza nobiliare, il Castello Ruffo ha assunto nel Novecento una nuova funzione: dagli anni Settanta è diventato un luogo d’incontro e di cultura, dapprima come Ostello della Gioventù e poi come spazio destinato a mostre, convegni e iniziative culturali.

Panorama del borgo di Scilla, Calabria
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Tutta la meraviglia del borgo di Scilla

Dentro il Castello Ruffo tra torrioni, mare e mito

Una volta attraversato il ponte che precede l’ingresso, vi troverete davanti al portale in pietra con arco a sesto acuto, sovrastato dallo stemma dei Ruffo. Superato l’androne coperto da una volta ribassata, si apre il cortile interno, da cui il grande scalone conduce verso quella che un tempo era la residenza della famiglia.

La pianta irregolare del Castello Ruffo è una conseguenza della sua lunghissima storia: le diverse parti dell’edificio appartengono infatti a epoche differenti, ma l’insieme conserva ancora l’aspetto di una vera fortezza, con cortine murarie, torrioni e feritoie.

Negli ambienti interni trovano spazio reperti, modellini, esemplari naturalistici e manufatti che raccontano anche una delle tradizioni più profonde di Scilla, quella della pesca del pesce spada, attività legata alla cultura marinara dello Stretto.

Da quassù, lo sguardo precipita verso i vicoli e le case di Chianalea, corre sulla spiaggia di Marina Grande e attraversa lo Stretto fino alla Sicilia, tanto vicina da sembrare quasi a portata di mano.

Nella parte più alta del complesso spicca inoltre il Faro di Scilla, realizzato nel 1913 come punto di riferimento per le imbarcazioni in transito nello Stretto e ancora oggi legato alla Marina Militare.

Ma osservare il mare dal Castello Ruffo vuol dire anche addentrarsi nel territorio della leggenda: lo Stretto è, infatti, lo scenario del mito di Scilla e Cariddi e delle avventure di Ulisse narrate nell’Odissea. La tradizione mitologica racconta di Scilla, bellissima ninfa trasformata in una creatura mostruosa, destinata a terrorizzare i naviganti che si avvicinavano alla costa.

Se potete scegliere l’orario della visita, raggiungete il castello verso il tramonto: quando il sole scende in direzione della Sicilia, la luce avvolge le mura di sfumature dorate e ocra e lo Stretto cambia colore piano piano. Portate con voi scarpe comode per affrontare la salita e preparate la macchina fotografica: una volta arrivati in cima, davanti al mare, a Chianalea e alla costa siciliana sull’orizzonte, sarà difficile non usarla.

Playa Alzada, la spiaggia selvaggia tra le dune di Fuerteventura

Una distesa di sabbia chiara, le dune alle spalle e dinanzi soltanto le sfumature turchesi dell’Atlantico: Playa Alzada, a Fuerteventura, è uno di quei luoghi in cui il paesaggio sembra essersi preso tutto lo spazio, lasciando pochissimo all’intervento dell’uomo.

Immersa nel Parco Naturale delle Dune di Corralejo, nel nord-est dell’isola, è una delle spiagge più tranquille di questo spettacolare tratto di costa e nel 2026 ha conquistato anche un importante riconoscimento internazionale: si è classificata al 48° posto nella graduatoria Europe’s 50 Best Beaches, che riunisce le 50 spiagge più belle d’Europa secondo oltre mille professionisti ed esperti di viaggio.

Il premio non stupisce davanti a uno scenario in cui sabbia dorata e fine, acqua limpida, rocce vulcaniche e dune si incontrano senza hotel o grandi costruzioni a interrompere l’orizzonte: Playa Alzada conserva, infatti, un carattere essenziale e selvaggio, perfetto per chi a Fuerteventura cerca il mare ma anche quella sensazione di libertà che soltanto le spiagge rimaste vicine alla loro natura originaria riescono a regalare.

Playa Alzada, tra sabbia dorata, oceano e dune di Corralejo

Playa Alzada si sviluppa davanti al grande sistema dunale di Corralejo e vanta un arenile di sabbia dorata e fine lungo circa 840 metri e largo in media 30 metri.

Il contrasto tra terra e acqua è ciò che cattura subito lo sguardo. Alle spalle, il paesaggio assume quasi l’aspetto di un piccolo deserto, con le dune che fanno parte di un’area naturale protetta estesa per oltre dieci chilometri lungo la costa; davanti, l’Atlantico sfoggia tonalità che passano dall’azzurro al turchese.

Potete stendere l’asciugamano sulla sabbia e godervi l’atmosfera tranquilla oppure camminare lungo la costa, osservando da vicino il continuo alternarsi di dune, rocce vulcaniche e oceano. Anche gli appassionati di fotografia trovano qui uno scenario particolarmente suggestivo, soprattutto quando la luce fa risaltare il già citato contrasto tra i colori caldi della terra e quelli intensi dell’acqua.

Non vi sono bar, ristoranti, docce o servizi igienici sulla spiaggia: se decidete di trascorrervi qualche ora dovete arrivare preparati, portando con voi soprattutto acqua, protezione solare e tutto ciò che può servire durante la giornata. Sono presenti servizi essenziali come pulizia e cestini e anche il servizio di salvataggio.

Vi potete fermare ad ascoltare il vento, leggere guardando l’oceano oppure passeggiare ai margini delle dune, sempre facendo attenzione a rispettare un ecosistema fragile e protetto: nel Parco Naturale è infatti fondamentale non asportare pietre, sabbia o elementi naturali e non alterare il paesaggio.

Vista aerea della spiaggia di Alzada nel parco di Corralejo, Fuerteventura, Isole Canarie
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Veduta panoramica della spettacolare Playa Alzada

Dove si trova e come arrivare

Playa Alzada si trova nel nord-est di Fuerteventura, nel territorio comunale di La Oliva, nel cuore del Parco Naturale di Corralejo e a pochi chilometri a sud-est della cittadina di Corralejo.

Raggiungerla è piuttosto semplice perché la strada che percorre il paesaggio delle dune corre molto vicina alla costa. L’accesso alla spiaggia avviene poi facilmente a piedi e lungo la strada sono presenti spazi in cui lasciare l’auto prima di proseguire verso l’arenile.

È possibile arrivare nella zona anche con il trasporto pubblico, con collegamenti indicati dalle linee 6 e 7. Se viaggiate in autonomia controllate in anticipo fermate e orari aggiornati, soprattutto perché la spiaggia non è inserita all’interno di un centro abitato.

75 musei aperti di notte per scoprire il lato crime di Berlino

Berlino è una città che non ha bisogno di pretesti per essere visitata, ma sabato 29 agosto 2026 ne offrirà uno insolito: per una notte infatti, 75 musei, sale espositive, planetari e luoghi della memoria resteranno aperti fino a tardi e trasformeranno la capitale tedesca in un itinerario culturale dedicato al mistero e ai delitti.

Torna infatti la Lunga Notte dei Musei di Berlino, giunta alla 44ª edizione, con un tema perfetto per esplorare una metropoli dalle mille vite: “Crime in Berlin”. Dalle 18 alle 2, sarà possibile scegliere tra circa 750 appuntamenti dedicati a gialli storici, furti d’arte, archivi segreti, casi criminali e percorsi interattivi.

Con un unico biglietto, a partire da 23 euro e comprensivo delle navette, l’evento diventa un’occasione originale per organizzare un city break di fine estate e scoprire Berlino da una prospettiva inedita.

Una notte nel lato oscuro della cultura berlinese

La Lunga Notte dei Musei è uno degli appuntamenti culturali più attesi di Berlino e richiama ogni anno circa 50.000 persone. Per una sera, le istituzioni partecipanti prolungano gli orari e propongono tour, workshop, concerti, letture, conferenze, spettacoli e dj set.

Nel 2026 il tema del crimine attraverserà collezioni e luoghi molto differenti: il pubblico potrà ascoltare storie di omicidi misteriosi, seguire vicende legate alla criminalità e ai furti d’arte, oppure partecipare a esperienze interattive.

Al Museo per la Comunicazione, ad esempio, sarà possibile affrontare un caso investigativo interattivo in stile *escape case*, seguendo indizi e cercando di risolvere un mistero mentre il Samurai Museum proporrà un percorso dedicato al rapporto tra Hollywood e il delitto, collegando cultura popolare, cinema e immaginario criminale.

Uno dei luoghi più significativi sarà poi l’ex Stasi-Zentrale, dove si potrà entrare in contatto con archivi e dossier della polizia politica e il tema del “crime” incontrerà la storia della Germania dell’Est e i suoi sistemi di controllo e sorveglianza.

Al Museo degli strumenti musicali, invece, concerti e performance ispirati alle atmosfere noir, tra cui il “Tango Noir“, interpreteranno il tema tramite la musica.

750 eventi per scegliere il proprio percorso

I circa 750 appuntamenti distribuiti tra 75 musei rendono impossibile vedere tutto in una sola notte, ma permettono di creare un itinerario personalizzato: si potrà scegliere tra casi criminali, storie inquietanti, furti d’arte e istituzioni di solito lontane dai percorsi turistici più classici.

Accanto ai grandi musei troveranno spazio siti commemorativi, istituzioni dedicate alla storia e alla comunicazione, spazi musicali e altre realtà culturali distribuite nei quartieri di Berlino. Per chi visita la città durante un fine settimana, sarà un modo per concentrare molte esperienze in poche ore e vivere i musei in un’atmosfera insolita.

Informazioni utili

La manifestazione si svolgerà sabato 29 agosto 2026, dalle 18 alle 2. Il biglietto, a partire da 23 euro, consentirà di accedere alle sedi partecipanti e utilizzare le navette dedicate.

Il servizio sarà articolato su quattro linee: rossa verso ovest, gialla verso nord, verde verso est e blu verso sud-est; le navette saranno utili soprattutto per raggiungere i musei fuori da Berlin-Mitte.

Vista l’ampiezza del programma, è consigliabile pianificare in anticipo le tappe: nelle sedi più frequentate potrebbero verificarsi attese, mentre i musei comunicheranno eventuali aggiornamenti tramite i propri canali.

Concerti, dj set, performance e workshop potranno essere seguiti anche senza conoscere il tedesco e molti musei proporranno visite guidate in inglese e, in alcuni casi, in altre lingue.

Vacanze last minute ad agosto: le mete più convenienti per partire ora

Negli ultimi anni la prenotazione delle vacanze sotto data è diventata una pratica diffusa e, anche nel 2026, sempre più viaggiatori scelgono di decidere la partenza a ridosso del viaggio, spesso dopo aver monitorato meteo, offerte sui voli e disponibilità degli alloggi.

Una nuova abitudine che, però, non garantisce in automatico un vantaggio economico: il last minute può offrire occasioni interessanti, ma solo per alcune destinazioni: in altri casi, invece, la ridotta disponibilità delle strutture fa salire i prezzi o limita la scelta. Per questo motivo, guardare solo al costo medio per notte rischia di essere fuorviante, soprattutto nel pieno della stagione estiva.

È proprio su questo aspetto che si concentra l’analisi di cozycozy, che ha esaminato prezzi medi e disponibilità residua per agosto 2026, su soggiorni per due persone.

Marsa Alam tra le mete più equilibrate

Tra le destinazioni last minute per agosto, Marsa Alam si distingue per il rapporto favorevole tra prezzo e disponibilità: il costo medio si attesta a 60,79 euro a notte, mentre la disponibilità residua raggiunge il 20,4% dell’offerta complessiva.

L’Egitto, in generale, è ancora una delle aree dove il last minute può ancora funzionare, anche se il contesto climatico non va sottovalutato poiché ad agosto le temperature sono molto elevate.

Anche Sharm el Sheikh rientra tra le destinazioni da considerare, pur con condizioni meno favorevoli rispetto a Marsa Alam: il prezzo medio sale a 176,54 euro a notte e la disponibilità residua scende all’8,8%.

Tenerife e il rischio del prezzo “ingannevole”

Uno dei casi più emblematici riguarda poi Tenerife che presenta un prezzo medio di 148,10 euro a notte, il che potrebbe farla apparire competitiva rispetto ad altre destinazioni estive. Tuttavia, la disponibilità residua è davvero ridotta: appena lo 0,4% dell’offerta risulta ancora prenotabile.

In situazioni simili, chi prenota all’ultimo momento rischia di trovare pochissime opzioni o di dover accettare soluzioni meno convenienti.

Grecia: differenze importanti tra le isole

Spiaggia rossa sull'isola di Santorini, Grecia
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Spettacolare spiaggia rossa sull’isola di Santorini

Anche la Grecia conferma quanto sia necessario entrare nel dettaglio delle singole destinazioni, poiché resta tra le mete più richieste dell’estate ma i dati mostrano scenari molto diversi da un’isola all’altra.

Santorini, ad esempio, ha un prezzo medio di 242,17 euro a notte e una disponibilità residua dell’8,3%, Creta offre ancora un numero elevato di alloggi in termini assoluti, oltre 5.400, ma la disponibilità rispetto all’offerta totale si ferma al 6,3% mentre Kos appare più critica, con un prezzo medio di 272,29 euro a notte e una disponibilità residua del 3,7%.

Italia tra località costose e margini ancora possibili

Anche per chi resta in Italia, agosto si rivela un mese complesso per le prenotazioni sotto data: le località più note mostrano prezzi elevati e disponibilità ridotte, con differenze però significative tra le varie destinazioni.

La Costa Smeralda è la più costosa, con una media di 277,54 euro a notte e una disponibilità residua del 5,7%, Tropea segue con 255,42 euro a notte e un livello simile di disponibilità, pari al 5,2% mentre Gallipoli si colloca su valori un pò più accessibili, con 224,74 euro a notte e l’8,8% di alloggi ancora disponibili.

Un caso interessante è quello della Costiera Amalfitana, che pur mantenendo prezzi elevati (198,11 euro a notte), conserva una disponibilità residua del 13,3%.

Tra le alternative, la Costa dei Trabocchi presenta un prezzo medio di 155,22 euro a notte, mentre Termoli si attesta a 194,95 euro con una disponibilità del 10,8%.

I Balcani come alternativa ancora accessibile

Kotor registra un prezzo medio di 166,98 euro a notte e una disponibilità residua del 5,5%, mentre Ksamil si attesta a 171,94 euro con appena il 3,2% di alloggi ancora disponibili.

Si tratta di destinazioni che mantengono prezzi relativamente competitivi, ma con una disponibilità già piuttosto limitata.

Dove andare a settembre al caldo, 9 mete perfette per prolungare l’estate

Settembre porta con sé la sensazione di trovarsi tra due stagioni: le giornate iniziano ad accorciarsi, le città tornano ai ritmi quotidiani e l’estate sembra pronta a lasciare spazio all’autunno. Eppure, basta scegliere la meta giusta per ritrovare sole pieno, temperature piacevoli e un mare fantastico per le vacanze.

Anzi, per molte località settembre è uno dei periodi migliori dell’anno: la folla di agosto si dirada, le spiagge tornano più tranquille e visitare borghi, siti archeologici e paesaggi naturali diventa molto più piacevole.

Una selezione di mete da considerare per inseguire l’estate.

Dove andare a settembre al caldo in Italia

Per trovare temperature ancora estive senza allontanarsi troppo, lo sguardo va soprattutto verso il Sud e le isole: Sicilia, Calabria e Sardegna vantano giornate ideali per il mare, con il vantaggio che, una volta terminato agosto, anche le località più amate ritrovano ritmi più tranquilli.

Marzamemi, la Sicilia dei pescatori affacciata sul mare

All’estremo sud-orientale della Sicilia, Marzamemi è un antico borgo di pescatori affacciato sulla costa tra Siracusa e Ragusa, nel territorio di Noto. Le basse case, la piazza raccolta e l’antica tonnara raccontano ancora oggi il profondo rapporto con il mare.

A settembre le acque rimangono molto calde, spesso intorno ai 25-26 °C, e le giornate luminose invitano a continuare a vivere all’aperto quando in altre zone d’Italia l’estate comincia già ad allontanarsi.

Il borgo è perfetto per alternare mare, passeggiate e sapori locali senza scegliere le mete siciliane più scontate. Nei dintorni, inoltre, il paesaggio della Sicilia sud-orientale si presta a escursioni in bicicletta e passeggiate costiere, mentre la vicina Riserva Naturale di Vendicari aggiunge un’altra preziosa occasione per immergersi nella natura.

Isola di Capo Rizzuto, la Calabria ionica più selvaggia

Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella, Calabria
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Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella

Sulla costa ionica calabrese, tra Crotone e Soverato, Isola di Capo Rizzuto è una valida alternativa alle località più frequentate del versante tirrenico.

A settembre le massime possono ancora aggirarsi sui 27-28 °C e il mare conserva temperature piacevoli, ideali per continuare la stagione balneare.

A conquistare è soprattutto la costa, ricca di acque limpide, calette, scogliere e fondali da esplorare. Gran parte del territorio marino è tutelato dall’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, scenario ideale per snorkeling, escursioni in barca e giornate trascorse tra spiagge meno affollate.

Da non perdere anche Le Castella, con la fortezza che sembra emergere dal mare e regala uno dei panorami più riconoscibili di questo magico tratto della Calabria.

Costa Rei, la Sardegna che continua l’estate

Nel sud-est della Sardegna, nel territorio di Muravera, Costa Rei è una lunga distesa di sabbia chiara accarezzata da un mare dalle sfumature turchesi nell’abbraccio della macchia mediterranea.

Settembre coincide con uno dei periodi in cui il mare raggiunge le temperature più piacevoli dell’anno, mentre molti servizi rimangono ancora aperti e i prezzi possono essere più contenuti rispetto ad agosto.

Il modo migliore per scoprirla è allontanarsi dalla spiaggia principale e raggiungere le calette e i tratti di costa nei dintorni, soprattutto durante i giorni feriali. A nord e a sud del centro di Costa Rei si incontrano angoli più raccolti dove ritrovare la Sardegna più silenziosa, caratterizzata da sabbia, profumo di macchia e lunghe giornate ancora pienamente estive.

Dove trovare ancora l’estate in Europa a settembre

Anche oltre i confini italiani il Mediterraneo continua a regalare temperature perfette per una vacanza al sole. Settembre è il momento ideale per evitare le località più inflazionate e scoprire coste in cui il mare si accompagna a sentieri, piccoli centri e testimonianze archeologiche.

Ierapetra, la Creta meno conosciuta sul Mar Libico

Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all'ingresso del porto, Ierapetra, Creta
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Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all’ingresso del porto

Sulla costa sud-orientale di Creta, Ierapetra si specchia nel Mar Libico ed è una base interessante per scoprire una parte dell’isola molto diversa dalle frequentate Heraklion e Chania.

La stagione estiva qui si prolunga fino all’autunno e a settembre il clima rimane caldo, con un mare tra i più piacevoli del Mediterraneo; anche il vento tende a essere meno protagonista rispetto alle Cicladi.

Nei dintorni si incontrano spiagge e calette tranquille, piccoli insediamenti e paesaggi ancora segnati dall’agricoltura: è una Creta dal carattere più rurale, ideale alternare bagni e passeggiate.

Kaş, il Mediterraneo turchese della Costa Licia

Case colorate, calette incastonate tra le rocce e testimonianze antiche fanno di Kaş, sulla Costa Licia, una delle località più interessanti della Turchia mediterranea: a settembre le temperature diurne si aggirano intorno ai 29°C, mentre il mare rimane caldo, sui 26°C. Le giornate sono quindi perfette per nuotare, fare immersioni oppure salire a bordo di una barca e raggiungere baie accessibili soltanto dal mare.

Rispetto a Bodrum o Marmaris, Kaş conserva un’atmosfera più intima. Nei dintorni si possono inoltre scoprire luoghi straordinari come Simena e Kekova, dove le rovine dell’antico insediamento proseguono sotto la superficie dell’acqua, oppure percorrere alcuni tratti della Via Licia.

Sagres, l’Algarve selvaggio tra oceano e scogliere

All’estremità sud-occidentale dell’Algarve, Sagres offre un volto del Portogallo ben diverso dai grandi resort di Albufeira e Vilamoura.

A settembre le temperature si mantengono generalmente tra i 24 e i 27 °C, con giornate luminose e condizioni ideali soprattutto per alternare mare e attività all’aria aperta.

Il paesaggio è dominato dalle alte falesie, dalle spiagge battute dall’Atlantico e dai promontori che si spingono nell’oceano; è una destinazione amatissima dai surfisti, ma anche dagli escursionisti: nei dintorni passa la Rota Vicentina, rete di sentieri che percorre alcuni dei tratti più spettacolari della costa portoghese.

Dove andare al caldo a settembre nel resto del mondo

Per un viaggio più lungo, a settembre il caldo può avere il colore bianco del sale del Mar Morto, quello rosso delle dune africane oppure le sfumature tropicali dei fondali balinesi.

Sweimeh, sulle rive del Mar Morto in Giordania

Sulla sponda giordana del Mar Morto, a Sweimeh a settembre le giornate rimangono calde, con massime che possono raggiungere e superare i 30 °C, ma le temperature iniziano piano piano ad allontanarsi dai picchi più intensi dell’estate.

L’altissima salinità delle acque permette di galleggiare quasi senza sforzo in uno dei paesaggi più particolari del pianeta. Da qui si può, inoltre, costruire un itinerario più ampio per scoprire la Giordania, abbinando il Mar Morto a Petra e al deserto del Wadi Rum.

Sossusvlei, tra le dune rosse della Namibia

Duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib
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Spettacolare duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib

Settembre è un ottimo momento per raggiungere Sossusvlei, nel cuore del deserto del Namib.

Siamo nella piena stagione secca, con giornate soleggiate e temperature che possono oscillare tra i 20 e i 28 °C, mentre le notti e le prime ore del mattino restano più fresche.

Lo spettacolo è affidato alle gigantesche dune rosse, alle distese di sale e argilla e a un paesaggio quasi surreale. L’alba è uno dei momenti più emozionanti, quando la luce accende i profili delle dune e crea incredibili contrasti tra ombra e colore.

Amed, la Bali più tranquilla tra snorkeling e villaggi

Sulla costa nord-orientale di Bali, Amed è un’alternativa più tranquilla alle affollate Kuta e Seminyak: settembre rientra ancora nella stagione secca e le temperature rimangono tropicali, di solito comprese tra 22 e 30 °C. Il mare è spesso calmo e offre ottime condizioni per immersioni e snorkeling.

Il fascino di Amed si scopre soprattutto sott’acqua: nei dintorni di Jemeluk Bay e Lipah Beach spiccano barriere coralline, fondali ricchi di vita e relitti diventati habitat per numerose specie marine.

Fuori dall’acqua, invece, il paesaggio conserva villaggi di pescatori e ritmi più lenti, con il profilo del Monte Agung sullo sfondo.

Harry Potter, gesto incredibile dei fan per salvare la “tomba” di Dobby

Sulla spiaggia di Freshwater West, nel Pembrokeshire, in Galles, c’è un luogo che per chi non conosce l’universo di Harry Potter potrebbe sembrare soltanto un piccolo memoriale tra la sabbia e le pietre. Per milioni di appassionati, invece, rappresenta la “tomba” di Dobby, l’elfo domestico che nella saga diventa un personaggio legato a Harry e alla sua idea di libertà.

È proprio su questo tratto di costa che la troupe cinematografica ha girato le scene della morte e della sepoltura di Dobby in “Harry Potter e i doni della Morte – Parte 1“. Nel film, Dobby viene ucciso da Bellatrix Lestrange e muore sulla spiaggia tra le braccia di Harry. Nel corso degli anni, gli appassionati hanno trasformato quel punto in un memoriale spontaneo: sono comparsi ciottoli con dediche, pietre dipinte e soprattutto calzini, diventati il simbolo della libertà conquistata da Dobby. L’elfo, infatti, è ricordato nella storia come “un elfo libero”, definizione che sintetizza uno degli aspetti più importanti del suo personaggio.

Proprio questo luogo simbolico è diventato protagonista di un gesto incredibile fatto dai fan della saga per salvarlo.

La “tomba” di Dobby a rischio

La vicenda è legata al progetto Greenlink, un interconnettore elettrico dal valore di 430 milioni di sterline destinato a collegare le reti elettriche dell’Irlanda e del Regno Unito. Il collegamento si estende per circa 190 chilometri, tra la contea di Wexford, in Irlanda, e il Pembrokeshire, in Galles, e comprende anche un tratto di cavo sottomarino.

A occuparsi del progetto era Simon Ludlam, fondatore di Etchea Energy e responsabile dell’interconnettore: in un’intervista alla BBC, Ludlam aveva illustrato il punto di approdo e spiegato che il cavo sarebbe stato interrato proprio nell’area di Freshwater West. Il problema, però, era che il tracciato previsto passava nelle vicinanze del memoriale dedicato a Dobby.

Secondo quanto lo stesso Ludlam avrebbe poi raccontato, inizialmente non aveva la minima idea dell’importanza che quel punto della spiaggia aveva assunto per gli appassionati di Harry Potter: la questione cambiò dopo la trasmissione dell’intervista. L’azienda iniziò, infatti, a ricevere centinaia di telefonate da parte di persone preoccupate che i lavori potessero compromettere la sepoltura commemorativa dell’elfo.

Tra coloro che telefonarono, come ha ricordato Ludlam raccontando in seguito la vicenda al podcast Energy Revolution, c’erano anche bambini molto coinvolti dalla possibilità che la “tomba” di Dobby venisse toccata dai lavori.

Il tracciato del cavo viene modificato

La protesta avrebbe potuto venire liquidata come una mobilitazione legata a un personaggio di fantasia: il progetto, del resto, aveva una portata infrastrutturale ed economica molto più ampia rispetto a un memoriale nato spontaneamente sulla spiaggia. Eppure, la società decise di prendere sul serio le preoccupazioni degli appassionati.

Dopo una prima fase nella quale l’ipotesi era quella di non modificare il progetto, Etchea Energy affidò ai progettisti il compito di rivedere il percorso del cavo: il tracciato dell’interconnettore venne quindi modificato per evitare di interferire con il luogo dedicato a Dobby.

La decisione ebbe una conseguenza curiosa anche dal punto di vista archeologico: lungo il nuovo percorso, infatti, gli archeologi hanno individuato resti risalenti all’Età del Bronzo, tra cui un’urna e il bordo di una vasca in ceramica.

Ludlam ha sintetizzato con una battuta il risultato della vicenda, dicendo che molte persone erano contente della modifica e che, a quel punto, anche Dobby era felice. Dietro l’ironia, però, c’è una storia che mostra quanto possa essere forte il legame tra un’opera di fantasia e il pubblico che l’ha adottata come parte del proprio immaginario.

Il precedente del 2022: il National Trust aveva valutato la rimozione

Il memoriale di Dobby aveva già dovuto affrontare un’altra questione delicata quando, nel 2022, il National Trust aveva minacciato di rimuoverlo a causa delle conseguenze della crescente affluenza dei visitatori e delle proteste delle associazioni ambientaliste.

I fan lasciavano sulla spiaggia calzini, pietre e altri oggetti con messaggi dedicati a Dobby (il calzino, in particolare, ha un significato preciso nella storia dell’elfo, perché rappresenta per lui il passaggio verso la libertà). La quantità di oggetti lasciati sul posto aveva però sollevato preoccupazioni legate al decoro e alla tutela dell’ambiente. Alla fine era comunque stato raggiunto un accordo per consentire la permanenza del memoriale, a condizione che il luogo venisse mantenuto in condizioni decorose.

Catalina Sugar Beach, un nuovo paradiso apre ai Caraibi

L’isola di Catalina, al largo di La Romana, nella Repubblica Dominicana, si prepara ad accogliere una nuova destinazione balneare pensata per valorizzare il patrimonio naturalistico e offrire ai visitatori un’esperienza di livello superiore: si chiamerà Catalina Sugar Beach e sarà il risultato di un importante progetto di riqualificazione promosso dal Gruppo MSC, con l’obiettivo di trasformare l’area in una destinazione d’eccellenza nei Caraibi.

L’apertura è prevista per novembre 2026, quando la nuova struttura sarà pronta ad accogliere sia gli ospiti delle navi da crociera, comprese quelle di MSC Crociere ed Explora Journeys, sia gli ospiti di Casa de Campo Resort & Villas. La gestione dell’area avverrà infatti in collaborazione con CTL Maritime e Casa de Campo Resort & Villas.

Il progetto nasce con una particolare attenzione al contesto ambientale nel quale Catalina Sugar Beach si inserisce: l’sola di Catalina è riconosciuta come monumento naturale protetto della Repubblica Dominicana e il rinnovamento è stato concepito per integrarsi con il paesaggio, valorizzandone la componente naturalistica senza rinunciare a nuovi servizi dedicati al comfort e al tempo libero.

Spiagge, mare e nuove opportunità per scoprire Catalina

Vista panoramica delle spiagge incontaminate dell'isola di Catalina, Repubblica Dominicana
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Vista panoramica delle spiagge incontaminate dell’isola di Catalina

Le spiagge di sabbia bianca e le acque cristalline faranno da sfondo a una proposta pensata tanto per chi desidera trascorrere una giornata all’insegna del relax quanto per chi vuole esplorare l’ambiente tutt’intorno.

Catalina Sugar Beach non sarà però soltanto una destinazione dove fermarsi in spiaggia: il programma di escursioni permetterà, infatti, di conoscere più da vicino l’isola e alcune delle attrazioni dei suoi dintorni. Tra le attività previste ci sarà la possibilità di partecipare a una navigazione in catamarano oppure di dedicarsi allo snorkeling.

L’offerta comprenderà inoltre escursioni in barca verso la vicina isola di Saona, oltre a visite alla Grotta delle Meraviglie e ad Altos de Chavón.

Per chi, invece, preferirà rimanere sulla spiaggia e dedicarsi in toto al relax, il progetto prevede nuovi spazi e servizi destinati a rendere più confortevole la giornata, tra cui le cabanas, che potranno essere prenotate per vivere l’esperienza di Catalina Sugar Beach in un contesto più riservato.

Una nuova offerta tra ristorazione, bar e relax

L’offerta gastronomica avrà il proprio fulcro in un padiglione all’aperto affacciato sulla spiaggia: il servizio sarà organizzato a buffet e proporrà piatti internazionali insieme a specialità locali. Accanto, sarà presente un’area ombreggiata con tavoli all’aperto, dalla quale sarà possibile godere di una vista panoramica sul mare.

Anche il servizio bar verrà potenziato: Catalina Sugar Beach disporrà di due bar, tra cui un palapa bar tropicale all’aperto. La struttura permetterà agli ospiti di trovare un luogo ombreggiato nel quale rilassarsi con una bevanda e, allo stesso tempo, continuare a godere della vista sul mare.

Il progetto comprende inoltre un centro dedicato agli sport acquatici con attrezzature a noleggio, pensato come punto di partenza per esplorare le acque cristalline che lambiscono l’isola.

Servizi rinnovati e un nuovo percorso panoramico

La riqualificazione interesserà anche le infrastrutture destinate ai servizi degli ospiti: spogliatoi, docce e servizi igienici saranno rimodernati per creare ambienti più confortevoli e curati.

Tra gli interventi più legati alla scoperta dell’ambiente naturale spicca invece la realizzazione di un nuovo sentiero panoramico che, attraversando la vegetazione dell’isola, condurrà fino a un punto panoramico dal quale sarà possibile ammirare la spiaggia e lo straordinario paesaggio caraibico.

Lungo il tracciato saranno installati pannelli informativi dedicati alle varie specie arboree presenti nell’area. Alcune radure rialzate permetteranno, inoltre, di creare punti di osservazione sul paesaggio, aggiungendo alla giornata trascorsa sulla spiaggia una possibilità di esplorazione legata alla natura dell’isola.

Catalina Sugar Beach e gli itinerari da crociera

L’apertura di Catalina Sugar Beach sarà collegata alla nuova programmazione crocieristica di MSC Crociere nella Repubblica Dominicana: da novembre 2026 la compagnia inaugurerà, infatti, partenze settimanali dal nuovo porto di imbarco di La Romana, introducendo per la prima volta un’offerta di crociere attiva durante tutto l’anno nei Caraibi meridionali.

MSC Opera farà scalo a Catalina Sugar Beach in ogni itinerario. La nave proporrà crociere settimanali della durata di sette notti, con la possibilità di combinare gli itinerari in una formula back-to-back di 14 notti.

Ma non soltanto. La nuova meta da sogno sarà inclusa anche in una selezione di itinerari caraibici di Explora Journeys e l’accesso sarà possibile anche per gli ospiti di Casa de Campo Resort & Villas, così da ampliare il pubblico potenziale oltre quello legato alle crociere.

Viaggi con cane e gatto, il boom che porta l’Italia nella top 10

Agosto, mese simbolo delle grandi partenze estive, è anche il periodo in cui si concentra l’attenzione sugli animali domestici, con la Giornata Mondiale del Gatto l’8 agosto e quella del Cane il 26 agosto. In questo contesto, il fenomeno del “pet travel” si conferma in forte espansione e racconta un cambiamento ormai consolidato nelle abitudini dei viaggiatori: cani e gatti sono considerati veri e propri membri della famiglia, sempre più spesso inclusi nella pianificazione degli spostamenti e nella scelta delle destinazioni.

Secondo studi di settore ripresi da Dogster indicano che il 54% dei proprietari prevede di viaggiare con il proprio animale domestico, mentre il 58% dichiara di preferire la loro compagnia rispetto a quella di amici o familiari durante le vacanze; il 52% inoltre considera la possibilità di portare con sé il proprio pet già in fase di pianificazione.

L’ospitalità si trasforma: sempre più strutture pet-friendly

La crescita del turismo con animali al seguito ha avuto un impatto diretto sul settore dell’ospitalità, chiamato a rispondere a esigenze nuove e sempre più diffuse.

Secondo i dati del monitoraggio dello Schesir Respect My Nature Index, circa il 75% degli hotel, dalle strutture economiche ai resort di fascia alta, ha adottato politiche pet-friendly.

Anche la scelta del mezzo di trasporto riflette questa evoluzione: l’automobile resta la soluzione più utilizzata, indicata dal 64% dei proprietari, grazie alla maggiore flessibilità che consente nella gestione delle soste e dei tempi di viaggio, oltre alla possibilità di mantenere un ambiente più familiare per l’animale.

Il forte legame con i propri pet, in alcuni casi, porta anche a comportamenti estremi: ad esempio, il 10% dei viaggiatori avrebbe almeno una volta nascosto il proprio cane per aggirare i divieti di alcune strutture, mentre il 3% avrebbe tentato di camuffarlo da neonato per superare i controlli e consentirne l’imbarco su un aereo.

L’Italia nella top 10 mondiale del pet travel

In questo scenario, l’Italia spicca tra le destinazioni più rilevanti: si posiziona, infatti, all’ottavo posto nella top 10 mondiale dei trasferimenti internazionali di animali domestici, secondo il “Global Pet Travel Data Report 2026” di Starwood.

L’analisi, basata su 41.114 trasferimenti internazionali, evidenzia una netta prevalenza dei cani rispetto ai gatti: oltre 30.000 contro circa 15.000.

Un ulteriore elemento da considerare è la crescita delle famiglie che viaggiano con più animali, con una media di 1,43 pet per nucleo.

La preparazione è la chiave del viaggio

Gatto e cane in vacanza
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Cani e gatti in vacanza, l’Italia è tra le mete più scelte

Secondo il dottor Vittorio Saettone, veterinario e Head of R&D&QA di Schesir, il viaggio rappresenta per cani e gatti un’interruzione significativa della quotidianità, che coinvolge abitudini, ambiente e routine. Per questo motivo, la preparazione non può essere improvvisata.

Per il gatto, uno degli aspetti fondamentali riguarda l’abitudine al trasportino, che non dovrebbe essere introdotto solo al momento della partenza. Lasciarlo in casa nelle settimane precedenti, aperto e con oggetti familiari al suo interno, aiuta il gatto a percepirlo come uno spazio sicuro.

Anche la gestione dell’alimentazione prima del viaggio è importante: un pasto leggero o un breve digiuno può ridurre il rischio di nausea, mentre l’acqua deve restare sempre disponibile fino alla partenza. In alcuni casi, possono essere utili anche feromoni sintetici per ridurre lo stress, da applicare nel trasportino poco prima dell’utilizzo.

Durante il viaggio è fondamentale evitare che il gatto esca dal trasportino in ambienti non sicuri, come aree di servizio o parcheggi, dove il rischio di fuga è elevato. Anche oggetti familiari come una coperta o una piccola lettiera da viaggio possono contribuire a ridurre il disagio.

Per il cane, soprattutto in auto, la gestione delle soste è fondamentale: una pausa ogni due ore circa consente all’animale di bere, muoversi e ridurre la tensione accumulata durante il viaggio.

La sicurezza in auto è altrettanto importante: il cane non deve mai viaggiare libero nell’abitacolo, ma essere assicurato con sistemi omologati come cinture, trasportini o reti divisorie. Inoltre, non deve mai essere lasciato da solo in auto, nemmeno per pochi minuti, a causa del rischio di colpo di calore.

Prima della partenza è necessario verificare la documentazione sanitaria, inclusi microchip, libretto, passaporto europeo e vaccinazioni aggiornate. Infine, un kit di viaggio con acqua, ciotola, guinzaglio e materiali di emergenza aiuta a gestire eventuali imprevisti.

Favignana, la farfalla sul mare diventata l’Itaca di Nolan

Favignana, la più grande e celebre isola dell’arcipelago delle Egadi, è una delle mete più affascinanti e desiderate della Sicilia occidentale. A pochi chilometri dalla costa di Trapani, emerge nel Mediterraneo con un profilo inconfondibile e un susseguirsi di calette selvagge, scogliere chiare e acque trasparenti che cambiano tonalità con la luce, passando dall’azzurro al turchese più intenso.

Visitarla significa lasciarsi conquistare innanzitutto dal mare, ma fermarsi soltanto alle sue spiagge sarebbe riduttivo: vanta, infatti, una storia legata alla pesca del tonno, alle cave di calcarenite, alla famiglia Florio e a un paesaggio modellato tanto dalla natura quanto dal lavoro dell’uomo. Non a caso è conosciuta anche come la “farfalla sul mare”: osservata dall’alto, la sua forma sembra proprio quella di due ali dispiegate sulle acque del Mediterraneo.

Mn non soltanto: oggi Favignana possiede anche un nuovo volto cinematografico: Christopher Nolan l’ha scelta tra le location della sua Odissea, trasformandola sul grande schermo nella patria di Ulisse, Itaca.

Favignana oltre il mare, dal Forte di Santa Caterina alle cave

Il profilo di Favignana è dominato dall’alto dal Forte di Santa Caterina, conosciuto anche come Castello di Santa Caterina, che sorge sulla cima dell’omonimo monte a circa 310 metri di altitudine: visibile persino da Trapani e da Erice, è uno dei punti di riferimento dell’isola e racconta secoli di avvistamenti, difesa e controllo del territorio.

La sua storia inizia nel IX secolo, quando i Saraceni costruirono sulla sommità una torre di avvistamento: furono poi i Normanni a trasformarla in un fortino, ampliato nel XV secolo da Andrea Riccio, allora signore di Favignana. In epoca borbonica la struttura venne utilizzata come carcere e poi come presidio militare, fino all’abbandono nel secolo scorso.

Da allora, il tempo sembra essersi fermato tra le mura dell’antico maniero, mentre la sua posizione continua a essere spettacolare: dall’alto lo sguardo abbraccia Favignana, le altre Egadi e la costa della Sicilia occidentale, con il mare che si estende tutt’intorno e rende ancora più evidente la particolare forma dell’isola.

Forte di Santa Caterina a Favignana, Egadi, Sicilia
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Il maestoso Forte di Santa Caterina a Favignana

Un’altra tappa fondamentale è l’Ex Stabilimento Florio: con i suoi 32 mila metri quadrati, per tre quarti coperti, fu tra le più grandi tonnare del Mediterraneo e oggi rappresenta un vero gioiello di archeologia industriale. Nel 1841 la famiglia Florio prese in affitto la tonnara dalla famiglia Pallavicini di Genova, inaugurando un capitolo destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia di Favignana. I grandi ambienti che un tempo erano protagonisti dell’attività della tonnara permettono di comprendere quanto la pesca del tonno abbia contribuito a plasmare la comunità locale e quanto il nome dei Florio sia ancora oggi legato all’identità dell’isola.

Ma Favignana porta impressa la propria storia anche nella pietra: per lungo tempo l’uomo ha scavato il territorio per estrarre blocchi di calcarenite, comunemente chiamati tufi, dando forma a cave, gallerie e pareti verticali che hanno cambiato per sempre il volto dell’isola.

Terminata l’attività estrattiva, alcune cave sono state abbandonate e riconquistate dalla vegetazione: da questo incontro insolito tra natura e intervento umano sono nati i giardini ipogei, una delle particolarità più sorprendenti di Favignana.

Il caso più affascinante è quello dei Giardini di Villa Margherita, frutto della visione di Maria Gabriella Campo, figlia di un cavatore: con passione e determinazione, un’antica cava di tufo dismessa è stata bonificata e trasformata in un giardino spettacolare che oggi si sviluppa tra cunicoli, gallerie e grotte risalenti al Settecento e all’Ottocento.

Il percorso occupa un territorio di circa 35 mila metri quadrati e accoglie oltre 300 specie e varietà provenienti da differenti parti del mondo. Muoversi al suo interno significa entrare in un paesaggio inaspettato, dove piante e fiori crescono tra alte pareti di pietra e spazi un tempo scavati dai cavatori. Sulle superfici sono ancora visibili le tracce lasciate dai diversi sistemi di taglio utilizzati nelle varie epoche estrattive.

La stessa relazione tra pietra e mare torna protagonista al Bue Marino, uno dei luoghi più particolari della costa dove si trova un’antica cava di tufo a livello dell’acqua, in cui l’azione dell’uomo si è unita nel tempo con quella degli elementi naturali dando origine a tunnel, piattaforme, anfratti e pareti rocciose. La luce filtra tra le aperture, incontra l’acqua e ne esalta le sfumature azzurre: uno scenario suggestivo e molto diverso dalla classica spiaggia mediterranea.

Le spiagge più belle di Favignana

Favignana è soprattutto un mare che sa sorprendere ogni volta perché lungo i suoi circa 33 chilometri di costa non si presenta mai allo stesso modo: spiagge di sabbia chiara lasciano spazio a calette racchiuse tra le rocce, baie più appartate si alternano alle antiche cave, mentre le sfumature dell’acqua cambiano dal celeste quasi trasparente al blu più intenso.

Tra tutti questi scenari, Cala Rossa è probabilmente quello che più di ogni altro rappresenta Favignana nell’immaginario dei viaggiatori e può essere raggiunta sia via mare sia a piedi. In quest’ultimo caso, il percorso e soprattutto la discesa richiedono un po’ di attenzione e scarpe adeguate, ma una volta arrivati davanti all’acqua la fatica passa in secondo piano. Le pareti rocciose, le tracce delle antiche attività estrattive e il colore intenso del Mediterraneo compongono uno scenario che la rende differente dalla classica spiaggia sabbiosa.

Cala Rossa, una delle migliori spiagge di Favignana, Egadi, Sicilia
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Cala Rossa, una delle migliori spiagge di Favignana

Più semplice da raggiungere è Cala Azzurra, indicata anche per le famiglie con bambini: il fondale basso, la sabbia chiara con sfumature rosate e il mare trasparente creano un ambiente ideale per trascorrere qualche ora in acqua. La facilità di accesso dal centro abitato la rende inoltre una delle tappe più comode durante una giornata alla scoperta dell’isola.

Atmosfera più raccolta a Cala Rotonda, apprezzata sia dalle famiglie sia dalle coppie in cerca di tranquillità. Il momento più suggestivo per raggiungerla è il tramonto, quando la luce diventa più morbida e trasforma i colori della costa. Sotto la superficie si trova anche una grotta conosciuta dagli appassionati di immersioni, il cui ingresso è posto a circa otto metri di profondità.

Se preferite una vera distesa di sabbia, Lido Burrone è una delle spiagge di riferimento: poco distante dal paese di Favignana è caratterizzato da un ampio arenile di sabbia chiara e fondali bassi.

Spostandovi verso la parte occidentale dell’isola incontrerete Cala Grande, raggiungibile solo a piedi seguendo la direzione del faro di Punta Sottile: piccoli tratti di sabbia e vegetazione incorniciano le acque cristalline, in un paesaggio più appartato e meno immediato da raggiungere rispetto ad altre spiagge.

Ancora più selvaggia è Cala Faraglioni: una stradina impervia, percorribile soltanto a piedi, conduce alla spiaggia rocciosa, protetta da un’imponente parete naturale. Nei dintorni si possono incontrare anche suggestive grotte marine che aggiungono ulteriore fascino a cotanto tratto di costa.

Come arrivare a Favignana

Favignana è raggiungibile via mare dalla costa occidentale della Sicilia grazie ai collegamenti in partenza da Marsala e, soprattutto, da Trapani.

Proprio Trapani è uno dei punti di partenza più comodi: scegliendo l’aliscafo, la traversata dura circa 30 minuti; in alternativa potete optare per il traghetto, soluzione utile anche per trasportare un veicolo nei periodi e secondo le modalità in cui l’imbarco è consentito.

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