Vue lecture

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.

La New York da sogno nel giallo L’ultimo turno di Chris Pavone

Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia Apartments, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, il quartiere di Manhattan dove vivono le famiglie più ricche di New York City. Tra celebrity, finanzieri, vedove miliardarie, galleristi d’arte – come Emily Longworth, la protagonista del libro L’ultimo turno di Chris Pavone -, e uomini d’affari che hanno fatto tanti soldi (anche sporchi), come il marito di lei, Whitaker (Wit) Hamilton Longworth, Chicky deve garantire la loro sicurezza.

La trama

Emily non è nata ricca, viveva in uno squallido monolocale della Gande Mela, ma quando ha conosciuto il marito, la sua vita è cambiata radicalmente. Si è sposata, ha avuto due bambini, ha praticamente smesso di lavorare perché non è chic per una donna guadagnarsi dei soldi, così continua a fare consulenze per non annoiarsi e per sfuggire a quel marito che si è rivelato essere un mostro.

Nonostante dovrebbe avere tutto quello che ha sempre desiderato, Emily non è felice e odia profondamente l’uomo che le sta accanto, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa fortuna. Peccato che il contratto prematrimoniale sia inattaccabile e che lei non abbia ancora trovato la forza di lasciarlo.

Per fortuna, durante un evento mondano a cui prende parte senza il marito, Emily conosce Julian Sonnenberg, critico d’arte di successo con il quale ha molto in comune, un uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita e di cui si innamora.

Il condominio Bohemia ha due ali separate, una per ricchi, l’altra per super ricchi, dove vivono isia i Sonnenberg sia i Longworth, con un sistema di sicurezza al top. Qui ci sono solo grandi appartamenti, come il 2A dove vive Julian. C’è chi ne possiede addirittura due, come i Longworth, che vivono nel lussuoso attico, l’appartamento 11C-D. Sonnenberg possiede uno degli appartamenti meno costosi dell’edificio. La penthouse di Longworth è costata 32 milioni di dollari, più altri 7 milioni per ristrutturarne la superficie di 650 mq. Lì risiedono altri miliardari, ma Wit è il più ricco.

Offerta
20,00 EUR −5% 19,00 EUR
Acquista su Amazon

Chicky lavora al Bohemia da 28 anni, è lui “la vera definizione di portiere, con la sua uniforme immacolata e il suo cappello a campana”. Ex marine, portoricano di 51 anni, anche lui ha un ruolo fondamentale nella trama del thriller.

Dov’è ambientato il giallo

Quasi tutto il libro è concentrato all’interno del prestigioso condominio Bohemia che si trova nell’Upper West Side, nome fittizio di uno dei tanti palazzi per ricchi che s’affacciano direttamente su Central Park da una parte (Central Park West), e sul fiume Hudson dall’altra. lLa zona pià bella in assoluto di New York.

L’Upper West Side corrisponde esattamente a quel quadrilatero compreso tra la West 59th Street e la West 110th Street ed è considerato il quartiere culturale e intellettuale. In questa zona ci sono la Columbia University, l’American Museum of Natural History, il New York Institute of Technology e il Lincoln Center for the Performing Arts. Giusto per citare alcuni degli indirizzi più noti.

L’immagine che Chris Pavone ci mostra di Manhattan in L’ultimo turno è quella dell’immaginario collettivo fatto di luci al neon, taxi gialli che sfrecciano tra le avenue, suv che scaricano i residenti di lussuosi flat in cui vivono i ricchi, sempre carichi di sacchetti dello shopping nella Fifth Avenue, tate con bambini e microscopici cagnolini appena usciti dalla toelettatura.

Il Bohemia non esiste nella realtà, ma potrebbe essere un qualsiasi palazzo elegante dell’Upper West Side. Pavone si sarebbe ispirato ai fatti reali accaduti nel celebre The Dakota, il condominio di lusso della fine dell’800, anch’esso nella Upper West Side di Manhattan, sulla 72^ strada, dove vivevano John Lennon e Yoko Ono quando nel 1980 un uomo sparò al componente dei Beatles. E i Lennon non furono né i primi né gli ultimi tra i personaggi di fama mondiale ad aver fatto del Dakota la propria casa. Per esempio, Lauren Bacall, Judy Garland e Leonard Bernstein abitarono tutti qui. Questi nomi di spicco sono stati ormai soppiantati da miliardari per i quali l’edificio rappresenta un pied-à-terre ovvero soltanto una delle loro numerose residenze. Gli stessi Longworth dividono la loro esistenza tra l’attico a Manhattan e la villa a Martha’s Vineyard, nel Massachusetts, vicino alla costa meridionale di Cape Cod, un’esclusiva meta di svago lungo la costa degli Stati Uniti dove trascorrono le vacanze i Presidenti americani, celebrità e villeggianti facoltosi.

Dalla descrizione che Pavone fa del palazzo, però, con due alte torri distinte, ci saremmo immaginati un edificio più simile a un altro palazzo molto famoso, quasi iconico, di Central Park, che molti avranno sicuramente già visto se non personalmente almeno in decine di film e serie Tv: The San Remo.

the-san-remo-central-park-new-york
123RF
The San Remo, iconico edificio affacciato su Central Park a New York

A due passi dal Dakota, è un famoso palazzo di lusso di New York degli inizi del Novecento. Si trova al 145-146 di Central Park West, di fronte a Central Park. Progettato da Emery Roth e completato nel 1930, è stato il primo grattacielo residenziale con torri gemelle della città. Nel corso degli anni, anche questo palazzo ha ospitato molte celebrità, tra cui Steve Jobs, Bono degli U2 (che comprò l’appartamento da Steve Jobs), Steven Spielberg, Demi Moore, Dustin Hoffman, Dodi Al-Fayed.

Il San Remo ha un gemello, l’Eldorado, uno storico palazzo residenziale in stile art déco dell’Upper West Side di New York, affacciato sul lato occidentale di Central Park.

Al di là della trama avvincente, questo giallo fa proprio venire voglia di fare un viaggio a New York.

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

Herm, l’isola senza auto tra spiagge bianche e silenzio

Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.

Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.

Stewart Island, l’isola più tranquilla del mondo dove vivono solo 500 persone

Immaginate un’isola grande tre volte Phuket dove vivono appena 500 persone, mentre circa 20 mila kiwi si aggirano tra foreste, spiagge e sentieri; aggiungete pochissime strade, cieli quasi privi di luce artificiale e un territorio in gran parte protetto: siete a Stewart Island, in Nuova Zelanda, incoronata nel 2026 “isola più tranquilla del mondo” dall’Unspoilt Index di BookRetreats, con un punteggio di 94,6 su 100.

Conosciuta in māori come Rakiura ovvero “terra dei cieli splendenti”, è la terza isola più grande della Nuova Zelanda e uno di quei luoghi in cui la presenza dell’uomo sembra quasi farsi da parte per lasciare spazio alla natura. Il protagonista più celebre è il kiwi bruno di Stewart Island, o Rakiura tokoeka, che qui trova uno dei suoi habitat privilegiati e può essere avvistato anche durante il giorno.

Ma basta aspettare che cali il buio perché lo spettacolo si sposti sopra le vostre teste. Dal 2019 Stewart Island/Rakiura è infatti un International Dark Sky Sanctuary e, ancora oggi, detiene il primato di santuario internazionale del cielo buio più meridionale del pianeta. L’inquinamento luminoso è quasi inesistente e, quando cielo e attività solare collaborano, potreste persino vedere l’aurora australe accendersi sopra l’oceano.

Cosa vedere e fare a Stewart Island tra kiwi, foreste e cieli stellati

Se arrivate fin qui in cerca di silenzio, Stewart Island difficilmente vi deluderà: circa l’85% dell’isola è protetto dal Rakiura National Park, un territorio di foreste native, baie remote, zone umide, coste selvagge e lunghi sentieri dove è ancora possibile intuire l’aspetto che doveva avere gran parte della Nuova Zelanda prima delle profonde trasformazioni provocate dalla presenza umana.

Oban, affacciata su Halfmoon Bay, è l’unico vero centro abitato: da qui bastano pochi spostamenti per lasciarsi alle spalle le case e ritrovarvi tra felci, spiagge quasi vuote e insenature in cui il rumore dominante torna a essere quello dell’acqua e degli uccelli. Proprio il birdwatching è una delle grandi esperienze dell’isola: i kiwi sono le star, ma Rakiura ospita un’eccezionale varietà di uccelli marini e forestali.

Stewart Island, l'isola dei kiwi e dei cieli spettacolari
iStock
Stewart Island, l’isola dei kiwi e dei cieli spettacolari

Se amate camminare, il modo più emozionante per entrare nel paesaggio è seguire il Rakiura Track, una delle Great Walks neozelandesi, che richiede generalmente tre giorni e attraversa costa aperta, foreste, spiagge e le rive riparate del Paterson Inlet. Lungo il cammino potrete pernottare nei rifugi o nei campeggi e, con un po’ di fortuna, trovare sulla terra persino le impronte dei kiwi. Non aspettatevi però una passeggiata sempre comoda: la pioggia può trasformare alcuni tratti in veri corridoi di fango, parte integrante dell’esperienza di trekking sull’isola.

Per escursionisti esperti esistono percorsi ancora più impegnativi: il Southern Circuit percorre valli coperte di foresta e zone remote come Mason Bay e richiede preparazione, esperienza nel backcountry e capacità di affrontare condizioni meteorologiche mutevoli. Ancora più lungo e selvaggio è il North West Circuit, che segue gran parte della costa settentrionale tra spiagge delimitate dalle dune, promontori rocciosi, foreste e rifugi isolati.

Cima del Monte Anglem, Stewart Island, Nuova Zelanda
iStock
Spettacolare cima del Monte Anglem a Stewart Island

Se preferite l’acqua ai lunghi trekking, da Oban potete invece esplorare il Paterson Inlet in kayak, alternando piccole baie, coste coperte di vegetazione e quella particolare sensazione di isolamento che accompagna gran parte del viaggio.

Poi arriva la notte. Alzate lo sguardo: le stelle diventano improvvisamente numerosissime e il cielo assume una profondità che nelle città abbiamo quasi dimenticato: tra marzo e settembre aumentano inoltre le opportunità di osservare l’aurora australe, anche se, trattandosi di un fenomeno naturale, l’avvistamento non può mai essere garantito.

Aurora australe a Stewart Island
iStock
Spettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)

Dove si trova Stewart Island e come raggiungerla

Stewart Island/Rakiura si trova circa 30 chilometri a sud della South Island della Nuova Zelanda, oltre il Foveaux Strait, in quelle latitudini australi influenzate dai celebri Roaring Forties, i forti venti occidentali che aspazzano l’emisfero meridionale.

Da Invercargill potete raggiungere Oban con un piccolo aereo in circa 20 minuti; se invece preferite il mare, dal porto di Bluff parte il traghetto che percorre il Foveaux Strait in circa un’ora: lo stretto è noto per le condizioni del mare che possono diventare vivaci, mentre il volo offre un arrivo oltremodo scenografico sopra coste, baie e foreste.

Montecarlo, cosa vedere di nuovo quest’estate nel Principato di Monaco

Per chi trascorre l’estate in Liguria o nella vicina Costa Azzurra, non può mai mancare una tappa nel Principato di Monaco. Ogni estate, sono tante le novità che Montecarlo propone a chi la visita.

Anche quest’anno sono parecchie, tra mostre dedicate ai miti monegaschi – dalla diva Grace Kelly che lasciato un segno indelebile ai motori della Formula Uno –, nuovi quartieri per super ricchi, ma anche nuovi parchi e iniziative volte alla sostenibilità. Grossi cambiamenti, insomma, ma anche grandi classici, per un luogo che, da secoli, fa sognare. Ecco cosa vedere di nuovo se siete in città.

La partenza della Vuelta

La Vuelta 26, la più importante corse a tappe di ciclismo spagnola, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France, prenderà il via a Monaco il pomeriggio del 22 agosto 2026, con una spettacolare cronometro che si disputerà tra le strade del Principato. Il Casinò di Monte Carlo sarà il punto di partenza di una tappa che toccherà luoghi iconici come la spiaggia del Larvotto, lo stadio Louis II e l’interno del Chapiteau dell’Espace Fontvieille. Naturalmente, per tutto il giorno il traffico automobilistico sarà deviato, ma sarà uno spettacolo unico che attirerà migliaia di appassionati e di turisti.

Il nuovo quartiere Mareterra

È stato completato ed è ora visitabile il nuovo progetto edilizio chiamato Mareterra, un enorme complesso affacciato sul mare progettato dagli studi di architettura Valode & Pistre e Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con il paesaggista Michel Desvigne e con opere open air dell’architetto giapponese Tadao Ando, dello scultore britannico Anish Kapoor e dell’americano Alexander Calder. In alcuni punti, il mare entra proprio nelle fondamenta della piattaforma, tanto che uno degli ingressi dei nuovi condomini, che prende il nome di Grotte Bleue, è aperto al pubblico e, in un’intercapedine di cemento armato, si possono vedere le fondamenta che entrano direttamente nel mare e guardare un video che mostra i fondali marini di quella zona. Il quartiere comprende palazzine (in quella progettata da Piano, che ricorda la chiglia di una nave, ci vivono alcuni dei piloti di Formula Uno che, nonostante in pista siano rivali, in realtà qui sono vicini di casa), ville su più livelli, una marina, negozi e ristoranti. In questo nuovo quartiere color ocra, che a tratti ricorda un po’ una città del Medioriente, tra passeggiate, fitta vegetazione, incluse le piante aromatiche, e strade pedonali affiancate da rivoli d’acqua e da ampie piscine a sfioro, l’atmosfera è ovattata e non si sente quasi il rombo dei motori delle Ferrari che sfrecciano in continuazione sul lungomare del Larvotto.

mareterra-montecarlo
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il nuovo quartiere di Mareterra nel Principato di Monaco

Il matrimonio del secolo

Il Palais Princier, sulla rocca di Monaco, ospita la mostra “Wedding of the Century” che celebra i 70 anni del matrimonio tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly che ha fatto sognare il mondo. Dai gioielli donati dalla cittadinanza monegasca alla neo-sposa ai suoi abiti più belli, incluso quello da sposa. che ha fatto il giro del mondo, sono in mostra insieme a ritratti, fotografie e ad altri memorabilia della vita privata della coppia reale. Un’occasione, per chi non lo avesse mai fatto, di visitare anche le sale di Palazzo aperte al pubblico, con i marmi, gli affreschi e i soffitti a volta. Si può visitare la mostra fino al 25 settembre 2026.

mostra-montecarlo-abito-sposa-grace-kelly
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’abito da sposa indossato da Grace Kelly in mostra a Palazzo

Il matrimonio del secolo 2

Per i più romantici, che desiderano ripercorrere le tappe del matrimonio del secolo, a L’Engelinè, nella stessa via del Jardin Exotique, è in mostra “Un Mariage sous les projecteurs. Rainier III et Grace Kelly. 12-19 avril 1956” (Un matrimonio sotto i riflettori. Ranieri III e Grace Kelly. 12-19 aprile 1956) con film, fotografie, documenti d’archivio e apparecchiature che ripercorrono la storia di una produzione cinematografica unica e che illustrano nel dettaglio l’apparato mediatico di un evento che ha cambiato il volto del Principato di Monaco. Infatti, in occasione delle nozze di Ranieri e Grace, per agevolare il lavoro dei circa 1800 giornalisti giunti da ogni parte del mondo e le Tv ufficiali dell’epoca, Radio Monte-Carlo e Télé Monte-Carlo, che hanno curato la produzione e la trasmissione delle cerimonie in Eurovisione, raggiungendo 30 milioni di telespettatori, era stata allestita una sala stampa sulla Rocca. Tutti questi filmati, uniti a quelli amatoriali, che hanno documentano il fervore dell’intera popolazione, sono stati raccolti dall’Institut Audiovisuel de Monaco e vengono proiettati tutti i giorni gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30 (16:30 il venerdì) fino al 26 febbraio 2027 nella sede dell’istituto.

Auto, rally e Formula Uno

Se la mostra sul matrimonio farà sognare molte donne, quella al Grimaldi Forum farà sognare i maschietti. Poiché Montecarlo fa rima con Formula Uno, dallo scorso 30 giugno è in corso la mostra “Monaco e l’automobile, dal 1893 ai giorni nostri”, aperta al pubblico solo fino al 6 settembre 2026. Distribuita su una superficie di oltre 3.500 mq, la mostra offre un viaggio attraverso oltre 130 anni di storia che legano il Principato al mondo dell’automobile. Oltre 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco, raccontano una storia che parte dai primi concorsi d’eleganza della fine del XIX secolo, che passa dal Rally di Monaco Monte-Carlo in corso dal 1911 e dal primo Gran Premio di Monaco del 1929. Grazie al contributo dell’Automobile Club de Monaco, il percorso espositivo riunisce archivi eccezionali, spesso inediti, oltre a numerosi documenti, fotografie e video che consentono di rivedere le auto in azione. Tra i pezzi più importanti figura la Rolls-Royce Silver Wraith del matrimonio del Principe Ranieri III e di Grace Kelly nel 1956, auto da rally, monoposto da GP e un omaggio ai piloti monegaschi Louis Chiron, uno dei più grandi piloti tra le due guerre mondiali, e al nostro ferrarista Charles Leclerc.

Il nuovo Jardin Exotique

Ha riaperto la scorsa primavera, dopo sei anni di lavori per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco. Questo parco che sorge dietro i moderni grattacieli è considerato uno dei giardini più belli del mondo e adesso è ancora più bello di prima. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, il Giardino Esotico di Montecarlo è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione. C’è anche una grotta nascosta, Grotte de l’Observatoire, scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta e aperta per le visite guidate con specialisti. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra.

jardin-exotique-Montecarlo-roccia
@Ezio Cairoli
Il percorso affascinante dentro il Giardino Esotico

Il Nuovo Museo Nazionale di Monaco

A partire dallo scorso 3 luglio, il Nouveau Musée National de Monaco presso la Villa Paloma dedica una mostra al pittore rumeno Victor Brauner (1903-1966), figura di spicco del surrealismo internazionale. “Victor Brauner, L’Aventure magique” riunisce oltre 160 opere tra dipinti, disegni e sculture che abbracciano l’intera carriera dell’artista dagli Anni ’20 agli Anni ’60, tutte provenienti da una collezione privata con sede a Monaco. Il percorso espositivo è completato da dieci oggetti d’arte extra-occidentali appartenuti allo stesso Brauner, concessi in prestito dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Étienne Métropole nella Loira. Villa Paloma si trova a due passi dal Jardin Exotique e, dalla sua terrazza panoramica, si gode di una splendida vista sul Principato.

Mare e sostenibilità

Il tema della sostenibilità è molto sentito nel Principato e lo stesso Principe Alberto II ci tiene moltissimo. In occasione del 50° anniversario dell’Associazione Monegasca per la Protezione della Natura (AMPN) presso Le Méridien Hub del Méridien Beach Plaza è stata allestita una mostra fotografica che ripercorre mezzo secolo di impegno a favore della salvaguardia delle aree marine protette di Monaco, visitabile fino al 15 ottobre 2026. Questa retrospettiva immerge i visitatori nel cuore della storia dell’associazione e delle sue numerose iniziative a favore della biodiversità marina. Attraverso fotografie d’archivio, immagini contemporanee, documenti sui programmi di ricerca scientifica, i progetti di ripristino ecologico, le innovazioni tecnologiche e le numerose iniziative la mostra testimonia l’evoluzione delle missioni dell’AMPN e il suo ruolo fondamentale nella protezione del litorale monegasco.

Un nuovo modo di visitare Montecarlo

Il Principato di Monaco ha da poco lanciato un’iniziativa chiamata Visit Monaco City Walk che consente ai visitatori di girare per tutta la città a piedi, lasciando l’auto in uno dei tanti parcheggi, dove spesso la prima ora è gratuita, passeggiando tra i vari quartieri, approfittando delle numerose esperienze proposte lungo il percorso lasciandosi guidare. Grazie alla vicinanza dei principali luoghi di interesse, infatti, Monaco si scopre facilmente a piedi o con le biciclette da noleggiare. Da un quartiere all’altro, i visitatori possono passeggiare ed esplorare giardini, musei, negozi, ristoranti, panorami o luoghi emblematici. Sul sito citywalk.visitmonaco.com (anche in italiano) vengono indicati gli itinerari consigliati con i tempi di percorrenza, tra cui anche alcuni percorsi pedonali, i parking con tanto di posti disponibili in tempo reale e la mappa interattiva.

Le novità per i ragazzi a Monaco

Non tutti sanno che nel Principato di Monaco esiste un interessantissimo museo della storia: il Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, fondato dal Principe Alberto I, che si trova anch’esso nei presso di Villa Paloma e del Jardin Exotique. Per tutta l’estate, sono in corso due mostre molto interessanti e istruttive, specie per i ragazzi: la prima, interattiva e immersiva, intitolata “From Toumaï to Sapiens” (fino al 16 ottobre 2026) racconta la nascita e l’evoluzione della specie e ripercorre il cammino di quegli esseri umani che inventarono gli strumenti e dominarono il fuoco, prima di lasciare la culla dell’umanità in Africa per popolare l’intero pianeta nell’arco di circa 10.000 anni; la seconda, “Magies d’ailleurs” (“Magie da altrove”) è una mostra immersiva per gli appassionati di scoperte, di riti, magia e costumi tradizionali (fino al 15 dicembre 2026). Il museo apre dalle 9 alle 18 e organizza anche visite guidate. Vale la pena visitarlo anche solo per ammirare lo scheletro di un mammut di oltre 30mila anni scoperto nella Siberia settentrionale: lo scheletro è lungo 5 metri e alto più di tre.

Omegna, la città di Rodari sul Lago d’Orta dove anche il fiume inventa una fiaba tutta sua

C’è una cittadina in Piemonte dove il fiume va controcorrente: l’emissario Nigoglia, che invece di scendere verso il lago risale verso nord, tanto che un vecchio detto locale lo chiama “il fiume che va in su”. E vuole la coincidenza che questa vena anticonformista abbia accompagnato anche la nascita di Gianni Rodari, lo scrittore nato proprio a Omegna e che a sua volta andò controcorrente rispetto alla scuola e alla pedagogia del suo tempo, imponendo una visione in cui la fantasia, l’errore creativo e il punto di vista dei bambini contavano più dei dogmi rigidi degli adulti.

Affacciata sulle rive del Lago d’Orta, Omegna offre ben più di una tappa veloce: tra vicoli medievali, salite panoramiche e una tradizione dolciaria tutta da scoprire, merita una giornata intera. Sapevate, per esempio, che qui sono nate la moka Bialetti, che ha cambiato per sempre il rito del caffè nelle case di tutto il mondo, e le eccellenze di Alessi e Lagostina? Tutti marchi che hanno trasformato oggetti quotidiani come pentole e posate in pezzi di design riconosciuti a livello internazionale.

Ecco i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere a Omegna.

Cosa fare e vedere a Omegna

Il modo migliore per scoprire Omegna è fare una passeggiata lungo la Nigoglia, seguendo il suo corso anomalo fino al cuore del centro storico. Da lì si può salire verso l’Alpe Mastrolino, un percorso che regala uno sguardo d’insieme sul lago e sui tetti della città, oppure spingersi fino al Monte Zuoli, dove il bosco ospita i giardini della Torta in Cielo con installazioni dedicate proprio a Gianni Rodari.

Tornati in centro, i vicoli del Quartiere Vaticano meritano una sosta lenta, tra scorci che raccontano l’anima più antica di Omegna. Da non perdere la Chiesa Collegiata di Sant’Ambrogio, esempio di architettura romanica rimaneggiata nei secoli, e naturalmente il museo “Una fantastica Storia”, primo spazio interattivo in Italia interamente dedicato all’universo di Rodari.

Chi ama il lago può scegliere tra una gita in battello alla ricerca degli angoli visibili solo dall’acqua, una passeggiata sul lungolago con aperitivo al tramonto, oppure un’esperienza decisamente insolita: pedalare direttamente sulle acque del Lago d’Orta a bordo di biciclette con speciali ruote galleggianti.

Per chiudere in dolcezza, Omegna ha una sua piccola geografia dei biscotti, uno diverso per ogni pasticceria. Le Imperialine, presenti dal 1937, le Reginette, molto simili, ma con un cuore più generoso di crema di gianduia, e le varianti Duchesse e Damine. A completare la mappa golosa ci sono i Perdigiorno, biscottini quadrati dedicati a Giovannino Perdigiorno, protagonista di uno dei libri più amati di Rodari.

La Festa di San Vito

Dal 21 al 31 agosto, Omegna si trasforma per undici giorni in un grande palcoscenico a cielo aperto per la 123ª edizione della Festa di San Vito, una delle celebrazioni patronali più antiche del Piemonte. La tradizione religiosa, legata all’arrivo delle reliquie del santo sul lago nel 1611, culmina il 29 agosto con la processione dell’urna per le vie del centro storico.

Ma è lo spettacolo sull’acqua a rendere l’evento davvero unico: tre serate piromusicali illuminano il golfo, con un finale il 30 agosto affidato a professionisti internazionali e, per la prima volta, a chiatte disposte direttamente sul lago per amplificare la visione da ogni angolo della città.

Dove si trova e come arrivare

Omegna sorge all’estremità settentrionale del Lago d’Orta, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte. In auto è raggiungibile percorrendo l’autostrada A26 e uscendo a Gravellona Toce, a pochi minuti dal centro. In treno, la città si trova sulla linea Novara–Domodossola, con collegamenti diretti da Milano (circa un’ora e mezza) e da Torino, cambiando a Novara. L’aeroporto di riferimento più vicino è quello di Milano Malpensa, a circa 40 minuti di auto.

Dove andare in Europa a settembre, 8 città da visitare senza spendere una fortuna

Se non avete avuto l’occasione di partire in piena estate oppure avete volontariamente scelto di evitare i viaggi in alta stagione, tra prezzi alle stelle e folla un po’ ovunque, sappiate che settembre è uno dei mesi migliori per organizzare una vacanza in Europa. Anzi, a settembre potete concedervi un weekend europeo o anche dei giorni di vacanza in più senza spendere quanto ad agosto, godendo addirittura di un clima più piacevole e fresco, ideale anche per la città.

Ma non solo: a settembre, a invogliare la partenza, si aggiunge il fatto che anche voli e alloggi possono scendere notevolmente di prezzo rispetto ai periodi di alta stagione. A questo si accompagna un calendario ricco di festival, eventi culturali, appuntamenti gastronomici e manifestazioni locali che permettono di vivere le destinazioni in un momento particolarmente interessante dell’anno.

Viaggio a bordo del Train des Merveilles, da Nizza a Tenda attraverso un territorio ricco di meraviglie

L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.

È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.

Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).

Scoppia il trend del city-maxxing: i migliori itinerari per vedere 4 città in un viaggio

In un viaggio, basta una sola città a settimana? Seppur sempre più persone stiano preferendo scoprire una sola meta in modo più approfondito, c’è chi preferisce abbracciare un trend soprannominato city-maxxing. Cosa significa esattamente? Invece di fermarsi in un’unica destinazione, si attraversano più città, spesso in Paesi diversi, sfruttando spostamenti brevi e budget contenuti.

A fotografare il fenomeno è stata una ricerca di FlixBus, che ha analizzato le destinazioni europee servite dalla propria rete individuando itinerari con quattro tappe e spostamenti sempre sotto le cinque ore.

Partendo da questo spunto, abbiamo creato cinque itinerari, tra classici d’Europa e rotte meno battute.

Lubiana → Zagabria → Budapest → Bratislava

Un tuffo nella Mitteleuropa più autentica. Si parte da Lubiana, con il suo castello e i canali scenografici, per poi scendere a Zagabria tra caffè storici e mercati vivaci. Budapest regala terme, vita notturna nei ruin bar e un patrimonio architettonico da fotografare a ogni angolo. Chiude il cerchio Bratislava, piccola ma sorprendente, ideale per un ultimo giorno slow prima del rientro.

Venezia → Lubiana → Zagabria → Budapest

Un itinerario che parte dall’Italia e attraversa il confine quasi senza accorgersene. Da Venezia, con i suoi canali e le calli affollate, si passa alla quiete verde di Lubiana, poi alla vivacità di Zagabria, fino all’energia di Budapest. Un mix perfetto tra arte italiana e atmosfere balcaniche, con spostamenti sempre gestibili in giornata.

Marsiglia → Montpellier → Barcellona → Valencia

Il Mediterraneo come filo conduttore. Marsiglia apre le danze con il suo porto storico e i quartieri multiculturali, Montpellier aggiunge un tocco universitario e giovane. Poi si vola letteralmente in Spagna: Barcellona con Gaudí e la movida, Valencia con la Città delle Arti e delle Scienze e spiagge a due passi dal centro. Un itinerario dove cultura, mare e vita notturna vanno a braccetto.

Berlino → Praga → Breslavia → Cracovia

Un itinerario tra i più rapidi in assoluto, con poco più di dodici ore di spostamenti complessivi. Dopo Berlino e Praga si prosegue in circa tre ore verso Breslavia, terza città della Polonia, distribuita su una rete di isole collegate da oltre cento ponti. La sua piazza del mercato non ha nulla da invidiare a quella praghese, ma con molta meno folla.

Il viaggio si chiude a Cracovia, circa tre ore più a est: l’ex capitale reale della Polonia conserva uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa, con l’ampia piazza Rynek Główny circondata da chiese gotiche, case colorate e caffè vivaci.

Venezia → Innsbruck → Monaco di Baviera → Zurigo

Infine, l’ultimo itinerario attraversa le Alpi cambiando paesaggio a ogni tappa. Si parte da Venezia per salire verso Innsbruck, circondata da montagne e con un centro storico compatto perfetto da girare in mezza giornata. Si prosegue verso Monaco di Baviera, tra birrerie storiche, il grande parco dell’Englischer Garten e una vita culturale sempre vivace. Il viaggio si chiude a Zurigo, tra il lago, il centro storico raccolto e un’atmosfera elegante, ma rilassata, ideale per un ultimo giorno di shopping e passeggiate lungo il fiume Limmat.

Dove andare in Italia a settembre, 5 mete da vivere senza la folla di agosto ed eventi imperdibili

Per chi si può permettere una vacanza al di fuori del calendario classico delle ferie estive, settembre è un mese ideale per viaggiare in Italia. A settembre il picco dell’estate è ormai alle spalle, le temperature diventano più sopportabili, le località turistiche iniziano a respirare e le giornate regalano ancora abbastanza luce per vivere mare, borghi, passeggiate e pranzi all’aperto. Anche la presenza dei turisti tende a diminuire e, in molte destinazioni, si possono trovare condizioni di prezzo più interessanti rispetto alle settimane centrali di agosto.

Da nord a sud, il mese di settembre offre così un’Italia diversa, fatta di vendemmie, festival gastronomici, natura che cambia colore e grandi eventi sul lago. Ecco 5 destinazioni da segnare in agenda per le vacanze di settembre.

Trapani e le Egadi, Sicilia

La Sicilia è una delle destinazioni che meglio interpretano il fascino del mese di settembre. Nel territorio di Trapani e dell’arcipelago delle Egadi, il mare conserva ancora il suo carattere estivo mentre il caldo più intenso lascia spazio a giornate più piacevoli per esplorare borghi, saline, riserve naturali e località costiere. E, soprattutto, ci si lascia alle spalle la calca di agosto che affolla anche le calette più silenziose delle Egadi.

San Vito lo Capo, Sicilia
iStock
Veduta di San Vito Lo Capo, Trapani

Il grande appuntamento del mese è il Cous Cous Fest, in programma nella vicina San Vito Lo Capo dal 18 al 27 settembre 2026. Per dieci giorni il celebre borgo siciliano diventa un vero e proprio crocevia internazionale dedicato al cous cous e all’integrazione culturale. Le Case del Cous Cous e l’Expo Village saranno aperti ogni giorno dalle 12 a mezzanotte sul lungomare e nelle vie centrali del paese, con degustazioni, prodotti del territorio, cooking show e competizioni tra chef provenienti da diversi Paesi.

Langhe, Piemonte

Tra colline, vigneti e borghi, le Langhe sono una delle destinazioni italiane che acquistano ancora più fascino con l’arrivo dell’autunno. Settembre coincide infatti con uno dei momenti più importanti dell’anno per questo territorio: la vendemmia.

Vigne, Barolo, Langhe
iStock
Le vigne del Barolo in autunno

Alla Cascina Fontanette, a Santo Stefano Belbo, la Festa della Vendemmia propone dal 12 settembre al 4 ottobre 2026 un’esperienza dedicata anche alle famiglie: si può partecipare alla raccolta dell’uva e alla pigiatura manuale, visitare i vigneti e la cantina e accompagnare l’esperienza con degustazioni di prodotti della tradizione locale. Un altro appuntamento da segnare è in programma sabato 5 e domenica 6 settembre 2026 al Villaggio Narrante di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba. Due giornate con musica, spettacoli, street food, attività per grandi e bambini e, naturalmente, la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi.

Valle del Casentino, Toscana

Per una vacanza lontana dal turismo balneare, la Valle del Casentino, in Toscana, è un’alternativa completamente diversa. Qui settembre segna il passaggio dall’estate all’autunno e il paesaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna comincia lentamente a cambiare volto.

Casentino, Toscana
123RF
Sguardo sulla Valle del Casentino

I boschi regalano temperature più gradevoli per le escursioni e le prime sfumature autunnali, mentre la fauna selvatica diventa protagonista di uno degli spettacoli naturali più suggestivi della stagione: il bramito dei cervi. Ma il Casentino non è solo natura, è anche un territorio dove inserire nel viaggio luoghi di grande valore storico e spirituale come la Fraternità di Romena, la Pieve di Romena e il Castello di Romena, immersi in un paesaggio che invita naturalmente alla lentezza.

Lago di Garda

Il Lago di Garda è una di quelle destinazioni che continuano a funzionare benissimo anche quando l’estate entra nella sua fase finale. Anche il calendario degli eventi rende il Garda particolarmente interessante in questo periodo. Tra gli appuntamenti più importanti c’è la 76ª CentoMiglia Internazionale del Garda, in programma il 5 e 6 settembre 2026, storica regata organizzata dal Circolo Vela Gargnano e capace di coinvolgere diverse località del lago.

Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago
iStock
Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago

A Salò, dal 17 al 20 settembre, torna inoltre Salò Botanica, mostra-mercato dedicata a piante e fiori che anima il lungolago e il centro storico. Dall’altra parte del lago, Castelnuovo del Garda celebra invece la 60ª Festa dell’Uva, appuntamento che lega tradizione, territorio ed enogastronomia e che nel 2026 sarà accompagnato anche da iniziative culturali ed esperienziali.

I borghi dell’Umbria

L’Umbria a settembre è una destinazione perfetta per chi vuole staccare davvero, magari con un itinerario tra Assisi, Spello, Bevagna, Spoleto e Montefalco, che sappia alternare arte, natura ed enogastronomia.

Veduta aerea della Basilica di San Francesco d'Assisi e del centro storico, Umbria
iStock
Veduta aerea della Basilica di San Francesco d’Assisi, Patrimonio UNESCO

A settembre non mancano nemmeno gli appuntamenti. Ad Assisi, il 5 settembre è in programma la Marcia delle Otto Porte, mentre a Scheggino, il 6 settembre, si svolge la SpoletoNorcia Gravel, occasione interessante per scoprire il territorio su due ruote. Sempre durante il mese proseguono inoltre eventi culturali e iniziative nei borghi umbri, mentre il Festival Internazionale Green Music arriva fino al 20 settembre 2026 tra Montefalco e Assisi.

Tra gole e pareti di roccia c’è un piccolo paradiso blu scavato dal Turia: il Charco Azul di Chulilla

Sulla mappa della Comunità Valenciana, poco a ovest di Valencia, la provincia si trasforma in un labirinto calcareo scavato con pazienza millenaria dal fiume Turia. Proprio qui, l’antico borgo di Chulilla si erge fiero sopra un promontorio roccioso e, dalle stradine strette del paese raccolte attorno alla Plaza de la Baronía, il terreno scende verso una gola di roccia. Le case restano alle spalle e davanti prende forma un ambiente quasi selvaggio, fatto di pareti verticali, acqua verde-azzurra, piccoli frutteti e tracce di antiche opere.

La meta si chiama Charco Azul, espressione spagnola traducibile con “pozza azzurra”, ma il suo nome ha una storia meno poetica di quanto suggerisca il colore dell’acqua: deriva infatti dall’arabo azud, termine legato a una piccola diga o sbarramento destinato alla gestione dell’acqua per l’irrigazione.

La vera sorpresa, però, arriva alla fine del sentiero, quando il canyon si stringe fino a lasciare appena una decina di metri tra le pareti, mentre il Turia rallenta e forma un ampio specchio d’acqua. La roccia appare severa, modellata dall’erosione del fiume; l’acqua invece introduce una nota quieta e luminosa.

Origine, formazione e leggende del Charco Azul

La storia del Charco Azul comincia molto prima della nascita del turismo naturalistico. Il protagonista è il Turia, fiume che attraversa buona parte della Comunità Valenciana prima di raggiungere il Mediterraneo presso Valencia. Nel tratto di Chulilla il corso d’acqua ha inciso profondamente il rilievo, creando una gola dalle pareti alte e pressoché verticali.

Il piccolo sbarramento associato al nome del Charco Azul aveva una funzione concreta: l’acqua veniva utilizzata per irrigare gli orti situati nei pressi dell’abitato, un sistema prezioso in un territorio mediterraneo caratterizzato da estati calde e precipitazioni irregolari. A questa storia agricola si aggiunge una seconda fase legata alla produzione di energia.

Il paesaggio custodisce, però, anche racconti molto più drammatici. Una delle storie locali più note riguarda il trasporto del legname proveniente dalle montagne settentrionali. I tronchi venivano affidati alla corrente del fiume per raggiungere Valencia, sfruttando il Turia quale naturale via di trasporto. La strettezza della gola provocava, sfortunatamente, frequenti accumuli di legname. Gli uomini incaricati di liberare il passaggio affrontavano un lavoro rischioso e alcuni persero la vita durante queste operazioni.

Secondo la tradizione, proprio la memoria di quelle tragedie avrebbe portato alla costruzione di un piccolo eremo sulla riva sinistra del fiume, oltre la zona dei Calderones. Anche le acque del Turia hanno alimentato racconti legati a incidenti e annegamenti, soprattutto nelle epoche precedenti alla costruzione delle opere di regolazione del corso fluviale.

Un altro capitolo appartiene alla storia recente. Una passerella conduceva verso l’antico azud, ma l’alluvione del 1989 la distrusse. Le opere di accesso alla zona sono state successivamente migliorate, mentre alcuni collegamenti storici lungo il fiume hanno perso la loro funzione originaria. Il risultato è un paesaggio nel quale natura e archeologia industriale convivono senza bisogno di grandi scenografie.

Visita al Charco Azul, cosa vedere e cosa fare lungo il percorso

L’escursione parte dalla Plaza de la Baronía, piazza centrale di Chulilla legata all’antica Baronía, istituita nel 1274. Da questo punto si imbocca il percorso locale SL-CV 74, seguendo la segnaletica dedicata al Charco Azul. Le prime centinaia di metri attraversano il cuore dell’abitato con le sue vie strette, inclinate, raccolte tra facciate semplici e case addossate le une alle altre.

Calle Santa Bárbara e Las Cuevas accompagnano progressivamente fuori dal paese, mentre il panorama si apre verso la valle. Più in basso compaiono gli orti tradizionali e le prime pareti della gola. Il sentiero raggiunge poi il canyon del Turia. All’inizio il tracciato è abbastanza ampio, poi si restringe seguendo il profilo del fiume.

La roccia assume proporzioni imponenti e diventa il vero elemento dominante del paesaggio. Chulilla è considerata una delle principali destinazioni per l’arrampicata della Comunità Valenciana e lungo questo settore della gola si distinguono numerose vie attrezzate sulle pareti calcaree.

Dopo circa 40 minuti si raggiunge il Charco Azul. La pozza occupa una porzione allargata del corso d’acqua e colpisce per il contrasto tra la superficie tranquilla del Turia e le pareti ravvicinate del canyon. Il colore varia in base alla luce, alla stagione e alle condizioni dell’acqua, passando da tonalità verdastre a riflessi intensamente azzurri.

Un particolare curioso è El Arco, una formazione naturale nella roccia incontrata lungo il percorso. L’apertura costituisce uno degli elementi più riconoscibili della gola e aggiunge un ulteriore dettaglio geologico a un itinerario già ricco di forme modellate dall’acqua. Durante la stagione calda il Charco Azul può diventare una piscina naturale frequentata per il bagno. L’acqua del Turia resta comunque un elemento naturale soggetto alle condizioni del fiume, quindi occorre valutare con prudenza corrente, temperatura e livello dell’acqua.

Grande attenzione va riservata alle vecchie passerelle fissate alla parete presso la pozza. Le strutture risultano in cattive condizioni e sono chiuse al passaggio. Avvicinarsi oppure tentare di utilizzarle significa esporsi a un rischio inutile. Il percorso principale misura circa 2-4 chilometri, secondo il punto di partenza scelto, con un tempo complessivo vicino a 1 ora e 30 minuti per l’itinerario tradizionale.

Chi desidera allungare l’escursione può valutare una variante sul lato opposto del fiume, accessibile tramite una passerella situata prima del Charco Azul. Il tracciato prosegue attraverso altri passaggi attrezzati e aggiunge circa 1,5 chilometri. Prima di scegliere questa variante conviene verificare lo stato delle strutture, soprattutto dopo piogge intense o eventi meteorologici.

Dove si trova e come arrivare

Chulilla si trova nella provincia di Valencia, a circa 60 chilometri dalla città di Valencia, immersa nell’entroterra della Comunità Valenciana. In automobile dalla capitale valenciana si segue la CV-35, poi la CV-37, proseguendo verso Chulilla. Il centro storico presenta strade strette e disponibilità limitata di parcheggi, una situazione particolarmente evidente nei fine settimana e durante l’estate. Conviene lasciare l’auto nella zona periferica del villaggio e raggiungere la Plaza de la Baronía a piedi.

Charco Azul a Chulilla,Spagna
iStock
Il Charco Azul a Chulilla visto dall’alto

Da lì la segnaletica per il SL-CV 74 accompagna verso il canyon. Chi preferisce ridurre la salita del rientro può valutare l’accesso meridionale, passando dalla zona della piscina comunale e dal cimitero fino alla parte bassa dell’abitato, chiamata Barranquilla. Da questa zona una strada conduce verso il livello del fiume, con possibilità di parcheggio nei pressi dell’impianto di depurazione, quindi il sentiero prosegue verso il Charco Azul.

Dove andare a fine agosto, 8 mete insolite e affascinanti tutte da scoprire

Ferragosto è ormai passato e l’estate inizia ad accorciarsi, ma moltissime persone sono pronte a partire per un sorprendente viaggio di fine agosto, che sia organizzato da tempo oppure last minute: se le ferie devono ancora iniziare o si ha ancora qualche giorno libero da sfruttare, la fine del mese può essere un ottimo momento per partire. Non soltanto perché in alcune destinazioni l’atmosfera comincia lentamente a cambiare, ma anche perché esistono mete capaci di offrire una vacanza diversa dalle solite destinazioni prese d’assalto nel cuore dell’estate.

Dalla costa italiana alle isole più selvagge, passando per una valle alpina dove cercare un po’ di fresco, fino ad arrivare a località europee meno scontate, sono diverse le possibilità per organizzare un viaggio last minute negli ultimi giorni di agosto. Abbiamo selezionato 8 mete tra Italia ed Europa, puntando su luoghi meno scontati che permettono di combinare diverse esperienze tra mare, natura, borghi, cultura e attività all’aria aperta. Pronti a partire?

Dove andare a settembre spendendo meno di 500 euro: 8 mete tra Italia ed Europa

Settembre è il mese giusto per chi vuole viaggiare senza spendere una fortuna: le scuole sono ricominciate, il grosso del turismo estivo si è esaurito e i prezzi, sia dei voli che degli alloggi, si abbassano. Con un budget di 500 euro a persona si può pianificare una settimana di vacanza vera, non solo un weekend lungo: ipotizziamo circa 100 euro per il viaggio andata e ritorno, cercando bene tra offerte e last minute, e 400 euro per il pernottamento di sette notti, scegliendo strutture semplici, ma confortevoli come B&B, ostelli o appartamenti in condivisione.

Se state cercando ispirazione, ecco 8 mete, tra Italia ed Europa, dove partire a settembre.

Dove andare a settembre al caldo, 9 mete perfette per prolungare l’estate

Settembre porta con sé la sensazione di trovarsi tra due stagioni: le giornate iniziano ad accorciarsi, le città tornano ai ritmi quotidiani e l’estate sembra pronta a lasciare spazio all’autunno. Eppure, basta scegliere la meta giusta per ritrovare sole pieno, temperature piacevoli e un mare fantastico per le vacanze.

Anzi, per molte località settembre è uno dei periodi migliori dell’anno: la folla di agosto si dirada, le spiagge tornano più tranquille e visitare borghi, siti archeologici e paesaggi naturali diventa molto più piacevole.

Una selezione di mete da considerare per inseguire l’estate.

Dove andare a settembre al caldo in Italia

Per trovare temperature ancora estive senza allontanarsi troppo, lo sguardo va soprattutto verso il Sud e le isole: Sicilia, Calabria e Sardegna vantano giornate ideali per il mare, con il vantaggio che, una volta terminato agosto, anche le località più amate ritrovano ritmi più tranquilli.

Marzamemi, la Sicilia dei pescatori affacciata sul mare

All’estremo sud-orientale della Sicilia, Marzamemi è un antico borgo di pescatori affacciato sulla costa tra Siracusa e Ragusa, nel territorio di Noto. Le basse case, la piazza raccolta e l’antica tonnara raccontano ancora oggi il profondo rapporto con il mare.

A settembre le acque rimangono molto calde, spesso intorno ai 25-26 °C, e le giornate luminose invitano a continuare a vivere all’aperto quando in altre zone d’Italia l’estate comincia già ad allontanarsi.

Il borgo è perfetto per alternare mare, passeggiate e sapori locali senza scegliere le mete siciliane più scontate. Nei dintorni, inoltre, il paesaggio della Sicilia sud-orientale si presta a escursioni in bicicletta e passeggiate costiere, mentre la vicina Riserva Naturale di Vendicari aggiunge un’altra preziosa occasione per immergersi nella natura.

Isola di Capo Rizzuto, la Calabria ionica più selvaggia

Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella, Calabria
iStock
Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella

Sulla costa ionica calabrese, tra Crotone e Soverato, Isola di Capo Rizzuto è una valida alternativa alle località più frequentate del versante tirrenico.

A settembre le massime possono ancora aggirarsi sui 27-28 °C e il mare conserva temperature piacevoli, ideali per continuare la stagione balneare.

A conquistare è soprattutto la costa, ricca di acque limpide, calette, scogliere e fondali da esplorare. Gran parte del territorio marino è tutelato dall’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, scenario ideale per snorkeling, escursioni in barca e giornate trascorse tra spiagge meno affollate.

Da non perdere anche Le Castella, con la fortezza che sembra emergere dal mare e regala uno dei panorami più riconoscibili di questo magico tratto della Calabria.

Costa Rei, la Sardegna che continua l’estate

Nel sud-est della Sardegna, nel territorio di Muravera, Costa Rei è una lunga distesa di sabbia chiara accarezzata da un mare dalle sfumature turchesi nell’abbraccio della macchia mediterranea.

Settembre coincide con uno dei periodi in cui il mare raggiunge le temperature più piacevoli dell’anno, mentre molti servizi rimangono ancora aperti e i prezzi possono essere più contenuti rispetto ad agosto.

Il modo migliore per scoprirla è allontanarsi dalla spiaggia principale e raggiungere le calette e i tratti di costa nei dintorni, soprattutto durante i giorni feriali. A nord e a sud del centro di Costa Rei si incontrano angoli più raccolti dove ritrovare la Sardegna più silenziosa, caratterizzata da sabbia, profumo di macchia e lunghe giornate ancora pienamente estive.

Dove trovare ancora l’estate in Europa a settembre

Anche oltre i confini italiani il Mediterraneo continua a regalare temperature perfette per una vacanza al sole. Settembre è il momento ideale per evitare le località più inflazionate e scoprire coste in cui il mare si accompagna a sentieri, piccoli centri e testimonianze archeologiche.

Ierapetra, la Creta meno conosciuta sul Mar Libico

Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all'ingresso del porto, Ierapetra, Creta
iStock
Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all’ingresso del porto

Sulla costa sud-orientale di Creta, Ierapetra si specchia nel Mar Libico ed è una base interessante per scoprire una parte dell’isola molto diversa dalle frequentate Heraklion e Chania.

La stagione estiva qui si prolunga fino all’autunno e a settembre il clima rimane caldo, con un mare tra i più piacevoli del Mediterraneo; anche il vento tende a essere meno protagonista rispetto alle Cicladi.

Nei dintorni si incontrano spiagge e calette tranquille, piccoli insediamenti e paesaggi ancora segnati dall’agricoltura: è una Creta dal carattere più rurale, ideale alternare bagni e passeggiate.

Kaş, il Mediterraneo turchese della Costa Licia

Case colorate, calette incastonate tra le rocce e testimonianze antiche fanno di Kaş, sulla Costa Licia, una delle località più interessanti della Turchia mediterranea: a settembre le temperature diurne si aggirano intorno ai 29°C, mentre il mare rimane caldo, sui 26°C. Le giornate sono quindi perfette per nuotare, fare immersioni oppure salire a bordo di una barca e raggiungere baie accessibili soltanto dal mare.

Rispetto a Bodrum o Marmaris, Kaş conserva un’atmosfera più intima. Nei dintorni si possono inoltre scoprire luoghi straordinari come Simena e Kekova, dove le rovine dell’antico insediamento proseguono sotto la superficie dell’acqua, oppure percorrere alcuni tratti della Via Licia.

Sagres, l’Algarve selvaggio tra oceano e scogliere

All’estremità sud-occidentale dell’Algarve, Sagres offre un volto del Portogallo ben diverso dai grandi resort di Albufeira e Vilamoura.

A settembre le temperature si mantengono generalmente tra i 24 e i 27 °C, con giornate luminose e condizioni ideali soprattutto per alternare mare e attività all’aria aperta.

Il paesaggio è dominato dalle alte falesie, dalle spiagge battute dall’Atlantico e dai promontori che si spingono nell’oceano; è una destinazione amatissima dai surfisti, ma anche dagli escursionisti: nei dintorni passa la Rota Vicentina, rete di sentieri che percorre alcuni dei tratti più spettacolari della costa portoghese.

Dove andare al caldo a settembre nel resto del mondo

Per un viaggio più lungo, a settembre il caldo può avere il colore bianco del sale del Mar Morto, quello rosso delle dune africane oppure le sfumature tropicali dei fondali balinesi.

Sweimeh, sulle rive del Mar Morto in Giordania

Sulla sponda giordana del Mar Morto, a Sweimeh a settembre le giornate rimangono calde, con massime che possono raggiungere e superare i 30 °C, ma le temperature iniziano piano piano ad allontanarsi dai picchi più intensi dell’estate.

L’altissima salinità delle acque permette di galleggiare quasi senza sforzo in uno dei paesaggi più particolari del pianeta. Da qui si può, inoltre, costruire un itinerario più ampio per scoprire la Giordania, abbinando il Mar Morto a Petra e al deserto del Wadi Rum.

Sossusvlei, tra le dune rosse della Namibia

Duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib
iStock
Spettacolare duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib

Settembre è un ottimo momento per raggiungere Sossusvlei, nel cuore del deserto del Namib.

Siamo nella piena stagione secca, con giornate soleggiate e temperature che possono oscillare tra i 20 e i 28 °C, mentre le notti e le prime ore del mattino restano più fresche.

Lo spettacolo è affidato alle gigantesche dune rosse, alle distese di sale e argilla e a un paesaggio quasi surreale. L’alba è uno dei momenti più emozionanti, quando la luce accende i profili delle dune e crea incredibili contrasti tra ombra e colore.

Amed, la Bali più tranquilla tra snorkeling e villaggi

Sulla costa nord-orientale di Bali, Amed è un’alternativa più tranquilla alle affollate Kuta e Seminyak: settembre rientra ancora nella stagione secca e le temperature rimangono tropicali, di solito comprese tra 22 e 30 °C. Il mare è spesso calmo e offre ottime condizioni per immersioni e snorkeling.

Il fascino di Amed si scopre soprattutto sott’acqua: nei dintorni di Jemeluk Bay e Lipah Beach spiccano barriere coralline, fondali ricchi di vita e relitti diventati habitat per numerose specie marine.

Fuori dall’acqua, invece, il paesaggio conserva villaggi di pescatori e ritmi più lenti, con il profilo del Monte Agung sullo sfondo.

Kanifushi, il paradiso delle tartarughe (e degli umani) delle Maldive

Prima ancora che nascesse un resort, quest’isola era stata scelta come luogo ideale dalle tartarughe marine che, ogni anno, ancora oggi, percorrono migliaia di chilometri per venire indisturbate a deporvi le uova. Con queste parole di benvenuto, Swatheesh Udupa, manager dell’isola-resort delle Maldive, dove sono atterrata dopo un volo di circa 35 minuti dalla Capitale Malé, che dista 120 km, mi accoglie a Kanifushi.

Mi spiega anche che la spiaggia dove ci sono i nidi, sulla punta estrema dell’atollo di Lhaviyani, una delle poche isole abitate di questo magnifico anello corallino, si trova sul lato opposto rispetto a dove atterrano gli idrovolanti, è protetta e assolutamente non è accessibile agli ospiti, proprio perché deve restare intatta e intoccabile.

Non organizzano neppure attività quando è il momento della schiusa delle uova e ciò significa rispetto nei confronti di un habitat che si sta lentamente riprendendo il proprio spazio. E sento di essere arrivata in un paradiso terrestre.

Swatheesh mi spiega che questo è anche il paradiso delle mante, che arrivano spesso a fare bella mostra di sé nelle acque su cui s’affacciano le water villa e che gli ospiti possono ammirarle stando tranquillamente sul jetty o sul deck della loro piscina privata.

KANIFUSHI-MALDIVE-Water-Villa_d7030f
Atmosphere
Le splendide water villa a Kanifushi

L’isola eco-friendly

Su questa isola lunga 2 chilometri e stretta meno di cento metri che, vista dall’alto, ricorda la forma di una mazza da jockey, 13 anni fa è stata aperta una struttura che a malapena si nota tra la fitta vegetazione tropicale, gestita dal gruppo Atmosphere e che mette la sostenibilità al primo posto. Swatheesh, che sarà la mia guida e il mio angelo custode per tutto il soggiorno (mi ha aiutata a ritrovare un oggetto a me molto caro che ormai credevo perduto per sempre coinvolgendo tutto lo staff!), mi spiega che sull’isola si gira a piedi, in bicicletta (ogni ospite ha diritto a una due ruote color Tiffany, che poi è il colore dell’acqua che circonda Kanifushi, che poi è il mio preferito…) o con i caddy elettrici che fanno avanti e indietro lungo il viale principale, una lunga striscia di sabbia bianca all’ombra di palme, banani, piante di frangipane i cui fiori, quando cadono a terra, formano un tappeto bianco dal profumo inconfondibile (e che viene spontaneo infilarsi tra i capelli).

KANIFUSHI-MALDIVE-bicicletta
Atmosphere
In bicicletta per l’isola di Kanifushi

In mezzo al verde che ricopre tutta la superficie si nascondono le beach villa, con o senza piscina privata (su tutta l’isola, tra grandi – una adults only – e piccole, ce ne sono ben 102), che piacciono tanto agli stranieri, mentre noi italiani, appena vediamo il mare (e che mare!), non pensiamo ad altro (qui bisogna solo ricordarsi di indossare le scarpine di gomma perché la marea porta con sé centinaia di frammenti di coralli), e il famoso bagno maldiviano ovvero tutto all’aperto, dove si fa la doccia in compagnia di simpatici e innocui gechi.

Il mare di Kanifushi

Chi viene alle Maldive lo fa per godersi il mare e le attività legate all’acqua. L’atollo di Lhaviyani, il cui nome locale è “Faadhippolhu”, è famoso per le immersioni. E a Kanifushi c’è un centro diving, Oceanix, super professionale, che organizza non soltanto escursioni per snorkeling due volte al giorno gratuite nei vicini reef, ma anche spettacolari immersioni per tutti coloro che scelgono questo arcipelago per i suoi celebri fondali marini.

Snorkeling e immersioni

Tra gli spot più incredibili, c’è Hanifaru Bay Manta and Whale Shark Point, dove l’avvistamento di mante, ma soprattutto di squali, è garantito (oltre agli squali balena e a una miriade di altri pesci colorati). Inoltre, il centro si occupa di alcuni programmi di conservazione marina, come la raccolta delle plastiche nel mare, causa numero uno dell’inquinamento dell’Oceano Indiano, e naturalmente la tutela delle tartarughe.

Il diving collabora direttamente con il Naifaru Turtle Rehabilitation Centre che si trova sull’isola più grande e più densamente popolata dell’atollo (circa 8mila abitanti). Si può prendere parte in prima persona alle attività del centro come volontari, purché si sappia nuotare e avere compiuto i 18 anni, oltre ad avere una passione per il mare, aiutando i biologi marini a salvare e a curare le tartarughe bisognose.

Un eco-resort di lusso

Nonostante sia una piccola isola, sulla spiaggia di Kanifushi si ha la sensazione di essere soli al mondo. Tra l’altro, un solo lato dell’isola è balneabile perché l’altro è colpito dalle correnti molto forti che hanno traportato anche delle rocce. Su questa spiaggia selvaggia però s’affacciano un bar, un’altalena e alcuni punti molto romantici.

Solo se si frequentano gli spazi comuni (i sei ristoranti e i tre bar, la mega spa dove, se si soggiorna per almeno quattro notti si ha un trattamento free, il pontile dove ogni sera, dopo cena, arrivano gli squali attratti dalla luce) ci si rende conto che sull’isola c’è altra gente. Se non uscite a colazione – tra le esperienze tipiche che si possono fare alle Maldive e quindi anche qui c’è il floating breakfast in piscina – in pratica non s’incontra mai nessuno.

KANIFUSHI-MALDIVE-OCEANIX-DIVE-&-WATERPORTS
Atmosphere
L’area dei water sport Oceanix sull’isola

Se però si viene per una vacanza in famiglia, ci sono tanti luoghi di aggregazione, dalla Club House per i ragazzi al kids club con servizio baby-sitting, dal Sunset Bar – dove si ammirano tramonti spettacolari – al Pier Six dove si sta a piedi nudi sul sabbia, dalla zona dei water sport ai campi da tennis e padel al cinema sotto le stelle. Un paradiso vero per chi lo sta ancora cercando. Io l’ho trovato, angelo incluso 😇.

KANIFUSHI-maldive-spiaggia
Atmosphere
La spiaggia bianca di Kanifushi

L’Appennino Tosco-Emiliano: il rifugio perfetto per chi cerca buona cucina e tranquillità

Alcuni viaggi, diciamolo, non si misurano in chilometri percorsi né in monumenti fotografati. Si misurano grazie a quello che rimane sul palato, grazie all’odore di un bosco attraversato all’alba, nel gesto di sapiente di qualcuno che stende la sfoglia sul tagliere come se il tempo non avesse fretta di passare.

L’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei luoghi in cui questo tipo di viaggio è ancora possibile: lontano dalle rotte turistiche più battute, tra pascoli e faggete, castagneti e borghi dove la settimana scorre ancora al ritmo delle stagioni, sopravvive una tradizione gastronomica che non ha bisogno di reinventarsi.

Il territorio

Sì, l’Appennino Tosco-Emiliano è una successione di versanti e verde che si alternano senza fretta, dove ogni curva della strada provinciale apre su un panorama diverso dal precedente. Ed esiste un luogo specifico, qui, dove recarsi è una magia: è Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare.

Un luogo che si apre tra i boschi, come un respiro: poche case, un silenzio che non opprime ma libera, e quell’aria che cambia “consistenza” non appena si esce dall’auto. È il tipo di posto che sorprende per la sua assenza di clamore, dato che quando si arriva si capisce subito di essere arrivati nel posto giusto.

E se ciò non bastasse, bisogna pensare che è un luogo che “lavora” in silenzio: qui cresce il porcino, il fungo che più di ogni altro ha plasmato la cucina di questa zona, ma il territorio restituisce anche il tartufo nero, le bacche selvatiche, le erbe aromatiche che i raccoglitori locali conoscono per nome e per stagione. È un paesaggio regala soddisfazioni: bisogna solo sapere dove guardare.

Il gusto della tradizione

E uno dei luoghi dove guardare, in realtà, è un posto perfetto dove passare un weekend se si vuole godere di tranquillità e buona (anzi, ottima) cucina. L’Albergo Ristorante Poli si trova in piazza Madonna della Neve, nel cuore di Madonna dei Fornelli, e da generazioni la famiglia Poli porta avanti una cucina semplice e curata in cui ogni piatto racconta una storia fatta di ingredienti genuini e legami profondi con il territorio.

Non è un ristorante che cerca di stupire con la forma, perché convince con la sostanza: la pasta è fatta in casa, rigorosamente. Tra i primi si trovano le tagliatelle al ragù bolognese, i tortelloni di ricotta con speck e noci, gli gnocchi freschi ai funghi, le lasagne verdi, i tortellini in brodo. Tra i secondi, la tagliata di manzo, le scaloppine ai porcini, gli arrosti misti, la polenta con costoline e salsiccia, il tagliere di salumi bolognesi.

Su ordinazione arrivano anche la fiorentina di chianina e il cinghiale: piatti che non si trovano su ogni menu e che qui hanno senso, perché hanno un territorio alle spalle. Attenzione però, perché il Poli dà il meglio di sé proprio grazie ai boschi: funghi porcini e tartufo fresco diventano i protagonisti assoluti della cucina. Sono selezionati personalmente, spesso raccolti nelle faggete e nei castagneti nelle vicinanze, ed entrano in ricette tradizionali reinterpretate con rispetto per i sapori originari.

La tavola che incontra la Via degli Dei

Ma l’Albergo Poli non è solo un luogo dove si mangia in maniera straordinaria. È una base da cui partire e a cui tornare, un posto che conosce il ritmo di chi percorre la Via degli Dei, il cammino che collega Bologna a Firenze attraverso l’Appennino e che non è solo un percorso escursionistico: è un invito a rallentare, a scegliere la strada più lunga perché è quella che passa per i posti più veri.

Da oltre cinquant’anni la famiglia Poli porta avanti un’idea semplice ma preziosa: far sentire ogni ospite come a casa. Le camere sono accoglienti e curate, pensate per chi ha bisogno di recuperare le energie dopo una giornata tra i boschi. La mattina ad aspettare gli ospiti c’è un buffet con dolci fatti in casa e prodotti locali. La sauna e la doccia idromassaggio fanno il resto, nei momenti in cui il corpo chiede di fermarsi.

Fuori, il giardino e il verde dell’Appennino ricordano perché si è venuti fin qui. È questo il cuore del turismo lento: non “consumare” un posto, ma abitarlo per qualche giorno, lasciare che entri dentro l’anima a un ritmo che la città non concede. Il Poli, in questo senso, non è una struttura dove si dorme e si mangia: è il posto in cui un weekend sull’Appennino acquista il sapore giusto.

Almissa, la magnifica città tra pirati, gole selvagge e il mare turchese della Dalmazia

Lungo la frastagliata riviera dalmata, circa 25 chilometri a sud di Spalato, sorge una cittadina straordinaria. Si chiama Almissa (Omiš in lingua croata) e possiede una geografia che lascia sbigottiti a prima vista: gigantesche pareti verticali di roccia calcarea grigia, appartenenti al massiccio di Mosor, cadono a picco proprio dietro le ultime case del centro antico.

In questa spaccatura titanica si apre la foce della Cetina, fiumara impetuosa dalle tonalità verde smeraldo. Tale conformazione naturale rese il territorio un porto difeso in maniera imbattibile già millenni fa. I primi ad abitarlo furono gli Illiri, seguiti dai Romani che chiamarono la località Oneum. Fu tuttavia durante la metà del Medioevo, esattamente tra il 1100 e il 1400, che il paese conquistò una fama formidabile nell’intero bacino mediterraneo.

Oggi l’antica Almissa ha un volto decisamente più tranquillo, anche se la sua conformazione mantiene qualcosa di selvaggio. Il centro storico è raccolto tra il fiume e le pareti montuose, mentre appena fuori dall’abitato iniziano spiagge, baie, villaggi costieri e sentieri verso l’entroterra.

Cosa vedere ad Almissa

Il grandioso patrimonio di Almissa va letto seguendo la linea che unisce il mare alla montagna. Le pietre del centro raccontano la vita cittadina, mentre le fortezze parlano di guerre e controllo delle rotte. La Cetina, invece, ricorda quanto la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita della città.

Fortezza di Mirabella

La Fortezza di Mirabella, chiamata anche Peovica, è il simbolo più immediato dell’Almissa medievale. La costruzione sorge su una parete rocciosa a circa 200 metri di altitudine e aveva una funzione essenziale per la città dei pirati. Da questa posizione si poteva controllare il canale di Brač e avvistare con largo anticipo le navi in avvicinamento.

La struttura venne utilizzata anche dai veneziani dopo la conquista e divenne parte del sistema difensivo cittadino. La salita parte dal centro e conduce verso la rocca attraverso un percorso breve ma piuttosto ripido. Arrivati in cima, si distinguono i tetti, il corso della Cetina e la foce, mentre davanti si apre il tratto di Adriatico verso Brač.

Fortezza Fortica

Più in alto, sulla montagna Omiška Dinara, la Fortica appartiene a un’altra scala. La posizione dominante permetteva di controllare una porzione vastissima della costa e dell’entroterra. La rocca poteva servire anche da rifugio durante un assedio, offrendo una posizione difficilissima da raggiungere per un esercito proveniente dal basso.

La salita richiede circa 50 minuti dal centro, con alcuni tratti ripidi. Il premio arriva sulla sommità, con una visuale che comprende Omiš, il canyon della Cetina e le isole di Brač, Hvar e Šolta.

Chiesa di San Michele

Nel cuore storico della città si trova la chiesa parrocchiale di San Michele, costruita nel XVII secolo. Il campanile appartiene invece al secolo successivo. L’edificio riunisce elementi del primo barocco, dettagli rinascimentali e tracce gotiche, una combinazione che riflette la lunga stratificazione culturale della Dalmazia.

Chiesa di San Pietro e le altre architetture religiose

Sulla riva destra della Cetina c’è la chiesa di San Pietro, legata a un impianto preromanico risalente al X secolo. Le trasformazioni successive hanno modificato l’edificio, lasciando però leggibile la struttura originaria. Merita attenzione anche la chiesa di San Rocco, caratterizzata da un’unica navata e da un presbiterio coperto da volta a botte.

Chiesa di Almissa, Croazia
iStock
Una delle chiese di Almissa

Un altro tassello della storia religiosa di questa città della Croazia è il convento francescano, custode di opere artistiche e di una biblioteca con documenti antichi legati anche al periodo ottomano.

La Casa dell’uomo felice

Fra le architetture civili del centro storico si distingue una costruzione rinascimentale conosenciuta con il curioso nome di Casa dell’uomo felice. Si tratta di un posto che deve la propria fama a un’iscrizione latina collocata all’ingresso, legata alla gratitudine per la possibilità di vivere sulla Terra.

Gole della Cetina

La vera sorpresa geografica si trova alle spalle della città: la Cetina ha scavato nei secoli una profonda gola fra le rocce carsiche della Dalmazia, creando un ambiente completamente diverso rispetto alla costa. Il fiume offre scenari adatti a rafting, kayak e canyoning. Per chi preferisce un ritmo più lento, sono disponibili escursioni in battello lungo il corso d’acqua.

Cosa fare ad Almissa

Il carattere della città invita a uscire dal semplice programma balneare. Il mare offre una parte dell’esperienza, ma la Cetina e le montagne permettono di conoscere il territorio attraverso attività molto diverse.

  • Fare rafting sulla Cetina: le rapide attraversano il canyon fra pareti calcaree, boschi e piccoli tratti di acqua più placida.
  • Provare zipline e arrampicata: pareti calcaree, dislivelli e canyon donano condizioni adatte a diverse attività.
  • Esplorare la costa in barca: le escursioni partono verso Brač, Hvar e altre isole della Dalmazia centrale. In base all’itinerario si possono raggiungere baie appartate e tratti di costa difficili da osservare dalla strada.
  • Raggiungere la Grotta Azzurra di Biševo: serve una giornata più lunga, ma permette di arrivare fino alla piccola isola di Biševo, al largo di Vis. La grotta deve il proprio nome alla luce azzurra che penetra all’interno.
  • Assistere alla tradizione delle klape: Omiš è considerata una delle capitali della musica vocale dalmata. Le klape sono gruppi che cantano a più voci senza accompagnamento strumentale. Il Festival delle klape dalmate porta questa tradizione nel cuore della città durante la stagione estiva.
  • Vivere la Notte dei pirati: la rievocazione storica mette in scena combattimenti navali, costumi e imbarcazioni.
  • Scegliere una spiaggia lungo la Riviera: Duće è celebre per le distese sabbiose, Stanići propone baie fra i pini, mentre Nemira conserva un’atmosfera più raccolta. Più a sud si incontrano Marušići, Mimice e Pisak, località dal carattere marinaro e dalle spiagge di ciottoli.

Dove si trova e come arrivare

Almissa si trova sulla costa della Dalmazia centrale, circa 25 km a sud-est di Spalato e lungo la strada costiera in direzione di Makarska. La città occupa una posizione strategica per visitare sia il litorale sia l’entroterra della Cetina.

In auto, Spalato rappresenta il principale punto di riferimento: da lì si segue la strada costiera verso sud fino a Omiš. Arrivando dall’Italia via terra, il percorso attraversa la Croazia settentrionale e centrale prima di raggiungere la Dalmazia.

In aereo, l’aeroporto di Spalato è la soluzione più pratica. Dallo scalo si prosegue verso la meta in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus, in base alla stagione e agli orari disponibili. In bus Almissa è collegata a Spalato e agli altri centri della costa dalmata.

Quando il fuoco sposò il mare: Porto Moniz, la gemma nera di Madeira intagliata dalla furia dell’oceano

La selvaggia costa nord di Madeira, in Portogallo, si distingue per un paesaggio che, senza dubbio, rimane profondamente impresso: le montagne sono severe, i pendii precipitano verso l’Atlantico e le case sembrano ritagliate in una fascia stretta di territorio tra acqua e roccia. In questo contesto sorge Porto Moniz, in una posizione dominata dall’oceano e dalle vette della Laurissilva, la grande foresta subtropicale che rappresenta uno dei patrimoni naturali più preziosi dell’isola.

La cittadina ha un carattere fortissimo che nasce dall’incontro tra geologia, mare e storia. Le colate laviche, infatti, hanno creato una costa scura, frastagliata e piena di cavità e insenature. L’Atlantico ha poi modellato quelle rocce per secoli, trasformandole in vasche naturali riempite dall’acqua marina. Delle piscine naturali mozzafiato, quindi, proprio a ridosso dell’oceano aperto e con un bordo formato dalla stessa lava che compone la costa.

Attorno, il panorama aggiunge altri elementi: un piccolo isolotto vulcanico emerge davanti al lungomare, le montagne risalgono alle spalle dell’abitato e le scogliere mostrano la struttura aspra dell’isola. È un luogo da vivere con i piedi nell’acqua, certo, ma anche con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte.

Origine e formazione di Porto Moniz

La forma attuale di Porto Moniz nasce soprattutto dalla natura vulcanica di Madeira. Colate di lava raffreddate hanno creato superfici scure e irregolari, poi sottoposte alla forza incessante dell’oceano. Le celebri piscine naturali sono il risultato più spettacolare di questo processo: la lava ha dato vita a cavità e conche lungo la costa, mentre l’erosione marina ha progressivamente ampliato e modellato gli spazi.

Piscine naturali di Porto Moniz, Madeira
iStock
Le straordinarie Piscine naturali di Porto Moniz

Il mare penetra così attraverso i varchi nella roccia, trasformando alcune depressioni in vere vasche naturali. La loro origine spiega anche una caratteristica fondamentale del posto, cioè la continua presenza dell’oceano dentro un ambiente che, a prima vista, potrebbe sembrare una piscina costruita dal’’uomo.

Una delle zone più suggestive si trova vicino al forte e all’acquario. Le piscine qui conservano un aspetto particolarmente selvaggio, con bordi lavici irregolari e superfici scure scolpite dall’acqua. La roccia può essere tagliente e richiede attenzione, soprattutto entrando o uscendo dall’acqua.

Un altro capitolo della storia locale porta invece al Forte de São João Baptista. La prima fortificazione fu costruita nel 1730 e serviva per proteggere Porto Moniz dalle incursioni dei pirati, una minaccia reale per gli insediamenti costieri dell’arcipelago durante l’età moderna. La posizione strategica consentiva di controllare il tratto di mare davanti alla cittadina.

Il forte originario cadde in rovina e l’edificio visibile oggi è una ricostruzione realizzata nei primi anni del XXI secolo utilizzando pietra basaltica locale. Il richiamo al passato resta evidente nell’architettura e nella posizione, proprio accanto alle piscine. Salendo sulla terrazza, lo sguardo si apre sull’Atlantico e diventa facile capire la logica di una fortificazione costruita per sorvegliare il mare.

All’interno si trova l’Acquario di Madeira, dedicato alla biodiversità marina dell’arcipelago. Le vasche ospitano numerose specie autoctone e permettono di conoscere più da vicino l’ambiente oceanico della zona. La visita dura circa 30 minuti e aggiunge una dimensione scientifica a una località conosciuta soprattutto per il paesaggio.

Cosa fare e vedere a Porto Moniz

La visita può iniziare proprio dal lungomare di questa perla del Portogallo. Basta raggiungere la zona delle piscine per trovarsi davanti a uno degli scenari più riconoscibili di Madeira. Il complesso naturale vicino al forte è accessibile gratuitamente e conserva un carattere più rustico. Le passerelle asfaltate consentono di raggiungere diversi punti panoramici e osservare da vicino la forma delle rocce.

Fare il bagno regala la sensazione più emozionante: l’acqua dell’Atlantico è fresca e le onde arrivano dalle aperture nella lava, mentre il corpo resta protetto dalle pareti naturali delle vasche. Nei momenti di mare più calmo, la superficie diventa quasi immobile e il contrasto tra acqua limpida e basalto scuro è impressionante.

Una seconda area balneare regala una versione più organizzata dell’esperienza. Le piscine sono sorvegliate, presentano superfici adattate alla balneazione e dispongono di servizi, docce e ristorazione. Il lungomare, invece, merita tempo anche senza costume. Tra rocce, panchine, locali e scorci sull’oceano compare l’Ilhéu Mole, una piccola cupola di lava dal colore leggermente più caldo rispetto alle rocce circostanti.

Sulla sommità si trova il Farol do Porto Moniz, un minuscolo faro bianco alto appena 3 metri. La sua posizione, però, raggiunge circa 62 metri sul livello del mare e rende la luce visibile da una quota significativa. Proseguendo verso il porto si incontrano altre scenografie create attorno alla roccia vulcanica. C’è poi una piccola cascata artificiale a completare il percorso e ad aggiungere un elemento curioso a questa parte del paese.

Per una prospettiva dall’alto bisogna raggiungere il Miradouro da Santinha, sulle montagne alle spalle dell’abitato. La strada sale rapidamente e il panorama cambia a ogni curva. Dall’alto Porto Moniz appare raccolta tra le pareti montuose e l’Atlantico, mentre le piscine diventano piccole macchie azzurre incastonate nella costa scura.

Anche dal Miradouro do Cabo Calhau si ha una prospettiva interessante, soprattutto verso la costa e i campi terrazzati. La piccola spiaggia di Porto Moniz, formata da ciottoli voluminosi, pare da questo punto inserita in un paesaggio molto più ampio.

Dove si trova e come arrivare

Porto Moniz occupa la punta nord-occidentale di Madeira, lungo uno dei tratti più scenografici della costa dell’isola. Da Funchal, la Capitale, il viaggio in automobile richiede circa 1 ora, mentre da Machico servono quasi 1 ora e 15 minuti. L’automobile resta la soluzione più pratica per raggiungere la località e soprattutto per abbinare Porto Moniz alle altre attrazioni della costa settentrionale.

Le strade principali sono ampie e ben percorribili, anche se la morfologia montuosa di Madeira comporta diversi tratti in salita e discesa. Chi preferisce i trasporti pubblici può utilizzare l’autobus 139 da Funchal oppure il 150 da São Vicente. I tempi sono più lunghi e la libertà di movimento diminuisce, soprattutto se l’obiettivo è visitare anche i miradouros e i paesaggi fuori dal centro.

Per vivere davvero il carattere della località, una visita di mezza giornata rappresenta il minimo indispensabile. Chi sceglie di fermarsi 2 o 3 notti può invece godersi una Porto Moniz più quieta, soprattutto nelle prime ore del mattino e verso sera, quando i gruppi organizzati hanno già lasciato la costa.

Un paradiso chiamato Costa Blanca, tra calette segrete, grandi arenili e paesaggi mediterranei

La Costa Blanca, in Spagna, ha un modo tutto suo di presentarsi: prima arriva il colore, quello chiarissimo della sabbia, delle rocce calcaree e delle facciate illuminate dal sole. Poi arriva il mare, spesso turchese nelle calette riparate, più intenso lungo gli arenili aperti. Alle spalle compare un paesaggio sorprendente per una costa mediterranea, fatto di montagne, promontori, pinete e piccoli centri abitati.

Stiamo parlando del meraviglioso tratto costiero della provincia di Alicante, nella Comunità Valenciana, che è lungo oltre 200 chilometri e riunisce circa 170 spiagge e calette. Un vero paradiso marino, che vanta pure una varietà tale da rendere riduttiva l’immagine della classica località balneare spagnola. Il bello, infatti, sta proprio nella successione di scenari molto diversi: una mattina può iniziare davanti a un arenile cittadino e finire in una piccola cala raggiungibile soltanto dal mare. Ecco le spiagge da non perdere.

Playa de la Granadella, la cala da cartolina di Jávea

A Jávea, conosciuta anche con il nome valenciano di Xàbia, la costa lascia a bocca aperta con la Playa de la Granadella, che appare stretta tra rilievi ricoperti dalla vegetazione mediterranea, con pareti rocciose e pini che arrivano quasi fino all’acqua. La spiaggia misura circa 160 metri ed è composta da sabbia e ciottoli, mentre il mare è trasparente e ottimale per fare snorkeling e immersioni.

La conformazione raccolta della cala rende l’atmosfera molto diversa rispetto ai grandi arenili urbani. In alta stagione però la fama presenta il suo conto e lo spazio può diventare affollato.

Cala del Portitxol, tra casette di pescatori e mare trasparente

Un altro paesaggio emozionante di Jávea è quello della Cala del Portitxol, chiamata anche Cala Barraca. La piccola spiaggia di ciottoli e rocce si trova fra Cap Prim e Cap Negre, due promontori che contribuiscono a creare uno scenario molto raccolto.

Cala del Portitxol, Costa Blanca
iStock
La bianchissima Cala del Portitxol

A renderla speciale sono le antiche casette dei pescatori affacciate sulla cala, minute e basse costruzioni bianche che appartengono alla memoria marinara del litorale. Il fondale limpido invita allo snorkeling, mentre kayak e immersioni permettono di apprezzare meglio la conformazione della costa.

Playa de la Fossa, il grande arenile ai piedi del Peñón de Ifach

Calpe possiede uno dei simboli più riconoscibili dell’intera Costa Blanca: il Peñón de Ifach, enorme promontorio calcareo che si innalza sul Mediterraneo e rappresenta uno degli ultimi rilievi delle Cordigliere Betiche. Ai suoi piedi si sviluppa la Playa de la Fossa, chiamata anche Playa de Levante, con un arenile sabbioso che si accompagna a un lungomare ricco di ristoranti, locali e servizi.

Il fondale digrada dolcemente e rende questa spiaggia particolarmente adatta alle famiglie.

Playa Arenal-Bol, la grande spiaggia di Calpe

Sul versante urbano di Calpe, Playa Arenal-Bol mette a disposizione un volto più ampio e movimentato della località. L’arenile raggiunge circa 2,4 chilometri ed è caratterizzato da sabbia fine e chiara. Lungomare, ristoranti e bar rendono facile alternare una nuotata a una pausa gastronomica.

Le attività acquatiche aggiungono un tocco dinamico alla giornata, con possibilità di utilizzare pedalò e praticare diversi sport sul mare.

Playa de Mal Pas, la piccola spiaggia nel cuore di Benidorm

Benidorm è celebre per i suoi grattacieli, ma basta raggiungere Playa de Mal Pas per incontrare un paesaggio molto più intimo. La piccola cala si trova accanto al centro storico, fra le grandi baie di Levante e Poniente. La posizione è il suo tratto distintivo, perché con pochi passi si passa dalla sabbia dorata alle stradine del centro storico.

Mal Pas ha dimensioni raccolte e acque limpide. Il carattere più appartato rispetto ai grandi arenili di Benidorm la rende interessante per chi cerca una parentesi tranquilla senza rinunciare alla vitalità della città.

Playa de Poniente, l’altro volto di Benidorm

A ovest del centro storico si apre Playa de Poniente, un lungo arco sabbioso accompagnato dalla scenografia verticale degli edifici di Benidorm. Torri residenziali, hotel e palme costruiscono un paesaggio urbano molto particolare, diventato negli anni una delle immagini più riconoscibili del turismo mediterraneo spagnolo.

Il moderno lungomare accompagna la spiaggia e crea una lunga passeggiata affacciata sulla limpida acqua. La sabbia chiara, l’ampiezza dell’arenile e la presenza di servizi rendono Poniente una scelta pratica per una giornata completa sulla costa.

Playa de San Juan, l’orizzonte largo di Alicante

A nord della città di Alicante si distende Playa de San Juan, uno dei grandi arenili della provincia. Sabbia dorata, mare aperto e un fronte costiero ampio regalano una sensazione di spazio molto diversa rispetto alle piccole calette rocciose della Costa Blanca settentrionale. Sport, ristorazione e servizi accompagnano la spiaggia lungo il litorale, mentre la a città resta facilmente raggiungibile.

Playa del Postiguet, il mare ai piedi del castello

Poche spiagge riescono a mettere insieme mare, storia e centro cittadino con la stessa immediatezza di Playa del Postiguet. L’arenile si trova nel cuore di Alicante, ai piedi del Castello di Santa Bárbara, fortezza che domina la città dalla cima del monte Benacantil. La spiaggia misura circa 900 metri e presenta sabbia fine dorata e acque tranquille.

El Carabassí, dune e pineta fra Alicante e Santa Pola

Più a sud il paesaggio diventa decisamente naturale ed El Carabassí, nei pressi di Gran Alacant e Santa Pola, sfoggia un lungo tratto di costa caratterizzato da sabbia fine, acque turchesi, dune e vegetazione mediterranea. Il sistema dunale rappresenta uno degli elementi più interessanti del paesaggio, tanto che la spiaggia acquista un carattere selvaggio, molto diverso dagli arenili urbani di Alicante e Benidorm.

Playa de la Mata, la grande distesa di Torrevieja

A Torrevieja, Playa de la Mata si allunga per un tratto ampio di costa sabbiosa accanto al paesaggio naturale delle Lagune di La Mata. Il rapporto fra spiaggia e ambiente protetto costituisce il suo elemento più interessante. La sabbia dorata si accompagna a dune, vegetazione e percorsi sul litorale, mentre bar e ristoranti garantiscono una componente più turistica.

Cala de la Llobella, il lato più selvaggio di Benissa

Fra Moraira e Calpe, lungo la costa di Benissa, Cala de la Llobella rappresenta una delle alternative più interessanti ai grandi arenili. Ciottoli, pini e acqua trasparente costruiscono una piccola scena mediterranea dall’aspetto quasi intatto.

Snorkeling e immersioni trovano condizioni particolarmente favorevoli grazie alla limpidezza del mare e alla conformazione rocciosa. Il fascino, però, sta proprio nella semplicità: una caletta piccola, la vegetazione alle spalle e il Mediterraneo davanti.

❌