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Lassie torna a casa, le location del remake sono angoli da sogno della Germania

Lassie, il cane che tutti abbiamo amato da bambini, torna in prima serata su Rai 1martedì 25 agosto 2026 – grazie a un remake del classico Anni Quaranta con Liz Taylor. Diverse rispetto alle originali sono sia le ambientazioni e sia le location di Lassie torna a casa, ma invariata è la volontà di raccontare una storia di profonda amicizia tra uomini e animali e di celebrare uno stile di vita lento, a tratti quasi bucolico e più vicino ai valori di una volta.

Andiamo insieme alla scoperta degli affascinanti angoli della Germania dov’è stato girato il film di Hanno Olderdissen.

Di cosa parla

Florian, un ragazzino, e il suo cane, Lassie, sono diventati inseparabili dopo essere cresciuti insieme. Quando i genitori perdono casa e lavoro e sono costretti ad affidare l’animale al vecchio conte von Sprengel e alla nipote Priscilla, così, Lassie scappa e cerca in tutti i modi di tornare a casa. Quello che il cane si ritrova ad affrontare è un viaggio avventuroso, non privo di ostacoli, pericoli e incontri inaspettati. Per fortuna anche Florian e Priscilla nel frattempo hanno unito le forze e si sono messi in moto per ritrovare Lassie.

Arriva in prima serata su Rai 1 "Lassie torna a casa": il remake del grande classico con Liz Taylor
Ufficio stampa RAI
Una scena di “Lassie torna a casa”

Dov’è stato girato il film

Diversamente dal film originale del ’43 con Liz Taylor, interamente ambientato negli Stati Uniti, e dal romanzo (“Lassie Come-Home” di Eric Knight) da cui è tratta la storia, che ha come sfondo l’alta Scozia, il remake del 2020 ha ambientazione tedesca: il grosso dell’azione si svolge in un – non meglio identificato – piccolo centro della Germania. I luoghi dov’è stato girato Lassie torna a casa spaziano da Berlino alla regione di Brandeburgo, alla Renania Settentrionale.

Luckenwalde

Le scene di arrivi e partenze, così centrali per l’avventura di Florian e Lassie, sono state girate nella stazione di Luckenwalde. Distante circa un’ora da Berlino, questa città del Brandeburgo porta ancora evidenti i segni della sua origine industriale: le architetture tipiche dell’età della fondazione (Gründerzeit), come la stessa stazione, sono non a caso tra le attrazioni da non perdere.

Appena fuori dalla città, il Parco Naturale Nuthe-Nieplitz è ideale per escursioni, trekking, passeggiate nella natura.

Berlino

Molte scene di esterni e vedute cittadine sono state girate a Berlino: l’energia vibrante della capitale tedesca è una buona metafora dell’adrenalina che Florian e Lassie devono provare in viaggio mentre continuano a cercarsi senza sosta.

C'è anche Berlino tra i luoghi dov'è stato girato il remake "Lassie torna a casa"
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L’inconfondibile skyline di Berlino

La Renania Settentrionale

Tra le location di Lassie torna a casa figura, come accennato, anche la Renania Settentrionale-Vestfalia: in questa regione dove domina il verde delle colline e delle valli fluviali sono state realizzate le sequenze più bucoliche del remake, quelle che dallo schermo invitano a rallentare e a riscoprire i valori di un tempo, come appunto l’amicizia fedele. La zona è famosa anche per i castelli medievali, alcuni perfettamente intatti e altri di cui restano solo rovine, che rendono l’atmosfera ancora più magica e unica.

C'è anche la Renania Settentrionale tra le location di "Lassie torna a casa"
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Il paesaggio bucolico della Renania

Studio Babelsberg, Postdam

Per le parti realizzate in studio, la produzione si è appoggiata allo Studio Babelsberg di Postdam: situato nell’omonimo quartiere e ben frequentato da produzioni sia europee e sia internazionali, è il secondo studio cinematografico più antico al mondo.

Altre location in Repubblica Ceca

Fuori dalla Germania, alcune scene del remake del grande classico per famiglie sono state girate in Repubblica Ceca: qui piccoli villaggi, centri storici pittoreschi e ampie aree verdi sono stati scelti a rappresentare sullo schermo la Baviera.

Vlachovo Březí, Prachatice, Majdalena-Lužnice sono tra le principali location ceche di Lassie torna a casa: fanno da sfondo alla fuga del cane e alle avventure che Florian e Priscilla vivono insieme pur di ritrovarlo.

Le sequenze nella fabbrica di vetro sono state girate nella storica vetreria di Harrachov: quella di Sklárny Novosad a syn è la più antica soffieria privata della Boemia dove si plasmano ancora lampadari, calici e altri manufatti in vetro con le tecniche di un tempo.  

Il murales di Maradona restaurato fa già impazzire i turisti, ecco quando sarà inaugurato

A Napoli il legame tra Diego Armando Maradona e la città continua a richiamare visitatori da ogni parte del mondo. A poche ore dall’esordio del Napoli in campionato, i Quartieri Spagnoli sono tornati a riempirsi di tifosi e turisti, tutti diretti verso Largo Maradona. Qui, lo storico murale dedicato al Pibe de Oro è stato recentemente restaurato e, nonostante l’inaugurazione ufficiale debba ancora arrivare, sta già attirando una folla di curiosi.

Il murale di Maradona è ancora coperto

L’area di Largo Maradona è al momento transennata e il murale restaurato rimane ancora nascosto sotto un grande telone blu. Una situazione che, però, non ha assolutamente fermato i visitatori. In tanti hanno raggiunto i Quartieri Spagnoli nella speranza di riuscire almeno a intravedere un pochino l’opera e portare a casa una fotografia di uno dei luoghi più simbolici della Napoli legata a Diego Armando Maradona.

La scena è quella di una vera e propria processione internazionale unita da un unico richiamo: l’icona del calcio mondiale. Davanti al murale sono arrivati visitatori argentini, inglesi, spagnoli, tedeschi, polacchi, giapponesi e arabi, insieme a numerosi italiani provenienti da città e regioni diverse, tra cui Milano, Roma, Firenze, Emilia-Romagna e Puglia.

Tra maglie azzurre, sciarpe, fotografie e selfie, Largo Maradona continua così a rappresentare una delle principali tappe del pellegrinaggio calcistico a Napoli. Il fascino del luogo, tuttavia, va oltre la passione sportiva: il murale racconta infatti il rapporto speciale costruito negli anni tra il campione argentino e il popolo napoletano.

Quando sarà inaugurato il murale restaurato

L’attesa per vedere finalmente il murale di Maradona restaurato non dovrebbe durare ancora a lungo. Secondo quanto riportato da Il Mattino, quotidiano d’informazione fondato a Napoli, l’inaugurazione ufficiale è prevista tra due o tre settimane. Fino ad allora, l’opera resterà protetta dal telone e l’area continuerà a essere delimitata dalle transenne.

L’interesse, intanto, è già altissimo e potrebbe crescere ulteriormente con l’avvicinarsi dell’inaugurazione. Il murale di Largo Maradona è infatti molto più di una semplice opera urbana: negli anni è diventato un simbolo dei Quartieri Spagnoli e uno dei luoghi più fotografati dai visitatori che arrivano a Napoli.

La sua fama ha ormai superato i confini italiani, come dimostrano le tante diverse nazionalità presenti ogni giorno nella zona. Anche chi non segue il calcio può rimanere sicuramente colpito dalla forza del legame tra Maradona e Napoli, una storia fatta di vittorie, passione e identificazione collettiva.

Per questo Largo Maradona continua a essere una tappa quasi obbligata per chi vuole conoscere una delle anime più autentiche della città. E ora, con il restauro ormai completato e l’inaugurazione all’orizzonte, l’attesa intorno al celebre murale è destinata a crescere ancora.

Seguiranno aggiornamenti sul giorno previsto per l’inaugurazione ufficiale.

Un treno storico da Milano Centrale ad Alba che profuma d’autunno, tra tartufo e vino

L’autunno si può vivere anche dal finestrino di un treno, lasciandosi alle spalle Milano per entrare lentamente nel paesaggio delle Langhe. L’11, il 18 e il 25 ottobre 2026 arriva il treno storico Milano Centrale-Alba, un itinerario dedicato a due grandi protagonisti del Piemonte: il tartufo e il vino. Un viaggio che unisce il fascino della ferrovia d’epoca alla scoperta di uno dei territori italiani più celebri per la sua cultura enogastronomica.

La destinazione è Alba, nel cuore delle Langhe, dove colline e vigneti disegnano un paesaggio riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È proprio in autunno che questo angolo del Piemonte assume un’atmosfera particolarmente suggestiva, tra i colori della stagione, i mercati dedicati ai prodotti locali e le tradizioni legate al tartufo e ai grandi vini della zona.

Il treno storico da Milano Centrale ad Alba

Il viaggio con locomotiva elettrica partirà da Milano Centrale e accompagnerà i passeggeri attraverso un graduale cambiamento di scenario. Dalla dimensione urbana della metropoli lombarda si passerà a un paesaggio sempre più caratterizzato da filari ordinati, colline e piccoli centri storici, fino ad arrivare nel territorio delle Langhe.

A rendere speciale l’esperienza saranno le carrozze Gran Confort, iconiche vetture della storia ferroviaria italiana progettate per offrire ambienti spaziosi, silenziosi e confortevoli. Le ampie finestrature permetteranno di osservare il paesaggio durante il tragitto, mentre il ritmo lento del treno trasformerà lo spostamento in una vera esperienza di viaggio.

A bordo saranno inoltre previsti momenti di degustazione dedicati ai prodotti del territorio. I sapori delle Langhe diventeranno così parte del percorso ancora prima dell’arrivo ad Alba, creando un collegamento tra il viaggio, il paesaggio e la tradizione gastronomica piemontese.

Una volta raggiunta la destinazione, i viaggiatori potranno esplorare liberamente Alba, una delle capitali italiane dell’enogastronomia, tra botteghe artigiane, enoteche storiche, mercati stagionali ed esperienze di degustazione. Il periodo autunnale è particolarmente indicato per scoprire l’identità della città e del territorio circostante, quando il tartufo diventa uno dei simboli della stagione.

Biglietti per il treno storico: prezzi e date

Il treno storico “Milano Centrale-Alba: Tartufo e Vino” è in programma per tre domeniche consecutive: 11, 18 e 25 ottobre 2026. L’orario di partenza dell’andata sarà alle 9:05 dalla stazione di Milano – con arrivo ad Alba alle 12:35. Mentre il treno di ritorno partirà alle 18:20 da Alba per rientrare a Milano alle 22. Durante il tragitto il treno effettuerà fermate alle stazioni di Pavia, Alessandria e Asti.

Il biglietto costa 69 euro per gli adulti, mentre per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti è prevista una tariffa ridotta del 50%, pari a 34,50 euro. I bambini da 0 a 4 anni non compiuti viaggiano invece gratuitamente.

La tariffa indicata è valida per una sola tratta, quindi per il viaggio di andata oppure per quello di ritorno. I biglietti sono già acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese le biglietterie e i self-service delle stazioni, oltre alle agenzie di viaggio abilitate.

Per informazioni e assistenza sul viaggio è possibile rivolgersi alla Fondazione FS tramite l’indirizzo email ufficiale oppure telefonando al numero 335 6854091.

La New York da sogno nel giallo L’ultimo turno di Chris Pavone

Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia Apartments, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, il quartiere di Manhattan dove vivono le famiglie più ricche di New York City. Tra celebrity, finanzieri, vedove miliardarie, galleristi d’arte – come Emily Longworth, la protagonista del libro L’ultimo turno di Chris Pavone -, e uomini d’affari che hanno fatto tanti soldi (anche sporchi), come il marito di lei, Whitaker (Wit) Hamilton Longworth, Chicky deve garantire la loro sicurezza.

La trama

Emily non è nata ricca, viveva in uno squallido monolocale della Gande Mela, ma quando ha conosciuto il marito, la sua vita è cambiata radicalmente. Si è sposata, ha avuto due bambini, ha praticamente smesso di lavorare perché non è chic per una donna guadagnarsi dei soldi, così continua a fare consulenze per non annoiarsi e per sfuggire a quel marito che si è rivelato essere un mostro.

Nonostante dovrebbe avere tutto quello che ha sempre desiderato, Emily non è felice e odia profondamente l’uomo che le sta accanto, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa fortuna. Peccato che il contratto prematrimoniale sia inattaccabile e che lei non abbia ancora trovato la forza di lasciarlo.

Per fortuna, durante un evento mondano a cui prende parte senza il marito, Emily conosce Julian Sonnenberg, critico d’arte di successo con il quale ha molto in comune, un uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita e di cui si innamora.

Il condominio Bohemia ha due ali separate, una per ricchi, l’altra per super ricchi, dove vivono isia i Sonnenberg sia i Longworth, con un sistema di sicurezza al top. Qui ci sono solo grandi appartamenti, come il 2A dove vive Julian. C’è chi ne possiede addirittura due, come i Longworth, che vivono nel lussuoso attico, l’appartamento 11C-D. Sonnenberg possiede uno degli appartamenti meno costosi dell’edificio. La penthouse di Longworth è costata 32 milioni di dollari, più altri 7 milioni per ristrutturarne la superficie di 650 mq. Lì risiedono altri miliardari, ma Wit è il più ricco.

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Chicky lavora al Bohemia da 28 anni, è lui “la vera definizione di portiere, con la sua uniforme immacolata e il suo cappello a campana”. Ex marine, portoricano di 51 anni, anche lui ha un ruolo fondamentale nella trama del thriller.

Dov’è ambientato il giallo

Quasi tutto il libro è concentrato all’interno del prestigioso condominio Bohemia che si trova nell’Upper West Side, nome fittizio di uno dei tanti palazzi per ricchi che s’affacciano direttamente su Central Park da una parte (Central Park West), e sul fiume Hudson dall’altra. lLa zona pià bella in assoluto di New York.

L’Upper West Side corrisponde esattamente a quel quadrilatero compreso tra la West 59th Street e la West 110th Street ed è considerato il quartiere culturale e intellettuale. In questa zona ci sono la Columbia University, l’American Museum of Natural History, il New York Institute of Technology e il Lincoln Center for the Performing Arts. Giusto per citare alcuni degli indirizzi più noti.

L’immagine che Chris Pavone ci mostra di Manhattan in L’ultimo turno è quella dell’immaginario collettivo fatto di luci al neon, taxi gialli che sfrecciano tra le avenue, suv che scaricano i residenti di lussuosi flat in cui vivono i ricchi, sempre carichi di sacchetti dello shopping nella Fifth Avenue, tate con bambini e microscopici cagnolini appena usciti dalla toelettatura.

Il Bohemia non esiste nella realtà, ma potrebbe essere un qualsiasi palazzo elegante dell’Upper West Side. Pavone si sarebbe ispirato ai fatti reali accaduti nel celebre The Dakota, il condominio di lusso della fine dell’800, anch’esso nella Upper West Side di Manhattan, sulla 72^ strada, dove vivevano John Lennon e Yoko Ono quando nel 1980 un uomo sparò al componente dei Beatles. E i Lennon non furono né i primi né gli ultimi tra i personaggi di fama mondiale ad aver fatto del Dakota la propria casa. Per esempio, Lauren Bacall, Judy Garland e Leonard Bernstein abitarono tutti qui. Questi nomi di spicco sono stati ormai soppiantati da miliardari per i quali l’edificio rappresenta un pied-à-terre ovvero soltanto una delle loro numerose residenze. Gli stessi Longworth dividono la loro esistenza tra l’attico a Manhattan e la villa a Martha’s Vineyard, nel Massachusetts, vicino alla costa meridionale di Cape Cod, un’esclusiva meta di svago lungo la costa degli Stati Uniti dove trascorrono le vacanze i Presidenti americani, celebrità e villeggianti facoltosi.

Dalla descrizione che Pavone fa del palazzo, però, con due alte torri distinte, ci saremmo immaginati un edificio più simile a un altro palazzo molto famoso, quasi iconico, di Central Park, che molti avranno sicuramente già visto se non personalmente almeno in decine di film e serie Tv: The San Remo.

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The San Remo, iconico edificio affacciato su Central Park a New York

A due passi dal Dakota, è un famoso palazzo di lusso di New York degli inizi del Novecento. Si trova al 145-146 di Central Park West, di fronte a Central Park. Progettato da Emery Roth e completato nel 1930, è stato il primo grattacielo residenziale con torri gemelle della città. Nel corso degli anni, anche questo palazzo ha ospitato molte celebrità, tra cui Steve Jobs, Bono degli U2 (che comprò l’appartamento da Steve Jobs), Steven Spielberg, Demi Moore, Dustin Hoffman, Dodi Al-Fayed.

Il San Remo ha un gemello, l’Eldorado, uno storico palazzo residenziale in stile art déco dell’Upper West Side di New York, affacciato sul lato occidentale di Central Park.

Al di là della trama avvincente, questo giallo fa proprio venire voglia di fare un viaggio a New York.

Capri nasconde un posto incredibile: la Certosa di San Giacomo, sospesa tra cielo e mare

Tra i luoghi più suggestivi di Capri, non troppo lontano dal continuo viavai della celebre Piazzetta, c’è un complesso monumentale dove si fondono storia, arte e paesaggio. È la Certosa di San Giacomo, la più importante testimonianza dell’architettura angioina sull’isola, costruita tra il 1371 e il 1374 per volontà di Giacomo Arcucci, Gran Camerario della regina Giovanna I d’Angiò. Dal 1371 questo complesso è stato convento, prigione e poi liceo di Capri.

La sua posizione contribuisce a renderla davvero speciale: immersa nel silenzio, con una vista incredibile sui Faraglioni e sul mare, la Certosa offre un punto di vista diverso sulla Capri più conosciuta, fatto di chiostri, architetture storiche e scorci luminosi.

Cosa vedere tra arte e archeologia

Il complesso della Certosa di San Giacomo, che presenta una molteplicità di volte, è articolato in tre sezioni principali:

  • la cosiddetta “casa alta”, destinata alla vita religiosa e alla clausura, con chiesa, refettorio, celle dei monaci e chiostri;
  • la “casa bassa”, dedicata alle attività quotidiane e produttive dei monaci;
  • una terza parte che ospitava un tempo la farmacia e una chiesa per le donne.

Oggi questo patrimonio storico ospita importanti spazi museali e culturali. Da vedere sono innanzitutto il Chiostro Grande e il più antico Chiostro Piccolo, ambienti raccolti che restituiscono l’atmosfera dell’antico monastero.

All’interno si trovano poi il Museo Diefenbach, dedicato al pittore simbolista tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, e il Museo Archeologico Nazionale di Capri, inaugurato nel 2024 e dedicato soprattutto alla storia dell’isola in epoca romana.

In occasione del bicentenario della riscoperta della Grotta Azzurra, fino al 18 ottobre 2026 è inoltre possibile visitare presso la Certosa di San Giacomo la mostra “Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)”, che racconta la fortuna del mito caprese attraverso due secoli.

Per informazioni dettagliate sui giorni di apertura e prezzi consultare il sito ufficiale.

Cosa vedere alla Certosa di San Giacomo a Capri
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Complesso della Certosa di San Giacomo, Capri

Gli eventi alla Certosa

Questa sera, martedì 25 agosto, la Certosa di San Giacomo apre eccezionalmente in orario serale, dalle 18 alle 22, in occasione della conferenza “La rappresentazione della Grotta Azzurra tra pittura e fotografia nel Novecento” e della proiezione del documentario “Capri. L’isola rifugio”, prevista alle 19.30. Saranno visitabili il Museo Archeologico, il Museo Diefenbach e le mostre in corso. Dalle 20 alle 21.30 sono previste visite guidate alle prime due esposizioni, in italiano, inglese e francese, con prenotazione obbligatoria e ingresso libero.

Il calendario prosegue poi nei giorni successivi con la XVI edizione di Jazz in Capri: il 26 e 27 agosto alle ore 21 la Certosa ospiterà due concerti serali, rispettivamente “Enrico Pieranunzi trio Plays Morricone” e “Denise King & Elio Coppola trio”.

Un altro appuntamento particolarmente atteso è quello con Sal Da Vinci, in programma giovedì 10 settembre. L’artista porterà sull’isola il tour estivo 2026, con uno spettacolo che intreccia i brani più amati del repertorio con quelli del nuovo album “Per sempre sì”. Tra questi c’è “Poesia”, nuovo singolo dalle sonorità bachata.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa di San Giacomo si trova in via Certosa 10, nel cuore di Capri, l’isola campana nel Golfo di Napoli che si raggiunge via mare con traghetti o aliscafi. I due porti di partenza principali sono Napoli e Sorrento ai quali, nel periodo estivo, si aggiungono quelli di Salerno e della Costiera Amalfitana (Positano e Amalfi).

Dalla famosa Piazzetta (Piazza Umberto I) la Certosa di San Giacomo si raggiunge facilmente a piedi in circa 10 minuti, seguendo le indicazioni verso il complesso monumentale.

La Cattolica di Stilo riapre, il tesoro bizantino della Calabria si può visitare

Il gioiello bizantino della Calabria riapre le porte; dopo un lavoro lungo iniziato nel 2024 la Cattolica di Stilo riapre le porte ai visitatori. Siamo alle pendici del monte Consolino e questo edificio medievale tra i più riconoscibili della regione è stato ufficialmente riaperto dopo interventi di conservazione e manutenzione, oltre a quelli di valorizzazione. L’impegno ha riguardato sicurezza e accessibilità e nonostante ad oggi siano ancora incorso alcuni lavori è possibile entrare e godersi questa meraviglia. Ora che finalmente torna visitabile è il momento di cogliere l’occasione e inserirla nel proprio itinerario.

La riapertura della Cattolica di Stilo

La lunga chiusura è stata più che necessaria per riaprire la Cattolica di Stilo in Calabria e intervenire in modo preciso su murature e superfici andando a restaurare alcuni elementi architettonici della chiesa. Il progetto si è occupato di conservazione di tutti i materiali storici e della prevenzione del degrado evitando di modificare l’identità del luogo. Tra le migliorie sono stati introdotti nuovi punti informativi e strumenti pensati per rendere più semplice la lettura dell’edificio; maggiore attenzione è stata rivolta a chi ha difficoltà sensoriale, fisica o cognitiva potenziando l’accessibilità. Migliorie importanti anche per sistemi di sicurezza e video-sorveglianza.  

Cosa vedere nella Cattolica di Stilo

La Cattolica è stata costruita tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Il nome viene ricondotto al termine greco Katholikon, utilizzato per indicare la chiesa principale di un complesso monastico o un centro di culto legato a comunità di eremiti. All’esterno colpiscono soprattutto le cinque piccole cupole che emergono sopra una struttura compatta, quasi cubica. I mattoni disegnano motivi semplici e regolari, mentre la posizione sopraelevata apre lo sguardo verso Stilo e la vallata.

Vista dall'alto della Cattolica di Stilo
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La Cattolica di Stilo, il gioiello bizantino calabrese

Dentro, la pianta a croce greca è scandita da quattro colonne di recupero, probabilmente provenienti da edifici più antichi. Su una di queste compare una croce con iscrizione latina; su un’altra si leggono incisioni in lingua araba. Segni che continuano a suscitare interrogativi sulla storia dell’edificio e sulle persone che lo attraversarono nei secoli. Il richiamo più importante è dato dagli affreschi con pitture che testimoniano fasi differenti e trasformazioni simbolo del Medioevo. Una delle immagini più note è quella della Dormitio Virginis, seguita dall’ascensione con Cristo benedicente e dalla raffigurazione dei santi vescovi. Ovviamente, una volta qui, vale la pena anche organizzare una passeggiata nel caratteristico borgo.

Come visitare la Cattolica di Stilo

Per poter visitare la Cattolica di Stilo bisogna fare tesoro di queste informazioni:

  • Apertura. Il sito è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30 e la domenica dalle 9.30 alle 19.30. Il lunedì è giorno di chiusura;
  • Prezzi. Il biglietto intero costa 4 euro, mentre il ridotto è di 2 euro.

Come raggiungere la Cattolica di Stilo

Per chi arriva da fuori regione per visitare la Cattolica di Stilo, gli aeroporti di riferimento sono quelli di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. La stazione ferroviaria più vicina è invece Monasterace-Stilo, distante circa 14 chilometri. L’auto resta il mezzo più pratico per raggiungere Stilo e muoversi nella Vallata dello Stilaro. Una volta arrivati nel borgo, la Cattolica si trova in posizione rialzata, ai piedi del Monte Consolino.

Tra i 12 “tesori” d’Europa sono state incoronate 4 meraviglie italiane

Si parla spesso di overtourism, ma in realtà in Europa ci sono delle vere meraviglie lontane dalle rotte più battute. Non parliamo di destinazioni sconosciute, ma semplicemente un po’ più lontane dai grandi flussi.

Questa è la classifica di European Best Destinations che ha selezionato 12 mete tra borghi medievali, isole, paesaggi naturali e località dalla forte identità storica, premiando l’Italia per ben 4 volte con alcuni luoghi che sono tutti da scoprire.

Cantine Aperte in Vendemmia 2026: al via due mesi tra vigne, degustazioni e tradizioni

Amanti del vino, prendete le agende e segnatevi questo evento! Da oggi, 24 agosto, prende il via Cantine Aperte in Vendemmia, l’appuntamento che fino al 25 ottobre porta visitatori italiani e internazionali nelle cantine del Movimento Turismo del Vino, proprio nel momento in cui il lavoro nei vigneti entra nella sua fase più intensa. Per due mesi sarà infatti possibile seguire da vicino il percorso che porta dall’uva al vino, tra raccolta, pigiatura, fermentazione, degustazioni e incontri con i produttori.

Dalle prime uve raccolte per bianchi e spumanti nelle aree settentrionali fino alle vendemmie più tardive del Sud e del Vulture, l’evento è un’occasione particolare per scoprire territori, tradizioni gastronomiche e modi diversi di vivere l’enoturismo.

Cantine Aperte in Vendemmia: cosa sapere sull’evento

La vendemmia? Non si esaurisce con la raccolta dei grappoli, anzi, è proprio quando l’uva arriva in cantina che inizia una nuova fase, tra profumi del mosto, pigiatura, avvio delle fermentazioni, lavoro dell’enologo e assaggi nelle diverse fasi della vinificazione. Ed è questo il momento che Cantine Aperte in Vendemmia permette di osservare da vicino, accompagnando i visitatori dalla vigna alla cantina.

Panorama delle Langhe in autunno
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Foliage tra i vigneti delle Langhe

Il programma si sviluppa dal 24 agosto al 25 ottobre 2026 e coinvolge territori molto diversi tra loro. Nel Sud Italia emerge così una maggiore vocazione per eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una forte attenzione alla presenza digitale. Al Centro Italia, invece, il vino si lega soprattutto al paesaggio, con picnic in vigna, attività all’aria aperta e proposte premium. Nel Nord-Ovest si registra una particolare flessibilità nell’accoglienza: il 56% delle cantine analizzate apre anche la domenica.

Le esperienze da vivere in cantina

Tra le proposte più interessanti ci sono le vendemmie didattiche, presenti in diverse regioni italiane, dal Piemonte al Friuli, dal Veneto all’Umbria e al Lazio fino alla Toscana. Le modalità cambiano a seconda del territorio: nell’Astigiano, per esempio, l’esperienza può comprendere spiegazioni in vigna, raccolta dei grappoli, consegna delle uve e tradizionale pigiatura con i piedi, prima di una merenda con prodotti tipici piemontesi e della visita in cantina.

Anche la gastronomia diventa infatti parte integrante dell’esperienza, con picnic e merende a chilometro zero, prodotti locali e specialità regionali. In Toscana, tra le proposte citate, compaiono prosciutto toscano, schiaccia all’uva, bruschette con Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP e succo d’uva per i bambini. In Campania la vendemmia può invece trasformarsi in un’occasione per passeggiare tra i filari, conoscere il territorio e scoprire le produzioni tipiche.

Non mancano inoltre esperienze più esclusive, come scenografiche cene tra i filari, degustazioni di grandi annate o vini in anteprima e incontri con l’enologo o direttamente con il produttore. Accanto a queste proposte trovano spazio musica, feste della vendemmia, passeggiate, trekking, giochi e attività dedicate alle famiglie.

Particolare attenzione quest’anno è riservata infatti anche ai più piccoli: secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine del campione organizza esperienze formative, comprese attività per bambini, aree gioco e visite nelle fattorie didattiche. In alcune realtà toscane, i piccoli possono partecipare alla raccolta e alla pigiatura, imbottigliare il succo e creare la propria etichetta, arrivando anche a ricevere un diploma di “Vignaiuolo per un giorno”.

La manifestazione infine guarda anche al pubblico internazionale: gli stranieri rappresentano tra il 35% e il 40% dei visitatori delle cantine italiane, ma sono ancora circa 7-8 milioni rispetto ai 104 milioni di turisti internazionali che visitano ogni anno l’Italia.

Da Leonardo a Van Gogh, da Monet a Man Ray, da Kandinsky a Dalí: in Italia arriva un settembre ricco di mostre

Se il buongiorno si vede dal mattino, il calendario delle mostre che ci attendono al rientro dalle vacanze estive nelle nostre città non fa che preannunciare un anno culturale ricco di appuntamenti.

Il mese di settembre sarà bello pieno di inaugurazioni, dalle grandi città come Milano, Roma, Torino e Bologna, alle città d’arte come Mantova, Parma e Ferrara.

Abbiamo selezionato le dieci mostre più importanti e interessanti da non perdere in Italia a settembre.

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

Il Castello di Termes è la fortezza catara che domina le gole delle Corbières in Francia

Alcuni castelli oggi sono noti e visitati durante tutto l’anno per via dei sontuosi arredi e delle sale ancora intatti, mentre altri si fanno conoscere soprattutto per la natura straordinaria e il paesaggio che li circonda. Questo è anche il caso del Castello di Termes, arroccato a 460 metri di altitudine nel sud della Francia, dove le rovine di un’antica fortezza emergono dalla roccia proprio sopra le gole del Termenet. È qui, tra le montagne delle Hautes-Corbières, che il Medioevo ha lasciato la sua firma: il castello fu infatti teatro di uno degli assedi più celebri della Crociata contro gli Albigesi ed è anche considerato uno dei “cinque figli di Carcassone”, ovvero il gruppo di roccaforti strategiche che all’epoca difendevano il regno.

Oggi invece Termes è molto diverso dalla fortezza che dominava queste montagne nel XIII secolo: le sue rovine sono state oggetto di scavi e restauri e permettono di ricostruire, passo dopo passo, la storia di un luogo passato da roccaforte signorile a fortezza reale francese. Dal 2026, inoltre, il sito fa parte delle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, inserite nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri sette siti fortificati della regione.

Castello di Termes: la storia e cosa vedere

Le origini del Castello di Termes risalgono almeno al X secolo. Costruito su uno sperone roccioso, il sito controllava una posizione strategica nelle Corbières e divenne il centro della signoria di Termes. La pagina più famosa della sua storia arrivò nel 1210, durante la Crociata contro i catari. Il castello, allora nelle mani di Raimond de Termes, fu assediato dall’esercito di Simon de Montfort. La resistenza durò quasi quattro mesi, facendo sì che Termes passasse ai posteri come uno degli episodi più intensi e noti della campagna militare contro le roccaforti legate ai signori locali e al catarismo.

Dopo la conquista, il castello entrò progressivamente sotto il dominio della Corona francese. Nel XIII secolo venne rifortificato e trasformato in una fortezza reale, inserita nel sistema difensivo che proteggeva il nuovo territorio francese dalle incursioni provenienti dal regno d’Aragona. La sua funzione militare, però, ebbe una fine definitiva nel XVII secolo. Nel 1653-1654, per ordine della Corona, la fortezza venne demolita per impedirne un eventuale riutilizzo da parte dei ribelli dopo la Fronda. Da allora il castello è rimasto in rovina, ma proprio questa condizione permette oggi di leggere più facilmente la stratificazione della sua storia.

Durante la visita odierna, ciò che si esplora sono i resti del castrum e della fortezza reale, tra mura, strutture difensive, torre maestra e spazi dell’antico complesso signorile. La visita comincia già nel piccolo villaggio di Termes, dove si trovano il centro di interpretazione, il filmato introduttivo e l’esposizione dedicata all’assedio del 1210.

Dal villaggio occorre poi proseguire a piedi per circa 15 minuti lungo il percorso che conduce alla fortezza. La visita dura generalmente circa un’ora o un’ora e mezza, considerando anche gli spazi di interpretazione e il percorso verso il castello.

Dove si trova il Castello di Termes e come arrivare

Il Castello di Termes è situato nel comune di Termes, nel dipartimento dell’Aude, nella regione dell’Occitania in Francia. Il villaggio dista circa 50 chilometri da Carcassonne e si trova tra le Corbières, in una zona caratterizzata da montagne, gole e piccoli borghi.

La posizione è interessante anche per costruire un itinerario più ampio alla scoperta dei castelli catari e delle fortificazioni medievali dell’Aude. Per raggiungere Termes, l’opzione più pratica è l’auto, soprattutto se si arriva da Carcassonne, Narbonne o Perpignan. Il villaggio è piccolo e dispone di un parcheggio gratuito e obbligatorio per i visitatori. Dal parcheggio si raggiunge il centro di accoglienza seguendo le indicazioni lungo il corso d’acqua.

Per chi programma la visita nel 2026, il castello è aperto tutti i giorni in luglio e agosto, dalle 10.00 alle 19:30, mentre a settembre e ottobre l’apertura è prevista dalle 10.00 alle 18.00. A novembre l’accesso è previsto nei weekend e nei giorni festivi fino all’11 novembre, con ulteriori aperture secondo calendario.

Il biglietto 2026 costa 6 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi dai 16 ai 25 anni e 3 euro per i bambini dai 6 ai 15 anni; i bambini sotto i 6 anni entrano gratuitamente. È disponibile anche un biglietto da 3 euro per visitare esclusivamente il film e l’esposizione del centro di interpretazione.

Luna dello Storione ed eclissi (quasi) totale: il 28 agosto l’appuntamento è all’alba

Dopo i desideri espressi nella Notte di San Lorenzo e i successivi giorni a caccia di stelle cadenti, scanditi anche dall’evento astronomico più atteso dell’anno (l’eclissi totale di sole dello scorso 12 agosto), il cielo di fine mese regala un altro appuntamento da segnare in agenda per chi ama viaggiare alla ricerca di panorami insoliti. Venerdì 28 agosto 2026 la Luna piena, conosciuta come Luna dello Storione, sarà protagonista di una profonda eclissi lunare parziale: quasi tutto il disco entrerà nell’ombra della Terra, lasciando visibile soltanto un sottile bordo luminoso.

Dall’Italia il fenomeno sarà osservabile nelle prime ore del mattino, anche se con una particolarità: la Luna sarà già molto bassa sull’orizzonte occidentale. Il momento più suggestivo arriverà poco prima dell’alba, quando circa il 96,2% dell’area visibile del disco lunare sarà immerso nell’ombra terrestre. Lo spettacolo, condizioni meteo permettendo, potrà essere seguito anche senza strumenti astronomici e sarà trasmesso in diretta online dal Virtual Telescope Project, direttamente dalla Maremma toscana.

Cos’è la Luna dello Storione

La Luna dello Storione è il nome tradizionalmente attribuito alla Luna piena di agosto. L’origine del termine è legata agli storioni, grandi pesci un tempo particolarmente abbondanti nei laghi e nei fiumi del Nord America, soprattutto nella regione dei Grandi Laghi, proprio in questo periodo dell’anno.

eclissi lunare Luna del Castoro
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Lo spettacolo dell’eclissi lunare

La notte tra il 27 e il 28 agosto coinciderà con l’eclissi lunare parziale e la Luna dello Storione sarà quindi più affascinante del solito. Il fenomeno si verifica quando Sole, Terra e Luna si allineano e il nostro pianeta si trova tra il Sole e il satellite naturale. La Terra proietta così la propria ombra sulla superficie della Luna, oscurandola in parte o, nel caso di un’eclissi totale, completamente.

Quella del 28 agosto sarà tecnicamente un’eclissi parziale, non una vera eclissi totale: al massimo dell’evento circa il 96,2% dell’area del disco lunare sarà infatti all’interno dell’ombra più scura della Terra. Rimarrà quindi un sottile bordo ancora illuminato direttamente dal Sole. Ed è proprio questo dettaglio a rendere l’evento particolarmente interessante. La parte della Luna immersa nell’ombra potrebbe assumere sfumature rosse, brune o ramate, mentre il sottile bordo non eclissato resterà più luminoso.

Il colore rossastro nasce invece dal passaggio della luce solare attraverso l’atmosfera terrestre: la componente blu viene maggiormente diffusa, mentre quella rossa e arancione viene rifratta verso la Luna (è lo stesso principio ottico che rende rossi e arancioni i tramonti). La coincidenza con la Luna piena è particolarmente suggestiva anche dal punto di vista degli orari: in Italia la Luna piena sarà raggiunta alle 06:18, mentre il massimo dell’eclissi è previsto alle 06:12.

Dove vedere l’eclissi lunare del 28 agosto

Per assistere allo spettacolo nei cieli italiani bisognerà mettere la sveglia presto. In Italia la fase parziale dell’eclissi inizierà infatti alle 04:33, mentre il massimo arriverà alle 06:12. La fase penombrale inizierà già alle 03:23, ma nelle prime fasi il cambiamento sarà molto più difficile da percepire a occhio nudo.

La finestra consigliata per l’osservazione è quindi indicativamente tra le 04:30 e le 05:45, quando l’ombra sarà già evidente ma la Luna sarà ancora sufficientemente alta nel cielo. Al momento del suo massimo, invece, il satellite sarà ormai vicinissimo all’orizzonte: sarà necessario avere una visuale completamente libera verso ovest-sudovest.

In Italia le condizioni migliori per l’osservazione saranno soprattutto nelle zone occidentali e dove è possibile contare su un orizzonte aperto. La Sardegna sarà tra le regioni più favorite, ma ci sono buone possibilità anche in Piemonte e Liguria. In Lombardia e nell’Italia centrale l’eclissi sarà comunque osservabile, ma la Luna sarà più bassa.

A Milano, per esempio, al momento del massimo la Luna sarà appena 4,7° sopra l’orizzonte e tramonterà intorno alle 06:46. A Torino sarà a 5,8°, a Genova a 5,2° e a Cagliari a 6,7°. A differenza della scorsa eclissi di sole, comunque, questa volta il fenomeno può essere osservato tranquillamente a occhio nudo e non sono necessari occhiali specifici.

Perugia, il gioiello umbro che conquista il Times: è la “Toscana alternativa” da visitare in autunno

Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.

L’elogio del Times a Perugia

Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz.  Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.

E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.

Vista della panoramica Piazza IV Novembre, Perugia
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Il centro storico di Perugia fa il giro del mondo

Cosa vedere assolutamente a Perugia

Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.

Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.

Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.

Scoperto il santuario che seguiva Sole e Luna mille anni prima di Stonehenge

La storia sta per cambiare con questa incredibile scoperta: ben prima di Stonehenge in Europa c’era un popolo che osservava il cielo: in Repubblica Ceca è stato scoperto un recinto preistorico di circa 6.500 anni fa che dimostra conoscenze astronomiche ben radicate. Vicino al villaggio di Chleby, gli archeologi hanno studiato la struttura monumentale quasi circolare che seguiva i monumenti di Sole e Luna.

L’estate si allunga e i prezzi scendono: 10 mete perfette per un viaggio a settembre

L’estate non è ancora finita, ma per chi sta già pensando alla prossima fuga potrebbe essere arrivato il momento giusto per guardare oltre agosto. Settembre e ottobre sono i mesi della stagione di mezzo, la cosiddetta “shoulder season”: quel periodo dell’anno in cui molte destinazioni europee hanno ancora giornate piacevoli e temperature miti, mentre il picco dei prezzi e dell’estate inizia a restare alle spalle.

A confermare ancora una volta che un viaggio in questo particolare periodo può essere una buona strategia, c’è una nuova analisi di Kayak, che ha individuato alcune destinazioni nelle quali non solo i voli per settembre e ottobre 2026 sono più convenienti sia rispetto ai mesi di luglio e agosto, ma lo sono anche rispetto allo stesso periodo del 2025. È quello che il motore di ricerca definisce il “double value”: un reale doppio vantaggio per tutti coloro che scelgono di partire fuori dall’alta stagione. Prendendo spunto dallo studio condotto, ecco le 10 mete da prendere in considerazione per un viaggio tra settembre e ottobre, dove i prezzi calano, ma non la voglia di partire, tra mete europee, italiane e anche una particolare destinazione oltreoceano.

Cinque cascate nascoste nel cuore della Sicilia: il volto inaspettato dell’isola

Non si può dare torto a quei milioni di turisti che ogni anno frequentano le spiagge della Sicilia. L’isola all’estremo meridione d’Italia è un luogo favoloso, con un mare cristallino, una storia millenaria, borghi e cittadine affascinanti. La sua forza, poi, è certo nella sua varietà, tale da farla apparire quasi un continente, invece che un triangolo di terra emersa.

Proprio questa varietà suggerisce che non ci sia spazio soltanto per il turismo dedicato alla scoperta delle città o delle località di mare. L’entroterra siciliano, ad esempio, è un grande scrigno contenente un immenso tesoro naturale, tra colline, boschi e catene montuose. Fra queste si nascondono alcune bellissime cascate: nessuno si aspetterebbe di andare in Sicilia per scoprire dei luoghi d’acqua dolce, e invece non mancano i salti notevoli, peraltro spesso caratterizzati da un panorama naturalistico inconsueto, che li rende vere e proprie meraviglie da non perdere.

Cascate dell’Oxena

Nel 2025 Militello in Val di Catania è stato eletto Borgo dei Borghi. Una bella cittadina barocca, situata a sud della città etnea. Il suo territorio carezza le propaggini dei Monti Iblei, dove scorre il torrente Oxena, che ha saputo scavare il proprio letto, nel corso dei millenni, dentro un canyon di origine lavica.

Proprio non lontano da Militello si trova una splendida cascata (anche se sono conosciute come Cascate dell’Oxena, la cascata vera e propria è soltanto una, in un’area caratterizzata comunque da cascatelle e rapide), alimentata dalle numerose sorgenti che si aprono lungo le sponde del corso d’acqua, anche nei periodi di maggiore siccità.

Il paesaggio che la circonda è particolare. Si alternano zone verdi, dove pascolano mandrie di mucche, a aree brulle, dove emerge una terra rossastra su cui crescono olivastri, carrubi e fichi d’India.

Le Cascate dell’Oxena possono essere raggiunte con un’escursione a piedi o in bici da Militello in Val di Catania, da cui distano circa cinque chilometri. Più breve, invece, l’avvicinamento dall’ultimo luogo raggiungibile in auto: si raggiungono in circa 15 minuti a piedi da Contrada Bognanni, una stretta strada dalla quale si può godere di una prima vista dall’alto della cascata.

Le Cascate dell'Oxena in Sicilia
Lorenzo Calamai
Vista sulla cascata principale dell’Oxena

Due cascatelle anticipano la discesa al cospetto del salto principale, rombando tra la roccia basaltica, che emerge nera dal terreno attorno al torrente. Scendendo al livello inferiore, una bella spiaggetta all’ombra di oleandri e tamerici consente di godersi al massimo la contemplazione della cascata.

Cascata di San Nicola

A circa mezz’ora d’auto da Palermo, nel territorio del piccolo comune di Bolognetta, si nasconde una delle cascate meno conosciute della Sicilia occidentale: la Cascata di San Nicola. È opera del torrente Milicia, che nasce nella zona del Bosco della Ficuzza, nei pressi di Corleone, e sfocia nel Tirreno tra Casteldaccia e Altavilla Milicia.

Il periodo migliore per visitare la cascata va da ottobre a maggio, quando la portata d’acqua è più abbondante, ma in estate la Cascata di San Nicola solitamente si difende bene, e la bella polla smeraldina ai suoi piedi rimane un’oasi rinfrescante.

Il contesto attorno al salto è spettacolare: una ampia gola rocciosa, dove domina il color ocra e la maggior parte del verde è rappresentata dalle onnipresenti piante di fico d’India. Il torrente rappresenta una sorta di linfa vitale in un territorio altrimenti brullo. Il percorso per raggiungerla è lungo circa quindici minuti dalla strada asfaltata e attraversa tratti rocciosi e sentieri non segnalati, benché sia chiaro da dove passare grazie alle tracce ben battute.

Cascata del Vallone del Castello di Pietra

Il Vallone del Castello di Pietra è uno dei luoghi più nascosti e selvaggi della Sicilia. Si tratta di un piccolo canyon scavato da un torrente all’interno del quale si possono ammirare i resti di una fortificazione preistorica (il Castello di Pietra, appunto), un esemplare enorme di roverella secolare e una bella cascata immersa nel verde.

Non è il luogo più facile da raggiungere. Si trova a sud di Partanna, una cittadina non lontana da Castelvetrano, nella parte sud-occidentale dell’isola. Si deve raggiungere l’agriturismo Baglio Vecchio, isolato in mezzo a un’area di campi coltivati e campagna, e qui chiedere le chiavi per aprire il cancello che consente di accedere al Vallone.

Oltrepassato il cancello della riserva, una scalinata immersa nella vegetazione conduce sul fondo della gola. Qui un sentiero percorre tutto il canyon. Risalendolo in una direzione si arriva ad ammirare la cascata, dall’altra si arriva alla roverella secolare e al punto da cui si può individuare il castellare. Il contesto fatto di falesie scolpite dagli agenti atmosferici, combinato con una grande ricchezza di verde che cresce sulle rive del corso d’acqua, lo rende un ambiente più unico che raro per la Sicilia occidentale.

Cascata Angara dei Piristeri

Versante orientale della Sicilia, dove l’Etna domina il panorama: tra i Monti Peloritani e i Nebrodi, nel comune di Roccella Valdemone, un affluente del fiume Alcantara chiamato torrente Roccella dà vita a una delle cascate più alte di tutta la Sicilia, la Cascata Angara dei Piristeri, conosciuta anche come Cascata Palazzolo Angara. Misura circa venti metri il balzo che l’acqua fa a ridosso di una stupenda parete rocciosa, creando un’ampia polla ai suoi piedi circondata da un bosco fittissimo e una vegetazione esuberante.

La cascata è spettacolare, ma lo è altrettanto la bella escursione che serve per raggiungerla. Si parte infatti nei pressi delle pale eoliche di Pizzo Perino, inoltrandosi lungo un sentiero in discesa che offre viste panoramiche splendide, inizialmente sull’Etna, che rimane sullo sfondo, e poi sui contrafforti del vallone nel quale si sta scendendo.

cascata angara dei piristeri in Sicilia
Lorenzo Calamai
La spettacolare veduta scendendo sul sentiero verso la cascata

La discesa è lunga circa un’ora, con un dislivello da non sottovalutare, specie per la risalita al ritorno. Il contesto naturale, però, ripaga di ogni sforzo. Una volta giunti sulla parte pianeggiante in fondo alla gola, si trova intuitivamente la cascata risalendo il corso del torrente fino al maestoso salto.

Cascata del Catafurco

Andare alla Cascata del Catafurco è una vera e propria esperienza montana in Sicilia. Il salto si trova nascosto tra le pieghe, le cime e i fianchi dei Nebrodi, nel territorio del comune di Galati Mamertino. Qui il torrente San Basilio ha modellato nei secoli la roccia in modo tale che oggi affronta un salto di circa trenta metri, estremamente scenografico perché avviene all’interno di una sorta di camino, alla cui base si forma una bassa polla dove potersi godere una sorta di doccia naturale.

Cascata del Catafurco in Sicilia
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Cascata del Catafurco

Bellissimo il sentiero che conduce alla cascata. Quattro chilometri di percorso dalla frazione San Basilio di Galati Mamertino, su una comoda strada sterrata che poi si trasforma in sentiero, con staccionate e gradini, nella parte finale. Si oltrepassano piccoli allevamenti di capre, suini e asinelli della zona e lungo il percorso merita una sosta il borgo di Molisa, un villaggio rurale abbandonato costruito interamente in pietra a secco, con i tipici pagliai un tempo utilizzati come ricoveri dai pastori.

Il percorso, in gran parte esposto al sole, è comunque punteggiato da diverse fontane d’acqua fresca e consente allo sguardo di spaziare continuamente lungo una splendida, stretta vallata.

Castello di Aguilar, Nido d’Aquila che domina i vigneti delle Corbières

Arroccato su una collina rocciosa a circa due chilometri dal villaggio di Tuchan, nel dipartimento francese dell’Aude, il Castello di Aguilar sembra ancora vegliare sul paesaggio che si apre tutt’intorno. Non a caso viene chiamato “Nido d’Aquila”: a 296 metri di altitudine, domina i vigneti dell’Haut Fitou e una pianura racchiusa tra rilievi, pareti calcaree e montagne.

La salita per raggiungerlo è breve e, una volta arrivati, sarete ripagati da un panorama che corre verso il Mont Tauch, le falesie di Vingrau, la torre di Tautavel e, nelle giornate limpide, fino al profilo inconfondibile del Canigou, una delle montagne simbolo dei Pirenei orientali. Aguilar fu una fortezza strategica, contesa da signori e sovrani e infine inserita nel sistema difensivo passato alla storia come quello dei “cinque figli di Carcassonne”.

Aguilar, la sentinella delle Corbières tra signori e re

Osservando il Castello di Aguilar dall’esterno, la prima caratteristica che noterete è la potente doppia cinta muraria che segue la conformazione dello sperone roccioso.

La posizione non era casuale: nel Medioevo, una piccola guarnigione controllava da quassù il territorio e, in caso di pericolo, poteva trasmettere l’allarme fino a Carcassonne in meno di venti minuti, utilizzando segnali di fumo o lampi luminosi rilanciati dalle altre fortificazioni disseminate nelle Corbières.

Il maniero fu dapprima legato ai conti catalani, quindi alla casa di Carcassonne e, a partire dal XII secolo, alla famiglia di Termes; una delle figure centrali fu Olivier de Termes, cavaliere occitano che si oppose alla Crociata contro gli Albigesi e fece di Aguilar uno dei propri centri di potere.

Dopo alterne vicende, Aguilar entrò definitivamente nel dominio della Corona francese nel 1261, venne ampliato e rafforzato secondo le più aggiornate tecniche militari dell’epoca e divenne una delle fortezze incaricate di controllare la frontiera con il regno d’Aragona.

Il suo ruolo strategico terminò dopo il Trattato dei Pirenei del 1659, quando il confine tra Francia e Spagna si spostò verso sud: perse così la funzione per cui era stato trasformato e iniziò il suo lento abbandono. Dal 1949 è classificato come Monument Historique e negli anni è stata interessato da svariati interventi di restauro e valorizzazione.

Dentro il Nido d’Aquila tra doppie mura e panorami

Veduta del Castello Aguilar, Francia
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Castello Aguilar, il Nido d’Aquila delle Corbières

La cinta più antica, risalente al XII secolo, racchiudeva gli spazi organizzati attorno a una corte interna, con il logis del castellano, una torre e una cisterna; nel punto più vulnerabile dello sperone, la muratura raggiungeva uno spessore di circa 2,80 metri e assumeva la forma di uno sperone concepito per opporre maggiore resistenza ai proiettili.

All’esterno, il sistema difensivo realizzato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo è scandito da sei torri semicircolari disposte lungo le cortine nei punti in cui il terreno rendeva la fortezza più esposta. Le torri erano aperte verso l’interno, soluzione che impediva agli eventuali assalitori di utilizzarle come rifugio una volta conquistate.

Appena fuori dalle mura incontrerete anche i resti della Cappella di Sainte-Anne, piccolo edificio dalla struttura essenziale, con volta a botte spezzata e abside; tutt’intorno, tra la vegetazione, sopravvivono inoltre le tracce dell’antico villaggio castrale che un tempo si sviluppava ai piedi della fortezza.

Se, dopo la visita, avete ancora voglia di camminare, potete seguire il percorso 360° Aguilar, un itinerario ad anello che gira attorno alla collina e permette di osservare il castello da prospettive differenti: il tracciato misura circa 2,7 chilometri, richiede poco più di un’ora e presenta un dislivello di circa 130 metri. Le mura emergono sopra la garriga mentre ai loro piedi si distendono i vigneti e, più lontano, le Corbières si sovrappongono fino ai Pirenei.

Il castello è visitabile da metà febbraio a metà novembre, con giorni e orari differenti a seconda del periodo dell’anno. Prima di partire, consultate il sito ufficiale del Comune di Tuchan, soprattutto nei mesi meno turistici.

Perché prenotare un viaggio a Città del Messico nel 2027

Città del Messico è una capitale immensa e stratificata, dove convivono le tracce dell’antica Tenochtitlán, l’architettura coloniale, grandi musei, quartieri storici e una scena culturale in continua evoluzione. Nel 2027 potrebbe esserci un motivo in più per visitarla: il possibile nuovo collegamento diretto da Milano Malpensa.

I nuovi voli dall’Italia

Aeroméxico ha annunciato l’intenzione di avviare dal 2027 una rotta diretta tra Milano Malpensa e Città del Messico, così da rafforzare i legami turistici e commerciali tra Italia e Messico. Il progetto deve ancora ottenere le necessarie approvazioni, ma la compagnia prevede di utilizzare Boeing 787 Dreamliner, già impiegati sui collegamenti a lungo raggio.

L’Italia è un mercato importante per il turismo messicano e si colloca tra le principali nazioni di provenienza dei visitatori internazionali, con una crescita del 13%. Aeroméxico collega già Roma Fiumicino alla capitale messicana, mentre Milano è collegata a Cancún da Neos Air; la nuova rotta da Malpensa offrirebbe quindi un’alternativa diretta per raggiungere Città del Messico dal Nord Italia.

Cosa fare e vedere a Città del Messico nel 2027

Veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec
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Suggestiva veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec

Il modo migliore per iniziare a scoprire Città del Messico è dal Centro Histórico, cuore della capitale e luogo in cui si incontrano epoche differenti; lo Zócalo, una delle piazze più grandi dell’America Latina, è impreziosito dalla Cattedrale Metropolitana, dal Palacio Nacional e dal Templo Mayor che conserva le testimonianze dell’antica Tenochtitlán ed è affiancato da un museo gestito dall’INAH. Nel quartiere spiccano anche il Palacio de Bellas Artes, il Museo Nacional de Arte e la Torre Latinoamericana, dalla quale osservare la città dall’alto.

Un’altra tappa da non perdere è il Bosque de Chapultepec, uno dei principali poli culturali al cui interno si trovano il Museo Nacional de Antropología, essenziale per conoscere le civiltà mexica, maya, zapoteca, olmeca e di Teotihuacan, e il Castillo de Chapultepec, sede del Museo Nacional de Historia.

Il parco ospita inoltre il Museo de Arte Moderno, il Museo Tamayo, un lago, lo zoo e ampie aree verdi. Per la quantità di attrazioni, Chapultepec merita quasi una giornata di visita e permette di alternare la visita ai musei a una passeggiata in uno dei più grandi spazi verdi della capitale messicana.

Coyoacán offre invece un’atmosfera più tranquilla, ricca di piazze, edifici storici e mercati: da vedere la Casa Azul, il Museo Frida Kahlo, per il quale è meglio prenotare in anticipo e scegliere, se possibile, un giorno feriale. Il quartiere accoglie anche il Museo Anahuacalli, legato a Diego Rivera e dedicato all’arte preispanica: tra Plaza Hidalgo, Jardín Centenario e il Mercado de Coyoacán potete alternare la visita culturale alla scoperta della cucina locale, tra tostadas, quesadillas e succhi freschi.

Tra le esperienze da considerare c’è poi Xochimilco, che racconta il rapporto storico tra la capitale e l’acqua: le trajineras attraversano canali e chinampas, antichi sistemi agricoli della Valle del Messico. Per un’esperienza più tranquilla optate per l’imbarcadero di Cuemanco e partite al mattino, abbinando la visita al Parque Ecológico de Xochimilco o a un tour dedicato alle chinampas e all’agricoltura.

Il calendario del 2027 propone già anche svariati appuntamenti culturali e musicali: dal 19 al 21 febbraio è in programma EDC México, festival di musica elettronica all’Autódromo Hermanos Rodríguez, mentre dal 26 febbraio al 7 marzo il Palacio de Minería sarà sede della Feria Internacional del Libro, con presentazioni, conferenze e incontri culturali.

A marzo sono previsti altri eventi: il 19 marzo i Jungle al Palacio de los Deportes, il 20 marzo Ópera MET: Silent Night all’Auditorio Nacional e il 24 marzo Lavoe Sinfónico, dedicato alla salsa e a Héctor Lavoe.

Vacanze senza fretta, le 15 migliori destinazioni europee (sorprendenti) dove staccare davvero

Dimenticare la sveglia presto al mattino per sfruttare più ore possibili, lasciare a casa gli itinerari pieni di mete e concedersi qualche ora senza guardare l’orologio e lo smartphone. È questa la filosofia della stillcation, una nuova tendenza di viaggio che mette al centro il riposo, il contatto con la natura e la possibilità di rallentare davvero il ritmo, lasciando spazio a un’esperienza di viaggio meno programmata e più contemplativa.

A individuare le destinazioni europee più adatte a questo tipo di vacanza è stata Inghams Walking, che ha analizzato quasi 100 località sulla base di sei parametri: quantità di sentieri escursionistici, qualità dell’aria, ricchezza del canto degli uccelli, possibilità di osservare il cielo stellato, densità della popolazione e copertura forestale. Il risultato dell’analisi è una classifica che premia 15 mete composte da luoghi principalmente poco urbanizzati e dove il silenzio, i paesaggi naturali e le attività all’aria aperta diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Tra le prime posizioni della graduatoria c’è anche una destinazione italiana apprezzata in tutto il mondo.

Wester Ross è la meta perfetta per rallentare

A conquistare il primo posto della classifica è Wester Ross, regione delle Highlands nord-occidentali della Scozia, dove la natura domina incontrastata. Qui gli scenari sono composti da montagne, laghi marini e coste selvagge: il luogo ideale per chi cerca di allontanarsi dal turismo più frenetico ritrovando finalmente un ritmo più lento.

Qui la densità abitativa è bassissima: solo 1,6 persone per chilometro quadrato. Proprio per questo è facile, in questa parte della Scozia, lasciarsi alle spalle il rumore e la folla delle località più abitate.

Anche il cielo contribuisce a percepire una certa sensazione di isolamento: i bassi livelli di inquinamento luminoso rendono infatti Wester Ross particolarmente interessante per chi ama osservare le stelle, mentre la natura offre numerose occasioni per entrare in contatto con la fauna locale. A rendere l’esperienza ancora più particolare è poi la cultura locale, con la tradizione del crofting, l’agricoltura tipica delle Highlands, e la musica gaelica.

Le Dolomiti tra le mete top per una stillcation

Nella classifica delle migliori 15 destinazioni per una vacanza lenta alla ricerca della pace c’è anche una perla italiana amata in tutto il mondo: le Dolomiti, che si aggiudicano il quinto posto, dimostrando il loro valore per un viaggio lontano dalla frenesia. Qui il paesaggio invita a camminare, fermarsi e osservare, con una rete di sentieri che permette di esplorare vallate, boschi e panorami splendidi senza necessariamente seguire un programma serrato.

La classifica premia proprio questo tipo di esperienza: non una destinazione dove accumulare attrazioni da vedere, ma un luogo in cui la natura diventa l’attività principale della vacanza.

Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige
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Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige

La classifica completa

Dopo Wester Ross, al secondo posto troviamo i Pirenei francesi, parte della grande catena montuosa che si estende per oltre 430 chilometri tra Francia e Spagna. Il loro punto di forza è caratterizzato dai paesaggi sonori naturali, per i quali hanno ottenuto ottimi risultati in graduatoria. Il canto delle sue 319 specie di uccelli (è infatti un’ottima meta per il birdwatching) e i rumori della natura contribuiscono una generale sensazione di quiete che accompagna il viaggio.

Sul terzo gradino del podio sale invece Abisko, un piccolo villaggio della Svezia settentrionale celebre soprattutto per le aurore boreali che offre: da qui si ammirano spettacoli luminosi da settembre ad aprile. È anche un’ottima destinazione per il trekking: ha il punteggio maggiore per la disponibilità di sentieri escursionistici, che permettono di esplorare il territorio in tranquillità senza un programma predefinito da seguire. In fondo, è proprio questa l’anima della stillcation: non avere nulla da spuntare da una lista, ma soltanto un sentiero, un paesaggio e tutto il tempo necessario per goderseli.

Tra le altre destinazioni in classifica troviamo inoltre la Valle dell’Engadina (Svizzera), con i suoi paesaggi alpini e i laghi cristallini, ma anche i Picos de Europa (Spagna), che offrono gole, montagne e percorsi selvaggi. Non mancano le Ebridi Esterne (Scozia), dove a dominare sono coste e spiagge incontaminate, la Corsica (Francia), un mix di montagne e mare lontano dalla folla, Gotland (Svezia), dalle atmosfere tranquille sulla costa e Kitzbühel (Austria) immerso tra natura alpina e villaggi eleganti.

Kranjska Gora (Slovenia), inoltre, è ideale per chi cerca boschi, montagne e aria pura, mentre St Anton (Austria) conquista per i suoi scenari alpini, Scania (Svezia) per le campagne e le coste tranquille, Bled (Slovenia) per il celebre lago circondato dalle montagne. Infine, Neustift im Stubaital (Austria) conquista con bellissimi paesaggi della valle alpina.

Ecco le 15 destinazioni europee migliori per una vacanza lenta, con il punteggio ottenuto da ciascuna località (su 100 punti totali):

  1. Wester Ross (Scozia): 44,74 punti;
  2. Pirenei francesi (Francia): 41,20 punti;
  3. Abisko (Svezia): 40,86 punti;
  4. Valle dell’Engadina (Svizzera): 39,44 punti;
  5. Dolomiti (Italia): 39,20 punti;
  6. Picos de Europa (Spagna): 39,05 punti;
  7. Ebridi Esterne (Scozia): 38,96 punti;
  8. Corsica (Francia): 38,18 punti;
  9. Gotland (Svezia): 37,95 punti;
  10. Kitzbühel (Austria): 36,86 punti;
  11. Kranjska Gora (Slovenia): 36,38 punti;
  12. St Anton (Austria): 36,32 punti;
  13. Scania (Svezia) – 35,05 punti;
  14. Bled (Slovenia): 33,80 punti;
  15. Neustift im Stubaital (Austria): 33,65 punti.

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