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Nel regno delle pietre antiche: viaggio nei castelli più affascinanti della Turingia

Il paesaggio si presenta così: boschi fittissimi, colline attraversate da fiumi e piccoli centri medievali. E poi, quando nessuno se lo aspetta più, ecco spuntare delle grandi torri dalla vegetazione. Quel che sembra un luogo da fiaba è in realtà la Turingia, nella Germania centrale, zona che custodisce alcuni dei castelli più affascinanti del Paese.

L’ambiente sembra quasi costruito attorno a queste antiche residenze, alcune nascoste tra le montagne, altre sistemate su speroni rocciosi che dominano vallate verdissime. Ma del resto questo territorio è stato suddiviso tra diversi principati per secoli e ognuna di queste dinastie desiderava dimostrare la propria ricchezza tramite edifici grandiosi, collezioni d’arte, biblioteche e giardini progettati dai migliori architetti dell’epoca.

In sostanza i castelli della Turingia sfoggiano caratteristiche piuttosto differenti dalle severe fortificazioni romaniche, ma anche dai raffinati palazzi rinascimentali, fino alle eleganti dimore che ricordano la campagna inglese. Quel che è certo è che sono mura dove hanno vissuto personaggi di un certo calibro, tra cui Santa Elisabetta d’Ungheria, Martin Lutero e Johann Wolfgang von Goethe.

Castello di Wartburg, che ha cambiato la storia della Germania

Iniziamo questo favoloso viaggio dal Castello di Wartburg, che si presenta con una poderosa cinta muraria, tetti spioventi, torri merlate e un panorama che abbraccia le montagne della Selva di Turingia. Arroccato sopra la città di Eisenach, possiede quell’aspetto solenne che ci si aspetterebbe da una fortezza protagonista di racconti cavallereschi.

Oggi è uno dei monumenti storici più importanti della Germania, tanto da essere stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1999. Il suo nucleo medievale comprende il Palas, uno straordinario esempio di architettura residenziale romanica, caratterizzato da arcate, sale monumentali e ambienti che proteggono la memoria della corte dei langravi di Turingia.

Tra le figure più importanti a lui legate c’è la già citata Santa Elisabetta d’Ungheria, giunta giovanissima nel 1211. La principessa rinunciò progressivamente agli sfarzi aristocratici per dedicarsi ai poveri e ai malati. La tradizione le attribuisce il celebre miracolo delle rose, secondo il quale il cibo destinato ai bisognosi si sarebbe trasformato in fiori durante un incontro con il marito. Wartburg è inoltre connesso a Martin Lutero, che vi trovò rifugio tra il 1521 e il 1522 e tradusse il Nuovo Testamento in tedesco.

Castelli di Dornburg, affacciati sulla valle del Saale

Sopra una spettacolare parete di roccia calcarea, nei pressi di Jena, si allunga un complesso architettonico soprannominato il Balcone della Turingia. Sono i Castelli di Dornburg, ben tre edifici appartenenti a epoche differenti, ma collegati tra loro da terrazze fiorite, pergolati e giardini che si specchiano sulla valle del Saale.

Il più antico si chiama Altes Schloss ed è la casa di testimonianze medievali, tra cui una torre risalente al XII secolo. Poco distante, lo Schloss rinascimentale presenta facciate eleganti, finestre regolari e caratteristici abbaini. Nel 1828 vi fece visita Johann Wolfgang von Goethe, che vi trascorse alcune settimane dopo la morte del granduca Carl August (suo amico e protettore).

Al centro dell’insieme si trova lo Schloss rococò, costruito intorno al 1740. Le sue sale decorate con stucchi colorati, gli arredi raffinati e le collezioni di porcellane raccontano i gusti dell’aristocrazia settecentesca.

Castello di Altenstein, residenza inglese tra i boschi

A circa 2 chilometri da Bad Liebenstein, antica località termale della Turingia (sì, avete capito bene: questa zona della Germania offre pure le terme), c’è una costruzione che potrebbe appartenere alla campagna britannica. È il Castello di Altenstein, residenza estiva dei duchi di Sassonia-Meiningen.

Mostra facciate che sono impreziosite da frontoni curvilinei, finestre ad arco, bovindi semicircolari, numerosi comignoli e decorazioni verticali. L’aspetto attuale risale alle trasformazioni ottocentesche, mentre gli interni hanno subito importanti restauri a seguito del grave incendio del 1982. Il complesso è particolarmente interessante anche per il legame con Johannes Brahms: al compositore è dedicata una sezione museale che custodisce documenti e testimonianze della sua attività.

Attorno alla dimora si estende un parco paesaggistico di circa 160 ettari, attraversato da sentieri per una lunghezza complessiva di quasi 20 chilometri. Tra alberi secolari e affioramenti rocciosi compaiono un padiglione cinese, una cappella neogotica e la Teufelsbrücke, il Ponte del Diavolo, che collega due emozionanti pareti rocciose.

Castello di Kapellendorf, circondato dall’acqua

Nel territorio rurale del Weimarer Land, il Castello di Kapellendorf esibisce un aspetto decisamente diverso dalle sontuose residenze principesche. Il termine tedesco Wasserburg indica infatti un castello fortificato circondato dall’acqua, elemento fondamentale per la sua difesa.

La struttura possiede imponenti mura del XIV secolo, torri difensive, un ampio fossato e un cortile interno che restituisce l’immagine di una roccaforte medievale. La sua architettura racconta un’epoca nella quale la protezione militare rappresentava la priorità, ben prima della ricerca di eleganza delle successive dimore aristocratiche.

Il maniero fu protagonista anche di una vicenda decisiva della storia europea: nel 1806, durante la campagna napoleonica, venne utilizzato quale quartier generale da una parte delle truppe prussiane e sassoni impegnate contro l’esercito francese nelle battaglie di Jena e Auerstedt. Oggi il complesso ospita un museo ed eventi culturali, tra mercati storici, spettacoli e iniziative musicali.

Castello di Creuzburg, la dimora di Santa Elisabetta

Poco distante da Eisenach, il Creuzburg domina l’omonima cittadina. Dalle origini medievali, vanta robuste strutture difensive che ricordano il ruolo strategico esercitato dai langravi turingi. Un fatto particolarmente interessante avvenne nel 1222, quando Santa Elisabetta diede alla luce il figlio Hermann proprio tra queste mura. Il complesso apparteneva infatti al sistema di dimore frequentate dalla corte della Turingia, che si spostava tra diverse sedi per amministrare i territori e mantenere il controllo dei possedimenti.

Castello di Creuzburg, Germania
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Il particolare Castello di Creuzburg

Creuzburg conserva l’impronta della tradizione romanica, sebbene sia stato interessato da successive trasformazioni e restauri. Al suo interno, la Elisabethkemenate ricorda la presenza della santa e il suo rapporto con questa parte della Germania.

Castello rupestre di Buchfart, scavato nella montagna

Tra le architetture più insolite della Turingia merita un posto speciale la fortezza rupestre di Buchfart, nei pressi di Weimar: è un’antica (ma interessantissima) struttura che sfrutta direttamente una parete di roccia calcarea che domina la valle del fiume Ilm. Non a caso è considerata l’unico castello rupestre della Turingia e le sue cavità sarebbero state scavate a partire dal X secolo, probabilmente con funzioni di rifugio e protezione.

Anche Goethe la conosceva, poiché la visitò durante i suoi spostamenti tra Weimar e Großkochberg, località legata a Charlotte von Stein. Il poeta ne rimase affascinato, tanto da citarla nella propria corrispondenza. Attorno a Buchfart circolano inoltre racconti popolari legati a Trutina, misteriosa figura femminile associata alla montagna e ai suoi presunti poteri soprannaturali.

Washington non è mai stata così romantica: il viaggio con la regina del romance

Ci sono autrici capaci di trasportarci in storie emozionanti e che fanno battere il cuore, ma anche in grado di farci viaggiare lontano, nei luoghi che fanno da sfondo agli eventi dei loro romanzi.

Una di queste è senza dubbio Felicia Kingsley, la regina italiana del romance e delle classifiche, grazie a un talento nello scrivere libri che non solo regalano una giostra di emozioni, ma mescolano anche sapientemente i generi creando un mix irresistibile. First lady per caso è il suo nuovo bestseller.

E in questo caso ci fa viaggiare sino alla capitale USA, Washington D.C., centro del potere e della politica. Perché è proprio tra commissioni, riunioni e discussioni che si muovono i due protagonisti. Entrambi eletti al Congresso, dal lato opposto delle barricate, Nathan e Nicole si troveranno – per una serie di equivoci e interessi – a dover affrontare insieme la campagna per le presidenziali. E, così, l’autrice riesce a rendere romantica la città più blindata d’America, ma anche a trasformare un discorso politico in una dichiarazione d’amore senza precedenti e a farci emozionare durante un comizio elettorale, mentre ci accompagna in un tour per gli Stati Uniti.

Washington nella sua versione più romantica: in viaggio con First Lady per caso di Felicia Kingsley, pubblicato da Newton Compton.

A spasso per Washington con First Lady per caso di Felicia Kingsley

È la città più importante degli Stati Uniti, quella in cui vengono decise le sorti del mondo: siamo a Washington e ad accompagnarci lì è l’ultimo, frizzante, romance di Felicia Kingsley.

Tantissimi i luoghi che vale la pena visitare tenendo tra le mani First lady per caso. A partire proprio dalla zona del National Mall, un viale che si snoda per circa tre chilometri e che ci regala tantissimi palazzi interessanti, come l’obelisco commemorativo di George Washington (Washington Monument), oppure alcuni musei come il National Museum of American History, il National Museum of Natural History e il National Museum of the American Indian, senza dimenticare lo Smithsonian Institution di cui l’ultimo museo fa parte.

È qui che si trova il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso e anche una delle location principali del romanzo. È lì, infatti, che i due protagonisti Nathan e Nicole si vedono più spesso. Quindi, se vogliamo visitare la capitale Usa in compagnia dei protagonisti del romanzo di Felicia Kingsley, dobbiamo per forza partire alla scoperta delle stanze del potere. Quindi è bene sapere che il Campidoglio è visitabile, l’accesso è gratuito con una guida e in determinati orari.

Tra le esperienze romantiche da vivere ce n’è una da “rubare” ai due protagonisti: una gita sul Potomac, il fiume che attraversa la città. Ce ne sono di diverse e le crociere permettono di osservare da un punto di vista differente alcuni dei luoghi simbolo.

Infine, non può mancare la Casa Bianca. Normalmente l’Ambasciata italiana a Washington fa da tramite per ottenere i permessi, ma al momento i vincoli sono molto restrittivi. Quindi ci si può accontentare di vederla dall’esterno, da alcuni dei punti principali di osservazione lungo le strade. L’effetto è comunque strabiliante.

Il Congresso a Washington
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Il Congresso a Washington

Il tour per gli Usa

I due protagonisti di First Lady per caso di Felicia Kingsley partono anche per un tour attraverso gli Stati Uniti per la campagna presidenziale e toccano alcune città iconiche.

Come Dallas, in Texas, dove partecipano anche a una festa con tanto di gare di costine e di resistenza sul toro meccanico. E poi San Francisco dove si trova la residenza principale del protagonista, ovviamente su una delle strade più iconiche della città, ovvero Billionaire’s Row, nel quartiere di Pacific Heights. Qui, oltre alle magioni di famiglie che hanno fatto la storia dell’America, si può godere di una vista incredibile sulla celebre baia e sul Golden Gate Bridge. Tantissime le tappe, ma vale ancora la pena citare Atlanta, New York e Denver.

Un tour lunghissimo che poi ci riporta lì, tra le strade di Washington dove la storia riecheggia ancora e dove tra i palazzi del potere si può trovare anche un risvolto romantico. Come in First lady per caso.

La Dolce Vita Orient Express, nuovi itinerari in Italia nel 2027

La Dolce Vita Orient Express presenta i nuovi itinerari ferroviari per il 2027, pensati per accompagnare alla scoperta di alcune delle mete più rappresentative d’Italia.

Dalle città d’arte ai borghi toscani, passando per i paesaggi della Liguria e le colline delle Langhe, i nuovi percorsi uniscono patrimonio culturale, tradizioni gastronomiche e scenari che raccontano le diverse anime del Paese.

Da Roma a Portofino, Venezia e Firenze tra arte e paesaggi

Tra le novità ecco “Rome, Portofino, Venice & Tuscany“, viaggio che parte da Roma per dirigersi alla volta di Portofino, pittoresco borgo celebre per le facciate color pastello, il porticciolo e le acque della costa ligure.

Il percorso prosegue verso Venezia, dove i canali, i palazzi storici e i riflessi sull’acqua ricreano un’atmosfera inconfondibile; il lussuoso treno riparte pe raggiungere Firenze, culla del Rinascimento, dove l’architettura, le opere d’arte e il fiume Arno raccontano una tradizione culturale di rilievo internazionale.

La proposta prevede una cucina a bordo ispirata ai sapori delle regioni attraversate, affiancata da esperienze culinarie legate alle tradizioni locali.

The Italian Wine Route, viaggio tra Bolgheri e Verona

La tradizione enologica italiana è al centro di The Italian Wine Route, l’itinerario che collega Bolgheri, in Toscana, e Verona, in Veneto.

Il borgo medievale di Bolgheri accoglie con il caratteristico viale di cipressi, in un contesto disegnato da vigneti e colline che si estendono verso la costa, in un territorio noto per la produzione di vini di pregio. La tappa permette di entrare in contatto con una tradizione che unisce caratteristiche del suolo, condizioni ambientali e conoscenze tramandate nel tempo.

Da Bolgheri il viaggio prosegue verso Verona, dove la cultura enologica si accompagna a un patrimonio storico e architettonico che comprende testimonianze dell’epoca romana, edifici medievali e influenze rinascimentali.

Veduta di Bolghieri, città del vino in Toscana
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Veduta di Bolghieri, città del vino in Toscana

The Truffle Route porta nelle Langhe, alla scoperta di Alba

Un’altra proposta della nuova collezione è The Truffle Route, itinerario dedicato ad Alba e alle Langhe, territorio piemontese conosciuto per le eccellenze gastronomiche e per la produzione di vini rinomati.

Alba è celebre soprattutto per il tartufo bianco, protagonista di una tradizione culinaria connessa alle caratteristiche del territorio, punto di riferimento per approfondire il rapporto tra gastronomia, stagionalità e cultura della tavola.

Il viaggio si estende alle colline delle Langhe, dove vigneti, borghi storici e paesaggi rurali disegnano uno scenario caratteristico del Piemonte, e spiccano il Barolo e Barbaresco, vini che contribuiscono a definire la reputazione gastronomica del territorio.

Da Roma a Venezia passando per la Toscana

Completa la collezione Rome to Venice, che collega due delle città più celebri d’Italia attraversando il paesaggio toscano con una tappa a Bolgheri.

La Toscana introduce una dimensione più rurale, tra vigneti, borghi e paesaggi mediterranei, mentre l’arrivo a Venezia incanta con la presenza della laguna e la particolare relazione della città con l’acqua.

Bolgheri è il punto d’incontro tra il viaggio e la scoperta della tradizione vinicola toscana. Il passaggio dalla campagna alla laguna diventa parte integrante dell’esperienza, in linea con la filosofia del viaggio lento promossa dalla compagnia.

Mercatini di Natale 2026 a Villach, in Austria: cosa sapere per visitarli

L’Avvento 2026 trasformerà Villach e i suoi dintorni, in Carinzia, in una destinazione ideale per vivere la magia del Natale tra tradizioni alpine, mercatini, musica e paesaggi invernali.

Dalle piazze del centro storico alle rive del Lago di Faak e del Lago di Ossiach, il periodo delle festività porterà con sé un ricco calendario di appuntamenti, con artigianato, specialità gastronomiche, spettacoli e attività per tutta la famiglia.

Date e appuntamenti nel centro storico

Dal 13 novembre al 31 dicembre 2026, il centro di Villach si vestirà a festa, con le piazze animate da luci, bancarelle, proposte artigianali e specialità della cucina regionale.

A Nikolaiplatz tornerà l’Avvento artistico, dedicato all’artigianato e alle creazioni originali, mentre sulla Hauptplatz troverà spazio l’Avvento delle baite, dove le proposte gastronomiche contribuiranno a creare un’atmosfera tipicamente natalizia. Nei pressi della Stadtpfarrkirche, la chiesa parrocchiale, sarà invece allestita un’area dedicata all’artigianato, affiancata da spazi per la ristorazione.

Il programma comprenderà anche iniziative per le famiglie e i bambini, con il Paradiso dei biscotti, i giri sui pony, il trenino e la giostra.

Krampus, Bauernadvent e Bauernsilvester: le tradizioni da scoprire

Tra gli appuntamenti più attesi dell’Avvento villachese non può mancare la sfilata dei Krampus del 27 novembre: le figure mascherate, caratteristiche del folklore alpino, percorrono le strade con costumi dall’aspetto inquietante e richiamano le antiche usanze legate al periodo invernale e all’arrivo delle festività.

Domenica 20 dicembre alle ore 17, l’attenzione si sposterà sul Villacher Bauernadvent, l’Avvento contadino di Villach, con la comunità riunita per accogliere il Bambino Gesù, accompagnato dai Re Magi e dagli angeli.

Un’altra tradizione particolare è il Bauernsilvester del 30 dicembre, una festa che anticipa di un giorno il Capodanno. Le sue origini sono legate alle abitudini dei contadini, dei braccianti e delle serve, che in passato lavoravano la sera del 31 dicembre e avevano quindi l’occasione di festeggiare il giorno precedente.

Per l’evento sono previste specialità come salsiccia affumicata, crauti e pane, insieme a degustazioni, musica eseguita da gruppi tradizionali in costume e alla benedizione dei cibi.

Eiszeit e la torre della chiesa: Villach dall’alto e sul ghiaccio

A Rathausplatz, l’appuntamento con Eiszeit porterà il pattinaggio sul ghiaccio al centro della programmazione invernale: sono previste tre serate dedicate a musica, pattinaggio e intrattenimento, oltre a tre spettacoli di pattinaggio artistico.

Un’esperienza da considerare per ammirare il centro da una prospettiva inedita è la salita sulla torre della chiesa parrocchiale, illuminata durante le festività come una grande candela: dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027 sarà possibile raggiungere la cima, alta 94 metri, affrontando i 239 gradini.

L’accesso è previsto da giovedì a domenica, dalle 16 alle 20, con aperture straordinarie il 7, l’8 e il 23 dicembre e chiusure il 24 e il 25 dicembre.

Suggestivo paesaggio invernale a Villach, Austria
copyright © Regione Villach Tourismus /naturelhotels
Tutto il fascino dell’Avvento a Villach

Schönleitn: il nuovo villaggio natalizio sul Lago di Faak

La grande novità dell’Avvento 2026 sarà Schönleitn, nella zona del Lago di Faak, che dal 19 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 si trasformerà in un villaggio natalizio, tra tradizionali case contadine alpine, appartamenti con stufe in maiolica, alberi di Natale e installazioni luminose.

Il progetto si distingue anche per la possibilità di soggiornare al villaggio e di vivere l’Avvento immersi nelle decorazioni e nelle tradizioni locali.

Il sentiero delle luci natalizie sarà aperto ogni giorno dalle 16 alle 21. La piazza ospiterà gli appuntamenti principali dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi, con musica, canti corali, letture, rappresentazioni delle tradizioni locali e presenze dei Perchten. Le bancarelle proporranno specialità regionali e bevande calde, mentre un fuoco all’aperto offrirà uno spazio conviviale in cui fermarsi durante la visita.

Sono inoltre previsti un presepe a grandezza naturale, uno zoo con animali da accarezzare e una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Il BIBI Kids Club proporrà iniziative dedicate ai bambini, dalla pasticceria natalizia all’ufficio postale delle feste, passando per i giri in trattore, il pattinaggio in piazza e la costruzione di pupazzi di neve.

Stiftsweihnacht’am See: il Natale all’abbazia di Ossiach

Dal 4 al 6 dicembre, l’abbazia barocca di Ossiach, sulle rive dell’omonimo lago, ospiterà lo Stiftsweihnacht’am See, un evento che unirà artigianato, gastronomia e spettacolo. Nel cortile dell’abbazia si alterneranno bancarelle di artigianato artistico, specialità regionali, dolci, musica, danza e teatro.

Il programma musicale della CMA coinvolgerà la chiesa abbaziale e la sala concerti Alban Berg, mentre attori accompagneranno il pubblico con racconti dedicati all’Avvento. Tra le attività più particolari sono previste anche escursioni con gli alpaca dell’allevamento della famiglia Reichenhauser, in programma venerdì e domenica.

Gli orari di apertura saranno venerdì 4 dicembre dalle 15 alle 19, sabato 5 dalle 11 alle 19 e domenica 6 dalle 10 alle 19. Sabato 5 dicembre, dalle 16.30, è atteso anche San Nicola, uno degli appuntamenti dedicati alle famiglie.

L’evento sarà raggiungibile con i mezzi pubblici grazie ai collegamenti Postbus sulla tratta Steindorf–Ossiach–Villach.

Città e borghi esoterici: l’atmosfera spooky perfetta per Halloween

Streghe, fantasmi, rituali misteriosi e leggende da brivido… Siete pronti a scoprire il lato più spooky d’Italia? Mettiamo da parte le classiche zucche intagliate e le maratone di film horror, perché per Halloween ci sono sicuramente città e borghi esoterici da visitare che meritano un po’ della nostra attenzione. Da Nord a Sud lo stivale nasconde luoghi dove storia e leggenda si intrecciano… Potete resistergli?

Ecco i borghi esoterici e le città più magiche da visitare ad Halloween in Italia.

Triora (IM), il borgo delle streghe

Se dovessimo trovare una “scuola di magia italiana”, una sorta di Hogwarts dedicata alle streghe quella non potrebbe che essere Triora. L’incantevole borgo arroccato nell’entroterra ligure è spesso soprannominato la Salem d’Italia perché tra il 1587 e il 1589 proprio qui c’è stata una drammatica caccia alle streghe con numerose donne accusate e processate per stregoneria.

Secondo la leggenda si riunivano presso la Cabotina, un luogo ancora oggi avvolto da un’aura misteriosa. Perché visitarlo ad Halloween? Perdersi nel centro storico, esplorare il Museo Etnografico e della Stregoneria e scoprire le storie delle donne perseguitate. Spoiler: i veri brividi arrivano dalla storia, non dai fantasmi.

Triora, il borgo ligure
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Triora, la Salem italiana

Torino, la città esoterica d’Italia

Elegante ma nasconde un mistero: Torino ha una doppia personalità e un debole per l’occulto. Secondo la tradizione esoterica si troverebbe proprio all’incrocio di due triangoli magici, uno legato alla magia bianca e l’altro a quella nera. Il lato più dark? Sembrerebbe essere piazza Statuto che molti considerano il cuore della Torino oscura. Per vivere la città in modalità Halloween, concedetevi un tour serale tra simboli massonici, facciate enigmatiche e storie inquietanti. Torino by night ha tutto un altro fascino!

Napoli misteriosa e alchemica

Se si pensa a Napoli si riflette sul folclore e sulla superstizione ma dietro alla sua energia c’è anche un’anima alchemica che pochi conoscono. Il luogo simbolo? La cappella Sansevero legata a Raimondo di Sangro, un principe appassionato di scienza e alchimia. Al suo interno è custodito il Cristo Velato e le inquietanti macchine anatomiche, oltre a due scheletri con una sorprendente ricostruzione del sistema cardiocircolatorio. Per un’esperienza ancora più spooky, esplorate anche il culto delle anime del Purgatorio, tra teschi e antiche devozioni popolari. A Napoli, il confine tra vivi e morti sembra davvero sottilissimo.

Calcata (VT), il borgo delle energie misteriose

Un borgo sospeso su una rupe di tufo, boschi fittissimi tutt’intorno e un silenzio quasi surreale. Benvenuti a Calcata, il lato witchy del Lazio. Secondo le leggende locali, il vento che attraversa i vicoli produrrebbe suoni simili ai canti delle streghe. C’è anche chi attribuisce al luogo particolari energie misteriose, mai dimostrate, ma perfette per alimentarne il fascino. Oggi è un rifugio di artisti e creativi, ospita botteghe, case in pietra e scorci sulla valle del Treja che sembrano usciti da un romanzo fantasy.

Borgo di Calcata
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Il mistero di Calcata

Acerenza (PZ) e il suo legame con il conte Dracula

Dracula in Basilicata? Non è una fake news. Lontani dalla Transilvania in Italia è il borgo di Acerenza dominato dalla sua cattedrale a legarsi alla leggenda di Vlad III. Secondo una teoria, la nobildonna Maria Balsa, potrebbe essere proprio figlia del conte più spaventoso di tutti i tempi. Tra draghi scolpiti, simboli enigmatici e racconti sul Santo Graal, la cattedrale di Acerenza diventa il cuore di un viaggio tra storia e mistero.

Narni (TR), la città sotterranea dell’inquisizione

Sotto le stradine medievali di Narni si nasconde un mondo segreto che sembra fatto apposta per essere scoperto nel periodo di Halloween. Il piccolo paese nel 1979 ha restituito ambienti sotterranei comprensivi di un’antica chiesa e una sala utilizzata come Tribunale dell’Inquisizione dove tra simboli, iscrizioni e testimonianze il passato ha tanto da raccontarci in versione creepy.

Il castello di Montebello e il fantasma di Azzurrina

Un ultimo luogo spooky da visitare in Italia ad Halloween è un castello infestato. A Poggio Torriana in provincia di Rimini la protagonista della storia horror è Azzurrina, una bambina albina che scomparve nel 1375 in modo del tutto misterioso. Secondo le leggende il suo spirito tormentato torna a farsi sentire proprio nei sotterranei del castello con un culmine durante il solstizio d’estate.

Il castello di Azzurrina in provincia di Rimini
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Il castello infestato dal fantasma di Azzurrina

Tre meraviglie italiane premiate dal Times come mete calde d’autunno

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Italia lontano dalla folla estiva e con temperature che, soprattutto al Sud, possono ancora regalare piacevoli giornate all’aria aperta. A suggerire tre destinazioni da mettere in agenda è il Times, che ha selezionato 28 mete nel mondo dove godersi il caldo durante i mesi autunnali.

Le proposte raccontano tre modi diversi di vivere il Sud Italia quando le temperature si fanno più miti, tra passeggiate, cultura ed esperienze gastronomiche.

Percorrere la Costiera Amalfitana

Se durante l’estate i percorsi più celebri della Costiera Amalfitana rischiano di trasformarsi in itinerari affollati, l’autunno offre condizioni molto più favorevoli per esplorare il territorio a piedi. Il Times sottolinea proprio questo aspetto: il problema non è soltanto il caldo estivo, ma anche la difficoltà di godersi alcuni dei sentieri più spettacolari quando sono presi d’assalto.

A luglio, per esempio, il Sentiero degli Dei e la penisola di Punta Campanella possono diventare oltremodo congestionati; nei mesi più freschi, invece, il paesaggio si può apprezzare con calma, mentre le temperature più contenute rendono le camminate più confortevoli.

Il richiamo della Costiera, poi, non si esaurisce con i borghi affacciati sul mare: è soprattutto il territorio a offrire occasioni di scoperta, tra panorami costieri, vegetazione mediterranea e percorsi che permettono di osservare il paesaggio da una prospettiva inedita.

Sole invernale in Sicilia

La Sicilia è una meta ideale per prolungare la stagione delle vacanze e dedicarsi alle visite culturali e alle passeggiate, alternando città d’arte, siti archeologici e soste gastronomiche.

Tra le esperienze da non perdere c’è Siracusa, dove la tradizione culinaria siciliana può diventare parte integrante del viaggio: imparare a preparare gli arancini, per esempio, è un modo per avvicinarsi ai sapori dell’isola e alle consuetudini che li accompagnano. Il viaggio può proseguire verso Agrigento, dove la Valle dei Templi offre l’occasione di immergersi nella storia siciliana antica, tra monumentali testimonianze archeologiche e paesaggi di grande suggestione.

Merita una visita anche Ragusa, con il patrimonio barocco e le strade che raccontano l’identità architettonica della Sicilia sud-orientale. A completare l’itinerario può essere una tappa a Piazza Armerina, altra località che invita a esplorare il volto storico e culturale dell’entroterra siciliano.

Scorcio dell'antica città barocca di Ragusa Ibla, Sicilia
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Suggestivo scorcio dell’antica città barocca di Ragusa Ibla

Puglia, un soggiorno a Lecce

La terza città italiana scelta dal Times è Lecce, nel cuore del Salento, dove l’autunno può diventare l’occasione per un soggiorno dedicato all’arte e all’architettura: spesso accostata a Firenze per la ricchezza delle sue espressioni artistiche, la città pugliese vanta infatti un carattere inconfondibile, legato soprattutto al trionfo del Barocco leccese. Le chiese, i palazzi storici e le decorazioni elaborate rendono il centro un vero museo a cielo aperto, dove la pietra locale diventa protagonista di composizioni scenografiche, intagli raffinati e ornamenti dalle forme sinuose.

Tra i monumenti da non perdere c’è la Basilica di Santa Croce, uno degli esempi più celebri del Barocco leccese: la facciata, ricchissima di elementi decorativi, cattura lo sguardo con un intreccio di figure, motivi ornamentali e lavorazioni minuziose, espressione della maestria degli artisti che hanno contribuito a definire lo stile della città.

A ricordare le origini più antiche è poi l’anfiteatro romano, le cui strutture testimoniano la lunga stratificazione culturale che caratterizza il centro storico.

Giornata Nazionale del Camminare, 10 e 11 ottobre tanti appuntamenti sul territorio

Un paio di scarpe comode e qualche ora libera: per partecipare alla Giornata Nazionale del Camminare non serve altro. Il 10 e l’11 ottobre torna l’iniziativa promossa da FederTrek, che da oltre dieci anni invita a riscoprire il gesto più semplice e naturale che ci sia.

Le proposte sono tutte gratuite tra passeggiate in città, escursioni nei parchi e camminate nei borghi dell’Appennino. Il calendario completo è sul sito ufficiale, qui vi proponiamo alcune delle idee più interessanti per il weekend.

Roma, il GRAB a piedi

Domenica 11 ottobre, Roma si scopre a piedi lungo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, un anello ciclabile di circa 44 chilometri che collega Colosseo, Trastevere, San Pietro, Galleria Borghese e Auditorium, costeggiando Tevere, Aniene e Almone. Il percorso, per il 70% tra parchi, argini e vie pedonali, si snoda in gran parte in pianura.

Il ritrovo è alle 9:00 all’Arco di Costantino, poi ognuno sceglie quanto camminare, da un solo chilometro all’intero giro. La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. L’evento è riservato a chi va a piedi, quindi niente bici!

Da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio, Abruzzo

Sempre domenica 11 ottobre, nel cuore dell’Appennino abruzzese, potrete partecipare a un’escursione che vi porterà indietro nel tempo. Si parte dal borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio e si cammina lungo gli antichi tratturi della transumanza, le vie percorse per secoli dai pastori con le loro greggi.

La meta è il Castello di Rocca Calascio, una delle fortezze più alte d’Italia e simbolo di queste montagne. Il percorso è di circa 10 chilometri, con 400 metri di dislivello e una durata di 5-6 ore. La difficoltà è escursionistica, quindi l’evento è adatto anche ai camminatori più giovani, purché abituati a qualche ora di sentiero.

Ioanella, storie di pastori e panorami sull’Adriatico, Abruzzo

Andiamo ora sulle colline teramane dove l’11 ottobre a Ioanella, piccola frazione di Torricella Sicura, si va alla scoperta di una zona ancora poco conosciuta anche da chi vive nei dintorni. L’escursione fa parte del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e unisce il cammino al racconto del territorio.

Tra storie del passato e testimonianze sull’allevamento in montagna di un tempo, si scopre il borgo, per secoli punto di passaggio per i viandanti, insieme al patrimonio devozionale custodito lungo i sentieri. Poi si sale fino alle Piane di San Pietro, una terrazza naturale con vista sulle colline teramane che arriva fino al mare Adriatico.

Parco dei Castelli Romani, Lazio

Fuori Roma, nel Parco dei Castelli Romani, si cammina sul Sentiero degli Acquedotti, l’antico tracciato che collega Genzano di Roma a Nemi. Il percorso corre a mezza costa sulle pareti del cratere vulcanico, tra boschi di lecci, querce e castagni, e segue le tracce delle opere idrauliche preromane e romane, canali e cunicoli scavati nella roccia.

Tra un albero e l’altro si aprono scorci sul lago di Nemi, fino all’arrivo nei vicoli del borgo, famoso per le fragoline di bosco. L’anello è lungo 9 chilometri, con 400 metri di dislivello e circa 5 ore di cammino.

Monti Prenestini, sulle orme dei pellegrini

Infine, consigliamo un’ultima tappa tra natura e spiritualità. Da Pisoniano si sale lungo il Sentiero Karol Wojtyla, dedicato al Papa che amava molto questi luoghi, attraverso boschi di querce, castagni e lecci, con qualche tratto più ripido. La meta è il Santuario della Mentorella, tra i più antichi santuari mariani d’Italia, arroccato a oltre mille metri su uno sperone di roccia sopra la Valle del Giovenzano. Dopo la sosta al santuario si scende verso Ciciliano lungo il Sentiero dei Pellegrini, l’antica via percorsa per secoli dai fedeli diretti alla Mentorella.

“In una vita precedente ero un indio amazzonico”: intervista a Milo Manara

Milo Manara è uno dei fumettisti e illustratori italiani più famosi e apprezzati al mondo, noto in particolare per la sua maestria nel fumetto erotico e per il suo stile di disegno unico. Le sue donne sono diventate vere e proprie icone della cultura pop (tanto che con una viaggerebbe molto volentieri). Miele – molto probabilmente il suo personaggio più celebre – protagonista di “Il Gioco”, Claudia, Molly, Jolanda, Phillis, Lucrezia Borgia e Gullivera, una rivisitazione erotica e fantastica del classico “I viaggi di Gulliver”.

E proprio di viaggi abbiamo parlato con Manara, del suo lungo viaggio in Asia, a bordo di un camper molto particolare, di quelli “straordinari” fatti in nave, in barca e in treno e di quelli che ancora deve fare.

Milo Manara, lei è noto per essere stato un grandissimo appassionato di viaggi in camper. È ancora così?

Lo ero quando ero più giovane. Allora il mondo era diverso: c’era una libertà e una tranquillità diversa per andare ovunque senza le tensioni geopolitiche di oggi. Potevi perfino parcheggiare un camper in centro a Parigi, ai Jardin du Luxembourg, senza che nessuno venisse a dirti nulla.

Quando ha smesso con quel tipo di viaggi on the road?

Intorno alla metà degli Anni ’90-’95. Poi ho sostituito il camper con la barca, che ho venduto solo l’anno scorso. Ormai ho 81 anni, mi sarebbe toccato pesare sugli amici più giovani, e invece ogni stagione della vita ha i suoi frutti.

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Milo Manara in vacanza in barca negli Anni ’90

Negli Anni ’80 lei ha compiuto un viaggio leggendario in camper fino in Asia. Che ricordo conserva di quell’avventura?

Nel 1983, ho viaggiato in camper tra Pakistan, India e Nepal. In realtà non era un camper normale: era un mezzo militare 4×4 della Legione straniera francese riadattato, molto robusto, ideale per il deserto. All’epoca, lungo quelle strade non si incontrava quasi nessuno.

Quell’esperienza in Asia le è servita da ispirazione per il suo celebre personaggio, Giuseppe Bergman?

In un certo senso sì, Giuseppe Bergman è un personaggio vagamente autobiografico. “Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” erano una sorta di diario fantastico nato da quel viaggio. Mentre viaggiavo lavoravo ai fumetti, ma facevo anche moltissimi schizzi dal vero.

Tra le sue collaborazioni più celebri ci sono quelle con Federico Fellini, con cui ha realizzato “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”. Quanto c’era di reale e quanto di fantastico in quei progetti?

“Viaggio a Tulum” raccontava un vero viaggio che Fellini ha compiuto nello Yucatán, in Messico, alla ricerca dei luoghi dei libri e dei brujos (stregoni), raccontati da Carlos Castaneda, un viaggio in cui lui è partito da Los Angeles ed è arrivato fino a Tulum in auto. La curiosità è che il suo aiuto regista in quella spedizione era lo scrittore Andrea De Carlo, che ne scrisse poi un libro intitolato proprio “Yucatan”. “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, invece, è del tutto immaginario, da cui, finora, non è tornato indietro nessuno: racconta un viaggio nell’aldilà, un tema che Fellini ha affrontato in modo leggero e non spaventoso, facendo incontrare al protagonista personaggi come Groucho Marx.

Tra tutti i luoghi reali che ha visitato, quali le sono rimasti più impressi?

Ricordo con grande forza le Meteore in Grecia, dove andavo spesso in camper, e le città rupestri della Cappadocia. Ma uno dei ricordi più straordinari resta la notte di Katmandu, deserta, in mezzo a templi mistici che trasmettevano un profondo senso di ascesi. E poi il cielo di notte in mezzo al mare, senza inquinamento luminoso, con una Via Lattea nitida come la vedevo solo da bambino.

Sono stato persino in Argentina a bordo di una nave cargo. I cargo hanno spesso cabine per pochi passeggeri: un viaggio straordinario, di giorno ognuno lavorava e non si vedeva anima viva, ci si godeva l’oceano e si facevano lunghe soste nei porti come Rio de Janeiro e si risaliva i grandi fiumi brasiliani per raggiungere i porti fluviali. Un modo di viaggiare incantevole e lontano dal turismo di massa odierno.

I suoi viaggi sono stati d’ispirazione per il suo lavoro?

Certo! Di Giuseppe Bergman ho fatto le “Avventure orientali”, una specie di diario fantastico, e poi durante questi viaggi facevo degli schizzi dei luoghi dal vero. Anzi, a volte mi sono capitate delle disavventure di viaggio: per esempio, una volta dovevo realizzare un fumetto erotico, “Il gioco”, e dovevo spedire ogni mese una puntata, ma ero in Pakistan e avevo paura che aprissero le buste, avevo il terrore perché sarei ancora là in prigione.

Qual è il posto che le è piaciuto di più al mondo e quale vorrebbe assolutamente visitare e perché?

L’Amazzonia. Mi è rimasta nel cuore fin dalle letture da ragazzo, al punto che se mi chiedono cosa fossi in una vita precedente rispondo sempre “un indio amazzonico”! Non sono mai riuscito ad andare a Manaus, ma spero ancora di farcela.

Devo dire che non mi piace molto volare. Soffro un po’ di claustrofobia nei voli lunghi. Ma, soprattutto, non mi piace l’aereo perché appiattisce le distanze, mi piace vedere quanto è grande il mondo. Con la nave ti rendi conto delle distanze. L’aereo ci dà la falsa illusione di essere i padroni del pianeta, ma non è vero, perché basta un temporale per metterci tutti in ginocchio. Amo molto i treni, specialmente quelli notturni: un tempo, con il vagon lit salivi la sera a Verona ed eri a Parigi la mattina dopo, senza perdere un solo giorno di viaggio. Una volta c’erano le cabine con la toilette e la doccia, per me era un paradiso perché con il treno notturno non perdevi tempo. Il treno mi piace molto: mi piacerebbe molto prendere la Transiberiana e arrivare fino in Cina.

Se dovesse scegliere una delle sue eroine per accompagnarla in un viaggio intorno al mondo, chi sceglierebbe?

La destinazione non importerebbe, basta andare, Est, Ovest, Nord o Sud è sempre interessate, ma Miele sarebbe un’ottima compagna di viaggio perché è una ragazza allegra, curata, che non si spaventa davanti alle avventure in viaggio e, oltretutto, è decisamente una bella vista!

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Mil Manara durante un evento a Madrid nel 2013

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, le location Anni Novanta della serie

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, attesissima seconda stagione della serie su Max Pezzali e Mauro Repetto disponibile dal 9 ottobre 2026 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, sono legate biograficamente alle vicende musicali e personali dei protagonisti. Il centro storico di una tranquilla cittadina italiana, gli eleganti palazzi aristocratici e i grattacieli alti e popolati di uffici delle grandi città e persino uno sconfinato deserto americano sono gli stessi – o quasi – che hanno fatto da sfondo al successo del duo. L’ambientazione e i luoghi dov’è stata girata la serie sugli 883 di Sydney Sibilia però, come più volte ha raccontato lo stesso regista, hanno come compito non meno importante quello di rievocare una certa atmosfera da Anni Novanta.

Di cosa parla

Nella seconda e ultima stagione della serie sugli 883 è il 1993 e Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) stanno coronando il sogno di essere primi in classifica. Mentre lavorano al nuovo album – “Nord Sud Ovest Est”, da cui il titolo della stagione – qualcosa tra i due però comincia a cambiare. Il momento di grande successo che stanno vivendo li porta a Milano prima e, poi, in quell’America che avevano tanto sognato da ragazzini. Eppure, vista da dentro, la vita dei due è molto più incasinata di quanto da fuori si possa immaginare e i dubbi riguardo al futuro professionale, alle ambizioni individuali e persino alla loro stessa amicizia si fanno sempre più ingombranti.

Arriva in esclusiva su Sky la seconda e ultima stagione della serie sugli 883 di Sydney Sibilia
Ufficio stampa Sky
Una scena di “Nord Sud Oves Est – La leggendaria storia degli 883”

Dov’è stata girata la serie

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 spaziano da Pavia a Torino, a Roma e il litorale laziale, con qualche puntata anche in Spagna.

Pavia

La città dove Max Pezzali e Mauro Repetto sono cresciuti, hanno scritto le prime canzoni e cominciato a pensare alla musica come quello che avrebbero fatto da grandi non poteva certo mancare nella serie. In questa seconda stagione, però, Pavia ha un ruolo più defilato rispetto a quello che aveva in Hanno ucciso l’uomo ragno: gli eventi narrati, del resto, portano il duo sempre più lontano dalla cittadina lombarda verso il successo nazionale.

Sullo schermo si continuano a riconoscere i vicoli acciottolati del centro storico, le vie che costeggiano il fiume Ticino e l’iconico Ponte Coperto: un ponte trecentesco ricostruito sulle tracce di un antico ponte romano, caratteristico appunto per la copertura a tetto e diventato nel tempo il simbolo della città.

Anche Borgo Ticino, il pittoresco borgo medievale al di là del fiume un tempo frequentato da lavandaie, pescatori e cavatori di ghiaia, ha fatto da set per le riprese della seconda stagione della serie Sky sugli 883.

Pavia: dov'è stata girata la serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
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L’iconico Ponte Coperto

Come la produzione (Sky Studios e Groenlandia) ha raccontato più volte, nonostante Max Pezzali abbia partecipato alla scelta delle location, i luoghi della serie (il negozio di fiori della sua famiglia, la tavernetta da dove ha cominciato a fare musica, la casa di Silvia, eccetera) non sempre corrispondono esattamente con quelli reali, per lo più per ragioni logistiche e organizzative.

Torino

A Torino le location della seconda stagione della serie sugli 883 si trovano per lo più in centro: con i loro palazzi eleganti e le raffinate architetture liberty zone come Piazza San Carlo e Via Po, il salotto buono del capoluogo sabaudo, si prestano bene a rappresentare il cliché della grande città italiana degli Anni Novanta.

C'è anche Torino tra i luoghi dov'è stata girata "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
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L’elegante centro storico di Torino

Roma e il litorale laziale

Lo stesso si può dire per Roma che, con oltre 100 giorni di riprese, si rivela il luogo dove la serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 è stata girata per più tempo.

La produzione, fin qui, non ha diffuso dettagli sulle location romane: quello che si può dire con certezza è che i set sono stati distribuiti in diversi punti della città, cogliendo angoli capaci di rappresentare la Milano di allora con le passerelle patinate della moda, gli studi discografici d’ispirazione americana, i grandi concerti ed eventi internazionali.

"Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883": dov'è stata girata la seconda stagione della serie Sky
Ufficio stampa Sky
Un’altra scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Tra le location della seconda stagione della serie di Sydney Sibilia sugli 883 segnalate in Rete c’è anche Ardea: la città poco a sud di Roma, e più nello specifico la sua frazione marina, sono tra i tratti del litorale laziale scelti per fare da sfondo alle nuove avventure di Pezzali e Repetto.

In questo nuovo capitolo il duo, reduce dal successo del primo album, approda negli Stati Uniti coronando un sogno coltivato fin da bambini e dai tempi delle prime canzoni composte nella tavernetta dei genitori. Sullo schermo si vedono più volte Max Pezzali e Mauro Repetto sfrecciare sulle ampie e sconfinate statali americane, così pregnanti nell’immaginario comune a stelle e strisce.

Un dettaglio curioso è che queste scene non sono state girate davvero in America, ma nella Tuscia viterbese. Spostandosi a pochi chilometri a nord rispetto a Roma, la produzione ha trovato strade che proseguono dritte per chilometri e chilometri, circondate da un paesaggio brullo e a tratti quasi desertico e di giorno inondate da luce che niente hanno da invidiare alle highway americane. Si tratta di strade come la Provinciale delle Quattro Dogane (segnalate da diverse fonti in Rete) e situata nei dintorni di Montalto di Castro: una cittadina della Maremma laziale, famosa per le spiagge Bandiera Verde oltre che per il Parco Archeologico di Vulci.

Almerìa e il deserto “americano”

Anche le altre scene ambientate nel deserto americano, dove Pezzali e Repetto si recarono per realizzare video e altri materiali promozionali dell’album “Nord Sud Ovest Est”, non sono state effettivamente girate negli Stati Uniti.

Dove sono state girate le scene nel deserto americano della serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
Ufficio stampa Sky
Ancora una scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Alla ricerca di panorami assolati e brulli che ricordassero quelli veri, la produzione della serie è approdata ad Almerìa. Questa città andalusa, famosa per le tapas e per alcune delle spiagge più belle della Spagna, vanta oltre tremila ore di sole all’anno ed è perfetta quindi per riprodurre l’atmosfera desertica.

Tanto perfetta che, ben prima di Sybilia e la sua troupe, è stata scelta come set di grandi classici del genere western tra cui quelli di Sergio Leone.  Il Desierto de Tabernas, un sito di interesse geografico-paesaggistico a pochi chilometri dalla città, del resto oltre essere l’unico deserto in Europa che si possa considerare tale è senza dubbio il più cinematografico che ci sia e frequentato per questo, oltre che da tanti amanti della natura, da appassionati di cinema e di set-jetting.

Ci sono location di "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883" anche in Spagna
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Lo straordinario Desierto de Tabernas

La Via Francigena in autunno: il tratto toscano a piedi tra borghi e boschi

Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.

A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.

Che cos’è la Via Francigena

Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.

L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

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Il simbolo della Via Francigena su un sentiero nel bosco in Toscana

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.

Il percorso della Via Francigena in Toscana

La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.

La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Via Francigena Toscana
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Il tracciato della Via Francigena attraversa le Crete Senesi

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.

Le tappe più belle da affrontare in autunno

Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.

Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.

Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.

Dal Passo della Cisa a Pontremoli

La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).

Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.

Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Pontremoli, in Lunigiana, lungo la Via Francigena
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Veduta di Pontremoli

Da San Miniato a Gambassi Terme

Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.

Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.

Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.

Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.

La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.

Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

Foliage sulle Alpi: 5 sentieri per vedere i colori dell’autunno al momento giusto

Siamo arrivati all’autunno che, con tutto ciò che porta con sé, rende più sopportabile la fine dell’estate. Parliamo di abiti dai tessuti avvolgenti e colori caldi, una tazza di tè da accompagnare a un buon libro e, soprattutto, i paesaggi che si dipingono di rosso fuoco e oro. Il modo migliore per immergersi nella loro bellezza (e scattare fotografie) è indossare scarpe comode e uscire all’aria aperta sui sentieri dove il foliage esplode, facendo attenzione ai tempi.

Il foliage segue una regola precisa: cambia con la quota. In alto i primi a colorarsi sono i larici, che iniziano a ingiallire già tra fine settembre e inizio ottobre. Più in basso, faggi e altre latifoglie si accendono verso fine ottobre. I tempi variano di anno in anno e bastano qualche giorno di anticipo o un colpo di vento per trovare versanti ancora verdi oppure già spogli.

Per non sbagliare il momento, AllTrails, la piattaforma dedicata all’escursionismo, ha selezionato alcuni itinerari sulle Alpi italiane. Oltre a mappe e informazioni aggiornate sui percorsi, sono utili soprattutto le recensioni con foto lasciate dalla community, che permettono di capire a che punto è la stagione prima di partire.

Lago Federa via Pian del Pantan, Veneto

Nei dintorni di Cortina d’Ampezzo si trova forse lo scorcio più celebre del foliage dolomitico. Il percorso, di difficoltà facile-moderata, sale fino al Lago Federa, a oltre 2.000 metri di quota, ai piedi della Croda da Lago. Il lago è circondato da un anfiteatro di larici che a ottobre, in genere intorno a metà mese, diventano dorati e si riflettono sull’acqua. È uno dei panorami più fotografati di tutto l’arco alpino, quindi conviene partire presto per goderselo con calma.

Pian dei Casoni-Val Venegia, Trentino

È una camminata di livello moderato, ma con salite dolci, che risale la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino. Il sentiero parte da Pian dei Casoni e passa tra pascoli e lungo il torrente Travignolo, con le Pale di San Martino sullo sfondo. Nel corso di ottobre, i lariceti che accompagnano il percorso si colorano di giallo.

Vallunga: La Ciajota-Plan dala Ciajeies, Alto Adige

Alle spalle di Selva di Val Gardena, nel Parco Naturale Puez-Odle, la Vallunga rappresenta una valle di origine glaciale chiusa tra prati e pareti dolomitiche altissime. L’itinerario, classificato di difficoltà moderata, è quasi tutto in piano. Per questo è tra i più accessibili della selezione, adatto anche a chi ha poca esperienza. A ottobre i larici tingono la valle d’oro, mentre le rocce tutt’intorno ricordano le navate di una cattedrale di roccia.

Giro del Gran Bosco, Piemonte

Spostandosi verso ovest, in alta Val di Susa, si trova il Gran Bosco di Salbertrand, parco naturale e una delle foreste alpine più estese del Piemonte. L’anello, di livello moderato, attraversa un bosco in cui i larici crescono accanto ad abeti bianchi e rossi, pini silvestri e cembri. In autunno, il giallo dei larici e il verde scuro delle conifere sempreverdi formano un mosaico di colori, lontano dalle mete più affollate delle Dolomiti.

Filorera-Rasica via Torrente Valle di Mello, Lombardia

La stagione si chiude in Val di Mello, riserva naturale in provincia di Sondrio. Tra prati e grandi pareti di granito, un anello di difficoltà moderata segue il torrente dentro un bosco dall’atmosfera quasi fiabesca. Qui la quota è più bassa e i colori arrivano più tardi: verso fine ottobre le foglie di faggi e castagni ricoprono il sottobosco di toni rame e ambra. È una delle passeggiate autunnali più belle del Nord Italia e il modo ideale per salutare il foliage prima che arrivi l’inverno.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: cosa sapere per visitarli

Luci scintillanti, casette di legno, profumo di cannella e montagne da cartolina: se state già sognando un weekend in pieno Christmas mood, i Mercatini di Natale di Bolzano 2026 meritano un posto nella vostra wishlist. Quest’anno il celebre Christkindlmarkt festeggia la sua 35ª edizione con tante sorprese, tra installazioni luminose, specialità altoatesine, artigianato e iniziative solidali. E se volete rendere la vostra fuga natalizia ancora più speciale, potete anche concedervi una giornata sulla neve a pochi passi dalla città. Ecco tutte le date, le informazioni utili e le esperienze da non perdere.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: info utili

L’inaugurazione dei mercatini di Natale di Bolzano 2026 è attesa per giovedì 26 novembre alle 17; da quel momento e fino al 6 gennaio le bancarelle rimarranno attive dando modo di festeggiare la 35esima edizione più attesa che trasforma la cittadina in un villaggio natalizio. La magia non si ferma a piazza Walther.

Dal 27 novembre al 20 dicembre 2026, nei fine settimana, anche piazza Mazzini ospiterà il suo mercatino natalizio. Un’occasione per esplorare la città oltre le vie più frequentate e scoprire un’atmosfera più raccolta, tra bancarelle e decorazioni festive.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: gli eventi

Non solo shopping natalizio e vin brulé: Bolzano ha preparato un programma che mescola tradizione, esperienze gastronomiche, cultura e novità tutte da scoprire. Tra eventi speciali, attività per bambini e scorci super fotogenici, ecco cosa inserire nel vostro itinerario.

Bolzano durante i mercatini di Natale
Daniele Fiorentino
L’atmosfera magica dei mercatini di Natale di Bolzano

L’Albero dei Desideri e le nuove proiezioni sul Duomo

Il momento più magico? L’accensione del grande albero di piazza Walther, decorato anche con creazioni ispirate ai lavori realizzati dai bambini e dai ragazzi in cura negli ospedali durante i laboratori di ceramico-terapia della Fondazione Lene Thun. Tra le novità del 2026 ci sarà inoltre una suggestiva proiezione luminosa sulle pareti del Duomo, pensata per valorizzarne i dettagli architettonici. Preparate la fotocamera: sarà uno degli scorci più scenografici del Natale bolzanino.

Shopping natalizio tra artigianato e regali originali

Se amate i regali che raccontano una storia, fate un giro tra le circa 120 casette del mercatino. Troverete oggetti in feltro e lana cotta, decorazioni in legno, ceramiche, vetro soffiato, carillon, presepi e tovaglie ricamate. Il percorso dell’artigianato artistico prosegue anche in piazza Duomo e via Isarco, mentre in piazza Municipio potrete ammirare un presepe scultoreo dedicato alla tradizione altoatesina.

Vin brulé, strudel e specialità altoatesine da assaggiare

Una visita ai mercatini senza una pausa golosa? Impossibile. Lasciatevi conquistare da strudel, frittelle di mele, biscotti natalizi, speck e salumi locali, magari accompagnati da una tazza fumante di vin brulé. Per un brindisi diverso dal solito, fate tappa alla Wine Lounge, tra vini, spumanti e distillati del territorio, oppure alla Beer Lounge, dedicata alle birre bolzanine e altoatesine. Il 12 dicembre è prevista anche la premiazione del concorso nazionale Birra Natalizia Artigianale – Christmas Beer.

Bolzano Mondo Comune e il Mercatino Solidale

Il Natale 2026 avrà anche un’anima solidale. In piazza del Grano tornerà il Mercatino Solidale, dove potrete acquistare manufatti realizzati dalle associazioni cittadine. La novità è Bolzano Mondo Comune, un progetto che coinvolge gli stand aderenti: per ogni prodotto venduto con l’apposito bollino, un euro sarà devoluto in beneficenza al Comune di Bolzano.

Avvento in musica, installazioni artistiche e contest fotografici

Il Natale a Bolzano ha anche una soundtrack tutta sua. Con Avvento in musica, piazze, strade e chiese del centro si animeranno con concerti, cori e melodie tradizionali. Se amate l’arte, tenete d’occhio anche Angelus Loci, il progetto che porterà installazioni contemporanee in diversi spazi cittadini. Per i content creator, invece, arriva un contest fotografico dedicato agli scatti natalizi più belli, con tre fotografie premiate da una giuria di esperti.

San Nicolò, Krampus e attività per bambini

Se visitate Bolzano in famiglia, preparatevi a un programma ricco di sorprese. In viale della Stazione i più piccoli potranno divertirsi tra laboratori creativi, giochi, spettacoli di magia, cantastorie, giostre e teatro dei burattini. Da segnare in agenda anche il 6 dicembre, quando San Nicolò incontrerà i visitatori in piazza Walther, seguito dall’arrivo dei Krampus, le inquietanti figure del folklore alpino. Un’esperienza decisamente fuori dal comune!

Trenino natalizio, musei e cartoline vintage

Volete scoprire una Bolzano diversa dal solito? Salite sul trenino elettrico che collega piazza Walther a piazza Gries, oppure partecipate a Find&Win, l’iniziativa culturale che trasforma la visita ai musei in una sfida tra quiz e curiosità. Con Auguri in punta di penna, invece, potrete scrivere e spedire cartoline utilizzando vecchi calamai, proprio come nelle scuole di una volta.

Come raggiungere i mercatini di Natale di Bolzano

I mercatini di Natale di Bolzano sono facili da raggiungere in auto, ma anche in treno. La stazione non è lontana dal centro e ci sono tanti collegamenti ogni giorno. Tra le novità del 2026 ci sono i treni storici di Fondazione FS che per alcune date come il 29 novembre, l’8 dicembre, il 13 dicembre e il 20 dicembre mettono in moto Bressanone Express e Merano Express con possibilità di fermata intermedia anche a Bolzano. Chi preferisce l’autonomia dell’auto, invece, dovrà percorrere l’A22 del Brennero uscendo a Bolzano Sud o Nord; consigliamo di lasciare l’auto in zona fiera per evitare lo stress dei parcheggi.

Monasteri Aperti, questi luoghi segreti spalancano le porte solo per un weekend (e sembrano usciti da una fiaba)

Porte che si aprono solo in occasioni speciali, chiostri pieni di fascino e abbazie che sembrano uscite da un’altra epoca. Monasteri Aperti 2026 concede il bis e torna sabato 10 e domenica 11 ottobre con un ultimo weekend tutto da esplorare. Dopo il successo dei giorni scorsi, l’Emilia-Romagna svela altri piccoli tesori nascosti, da Rimini a Parma, tra borghi, antichi monasteri e luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Il programma? Visite, eventi speciali e la possibilità di curiosare in spazi normalmente off limits. Insomma, il piano perfetto per un weekend decisamente fuori dall’ordinario.

Monasteri Aperti 2026, come partecipare

Il 10 e 11 ottobre cala il sipario sull’ottava edizione di Monasteri Aperti, che quest’anno celebra San Francesco d’Assisi con un calendario di esperienze tra arte, storia e spiritualità. Si passa dalle passeggiate nei chiostri ai cammini immersi nella natura, fino alle visite nelle abbazie che raccontano secoli di vita monastica. E per partecipare? Dipende dalla tappa: alcuni appuntamenti sono gratuiti, altri prevedono un’offerta libera o un biglietto d’ingresso. Prima di mettersi in viaggio, quindi, meglio fare un check sul sito ufficiale per scoprire prezzi, prenotazioni e modalità di accesso.

Quali luoghi visitare

A Rimini il Monastero delle Clarisse apre le sue porte, ed è uno degli appuntamenti più particolari dell’intero programma. Nel centro storico, la Chiesa di San Bernardino e alcuni ambienti del complesso monastico diventano protagonisti di un percorso guidato dalle stesse monache di clausura. Le visite sono previste sabato 10 ottobre dalle 16 alle 17 e domenica 11 dalle 10 alle 11, con offerta libera.

Se preferite un’esperienza con una colonna sonora decisamente fuori dal comune, puntate su Torrechiara, in provincia di Parma. Sabato 10 ottobre, alle 17:30, la Badia benedettina di Santa Maria della Neve ospita Gloriosus Franciscus, concerto dell’Ensemble Anonima Frottolisti di Assisi. Il repertorio attraversa la musica dedicata a San Francesco dal XIII al XVI secolo, tra sonorità medievali e rinascimentali. L’ingresso è a offerta libera.

Non mancano le esperienze culinarie. A Torrechiara (in provincia di Parma) l’11 ottobre, si mangia nel refettorio della Badia, con un menù preparato dalle suore. Si comincia alle 10 con la visita al monastero, alla chiesa e al belvedere affacciato sul torrente. Alle 12:30 arriva il pranzo, seguito dalla possibilità di conoscere i prodotti artigianali del laboratorio apistico. La visita guidata costa 15 euro, mentre l’esperienza completa con pranzo costa 40 euro a persona. La prenotazione è obbligatoria al numero 328 2250714, tramite WhatsApp o SMS. Se non riuscite a partecipare questo weekend, l’iniziativa è prevista anche per le domeniche 18 e 25 ottobre.

Restando nel Parmense, merita attenzione anche il Monastero di Santa Maria degli Angeli a Busseto. Domenica 11 ottobre, dalle 10:30, l’appuntamento Gloriosus Franciscus racconta il legame tra i francescani, l’arte e la vita della comunità locale. In programma ci sono percorsi guidati alla scoperta della chiesa, un pranzo nel chiostro cinquecentesco e le musiche dell’Ensemble Anonima Frottolisti. La partecipazione all’evento è indicata come gratuita sul portale regionale; verificate con gli organizzatori le condizioni previste per il pranzo.

A Bobbio, nel Piacentino, si torna invece indietro di oltre mille anni. Domenica 11 ottobre alle 12, l’Abbazia di San Colombano propone una visita guidata di circa un’ora, tra la Basilica, la cripta con la tomba del santo irlandese e il museo abbaziale.

Per chi ama i panorami dall’alto, a Piacenza torna invece Mirabili Prospettive, l’esperienza che permette di salire alla Cupola del Guercino nella Cattedrale e alla Cupola del Pordenone nella Basilica di Santa Maria di Campagna. Due capolavori da osservare da una prospettiva insolita, con vista sulla città. Le aperture sono programmate anche sabato 10 e domenica 11 ottobre: la Cupola del Guercino è visitabile dalle 12 alle 17:30, con visita accompagnata alle 16:30, mentre per quella del Pordenone sono previste salite accompagnate alle 16 e alle 17. Il biglietto combinato costa 15 euro.

Il viaggio prosegue in Romagna, dove Brisighella apre il Convento dell’Osservanza domenica 11 ottobre, dalle 10 alle 19. Qui potete esplorare la Chiesa francescana di Santa Maria degli Angeli, il Chiostro degli Ulivi e gli antichi refettori utilizzati dai frati fino al 2015. Le visite sono organizzate dalla Pro Loco insieme ai volontari e ai cammini religiosi Viae Misericordiae, con partenza dall’ingresso di via Fratelli Cardinali Cicognani 31. Un itinerario interessante anche per scoprire un volto meno conosciuto del borgo medievale.

Chi desidera seguire davvero le tracce di San Francesco domenica 11 ottobre alle 15:30 può partecipare all’evento di villa Verrucchio di Valmarecchia dove i visitatori vengono accompagnati in uno dei luoghi francescani più antichi della regione. Qui si può scoprire il chiostro in cui viene ospitato il cipresso che, secondo la tradizione, sarebbe nato dal bastone piantato nel terreno dal Santo.

Ad Argenta, in provincia di Ferrara, alle 16 prende invece il via un percorso dedicato alla presenza di Minori Conventuali e Cappuccini nella storia locale, dall’ex convento fino al Museo Civico. Il costo indicato è di 5 euro.

Chi cerca qualcosa di alternativo può puntare anche su Parma, dove il Santuario di San Francesco del Prato propone il percorso narrativo gratuito Francesco va’ e ripara la mia casa. Gli incontri, della durata di circa due ore, sono previsti sabato alle 10 e alle 16 e domenica alle 16, accompagnati da frati e volontari.

Dalle patate ai funghi porcini, le sagre del weekend dal 9 all’11 ottobre 2026 in Italia

Un weekend tipicamente autunnale è quello che ci attende, in particolare perché le sagre e gli appuntamenti enogastronomici del fine settimana che va dal 9 all’11 ottobre 2026 è caratterizzato da prodotti stagionali. Dalle castagne ai funghi porcini, dalle patate al vino sono tanti gli eventi in tutta Italia.

Abbiamo selezionato i migliori eventi che vi consigliamo di non perdere.

Balcanica, le location suggestive e immerse nella natura del nuovo film con Matilda De Angelis

Gioca molto sul potere evocativo delle immagini – che in numerose sequenze letteralmente si sostituiscono ad azioni, dialoghi, interazioni tra i personaggi – il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis appena arrivato nelle sale dopo essere stato presentato, unica opera italiana, alle Giornate degli autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Sconfinate vedute montane, riprese dall’alto di altipiani dove la natura domina incontrastata e quasi ancora vergine sono parte, fondamentale più che integrante, infatti del racconto che il regista fa di una delle esperienze umane più fondative e universali di questi tempi: la migrazione. Scopriamo insieme le location di Balcanica.

Di cosa parla

L’Afghanistan ha messo al bando la musica: è per questo, per poter continuare a esprimere la propria arte, che il direttore d’orchestra Nazar e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, decidono di lasciare il paese e raggiunge l’Italia. Come molti altri migranti si mettono in viaggio sulla rotta balcanica. È qui che incontrano Greta, il personaggio interpretato da Matilda De Angelis. La giovane donna è una dottoressa impegnata per la prima volta in una missione umanitaria. Tra i tre si instaura un legame forte tanto quanto inaspettato, capace di far ritrovare a Nazar e Jalil speranza nella musica e mettere Greta di fronte a realtà completamente diverse da quelle a cui è abituata. Sulla strada che riporta Nazar e Jalil alla libertà, così, anche Greta si ritroverà a compiere una scelta che le cambierà per sempre la vita.

"Balcanica": arriva in sala il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis
Ufficio stampa Biennale di Venezia
Una scena di “Balcanica”

Dov’è stato girato il film

Il film – una co-produzione italo-serbo-croata di Nightswim, Wildside, This and That Productions e Antitalent – è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale, in zone realmente attraversate dalla cosiddetta “rotta balcanica” (una delle rotte migratorie terresti oggi più percorse tra Medio Oriente ed Europa).

Sjenica

Tra le location di Balcanica c’è Sjenica. Oggi questa città serba è soprattutto un grosso snodo commerciale e militare. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano necropoli e altre numerose testimonianze di antiche civiltà come quelle dei Dardani e degli Illiri, però per secoli è stats un importante punto di passaggio per i mercati che si muovevano da e verso Dubrovnik (Croazia) e di rappresentanza per l’impero ottomano che – non a caso – fece costruire qui una fortezza (oggi andata totalmente distrutta).

A Sjenica la natura domina incontrastata e selvaggia all’interno della Riserva Speciale di Uvac.

Il film "Balcanica" è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale: ecco dove
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Lo spettacolare fiume Uvac

L’altopiano di Pešter

Più ancora lo fa sull’altopiano di Pešter, altro luogo dov’è stato girato il film Balcanica, facile da riconoscere sullo schermo per i suoi profili aspri e irregolari. Questo campo carsico, situato tra i 900 e i 1200 metri d’altezza e circondato da sette diverse catene montuose, è attraversato infatti dal – già nominato – fiume Uvac che, scavandolo, ha dato vita nei secoli a solchi, meandri e talvolta veri e propri canyon (non stupisce, così, che al Pešter ci si rierisca talvolta come al “Colorado serbo”).

Serbia: dov'è stato girato il film "Balcanica" di Nicola Sorcinelli
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La natura imponente sull’altopiano di Pešter

La zona è nota per il clima particolarmente rigido, soprattutto in inverno quando si raggiungono temperature di diverse decine di gradi sotto lo zero: famoso è l’inverno del 1985, quando nel villaggio di Karajukića Bunari, si registrò una temperatura di -39.5°, la più bassa mai segnalata in Serbia.

Nel film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis questa natura e queste condizioni così estreme fanno da contrappunto vivido al dramma di chi non ha altra scelta che migrare per poter continuare a essere se stesso.

Il borgo delle capanne con i tetti che sfiorano il terreno: viaggio a Velika Planina, il cuore più autentico della Slovenia

A Velika Planina, in particolare durante l’estate (ma non solo), il silenzio delle montagne viene spesso accompagnato dal suono dei campanacci delle mucche, dal vento che attraversa i prati e dalle voci dei pastori intenti alle loro attività quotidiane. Il paesaggio è di quelli che non possono essere altro che definiti fiabeschi, perché pieno di colline erbose, piccole costruzioni in legno dai tetti curiosamente arrotondati e sentieri che attraversano distese verdi fino a raggiungere le cime delle Alpi slovene.

Sì, Velika Planina è decisamente uno degli altopiani pastorali più affascinanti della Slovenia, situato tra i 1.500 e i 1.650 metri di altitudine. Ma a renderlo assolutamente riconoscibile è il villaggio composto da quasi 140 capanne tradizionali, considerato tra i più grandi insediamenti pastorali d’alta montagna conservati in Europa.

C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca

Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.

Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.

Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.

Breve storia tra monaci, incendi e stelle

Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.

I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.

L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.

Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.

L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.

La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici

Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.

Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.

Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.

Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.

La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.

Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.

Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.

Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.

Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.

La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Pustinja Blaca, Croazia
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L’impressionante Pustinja Blaca

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.

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