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Un treno storico da Milano Centrale ad Alba che profuma d’autunno, tra tartufo e vino

L’autunno si può vivere anche dal finestrino di un treno, lasciandosi alle spalle Milano per entrare lentamente nel paesaggio delle Langhe. L’11, il 18 e il 25 ottobre 2026 arriva il treno storico Milano Centrale-Alba, un itinerario dedicato a due grandi protagonisti del Piemonte: il tartufo e il vino. Un viaggio che unisce il fascino della ferrovia d’epoca alla scoperta di uno dei territori italiani più celebri per la sua cultura enogastronomica.

La destinazione è Alba, nel cuore delle Langhe, dove colline e vigneti disegnano un paesaggio riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È proprio in autunno che questo angolo del Piemonte assume un’atmosfera particolarmente suggestiva, tra i colori della stagione, i mercati dedicati ai prodotti locali e le tradizioni legate al tartufo e ai grandi vini della zona.

Il treno storico da Milano Centrale ad Alba

Il viaggio con locomotiva elettrica partirà da Milano Centrale e accompagnerà i passeggeri attraverso un graduale cambiamento di scenario. Dalla dimensione urbana della metropoli lombarda si passerà a un paesaggio sempre più caratterizzato da filari ordinati, colline e piccoli centri storici, fino ad arrivare nel territorio delle Langhe.

A rendere speciale l’esperienza saranno le carrozze Gran Confort, iconiche vetture della storia ferroviaria italiana progettate per offrire ambienti spaziosi, silenziosi e confortevoli. Le ampie finestrature permetteranno di osservare il paesaggio durante il tragitto, mentre il ritmo lento del treno trasformerà lo spostamento in una vera esperienza di viaggio.

A bordo saranno inoltre previsti momenti di degustazione dedicati ai prodotti del territorio. I sapori delle Langhe diventeranno così parte del percorso ancora prima dell’arrivo ad Alba, creando un collegamento tra il viaggio, il paesaggio e la tradizione gastronomica piemontese.

Una volta raggiunta la destinazione, i viaggiatori potranno esplorare liberamente Alba, una delle capitali italiane dell’enogastronomia, tra botteghe artigiane, enoteche storiche, mercati stagionali ed esperienze di degustazione. Il periodo autunnale è particolarmente indicato per scoprire l’identità della città e del territorio circostante, quando il tartufo diventa uno dei simboli della stagione.

Biglietti per il treno storico: prezzi e date

Il treno storico “Milano Centrale-Alba: Tartufo e Vino” è in programma per tre domeniche consecutive: 11, 18 e 25 ottobre 2026. L’orario di partenza dell’andata sarà alle 9:05 dalla stazione di Milano – con arrivo ad Alba alle 12:35. Mentre il treno di ritorno partirà alle 18:20 da Alba per rientrare a Milano alle 22. Durante il tragitto il treno effettuerà fermate alle stazioni di Pavia, Alessandria e Asti.

Il biglietto costa 69 euro per gli adulti, mentre per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti è prevista una tariffa ridotta del 50%, pari a 34,50 euro. I bambini da 0 a 4 anni non compiuti viaggiano invece gratuitamente.

La tariffa indicata è valida per una sola tratta, quindi per il viaggio di andata oppure per quello di ritorno. I biglietti sono già acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese le biglietterie e i self-service delle stazioni, oltre alle agenzie di viaggio abilitate.

Per informazioni e assistenza sul viaggio è possibile rivolgersi alla Fondazione FS tramite l’indirizzo email ufficiale oppure telefonando al numero 335 6854091.

Omegna, la città di Rodari sul Lago d’Orta dove anche il fiume inventa una fiaba tutta sua

C’è una cittadina in Piemonte dove il fiume va controcorrente: l’emissario Nigoglia, che invece di scendere verso il lago risale verso nord, tanto che un vecchio detto locale lo chiama “il fiume che va in su”. E vuole la coincidenza che questa vena anticonformista abbia accompagnato anche la nascita di Gianni Rodari, lo scrittore nato proprio a Omegna e che a sua volta andò controcorrente rispetto alla scuola e alla pedagogia del suo tempo, imponendo una visione in cui la fantasia, l’errore creativo e il punto di vista dei bambini contavano più dei dogmi rigidi degli adulti.

Affacciata sulle rive del Lago d’Orta, Omegna offre ben più di una tappa veloce: tra vicoli medievali, salite panoramiche e una tradizione dolciaria tutta da scoprire, merita una giornata intera. Sapevate, per esempio, che qui sono nate la moka Bialetti, che ha cambiato per sempre il rito del caffè nelle case di tutto il mondo, e le eccellenze di Alessi e Lagostina? Tutti marchi che hanno trasformato oggetti quotidiani come pentole e posate in pezzi di design riconosciuti a livello internazionale.

Ecco i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere a Omegna.

Cosa fare e vedere a Omegna

Il modo migliore per scoprire Omegna è fare una passeggiata lungo la Nigoglia, seguendo il suo corso anomalo fino al cuore del centro storico. Da lì si può salire verso l’Alpe Mastrolino, un percorso che regala uno sguardo d’insieme sul lago e sui tetti della città, oppure spingersi fino al Monte Zuoli, dove il bosco ospita i giardini della Torta in Cielo con installazioni dedicate proprio a Gianni Rodari.

Tornati in centro, i vicoli del Quartiere Vaticano meritano una sosta lenta, tra scorci che raccontano l’anima più antica di Omegna. Da non perdere la Chiesa Collegiata di Sant’Ambrogio, esempio di architettura romanica rimaneggiata nei secoli, e naturalmente il museo “Una fantastica Storia”, primo spazio interattivo in Italia interamente dedicato all’universo di Rodari.

Chi ama il lago può scegliere tra una gita in battello alla ricerca degli angoli visibili solo dall’acqua, una passeggiata sul lungolago con aperitivo al tramonto, oppure un’esperienza decisamente insolita: pedalare direttamente sulle acque del Lago d’Orta a bordo di biciclette con speciali ruote galleggianti.

Per chiudere in dolcezza, Omegna ha una sua piccola geografia dei biscotti, uno diverso per ogni pasticceria. Le Imperialine, presenti dal 1937, le Reginette, molto simili, ma con un cuore più generoso di crema di gianduia, e le varianti Duchesse e Damine. A completare la mappa golosa ci sono i Perdigiorno, biscottini quadrati dedicati a Giovannino Perdigiorno, protagonista di uno dei libri più amati di Rodari.

La Festa di San Vito

Dal 21 al 31 agosto, Omegna si trasforma per undici giorni in un grande palcoscenico a cielo aperto per la 123ª edizione della Festa di San Vito, una delle celebrazioni patronali più antiche del Piemonte. La tradizione religiosa, legata all’arrivo delle reliquie del santo sul lago nel 1611, culmina il 29 agosto con la processione dell’urna per le vie del centro storico.

Ma è lo spettacolo sull’acqua a rendere l’evento davvero unico: tre serate piromusicali illuminano il golfo, con un finale il 30 agosto affidato a professionisti internazionali e, per la prima volta, a chiatte disposte direttamente sul lago per amplificare la visione da ogni angolo della città.

Dove si trova e come arrivare

Omegna sorge all’estremità settentrionale del Lago d’Orta, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte. In auto è raggiungibile percorrendo l’autostrada A26 e uscendo a Gravellona Toce, a pochi minuti dal centro. In treno, la città si trova sulla linea Novara–Domodossola, con collegamenti diretti da Milano (circa un’ora e mezza) e da Torino, cambiando a Novara. L’aeroporto di riferimento più vicino è quello di Milano Malpensa, a circa 40 minuti di auto.

Una giornata alla scoperta dei più bei castelli che hanno fatto la storia d’Italia

Domenica 23 agosto 2026, aprono di nuovo per un giorno alcuni dei castelli più belli del Piemonte. L’evento Castelli Aperti si era già svolto lo scorso 2 agosto ed è un’ulteriore occasione per scoprire alcuni dei testori che hanno fatto la storia d’Italia.

In tutte le province piemontesi, sono tantissimi i manieri, le fortezze e le dimore storiche che dominano le vallate e che sono aperti al pubblico per le visite. Anche d’estate, la cultura non si ferma e se avete occasione di essere in zona, è la gita domenicale più interessante che possiate fare.

Ecco quali castelli si possono visitare quel giorno divisi per provincia.

Torino

Nella provincia di Torino apre il meraviglioso Castello di Agliè – Villa Il Meleto, Casa di Guido Gozzano, una delle dimore storiche più affascinanti del Piemonte e una meta perfetta per chi cerca una gita culturale fuori città (è a un’ora di strada dal Capoluogo piemontese) con interni sontuosi e un parco monumentale che sembra uscito da un film in costume (non a caso è entrato anche nell’immaginario pop italiano come set della celebre serie Tv Elisa di Rivombrosa). Si può visitare dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Ingresso: 8 euro.

Castello di Agliè, esterno
@Dario Fusaro - Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
Il maestoso Castello di Agliè

L’altro castello della provincia torinese è il Castello di Masino a Caravino. Immerso in un parco monumentale, la dimora di un illustre casato piemontese: la famiglia dei Conti Valperga di Masino, racconta mille anni di storia in un percorso tra saloni affrescati e arredati e un parco meraviglioso. Oggi è un Bene del Fondo per l’Ambiente Italiano. Si può visitare dalle 10.00 alle 18.00. Il biglietto per la visita del castello e del parco costa 15 euro (per gli iscritti al FAI è gratuito).

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123RF
L’elegante Castello di Masino in Piemonte

Asti

Sulle cime delle colline dell’astigiano sono tantissimi i castelli che spuntano qua e là. Non tutti sono aperti per le visite domenica, però, ecco quali: Torre del Conte Ballada di Saint Robert a Castagnole delle Lanze. La storia di questo luogo è particolare: nel 1878, il Conte Paolo Ballada di Saint Robert venne ad abitare a Castagnole dove acquistò la casa del castello e il colle adiacente, che ripopolò di piante e di fiori e dove fece costruire la torre. Si visita dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. L’ingresso costa 3 euro, con un calice di vino, 8 euro.

L’area del Castello di Castelnuovo Calcea è un altro dei luoghi vistabili. Del castello di origine medievale oggi non restano che i bastioni e la torre di avvistamento. Eretto nel 1154 per volere dei marchesi d’Incisa, fu distrutto dai savoiardi nel 1634, ma fu ricostruito più volte perché subì numerose distruzioni durante le guerre che insanguinarono il Monferrato nei due secoli successivi. L’ultimo importante restauro è avvenuto nel XVII secolo in cui furono ricostruitele torri, il dongione e riparata la parte danneggiata da un grave incendio. La visita è libera dalle 10.00 alle 19.00 e anche l’ingresso è gratuito.

Il Castello di Costigliole d’Asti o Castello di Rorà ricorda i castelli francesi della Loira. Se nel corso del ‘500 divenne un’importante roccaforte militare, quello che vediamo oggi si deve all’opera di ristrutturazione avvenuta nell’Ottocento. Ancora oggi è in parte di proprietà privata e in parte del Comune. Apre dalle 10.30 –alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Il biglietto costa  5 euro.

Nell’astigiano, si può anche salire sulla Torre medievale a San Giorgio Scarampi. Nel Medioevo, questo borgo che si erge a 655 metri d’altezza, era un importante avamposto militare. L’accesso è libero dalle 09.00 alle 19.00.

Cuneo

La provincia di Cuneo vanta alcuni dei borghi più belli d’Italia, alcuni noti ormai in tutto il mondo. Tra questi c’è Barolo e domenica si può visitare il Castello Falletti di Barolo che ospita il WIMU Wine Museum. Nato con funzione militare, divenne residenza, e poi fu radicalmente trasformato per ospitare un collegio e infine un museo. Aperto dalle 10.30 alle 19.00, l’ingresso costa 9 euro.

Aperto anche il Castello Reale di Govone, dalle 10.00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18.00. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Ingresso: 8 euro.

Famoso è anche il Castello dei Principi d’Acaja a Fossano che, per l’occasione, organizza tour alle ore 11.00, 15.00 e 16.30. Questa storica fortezza costruita tra il 1324 e il 1332 da Filippo I d’Acaja, fu poi trasformata dai Savoia in residenza signorile e oggi ospita la biblioteca civica. Ingresso 5 euro.

Domenica si organizzano ogni ora dalle 10.30 alle 17.30 visite guidate anche al Castello di Roddi, un esempio di architettura fortificata risultato di interventi successivi. Nel Cinquecento, fu proprietà del conte Gaio Francesco della Mirandola, nipote del grande filosofo e umanista Pico. All’interno si conservano decorazioni risalenti al Tre/Quattrocento e le cucine, risalenti al ‘500. Ingresso 6 euro.

Il Castello di Serralunga d’Alba è considerato il simbolo di questo paesaggio e domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese. Il castello è aperto per visite guidate alle 10.30; 11.15; 12.00; 12.45; 14.30; 15.15; 16.00; 16.45; 17.30. Ingresso 6 euro.

Un altro Bene del FAI è il Castello della Manta, una fortezza medievale dal fascino severo, che nella sua Sala Baronale custodisce una stupefacente testimonianza della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Il castello è aperto con orario 11.00-19.00. Ingresso intero 11 euro, gratuito per gli iscritti al FAI.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
iStock
Veduta panoramica del Castello della Manta

Tantissimi anche i musei aperti in occasione della giornata dei Castelli Aperti del Piemonte. Ad Alba si visita il Museo Diocesano dalle 14.30 alle 18.30, ingresso 5 euro. A Bra, il Museo Civico di Storia Naturale Craveri e il Museo Civico di Palazzo Traversa, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 e Ingresso 5 euro per i singoli musei, 10 per tutti i musei civici Bra. A Dronero il Museo Civico Luigi Mallé (15.00 – 19.00, ingresso 5 euro). A Magliano Alfieri il Museo dei soffitti in gesso e il Teatro del Paesaggio, a cui s può aggiungere il Castello degli Alfieri, aperto con orario 10.30-18.30. Ingresso intero 5 euro per un museo, 7 euro per due musei. A Mombasiglio, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio merita una visita, specie con i bambini, che impazziranno nel vedere migliaia di soldatini e il plastico che ricostruisce la battaglia del Bricchetto del 21 aprile 1796, quella che aprì a Bonaparte le porte della storia. Si visita dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso 8 euro.

Merita assolutamente una visita per la sua incredibile storia il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Costruito all’inizio del ‘600, più volte abbellito, ingrandito e rimaneggiato, qui fu firmata la pace del 1631, nelle sue sale fu deposta la Sindone, allontanata da Torino nel 1706, e sempre qui Napoleone Bonaparte impose l’armistizio del 1796 ai Piemontesi, le sue sale furono elette più volte ad abitazione dalla corte Sabauda. Le visite sono aperte dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.

A Saluzzo si possono visitare più luoghi aperti: la Casa Natale di Silvio Pellico, con visite accompagnate dalle 14:00 alle 19:00, ingresso 3,5 euro; Casa Cavassa (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 6 euro), la Torre Civica e la Pinacoteca Olivero (10.00-13.00 e 14.00-19.00, biglietto 3,5 euro, la Villa Belvedere Radicati (10.00-13.00 e 14.00-19.00, 5 euro) e La Castiglia (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 8 euro).

Diversi luoghi visitabili anche a Savigliano: il Museo Civico A. Olmo e Gipsoteca D. Calandra (10.00-13.00 e 15.00-18.30, 5 euro); Palazzo Muratori Cravetta con visite guidate e prenotazione obbligatoria alle 09.30 e alle 14.00; la Torre Civica alle 10.30 e alle 15.00 (3 euro).

A Priero si possono visitare dalle ore 10.00 alle ore 18.00 sia la Torre Medievale sia il borgo con tour guidati, previa prenotazione (4 euro), mentre a Corneliano d’Alba, solo su prenotazione, si visita la Torre.

Alessandria

La maggior parte dei Castelli Aperti il 23 agosto sono in provincia di Alessandria. Tra questi, il Castello dei Paleologi ad Acqui Terme, che ospita il Civico Museo Archeologico. Edificato nell’XI secolo, fu residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, per poi divenire roccaforte del borgo e sede dei Governatori della città. Prende il nome dalla dinastia che mantenne per secoli il dominio sul Monferrato. È aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, con visite libere. L’ingresso costa 4 euro.

Il Castello dei Torriani e dei Bandello anche detto Palazzo Pretorio è ciò che rimane dell’antico castello di Castelnuovo Scrivia. Del complesso medievale si conservano una torre merlata alta circa 39 metri e alcuni tratti delle mura dell’antica fortificazione sui quali, intorno al XIV secolo, venne edificato il palazzo.

La Torre del Castello di Trisobbio si può visitare dalle ore 17.30 alle 19.00 con prenotazione obbligatoria. L’ingresso costa 2 euro. Il castello del XIII secolo invece oggi ospita un hotel e un ristorante.

Sempre ad Acqui Terme è aperta Villa Ottolenghi Wedekind, una dimora storica costruita nella prima metà del ‘900 sulle colline dal conte Arturo Ottolenghi e dalla moglie Herta von Wedekind zu Horst, pittrice e scultrice riconosciuta a pieno titolo tra le avanguardie del primo Novecento. Oggi ospita un relais, un ristorante ed è una location per eventi e matrimoni. Le visite guidate vengono fatte su prenotazione alle ore 16.30 (orario soggetto a riconferma). L’ingresso cista 15 euro.

Ad Alfiano Natta è aperta la Tenuta Castello di Razzano che ospita il Museo Artevino. Il museo e le cantine di invecchiamento sono aperti con orario 15.00 – 17.00 e l’ingresso costa 8 euro. Volendo, si può anche soggiornare perché è un resort.

Nella provincia di Alessandria si possono visitare anche i borghi di Ozzano Monferrato, un piccolo gioiello nel cuore del Monferrato Casalese, con le tracce delle antiche mura, una torre di cortina e Casa Bonaria, una rarissima abitazione del XV secolo. Si visita con l’ausilio di audioguide disponibili con QR Code. E il borgo di Rosignano Monferrato dove vengono organizzate visite a offerta libera alle 10.00, 11.30, 15.00, 16.30. Consigliata la prenotazione. Da non perdere sono gli infernot sotterranei che sono Patrimonio UNESCO.

Dell’iniziativa castelli Aperti in Piemonte della provincia di Alessandria fanno parte anche la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno che apre con: orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00. L’ingresso costa 5 euro; il Museo d’Arte Sacra di San Francesco Paola Benzo Dapino di Cassine, aperto dalle 16.00 alle 19.00, ingresso 4 euro; e la Fondazione Elisabeth de Rothschild a Palazzo Lignana a Rivalta Bormida che offre visite guidate a 10 euro solo su prenotazione con orario 10.00-19.00.

Novara

Ci sono dei bei castelli anche nella provincia di Novara, benché siano meno conosciuti. Si può infatti visitare il Castello dal Pozzo a Oleggio Castello, che guarda il Lago Maggiore. Dimora dei Marchesi dal Pozzo d’Annone, ha una storia millenaria, iniziata nel 900, quando venne portato alla luce un castrum romano dove pare fosse dislocata la V Legione. Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, nominato Oleggio Castello dal 1186 in onore all’edificio visconteo edificato intorno all’anno Mille. Una meraviglia con splendide sale affrescate davvero inaspettata. Le visite sono su prenotazione. Il biglietto costa 15 euro.

Non è un vero e proprio castello Casa Calderara a Vacciago di Ameno, un borgo che si affaccia sulle colline del Lago d’Orta. Si tratta di un palazzo rinascimentale del tardo Cinquecento che ospita la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, una casa-museo d’arte contemporanea che custodisce oltre 300 opere tra dipinti e sculture del Novecento. Le visite sono libere è gratuite dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Per le visite guidate è necessario contattare la struttura concordando orario e pagamento.

Sempre nella provincia novarese, apre – solo su prenotazione – il Castello di Vinzaglio, affacciato sul fiume Sesia. Dell’antico forte del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne infatti di proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna.

Biella

Diversi i luoghi aperti anche in provincia di Biella. Partendo da Palazzo Gromo Losa, proprio a Biella, dove, da sabato 22 agosto, prende il via la rassegna “Fatti ad Arte” con la mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili (fino al 18 ottobre 2026), dalle ore 10.00 alle 19.00 (7 euro). E Palazzo La Marmora, un palazzo storico del XVI secolo che appartiene alla stessa famiglia da secoli e che oggi organizza eventi e matrimoni, che si può visitare liberamente dalle 16.00 alle 20.00. Ingresso 10 euro.

Tra le visite da non perder nella provincia di Biella c’è quella di Ricetto di Candelo, un complesso architettonico di epoca medievale composto da circa 200 edifici che occupano un’area di circa 13.000 mq, attraversato da strade. La prima citazione conosciuta di Candelo risale all’anno 988. L’accesso è libero, ma la Pro Loco organizza anche visite guidate. Se non siete mai stati, merita davvero.

E, infine, a Magnano è aperta al pubblico la Collezione Enrico a Villa Flecchia, un Bene del FAI, che organizza visite guidate dalle 14.30 alle 18.30. Ospita 60 dipinti realizzati fra Otto e Novecento, in raffinato dialogo con il paesaggio e l’incanto della montagna che si scorgono dalle finestre. Ingresso, 8 euro, iscritti al FAI 4 euro.

Viaggio a bordo del Train des Merveilles, da Nizza a Tenda attraverso un territorio ricco di meraviglie

L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.

È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.

Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).

I migliori eventi e le sagre di settembre nel Friuli-Venezia Giulia

Dalle prime luci più morbide alle serate che tornano a profumare di mosto e castagne, il calendario di sagre e feste riempie questo passaggio verso l’autunno di piazze animate, stand gastronomici e musiche di paese. È il momento in cui i prodotti di stagione diventano protagonisti, tra uva, funghi, mele e sapori di montagna, e le comunità si ritrovano per celebrare le proprie tradizioni. In Friuli-Venezia Giulia tutto questo si traduce in un mosaico di appuntamenti diffusi, tra borghi, città e vallate, ideale per chi ama viaggiare seguendo il gusto e le atmosfere autentiche.

Nel 2026 il mese porta con sé alcune tappe imperdibili: dalle giornate dedicate ai sapori regionali di Friuli Doc nel cuore di Udine, alle vie di Gorizia che si trasformano in un grande percorso del gusto con Gusti di Frontiera. Accanto a questi eventi più noti, non mancano le tradizioni di lunga data, come la Sagra dei Osei di Sacile e le proposte legate all’artigianato e alla montagna a Sutrio, per un itinerario che unisce enogastronomia, storia locale e paesaggi sempre diversi.

Settembre in Friuli-Venezia Giulia, gli eventi da vivere tra gusto e tradizione

  • Sagra dei Osei – Sacile (PN), il 6 settembre 2026.
    La Sagra dei Osei anima il centro storico di Sacile con la più antica manifestazione ornitologica d’Europa, nata come mercato avicolo e oggi dedicata a storia, cultura, ambiente e turismo nello scenario dei palazzi veneziani sul Livenza.
  • La Magia del legno torna a Sutrio – Sutrio (UD), il 6 settembre 2026.
    Sutrio si trasforma in un grande laboratorio all’aperto, dove artigiani e scultori del legno italiani e stranieri lavorano dal vivo e presentano sculture, oggetti d’uso, mobili tipici e complementi d’arredo in un mercatino diffuso.
  • Friuli Doc – Udine (UD), dal 10 al 13 settembre 2026.
    Friuli Doc porta a Udine degustazioni guidate, laboratori artigianali e incontri culturali, celebrando l’enogastronomia, le tradizioni e i prodotti del territorio friulano dalle Alpi all’Adriatico.
  • Festa dei funghi e dell’ambiente – Budoia (PN), dal 12 al 14 settembre 2026.
    La Festa dei funghi e dell’ambiente propone stand gastronomici dedicati ai funghi e alla cucina campagnola, accompagnati da vini locali, musica e serate di ballo.
  • Festa di fine estate – Fiumicello Villa Vicentina (UD), dal 12 al 13 settembre 2026.
    La Festa di fine estate di Villa Vicentina offre chioschi con specialità di carne e pesce, serate a tema, musica e balli per salutare la stagione calda.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 12 settembre 2026.
    Il mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” promuove in piazza S. Paolino la vendita diretta di prodotti agricoli locali a chilometro zero, valorizzando genuinità, scambi culturali e attrattività turistica del territorio.
  • Mostra ornitologica e avicunicola – Tricesimo (UD), il 13 settembre 2026.
    La mostra ornitologica e avicunicola di Tricesimo richiama centinaia di espositori e migliaia di visitatori per ammirare uccelli canori, specie avicunicole e diverse razze cinofile provenienti dal Triveneto e dai paesi vicini.
  • Festa dell’Uva 2026 a Cormons – Cormons (GO), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Festa dell’Uva a Cormons valorizza l’immagine turistica del Collio con un ricco programma enogastronomico ed eventi collaterali, organizzando il centro storico in “Isole di Festa” dedicate a risorse artistiche, storiche, architettoniche e ambientali.
  • Sagra della mela – Tolmezzo (UD), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Sagra della mela a Tolmezzo presenta un’ampia esposizione di varietà coltivate in regione e offre un fine settimana di gastronomia e animazioni rivolte in particolare alle famiglie.
  • La Giostra dei Castelli – Pordenone (PN), dal 19 al 20 settembre 2026.
    La Giostra dei Castelli rievoca un episodio del 1499 legato all’invasione turca, con accampamenti medievali, duelli, spettacoli di giullari, corte in costume, mercatini, sbandieratori e spadaccini nel parco ai piedi del castello.
  • A Gorizia torna “Gusti di Frontiera” – Gorizia (GO), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Gusti di Frontiera porta a Gorizia un grande percorso gastronomico internazionale, con centinaia di stand che propongono sapori e specialità provenienti da tutto il mondo.

Due abitanti e una strada lastricata di libri: il borgo di Tagliata è una libreria a cielo aperto unica al mondo

Immaginate di arrivare in un borgo piccolissimo, incastonato tra le montagne e con soli due residenti, e di attraversare una strada fatta interamente di libri: disposti uno accanto all’altro, come fossero mattonelle variopinte, migliaia di volumi trasformano l’intera via in una gigantesca biblioteca a cielo aperto.

Non è solo una fantasia, perché nel minuscolo borgo di Tagliata questa strada letteraria esiste veramente, ma solo per un giorno all’anno: la piccola frazione di Costa Serina, in provincia di Bergamo, per quel giorno ormai speciale fa vivere un’esperienza fuori dal comune, portando lo stupore della lettura nel cuore di questo piccolo borgo della Val Serina.

Ma a Tagliata il progetto ha anche un’anima più “permanente”: nel tempo si è infatti sviluppata una vera e propria biblioteca a cielo aperto e diffusa, con libri che restano parte integrante del borgo e che rendono la lettura un elemento sempre presente nel paesaggio, non solo durante l’evento annuale.

A Tagliata torna “Una Strada di Libri”

Dopo il successo della prima edizione, torna l’originale iniziativa “Una Strada di Libri“, che prende vita solo martedì 11 agosto 2026: dalle 19:30 alle 21:30, circa 7mila libri ricoprono la strada principale di Tagliata formando un tappeto letterario scenografico lungo 75 metri in cui lasciarsi trasportare e ispirare.

Rispetto all’anno scorso, i libri sono più che raddoppiati: erano circa 3mila nel 2025. E chi sarà in possesso di una delle 3 borse con il logo dell’evento potrà, dalle 21:30 alle 22, riempirla di libri.

Il progetto, reso possibile grazie alle donazioni, nasce dall’idea di Giovanni Cortinovis, profondamente legato al borgo grazie alle sue origini familiari: nel giro di una sola edizione è riuscito a trasformare Tagliata in una vera e propria destinazione per gli amanti della lettura. L’appuntamento dell’11 agosto rappresenta la seconda edizione dell’iniziativa, inserita nel più ampio programma estivo “Librandosi nel Borgo di Tagliata”.

Il concetto è semplice quanto sorprendente: per una sera i libri escono dagli scaffali e prendono possesso della strada. I visitatori possono camminare tra migliaia di copertine, lasciarsi incuriosire dai titoli, e vivere il borgo in un modo completamente diverso. Un’installazione unica al mondo che, come spiega la pagina social dedicata all’evento, “ha un significato profondo, perché la strada simboleggia il movimento, l’avanzare verso gli altri o anche solo verso la conoscenza; evoluzioni rese possibili dalla lettura”.

L’iniziativa ha anche una componente molto concreta che va ben oltre l’effetto scenografico: dare una seconda vita ai libri. Volumi che rischierebbero di rimanere dimenticati, già letti, donati o destinati a essere rimessi in circolazione diventano così un’occasione di incontro. Il paese vissuto da pochissimi residenti torna quindi a rivivere riempiendosi di persone, curiosità e cultura.

Il borgo con una biblioteca a cielo aperto

Tagliata è una piccola frazione di Costa Serina, nel cuore della Val Serina, e conserva ancora oggi l’aspetto raccolto e autentico delle contrade di montagna. È un borgo dalla storia antica, attraversato da un tratto dell’antica Via Mercatorum, la storica strada che collegava Bergamo alle valli e ai passi alpini.

Un tempo era un centro decisamente più importante di quanto possa sembrare oggi: aveva una propria amministrazione, una chiesa, un cimitero e persino una fabbrica con fornace e cava di argilla utilizzata per la produzione di coppi e mattoni. Dopo una breve parentesi come comune autonomo, nel XIX secolo venne definitivamente annessa a Costa Serina.

Oggi il borgo è quasi disabitato e si anima soprattutto durante la bella stagione. La vera sorpresa, oltre all’evento annuale che anima il borgo, è la biblioteca estiva del paese, che si è progressivamente trasformata in una biblioteca diffusa, con libri distribuiti in diversi punti del borgo: accanto alla piccola chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, ricostruita nel 1836 sulle tracce di una cappella più antica, tra le case in pietra e le viuzze fiorite, tantissime storie aspettano di essere lette.

Sì, perché la filosofia del borgo di Tagliata è proprio questa: prendere in prestito i libri senza scadenze (oppure tenerli con sé per sempre se hanno saputo conquistare chi li ha letti) e la libertà di lasciarne di propri per gli avventori futuri. È uno dei gesti più puri d’amore verso la cultura e verso l’umanità: una dimostrazione di quanto in fondo ci si possa fidare delle persone, lasciando loro qualcosa di prezioso senza sapere se e quando tornerà indietro.

Tagliata diventa così un luogo dove il paesaggio della montagna incontra nel modo più originale e toccante quello della letteratura: un posto insolito in cui passeggiare significa camminare letteralmente tra migliaia di storie scritte sulle pagine indelebili dei libri.

Dove si trova e come raggiungerlo

Tagliata si trova nel territorio di Costa Serina, in provincia di Bergamo, in Lombardia, nel territorio della Val Serina.

Per raggiungere il borgo da Costa Serina ci sono due possibilità. Entrambe partono dalla zona del Santuario della Madonna della Neve alla Forcella: una è una stretta strada comunale che segue un tratto dell’antica Via Mercatorum, mentre l’altra è la più agevole strada provinciale 27 della Valle Serina (la soluzione più comoda per chi arriva in auto).

Tagliata può essere raggiunta anche a piedi, per chi vuole unire un suggestivo percorso di trekking con la visita al borgo letterario: seguendo un itinerario inserito nella rete escursionistica locale che parte dalla parte alta di Costa Serina, si arriva al Santuario della Madonna della Neve alla Forcella e si prosegue poi lungo la strada fino alla frazione.

Treni storici tra Piemonte e Lombardia, nuovi itinerari d’autore

La proposta dei treni storici della Fondazione FS si amplia con due nuovi itinerari speciali che, nell’autunno 2026, accompagneranno alla scoperta di alcuni dei territori più rappresentativi del Piemonte e della Lombardia: i nuovi collegamenti, in programma tra ottobre e novembre, uniscono infatti il fascino del viaggio su convogli d’epoca alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali.

Si tratta del collegamento Milano-Alba e del Torino-Canelli, entrambi pensati per offrire una giornata alla scoperta delle Langhe, del Monferrato e delle loro produzioni tipiche. A bordo dei convogli storici sono previste degustazioni e momenti di approfondimento dedicati ai prodotti del territorio, con l’obiettivo di far vivere il viaggio come parte integrante dell’esperienza turistica.

Il treno storico Milano-Alba tra Langhe, tartufi e vino

Il primo appuntamento è con il treno storico Milano-Alba, che sarà effettuato nelle domeniche dell’11, 18 e 25 ottobre 2026. Il convoglio partirà dalla stazione di Milano Centrale alle 9:05 per raggiungere Alba alle 12:35, seguendo un itinerario che attraversa Pavia, Alessandria e Asti. Il viaggio di ritorno è previsto con partenza da Alba alle 18:20 e arrivo a Milano Centrale alle 22:00.

L’iniziativa è programmata in uno dei periodi più significativi dell’anno per il territorio delle Langhe, quando l’autunno esalta i colori del paesaggio e coincide con la stagione dei tartufi e delle produzioni vinicole che hanno reso la zona famosa a livello internazionale.

L’esperienza a bordo si svolgerà sulle inconfondibili carrozze Gran Confort degli anni Settanta, mezzi storici caratterizzati da ampi finestrini e da un elevato livello di comfort. La scelta delle carrozze punta a valorizzare il viaggio lento e a offrire ai passeggeri la possibilità di osservare il paesaggio durante il tragitto e di immergersi piano piano nell’atmosfera delle Langhe.

Durante il percorso sono previste degustazioni di prodotti stagionali e momenti dedicati al racconto del Nebbiolo, uno dei vitigni simbolo del territorio, con un percorso introduttivo alle eccellenze che attendono una volta giunti ad Alba.

iconiche carrozze Gran Confort
FONDAZIONE FS
Le iconiche carrozze Gran Confort

Torino-Canelli sulla Ferrovia delle Langhe, Roero e Monferrato

Nel mese di novembre sarà invece protagonista il treno storico Torino-Canelli, in programma nelle domeniche dell’1, 8, 15 e 22 novembre 2026. Il convoglio collegherà Torino Porta Nuova con Canelli effettuando fermate anche a Torino Lingotto, Bra e Alba, lungo un itinerario disegnato da colline, vigneti e borghi.

Verrano impiegate le storiche carrozze Centoporte degli anni Venti, simbolo della tradizione ferroviaria italiana. Anche in questo caso il programma di bordo prevede degustazioni e masterclass dedicate ai vini del territorio, ai prodotti tipici e alla cultura spumantistica dell’Alta Langa e del Monferrato

Inoltre, domenica 1° novembre il convoglio sarà trainato da una locomotiva a vapore e, per questa corsa inaugurale, sono stati predisposti orari dedicati: la partenza da Torino Porta Nuova è fissata alle 8:55, con arrivo a Canelli alle 11:29. Il ritorno partirà alle 18:12 per raggiungere Torino Porta Nuova alle 21:15.

Nelle successive domeniche dell’8, 15 e 22 novembre il programma seguirà invece un orario differente. La partenza da Torino Porta Nuova resterà confermata alle 8:55, mentre l’arrivo a Canelli è previsto alle 10:43. Il viaggio di ritorno partirà alle 18:15 con arrivo nel capoluogo piemontese alle 20:20.

Interno del treno storico su cui viaggiare in autunno
FONDAZIONE FS
Suggestivo interno del treno storico su cui viaggiare in autunno

Tra le Dolomiti c’è il rifugio estivo di Sergio Mattarella: ecco dove si trova il borgo scelto dal Presidente

Il Presidente Sergio Mattarella dopo un anno di impegni si prepara a un po’ di meritato relax e ha scelto l’Italia per le sue vacanze estive; una pausa per rallentare a contatto con la natura in una delle località più suggestive delle Dolomiti. Il Capo di Stato arriverà l’8 agosto a Siusi insieme alla figlia Laura e ai nipoti per alloggiare nella frazione altoatesina ai piedi dello Sciliar. La zona è nel suo cuore, trascorre qui le sue ferie dal 2023 ed è il secondo anno di seguito nello stesso borgo.

Jannik Sinner inaugura una delle navi da crociera più esclusive del Mediterraneo

Jannik Sinner è stato il protagonista assoluto del debutto di EXPLORA III, la nuova nave di lusso di Explora Journeys che promette di diventare una delle più esclusive del Mediterraneo. Il numero uno del tennis mondiale e Global Brand Ambassador del marchio è stato infatti il primo ospite a salire a bordo dell’unità, partecipando alla prima tratta del Mediterranean Prelude Journey tra Genova e Marsiglia, dal 24 al 25 luglio.

Un viaggio inaugurale che ha unito sport, benessere, sostenibilità e alta ospitalità, offrendo agli ospiti un’esperienza inedita a bordo della prima nave della compagnia alimentata a GNL, una tecnologia che rappresenta un passo importante verso una navigazione più sostenibile.

Cala Mesquida, il gioiello di Maiorca lontano dalla folla

Cala Mesquida, perla di Maiorca, è stata inserita tra le Best Beaches in Europe 2026 stilate da European Best Destinations, un riconoscimento che non sorprende chi ha già percorso i sentieri sterrati che conducono a cotanto angolo di paradiso balneare. Siamo sulla costa nord-orientale dell’isola, nel municipio di Capdepera, a circa 7 chilometri dal centro, dove Cala Mesquida forma, insieme a Cala Agulla e Cala Torta, un trio di spiagge spettacolari capace di giustificare da solo un viaggio a Maiorca.

Se soggiornate nei dintorni, non potrete fare a meno di dedicarle almeno una giornata, specialmente se, più delle spiagge affollate e blasonate, amate le lunghe passeggiate immerse nella natura, alla ricerca di cale e piccole spiagge nascoste lambite da un’acqua cristallina come non mai.

Una spiaggia che non ha ceduto al turismo di massa

Cala Mesquida si regala con circa 300 metri di sabbia bianca finissima, bagnata da un mare limpidissimo che digrada con dolcezza verso il largo e rende l’accesso in acqua comodo per tutti. È una spiaggia che, pur nella sua bellezza, ha saputo resistere alla trasformazione in meta di massa e ha conservato un’atmosfera più autentica rispetto ad altre località di Maiorca: è perfetta per le famiglie con bambini, per chi cerca il relax e anche i surfisti, attratti dal moto ondoso che in certe giornate fa sì che il mare diventi molto vivace. Proprio per questo, la spiaggia è dotata di un servizio di salvataggio: le acque di Cala Mesquida sono spesso interessate da correnti piuttosto forti, un aspetto a cui prestare sempre la massima attenzione durante il bagno.

Di sicuro fascino anche la pratica dello snorkeling, grazie ai fondali rocciosi e una profondità fino a quaranta metri.

A rendere ancora più suggestiva la cala è l’immensa pineta che la abbraccia alle spalle, un vero e proprio rifugio d’ombra dove concedersi una pausa nelle ore più calde della giornata, quando il sole picchia forte e il classico “abbiocco” pomeridiano prende il sopravvento. Passeggiare tra i pini, con il profumo di resina che si mescola alla salsedine, è un’esperienza che completa la giornata di mare e dona un contrappunto naturale alla spiaggia aperta e assolata.

Tra le dune di Cala Mesquida, Maiorca
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Tra le verdeggianti dune di Cala Mesquida

Come arrivare a Cala Mesquida

Raggiungere Cala Mesquida in auto è semplice, il che la rende accessibile anche a chi non conosce ancora bene l’isola. Il parcheggio è a due passi dalla spiaggia, comodo per chi non vuole caricarsi di ombrelloni e borse da mare lungo camminate infinite; va detto però che, nelle giornate di alta stagione l’affluenza è molto elevata.

La soluzione più comoda per muoversi a Maiorca resta, in generale, il noleggio di un’auto, che garantisce libertà di orari e la possibilità di esplorare con calma anche le spiagge vicine, come Cala Agulla e Cala Torta.

Se invece preferite affidarvi ai mezzi pubblici, potete arrivare a Cala Mesquida in autobus partendo da Palma di Maiorca, mettendo però in conto un viaggio di circa due ore e mezza: la tratta prevede l’utilizzo della linea TIB fino a Capdepera, dove occorre cambiare e salire sull’autobus n° 422, che porta alla spiaggia.

Ercolano, riapre la Galleria Martusciello: il percorso che ricrea l’antico arrivo dal mare

A Ercolano torna accessibile uno dei percorsi più suggestivi del Parco Archeologico: ha riaperto al pubblico la Galleria Martusciello, il collegamento che accompagna i visitatori dall’area della città moderna fino all’Antica Spiaggia degli Scavi. Un itinerario di oltre 100 metri che attraversa la storia della città romana e permette di rivivere, passo dopo passo, l’antico rapporto tra Ercolano e il mare.

Il percorso conduce verso i fornici, gli antichi ambienti destinati al ricovero delle imbarcazioni dove furono ritrovati i resti di circa 300 vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La discesa nella galleria diventa così un’esperienza immersiva: il visitatore attraversa fisicamente la coltre di materiali vulcanici che seppellì l’antica città, raggiungendo il livello dell’antico litorale su cui si affacciava Ercolano.

La Galleria Martusciello

La riapertura della Galleria Martusciello restituisce un accesso più diretto e coinvolgente a uno dei luoghi più emozionanti del sito archeologico. L’intervento rientra nelle opere di valorizzazione che hanno interessato l’Antica Spiaggia e il fronte mare, completando il percorso avviato nel giugno 2024 con l’apertura al pubblico dell’area della spiaggia, puntando anche alla ricongiunzione visiva con la Villa dei Papiri.

Il nuovo assetto permette di creare un legame ancora più forte tra la galleria, i fornici e il tratto di costa antica, offrendo ai visitatori una prospettiva unica sulla storia di Ercolano. Chi percorre oggi questo tunnel può immaginare lo sguardo di chi, duemila anni fa, arrivava dal mare e vedeva la città aprirsi davanti a sé: prima i ricoveri delle barche (i fornici), poi la monumentale terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, pensata proprio per accogliere e impressionare chi giungeva via mare.

La Galleria Martusciello è stata completamente rinnovata con interventi pensati per migliorare sicurezza, accessibilità e qualità della visita. Il vecchio grigliato di calpestio che copriva le gradonate in tufo è stato sostituito da un nuovo sistema integrato con l’illuminazione, capace di accompagnare la discesa verso la spiaggia con effetti suggestivi.

Riaperta la Galleria Martusciello a Ercolano
Ufficio Stampa
Rampa di scale interna alla Galleria Martusciello

Valorizzazione del percorso

Uno degli elementi più innovativi dell’intervento riguarda proprio il sistema luminoso, progettato per rendere la visita più sicura ma anche più coinvolgente dal punto di vista emozionale. Sono stati realizzati due impianti distinti: il primo illumina il piano di percorrenza lungo il nuovo grigliato, mentre il secondo, nascosto tra il fianco esterno della rampa e il tunnel scavato nei materiali vulcanici, crea una luce indiretta capace di valorizzare l’interno della galleria.

La tecnologia permette inoltre di selezionare diversi cromatismi, anche ispirati alle tonalità del materiale eruttivo attraversato dal percorso. Una soluzione che trasforma la discesa verso l’Antica Spiaggia in un’esperienza ancora più coinvolgente.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e le Fondazioni Packard, con il contributo di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori e di tutte le professionalità coinvolte nella tutela e nella valorizzazione del sito. La riapertura della Galleria Martusciello rappresenta così un nuovo tassello nella restituzione al pubblico di una delle aree più affascinanti dell’antica città romana.

Per informazioni sulla visita, consultare il sito ufficiale del Parco Archeologico di Ercolano.

In Piemonte, torna Castelli Aperti: queste splendide fortezze si possono visitare solo per un giorno

Un castello, una villa antica o una torre da esplorare: in Piemonte c’è sempre una nuova storia da scoprire. Dal Monferrato alle Langhe, passando per Asti, Torino e Biella, Castelli Aperti ti accompagna domenica 19 luglio in un viaggio tra alcuni dei luoghi più affascinanti della regione.

Castelli Aperti in Piemonte

Weekend in arrivo e zero idee? Ci pensa Castelli Aperti che domenica 19 luglio con l’appoggio della Regione Piemonte accompagna alla scoperta di tanti luoghi straordinari distribuiti tra le varie province.

La vera bellezza è che cambia da paese a paese, c’è chi punta su visite guidate classiche, chi propone percorsi teatralizzati con rievocatori in costume, chi organizza serate a tema tra leggende e misteri.

Per vivere la giornata senza imprevisti, meglio pianificare tutto in anticipo. Diverse dimore sono visitabili solo su prenotazione, mentre altre aprono con ingresso libero o a offerta. I costi variano a seconda dell’esperienza scelta, dalle visite più economiche ai tour guidati delle residenze più prestigiose. Un controllo agli orari e alla disponibilità prima della partenza può fare la differenza.

Quali Castelli Aperti visitare

Se cercate un itinerario tra Langhe e Roero, il Castello della Manta è una tappa quasi obbligata: apre dalle 11 alle 19, con ingresso a 11 euro (gratuito per gli iscritti FAI) e visita guidata a 15 euro. Da non perdere il castello Falletti di Barolo con il suo imperdibile WIMU Wine Museum con ingresso a 9 euro.

Con un’atmosfera decisamente più insolita, in provincia di Alessandria si può visitare il castello di Alluvioni di Piovera che tratta il tema esoterico tra racconti di energie e turni di visite serali da prenotare online. Il biglietto costa 16 euro per gli adulti e 8 euro dagli 8 ai 12 anni.

Per chi cerca un’esperienza immersiva, il castello di Monastero Bormida è una delle tappe più interessanti dell’Astigiano. Oltre alle classiche visite guidate del pomeriggio (5 euro), alle 11 va in scena un percorso teatralizzato con rievocatori medievali che riporta indietro nel tempo (10 euro). A Castelnuovo Calcea, invece, l’accesso è gratuito: dell’antico castello rimangono i bastioni e la torre di avvistamento, perfetti per una sosta tra storia e panorami.

Nel Torinese, tra le mete più suggestive c’è il castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, aperto dalle 10 alle 19 con ingresso a 15 euro; chi preferisce atmosfere più fiabesche può scegliere il castello e parco di Masino a Caravino, visitabile dalle 10 alle 18 (15 euro l’ingresso completo, gratuito per gli iscritti FAI).

Castello e Parco di Masino visti dall'alto
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Da visitare il Castello e il Parco di Masino in Piemonte

A due passi dal lago Maggiore c’è un castello che racconta mille anni di storia. È il castello di Oleggio Castellano, legato alla famiglia Sforza e protagonista di secoli di vicende. Dalle guerre alle nobili dimore, fino a diventare oggi un elegante hotel di lusso… si può visitare con un biglietto da 15 euro.

Arte e storia si incontrano a Palazzo Gromo Losa, una delle mete da non perdere in provincia di Biella. Dalle 10 alle 19 il pubblico potrà visitare il palazzo e la mostra Selvatica – Natura ed Arte in Festival. L’ingresso costa 10 euro.

Prepara il bagaglio a mano: tante mete scontatissime con la promo Wizz Air

Un giorno solo, la finestra è stretta e per questo vale la pena segnarsela in agenda: oggi, 13 luglio 2026, Wizz Air apre una promozione lampo che taglia le tariffe fino al 15% su una selezione di rotte europee.

Attenzione, lo sconto scade a mezzanotte. Bagaglio a mano pronto, quindi, e occhio alle date: si può partire dal 20 luglio fino al 24 settembre 2026, un periodo di viaggio che copre buona parte dell’estate e i primi scampoli di settembre, quando i prezzi normalmente si ammorbidiscono, ma le città si svuotano dei turisti più frettolosi.

Da Milano Malpensa a Santander

Con meno di 37 euro una delle mete da prendere in considerazione è Santander, con collegamenti diretti a partire da Milano Malpensa. Poco battuta, è un incanto da scoprire… ma cosa fare? Chi ama camminare oltre le cartoline troverà pane per i suoi denti al faro di Cabo Mayor, affacciato su una scogliera che regala uno dei panorami più belli dell’intera costa cantabrica in Spagna, o ai Jardines de Pereda, dove i locali si ritrovano la sera per una passeggiata prima di cena. E la cena, qui, è quasi sempre pesce: la tradizione gastronomica cantabrica non fa sconti sulla qualità, nemmeno nei ristoranti più semplici del centro.

La spiaggia più fotografata resta El Sardinero, ma il vero colpo d’occhio arriva salendo verso il Palacio de la Magdalena, un palazzo di inizio Novecento costruito su una penisola che sembra fatta apposta per i tramonti. Poco distante, la cattedrale gotica racconta un pezzo di storia medievale che il centro storico custodisce quasi senza sforzo, tra vicoli stretti e negozi che non hanno cambiato insegna da decenni.

Faro a Santander, Spagna
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Il celebre faro di Santander

Da Roma a Costanza

Dalla Capitale si parte per Costanza con tariffe imperdibili da meno di 31 euro. È la città abitata più antica della Romania, fondata dai coloni greci come Tomis, e la leggenda vuole che qui sia passato pure Giasone con gli Argonauti, di ritorno dalla caccia al Vello d’Oro. Il poeta Ovidio ci fu esiliato fino alla morte e la piazza principale porta ancora il suo nome. Da non perdere? Sicuramente la grande moschea Mahmudiye con la celebre scalinata di 140 gradini.

Il Casinò Art Nouveau, abbandonato ma ancora scenografico, resta la foto più condivisa del lungomare. Chi cerca invece la Costanza meno da cartolina può perdersi tra i mosaici romani dell’Edificiul cu Mozaic o tra le duemila e più storie marittime raccolte nel museo navale, il più grande del paese.

Veduta aerea della baia di Constanta, Romania
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La baia di Costanza da scoprire

Da Napoli a Skopje

Con  voli da meno di 24 euro da Napoli si raggiunge Skopje, una delle mete top da cogliere subito con questa nuova promo Wizz Air. Fondamenta romane, architettura bizantina e una modernità un po’ spavalda convivono senza troppi problemi, a partire dal Vecchio Bazar, uno dei più grandi dei Balcani, dove botteghe e moschee si susseguono lungo vicoli acciottolati che profumano di caffè turco.

Attraversare il Ponte di Pietra significa passare, quasi senza accorgersene, dalla Skopje antica a quella più recente, con il fiume Vardar a fare da confine naturale. Da lassù, dalla Fortezza Kale, la vista sui tetti della città vale la salita.

Vista sul ponte di pietra di Skopje
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Il ponte di pietra di Skopje

In treno verso Gardaland, tra viaggi senza stress e premi da vincere

I parchi a tema in estate sono un’ottima idea di viaggio per trascorrere una giornata in famiglia o tra amici, ma spesso a scoraggiare l’avventura per chi deve mettersi in auto sono le code chilometriche in autostrada. Raggiungere Gardaland in treno è dunque sempre più una scelta apprezzata da chi vuole trasformare anche il viaggio in parte dell’esperienza, senza stress.

Per l’estate 2026, Trenord e Discovera confermano il pacchetto integrato treno + ingresso a Gardaland Park, acquistabile online e pensato per chi desidera vivere il parco senza lo stress dell’auto. Accanto a questa proposta torna anche “Direzione Gardaland”, il concorso che mette in palio 150 pacchetti viaggio e un soggiorno al Gardaland Resort. Un doppio invito a scegliere una mobilità più sostenibile, pratica e piacevole per raggiungere il parco divertimenti più famoso d’Italia.

“Direzione Gardaland”, 150 ingressi al parco

Dopo il successo della prima edizione, anche nell’estate 2026 torna anche il concorso “Direzione Gardaland”, un instant win che mette in palio ben 150 pacchetti viaggio per vivere una giornata nel parco divertimenti più famoso d’Italia. Partecipare è semplice: basta registrarsi entro il 13 settembre 2026 sul sito dedicato all’iniziativa. Una volta completata l’iscrizione, sarà possibile scoprire immediatamente se si è tra i vincitori dei premi disponibili. Il concorso permette di scoprire subito l’eventuale vincita e partecipare più volte, grazie al reset settimanale delle possibilità di gioco.

Gardaland, Fantasy Kingdom
Ufficio Stampa
L’area Fantasy Kingdom a Gardaland

Ogni premio comprende il viaggio in treno e l’ingresso a Gardaland Park, per una giornata tra montagne russe, attrazioni spettacolari e mondi fantastici. Inoltre, tra tutti i partecipanti verrà estratto un premio finale ancora più speciale: un soggiorno a Gardaland Resort, ideale per vivere il parco anche durante gli appuntamenti serali e gli eventi stagionali. Tra le occasioni più attese ci sono infatti Gardaland Night is Magic, con aperture serali fino alle ore 23, e gli appuntamenti autunnali come Gardaland Magic Halloween, in programma fino all’1 novembre.

Gardaland in treno, divertimento senza pensieri

Il pacchetto Gardaland Park nasce per rendere più semplice organizzare una giornata fuori porta all’insegna dell’adrenalina. Il viaggio in treno permette di arrivare nella zona del Lago di Garda in modo pratico e rilassato, evitando traffico e parcheggi affollati soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

Vista panoramica sul parco di Gardaland
Ufficio Stampa
Vista dall’alto di Gardaland

Una formula che negli ultimi anni ha conquistato sempre più viaggiatori: nel 2025, infatti, gli itinerari in treno dedicati ai parchi divertimento hanno registrato 10.000 clienti, confermando il crescente interesse verso un modo diverso di vivere il tempo libero. “Gardaland Park” fa parte delle Gite in treno, il progetto di Trenord realizzato in collaborazione con Discovera che propone esperienze turistiche abbinate al viaggio ferroviario: dalle navigazioni sui laghi alle giornate sportive, dalle città d’arte ai grandi parchi tematici.

Tutte le novità di Gardaland 2026

Ogni stagione Gardaland rinnova la propria offerta per sorprendere visitatori di tutte le età, introducendo nuove esperienze e arricchendo il calendario di appuntamenti. Tra le novità più apprezzate spicca il ritorno della Magic House nella sua configurazione completa, grazie al ripristino dello storico ascensore. L’area Fantasy Kingdom celebra inoltre il suo 25° anniversario con un restyling che rende ancora più vivaci i suoi spazi, a partire dall’amatissimo Orto Bruco. Anche la zona western si rinnova, con nuove proposte gastronomiche e l’arrivo di inediti panini nell’area Wild West.

Grande attenzione è riservata anche all’intrattenimento: il Cinema 4D propone il nuovo film “Prezzemolo e l’Enigma Svelato”, mentre il Gardaland Theatre ospita il coinvolgente spettacolo “District 51: Hangar of Mystery”. Nell’area western, il divertimento continua con lo show dal vivo “Party per il West”.

L’estate al parco si arricchisce anche con il ritorno di LEGOLAND® Water Park Gardaland, il parco acquatico interamente tematizzato LEGO dedicato a chi vuole alternare adrenalina e relax nelle giornate più calde. All’interno dell’area, grandi e piccoli possono divertirsi tra scivoli, giochi d’acqua, piscine tematizzate e attrazioni come il LEGO® River Adventure, oltre a scoprire la suggestiva Miniland, dove alcuni celebri monumenti italiani sono ricreati con migliaia di mattoncini colorati.

Legoland
Ufficio Stampa
Legoland è l’unico parco acquatico a tema LEGO® in Europa

Non mancano iniziative speciali e servizi pensati per migliorare l’esperienza di visita: il Gardaland SEA LIFE Aquarium ha accolto nei primi mesi della stagione un percorso a tema Animal Crossing™: New Horizons, mentre l’accesso al parco è stato reso ancora più semplice grazie ai nuovi QR code dedicati agli abbonati e ai coinvolgenti Welcome Show che animano l’ingresso prima dell’apertura dei cancelli. Durante l’anno, infine, gli eventi stagionali continuano a trasformare il parco, dalle serate estive di Gardaland Night is Magic fino alle suggestive atmosfere di Gardaland Magic Halloween.

È il più corto d’Italia, ma ricco di tesori antichissimi: il Cammino dei Tre Villaggi nella Tuscia etrusca

Se siete stanchi delle solite avventure e siete alla ricerca di qualcosa di profondo e particolare, dovete prepararvi per affrontare il Cammino dei Tre Villaggi. Spesso indicato con l’acronimo C3V, racchiude una delle esperienze più particolari del Lazio anche se, nei fatti, conta solo circa 20 km. Sì, possono sembrare pochi rispetto ai grandi itinerari italiani, eppure questo percorso ad anello riesce a condensare una quantità impressionante di testimonianze storiche, ambienti naturali e scorci che cambiano continuamente volto.

Nato nel 2021 grazie all’impegno dell’associazione Freedom APS, viene spesso definito “Il cammino più corto d’Italia“, un soprannome che incuriosisce fin dal primo incontro e che contribuisce alla sua crescente notorietà. L’itinerario parte e termina a Villa San Giovanni in Tuscia, attraversando anche Barbarano Romano e Blera, affascinante territorio che conserva una delle più alte concentrazioni di siti archeologici dell’Italia centrale.

Lungo il tragitto, infatti, compaiono necropoli rupestri, vie cave scavate dagli Etruschi, ponti di epoca romana, antiche fonti, mulini, torrenti e cascate che emergono tra la vegetazione. Gran parte del fascino deriva dal Parco Regionale Marturanum, area protetta con vallate strette e incise nel tufo che si sono formate grazie all’azione dei corsi d’acqua nel corso dei millenni.

Dove si trova ed etimologia del cammino

Il Cammino dei Tre Villaggi si trova nella provincia di Viterbo, all’interno della Tuscia, territorio che coincide con una parte dell’antica Etruria. Il nome dell’itinerario nasce dai 3 borghi collegati dall’anello escursionistico, Villa San Giovanni in Tuscia, Barbarano Romano e Blera e ciascun centro racconta una fase diversa della storia locale: Villa San Giovanni in Tuscia conserva tracce romane ed etrusche accanto all’abitato sviluppatosi dal XIV secolo; Barbarano Romano domina le forre del Parco Marturanum da un pianoro tufaceo; Blera, tra i più antichi insediamenti della zona, raggiunse grande importanza già in epoca etrusca e successivamente grazie alla Via Clodia romana.

L’area, infatti, occupa una posizione strategica tra due importanti direttrici storiche, la Via Cassia e la Via Clodia, che per secoli hanno favorito commerci, spostamenti militari e contatti culturali tra Roma e l’entroterra etrusco, al punto che ancora oggi il paesaggio è la casa di numerose tracce di quel passato.

Lunghezza e difficoltà: le tappe

Il C3V misura approssimativamente 20 km e può essere completato in una sola giornata. Il tempo medio necessario, infatti, varia tra 8 e 9 ore considerando soste fotografiche, visite ai punti d’interesse e pause nei borghi. Il dislivello positivo raggiunge 440 m nella variante classica e circa 500 m nella variante panoramica. Sebbene la distanza risulti contenuta, il percorso richiede un buon livello di attenzione: la classificazione CAI oscilla infatti tra E ed EE.

La difficoltà maggiore si concentra lungo alcuni segmenti del sentiero CAI 105, nella valle del torrente Biedano. Qui compaiono passaggi esposti, rocce lisce, radici affioranti e tratti che possono diventare particolarmente insidiosi in presenza di umidità. Il fondo alterna mulattiere, sentieri boschivi, tracciati su macco, guadi, sterrati e brevi sezioni asfaltate che rappresentano circa il 5% dell’intero sviluppo.

Prima di entrare nel dettaglio delle tappe vale la pena sottolineare un aspetto peculiare: lungo un tragitto relativamente breve si attraversano ambienti molto diversi tra loro. Tavolati tufacei, valloni incisi dall’acqua, aree archeologiche, pascoli e centri storici si susseguono senza soluzione di continuità, regalando una costante sensazione di scoperta.

Villa San Giovanni in Tuscia – Barbarano Romano (7 km, 180 m D+, 2h 30min)

La partenza avviene da Villa San Giovanni in Tuscia, piccolo comune sorto nel XIV secolo tra la Via Cassia e la Via Clodia. Passeggiando tra le strade del borgo emergono testimonianze che raccontano una lunga frequentazione del territorio, dall’età etrusca fino al periodo romano. Tra i principali punti d’interesse figurano la Chiesa Sancta Maria ad Nives, i resti di una villa romana databile tra il III e il VI secolo d.C. e le necropoli di Ponton Graziolo e Martarello.

Lasciato il centro abitato, il sentiero attraversa prati e aree rurali che introducono gradualmente verso il paesaggio del Marturanum. L’arrivo a Barbarano Romano regala uno degli ingressi più scenografici dell’intero itinerario grazie alla monumentale Porta Romana, aperta all’interno di un torrione cilindrico quattrocentesco.

Barbarano Romano – Blera (8 km, 170 m D+, 3h)

Questo segmento rappresenta probabilmente il tratto più spettacolare del cammino. Barbarano Romano sorge su un pianoro tufaceo delimitato da corsi d’acqua che hanno modellato il territorio creando profonde incisioni naturali. Prima della partenza merita una visita la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente all’XI secolo, insieme al Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri e al Museo Naturalistico Francesco Spallone.

Il sentiero entra quindi nel cuore del Parco Regionale Marturanum, pieno di pareti di tufo, antiche tombe e boschi ombrosi. Proprio in questo misterioso contesto compaiono alcune delle emergenze archeologiche più affascinanti della Tuscia, come vie cave etrusche, bassorilievi, antiche fonti e resti di strutture rurali accompagnano il percorso.

Particolarmente suggestivo risulta il tratto lungo la forra del torrente Biedano. Acqua, vegetazione e roccia danno vita a uno scenario che cambia continuamente prospettiva. Poco prima dell’arrivo a Blera non si può non posare lo sguardo su scorci panoramici che permettono di apprezzare la conformazione vulcanica del territorio.

Parco Regionale Marturanum, Lazio
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Il torrente Biedano nel Parco Regionale Marturanum

Blera – Villa San Giovanni in Tuscia (5 km, 90 m D+, 2h)

Blera occupa un piccolo rilievo tufaceo circondato da boschi e macchia mediterranea. Durante il periodo etrusco raggiunse una notevole importanza, mentre la costruzione della Via Clodia favorì ulteriormente sviluppo economico e collegamenti con Roma. Tra i luoghi più interessanti si fanno notare il centro storico, la Chiesa di Santa Maria Assunta, il Museo Civico Archeologico Gustavo VI Adolfo di Svezia e il Museo Il Cavallo e l’Uomo.

L’ultima parte dell’anello attraversa ambienti rurali punteggiati da corsi d’acqua, sorgenti e testimonianze archeologiche meno conosciute. Il ritmo rallenta naturalmente, quasi a prolungare l’esperienza prima del ritorno a Villa San Giovanni in Tuscia.

Come prepararsi al cammino

Una preparazione adeguata permette di affrontare il percorso con maggiore sicurezza e tranquillità. Gli scarponi da trekking rappresentano l’equipaggiamento più importante, soprattutto nei tratti caratterizzati da rocce umide e terreno irregolare. Anche i bastoncini risultano particolarmente utili lungo le discese delle forre e negli attraversamenti più tecnici.

Conviene portare almeno 1,5 litri d’acqua, una scorta energetica leggera e un guscio impermeabile in caso di improvvisi cambiamenti meteorologici. Durante l’estate le temperature possono superare facilmente i 30°C, rendendo preferibili partenze nelle prime ore del mattino.

Le stagioni più indicate coincidono generalmente con il periodo compreso tra marzo e metà giugno e quello tra settembre e metà dicembre. In queste settimane il clima favorisce la percorrenza e la vegetazione offre colori particolarmente intensi. Grande attenzione va riservata alle condizioni del terreno: dopo precipitazioni abbondanti alcuni passaggi della Valle del Biedano possono diventare molto scivolosi.

Chi desidera approfondire il patrimonio culturale del territorio può valutare una suddivisione dell’itinerario in 2 giornate, scelta che permette di visitare con calma musei, necropoli e centri storici, trasformando il Cammino dei Tre Villaggi in un vero viaggio attraverso una delle anime più autentiche della Tuscia etrusca.

Partono i treni storici e panoramici verso il Lago d’Iseo, puro incanto

Con l’arrivo dell’estate, tornano le occasioni per esplorare il territorio del Lago d’Iseo riscoprendo il fascino del viaggio su rotaia. Quest’anno, i protagonisti saranno due treni storici diversi: il Sebino Express da Milano e il treno panoramico che percorrerà la tratta finale tra Palazzolo sull’Oglio e Paratico.

Il 28 giugno 2026 è il turno del Sebino Express, storico convoglio che collega Milano Centrale a Paratico-Sarnico lungo il territorio bergamasco che regala una giornata all’insegna della natura e della scoperta. A questo si affianca il suggestivo nuovo treno panoramico sulla linea Palazzolo sull’Oglio-Paratico, recuperato grazie al progetto “Binari senza Tempo” della Fondazione FS Italiane e oggi dedicato al turismo lento e sostenibile, che accompagnerà i viaggiatori tutta l’estate, ogni sabato.

L’itinerario del Sebino Express tra Milano e il Lago d’Iseo

L’appuntamento è fissato per il 28 giugno 2026 con il Sebino Express, il treno storico che parte dalla stazione di Milano Centrale diretto verso Paratico-Sarnico. A trainarlo sarà una locomotiva diesel affiancata da carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta, dalle carrozze Corbellini degli Anni Cinquanta e da un tradizionale bagagliaio ferroviario, per ricreare l’atmosfera dei viaggi del passato.

Lasciato il capoluogo lombardo, il treno si dirige verso il territorio bergamasco attraversando i paesaggi del Parco Regionale del fiume Oglio, ai piedi della Valle Camonica. Il percorso si sviluppa tra le dolci colline della Franciacorta e le prime propaggini delle Prealpi, fino a raggiungere il Lago d’Iseo, abbracciato dalle montagne e punteggiato da borghi che conservano testimonianze artistiche e tradizioni locali.

Il Sebino Express effettua una fermata a Palazzolo sull’Oglio e prosegue poi lungo gli ultimi dieci chilometri della linea fino alla stazione di Paratico-Sarnico. Proprio qui, sull’antico imbarcadero ancora esistente, si svolgeva un tempo il particolare servizio di traghettamento dei carri ferroviari caricati su chiatte e destinati alle acciaierie di Lovere.

Una volta arrivati a destinazione, i viaggiatori possono trascorrere la giornata passeggiando lungo le rive del lago oppure dedicarsi alla scoperta del patrimonio storico dell’entroterra. Tra le testimonianze più interessanti vanno segnalati i resti del castello medievale e della torre Lantieri, mentre tornando verso il lungolago è possibile osservare gli antichi pontili utilizzati per l’attracco delle chiatte impiegate nel trasporto delle merci.

L’itinerario del treno panoramico Palazzolo-Paratico

Tra i vigneti della Franciacorta e le acque del Sebino, la ferrovia Palazzolo sull’Oglio-Paratico (che quest’anno celebra suoi 50 anni) rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della Lombardia e, per l’estate 2026 (a partire dal 27 giugno e fino al 29 agosto), la linea turistica sarà percorsa ogni sabato con otto treni programmati (quattro in una direzione e altrettanti nell’altra) dotati delle nuove carrozze panoramiche, pensate per permettere ai viaggiatori di godere appieno dei paesaggi che scorrono lungo il tragitto. Infatti, seppur breve, consente di scorgere campagne coltivate, scorci sul fiume e distese di vigneti, fino alle sponde del Lago d’Iseo.

La spettacolare carrozza panoramica sul tragitto da Palazzolo a Paratico-Sarnico
Ufficio Stampa FS
La spettacolare carrozza panoramica sul tragitto da Palazzolo a Paratico-Sarnico

Le nuove carrozze rappresentano un esempio concreto di sostenibilità e valorizzazione del patrimonio ferroviario: il progetto nasce, infatti, dal riuso e dalla successiva trasformazione di tre carri pianali dismessi in vetture panoramiche completamente aperte, realizzate presso le Officine Grandi Riparazioni di Rimini mediante un progetto sviluppato internamente al Gruppo FS, con il supporto delle migliori eccellenze ingegneristiche del settore ferroviario.

L’arrivo a Paratico permette inoltre di esplorare uno degli angoli più caratteristici della zona, il Bosco dei Taxodi,  particolare area naturalistica che si sviluppa tra terra e acqua e si distingue per la presenza di grandi alberi secolari che emergono proprio dallo specchio lacustre. Le passerelle in legno consentono di attraversare l’oasi e di immergersi in un ambiente suggestivo, dove natura e paesaggio si fondono in un contesto straordinario.

Come prenotare il viaggio

I biglietti per partecipare ai viaggi sono acquistabili tramite tutti i canali di vendita Trenitalia: è possibile effettuare la prenotazione sul sito ufficiale della compagnia, rivolgersi alle biglietterie presenti nelle stazioni oppure utilizzare le self-service.

I titoli di viaggio sono disponibili anche tramite le agenzie abilitate, per organizzare con facilità una giornata alla scoperta del Lago d’Iseo a bordo di treni che riportano in vita il fascino delle ferrovie di un tempo.

Il Parco del Pollino in estate: cosa fare sul tetto dell’Italia meridionale, tra pini loricati e canyon

Pinus heldreichii, ovvero pino di Heldreich: uno dei nomi con cui è conosciuto il pino loricato, il simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Un albero unico, spettacolare, con un fusto magro, serio, da cui partono rami sghembi, fitti di aghi verde scuro. Il termine loricato, con cui lo si identifica comunemente, deriva proprio dall’aspetto della corteccia adulta, che forma placche grigie simili alla lorica, la corazza dei legionari romani. È una pianta estremamente resistente, una delle poche che riesce a vivere sui fianchi delle montagne di questo angolo dell’Italia meridionale aspro e bellissimo. Nel 2018 una indagine al radiocarbonio ha individuato in un pino loricato del Parco del Pollino l’albero più antico d’Europa, dandogli un’età di 1230 anni.

Esplorare queste montagne, tra gole, praterie e la rada ombra dei pini loricati è un vero e proprio regalo da concedersi in estate. Il Parco ha un territorio vasto, aspro, con angoli coperti da faggi centenari ed è percorso da tortuosi torrenti. Ci sono vette sopra i duemila metri, lunghi sentieri e grandi panorami. Un vero e proprio paradiso per chi ha scelto il trekking tra montagne poco frequentate come obiettivo della propria estate.

Il Parco del Pollino: storia, dove si trova e come arrivare

Grazie ai suoi 192.565 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia. Si estende a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Calabria, abbracciando le province di Potenza, Matera e Cosenza e includendo ben 56 comuni all’interno del suo perimetro. Il territorio si organizza attorno a diversi sistemi montuosi, parte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, che dà il nome all’area protetta, i Monti di Orsomarso in Calabria e il Monte Alpi in Basilicata. Le vette più alte si trovano sul Pollino, dove Serra Dolcedorme rappresenta la cima alla quota più elevata, a 2267 metri di altitudine.

parco pollino cosa fare estate
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Panorama del Parco del Pollino al tramonto

La sede dell’Ente Parco si trova a Rotonda, in Basilicata. La storia del parco è relativamente recente: fu istituito come Parco Nazionale nel 1988, sebbene gli organi di gestione abbiano iniziato a operare concretamente solo tra il 1993 e il 1994. Nel 2015 il riconoscimento internazionale è arrivato con l’inserimento nella lista globale dei Geoparchi UNESCO, un titolo che sottolinea il valore eccezionale della sua geologia: inghiottitoi, doline, grandi sorgenti e canyon di origine carsica disegnano un paesaggio sotterraneo tanto affascinante quanto quello in superficie.

Nel 2017 la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è entrata nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, riconoscimento esteso nel 2021 alla Faggeta del Pollinello, nel sito diffuso Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.

Raggiungere il Parco del Pollino richiede un po’ di pianificazione, soprattutto perché il territorio è vasto e le zone di maggiore interesse non sono necessariamente adiacenti. L’auto è la soluzione più comoda per arrivare: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria si esce a Laino Borgo per il versante calabrese, oppure a Morano Calabro; per il versante lucano il riferimento è l’uscita di Lauria. Il paese di Civita, punto di accesso privilegiato alle Gole del Raganello, si raggiunge da Castrovillari in circa mezz’ora. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Castrovillari e di Lagonegro, da cui è necessario proseguire in auto o con il trasporto pubblico locale.

Cosa fare in estate nel Parco del Pollino

L’estate è la stagione in cui il Parco del Pollino offre il ventaglio più ampio di attività da intraprendere nel suo territorio. Il trekking è senza dubbio un modo privilegiato di scoprire questo territorio, grazie a una rete sentieristica fitta che offre itinerari adatti a ogni livello e a ogni obiettivo. I Piani di Ruggio e il Colle dell’Impiso, nel comune di Viggianello, sono i punti di partenza classici per le escursioni in alta quota, ben segnalati e raggiungibili in auto.

Per chi ama l’acqua dolce, inoltre, il Pollino non delude. Il canyon del Raganello, scavato dal torrente omonimo tra pareti calcaree che in alcuni punti superano i 400 metri di altezza, è uno dei luoghi più spettacolari del parco ed è percorribile sia con escursioni a piedi, che si svolgono lungo il bordo della gola, sia con attività di canyoning direttamente nel letto del corso d’acqua, sempre accompagnati da guide esperte. Anche il Fiume Lao è un protagonista dell’estate al Pollino, con i suoi tratti navigabili in kayak e le possibilità di rafting nelle rapide. Le acque di entrambi i fiumi sono cristalline e fresche, un sollievo insostituibile nelle giornate più calde.

Oltre alle attività outdoor legate alla grande offerta naturale, il Parco offre anche una grande ricchezza culturale e antropologica, troppo spesso sottovalutata. Al suo interno, ad esempio, vivono ancora alcune delle più importanti comunità arbëreshë d’Italia, ovvero le comunità di origine albanese che si insediarono in queste terre tra il Quattrocento e il Settecento per sfuggire all’avanzata ottomana.

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Il borgo di Civita

In paesi come Civita, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese e altri si conservano ancora oggi la lingua arbëreshë, il rito greco-cattolico, i costumi tradizionali e una cucina propria.

Da non perdere, infine, il Ponte Tibetano di Castelsaraceno, che con i suoi 586 metri di lunghezza è il più lungo del mondo e collega il Parco del Pollino con il Parco dell’Appennino Lucano.

Escursioni da non perdere nel Parco del Pollino

La più bella escursione a piedi da effettuare nel Parco del Pollino è considerata dai più l’ascesa a Serra di Crispo. Si parte dal Colle dell’Impiso, a 1573 metri nel comune di Viggianello, raggiungibile in auto. Si segue quindi il sentiero IPV4 che scende verso i Piani Vacquarro costeggiando il torrente Frido. Il percorso sale poi verso la Serra di Crispo, a 2054 metri di quota, un crinale dove crescono alcuni degli esemplari di pino loricato più antichi, contorti e spettacolari dell’intero parco. Questo luogo è soprannominato il Giardino degli Dei: i tronchi giganteschi dalla corteccia bianca brillano alla luce del sole tra le rocce nude, in un paesaggio che ha qualcosa di primordiale e commovente. Il dislivello è impegnativo ma il percorso è ben segnalato. In piena estate è consigliata la partenza nelle prime ore del mattino, per non essere sorpresi dal solleone mentre si cammina.

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Serra di Crispo, il Giardino degli Dei

Lo stupendo borgo di Civita, il cui nome in arbëreshë significa “nido d’aquila”, racconta solo con questo fatto la sua posizione: è sospeso, difatti, sull’orlo di una gola vertiginosa, con una vista sulle Gole del Raganello che lascia letteralmente senza fiato. Da qui parte uno dei percorsi più scenografici del parco: si attraversa il paese, si raggiunge il belvedere dal quale si domina l’intera gola, poi si scende lungo il sentiero verso il cosiddetto Ponte del Diavolo, un antico ponte in pietra che si trova circa 50 metri sopra il greto del torrente Raganello. La discesa è ripida ma breve. Il ritorno al paese, con la gola alle spalle e i profili del massiccio davanti agli occhi, è un vero spettacolo. Il giro attorno al piccolo borgo e ai suoi sorprendenti dintorni naturali non è particolarmente impegnativo: è una camminata di quasi 7 chilometri con meno di 400 metri di dislivello in salita.

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Le Gole del Raganello

Se Civita e Serra di Crispo rappresentano due ambienti naturali aspri e scarsamente popolati di vegetazione, per sfuggire alla canicola ci si può rifugiare in una escursione alla scoperta della Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero, come detto uno dei siti inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2017.

Si tratta di una foresta primaria di faggi, con esemplari che superano i 400 anni di vita: dei veri e propri giganti del bosco. È attraversata da un sentiero che porta al Cozzo Ferriero da cui prende il nome, una cima a 1790 metri di quota. Per affrontare l’escursione si parte dal Rifugio Fasanelli e si sale al Cozzo in circa cinque chilometri, con un’ascesa graduale ma sempre in salita. Camminare tra gli alberi risulta sempre piacevole, ma non sono da sottovalutare i numerosi panorami splendidi sui versanti lucano e calabrese del Parco di cui si gode nei luoghi in cui il bosco si interrompe, lasciando spaziare la vista.

Parchi del Vento 2026, la nuova guida svela 34 itinerari tra natura e turismo lento

C’è un modo nuovo e inaspettato per scoprire alcuni dei più affascinanti territori che punteggiano il Belpaese ed è attraversando i 34 parchi eolici mappati da Legambiente, tra i quali nel 2026 si registrano 7 “new entry”. La transizione energetica sta dimostrando infatti che la tecnologia può instaurare un rapporto armonioso e positivo con il paesaggio, trasformandosi da mezzo con cui creare energia pulita a ingranaggio che entra a far parte del mondo del turismo lento.

Per valorizzarli, il Cigno Verde ha pubblicato la V edizione della guida turistica “Parchi del Vento”, presentata a Roma presso il Touring Club Italiano. Non si tratta “soltanto” di impianti energetici, ma di veri e propri punti di partenza per itinerari sorprendenti tra natura, borghi, siti archeologici ed eccellenze locali.

Le nuove rotte del vento in Italia

La V edizione della guida “Parchi del Vento” di Legambiente racconta 34 parchi eolici italiani come nuove destinazioni di turismo lento. In particolare, nel 2026 la mappatura si amplia con 7 nuove “new entry”, distribuite tra Sud e isole.

In Sicilia entrano i Parchi Eolici della Sicilia Occidentale (tra Partinico, Monreale, Camporeale e Salemi-Castelvetrano), che si affacciano su panorami che includono i laghi Poma e Trinità. Da qui prende forma un percorso che intreccia infrastrutture energetiche e patrimonio culturale, collegando il Duomo di Monreale, il borgo di Salemi e i templi di Selinunte, fino ai mosaici di Borgo Parrini, attraversando anche gli uliveti della DOP Val di Mazara e le produzioni vinicole locali.

Sempre in Sicilia, nel catanese, il Parco Eolico di Mineo-Militello-Vizzini diventa esempio di rigenerazione paesaggistica grazie al repowering: meno impatto visivo e nuovi tracciati per trekking e mountain bike con vista sull’Etna. L’itinerario unisce i luoghi legati a Verga a Vizzini, il centro medievale di Mineo e il barocco UNESCO di Militello, fino alle eccellenze agroalimentari come le Arance Rosse IGP e l’Olio DOP Monti Iblei.

Alla guida dei parchi eolici 2026 si aggiunge anche il Parco Eolico di Sa Turrina Manna, nei comuni di Tula ed Erula (SS), in Sardegna. Un luogo che si distingue come esempio di integrazione tra energia e turismo lento, dove le strade di servizio dell’impianto diventano percorsi accessibili per escursioni e itinerari in bicicletta, con viste che abbracciano la Gallura, il Monte Acuto e il Lago Coghinas. Il paesaggio si intreccia così con boschi, altopiani e tradizioni locali legate al borgo di Tula.

In Campania, il Parco Eolico di Baselice, nel borgo omonimo in provincia di Benevento, si sviluppa lungo le dorsali della Val Fortore, a quasi 900 metri di quota. Qui i percorsi a piedi e in bici offrono visuali che spaziano tra Puglia e Molise, collegando l’esperienza dell’energia rinnovabile ai cammini storici, come quello di San Giovanni Eremita, e alle sponde del Lago di Occhito, area di grande interesse naturalistico e birdwatching. Il viaggio si completa con le eccellenze enogastronomiche locali, dal Caciocavallo Silano DOP al Moscato di Baselice.

In Puglia, il Parco Eolico di Mondonuovo a Mesagne (BR) si inserisce in un paesaggio agricolo dominato dagli uliveti secolari e lungo l’antico tracciato della Via Appia Antica. L’area diventa punto di partenza per esplorare il borgo di Mesagne, il Castello Orsini del Balzo e il Museo Granafei con i reperti messapici, fino alle produzioni locali come il Brindisi DOC e il Carciofo Brindisino IGP, in un itinerario che unisce archeologia, cultura e paesaggio rurale.

I 34 parchi eolici già mappati

La guida di Legambiente attraversa la Penisola trasformando i parchi eolici in una rete di destinazioni per il turismo lento. Trekking, ciclabili immerse nel verde, passeggiate a cavallo, arrampicate, rafting e birdwatching: sono alcune delle migliori esperienze che si possono vivere in questi parchi. Dalle aree alpine e prealpine fino al Sud e alle isole, infatti, ogni sito diventa un punto di accesso a esperienze outdoor e a territori spesso lontani dai circuiti turistici tradizionali.

All’interno della guida il lettore non trova solo dati tecnici sugli impianti, ma un vero e proprio strumento per esplorare i territori: indicazioni pratiche per raggiungerli, idee di itinerario tra sentieri e percorsi, racconti legati alla storia e alla memoria dei luoghi, oltre a spunti su cosa visitare, dove dormire e dove scoprire le specialità della cucina locale.

Di seguito l’elenco completo dei parchi mappati nella guida:

  • Rivoli Veronese (Verona);
  • Naso di Gatto (Savona, Cairo Montenotte e Albisola);
  • Valbormida (Cairo Montenotte, Savona);
  • Cinque Stelle (Stella, Savona);
  • Rocche Bianche (Quiliano e Vado Ligure, Savona);
  • Monte Greppino (Savona);
  • Cascinassa (Savona);
  • La Rocca (Pontinvrea, Savona);
  • Vento di Zeri Zeri (Massa-Carrara);
  • Carpinaccio (Firenzuola, Firenze);
  • Montecatini Val di Cecina (Pisa);
  • Poggi Alti (Scansano, Grosseto);
  • Cooperativo di Gubbio (Perugia);
  • Tocco di Vento (Tocco da Casauria, Pescara);
  • Fortore Molisano (Pietracatella, Monacilioni, Sant’Elia a Pianisi, Macchia Valfortore, Campobasso);
  • Castelmauro (Campobasso);
  • Vastogirardi (Isernia);
  • San Marco dei Cavoti (Benevento);
  • Baselice (Benevento);
  • Valleverde (Bovino, Foggia);
  • Porto di Taranto (Taranto);
  • Mondonuovo (Mesagne, Brindisi);
  • Tivano (Lavello, Potenza);
  • Santa Tecla (Avigliano, Potenza);
  • Sa Turrina Manna (Tula ed Erula, Sassari);
  • Santa Ninfa (Gibellina, Salaparuta e Santa Ninfa, Trapani);
  • Selinus (Trapani);
  • Vento di Vino (Trapani);
  • Partanna (Trapani);
  • Sicilia Occidentale (Partinico-Monreale, Camporeale, Salemi-Castelvetrano);
  • Mineo-Militello-Vizzini (Catania);
  • Gangi (Palermo).

Domenica al Museo il 7 giugno, le mete da non perdere in Italia

Torna uno degli appuntamenti culturali più apprezzati da cittadini e turisti: la Domenica al Museo. Anche il 7 giugno, come ogni prima domenica del mese, il Ministero della Cultura rinnova l’iniziativa che consente l’accesso gratuito ai musei e ai parchi archeologici statali aderenti.

Da Nord a Sud, sono centinaia le strutture coinvolte nell’iniziativa che offrono la possibilità di trascorrere una giornata all’insegna della cultura senza sostenere il costo del biglietto d’ingresso.

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