Quasi 100 metri di tuono bianco: la Cascata della Froda è uno dei gioielli più autentici della Svizzera
Il borghetto di Sonogno si fa amare all’istante per le sue strade acciottolate, le abitazioni in sasso, i piccoli giardini stretti fra muri antichi e i tetti robusti che lo compongono. È l’ultimo nucleo abitato della Val Verzasca, nel Canton Ticino, a ben 918 metri di quota. Qui la strada termina poco oltre il paese e questa geografia da capolinea si percepisce subito, anche perché arriva un forte suono.
Prima un brontolio distante, coperto a tratti dal vento e dagli alberi, poi un rumore pieno, continuo e profondo. Quello è il “benvenuto” della Cascata della Froda (o Cascata La Froda) che appare bianca contro una parete scura, con un salto di circa 100 metri che in molti definiscono il più spettacolare della valle.
Il punto inferiore si trova attorno ai 990 metri di quota e l’acqua piomba in una conca rocciosa verde, sollevando una nube finissima nelle giornate di maggiore portata. La sua forza cambia parecchio durante l’anno: primavera e inizio estate regalano in genere la scena più vigorosa, grazie alla fusione della neve accumulata alle quote superiori; in inverno la stessa parete assume un carattere severo, con neve e ghiaccio lungo i versanti; tra fine estate e periodi asciutti la portata può invece ridursi. Ma in fondo è proprio questa variabilità a renderla interessante.
Origine e formazione della Cascata della Froda
Il paesaggio della Val Verzasca porta i segni delle grandi masse glaciali che durante le fasi fredde del Quaternario occuparono le Alpi e contribuirono a scavare valli, levigare rocce e accentuare bruschi dislivelli. Ritirandosi, i ghiacciai lasciarono una morfologia fatta di conche, soglie e pareti ripide. I corsi d’acqua presero possesso di quei gradini naturali e, nei punti di maggiore differenza altimetrica, nacquero salti spettacolari.
La Froda appartiene a questa geografia: l’acqua arriva dal sistema idrico della Val Redorta, laterale rispetto all’asse principale della Verzasca, e perde quota in maniera repentina presso Sonogno. La parete obbliga il flusso a precipitare quasi verticalmente prima di raccogliersi nel bacino inferiore. Durante le giornate luminose, le gocce nebulizzate possono creare piccoli archi iridescenti sopra la conca.
Il granito e gli gneiss tipici del territorio ticinese contribuiscono all’aspetto severo del luogo. Superfici grigie, fenditure, blocchi coperti di muschio e vegetazione fitta formano un anfiteatro naturale che amplifica il rumore. A pochi metri dal flusso la temperatura percepita scende e l’umidità aumenta; sulle pietre vicine resta spesso una patina bagnata, elemento da considerare quando ci si avvicina al bacino.
La visita tra Sonogno, il torrente e la conca ai piedi del salto
Non serve molto tempo per visitare la roboante Cascata della Froda e nemmeno tanto impegno fisico, quantomeno lungo l’itinerario più diretto: dal paese si seguono le indicazioni verso il salto e la Val Redorta. Il percorso procede su strada asfaltata oppure lungo un sentiero pianeggiante e porta al cospetto di questa meraviglia della Svizzera in circa 25 minuti.
Superate le ultime case, il selciato lascia spazio alla vegetazione, il torrente accompagna il tragitto e la parete di Froda entra progressivamente nel campo visivo. Ponticelli in legno e tratti fra rocce e alberi aggiungono varietà a un percorso breve, mentre nella parte finale alcuni passaggi possono risultare umidi e scivolosi. Per questo motivo, scarpe con buona aderenza sono una scelta sensata, soprattutto dopo la pioggia o nei periodi di maggiore portata.
Giunti nei pressi del ponte, il salto si vede frontalmente. Da lì si può proseguire verso la conca inferiore e avvicinarsi al punto in cui l’acqua esplode sulle rocce. Questo è il momento in cui il rumore copre quasi le voci, l’aria diventa fredda e minuscole gocce raggiungono viso e vestiti. Più che l’altezza letta su una guida, impressiona la scala tra la parete e le persone ferme alla base.

Chi desidera allungare l’escursione può inserirla nell’anello Sonogno–Corte–Sonogno. Il tracciato ufficiale misura 5,7 km, richiede circa 1 ora e 40 minuti e presenta 194 metri di salita complessiva. Dopo Froda si prosegue lungo la Val Redorta fino a Corte, quindi si rientra su una strada secondaria. Il percorso è classificato T2 e consente di osservare una porzione più ampia del paesaggio alpino attorno al paese.
Rientrati nel nucleo storico di Sonogno, meritano tempo il Museo della Val Verzasca e la Casa della Lana. Il primo conserva testimonianze legate alla vita quotidiana e alle tradizioni della valle; la seconda mantiene vivo il rapporto fra il borgo e una lavorazione tessile radicata nella cultura locale. Per le famiglie c’è inoltre il BoBosco, percorso ludico con piste in legno per biglie che si sviluppa nella valle e comprende alcune stazioni nei pressi dell’area giochi del paese.
Dove si trova e come arrivare
Sonogno occupa l’estremità settentrionale della Val Verzasca, nel Canton Ticino, poco sopra i 900 metri di altitudine. Da Locarno si risale la valle superando Tenero, Vogorno, Lavertezzo, Brione e Frasco fino al termine della strada carrozzabile. Il viaggio vale già parte della giornata, perché segue un territorio stretto fra versanti ripidi, nuclei in pietra e il corso turchese della Verzasca.
In auto si arriva fino all’ingresso di Sonogno, ma bisogna tenere a mente che il centro storico è chiuso al traffico ordinario. Ci sono però aree di sosta esterne, quindi l’ultimo tratto va percorso a piedi. Nei mesi estivi i parcheggi possono riempirsi presto e il trasporto pubblico rappresenta spesso la soluzione più pratica.
Da Locarno parte il PostBus 321 diretto verso Sonogno, con collegamenti che attraversano l’intera Val Verzasca. Una volta scesi al capolinea, bastano il passaggio nel borgo e circa 25 minuti lungo la Val Redorta per raggiungere Froda.
Conviene mettere in conto più tempo rispetto alla sola visita della cascata: Sonogno ha una misura minuta, eppure invita a restare. Una facciata di pietra scurita dagli anni, un balcone carico di gerani, il torrente che corre dietro le case, poi quel rombo che torna appena ci si avvicina alla valle laterale.
“È per me un onore – afferma il neo presidente della Regio Insubrica, Massimo Sertori – prendere il testimone da Norman Gobbi e quindi condurre la presidenza della Regio Insubrica per l’anno 2025-2026”. “Questa Comunità di lavoro – continua – è ormai una piattaforma collaudata fondamentale nel dialogo e nella cooperazione transfrontaliera italo-svizzera. È una realtà che trae la propria forza nel recepire le istanze dal basso provenienti dai singoli territori e quindi trasformando le stesse in proposte risolutive da sottoporre al Cantone, alla Regione finanche ai livelli superiori, come la Confederazione e lo Stato. Si sostanzia quindi in una catena di trasmissione fondamentale tra le comunità e le istituzioni dei singoli Stati”. “Nel mio anno di presidenza – conclude Sertori – l’impegno è quello di rafforzare sempre più la cooperazione territoriale in svariati ambiti e realizzare progetti strategici e di qualità a beneficio delle nostre comunità”.
“Dalla sua creazione nel 1995 – dichiara il presidente uscente Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino – la Regio Insubrica ha saputo ergersi a piattaforma riconosciuta di dialogo e cooperazione del territorio transfrontaliero italo-svizzero, attivandosi quale facilitatrice tra le amministrazioni pubbliche e gli enti di riferimento, promuovendo il dialogo, la cooperazione e la mutua conoscenza. Ciò allo scopo di permettere all’area insubrica di cogliere le opportunità che si presentano in termini di sviluppo sostenibile ai due lati della frontiera per sfruttare tutto il potenziale del territorio, trasformando il confine in un’alleanza dinamica”.
“È per me un grande piacere – dichiara il governatore lombardo Attilio Fontana – prendere parte all’Assemblea della Regio Insubrica che proprio nel 2025 celebra il trentennale dalla sua fondazione”. “Si tratta di una realtà – continua Fontana – che, per la sua capacità di ascolto delle istanze territoriali e per la sua propositività, rappresenta un modello di condivisione, dialogo e mediazione cui altri territori transfrontalieri si stanno ispirando: grazie alla sua dinamicità, le sfide che caratterizzano queste aree di confine, dalle quali transita il 90% dello scambio commerciale tra Italia e Svizzera, acquisiscono nuova centralità”.
In Assemblea anche la presentazione del progetto di ricerca ‘Città dei Laghi, un atlante per il territorio insubrico’, a cura dell’architetto ricercatore Francesco Rizzi. Si tratta di un progetto sviluppato sulla visione della Città dei Laghi come modello territoriale di riferimento cooperativo transfrontaliero tra il Ticino e le province italiane della Comunità di lavoro.

“Il Parco del Ticino – ha sottolineato il presidente Attilio Fontana – è una delle eccellenze del nostro territorio, un patrimonio ambientale, culturale e identitario che Regione Lombardia intende continuare a valorizzare con impegno e attenzione. La collaborazione tra istituzioni è la strada per affrontare insieme le nuove sfide legate all’ambiente”.
“Una realtà importante che è sempre più punto di riferimento non solo per il territorio che lo circonda – ha commentato l’assessore Gianluca Comazzi – ma anche per i moltissimi visitatori della Lombardia che trovano qui proposte in grado di soddisfare numerosi tipi di richiesta. Un polmone verde che conferma quanto ampia e articolata sia l’attenzione di Regione Lombardia verso il ‘mondo green’ e più in generale nei confronti dello sviluppo sostenibile”.
L’assessore ha ricordato come la PSA sia assente dagli allevamenti suinicoli lombardi dall’ottobre del 2024. “Nel 2024 – ha spiegato Beduschi – la
“Con questo accordo – ha dichiarato Romano La Russa – rafforziamo il nostro impegno per garantire una presenza sempre più efficace e concreta delle forze di Polizia locale nei territori del Magentino e dell’Abbiatense. Si tratta di fondi per il lavoro straordinario degli operatori che ringraziamo per la loro professionalità e per la disponibilità”.
“Si tratta di una specie aliena invasiva – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste,
“Anche quest’anno – ha dichiarato l’assessore La Russa – la Lombardia conferma il proprio impegno a favore dei territori più esposti al rischio incendi. L’aumento del 50% delle adesioni rispetto a un anno fa dimostra il grande senso civico e la straordinaria disponibilità dei nostri volontari, che rappresentano una risorsa preziosa per tutto il Paese“.
Il gemellaggio ha preso avvio in Sardegna a metà giugno con i
“Allargando lo sguardo a tutte le proposte presentate, per i diversi territori del Programma, che per parte italiana comprende, oltre alla
Luogo dell’anima
Fascino unico
“Desidero ringraziare di cuore – ha evidenziato Mazzali – il presidente del Parco del Ticino Ismaele Rognoni, il direttore Claudio De Paola e tutte le guardie del Parco. Per l’accoglienza, la competenza e l’impegno con cui ogni giorno lavorano per valorizzare questa meraviglia lombarda”.
L’accordo, sottoscritto in prefettura a Varese, prevede l’attivazione di servizi straordinari di Polizia locale a presidio dei Terminal 1 e 2 per la prevenzione e repressione del fenomeno dei tassisti abusivi, oltre al controllo del traffico veicolare nelle zone di accesso alle aerostazioni.
“Con questa firma – dichiara l’assessore regionale alla Sicurezza e Protezione civile
“Quella tra TILO e
“Nell’ambito della prima finestra rimasta aperta da gennaio ad aprile scorsi – dice l’assessore Sertori commentando le graduatorie approvate dal Comitato Direttivo del Programma Interreg – sono state candidate 99 proposte, delle quali 69 entrate in graduatoria. Ben 44 i progetti immediatamente finanziabili. E ulteriori 16 potranno essere finanziati a seguito di scorrimento della graduatoria”.


“Si tratta di soldi pagati, sotto forma di tassazione nei Cantoni della Confederazione elvetica – ricorda il presidente lombardo –, dalle nostre lavoratrici e lavoratori che in Svizzera lavorano contribuendo a produrre una ‘ricchezza’ che torna, come ‘tesoretto’, in Lombardia per opere pubbliche”.
“Anche nel 2024 – dice l’assessore Sertori – Regione Lombardia ha scelto di erogare in un’unica soluzione alle Province e alle Comunità montane beneficiarie, le somme attribuite derivanti dal ristorno fiscale delle imposte a carico dei lavoratori frontalieri. Alle realtà assegnatarie dei contributi il compito di presentare alla Direzione Generale competente, entro 6 mesi dalla data di pubblicazione della delibera sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia, il provvedimento con il quale approvano il dettaglio della programmazione con la tempistica riguardo all’esecuzione dei lavori relativamente a ogni singolo progetto che si intende realizzare usufruendo dei fondi derivanti dai ristorni”.