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Vacanze senza fretta, le 15 migliori destinazioni europee (sorprendenti) dove staccare davvero

23 août 2026 à 07:30

Dimenticare la sveglia presto al mattino per sfruttare più ore possibili, lasciare a casa gli itinerari pieni di mete e concedersi qualche ora senza guardare l’orologio e lo smartphone. È questa la filosofia della stillcation, una nuova tendenza di viaggio che mette al centro il riposo, il contatto con la natura e la possibilità di rallentare davvero il ritmo, lasciando spazio a un’esperienza di viaggio meno programmata e più contemplativa.

A individuare le destinazioni europee più adatte a questo tipo di vacanza è stata Inghams Walking, che ha analizzato quasi 100 località sulla base di sei parametri: quantità di sentieri escursionistici, qualità dell’aria, ricchezza del canto degli uccelli, possibilità di osservare il cielo stellato, densità della popolazione e copertura forestale. Il risultato dell’analisi è una classifica che premia 15 mete composte da luoghi principalmente poco urbanizzati e dove il silenzio, i paesaggi naturali e le attività all’aria aperta diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Tra le prime posizioni della graduatoria c’è anche una destinazione italiana apprezzata in tutto il mondo.

Wester Ross è la meta perfetta per rallentare

A conquistare il primo posto della classifica è Wester Ross, regione delle Highlands nord-occidentali della Scozia, dove la natura domina incontrastata. Qui gli scenari sono composti da montagne, laghi marini e coste selvagge: il luogo ideale per chi cerca di allontanarsi dal turismo più frenetico ritrovando finalmente un ritmo più lento.

Qui la densità abitativa è bassissima: solo 1,6 persone per chilometro quadrato. Proprio per questo è facile, in questa parte della Scozia, lasciarsi alle spalle il rumore e la folla delle località più abitate.

Anche il cielo contribuisce a percepire una certa sensazione di isolamento: i bassi livelli di inquinamento luminoso rendono infatti Wester Ross particolarmente interessante per chi ama osservare le stelle, mentre la natura offre numerose occasioni per entrare in contatto con la fauna locale. A rendere l’esperienza ancora più particolare è poi la cultura locale, con la tradizione del crofting, l’agricoltura tipica delle Highlands, e la musica gaelica.

Le Dolomiti tra le mete top per una stillcation

Nella classifica delle migliori 15 destinazioni per una vacanza lenta alla ricerca della pace c’è anche una perla italiana amata in tutto il mondo: le Dolomiti, che si aggiudicano il quinto posto, dimostrando il loro valore per un viaggio lontano dalla frenesia. Qui il paesaggio invita a camminare, fermarsi e osservare, con una rete di sentieri che permette di esplorare vallate, boschi e panorami splendidi senza necessariamente seguire un programma serrato.

La classifica premia proprio questo tipo di esperienza: non una destinazione dove accumulare attrazioni da vedere, ma un luogo in cui la natura diventa l’attività principale della vacanza.

Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige
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Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige

La classifica completa

Dopo Wester Ross, al secondo posto troviamo i Pirenei francesi, parte della grande catena montuosa che si estende per oltre 430 chilometri tra Francia e Spagna. Il loro punto di forza è caratterizzato dai paesaggi sonori naturali, per i quali hanno ottenuto ottimi risultati in graduatoria. Il canto delle sue 319 specie di uccelli (è infatti un’ottima meta per il birdwatching) e i rumori della natura contribuiscono una generale sensazione di quiete che accompagna il viaggio.

Sul terzo gradino del podio sale invece Abisko, un piccolo villaggio della Svezia settentrionale celebre soprattutto per le aurore boreali che offre: da qui si ammirano spettacoli luminosi da settembre ad aprile. È anche un’ottima destinazione per il trekking: ha il punteggio maggiore per la disponibilità di sentieri escursionistici, che permettono di esplorare il territorio in tranquillità senza un programma predefinito da seguire. In fondo, è proprio questa l’anima della stillcation: non avere nulla da spuntare da una lista, ma soltanto un sentiero, un paesaggio e tutto il tempo necessario per goderseli.

Tra le altre destinazioni in classifica troviamo inoltre la Valle dell’Engadina (Svizzera), con i suoi paesaggi alpini e i laghi cristallini, ma anche i Picos de Europa (Spagna), che offrono gole, montagne e percorsi selvaggi. Non mancano le Ebridi Esterne (Scozia), dove a dominare sono coste e spiagge incontaminate, la Corsica (Francia), un mix di montagne e mare lontano dalla folla, Gotland (Svezia), dalle atmosfere tranquille sulla costa e Kitzbühel (Austria) immerso tra natura alpina e villaggi eleganti.

Kranjska Gora (Slovenia), inoltre, è ideale per chi cerca boschi, montagne e aria pura, mentre St Anton (Austria) conquista per i suoi scenari alpini, Scania (Svezia) per le campagne e le coste tranquille, Bled (Slovenia) per il celebre lago circondato dalle montagne. Infine, Neustift im Stubaital (Austria) conquista con bellissimi paesaggi della valle alpina.

Ecco le 15 destinazioni europee migliori per una vacanza lenta, con il punteggio ottenuto da ciascuna località (su 100 punti totali):

  1. Wester Ross (Scozia): 44,74 punti;
  2. Pirenei francesi (Francia): 41,20 punti;
  3. Abisko (Svezia): 40,86 punti;
  4. Valle dell’Engadina (Svizzera): 39,44 punti;
  5. Dolomiti (Italia): 39,20 punti;
  6. Picos de Europa (Spagna): 39,05 punti;
  7. Ebridi Esterne (Scozia): 38,96 punti;
  8. Corsica (Francia): 38,18 punti;
  9. Gotland (Svezia): 37,95 punti;
  10. Kitzbühel (Austria): 36,86 punti;
  11. Kranjska Gora (Slovenia): 36,38 punti;
  12. St Anton (Austria): 36,32 punti;
  13. Scania (Svezia) – 35,05 punti;
  14. Bled (Slovenia): 33,80 punti;
  15. Neustift im Stubaital (Austria): 33,65 punti.

Passo dopo passo lungo il leggendario sentiero dei rombi rossi: Westweg, nei meandri della Foresta Nera

16 août 2026 à 17:00

Il Westweg è il grande classico dell’escursionismo tedesco, una lunga linea di passi e sentieri tracciata attraverso la Foresta Nera per circa 285 km, da Pforzheim fino a Basilea, in Svizzera. La sua storia parte dal 1900, quando l’Associazione della Foresta Nera lo inaugurò come primo sentiero escursionistico a lunga percorrenza della regione.

Il segno da cercare sugli alberi, sui pali e sulle pietre è un rombo rosso bordato di nero su fondo bianco. In Svizzera cambia colore e diventa giallo.  Ma non è tutto, perché il Westweg ha anche un carattere singolare: al Titisee (un magnifico lago) si divide in una variante occidentale e una orientale, entrambe dirette verso Basilea ma con paesaggi e montagne differenti.

Localizzazione, etimologia e identità del Westweg

Westweg significa letteralmente “Via occidentale” e, come è possibile intuire, deriva dalla posizione del sentiero rispetto agli altri grandi itinerari storici della Foresta Nera.

Il cammino attraversa il Baden-Württemberg e raggiunge la Svizzera, seguendo una direttrice nord-sud che mette in relazione Pforzheim, la Foresta Nera settentrionale, la valle del Kinzig, gli altopiani centrali, il Feldberg e il territorio del Markgräflerland.

1. Pforzheim – Dobel (25 km, 692 m D+, circa 7h)

Dalla Golden Gate del Westweg, presso Kupferhammer, il sentiero prende quota lungo l’Enz e lascia progressivamente alle spalle la città. Una deviazione porta al Castello di Neuenbürg, mentre più avanti arrivano la torre panoramica Schwanner Warte e il Felsenmeer della Großer Volzemer Stein, un ammasso di blocchi rocciosi che interrompe il manto boschivo.

2. Dobel – Forbach (26,3 km, 547 m D+, circa 7h 30min)

A Kaltenbronn compare la Hohlohsee, torbiera d’alta quota impreziosita da una passerella in legno che raggiunge 988 m e offre uno dei primi grandi affacci sulle montagne circostanti. Più avanti, il Latschigfelsen regala un balcone naturale sulla valle. Forbach conserva invece un dettaglio architettonico prezioso: lo storico ponte coperto in legno sul Murg.

3. Forbach –.Unterstmatt (19,6 km, 1.079 m D+, circa 6h)

Dopo una salita che si fa sentire, si raggiunge la cresta principale della Foresta Nera settentrionale e qui la diga di Schwarzenbach introduce un paesaggio quasi alpino, seguito dal glaciale Herrenwieser See, incastonato sotto una parete modellata dall’antico ghiaccio. La Friedrichsturm, sul Badener Höhe a 1.002 m, precede i paesaggi aperti e aspri dei Grinden.

4. Unterstmatt – Alexanderschanze (28,3 km, 761 m D+, circa 8h 30min)

Per lunghi tratti il sentiero resta sopra i 1.000 m e raggiunge la Hornisgrinde, vetta della Foresta Nera settentrionale a 1.163 m. Poi arriva il Mummelsee, lago circondato da leggende sulle ninfe delle acque. Ruhestein ospita il centro del Parco Nazionale della Foresta Nera, mentre il percorso attraversa l’area dello Schliffkopf e il suggestivo Lotharpfad.

Mummelsee, Germania
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Il misterioso Mummelsee

5. Alexanderschanze – Harkhof (17,1 km, 252 m D+, circa 5h)

La cresta conduce attraverso boschi più tranquilli, con il Bauernkopf affacciato sulla valle del Rench. Una deviazione raggiunge il Glaswaldsee, lago glaciale raccolto in un profondo circo boscoso. Il Klagstein regala un altro punto panoramico prima dell’arrivo all’Harkhof, isolato rifugio della Foresta Nera.

6. Harkhof – Hausach (15,5 km, 358 m D+, circa 6h 30min)

La tappa attraversa la cresta tra Wolftal ed Einbachtal e termina con una discesa marcata verso la valle del Kinzig. Il Brandenkopf, con la sua torre a 945 m, rappresenta una deviazione interessante; la Hohenlochenhütte offre invece una pausa più raccolta. Dalle Spitzfelsen lo sguardo raggiunge Hausach, anticipando l’arrivo presso le rovine del Castello di Husen.

7. Hausach – Wilhelmshöhe (21,3 km, 1.214 m D+, circa 7h 30min)

Qui il Westweg tira fuori i denti: la salita verso il Farrenkopf è lunga e continua, con la Hasemann-Hütte come punto di riferimento. Lungo la cresta compaiono le antiche strutture difensive del Prechtaler Schanze.

8. Wilhelmshöhe – Kalte Herberge (22,4 km, 479 m D+, circa 6h 30min)

La tappa segue lo spartiacque tra Reno e Danubio in un paesaggio più disteso. Una passerella attraversa la riserva naturale di Blindensee, mentre alla cappella di San Martino si trova la sorgente del Breg, uno dei principali rami sorgentizi del Danubio.

Blindensee, Germania
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L’incredibile Blindensee

9. Kalte Herberge – Titisee (26,1 km o 26,7 km, circa 7h 30min)

Arriva il momento della biforcazione. La variante occidentale raggiunge Hinterzarten, quella orientale punta verso Bärental. Entrambe conducono al Titisee, lago di origine glaciale.

10. Hinterzarten – Feldberg – Wiedener Eck, variante occidentale (26,6 km, 765 m D+, circa 8h 30min)

La grande giornata del Feldberg porta alla vetta più alta della Foresta Nera con i suoi 1.493 m. Prima della salita compaiono il piccolo Mathisleweiher e il Feldsee, lago glaciale incastonato sotto la montagna. La cresta prosegue sullo Stübenwasen fino al passo Notschrei.

11. Wiedener Eck – Belchen – Kandern, variante occidentale (32,2 km, 872 m D+, circa 8h)

È la tappa più lunga della variante occidentale e richiede gambe allenate. Il Belchen, alto 1.414 m, dona un panorama alpino a 360 gradi. La discesa attraversa l’Hohe Kelch e conduce verso il Blauen, o Hochblauen. Più in basso emergono le rovine del Castello di Sausenburg.

12. Kandern – Basilea, variante occidentale (26,2 km, 459 m D+, circa 7h 30min)

Le montagne lasciano spazio a vigneti, boschi di faggi e prati fluviali. La Wolfsschlucht sfoggia un passaggio roccioso e selvaggio, mentre i resti del Castello di Rötteln dominano il paesaggio sopra Lörrach. Dalla Tüllinger Höhe la vista si apre sulla Valle del Reno. Il traguardo arriva alla Badischer Bahnhof di Basilea, stazione ferroviaria situata in territorio svizzero ma appartenente alla rete ferroviaria tedesca.

10. Feldberg-Bärental – Weißenbachsattel, variante orientale (24,8 km, 1.029 m D+, circa 7h 30min)

La variante orientale propone una giornata tra quattro cime. Dal punto panoramico dei due laghi si distinguono Titisee e Schluchsee, poi il sentiero sale verso l’Herzogenhorn, seconda montagna più alta della Foresta Nera. Seguono Blössling, il bacino glaciale di Präger e la torre dell’Hochkopf.

11. Weißenbachsattel – Schweigmatt, variante orientale (18,2 km, 393 m D+, circa 5h)

Le grandi quote iniziano a rimanere alle spalle. Il paesaggio scende verso il Dinkelberg, alternando prati montani e boschi. Sulla cima dell’Hohe Möhr una torre permette di osservare per la prima volta con grande chiarezza le Alpi svizzere. Una deviazione conduce alla Erdmannshöhle, grotta carsica di Hasel ricca di concrezioni calcaree.

12. Schweigmatt – Oberminseln, variante orientale (19,9 km, 189 m D+, circa 5h 30min)

La tappa diventa più morbida e attraversa la cresta carsica del Dinkelberg. Le doline carsiche, depressioni formate dal dissolvimento delle rocce calcaree, punteggiano il territorio. Particolarmente curioso è l’Eichener See, lago temporaneo che compare e scompare in base alle condizioni idrologiche.

13. Oberminseln – Basilea, variante orientale (24,2 km, 466 m D+, circa 7h 30min)

L’ultima tappa passa scorre tra gole, boschi e la parte alta della Valle del Reno. La torre Eigenturm anticipa la discesa verso la Ruschbach, valle stretta dal carattere selvatico. Più avanti il sentiero attraversa il Grenzacher Buchswald e raggiunge la formazione rocciosa del Grenzacher Hornfelsen, balcone naturale sul Reno. Anche questa variante termina alla Badischer Bahnhof di Basilea.

Come prepararsi al cammino

Il Westweg presenta quasi 8.000 m di dislivello, tappe lunghe e terreni sassosi che richiedono una buona preparazione fisica. Una traversata completa richiede inoltre una gestione precisa di acqua, alimentazione e pernottamenti. Scarponcini da trekking alla caviglia con buona aderenza sono una scelta sensata, soprattutto dopo la pioggia.

I bastoncini sono utili sulle discese lunghe, mentre giacca impermeabile, strato caldo, protezione solare e kit per le vesciche completano l’equipaggiamento essenziale. Uno zaino da 40-50 litri può bastare, con un peso di base idealmente intorno ai 6-8 kg.  Per dormire conviene prenotare in anticipo, soprattutto tra maggio e ottobre.

Infine, il Westweg si presta bene anche a una traversata modulare: Pforzheim è collegata alla rete ferroviaria tedesca e Basilea permette un agevole rientro in treno. Chi desidera assaggiare il percorso senza affrontare subito tutti i suoi 285 km può scegliere singole tappe, sfruttando i collegamenti pubblici.

Tutti pazzi per i rifugi di montagna: la nuova fuga nella natura che conquista

16 août 2026 à 09:00

La montagna conquista sempre più escursionisti e i rifugi tornano a essere protagonisti di un modo di viaggiare lento, autentico e lontano dalle mete più affollate. A confermarlo sono i dati di Prenota Rifugi, la piattaforma digitale del Club Alpino Italiano, che nel primo semestre del 2026 ha registrato circa 8.000 pernottamenti prenotati online. Un risultato significativo, con le prenotazioni cresciute di circa l’80% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Sempre più escursionisti scelgono i rifugi italiani

Sono 150 le strutture già operative sul portale, tra rifugi CAI, rifugi privati e punti tappa del Sentiero Italia CAI. Le prenotazioni interessano un territorio molto ampio: dalle Dolomiti Friulane e Bellunesi alle Vette Feltrine, dall’area del Monviso alla Val di Susa e alle Valli di Lanzo, passando per Adamello, Val Masino, Appennino centrale e Gran Sasso.

A crescere non è soltanto l’interesse degli italiani. Nel primo semestre 2026 le prenotazioni provenienti dall’estero sono aumentate del 10%, con Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi tra i principali Paesi di provenienza. Gli utenti italiani rappresentano oggi circa il 70% delle prenotazioni, contro l’80% del 2025: non per una diminuzione della domanda nazionale, ma per la crescita più rapida del pubblico internazionale.

Il fenomeno racconta una nuova attenzione verso la montagna, sempre più legata a trekking di più giorni, itinerari a tappe e territori meno conosciuti. Il rifugio diventa così parte integrante del viaggio e non soltanto un punto di sosta.

La crescita delle prenotazioni racconta anche l’evoluzione del rapporto con la montagna. Non si tratta più soltanto di raggiungere una vetta o trascorrere una giornata immersi nella natura, ma di rallentare, camminare per più giorni e vivere i territori attraversati. I rifugi diventano parte di questa esperienza: luoghi in cui fermarsi, recuperare le energie e incontrare altri escursionisti, mantenendo però intatto il carattere essenziale dell’accoglienza in quota.

La possibilità di organizzare online il soggiorno risponde quindi a un’esigenza sempre più diffusa: avere maggiore autonomia nella pianificazione, senza rinunciare all’autenticità del viaggio. La digitalizzazione, in questo senso, non sostituisce l’esperienza tradizionale del rifugio, ma ne facilita l’accesso e permette di scoprire anche aree meno note delle montagne italiane.

Cresce l'interesse per i rifugi di montagna
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Rifugio sul Monte Vettore

Prenotare un trekking diventa più semplice

Lanciata nel maggio 2024, Prenota Rifugi permette di consultare le strutture, verificare la disponibilità in tempo reale e organizzare il pernottamento da computer o dispositivi mobili. Il servizio multilingue consente di cercare i rifugi per nome, località o attraverso una mappa interattiva, rendendo più semplice anche la pianificazione per chi arriva dall’estero.

Uno degli aspetti più apprezzati è la possibilità di combinare le disponibilità di diverse strutture per costruire un itinerario completo. Il calendario aggiornato aiuta inoltre a distribuire le presenze durante l’anno: quando i periodi più richiesti sono pieni, è possibile orientarsi verso mesi come giugno e settembre, contribuendo alla destagionalizzazione del turismo in quota.

La soddisfazione degli utenti conferma il successo dello strumento: negli ultimi dodici mesi la piattaforma ha ottenuto una valutazione media di 4,5 punti su 5. Tra le richieste più frequenti c’è proprio quella di ampliare ulteriormente il numero di strutture prenotabili lungo uno stesso percorso. Un segnale dell’interesse crescente per i trekking itineranti e per un’esperienza della montagna più consapevole, distribuita e lontana dai circuiti dell’overtourism.

Ticket d’ingresso sulle Dolomiti come a Venezia? La proposta contro l’overtourism

Par : losiangelica
27 juillet 2026 à 11:30

Se avete in programma una gita alle Tre Cime di Lavaredo questa estate, forse è meglio che sappiate a cosa andate incontro. Le foto che stanno facendo il giro di Instagram, Facebook e TikTok mostrano file chilometriche e pullman che si accalcano sui parcheggi oltre a sentieri che sono tutto fuorché il ritratto della pace per un’escursione in alta quota.

Il dibattito sull’overtourism nelle Dolomiti è tornato a scaldarsi, e stavolta la discussione si sta spostando in fretta dalle chat tra escursionisti ai tavoli istituzionali, tanto che spunta l’ipotesi di un ticket a pagamento proprio come a Venezia.

Dolomiti vittime di overtourism

Ad Auronzo, il comune che gestisce l’accesso principale alle Tre Cime, la prenotazione obbligatoria esiste già da un po’. Il sindaco Dario Vecellio Galeno lo rivendica con una certa soddisfazione: racconta che il modello adottato ha attirato l’attenzione persino della Francia, che starebbe studiando come replicarlo.

Secondo il primo cittadino, però, ci sono ancora troppe persone che arrivano senza prenotazione, si accodano sperando che nessuno controlli, o salgono a bordo di pullman che ignorano del tutto il sistema di prenotazioni. Anche a Dobbiaco, poco distante, il sindaco Martin Rienzner descrive una situazione che negli ultimi due o tre anni è letteralmente esplosa. Non parla di chi cammina dalla valle per godersi la montagna con calma, ma di chi arriva in auto solo per il selfie di rito e riparte dopo un’ora.

Dolomiti, scatta l’ipotesi ticket d’ingresso

Non tutti sono d’accordo sulla strada da seguire. Da Belluno, Walter De Cassan, che presiede Federalberghi, è tornato a chiedere un biglietto d’ingresso per l’area UNESCO delle Dolomiti, sul modello già sperimentato a Venezia. Frena invece Cortina, dove il sindaco Lorenzi fa notare che servirà parecchio lavoro tra tecnologie, personale e controlli. Spiega che bisogna agire con calma, trovando una soluzione efficace e ben studiata ma soprattutto non improvvisata.

Un altro punto caldo è quello del lago di Sorapis dove l’amministrazione ha già provveduto a limitare i parcheggi ma i numeri continuano a crescere a causa di un effetto social incontrollabile.

Non tutte le Dolomiti soffrono l’overtourism

C’è anche chi invita a non generalizzare. Marco Staunovo Polacco, presidente della Provincia di Belluno, ricorda che non tutta l’area Unesco delle Dolomiti soffre di questo problema. Ci sono un paio di situazioni davvero fuori scala, dice, ma trattarle come se fossero la norma rischia di dare un’immagine distorta di un territorio che, nella maggior parte dei casi, offre ancora spazio e qualità.

La sua proposta è duplice: da un lato serve una regia comune tra le Province autonome e la Regione Veneto per gestire i valichi più critici, dall’altro bisognerebbe iniziare a raccontare e promuovere le zone meno affollate, quelle che gli influencer di solito si dimenticano di raccontare. Una possibile soluzione è dunque proporre delle alternative alle Tre Cime, al lago di Sorapis e a quello di Braies per puntare ad altre località altrettanto belle ma meno conosciute sui social.

Lago di Braies in estate
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Il lago di Braies è diventato iconico

Wolf Trail, il nuovo cammino europeo attraversa 6 Paesi: trekking epico

26 juillet 2026 à 14:00

Immaginare di fare colazione in una foresta della Germania, pranzare in una valle dell’Austria e concludere la giornata davanti al mare di Trieste dopo aver ammirato alcuni dei paesaggi più spettacolari d’Europa potrebbe sembrare il racconto di un lungo viaggio in automobile.

Il Wolf Trail, invece, nasce proprio con l’obiettivo di trasformare una simile esperienza in un’avventura a piedi: si tratta, infatti, di un nuovo itinerario escursionistico di lunga percorrenza che si sviluppa per circa 3.494 chilometri e propone un viaggio spettacolare che unisce coste, foreste, città storiche e grandi catene montuose in un unico percorso continuo.

Pensato per gli appassionati del trekking di lunga distanza, è un modo diverso di vivere il territorio europeo, percorrendolo lentamente e facendo tappa in borghi, rifugi e campeggi distribuiti lungo il tragitto.

Quasi 3.500 chilometri con oltre 78.000 metri di dislivello

Le dimensioni del Wolf Trail raccontano già da sole quanto sia impegnativo: l’itinerario si estende infatti per 3.494 chilometri, suddivisi in sette sezioni consecutive che permettono agli escursionisti di affrontare il viaggio in maniera organizzata.

A rendere ancora più sfidante il cammino è il dislivello complessivo. Il percorso supera infatti i 78.400 metri di salita, un valore che equivale a raggiungere la vetta del Monte Everest circa nove volte: ciò evidenzia come il Wolf Trail sia destinato soprattutto a chi possiede una buona preparazione fisica e una certa esperienza nelle escursioni di lunga durata.

Per completare l’intero itinerario è necessario mettere in conto un periodo compreso tra quattro e sei mesi. Il periodo consigliato per la partenza va da aprile a settembre, così da evitare le prime nevicate che interessano le aree alpine e rendono alcuni tratti difficili da affrontare.

Dalle spiagge del Baltico fino alle Alpi e al mare Adriatico

Skyline della città di Innsbruck, Austria
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Favoloso skyline di Innsbruck

Il Wolf Trail prende il via dalla costa della Polonia con un primo tratto di 428 chilometri che segue il litorale del Mar Baltico. Il percorso collega Hel a Świnoujście e si sviluppa lungo una fascia costiera caratterizzata da paesaggi pianeggianti, con un inizio accessibile prima delle tappe più impegnative.

Lasciata la costa, il cammino si dirige verso l’interno attraversando la Germania, dove si snoda la parte più lunga dell’intero itinerario: questo tratto misura circa 1.930 chilometri e conduce alla scoperta di città storiche medievali come Rostock, per proseguire poi lungo sentieri sempre più impegnativi fino a raggiungere il confine con l’Austria.

Il successivo tratto alpino si sviluppa per circa 392 chilometri nelle Alpi dell’Allgäu e tocca Innsbruck, con l’opportunità di dedicare una visita del Castello di Ambras e del celebre trampolino olimpico per il salto con gli sci.

L’ultima parte del viaggio è la sezione più impegnativa dell’intero Wolf Trail: il percorso segue, infatti, alcuni tratti della Via Alpina lungo le Dolomiti e il Parco Nazionale del Triglav, per concludersi infine sul lungomare di Trieste, dove il mare Adriatico diviene il simbolico traguardo di un’avventura che dura diversi mesi.

Un cammino pensato anche dal punto di vista logistico

Un itinerario di una simile lunghezza richiede un’attenta organizzazione: per questo motivo, gli escursionisti fanno affidamento su file GPX scaricabili, utilizzabili tramite applicazioni dedicate alla navigazione, che consentono di pianificare ogni tappa, individuare i punti di rifornimento e trovare le aree dove è consentito pernottare.

La sicurezza è stata uno degli aspetti considerati durante la realizzazione del progetto: il percorso è stato verificato dalla backpacker canadese Lauren Roerick, specializzata nelle escursioni di lunga distanza. Nell’aprile 2026 ha dedicato vari mesi al controllo dell’itinerario, valutando sicurezza, infrastrutture e criticità logistiche così da rendere il percorso più affidabile e ridurre il rischio che gli escursionisti possano trovarsi in difficoltà, soprattutto nei tratti alpini.

Far conoscere il “thru-hiking” in Europa

Alla base del Wolf Trail vi è anche un progetto più ampio. L’iniziativa è stata ideata dal marchio di attrezzatura outdoor Jack Wolfskin con l’intenzione di promuovere il cosiddetto thru-hiking, una disciplina che consiste nel percorrere un itinerario molto lungo senza significative interruzioni, trasportando tutto il necessario nello zaino e rifornendosi lungo il cammino nei Paesi visitati.

Si tratta di una filosofia di viaggio già molto diffusa in altre parti del mondo, ma in Europa incontra spesso alcuni ostacoli legati alla normativa sul campeggio. In molti Paesi europei, infatti, il campeggio libero è soggetto a restrizioni o vietato, e rende più complessa l’organizzazione di itinerari di lunga percorrenza.

Proprio tale aspetto ha rappresentato una delle principali sfide nella progettazione del Wolf Trail. Come ha spiegato la fotografa e content creator tedesca Anna Heupel in un’intervista alla rivista AFAR, pur essendo l’escursionismo radicato nella cultura tedesca, la rete dei sentieri non è pensata per chi pratica il backpacking con campeggio libero, dal momento che non è possibile piantare una tenda ovunque. In alcuni casi, infatti, il campeggio non autorizzato può comportare anche pesanti sanzioni.

Per superare le limitazioni senza rinunciare allo spirito d’avventura, il Wolf Trail è stato realizzato collegando circa 3.500 chilometri di percorsi storici già esistenti e l’intero viaggio è stato studiato per transitare in campeggi autorizzati, rifugi di montagna e centri abitati dove gli escursionisti possono trovare ospitalità e servizi.

Grecia, Monte Olimpo: sulla cima della montagna del mito

22 juillet 2026 à 17:06

Sono passati quasi tremila anni, eppure certe cose non passano mai di moda. Sarà per quello che ci insegnano a scuola, sarà perché è la culla della nostra cultura, sarà perché, in fondo, è una saga fantasy pazzesca, ma la mitologia greca ha ancora e avrà sempre una presa fortissima sull’immaginario collettivo italiano e non solo. Una presa che si riflette anche sulle nostre vite, sulle nostre vacanze e sui nostri viaggi, vista anche la viralità raggiunta sui social dai contenuti dedicati al Monte Olimpo, la montagna sacra agli dei omerici.

Col suo costante cappello di nembi bianchi, il grande rilievo ha rappresentato la soglia oltre la quale, per gli antichi, cominciava il regno degli dei. Oggi quel regno è la meta e l’ambizione degli escursionisti che si avventurano nel paradisiaco Parco del Monte Olimpo, che si alza dalla pianura della Macedonia fino a superare i 2900 metri di quota. Non serve essere un semidio per raggiungerne la cima, anzi le cime, visto che sono tre. Bastano, infatti, gambe allenate, scarponi robusti e la voglia di scoprire una natura selvaggia e incontaminata.

Monte Olimpo: lontano dal mito, le caratteristiche geografiche

Al netto delle leggende, il Monte Olimpo è, prima di tutto, un massiccio imponente, che si staglia sullo sfondo del Golfo Termaico, a poca distanza dalla costa sul mar Egeo, nel nord della Grecia contemporanea. Questa vicinanza al mare è parte del suo fascino: in meno di due ore, sui suoi sentieri, si passa dal profumo salmastro dell’Egeo al freddo pungente delle quote più alte, dove la neve può resistere fino a tarda primavera.

Con i suoi 2918 metri, la vetta di Mytikas è il punto più alto non solo della montagna, ma di tutta la Grecia. Non è però un rilievo isolato: l’Olimpo è un massiccio che comprende oltre cinquanta punte sopra i duemila metri, profonde gole e una grande biodiversità. Tra le vette più note, oltre a Mytikas, ci sono Skolio (2911 metri di altitudine), Skala (2882) e Stefani (2909), quest’ultima conosciuta anche come Trono di Zeus per la sua forma particolare, la quale ricorda, in effetti, un seggio naturale scolpito nella roccia.

escursioni sentieri monte olimpo
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La roccia nuda delle vette più alte dell’Olimpo

A tutelare questo contesto più unico che raro, tra punte aguzze, valli, depressioni, fiumi e cascate è il Parco Nazionale del Monte Olimpo: nel 1938 è stato il primo parco nazionale istituito in Grecia, un riconoscimento arrivato per proteggere i boschi di pino nero, le faggete secolari e una fauna che include camosci, volpi, ma anche numerose specie rapaci, tra le quali l’eccezionale aquila reale. Non stupisce che l’UNESCO lo abbia inserito tra le riserve della biosfera già nel 1981, a simboleggiare ancora una volta quanto sia prezioso questo ecosistema tanto ricco quanto fragile, dove la macchia mediterranea delle quote più basse lascia gradualmente spazio a una vegetazione alpina, fino alla roccia nuda delle vette.

Il punto di partenza più utilizzato per esplorare la montagna è Litochoro, un grazioso paese ai piedi del massiccio: da qui si dipartono la maggior parte dei sentieri che risalgono verso le cime.

I sentieri per arrivare sulle tre cime del Monte Olimpo

Chi sogna di mettere piede sulla vetta più alta della Grecia deve mettere in conto un’escursione di almeno due giorni, con pernottamento in uno dei rifugi di montagna. Il percorso più classico, e anche il più frequentato, segue le tracce del sentiero E4, ovvero l’European Long Distance Path 4, il grande cammino che unisce Tarifa, in Spagna, a Cipro, e che qui sale per l’appunto fino alle vette dell’Olimpo.

Lo si può affrontare partendo come detto da Litochoro. È però raccomandabile, per accorciare i tempi, partire dalla località di Prionia, raggiungibile in auto lungo una strada sterrata, guadagnando così già circa 800 metri di elevazione e risparmiando circa 9 chilometri di percorso.

Prionia è l’ultima località raggiungibile in auto ai piedi dell’Olimpo ed è sostanzialmente il campo base da cui partono le escursioni sul monte. Da qui il sentiero si inoltra tra faggi, pini neri e maestosi esemplari di pino bosniaco, alberi capaci di attecchire anche nelle condizioni più estreme di alta quota.

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Le vette più alte dell’Olimpo sono spesso circondate da nubi

L’obiettivo è raggiungere, dopo tre o quattro ore di dura ascesa, il rifugio Spilios Agapitos, a 2100 metri di altitudine. Si tratta del punto d’appoggio più popolare per salire verso le cime della montagna, un’ampia struttura con oltre 100 posti letto che si trova su uno spuntone di roccia tra grandi conifere, soprannominato il Balcone. La prima tappa, nel suo complesso, misura solo quattro chilometri e mezzo, ma si sale un dislivello di circa 1000 metri che la rende tosta.

Il secondo giorno di escursione regala l’esperienza più emozionante, ma altrettanto impegnativa. Dal rifugio, il sentiero risale rapidamente sopra il limite della vegetazione, aprendosi su panorami che spaziano fino all’orizzonte azzurro del mare. In un paio d’ore di salita si raggiunge la prima delle tre cime più celebri, Skala, a 2882 metri di quota. Si prosegue, dunque, lungo una cresta stretta fino a Skolio, la cima a 2911 metri, la seconda vetta più alta del massiccio.

Mytikas, invece, la più alta, si raggiunge deviando dal sentiero E4 lungo un impervio tratto che si imbocca da Skala. È un percorso difficile, con alcuni passaggi di arrampicata semplice ma esposta, che richiede piede fermo e una certa esperienza. Serve circa un’altra ora per raggiungerla.

È questa, in ogni caso, la via della prima, mitica ascesa documentata, nel 1913, compiuta da Christos Kakalos, alpinista di Litochoro, insieme agli svizzeri Frédéric Boissonnas e Daniel Baud-Bovy. Kakalos diventò poi la prima guida alpina ufficiale della montagna, continuando a scalarla fino a novant’anni.

Dalla vetta di Mytikas si può proseguire fino a raggiungere il rifugio Giosos Apostolidis e da qui ridiscendere verso Prionia. Chi invece prosegue lungo il sentiero E4 può trovare un punto d’appoggio al bivacco Christakis, 500 metri più in basso, al cospetto dell’omonima cima (2707 metri).

Altre escursioni sul Monte Olimpo

Non tutti i sentieri dell’Olimpo puntano necessariamente a raggiungere le vette più alte: la montagna degli dei è un tesoro multiforme, come l’ingegno di Odisseo. Pertanto, offre tante altre escursioni nelle quali impegnarsi per scoprire luoghi meno frequentati, ma altrettanto meritevoli.

Un esempio è quello del sentiero che dal bivio di Gortsia, poco fuori Litochoro, conduce al rifugio Petrostrouga, attraverso un sentiero ben segnalato che attraversa splendide faggete e passa accanto ad alcuni tra gli esemplari più imponenti di pino bosniaco dell’intero massiccio. È un percorso ideale per chi vuole assaporare l’atmosfera della montagna e al contempo godersi bei colpi d’occhio sul mar Egeo. Il percorso è lungo circa cinque chilometri, con un dislivello impegnativo (circa 950 metri) e un tempo di percorrenza intorno alle 3 ore.

Se avete tempo e gambe, l’escursione può proseguire fino allo splendido Altopiano delle Muse, un pianoro roccioso con una vista pazzesca sulle cime circostanti. Circondato da pareti rocciose e attraversato da sentieri che si intrecciano tra le diverse cime del massiccio, regala uno dei colpi d’occhio più suggestivi di tutto l’Olimpo, con vista sulla imponente sagoma di Mytikas che domina l’orizzonte. La salita all’altopiano può terminare ai rifugi Christos Kakalos, a quota 2650 metri, o al Giosos Apostolidis, che con i suoi 2700 metri rappresenta la struttura all’altitudine più elevata dell’intera Grecia. Ci si trova sul versante opposto delle vette più alte dell’Olimpo rispetto al sentiero E4, ma anche da questi rifugi è possibile salire fino alla cima di Mytikas. Peraltro lo si fa passando dalla vetta Stefani, il Trono di Zeus.

Una bella escursione, più semplice e alla portata di tutti, è quella che da Prionia porta alla Grotta di San Dionisio. Ci si lascia alle spalle Prionia camminando nella direzione opposta alle vette del Monte Olimpo, percorrendo un sentiero che costeggia il torrente Enipeas. Si incontrano per prime le magnifiche Cascate di Enipeas, con delle belle polle di acqua cristallina che invitano a farsi un tuffo.

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Cascata sul torrente Enipeas

Il sentiero prosegue arrivando all’antico Monastero di San Dionisio, un luogo spirituale eccezionale, pittoresco, dove la pietra dell’Olimpo diventa un elemento architettonico perfetto. Costruito nel Cinquecento, è stato più volte danneggiato, in modo più grave durante la Seconda Guerra Mondiale.

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La Grotta Sacra di San Dionisio

Si arriva infine alla Grotta, il luogo di eremitaggio di San Dionisio, santo della chiesa ortodossa greca, che qui si segregava nel XVI secolo. La grande cavità naturale contiene un piccolo edificio votivo. È un luogo suggestivo dal quale ammirare il lato orientale del Monte Olimpo, con una sorgente vicina. Questo percorso fa parte del sentiero E4, nel tratto che collega Litochoro a Prionia.

Dove andare ad agosto per sfuggire al grande caldo, le mete top

5 juillet 2026 à 13:00

Agosto non è soltanto il mese delle spiagge affollate, delle città roventi e dell’asfalto che trattiene il caldo fino a sera: può essere anche il momento perfetto per salire di quota e cercare rifugio dall’afa tra boschi ombrosi, laghi alpini, torrenti, vallate silenziose e panorami che restituiscono respiro in ogni senso.

In Italia e in Europa non mancano mete ideali per scappare dalla calura agostana senza rinunciare a escursioni, sport all’aria aperta, borghi, sapori locali e paesaggi capaci di rigenerare: una selezione da segnare in agenda.

Madonna di Campiglio, l’estate fresca delle Dolomiti di Brenta

Se desiderate rifugiarvi in un luogo dove l’aria cambia davvero potete salire fino a Madonna di Campiglio, elegante località del Trentino a 1.550 metri di altitudine dove agosto ha il ritmo delle escursioni lungo i sentieri che si aprono tra le Dolomiti di Brenta.

Gli oltre 450 chilometri permettono, infatti, di scegliere ogni giorno un’esperienza diversa, dalle passeggiate più semplici agli itinerari panoramici. Tra i percorsi più suggestivi va menzionato il Giro dei 5 Laghi, che conduce tra specchi d’acqua alpini incastonati in un paesaggio di rocce e pascoli.

Non meno affascinante è la passeggiata alle Cascate di Vallesinella, ideale nelle giornate più calde grazie alla frescura del bosco e al suono dell’acqua che scende tra le rocce. Se preferite muovervi su due ruote, non mancano poi percorsi in e-bike, perfetti per raggiungere malghe, punti panoramici e strade di montagna.

Domobianca, sentieri e panorami sopra la Val d’Ossola

In Piemonte, Domobianca 365 sorprende perché unisce la comodità di una località facilmente raggiungibile alla sensazione immediata di essere già in piena montagna. Collegata a Domodossola, oltre che dalla strada asfaltata anche da una rete di sentieri, permette di salire verso l’Alpe Lusentino a piedi: da qui parte il facile percorso della strada bianca che porta fino al laghetto artificiale di Casalavera, toccando diversi alpeggi e donando scorci panoramici sulla piana della Val d’Ossola.

Domobianca è conosciuta come stazione sciistica, ma in estate gli impianti di risalita restano in funzione e permettono di raggiungere comodamente i 1.700 metri di quota grazie a due seggiovie. Dalla stazione di arrivo della seconda seggiovia, una breve passeggiata di media difficoltà conduce alla vetta del Moncucco, uno dei punti panoramici più belli della Val d’Ossola, con lo sguardo che spazia dalle Alpi Svizzere fino al Mottarone e oltre.

Da non perdere anche Lusetrek, il nuovo percorso di trekking ad anello con partenza e ritorno all’Alpe Lusentino, pensato per attraversare gli splendidi boschi di faggio della zona.

Valmalenco, laghi cristallini e avventure tra i rifugi

Lago Palù, Valmalenco, Sondrio
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Lago Palù, oasi cristallina in Valmalenco

La Valmalenco, in provincia di Sondrio, è una destinazione estiva ideale se amate la montagna in tutte le sue forme: sentieri, rifugi, laghi alpini, bike park, torrenti, paesaggi glaciali e borghi legati alla vita di valle. Ad agosto offre il vantaggio della quota, ma anche una grande varietà di attività per una vacanza dinamica e rigenerante.

Il territorio conta oltre 100 percorsi escursionistici. Il grande itinerario di riferimento è l’Alta Via della Valmalenco, un anello di circa 110 chilometri diviso in 8 tappe, tra rifugi, pascoli, valichi e scenari di alta quota. Se preferite gite più brevi, mete come il Rifugio Ventina e il Lago Lagazzuolo permettono di vivere il paesaggio alpino senza affrontare lunghi trekking.

Tra i luoghi più amati c’è il Lago Palù, uno specchio d’acqua cristallino abbracciato da boschi e cime, perfetto per godersi una giornata al fresco. L’Alpe Palù, invece, in estate si trasforma nel Palù Bike Park, con percorsi per cross-country, freeride ed enduro accessibili tramite gli impianti di risalita.

A Lanzada, il percorso Gola Up aggiunge un tocco più avventuroso grazie ad attività di canyoning e discese nel torrente, adatte anche ai ragazzi a partire dai 10-12 anni. Sagre enogastronomiche, escursioni guidate agli alpeggi, concerti in quota e rievocazioni storiche nelle contrade completano il volto estivo della valle.

Carnia, borghi e malghe nel Friuli più autentico

La Carnia è una delle risposte più belle se cercate un agosto al fresco restando in Italia, ma lontano dai flussi turistici più intensi. Incastonata tra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane, è un vasto territorio montano dove la natura conserva un carattere autentico, contraddistinto da boschi, pascoli, malghe, borghi storici e vallate silenziose.

Tra le mete da non perdere spicca Illegio, conosciuto come il “paese dei mulini”, dove il rapporto tra acqua, montagna e memoria locale si respira a ogni passo. Pesariis, invece, è il borgo degli orologi, un piccolo centro dalla forte identità che aggiunge al viaggio una dimensione culturale e originale.

Il Monte Zoncolan è ideale per ammirare panorami straordinari e praticare attività all’aria aperta, mentre l’Oasi Faunistica del Lago di Bordaglia rappresenta una delle immagini più suggestive della Carnia verde e silenziosa. Vi piace camminare? Gli itinerari spaziano dalle escursioni verso le Sorgenti del Piave ai percorsi più semplici adatti alle famiglie, come il Bosco di Avaglio.

Fondamentale anche la sosta in malga, dove assaggiare i cjarsòns, ravioli dolci tipici della tradizione carnica, o il prosciutto affumicato di Sauris. Per completare il viaggio, potete visitare il Presepe di Teno a Sutrio e il Museo delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo.

Highlands scozzesi, la grande fuga tra erica e laghi

Vista del drone sul vecchio uomo di Storr, Isola di Skye, Scozia
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Magico paesaggio dell’Isola di Skye in Scozia

Se desiderate spingervi oltre l’Italia, le Highlands scozzesi sono una delle destinazioni più suggestive d’Europa, dove la natura appare vasta e poetica, disegnata da vallate morbide, ruscelli, laghi profondi, castelli, coste frastagliate e distese di erica che in estate colorano il paesaggio di viola e porpora.

Un itinerario può iniziare dal Parco Nazionale di Loch Lomond & The Trossachs, tra laghi e foreste, per poi proseguire verso Oban, affacciata sul Firth of Lorne e considerata porta d’accesso all’Isola di Mull. Per gli appassionati di trekking, Fort William è una sosta quasi obbligata, punto di riferimento per percorrere alcuni dei sentieri più spettacolari del Regno Unito e salire sui munros, le cime scozzesi oltre i 914 metri.

A poca distanza, Glenfinnan regala una delle immagini indimenticabili del viaggio: il Jacobite Steam Train che attraversa il celebre viadotto e richiama alla mente l’Espresso per Hogwarts. Proseguendo verso la costa, Mallaig accoglie con il carattere di villaggio marinaro, tra foche, delfini, pescatori locali e buon cibo.

L’Isola di Skye è uno dei momenti più emozionanti dell’itinerario, con le Fairy Pools, i panorami del Quiraing, l’Old Man of Storr e le casette colorate di Portree. Prima di tornare verso sud, vale la pena passare da Inverness, dal mitico Loch Ness e dal Cairngorms National Park, dove svetta anche il Castello di Balmoral.

Lapponia svedese, l’estate luminosa di Abisko

Per allontanarsi davvero dalla calura estiva, cosa c’è di meglio della Lapponia svedese? Nel nord della Svezia, vicino al Circolo Polare Artico, Abisko rivela in estate un volto completamente differente da quello invernale, famoso per l’aurora boreale. Nei mesi più luminosi, il paesaggio si trasforma in un’oasi di biodiversità, tra fioriture rare, renne, uccelli e giornate che sembrano non finire mai grazie al sole di mezzanotte.

Il Parco Nazionale di Abisko è un grande gioiello naturale della Svezia settentrionale, in un territorio abitato per secoli dai Sami e legato a una lunga storia di conservazione ambientale. Il cuore del parco è una valle alpina modellata dai ghiacciai e solcata dal fiume Abiskojåkka, che nel tempo ha scavato un canyon diventato simbolo dell’area.

Alla foce del fiume ecco il Lago Torneträsk, uno dei più grandi della Scandinavia, dove acqua, montagne e cielo si incontrano in un paesaggio vastissimo.

Monti Rodopi, la Bulgaria verde e meno conosciuta

Infine, per una meta europea diversa dalle solite rotte alpine potete guardare verso la Bulgaria meridionale, dove i Monti Rodopi disegnano un paesaggio affascinante al confine con la Grecia. È una regione di foreste, altipiani, gole, laghi, villaggi appartati e siti archeologici, perfetta per un agosto nella natura ma lontano dalle mete più affollate.

Il viaggio può iniziare dal sito archeologico di Perperikon, antica città sacra legata ai Traci, per poi raggiungere la Fortezza di Asen, testimonianza millenaria immersa in un paesaggio di grande fascino.

Tra le tappe da non perdere ci sono il Lago di Dospat, ideale per una pausa tra acqua e foreste, e i siti archeologici di Belintash e Tatul, che raccontano il volto più antico e spirituale della regione.

I villaggi di Smolyan e Manastir permettono, invece, di entrare nella dimensione più silenziosa dei Rodopi. Manastir, nascosto tra le foreste a circa 1.500 metri di altitudine, è uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per allontanarsi dalla folla e ritrovare un fresco rigenerante.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso in estate: escursioni tra ghiacciai e fauna alpina

24 juin 2026 à 16:30

Era una riserva di caccia della famiglia reale, oggi è diventato uno dei luoghi più straordinari dell’intero arco alpino per chi ama la montagna, la fauna selvatica e le grandi escursioni: è il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il più antico d’Italia, istituito il 3 dicembre 1922. Un angolo d’Italia unico, dai panorami immensi su alcune delle vette più scenografiche dell’arco alpino, con un cielo il cui blu non teme paragoni e con una rete di sentieri fitta e variegata, adatta a ogni escursionista.

L’estate è la stagione in assoluto più generosa per chi sceglie di visitare il Gran Paradiso, visto il verde che copre i pascoli d’alta quota, punteggiati di fiori. I sentieri sono percorribili in tutta la loro estensione, senza particolari impedimenti naturali. Non serve necessariamente essere alpinisti esperti: il Parco è pronto a ospitare chiunque voglia immergersi nel suo contesto naturale unico, e magari essere così fortunato da avvistare qualcuno degli splendidi animali caratteristici della fauna alpina: stambecchi, marmotte, camosci.

Dove si trova il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova a cavallo tra due regioni: la Valle d’Aosta (che ne comprende poco più della metà) e il Piemonte. Con una superficie di oltre 70mila ettari distribuiti su tredici diversi comuni, è uno dei parchi alpini più grandi e meglio conservati d’Europa.

Sul versante francese confina con il Parco Nazionale della Vanoise, con cui forma un’area protetta transfrontaliera di circa 120mila ettari: uno dei santuari naturali più importanti del continente.

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Prati in fiore nel Parco del Gran Paradiso

Il territorio si sviluppa intorno al massiccio del Gran Paradiso, nelle Alpi Graie, articolandosi in cinque valli principali: sul versante valdostano si trovano la Val di Cogne, la Valsavarenche e la Val di Rhêmes; su quello piemontese la Valle dell’Orco e la Val Soana. Le quote variano dagli 800 metri dei fondovalle fino ai 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso, l’unica tra le cime alpine oltre i 4.000 metri ad essere interamente in territorio italiano.

A dominare il paesaggio di alta quota sono i ben 59 ghiacciai che caratterizzano il Parco, più estesi sul versante valdostano. Il limite delle nevi perenni si attesta intorno ai 3mila metri, mentre a quote inferiori la montagna si ammanta di boschi di larici, abeti rossi e pini cembri. La flora dei prati alpini è punteggiata di genziane, stelle alpine e rododendri.

Cosa fare in estate nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

L’estate è il momento migliore per visitare il Gran Paradiso. Con il bel tempo e i sentieri liberi dalla neve, la fitta rete sentieristica del Parco si trasforma nell’attrazione principale per tutti gli amanti del trekking alpino.

Camminando sui numerosi percorsi disponibili, non è raro imbattersi nella tipica fauna presente nel Parco, dato che, peraltro, esso ospita una delle popolazioni di stambecchi alpini più consistenti d’Europa: si stima una presenza tra i 2500 e i 3500 esemplari. Camosci e marmotte sono altrettanto numerosi: difficile percorrere qualsiasi sentiero senza imbattersi nel loro fischio caratteristico o scorgerle ritte sulle rocce di guardia alla tana.

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Una marmotta dalla tana pittoresca

Oltre alle escursioni a piedi, il parco offre numerose possibilità per il cicloturismo su percorsi sia asfaltati che sterrati, adatti a livelli diversi di allenamento.

Una tappa imperdibile per chi visita il Parco con la famiglia, poi, è il Giardino Botanico Alpino Paradisia, situato a Valnontey, nella Valle di Cogne, a 1.700 metri di quota. Fondato nel 1955, ospita oltre 1500 specie di piante locali e importate; il periodo di maggior fioritura cade tra giugno e luglio, quando il giardino diventa uno spettacolo di colori e profumi.

Tre escursioni da non perdere nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Come detto, l’attività principale nel Parco Nazionale del Gran Paradiso è il trekking. Soprattutto sul versante valdostano, l’area protetta rappresenta una sorta di università dell’escursionismo alpino: sebbene esistano percorsi adatti a tutti i livelli di allenamento, molti itinerari prevedono salite impegnative che portano a quote importanti, dove l’aria si fa più rarefatta, il cielo più azzurro e i panorami di cui si gode durante la salita e all’arrivo sempre più preziosi.

Da Valnontey al Rifugio Sella

Uno dei classici del Parco del Gran Paradiso. Si parte da Valnontey, nella Valle di Cogne, a circa 1.700 metri di quota, e si risale il vallone fino al Rifugio Vittorio Sella (2.584 metri), percorrendo un sentiero ben tracciato che attraversa prima i boschi di larici e poi si apre sulle ampie, spettacolari praterie d’alta quota.

La lunghezza complessiva è di circa 8 chilometri per un dislivello positivo di circa 900 metri, con un tempo di percorrenza di circa tre ore in salita. È un’escursione tosta, ma non impossibile: basta un minimo di preparazione per poterla affrontare.

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Il Lago del Lauson

Ciò che rende questa escursione speciale è prima di tutto il paesaggio, con lo sguardo sui ghiacciai in testa alla valle. Le probabilità di imbattersi in stambecchi, marmotte e camosci sono piuttosto alte, specie nelle vicinanze del Lago del Lauson, un piccolo ma affascinante specchio d’acqua non lontano dal rifugio, incastonato in uno scenario incredibile, con diversi ghiacciai visibili tutto attorno e, solitamente, una incipiente fioritura di genziane, viole e primule sulle sue sponde.

Dal Piano del Nivolet al Lago Rosset

Raggiungibile sia a piedi che con le navette gratuite del Parco, il Piano del Nivolet rappresenta uno degli altopiani più affascinanti di questo angolo dell’arco alpino. Si sviluppa per oltre sei chilometri, a circa 2.500 metri di altitudine, nel cuore del versante piemontese del parco, lungo la Valle dell’Orco.

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Un angolo del Piano del Nivolet

L’ambiente è quello tipico delle zone in quota: vi si trovano laghi alpini alimentati da nevaietti e ghiacciai, il piccolo e impetuoso torrente chiamato Dora del Nivolet, prati umidi dove proliferano specie di piante adattate agli ambienti estremi. Una traversata panoramica consente di percorrere l’intero altopiano con una balconata continua sulla Valle Orco: un itinerario adatto anche a escursionisti senza esperienza, con dislivelli contenuti e scorci di rara bellezza.

Per chi invece non si accontenta della passeggiata lungo il piano, si può affrontare la breve salita al Lago Rosset, circa 500 metri più in alto, percorrendo un sentiero impegnativo in salita lungo poco più di due chilometri. Si arriva così in un luogo speciale, più appartato, un ulteriore balcone con una vista privilegiata sulle cime tutt’attorno, con al centro un piccolo e affascinante specchio d’acqua.

I più allenati possono anche proseguire per ulteriori tre chilometri fino a raggiungere il Col Rosset, dove passa il confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, a 3.023 metri di altitudine.

Le Cascate di Lillaz

Per chi cerca un’escursione accessibile, adatta anche ai bambini, il percorso ad anello delle Cascate di Lillaz, in Val di Cogne, è l’itinerario ideale.

Si parte dal piccolo villaggio di Lillaz, a pochi chilometri da Cogne, e ci si incammina lungo un sentiero che risale il corso del torrente Urtier, accompagnati dal fragore dell’acqua che scende a balzi spettacolari, per oltre 150 metri complessivi di salti.

Il percorso è breve, circa 4 chilometri lungo un anello, ed è alla portata di tutti. Dal parcheggio ci vogliono appena una decina di minuti per raggiungere la cascata inferiore, poi da qui inizia la salita che porta in breve tempo a visitare gli altri due bei salti del corso d’acqua. L’ambiente naturale è veramente unico e le acque fredde del torrente contribuiscono ad abbassare la temperatura nelle circostanze, regalando una piacevole frescura, ideale nei momenti più caldi dell’estate.

Dove andare in vacanza a luglio in Italia, 6 mete sorprendenti

13 juin 2026 à 12:00

Luglio è il mese in cui l’estate entra davvero nel vivo e la voglia di partire si fa più forte, ma non sempre la vacanza perfetta coincide con le mete più affollate o con le spiagge più celebri: l’Italia, in questo periodo, offre anche luoghi più appartati e sorprendenti, dove alternare giornate nella natura, passeggiate nei borghi, escursioni panoramiche e momenti di puro relax.

Dalle vallate verdi dell’Abruzzo alle montagne del Friuli Venezia Giulia, dai borghi nascosti del Lazio alle acque cristalline della Sardegna, fino ai paesaggi spettacolari della Basilicata, ecco alcune idee per una vacanza di luglio diversa dal solito.

Un nuovo trekking a lunga distanza ispirato alla mitologia debutta in Europa (e sarà pazzesco)

9 juin 2026 à 16:00

Gli amanti del trekking avranno un nuovissimo sentiero da inserire nella prossima avventura di viaggio. Entro la fine del 2026 è prevista l’apertura di un itinerario escursionistico destinato a diventare una delle novità outdoor più interessanti d’Europa: la Grande Randonnée de Pays delle Ardenne. Si tratta di un percorso ad anello di ben 350 chilometri che attraverserà due Paesi, Francia e Belgio, offrendo un viaggio immersivo tra foreste, laghi, villaggi storici e antiche leggende.

In un anno particolarmente ricco di nuove proposte dedicate al turismo lento e alle escursioni, questo sentiero si distingue per una caratteristica speciale: è ispirato alla mitologia locale e alla figura di Arduinna, la dea celtica protettrice della foresta. Un mix di natura, storia e folklore che promette di conquistare sia gli escursionisti più esperti sia chi desidera scoprire le Ardenne con un approccio più rilassato.

Un nuovo itinerario di 350 km tra Francia e Belgio

La Grande Randonnée de Pays delle Ardenne si svilupperà lungo un anello di 350 chilometri attraverso uno dei territori più verdi e suggestivi dell’Europa occidentale. L’apertura ufficiale è prevista per settembre 2026, quando gli appassionati potranno finalmente percorrere questo nuovo cammino transfrontaliero che collega le Ardenne francesi e belghe.

Nonostante la lunghezza considerevole, il percorso è stato progettato per essere accessibile a un pubblico ampio. L’intero itinerario è infatti suddiviso in 15 tappe, con una media di circa 23 chilometri al giorno. Questa organizzazione consente di affrontare il trekking gradualmente, scegliendo segmenti più semplici oppure completando l’intero anello in più giorni.

I livelli di difficoltà variano da tratti adatti ai principianti fino a sezioni più impegnative, pensate per chi cerca una sfida maggiore. Inoltre, lungo il percorso saranno disponibili diverse strutture ricettive, rendendo l’esperienza più confortevole e accessibile anche a chi non è abituato ai lunghi trekking in autosufficienza.

Il nuovo sentiero si integra inoltre con alcuni percorsi già esistenti, sovrapponendosi in parte al GRP Argonne e al GRP Ardennes-Meuse. Una caratteristica che permetterà agli escursionisti di combinare diversi itinerari e ampliare ulteriormente l’esperienza di viaggio.

Tra foreste, villaggi storici e la leggenda della dea Arduinna

Uno degli aspetti più affascinanti del nuovo trekking è senza dubbio il suo legame con la mitologia delle Ardenne. L’itinerario prende ispirazione da Arduinna, antica divinità celtica associata alle foreste e considerata la protettrice di questa vasta regione naturale.

Seguendo il percorso, gli escursionisti attraverseranno la spettacolare foresta delle Ardenne, caratterizzata da paesaggi incontaminati, laghi scintillanti e una ricca biodiversità. Non sarà raro avvistare cervi e altre specie selvatiche che popolano quest’area remota e poco urbanizzata.

Il cammino offrirà anche numerose occasioni per scoprire il patrimonio culturale locale. Tra le tappe più interessanti spicca Sedan, cittadina francese famosa per la sua imponente fortezza storica. Il percorso attraverserà inoltre borghi pittoreschi come Signy-l’Abbaye e Rocroi, luoghi dove storia, tradizioni e leggende si intrecciano da secoli.

Secondo gli organizzatori, la Grande Randonnée de Pays permetterà di esplorare un territorio fatto di natura straordinaria, racconti affascinanti e incontri autentici. Un’esperienza che punta a valorizzare uno degli angoli più suggestivi e meno conosciuti della Francia e del Belgio, trasformando un semplice trekking in un vero viaggio attraverso il cuore leggendario delle Ardenne.

Il nuovo Grande Randonnée de Pays delle Ardenne aprirà nel 2026
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Paesaggio urbano di Sedan nelle Ardenne francesi

Toscana tra primavera ed estate: le escursioni più belle nel Parco della Maremma

2 juin 2026 à 12:00

Difficilmente apparirà amara, questa Maremma. Non come la voleva la canzone tradizionale, Maremma Maremma, ispirata all’opera di bonifica di questo ampio territorio a sud della Toscana, una vasta area pianeggiante sul litorale, un tempo caratterizzata da paludi, miseria, malaria: Tutti mi dicono maremma maremma/Ma a me mi sembra una maremma amara/L’uccello che ci va perde la penna/Io c’ho perduto una persona cara.

Oggi è il luogo di incontro di mare e collina: grazie al Parco Regionale della Maremma si può vivere in prima persona un ambiente in cui è possibile camminare lungo la costa per chilometri, tra una profumata vegetazione mediterranea, in mezzo a sparute tracce dell’antichità e una fauna ricchissima: cinghiali, daini e uccelli marini che pattugliano il litorale.

Tra la fine della primavera e i primi mesi dell’estate il clima si fa ideale per esplorare il Parco. Le numerose passeggiate ed escursioni della rete sentieristica che lo attraversano consentono di esplorare angoli di natura selvaggia tra fiori colorati, il verde argentato degli ulivi, il blu del Mar Tirreno. Il Parco propone itinerari adatti a ogni livello di allenamento e a ogni tipo di curiosità, dal birdwatcher appassionato all’escursionista che cerca semplicemente un spiaggia solitaria sul mare da raggiungere a piedi.

Il Parco della Maremma: cos’è, dove si trova e come arrivare

Il Parco Regionale della Maremma si estende lungo la costa tirrenica della Toscana, nel territorio della provincia di Grosseto. Il suo perimetro abbraccia una striscia di litorale che va dalla foce del fiume Ombrone, secondo corso d’acqua più lungo della regione, fino alla cittadina di Talamone, che sorge su un promontorio roccioso a dominare l’omonima baia.

Al suo interno si trova la catena dei Monti dell’Uccellina, punteggiata dai ruderi delle antiche torri di avvistamento che per secoli hanno sorvegliato questa costa. Spesso, peraltro, ci si riferisce comunemente al Parco come al Parco dell’Uccellina, appunto.

Il punto di riferimento per chi vuole visitare il Parco è il Centro Visite di Alberese, dove è possibile acquistare i biglietti di ingresso, ritirare le mappe e, per alcuni itinerari, prenotare le visite guidate.

L’ingresso al parco è sempre a pagamento, con un prezzo diverso a seconda del percorso che si desidera intraprendere. Solo la spiaggia di Marina di Alberese è considerata di libero accesso per la balneazione.

Cala di Forno

Cala di Forno è una destinazione simbolo per il Parco della Maremma. Un percorso di difficoltà medio-alta, lungo circa 17 chilometri totali, con un tempo di percorrenza indicativo di quattro ore, che conduce a una spiaggia dal fascino selvaggio e unico, spesso luogo ideale per l’insolito avvistamento di animali del bosco sulla sabbia e in riva al mare, come volpi, daini e cinghiali.

Il cammino attraversa dapprima la pineta granducale, uno dei boschi artificiali più suggestivi della Toscana, voluto dai Lorena nel Settecento per proteggere le aree interne dai venti marini. Costeggiando il canale dello Scoglietto si raggiunge l’uliveto monumentale di Collelungo, che ha un’età stimata oltre i quattrocento anni. Da qui, superato un piccolo cancello di legno, il sentiero entra nella zona di riserva integrale del Parco e si immerge nel versante meridionale delle colline dell’Uccellina, il più soleggiato e profumato, battuto dal sole per quasi tutta la giornata tra grandi cespugli di cisto e rosmarino.

L’escursione procede con il mare costantemente in vista, dominando dall’alto una striscia di spiaggia sabbiosa lunga e integra, senza una costruzione. L’arrivo alla piccola insenatura di Cala di Forno è un piccolo spettacolo dopo il lungo cammino: una caletta raccolta, frequentata oggi principalmente da daini e cinghiali, le cui tracce si notano comunemente sulla sabbia.

Alle spalle della spiaggia si trova il lungo edificio della dogana del Granducato di Toscana, costruito alla fine del Settecento, a testimoniare un passato in cui questa cala era il porto dell’abbazia medievale di San Rabano e un approdo di rilevanza commerciale, segnalato dalle principali carte nautiche italiane già dal Rinascimento.

Salto del Cervo

L’itinerario C1 del Parco è denominato Salto del Cervo, dal nome della stretta e spettacolare cala a cui conduce.  È un percorso tosto, di circa 11 chilometri, che non lesina un paio di dure salite e che attraversa la catena dell’Uccellina dalla pianura fino a una spiaggetta solitaria sul mare, con vista sull’isola del Giglio.

Il sentiero C1 inizia salendo dolcemente tra ordinatissimi filari di ulivo, prima di superare la rete di protezione delle coltivazioni dagli animali selvatici e immergersi nel bosco. Si raggiunge rapidamente la Torre Bassa, costruita nell’anno 1100 dagli Aldobrandeschi come parte del sistema difensivo del Castello di Collecchio, oggi scomparso.

Da qui ci si inerpica lungo un vallone coperto da una bella lecceta, incontrando a metà percorso le rovine di un piccolo insediamento medievale abitato tra il Mille e la fine del Trecento: si riconoscono i resti di una piccola chiesa romanica, di un’abitazione con cortile, e persino di un forno da pane in pietra costruito dai carbonai dell’Amiata che trascorrevano qui i mesi invernali.

Cala Salto del Cervo nel Parco della Maremma Toscana
Lorenzo Calamai
L’arrivo al Salto del Cervo

La salita più impegnativa è ricompensata dall’arrivo al Poggio delle Sugherine, dove un’altana in legno offre un panorama a 360 gradi: verso l’interno fino al Monte Amiata, verso il mare fino alla lontana Corsica. Si affronta poi la discesa finale verso il mare, con la macchia mediterranea bassa attorno ai camminatori in uno scenario vagamente lunare.

La cala è stretta tra la scogliera, con una piccola striscia di sabbia, grandi tronchi sbiancati dal mare e scogli bassi che entrano in acqua: un luogo solitario e magico dove godere della fatica fatta per raggiungerlo.

Bocca d’Ombrone

Per chi preferisce un’escursione meno impegnativa ma di grande suggestione paesaggistica, la passeggiata A7 a Bocca d’Ombrone è la scelta perfetta. Un itinerario di circa cinque chilometri, tutto pianeggiante e senza difficoltà, che può essere percorso anche in bicicletta e che regala uno dei panorami più potenti di tutto il Parco.

Il percorso parte dalla strada per Marina di Alberese e si apre subito in un tratto rettilineo che contrappone un mare impetuoso che si infrange sugli scogli alla grande pianura maremmana, con una vegetazione peculiare, uccelli di ogni tipo e le mandrie di bovini storicamente allevati qui.

bocca d'ombrone nel parco della maremma
Lorenzo Calamai
Il panorama naturale unico nei pressi di Bocca d’Ombrone, nel Parco della Maremma

L’arrivo alla foce dell’Ombrone, il secondo fiume più lungo di Toscana, è suggestivo. Qui il fiume e il mare si incontrano, si assiste a un duello geologico che dura da migliaia di anni tra l’acqua limacciosa del fiume che si allunga nel Tirreno, distribuendo i sedimenti sulle spiagge attraverso le correnti costiere, e il mare che lentamente si riprende lo spazio ceduto dalla pianura.

Dietro il Casello idraulico, un antico edificio di controllo delle acque, un breve sentiero porta a un capanno per il birdwatching. La zona salmastra dove si incontrano le acque è infatti un paradiso per gli uccelli migratori, che la popolano ben felici.

Cannelle

Meno conosciuto e frequentato degli itinerari precedenti è il percorso Le Cannelle, nella parte meridionale del Parco, non lontano da Talamone: quasi nove chilometri con alcune asperità altimetriche, percorribile esclusivamente con guida e su prenotazione contattando il Centro Visite di Alberese.

Il cammino inizia dalle rovine di due grandi cisterne romane e sale lungo un antico percorso doganale tra una macchia alta di lecci, raggiungendo il Semaforo, un ex punto di avvistamento militare da cui si apre un primo magnifico panorama sulla costa rocciosa del Parco, dalla Torre di Capo d’Uomo fino a nord.

Il sentiero prosegue poi sulla cresta, con vedute che si aprono contemporaneamente sul mare e sull’entroterra, fino a Punta del Corvo, secondo punto panoramico da cui lo sguardo spazia su Tirreno, Argentario, Elba, Giglio e, nelle giornate più limpide, fino a Montecristo e alla Corsica.

Toscana, Parco della Maremma: il sentiero per la Cala Salto del Cervo con vista sul Monte Argentario e Arcipelago Toscano
Veduta sull’Argentario e l’Isola del Giglio dal Parco della Maremma

Da qui la discesa verso il mare è quasi continua, su un comodo sentiero. L’arrivo alla baia delle Cannelle avviene su quello che potrebbe essere un antico approdo etrusco: sullo scoglio piatto che si protende nel mare si trovano ancora tracce di un forno per la fusione dei minerali ferrosi provenienti dall’isola d’Elba, a testimoniare una storia lunghissima di frequentazione umana di questa costa.

Ponte del 2 giugno last minute: 8 idee in Italia per un weekend tra arte, cultura e sapori

31 mai 2026 à 07:30

Gli italiani amano “i ponti”, ma non quelli in ferro e cemento, come si potrebbe pensare… Quelli delle vacanze! E, non a caso, il ponte del 2 giugno è uno di quei momenti dell’anno che arrivano a inaugurare la bella stagione, proprio ora che mezza Italia sta già sentendo temperature da estate piena. Non tutti però sono pronti, c’è chi ha organizzato tutto mesi fa e chi, invece, si ritrova a pochi giorni dalla partenza a cercare ispirazione. Meno male, dunque, che non serve prendere un aereo e volare per km solo per vivere un fine settimana speciale, anzi, a volte il divertimento è più vicino di quel che si possa pensare.

Tra aperture straordinarie, mostre, rievocazioni storiche, musei a tariffa ridotta, escursioni e festival gastronomici, l’Italia ha tantissime opportunità per concedersi una pausa di inizio estate. Dal fascino delle dimore storiche lombarde ai percorsi culturali tra Torino e Varese, passando per l’Emilia-Romagna della fotografia e le esperienze sul mare di Genova, ecco alcune delle idee più interessanti per organizzare un ponte del 2 giugno last minute.

Tuffo nell’Ottocento a Villa Arconati

Per chi sogna atmosfere da romanzo storico ed è un fan di Bridgerton, Villa Arconati, sontuosa dimora alle porte di Milano, propone un evento in grado di trasportare i visitatori indietro nel tempo. Domenica 31 maggio torna infatti “Rose di Maggio”, il Gran Ballo Ottocentesco organizzato nell’ambito del progetto Il Filo della Storia.

Villa Arconati, ballo ottocento
Ufficio Stampa
Il Gran Ballo a Villa Arconati

Nella splendida Sala da Ballo della villa e nei giardini storici si esibiranno circa sessanta danzatori in abiti d’epoca che daranno vita a promenade e coreografie ispirate al periodo risorgimentale. Un’occasione originale per visitare una delle più affascinanti ville di delizia lombarde e immergersi nell’eleganza del XIX secolo.

Musei e grandi mostre a Torino

Chi desidera dedicare il ponte all’arte può approfittare dell’apertura straordinaria dei principali musei torinesi. GAM, MAO e Palazzo Madama resteranno aperti anche nei giorni festivi e il 2 giugno offriranno l’ingresso a tariffa ridotta alle collezioni permanenti e alle esposizioni temporanee.

Palazzo Madama Torino
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Palazzo Madama a Torino

Tra gli appuntamenti più attesi spiccano anche la mostra dell’artista giapponese Chiharu Shiota al MAO, le esposizioni dedicate al Novecento alla GAM e i percorsi culturali ospitati da Palazzo Madama. Un itinerario ideale per chi vuole trascorrere una giornata tra arte contemporanea, storia e suggestioni internazionali.

Gita al Sacro Monte di Varese

Il ponte può trasformarsi anche in un viaggio tra spiritualità, panorami e tesori poco conosciuti. Il 2 giugno il Sacro Monte di Varese amplia gli orari di apertura della Casa Museo Pogliaghi, del Museo Baroffio e della Cripta del Santuario, con visite guidate comprese nel prezzo del biglietto.

Casa Museo Pogliaghi
Ufficio Stampa
La Casa Museo Pogliaghi

La vera sorpresa è la Casa Museo Pogliaghi, una dimora eclettica che custodisce oltre 1.500 opere d’arte provenienti da tutto il mondo, tra reperti archeologici, collezioni orientali e il modello originale della celebre porta del Duomo di Milano. Il tutto lungo uno dei percorsi patrimonio Unesco più suggestivi della Lombardia.

Fotografie d’Emilia-Romagna

Per gli appassionati di fotografia, il ponte del 2 giugno offre una straordinaria occasione per attraversare l’Emilia-Romagna seguendo un vero e proprio itinerario culturale (persino in bicicletta!). A Ravenna infatti ha appena aperto la nuova galleria permanente dedicata a Paolo Roversi, uno dei fotografi italiani più celebri al mondo.

Ravenna aderisce al modello DestinationPay di Copenaghen
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In bici a Ravenna, Piazza del Popolo

Bologna ospita invece importanti esposizioni dedicate a Saul Leiter, Ruth Orkin, Frida Kahlo e Agnès Varda. A Reggio Emilia continuano le mostre di Fotografia Europea, mentre Ferrara celebra Vasco Rossi attraverso gli scatti di Guido Harari.

All’Acquario di Genova

Chi viaggia con bambini o semplicemente ama il mare può puntare su Genova e sulle iniziative speciali del suo rinomato Acquario. Tra le esperienze più entusiasmanti c’è CrocierAcquario, che abbina la visita alla struttura a un’escursione in battello nel Santuario Pelagos alla ricerca di delfini e cetacei. Non mancano poi visite guidate dietro le quinte, incontri ravvicinati con pinguini e delfini e la nuova area dedicata al Mediterraneo profondo, nata in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Per le famiglie, infine, la visita può essere completata con una tappa alla Città dei Bambini e dei Ragazzi, il primo experience museum italiano dedicato ai cinque sensi.

Esterno Acquario e Città dei Bambini, Genova
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L’Acquario di Genova

Sagre, street food e festival da Nord a Sud

Per molti il vero viaggio passa dal cibo – e come biasimarli! Durante il ponte del 2 giugno, da Nord a Sud, tornano alcune delle manifestazioni gastronomiche più amate della stagione. In Lombardia si possono trovare eventi dedicati allo street food e alle cucine internazionali, mentre tra Emilia-Romagna, Toscana e Sud Italia si susseguono sagre dedicate ai prodotti tipici locali, soprattutto, in questo periodo alle ciliegie (come la Sagra di Vignola).

Tra gli appuntamenti più originali spicca l’Asian Street Food Festival di Monza, in programma dal 29 maggio al 2 giugno nei Boschetti Reali, lo storico parco che affianca la Villa Reale. Per cinque giorni il festival propone un vero viaggio gastronomico attraverso l’Asia, con food truck dedicati a Giappone, Corea, Cina, Thailandia e Vietnam, oltre a spettacoli, musica, workshop e attività culturali a ingresso gratuito. La location si trova lungo la Passeggiata Eugenio di Beauharnais, nel cuore dei Boschetti Reali, uno degli angoli più eleganti e verdi della città.

Milano e i suoi eventi

Chi resta a Milano può scegliere eventi in un calendario particolarmente ricco tra cultura, musica e appuntamenti all’aria aperta. Il centro meneghino si anima con le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica, visite gratuite in alcuni luoghi istituzionali e numerosi eventi diffusi tra piazze e quartieri.

Tra le idee più interessanti ci sono le mostre temporanee, i concerti open air, gli eventi alla Darsena e all’Idroscalo e i mercati dedicati all’artigianato e al design. Chi preferisce una giornata culturale può approfittare anche delle aperture straordinarie e degli ingressi gratuiti previsti in diversi musei statali il 2 giugno.

Roma, Frecce Tricolori e musei gratuiti

Per chi si trova nella Capitale, il 2 giugno rappresenta uno dei momenti più suggestivi dell’anno. Le celebrazioni per la Festa della Repubblica animeranno il centro storico con la tradizionale parata militare e il passaggio delle Frecce Tricolori sopra i cieli di Roma. A rendere ancora più interessante la giornata sarà l’apertura gratuita di numerosi musei statali e siti archeologici, dal Pantheon a Castel Sant’Angelo, passando per Palazzo Barberini, la Galleria Corsini e il Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Monferrato, la Provenza d’Italia, si tinge di lilla: dove ammirare i campi di lavanda

28 mai 2026 à 07:30

È tornato quel momento dell’anno in cui i profumatissimi fiori di lavanda tingono tutto di viola trasformando i luoghi che li accolgono in paesaggi che sembrano uscire dalle pennellate di un pittore impressionista.

Succede anche in quella che viene chiamata “Provenza d’Italia“: tra le colline verdeggianti e i vigneti che germogliano, il Monferrato accoglie così la fioritura della lavanda, che fino a luglio trasforma questo meraviglioso territorio tutelato dall’UNESCO nell’itinerario perfetto per una gita fuori porta all’insegna dell’incanto.

Le Isole di Brissago tornano a stupire per l’estate con i loro giardini da sogno sul lago Maggiore

27 mai 2026 à 07:30

Nel cuore del lago Maggiore, esiste una coppia di piccole isole che sembrano appartenere a un altro mondo: luoghi fiabeschi fatti di palme, fioriture subtropicali, profumi mediterranei e sentieri sospesi sull’acqua. Sorgono a due passi dal Belpaese, nella Svizzera italiana, in particolare tra Ascona e Locarno e con la riapertura dei loro giardini botanici si trasformano nella meta più sorprendente dell’estate.

Le Isole di Brissago hanno riaperto alle visite per la stagione 2026 (fino al 18 novembre) e questo è il momento perfetto per organizzare una gita tra scorci sul lago, ville storiche e oltre 1.700 specie botaniche provenienti da tutto il mondo. La particolarità? Delle due isole se ne visita solo una, facilmente raggiungibile via acqua e trasformata in un piccolo paradiso verde galleggiante.

Cosa vedere alle Isole di Brissago

Il cuore dell’isola maggiore, San Pancrazio (chiamata anche Isola Grande), è un parco botanico di circa 2,5 ettari dove crescono specie che normalmente in Svizzera non sopravviverebbero. Qui invece prosperano all’aperto grazie al particolare microclima del lago Maggiore.

Per visitare questa meraviglia si passeggia attraverso ambientazioni ispirate alle cinque aree del mondo dal clima mediterraneo: dal bacino del Mediterraneo alla California, passando per Sudafrica, Australia occidentale e Cile centrale. Tra agavi, palme, eucalipti e fioriture esotiche, sembra quasi di viaggiare tra continenti diversi nel giro di poche centinaia di metri: un paesaggio che incanta.

Tra gli edifici simbolo dell’isola c’è Villa Emden, elegante residenza costruita negli Anni ’20 dal barone Max Emden. Oggi ospita un hotel-ristorante con terrazze panoramiche direttamente sull’elegante specchio d’acqua.

Il verde unico delle isole di Brissago, Svizzera
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Il giardino subtropicale dell’Isola Grande di Brissago, Svizzera

Nei weekend e nei giorni festivi il biglietto d’ingresso comprende anche una breve visita guidata botanica, perfetta per capire meglio la storia del parco e le caratteristiche delle specie più rare. Un dettaglio interessante soprattutto per chi esplora l’isola per la prima volta e vuole andare oltre la semplice passeggiata panoramica.

Uno degli aspetti più belli delle Isole di Brissago è il continuo dialogo tra vegetazione e paesaggio lacustre. I percorsi sono semplici, pianeggianti e adatti anche alle famiglie, e regalano scorci continui sulle montagne del Locarnese e sulla sponda del Gambarogno.

Biglietti e come visitarle

Per visitare le Isole di Brissago è necessario acquistare l’ingresso al parco botanico e il biglietto del battello. L’ingresso costa circa 10,40 euro per gli adulti (10 franchi svizzeri), mentre è gratuito per bambini e ragazzi fino a 16 anni. A questi costi va aggiunto quindi il battello: il biglietto andata e ritorno da Locarno parte da circa 20,60 euro a persona, mentre da Ascona il tragitto è più breve e generalmente più economico.

Sull’isola si possono utilizzare carte di credito, Twint e anche euro, anche se l’eventuale resto viene restituito in franchi svizzeri.

Come raggiungere le Isole di Brissago

Le Isole di Brissago si trovano nel bacino svizzero del lago Maggiore e sono raggiungibili esclusivamente via acqua. I battelli partono da Locarno, Ascona, Porto Ronco, Brissago e San Nazzaro. In particolare, da Ascona bastano circa 15-20 minuti di navigazione, mentre da Locarno il viaggio dura fra 40 minuti e un’ora, trasformandosi nell’occasione perfetta per fare una piacevole crociera panoramica sul lago.

Il colosso turchese incastonato tra le pieghe rocciose del Canton Glarona: il Limmernsee

29 avril 2026 à 16:00

Sospingere lo sguardo oltre le creste del Canton Glarona, in Svizzera, equivale a incontrare una visione cromatica che pare provocare la logica. Il Limmernsee, che ha il talento dei luoghi che sorprendono già dal nome, è un lago artificiale ad alta quota incastonato in una conca severa di pietra e neve. Con acqua turchese intensa, pareti ripide, vette che chiudono l’orizzonte e aria tagliente persino in piena estate, può essere raggiunto attraversando una lunga galleria tecnica scavata nella montagna, un passaggio legato agli impianti idroelettrici della zona che trasforma l’escursione in qualcosa di speciale.

Il Limmernsee viene spesso chiamato anche Limmerensee secondo la grafia tedesca, mentre in altre lingue si incontra talvolta Limmernsee Lake per uso turistico internazionale. Qualunque nome si scelga, resta uno dei paesaggi più scenografici della Svizzera meno raccontata, anche perché si fa notare dopo quasi ben 3 km di traversata nel buio.

Caratteristiche del Limmernsee e storia della sua formazione

Limmernsee si trova nella parte più interna della Limmerntal, valle laterale del Canton Glarona meridionale. Il lago occupa l’antico fondovalle del Limmernbach, torrente alimentato dalle nevi e dai ghiacciai circostanti. Tra questi meritano una menzione il Griessgletscher e il Limmerngletscher, distesi sul versante settentrionale del Bifertenstock, cima poderosa che raggiunge 3419 m.

Il bacino attuale nasce però dall’intervento umano: è stato creato per il sistema energetico Linth-Limmern, una delle opere idroelettriche più importanti della Svizzera. L’acqua raccolta in quota viene sfruttata per la produzione elettrica attraverso un articolato complesso di condotte, centrali e invasi. In un Paese montuoso con forti dislivelli, l’energia idrica rappresenta da decenni una risorsa strategica.

Diga del Limmernsee, Svizzera
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La grande diga del Limmernsee

La diga del Limmernsee colpisce per misure e posizione. Vi basti pensare che è ad arco, alta 146 m, lunga 370 m in sommità e larga 9 m nella parte superiore. Alla base raggiunge spessori molto maggiori per sostenere la spinta dell’acqua, mentre la capacità del suo serbatoio supera i 92 milioni di m³. Numeri notevoli che, letti sul posto, acquistano peso reale.

Attorno al lago si alza un anfiteatro montano emozionante: a ovest compaiono i rilievi del gruppo del Selbsanft oltre i 3.000 metri; a nord si impone il Muttenchopf, a est il Muttenstock e le Muttenbergen, mentre verso sud-est spunta il Kistenstöckli. Cime dure, frastagliate, spesso ancora segnate da nevai tardivi.

Il colore dell’acqua merita un cenno specifico, perché quel turchese intenso deriva dalla farina glaciale, finissimo sedimento minerale trasportato dalle acque di fusione. La luce riflessa da queste particelle regala tonalità lattiginose e brillanti, diverse secondo sole, nuvole e stagione.

Cosa vedere e cosa fare al Limmernsee

L’esperienza classica inizia con la funivia Tierfehd-Chalchtrittli. Già la salita prepara l’atmosfera, con il bellissimo fondovalle che resta in basso mentre la linea degli alberi arretra e la montagna prende il comando.

Arrivati alla stazione superiore, molti scelgono la galleria interna invece del sentiero esterno. Si tratta di un’opzione consigliata, perché attraversare quel tunnel di servizio lungo circa 2750 m aggiunge carattere all’itinerario. Bisogna però essere consapevoli che serve una torcia perché l’illuminazione appare scarsa in certi tratti, così come scarponi con buona suola e uno strato caldo.

Poco prima dell’uscita conviene cercare la deviazione segnalata verso la diga, in quanto bastano pochi minuti per raggiungere uno dei punti più forti dell’area: da una parte la parete del muro artificiale, dall’altra il lago stretto tra montagne scure. Il visitatore, quindi, si trova al cospetto di uno scenario che può essere definito cinematografico.

Raggiunta la riva del Limmernsee, il sentiero prosegue verso la Muttseehütte SAC a 2501 m. Qui il dislivello si fa sentire per via della presenza di una salita decisa, fondo alpino, tornanti e aperture continue sul bacino. A mano a mano che si guadagna quota, il lago cambia forma e diventa una lama turchese inserita nella pietra.

Vicino alla croce panoramica sotto il rifugio si trova uno dei punti fotografici più celebri. Da lassù la vista abbraccia diga, lago e catena montuosa in una sola inquadratura. Nelle ore centrali la luce accende l’acqua; con cielo velato domina invece un tono più drammatico.

Muttseehütte offre pernottamento, pasti e atmosfera tipica dei rifugi svizzeri ben organizzati. Restare una notte permette di vedere tramonto e alba in quota, spesso i momenti più intensi dell’intera uscita. Dopo il rientro dei visitatori giornalieri resta un silenzio quasi finto, che ogni tanto viene disturbato (ma in maniera piacevole) soltanto dal vento e da qualche campanaccio lontano.

Chi preferisce un giro ad anello può rientrare lungo il percorso esterno invece della galleria. Si tratta di una variante più aperta, con scorci continui sulla valle e sugli impianti.

Dove si trova e come arrivare

Limmernsee appartiene al comune di Glarus Süd, nel Canton Glarona, quindi Svizzera orientale. L’accesso principale passa da Tierfehd, piccola località di valle situata sopra Linthal. Per chi parte dall’Italia settentrionale il tragitto più pratico varia secondo provenienza, spesso via San Bernardino oppure via San Gottardo.

In auto si raggiunge Linthal e poi si prosegue verso Tierfehd. Presso la stazione di partenza si trova parcheggio utile agli escursionisti. Da qui inizia la Luftseilbahn Tierfehd-Chalchtrittli, funivia moderna automatizzata che conduce rapidamente da circa 805 m a 1860 m. Conviene controllare sempre orari aggiornati prima della partenza, perché in certi giorni la pausa di metà giornata può modificare il servizio.

Coloro che desiderano optare per i mezzi pubblici possono arrivare in treno fino a Linthal tramite la rete svizzera, famosa per puntualità ed efficienza. Da lì navette locali o taxi completano il trasferimento verso Tierfehd. Il periodo ideale per raggiungerlo va da fine giugno a inizio ottobre, secondo l’innevamento residuo e il meteo stagionale. Luglio e agosto garantiscono un accesso più semplice, settembre regala spesso aria limpida e colori più chiari. Dopo perturbazioni intense o nebbie basse il panorama può chiudersi rapidamente.

Il Limmernsee resta una meta speciale perché unisce natura estrema e ingegneria alpina in un solo racconto. Si entra nella montagna, si riemerge davanti a un lago quasi irreale e poi si sale ancora fino a dominare l’intera scena. Non sono affatto molti i luoghi che sanno costruire un ingresso tanto teatrale e poi mantenere la promessa fino all’ultimo passo.

Ponte del Primo maggio 2026 in Italia: dove andare tra eventi, festival e gite

18 avril 2026 à 12:30

Il ponte del Primo maggio 2026 cade in un momento perfetto: primavera piena, giornate lunghe, voglia di evasione e quello strano sentirsi energici (allergie al polline a parte). Eppure, quest’anno invece di puntare sulle solite mete generiche, la migliore mossa è scegliere una destinazione che abbia qualcosa da vivere in quei giorni precisi: un festival, un grande concerto, una fioritura spettacolare, un evento family-friendly o una festa locale che trasformi una semplice gita in un ricordo serio.

Dalle piazze più note alle spiagge invase da aquiloni, dai castelli con principesse e cultura pop ai borghi dove il tempo sembra rallentare, ecco dove andare in Italia per il ponte del Primo maggio 2026 con idee brillanti per adulti, bambini e gruppi di amici.

Roma e il Concertone del Primo maggio

Ci sono eventi che non hanno bisogno di presentazioni e il Concerto del Primo maggio di Roma è uno di questi, un classicone. In Piazza San Giovanni torna uno degli appuntamenti gratuiti più partecipati d’Italia, tra musica live, atmosfera collettiva e vibrazioni da grande festa urbana.

Il fascino di Piazza San Giovanni in Laterano
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Veduta notturna di Piazza San Giovanni in Laterano

Per il 2026 sono già stati annunciati i Litfiba nella storica formazione anni ’80 e anche Riccardo Cocciante, dettaglio che alza parecchio il livello nostalgia-meets-live experience. Il tema di quest’anno ruota attorno al lavoro dignitoso e ai diritti nell’era dell’intelligenza artificiale. Roma, in quei giorni, vale comunque il viaggio anche oltre il palco: passeggiate serali a Trastevere, colazione con vista su Colosseo, picnic nei parchi cittadini e quell’energia eterna che solo la Capitale sa dare.

Alba e Vinum 2026 nelle Langhe

Se il mood ideale è “fuga elegante con calice in mano”, allora la risposta è Alba. Qui torna Vinum, una delle manifestazioni enogastronomiche più amate del Nord Italia, con degustazioni diffuse nelle piazze, banchi d’assaggio e itinerari tra sapori piemontesi. L’edizione 2026 nelle Langhe è in programma il 25-26 aprile e 1-2-3 maggio, quindi perfetta per il ponte. Le piazze diventano una grande enoteca a cielo aperto e il contesto paesaggistico fa il resto. Intorno ad Alba, inoltre, ci sono colline da cartolina, piccoli relais, ristoranti incredibili e borghi dove rallentare sembra improvvisamente possibile.

Cervia e il Festival Internazionale dell’Aquilone

Chi cerca un evento scenografico e adatto a tutte le età dovrebbe guardare a Cervia. Il celebre Artevento, festival internazionale dell’aquilone, anima la spiaggia tra fine aprile e inizio maggio con creazioni giganti, colori nel cielo, performance e laboratori. Una spiaggia trasformata in un museo all’aperto sospeso tra vento e fantasia. Per i bambini è stupore immediato, per gli adulti è una pausa poetica e super instagrammabile. In più si aggiunge il fascino della Riviera fuori stagione: meno caos, clima spesso piacevole, pedalate sul lungomare e pranzi di pesce senza folla estiva.

Il Castello delle Sorprese: K-Pop, principesse e Harry Potter

Per chi cerca un’idea originale su cosa fare il 1° maggio 2026, il Castello delle Sorprese a Oleggio Castello, sul Lago Maggiore, è una proposta perfetta per famiglie con bambini. Nella scenografica cornice del Castello Dal Pozzo va in scena una giornata tra magia, principesse, scuola di magia, show K-Pop con le Huntrix, percorsi immersivi nella natura e attività sensoriali dedicate ai più piccoli. L’evento si svolge in più giornate (19, 25 e 26 aprile, oltre al 1° maggio 2026) con apertura dalle 10:00 alle 18:30. L’edizione 2026 punta anche sul relax per gli adulti, con aree benessere, meditazione e Yin Yoga nel parco: una gita fuori porta che unisce divertimento e pausa rigenerante.

Gardaland, Mirabilandia e i parchi a tema

A volte il ponte perfetto è semplicemente quello senza pensieri e senza troppe congetture. In quel caso i grandi classici funzionano sempre, soprattutto per chi cerca intrattenimento per tutta la famiglia. Gardaland resta una top choice per famiglie e gruppi, anche perché il Lago di Garda a maggio è stupendo. Mirabilandia è perfetto invece per chi vuole adrenalina e costa romagnola insieme. Cinecittà World unisce attrazioni e amore per il cinema nella Capitale, mentre per i più piccoli in Lombardia c’è anche Leolandia. Programma semplice, intrattenimento garantito, bambini felici e adulti che per una volta non devono organizzare tutto al millimetro: i parchi a tema sono una scelta vincente in questo caso.

Lago di Bolsena e Isola Bisentina

Per chi invece cerca un’esperienza più insolita, il ponte del Primo Maggio è anche il momento ideale per visitare la suggestiva Isola Bisentina, nel cuore del Lago di Bolsena, nel Lazio. Questo luogo normalmente poco accessibile apre con visite guidate su prenotazione, raggiungibile solo in battello da Capodimonte o Bolsena. Il percorso dura circa tre ore e permette di scoprire boschi incontaminati, cappelle rinascimentali, scorci sul lago e la celebre Malta dei Papi, l’antico carcere legato anche alla tradizione dantesca.

Isola Bisentina, Lazio
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L’Isola Bisentina vista dall’alto

Giardini italiani in fiore

Maggio è il mese in cui la natura italiana dà il meglio di sé e, se l’idea per il ponte del Primo maggio è rallentare e ricaricarsi, i giardini storici sono una scelta spesso sottovalutata ma davvero perfetta. Tra i luoghi più spettacolari ci sono i Giardini di Castel Trauttmansdorff, a Merano, in Alto Adige: un grande parco botanico con sentieri panoramici, terrazze affacciate sulle montagne e oltre ottanta ambientazioni vegetali provenienti da tutto il mondo.

giardino più green europa
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Giardini del Castello di Trauttmansdorff a Merano

Nel Lazio, tra Roma e Latina, i celebri Giardini di Ninfa regalano invece un’atmosfera quasi fiabesca, tra ruderi medievali avvolti dal verde, corsi d’acqua cristallini, ponticelli romantici e fioriture che in primavera raggiungono il massimo splendore. Per chi preferisce un mix tra eleganza e attività per tutta la famiglia, i Giardini della Reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino, presentano scenari monumentali, fontane, installazioni e spesso eventi speciali durante i ponti festivi.

Campi you-pick e tulipani tardivi

Chi vuole fare qualcosa di originale può puntare sui campi you-pick, sempre più diffusi soprattutto nel Nord Italia. La formula è semplice e geniale: si entra, si raccoglie personalmente ciò che si desidera e si vive una giornata immersi nella natura, perfetta anche per famiglie e coppie.

Il Campo di tulipani coloratissimi di Shirin, in Brianza
Ufficio Stampa
Il Campo di tulipani coloratissimi di Shirin, in Brianza

A inizio maggio si trovano ancora alcuni campi di tulipani aperti, come quelli di Shirin Tulipani a Ornago,  TuliPark a Milano e altri in diverse città italiane, oppure esperienze simili nei parchi floreali stagionali della Pianura Padana. In Lombardia e Veneto iniziano anche le prime raccolte di fragole, molto amate nei frutteti aperti al pubblico, mentre in Piemonte ed Emilia-Romagna non mancano aziende agricole che propongono raccolta diretta di ortaggi primaverili e prodotti freschi di stagione.

Borghi dove staccare la spina

Se l’obiettivo non è riempire l’agenda di cose da fare, ma semplicemente respirare meglio e staccare dal rumore quotidiano, i borghi italiani restano una delle risposte più efficaci al burnout moderno. In Veneto, sui Colli Euganei, Arquà Petrarca conquista con le sue stradine curate, le case in pietra e quell’atmosfera sospesa tra natura e silenzio elegante.

Arquà Petrarca
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Arquà Petrarca, tra i borghi più belli d’Italia

In Friuli-Venezia Giulia, Venzone è uno dei borghi medievali più affascinanti del Nord Italia, con mura antiche, piazze raccolte e un’identità fortissima che lo rende davvero unico. In Toscana, Pitigliano lascia senza parole già all’arrivo: arroccato sul tufo, scenografico e magnetico, è uno di quei luoghi che dal vivo colpiscono ancora più che in foto.

A Madeira riapre il più incredibile sentiero panoramico: un viaggio sospeso nel vuoto

18 avril 2026 à 09:00

Dopo due anni di chiusura, torna finalmente percorribile uno dei trekking più spettacolari d’Europa. Sull’isola portoghese di Madeira riapre il leggendario PR1 Vereda do Areeiro, un percorso sospeso tra creste vertiginose, tunnel scavati nella roccia e panorami mozzafiato dove sembra a tutti gli effetti di galleggiare sopra le nuvole.

Un ritorno attesissimo dagli escursionisti di tutto il mondo, dopo i gravi danni causati dagli incendi del 2024 che avevano reso necessaria una lunga e complessa opera di messa in sicurezza.

Dove andare a camminare ad aprile in Italia: 10 mete scelte per la primavera

24 mars 2026 à 13:50

Dice il proverbio: aprile, non ti scoprire. E invece è proprio il momento giusto per togliersi il giaccone, tirar su le maniche del maglione e partire per scoprire in cammino tutti gli angoli più belli d’Italia, in particolare quelli immersi nella natura che esplode di verde grazie all’avvento della primavera.

Se ancora è presto per affrontare le escursioni in quota, dove neve, temperature rigide e meteo incerto la fanno da padroni, ci sono tantissime destinazioni possibili lungo tutto l’arco dello Stivale per dedicarsi al trekking e affrontare una o più escursioni estremamente scenografiche, interessanti e appassionanti, scoprendo una dimensione dell’outdoor diversa. Anzi, per alcune destinazioni è preferibile scegliere la primavera al posto dell’estate: da un lato il minore affollamento, dall’altro un clima più mite e più adatto all’impegno fisico rendono spesso più godibili gli itinerari durante questa parte dell’anno.

Puglia: il Cammino del Salento

Il Cammino del Salento, in Puglia, è un cammino affascinante che attraversa uliveti secolari, muretti a secco e tratti costieri mozzafiato. Si svolge su più tappe e si può scegliere la variante preferita: la Via del Mare è lunga 115 chilometri e si svolge in cinque tappe, percorrendo la costa salentina, tra spiagge e pinete; la Via dei Borghi, 135 chilometri da affrontare in sei giorni, che attraversa invece l’entroterra e tanti paesini pittoreschi. Entrambe le varianti partono da Lecce, si riuniscono in corrispondenza della bianca Otranto e coincidono per le ultime tre tappe fino alla destinazione finale: Santa Maria di Leuca.

Ogni giorno si cammina tra sentieri sterrati e tratti di strada asfaltata, attraversando una natura silenziosa, varia e ricchissima, con spettacolari panorami marittimi a fare compagnia al viandante.

Appennino toscoemiliano: la Via degli Dei

L’ormai celebre Via degli Dei porta gli escursionisti da Bologna a Firenze, attraversando l’Appennino toscoemiliano per scoprire un contesto naturale in piena esplosione primaverile, spesso immerso in fitti boschi che si aprono poi in ampi panorami una volta giunti sul crinale.

Aprile è ideale per affrontarlo: le temperature sono fresche ma piacevoli, e i sentieri si animano di verde, di fiori e di profumi. Il percorso può essere effettuato in un numero variabile di tappe, da quattro a sei, a seconda del livello escursionistico e del ritmo con cui si intende procedere.

In Sardegna per il Selvaggio Blu

Il Selvaggio Blu è considerato uno dei trekking più spettacolari d’Europa: è un cammino di più giorni che si snoda lungo la costa orientale della Sardegna, nella zona dell’Ogliastra.

È un percorso molto impegnativo, con tratti che richiedono capacità di arrampicarsi e calate in corda, lungo 40 chilometri e affrontato solitamente in cinque giorni, ma che sa regalare panorami ed esperienze del tutto unici.

Si parte da Pedra Longa, nel comune di Baunei: un irto faraglione di roccia calcarea a strapiombo sul mare che è una sorta di anticipazione di ciò che attende gli audaci escursionisti. Falesie impressionanti, rocce spettacolari, antichi ovili e sentieri noti solo ai pastori, boschi di lecci secolari, macchia mediterranea, spiagge incontaminate: ingredienti di un’esperienza unica che in primavera regala il meglio.

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La spettacolare Pedra Longa, all’avvio del Selvaggio Blu

Marche: escursioni sul Monte Conero

Il Monte Conero si affaccia su un tratto del Mar Adriatico baciato dal sole e dalla bellezza, nel pieno delle Marche. Si tratta di una meta ideale per escursioni primaverili dal carattere panoramico: una fitta rete sentieristica attraversa i boschi del Parco del Conero.

Tra i 18 sentieri della riserva si distingue quello che consente di raggiungere la celebre spiaggia delle Due Sorelle, una mezzaluna bianca in riva a un mare cristallino che in primavera sarà libera dal turismo che la affolla d’estate. Da non perdere anche l’anello di Portonovo, che si dirama tra laghi salmastri, antichissime costruzioni e il mare, e la salita al Belvedere Nord, uno dei punti panoramici più alti del Conero, da cui godere di una vista a 360 gradi sulla costa adriatica fino ai Balcani e sull’interno delle Marche.

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Veduta a picco sulle Due Sorelle dal Monte Conero

In Sicilia sulla via Magna Francigena

La Via Magna Francigena è uno splendido cammino da compiere in diverse tappe che attraversa la Sicilia da Palermo ad Agrigento, seguendo antichi percorsi medievali. È un itinerario che unisce storia, natura, arte e architettura in un’unica esperienza.

Ad aprile il clima è perfetto per affrontare tutte le nove tappe del percorso, o solo qualcuna di esse. Passare dal nord al sud della Sicilia permette di attraversare un entroterra collinare davvero ricchissimo, passando per il Lago di Piana degli Albanesi, un borgo storico come Corleone, il poco conosciuto ma scenografico paese di Sutera, che sorge all’ombra della montagna di San Paolino, un grande monolite gessoso alle sue spalle. Si arriva infine ad Agrigento, terra di Magna Grecia, nota per la sua Valle dei Templi.

Liguria: i sentieri delle Cinque Terre

Le Cinque Terre rappresentano una delle mete simboliche per camminare in primavera in Italia. Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore, pittoreschi borghi stretti tra mare e montagna, sono collegati tra loro da sentieri a mezzacosta che consentono di godere di meravigliosi panorami sulla costa ligure.

Liguria: i sentieri delle Cinque TerreLe Cinque Terre rappresentano una delle mete simboliche per camminare in primavera in Italia. Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore, pittoreschi borghi stretti tra mare e montagna, sono collegati tra loro da sentieri a mezzacosta che consentono di godere di meravigliosi panorami sulla costa ligure. Si tratta, naturalmente, di una delle destinazioni più gettonate di questa parte d'Italia, sia per quanto riguarda il turismo interno che quello estero, eppure aprile rimane un mese particolarmente favorevole per riuscire ad esplorare queste zone senza ressa, con più calma, ascoltando il suono dei propri passi mentre si gode del mare blu all'orizzonte e del verde che tinge la natura circostante, tra vigne e strapiombi.
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Escursionisti alle Cinque Terre

Si tratta, naturalmente, di una delle destinazioni più gettonate di questa parte d’Italia, sia per quanto riguarda il turismo interno che quello estero, eppure aprile rimane un mese particolarmente favorevole per riuscire ad esplorare queste zone senza ressa, con più calma, ascoltando il suono dei propri passi mentre si gode del mare blu all’orizzonte e del verde che tinge la natura circostante, tra vigne e strapiombi.

Toscana alternativa: trekking sulle Colline Metallifere

Talvolta la Toscana sembra offrire sempre gli stessi luoghi, ma la verità è che non si smette mai di scoprire luoghi meno conosciuti. Le Colline Metallifere, una catena montuosa che sorge al confine tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, ne sono un esempio: montagne non molto elevate ma dal grande carattere panoramico, circondate da una campagna estesa, con verdissimi e ampi pascoli e punteggiata di piccolissimi borghi.

Le Cornate di Gerfalco, la montagna più alta del complesso, sono forse la meta più scenografica: dalla loro brulla vetta, nelle giornate più limpide, si può ammirare un ampissimo tratto di costa tirrenica, con lo sguardo che arriva a posarsi all’Isola d’Elba e alle altre isole dell’arcipelago toscano.

Tuscia: passeggiate con vista sul Lago di Bracciano

La Tuscia è un territorio ricco di fascino e poco battuto. Si trova a nord di Roma, nella parte settentrionale del Lazio, ed è caratterizzata dalla presenza del Lago di Bracciano, ottavo lago italiano per estensione. Un affascinante specchio d’acqua di origine vulcanica, protetto da un parco naturale e circondato di sentieri escursionistici uno più incantevole dell’altro.

Liguria: i sentieri delle Cinque TerreLe Cinque Terre rappresentano una delle mete simboliche per camminare in primavera in Italia. Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore, pittoreschi borghi stretti tra mare e montagna, sono collegati tra loro da sentieri a mezzacosta che consentono di godere di meravigliosi panorami sulla costa ligure. Si tratta, naturalmente, di una delle destinazioni più gettonate di questa parte d'Italia, sia per quanto riguarda il turismo interno che quello estero, eppure aprile rimane un mese particolarmente favorevole per riuscire ad esplorare queste zone senza ressa, con più calma, ascoltando il suono dei propri passi mentre si gode del mare blu all'orizzonte e del verde che tinge la natura circostante, tra vigne e strapiombi.
Veduta del Lago di Bracciano

Gli amanti dei boschi adoreranno l’anello che sale da Oriolo Romano al Monte Raschio attraverso una bellissima faggeta che è patrimonio UNESCO, mentre da Trevignano Romano si può salire sul vicino Monte Rocca Romana trovando affascinanti scorci panoramici sul Lago.

Veneto, esplorare le foreste del Cansiglio

L’altopiano del Cansiglio, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, è una delle foreste più suggestive d’Italia. Un luogo fermo nel tempo e legato a doppio filo con l’ambiente naturale in cui è immerso. La fitta rete sentieristica che lo attraversa offre percorsi affascinanti che si snodano tra faggi secolari e ampie radure.

La primavera esalta la bellezza dei boschi di faggio e abete rosso, mentre il verde torna a tingere i pascoli dell’altopiano. L’Anello del Cansiglio è un percorso che consente di attraversare i luoghi più belli e suggestivi della zona: si tratta di una camminata di media lunghezza, circa 13 chilometri, senza grandi difficoltà altimetriche e con sentieri comodi e ben battuti.

Napoli, i sentieri del Vesuvio

Il tepore della primavera napoletana si gode in tutta la propria solare piacevolezza percorrendo a piedi i sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio, lo scenografico vulcano che domina il Golfo di Napoli e popola le cartoline della città.

La rete di sentieri del Parco prevede 11 percorsi, realizzati all’inizio degli Anni Duemila, e permette di esplorare ogni angolo del monte. L’itinerario più gettonato è quello che conduce al cratere, mentre gli altri attraversano boschi e colate laviche. Quello che tutti hanno in comune è la possibilità di offrire spettacolari scorci panoramici sul golfo e su Napoli.

Il bene comune, le location del film di Rocco Papaleo tra i sentieri selvaggi del Sud

12 mars 2026 à 19:00

Nelle sale dei cinema italiani dal 12 marzo 2026, Il bene comune è il film diretto e interpretato da Rocco Papaleo, che racconta una storia di resilienza e di condivisione. Insieme a lui, nel cast, troviamo Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Andrea Fuorto, Livia Ferri e Rosanna Sparapano.

I protagonisti fanno una gita verso il massiccio del Pollino, che si trasforma in un vero e proprio personaggio centrale: la natura aspra e selvaggia, fatta di sentieri da percorrere rigorosamente a piedi, dove si sente sotto le scarpe la terra arida o fangosa, è protagonista di questo viaggio che è allo stesso tempo fisico e interiore. Pronti a scoprire tutte le meravigliose location in cui è stato girato il nuovo film?

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