Sabato 22 agosto, Rimini si prepara ad accogliere Papa Leone XIV, in un appuntamento che porterà in città fedeli e curiosi da ogni angolo d’Italia e non solo. Ma il weekend della visita pontificia può trasformarsi anche in un’occasione per esplorare un patrimonio artistico che la Romagna custodisce da secoli.
Cinque tappe tra Rimini, Ravenna, Cesena, Forlì e Brisighella, dove arte, fede e storia si intrecciano in capolavori assoluti, dal Rinascimento italiano ai mosaici bizantini, fino alle immagini mariane più venerate del territorio. Un itinerario perfetto da costruire attorno alla giornata dell’incontro col Pontefice, per chi vuole unire il momento spirituale a una scoperta culturale più ampia.
Rimini: Piero della Francesca nel Tempio Malatestiano
Il punto di partenza non può che essere Rimini stessa, dove il Tempio Malatestiano, progettato da Leon Battista Alberti come tempio dinastico dei Malatesta, custodisce uno dei vertici del Rinascimento italiano: l’affresco di Piero della Francesca con Sigismondo Pandolfo Malatesta inginocchiato in preghiera davanti a San Sigismondo. Prospettiva e luce si fondono in un’immagine che è insieme atto di devozione e dichiarazione di potere.
Nell’abside, a completare la visita, il Crocifisso di Giotto, tavola dorata dei primissimi anni del Trecento. Attenzione però alle date: il tempio resta visitabile venerdì 21 e domenica 23 agosto, ma sarà chiuso proprio sabato 22, quando ospiterà l’incontro tra il Papa e le persone fragili.
Ufficio StampaAffresco di Piero della Francesca raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta
Forlì: il prodigio della Madonna del Fuoco
A Forlì, nel Duomo dedicato a Santa Croce, si venera la Madonna del Fuoco: una xilografia policroma su carta, tra le più antiche giunte fino a noi, legata a un episodio quasi leggendario. Nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 1428 l’immagine sarebbe sopravvissuta intatta a un incendio, un “prodigio” che ne ha fatto da allora il simbolo identitario della città e della sua diocesi.
Ravenna: l’oro bizantino di San Vitale
A meno di un’ora da Rimini, Ravenna regala un salto indietro di quindici secoli. Nella Basilica di San Vitale, Patrimonio UNESCO, i mosaici dell’abside raccontano l’apice dell’arte bizantina in Occidente: i celebri cortei di Giustiniano e Teodora, avvolti in un tripudio di oro e colore, trasformano la visita in un’esperienza quasi ipnotica. È uno di quei luoghi che spiega, meglio di mille parole, perché la Romagna sia da sempre crocevia di culture e spiritualità diverse.
Ufficio StampaMosaici bizantini della Basilica di San Vitale a Ravenna
Cesena: la Madonna del Popolo
Proseguendo verso sud, il Duomo di Cesena custodisce la Madonna del Popolo, una delle immagini mariane più care alla devozione locale. La cappella barocca che la accoglie, con la cupola affrescata da Corrado Giaquinto, è un piccolo scrigno di marmi e luce che merita una sosta silenziosa, lontano dai ritmi più turistici della costa.
Brisighella: la Madonna delle Grazie tra storia e leggenda
Chiude l’itinerario Brisighella, borgo collinare tra i più belli d’Italia, dove nella Collegiata di San Michele Arcangelo si trova la Madonna delle Grazie, tavola del 1410. La sua storia si intreccia a un’apparizione mariana di inizio Quattrocento e al racconto, quasi da romanzo, di tre tavole dipinte dopo la visione e disperse tra Francia, Portogallo e, appunto, questo angolo di Romagna, dove una famiglia del posto la custodì fino a lasciarla in eredità alla chiesa del paese.
In Emilia-Romagna la storia passa spesso da una figura femminile. Imperatrici, duchesse, artiste, ma anche personaggi leggendari e protagoniste della politica. Nei secoli hanno lasciato tracce concrete: nelle città, nei castelli, nei musei, perfino nel paesaggio. L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è l’occasione per seguire questo filo che attraversa la regione e mette insieme caratteri molto diversi: ambizioni, passioni, visioni lontane tra loro. Da Parma a Ravenna, da Ferrara a Bologna, fino alla Romagna, ecco un itinerario che segue le tracce delle donne che hanno attraversato epoche diverse.
Parma e la “Buona Duchessa”
Una delle figure più amate della storia parmense è Maria Luigia d’Austria. Arrivò a Parma nel 1816, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, di cui era stata moglie. E in questa città che rimase fino alla morte, nel 1847.
Il suo ricordo in città è ancora vivissimo. Maria Luigia governò il Ducato di Parma e Piacenza con un approccio pragmatico ma anche molto attento alla vita culturale. Non a caso è ricordata come la “Buona Duchessa”. Come scoprire la sua storia? All’interno della Galleria Nazionale di Parma si può osservare il ritratto con la firma di Giovan Battista Borghesi dove compaiono anche progetti come il Teatro Regio che sottolineano il ruolo di mecenate della duchessa.
Se Parma racconta l’Ottocento, basta spostarsi verso l’Appennino reggiano per tornare indietro di molti secoli. E vedere la figura di Matilde di Canossa, una delle donne più influenti del Medioevo europeo, dominare la scena.
La Grancontessa ha saputo governare il territorio vasto di Lombardia, Emilia e Toscana tanto che il suo nome è rimasto nei libri di storia. Non è un caso che in occasione dell’8 marzo 2026 la città abbia previsto diverse occasioni in suo onore, tra cui la mostra “Matilde era femminista?” all’interno del castello e un percorso nel labirinto Cuore di Matilde per richiamare il legame tra spiritualità e potere.
Tra le storie meno note, ma non meno affascinanti, c’è quella di Maria Beatrice d’Este. Nata a Modena nel 1658, divenne regina d’Inghilterra, Scozia e Irlanda sposando Giacomo II Stuart. È uno dei rarissimi casi di un’italiana salita sul trono inglese.
La sua vicenda si intreccia con una delle fasi più turbolente della storia britannica, segnata da conflitti religiosi e rivoluzioni politiche. Maria Beatrice fu una figura molto discussa nel contesto inglese, ma rimase sempre profondamente legata alla sua origine modenese.
Negli ultimi anni il Comune di Modena ha avviato un progetto di valorizzazione dedicato alla sua memoria. L’Archivio storico cittadino conserva e digitalizza documenti legati alla sua vita, permettendo oggi di ricostruire con maggiore precisione il ruolo che ebbe nelle vicende europee del XVII secolo.
Bologna, le artiste che sfidarono il loro tempo
A Bologna il racconto delle grandi donne della storia passa anche dall’arte. E porta a due figure che, in epoche diverse, hanno lasciato un segno forte nella città.
La prima è Properzia de’ Rossi, attiva tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. È considerata la prima scultrice documentata della storia occidentale. In un ambiente dominato dagli uomini riuscì comunque a ritagliarsi spazio e riconoscimento. Alcune sue opere sono ancora visibili in città, dalla Basilica di San Petronio al Museo Civico Medievale. Anche Giorgio Vasari la citò nelle Vite, colpito dalla finezza con cui sapeva lavorare il marmo.
Due secoli dopo Bologna vede emergere un’altra protagonista: Elisabetta Sirani. Pittrice del Seicento, morì a soli ventisette anni ma fu tra le artiste più attive della scena bolognese. Non solo per la quantità di opere realizzate, oggi conservate soprattutto alla Pinacoteca Nazionale, ma anche per un progetto allora inedito: una scuola di pittura pensata per formare giovani donne. Una delle prime esperienze del genere in Europa.
Ferrara e la corte di Lucrezia Borgia
Ferrara racconta invece la storia di una donna che ancora oggi divide gli storici: Lucrezia Borgia. Figlia di papa Alessandro VI, la sua reputazione è stata per secoli avvolta da leggende oscure. La figura femminile è tra le più complesse per la sua storia: è arrivata in città come moglie di Alfonso I d’Este e ha saputo distinguersi per il suo apporto nel costruire il centro culturale del rinascimento sostenendo poeti e letterati. La sua presenza è ancora forte oggi tra le sale del Castello Estense e di Palazzo Schifanoia.
Forlì e la Leonessa della Romagna
Scendendo verso la Romagna si incontra la figura impetuosa di Caterina Sforza. Soprannominata la Tigre di Forlì e la Leonessa della Romagna, la figlia naturale del duca Galeazzo Maria Sforza è tra le donne simbolo della regione grazie al suo apporto al governo di Forlì e Imola.
Uno dei luoghi più legati alla sua storia è la Rocca di Ravaldino, la fortezza che difese durante gli assedi. Recentemente restaurata, oggi rappresenta una delle tappe più suggestive per comprendere il ruolo politico di questa figura femminile.
A Forlì si trova anche il celebre ritratto attribuito a Lorenzo di Credi, noto come “Dama del Gelsomino”, conservato nel complesso dei Musei San Domenico.
Ravenna e l’eredità di Galla Placidia
Ravenna costudisce la figura dai Galla Placidia simbolo dell’impero romano di Occidente e figlia dell’imprenditore Teodosio I. Oltre ad aver fatto da reggente all’impero per conto del figlio Valentiniano III è possibile osservare la sua eredità nel mausoleo riccamente decorato da straordinari mosaici. L’opera, simbolo di arte paleocristana, rientra nei siti UNESCO di Ravenna.
iStockGli interni con i mosaici del mausoleo di Galla Placidia
Rimini e la leggenda di Francesca
L’itinerario tocca anche Rimini dove si può approfondire la storia d’amore di Francesca di Rimini e Paolo Malatesta che compare anche tra le pagine della Divina Commedia di Dante. All’interno di Castel Sismondo, oggi parte del Fellini Museum, sono conservati diverse testimonianze della famiglia Malatesta. Il filo tra storia, mito e poesia incanta i visitatori che hanno modo di scoprire da vicino una figura femminile irriverente per l’epoca e capace di lasciare tracce che superano i secoli.
L’Emilia-Romagna le custodisce ancora oggi, tra castelli medievali, palazzi rinascimentali, musei e monumenti. L’8 marzo diventa così non soltanto una giornata simbolica, ma l’occasione per riscoprire una parte importante della storia italiana raccontata da uno sguardo femminile.
Ravenna è ufficialmente Capitale Italiana del Mare 2026, un riconoscimento prestigioso che pone la città romagnola al centro delle politiche italiane dedicate alla valorizzazione delle comunità costiere e della cultura del mare. La proclamazione è avvenuta mercoledì 4 marzo 2026 nella Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, durante una cerimonia istituzionale.
Questo titolo rappresenta una grande occasione per Ravenna, che si prepara a promuovere progetti, iniziative e attività dedicate alla piena valorizzazione del suo rapporto con il mare. La nomina si inserisce in un più ampio impegno nazionale per la tutela e la fruizione sostenibile delle risorse marine, coinvolgendo istituzioni, imprese e comunità locali in attività culturali, ambientali ed economiche.
Che cos’è la “Capitale Italiana del Mare” e perché ha vinto Ravenna
Il titolo di Capitale Italiana del Mare è stato istituito per promuovere la cultura marittima italiana, valorizzando il ruolo sociale, economico e ambientale delle comunità costiere. Si tratta di un riconoscimento assegnato dal Governo attraverso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha il compito di selezionare la città che meglio interpreta una visione integrata del mare come risorsa da tutelare e promuovere.
Nel 2026 Ravenna è stata scelta tra le varie città candidate, tra cui anche realtà storiche e turistiche come Ancona, Brindisi, Taranto, Gaeta, Riccione, Santa Cesarea Terme e Policoro. La giuria ha valutato i progetti di candidatura sulla base di criteri quali innovazione, sostenibilità nell’uso delle risorse marine, tutela della biodiversità, coinvolgimento sociale, diffusione della conoscenza del mare e impatto sul territorio.
Al comune vincitore viene assegnato un contributo di 1 milione di euro destinato alla realizzazione delle attività previste nel dossier presentato durante la fase di candidatura. Questo contributo servirà a finanziare iniziative volte a promuovere la cultura del mare, la tutela della risorse e lo sviluppo della “blue economy”, ossia l’economia legata alle attività marine e costiere.
La proclamazione è stata fatta dal ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di dare alle città costiere un ruolo strategico nelle politiche nazionali, con un approccio che superi la tradizionale stagionalità e valorizzi il mare tutto l’anno.
Ravenna guarda al futuro, cosa cambia per la città
Per Ravenna, vincere il titolo di Capitale Italiana del Mare 2026 rappresenta un vero e proprio trampolino di visibilità turistica e culturale. La candidatura della città ha puntato non solo sulle sue splendide coste e lidi, ma su una visione che integra turismo, economia e tutela dell’ambiente marino.
Il riconoscimento consente alla città di sviluppare progetti di lungo respiro sul fronte della cultura marittima, della sostenibilità ambientale e delle iniziative di promozione territoriale. L’obiettivo è trasformare Ravenna non solo in una destinazione balneare di qualità, ma anche in un modello di riferimento per le comunità costiere italiane.
Inoltre, la scelta di Ravenna come Capitale Italiana del Mare conferma il crescente ruolo della città bizantina nel panorama turistico nazionale: una località che unisce storia, arte, cultura e, ora più che mai, una forte identità legata al mare.
Il turismo sta cambiando rapidamente e sempre più viaggiatori cercano esperienze che lascino un impatto positivo sui luoghi che visitano. Nel nord Europa questo cambio di prospettiva è già realtà: Copenhagen ha sviluppato negli ultimi anni un modello innovativo che ricompensa i visitatori per le loro azioni sostenibili.
Ora anche Ravenna decide di seguire questa strada, diventando la prima città italiana ad aderire al movimento internazionale ispirato proprio alla capitale danese. Il risultato è un nuovo modo di vivere la destinazione, in cui chi viaggia non è solo spettatore, ma parte attiva del benessere della comunità ospitante.
Copenhagen e il modello DestinationPay
Copenhagen è stata tra le prime città al mondo a trasformare la sostenibilità in un’esperienza concreta per i visitatori. Attraverso il progetto CopenPay, che oggi si evolve in una versione globale chiamata DestinationPay, i turisti vengono premiati quando dimostrano comportamenti virtuosi durante il loro soggiorno.
Azioni semplici, come raggiungere un museo in bicicletta o dedicare qualche minuto alla pulizia dei canali, diventano il “biglietto” per accedere a ricompense culturali e attività gratuite.
L’obiettivo – come spiega Soren Tegen Petersen, ceo di Wonderful Copenhagen, l’ente turistico di Copenhagen – è far sentire il turista parte integrante della città, trasformandolo in un “volontario del viaggio”, capace di contribuire alla qualità della vita locale mentre scopre la destinazione.
Il successo del progetto danese è evidente. Oltre 30.000 persone hanno già partecipato da quando l’iniziativa è nata con CopenPay, e più di 100 partner del settore turistico – tra musei, attrazioni, hotel e ristoranti – hanno deciso di sostenere il modello. La città registra inoltre un forte aumento dei comportamenti sostenibili, come il maggiore utilizzo della bicicletta, cresciuto di oltre il 50% durante il programma.
L’approccio di Copenhagen risponde anche a una domanda emergente: secondo uno studio di Booking.com, la maggioranza dei viaggiatori desidera lasciare i luoghi “migliori di come li ha trovati”.
DestinationPay nasce proprio per questo: fornire una struttura replicabile ad altre città nel mondo, offrendo strumenti, dati e un manuale per progettare un sistema di incentivi sostenibili. Non sorprende che regioni come la Normandia o città come Berlino stiano già lavorando a proprie versioni del modello.
Ufficio StampaCopenhagen, utilizzo della bicicletta in città
Ravenna: la prima città italiana ad aderire
In Italia è Ravenna a compiere il passo più deciso, dichiarando il proprio interesse verso DestinationPay e sviluppando Footprints, un progetto finanziato dall’European Urban Initiative – Innovative Actions. L’obiettivo è chiaro: trasformare la città in una destinazione più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.
Ravenna punta a coinvolgere attivamente i visitatori, incoraggiandoli ad assumere il ruolo di “cittadini temporanei”. Chi arriva non sarà più solo utilizzatore di servizi, ma protagonista della vita quotidiana del territorio, che viene invitato a rispettarlo, viverlo con consapevolezza e contribuire al suo benessere.
Il progetto Footprints – come spiega Fabio Sbaraglia, Assessore al Turismo, Comune di Ravenna – prevede incentivi per chi adotta comportamenti sostenibili – come muoversi a piedi o in bicicletta, scegliere mezzi pubblici, supportare iniziative locali o partecipare ad attività che favoriscono l’ambiente e la comunità. I turisti verranno quindi “premiati” con esperienze culturali, ingressi agevolati o attività speciali, seguendo la logica tracciata da Copenhagen.
Così Ravenna entra a pieno titolo nel movimento internazionale del turismo responsabile e sostenibile, portando in Italia uno dei modelli più innovativi e osservati in Europa.
Nel cuore del quartiere di Landstraße, a sud del centro storico di Vienna, sorge una delle meraviglie architettoniche più celebrate d’Europa: il Castello del Belvedere. Questo magnifico complesso, che rappresenta un capolavoro indiscusso dell’architettura barocca austriaca e una delle più belle residenze principesche del continente, è molto più di una semplice reggia storica.
Oggi, il Belvedere è riconosciuto a livello globale come uno dei principali musei al mondo. Le sue tre sedi espongono una celebre collezione d’arte che copre un arco temporale che va dal Medioevo ai giorni nostri, presentando l’arte austriaca in un contesto internazionale. I veri tesori della collezione includono la più vasta raccolta al mondo di dipinti di Gustav Klimt, affiancata da opere di spicco del Barocco austriaco, del Biedermeier viennese, della stagione della Vienna del 1900 e dell’Impressionismo francese.
Entrare nel Castello del Belvedere significa vivere un’esperienza che unisce la grandezza della storia con l’eccellenza artistica moderna.
La storia del Castello del Belvedere
La genesi del Castello del Belvedere affonda le radici nel XVIII secolo, quando il celebre generale austriaco Principe Eugenio di Savoia commissionò all’acclamato architetto barocco Johann Lukas von Hildebrandt la progettazione e la costruzione della sua residenza estiva. Dopo la sua scomparsa, l’intero complesso fu acquisito dall’Imperatrice Maria Teresa, la quale diede al Belvedere una nuova e fondamentale funzione: trasformò il Belvedere Superiore in una sede espositiva per le collezioni imperiali, rendendolo di fatto uno dei primi musei pubblici del mondo.
Il Salone di Marmo, teatro di importanti eventi storici, offre oggi una vista impareggiabile su Vienna. Il Belvedere Inferiore, che un tempo fungeva da residenza per il Principe Eugenio, ospita ora prestigiose mostre temporanee. A completare il complesso storico si aggiunge il moderno padiglione del Belvedere 21, opera dell’architetto Karl Schwanzer, che costituisce il palcoscenico dedicato all’arte contemporanea.
iStockLa facciata barocca del Castello del Belvedere
Curiosità sul Castello del Belvedere
Il Castello del Belvedere non è un singolo edificio, ma un complesso unitario di due palazzi barocchi: il Belvedere Superiore e il Belvedere Inferiore, originariamente concepiti come residenze estive per il Principe Eugenio di Savoia e collegati da un vasto giardino all’italiana.
Al suo interno è custodita una delle opere d’arte più famose di Gustav Klimt, “Il Bacio”: questo capolavoro, fulcro della collezione, incarna l’apice del suo “Periodo d’Oro” ed è una tappa obbligata per ogni appassionato d’arte che visita Vienna. Inoltre, la Sala di Marmo del Belvedere Superiore è stata teatro di un evento storico cruciale, poiché nel 1955 qui venne firmato il Trattato di Stato austriaco (Österreichischer Staatsvertrag), che ripristinò la sovranità e la neutralità del Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Un’altra peculiarità è l’Aranciera (Orangery) che, da serra per la protezione delle piante in inverno, è stata adattata a spazio espositivo per l’arte contemporanea, riflettendo il ruolo mutevole del palazzo nella cultura viennese. Infine, i Giardini del Belvedere, progettati dal francese Dominique Girard, sono considerati tra i giardini barocchi più belli d’Europa e si distinguono per la rigorosa simmetria arricchita da sculture e giochi d’acqua.
Il Castello del Belvedere sorge nel terzo distretto, a breve distanza dal centro. Potete raggiungerlo con il Tram D, scendendo alla fermata “Schloss Belvedere”, con il Treno & S-Bahn, Tram 18, O con fermata “Quartier Belvedere” o con la Metropolitana U1 scendendo alla stazione “Südtiroler Platz/Hauptbahnhof” e proseguendo con una passeggiata di circa 15 minuti.
Se arrivate in bicicletta, è possibile usufruire del parcheggio situato all’interno dei giardini del palazzo. In questo caso, gli ingressi utilizzabili sono quelli di Prinz-Eugen-Straße e Landstraßer Gürtel.
Per quanto riguarda i biglietti, sono presenti diverse opzioni in base ai vostri interessi, consultabili sul sito ufficiale.
Non c’è niente di meglio di un mercatino di Natale per accendere lo spirito festivo nelle persone. Questa tradizione, che affonda le sue radici a Vienna, dove il primo mercato di dicembre documentato risale al 1298, si è diffusa nel corso dei secoli in tutto il mondo.
Dalla Germania e dalla Svizzera fino a Singapore e New York, è difficile trovare una destinazione rinomata che non ospiti un mercatino natalizio di grande fascino. Alcuni, anzi, sono diventati così popolari da trasformarsi essi stessi in vere attrazioni turistiche. Ecco la selezione di CNN Travel dei mercatini di Natale più imperdibili in programma nel 2025 in tutto il mondo, tra cui c’è anche un italiano.
I mercatini di Natale stanno per inaugurare e con essi tante occasioni di viaggio verso città europee e borghi che si animano vestiti a festa. Un’opportunità interessante? Viaggiare verso i mercatini di Natale in Austria con un treno notturno. Prezzi competitivi, comfort e l’opportunità di risparmiare sul soggiorno notturno arrivando direttamente a Salisburgo o Vienna. Questa è l’offerta dei treni notturni Nightjet delle Ferrovie Austriache (ÖBB), che dal 14 dicembre collegano Roma, Firenze e Bologna con le principali destinazioni austriache.
Anche quest’anno il Vecchio Continente si accende di luci, profumi e magia con i più incantevoli mercatini di Natale: dai vicoli medievali di Danzica alle grotte incantate di Valkenburg, dai mercatini romantici di Bruges alle atmosfere imperiali di Vienna, l’Europa offre esperienze natalizie uniche e indimenticabili
A stilare una nuova classifica sono stati gli stessi viaggiatori, che hanno eletto i migliori mercatini di Natale d’Europa 2025 per European Best Destinations. Scopriamo quali sono quelli premiati (tra cui troviamo anche un italiano) lasciandoci guidare in un viaggio tra le destinazioni più suggestive d’Europa per le prossime feste natalizie.
Con l’arrivo dell’inverno, l’Europa si accende di luci, profumi e melodie natalizie. Dai villaggi alpini delle Dolomiti alle grandi capitali come Vienna e Berlino, fino a città come Copenaghen e Stoccolma, ogni angolo del continente si trasforma in un racconto di Natale. Le piazze si riempiono di chalet in legno che diffondono l’aroma del vin brulé, dolci speziati e regali artigianali, mentre le cattedrali illuminate fanno da sfondo a scenari da fiaba.
Quest’anno, grazie all’offerta flash di Ryanair, vivere questa magia è ancora più facile: prenotando entro il 29 ottobre 2025 potrete volare tra il 30 ottobre e il 18 dicembre 2025 con sconti del 20%. Un’occasione perfetta per scoprire i mercatini di Natale più suggestivi d’Europa e iniziare a respirare l’atmosfera delle feste.
La bellezza di viaggiare in Europa in autunno sta nella varietà di esperienze che questa stagione offre. Si può passeggiare tra le strade animate di grandi città come Dublino, Vienna o Bucarest, respirare la storia millenaria di Istanbul o di Atene, sorseggiare un calice di vino tra i locali di Lione, oppure godersi gli ultimi raggi di sole sulle spiagge di Malaga.
L’autunno è anche il momento in cui i sapori si fanno protagonisti: i mercati si riempiono di prodotti di stagione e i menù celebrano la vendemmia e i raccolti, dai piatti più rustici alle creazioni più raffinate. In poche parole, ogni destinazione ha il suo fascino e in questo periodo è quasi impossibile sbagliare.
Se state cercando ispirazioni su dove andare per il ponte dell’1 novembre in Europa, questi sono i nostri consigli!
Fumetti, fotografie, opere d’arte e design, ma anche i Maestri classici e gli Impressionisti: l’ottobre italiano, quest’anno, riserva tanti bellissimi appuntamenti. Un calendario ricco di mostre ed esposizioni, in occasione di anniversari ed eventi commemorativi, ma non solo.
E non sono soltanto le grandi città a accogliere alcune delle mostre più interessanti da vedere. Le cittadine di provincia come Cuneo, Ravenna, Codroipo, Parma, Rovigo o Cremona sono le sedi di alcuni dei meravigliosi palazzi che accolgono opere eccezionali provenienti dalle gallerie di tutto il mondo e da collezioni private che poco – se non addirittura mai – sono state esposte in Italia.
Abbiamo selezionato le mostre più interessanti da visitare a ottobre 2025 in Italia.
Di solito i musei vengono inaugurati quando un personaggio viene a mancare e quindi quello dedicato alla voce femminile italiana più amata è un evento più unico che raro. Mattoni, musica ed emozioni si racchiudono all’interno del museo dedicato a Laura Pausini e realizzato a Solarolo, un piccolo paese in provincia di Ravenna dove è nata la cantante.
Non si tratta di un edificio costruito ad hoc, ma della casa in cui è cresciuta e ha vissuto e dove oggi sarà possibile ripercorrere tutta la sua vita e l’avventura artistica. Un’esperienza da non perdere per i fan della Pausini, ma anche per tutti gli amanti della musica italiana.
Il museo dedicato a Laura Pausini
L’ingresso già colpisce e diventerà tra i luoghi più fotografati del percorso espositivo: la facciata è decorata con grandi murales dedicati che raccontano la storia musicale di Laura Pausini. All’interno ogni stanza racconta una parte della sua vita: i dischi di platino, i riconoscimenti internazionale e la sala dei premi. Ma non manca una dimensione più intima e umana con lettere dei fan e momenti familiari.
E che dire degli abiti? Tutti i vestiti di scena più belli che ha indossato sui red carpet e nei tour mondiali sono esposti per essere ammirati da chi la ama fin dagli esordi.
Il percorso è cronologico: parti dagli anni ’80, quando Laura era una ragazza con la passione per la musica, fino ad arrivare ai giorni nostri, con i sold out nei palazzetti di mezzo mondo. È un racconto che ti avvolge, fatto di musica in sottofondo, immagini proiettate e dettagli curati al millimetro.
Ad arricchire tutto le numerose foto di scena che fanno da sfondo e ci aiutano a ricordare degli scatti ormai celebri che sono rimasti impressi nella memoria. Certamente non il classico museo ma una passeggiata nel mondo della musica italiana per scoprire più di questo idolo che dal 1993 con l’esordio a Sanremo ha incantato tutti.
L’inaugurazione ufficiale è attesa per il 7 settembre, ma l’apertura ufficiale partirà dal 13 settembre. Si potrà accedere dalle 10 alle 16 con un biglietto che risulterà gratuito per i membri del fanclub e a 30 euro per tutti gli altri.
Se stai già pensando di organizzare una gita in Romagna, questo è il momento perfetto; dopo una passeggiata tra le vie di Solarolo, potrai varcare una soglia che profuma di musica e di autenticità. Non troverai effetti speciali fini a se stessi, ma emozioni vere, quelle che ti resteranno addosso anche dopo aver lasciato il museo.
Laura ha raccontato tramite social e comunicati stampa che ciò che vedremo all’interno è strettamente legato a chi l’ha sostenuta nel tempo. Un museo che vuole essere un racconto della sua vita e un omaggio alla fedeltà di chi l’ha amata e sostenuta nella sua prosperosa carriera.
Il museo a Solarolo, in provincia di Ravenna, sicuramente farà da traino ai turisti, ai curiosi e agli appassionati di musica che metteranno nella propria wishlist di viaggio una tappa qui per scoprire vita artistica e privata di una delle voci italiane più amate nel mondo.
Il 2026 ha già una colonna sonora pronta a risuonare in tutta Europa: l’Eurovision Song Contest approda a Vienna e la capitale austriaca è pronta a diventare il cuore pulsante della musica e dello spettacolo internazionale. Dopo aver presentato la sua candidatura ufficiale il 3 luglio 2025, la città ha battuto la concorrenza, Innsbruck inclusa e conquistato l’onore di ospitare la 70ª edizione del concorso.
Il risultato? Un mese di maggio che promette di essere indimenticabile. Non parliamo solo di serate live: l’Eurovision, si sa, è un vero festival diffuso, con eventi collaterali, feste ufficiali e party spontanei che invadono piazze, locali e parchi cittadini. Vienna, con la sua anima duplice, raffinata e classica da un lato, giovane e alternativa dall’altro, sembra cucita addosso a un evento che unisce mondi e generazioni.
Le date da segnare? 12 e 14 maggio per le semifinali e 16 maggio per la Grand Final, tutte ospitate nella storica Wiener Stadthalle. Per quei giorni, Vienna non sarà solo Austria: sarà Europa, sarà mondo.
Vienna ed Eurovision, il matrimonio perfetto
«Siamo molto orgogliosi di essere stati scelti dall’EBU e dall’ORF», ha dichiarato il sindaco Michael Ludwig, sottolineando come la candidatura abbia messo in primo piano accessibilità e inclusività: niente eventi riservati a pochi, ma tante iniziative gratuite e aperte alla cittadinanza. In un’epoca in cui i grandi eventi rischiano di sembrare elitari, Vienna ha voluto ribaltare la prospettiva: cultura per tutti, senza distinzione.
Accanto a lui, il CEO del turismo viennese Norbert Kettner ha rilanciato: «Vienna ed Eurovision, un connubio perfetto». E in effetti basta guardarsi intorno per capire perché: Vienna è capitale della musica da secoli. Dai valzer di Strauss ai concerti dei Filarmonici, dalle opere di Mozart alle serate elettroniche lungo il Danubio, qui la musica non è intrattenimento, è parte del DNA urbano.
E non è nemmeno la prima volta che la città ospita l’ESC: nel 2015 aveva già accolto l’evento, lasciando tutti a bocca aperta. I media internazionali l’avevano definita una delle edizioni meglio organizzate di sempre. Ora, con più esperienza e una voglia di superarsi, Vienna promette di alzare l’asticella ancora una volta.
Vienna, città che sa accogliere e sorprendere
Logistica? Impeccabile. La capitale dell’Austria conta 82.000 posti letto distribuiti in 433 hotel, un aeroporto collegato direttamente con 195 città in 65 Paesi e la miglior rete di treni notturni d’Europa. Per i fan che si sposteranno da un party all’altro, i trasporti pubblici funzionano in maniera eccellente, con metro, tram e bus che coprono ogni angolo della città.
Ma non si tratta solo di numeri. Vienna ha un altro asso nella manica: la sostenibilità. Nessuna nuova infrastruttura da costruire, nessun intervento invasivo: la città è pronta a ospitare l’Eurovision con quello che ha già, riducendo l’impatto ambientale. È un approccio che rispecchia i suoi valori: apertura, inclusione, rispetto del futuro.
E poi c’è la sua anima vibrante. Durante l’Eurovision, il centro storico con i suoi caffè viennesi diventa un salotto internazionale, mentre quartieri come il Neubau o il Prater si trasformano in epicentri di musica, street food e nightlife. Per i fan che amano le esperienze più autentiche, ci sono i mercati come il Naschmarkt, le terrazze sul Danubio e i club underground. Vienna è capace di accontentare chiunque: dal fan sfegatato che vuole vivere la finale in un’arena gremita, al viaggiatore curioso che preferisce ballare in un locale indie.
Mercoledì 5 e giovedì 6 agosto, in prima visione esclusiva e assoluta in prime-time su Canale 5, va in onda la quarta e conclusiva stagione della serie TV “Sissi”, che racconta la vita dell’Imperatrice Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, una delle figure storiche più affascinanti e controverse dell’Europa del XIX secolo, alla corte di Vienna. Con protagonisti Dominique Devenport e Jannik Schümann, la serie offre una nuova lettura della storia di Sissi, tra passioni, intrighi di corte e amori tormentati.
Beta Film è il distributore mondiale di Sissi. La serie è prodotta da Story House Pictures e Satel Film. I Co-produttori sono Heinrich Ambrosch e Bettina Kuhn. Sven Bohse è incaricato della regia e Hauke Bartel è il produttore esecutivo RTL, con Markus Böhlke e Sylke Poensgen.
Sissi ha ricevuto il supporto dalla FFA German Federal Film Board e dalla FFF Bavarian Film and Television Fund.
Sissi continua a vivere non solo sullo schermo, ma anche attraverso le sue location, che oggi sono mete turistiche imperdibili per chi desidera immergersi nella storia e nella cultura dell’Europa ottocentesca.
In questo articolo vengono citate le principali location che fanno da sfondo all’epilogo di questa appassionante saga, perfette mete per chi vuole rivivere la magia della vita della celebre Imperatrice.
Corfù, il luogo dell’incidente
La stagione si apre con Sissi che cade da cavallo a Corfù, isola greca dove si rifugiava per cercare sollievo dallo stress della corte. Questa suggestiva location, con i suoi paesaggi mozzafiato e il clima mediterraneo, rappresenta una tappa importante nella vita di Elisabetta, segnata da fragilità e lotte personali. L’incidente avviene mentre il fratello Louis, riceve del padre la benedizione al fidanzamento con Henriette Mendel.
Possenhofen: il castello della giovinezza
Nelle vicinanze di Monaco di Baviera – città natale di Sissi – sulle rive del Lago di Starnberg, sorge il Castello di Possenhofen – al centro di molti eventi della serie e oggi meta di turisti che vogliono scoprire le radici dell’Imperatrice – dove Sissi aveva trascorso gli anni più spensierati della sua giovinezza.
Nel luglio del 1869, Elisabetta provò per la prima volta e con tantissimo entusiasmo l’esperienza di fermarsi con il treno a vapore alla Stazione di Possenhofen. Lo ricorda il Museo dell’Imperatrice Elisabetta a Possenhofen – nella stazione ferroviaria – con la mostra permanente nella storica e lussuosa sala d’aspetto.
Ufficio StampaUna scena della Stagione finale di Sissi
Sissi, durante l’atto finale, si reca qui dopo il funerale dell’amato genitore ma il nuovo proprietario del castello lascia solo tre mesi di permanenza alla famiglia. Durante questo atto Sissi, in cerca vendetta, passa anche dall’Oktoberfest, offrendo mezzo milione di fiorini al fantino Georg Basselet von La Rosée.
Vienna è la capitale dove si svolge gran parte della storia di Sissi – la città è crocevia di eventi politici e personali, con eleganti ricevimenti e intrighi che scandiscono la vita della coppia reale. Nell’atto finale Franz riporta Sissi a Vienna e lei lo accompagna al ricevimento delle Terre della Corona.
Il Sisi Museum dell’Hofburg custodisce anche la carrozza originale dell’Imperatrice – che usava per recarsi ad Augsburg, in Baviera – ricostruita in parte per permettere ai visitatori di immergersi nelle atmosfere di corte.
Ravenna non è una città qualsiasi. È un luogo sospeso nel tempo, dove la bellezza si nasconde nei dettagli e ogni pietra racconta un passato glorioso. È qui che la potenza dell’Impero Romano d’Occidente ha vissuto i suoi ultimi splendori, ed è qui che l’arte bizantina ha trovato la sua massima espressione fuori dai confini orientali. Ma Ravenna è anche una città viva, accogliente, dove la spiritualità si fonde con la quotidianità, e il ritmo del vivere lento accompagna ogni passo, ogni sguardo, ogni respiro. Visitare Ravenna in un solo giorno è una sfida, ma anche un viaggio emozionante. In un itinerario ben studiato, è possibile attraversare secoli di storia, lasciandosi incantare dai mosaici, dalle architetture, dai sapori e dalle atmosfere uniche che questa città sa offrire. Le sue meraviglie non gridano, non abbagliano con clamore: si svelano con grazia, e chi sa osservare resta inevitabilmente affascinato.
Tappa 1: Basilica di San Vitale
L’inizio perfetto non può che essere la Basilica di San Vitale. Entrarvi è come varcare la soglia di un altro mondo. L’esterno sobrio, in laterizio nudo, non lascia intuire la ricchezza che accoglie il visitatore appena superato l’ingresso. La struttura ottagonale, insolita e maestosa, si apre in un crescendo di prospettive e luci che culminano nella zona absidale, dove si concentra una delle più impressionanti raccolte di mosaici del mondo.
Il mosaico dell’abside, con l’imperatore Giustiniano accompagnato dal suo seguito e la figura di Teodora, la sua imperatrice, è uno dei simboli più conosciuti dell’arte bizantina. I personaggi, pur immobili e frontali, sembrano animati da una luce interiore, una solennità che va oltre l’estetica. I colori, gli ori, i dettagli delle vesti e dei volti compongono un linguaggio visivo di straordinaria forza spirituale. Non si tratta soltanto di decorazione: è un messaggio di fede, potere e trascendenza. In questa basilica, l’arte non è solo bellezza, ma preghiera, meditazione, incontro con il divino.
iStockMausoleo Galla Placidia
Tappa 2: il Mausoleo di Galla Placidia
Proprio accanto a San Vitale, in un angolo appartato che sembra quasi un segreto ben custodito, si trova il Mausoleo di Galla Placidia. L’esterno è semplice, quasi dimesso, e non lascia immaginare lo splendore nascosto all’interno. Ma appena si varca la soglia, si viene avvolti da una penombra carica di magia. Le pareti e la volta esplodono in un gioco di luci e colori che culmina nella cupola stellata, dove un cielo blu profondo è punteggiato da decine di stelle dorate. La sensazione è quella di essere sospesi tra la terra e l’eternità. Non è difficile comprendere perché questo luogo sia spesso definito come uno degli spazi più suggestivi della cristianità antica. Il silenzio che lo avvolge, rotto solo dal lieve eco dei passi, rende l’esperienza quasi mistica. Qui, tra i mosaici che raffigurano cervi che si abbeverano, croci dorate, santi e simboli cristiani, ci si sente trasportati fuori dal tempo. Il mausoleo, voluto dalla stessa Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, non è solo una tomba imperiale, ma una preghiera in pietra e luce.
Tappa 3: la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
Continuando la passeggiata verso il centro storico, si incontra un altro dei grandi capolavori di Ravenna: la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. L’edificio fu voluto dal re goto Teodorico come chiesa palatina del suo regno. Inizialmente destinata al culto ariano, fu poi consacrata al culto ortodosso dopo la riconquista bizantina, e ciò che oggi si ammira è il risultato di questa complessa stratificazione storica. Entrando nella basilica, l’occhio viene subito catturato dai due lunghi pannelli musivi che si estendono per tutta la navata centrale. Da una parte, le Vergini in processione guidate dai Re Magi verso la Madonna col Bambino; dall’altra, i Martiri che avanzano verso Cristo in trono. Le figure sembrano sfilare in un eterno movimento, statico solo in apparenza, ma carico di narrazione. Le scene della vita di Cristo, i palazzi, le navi e i paesaggi offrono uno spaccato prezioso dell’immaginario e della vita dell’epoca. Questa basilica è un racconto a cielo aperto, un vangelo visivo che parla al fedele e al visitatore con la stessa intensità. Qui la parola si fa immagine, e l’immagine diventa memoria collettiva.
iStockI mosaici di Ravenna
Tappa 4: Pausa pranzo nel cuore della Romagna
Dopo tanto stupore artistico, è naturale che nasca il desiderio di nutrire anche il corpo, e Ravenna sa come accogliere il visitatore anche a tavola. La cucina romagnola è schietta, generosa, legata alla terra e alla tradizione. Fermarsi in una trattoria del centro, come Ca’ de Ven, con le sue volte affrescate e i vini locali, è un’esperienza che appaga tutti i sensi. I sapori sono intensi, sinceri, senza sofisticazioni inutili. I cappelletti in brodo riportano alla cucina delle nonne, dove ogni gesto aveva un significato. La piadina, calda e fragrante, è il pane identitario della regione, che si sposa con i formaggi morbidi e i salumi saporiti: in centro un posto dove la fanno molto bene è Profumo di Piadina in via Cairoli 24.
Le tagliatelle al ragù, con la pasta ruvida e il sugo corposo, raccontano storie di famiglia e domeniche d’inverno. Un bicchiere di Sangiovese o di Albana completa il pasto con la nota giusta: profonda, persistente, conviviale. Da provare i vari spazi per mangiare all’interno del Mercato Coperto in Piazza Andrea Costa o la tradizionale Osteria dei Battibecchi in Via della Tesoreria Vecchia 16. Se si preferisce un locale più raffinato e ricercato restando nel centro storico, puoi provare il ristorante Alexander in via Bassa del Pignataro 8.
Tappa 5: la Tomba di Dante
Poi si può riprendere il cammino, questa volta verso un luogo di profonda risonanza simbolica: la Tomba di Dante Alighieri. Incastonato in un angolo silenzioso del centro, il piccolo mausoleo neoclassico custodisce le spoglie del Sommo Poeta, morto a Ravenna nel 1321. Lontano dalla sua amata ma ingrata Firenze, Dante trovò in Ravenna un rifugio, un luogo dove completare la sua opera più grande. Ancora oggi, ogni anno, Firenze invia l’olio per alimentare la lampada votiva che arde perpetuamente accanto alla sua tomba: un gesto semplice ma carico di significato, quasi una richiesta di perdono postuma. Il luogo invita al raccoglimento. Non ci sono orpelli, né ostentazioni: solo la pietra, il silenzio e la presenza intatta della poesia.
iStockLa Tomba di Dante
Tappa 6: la Biblioteca Classense e la zona Dantesca
A pochi passi dalla tomba, si apre un altro mondo: quello della cultura scritta, custodita nella Biblioteca Classense. Fondata nel XVIII secolo in un ex monastero camaldolese, questa biblioteca è molto più di un luogo di studio. È un tempio del sapere, dove gli scaffali carichi di volumi antichi, i saloni riccamente decorati, i chiostri e le sale di lettura raccontano l’amore per la conoscenza e la memoria. Passeggiare nella zona Dantesca significa perdersi tra lapidi commemorative, giardini ombreggiati, targhe letterarie che citano versi celebri. È un luogo dove si percepisce la presenza discreta della cultura, quella che non si impone ma accompagna. Ogni angolo sembra suggerire una riflessione, un ricordo, una poesia.
Tappa 7: Il Battistero Neoniano
La giornata volge al termine, ma c’è ancora tempo per una delle tappe più toccanti: il Battistero Neoniano. Questo edificio, tra i più antichi della cristianità occidentale, custodisce una cupola decorata con uno dei più raffinati mosaici tardo-antichi. Il tema è il battesimo di Cristo nel fiume Giordano, rappresentato con realismo e simbolismo insieme. Il volto di Giovanni Battista, l’acqua che scorre, gli apostoli che osservano: ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera di sacra bellezza. La luce filtra dall’alto e si riflette sulle tessere musive, creando riflessi che mutano con il passare delle ore. Si ha l’impressione di trovarsi in un luogo dove il tempo non esiste più, solo la luce e l’acqua, i due elementi fondamentali del battesimo e della rinascita. Chiude così un percorso che è stato non solo turistico, ma spirituale, umano, estetico.
iStockIl Battistero Neoniano a Ravenna
Tappa 8: Passeggiata tra le botteghe
Se resta ancora un po’ di tempo, non c’è modo migliore per concludere la giornata che perdersi tra le vie del centro: Via Cavour, Via Diaz, Via Ricci. Le vetrine si accendono, i bar si riempiono di voci e bicchieri tintinnanti, l’aroma del caffè e del gelato artigianale si mescola con l’aria della sera. I negozi di design locale, le botteghe artigianali, le librerie indipendenti offrono un’altra Ravenna, fatta di creatività, gusto e passione. Sedersi in una piazza, magari con un aperitivo in mano e lo sguardo rivolto a un campanile che si staglia nel cielo rosa del tramonto, è il modo migliore per salutare la città.
Cosa vedere nei dintorni di Ravenna
Chi ha la fortuna di poter restare un giorno in più, scoprirà che Ravenna non finisce con il suo centro storico. A pochi chilometri, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe si erge solitaria tra i campi, con il suo abside che racchiude un altro capolavoro musivo, dominato dalla figura del santo e da una croce gemmata immersa in un paesaggio paradisiaco. Più a nord, la laguna di Comacchio e le Valli del Delta offrono un paesaggio completamente diverso, fatto di canali, fenicotteri, pescatori e silenzi acquatici. E se si desidera un tocco di modernità o un tuffo nel divertimento, il parco di Mirabilandia, le spiagge dei Lidi ravennati e le pinete secolari completano l’offerta di un territorio davvero unico. Tra le località sul mare meritano attenzione Punta Marina, Marina di Ravenna, oppure le zone di Cervia, Cesenatico e Milano Marittima.
Nel cuore dell’Emilia-Romagna, a pochi passi dal mare, si cela una città che non smette mai di sorprendere: è Ravenna ovvero un viaggio nel tempo, un mosaico vivente di culture, imperi e arte senza confini.
Un patrimonio straordinario la consacra tra le mete più affascinanti d’Italia: ben otto siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO ne fanno una capitale della bellezza eterna. Se vi state chiedendo cosa vedere a Ravenna, lasciatevi guidare tra meraviglie in pietra, tessere d’oro e suggestioni immortali.
Cosa vedere a Ravenna, la città dei mosaici
Tre volte capitale (dell’Impero romano d’Occidente, del regno degli Ostrogoti e poi dell’Esarcato bizantino), Ravenna ha assorbito influssi da ogni civiltà, tra Oriente e Occidente, e dietro i toni neutri dei suoi edifici si cela un universo sfavillante.
Camminare per il centro è come scorrere le pagine di un “libro scritto con la luce”: le biciclette sfrecciano leggere, i campanelli risuonano nell’aria e le voci si fondono con l’eco delle basiliche millenarie. In un simile scenario che unisce quotidianità e passato, la città si racconta con discrezione e invita a immergersi nel suo incanto senza tempo.
1. Piazza del Popolo
Tutto comincia da Piazza del Popolo: i palazzi che la delimitano, dalle eleganti architetture di epoca veneziana, rievocano storie di dominio, scambi e contaminazioni. Il Palazzo Comunale e la Prefettura si specchiano in una piazza viva, attraversata da chi lavora, chi passeggia e chi si concede un caffè sotto i portici.
Le due colonne che si ergono al centro portano in cima le statue di San Vitale e Sant’Apollinare, emblemi di una città che fu anche veneziana, ma è sotto il portico del Palazzo Comunale che si cela uno dei dettagli più sorprendenti: le colonne di granito che lo sorreggono, in apparenza semplici, custodiscono antichi capitelli, scolpiti nel marmo proconnesio e risalenti al VI secolo d.C. Un tempo appartenenti alla Chiesa di Sant’Andrea dei Goti, sono sopravvissuti alla sua demolizione del 1457, quando si aprì spazio alla costruzione della Rocca Brancaleone.
2. Basilica di San Vitale
Appena varcata la soglia della Basilica di San Vitale, ci si sente piccoli di fronte a tanta meraviglia: tempio ottagonale, tra i massimi esempi dell’arte paleocristiana, è un trionfo di luce, colore e simbologia. Non presenta navate, bensì un nucleo centrale che si apre in un abbraccio circolare sotto una cupola affrescata che colpisce all’istante.
I mosaici che decorano l’abside rapiscono lo sguardo: il volto dell’imperatrice Teodora, dallo sguardo ieratico e i gioielli che sembrano danzare nella luce, è uno di quei ritratti che non si dimenticano. E poi, quasi in silenzio, a terra si svela un labirinto: una serie di cerchi concentrici, solcati da frecce: è il cammino dell’anima, la metafora cristiana della purificazione, una sfida da intraprendere partendo dal centro e cercando, passo dopo passo, la via d’uscita.
Accanto alla basilica, il Museo Nazionale di Ravenna ospita reperti provenienti dagli scavi cittadini e dai restauri che hanno svelato altri frammenti dei suoi tesori nascosti.
3. Tomba di Dante
iStockL’antica tomba di Dante Alighieri
A Ravenna il tempo si è fermato anche per il più grande poeta della letteratura italiana. Dante Alighieri vi trovò l’ultimo rifugio, dopo l’esilio da Firenze, e qui si spense nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Aveva appena terminato il Paradiso, chiudendo l’opera che avrebbe consegnato il suo nome all’eternità.
Oggi le sue spoglie riposano in un piccolo tempietto neoclassico, sobrio e austero, realizzato tra il 1780 e il 1782 dall’architetto Camillo Morigia, ma la loro storia ha contorni da romanzo: per secoli furono nascoste, trafugate, ritrovate per caso nel 1865..
Intorno al mausoleo si sviluppa la cosiddetta zona dantesca, un angolo della città carico di spiritualità e silenzio.
4. Mausoleo di Galla Placidia
Se c’è un luogo che incanta senza bisogno di parole, è il Mausoleo di Galla Placidia che si annuncia con la semplicità di una piccola costruzione in mattoni, quasi anonima: eppure, basta varcarne la soglia per ritrovarsi immersi in un sogno blu. Sulle pareti, i mosaici più antichi di Ravenna vibrano ancora di vita e mistero.
Fu voluto da Onorio, imperatore dell’Impero romano d’Occidente, per sua sorella Galla Placidia, e all’interno di cotanto scrigno di luce e simbologia, il messaggio è chiaro: la vita vince sulla morte, la speranza prevale sul dolore. Ma è la volta celeste, tempestata di stelle, a lasciare senza fiato: un cielo notturno perfetto, dove la croce luminosa troneggia al centro e ogni stella sembra parlare al cuore di chi guarda.
È uno di quei luoghi che restano impressi per sempre, non solo nella memoria visiva, ma nelle emozioni più profonde.
5. Basilica di Sant’Apollinare in Classe
iStockLa sorprendente Basilica di Sant’Apollinare in Classe
A pochi chilometri dal centro, nella quiete di un paesaggio che appare sospeso tra terra e cielo, si erge la più maestosa tra le basiliche di Ravenna: Sant’Apollinare in Classe, il cui nome rimanda all’antica città di Classe, oggi area archeologica, un tempo vivace porto e sede della flotta romana dell’Adriatico.
La Basilica affascina da subito per la sua imponenza, ma è entrando che si viene travolti da un senso di meraviglia. L’abside è un inno alla luce, al colore e alla simbologia: Cristo appare al centro della Croce, in un tondo ornato da 99 stelle. Ai suoi lati, i quattro evangelisti, mentre dodici pecore candide simboleggiano gli apostoli, immerse in un paesaggio che ha i toni di un paradiso terrestre. Rocce, alberi, fiori e uccelli variopinti riempiono la scena con la serenità di un’armonia raggiunta.
Accanto alla Basilica, gli scavi raccontano la vita dell’antica Classe, città strategica e cuore pulsante del mondo bizantino. Poco distante, un vecchio zuccherificio ottocentesco è stato trasformato nel Museo Classis, un viaggio al cospetto di secoli di storia, dalla Preistoria alla Ravenna medievale. Anche soltanto la scala monumentale, decorata con un’onda di mosaico lunga trentatré metri, sarebbe sufficiente a giustificare la visita.
6. Mausoleo di Teodorico
Infine, non si può non citare il Mausoleo di Teodorico, costruito nel VI secolo per volere del re ostrogoto Teodorico, deciso a lasciare un’impronta eterna del proprio potere. A differenza degli altri monumenti di Ravenna, qui lo sfarzo bizantino cede il passo a una forma severa, quasi scultorea, in cui l’austerità diventa bellezza.
La struttura si fa notare per la cupola, un unico blocco monolitico di pietra calcarea che pesa oltre 300 tonnellate. Un’impresa ingegneristica straordinaria per l’epoca, che ancora oggi lascia senza parole. Il linguaggio architettonico è essenziale, lontano dai decori dorati degli altri edifici, ma proprio tale sobrietà la rende un unicum nel panorama ravennate.
Cosa fare a Ravenna: tre esperienze da non perdere
iStockTutto il fascino dei mosaici di Ravenna
Ravenna non è solo storia e arte, ma anche scoperta, creatività e gusto. Oltre ai monumenti senza eguali, la città offre esperienze capaci di completare il viaggio con sfumature più quotidiane ma non meno intense. Che si tratti di arte contemporanea, scorci urbani rigenerati o sapori locali, ogni tappa aggiunge un tassello al mosaico dell’anima ravennate.
1. Fare tappa al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
All’interno di un antico monastero, trasformato con rispetto e visione, prende vita uno dei centri culturali più dinamici della città: il MAR, Museo d’Arte della Città di Ravenna tra le cui sale si snoda un percorso che va dall’arte medievale fino al Novecento, con un’attenzione speciale per la tradizione del mosaico.
La sezione dedicata al mosaico moderno è un dialogo tra passato e presente, dove la tecnica antica si reinventa nelle mani degli artisti contemporanei.
Le mostre temporanee, spesso coraggiose e sperimentali, danno respiro internazionale al museo, rendendolo un punto d’incontro per chi ama l’arte in tutte le sue forme.
2. Un giro alla Darsena
Un tempo quartiere portuale e zona industriale, oggi la Darsena ne è il volto giovane e creativo: gli ex magazzini, le gru, le architetture dismesse sono diventati spazi per l’arte urbana, per la musica, per la socialità. Il canale Candiano scorre tranquillo tra murales colorati, locali alternativi e biciclette.
Camminare lungo la banchina, soprattutto al tramonto, regala una visione insolita della città: un incontro tra la malinconia del passato e la forza dell’innovazione.
La Darsena è diventata un laboratorio a cielo aperto, un quartiere in fermento dove tutto cambia e tutto vive.
3. Una sosta gastronomica al Mercato Coperto
A due passi da Piazza del Popolo, esiste un luogo dove i profumi parlano, i sapori raccontano e ogni stand è un invito a lasciarsi tentare: il Mercato Coperto, ristrutturato con eleganza e rispetto per la sua anima popolare, oggi un punto d’incontro tra tradizione e gusto.
Qui si può scegliere di fermarsi al ristorante oppure optare per un assaggio veloce, magari da gustare mentre si esplora il centro. L’offerta è variegata e irresistibile: si va dalle piadinerie alle botteghe artigiane, dalle pescherie alle gastronomie, dove la qualità degli ingredienti è protagonista.
Impossibile non assaggiare la piadina con lo squacquerone, accompagnata da verdure, affettati o acciughe marinate, a seconda dell’umore del palato. E per chi ama la pasta fresca, non mancano i cappellacci verdi, le tagliatelle, i passatelli, preparati con cura, passione e un pizzico di orgoglio romagnolo.
Come arrivare a Ravenna
Raggiungere Ravenna è semplice e piacevole, quasi un preludio al viaggio nel tempo che vi attende tra i suoi monumenti. Il cuore della città si apre a pochi passi dalla stazione ferroviaria, in Piazza Farini: bastano tre minuti a piedi per trovarsi nel centro storico, tra mosaici millenari e vie che profumano di arte e storia.
Per chi arriva in auto, l’autostrada A14 è la via più diretta: basta uscire allo svincolo per Ravenna e seguire le indicazioni per il centro.
Se preferite viaggiare in aereo, gli aeroporti più vicini sono quello di Forlì, a circa 30 chilometri, quello di Rimini, a 60, e l’aeroporto di Bologna, distante circa 90 chilometri.
Il 18 aprile 2025 l’Italia si prepara a rivivere uno dei momenti più intensi e sentiti della tradizione cristiana: il Venerdì Santo, giorno della Passione e Crocifissione di Cristo, scandito da processioni sacre che, da nord a sud del Paese, uniscono spiritualità, arte, memoria e forte identità locale. In alcune città, questi riti si ripetono da secoli, coinvolgendo intere comunità in rappresentazioni che sono diventate simbolo di devozione popolare e patrimonio immateriale collettivo.
Tra le celebrazioni più suggestive si distinguono la Giudaica di Laino Borgo, in Calabria e la Processione del Venerdì Santo di Chieti, considerata una delle più antiche d’Europa, ma non solo. A queste si affiancano gli appuntamenti altrettanto emblematici di Enna, Trapani e Savona, che conservano un fascino profondo e scenografico, capace di attrarre fedeli, viaggiatori e studiosi da ogni parte del mondo.
La Giudaica di Laino Borgo: teatro e fede nel cuore del Pollino
Nel borgo calabrese di Laino Borgo, in provincia di Cosenza, la Giudaica rappresenta una delle più spettacolari rievocazioni della Passione di Cristo in Italia. A cadenza biennale, questo evento trasforma il piccolo paese della Calabria in un palcoscenico a cielo aperto, dove ogni angolo – dai vicoli alle piazze – diventa parte integrante di una narrazione sacra, intensa e collettiva.
La rappresentazione si basa su un testo seicentesco tramandato nei secoli e si sviluppa in 19 scene, dalla celebre Ultima Cena al momento della deposizione di Cristo dalla croce. Non si tratta solo di un corteo, ma di un vero e proprio percorso drammaturgico, che attraversa l’intero abitato, guidato dalla partecipazione corale degli abitanti. Ognuno ha un ruolo: attori, costumisti, tecnici e volontari lavorano per mesi alla riuscita di un evento che dura oltre cinque ore e coinvolge più di 200 figuranti.
La forza della Giudaica, infatti, risiede proprio nella sua capacità di fondere spiritualità e teatro, tradizione religiosa e identità civica. L’esperienza è tanto intensa da assumere una valenza quasi catartica per la collettività, capace di parlare anche a chi osserva da semplice spettatore, offrendo peraltro un’occasione per riflettere sul senso della Pasqua attraverso un linguaggio accessibile e profondamente umano.
Chieti e la solennità di una tradizione millenaria
A Chieti, in Abruzzo, si svolge una delle processioni del Venerdì Santo più antiche d’Italia, documentata già nell’anno 842. Organizzata dall’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, è diventata nel tempo un vero e proprio simbolo dell’identità cittadina.
Alle ore 19.00 del 18 aprile 2025, dalla Cattedrale di San Giustino, partirà il corteo che attraverserà le vie del centro storico illuminate solo da fiaccole e ceri, creando un’atmosfera raccolta e suggestiva. I membri delle confraternite, incappucciati e vestiti con mantelli tradizionali, portano l’effigie del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, accompagnati dalle struggenti note del “Miserere” di Saverio Selecchy, composto nel 1740 ed eseguito da un coro di oltre 160 elementi.
La processione di Chieti è più che una celebrazione religiosa: è un rito collettivo, che coinvolge emotivamente tutta la comunità e richiama ogni anno migliaia di fedeli, turisti e curiosi, affascinati dalla potenza evocativa del silenzio, del canto e del ritmo solenne dei passi.
Enna: la capitale siciliana della Settimana Santa
Nel cuore della Sicilia, Enna si conferma tra le città italiane dove la Settimana Santa assume i contorni più solenni e scenografici, culminando in un Venerdì Santo che rappresenta il momento di maggiore intensità religiosa e partecipazione popolare. La celebrazione richiama ogni anno migliaia di fedeli, visitatori e turisti affascinati dalla potenza visiva e simbolica di un rito tramandato nei secoli.
Il programma del 18 aprile 2025 è denso di appuntamenti che coinvolgono l’intera città. Alle ore 15.00, in tutte le chiese parrocchiali, si tiene lo scoprimento e l’adorazione della Santa Croce, con la celebrazione della Comunione. È il primo momento ufficiale che introduce la liturgia della Passione.
Fonte: Getty ImagesLa processione del Venerdì Santo per le strade di Enna
A seguire, alle ore 16.30, dalla Chiesa di San Leonardo parte la processione della Confraternita della Santissima Passione. Lungo il tragitto verso il Duomo, si uniranno progressivamente tutte le altre sedici confraternite storiche della città, secondo un ordine processionale secolare. In uno dei passaggi più toccanti della giornata, tutte renderanno omaggio alla Madonna Addolorata presso l’omonima chiesa, prima che anche quest’ultima confraternita raggiunga il Duomo, dove sarà già stata deposta l’Urna del Cristo Morto, proveniente dalla chiesa del SS. Salvatore.
Il momento culminante della giornata avviene alle ore 19.00, quando dal Duomo di Enna prende avvio la solenne processione generale, con in testa la Spina Santa, antico reliquiario simbolo della Passione, seguito dai simulacri del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Il corteo si snoda attraverso le vie principali della città, creando un’atmosfera carica di silenzio, raccoglimento e devozione.
Il percorso conduce fino al cimitero, dove viene impartita ai confrati e ai fedeli la benedizione con la Spina Santa, uno dei momenti spiritualmente più forti dell’intera Settimana Santa ennese. La processione fa poi ritorno al Duomo, da cui i simulacri del Cristo e della Madonna fanno rientro nelle rispettive chiese, chiudendo un cerimoniale che è insieme rito religioso, evento identitario e patrimonio immateriale della città.
L’intera celebrazione coinvolge oltre 2.500 confrati, vestiti con il tradizionale saio bianco e cappuccio, accompagnati da marce funebri eseguite dalle bande musicali locali. I cittadini assistono in silenzio al passaggio delle statue, tra luci tremolanti, canti, incenso e lacrime. A Enna, la Passione di Cristo diventa un’esperienza comunitaria totale, capace di unire generazioni e di mantenere viva una memoria collettiva radicata nella fede, nella storia e nel sentimento popolare.
Trapani: i Misteri in cammino per 24 ore
A Trapani, il Venerdì Santo assume da secoli le forme solenni e struggenti della Processione dei Misteri, una delle manifestazioni religiose più lunghe, famose e sentite d’Italia. Oggi, 18 aprile 2025, a partire dalle ore 14:00, prende il via dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio questo rito millenario, che si svolge per 24 ore ininterrotte, attraversando tutta la città in un intreccio di spiritualità, tradizione e identità popolare.
La processione è composta da diciotto gruppi scultorei detti appunto “Misteri” e da due simulacri, portati a spalla da squadre di portatori al suono lento e cadenzato delle marce funebri eseguite dalle bande cittadine. I Misteri, realizzati in legno e tela tra il XVII e il XVIII secolo, rappresentano in modo drammatico e teatrale le scene della Passione e Morte di Cristo: dal processo di Gesù fino alla deposizione nel sepolcro.
Durante l’intera giornata e la notte del Venerdì Santo, le strade di Trapani si trasformano: le luci si abbassano, le attività si fermano e l’intera città sembra entrare in uno stato di sospensione collettiva. I gesti antichi, i profumi di incenso, il ritmo solenne dei tamburi, le voci dei devoti, i colori tenui dei costumi tradizionali compongono un mosaico di intensa partecipazione emotiva, che coinvolge confraternite, famiglie storiche e centinaia di cittadini.
Savona: i riti secolari della Liguria
A cadenza biennale, anche Savona celebra il Venerdì Santo con una delle processioni più solenni del nord Italia. La Processione del Cristo Morto, risalente al 1600, prenderà il via da piazza Cavallotti alle ore 20.30 (tempo permettendo), dando vita a un evento di profonda fede e intensa partecipazione popolare. Si tratta di un appuntamento tanto atteso non solo dai savonesi, ma anche da numerosi visitatori provenienti da fuori città, attratti dalla suggestione e dalla bellezza della cerimonia.
Fonte: Getty ImagesTradizionale processione del Venerdì Santo a Savona
La processione si distingue per il suo rigore liturgico e l’eleganza barocca, che le conferiscono un carattere unico. Protagoniste indiscusse sono le 15 casse lignee processionali, veri capolavori d’arte sacra, portate a spalla dalle sei confraternite storiche: Cristo Risorto, Santi Agostino e Monica, Santi Pietro e Caterina, SS. Trinità, Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Petronilla, e Nostra Signora di Castello. Queste confraternite, già esistenti nel Trecento e un tempo insediate sul Priamar, custodiscono e tramandano nei secoli lo spirito di devozione e il legame profondo con la tradizione.
Un ritrovamento che fa sognare gli appassionati di storia: nella città di Vienna, degli scavi effettuati per altri motivi sotto un campo sportivo, hanno svelato un segreto millenario: giaceva qui una fossa comune con i resti di 150 legionari romani, guerrieri che hanno incontrato la morte in battaglia circa 2.000 anni prima.
I soldati romani protagonisti del ritrovamento a Vienna
Gli archeologi hanno capito subito si trattasse di una fossa comune: i corpi si presentavano ammassati, senza ordine o cerimonia. Il ritrovamento ha raccontato una storia drammatica di giovani uomini, ipoteticamente tra i 20 e i 30 anni, feriti mortalmente da lance e spade e poi abbandonati al loro destino. I segni sulle ossa, invece, hanno mostrato che i soldati legionari erano caduti in uno scontro violento nelle vicinanze dell’antica città di Vindobona, in prossimità del limes danubiano, sotto il controllo romano.
La scoperta? Questione di fortuna. Erano in corso dei lavori di ristrutturazione di un campo da calcio nel quartiere di Vienna di Simmering. Gli archeologi in Austria, una volta arrivati sul posto, si sono trovati davanti a un ritrovamento incredibile: una distesa di scheletri che raccontano, come una fotografia silenziosa, una battaglia dimenticata.
Fonte: Wien MuseumRitrovata una fossa comune di legionari romani a Vienna
La battaglia a cui appartiene la fossa comune
Accanto ai resti umani, alcuni frammenti di armature romane (tra cui le celebri lorica squamata), chiodi delle caligae e un magnifico pugnale ornato d’argento hanno confermato l’identità dei caduti. I dettagli raccolti hanno dato modo di datare lo scontro tra l’80 e il 230 d.C., probabilmente in una delle campagne sanguinose contro le tribù germaniche che abitavano le zone lungo il Danubio.
La disposizione dei corpi, la mancanza di armi personali e il tipo di ferite subite hanno suggerito una disfatta improvvisa: un esercito colto alla sprovvista e annientato in campo aperto. Gli storici hanno ipotizzato che la battaglia potrebbe essere collegata alle turbolente guerre di confine sotto l’imperatore Domiziano, o alla successiva fortificazione della frontiera danubiana voluta da Traiano.
Questa fossa comune potrebbe rappresentare molto più di un triste capitolo di guerra: forse è da questo tragico evento che ebbe inizio l’ascesa di Vindobona, trasformandola da avamposto periferico a centro militare strategico dell’Impero. Dalle ceneri di quei giovani caduti, potrebbe essere germogliata la futura grandezza di Vienna, città destinata a lasciare un’impronta indelebile nella storia europea.
Fonte: Wien MuseumFossa comune di soldati legionari romani a Vienna: dove
L’importanza del ritrovamento
In poche settimane, gli scavi hanno portato alla luce almeno 129 scheletri riconoscibili, sebbene si stimi che il numero reale superi i 150 individui. I corpi, ammassati in uno spazio di circa 5 metri per 4,5, giacevano senza ordine, molti distesi sul fianco o a pancia in giù, in una posa che racconta di una sepoltura frettolosa, priva di rituali e cerimonie. Il luogo stesso della fossa, forse una depressione naturale, sembrerebbe essere stato scelto in fretta, dettato più dalla necessità che dalla pietà.
Questa scoperta straordinaria potrebbe segnare l’inizio della storia urbana di Vienna. Il massacro documentato a Simmering potrebbe aver spinto Roma a trasformare il piccolo insediamento di Vindobona in un vero e proprio campo legionario fortificato, cuore pulsante dell’espansione romana lungo il Danubio. Così, da una tragedia dimenticata, potrebbe essere nata la grandezza futura della città, su cui ancora oggi si ergono secoli di storia.
Il DanteDì rappresenta una delle celebrazioni più importanti per rendere omaggio a Dante Alighieri, il sommo poeta italiano. Questa giornata, istituita nel 2020, è dedicata alla memoria di Dante e al suo magnifico impatto culturale, che ancora oggi continua a influenzare letteratura, lingua e cultura globale. Il DanteDì si celebra ogni anno il 25 marzo. Questa data, secondo gli studiosi, segna l’inizio del viaggio ultraterreno di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, come narrato nella sua opera più famosa, la Divina Commedia. Per il DanteDì 2025 sono stati organizzati eventi, conferenze, letture pubbliche e iniziative in tutta Italia. Speciali ovviamente gli appuntamenti nelle due città italiane che hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita del poeta: Firenze e Ravenna.
DanteDì 2025 a Firenze
Firenze, città natale di Dante, è pronta per celebrarlo in compagnia di turisti e interessati alla letteratura e alla poesia.
Durante il DanteDì l’ingresso al Museo Casa di Dante di Firenze sarà per tutti ridotto a €5.
Ingresso dalle ore 10 alle ore 17;
Prenotazione non obbligatoria per il 25 marzo 2025;
Ultimo ingresso alle ore 16:30;
Il Museo Casa di Dante si trova in Via Santa Margherita 1.
Anche l’Accademia della Crusca celebra il DanteDì 2025 alla Villa Medicea di Castello.
Festeggiamenti per il DanteDì a Ravenna
Ravenna, altra città che ha avuto un ruolo importante nella vita di Dante, è pronta per ricordarlo e omaggiarlo con una serie di eventi dedicati agli studenti e a tutti gli appassionati di Dante. La città, dove dal 1321 sono custodite le spoglie del poeta, valorizza il patrimonio culturale legato a Dante Alighieri con esperienze e iniziative uniche.
L’inizio ufficiale del DanteDì 2025 avverrà con la performance musicale di Haolong Chen, studente del liceo artistico musicale Nervi-Severini. A seguire: la lettura del VI canto del Paradiso. Il sindaco Fabio Sbaraglia sarà presente all’evento;
Nella Casa e al Museo di Dante di Ravenna si potrà entrare gratuitamente nella giornata del 25 marzo 2025;
Visite guidate, incontri e letture. Da segnalare quella del XV canto del Purgatorio alle ore 17 di fronte alla Tomba di Dante;
Le scuole potranno accedere liberamente fino al 30 marzo alla Casa e al Museo di Dante;
Per gli istituti sono organizzate visite guidate nella zona dantesca (Tomba di Dante, Chiostri Francescani, Quadrarco di Braccioforte, Museo e Casa Dante) per approfondire la conoscenza dei luoghi del poeta. La visita didattica si può prenotare presso la sezione didattica di Fondazione RavennAntica.
Fonte: iStockRavenna: l’antica tomba di Dante Alighieri in città
Laboratori didattici per studenti e appassionati;
Incontri di letteratura e poesia.
Conferenza a Bolzano per il DanteDì
Ovviamente eventi e iniziative culturali legate al DanteDì 2025 non solo a Firenze e Ravenna. “Libertà va cercando. Dante profeta di speranza“. Questo è il titolo della conferenza, organizzata dal Comitato della Società Dante Alighieri di Bolzano presieduto dalla Dott.ssa Raffaella De Rosa, che si svolgerà il 25 marzo 2025 a Bolzano in occasione del DanteDì 2025. Durante l’incontro, a cura del professore Gregorio Vivaldelli, verrà affrontato il seguente tema: come il desiderio di libertà alimenti il coraggio della responsabilità.
Teatro Cristallo, via Dalmazia 30, Bolzano;
Inizio ore 20;
Prenotazione obbligatoria.
Vasto celebra il DanteDì 2025
Anche Vasto è pronta per ricordare il sommo poeta.
Il 25 marzo 2025 si svolgerà un evento al Teatro Rossetti di Vasto: “Il Dante delle Stelle“. Spettacolo dedicato al Paradiso.
Lo spettacolo sarà alle ore 17,30;
Sarà uno spettacolo-conferenza organizzata dal Centro europeo di studi rossettiani;
La parte musicale è a cura degli Ensemble Stella Nova;
Le letture dantesche sono di Domenico Galasso e il profossor Gianni Oliva, che tratterà il tema: Dante poeta della luce.
Iniziativa per il DanteDì a Pisa e nel casentino
A Pisa, presso il Palazzo dei Congressi, ci sarà un evento dedicato ai giovani delle scuole durante il quale si approfondirà il Paradiso Terrestre e la figura della donna.
Inoltre, presso l’Aula Magna di Palazzo Boileau, si terrà l’incontro annuale del DanteDì “Un altro Dante“. Questo è promosso dal neonato Laboratorio Ipermediale Dantesco dell’Università di Pisa (LIDUP), in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Ateneo e con il patrocinio del gruppo Dante dell’Associazione degli Italianisti. L’incontro si terrà alle ore 17 in presenza a Pisa ma gli studenti e gli appassionati che non si trovano in città il 25 marzo 2025 potranno seguire l’iniziativa anche via Teams.
Nel casentino invece, in programma per tutta la settimana, tante attività didattiche per le scuole.
A Foligno tra incontri e mostre per il DanteDì
Ogni anno la città di Foligno celebra la prima stampa dell’editio princeps della Divina Commedia. Il 25 marzo 2025 si terrà un incontro con lo scrittore Paolo di Paolo e sarà inoltre inaugurata la mostra di illustrazioni dantesche Comicon, Drawing Dante presso le Sale di Costanza, a Palazzo Trinci (visitabile fino al 6 luglio 2025).
Spostandosi a sud, il DanteDì a Siracusa
Anche la Sicilia è pronta per celebrare Dante Alighieri. A Siracusa il Comitato Dante Alighieri organizzerà la proiezione del docufilm “Mirabile Visione: Inferno” presso il Multisala Planet Cinema Vasquez. Dopo la visione del film ci sarà un intervento in collegamento con il regista Matteo Gagliardi.
DanteDì 2025 a Sepino, anche il Molise in festa
A Sepino, in provincia di Campobasso, verrà messo in scena uno spettacolo teatrale interpretato dai ragazzi appositamente per il DanteDì 2025. Ispirato ai canti della Divina Commedia questo fa parte del progetto “B.A.SE.: BiblioAzione Sepino” che continua a promuovere la cultura tra i giovani. Grazie al laboratorio teatrale, i giovani che partecipano al progetto avranno l’occasione di interpretare e sceneggiare alcuni dei passaggi iconici e i protagonisti fondamentali della Divina Commedia. L’obiettivo è quello di coinvolgere il pubblico in un divertente viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Oltre allo spettacolo teatrale i giovani presenteranno al pubblico anche una serie di cartelloni a tema ed originali “kahoot” – giochi interattivi e didattici. Apprendere la Divina Commedia sarà così molto più coinvolgente e interessante.
Le donne della Divina Commedia a Napoli
Alla Biblioteca Universitaria di Napoli nella giornata del 25 marzo 2025, per omaggiare Dante, si svolgerà un evento intitolato “Le donne della Divina Commedia“. Iniziativa in collaborazione con Museodivino e e l’Associazione Progetto Sophia.
Il percorso, che inizia nel Loggiato Monumentale, verrà ripetuto tre volte durante il DanteDì 2025. Si interagirà con i personaggi della famosa opera, come Francesca, Taide e Pia. Poi ci si sposterà nella Sala Rari, il Paradiso Terrestre, dove si incontreranno Beatrice e Matelda. Questo evento terminerà poi con una performance teatrale interattiva “Dante ad alta voce” e da un “concertino mateldico” curato da Flavia d’Ambrosio e Joe Nocerino.