I luoghi dov’è stato girato il film Tv su Biagio Conte sono estremamente simbolici per la vita e per l’eredità spirituale che questo moderno San Francesco palermitano, come in molti lo hanno considerato, ha inteso lasciare ai suoi seguaci (e non solo). Sullo schermo, man mano che la missione di Fratel Biagio si delinea, lo spettatore vede alternarsi una città tentacolare, dove bene e male si confondono come spesso fanno i viali alberati e di palazzi benestanti e i vicoli dove l’umanità è più verace, a posti pregni di una spiritualità semplice quanto genuina. Scopriamo insieme le location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, in onda in prima serata su Rai 1 domenica 11ottobre 2026.
Di cosa parla
È il 1990. Biagio, interpretato da Alessio Vassallo, è ancora solo uno studente proveniente da una famiglia agiata di imprenditori palermitani. Un giorno all’improvviso decide di lasciare tutto e mettersi sul cammino di Francesco, come recita appunto il titolo del film: zaino in spalle si dirige verso Assisi. Al ritorno non è più lo stesso: non vuole più voltarsi davanti al dolore e alle sofferenze degli altri e, anzi, decide di condividerle ogni giorno andando a vivere con i senzatetto sotto ai portici della stazione di Palermo. Qui farà incontri come quello con il piccolo Totò e la sua mamma che lo metteranno ancora più chiaramente davanti alla propria missione: stare dalla parte degli ultimi come continuerà a fare, anche dopo la sua morte, la Missione di Speranza e Carità da lui fondata.
Ufficio stampa RaiUna scena di “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte”
Dov’è stato girato il film
Diretto da Costanza Quatriglio e prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, il film Tv sulla vita di Biagio Conte è girato tra Palermo e Assisi: due luoghi chiave della sua esistenza.
A Palermo le riprese hanno interessato sia zone popolari come i dintorni della stazione, il quartiere di Ballarò con il suo vivace mercato e quello della Kalsa dove ancora sono evidenti le origini arabe della città e sia zone bene e palazzi raffinati come Palazzo Marchesi, Palazzo Comitini, il Palazzo Arcivescovile, Casa Professa in una sorta metafora visiva della scelta compiuta da Fratel Biagio.
In centro altre location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte si trovano nei pressi della ricca Cattedrale in stile arabo-normanno (in piazza Sette Angeli più nel dettaglio).
iStockLa ricca Cattedrale di Palermo
Poco fuori dalla città la produzione ha girato sul lungomare di Mondello: l’iconica passeggiata sul mare dove i palermitani – e non solo – amano godere delle belle giornate.
Il Monte Pellegrino, altro luogo di profonda spiritualità legata al culto di Santa Rosalia, fa per tutta la durata del film da «custode» – come lo ha definito la regista – immobile alla fede di Biagio e dei suoi fratelli palermitani.
Assisi
Le scene del viaggio di Biagio Conte ad Assisi sono state girate in loco. In varie inquadrature del film è riconoscibile in particolare il Santuario di San Damiano: è qui, secondo la tradizione francescana, che San Francesco si fermò a pregare dopo aver vagato a lungo per la campagna umbra e compose il Cantico delle creature. In questa stessa chiesa, poco fuori le mura della città e nel tempo diventata un luogo di culto non meno frequentato da fedeli di tutto il mondo, più tardi Santa Chiara avrebbe fondato l’ordine delle clarisse e compiuto alcuni dei suoi principali miracoli.
iStockIl Santuario di San Damiano: un luogo di culto molto amato
Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, attesissima seconda stagione della serie su Max Pezzali e Mauro Repetto disponibile dal 9 ottobre 2026 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, sono legate biograficamente alle vicende musicali e personali dei protagonisti. Il centro storico di una tranquilla cittadina italiana, gli eleganti palazzi aristocratici e i grattacieli alti e popolati di uffici delle grandi città e persino uno sconfinato deserto americano sono gli stessi – o quasi – che hanno fatto da sfondo al successo del duo. L’ambientazione e i luoghi dov’è stata girata la serie sugli 883 di Sydney Sibilia però, come più volte ha raccontato lo stesso regista, hanno come compito non meno importante quello di rievocare una certa atmosfera da Anni Novanta.
Di cosa parla
Nella seconda e ultima stagione della serie sugli 883 è il 1993 e Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) stanno coronando il sogno di essere primi in classifica. Mentre lavorano al nuovo album – “Nord Sud Ovest Est”, da cui il titolo della stagione – qualcosa tra i due però comincia a cambiare. Il momento di grande successo che stanno vivendo li porta a Milano prima e, poi, in quell’America che avevano tanto sognato da ragazzini. Eppure, vista da dentro, la vita dei due è molto più incasinata di quanto da fuori si possa immaginare e i dubbi riguardo al futuro professionale, alle ambizioni individuali e persino alla loro stessa amicizia si fanno sempre più ingombranti.
Ufficio stampa SkyUna scena di “Nord Sud Oves Est – La leggendaria storia degli 883”
Dov’è stata girata la serie
Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 spaziano da Pavia a Torino, a Roma e il litorale laziale, con qualche puntata anche in Spagna.
Pavia
La città dove Max Pezzali e Mauro Repetto sono cresciuti, hanno scritto le prime canzoni e cominciato a pensare alla musica come quello che avrebbero fatto da grandi non poteva certo mancare nella serie. In questa seconda stagione, però, Pavia ha un ruolo più defilato rispetto a quello che aveva in Hanno ucciso l’uomo ragno: gli eventi narrati, del resto, portano il duo sempre più lontano dalla cittadina lombarda verso il successo nazionale.
Sullo schermo si continuano a riconoscere i vicoli acciottolati del centro storico, le vie che costeggiano il fiume Ticino e l’iconico Ponte Coperto: un ponte trecentesco ricostruito sulle tracce di un antico ponte romano, caratteristico appunto per la copertura a tetto e diventato nel tempo il simbolo della città.
Anche Borgo Ticino, il pittoresco borgo medievale al di là del fiume un tempo frequentato da lavandaie, pescatori e cavatori di ghiaia, ha fatto da set per le riprese della seconda stagione della serie Sky sugli 883.
iStockL’iconico Ponte Coperto
Come la produzione (Sky Studios e Groenlandia) ha raccontato più volte, nonostante Max Pezzali abbia partecipato alla scelta delle location, i luoghi della serie (il negozio di fiori della sua famiglia, la tavernetta da dove ha cominciato a fare musica, la casa di Silvia, eccetera) non sempre corrispondono esattamente con quelli reali, per lo più per ragioni logistiche e organizzative.
Torino
A Torino le location della seconda stagione della serie sugli 883 si trovano per lo più in centro: con i loro palazzi eleganti e le raffinate architetture liberty zone come Piazza San Carlo e Via Po, il salotto buono del capoluogo sabaudo, si prestano bene a rappresentare il cliché della grande città italiana degli Anni Novanta.
iStockL’elegante centro storico di Torino
Roma e il litorale laziale
Lo stesso si può dire per Roma che, con oltre 100 giorni di riprese, si rivela il luogo dove la serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 è stata girata per più tempo.
La produzione, fin qui, non ha diffuso dettagli sulle location romane: quello che si può dire con certezza è che i set sono stati distribuiti in diversi punti della città, cogliendo angoli capaci di rappresentare la Milano di allora con le passerelle patinate della moda, gli studi discografici d’ispirazione americana, i grandi concerti ed eventi internazionali.
Ufficio stampa SkyUn’altra scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”
Tra le location della seconda stagione della serie di Sydney Sibilia sugli 883 segnalate in Rete c’è anche Ardea: la città poco a sud di Roma, e più nello specifico la sua frazione marina, sono tra i tratti del litorale laziale scelti per fare da sfondo alle nuove avventure di Pezzali e Repetto.
In questo nuovo capitolo il duo, reduce dal successo del primo album, approda negli Stati Uniti coronando un sogno coltivato fin da bambini e dai tempi delle prime canzoni composte nella tavernetta dei genitori. Sullo schermo si vedono più volte Max Pezzali e Mauro Repetto sfrecciare sulle ampie e sconfinate statali americane, così pregnanti nell’immaginario comune a stelle e strisce.
Un dettaglio curioso è che queste scene non sono state girate davvero in America, ma nella Tuscia viterbese. Spostandosi a pochi chilometri a nord rispetto a Roma, la produzione ha trovato strade che proseguono dritte per chilometri e chilometri, circondate da un paesaggio brullo e a tratti quasi desertico e di giorno inondate da luce che niente hanno da invidiare alle highway americane. Si tratta di strade come la Provinciale delle Quattro Dogane (segnalate da diverse fonti in Rete) e situata nei dintorni di Montalto di Castro: una cittadina della Maremma laziale, famosa per le spiagge Bandiera Verde oltre che per il Parco Archeologico di Vulci.
Anche le altre scene ambientate nel deserto americano, dove Pezzali e Repetto si recarono per realizzare video e altri materiali promozionali dell’album “Nord Sud Ovest Est”, non sono state effettivamente girate negli Stati Uniti.
Ufficio stampa SkyAncora una scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”
Alla ricerca di panorami assolati e brulli che ricordassero quelli veri, la produzione della serie è approdata ad Almerìa. Questa città andalusa, famosa per le tapas e per alcune delle spiagge più belle della Spagna, vanta oltre tremila ore di sole all’anno ed è perfetta quindi per riprodurre l’atmosfera desertica.
Tanto perfetta che, ben prima di Sybilia e la sua troupe, è stata scelta come set di grandi classici del genere western tra cui quelli di Sergio Leone. Il Desierto de Tabernas, un sito di interesse geografico-paesaggistico a pochi chilometri dalla città, del resto oltre essere l’unico deserto in Europa che si possa considerare tale è senza dubbio il più cinematografico che ci sia e frequentato per questo, oltre che da tanti amanti della natura, da appassionati di cinema e di set-jetting.
Gioca molto sul potere evocativo delle immagini – che in numerose sequenze letteralmente si sostituiscono ad azioni, dialoghi, interazioni tra i personaggi – il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis appena arrivato nelle sale dopo essere stato presentato, unica opera italiana, alle Giornate degli autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Sconfinate vedute montane, riprese dall’alto di altipiani dove la natura domina incontrastata e quasi ancora vergine sono parte, fondamentale più che integrante, infatti del racconto che il regista fa di una delle esperienze umane più fondative e universali di questi tempi: la migrazione. Scopriamo insieme le location di Balcanica.
Di cosa parla
L’Afghanistan ha messo al bando la musica: è per questo, per poter continuare a esprimere la propria arte, che il direttored’orchestra Nazar e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, decidono di lasciare il paese e raggiunge l’Italia. Come molti altri migranti si mettono in viaggio sulla rotta balcanica. È qui che incontrano Greta, il personaggio interpretato da Matilda De Angelis. La giovane donna è una dottoressa impegnata per la prima volta in una missione umanitaria. Tra i tre si instaura un legame forte tanto quanto inaspettato, capace di far ritrovare a Nazar e Jalil speranza nella musica e mettere Greta di fronte a realtà completamente diverse da quelle a cui è abituata. Sulla strada che riporta Nazar e Jalil alla libertà, così, anche Greta si ritroverà a compiere una scelta che le cambierà per sempre la vita.
Ufficio stampa Biennale di VeneziaUna scena di “Balcanica”
Dov’è stato girato il film
Il film – una co-produzione italo-serbo-croata di Nightswim, Wildside, This and That Productions e Antitalent – è stato girato per lo più nella Serbiasud-occidentale, in zone realmente attraversate dalla cosiddetta “rotta balcanica” (una delle rotte migratorie terresti oggi più percorse tra Medio Oriente ed Europa).
Sjenica
Tra le location di Balcanica c’è Sjenica. Oggi questa città serba è soprattutto un grosso snodo commerciale e militare. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano necropoli e altre numerose testimonianze di antiche civiltà come quelle dei Dardani e degli Illiri, però per secoli è stats un importante punto di passaggio per i mercati che si muovevano da e verso Dubrovnik (Croazia) e di rappresentanza per l’impero ottomano che – non a caso – fece costruire qui una fortezza (oggi andata totalmente distrutta).
A Sjenica la natura domina incontrastata e selvaggia all’interno della Riserva Speciale di Uvac.
iStockLo spettacolare fiume Uvac
L’altopiano di Pešter
Più ancora lo fa sull’altopiano di Pešter, altro luogo dov’è stato girato il film Balcanica, facile da riconoscere sullo schermo per i suoi profili aspri e irregolari. Questo campo carsico, situato tra i 900 e i 1200 metri d’altezza e circondato da sette diverse catene montuose, è attraversato infatti dal – già nominato – fiume Uvac che, scavandolo, ha dato vita nei secoli a solchi, meandri e talvolta veri e propri canyon (non stupisce, così, che al Pešter ci si rierisca talvolta come al “Colorado serbo”).
iStockLa natura imponente sull’altopiano di Pešter
La zona è nota per il clima particolarmente rigido, soprattutto in inverno quando si raggiungono temperature di diverse decine di gradi sotto lo zero: famoso è l’inverno del 1985, quando nel villaggio di Karajukića Bunari, si registrò una temperatura di -39.5°, la più bassa mai segnalata in Serbia.
Nel film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis questa natura e queste condizioni così estreme fanno da contrappunto vivido al dramma di chi non ha altra scelta che migrare per poter continuare a essere se stesso.
Il nuovo thriller psicologico di Paolo Strippoli, nelle sale dall’8 ottobre 2026, è tra i film più attesi dell’autunno: c’entrano il successo riscontrato alla Mostra del Cinema di Venezia, il fatto che sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, ma senza dubbio anche la vicenda «spietata e carnale» – come l’ha definita lo stesso regista – che racconta, specchio di una parentesi storica ben definita e in cui molte famiglie italiane in fondo finiranno per riconoscersi. Le location di L’estranea, tutte reali e tutte concentrate tra la Puglia e il Lazio, partecipano a rendere più universale quanto narrato ed evidente il legame dei protagonisti e del regista pugliese con i luoghi che abitano nella finzione (gli uni) e nella realtà (l’altro).
Di cosa parla
In una notte di temporale Anna, la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, bussa alla porta dell’appartamento romano della figlia Alice, il personaggio di Romana Maggiora Vergano, e le rivela la bugia su cui da oltre vent’anni si regge l’equilibrio della loro famiglia. Allora, pur di salvarle la gamba dopo un’incidente di cui era stata vittima, la donna aveva stretto un patto con una misteriosa estranea: il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, da cui il titolo del nuovo film di Paolo Strippoli. Questa scelta aveva dato il via a una serie di avvenimenti terribili che avevano colpito la famiglia. Solo Alice ha il potere di interrompere finalmente questa catena spaventosa di eventi e rimettere ogni cosa al proprio posto. A che prezzo però? E la giovane sarà davvero disposta a pagarlo?
(c) 01 DistributionUna scena di “L’estranea”
Dov’è stato girato il film
Il dramma familiare di Paolo Strippoli è ambientato tra la Puglia dove la famiglia di Anna, che rappresenta una certa imprenditoria pugliese rapidamente arricchitasi tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi degli Anni Duemila, ha le proprie radici e Roma dove la figlia Alice si è trasferita, come molti suoi coetanei, per cercare la propria strada. Per dare realismo alla narrazione anche i luoghi dov’è stato girato il film L’estranea si trovano tra la Puglia e la Capitale.
Bari
A Bari, città di cui è originaria la famiglia di Anna, la produzione (Kazak Productions e Tarantula Film con Le Pacte) ha scelto di girare sia in luoghi centrali e iconici per la storia e il presente turistico del capoluogo pugliese e sia in zone più periferiche e marginali: una soluzione che ha consentito di rappresentare sullo schermo il volto profondamente stratificato che la città ha da sempre.
Sullo schermo sono facili da riconoscere il lungomare e il Molo San Nicola: il pittoresco porto vecchio di Bari, subito a ridosso del centro cittadino e del famoso Teatro Margherita, dove ancora oggi si continuano a tramandare le tradizioni marinare della città come, ogni mattina, quella dell’arrivo e della vendita del pesce fresco.
iStockL’antico porto di Bari
Un set è stato stabilito presso il Circolo Canottieri Barion: fondato a fine Ottocento è uno dei più storici della zona.
Altra location di L’estranea a Bari è il quartiere San Paolo: sorto tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Sessanta del Novecento come primo quartiere residenziale pubblico della città, ancora oggi conserva il suo animo popolare nonostante sia stato interessato nel tempo da interventi di riqualificazione come quello mirato a trasformarlo, tramite murale e street art, in un Quartiere Museo.
Alcune scene del nuovo film di Paolo Strippoli sono state girate al Policlinico Giovanni XXIII.
Monopoli
A Monopoli si è girato sia in location private (come uno studio medico) e di servizio (il canile pubblico) e sia in luoghi molto amati sia dai turisti e sia soprattutto dai locali. Uno di questi è il castello Carlo V: un forte del Cinquecento costruito durante la dominazione spagnola della città e che ancora oggi incuriosisce per la sua pianta poligonale con bastioni, ponti levatoi, mura difensive.
iStockLo storico castello di Monopoli
Impossibile da non riconoscere sullo schermo è Porto Ghiacciolo: una delle spiagge più belle della Puglia, famosa per il colore cristallino e la temperatura molto bassa – come lascia intuire il nome – delle sue acque, oltre che per l’Abbazia di Santo Stefano che le fa da sfondo.
iStockLa stupenda spiaggia di Porto Ghiacciolo
Gioia del Colle
Tra le location pugliesi di L’estranea c’è anche Gioia del Colle. Qui, come confermano anche numerose testate locali, la troupe ha girato a Villa Povia. Fin qui non si conoscono, però, più dettagli su quali stanze e ambienti della storica residenza – che per il ruolo chiave che ha nelle vicende della famiglia è comparsa fin dalle prime immagini dal set diffuse – siano state interessate dalle riprese.
(c) 01 DistributionUna delle prime immagini dal set di “L’estranea”
Roma
A Roma anche la scelta delle location appare volutamente in rottura con quanto fatto in Puglia, come a sottolineare anche visivamente quanto radicalmente il patto con l’estranea abbia deviato il corso delle vicende familiari.
La figlia di Anna vive nel quartiere di San Lorenzo: uno dei più giovani della Capitale, frequentato ogni giorno da un gran numero di studenti e fuorisede e animato da localini alla moda e da una vivace movida, senza che questo gli abbia fatto perdere il carattere prettamente popolare. È qui in un appartamento di Via degli Ausoni che sono state girate le scene, incluse alcune di quelle in terrazza, in cui Anna raggiunge a Alice e le racconta del patto che da piccola le ha salvato la gamba.
Altre scene sono state girate in prossimità della Stazione Termini: una zona altrettanto frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori fuorisede e persone che per ragioni diverse si spostano da o per Roma.
Diversi ospedali romani sono tra le location di L’estranea e non c’è da sorprendersene considerata la trama e che l’evento scatenante è un incidente che stravolge la quotidianità della famiglia di Anna mettendo a rischio la salute di Alice. Riprese sono state effettuate, in particolare, all’Ospedale San Camillo, all’American Ospital e all’Istituto San Leone Magno.
(c) 01 DistributionUn’altra scena di “L’estranea”
Non mancano scene girate in studio per cui la produzione del nuovo film di Paolo Strippoli si è appoggiata agli Studios di via Tiburtina: tra i teatri di posa più famosi – e utilizzati – della Capitale, dove sono stati girati numerosi classici moderni del cinema italiani e trasmissioni televisive dal forte seguito.
Tropea non è solo la principale location di B.A.E. – Before Anything Else, il film ora nelle sale di Alessio Hong e Paula Lingyi Sun, ma è una sorta di motore immobile dell’azione: senza il mare cristallino, le spiagge dorate, i vicoli assolati, i panorami mozzafiato della cittadina calabra l’incontro tra i due protagonisti, che dà il via a una sorta di rilettura in chiave contemporanea del dramma di Romeo e Giulietta, infatti forse non sarebbe mai avvenuto. Scopriamo insieme dov’è stato girato questo coming of age prodotto da Andromeda Film e Flat Parioli.
Di cosa parla
Romeo (Riccardo de Rinaldis Santorelli, attore già visto sul piccolo schermo in Doc – Nelle tue mani) decide di concedersi un’ultima estate di completa spensieratezza a Tropea insieme agli amici di sempre, prima di affrontare la vita adulta e le sue responsabilità. È mentre è in vacanza che conosce Giulia (Yile Yara Vianello): una ragazza del posto appassionata di teatro che lo convince a partecipare a una rappresentazione amatoriale di Romeo e Giulietta.
Mentre interpretano i giovani innamorati, tra i due inevitabilmente cresce un sentimento travolgente. Come nel dramma di Shakespeare, però, qualcuno è pronto a ostacolare l’amore: si tratta in questo caso di Teo, il fratello maggiore di Giulia, protettivo nei suoi riguardi almeno quanto diffidente verso Romeo.
Ufficio stampa Bif&stUna scena di “B.A.E. – Before Anything Else”
Dov’è stato girato il film
Tropea
Tropea fa insomma da palcoscenico all’attrazione iniziale tra Giulia e Romeo che poi si trasforma in qualcosa di molto più profondo ed è qui che il film è girato per la maggior parte delle scene.
iStockIl panorama mozzafiato di Tropea
Della “perla del Tirreno” – com’è spesso chiamata –incoronata dal Telegraph tra le città più belle d’Italia, si riconoscono sullo schermo le spiagge, sia quelle più rinomate e frequentate dai turisti e sia quelle più nascoste e appannaggio dei locali, e i panorami mozzafiato come quello iconico del Santuario di Santa Maria dell’Isola arroccato su uno scoglio di fronte al mare.
Anche il labirinto di vicoli stretti del centro storico, su cui si affacciano eleganti palazzi settecenteschi, fa da cornice alla storia di Giulia, Romeo e un gruppo di amici che godendo della bellezza folgorante del Sud e dei suoi ritmi lenti sembrano provare soprattutto a costruire ricordi confortanti per quando sarà la vita adulta a bussare alle loro porte.
Altre location
I materiali di produzione segnalano tra le location di B.A.E. – Before Anything Else più in generale la Costa degli Dei: quel tratto di costa tirrenica che si estende da Pizzo a Nicotera, punteggiata da baie, cale e spiagge tra le più belle della Calabria e dove si trova appunto, tra località di mare molto rinomate sia in Italia e sia all’estero, anche Tropea. Non sono stati forniti, però, ulteriori dettagli su dove sia stato girato il film ed eventuali altre location oltre a Tropea. Una presentazione in anteprima è stata organizzata, già a inizio anno, a Spilinga proprio per rimarcare il profondo legame del film – presentato in quel periodo al Bif&st – col territorio.
iStockLa spettacolare Costa degli Dei
Alcune fonti in Rete segnalano tra i luoghi dov’è stato girato B.A.E. – Before Anything Else anche Roma: con ogni probabilità per le scene in interna e le riprese effettuate in studio.
In un’intervista a The Hollywood Reporter Ryan Murphy ha raccontato che la tredicesima stagione di American Horror Story, da poco debuttata negli Stati Uniti e in Italia disponibile dal 1° ottobre 2026 su Disney+, è stata pensata innanzitutto come «un omaggio ai fan» che da quindici anni la seguono appassionatamente e alla storia stessa della serie.
I tredici nuovi episodi vedranno tornare sullo schermo personaggi molto amati come quello di Sarah Paulson e quelli di Evan Peterson, in una sorta di crossover inedito tra tutte le stagioni precedenti.
Anche le location di American Horror Story: 13 potranno suonare familiari a chi sta al di là dello schermo: tra edifici infestati, covi delle streghe e hospice inquietanti non mancano infatti easter egg che ricordano agli spettatori quanti misteri si possano nascondere dietro a luoghi, all’apparenza come tanti, che si frequentano ogni giorno.
Di cosa parla
Ben DeSoto, il protagonista della nuova stagione, lavora in un hospice di New York. Quando gli viene affidato un uomo anziano almeno quanto ricco e misterioso conosce Constance Langodon, il personaggio interpretato da Jessica Lange nella prima stagione della serie (American Horror Story: Murder House) che ha almeno ufficialmente il compito di formarlo. Nel lussuoso attico in cui viene condotto Ben si accorge presto a proprie spese che il numero tredici, da cui sembra perseguitato e per cui al contrario della fidanzata Kira ha una vera e propria fobia e, è presagio di eventi che dire nefasti è poco. Con Constance nei paraggi, del resto, difficilmente poteva essere altrimenti.
Ufficio stampa Disney+Una scena di “American Horror Story: 13”
Dov’è stata girata la serie
L’attesissima tredicesima stagione di American Horror Story è stata girata principalmente a New York tra quartieri alla moda, vie dello shopping e della movida ben noti anche solo per il numero di volte in cui sono stati scelti come set cinematografici.
iStockNew York è un set a cielo aperto
Manhattan
The Apollyon, l’edificio al cui tredicesimo piano si trova l’attico dove vive l’anziano signore assistito da Ben e Costance, nella realtà non esiste: è un mix di palazzi e ambienti residenziali della New York bene.
Ufficio stampa Disney+Un’altra scena di “American Horror Story: 13”
Tra i luoghi dov’è stata girata American Horror Story: 13 nella Grande Mela c’è, infatti, soprattutto Manhattan con set segnalati al Washington Square Park, uno dei parchi pubblici più grandi e frequentati anche per attività culturali, e presso la Riverside Church, la chiesa più alta degli Stati Uniti (grazie al suo campanile di 120 metri) che con il suo stile neogotico si adatta perfettamente alle atmosfere dark della serie di Ryan Murphy e Brad Falchuk.
iStockL’atmosfera, decisamente gotica, all’interno della Riverside Church
Le scene in aeroporto sono state girate al John Jay College of Criminal Justice, una delle più rinomate scuole pubbliche americane di legge e giustizia criminale.
In alcune inquadrature è facile riconoscere i negozi alla moda, i ristoranti chic, le gallerie d’arte e più in generale l’atmosfera raffinata di SoHo.
Brooklyn
Altre location di American Horror Story: 13 si trovano a Brooklyn: qui si sarebbe girato tra la W 122nd e la W 124th Street. Diverse fonti in Rete hanno segnalato la presenza di set anche all’esterno e nei pressi degli studi della Broadway Stages, di cui non è escluso la produzione possa aver sfruttato le facility.
Ufficio stampa Disney+Ancora una scena di “American Horror Story:13”
Fausto Brizzi torna al cinema con una commedia di profonda attualità, interpretata da un cast d’eccezione di cui fanno parte tra gli altri Frank Matano, Laura Chiatti, Rocío Muñoz Morales e Francesco Sole, e impreziosita da un cammeo di Taylor Mega.Quasi Vera, nelle sale dal 1° ottobre 2026, è un film ricco di location sorprendenti, con palazzi rinascimentali nel cuore del Lazio e località marine rinomate a due passi dalla Capitale.
Di cosa parla
Diego, il protagonista interpretato da Frank Matano, è un attore esordiente che tra provini andati male e piccole comparse in film di second’ordine stenta a far decollare la propria carriera. Decide così di sfruttare le conoscenze informatiche che possiede per creare, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, un’influencer virtuale.
Vera, che ha il volto di Taylor Mega, grazie al suo fascino e alla sua ironia, oltre che a una conoscenza dei goal della Nazionale degna dei migliori influencer sportivi, diventa presto un fenomeno virale. Ciò costringe Diego, altrettanto presto, a fare i conti con le conseguenze impreviste del suo progetto e con un confine tra realtà e finzione che si fa sempre più pericolosamente labile.
(c) MedusaUna scena di “Quasi Vera”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film di Fausto Brizzi, ambientato a Roma, è stato girato interamente nel Lazio: tra i Castelli Romani e il litorale capitolino.
Ariccia, Palazzo Chigi
Ad Ariccia, cittadina dei Castelli Romani famosa per le fraschetterie e per lo stupendo centro storico di impianto rinascimentale, si trova senza dubbio la location di Quasi Vera più esclusiva: come confermano diverse fonti, tra cui anche testate locali, la produzione (Tramp Limited) ha girato a Palazzo Chigi.
123RFAriccia con il suo Palazzo Chigi
Progettato da Gian Lorenzo Bernini per i signori di Ariccia, questo palazzo ducale è una delle poche dimore barocche italiane rimaste intatte nell’architettura, nella disposizione delle sale e persino nell’arredamento, oltre che per la collocazione nella splendida cornice di Piazza di Corte (spesso usata come set cinematografico, anche per grandi classici italiani come Il Gattopardo di Luchino Visconti).
A comparire nelle riprese è lo scenografico piazzale barocco e l’interno della Sala da Pranzo d’Estate, una delle più suggestive del palazzo che conserva ancora alle pareti decorazioni murali e parati di cuoio.
Questi ambienti imitano, nel nuovo film di Fausto Brizzi con Frank Matano, Laura Chiatti e Rocío Muñoz Morales, i raffinati salotti della Roma bene in cui l’influencer virtuale interpretata da Taylor Mega comincia a essere invitata sempre più spesso man mano che il suo numero di follower aumenta.
Ostia
Tra le location di Quasi Vera c’è, come accennato, anche il litorale laziale: presente già in altri suoi film (da Notte prima degli esamia Poveri ma ricchi) è simbolo del legame che il regista, come la maggior parte delle persone nate e cresciute nella Capitale, ha mantenuto nel tempo con località di mare in cui con ogni probabilità è stato bambino prima e adolescente poi.
A Ostia la troupe del film ha girato, secondo fonti locali, per quattro settimane. Uno degli stabilimenti balneari più storici della zona, Il Venezia, ha fatto da sfondo a scene estive da cui trapela la tipica socialità spensierata e caciarona romana.
(c) MedusaUna scena di “Quasi Vera” girata sul litorale laziale
Il nuovo adattamento del celebre romanzo di John Steinbeck in arrivo su Netflix dal 1° ottobre 2026 è pronto a trasportare lo spettatore nella California di inizio Novecento tra rivalità familiari, amori travolgenti, grandi rivoluzioni politiche e conflitti internazionali e, soprattutto, ostinati tentativi da parte dei personaggi di sfuggire a un destino apparentemente già scritto.
Le location di La valle dell’Eden(titolo originale East of Eden) sono state scelte per ricreare il più fedelmente lo spirito dell’epoca e i grandi stravolgimenti che avvengono attorno e nella vita dei protagonisti. Il risultato? È che sono anch’esse tutt’altro che scontate.
Di cosa parla
Scritta da Zoe Kazan, la serie segue le vicende di due famiglie rivali: gli Hamilton e i Trask. I sette episodi disponibili su Netflix si concentrano in particolare sui fratelli Adam e Charles Trask: il loro rapporto conflittuale è reso ancora più teso dall’arrivo in città di Cathy Ames, una donna affascinante quanto enigmatica interpretata da Florence Pugh, che romperà i già precari equilibri familiari e darà il via a una serie di eventi destinati ad avere ripercussioni fino alle due generazioni successive.
Ufficio stampa NetflixUna scena de “La valle dell’Eden”
Diretta da Garth Davis (per i primi quattro episodi) e Laure de Clermont-Tonnerre (per i restanti tre), la miniserie Netflix affronta così temi universali come l’amore, la gelosia, i legami familiari, l’eterno conflitto tra bene e male.
Dov’è stata girata la serie
La nuova serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck è ambientata nella Salinas Valley, in California, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Come ha raccontato a Vanity Fair la stessa showrunner, però, girare in California sarebbe stato logisticamente e soprattutto economicamente troppo dispendioso: è per questo che le location di La valle dell’Eden si trovano tutte in Nuova Zelanda.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “La valle dell’Eden”
L’Otago Centrale
La regione centrale dell’Otago è stata sfruttata, per esempio, per ricreare quelle che dovevano essere un tempo le grandi vallate californiane – da cui il titolo – e le ambientazioni più rurali. Qui si è girato, in particolare, nei pressi dell’Oteake Conservation Park: un’area protetta di oltre 65mila ettari dominata dai caratteristici profili piatti dei monti Hawkdun Range, un tempo abitata da popolazioni indigene e poi protagonista nella seconda metà dell’Ottocento della corsa all’oro.
Nel quartiere vittoriano di Ōamaru, centro del distretto di Waitaki famoso per i pinguini blu e per i treni a vapore, sono ambientate la maggior parte delle scene cittadine. Tra le location più facili da riconoscere ci sono, oltre al porto, proprio la stazione e il deposito ferroviario della Ōamaru Steam and Rail.
iStockIl centro storico vittoriano di Ōamaru
Dunedin
Anche la vicina Dunedin è stata scelta a rappresentare sullo schermo la California di fine Ottocento e inizi Novecento per via degli edifici in pietra e delle numerose architetture vittoriane che richiamano quell’epoca. Tra i set principali, dove sono state girate scene all’aperto e sequenze in esterna, c’è Queen’s Garden: uno dei parchi pubblici più antichi della città. Riprese sono state effettuate anche in vie e all’interno di negozi ben frequentati per lo shopping. La location di La valle dell’Eden più riconoscibile a Dunedin è, però, senza dubbio la stazione ferroviaria: con la sua facciata ricca di decorazioni in pietra, i pavimenti interni a mosaico e i giardini curati che la circondano è ufficialmente tra le attrazioni più fotografate della Nuova Zelanda e spesso vista anche sullo schermo.
iStockL’iconica stazione ferroviaria di Dunedin
North Island
Altri luoghi dov’è stata girata la serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck si trovano a North Island. Il tranquillo sobborgo marinaro di Devonport, ad Auckland, è servito a riprodurre spiagge e coste della California. Alcune scene sono state girate nel pittoresco centro di Thames, dove il tempo sembra essersi fermato all’età dell’oro.
Ufficio stampa NetflixAncora una scena di “La valle dell’Eden”
Le location di Doc – Nelle tue mani 4, in arrivo in prima serata su Rai 1 e RaiPlay dal 1° ottobre 2026, sembrano essere state scelte con un solo intento: rendere la narrazione il più possibile realistica e vicina a quella che deve essere l’esperienza quotidiana di medici e altro personale sanitario, pazienti, caregiver e famiglie. Per il ritorno in corsia di Luca Argentero, nei panni dell’amatissimo Andrea Fanti, sono stati scelti infatti luoghi che hanno a che vedere da vicino con il meglio della realtà sanitaria italiana: scopriamo quali.
Nella nuova fiction Rai Tutto l’amore che resta, con Raoul Bova, i luoghi non sono semplici luoghi, ma accompagnano – a tratti quasi spingono – i protagonisti verso un percorso profondo di crescita e cambiamento personale. Non a caso l’ambientazione principale di questa sorta di teen drama in salsa italiana, che ha nel cast anche Giulia Bevilacqua, Francesco Leo e Gloria Harvey, è una scuola.
Le location della nuova serie Tv, in onda dal29 settembre 2026 in prima serata su Rai 1 e su Rai Play, svelano scorci meravigliosi e inaspettati del Lazio.
È a tutti gli effetti un film sulla vita di un Santo, ma di un classico film sulla vita di un Santo non ha né l’intento agiografico e né le ambientazioni ufficiali e in pompa magna. Nel tv movie sulla vita di Carlo Acutis, “il primo Santo Millennial” come la stessa Chiesa lo ha definito spesso durante il processo di canonizzazione, la vera protagonista sembra essere l’influenza che la spiritualità di Carlo ha sempre avuto su chi gli stava accanto.
Anche le location di Il mio nome è Carlo sono, più che chiese e pulpiti, i luoghi che il giovane milanese appassionato di informatica frequentava ogni giorno. Scopriamo insieme dov’è stato girato il film Tv in onda in esclusiva su Canale 5 domenica 27 settembre in prima serata e in streaming su Mediaset Infinity.
Di cosa parla
Il mio nome è Carlo racconta di quando a sei anni Carlo Acutis (in queste scene interpretato da Nicolò Caruz Jaramillo) mostrava una spiritualità precoce per la sua età e capace, soprattutto, di contagiare tutti. Più tardi, a undici anni (a interpretarlo c’è ora Edoardo Vitalone), Carlo scopre una passione per il computer che lo accompagnerà per tutta la vita e che di fatto lo farà Santo: dalla sua cameretta intuisce, infatti, che la Rete può essere usata per raccontare la fede e avvicinare i più giovani a Cristo. Quando a quindici anni (col volto di Samuele Carrino, che i più ricorderanno per il ruolo da protagonista ne Il ragazzo dai pantaloni rosa) lo colpisce una forma acuta di leucemia Carlo non perde la speranza e continua soprattutto a regalarla a chi gli sta intorno: i genitori (interpretati nel film Mediaset da Lucia Mascino e Flavio Parenti), il domestico arrivato dalle Mauritius, i tanti medici degli ospedali milanesi in cui viene ricoverato.
Ufficio stampa CEIUna scena di “Il mio nome è Carlo”
Dov’è stato girato il film
Milano
La maggior parte delle location di Il mio nome è Carlo si trovano come accennato a Milano in un «quadrilatero», come lo ha definito al Corriere della Sera il produttore del film, in cui di fatto si è svolta l’intera esistenza del Santo.
Piazza Tommaseo e l’Istituto Marcelline
In una delle prime scene un Carlo bambino è appena uscito dallo storico Istituto delle Marcelline e attraversa una piazza Tommaseo colorata di rosa dall’iconica fioritura delle magnolie: una scena, quella di un bimbo che esce da scuola nella primavera meneghina, così comune da far apparire ancora più straordinaria la vicenda canonica di Acutis.
Piazza Vetra e le Colonne di San Lorenzo
Qualche inquadratura più tardi ritroviamo il ragazzo, ormai adolescente fatto, impegnato a distribuire coperte ai senzatetto di piazza Vetra: di passaggio tra le Colonne di San Lorenzo e il Parco delle Basiliche è molto frequentata ogni giorno da milanesi e non, cosa che non la mette a riparo oggi come in passato dal situazioni di disagio e precarietà.
iStockLa storica piazza Vetra a Milano
La Chiesa di Santa Maria Segreta
Uno dei principali luoghi dov’è stato girato Il mio nome è Carlo è la parrocchia abitualmente frequentata dalla famiglia Acutis: la Chiesa di Santa Maria Segreta, chiamata così perché dove oggi c’è la costruzione in stile neobarocco un tempo sorgeva un tempio pagano dedicato alla dea Demetra. Nell’oratorio della parrocchia sono girate le numerose scene in cui Carlo fa catechismo ai suoi coetanei con risultati decisamente più apprezzabili di quelli del prete.
Il liceo Leone XIII
Altra location del tv movie sulla vita di San Carlo Acutis è il Leone XIII: il liceo gesuita realmente frequentato dal ragazzo che compare sullo schermo in numerose scene in cui hanno fatto da comparse i suoi veri studenti.
Le abitazioni private, sia quella della famiglia Acutis e sia quella dove Carlo partecipa con i compagni a una festa durante la quale ha modo di pronunciare una delle sue frasi più famose (“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie e io non voglio”), non sono invece quelle originali: si tratta di appartamenti scelti comunque nel centro di Milano, tra le vie adiacenti alla Scala e Parco Sempione.
Milano del resto è una co-protagonista silenziosa ma affidabile della santità di Acutis e del film di Giacomo Campiotti che la racconta su Canale 5 a poco più di un anno dalla canonizzazione (avvenuta il 7 settembre 2025 a opera di Papa Leone XIV). Lo skyline e diversi panorami della città punteggiano le inquadrature: ancora secondo quanto riportato da Corriere della Sera, per rendere possibili delle riprese della città dall’alto, la Fabbrica avrebbe aperto in via eccezionale le terrazze del Duomo di Milano.
iStockLe magnifiche terrazze del Duomo di Milano
Tra le location di Il mio nome è Carlo segnalate dalla Regione Lombardia, che ha sostenuto la produzione del film, ci sono anche l’Acquario civico e il Museo di Storia Naturale di Milano.
L’ospedale in cui nel film Carlo trascorre le ultime ore di vita è l’Ospedale San Gerardo di Monza.
Le location di Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio, il survival thriller di David Ayer arrivato nelle sale italiane lo scorso 24 settembre 2026, hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere a chi sta al di qua dello schermo quella stessa sensazione di solitudine, inquietudine e di essere in completa balia della natura che il protagonista, il personaggio interpretato da Brad Pitt, prova per gran parte della pellicola.
Ambientato tra ghiacciai, laghi, montagne e altri anfratti impervi dell’Alaska, il film è stato girato in realtà in tutt’altri luoghi: scopriamo dove.
Di cosa parla
James Belmont è un ufficiale delle Forze Speciali americane che, dopo un tragico incidente aereo, si ritrova disperso in Alaska. Con lui c’è solo Odin, il cane militare che per tutta la carriera lo ha accompagnato in esperienze al limite. Questa volta la missione impossibile per i due è sopravvivere alla natura ostile che hanno attorno: a circondarli ci sono infatti solo laghi, ghiacciai, montagne, anfratti che danno rifugio a ogni tipo di predatori. Nel viaggio di ritorno verso la civiltà l’uomo e il cane possono fare, così, affidamento solo uno sull’altro ed è proprio su questo rapporto di reciproca lealtà tra uomo e animale che si concentra la regia di David Ayer.
(c) Eagle PicturesUna scena di “Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio”
Dov’è stato girato il film
Oltre che raccontare attraverso le immagini la potenza della natura, le location di Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio hanno un ruolo comprimario finendo per tracciare la cornice non solo paesaggistica, ma anche e soprattutto psicologica, del viaggio dei due protagonisti. L’Alaska in cui James e Odin si ritrovano soli e sperduti dopo l’incidente aereo è nella realtà la Nuova Zelanda: più nello specifico South Island, l’isola più estesa – ma meno popolosa – del Paese immersa nell’Oceano Pacifico.
iStockLa natura imponente di South Island
L’Isola del Sud
Commentando su GQ i luoghi dov’è stato girato il nuovo film con Brad Pitt, il regista ha affermato che lo spettatore avrà l’impressione di essere davvero davanti a immagini dell’Alaska, tanto sono simili i paesaggi di questa remota isola neozelandese a quelli dello stato americano.
Ayer non ha negato le difficoltà di girare a su un’isola «dove c’è fango dappertutto e il rischio costante di rotolare giù dall’altro lato della montagna» e raccontato che alcune riprese sono state effettuate in posti tanto remoti da richiedere l’intervento di elicotteri per trasportare attrezzature e attori. Per girare una sequenza in cui camminano da soli circondati dallo sconfinato paesaggio montano, per esempio, Brad Pitt e il vero cane di salvataggio neozelandese che nella pellicola interpreta Odin sono stati appositamente trasportati in volo su una cresta montuosa.
(c) Eagle PicturesUn’altra scena di “Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio”
Organizzare i set ha richiesto alla produzione anche una costante collaborazione con autorità locali, consulenti culturali e rappresentanti delle comunità Māori: tra le location di Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio ce ne sono, infatti, di profondamente significative per questa popolazione indigena.
Il Lago Wakatipu
Come il Lago Wakatipu. Situato nel centro della regione dell’Otago, questo lago è il terzo più grande e il secondo più profondo della Nuova Zelanda. Per secoli, prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, è stato un luogo chiave per la civiltà Māori come testimoniano i resti ancora presenti di insediamenti, luoghi di culto e deputati alla produzione di attrezzi da lavoro. Nel survival thriller di David Ayer con Brad Pitt sue sono le acque blu profondo da cui, in una scena presente anche nel trailer, James riemerge a fatica dopo l’incidente aereo.
iStockIl suggestivo Lago Wakatipu
Queenstown
Sulle sponde del Wakatipu sorge Queenstown: un’altra delle location di Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio scelta con ogni probabilità dalla produzione per le vette che la circondano, quelle dei Remarkables, così adatte a riprodurre sullo schermo i panorami dell’Alaska. Queenstown oggi è frequentata soprattutto dagli amanti di sport outdoor come bungee jumping, rafting, sci, parapendio tanto da essere conosciuta come la capitale mondiale dell’avventura.
iStockQueenstown è la capitale dell’avventura
Glenorchy
Spostandosi verso l’estremità settentrionale del lago si trova Glenorchy, un altro dei luoghi dov’è stato girato Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio, ma soprattutto quello in cui è stato stabilito il campo base della troupe per gran parte dei giorni di produzione. In molti ricorderanno questa tranquilla cittadina neozelandese immersa tra laghi, praterie e foreste di faggi rossi come location di Il signore degli anelli che, negli anni, ne ha fatto meta di set jetting internazionale. In una scena del nuovo film di David Ayer Brad Pitt pesca da solo su uno dei vecchi moli in pietra di Glenorchy.
iStockLa fiabesca Glenorchy
Mount Aspiring National Park
Glenorchy è soprattutto uno dei punti di accesso più comodi e frequentati al Mount Aspiring National Park. Chiamato così dal nome di una delle sue vette più imponenti – il Mont Aspiring, alto oltre 3.000 metri – è un’immensa area protetta oggi facente parte del patrimonio UNESCO e molto amata da alpinisti e appassionati di trekking.
iStockLe suggestive alture dal Mount Aspiring National Park
Con le sue alture impervie, specie quelle della cresta occidentale, deve essere apparsa perfetta per rappresentare l’Alaska sullo schermo: diverse fonti riportano di Brad Pitt avvistato a girare tra le vallate della zona scavate da ghiacciai e corsi d’acqua.
Milford Sound
Tra le location di Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio, scelta per ragioni simili a quelle di cui si è detto fin qua e cioè per la somiglianza dei suoi paesaggi a quelli da fine del mondo dell’Alaska, c’è anche Milford Sound: uno dei fiordi più famosi della Nuova Zelanda, collocato all’interno del parco nazionale del Fiordland.
iStockL’imponente fiordo di Milford Sound
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare e a dispetto della difficile accessibilità, è una meta turistica molto frequentata e tra le più affollate della Nuova Zelanda, eletta più volte come miglior destinazione di viaggio.
Nonostante questo riesce a veicolare un senso di solitudine e di remoto che ben si adattano all’atmosfera del survival thriller di David Ayer con Brad Pitt: sarà per le ripide pareti rocciose, le cime che emergono dall’acqua, le numerose e nutrite cascate che danno l’impressione di essere in un posto in cui è la natura l’assoluta e incontrollabile padrona. Niente di più adatto, insomma, per un film che gioca tutto sulla tensione psicologia del ritrovarsi soli e sperduti, dopo un evento catastrofico, nel bel mezzo di un paesaggio che si percepisce come ostile.
Più che un film sul Cammino di Santiago, quello di Yann Samuell appena arrivato nelle sale è un film su come mettersi in cammino e allontanarsi, anche solo momentaneamente, da certi nodi della propria esistenza e su come ciò possa aiutare a scioglierli. I paesaggi, pure stupendi, che i due protagonisti interpretati da Julien Le Berre e Alexandra Lamy si ritrovano ad attraversare con lo zaino in spalla, restano così soprattutto sfondo rassicurante e consolatorio di un viaggio che è innanzitutto interiore
Questo non vuol dire che la scelta delle location di Santiago – Un cammino per ricominciare sia stata lasciata al caso: sentieri, albergue, borghi medievali dov’è stato girato il film hanno la capacità di far sentire anche lo spettatore in qualche misura in cammino.
Di cosa parla
Il film è ispirato al libro “Marche et invente ta vie” dello scrittore francese Bernard Ollivier e all’esperienza dell’associazione (Seuil) da lui stesso fondata che si occupa di organizzare marce individuali destinate ad adolescenti problematici, con precedenti penali o affidati ai servizi sociali. Adam, uno dei due protagonisti di Santiago – Un cammino per ricominciare, è uno di loro: un ragazzo segnato da un passato di abbandono e rabbia che rischia di vedere anche il suo futuro compromesso. Fred, l’altra protagonista, è una professoressa di liceo con un matrimonio in crisi, una figlia adolescente che sembra non sopportarla e una grossa grana con un’alunna della sua classe: forse anche per questo accetta la proposta di un’amica di accompagnare Adam sul Cammino di Santiago. I tre mesi vissuti fianco a fianco e le difficoltà inevitabili del cammino richiederanno a entrambi autocontrollo ma, soprattutto, li porteranno a (ri)scoprire chi sono e chi vogliono essere davvero.
Ufficio stampa Officine UBUUna scena di “Santiago – Un cammino per ricominciare”
Dov’è stato girato il film
Le Puy-en-Velay
Il cammino di Adam e Fred, nel nuovo film di Yann Samuell, parte da Le Puy-en-Velay: storico punto di partenza di uno dei più importanti cammini francesi, la Via Podiensis.
iStockLe Puy-en-Velay è densa di spiritualità
Questa cittadina dell’Alta Loira, interessante anche per l’origine vulcanica del territorio che si rispecchia nell’uso caratteristico della pietra scura locale come materiale costruttivo prediletto, trasuda spiritualità. Lo fa soprattutto in luoghi come la cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe, iconica perché arroccata sulla sua roccia, da cui per molti pellegrini prende ufficialmente il via il Cammino.
iStockL’affascinante cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe
La Via Podiensis
Soprattutto se, come i protagonisti di Santiago – Un cammino per ricominciare, si decide di incamminarsi sulla già citata Via Podiensis (anche conosciuta come Cammino di Le Puy o, per usare la nomenclatura ufficiale, percorso GR®65). Portato a termine per la prima volta intorno all’anno 950 dal vescovo di Le Puy, questo percorso è stato dimenticato per secoli prima di essere riscoperto negli ultimi anni – soprattutto da pellegrini francesi e tedeschi – complice il sempre maggiore interesse per il Cammino di Santiago.
iStockGli emozionanti paesaggi della Via Podiensis
Per oltre settecentocinquanta chilometri – quelli che a voler essere rigorosi collegano Le Puy-en-Velay con Saint-Jean-Pied-de-Port, da cui ci si ricongiunge con quello che è il Cammino francese a tutti gli effetti – la Via Podense attraversa regioni della Francia meridionale come l’Alta Loira naturalmente, ma anche quella della Lozère, dell’Aveyron, del Lot che sono anche quelle dov’è stato girato il film Santiago – Un cammino per ricominciare.
Ufficio stampa UBUUn’altra scena del film sulla Via Podiensis
Qui paesaggi di diverso tipo, dalla vallate fitte di vegetazione ai borghi medievali dove il tempo sembra esseri fermato passando naturalmente per abbazie, monasteri e altri luoghi sacri, si alternano dando modo allo sguardo del pellegrino, e a quello dello spettatore davanti allo schermo, di stupirsi sempre.
Ufficio stampa UBULe abbazie sono tra gli incontri più frequenti per i pellegrini del Cammino come per i protagonisti di “Santiago – Un cammino per ricominciare”
Le location di Nessun dolore, il nuovo film di Gianni Amelio presentato fuori concorso a Venezia 83 e in arrivo nelle sale dal 24 settembre2026, hanno natura ambivalente: mentre mostrano come le città – soprattutto le grandi città – possano restare del tutto indifferenti alle sorti dei loro abitati, infatti, ricordano che ci sono posti in cui è difficile non sentirsi a casa. La pellicola, che ha nel cast Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea tra gli altri, è stata girata tra Roma e Orvieto: scopriamo dove.
Di cosa parla
Davide, il protagonista, vive vendendo libri di seconda mano in una piazza centrale di Roma. Un giorno, all’improvviso, si materializza davanti al suo chiosco un bambino proveniente dal Nord Africa che da quel momento comincia a seguirlo e non lo molla più. Quando a seguito di un incidente stradale è costretto ad accompagnarlo al pronto soccorso, Davide cade in una spirale di rimorsi e sensi di colpa. È tra le corsie dell’ospedale che conosce Aminah: un’adolescente impaurita ed evidentemente incinta appena arrivata con un barcone dall’Algeria, a cui finirà per offrire ospitalità.
Da questo momento ogni giorno, tornato dal lavoro, Davide trova sempre qualcuno di nuovo ad attenderlo a casa: persone che vivono per strada senza un tetto, qualcosa da mangiare o qualcuno che si prenda cura di loro. Di fatto incapace di ribellarsi, dovrà presto fare i conti con una denuncia da parte dei condomini ma, soprattutto, con una serie di sentimenti contrapposti.
(c) 01 DistributionUna scena di “Nessun dolore”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea è stato girato come accennato tra Roma e Orvieto.
Roma
Nella Capitale tra le location di Nessun dolore è facile riconoscere il quartiere Prati con i suoi palazzi borghesi, i viali eleganti costeggiati da alberi e boutique alla moda e le Mura Vaticane e i profili di Piazza San Pietro sullo sfondo.
È a Piazza Risorgimento, uno dei principali snodi cittadini, oggetto in occasione dell’ultimo Giubileo di un radicale intervento di riqualificazione che l’ha restituita ai romani anche come posto dove passeggiare o fermarsi a prendere un gelato, che si trova il negozio di libri di Davide.
iStockL’elegante Piazza Risorgimento
In alcune scene, soprattutto all’inizio del film, si vede il protagonista aggirarsi tra il caotico dedalo di vie dell’Esquilino: è qui, a ridosso della Stazione Termini, tra vie come via Giolitti note per essere abitate soprattutto da comunità straniere che Davide cerca disperatamente informazioni o qualcuno che conosca il bambino che gli è piombato in negozio.
iStockPiazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere Esquilino di Roma
Allontanandosi dal centro di Roma altre sequenze, soprattutto panoramiche e di passaggio, sono state girate sul litorale di Ostia.
Orvieto
Se c’è anche Orvieto tra i luoghi dov’è stato girato Nessun dolore è soprattutto per ragioni narrative: è di questo centro umbro, famoso per il Duomo, la Torre del Moro, il pozzo di San Patrizio e per la suggestiva posizione su una rupe di tufo, che è originario il protagonista interpretato da Alessandro Borghi.
iStockCaratteristica veduta di Orvieto
Qui le riprese hanno interessato soprattutto Piazza Raneri e l’ingresso della città e Piazza d’Armi con l’ex Caserma Piave ben riconoscibile sullo schermo.
Quello di Pascal Bonitzer è un omaggio non solo a uno dei personaggi più amati del genere poliziesco, ma anche alla città che da sempre ne ha animato le indagini: Parigi. Le location di Maigret – L’amore e la mortedevono suonare particolarmente familiari così agli appassionati dei gialli di Georges Simenon: tra viali eleganti, appartamenti aristocratici, imponenti palazzi del potere, raffinate boutique d’antiquariato, ecco dov’è girato il film in arrivo nelle sale italiane dal 24 settembre 2026.
Di cosa parla
Quando l’ex ambasciatore Berthier-Lagès (Gaëtan Galliod) viene ritrovato morto all’interno del Quai d’Orsay, il commissario Maigret (Denis Podalydès) è convocato d’urgenza. Indagando scopre che l’uomo ha mantenuto, per oltre cinquant’anni, una relazione segreta con la principessa de Vuynes (Dominique Reymond).
Anche il marito della donna è morto da qualche giorno in circostanze sospette. Interrogando le due famiglie, i collaboratori del diplomatico, la sua enigmatica cameriera nel corso di un’indagine non priva di colpi di scena Maigret ha l’ennesima conferma dell’ipocrisia che vela un’esistenza borghese fatta, più spesso di quanto si immagini, di verità taciute e mera apparenza.
(c) Lucky RedUna scena di “Maigret – L’amore e la morte”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film di Pascal Bonitzer è interamente girato a Parigi in quartieri, tra strade e piazze che volutamente riflettono l’eleganza e la raffinatezza della vita aristocratica.
Quai d’Orsay
Il settimo arrondissement è naturalmente il fulcro dell’azione: è qui, al Quai d’Orsay, il famoso lungofiume sulla riva sinistra della Senna che viene trovato morto l’ex diplomatico e che si concentrano le indagini del commissario. I parigini – ma non solo – non faranno fatica a riconoscere sullo schermo la storica sede, al 37, del Ministero degli affari esteri.
iStockLa storica sede del Ministero degli affari esteri francese
Tra le location di Maigret – L’amore e la morte prevalgono volutamente gli interni: sono una metafora visiva perfetta per ricreare sullo schermo il clima ovattato e a tratti claustrofobico che si deve respirare in certi salotti altolocati parigini, oltre che per dare risalto ai dialoghi durante gli interrogatori e non solo. Come suggeriscono diverse fonti sul web, la scena all’interno del negozio di antiquariato sarebbe stata girata, per esempio, nel nono arrondissement di Parigi in Rue Saint Georges. Il commissario Maigret e la sua signora cenano, invece, in un distinto ristorante di Rue Paul Bert, nell’undicesimo arrondissement.
(c) Lucky RedUn’altra scena di “Maigret – L’amore e la morte”
Place Dauphine
Tra le – poche – scene in esterni della nuova avventura cinematografica del commissario Maigret ce ne sono di girate nel primo arrondissement. Facile da riconoscere per la sua pianta triangolare e perché già spesso vista al cinema – in Io prima di te, per esempio – è Place Dauphine: piazza seicentesca fatta costruire da Enrico IV in onore del figlio, il futuro re Luigi XIII.
iStockPlace Dauphine: una piazza molto amata dai parigini
Canal Saint – Martin
Le scene girate sul Canal Saint – Martin sono un omaggio non solo a uno dei più pittoreschi canali parigini, ma anche a una delle più famose e amate inchieste del commissario Maigret: “Maigret e il corpo senza testa”. Incluso tra i monumenti storici di Francia, fu costruito a inizio Ottocento per volere di Napoleone e oggetto nei secoli successivi di numerosi interventi di bonifica e riqualificazione che lo hanno reso oggi un posto molto amato dai parigini per passeggiare e rilassarsi all’aperto o godersi una crociera in battello. Percorrendo il canale, che attraversa i quartieri orientali della città, si scopre una Parigi dal gusto decisamente retrò e dove non mancano scorci romantici.
iStockLa romantica passeggiata lungo Canal Saint – Martin
Il back to school di Netflix ha un sapore tutto d’altri tempi: dal 22 settembre 2026 infatti arriva sulla piattaforma Minerva – La scuola, la nuova serie di Ivan Silvestrini (che i più ricorderanno per la regia delle prime stagioni di Mare Fuori) ambientata in un rigido liceo militare napoletano dove la sveglia è l’alba, smartphone e abiti civili sono banditi e persino innamorarsi è sconsigliabile per gli studenti.
Ecco le location, vere chicche storiche della Campania, dov’è girato il nuovo school drama che ha nel cast tra gli altri Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino e Raiz.
Di cosa parla
Il Minerva è un prestigioso liceo militare. Qui si ritrovano al primo anno i tre protagonisti della nuova serie Netflix: Vincenzo (Biagio Venditti), un ragazzo che sogna di fare la stessa carriera militare del padre; Camilla (Margherita Buoncristiani) che viene dal nord da una famiglia ricca che l’ha viziata e che, ora, iscrivendola a una scuola militare prova a rimetterla in riga e Salvo (Ciro Minnopoli), un ragazzo cresciuto in una casa famiglia della periferia napoletana che si è iscritto al Minerva solo per cercare di capire cosa sia successo davvero l’anno prima all’amico Francesco mentre frequentava la scuola.
Ufficio stampa NetflixIl cast della serie “Minerva – La scuola”
Accanto a loro si muovono i grandi: Achille Giordano, il severissimo (almeno all’apparenza) direttore della scuola interpretato da Massimiliano Gallo; una giovane professoressa di storia e filosofia interpretata da Cristiana Capotondi che è l’unica a mettere in discussione le rigide regole della scuola e a spingere gli alunni a porsi domande; la maggiore Teresa Bonaiuto, personaggio a cui dà il volto Irene Maiorino e in cui rigore ed empatia si incontrano.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Minerva – La scuola”
Dov’è stata girata la serie
Tutto nella serie Minerva – La scuola gira, insomma, attorno al liceo: anche visivamente e ciò non può non avere influito nella scelta delle location.
La Reggia di Portici
Per rimarcare l’aura di prestigio che avvolge la scuola a interpretare sullo schermo la Minerva è stata scelta, anche grazie al supporto della Film Commission Regione Campania, la Reggia di Portici.
Costruita nel 1738 per volere del re di Napoli Carlo di Borbone e della moglie Maria Amalia di Sassonia in una zona già ben frequentata dalle famiglie aristocratiche del tempo, è rimasta per tempo a uso della corte borbonica prima di diventare, com’è oggi, sede tra l’altro della Facoltà di Agraria dell’Università Federico II.
La magnificenza degli spazi, che ricordano quelli di altre residenze borboniche come soprattutto la più famosa Reggia di Caserta, si deve ad architetti come Luigi Vanvitelli coinvolti nella progettazione. L’arredamento “alla francese”, ispirato allo sfarzo della corte di Luigi XIV, si deve al soggiorno di Gioacchino Murat.
All’interno della Reggia di Portici tra i luoghi dov’è stata girata Minerva – La scuola è facile riconoscere la biblioteca con le storiche scaffalature che conservano un corpus importante di opere del Settecento e dell’Ottocento, molte in edizione originale.
La Sala Pompeiana, chiamata così per la presenza di affreschi che ricordano nei colori e negli elementi decorativi quelli delle ville romane di Pompei, è stata trasformata nella serie nell’ufficio del comandante.
La sala professori è invece la Sala del Consiglio, riconoscibile dalle pareti tappezzate di una speciale seta gialla prodotta a San Leucio – frazione di Caserta che Ferdinando VI provò a trasformare in una comunità utopica in grado di sopravvivere autonomamente grazie all’arte manufatturiera – unica tappezzeria originale sopravvissuta nella Reggia.
Ufficio stampa NetflixLa spettacolare sala professori della Minerva
Il test di ingresso e la cerimonia dello spadino, due momenti clou per il percorso degli studenti all’interno della Minerva, si svolgono nei locali della Sala delle Guardie: uno spazio antistante all’appartamento reale, facile da riconoscere per l’affresco sul soffitto che celebra il buon governo dei Borbone.
Il rito dell’alzabandiera che segna l’inizio di ogni nuova giornata alla scuola viene eseguito nell’iconico cortile posteriore della Reggia: di forma a esedra, tagliato in due da quella che un tempo era la strada delle Calabrie, è affacciato sul mare e sui giardini del parco inferiore e ospita – tra le attrazioni più curiose della Reggia – un orologio analemmatico solare.
Ufficio stampa NetflixUna scena dell’alzabandiera in “Minerva – La scuola”
Villa Campolieto
Man mano che negli otto episodi della serie la vicenda misteriosa di Francesco viene a galla c’è un ambiente, quello dei sotterranei della scuola, che assume tanta importanza quanta ne hanno quelli ufficiali delle aule, delle sale professori, degli uffici e degli spazi comuni. Le scene all’interno dei sotterranei della Minerva sono state girate in una location non meno prestigiosa dal punto di vista storico e architettonico: Villa Campolieto.
Si tratta di una residenza aristocratica collocata lungo quello che è conosciuto come Miglio d’Oro: un tratto di statale – ancora la vecchia strada regia per le Calabrie – tra Ercolano e Torre del Greco punteggiato da residenze nobiliari borboniche. Oggi di proprietà della Fondazione Ville Vesuviane e aperta al pubblico, Villa Campolieto fu commissionata a metà Settecento dal Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda, all’architetto Mario Gioffredo, poi sostituito in corsa da Luigi Vanvitelli.
Tra gli elementi più caratteristici della villa, chiaramente riconoscibili in molte scene del nuovo school drama di Netflix, ci sono la facciata posteriore con il colonnato ellittico che si affaccia sul mare e l’ampio scalone ispirato a quello della Reggia di Caserta con una rampa centrale e due laterali, arricchito da un mascherone, una grottesca e un vestibolo a nicchie occupate da statue con soggetti mitologici.
Getty ImagesL’imponente scalone di Villa Campolieto
All’interno uno degli ambienti più prestigiosi è la sala da pranzo con il soffitto affrescato da figure allegoriche e la riproduzione di un fondo coltivato a vigne dove la famiglia amava intrattenersi con gli ospiti.
Getty ImagesI magnifici affreschi di Villa Campolieto
Dal terrazzo di Villa Campolieto si gode di una vista unica sul Golfo diNapoli con Capri, la Penisola Sorrentina, Ischia e Posillipo sullo sfondo.
Gli assolati panorami che in questi anni hanno fatto di Napoli e dintorni set molto apprezzati dalle produzioni internazionali per il piccolo e per il grande schermo fanno da contrappunto, nella serie, alle vicende a tratti oscure che animano la comunità scolastica: anche le location di Minerva – La scuola riflettono, in altre parole, il dualismo teso tra ciò che avviene alla luce del giorno e ciò che si muove dietro le quinte del prestigioso liceo militare.
Ufficio stampa NetflixIl Golfo di Napoli in una scena di “Minerva – La scuola”
Da un film documentario sull’alpinismo e su cosa significa oggi andare per vette non ci si può che aspettare ambientazioni spettacolari e le location di Per silenzio e vento, l’ultimo lavoro di Marco Zuin in arrivo nelle sale il 12, 13 e 14 ottobre con Wanted Cinema, non lasciano certo delusi: mentre studiosi, alpinisti, contadini, abitanti parlano del proprio rapporto con le montagne sullo schermo scorrono immagini emozionanti delle Dolomiti.
Scopriamo dov’è stato girato il film che, proprio per la capacità di raccontare in maniera non scontata il patrimonio montano, ha ricevuto il supporto di Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Montura, CAI Nazionale e Fondazione Dolomiti Unesco.
Di cosa parla
Uno scrittore, Matteo Righetto, si ritrova in una piccola baita di montagna a leggere gli appunti per il suo prossimo libro. Le sue riflessioni sulla scrittura, sul valore del tempo, su una quotidianità spesso segnata dalla fretta e che spinge a dimenticarsi delle cose che contano veramente fanno da filo rosso per tutta la durata del film. Mentre incontra alpinisti di diverse generazioni, una giovane climber, una leggenda degli 8.000 metri, diversi studiosi e persone che hanno deciso di restare a vivere in alta quota lo scrittore – e, insieme a lui, lo spettatore – si rende conto infatti di come le montagne siano spesso le prime sentinelle di grandi crisi in atto: a cominciare da quella climatica per finire con quella socio-economica. Dalle vette arriva, però, anche la speranza di un cambiamento possibile.
(c) Trentino Film CommissionUna scena di “Per silenzio e vento”
Dov’è stato girato il film
Come ha confermato lo stesso Matteo Righetto in un post su Instagram a fine riprese, i luoghi dov’è stato girato il film Per silenzio e vento si trovano per la maggior parte in Italia – tra Veneto, Trentino Alto Adige, Piemonte e Valle d’Aosta – ma con puntate anche in Svizzera. Vere e proprie co-protagoniste, più che semplici location, di Per silenzio e vento sono infatti come accennato le Dolomiti.
Il viaggio parte dalle Dolomiti bellunesi, luogo in cui lo scrittore ha scelto di vivere ed è conosciuto ormai da anni per l’impegno di attivista dell’ecologia e della montagna.
(c) Trentino Film CommissionUn’altra scena di “Per silenzio e Vento” con sullo sfondo le Dolomiti
Qui tra centri montani rinomati come soprattutto Cortina d’Ampezzo ma anche la stessa Belluno, considerata una sorta di “piccola Venezia” delle montagne, si è venuto a consolidare negli anni un certo stereotipo della montagna e di cosa significa andar per vette.
C’è una montagna completamente diversa, però, da quella immortalata negli scatti instagrammabili delle Tre Cime di Lavaredo, della Marmolada, delle Tofane che, pure, rimangono tra gli spettacoli più affascinanti da ammirare in zona, consigliate da National Geographic tra i Best of the World 2026 e sempre più spesso scelte come set dalle grandi produzioni cinematografiche.
È una montagna lontana dal turismo di massa, fatta di maestose pareti rocciose da scalare, boschi fitti in cui perdersi per potersi finalmente ritrovare davvero con se stessi, rifugi spartani in cui apprezzare la routine semplice e genuina di chi ha scelto di vivere in quota: Matto Righetto e Marco Zuin provano a raccontarla nel film con straordinarie riprese dal vivo e immagini d’archivio.
(c) Trentino Film CommissionAncora una scena sulle Dolomiti di “Per silenzio e vento”
La vera chicca del documentario sono, infatti, ritagli di filmati provenienti dall’archivio di famiglia dello scrittore dove la bellezza straordinaria delle Dolomiti immortalata in Super8 rende vividamente l’idea del tempo che passa e delle cose che cambiano: anche in natura.
C’è un uomo con tutte le zone d’ombra che può portarsi dentro al centro del nuovo film di Marco Bechis, in concorso a Venezia 83 e nelle sale italiane dal 17 settembre2026, e non la violenza come pure ci si aspetterebbe da una pellicola che racconta di dittatura e repressione. Anche le location di Ritorno a Buenos Aires sembrano esplorare questa dimensione: la prevalenza di ambienti chiusi e a tratti claustrofobici suggerisce la ricerca di una verità – e giustizia – che è innanzitutto interiore.
Di cosa parla
È il 2008 e Mariano Guerra – un personaggio di finzione come il regista, che pure ha vissuto personalmente l’esperienza del sequestro durante la dittatura argentina, ha tenuto più volte a precisare – torna in Argentina dopo trentatré anni per testimoniare contro i militari che lo sequestrarono, torturarono e tennero in stato di schiavitù. In attesa di deporre, trascorre intere giornate con altri testimoni e i compagni di allora: tanto basta per far affiorare ricordi dolorosi e che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires diventa così soprattutto un viaggio interiore, l’occasione per fare i conti con cosa significa essere rimasti vivi.
(c) Film Commission Torino PiemonteUna scena del film “Ritorno a Buenos Aires”
Dov’è stato girato il film
Quella del film di Marco Bechis con Adriano Giannini è una produzione internazionale: la pellicola è stata girata infatti tra Italia e Brasile, tra Torino e Porto Alegre più per l’esattezza.
Torino
Gli alloggi del Ministero della Giustizia argentino dove, insieme agli altri testimoni, Mario aspetta di deporre sono in realtà i locali dell’Aula Bunker del carcere delle Vallette di Torino: costruita negli Anni Ottanta per ospitare i maxiprocessi alla Brigate Rosse e a Prima Linea e teatro negli anni di numerosi altri processi rilevanti per la storia della Repubblica (ai No Tav, alla ‘ndrangheta, eccetera), è già stata set di film famosi come soprattutto Il divo di Paolo Sorrentino e di fiction RAI dal forte seguito come L’uomo sbagliato.
Le riprese, realizzate con il supporto della Film Commission Torino Piemonte, hanno interessato più in generale i dintorni di San Salvario. Oggetto di una consistente riqualificazione, oggi il quartiere è animato da localini alla moda dove bere qualcosa, botteghe artigiane e altri indirizzi di forte interesse culturale e artistico (il museo dedicato a Cesare Lombroso è, per restare in tema di crimini e giustizia, uno di quello da segnarsi).
iStockL’animato quartiere di San Salvario
San Salvario è anche il quartiere più multietnico di Torino: qui non è difficile incontrare persone come Mariano che, per ragioni diverse, hanno lasciato il proprio paese d’origine e ormai da decenni vivono in Italia. Per accorgersi di questa contaminazione basta ascoltare le voci, guardare le vetrine del quartiere, respirare quel mix di odori che proviene dall’animato mercato di Piazza Madama Cristina.
Porto Alegre
Fuori dall’Italia, l’altra location di Ritorno a Buenos Aires è Porto Alegre in Brasile: la capitale del Rio Grande do Sul è stata scelta per evocare, specie con vedute panoramiche e riprese di esterni, l’ambientazione sudamericana che ha gran parte del film.
iStockUna veduta di Porto Alegre
Come molte della zona, Porto Alegre è una città in cui continuano a convivere il vecchio e il nuovo, la storia (quella del Solar dos Camara, per esempio, che ospitò tra l’altro l’imperatore Dom Pedro II) e il futuro (dei numerosi centri sperimentali d’arte, di strutture moderne e di design come il Ponte dos Açorianos, di quartieri come Soho frequentati soprattutto da giovani e turisti alla ricerca di esperienze alla moda).
Le location di Napoli – New York aggiungono realismo a una storia che è già di per sé pensata per essere uno spaccato disincantato dell’Italia degli Anni Quaranta: il film di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Favino, in onda in esclusiva su Rai 1 giovedì 17 settembre2026 alle 21.30, è stato girato infatti tra Napoli e Trieste, in luoghi così simbolici per gli italiani che nel secondo dopoguerra decidevano di partire per l’America e inseguire i propri sogni di fortuna.
Di cosa parla
È il 1949. Carmine e Celestina riescono, grazie a una serie di eventi fortunati, a imbarcarsi clandestinamente su un transatlantico diretto da Napoli negli Stati Uniti. La loro speranza è di fuggire alla miseria in cui la guerra ha lasciato la città, ma anche di ritrovare la sorella di Celestina già partita per l’America per tenere fede a una promessa fatta a un ragazzo americano.
Durante il viaggio i due vivranno momenti felici e altri di difficoltà e, soprattutto, faranno incontri destinati a cambiare le loro vite. Il film, uscito nelle sale nel 2024, è tratto da un soggetto di Federico Fellini e Tullio Pinelli.
01 DistributionUna scena di “Napoli-New York”
Dov’è stato girato il film
In accordo con la storia di Carmine e Celestina, così simile a quella di molti italiani dell’epoca, il film è ambientato tra Napoli e New York: la distruzione lasciata dalla guerra nel Sud Italia si contrappone, sullo schermo, a un sogno americano fatto di palazzi alti e moderni, negozi aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte e tanto benessere.
Napoli
Le scene napoletane che popolano soprattutto la prima parte del film sono state girate a nel centro storico di Napoli: tra vicoli, quartieri, cortili dove il tempo sembra essersi fermato e la città continua a mostrarsi autentica, anche nelle sue ferite.
iStockIl verace centro storico di Napoli
Nel quartiere del porto sono state girate scene come quelle in cui i due ragazzini provano a vendere insieme ai compagni sigarette di contrabbando, chiedono una pizza a credito e soldi ai turisti per aver improvvisato un balletto.
Altre scene sono state girate nella Sanità: rione tra i più veraci della città, spesso scelto negli ultimi anni per rappresentare sullo schermo una Napoli d’altri tempi ma mai veramente passata. Qui si trova, per esempio, Palazzo Sanfelice: un palazzo settecentesco con portali gemelli in piperno e marmo, molto simile nell’architettura al vicino e più famoso Palazzo dello Spagnolo, un tempo abitazione di famiglia dell’architetto Ferdinando Sanfelice e dove sono stati girati, oltre che alcune scene del film di Salvatores, classici antichi e moderni del cinema napoletano.
iStockL’iconico cortile di Palazzo Sanfelice
In molte inquadrature sono riconoscibili i Quartieri Spagnoli con il loro dedalo di vicoli stretti e popolati di turisti, abitanti del posto, trattorie alla buona, bassi e botteghe artigiane.
Lungo l’altrettanto iconica via dei Tribunali, alcune scene sono state girate a Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza: uno slargo che un tempo conduceva a un’entrata laterale del Duomo, oggi riconoscibile per l’alto obelisco in devozione di San Gennaro.
Il molo da cui parte il transatlantico con a bordo Carmine e Celestina è, infine, il Molo San Vincenzo: uno dei moli storici del porto di Napoli, passato nei secoli attraverso diversi progetti di riadattamento e riqualificazione.
iStockIl panoramico Molo San Vincenzo
Trieste
Le vere sorprese tra le location di Napoli – New York vengono, però, da Trieste: scenografici e maestranze del film hanno trasformato ad arte, infatti, il capoluogo friulano nella New York degli Anni Quaranta per quasi tutte le scene, e sono numerose nella seconda parte, ambientate negli Stati Uniti. C’entra senza dubbio, come molti commentatori in Rete hanno fatto notare, la vocazione mitteleuropea di Trieste che la rende da sempre una delle più internazionali tra le città italiane.
Tra i luoghi dov’è stato girato il film di Salvatores con Pierfrancesco Favino a Trieste c’è il Porto Vecchio: sono facilmente riconoscibili sullo schermo il varco principale, la stazione marittima, le banchine dei moli.
iStockLa zona portuale di Trieste
Altra location triestina immediatamente riconoscibile è il Savoia Excelsior Palace: le imponenti facciate dell’hotel, affacciate sul mare, evocano i grandi edifici d’oltreoceano.
In centro a Trieste la produzione del film ha trasformato diverse attività storiche come la Drogheria Toso, la Pasticceria La Bomboniera e l’Antico Caffè San Marco – quest’ultimo riconoscibile dall’arredamento in stile liberty che ancora lo rende uno dei caffè più amati dai triestini – in negozi americani: i dintorni di Piazza San Giovanni, da sempre cuore commerciale della città, hanno ospitato soprattutto questo genere di riprese.
In alcune inquadrature compaiono edifici simbolo del passato, soprattutto economico e industriale, della città come Palazzo Berlam (più famoso tra i locali come “il palazzo rosso”), l’ex stabilimento Stock (dell’omonima casa di liquori), Palazzo Vivante e Palazzo Carciotti (entrambi appartenuti un tempo a famiglie ben in vista dell’aristocrazia locale).
iStockL’aristocratico Palazzo Carciotti
La Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, una delle più riconoscibili del centro storico di Trieste grazie alla facciata con colonnato ionico, è stata trasformata dalla produzione nel tribunale americano dove si celebra il processo a uno dei protagonisti del film.
La più cinematografica delle location triestine di Napoli – New York è senza dubbio il Salone degli Incanti: ex pescheria centrale di Trieste, costruita a inizio Novecento con un stile eclettico e una forma che ricorda quella di una basilica romana, oggi è usata principalmente come spazio espositivo ma negli anni è stata set di produzioni cinematografiche importanti come quella de Il Padrino – Parte II.
iStockÈ piuttosto cinematografico il Salone degli Incanti di Trieste
Cinecittà
Non mancano nel film di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Savino riproposto da Rai 1 scene e sequenze in realizzate studio: agli studios di Cinecittà a Roma, per l’esattezza.
(c) Eagle PicturesUn’altra scena di “Napoli – New York”
Rijeka
C’è, infine, Rijeka in Croazia tra i luoghi dov’è stato girato il film Napoli – New York. Nell’ex città di Fiume, dove si sente ancora forte l’influenza della cultura italiana, sono state girate le scene della festa a Little Italy a cui Celestina e Carmine partecipano quasi subito dopo essere sbarcati in America.
iStockUna splendida veduta aerea di Rijeka
Nella città portuale croata, soprattutto, è rimasta attraccata per tutta la durata delle riprese la nave Galeb che nel film è quella su cui si imbarcano i due protagonisti in cerca di fortuna e affetti oltreoceano. Si tratta di un’imbarcazione storica, ai tempi molto amata come rifugio marittimo dal generale Tito e più tardi restaurata e diventata parte della flotta croata.