In autunno ci sono due date da segnare sul calendario per chi vuole approfittare delle feste per organizzare un viaggio. La prima è Halloween, che quest’anno cade sabato 31 ottobre: con Ognissanti di domenica 1° novembre, il weekend è già pronto per una fuga tra leggende, vicoli medievali e atmosfere da brivido.
La seconda è il ponte dell’Immacolata: l’8 dicembre cade di martedì, quindi con un solo giorno di ferie, lunedì 7, si hanno quattro giorni liberi da sabato 5 a martedì 8. Ad aiutarvi nella pianificazione della vostra prossima avventura c’è la nuova promozione Ryanair con voli a partire da 21,99 euro (più avanti vi consigliamo anche voli più economici) prenotando entro il 31 ottobre 2026 e viaggi dal 1° ottobre al 17 dicembre 2026.
Dove andare? Noi suggeriamo queste mete!
Da Bologna a Londra
La prima destinazione è Londra, perfetta sia per chi vuole trascorrere Halloween in modo speciale, sia per chi preferisce organizzare il viaggio quando la città è avvolta dalle prime atmosfere natalizie. In entrambi i casi, sono presenti voli da Bologna con biglietti a partire da 14,99 euro.
Partiamo da Halloween che, per gli amanti del brivido e delle leggende, si vive camminando. Potrete partecipare a tour serali sulle tracce di Jack lo Squartatore a Whitechapel, visitare il suggestivo cimitero vittoriano di Highgate o affrontare i percorsi da brivido del London Dungeon.
Se viaggiate durante l’Immacolata, invece, il punto di riferimento è Hyde Park, dove l’Hyde Park Winter Wonderland torna per la sua diciottesima edizione dal 19 novembre 2026 al 3 gennaio 2027. Le attrazioni sono più di 100, tra montagne russe, stand gastronomici e la pista di pattinaggio all’aperto più grande del Regno Unito, oltre a una ruota panoramica alta 70 metri.
Da Catania a Parigi
Volete fare un viaggio in famiglia? Se quest’anno desiderate qualcosa di davvero speciale, la meta da raggiungere è Parigi con voli a partire da 17,99 euro. Ma non fermatevi alla capitale, salite su un treno e raggiungete le atmosfere magiche di Disneyland.
Per Halloween torna il Disney Halloween Festival, quest’anno dal 26 settembre al 1° novembre 2026. Il festival è incluso nel normale biglietto d’ingresso e propone la parata di Topolino a tema Halloween, decorazioni stagionali e incontri con i “cattivi” dei cartoni Disney. Tra i personaggi da incontrare ci sono Jack Skellington e Sally, una presenza piuttosto rara al parco!
Per l’Immacolata il parco cambia completamente veste con Disney’s Enchanted Christmas, dal 7 novembre 2026 al 6 gennaio 2027. La novità di quest’anno è che anche il World of Frozen partecipa per la prima volta alle celebrazioni natalizie. Il cuore della festa resta comunque il gigantesco albero di Natale al centro del parco, mentre la Regina delle Nevi e Babbo Natale animano i viali con una parata colorata.
Da Torino a Dublino
Infine, l’ultima meta che consigliamo è dedicata agli appassionati di letteratura. Stiamo parlando di Dublino, dove potrete seguire le tracce dello scrittore che ha dato vita al mito di Dracula: il Bram Stoker Festival si ispira alla vita e alle opere di Stoker e alla Dublino del suo tempo, celebrando il gotico, il soprannaturale e l’epoca vittoriana. Molti eventi sono gratuiti!
La notte del 31 ottobre potreste spostarvi nella contea di Meath, dove a Trim si tiene il Púca Festival: qui si celebra Samhain, la festa celtica da cui è nato Halloween, con processioni, falò e musica.
Affacciato sulle acque scure e misteriose del Loch Ness, il Castello di Urquhart è uno dei luoghi più suggestivi delle Highlands scozzesi. Le sue rovine si trovano su un promontorio strategico e raccontano quasi mille anni di storia, tra guerre, assedi, clan e antiche leggende. A rendere questo luogo ancora più spettacolare è il paesaggio: dalle mura della fortezza lo sguardo corre sul lago, proprio nel cuore di una delle aree più iconiche della Scozia.
La storia del Castello di Urquhart
Il sito, dove sorge il castello, ha origini molto antiche. Nel VI secolo l’abate irlandese San Columba potrebbe aver visitato un insediamento presente nell’area e proprio qui sarebbe legato uno dei primi racconti di una creatura misteriosa nelle acque del Loch Ness.
La fortezza medievale iniziò ad assumere la forma che oggi si può riconoscere soprattutto a partire dal XIII secolo. La sua posizione la rese immediatamente strategica e il castello fu coinvolto nelle grandi lotte per il controllo della Scozia. Nel 1296 venne conquistato dalle forze di Edoardo I d’Inghilterra, mentre nel XIV secolo entrò nelle vicende delle Guerre d’Indipendenza scozzesi e passò anche sotto il controllo di Robert the Bruce.
Nei secoli successivi Urquhart fu conteso tra la Corona e i MacDonald, Signori delle Isole, protagonisti di numerose incursioni nelle Highlands. Nel Cinquecento il castello passò alla famiglia Grant, che ne avviò il recupero e fece costruire la Grant Tower. Nel 1692, dopo essere stato utilizzato come presidio governativo durante i conflitti legati alle rivolte giacobite, il castello venne fatto esplodere per impedirne un nuovo utilizzo militare.
iStockLe rovine del Castello di Urquhart in Scozia
Cosa vedere e come visitarlo
Oggi il Castello di Urquhart è uno spettacolare sito archeologico della Scozia da esplorare passeggiando tra mura, torri e resti degli antichi edifici. Uno dei punti più scenografici è la Grant Tower, dalla quale si apre una vista ampia sul Loch Ness. Meritano attenzione anche i resti della Sala Grande (Great Hall), il corpo di guardia e la zona della prigione.
La visita comincia dal moderno centro visitatori, dove è disponibile anche un filmato introduttivo di circa otto minuti che aiuta a comprendere la storia della fortezza. Da qui un percorso conduce verso le rovine.
Gli orari cambiano durante l’anno e l’ingresso avviene in fasce orarie: per questo è consigliabile prenotare online in anticipo, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Il parcheggio è gratuito, ma i posti sono limitati e la prenotazione anticipata garantisce l’accesso. Per maggiori dettagli, consultare il sito ufficiale Historic Environment.
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Urquhart si trova sulla sponda occidentale del Loch Ness, lungo la A82, a circa 3 chilometri a sud dal villaggio di Drumnadrochit e a circa 24 chilometri da Inverness.
Per chi viaggia in auto, il modo più semplice e più panoramico per arrivare è seguire la A82 in direzione sud da Inverness. Il tragito, di circa 30 minuti, costeggia il Loch Ness. In alternativa si può anche partire da Fort William e seguire la A82 in direzione nord lungo la Great Glen.
Da Inverness (o anche dal vicino Drumnadrochit) è possibile raggiungerlo anche con l’autobus, la fermata si trova davanti all’ingresso. In alternativa si può anche arrivare al castello via lago con un pacchetto combinato crociera più ingresso alle rovine.
Nel deserto di Tabernas, in Andalusia, c’è un villaggio dove il tempo si è fermato ai giorni del selvaggio West. Ci sono il saloon, la banca, l’ufficio dello sceriffo, il telegrafo e perfino l’impresa di pompe funebri. È Western Leone, il set che Sergio Leone volle per C’era una volta il West, oggi alla ricerca di un nuovo proprietario.
Chi sogna di possedere un pezzo di storia del cinema ha un’occasione concreta: è in vendita, a un prezzo molto più basso rispetto al passato.
I miti e le leggende nascondono anche delle parti di verità. Ed è con uno dei personaggi femminili più enigmatici e intriganti che conosciamo (anche) nell’Odissea, che viaggiamo verso un luogo del Lazio ricco di meraviglie da scoprire.
Stiamo parlando di Circe, dea capace di trasformare gli uomini in animali, spesso per questo definita maga, figlia di Elio e della ninfa Perseide, che nell’Odissea Omero fa vivere su un’isola a oriente, successivamente da alcuni identificata con il promontorio del Circeo, nel Lazio.
E c’è un libro che è un capolavoro assoluto, che ci permette di conoscerla in una versione più “umana”, di donna con emozioni, sentimenti, forza e fragilità, permettendoci di sciprire tutta la sua vita. Si tratta di Circe di Madeline Miller, pubblicato in Italia qualche anno fa da Marsilio, che è un vero e proprio bestseller, uno di quei romanzi che ci catturano, ci appassionano e che sono capaci di lasciare il segno.
Alla scoperta del Circeo in compagnia di un capolavoro
I libri non scadono mai, i capolavori sono l’esempio lampante di come alcune storie siano capaci di superare il tempo e le tante pubblicazioni che propone il mercato editoriale, per diventare quei libri da sfogliare e riaprire ogni volta che si vogliono rivivere determinate emozioni. Uno di quei romanzi è Circe di Madeline Miller, il volume perfetto per tenerci compagnia mentre visitiamo la zona più meridionale del Lazio, una delle coste più affascinanti di tutta Italia.
Qui, pare, infatti che vivesse Circe, personaggio mitologico che incontra Ulisse durante le lunghe peregrinazioni che lo tengono distante dalla sua Itaca per ben 10 anni dopo il termine della Guerra di Troia. E sono questi i luoghi che conosciamo e amiamo leggendo il romanzo a lei dedicato scritto da Miller.
Se possiamo identificare con il promontorio del Circeo i luoghi mitologici della dea, allora leggere questo romanzo mentre li si visita è un viaggio memorabile.
Le tappe sono tantissime. E perché non partire proprio da San Felice Circeo? Si tratta di un affascinante borgo, in cui storia e leggenda prendono forma. E non è celebre solo perché su questa terra si racconta vivesse la maga Circe, ma anche per la presenza dei Templari. Una torre – attribuita ai Cavalieri del Tempio – si trova in piazza Lanzuisi ed è imperdibile. Poi non mancano palazzi religiosi e civili, strade da percorrere lasciandosi ammaliare dall’atmosfera e scorci incantevoli.
Tutta l’area, poi, è inserita nel Parco Nazionale del Circeo che regala percorsi naturalistici, città celebri, l’Isola di Ponza e l’Isola di Zannone, solo per citarne due dell’arcipelago, e una biodiversità preziosa.
Chiaramente non manca il litorale, che è tutto da scoprire: tappa obbligata anche fuori stagione per fare il pieno di bellezza grazie a una costa variegata e dall’acqua cristallina.
I luoghi di Circe
Ci sono luoghi, poi, che regalano la sensazione di entrare in connessione con Circe, il cui profilo si dice possa essere visto nella linea della montagna. Come la grotta che si trova nei pressi di Torre Paola (innalzata per difendere la costa dalle scorribande dei pirati saraceni), dove si narra che Ulisse nascose le sue navi. Del resto, questa cavità è lunga 100 metri, larga 30 e alta 25 e le sue grandi dimensioni avrebbero potuto davvero ospitarle.
iStockLa Torre Paola vicina alla grotta che si dice fosse stata quella di Ulisse
Altrettanto affascinante è la Grotta delle Capre, si raggiunge via mare e via terra ed è lunga circa 35 metri. L’altezza varia dai 15 ai 20 metri. Qui si racconta vivesse proprio Circe.
Tra le più celebri, poi, c’è la Grotta Guattari: in questo antro nel 1939 è stato rinvenuto un cranio di uomo di Neanderthal.
Questi naturalmente sono solo alcuni dei tanti luoghi che vale la pena visitare. L’area, infatti, regala natura incontaminata, storia antica e segni di un passato lontano, il tutto ammantato da quel pizzico di leggenda che la rende ancora più affascinante. E non c’è nulla di meglio che visitare il Circeo in compagnia del romanzo capolavoro di Madeline Miller, Circe.
A oltre un secolo dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, la Valle dei Re potrebbe non aver ancora svelato tutti i suoi segreti. Dietro le pareti della celebre sepoltura del faraone bambino potrebbero infatti nascondersi corridoi e camere mai esplorati, forse appartenenti persino a un complesso funerario molto più grande.
L’ipotesi è particolarmente affascinante perché riporta al centro dell’attenzione uno dei grandi misteri dell’antico Egitto: dove si trova la tomba di Nefertiti? Nuove indagini geofisiche hanno individuato anomalie nel terreno intorno alla KV62, la tomba di Tutankhamon, compatibili con la possibile presenza di strutture artificiali. Non è ancora una scoperta definitiva, ma gli indizi sono abbastanza rilevanti da riaprire una questione che divide gli studiosi da oltre dieci anni.
Nuove camere nascoste nella tomba di Tutankhamon
In Egitto, non si smette mai di andare alla ricerca del passato del Paese. La teoria nasce nel 2015, quando l’egittologo britannico Nicholas Reeves osservò alcune linee e fessure sulla parete settentrionale della camera funeraria e particolari modifiche nelle pitture. Secondo lo studioso, dietro quella che appare come una normale parete potrebbe celarsi un passaggio sigillato verso altri ambienti. La KV62, inoltre, presenta dimensioni insolitamente ridotte per una sepoltura reale: da qui l’ipotesi che fosse soltanto una porzione di una tomba più grande, riadattata in fretta dopo la morte prematura di Tutankhamon.
iStockLa KV62, Tomba di Tutankhamon
Negli anni le scansioni hanno fornito risultati contrastanti, ma le nuove ricerche hanno aggiunto elementi al puzzle. Gli studiosi hanno combinato georadar, microgravimetria e precedenti analisi della resistività elettrica. In particolare, le misurazioni suggeriscono la possibile presenza di un corridoio largo circa due metri, riempito di detriti, che si allontanerebbe dalla camera funeraria verso nord.
Oltre 1.200 misurazioni di microgravità hanno inoltre rilevato zone a bassa densità con forme e angoli che potrebbero essere compatibili con strutture realizzate dall’uomo. Tra queste spicca la cosiddetta “anomalia 7”, al cui interno è stata individuata un’area approssimativamente quadrata e più densa. Una possibile camera contenente oggetti? È una delle interpretazioni avanzate, ma il segnale si trova ai limiti delle capacità dello strumento e serviranno ulteriori verifiche.
Perché è importante per trovare la tomba di Nefertiti
Alla luce di ciò, se l’esistenza degli ambienti nascosti fosse confermata, questo cambierebbe la nostra conoscenza della tomba più famosa dell’antico Egitto. Secondo la teoria di Reeves, Tutankhamon potrebbe essere stato sepolto all’interno di una parte riadattata di un complesso funerario preesistente, mentre gli ambienti più profondi sarebbero rimasti sigillati. Proprio lì potrebbe anche trovarsi la sepoltura di Nefertiti.
Per ora, però, nessun dato permette di affermare che quelle anomalie siano davvero camere e, soprattutto, che abbiano qualcosa a che fare con la celebre regina. Una precedente indagine radar pubblicata nel 2019, per esempio, non aveva trovato prove di camere immediatamente adiacenti alla tomba.
La risposta potrebbe arrivare con un’esplorazione diretta: se il Supreme Council of Antiquities egiziano concederà l’autorizzazione, i ricercatori potrebbero praticare piccoli fori e introdurre dispositivi dotati di telecamere per osservare gli eventuali spazi senza ricorrere a scavi invasivi.
A circa 840 metri di altitudine, tra i boschi e le montagne delle Alpi dell’Ammergau, Oberammergau si presenta con il tipico profilo ordinato dei villaggi bavaresi. Tuttavia, riserva una particolarità in grado di cambiare il volto della visita: le facciate delle abitazioni raccontano storie attraverso figure dipinte, cornici illusionistiche e scene religiose, mentre dalle botteghe affiorano crocifissi, presepi e sculture realizzati secondo un’antica tradizione artigianale.
Il paese si trova nell’Alta Baviera lungo la Deutsche Alpenstraße, la Strada tedesca delle Alpi, un itinerario panoramico che attraversa il territorio alpino meridionale fino al confine con l’Austria, anche se la sua notorietà internazionale nasce da una promessa. Nel 1633, durante la guerra dei Trent’anni, gli abitanti fecero voto di rappresentare la Passione di Cristo qualora fossero stati risparmiati dalla peste. La prima rappresentazione si tenne nel 1634 e da allora la tradizione è diventata parte dell’identità collettiva.
Accanto alla grande manifestazione religiosa, Oberammergau conserva un volto più quotidiano, fatto di case affrescate, laboratori del legno, piccole piazze e sentieri che si inoltrano verso il paesaggio alpino.
C’è una nuova serie Netflix in cui niente è come sembra e persino quelle che potrebbero apparire ambientazioni scelte per l’unicità e la meraviglia dei paesaggi – spiagge sconfinate, dune bagnate dall’Oceano, villaggi immersi nei boschi – nascondono in realtà molto di più: le location di Il gusto amaro del tradimento sono senza dubbio tra le più sorprendenti del piccolo schermo, capaci di raccontare i Paesi Bassi da una prospettiva insolita e decisamente poco mainstream.
Di cosa parla
Tratta da De Eetclub, romanzo best seller di Saskia Noort, Il gusto amaro del tradimento (distribuita a livello internazionale con il titolo The Perfect Lie) ha per protagonista Karen van der Made: una donna che si è appena trasferita con la famiglia a Bergen e, qui, sta provando a costruire una nuova vita.
Entrare in un circolo di coppie benestanti che sono solite scambiarsi inviti a cene esclusive durante le quali si bevono vini pregiati, si assaggiano piatti di alta cucina e si intrattengono conversazioni altolocate sembra essere il modo più semplice per integrarsi nella nuova città. Almeno fino a quando, una sera, nella lussuosa villa dov’è riunito “il club” scoppia un incendio, il proprietario perde la vita e la moglie e il figlio riescono a salvarsi per un soffio. Karen si rende conto, così, che quelle che credeva amicizie sono in realtà relazioni fondate soltanto su bugie, manipolazioni, sospetti e amari tradimenti appunto.
Una scena de “Il gusto amaro del tradimento”
Dov’è stata girata la serie
Ambientata a Bergen – non il famoso centro norvegese, ma la più piccola omonima cittadina olandese – il nuovo thriller psicologico a puntate di Netflix è stato girato nei Paesi Bassi, principalmente nella zona settentrionale.
Bergen e Bergen aan Zee
La stessa Bergen compare tra le location di Il gusto amaro del tradimento: come nella serie, è una città vivace animata da musei, gallerie d’arte e altri luoghi di cultura ben frequentati da turisti e locali e nota, anche per via dello stile architettonico particolare di molti suoi edifici, come “il villaggio degli artisti”.
A pochi minuti dal centro di Bergen si trova Bergen aan Zee: altro luogo dov’è stata girata la serie Il gusto amaro del tradimento. Località marittima fondata nel XX secolo per dare uno sbocco sul mare e più appeal turistico a Bergen, oggi è frequentata sia dalla gente del posto per passeggiare o rilassarsi sulla spiaggia e sia dai turisti che qui ammirano soprattutto lo spettacolo di dune sull’Oceano tra le più alte di tutti i Paesi Bassi.
La popolare spiaggia di Bergen aan Zee
Schoorl
Alta oltre 50 metri, la Klimduin è una di queste: si trova tecnicamente nel territorio di Schoorl, altro centro del nord dei Paesi Bassi famoso per le riserve naturali e dov’è stata girata serie Netflix. Qui sono state effettuate soprattutto riprese di esterni e pacifiche vedute panoramiche che volutamente “cozzano” con i sentimenti di gelosia e vendetta che animano i personaggi.
iStockDune di sabbia sulla costa olandese: un paesaggio unico
Altre location
Altra location di Il gusto amaro del tradimento è IJmuiden, città portuale che almeno da metà degli Anni Quaranta del Novecento è al centro degli scambi economico-commerciali del Paese: il suo porto è uno dei più grandi in termini di traffico di merci tutti i Paesi Bassi.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “Il gusto amaro del tradimento”
La maggior parte di scene e sequenze con ambientazione urbana sono state girate però tra Amsterdam, L’Aia e Vooburg, spostandosi un po’ più a sud rispetto al cuore delle riprese.
Lage Vuursche
Nei dintorni di Utrecht, anche Lage Vuursche ha fatto da set alla nuova serie Netflix olandese: villaggio dall’atmosfera fiabesca, dove sopravvivono ancora le tradizionali costruzioni con i tetti di paglia, è famoso soprattutto per il Castello di Drakestein, residenza privata della principessa Beatrice, e per i boschi dove chiunque può concedersi lunghe camminate immersi nella brughiera tra alberi secolari e i caratteristici bovini delle Higland.
Torna nelle sale cinematografiche il 10 settembre 2026, a distanza di 28 anni, il secondo capitolo di Amori & Incantesimi, il film fantasy tratto dal romanzo “Practical Magic” (in lingua originale è anche il titolo del film) di Alice Hoffman, che vede protagoniste Sandra Bullock e Nicole Kidman. Il primo film era uscito nel 1998 e, oltre un quarto di secolo dopo, in Amori & Incantesimi 2, diretto da Susanne Bier, ritroviamo le due sorelle Owens, Sally (la Bullock) e Gillian (la Kidman), streghe come il resto della loro famiglia.
La trama del film
Se Sally cerca di condurre una vita normale, con due figlie grandi, Maria (interpretata da Ema Cavolli) e Hannah (Cassie Bradley), da crescere insieme alle zie Frances “Fran” Owens (l’attrice Stockard Channing, la famosa Rizzo di Grease) e zia Bridget “Jet” Owens (interpretata da Dianne Wiest, vincitrice di due premi Oscar), Gillian passa da una relazione all’altra, ma è molto legata alle due nipoti che tratta come fossero sue figlie. Quando un’antica maledizione minaccia ancora una volta il destino della famiglia Owens, le protagoniste Sally e Gillian dovranno affrontare nuove sfide in una storia che intreccia legami familiari, tradizioni e magia ancestrale.
@Photo Courtesy Warner Bros. PicturesDianne Wiest, Jet, Sandra Bullock, Sally Owens, Stockard Channing, Franny, e Nicole Kidman, Gillian Owens , in una scena del film
La loro famiglia è da sempre vittima di un’antica maledizione: ogni uomo che si innamora di una Owens è destinato a morire. Così è morta la madre delle due sorelle e così è morto il marito di Sally, Michael, padre delle due figlie protagoniste anche loro del secondo capitolo. Per risolvere un nuovo capitolo della loro storia dovranno recersi alle origini di tutto, in Inghilterra.
Dov’è ambientato il sequel
Il nuovo capitolo della saga con Sandra Bullock e Nicole Kidman porta sul grande schermo un’Inghilterra ricca di magia e mistero. Girato in parte nei Warner Bros. Studios Leavesden della casa di produzione del film, la metà delle riprese si sono svolte in esterni tra i villaggi pittoreschi di mattoni del Buckinghamshire, i boschi che avvolgono il villaggio di Thornfield (che nella realtà è Hambleden), passando per storici castelli e dimore d’epoca. Le zone delle riprese del film sono soprattutto nella Contea dell’Hertfordshire, nel vicino Buckinghamshire, ma anche in numerose altre location dell’Inghilterra.
Il pittoresco villaggio di Hambleden, nel Buckinghamshire, che nel film è appunto Thornfield, è celebre per le sue case storiche, le stradine acciottolate e l’atmosfera tipicamente inglese. Adagiato tra le Chiltern Hills, tra le cittadine di Henley e Marlow e a breve distanza dal Tamigi, questo villaggio è la quintessenza dell’Inghilterra, una vera e propria cartolina fatta di cottage di legno, mattoni e selce rimasti intatti e perfettamente integrati nel paesaggio in cui sono nati.
123RFIl pittoresco villaggio di Hambleden, nel Buckinghamshire
L’aspetto del villaggio non è cambiato molto nel corso dei secoli ed è proprio questo a renderlo così unico e una meta molto ambita dalle troupe cinematografiche. Qui sono state girate alcune scene di “La carica dei 101” del 1996, di “Il mistero di Sleepy Hollow” del ’99 e molti altri ancora.
Sempre nel Buckinghamshire, la Wormsley Estate è stata utilizzata come ambientazione del cottage di Tom Lockland (Solly McLeod). Si tratta di una splendida casa di campagna del XVIII secolo, immersa in mille ettari di parco nei pressi delle Chiltern Hills. È stata per un certo periodo di tempo la residenza di Paul Getty e appartiene ancora alla famiglia.
@Jaap Buitendijk - Warner Bros. PicturesLee Pace, Ian Wright, e Sandra Bullock, Sally Owens, in una scena di Amori e incantesimi 2
Per le scene dei boschi che circondano il villaggio la produzione si è spostata nel vicino Black Park Country Park, un bosco di 250 ettari di conifere che è stato usato spesse volte come set tra cui i film “Robin Hood”, “Star Wars: L’ascesa di Skywalker”, alcuni James Bond e la serie su Harry Potter.
Lo spettacolare Old Wardour Castle, nel Wiltshire, è stato utilizzato per rappresentare le rovine di un antico maniero dove era stata messa al rogo una lontana antenata delle Owens e dove anche Kylie (l’attrice Joey King) rischia di essere bruciata. Ci troviamo in un vero castello del XIV secolo ormai ridotto in rovina a pochi chilometri dalla cittadina di Salisbury. La pianta esagonale era molto in voga all’epoca e la costruzione si ispirò allo Château de Concressault in Francia.
123RFo spettacolare Old Wardour Castle, nel Wiltshire
Un altro edificio che è stato usato come set è la settecentesca Langleybury Mansion, nell’Hertfordshire, un edificio che si trova ad Abbots Langley dove sono state girate le scene di Harvard e degli alloggi degli studenti. In effetti, da casa che era a un certo punto è stata trasformata in una scuola secondaria, la Langleybury School, e lo è stata fino al 1996. Oggi è un condominio. Tra le altre location utilizzate figura la St. Mary and All Saints Church di Romford, trasformata in un cimitero del New England.
Tra le location da menzionare sicuramente c’è il celebre pub The Royal Standard of England, che vanta oltre nove secoli di storia ed è il pub più antico d’Inghilterra. Le sue origini risalgono al 1100, ma la prima testimonianza scritta del locale risale al 1213, quando era conosciuto come The Ship. La sua identità attuale risale al 1663, quando re Carlo II gli diede il titolo di The Royal Standard of England. Questo è il pub della famiglia di Ian Wright (l’attore Lee Pace) dove Sally e Gillian alloggiano appena arrivate in Inghilterra.
Nel film Compare il tardo vittoriano Bishopsgate Institute di Londra che è la biblioteca. Inoltre, alcune scene sono state girate nel quartiere di The Hamptons, a Worcester Park, un quartiere completamente riqualificato nel Sud della città, scelta per rappresentare la cittadina del New England in cui vive la famiglia Owens.
123RFIl Royal Chelsea Hospital a Chelsea
Infine, è stato utilizzato il Royal Chelsea Hospital di Chelsea per alcune scene ambientate in un mercato dei fiori e per gli esterni di Harvard. Questo è una casa di riposo e di cura per ex militari fondata come ospizio dal re Carlo II nel 1682 e può ospitare circa 300 veterani dell’esercito britannico.
@Photo Courtesy Warner Bros. PicturesNicole Kidman, Gillian Owens, e Joey King, e la nipote Kylie, in Amori e incantesimi 2
Un mistero ha fatto chiacchierare tutti in Canada: per qualche settimana, all’interno del lago Williston nella Columbia Britannica è comparsa un’isola coperta di alberi, sufficientemente grande per essere notata, ma con la stessa rapidità è anche scomparsa. La vicenda ha incuriosito viaggiatori, tecnici e residenti che hanno persino ipotizzato inizialmente che si trattasse di una fake news creata con intelligenza artificiale, ma le verifiche tramite satellite hanno confermato l’accaduto.
Ecco cosa sappiamo sull’isola misteriosa comparsa e scomparsa nel lago in Canada.
L’isola misteriosa comparsa nel lago in Canada
Non è questione di magia e neppure di Intelligenza Artificiale: il fenomeno ha già una spiegazione scientifica. L’insolita formazione è stata osservata nel Williston Reservoir, nell’entroterra della British Columbia, circa 100 chilometri a ovest della diga W.A.C. Bennett. Si tratta di un bacino dalle dimensioni impressionanti, circondato da foreste e territori scarsamente popolati, dove controllare ogni angolo della superficie è praticamente impossibile.
A rendere straordinario l’avvistamento erano soprattutto le dimensioni dell’“isola”. Le immagini satellitari del 21 luglio 2026 hanno permesso di stimare una lunghezza di circa 140 metri e una larghezza di circa 70 metri, per una superficie vicina ai 10mila metri quadrati. Quando nuove rilevazioni satellitari sono state effettuate il 5 agosto, però, dell’isola non c’era più traccia.
Come può nascere un’isola che galleggia?
Secondo gli esperti, la formazione potrebbe essere nata lentamente lungo le rive del bacino con una combinazione di tronchi, rami e altri materiali vegetali trasportati: con limo, sedimenti e materia organica si è creata progressivamente una superficie galleggiante. Con i semi trasportati da vento e acqua sono riuscite ad attecchire prima le piante piccole e quindi gli alberi e si sa che le radici contribuiscono a rendere le strutture più compatte e solide. Le voci autorevoli spiegano che la vegetazione già sviluppata è segno di come l’isola avesse iniziato il suo sviluppo ben prima dell’avvistamento.
Il distacco non ha nulla a che vedere con qualcosa di soprannaturale; il bacino non era così pieno da circa 14 anni e l’aumento del livello dell’acqua potrebbe aver favorito la salita della “zattera naturale”.
Dove è finita l’isola misteriosa?
Molte persone si concentrano incuriosite più sulla sparizione che sulla comparsa; dopotutto è facile capire come è nata, ma ora tutti si chiedono dove sia finita. L’assenza delle immagini del satellite non implica che sia sprofondata; una delle possibilità è che il vento l’abbia trascinata verso un’area più riparata del lago facendola avvicinare alla costa. Potrebbe anche essere stata disgregata durante lo spostamento.
Le isole galleggianti naturali non sono un fenomeno esclusivo del Canada: situazioni simili sono state documentate anche in altre parti del mondo. In Italia, per esempio, la vegetazione galleggiante del lago di Posta Fibreno nel Lazio è stata ribattezzata “La Rota”.
Quella comparsa nel cuore della Columbia Britannica, però, ha avuto qualcosa di particolarmente cinematografico: una foresta sconosciuta apparsa nel mezzo di un enorme lago, osservata per pochi giorni e poi inghiottita nuovamente dal paesaggio. Forse l’isola è ancora là fuori, nascosta in qualche insenatura del Williston Reservoir. E potrebbe bastare un nuovo cambio di vento perché torni improvvisamente a navigare.
L’arcobaleno ha un vantaggio su qualunque altro fenomeno atmosferico: si presenta quando nessuno se lo aspetta più. Il cielo ha appena finito di rovesciare acqua, la scena è grigia e piatta, poi in una manciata di secondi cambia tutto. Servono pochissime cose: in raggio che passa, gocce ancora sospese, e quei sette colori che chiunque sa elencare a memoria. Dura poco e resta sempre un passo più in là di dove ti trovi, per quanto si provi ad avvicinarcisi. Probabilmente è anche per questo che ci abbiamo costruito sopra leggende, bandiere, promesse di pentole d’oro e mezza mitologia mondiale. Il 28 agosto ricorre la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno ed è l’occasione buona per andare a vedere in quali angoli del pianeta questo spettacolo si ripete con una frequenza maggiore.
Il 28 agosto si celebra la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno, una ricorrenza dedicata a un fenomeno naturale di cui la fisica da spiegazione raccontando di come la luce solare, incontrando le gocce d’acqua sospese, crei un fenomeno di rifrazione. Il bianco si scompone in rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola. Da millenni, però, l’arcobaleno viene raccontato come qualcosa che va oltre l’ottica.
Nella Genesi è il segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità dopo il diluvio, una promessa messa nero su bianco in cielo. Altrove diventa una strada: nella mitologia norrena la percorrono gli dèi per scendere tra gli uomini, e ha pure un nome, Bifröst. Ogni cultura ci ha messo del suo. E oggi? Diventa un simbolo di pace, inclusione, diversità, speranza, rinascita.
Dove vedere gli arcobaleni più belli del mondo
Un arcobaleno può apparire praticamente ovunque ci siano contemporaneamente gocce d’acqua nell’aria e luce solare alle spalle dell’osservatore. Esistono però luoghi in cui clima, montagne, cascate e condizioni atmosferiche rendono questi incontri molto più frequenti.
Tra le destinazioni più spettacolari c’è Machu Picchu, in Perù. L’antica città Inca si trova tra la foresta amazzonica e le Ande, in una zona dove pioggia, umidità e schiarite possono alternarsi rapidamente. Le precipitazioni pomeridiane creano così le condizioni ideali perché un arco colorato compaia sopra le montagne e la Valle Sacra, aggiungendo ulteriore magia a un panorama già leggendario.
iStockIl magnifico spettacolo del doppio arcobaleno a Machu Picchu
Poi ci sono le Cascate dell’Iguazú, al confine tra Argentina e Brasile dove è l’acqua stessa a moltiplicare le possibilità: l’enorme quantità di minuscole gocce sollevate continuamente dalle cascate resta sospesa nell’aria e, quando viene attraversata dalla luce del Sole, può dare origine ad arcobaleni imponenti davanti alla Gola del Diavolo.
E dunque ci sono le Hawaii, considerate uno dei paradisi assoluti per chi sogna di inseguire arcobaleni. Nel Pacifico subtropicale, gli alisei portano frequenti acquazzoni alternati a improvvise aperture di sole, mentre il territorio montuoso favorisce la formazione delle nubi e delle precipitazioni. Il risultato è una combinazione quasi perfetta: arcobaleni che possono comparire al mattino, tra le montagne, vicino all’oceano e persino nelle ore del tramonto.
iStockVedere il doppio arcobaleno sulla spiaggia delle Hawaii
Alle Hawaii l’arcobaleno non è soltanto uno spettacolo atmosferico: è parte del paesaggio e dell’immaginario delle isole. Può comparire nella nebbiolina dell’oceano, sopra una cresta verde dopo un acquazzone o mentre il sole torna a illuminare il Pacifico. Ed è forse questo il suo fascino più grande: non si può prenotare, non si può programmare e non si può trattenere.
La storia sta per cambiare con questa incredibile scoperta: ben prima di Stonehenge in Europa c’era un popolo che osservava il cielo: in Repubblica Ceca è stato scoperto un recinto preistorico di circa 6.500 anni fa che dimostra conoscenze astronomiche ben radicate. Vicino al villaggio di Chleby, gli archeologi hanno studiato la struttura monumentale quasi circolare che seguiva i monumenti di Sole e Luna.
A pochi chilometri da Slunj, nell’entroterra della Croazia, si sviluppa una strada che attraversa colline verdi e piccoli abitati, fino a che il suono dell’acqua prende il posto del rumore traffico. Sotto le case scorre, infatti, la Slunjčica, un fiume lungo appena 6,5 chilometri che però ha prodotto uno dei paesaggi fluviali più sorprendenti del Paese.
Rastoke nasce infatti nel punto in cui la Slunjčica incontra la Korana. Prima di raggiungerla, l’acqua deve attraversare una barriera naturale di tufo calcareo, una roccia porosa formata nel corso dei millenni dalla deposizione del carbonato di calcio. Il risultato è una trama di cascate, rapide, piccoli laghi, isolotti e canali naturali. Le acque turchesi passano sotto ponti, accanto alle abitazioni e attraverso antichi mulini, dando vita a una scena nella quale la presenza umana sembra essere stata progettata insieme al corso del fiume.
Per questo Rastoke viene chiamata “Plitvice in miniatura“, parco che condivide con Rastoke la stessa matrice carsica, le formazioni tufacee e la particolare vegetazione legata all’abbondanza d’acqua. La differenza fondamentale, però, sta nella presenza del villaggio.
Cosa vedere a Rastoke
La visita a questo borgo della Croazia acquista fascino proprio nella successione di dettagli: una ruota di mulino appare tra gli alberi, una cascata passa sotto una casa e un balcone di legno guarda la corrente. Il paesaggio cambia continuamente a seconda della portata della Slunjčica, trasformando il villaggio in un piccolo mosaico di acqua, pietra e legno.
Sono il cuore di Rastoke: la Slunjčica produce circa 23 cascate, accompagnate da rapide e piccoli laghi disseminati tra le formazioni di travertino. Buk è una delle più note e offre una delle immagini più rappresentative del villaggio. L’acqua precipita con forza tra rocce ricoperte di vegetazione, creando una schiuma bianca che contrasta con le tonalità verde-azzurre del fiume.
Vilina Kosa, “Capelli della ninfa”, possiede invece un carattere più fiabesco e iil nome richiama il velo d’acqua argentato associato alle creature leggendarie di Rastoke.
iStockLe immense Cascate di Rastoke
I mulini ad acqua
La vera particolarità di Rastoke sta nei suoi mulini. L’insediamento iniziò a svilupparsi almeno nel XVII secolo, sfruttando la forza della Slunjčica per azionare le ruote idrauliche. Le ruote trasferivano il movimento agli ingranaggi interni e permettevano di trasformare i cereali in farina.
Gran parte dei mulini storici è stata preservata: alcuni edifici sono diventati abitazioni o attività ricettive, mentre altri conservano la loro funzione originaria. Il mulino della famiglia Jareb è un caso particolarmente interessante, poiché continua a produrre farine locali secondo un sistema basato sul principio utilizzato circa 300 anni fa.
Le case tradizionali di Rastoke
Le abitazioni appartengono a una tradizione architettonica rurale legata alle regioni dinariche e alla Posavina. Il legno ha un ruolo importante, affiancato dalla pietra utilizzata per le parti più esposte all’acqua e per le fondamenta.
Alcune abitazioni, inoltre, sorgono su piccole porzioni di terreno circondate dall’acqua, rendendo ancora più particolare la struttura dell’abitato.
La confluenza tra Slunjčica e Korana
Il punto d’incontro dei due fiumi aiuta a comprendere la ragione della fama di Rastoke. La Slunjčica arriva con acque fredde e limpide, attraversa il sistema di cascate e poi confluisce nella Korana.
Quest’ultima appartiene al sistema fluviale carsico della Croazia centrale e attraversa un territorio ricco di boschi, sorgenti e corsi d’acqua. Il suo passaggio offre anche aree per la balneazione estiva, kayak, canoa e pesca.
Le tracce storiche di Slunj
Una visita più ampia può proseguire verso Slunj, cittadina alla quale Rastoke appartiene. Il territorio ha avuto per secoli una funzione strategica come area di frontiera e qui il Castello dei Frankopan ricorda la presenza della potente famiglia nobiliare croata, mentre altre fortificazioni testimoniano il ruolo militare assunto dalla zona durante i conflitti con l’Impero ottomano.
Rastoke merita una visita lenta, soprattutto per apprezzare il rapporto tra abitato e ambiente. La sensazione più piacevole arriva nei momenti di pausa, seduti accanto all’acqua oppure davanti a un piatto locale.
Assaggiare la cucina dell’entroterra croato: per incontrare sapori legati alla tradizione rurale, con trota di fiume, formaggi locali, carni e preparazioni a base di cereali.
Acquistare farina locale presso il mulino Jareb: ricordo concreto della cultura molitoria di Rastoke.
Fare il bagno nella Korana: pausa rinfrescante durante l’estate. Nova Škrila dispone di una piattaforma per i tuffi, spazi per il beach volley, cabine e un piccolo parco giochi, mentre Stara Škrila presenta acque più basse e rive ombreggiate.
Raggiungere Kotlac: zona amata dagli abitanti di Slunj, caratterizzata da piccole piscine naturali e cascatelle con acqua relativamente bassa.
Seguire i percorsi lungo la Slunjčica: portano verso angoli più tranquilli del territorio, con possibilità di proseguire verso la vecchia centrale idroelettrica costruita all’inizio del XX secolo.
Partecipare agli eventi locali: può aggiungere una dimensione più autentica alla visita. Nel mese di agosto, durante i Giorni della città di Slunj, il centro ospita concerti e manifestazioni legate alla vita della comunità.
Cercare i prodotti del bosco: attività interessante nelle stagioni adatte. Castagne, funghi e rosa canina compaiono soprattutto in autunno, mentre fragoline selvatiche e more caratterizzano rispettivamente primavera ed estate.
Il villaggio di Rastoke si trova presso Slunj, nella contea di Karlovac, nella Croazia centrale. La località occupa una posizione strategica lungo la strada statale D1, una delle principali direttrici che collegano Zagabria con la Dalmazia. Da Karlovac il viaggio in automobile richiede circa 40 minuti, mentre da Zagabria occorre prevedere quasi 1 ora e 30 minuti, in base al traffico e al percorso scelto.
I laghi di Plitvice distano circa 33 chilometri, rendendo Rastoke una tappa particolarmente comoda per chi sta attraversando la Croazia verso il parco nazionale. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungere il villaggio e proseguire verso le altre attrazioni della zona. Slunj offre inoltre servizi, ristoranti e negozi utili per una permanenza più lunga.
Nel cuore della Valle Camonica, arroccato su una collina che domina il fondovalle, il Castello di Breno custodisce secoli di storia, ma anche racconti, misteri e leggende. Quello che oggi appare come un suggestivo maniero altomedievale è in realtà un complesso molto più articolato, nato dalla sovrapposizione di edifici, torri e fortificazioni costruiti in epoche diverse.
La storia del castello
Le origini del sito sono molto più antiche del castello stesso: gli scavi archeologici hanno restituito tracce di frequentazione umana risalenti alla preistoria, con testimonianze che arrivano fino al VIII sec a.C.
L’attuale complesso fortificato si sviluppò soprattutto tra il XII e il XIII secolo, nel periodo di Federico I Barbarossa, quando sul colle sorsero palazzi e torri. In seguito, durante il dominio della Repubblica di Venezia, il Castello di Breno venne trasformato e potenziato come roccaforte militare. Tra le sue mura passarono personaggi e condottieri legati alle guerre tra guelfi e ghibellini, tra cui il Conte di Carmagnola e Bartolomeo Colleoni.
Nel 1592 la Serenissima – la Repubblica di Venezia – vendette il complesso al Comune di Breno e, con il passare del tempo, la fortificazione perse la propria funzione strategica giungendo a un progressivo abbandono e a un parziale riutilizzo come cava di pietre.
La visita permette di leggere la storia direttamente nelle pietre. Si incontrano le mura merlate, l’antica casa-torre signorile e la torre grande, alta circa 20 metri e accessibile ai visitatori in occasione delle aperture previste. Particolarmente interessanti sono i resti della Chiesa di San Michele, di origine longobarda, considerata il più antico monumento portato alla luce a Breno.
Ma sono soprattutto le curiosità a rendere speciale il castello. Una leggenda della Valle Camonica racconta che il cavaliere Leutelmonte, dopo aver combattuto e vinto un duello per conto del signore di Breno, ricevette in premio una chioccia d’oro massiccio con dodici pulcini. Secondo alcune versioni, il tesoro per non essere rubato sarebbe stato nascosto nelle segrete di una torre medievale di Cividate Camuno; secondo altre, invece, sarebbe ancora sepolto in un tunnel segreto scavato nella roccia proprio nel Castello di Breno.
Si racconta inoltre dell’esistenza di antichi passaggi segreti: uno avrebbe collegato la rocca al fiume Oglio, un altro al convento dei Cappuccini. Non mancano poi le storie di assedi e personaggi leggendari, come la regina longobarda Rosmunda, protagonista di uno dei racconti tramandati intorno alla fortezza.
Il Castello di Breno dispone di un bar-ristorante all’interno delle mura ed è oggi anche sede di eventi musicali e manifestazioni di vario genere.
iStockVista sul castello
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Breno si trova in Vicolo Orti, a Breno, in provincia di Brescia, nel cuore della Valle Camonica in Lombardia. Dal centro del paese si raggiunge con una breve passeggiata in salita.
In automobile si arriva percorrendo la SS42 in direzione Edolo, con uscita a Breno. Per chi viaggia in treno, la località è servita dalla linea Brescia-Iseo-Edolo di Trenord, con fermata a Breno.
Il parco del castello è ad accesso libero tutti i giorni dalle 9 alle 24 mentre la fortezza è aperta tutti i giorni d’estate e solo sabato/domenica nei mesi di aprile, maggio, settembre, ottobre.
Per informazioni su orari, visite guidate e aperture straordinarie, è consigliabile consultare il sito ufficiale della Pro Loco di Breno.
Il nuovo horror di Damian McCarthy, nelle sale italiane dal 5 agosto2026, è una storia che costringe a fare i conti con il passato e con i fantasmi familiari. Ad aggiungere tensione a una narrazione che non manca certo di suspence è la scelta di ambientazioni oscure e misteriose: scopriamo insieme le location di Hokum.
Di cosa parla
Il protagonista del film, interpretato da Adam Scott, è uno scrittore di horror. Dopo anni dalla morte dei genitori, nonostante il momento di difficoltà personale che sta vivendo, decide di andare a spargerne le ceneri in Irlanda vicino a una sequoia che compare in una vecchia foto di famiglia. Per farlo prenota in un inn, nella stessa suite in cui i genitori molti anni prima avevano trascorso la luna di miele.
Solo una volta arrivato si rende conto di essere l’unico ospite della struttura e viene a conoscenza di storie oscure che la riguardano, come quella di una vecchia strega che dimorerebbe proprio nella suite. Naturalmente non tardano a manifestarsi fenomeni inspiegabili e spaventosi.
IPA AgencyUna scena del fil “Hokum”
Dov’è stato girato il film
Nello scegliere le location di Hokum il regista irlandese ha giocato in casa, girando l’horror quasi per intero nel West Cork. La scena iniziale e quella finale, però, sono state girate negli Emirati Arabi Uniti.
Il deserto di Al Ain
Grazie al sostegno della Abu Dhabi Film Commission e della Creative Media Authority Abu Dhabi è stato possibile realizzare un set e delle riprese all’interno del deserto di Al Ain. Questa distesa di sabbia e dune a circa mezz’ora da Abu Dhabi è famosa per un’oasi con oltre 147mila palme da dattero percorsa dai tradizionali falaj (canali d’acqua) da tempo riconosciuta come patrimonio UNESCO e per un parco archeologico (il Jebel Hafit Desert Park) dove si trovano resti di tombe ad alveare risalenti a oltre cinquemila anni fa.
iStockUna vista suggestiva sul deserto di Al Ain
Il West Cork
Passando ai luoghi dov’è stato girato il film Hokum in Irlanda, la scelta del Cork occidentale non appare casuale: è una delle regioni più selvagge e per certi versi ancora rurale della nazione, con un paesaggio caratterizzato da spiagge deserte e distese brulle inframmezzate da piccoli villaggi isolati che rendono bene il senso di mistero e inquietudine che domina nel film.
iStockIl tipico paesaggio brullo del West Cork
Alcune delle scene chiave dell’horror sono state girate, per esempio, nei pressi del Caha Pass: un passo montuoso che, per quasi trenta chilometri e a oltre trecento metri di altitudine, taglia la cresta dell’omonima catena. La sua particolarità, oltre alle vedute senza pari sulle montagne e sulla Baia di Bantry in lontananza, è che è stato interamente scavato a mano.
iStockIl misterioso paesaggio delle Caha Mountains
Altra location di Hokum è la foresta di Castlefreke: un’area verde con vista su quel che resta dell’antico castello omonimo, molto amata dalle famiglie e da chi fa trekking dove immergersi nella natura e, un po’ come succede al protagonista del film, prendersi una pausa della realtà.
iStockLa suggestiva foresta di Castelfreke
Per le scene di interni Damian McCarthy si è avvalso del Liss Ard Estate: una storica proprietà – oggi affittabile per eventi privati o per le proprie vacanze – con interni lussuosi, diversi acri di terreno circostante, un lago privato e il giardino dove l’artista James Turrel era solito recarsi a dipingere a disposizione degli ospiti.
Anche Bantry House, una dimora storica affacciata sull’omonima baia e famosa per i diversi ettari di giardini all’italiana, è tra i luoghi dell’Irlanda più “inedita” dov’è stato girato il film: l’intento era realizzare scatti sontuosi e senza tempo che dessero universalità agli eventi misteriosi vissuti dallo scrittore protagonista.
A pochi chilometri dall’elegante città di Salisburgo, quindi proprio lì dove non te lo aspetti, l’acqua sembra avere preso il comando della scena. In zona, infatti, scorre il Taugl, un torrente di montagna che nasce nelle Osterhorngruppen ed entra nel Tauglboden, per poi attraversare una delle aree naturali più particolari del territorio di Bad Vigaun e Kuchl. Il suo corso alterna tratti aperti, banchi di ghiaia e rapide a una stretta forra calcarea, la Tauglklamm, un canyon selvaggio e poco addomesticato.
L’acqua si presenta trasparente, incredibilmente limpida nelle pozze scavate nella roccia, e con una temperatura decisamente alpina. D’estate la tentazione di entrarvi è forte, soprattutto presso la zona della Römerbrücke, ma bastano pochi secondi per capire la differenza tra un bagno in una piscina e una nuotata in un torrente alimentato dalle montagne.
La gola offre un volto ancora più emozionante: le pareti si stringono, la luce diminuisce e la roccia assume forme morbide. Alcuni punti sono adatti a un’escursione naturalistica, mentre la parte più stretta della Tauglklamm appartiene al territorio del canyoning e richiede esperienza, attrezzatura adeguata e condizioni idrologiche favorevoli. Da una parte, infatti, c’è la Tauglgries, area naturale ed europea protetta, con sentieri, punti panoramici e spazi per osservare la fauna; dall’altra una successione di roccia, acqua e passaggi stretti che restituisce una sensazione quasi primitiva.
Origine, formazione e leggende della Gola di Taugl
Ben prima che l’essere umano mettesse piede in questo magnifico pianeta, l’acqua ha inciso le rocce del suo letto, sfruttando fratture e punti più vulnerabili della massa calcarea. La pressione continua del torrente ha progressivamente approfondito il solco, modellando pareti, scivoli naturali e piccole vasche.
La Taugl alterna infatti due paesaggi molto diversi: nella parte più aperta il torrente si allarga e attraversa il Tauglgries, un ambiente dinamico fatto di ghiaia, vegetazione ripariale e superfici rocciose. Entrando nella forra il carattere cambia radicalmente, con il letto che si restringe e la roccia che assume un aspetto che pare lucidato dall’acqua.
La forza di questo torrente d’Austria resta evidente anche nella sua instabilità. Per chi pratica canyoning, una piena può modificare profondamente l’aspetto della forra. Tronchi, massi e sedimenti possono mutare la configurazione dei passaggi e delle rapide, rendendo una discesa diversa rispetto a quella affrontata in precedenza.
Un altro elemento sorprendente appartiene alla storia umana. Poco prima della Römerbrücke, il torrente forma una cascata e poi raggiunge il tratto storico del ponte, ma il nome può trarre in inganno. La struttura attuale risale infatti al 1613 e viene indicata dal turismo locale quale più antico ponte ancora esistente del SalzburgerLand.
iStockIl selvaggio Canyon del Taugl
Intorno alla costruzione del ponte è nata una leggenda decisamente più antica e inquietante: secondo il racconto popolare, una gola tanto profonda avrebbe richiesto l’intervento del Diavolo. Gli abitanti gli avrebbero chiesto aiuto per realizzare il passaggio sul torrente e in cambio il demonio avrebbe preteso il figlio di una mugnaia incinta, a patto che la costruzione fosse completata prima della nascita.
La donna riuscì a partorire poco prima della posa dell’ultima pietra. Furioso per l’inganno, il Diavolo stabilì allora che la prima creatura vivente passata sul ponte sarebbe appartenuta a lui. La mugnaia reagì con astuzia e fece attraversare la struttura a un gatto. La beffa mandò il demonio su tutte le furie e, secondo la tradizione, scagliò l’ultima pietra nella gola. Quella roccia porta ancora il nome di Teufelsstein, la Pietra del Diavolo. Nei periodi di magra può essere osservata dalla Römerbrücke, incastonata nel paesaggio del torrente.
La visita alla Taugl tra canyon, acqua gelida e natura protetta
La Taugl richiede prima di tutto una distinzione: la visita turistica del Tauglgries è adatta a un pubblico molto ampio, mentre la discesa della Tauglklamm è un’esperienza tecnica da canyoning. Confondere i due itinerari, quindi, potrebbe rivelarsi rischioso. Per una giornata nella natura, il punto di riferimento è il percorso tematico Lebensader Taugl, cioè “Lifeline Taugl”. Il sentiero attraversa il Tauglgries e presenta pannelli dedicati alla flora, alla fauna e agli equilibri dell’ecosistema fluviale. Lungo il tragitto sono presenti una piattaforma panoramica dotata di telescopio, aree di sosta e un parco naturalistico per bambini.
La piattaforma permette di osservare dall’alto il letto del torrente e le sue trasformazioni. Il Tauglgries ospita infatti specie rare, tra cui il corriere piccolo e il piro piro piccolo, uccelli che utilizzano le rive ghiaiose per la nidificazione. Nei mesi caldi alcuni tratti della Taugl diventano apprezzati punti per il bagno. L’acqua resta gelida, ma il contrasto con le grandi lastre di roccia riscaldate dal sole rende l’esperienza particolare. La Römerbrücke offre inoltre un ottimo punto per osservare il torrente e raggiungere le zone balneabili vicine.
Per chi cerca un’esperienza più avventurosa arriva la Tauglklamm. L’ingresso alla forra prevede una discesa dal parcheggio fino al canyon e all’ingresso può essere presente una corda fissa (da verificare sempre sulle condizioni attuali). Successivamente il percorso entra nella sezione stretta della gola, con roccia levigata, pozze, piccoli salti e scivoli.
La parte più delicata riguarda la portata del torrente. In primavera e dopo piogge abbondanti il bacino può ricevere quantità d’acqua considerevoli. Una forra alpina cambia rapidamente con l’innalzamento del livello e la corrente può diventare pericolosa. La Tauglklamm va quindi affrontata con competenza specifica e attrezzatura da canyoning, preferibilmente con una guida qualificata per chi possiede poca esperienza.
Superato il tratto più stretto, il canyon si apre. Da quel punto una possibilità conduce verso l’uscita, mentre un itinerario più lungo prosegue lungo il corso del fiume fino alla Römerbrücke. La variante completa richiede organizzazione logistica e un’auto per il rientro, poiché l’escursione fluviale può raggiungere circa 7 km e 5 ore secondo le condizioni del percorso.
Dove si trova e come arrivare
La Taugl si trova nel SalzburgerLand, nella regione del Tennengau, a sud di Salisburgo, tra Bad Vigaun e Kuchl. Il territorio appartiene a una fascia alpina situata a breve distanza dalla città, caratterizzata da montagne, boschi, torrenti e paesaggi rurali. Bad Vigaun rappresenta il riferimento più pratico per visitare il Tauglgries e il percorso naturalistico.
Per raggiungere la zona della forra in automobile, l’accesso tecnico indicato per la Tauglklamm passa da Hallein verso Bad Vigaun e poi in direzione di St. Koloman / Tauglboden (Tauglbodenstraße). Presso l’ingresso alla gola è presente una piccola area di parcheggio con pochissimi posti. In alternativa si trovano aree di sosta più ampie nei dintorni, con distanze di alcune centinaia di metri o circa 1 km dall’ingresso.
Per una visita più rilassata al Tauglgries conviene invece partire dal centro di Bad Vigaun. Il percorso della Lebensader Taugl conduce verso la piana fluviale e attraversa l’area protetta fino alla Römerbrücke. La stessa zona può essere raggiunta anche in bicicletta oppure in automobile attraverso Unterlangenberg, in direzione Tauglgries.
Acqua scura, quasi uno specchio d’ossidiana, una corona di abeti che sale lungo i pendii e il profilo della Hornisgrinde a dominare l’orizzonte. Si presenta così il Mummelsee, misterioso (e leggendario) lago della Foresta Nera che riesce a unire natura, storia geologica e tradizioni popolari con la stessa intensità.
Situato a 1.036 metri di quota vicino al borgo di Seebach, lungo la celebre Schwarzwaldhochstraße, la Strada Panoramica della Foresta Nera che collega Baden-Baden e Freudenstadt attraverso alcuni dei paesaggi più spettacolari della Germania, è raggiunto da migliaia di visitatori attratti sì dalla bellezza del panorama, ma anche spinti dalle misteriose leggende che da secoli lo circondano.
Molti lo chiamano “L’Occhio della Foresta Nera“, soprannome che nasce dalla forma quasi perfettamente circolare e dalla superficie che riflette il bosco circostante con una nitidezza sorprendente. Nelle giornate prive di vento sembra davvero che la montagna osservi il cielo attraverso una pupilla di cristallo. Basta però una nuvola, un cambio di luce o una leggera brezza perché l’atmosfera si trasformi completamente, ma regalando comunque scorci che sembrano usciti da un antico racconto.
Origine, formazione e leggende del Mummelsee
Il Mummelsee appartiene ai laghi glaciali della Foresta Nera, chiamati in tedesco Karsee. Rappresenta il più grande dei 7 bacini glaciali ancora presenti nella regione, oltre a figurare tra i più alti. La sua origine risale a circa 10.000 anni fa, al termine dell’ultima era glaciale. Enormi masse di ghiaccio scavarono lentamente una conca quasi circolare nella montagna. Con il progressivo ritiro dei ghiacciai, quella depressione si riempì d’acqua fino a formare il lago attuale. Oggi occupa una superficie di 3,7 ettari, raggiunge circa 18 metri di profondità e presenta un perimetro vicino agli 800 metri.
Alle sue spalle si innalza la Hornisgrinde, che con i suoi 1.164 metri è la cima più elevata della Foresta Nera settentrionale. Sul lato occidentale compare invece il Katzenkopf, altra vetta ricoperta da fitte foreste di conifere. L’acqua defluisce nel torrente Seebächle, che prosegue verso la valle di Seebach prima di confluire nel fiume Acher. Proprio il lago e questo corso d’acqua hanno dato il nome al paese di Seebach.
L’origine del nome Mummelsee affonda le radici, invece, nella tradizione popolare: un tempo la superficie ospitava numerose ninfee bianche chiamate nel dialetto locale Mummeln, termine dal quale derivò, per l’appunto, il nome del lago. Col passare dei secoli quella semplice spiegazione botanica lasciò spazio a racconti molto più affascinanti.
Secondo una delle leggende più celebri, nelle sue profondità sorgerebbe un magnifico castello di cristallo abitato dalle Mümmlein, eleganti ninfe delle acque dalla straordinaria bellezza. Durante la notte salivano in superficie per danzare tra gli alberi oppure raggiungevano le fattorie della valle, aiutando contadini e boscaioli nelle attività quotidiane o accudendo i bambini. Prima dell’alba rientravano sempre nel loro regno sommerso, rispettando gli ordini del sovrano del lago.
Una storia romantica racconta invece dell’amore tra una ninfa e un giovane contadino di Seebach. La ragazza rimase troppo a lungo con il suo innamorato durante una festa del villaggio e rientrò oltre l’ora stabilita. Il re del Mummelsee punì severamente quella disobbedienza, mentre il giovane attendeva sulla riva un segno della sorte dell’amata. Poco dopo una piccola onda color cremisi emerse dalla superficie: era il simbolo del tragico destino della ninfa, sacrificata per avere seguito il proprio cuore.
Altri racconti parlano del Re del Mummelsee, di spiriti che abiterebbero gli abissi e persino di un passaggio diretto verso il centro della Terra. Storie tramandate per generazioni che continuano ancora oggi ad alimentare il fascino di questo angolo della Foresta Nera.
Cosa fare e vedere al Mummelsee
Il giro di questo lago della Germania rappresenta il modo migliore per apprezzare il paesaggio. Un sentiero ad anello, pianeggiante e accessibile anche ai passeggini e alle persone con mobilità ridotta, consente di completare l’intero percorso in circa 20 minuti. Punti panoramici, scorci sul bosco e riflessi sempre diversi accompagnano l’intero itinerario.
Lungo il tragitto compare una raffinata statua in bronzo dedicata alla ninfa del Mummelsee, omaggio alle antiche leggende che ancora caratterizzano questo luogo. Poco distante si sviluppa anche un percorso artistico all’aria aperta, con installazioni contemporanee realizzate con materiali naturali.
Durante la bella stagione il lago cambia prospettiva grazie al noleggio delle barche a pedali. Dall’acqua la foresta appare ancora più imponente e il silenzio dona una sensazione difficile da descrivere. Secondo la tradizione, osservando con molta attenzione il centro del lago si potrebbe persino scorgere il bagliore del castello del Re del Mummelsee.
iStockNavigare il Mummelsee
Famiglie con bambini trovano un grande parco giochi ispirato alle storie della zona, con strutture dedicate ai piccoli esploratori e una casetta del fantasma del Mummelsee che narra le antiche leggende locali. Accanto sorgono negozi specializzati nei prodotti tipici della Foresta Nera, tra cui orologi a cucù, oggetti d’artigianato, liquori, miele, marmellate e specialità gastronomiche. Durante l’estate il forno a legna prepara pane contadino secondo ricette tramandate nel tempo, mentre alcune dimostrazioni permettono di osservare da vicino le fasi della lavorazione.
Chi desidera panorami ancora più ampi può salire verso la Hornisgrinde. Il sentiero raggiunge la vetta in circa 1 ora tra prati d’altura e boschi. Dalla torre panoramica lo sguardo abbraccia gran parte della Foresta Nera, la Valle del Reno e, nelle giornate limpide, persino la catena dei Vosgi in territorio francese.
Il Mummelsee rappresenta inoltre un importante punto di passaggio del Westweg, il più celebre itinerario escursionistico della Foresta Nera, riconoscibile dal caratteristico rombo rosso che accompagna gli escursionisti da Pforzheim fino a Basilea.
Il Mummelsee si trova nel Baden-Württemberg, nel cuore della Foresta Nera settentrionale, vicino al comune di Seebach. La sua posizione lungo la Schwarzwaldhochstraße lo rende facilmente raggiungibile in automobile. Partendo da Baden-Baden bastano circa 40 minuti di viaggio lungo una delle strade panoramiche più belle della Germania. Freudenstadt dista circa 35 chilometri, mentre Strasburgo si raggiunge in poco più di 1 ora attraversando il confine franco-tedesco.
Un ampio parcheggio accoglie i visitatori direttamente accanto al lago, soluzione particolarmente pratica anche per famiglie e viaggiatori con poco tempo a disposizione. Tra maggio e ottobre, durante i fine settimana, un autobus collega il Mummelsee con la torre panoramica della Hornisgrinde, agevolando la salita verso la vetta. Alba, tramonto e prime ore del mattino regalano l’atmosfera più suggestiva.
Chi era bambino o adolescente negli Anni Novanta probabilmente lo ricorderà: le foreste dell’Inghilterra medievale, le battaglie con arco e frecce e Kevin Costner nei panni dell’eroe ribelle di Sherwood in Robin Hood – Principe dei ladri. Tra le location che hanno contribuito a creare quell’atmosfera epica c’è anche un luogo reale, oggi visitabile: Old Wardour Castle, uno dei castelli più affascinanti e insoliti del Wiltshire.
Quello che sul grande schermo sembrava una fortezza uscita da una leggenda è in realtà una straordinaria rovina medievale con una storia lunga oltre 600 anni. Costruito nel XIV secolo, il castello colpisce per la sua particolare struttura a sei lati, un’architettura unica in Inghilterra, e per il suo passato fatto di nobili famiglie, assedi e trasformazioni.
Un tempo residenza della famiglia Lovell e successivamente degli Arundell, Old Wardour Castle fu modernizzato in epoca Tudor e divenne protagonista di alcune delle pagine più movimentate della Guerra Civile inglese. Oggi le sue mura custodiscono sale d’epoca, una torre panoramica, una romantica banqueting house georgiana e persino una curiosa grotta gotica decorata con antiche pietre preistoriche recuperate.
Cosa vedere e fare a Old Wardour Castle
Passeggiare tra le mura di Old Wardour Castle è come ripercorrere oltre sei secoli di storia in una sola volta, tra architettura medievale, panorami sul lago e angoli che sembrano usciti da una fiaba. La prima cosa che colpisce è la particolare struttura a sei lati del castello, un progetto architettonico estremamente raro in Inghilterra. Durante il periodo Tudor la famiglia Arundell modernizzò parte dell’edificio: sulla facciata d’ingresso è ancora possibile osservare il loro stemma araldico.
Getty ImagesLe rovine del castello
Tra gli ambienti più spettacolari spicca la Great Hall, un tempo il salone di rappresentanza dove il signore del castello riceveva gli ospiti più illustri. Ancora oggi si possono ammirare le eleganti finestre gotiche, le decorazioni scolpite e gli elementi architettonici dell’epoca. Una delle esperienze più suggestive è la salita lungo la torre orientale. Gli antichi gradini in pietra conducono fino ai piani superiori, dove si possono ancora osservare camini, latrine medievali e resti degli ambienti originari. Dalla sommità, inoltre, si gode di una vista panoramica sul lago, sui prati che circondano il castello e sulla campagna del Wiltshire.
Passeggiando tra le mura è possibile notare numerosi particolari scolpiti nella pietra. Sopra l’ingresso principale si trova un busto di Cristo che un tempo rifletteva la luce del sole, mentre nelle antiche cantine del vino si conservano volte in pietra, camini e decorazioni con teste di leone. Tra gli edifici più curiosi del complesso c’è anche la Banqueting House, costruita nel XVIII secolo sulle rive del lago. Con i suoi merli gotici e le vetrate istoriate, veniva utilizzata come luogo di ristoro per i visitatori che raggiungevano il castello durante il periodo georgiano. All’interno oggi è presente una piccola esposizione dedicata alla storia dei giardini paesaggistici, mentre dall’esterno si gode una delle viste più belle sull’intero complesso. Poco distante si trova anche la scenografica Grotto, una grotta artificiale in stile fantasy-gotico realizzata utilizzando persino antichi monoliti preistorici recuperati dal territorio circostante.
Getty ImagesLa scenografica grotta artificiale
Per conoscere davvero il passato del castello vale la pena utilizzare l’audioguida gratuita disponibile in loco. Tra gli episodi più emozionanti viene raccontata la storia di Lady Blanche Arundell, che durante la Guerra Civile inglese riuscì a difendere il castello per un’intera settimana con appena 25 uomini e le proprie domestiche contro le truppe parlamentari. Pochi mesi più tardi il maniero venne però conquistato e gravemente danneggiato durante un secondo assedio.
Old Wardour Castle è una meta ideale anche per chi viaggia con bambini. I più piccoli possono infatti partecipare al gioco interattivo “Can You Keep Your Castle?”, che permette di scoprire la storia del maniero attraverso enigmi e missioni, oppure seguire il Folktale Creature Trail, un percorso dedicato alle creature leggendarie del folklore inglese con tanto di attestato finale.
Dove si trova e come raggiungerlo
Old Wardour Castle si trova vicino al villaggio di Tisbury, nella contea del Wiltshire, nel sud-ovest dell’Inghilterra, a circa un’ora d’auto da Bath e Salisbury. Il castello è facilmente raggiungibile in automobile e dispone di parcheggio per i visitatori. Chi utilizza i mezzi pubblici può arrivare in treno fino alla stazione di Tisbury, collegata con Londra e Salisbury, per poi proseguire in taxi per pochi chilometri.
iStockUna delle facciate del castello
L’ingresso è gestito da English Heritage e prenotando online entro il giorno precedente si ottiene uno sconto sul biglietto, mentre i soci possono accedere gratuitamente. Il castello è generalmente aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00, con biglietti validi per l’intera giornata, così da poter visitare il sito senza limiti di tempo durante l’orario di apertura.
Sembra un villaggio delle fiabe ma oggi è totalmente abbandonato; il progetto dietro a Burj Al Babas era quello di creare residenze di lusso per compratori facoltosi provenienti dai Paesi del Golfo. Oggi, però, ci sono centinaia di castelli allineati e incompiuti sulle colline turche che sembrano quasi una location abbandonata di un film. Ma cos’è successo a questo luogo che era destinato a diventare un quartiere di lusso?
Per un docudrama che cerca di ricostruire le ultime ventiquattr’ore prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la scelta delle ambientazioni rischia di apparire scontata. Eppure nella serie in tre episodi in arrivo su Disney+dal 23 luglio 2026 difficilmente si ha questa impressione: sarà per la presenza di Tom Hiddleston, che i più ricorderanno per aver interpretato il villain della Marvel Loki, o perché la produzione è quella, avvezza a portare sullo schermo immagini potenti, di National Geographic. Scopriamo insieme le location di Pompei: Fuori dal Tempo.
Di cosa parla
C’è qualcuno che è riuscito a sopravvivere alla distruzione di Pompei? È questa domanda che sembra aver ispirato la nuova serie Disney+ con Tom Hiddleston, a metà tra dramma cinematografico e documentario investigativo. Grazie all’aiuto dello storico Steven L. Tuck vengono ricostruite in particolare le vite di tre personaggi che, le fonti storiche suggeriscono, si sono salvati dal fiume di lava, lapilli e ceneri che ricoprì la città quella notte: quella di Avianius, un giovane apprendista fabbro; quella di Iulia Felix, potente donna d’affari che era solita affittare i locali della propria villa, e quella di un membro della Guardia Pretoriana che quel giorno si trovava per caso a Pompei.
Le location di Pompei: Fuori dal tempo si trovano, va da sé, tutte all’interno del Parco Archeologico di Pompei: sulle stesse strade che quel giorno videro fuggire migliaia di persone disperate, passeggiando tra resti di antiche ville romane e locali un tempo a uso pubblico come terme, mercati, termopoli Tom Hiddleston incontra archeologi ed esperti di storia dell’età romana, si ferma a parlare con loro e a contemplare gli inestimabili tesori che oggi custodisce Pompei.
iStockÈ un vero tesoro quello custodito a Pompei
Il Parco Archeologico di Pompei
Come ribadito anche all’interno della serie, la zona è ancora oggi oggetto di studi e di ricerche che periodicamente portano alla luce nuovi sorprendenti ritrovamenti come, ultimo in ordine di tempo, quello degli scheletri di due uomini in fuga dall’eruzione.
L’area degli scavi è molto vasta, quasi 450 mila metri quadrati che la rendono una delle più grandi di tutto il Sud Italia, e per questo difficile da esplorare in una sola visita a meno di non fermarsi a osservare solo poche, selezionate, attrazioni di Pompei: le più importanti per il passato della città e per la storia del sito archeologico.
iStockLe magnificenti rovine di Pompei
Via dell’Abbondanza: il cuore dell’antica Pompei
In alcune inquadrature del trailer di Pompei: Fuori dal Tempo si vede Tom Hiddleston camminare lungo Via dell’Abbondanza, riconoscibile per i grossi blocchi di basalto. Un tempo era la più importante arteria commerciale della città, tanto che percorrendola è facile notare ancora gli ingressi delle tabernae – caratterizzati da un’apertura più larga verso l’esterno, la presenza di banconi di pietra e qualche volta dei fori per i contenitori in ceramica che nei termopoli servivano per riscaldare le vivande – e quelli delle abitazioni private, insieme a una serie numerosissima di iscrizioni, tra cui anche iscrizioni elettorali che invitavano a votare per questo o quel candidato.
iStockUn’iconica strada dell’antica Pompei
Oggi la Via dell’Abbondanza, chiamata così perché è qui che avvenne uno dei primi ritrovamenti archeologici: una fontana contenente un’allegoria dell’abbondanza, attraversa gli scavi da est a ovest collegando due tappe obbligate di ogni visita come sono il Foro e l’Anfiteatro.
Il primo era la piazza principale della città dove si svolgevano i più importanti eventi civili e religiosi e su cui si affacciavano la maggior parte degli edifici pubblici: oggi è spoglio, ma un tempo doveva avere statue e marmi a impreziosirlo. L’Anfiteatro di Pompei, uno dei più antichi conosciuti, era utilizzato in origine per spettacoli circensi e di gladiatori. Oggi è tra le aree accessibili anche a prescindere dalla visita al Parco Archeologico, in occasione di concerti e grandi eventi musicali: suggestiva è la vista sul Vesuvio che si ha dal suo interno.