Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierFlux principal

Cinque cascate nascoste nel cuore della Sicilia: il volto inaspettato dell’isola

23 août 2026 à 18:21

Non si può dare torto a quei milioni di turisti che ogni anno frequentano le spiagge della Sicilia. L’isola all’estremo meridione d’Italia è un luogo favoloso, con un mare cristallino, una storia millenaria, borghi e cittadine affascinanti. La sua forza, poi, è certo nella sua varietà, tale da farla apparire quasi un continente, invece che un triangolo di terra emersa.

Proprio questa varietà suggerisce che non ci sia spazio soltanto per il turismo dedicato alla scoperta delle città o delle località di mare. L’entroterra siciliano, ad esempio, è un grande scrigno contenente un immenso tesoro naturale, tra colline, boschi e catene montuose. Fra queste si nascondono alcune bellissime cascate: nessuno si aspetterebbe di andare in Sicilia per scoprire dei luoghi d’acqua dolce, e invece non mancano i salti notevoli, peraltro spesso caratterizzati da un panorama naturalistico inconsueto, che li rende vere e proprie meraviglie da non perdere.

Cascate dell’Oxena

Nel 2025 Militello in Val di Catania è stato eletto Borgo dei Borghi. Una bella cittadina barocca, situata a sud della città etnea. Il suo territorio carezza le propaggini dei Monti Iblei, dove scorre il torrente Oxena, che ha saputo scavare il proprio letto, nel corso dei millenni, dentro un canyon di origine lavica.

Proprio non lontano da Militello si trova una splendida cascata (anche se sono conosciute come Cascate dell’Oxena, la cascata vera e propria è soltanto una, in un’area caratterizzata comunque da cascatelle e rapide), alimentata dalle numerose sorgenti che si aprono lungo le sponde del corso d’acqua, anche nei periodi di maggiore siccità.

Il paesaggio che la circonda è particolare. Si alternano zone verdi, dove pascolano mandrie di mucche, a aree brulle, dove emerge una terra rossastra su cui crescono olivastri, carrubi e fichi d’India.

Le Cascate dell’Oxena possono essere raggiunte con un’escursione a piedi o in bici da Militello in Val di Catania, da cui distano circa cinque chilometri. Più breve, invece, l’avvicinamento dall’ultimo luogo raggiungibile in auto: si raggiungono in circa 15 minuti a piedi da Contrada Bognanni, una stretta strada dalla quale si può godere di una prima vista dall’alto della cascata.

Le Cascate dell'Oxena in Sicilia
Lorenzo Calamai
Vista sulla cascata principale dell’Oxena

Due cascatelle anticipano la discesa al cospetto del salto principale, rombando tra la roccia basaltica, che emerge nera dal terreno attorno al torrente. Scendendo al livello inferiore, una bella spiaggetta all’ombra di oleandri e tamerici consente di godersi al massimo la contemplazione della cascata.

Cascata di San Nicola

A circa mezz’ora d’auto da Palermo, nel territorio del piccolo comune di Bolognetta, si nasconde una delle cascate meno conosciute della Sicilia occidentale: la Cascata di San Nicola. È opera del torrente Milicia, che nasce nella zona del Bosco della Ficuzza, nei pressi di Corleone, e sfocia nel Tirreno tra Casteldaccia e Altavilla Milicia.

Il periodo migliore per visitare la cascata va da ottobre a maggio, quando la portata d’acqua è più abbondante, ma in estate la Cascata di San Nicola solitamente si difende bene, e la bella polla smeraldina ai suoi piedi rimane un’oasi rinfrescante.

Il contesto attorno al salto è spettacolare: una ampia gola rocciosa, dove domina il color ocra e la maggior parte del verde è rappresentata dalle onnipresenti piante di fico d’India. Il torrente rappresenta una sorta di linfa vitale in un territorio altrimenti brullo. Il percorso per raggiungerla è lungo circa quindici minuti dalla strada asfaltata e attraversa tratti rocciosi e sentieri non segnalati, benché sia chiaro da dove passare grazie alle tracce ben battute.

Cascata del Vallone del Castello di Pietra

Il Vallone del Castello di Pietra è uno dei luoghi più nascosti e selvaggi della Sicilia. Si tratta di un piccolo canyon scavato da un torrente all’interno del quale si possono ammirare i resti di una fortificazione preistorica (il Castello di Pietra, appunto), un esemplare enorme di roverella secolare e una bella cascata immersa nel verde.

Non è il luogo più facile da raggiungere. Si trova a sud di Partanna, una cittadina non lontana da Castelvetrano, nella parte sud-occidentale dell’isola. Si deve raggiungere l’agriturismo Baglio Vecchio, isolato in mezzo a un’area di campi coltivati e campagna, e qui chiedere le chiavi per aprire il cancello che consente di accedere al Vallone.

Oltrepassato il cancello della riserva, una scalinata immersa nella vegetazione conduce sul fondo della gola. Qui un sentiero percorre tutto il canyon. Risalendolo in una direzione si arriva ad ammirare la cascata, dall’altra si arriva alla roverella secolare e al punto da cui si può individuare il castellare. Il contesto fatto di falesie scolpite dagli agenti atmosferici, combinato con una grande ricchezza di verde che cresce sulle rive del corso d’acqua, lo rende un ambiente più unico che raro per la Sicilia occidentale.

Cascata Angara dei Piristeri

Versante orientale della Sicilia, dove l’Etna domina il panorama: tra i Monti Peloritani e i Nebrodi, nel comune di Roccella Valdemone, un affluente del fiume Alcantara chiamato torrente Roccella dà vita a una delle cascate più alte di tutta la Sicilia, la Cascata Angara dei Piristeri, conosciuta anche come Cascata Palazzolo Angara. Misura circa venti metri il balzo che l’acqua fa a ridosso di una stupenda parete rocciosa, creando un’ampia polla ai suoi piedi circondata da un bosco fittissimo e una vegetazione esuberante.

La cascata è spettacolare, ma lo è altrettanto la bella escursione che serve per raggiungerla. Si parte infatti nei pressi delle pale eoliche di Pizzo Perino, inoltrandosi lungo un sentiero in discesa che offre viste panoramiche splendide, inizialmente sull’Etna, che rimane sullo sfondo, e poi sui contrafforti del vallone nel quale si sta scendendo.

cascata angara dei piristeri in Sicilia
Lorenzo Calamai
La spettacolare veduta scendendo sul sentiero verso la cascata

La discesa è lunga circa un’ora, con un dislivello da non sottovalutare, specie per la risalita al ritorno. Il contesto naturale, però, ripaga di ogni sforzo. Una volta giunti sulla parte pianeggiante in fondo alla gola, si trova intuitivamente la cascata risalendo il corso del torrente fino al maestoso salto.

Cascata del Catafurco

Andare alla Cascata del Catafurco è una vera e propria esperienza montana in Sicilia. Il salto si trova nascosto tra le pieghe, le cime e i fianchi dei Nebrodi, nel territorio del comune di Galati Mamertino. Qui il torrente San Basilio ha modellato nei secoli la roccia in modo tale che oggi affronta un salto di circa trenta metri, estremamente scenografico perché avviene all’interno di una sorta di camino, alla cui base si forma una bassa polla dove potersi godere una sorta di doccia naturale.

Cascata del Catafurco in Sicilia
iStock
Cascata del Catafurco

Bellissimo il sentiero che conduce alla cascata. Quattro chilometri di percorso dalla frazione San Basilio di Galati Mamertino, su una comoda strada sterrata che poi si trasforma in sentiero, con staccionate e gradini, nella parte finale. Si oltrepassano piccoli allevamenti di capre, suini e asinelli della zona e lungo il percorso merita una sosta il borgo di Molisa, un villaggio rurale abbandonato costruito interamente in pietra a secco, con i tipici pagliai un tempo utilizzati come ricoveri dai pastori.

Il percorso, in gran parte esposto al sole, è comunque punteggiato da diverse fontane d’acqua fresca e consente allo sguardo di spaziare continuamente lungo una splendida, stretta vallata.

Il fiabesco borgo che è il regno delle fate e dei mulini: Rastoke, il villaggio sull’acqua della Croazia

19 août 2026 à 17:00

A pochi chilometri da Slunj, nell’entroterra della Croazia, si sviluppa una strada che attraversa colline verdi e piccoli abitati, fino a che il suono dell’acqua prende il posto del rumore traffico. Sotto le case scorre, infatti, la Slunjčica, un fiume lungo appena 6,5 chilometri che però ha prodotto uno dei paesaggi fluviali più sorprendenti del Paese.

Rastoke nasce infatti nel punto in cui la Slunjčica incontra la Korana. Prima di raggiungerla, l’acqua deve attraversare una barriera naturale di tufo calcareo, una roccia porosa formata nel corso dei millenni dalla deposizione del carbonato di calcio. Il risultato è una trama di cascate, rapide, piccoli laghi, isolotti e canali naturali. Le acque turchesi passano sotto ponti, accanto alle abitazioni e attraverso antichi mulini, dando vita a una scena nella quale la presenza umana sembra essere stata progettata insieme al corso del fiume.

Per questo Rastoke viene chiamata “Plitvice in miniatura“, parco che condivide con Rastoke la stessa matrice carsica, le formazioni tufacee e la particolare vegetazione legata all’abbondanza d’acqua. La differenza fondamentale, però, sta nella presenza del villaggio.

Cosa vedere a Rastoke

La visita a questo borgo della Croazia acquista fascino proprio nella successione di dettagli: una ruota di mulino appare tra gli alberi, una cascata passa sotto una casa e un balcone di legno guarda la corrente. Il paesaggio cambia continuamente a seconda della portata della Slunjčica, trasformando il villaggio in un piccolo mosaico di acqua, pietra e legno.

Le cascate della Slunjčica

Sono il cuore di Rastoke: la Slunjčica produce circa 23 cascate, accompagnate da rapide e piccoli laghi disseminati tra le formazioni di travertino. Buk è una delle più note e offre una delle immagini più rappresentative del villaggio. L’acqua precipita con forza tra rocce ricoperte di vegetazione, creando una schiuma bianca che contrasta con le tonalità verde-azzurre del fiume.

Vilina Kosa, “Capelli della ninfa”, possiede invece un carattere più fiabesco e iil nome richiama il velo d’acqua argentato associato alle creature leggendarie di Rastoke.

Cascate di Rastoke, Croazia
iStock
Le immense Cascate di Rastoke

I mulini ad acqua

La vera particolarità di Rastoke sta nei suoi mulini. L’insediamento iniziò a svilupparsi almeno nel XVII secolo, sfruttando la forza della Slunjčica per azionare le ruote idrauliche. Le ruote trasferivano il movimento agli ingranaggi interni e permettevano di trasformare i cereali in farina.

Gran parte dei mulini storici è stata preservata: alcuni edifici sono diventati abitazioni o attività ricettive, mentre altri conservano la loro funzione originaria. Il mulino della famiglia Jareb è un caso particolarmente interessante, poiché continua a produrre farine locali secondo un sistema basato sul principio utilizzato circa 300 anni fa.

Le case tradizionali di Rastoke

Le abitazioni appartengono a una tradizione architettonica rurale legata alle regioni dinariche e alla Posavina. Il legno ha un ruolo importante, affiancato dalla pietra utilizzata per le parti più esposte all’acqua e per le fondamenta.

Alcune abitazioni, inoltre, sorgono su piccole porzioni di terreno circondate dall’acqua, rendendo ancora più particolare la struttura dell’abitato.

La confluenza tra Slunjčica e Korana

Il punto d’incontro dei due fiumi aiuta a comprendere la ragione della fama di Rastoke. La Slunjčica arriva con acque fredde e limpide, attraversa il sistema di cascate e poi confluisce nella Korana.

Quest’ultima appartiene al sistema fluviale carsico della Croazia centrale e attraversa un territorio ricco di boschi, sorgenti e corsi d’acqua. Il suo passaggio offre anche aree per la balneazione estiva, kayak, canoa e pesca.

Le tracce storiche di Slunj

Una visita più ampia può proseguire verso Slunj, cittadina alla quale Rastoke appartiene. Il territorio ha avuto per secoli una funzione strategica come area di frontiera e qui il Castello dei Frankopan ricorda la presenza della potente famiglia nobiliare croata, mentre altre fortificazioni testimoniano il ruolo militare assunto dalla zona durante i conflitti con l’Impero ottomano.

Cosa fare a Rastoke

Rastoke merita una visita lenta, soprattutto per apprezzare il rapporto tra abitato e ambiente. La sensazione più piacevole arriva nei momenti di pausa, seduti accanto all’acqua oppure davanti a un piatto locale.

  • Assaggiare la cucina dell’entroterra croato: per incontrare sapori legati alla tradizione rurale, con trota di fiume, formaggi locali, carni e preparazioni a base di cereali.
  • Acquistare farina locale presso il mulino Jareb: ricordo concreto della cultura molitoria di Rastoke.
  • Fare il bagno nella Korana: pausa rinfrescante durante l’estate. Nova Škrila dispone di una piattaforma per i tuffi, spazi per il beach volley, cabine e un piccolo parco giochi, mentre Stara Škrila presenta acque più basse e rive ombreggiate.
  • Raggiungere Kotlac: zona amata dagli abitanti di Slunj, caratterizzata da piccole piscine naturali e cascatelle con acqua relativamente bassa.
  • Seguire i percorsi lungo la Slunjčica: portano verso angoli più tranquilli del territorio, con possibilità di proseguire verso la vecchia centrale idroelettrica costruita all’inizio del XX secolo.
  • Partecipare agli eventi locali: può aggiungere una dimensione più autentica alla visita. Nel mese di agosto, durante i Giorni della città di Slunj, il centro ospita concerti e manifestazioni legate alla vita della comunità.
  • Cercare i prodotti del bosco: attività interessante nelle stagioni adatte. Castagne, funghi e rosa canina compaiono soprattutto in autunno, mentre fragoline selvatiche e more caratterizzano rispettivamente primavera ed estate.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Rastoke si trova presso Slunj, nella contea di Karlovac, nella Croazia centrale. La località occupa una posizione strategica lungo la strada statale D1, una delle principali direttrici che collegano Zagabria con la Dalmazia. Da Karlovac il viaggio in automobile richiede circa 40 minuti, mentre da Zagabria occorre prevedere quasi 1 ora e 30 minuti, in base al traffico e al percorso scelto.

I laghi di Plitvice distano circa 33 chilometri, rendendo Rastoke una tappa particolarmente comoda per chi sta attraversando la Croazia verso il parco nazionale. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungere il villaggio e proseguire verso le altre attrazioni della zona. Slunj offre inoltre servizi, ristoranti e negozi utili per una permanenza più lunga.

Un antico ponte di pietra incornicia due spettacolari cascate in Tessaglia: è Palaiokarya

16 août 2026 à 12:00

Un arco di pietra chiara attraversa una stretta gola, mentre alle spalle l’acqua precipita con forza lungo la parete rocciosa e forma una lunga cortina bianca. Più in basso, un secondo salto assai più piccolo completa la scena. Attorno crescono alberi e arbusti della vegetazione ripariale, le rocce salgono ripide ai lati e il rumore del Palaiokaritis riempie l’aria.

La Cascata di Palaiokarya, nella regione greca della Tessaglia, possiede una particolarità che a prima vista sfugge: i due salti d’acqua hanno infatti origine da due piccoli sbarramenti realizzati negli anni ’70. La principale raggiunge circa 12 metri, quella inferiore appena 2. Il risultato, però, sembra appartenere da sempre alla zona. Il ponte medievale davanti al getto rende il paesaggio ancora più scenografico e ha trasformato questo angolo della Grecia centrale in uno dei luoghi più fotografati del territorio di Trikala.

Umbria, quattro escursioni alla ricerca di fresche cascate nascoste

13 août 2026 à 16:00

Come ogni buon cacciatore di cascate vi saprebbe dire, andare alla ricerca di bei salti d’acqua è un’attività estiva che coniuga due desideri: l’ammirazione della bellezza della natura in una delle sue espressioni più selvagge e deliziarsi del fresco che si gode.

L’Umbria non è una delle regioni italiane più conosciute per i propri corsi d’acqua o per il wild swimming, ma custodisce alcuni preziosi luoghi, particolarmente poco conosciuti e frequentati, che meritano una maggiore attenzione e sanno regalare momenti estivi di grande emozione.

Cascate de Le Ferce

Passata Nocera Umbra in direzione Marche, verso Pioraco, si raggiunge la piccola frazione di Aggi, poche case fra i fitti boschi dell’Appennino umbro-marchigiano.

Qui si trovano le cascate del fiume Topino, più note come Cascate de Le Ferce. Si tratta di una serie di salti nascosti nel bosco, dalle caratteristiche geomorfologiche rare, e per questo ognuno diverso dall’altro, con un percorso di trekking breve che permette di visitarle tutte una dopo l’altra.

cascate umbria
Lorenzo Calamai
Una delle cinque Cascate de Le Ferce

A rendere particolare il paesaggio è il tufo, la gialla roccia friabile che caratterizza questa zona. A corredo, un bosco lussureggiante e verdissimo, così verde da dare l’impressione di essere finiti in una foresta equatoriale.

Le Cascate de Le Ferce sono cinque, ognuna con le sue caratteristiche specifiche: il salto più a valle dimostra immediatamente la purezza cristallina delle acque del Topino nella piccola polla celeste che si forma ai suoi piedi; la seconda cascata è caratterizzata da uno splendido e contorto albero che si sporge a ombreggiarla; risalendo ancora, la terza cascata accoglie i visitatori in cerca di una bella spiaggetta e magari di un bagno, avendo una polla un po’ più ampia alla base; la quarta cascata in ordine di risalita è costituita da un elegante scivolo; l’ultima, quella più a monte, è la più incredibile, un doppio salto dove l’acqua ha scavato letteralmente un buco nella roccia, un tunnel naturale attorno a una formazione geologica stupefacente.

Cascate dell’Altolina

Tra Belfiore e Pale, due piccoli borghi non lontano da Foligno, ci sono pochi chilometri in linea d’aria. Tuttavia, una rupe boscosa li separa, con il primo a valle e il secondo in vetta a un colle. Al riparo delle fronde di lecci e carpini scorre il fiume Menotre, che impetuoso si getta nella valle sottostante e prosegue la sua corsa fino a Scanzano, dove si unisce al Topino.

Qui, il corso d’acqua crea una serie di belle e potenti cascate: le Cascate dell’Altolina. Possono essere ammirate percorrendo il sentiero lungo circa un chilometro e mezzo che parte dalla base della rupe, poco fuori Belfiore, e sale fino a Pale.

cascate umbria
Lorenzo Calamai
Il cosiddetto Velo della Sposa

Il sentiero sale piuttosto verticale, ma è un piacere fermarsi ad ogni occasione per ammirare le diverse cascate che lo punteggiano, a partire dal cosiddetto Velo della Sposa, salto così chiamato per la caratteristica forma intrecciata con cui l’acqua accarezza la roccia nella discesa. Ulteriori elementi di interesse per compiere questa breve escursione nella natura è il fatto che il sentiero corre lungo una parte dell’antica via Plestina, la strada romana che univa Roma alla città umbra di Plestia, posta a 99 miglia da Roma e misteriosamente scomparsa nel X secolo, forse a causa delle invasioni barbariche.

Pale, inoltre, è un bel borgo di stampo medievale da cui si può raggiungere a piedi, con un’altra breve camminata, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe, un edificio spettacolarmente incastonato al riparo di una falesia di roccia ocra dal quale si gode di una vista ampissima sulla pianura sottostante.

Cascate del Vertola

Un tempo nei pressi di San Giustino, in provincia di Perugia e al confine con la Toscana, si trovava la Repubblica Libera di Cospaia. Nel 1441 papa Eugenio IV, occupato dalle vicende del Concilio di Basilea, scelse di cedere il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Tuttavia, i cartografi incaricati di delimitare i nuovi confini ufficiali commisero un clamoroso errore: lasciarono una piccola striscia di territorio, un totale di 330 ettari, fuori dai documenti papali. E così, Cospaia divenne terra di nessuno. I locali ne approfittarono immediatamente e dichiararono l’indipendenza e solo qualche anno dopo venne formalmente riconosciuta la Repubblica di Cospaia, un microstato incastrato tra due potenze in mezzo all’Italia con una forma di governo pressoché unica: la sovranità risiedeva nei cittadini tutti, non vi erano esercito né carceri, e le decisioni erano prese in assemblea da un Consiglio degli Anziani composto dai capifamiglia locali.

Cospaia rimase libera per quattro secoli, un errore della Storia che divenne un ricettacolo di contrabbandieri, gente che voleva sparire dalla circolazione, e amanti di un certo grado di libertà.

Oggi Cospaia è una piccola frazione di San Giustino che si attraversa per raggiungere la frazione di Corposano, da cui prende le mosse il sentiero 101A del CAI, che risale il corso del torrente Vertola fino ad arrivare alle omonime Cascate, una breve serie di scenografici salti nel cuore della campagna umbra, in una zona poco frequentata adatta agli amanti dei luoghi un po’ sperduti e nascosti nella natura.

Il percorso per raggiungere le cascate è lungo circa tre chilometri e si compie in poco meno di un’ora. La cascata è solo parzialmente visibile dal sentiero, e per godere della sua bellezza selvaggia conviene scendere ai suoi piedi. Per farlo, bisogna portarsi a monte della cascata, abbandonare il sentiero seguendo una traccia sulla sinistra, guadare il torrente e scendere verso il suo letto.

Cascata de Lu Cugnuntu

Casali Belforte conta forse dieci case, non lontano dallo splendido borgo medievale di Cerreto di Spoleto, nel comune di Preci, provincia di Perugia. Una volta superata la frazione in direzione Marche (il confine è molto vicino) si trova una piccola chiesa, San Lazzaro in Valloncello, a cui è accorpato un antico lebbrosario voluto, secondo la tradizione, da San Francesco d’Assisi in persona.

Da qui parte una bella camminata di media difficoltà, data dalla necessità di camminare per parte dell’itinerario nel letto del fosso Acquastrino, il piccolo corso d’acqua che anima la Cascata de Lu Cugnuntu, bella destinazione finale dell’escursione.

Il bel percorso si snoda attraverso pascoli curati e un bosco rado, per poi inoltrarsi in una zona più rocciosa, selvaggia e lussureggiante quando si è costretti a risalire il torrente dentro il suo letto, di sasso in sasso. Qui la frescura, combinata all’umidità, fa ben presto dimenticare il gran caldo dei mesi estivi.

Per arrivare al cospetto della Cascata de Lu Cugnuntu serve circa un’ora di camminata. Il nome in dialetto umbro del salto si traduce in italiano con congiunto, perché è generato dall’unione tra il fosso del Valloncello e quello dell’Acquastrino. Questo binomio ha realizzato una meravigliosa cascata naturale in un antro roccioso spettacolare: gli ultimi passi sono i più emozionanti dell’escursione.

Eclissi, borghi da fiaba e vacanze da reali: le notizie e i luoghi più amati della settimana

9 août 2026 à 17:00

Dall’eclissi più attesa del secolo ai borghi sospesi tra cielo e roccia, passando per cascate cristalline, fortezze medievali e vacanze da re e regine, ecco gli articoli che hanno conquistato i lettori di SiViaggia questa settimana. Una selezione per non perdersi proprio nulla di ciò che accade e che racconta le destinazioni e le curiosità che hanno acceso la voglia di partire e di esplorare il mondo in tutte le sue sfaccettature.

L’eclissi del 12 agosto: dove vederla dall’Italia e nel mondo

È senza dubbio uno degli appuntamenti più attesi dell’estate 2026 e l’interesse dei viaggiatori lo dimostra: l’eclissi totale di Sole del 12 agosto è tra i contenuti più letti della settimana su SiViaggia.

La fascia della totalità attraverserà alcuni dei luoghi più spettacolari del Nord Atlantico e dell’Europa, dalla Groenlandia all’Islanda, passando per Spagna e Portogallo. In particolare, la penisola iberica sarà una delle destinazioni più interessanti per assistere allo spettacolo, con il Sole che verrà oscurato dalla Luna mentre si avvicina all’orizzonte al tramonto: lo dimostra anche il boom di prenotazioni che si stanno registrando…nessuno vuole perdersi quest’occasione rarissima.

E dall’Italia? Anche il nostro Paese potrà godersi il fenomeno, ma soltanto in forma parziale. Le più fortunate saranno le regioni del Nord-Ovest: in alcune zone del Piemonte l’oscuramento supererà il 90%, mentre anche Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta e altre aree del Nord potranno offrire scorci altamente suggestivi. Il momento dell’eclissi coinciderà inoltre con il tramonto, rendendo ancora più importante scegliere un punto con l’orizzonte libero verso ovest. Siete pronti all’evento più atteso dell’estate?

Qui il nostro articolo su dove ammirare l’eclissi del secolo in Italia: L’eclissi solare più attesa dell’anno sarà visibile anche dall’Italia: i luoghi migliori per vederla

Qui il nostro articolo con tutte le info: Eclissi totale di sole del 12 agosto 2026: dove e come osservarla. La guida completa

Genova
iStock
La città di Genova al tramonto

Puentedey, il borgo spagnolo costruito sul “Ponte di Dio”

Ci sono luoghi che sembrano usciti veramente da una fiaba, e Puentedey è esattamente uno di questi.

Nel nord della provincia di Burgos, in Spagna, un piccolo borgo medievale è stato costruito sopra un enorme arco naturale di roccia scavato dal fiume Nela. Il risultato è sorprendente: le case in pietra e legno, la chiesa romanica e l’antico palazzo fortificato sembrano poggiare direttamente sulla montagna. Non a caso il nome del luogo deriva dalla tradizione popolare che attribuiva la formazione del gigantesco ponte naturale a Dio.

Con solo una cinquantina di abitanti, Puentedey è entrato nella rete dei Pueblos Más Bonitos de España, ma il fascino che emana va ben oltre le sue dimensioni. Una tappa da segnare per il vostro itinerario alla scoperta della regione spagnola di Castiglia e León.

Qui il nostro articolo: L’incantevole borgo di pietra costruito sul leggendario Ponte di Dio: Puentedey, gioiello spagnolo

Puentedey, Spagna
Getty Images
Il bel borgo di Puentedey

Le Fonts d’Algar, il paradiso d’acqua nascosto in Costa Blanca

Dimenticate per un momento le spiagge affollate e i grattacieli di Benidorm. A poca distanza dalla celebre località della Costa Blanca si nasconde un paesaggio completamente diverso, fatto di cascate, sorgenti e piscine naturali dalle acque turchesi.

Sono le Fonts d’Algar, un’oasi verde modellata dall’acqua nel cuore della Sierra de Bèrnia. Il percorso segue il corso del fiume per circa un chilometro e mezzo, tra passerelle, ponticelli e pareti di roccia calcarea, ma il vero spettacolo sono i cosiddetti tolls: pozze naturali alimentate dalle sorgenti, in cui l’acqua mantiene una temperatura intorno ai 17-18 gradi. Un dettaglio che rende questo luogo particolarmente invitante proprio in questo periodo estivo dalle temperature estreme.

Qui il nostro articolo: Frescura smeraldo tra le rocce della Costa Blanca: viaggio nel regno segreto delle Fonts d’Algar

Fonts d'Algar, Spagna
iStock
Le suggestive Fonts d’Algar

Le fortezze della Linguadoca diventate Patrimonio UNESCO

Hanno conquistato il primo posto degli articoli più letti di luglio e continuano ad affascinare i nostri lettori: le Fortezze reali della Linguadoca sono tornate sotto ai riflettori per perché sono entrate ufficialmente nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (così come gli splendidi teatri condominiali italiani).

Costruite in posizione strategica tra montagne, vallate e paesaggi selvaggi, queste otto imponenti roccaforti raccontano una parte fondamentale della storia del sud della Francia e della nascita del potere reale nella regione. Tra le più spettacolari ci sono il castello di Montségur, arroccato a oltre 1.200 metri, la fortezza di Peyrepertuse, lunga circa 300 metri, e il celebre complesso fortificato di Carcassonne.

Qui il nostro articolo: Fortezze reali della Linguadoca, un viaggio tra i castelli medievali dell’Occitania

Fortezze reali della Linguadoca sono Patrimonio UNESCO
iStock
Ripresa aerea del castello di Montsegur

Dove vanno in vacanza i reali nell’estate 2026

Anche le famiglie reali hanno le loro destinazioni del cuore, ed è curioso scoprire dove hanno deciso di trascorre questa calda estate re, regine, principi e principesse.

La famiglia reale britannica si ritrova come da tradizione a Balmoral, in Scozia, mentre William e Kate hanno raggiunto la tenuta insieme ai figli. Harry e Meghan hanno invece trascorso parte dell’estate tra diverse destinazioni europee.

In Spagna, la famiglia reale ha scelto ancora una volta Palma di Maiorca, mentre i giovani reali danesi hanno optato per i festival musicali. Le principesse dei Paesi Bassi si sono invece concesse una fuga in Grecia, nella loro villa sull’Egeo, e la famiglia reale belga ha scelto una località sulla costa atlantica francese.

Qui il nostro articolo: Dove vanno in vacanza i reali quest’estate, tra isole segrete e fughe da favola

Palma di Maiorca, la meta di vacanza della famiglia reale spagnola
iStock/Getty Images
I reali spagnoli in vacanza a Palma di Maiorca

Le migliori città al mondo dove vivere se hai meno di 30 anni

Quali sono le città in cui i giovani under 30 vorrebbero vivere almeno una volta? A rispondere è una nuova classifica internazionale di Time Out, che ha messo a confronto diverse metropoli tenendo conto di aspetti come qualità della vita, divertimento, cultura, socialità e opportunità per le nuove generazioni.

Il risultato porta alla scoperta di destinazioni molto diverse tra loro, da grandi capitali internazionali a città meno scontate, considerate particolarmente interessanti per chi cerca un ambiente dinamico e ricco di possibilità. Nella top 20 spunta anche una città italiana, che ha ottenuto grandi apprezzamenti per determinate categorie. Secondo voi, di quale metropoli si tratta?

Qui il nostro articolo: Le 20 migliori città al mondo in cui vivere sotto i 30 anni: nella classifica 2026 c’è un’italiana

Napoli, vista panoramica
iStock
Vista panoramica sul centro di Napoli

Frescura smeraldo tra le rocce della Costa Blanca: viaggio nel regno segreto delle Fonts d’Algar

2 août 2026 à 14:00

La località di Benidorm richiama immagini di grattacieli affacciati sul Mediterraneo, spiagge animate e locali aperti fino a tarda sera. Quel che però in molti ignorano, è che a poca distanza è possibile ritrovarsi in un ambiente talmente tanto diverso da sembrare che appartenga a un’altra regione. In zona, infatti, ci sono le Fonts d’Algar, uno dei tesori naturali della provincia di Alicante, un susseguirsi di cascate, sorgenti e pozze naturali incastonate fra pareti di calcare modellate dall’acqua.

L’area si trova nel territorio di Callosa d’en Sarrià ed è tutelata dal 2002, anno in cui il governo valenciano l’ha dichiarata Zona Umida Protetta per l’elevato valore ecologico. Fin dal primo tratto del percorso il rumore delle cascate accompagna la visita, anche perché l’acqua filtra attraverso la montagna, riaffiora fra le rocce con una trasparenza sorprendente, per poi andare ad alimentare vasche naturali dalle sfumature turchesi.

Fuori dalla valle, quindi, dominano sole e pietra, mentre lungo il fiume l’aria diventa fresca, il profumo della terra umida si mescola alla menta selvatica e agli oleandri e il verde conquista spazio lungo entrambe le rive. Per secoli queste acque furono considerate una vera “Fonte della Salute“, soprannome valido ancora adesso per via della limpidezza delle sorgenti e della qualità dell’acqua che emerge dal sottosuolo.

Il canyon d’acqua che scolpisce la montagna tra pareti vertiginose e cascate fragorose: Partnach, in Baviera

29 juillet 2026 à 13:00

I passi rimbombano sulle passerelle di legno bagnate, mentre l’umidità della roccia sfiora le guance. Intorno, le pareti di calcare grigio salgono diritte verso una striscia sottile di cielo azzurro, quasi soffocata dagli alberi abbarbicati lassù. Il torrente Partnach scorre pochi metri più in basso, una massa impetuosa di acqua colore verde smeraldo che ruggisce, schiuma e infrange il silenzio dei boschi bavaresi. Questa spaccatura naturale prende il nome di Gola della Partnach, o Partnachklamm in lingua originale, e si trova nell’estremo sud della Germania, ai piedi della cima più alta del paese, il Zugspitze, nei pressi della cittadina alpina di Garmisch-Partenkirchen.

La valle dove l’acqua diventa pietra: viaggio nella misteriosa Val Gelana, gioiello nascosto dell’Appennino

23 juillet 2026 à 15:00

Non la conosce quasi nessuno, anzi, potremmo definirla un tesoro “di nicchia” vero e proprio, eppure nel cuore dell’Appennino parmense esiste una valle sorprendente dove la natura sembra aver riscritto le proprie regole. Qui l’acqua non scorre soltanto tra boschi e rocce, ma lascia dietro di sé una traccia visibile del suo passaggio: piccole cascate, concrezioni minerali e spettacolari depositi di travertino che trasformano il paesaggio in un luogo quasi fiabesco.

È la Val Gelana, una piccola perla nascosta nel territorio di Bedonia, in provincia di Parma, un geosito di rilevanza locale ancora lontano dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di esplorarlo. Una valle dove ogni dettaglio racconta il lento lavoro dell’acqua: dalle rocce modellate nel corso dei secoli fino ai particolari “drappi” di carbonato di calcio che ricoprono alcuni tratti del torrente, creando scenari insoliti per l’Appennino.

Val Gelana, dove le cascate si tramutano pietra

La caratteristica più affascinante della Val Gelana è legata proprio alle sue acque. Il torrente Gelana attraversa rocce particolarmente ricche di minerali e, durante il suo percorso, raccoglie grandi quantità di bicarbonato di calcio. Quando l’acqua raggiunge i salti delle cascate, il carbonato di calcio tende a depositarsi creando nel tempo vere e proprie sculture naturali: ammassi rocciosi, piccole vaschette in serie e spettacolari formazioni di travertino di cascata.

Bedonia, Carniglia, Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana
Ufficio Stampa
Il Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana

Il risultato è un paesaggio raro, dove il confine tra acqua e pietra sembra quasi scomparire. Le cascate non sono soltanto un elemento del panorama, ma diventano esse stesse protagoniste di un processo geologico ancora in corso.

Oltre alla sua particolarità geologica, la Val Gelana custodisce anche un patrimonio storico e paesaggistico tutto da scoprire. Il percorso escursionistico che attraversa la valle regala scorci panoramici già nella parte iniziale, tra Case Gelana e Caneso, dove emergono i segni dell’antico rapporto tra uomo e montagna: campi conquistati alla natura, prati coltivati e piccoli insediamenti che raccontano la vita delle comunità locali.

La valle conserva anche memorie legate al passato del territorio, tra cui i passaggi di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, e alcuni ponti in pietra costruiti durante il periodo del Ducato, ancora oggi percorribili.
Scendendo verso la forra del torrente, invece, la presenza umana lascia spazio completamente alla natura: il bosco diventa più fitto, l’acqua accompagna il cammino e compaiono i resti di antichi mulini abbandonati, testimonianza di un passato rurale ormai nascosto dal tempo.

Dove si trova la Val Gelana e come raggiungerla

Se vi abbiamo incuriosito e invogliato a intraprendere un’avventura nella natura più incontaminata, adesso vi spieghiamo come localizzare l’escursione. La Val Gelana si trova nell’Appennino parmense, nel territorio del comune di Bedonia, in provincia di Parma, all’interno di un’area caratterizzata da boschi, torrenti e piccoli borghi di montagna.

Per raggiungerla è possibile arrivare fino a Bedonia in auto e proseguire verso la località di Case Gelana, punto di partenza dei principali percorsi escursionistici della valle. Da qui si può iniziare l’esplorazione a piedi seguendo i sentieri che accompagnano il torrente Gelana tra cascate, formazioni di travertino e scorci naturali suggestivi. Il percorso richiede scarpe da trekking e un minimo di preparazione, soprattutto nei tratti più vicini alla forra del torrente.

Le cascate più belle d’Italia da raggiungere a piedi in estate

6 juillet 2026 à 18:00

Definizione di cascata: il precipitare di una massa d’acqua, di fiumi o torrenti, per un dislivello di varia altezza. Suona quasi terrificante, questa successione di parole, ma tutti e tutte sappiamo quanto, invece di incutere timore, le cascate siano una visione paradisiaca e invitante nei mesi più caldi dell’estate, alla stregua della stereotipica oasi per chi si è perduto nel deserto. Uno spettacolo naturale, quello dei grandi salti d’acqua, capace di unire il fascino della camminata nella natura al fresco e al fragore dell’acqua che precipita tra le rocce, in un contrasto che d’estate diventa ancora più suggestivo.

L‘Italia, dalle Alpi all’Appennino e non solo, custodisce cascate fantastiche. Le più belle sono quelle da raggiungere solo a piedi, percorrendo sentieri nella natura che portano al cospetto di queste meraviglie naturali, come forzieri da rintracciare seguendo la mappa del tesoro.

Cascate dei Capelli di Venere

A pochi minuti dalla cittadina di Casaletto Spartano, milleduecento abitanti in provincia di Salerno, in Campania, sorge l’Oasi dei Capelli di Venere, una delle principali attrazioni naturali del territorio. Il nome richiama una suggestiva leggenda secondo cui la dea Venere avrebbe lasciato qui una ciocca dei suoi capelli, ma deriva anche dalla delicata felce Capelvenere che cresce rigogliosa sulle rocce umide, creando l’effetto di una chioma verde attraversata dall’acqua.

cascate più belle italia estate a piedi
iStock
Lo scenario unico nell’Oasi Capelli di Venere

L’area dove sorge la cascata prende questo nome dalla delicata felce capelvenere, pianta che ricopre le rocce bagnate dal salto d’acqua e che così crea l’effetto di una grande chioma verdeggiante, rendendo il colpo d’occhio raro e inconsueto. Le acque del Rio Bussentino, gelide anche in piena estate, formano piccole piscine naturali dai riflessi turchesi, incorniciate da un antico mulino e dai resti di un ponte di origine normanna.

Attorno al torrente, un anello di circa tre chilometri percorribile in poco più di un’ora si snoda tra passerelle di legno e ponticelli. Un sentiero adatto a tutti, indicato per famiglie con bambini, in un ambiente ombroso e fresco che regala sollievo anche nelle giornate più torride.

Cascate di Lillaz

Nel cuore della Valle d’Aosta, a pochi passi dall’abitato di Cogne e all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, sorgono le Cascate di Lillaz.

Le acque del torrente Urtier compiono qui tre salti spumeggianti, per un’altezza complessiva di circa 150 metri, in un contesto di prati alpini e boschi di larici che rendono la passeggiata piacevole in ogni suo tratto. Ai piedi delle cascate si forma una bellissima polla di acqua cristallina.

cascate più belle italia estate a piedi
Getty Images
Ai piedi delle Cascate di Lillaz

Il punto di partenza dell’escursione fino alle cascate è il parcheggio all’ingresso della frazione di Lillaz, da cui in circa dieci minuti di cammino, lungo un sentiero quasi pianeggiante che costeggia il torrente, si raggiunge la base del primo e più celebre salto. Chi vuole ammirare anche gli altri due può proseguire lungo un percorso un po’ più ripido, con scalini e passaggi più esposti, che in totale richiede poco più di un’ora tra andata e ritorno.

Cascata del Varone

La Cascata del Varone è una vera e propria bizzarria della natura, di quelle che vanno viste almeno una volta nella vita. Si trova vicino a Riva del Garda, nel comune di Tenno: qui le acque del torrente Magnone si gettano per quasi 100 metri in una forra di roccia calcarea scavata da circa 20mila anni di erosione, creando un canyon spettacolare che si può ammirare attraverso un parco naturale privato, che permette la visita da oltre un secolo. Le prime infrastrutture per permette di visitare il luogo risalgono infatti al 1874.

cascate più belle italia estate a piedi
iStock
L’affascinante Cascata del Varone, nelle viscere della terra

Dall’ingresso, ospitato in un edificio storico progettato dall’architetto Giancarlo Maroni (lo stesso del Vittoriale degli Italiani), si percorre un sentiero che raggiunge la cosiddetta grotta inferiore, dove si osserva la parte finale della cascata. Poi, attraverso un centinaio di gradini, si passa alla grotta superiore. È qui che si coglie in pieno l’imponenza del salto, tra il fragore dell’acqua e la nebbiolina che rinfresca l’aria anche nelle giornate più calde.

La Cascata del Varone è stata visitata da personaggi illustri come Thomas Mann (si dice che un passo de La montagna incantata possa essere frutto dell’ispirazione donatagli dal salto), Gabriele d’Annunzio, Franz Kafka, l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo.

Cascata del Toce

Val Formazza, estremo confine settentrionale del Piemonte. Qui la Cascata del Toce, con i suoi 143 metri di salto, rappresenta una delle cascate più spettacolari delle Alpi.

Oggi la sua portata dipende dal rilascio controllato delle acque del lago artificiale di Morasco: per questo si mostra in tutta la sua forza solo in determinate fasce orarie tra giugno e settembre, con orari da verificare prima della visita. Tuttavia il bel percorso per raggiungerla rimane in ogni caso un piacevole itinerario.

Sebbene infatti la Cascata del Toce sia facilmente raggiungibile con un brevissimo percorso di appena 10 minuti dalla più vicina strada carrabile, merita percorrere il bel sentiero che ricalca l’antico tracciato della Via Francisca, antico collegamento fra Lombardia, Svizzera e Francia. Lungo gli undici chilometri in cui si dipana l’itinerario si attraversano i paesini Walser (minoranza alpina di origine germanica con peculiari tradizioni) di Ponte, Brendo, Grovella, Canza, Sotto Frua e infine Frua, il più vicino alla cascata, tanto che a volte vi si fa riferimento come Cascata di Frua.

In quest’ultima frazione si trova ancora oggi l’Albergo Cascata, che fu caratterizzato da un forte afflusso turistico nel primo novecento, brillando durante la belle epoque. Lo spettacolo del salto della Cascata del Toce è veramente maestoso e roboante, con la grande massa d’acqua che si spande in mille rivoli lungo la vertiginosa parete rocciosa della montagna.

cascate più belle italia estate a piedi
iStock
L’antico albergo domina la Cascata del Toce

Cascata dell’Acquacheta

Si parte da San Benedetto in Alpe, al confine tre Toscana ed Emilia Romagna, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e si percorre un bel sentiero lungo il torrente Acquacheta, tra splendidi boschi di quercia, castagno e faggio e scorci appenninici. Infine, dopo quasi due ore di cammino, si affronta un ultimo strappo in salita che porta a un balcone naturale privilegiato su di lei: la Cascata dell’Acquacheta, un mirabile salto di 70 metri tra rocce oblique capace di ispirare a Dante Alighieri un paragone con il Flegetonte, il roboante fiume del XVI canto dell’Inferno.

Nei pressi, lungo il sentiero, poco più avanti del balcone panoramico, sorge anche un’altra bella e potente cascata, la Cascata del Lavane, con una bella e profonda polla di acqua fresca, ideale per un tuffo rigenerante in una pausa dell’escursione, prima di affrontare il percorso di ritorno.

Cascate del Dardagna

Il Parco Regionale del Corno alle Scale è un’area protetta tra le cime dell’Appennino tosco-emiliano. Qui, il torrente Dardagna scorre vorticoso, formando sette salti consecutivi, ognuno con un proprio punto di osservazione lungo il bel sentiero che le esplora.

Il più alto dei salti supera i 30 metri, gli altri si aggirano sui 15, in una sequenza di spruzzi e vapori che rende il trekking particolarmente scenografico soprattutto nelle giornate estive più calde.

Il punto di partenza più comodo è la cosiddetta Madonna dell’Acero, da cui parte il sentiero CAI 331, il quale conduce in circa un’ora al primo e più imponente salto. Per completare la visita agli altri sei si imbocca quindi il sentiero CAI 333, che si arrampica nel bosco di faggi con qualche tratto più ripido, aiutato da gradini e corrimano, fino a chiudere l’anello passando per il laghetto del Cavone.

Le Cascate del Dardagna sono un vero e proprio concerto di salti d’acqua che interrompono il silenzio di un bosco maestoso, dove anche la giornata più soffocante si trasforma in una piacevole esplorazione della natura.

Cascate del Rio Verde

Le Cascate del Rio Verde sono le più alte dell’Appennino italiano. Si trovano in Abruzzo, tra le montagne della Val di Sangro, protette da una dedicata Riserva Naturale. Le acque del torrente Verde precipitano complessivamente per oltre 200 metri, suddivisi in tre balzi da 40, 90 e 30 metri, prima di confluire nel fiume Sangro.

Dal centro visite della Riserva Naturale Cascate del Verde, nel piccolo borgo di Borrello, si imbocca un sentiero nella natura che in una manciata di minuti conduce a un primo punto panoramico, da cui si domina l’intera vallata. Per raggiungere il vero cuore dello spettacolo, però, occorre affrontare una più ardimentosa scalinata di circa 250 gradini, che scende fino a un affaccio ravvicinato sulla cascata. La vegetazione del bosco è ricchissima, e lo spettacolo di questo filo d’acqua che scende gettandosi nel vuoto da una parete di roccia verticale è davvero monumentale e stupefacente.

L’intera escursione richiede poco più di un’ora, l’accesso alla riserva prevede un piccolo contributo d’ingresso.

Cascata del Marmarico

La Cascata del Marmarico è la più alta della Calabria e dell’intero Appennino meridionale, con un salto complessivo di 114 metri lungo l’alto corso della fiumara Stilaro. Il nome, di origine dialettale, significa “lento” o “pesante”, proprio a indicare l’illusione ottica per cui l’acqua, pur cadendo senza sosta, sembra quasi immobile agli occhi di chi la osserva.

cascate più belle italia estate a piedi
iStock
Cascate del Marmarico

Si trova nel Parco Regionale delle Serre, nel territorio di Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, e dalla cittadina parte proprio il percorso più praticato per raggiungere questo potente e spettacolare tesoro d’acqua dolce.

Si parte dai Bagni di Guida, nei pressi di una vecchia centrale idroelettrica. Si risale lungo una strada sterrata ma carrabile per il primo chilometro, quindi si imbocca una strada forestale che di quando in quando regala spettacolari scorci sulla natura circostante (la strada viene percorsa in fuoristrada da visite guidate alla cascata), dove si alternano cime boscosi e valloni. Dopo circa cinque chilometri di cammino si raggiunge il Vallone Folea, procedendo sull’ultimo tratto in leggera salita lungo uno stretto sentiero. Si arriva a destinazione nel giro di altri 15 minuti di cammino circa, e al cospetto della cascata è possibile tuffarsi nella bella polla ai piedi del salto.

Il sussurro di pietra e acqua che squarcia il silenzio spagnolo: Orbaneja del Castillo, il villaggio della cascata

26 mai 2026 à 16:00

Nel nord della provincia di Burgos, ai margini del Canyon dell’Ebro, c’è un piccolo villaggio posizionato tra pareti calcaree gigantesche e terrazzamenti di tufo. Il suo nome è Orbaneja del Castillo, e qui vivono circa 50 persone. Si presenta come un intreccio medievale rimasto quasi intatto e attraversato da una cascata urbana che taglia in due il borgo. Se molti centri storici vantano piazze antiche oppure castelli, qui il protagonista assoluto scorre tra case montañesas, ponticelli e mulini.

L’acqua nasce dalla Cueva del Agua, attraversa il paese con un salto di circa 25 metri e termina la corsa nel fiume, creando pozze color smeraldo che mutano tonalità secondo stagione, luce e disgelo. Contemporaneamente, facciate in pietra chiara sembrano aggrapparsi alla montagna, balconi lignei sfidano il vuoto e formazioni rocciose assumono profili irreali.

Non sorprende quindi sapere che l’intero territorio appartiene al Geoparco UNESCO Las Loras, area geologica famosa per rilievi carsici, grotte e canyon scavati nei millenni.

Cosa vedere a Orbaneja del Castillo

Tra canyon, sorgenti carsiche e architetture popolari castigliane, questo borgo di Spagna concentra dettagli rarissimi in uno spazio minuscolo. Bastano poche ore per attraversarlo, ma se dobbiamo essere del tutto onesti servirebbe molto più tempo per coglierne sfumature, colori e prospettive.

La Cascata Urbana

Cuore scenografico del borgo, la cascata nasce direttamente dalla Cueva del Agua e scivola tra abitazioni, terrazze naturali e antichi passaggi in pietra. La primavera regala il colpo d’occhio più potente grazie al disgelo che gonfia il flusso, mostrando schiuma bianca, spruzzi continui e muschio brillante che rendono il centro storico una sorta di quinta naturale.

L’estate, dal canto suo, cambia completamente atmosfera: la portata più ridotta lascia spazio a tonalità turchesi intensissime che riflettono balconi fioriti e facciate medievali.

Cascata di Orbaneja del Castillo, Spagna
iStock
L’enorme Cascata Urbana di Orbaneja del Castillo

Le Pozze Smeraldo

Ai piedi del salto d’acqua si formano piscine naturali dai colori quasi finti, dovuti ai depositi di carbonato calcico che hanno creato piccoli argini naturali in grado di trattenere acqua trasparente dalle sfumature verdi e azzurre.

No, non ci si può tuffare in quanto esiste un divieto di balneazione, istituito per proteggere un ecosistema delicato. Eppure, restare seduti lungo il bordo delle pozze basta già per percepire tutta la forza del luogo.

Il Centro Storico Medievale

Orbaneja del Castillo conserva uno degli insiemi di architettura popolare meglio preservati della Castiglia e León. Vicoli strettissimi, scalinate irregolari e abitazioni montañesas raccontano il legame storico con la vicina Cantabria.

Solai lignei sporgono sopra le strade creando prospettive verticali molto particolari. Alcune facciate mostrano stemmi nobiliari, iscrizioni antiche e simboli medievali legati alla famiglia Velasco, signori della zona durante il XIV secolo. Tra gli edifici più interessanti merita una menzione la Casa de los Canes, decorata con antichi elementi romanici riutilizzati nella muratura.

Curiosa è anche la Casa de los Pobres, antico ospedale cinquecentesco dotato di portico ligneo e struttura interna rimasta sorprendentemente fedele all’impianto originario.

La Cueva del Agua

La Cueva del Agua è la grotta carsica responsabile della sorgente principale del paese, da poter ammirare tramite una visita guidata che conduce all’interno di gallerie fresche e umide scavate nel cuore della montagna.

Il sistema idrico sotterraneo collegato all’altopiano di Bricia alimenta costantemente la cascata durante tutto l’anno. Anticamente questa corrente muoveva 5 mulini ad acqua destinati alla macinazione del grano, e infatti alcuni resti delle strutture risultano ancora visibili lungo il torrente.

Il “Bacio dei Cammelli”

Tra le immagini simbolo di Orbaneja compare una formazione rocciosa curiosissima: il “Bacio dei Cammelli“. Due enormi blocchi calcarei sembrano infatti due cammelli intenti a sfiorarsi il muso.

Il punto panoramico migliore per ammirare il tutto coincide con il Mirador de África, da dove il Canyon dell’Ebro appare immenso e punteggiato da pareti verticali frequentate da grifoni e rapaci.

Le Rovine del Castello

Paradossalmente Orbaneja del Castillo possiede pochissimi resti del castello citato nel nome. Ma comunque quel che rimane si può raggiungere tramite una salita di circa 15 minuti. Ci vuole un po’ di fiato, ma il panorama ripaga totalmente la fatica: dall’alto si distinguono tetti rossastri del villaggio, curve dell’Ebro e geometrie calcaree modellate nei millenni.

Cosa fare a Orbaneja del Castillo

Muoversi in questo territorio permette di scoprire un ritmo di vita rurale ormai perduto, legato ai cicli stagionali e alla pastorizia che per secoli ha sostenuto l’economia locale. I sentieri che circondano l’abitato offrono scorci inediti su un ecosistema protetto, rifugio di grandi rapaci.

  • Percorrere il GR-99 lungo il Cañón del Ebro: tra pareti verticali, vegetazione ripariale e scorci spettacolari sul fiume;
  • Raggiungere le chozas de piedra: sono disseminate sugli altipiani agricoli utilizzati per secoli da pastori e contadini della comarca;
  • Osservare grifoni, aquile reali e rapaci: che volteggiano sopra il canyon sfruttando correnti ascensionali potentissime;
  • Entrare nella Cueva del Azar: per scoprire pitture rupestri neolitiche tracciate in rosso sulle pareti della cavità;
  • Visitare Orbaneja durante l’inverno: quando vicoli deserti, nebbia e fragore della cascata mettono in scena un’atmosfera quasi mistica;
  • Attendere il tramonto presso il Mirador del Ebro: da dove assistere al cambio cromatico delle pareti calcaree illuminate dalla luce dorata;
  • Proseguire verso Pozo Azul: sorgente carsica celebre per acque turchesi e sistemi sommersi frequentati dagli speleosub.

Dove si trova e come arrivare

Il borgo di Orbaneja del Castillo si trova nella comunità autonoma di Castiglia e León, nel nord della provincia di Burgos, circa 70 chilometri a nord della città di Burgos e poco distante dal confine con la Cantabria. L’automobile rappresenta la soluzione più pratica: da Burgos basta seguire la N-623 verso Santander fino alla deviazione della BU-643. L’ultimo tratto attraversa vallate spettacolari con curve dolci e viste continue sul canyon.

Bilbao dista più o meno 170 chilometri, Madrid poco più di 300. L’alta stagione porta parecchio traffico, soprattutto nei fine settimana primaverili ed estivi. Arrivare presto, perciò, cambia completamente l’esperienza e facilita la ricerca del parcheggio. A disposizione ci sono anche autobus che collegano Burgos alla zona di Venta Orbaneja, anche se la frequenza è limitata. Da lì serve poi un breve tragitto a piedi verso il villaggio.

Sono assolutamente consigliate scarpe comode per via della pavimentazione irregolare, salite ripide e sentieri rocciosi che richiedono una minima attenzione. Il binocolo, invece, aggiunge parecchio valore alla visita grazie alla presenza continua di rapaci sopra le pareti del Cañón del Ebro.

Liechtensteinklamm, la gola che ruggisce tra le montagne del Salisburghese e trasforma la roccia in vertigine

24 mai 2026 à 14:00

Arrivare davanti alla Liechtensteinklamm scatena una sorta di cortocircuito: fino a pochi minuti prima scorrono prati ordinati, chalet di legno e curve silenziose della Valle di Grossarl. Poi il paesaggio si stringe, l’aria si raffredda e il rumore dell’acqua cresce fino a occupare tutto. Il motivo è da ritrovare nel fatto che si è al cospetto di una gola spettacolare situata a St. Johann im Pongau, circa 65 chilometri a sud di Salisburgo.

Hierve el Agua in Messico, uno dei fenomeni geologici più rari del pianeta: l’acqua non cade, costruisce

15 mai 2026 à 18:30

Lasciandosi alle spalle i mercati affollati della capitale messicana, la strada comincia a salire lungo i fianchi della Sierra Madre del Sur. Le curve si susseguono ritmiche, mentre il paesaggio si trasforma svelando pareti rocciose, cactus colonnari alti diversi metri e piccoli villaggi di lingua zapoteca. È proprio in quel momento che, davanti agli occhi, compare qualcosa che il cervello, per qualche secondo, fatica davvero a catalogare. Si chiama Hierve el Agua e, apparentemente, è una cascata.

Poi lo sguardo mette a fuoco meglio, fino a far notare che quella colata candida, verticale, drammatica e scolpita lungo la parete del canyon, in realtà possiede la consistenza della roccia. In sostanza, si è arrivati al cospetto di uno dei fenomeni geologici più rari del mondo: qui l’acqua ha smesso di cadere e ha iniziato a costruire, creando gigantesche cascate pietrificate che paiono bloccate nel pieno del movimento.

Sul nostro pianeta una formazione di questo tipo trova un parallelo celebre soltanto a Pamukkale, dettaglio che da solo basta a chiarire la rarità del luogo. Ma la verità è che Hierve el Agua possiede un carattere completamente diverso perché è meno monumentale e più selvaggio. Prima ancora di diventare una meta turistica, infatti, questa altura rappresentava un punto strategico per il popolo zapoteco, tanto da testimoniare ancora oggi il dialogo millenario tra geologia e ingegno umano.

La straordinaria potenza di Háifoss, tra leggende trolls e scenari da Sottosopra

4 mai 2026 à 18:00

Sono passati mesi ormai, ma molti di noi sono ancora pieni di lacrime nell’aver visto alcune precise immagini sullo schermo. Fotogrammi che restano lì, appesi da qualche parte tra memoria e pelle. Parliamo del finale di Stranger Things 5 che sì, ha regalato proprio una scena del genere: una figura lontana, minuscola davanti a una terra scura, scavata e primitiva. Soltanto roccia, cielo e una linea d’acqua (poi scopriremo che in realtà sono due) che precipita dentro un abisso. Chi conosce il sud dell’Islanda quel luogo lo riconosce subito: è Háifoss.

Háifoss significa “cascata alta” e nei fatti è proprio così. Con i suoi 122 metri di salto verticale, infatti, questa colonna rientra tra le cascate più elevate del Paese e domina una porzione remota delle Highlands meridionali, una fascia interna della “Terra del Ghiaccio e del Fuoco” caratterizzata da ambienti estremi, condizioni meteorologiche variabili e paesaggi estremamente selvaggi.

Il primo passo sul terreno ghiaioso porta subito dentro una dimensione fuori scala, con il silenzio che dura pochi secondi perché poi arriva il suono. Un rombo profondo e continuo.

Caratteristiche e formazione di Háifoss

La mastodontica Háifoss si trova nella Valle di Þjórsárdalur, uno dei territori geologicamente più affascinanti dell’Islanda meridionale. Come questa Terra è solita fare, anche qui il paesaggio racconta milioni di anni di attività vulcanica, glaciazioni, erosione e fratture tettoniche.

La cascata nasce lungo il corso del fiume Fossá, alimentato dalle acque provenienti dal sistema glaciale che confluisce nel Þjórsá, il corso fluviale più lungo dell’isola. Arrivato al margine del canyon, il fiume smette semplicemente di seguire una linea orizzontale e cade per ben 122 metri dentro una gola scavata nella roccia vulcanica.

A rendere il panorama ancora più scenografico arriva una seconda presenza. Accanto a Háifoss scende infatti Granni, termine islandese che significa “vicino”. È una cascata più minuta, meno potente e più sottile nella portata, ma che nonostante questo riesce a creare una composizione perfetta: due linee d’acqua parallele e due personalità diverse, il tutto in una sola parete.

Basta osservare le tonalità della gola per capire la complessità del posto. Nero lavico, grigio basalto, venature rossastre e muschi che resistono lungo piccoli appigli. Nelle giornate limpide il contrasto tra il cielo islandese e la roccia regala un effetto quasi surreale. Sul fondo del canyon il corso del Fossá prosegue tra massi enormi, frammenti di antiche fratture e superfici modellate dall’erosione.

A pochi chilometri domina l’orizzonte Hekla, uno dei vulcani più studiati del pianeta. Vi basti pensare che dall’epoca dell’insediamento vichingo ha registrato più di 20 eruzioni, tanto da guadagnarsi un soprannome rimasto famoso da secoli, la “porta dell’inferno“.

Non mancano di certo le storie popolari (in fondo con un paesaggio così era praticamente impossibile che non ci fossero), come quella che narra di una gigantessa, creatura leggendaria che avrebbe pescato trote tra queste acque e punito chi mostrava mancanza di rispetto verso il territorio. Folclore, certo. Eppure, davanti a questa gola, viene facile capire perché simili racconti abbiano trovato terreno fertile.

Come visitare Háifoss

Arrivarci non è propriamente una passeggiata, ma è da fare. Sì, è la classica esperienza da vivere almeno una volta nella vita. Gli ultimi 7,5 km lungo la strada sterrata utile per raggiungerla regalano già un assaggio del suo carattere: buche profonde, ghiaia grossa, curve secche e vento laterale. Un tratto breve sulla carta, ma intenso nella pratica. Ciò vuol dire che un veicolo 4×4 è la scelta più sensata, soprattutto tra inizio estate e fine stagione.

Una volta arrivati al parcheggio, bastano circa 5 minuti per giungere al primo punto panoramico, proprio lì dove accade qualcosa di curioso: il corpo rallenta da solo di fronte a un tale spettacolo. Il bordo del canyon compare all’improvviso e la percezione cambia completamente. Le fotografie viste online, per quanto spettacolari, preparano soltanto in parte, perché dal vivo la profondità colpisce in modo fisico. È lo stomaco, infatti, ad accorgersene prima ancora degli occhi.

Da questo affaccio si osservano contemporaneamente Háifoss, Granni e l’intera gola del Fossá. Nelle giornate terse il panorama arriva fino alle linee montuose delle Highlands. Chi desidera un’esperienza più intensa può seguire il sentiero che scende verso il fondo del canyon, un percorso che misura circa 2 km tra andata e ritorno, con un tempo medio compreso tra 60 e 80 minuti.

Il tracciato resta visibile, battuto da escursionisti, ma tendenzialmente privo di segnaletica ufficiale. Il primo tratto è relativamente morbido, poi la pendenza aumenta. Le rocce sono instabili e non è da escludere la presenza di fango dopo la pioggia. Ma, una volta arrivati nella parte inferiore, trovarsi accanto alla parete (con 122 metri d’acqua sopra la testa) cambia completamente prospettiva. Il rumore rimbalza tra le rocce, la nebbia fine prodotta dall’impatto bagna viso e giacca e il canyon muta in una sorta di cassa armonica naturale.

Háifoss, cascata in Islanda
iStock
Háifoss, posto surreale

Gli appassionati di fotografia trovano qui uno dei set naturali più impressionanti dell’Islanda. Alba e tarda serata mettono a disposizione la luce più drammatica, con ombre lunghe e riflessi metallici sulla roccia. Per chi ha amato Stranger Things, riconoscere il luogo delle riprese regala un livello emotivo aggiuntivo: quella scena finale acquista improvvisamente peso, profondità e materia (non che non lo avesse prima).

Dove si trova e arrivare fin qui

Háifoss si trova nella valle di Þjórsárdalur, nel sud dell’Islanda, a circa 140 km dalla Capitale Reykjavík. Il tragitto in auto richiede più o meno 2 ore partendo lungo la Ring Road, la celebre Strada 1 che circonda l’isola. Successivamente si devia verso la Strada 30 e poi sulla Strada 32, conosciuta anche come Þjórsárdalsvegur.

L’ultimo segmento rappresenta la parte più impegnativa del viaggio. Una pista sterrata conduce al parcheggio panoramico attraverso 7,5 km di fondo accidentato. Dopo giornate di pioggia, il tragitto può diventare particolarmente sconnesso. Il periodo più favorevole va da giugno a settembre. In questi mesi le strade risultano generalmente accessibili, il disgelo alimenta la portata della cascata e le ore di luce sembrano infinite.

Tra ottobre e maggio il quadro cambia radicalmente perché arrivano ghiaccio, neve e condizioni variabili che richiedono esperienza, veicoli adeguati e attenzione costante. Sì, non è un posto a “portata di mano”, ma forse proprio per questo è davvero una delle visioni più potenti d’Islanda.

In Veneto c’è un luogo che racconta secoli d’acqua: il fiabesco Molinetto della Croda

25 avril 2026 à 16:00

Quasi nascosto tra alberi, muschio e rumore costante d’acqua, il Molinetto della Croda, nel territorio di Refrontolo in provincia di Treviso, regala una scena che resta impressa a lungo: è una casa-mulino addossata alla roccia, costruita ai piedi di una cascata che scende rapida e che alimenta da secoli la sua anima meccanica. Pare quasi di essere entrati direttamente dentro a un quadro, e invece si è davanti a uno dei simboli più amati del Veneto rurale.

“Croda” in zona indica la roccia nuda e infatti l’edificio poggia direttamente su una parete di pietra, dettaglio che lo rende unico nel panorama dei mulini storici italiani. La posizione nella Valle del Lierza aggiunge fascino, grazie anche al corso d’acqua che attraversa un ambiente verde e fresco (persino nei mesi più caldi).

Va da sé che tutti questi elementi insieme creino un microcosmo fatto di umidità leggera, felci, fronde mosse dal vento e luce filtrata. Chi arriva sente prima il fragore della cascata e poi vede comparire il profilo irregolare del mulino, al punto da offrire un colpo d’occhio quasi cinematografico. E in fondo non si è poi così lontani dalla realtà: il sito venne scelto anche per una scena del film Mogliamante nel 1977 con Marcello Mastroianni e Laura Antonelli.

Inizia la stagione delle cascate: dove vederle al massimo splendore in primavera

7 mars 2026 à 13:30

Dicono che la primavera sia il momento in cui la natura opera il suo risveglio dopo i mesi invernali. Un luogo comune basato su una realtà incontrovertibile: dopo il periodo più freddo dell’anno torna il verde ad abbellire le fronde di alberi e prati, si aprono le prime fioriture, le temperature si fanno miti. Tutto questo ha un effetto entusiasmante su tutti noi, richiamandoci all’aperto dopo un tempo letargico al riparo al caldo di quattro mura.

Un ottimo modo per ripartire è andare alla scoperta delle più belle cascate disseminate su tutto il territorio italiano. Durante i mesi freddi, l’accumularsi delle nevi in quota e le piogge stagionali hanno alimentato fiumi e torrenti, trasformando molti salti d’acqua in spettacoli impetuosi, capaci di animare paesaggi vibranti, circondati dal verde. È proprio tra marzo e maggio che alcune cascate del nostro Paese raggiungono la loro massima portata e pertanto il momento di maggiore fascino e bellezza, rendendole mete ambite per escursioni, splendide fotografie e belle giornate all’aria aperta.

Le Cascate di Saent in Val di Rabbi

Nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, in Trentino, le Cascate di Saent rappresentano uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Val di Rabbi. Formate dal torrente Rabbies, queste cascate si sviluppano in due grandi salti: Saent Alta e Saent Bassa. Due gemme spettacolari immerse in un contesto naturale di straordinaria bellezza come quello delle Alpi Retiche.

Cascata Saent primavera
iStock
La Cascata di Saent sorge in mezzo al verde

La primavera è uno dei momenti ideali per visitarle: lo scioglimento della neve delle montagne circostanti, infatti, aumenta notevolmente la portata dell’acqua, rendendo il fragore della cascata ancora più impressionante. Il sentiero che conduce alle cascate è tra i più gettonati della valle, anche se in primavera i flussi turistici non sono ingombranti. Attraversa boschi di splendidi larici e grandi pascoli, punteggiati di masi tradizionali.

Lungo il cammino, con poche difficoltà e adatto pressoché a tutti, si incontrano ponti di legno e punti panoramici che permettono di osservare da vicino la potenza dell’acqua.

Le Cascate di Nardis in Val di Genova

Le Cascate di Nardis, situate nella spettacolare Val di Genova in Trentino, sono tra le più celebri dell’intero arco alpino. Con un salto di circa 130 metri, costituiscono uno spettacolo che ricorda ai visitatori la loro piccola dimensione umana rispetto all’imponenza e alla potenza della natura.

Il torrente che le alimenta nasce dal ghiacciaio della Presanella e in primavera, grazie allo scioglimento della neve e del ghiaccio, la cascata raggiunge il massimo della potenza, ancora più scenografica che in altri momenti dell’anno.

Uno dei motivi del grande successo turistico delle Cascate di Nardis è la loro accessibilità: si trovano infatti a breve distanza dalla strada e possono essere raggiunte con una passeggiata di appena una decina di minuti. Da qui partono anche numerosi sentieri escursionistici che conducono nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, cosicché i più ambiziosi possano proseguire la loro escursione tra boschi, laghi alpini e altre cascate minori.

Le Cascate dell’Acquafraggia in Valchiavenna

Poche cascate in Italia sono più note di quelle dell’Acquafraggia, situate vicino al borgo di Piuro, nella lombarda Valchiavenna. Si usa il plurale per descriverle perché non si tratta di una cascata sola, ma di un sistema di cascate con più salti che scendono per oltre 170 metri lungo una parete rocciosa modellata dall’erosione glaciale.

Cascate dell'Acquafraggia, Lombardia
iStock
Tutta la bellezza delle Cascate dell’Acquafraggia

La loro particolarità è che sono visibili già dalla strada, lasciando a bocca aperta chiunque ci passi vicino. Per un’esperienza più panoramica e ravvicinata si deve invece affrontare un sentiero di media difficoltà che risale il pendio, permettendo di arrivare a osservare i vari salti da vicino.

Il nome Acquafraggia deriva probabilmente dal latino aqua fracta, cioè acqua spezzata. In primavera il flusso dell’acqua aumenta sensibilmente e il verde dei boschi circostanti rende il paesaggio ancora più suggestivo.

La Cascata Plera in Friuli

In Friuli, tra le montagne delle Prealpi carniche, si nasconde la suggestiva Cascata Plera, nei pressi del piccolo borgo di Invillino. È una cascata meno conosciuta rispetto ad altre del Nord Italia, ma proprio per questo conserva un fascino selvaggio.

Il salto d’acqua scende in un ambiente quasi fiabesco, tra pareti di roccia, muschi e vegetazione rigogliosa. In primavera, quando le piogge sono più frequenti, il torrente che alimenta la cascata aumenta la sua portata rendendo il salto ancora più scenografico.

Un breve sentiero, percorribile in una ventina di minuti, conduce da un’area parcheggio nei pressi di un ponte sul fiume Tagliamento fino alla base della cascata, dove l’acqua crea una piccola piscina naturale. Il luogo è perfetto per una sosta immersi nella natura e per chi cerca angoli poco affollati. A pochi passi dalla cascata sorge una curata area picnic con tanto di barbecue e ampi tavoli in legno.

Le Cascate Kot nelle Valli del Natisone

Sempre in Friuli Venezia Giulia si trovano le spettacolari Cascate Kot, un piccolo gioiello naturale nascosto tra i boschi delle Valli del Natisone. Una zona davvero poco frequentata, dove immergersi nella natura selvaggia grazie al sentiero che risale il torrente Pod Tamoran fino ad arrivare ai due salti principali.

cascate kot primavera
Lorenzo Calamai
Il salto principale delle Cascate Kot

Il bosco frondoso e verde è saturo dell’aria resa umida dallo scrosciare del corso d’acqua. Il sentiero, percorribile in una mezz’oretta, sale gradualmente verso il torrente tra boschi ombrosi e rocce calcaree. La bella stagione è ideale per visitare queste cascate. In estate il bosco offre un fantastico riparo dalla canicola, ma è in primavera che le Cascate Kot danno il meglio di sé, con una portata notevole che le rende spettacolari.

Le Cascate di Sant’Annapelago sull’Appennino modenese

Sant’Annapelago è una piccola frazione del territorio di Pievepelago, sull’Appennino tra Emilia e Toscana. Qui si trovano le affascinanti Cascate omonime, una serie di numerosi salti d’acqua formati da due diversi torrenti e collegati tra loro da un sentiero ad anello che permette di visitarli tutti.

Il percorso si snoda all’interno di uno splendido bosco che alterna faggi, betulle, castagni e querce e che in primavera ribolle dell’arrivo della bella stagione. Ogni pochi minuti si incontra una diversa cascata, con il sentiero che offre belle terrazze naturali per ammirarle. Si può anche scendere al loro cospetto avventurandosi lungo qualche traccia per contemplarle nel modo migliore possibile.

Durante la primavera, grazie alle piogge stagionali e allo scioglimento della neve accumulata sulle vette dell’Appennino, la portata dell’acqua aumenta e lo spettacolo diventa ancora più suggestivo. Le cascate sono in tutto sei. L’itinerario completo è lungo circa 12 chilometri, snodandosi su sentieri nel bosco e strade forestali sempre comode e ben segnate. Richiede solo un minimo di preparazione, dal momento che sono necessarie almeno 4 ore per completare l’intero anello.

La Cascata di Moraduccio sull’Appennino tosco-emiliano

Al confine tra Toscana ed Emilia Romagna si trova la gigantesca Cascata di Moraduccio, formata dalla confluenza del Rio dei Briganti nel fiume Santerno, uno dei principali corsi d’acqua romagnoli. La cascata si trova vicino all’omonimo borgo, dove passa il confine tra le province di Firenze e Bologna.

Il grande salto d’acqua, alto circa 15 metri, scende in una grande pozza naturale circondata da pareti rocciose. È un luogo molto amato dagli escursionisti e, durante l’estate, anche dai bagnanti. In primavera però il livello dell’acqua aumenta sensibilmente: è il momento in cui la cascata è più spettacolare, ideale per essere immortalata dagli amanti della fotografia.

La cascata è facilmente raggiungibile con una breve passeggiata dal paese. Ci si può abbinare anche una visita al vicino borgo fantasma di Castiglioncello.

La Cascata dell’Acquacheta nel Parco delle Foreste Casentinesi

Tra le cascate più famose dell’Appennino toscoromagnolo c’è senza dubbio la Cascata dell’Acquacheta, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Cascata Acquacheta
Lorenzo Calamai
La Cascata dell’Acquacheta

La cascata è celebre anche per essere stata citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, mentre oggi è molto frequentata per ammirarne tutta la potenza. Il salto principale, infatti, supera i 70 metri ed è particolarmente spettacolare in primavera. In estate infatti la portata del torrente Acquacheta è limitata, seppur sempre presente. Tra marzo e maggio invece si raggiunge il picco della quantità d’acqua che cade lungo gli enormi gradoni di roccia di questo monumento naturale.

Per raggiungerla si parte dal borgo di San Benedetto in Alpe lungo un sentiero escursionistico che segue il corso del succitato torrente Acquacheta, attraverso un fitto bosco. L’escursione richiede un minimo di preparazione, visti i diversi saliscendi, ma si conclude in maniera estremamente suggestiva, scolpendosi nella memoria degli escursionisti.

La Cascata del Fosso di Teria nelle Marche

Nel cuore dell’Appennino marchigiano si trova la poco conosciuta Cascata del Fosso di Teria, non lontano da Cagli, un bel borgo caratteristico in provincia di Pesaro e Urbino. I frequentatori locali amano chiamarla la Cascata di Shiva: da una parte per via del colore quasi irreale delle sue acque, che formano piscine naturali di un azzurro elettrico tanto sono pure, dall’altra perché tutt’intorno sono state costruite, a secco e con le pietre del luogo, panche e sedute per potersi godere questo ambiente naturale e selvaggio.

spiagge acqua dolce marche
Lorenzo Calamai
La Cascata del Fosso di Teria

La cascata è riparata da un fitto bosco e dai rami pendono alcuni acchiappasogni costruiti con i rametti della vegetazione circostante. Il percorso per raggiungerla è breve, serve affrontare una salita di circa 45 minuti nel bosco dove la difficoltà principale è rappresentata dalla scarsa segnalazione.

La primavera è la stagione ideale per visitarla, quando la cascata è alimentata dalle piogge e il bosco circostante si riempie di verde. La Cascata del Fosso di Teria è un luogo davvero magico e speciale per chi ama il contatto con la natura e momenti di contemplazione zen.

La Cascata di San Nicola in Sicilia

Anche la Sicilia custodisce scenari inaspettati per gli amanti delle cascate. Se i primi mesi primaverili rappresentano ancora uno scoglio per godersi un bagno al mare, ecco che è il momento giusto per visitare i non pochi luoghi di acqua dolce che la Trinacria offre. Un esempio è rappresentato dalla bella Cascata di San Nicola, vicino a Bolognetta, nell’entroterra palermitano.

cascata san nicola primavera
Lorenzo Calamai
La Cascata di San Nicola, non lontano da Palermo

Lo scenario in cui scorre il magro torrente che le alimenta è spettacolare, una ampia gola rocciosa dove la maggior parte del verde è rappresentato dalle onnipresenti piante di fico d’India. La cascata conserva un po’ di portata anche durante l’estate, ma è in primavera che questo salto offre lo spettacolo migliore, per giunta in un territorio spesso associato all’aridità.

Il percorso per raggiungerla è breve ma richiede un po’ di attenzione, poiché attraversa tratti rocciosi e sentieri non segnalati. La traccia tuttavia è abbastanza inconfondibile e unica e porta in un quarto d’ora circa al cospetto di questo piccolo gioiello siciliano.

Primavera, dove andare se ami l’outdoor tra natura in fiore e laghi italiani

5 mars 2026 à 15:00

Giornate più lunghe, aria che si intepidisce e si fa mite, il lento risveglio della natura che contagia anche le persone: la primavera è davvero la stagione che ci fa sentire più vivi, ci rimette in moto e ci invita a partire. Non tutti, però, sentono il richiamo del mare appena arriva il primo sole: c’è chi preferisce sentieri che si arrampicano tra i boschi, strade bianche da percorrere in bicicletta, o lo scrosciare di cascate misteriose nascoste tra le valli. Per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta, la primavera offre una grande quantità di alternative, anche senza mare.

Il ritorno della bella stagione coincide con il periodo perfetto per andare alla scoperta di ogni angolo del nostro Paese, approfittando di un periodo di minore affollamento e maggiore varietà, specie per quanto riguarda certi tipi di attività.

Trekking in montagna: la natura che rinasce

Le ultime nevi, le temperature ancora fresche, i sentieri meno battuti rispetto all’estate compongono il quadro della primavera in montagna, stagione ideale per camminare in quota. Nel contesto montano si scopre davvero il cambio della stagione, perché qui i paesaggi cambiano rapidamente: come nelle fiabe scoperte da bambini, la neve si scioglie lentamente e scopre i prati, che si tingono di verde; le prime fioriture punteggiano i versanti; i panorami tornano nitidi e scenografici dopo i mesi invernali.

Escursioni nelle Alpi Liguri

All’estremo lembo occidentale dell’arco alpino, tra il mare della Riviera e le alte cime sopra i 2.000 metri, le Alpi Liguri rappresentano una meta sorprendente per chi cerca trekking di primavera. Qui, infatti, il clima beneficia dell’influsso mediterraneo: le nevicate sono meno persistenti rispetto ad altre zone alpine e già a partire da marzo la maggior parte dei sentieri è perfettamente praticabile.

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, caratterizzato da faggete e pascoli d’alta quota e punteggiato di vecchie fortificazioni militari, è attraversato da un dedalo di sentieri, itinerari, percorsi. Dal Monte Saccarello, la vetta più alta della Liguria, lo sguardo spazia fino al mare nelle giornate più limpide. È un territorio ricco di biodiversità, dove in primavera fioriscono orchidee selvatiche e si possono avvistare camosci e aquile reali.

La rete sentieristica è ampia e ben segnalata, adatta sia a camminatori esperti sia a chi desidera escursioni di mezza giornata. Il consiglio è di verificare sempre le condizioni dei percorsi presso i centri visita del parco o le guide locali, soprattutto a inizio stagione.

Da Bologna a Firenze lungo la Via degli Dei

Coloro che amano i trekking a tappe e i cammini di più giorni non saranno all’oscuro dell’esistenza della gettonata Via degli Dei, il percorso che collega Bologna a Firenze attraversando l’Appennino tosco-emiliano per circa 130 chilometri, generalmente suddivisi tra le 4 e le 6 tappe.

Molto frequentato nei mesi estivi, è in realtà ideale affrontarlo in primavera, quando l’afa e le temperature opprimenti del periodo più caldo dell’anno non sono ancora arrivate. Lungo il percorso, il paesaggio si alterna tra boschi di faggio, crinali panoramici e piccoli borghi appenninici dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Dopo la partenza dal centro di Bologna e la salita al Santuario di San Luca, si procede infatti verso Sasso Marconi e Monzuno, per poi raggiungere il Passo della Futa, uno dei punti simbolici del cammino, crocevia storico tra Emilia e Toscana.

La difficoltà dell’itinerario è media, per via dei saliscendi costanti che richiedono un minimo di allenamento, ma la segnaletica è curata e l’accoglienza lungo il cammino ben organizzata. Inoltre la possibilità di modulare il percorso in tappe variabili rende il tutto logisticamente flessibile a seconda delle rispettive necessità. L’arrivo a Firenze, con l’ingresso panoramico verso Fiesole e la discesa finale nel cuore della città, è una conclusione emozionante.

In Sicilia sui Nebrodi

Per un’esperienza di trekking lontano dai circuiti più battuti, la primavera è perfetta per esplorare il Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia. I Nebrodi sono una catena montuosa che si dirama nel nord dell’isola, a ovest di Messina, e sono caratterizzati da grandi spazi lasciati alla natura. Qui il paesaggio cambia radicalmente rispetto all’immagine balneare dell’isola: grandi boschi di faggio, piccoli laghetti montani e ampi pascoli punteggiati di animali allo stato brado dominano l’orizzonte.

primavera outdoor senza mare
iStock
Vista dell’Etna innevato a primavera dal Parco dei Nebrodi

In primavera la vegetazione esplode in un tripudio di verde e di altri colori, tempestando i sensi del profumo intenso dei fiori selvatici. I laghi come il Biviere di Cesarò diventano specchi d’acqua circondati da silenzio e natura incontaminata.

È una zona ideale per chi cerca un’immersione totale nella natura e desidera scoprire una Sicilia diversa, autentica e sorprendente, oltre che una montagna a tratti dolce, dai connotati quasi collinari, e poi d’improvviso aspra, tra vette aguzze e improvvisi dirupi.

Pedalare: le ciclovie da affrontare in primavera

La bicicletta è uno dei mezzi migliori per vivere la primavera in grande libertà. In Italia le ciclovie, pur con un certo ritardo rispetto ad altre zone d’Europa, sono sempre più curate e accessibili, adatte sia alle famiglie sia ai cicloturisti più esperti.

Da San Candido a Lienz, bici per tutti

Tra i percorsi più amati e noti da intraprendere in bicicletta c’è il breve itinerario ciclabile che collega San Candido a Lienz, a cavallo tra Val Pusteria e Austria. Un tracciato transfrontaliero di circa 44 chilometri che si snoda lungo l’antica ferrovia che collegava le due località. È considerata una delle piste ciclabili più belle d’Europa per gli straordinari panorami sulle Dolomiti, ma anche uno dei percorsi più semplici, davvero alla portata di tutti.

In particolare, se si affronta il percorso partendo da San Candido, la ciclovia risulta prevalentemente in leggera discesa, caratteristica che lo rende adatto anche a famiglie con bambini o a chi non è particolarmente allenato. Si pedala tra pascoli verdi, piccoli borghi caratterizzati dagli immancabili campanili aguzzi, eleganti masi in legno e la Drava, il fiume che attraversa il territorio, mentre le Dolomiti fanno da splendida scenografia.

In primavera, la valle si risveglia con colori brillanti e temperature ideali. L’organizzazione è semplice: si può noleggiare la bici a San Candido e rientrare comodamente in treno da Lienz, con convogli attrezzati per il trasporto delle biciclette.

La Ciclovia Alpe Adria

Più lunga e articolata è la Ciclovia Alpe Adria, un itinerario che collega Salisburgo a Grado attraversando Austria e Italia. Il tratto italiano, in particolare, è interessante, grazie alle sue spettacolari vedute sulle Alpi Carniche e sul territorio del Friuli.

Il bello del tratto italiano di questo itinerario è che una lunga parte del percorso si snoda su una antica ferrovia, con tanto di gallerie riconvertite e arditi ponti da cui si godono grandi panorami. La primavera, poi, è il periodo ideale per affrontarlo: le temperature sono piacevoli e il traffico cicloturistico non è ancora ai livelli estivi.

Il percorso è sempre ben segnalato: risulta impegnativo se intrapreso in direzione Austria, ma un po’ più semplice invece nella parte che dal confine scende verso le zone interne italiane.

La fioritura dei Piani di Castelluccio in bicicletta

A partire da fine maggio l’altopiano dei Piani di Castelluccio di Norcia si trasforma in un caleidoscopio di colori grazie alla celebre fioritura. Anche se il picco varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche, la primavera inoltrata è solitamente il momento più adatto per esplorare i campi in fiore.

primavera outdoor
iStock
La spettacolare fioritura dei Piani di Castelluccio

Una valida opzione per farlo è pedalare: le strade che circondano l’altopiano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, offrono percorsi panoramici su asfalto con saliscendi dolci ma continui. Per gli amanti della mountain bike, invece, ci sono anche itinerari su strade bianche per immergersi ancora di più nella natura.

Esistono tante alternative tra i venticinque e i cinquanta chilometri che permettono di compiere escursioni in bicicletta davvero entusiasmanti tra i tre Piani di Castelluccio: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

Turismo acquatico tra laghi e cascate

Se per il mare non è ancora giunto il momento, la primavera può comunque essere destinata al turismo acquatico, tra laghi, torrenti, fiumi e cascate. Un modo alternativo di scoprire la natura seguendo uno dei suoi elementi, lontano dai circuiti principali ma sempre con tante possibilità per le attività all’aria aperta.

In canoa sul Lago di Cavazzo

In Friuli, nelle Prealpi carniche, si trova il Lago di Cavazzo, il più grande lago naturale della regione. Circondato da spettacolari montagne e da fitti boschi, lo specchio d’acqua si risveglia dopo la grande quiete invernale. In primavera, quando ancora le temperature fresche impediscono la balneazione in un bacino peraltro caratterizzato da acque molto fredde, l’ideale è cimentarsi nell’esplorazione di ogni sua sponda in canoa e in kayak.

Pagaiando lungo le sponde si scoprono infatti angoli silenziosi, piccole spiagge verdi e le acque placide del lago restituiscono un senso di pace e comunione con la natura davvero unico. Sul lago di Cavazzo esiste anche un club nautico che organizza escursioni in barca a vela.

Lago Cavazzo Friuli
Lorenzo Calamai
Il panorama dalle sponde del Lago di Cavazzo

Trekking alla Cascata dell’Acquacheta

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, la Cascata dell’Acquacheta è una delle più spettacolari d’Italia: un salto di oltre settanta metri citato anche da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Commedia. Un vero e proprio spettacolo della natura nascosto tra le fronde di un fitto bosco nel Parco delle Foreste Casentinesi.

La primavera è il periodo migliore per visitarla, perché il torrente che la alimenta ha una portata notevole, rendendo il salto ancora più scenografico. Il trekking per raggiungerla parte dal borgo di San Benedetto in Alpe e si snoda lungo un sentiero ben tracciato che affianca il corso dell’omonimo torrente Acquacheta.

Il percorso richiede un minimo di allenamento, ma è adatto a tutti gli escursionisti e rappresenta un’escursione classica del Parco delle Foreste Casentinesi. Arrivati alla cascata, il fragore dell’acqua e la cornice verde creano uno spettacolo naturale di grande impatto.

La via delle Cascate Perdute di Sarnano

Nelle Marche, il borgo di Sarnano è il punto di partenza per la suggestiva Via delle Cascate Perdute, un percorso ad anello che conduce alla scoperta di tre salti d’acqua immersi nel verde.

Il sentiero, ben segnalato, molto facile e adatto anche alle famiglie con bambini, segue il corso del torrente Tennacola, che nei pressi della cittadina vede il proprio corso spezzato da tre suggestivi salti: la Cascata dell’Antico Mulino, la Cascata Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. In primavera, la portata delle cascate è più generosa e la vegetazione rigogliosa rende l’esperienza ancora più suggestiva.

È una proposta ideale per una gita di un giorno, idealmente da abbinare alla visita del centro storico di Sarnano, uno dei borghi più affascinanti dei Monti Sibillini.

Cascate Sarnano
Lorenzo Calamai
Sulla Via delle Cascate Perdute a Sarnano

Cosa vedere a Dominica, la perla selvaggia e sorprendente delle Piccole Antille

Par : losiangelica
19 novembre 2025 à 15:00

Dominica, la perla più selvaggia e sorprendente dei Caraibi: un’isola che non si limita a essere “bella”, ma che vibra, respira e travolge con la sua natura primordiale. Immaginate cascate che esplodono nella giungla, acque turchesi che sembrano neon, sentieri tra vulcani attivi e una cultura creola che profuma di musica e spezie. Non è un caso se National Geographic l’ha inserita tra le mete imperdibili del 2026: Dominica è quel tipo di paradiso che non si guarda soltanto… si vive.

Dominica non è il classico paradiso caraibico: è un universo verde, vulcanico, pulsante, dove la natura detta il ritmo e ogni esperienza ha il sapore di qualcosa di autentico. Se state cercando un’isola ancora integra, ricca di energia e cultura, qui troverete tutto questo moltiplicato per dieci. Ecco le esperienze da non perdere.

Cosa vedere e fare

Il primo Sperm Whale Reserve al mondo

Inserita tra le mete imperdibili del 2026 da National Geographic, Dominica conquista subito con una proposta imperdibile. Le acque tra le più profonde e tranquille dei Caraibi ospitano circa 200 capodogli residenti tutto l’anno: un fatto più unico che raro. Dominica sta per istituire la prima riserva marina al mondo dedicata a questa specie, un’area protetta di quasi 800 chilometri quadrati sulla costa occidentale, dove potrete osservare questi giganti del mare nel massimo rispetto dei loro ritmi.

Roseau

Roseau può sembrare piccola, ma racchiude un concentrato di cultura, storia e vita locale. Le sue case colorate, un mix di architettura moderna e influenze francesi, si affacciano sul mare mentre alle spalle si innalzano montagne ricoperte di giungla. Vi troverete immersi in una capitale autentica, viva e non costruita a misura di turista.

Il Vecchio Mercato è il cuore storico: un tempo luogo di compravendita degli schiavi, oggi ospita un monumento in ferro battuto che ricorda quel passato. Poco distante, tra bancarelle di frutta tropicale, erbe aromatiche e pesce appena sbarcato richiamato dal suono della conchiglia, si anima il New Market, perfetto per respirare l’energia creola.

Non perdete il Museo Domenicano, i giardini botanici raggiungibili percorrendo il elegante corso King George V, l’antica cattedrale e la storica biblioteca donata dal filantropo Andrew Carnegie. Da Roseau potete anche raggiungere facilmente le Trafalgar Waterfalls e alcune sorgenti termali vulcaniche: un assaggio immediato dell’anima selvaggia dell’isola.

Panorama su Roseau
iStock
Visitare Roseau a Dominica

Portsmouth

A nord di Roseau, sulla spettacolare Prince Rupert Bay, si trova Portsmouth, la seconda città del Paese e uno dei luoghi chiave per comprendere la storia di Dominica. Qui, nel 1504, Cristoforo Colombo approdò durante il suo quarto viaggio, e ancora oggi nelle acque basse dietro la stazione di polizia si vedono i resti di antiche imbarcazioni.

Saint Joseph

Se volete vedere la Dominica più genuina, fermatevi a Saint Joseph, un villaggio di pescatori affacciato su una delle baie più affascinanti dell’isola. Qui la sabbia, vulcanica e scurissima, contrasta con il verde brillante della vegetazione. Intorno al fiume Layou si susseguono campi, bananeti, palme da cocco e canne di bambù che crescono direttamente dall’acqua: un paesaggio bucolico da cartolina.

Cabrits National Park

Nella penisola a nord di Portsmouth si trova il Cabrits National Park, un sito dove natura e storia convivono perfettamente. Nel Settecento questo promontorio ospitava seicento soldati britannici, di cui oggi resta il suggestivo Fort Shirley, completamente immerso nella giungla.

Boiling Lake

È forse l’escursione più celebre della Dominica: un trekking impegnativo ma straordinario, che vi porterà fino al Boiling Lake, il secondo lago di vapore più grande al mondo. Le sue acque grigio-blu ribollono tra le nuvole di vapore, dando vita a un paesaggio quasi lunare.

Boiling Lake a Dominica
iStock
L’incredibile Boiling Lake

Morne Trois Pitons National Park

L’anima più selvaggia di Dominica è racchiusa in questo parco Patrimonio UNESCO, un mosaico di valli, foreste pluviali, cascate e zone vulcaniche. L’Emerald Pool, con le sue acque color smeraldo avvolte dal verde, è un luogo da sogno, ma non è l’unico: qui si trovano fumarole, sorgenti calde e uno degli scenari più incredibili del Paese.

Sorvolare la foresta pluviale

Due terzi dell’isola sono coperti da foreste fitte e impraticabili: una buona notizia per chi ama la natura pura, meno per chi non se la sente di intraprendere lunghe escursioni. Fortunatamente, a mettere tutti d’accordo c’è la funivia panoramica che attraversa un tratto immenso di giungla e regala un punto di vista spettacolare su montagne, vallate e fumarole vulcaniche. Il viaggio termina nei pressi del Boiling Lake, permettendovi di ammirare dall’alto luoghi che fino a pochi anni fa erano raggiungibili solo dopo ore di trekking. È un modo semplice e sorprendente per cogliere l’essenza selvaggia dell’isola.

Le spiagge più belle di Dominica

Dominica non è l’isola dei Caraibi dove cercare chilometri di spiagge bianche: qui la natura gioca con colori più intensi, più wild, più autentici. Le sue baie sono scrigni segreti, spesso incorniciati da foreste, rocce vulcaniche e acqua trasparente che scintilla al sole. Un mix irresistibile per chi ama il mare ma vuole qualcosa di diverso dalle solite cartoline.

Sulla costa di Roseau vi aspetta una delle spiagge più iconiche dell’isola: Champagne Beach. Il nome dice tutto: sotto la superficie, le bolle vulcaniche risalgono dal fondale come in un calice frizzante, creando un’esperienza di snorkeling unica al mondo. Tra sassolini scuri e un mare limpido come cristallo, la barriera corallina si mostra in tutto il suo splendore.

A una mezz’ora dalla capitale, lungo la costa occidentale, si apre Mero Beach, un morbido tappeto di sabbia nera vulcanica che brilla al sole. Qui il mood è rilassato e conviviale: bar sulla spiaggia, cocktail freschi, pranzi vista mare e un’atmosfera perfetta per godersi una giornata slow, tra bagni e tramonti intensi.

Se cercate una spiaggia più selvaggia e scenografica, puntate verso nord-est: Batibou Beach è una meraviglia dorata, una rarità sull’isola. Circondata da palme altissime e vegetazione lussureggiante, sembra uscita da un film tropicale. La sabbia è chiara e fine, l’acqua turchese e la quiete assoluta: è l’ideale per chi vuole staccare completamente e tuffarsi in un angolo di paradiso ancora poco battuto.

Dove si trova Dominica e come raggiungerla

Servono dalle 13 alle 18 ore di volo circa, a seconda degli scali e dell’aeroporto di partenza, per raggiungere Dominica dall’Italia. Si trova nell’arcipelago delle Piccole Antille, nella zona orientale dei Caraibi, tra Guadalupa e Martinica. Per raggiungerla, si fa scalo sulle isole principali dei Caraibi. Un’opzione pratica è arrivare a Parigi e da lì volare sulle Antille Francesi, spostandosi poi con i trasporti locali.

Il Parco di Erawan e il fiume Kwai nella foresta: la Thailandia fuori rotta

16 novembre 2025 à 16:00

C’è una Thailandia un po’ inaspettata e ancora non troppo conosciuta, fatta di fiumi nella foresta, di cascate balneabili, di case galleggianti, sport e animali tropicali. È la Thailandia di Kanchanaburi, a ovest di Bangkok, quasi al confine con il Myanmar, dove la natura si fonde con la storia. Destinazione per un viaggio meno scontato? Il fiume Kwai e il Parco Nazionale di Erawan per un relax immersivo e silenzioso.

Tra storia e natura: la provincia di Kanchanaburi

A circa due ore e mezza da Bangkok, Kanchanaburi è un mondo a parte: una distesa di montagne, fiumi e foreste pluviali che si estende fino al confine con il Myanmar.

Nei dintorni della cittadina si può visitare la celebre Ferrovia della Morte, costruita durante la Seconda guerra mondiale dai prigionieri di guerra per collegare Bangkok a Rangoon: un’opera durissima, costata la vita a più di centomila uomini, e oggi divenuta simbolo di pace e memoria. Si può attraversare in treno un tratto della ferrovia, visitare l’iconico ponte sul fiume Kwai, i cimiteri e musei che ricostruiscono eventi e dolori di quegli anni; ma la regione vanta anche una delle aree naturali più spettacolari della Thailandia occidentale.

Le sette cascate di Erawan

Il Parco Nazionale di Erawan, fondato nel 1975 e oggi uno dei più visitati del Paese, è un piccolo paradiso di foresta tropicale, grotte e piscine naturali che si fanno spazio in mezzo al verde. Il suo nome deriva dall’elefante mitologico a tre teste della religione induista: le sette cascate che scendono lungo il versante della montagna ricordano proprio la sua forma maestosa.

Parco Nazionale di Erawan
AS
Una delle sette cascate del Parco Nazionale di Erawan

L’acqua è di un azzurro lattiginoso quasi surreale, dovuto alla presenza di calcare e minerali (diventa un po’ più torbida solo dopo la pioggia che smuove il terreno). Ogni livello ha la sua personalità: le prime cascate sono più accessibili, ideali per chi vuole rilassarsi, mentre le ultime richiedono un po’ di trekking e non sono proprio per tutti. Si cammina lungo un sentiero immerso nella vegetazione, ma ben attrezzato e segnalato, tra alberi di teak e ficus giganti, punti per la pausa e servizi. Camminando, se si presta attenzione, non è raro incontrare farfalle tropicali e scimmie curiose.

Prima di entrare, nel parcheggio, ci sono negozi e ristoranti, ma anche nel parco si trovano bar per snack e bibite. Poco dopo l’ingresso, prima delle cascate, c’è un punto per ritirare i giubbotti di salvataggio (20 Baht per l’intera giornata), che sono obbligatori per fare il bagno. Tutte le piscine naturali sono balneabili; dalla seconda alla quarta senza particolari difficoltà. Chi arriva al settimo livello può tuffarsi in piscine naturali dove l’acqua è fresca e trasparente, tra piccole grotte e rocce levigate, quasi in solitudine perché in pochi arrivano fino a sopra. Un consiglio: non fatevi impressionare dai pesci grandi, e neanche dai pescetti piccolini che sembrano pizzicare i piedi proprio vicino alla roccia; una volta in acqua vi lasceranno stare e ci si potrà godere uno dei più bei bagni di sempre.

thailandia Parco di Erawan
AS
Le piscine naturali del Parco di Erawan

Dormire sul fiume Kwai

Oltre alle cascate, una delle esperienze più magiche è quella di dormire sul fiume Kwai, nelle tradizionali raft houses o nei lodge galleggianti immersi nella giungla. Le Jungle Rafts, per esempio, sono eco-lodge galleggianti costruiti in legno di bambù, privi di elettricità, illuminati solo da lanterne e candele. Alcune strutture sono semplici e romantiche, altre offrono tutti i comfort di un resort, ma tutte condividono la stessa vista: il fiume che scorre lento, i rumori della foresta, le luci che si riflettono sull’acqua. I “villaggi” si raggiungono con barchette che partono dal porticciolo di Phutakien Pier. Ovviamente non ci si deve stupire per l’incontro ravvicinato con qualche animale tropicale, come scimmie, varani o serpenti, e al mattino potrebbe esserci un elefante che si bagna nel fiume a dare il buongiorno. Al tramonto, quando la foresta si tinge d’oro, si capisce davvero cosa significhi “fuori rotta”: non ci sono suoni artificiali, solo il respiro del fiume e i richiami degli uccelli.

fiume Kwai thailandia
AS
Un elefante nelle acque del fiume Kwai

Cosa fare: escursioni e sport

Dai resort partono diverse esperienze fluviali più o meno avventurose, per tutti i gusti e per ogni età: dal bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù, alle gite in kayak o in barca fino alle cascate di Sai Yok Yai, nel vicino Sai Yok National Park. In barca si può risalire anche fino alla Lawa Cave, una grotta profonda e misteriosa.  All’interno, stalattiti e stalagmiti formano colonne naturali che brillano alla luce delle torce: secondo le leggende locali, la grotta era abitata da spiriti e animali sacri.

thailandia fiume Kwai
AS
bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù

Tra le attività più amate c’è la zipline del Tree Top Adventure Park, un percorso sospeso tra gli alberi con passerelle, ponti e funi che offrono panorami mozzafiato sulla giungla. Oppure si può pedalare lungo i sentieri che costeggiano il fiume con un tour in mountain bike, fermandosi nei piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Molti resort propongono anche esperienze più lente e tradizionali, come la pesca al tramonto, le passeggiate a dorso d’elefante nei centri etici o i laboratori di cucina thailandese con ingredienti locali. Per i più audaci, il kayak notturno è tra cielo e acqua.

fiume Kwai
AS
Navigazione sul fiume Kwai

Quando andare e come arrivare

Il periodo migliore per visitare il Parco di Erawan e il fiume Kwai va da novembre a marzo, quando il clima in Thailandia è generalmente secco e piacevole. Ma anche durante la stagione delle piogge, da giugno a ottobre, il paesaggio si trasforma: la foresta è più verde, le cascate sono al massimo della loro portata e i rovesci durano spesso solo poche ore.

Da Bangkok, Kanchanaburi si raggiunge facilmente in treno, bus o auto privata in circa due ore e mezza. Da qui partono le escursioni giornaliere per Erawan National Park, Sai Yok, Lawa Cave e per i resort lungo il fiume.

Cascate di Lequarci e Lecorci, un viaggio tra vortici e foreste della Sardegna

11 novembre 2025 à 16:00

Nel cuore dell’Ogliastra, tra pareti calcaree vertiginose, boschi di lecci e altipiani scolpiti dal tempo, si nascondono due gioielli naturali che raccontano l’essenza più pura della Sardegna: le Cascate di Lequarci e quelle di Lecorci. Situate a breve distanza dal borgo di Ulassai, questi straordinari flussi d’acqua sono certamente una meta turistica, ma anche una vera e propria esperienza in cui acqua, roccia e silenzio si compongono in un concerto visivo e sonoro.

Il territorio dei tacchi calcarei d’Ogliastra, con le sue pareti verticali, formazioni carsiche e grotte millenarie, custodisce lo scorrere impetuoso di ruscelli e torrenti che, nei momenti giusti, esplodono in salti che tolgono il fiato. E Lequarci e Lecorci, infatti, emergono come protagoniste: una più imponente, l’altra dal fascino più intimo, ma entrambe irresistibili per chi cerca natura vera, lontana dalle folle.

Le Cascate di Lequarci

Le Cascate di Lequarci sono considerate tra le più imponenti dell’intera Sardegna. Si trovano nella località Santa Barbara, nel comune di Ulassai e nascono grazie alle acque del Rio Lequarci, provenienti dagli altopiani di Baulassa e Martalaussai, che scendono lungo una falesia calcarea ad anfiteatro. Da qui si gettano in un salto verticale di circa 50 metri, con una larghezza che può raggiungere persino i 70 metri.

Dopo questo primo balzo, l’acqua prosegue lungo cascatelle e rivoli per un dislivello complessivo di circa 75 metri, fino a defluire in piccoli laghetti che punteggiano il panorama. Il contorno paesaggistico è grandioso: le pareti verticali dei tacchi ogliastrini, lisce e ricoperte da lecci e macchia mediterranea, si elevano fino a sfiorare i mille metri. La portata, invece, varia a seconda delle precipitazioni: nei periodi di siccità le acque si riducono a rivoli, mentre dopo piogge abbondanti il salto si allarga a un unico fronte largo fino a 70 metri, che come già detto è il più ampio dell’isola.

Il paesaggio intorno è vivo, fatto di boschi in cui si possono avvistare rapaci e piccoli mammiferi, mentre lungo la strada per raggiungerle si incontrano grotte e sentieri grazie a cui scoprire la complessità del territorio. La cascata è alimentata dal Riu Baulassa, che dopo il salto principale prende il nome di Riu de Lequarci. Nelle vicinanze si trova anche una piccola e curiosa chiesetta campestre costruita in pietra locale (che vale assolutamente la pena visitare).

Le Cascate di Lecorci

A pochi minuti dall’abitato di Ulassai, le Cascate di Lecorci offrono un fascino più raccolto (ma non per questo meno spettacolare). Le acque sgorgano dal fianco basso del tacco calcareo, alimentate dalle imponenti Grotte di Su Marmuri, e scendono con rivoli che, in caso di piogge abbondanti, danno vita a un salto emozionante. La loro vicinanza al centro abitato le rende facilmente raggiungibili, in quanto bastano circa 500 metri seguendo le indicazioni per la Grotta di Su Marmuri.

Nonostante siano meno imponenti di Lequarci, le Lecorci catturano l’attenzione con il loro effetto visivo unico: l’acqua pare emergere direttamente dalla roccia e scivolare tra le fessure del tacco calcareo, dando vita a giochi di luce e movimento che trasformano l’ambiente circostante in un piccolo mondo incantato. Dopo circa tre chilometri, le acque di Lecorci si incontrano con quelle di Lequarci, formando un’unica corrente che scorre con forza verso la valle.

Grotta di Su Marmuri

Visitando le Cascate di Lequarci e Lecorci è obbligatoria una sosta presso la maestosa Grotta di Su Marmuri, uno dei tesori naturali più straordinari dell’Ogliastra. Parliamo di una grande cavità che si è formata nei calcari mesozoici del Tacco di Ulassai, scolpita dall’acqua nel corso di milioni di anni.

Si sviluppa per circa 850 metri con un dislivello di 60 metri dall’ingresso e si può esplorare tramite una visita guidata che dura circa cinquanta minuti. Grazie ad essa, si possono percorrere sale immense e spettacolari, dalle vasche stalagmitiche della Sala delle Vasche alla Grande Sala lunga 70 metri e alta 40, fino alla Sala dei Cactus con la sua maestosa stalagmite di circa venti metri.

La caverna ospita anche una ricca popolazione di pipistrelli, che vi trovano rifugio durante l’inverno per via della temperatura costante di approssimativamente 10-11 gradi e della totale assenza di correnti d’aria.

Quali attività si possono fare

Intorno a queste cascate l’esperienza non si limita a osservare i salti d’acqua, perché c’è davvero molto da vivere.

  • Escursione e trekking: è possibile risalire il corso del Riu Lequarci lungo sentieri immersi nella vegetazione fino al bordo superiore della cascata, o percorrere i tragitti che collegano Lecorci a Lequarci attraversando canyon e boschi.
  • Fotografia e contemplazione: il salto, la parete calcaree, la luce che filtra tra gli alberi e le gocce d’acqua creano scenari emozionanti.
  • Arrampicata e free‑climbing: Ulassai è nota per la presenza di numerosissime vie di arrampicata tracciate e chiodate, adatte a tutti i livelli.
  • Esplorazione delle grotte: oltre alla Grotta di Su Marmuri, lunga quasi un chilometro, ci sono anche altre caverne che aggiungono un’esperienza sotterranea, mentre lungo i tracciati si ha l’occasione di conoscere testimonianze preistoriche come il villaggio megalitico di Seddorrulu e diversi nuraghi perfettamente conservati.
  • Immersione nella natura selvaggia: tra le foreste dei tacchi e i canyon verdi, vi è l’opportunità di osservare specie animali locali e godere della quiete lontano dalla civiltà.
Cascate di Lequarci, Sardegna
Getty Images
Cascate di Lequarci, le più grandi della Sardegna

Dove si trovano e come arrivare

Entrambe le cascate si trovano nel comune di Ulassai, in provincia di Nuoro. Per la precisione:

  • Lequarci: località Santa Barbara, circa 6 km dal centro di Ulassai, accessibile tramite strada asfaltata con parcheggio e sentiero segnalato.
  • Lecorci: località Sorgiulai e Mercudalè, più o meno 500 metri dall’abitato. In questo caso raggiungerle è più semplice, seguendo le indicazioni per la Grotta di Su Marmuri.

L’accesso è libero (anche se è bene sapere che alcune aree possono avere percorsi su terreno privato o con restrizioni stagionali), ma occorrono calzature adeguate e attenzione alla stagionalità: lo spettacolo maggiore si ha in primavera e autunno, quando le piogge aumentano la portata d’acqua. Durante questi periodi, l’esperienza diventa multisensoriale grazie al rombo inconfondibile, alla freschezza dell’aria, ai colori vividi della vegetazione e al caleidoscopico contrasto con il bianco della roccia calcarea.

❌
❌