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L’uomo dei sussurri, le location del thriller psicologico con Rober De Niro nel cuore dell’America

29 août 2026 à 17:00

Dal 28 agosto 2026 è disponibile su Netflix un thriller psicologico in cui Robert De Niro interpreta un ex detective costretto, per ragioni questa volta personali, a rimettersi sulle tracce di un serial killer a cui aveva dato la caccia anni prima. La tensione nel film tratto da “The Whisper Man”, romanzo best seller di Alex North, è mantenuta alta – anche – dal continuo cambio di ambientazioni: le location di L’uomo dei sussurri, in uno stato americano dove i paesaggi, le dimensioni delle città, gli stili di vita e persino i mood delle persone che ci  abitano sono dei più variegati, contribuiscono a suggerire infatti un senso di imprendibilità e fuggevolezza.

Di cosa parla

Tom Kennedy (Adam Scott) è uno scrittore di gialli rimasto vedovo con un figlio di otto anni a cui badare. Quando il bambino improvvisamente scompare, le indagini condotte dalla detective Amanda Beck (Michelle Monaghan) sembrano riportare a un serial killer che anni prima aveva terrorizzato la comunità locale: “l’uomo dei sussurri”, come lo aveva rinominato la stampa per le sue modalità d’azione. Ai tempi sul caso aveva lavorato Peter Willis: il personaggio interpretato da Robert De Niro, che è anche il padre di Tom e nonno del bambino scomparso. Nonostante li separino anni di incomprensioni e una distanza emotiva prima che geografica, Tom si lascia convincere dalle circostanze a chiedere aiuto a Pete: tanto basta per trasformare la ricerca del bambino misteriosamente scomparso in un viaggio interiore, nel passato di dolorose dinamiche familiari.

Arriva su Netflix "L'uomo dei sussurri": il thriller psicologico con Robert De Niro tratto dal romanzo di Alex North
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “L’uomo dei sussurri”

Dov’è stato girato il film

Diretto da James Ashcroft, il thriller è ambientato a Garretton: una città immaginaria del Jersey Shore, a cui hanno dato corpo sullo schermo un’infinità di location reali della zona. Le testate locali parlano infatti di oltre venti città, in almeno sette contee, selezionate dalla produzione (AGBO) come luoghi dove girare L’uomo dei sussurri.

Il New Jersey

A monte la scelta sembra essere ricaduta sul New Jersey per la varietà di paesaggi e di ambientazioni che offre lo stato: qui «puoi trovare fattorie, città dell’entroterra, spiagge – avrebbero sottolineato dalla produzione – e questa diversità è stata fondamentale per il film».

Le location di "L'uomo dei sussurri", il thriller psicologico con Robert De Niro, si trovano tutte in New Jersey
iStock
Il New Hersey è il “garden state” d’America

Nonostante sia uno degli stati geograficamente meno estesi degli USA, in effetti nel New Jersey si possono trovare città adrenaliniche e che non dormono mai come Hoboken e Jersey City; spiagge dorate come quelle del Jersey Shore dove rilassarsi sulla sabbia o gustare raffinate specialità di pesce con vista sullo skyline di New York; veri e propri luna park a cielo aperto com’è Atlantic City – la città che ha ispirato il gioco del Monopoli – con i suoi casinò, sale da concerto, hotel e negozi di lusso; più pittoresche località sul mare come Cape May e posti in cui il tempo sembra essersi fermato come Wildwoods con i suoi motel in stile art decò.

Hudson e Montclair

Tra le location di L’uomo dei sussurri spiccano in particolare l’Hudson County Correctional Facility, una prigione ancora in uso che ha richiesto alla troupe un accurato lavoro di adattamento tanto alle esigenze del film quanto a quelle degli ospiti, e l’United Way, uno storico edificio in South Fullerton Avenue a Montclair trasformato a propria volta in carcere.

Plainfield, Newark, Scotch Plains

Le abitazioni compaiono spesso sullo schermo: quelle di Tom e Pete soprattutto. Per questo genere di sequenze la produzioni si è servita di residenze private a Plainfield, Newark e, soprattutto per quanto riguarda gli interni,  anche a Scotch Plains.

Newark è tra i luoghi in New Jersey dov'è stato girato il film "L'uomo dei sussurri"
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Il tipico panorama residenziale di Newark

Paterson e altri centri del New Jersey

Tra i luoghi dov’è stato girato il thriller psicologico di Netflix con Robert De Niro c’è l’edificio municipale di Paterson.

Altre sequenze sono state girate a North Plainfield, Westield, Hoboken (città che ha visto negli ultimi anni una fiorente produzione cinematografica: qui sono stati girati, solo per citarne di recenti, la rom-com Office Romance con Jennifer Lopez e The Rip – Soldi sporchi, il film d’azione con Ben Affleck e Matt Damon).

Bradley Beach

Il posto dove Tom è cresciuto e dove torna dopo anni per chiedere aiuto al padre si trova a Bradley Beach: una caratteristica cittadina di mare dove passeggiare o andare in bici sul lungomare con vista sull’oceano o partecipare alle tante attività organizzate dalla comunità locale.

Qui è dove la Terra restituisce il fiume (e la sorgente) più misterioso della Provenza: Fontaine-de-Vaucluse

29 août 2026 à 16:00

A circa 30 chilometri da Avignone, alla fine di una valle stretta stretta tra pareti di calcare, Fontaine-de-Vaucluse sembra essersi fermata nel punto preciso in cui la Provenza cambia carattere. Le distese luminose, i vigneti, i filari di lavanda e i villaggi arroccati lasciano spazio a una gola profonda, fresca e ombrosa. In fondo, ai piedi di una falesia alta 230 metri, l’acqua affiora dal sottosuolo e dà vita alla Sorgue.

Tutto parte da lì: il villaggio si raccoglie lungo il corso del fiume appena nato, tra vecchie case in pietra, ponticelli, ruote idrauliche coperte di muschio e piccoli vicoli. La Sorgue attraversa Fontaine-de-Vaucluse con un colore che cambia sotto la luce, passando dal turchese intenso al verde smeraldo. Si tratta di un’acqua fredda, limpida e costantemente alimentata da un sistema sotterraneo gigantesco.

Ma non è finita qui, perché la sorgente ha una particolarità che rende questo luogo unico: davanti agli occhi appare una cavità apparentemente silenziosa, ma sotto quella superficie si apre un abisso esplorato soltanto in parte. Le ricerche hanno raggiunto circa 315 metri di profondità senza riuscire a chiarire completamente il percorso delle gallerie sotterranee. Fontaine-de-Vaucluse ha dato così il nome a un intero modello idrogeologico. Le grandi risorgive alimentate da reti carsiche sotterranee vengono infatti chiamate sorgenti vauclusiane.

Origine, formazione e leggende

La Fontaine-de-Vaucluse rappresenta la principale sorgente della Francia metropolitana e una delle più grandi risorgive del pianeta. Il suo funzionamento dipende da un enorme bacino sotterraneo alimentato dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi provenienti dal Mont Ventoux, dai Monts de Vaucluse, dall’altopiano di Albion e dalla Montagne de Lure. L’area di raccolta supera i 1.200 chilometri quadrati.

L’acqua penetra lentamente nelle rocce calcaree, percorre una complessa rete sotterranea e riappare alla base della falesia. In media fuoriescono centinaia di milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Durante i periodi più secchi la portata resta comunque elevata, mentre in primavera o dopo precipitazioni particolarmente intense il paesaggio muta radicalmente.

Il livello cresce, supera la soglia naturale e la sorgente si riversa lungo le rocce con una forza impressionante. La Sorgue possiede una temperatura particolarmente stabile, attorno ai 13 gradi, caratteristica che contribuisce alla limpidezza e alla presenza di un ecosistema ricco.

Nel corso dell’800 e del 900, numerose spedizioni hanno tentato di penetrare nel mistero dell’abisso. Nel 1878 il palombaro marsigliese Ottonelli raggiunse 23 metri. Nel 1946 arrivò anche il gruppo guidato da Jacques-Yves Cousteau. Le esplorazioni successive portarono i subacquei a quote sempre più profonde. Nel 1983 Claude Touloumdjan e Jochen Hasenmayer scesero fino a circa 205 metri, mentre i dispositivi robotici permisero di raggiungere oltre 300 metri.

La profondità conosciuta, però, rappresenta soltanto una parte del sistema: le indagini hanno individuato gallerie che proseguono oltre il punto raggiunto dalle esplorazioni. Per questa ragione la Fontaine-de-Vaucluse continua a conservare una parte del proprio mistero.

Accanto alla storia reale, Fontaine-de-Vaucluse custodisce anche una leggenda. La chiesa di Notre-Dame-et-Saint-Véran è legata alla figura di san Véran, al quale la tradizione attribuisce la liberazione della regione dalla Couloubre, un mostro simile a un drago che terrorizzava gli abitanti. Il santo avrebbe affrontato la creatura e l’avrebbe scacciata dalla valle, diventando una figura profondamente radicata nella memoria locale.

Anche Petrarca contribuì a costruire l’aura del posto. Il poeta visse a Fontaine-de-Vaucluse tra il 1337 e il 1353 e la natura della valle entrò nella sua immaginazione poetica. La Sorgue, la solitudine della gola e il paesaggio roccioso rappresentavano un rifugio lontano dalle corti e dalle grandi città. Laura, figura centrale della sua poesia, resta legata a questo periodo della sua vita e ha trasformato il villaggio in una tappa della geografia letteraria europea.

Visitare Fontaine-de-Vaucluse

Il centro storico è raccolto e la visita può richiedere poche ore, anche se vale la pena rallentare e dedicare tempo alle rive della Sorgue. Dal cuore del paese parte il Chemin de la Fontaine, il breve percorso che costeggia il fiume fino alla sua sorgente. La distanza è di circa 500 metri.

Alla fine della valle appare la grande parete calcarea. In basso, protetta da barriere di sicurezza, si apre la cavità dalla quale nasce il fiume. L’accesso diretto può essere soggetto a restrizioni per motivi di sicurezza, anche a causa del rischio di caduta di pietre dalla falesia. Vale quindi la pena rispettare la segnaletica e osservare la sorgente dai punti consentiti.

Una tappa fondamentale è il Moulin à Papier Vallis Clausa, testimonianza della lunga tradizione cartaria del villaggio. La prima cartiera risale al 1522 e l’industria della carta rappresentò per Fontaine-de-Vaucluse una risorsa economica fondamentale fino alla chiusura dell’ultima attività nel 1968. Oggi il mulino mostra le antiche tecniche di produzione della carta attraverso il movimento dell’acqua e la lavorazione degli stracci.

La grande ruota idraulica, con un diametro di circa 7 metri e 48 pale, resta una delle immagini più riconoscibili del villaggio. Vederla girare davanti all’edificio aiuta a comprendere il rapporto diretto tra la Sorgue e le attività artigianali locali.  Sul lato opposto della Sorgue si trova il Musée Pétrarque, dedicato alla permanenza del poeta italiano e alla fortuna della sua figura nei secoli successivi.

Ruota Fontaine-de-Vaucluse, Provenza
iStock
La ruota idraulica di Fontaine-de-Vaucluse

Merita una sosta anche la chiesa di Notre-Dame-et-Saint-Véran, edificio di origine medievale costruito sui resti di un antico luogo di culto. Nel centro del paese, Place de la Colonne è dove si concentra la vita del villaggio. La colonna dedicata a Petrarca fu inaugurata il 20 luglio 1804, in occasione del 500° anniversario della sua nascita.

Alzando lo sguardo verso la montagna si scorgono i resti del castello dei vescovi di Cavaillon, costruito nel XIII secolo su uno sperone roccioso. Rimangono soprattutto strutture murarie, ma la posizione permette di comprendere il valore strategico della valle. Il castello controllava un territorio attraversato da pellegrini diretti verso il santuario di san Véran.

Dove si trova e come arrivare

Fontaine-de-Vaucluse si trova nel sud-est della Francia, in Provenza, nel dipartimento che porta il suo stesso nome. Avignone dista circa 30 chilometri, mentre L’Isle-sur-la-Sorgue si trova a circa 8 chilometri. L’automobile rappresenta il mezzo più pratico per raggiungere il villaggio, soprattutto per chi sta organizzando un itinerario attraverso la Provenza.

Da Avignone il tragitto richiede generalmente poco meno di 1 ora, in base al traffico e al percorso scelto. Fontaine-de-Vaucluse può essere inserita facilmente anche in una giornata dedicata all’abbazia di Sénanque, al Luberon oppure ai villaggi della valle della Sorgue. Dalla stazione ferroviaria di Avignone, i collegamenti richiedono generalmente una combinazione di treno e autobus oppure un trasferimento in auto.

Scoprire Marettimo a piedi: tre sentieri da non perdere

29 août 2026 à 15:00

Tra le isole Egadi, è la più lontana dalla costa della Sicilia. Si misura in circa 20 miglia nautiche, più o meno 37 chilometri, il braccio di mare che separa Marettimo dalla terraferma. Malgrado un viaggio non così lungo, gli aliscafi e i traghetti che ci arrivano di solito si fermano prima a Levanzo o a Favignana, le altre due isole abitate dell’arcipelago, maggiormente gettonate rispetto a questo spuntone di roccia immerso nelle acque cristalline del Mar Tirreno e slanciato verso la zona più aperta del Mediterraneo.

Marettimo è un sogno per quella nicchia di appassionati della montagna al mare, ma anche per coloro che amano la quiete e un certo distacco dal mondo. Un solo piccolo abitato, un pugno di abitanti, qualche bar e ristorante giusto per soddisfare le esigenze dei turisti, le auto che si contano sulle dita delle mani perché tanto di strade non se ne parla. E poi un mare che alterna tratti cristallini a zone costiere ricche di grotte, e un entroterra montuoso che si arrampica fino a superare i 600 metri sul livello del mare. Una fitta rete di sentieri, quindi, collega il piccolo abitato dove attraccano i traghetti ai punti più affascinanti, panoramici e spettacolari dell’isola: escursioni da non perdere per annegare completamente in tutta la bellezza di Marettimo.

In cima al Monte Falcone

Con i suoi 686 metri, il Monte Falcone è la vetta più alta dell’isola e rappresenta una delle escursioni più impegnative tra quelle disponibili a Marettimo. Come si può immaginare, tuttavia, è anche quella che regala poi la ricompensa più grande, con un panorama spettacolare a 360 gradi sull’intero arcipelago delle Egadi.

Dal paese di Marettimo si imbocca il sentiero che si inerpica in salita verso occidente, lungo un sentiero lastricato, attraversa una pineta ombrosa e infine raggiunge le Case Romane, un piccolo e affascinante complesso di rovine con resti, per l’appunto, di epoca romana, affiancato dai resti di una piccola chiesa bizantina tutta imbiancata, costruita secoli più tardi dai monaci Basiliani. Già da qui si aprono alcuni panorami stupendi sull’isola, con una vista unica del Castello di Punta Troia, a nord, e del paese di Marettimo dall’alto.

Panorama dall'isola di Marettimo, in Sicilia
Lorenzo Calamai
Panorama dai sentieri di Marettimo: a sinistra Punta Troia, a destra il profilo delle altre isole Egadi

Le Case Romane sono un po’ una sorta di crocevia dei sentieri che attraversano l’isola. Quello che porta in cima al Monte Falcone prosegue verso nord-ovest, sotto Punta Campana e il Pizzo del Capraro, altre due vette minori, fino all’ultimo tratto più ripido che conduce in vetta. Si procede in un sentiero più stretto e impervio, in mezzo alla macchia mediterranea, fino al momento in cui il sentiero non raggiunge una piccola sella dove il panorama è doppio: si ammira il profondo blu del mare sia dal lato orientale che occidentale dell’isola. Da qui si può raggiungere alla bell’e meglio la cima vera e propria del Monte e spingere lo sguardo a 360 gradi, in particolare riuscendo a scorgere ben definito il profilo delle altre isole dell’arcipelago, Favignana e Levanzo.

Il chilometraggio totale dell’escursione è di poco superiore ai quattro chilometri, ma il dislivello è pari all’altitudine raggiunta, quindi superiore ai 600 metri, e concentrato in poco spazio. Itinerario pertanto impegnativo, che richiede di calcolare anche il battere del sole cocente lungo tutto il percorso.

Escursione al Castello di Punta Troia

La camminata dal paese al Castello di Punta Troia è il grande classico di Marettimo. Il forte è senza dubbio uno dei simboli chiave dell’isola, arroccato su un promontorio a strapiombo sul mare che, secondo la tradizione, deve il proprio nome alla forma del profilo roccioso, che ricorderebbe il muso di una scrofa.

Il sentiero collega il paese alla destinazione, attraverso una splendida escursione a mezza costa lungo tutta la linea litorale dell’isola. L’itinerario è più duro di quanto non si possa immaginare, con un paio di toste salite a metà percorso, ma ripaga con continue, splendide vedute della parte settentrionale di Marettimo. Si ammirano inoltre strapiombi vertiginosi sul mare, con scorci anche sullo Scoglio del Cammello, un caratteristico faraglione che il sentiero costeggia da vicino.

Il sentiero scende quindi bruscamente verso il piccolo istmo che si stringe prima dell’inizio del promontorio su cui sorge il Castello. Da un lato si affollano le barche di chi sta facendo snorkeling nelle acque cristalline attorno agli scogli, dall’altro c’è una piccola spiaggia sassosa. Di fronte a chi cammina, una serie di tornanti fiancheggiati da muretti a secco conduce fino all’ingresso del Castello, le cui origini risalgono probabilmente al periodo normanno, e che poi nell’Ottocento fu trasformato in un carcere destinato ai prigionieri politici.

Fare il bagno a Marettimo
Lorenzo Calamai
Gli scogli nei pressi del Castello di Punta Troia

All’esterno del castello, i panorami migliori: il mare che si apre a perdita d’occhio, la costa che si incurva verso sud, e in lontananza il resto dell’isola con le sue montagne brulle. Il percorso richiede circa un’ora e mezza.

Verso Punta Libeccio

L’escursione dal paese di Marettimo a Punta Libeccio rappresenta una affascinante traversata dal lato orientale a quello occidentale dell’isola. Il capo è caratterizzato dal rudere di un vecchio faro e lo si raggiunge con una escursione di cinque chilometri e mezzo, che comprende un dislivello totale in salita poco superiore ai 400 metri.

Sentiero a Marettimo
Lorenzo Calamai
I sentieri di Marettimo offrono sempre vedute splendide

Ci si dirige dalla parte meridionale del paese verso il cimitero, quindi si tiene la destra, salendo verso sud-est al bivio con il sentiero che conduce a Punta Bassana, nella zona con più calette dell’isola. Una volta raggiunto il punto più alto e panoramico dell’escursione, in mezzo al macchia mediterranea, si scende verso il faro, con la possibilità di una piccola deviazione per Cala Cretazzo, una deliziosa spiaggia di sassolini con un mare incontaminato e cristallino, decisamente meritevole di una visita.

Si prosegue quindi verso il faro e, dopo una breve sosta per ammirare il panorama verso il mare aperto, lo si oltrepassa per raggiungere la vera e propria Punta Libeccio, promontorio roccioso che si sporge come un dito da una mano chiusa verso il mare.

Questa escursione è l’ideale per ammirare il tramonto del sole nel mare, sul lato occidentale di Marettimo. Armarsi di luci frontali o torce per il ritorno è necessario, per riuscire a farsi strada sul sentiero accidentato, mentre in cielo incominciano a brillare le prime, luminose stelle.

Sul picco di pietra dell’Occitania: viaggio al Castello di Puilaurens, immerso nella foresta

29 août 2026 à 14:00

Tra le montagne dell’Aude, nel sud della Francia, il Castello di Puilaurens pare quasi volersi fare spazio tra gli alberi. La sua sagoma segue il profilo dello sperone roccioso su cui si trova, tanto da sembrare una continuazione naturale della montagna. No, non era una scelta casuale, perché questo edificio nacque con una precisa funzione militare. Dall’alto del Mont Ardu, l’antica altura che gli fa da culla, lo sguardo abbraccia la valle della Boulzane e una successione di rilievi coperti di boschi.

Per circa quattro secoli fu la fortezza più meridionale del regno di Francia, incaricata di controllare l’accesso al Fenouillèdes e di sorvegliare la frontiera con il regno d’Aragona. La sua forza risiedeva proprio nella combinazione tra altitudine, roccia e architettura. Oggil, invece, Puilaurens appartiene alle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, il complesso seriale formato da 8 siti fortificati e che è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2026.

La definizione di castello cataro, molto utilizzata per questa fortezza e per altri manieri dell’area, richiede però una precisazione: Puilaurens ebbe rapporti con il mondo cataro soprattutto attraverso la funzione di rifugio offerta durante le persecuzioni religiose del XIII secolo. La sua identità architettonica attuale appartiene soprattutto alla grande stagione delle fortificazioni reali francesi.

Breve storia e leggende

La presenza umana nei dintorni di questo castello di Francia risale almeno alla fine del Paleolitico. Il primo riferimento documentario alla montagna compare nel 958, con il nome Monte Ardu, all’interno di una carta legata all’abbazia di Saint-Michel-de-Cuxa. Il documento attribuisce ai religiosi una prepositura comprendente la valle della Boulzane, allora conosciuta anche quale valle di Santa-Croce.

Per il primo castellano identificabile bisogna arrivare al 1217, quando Pierre Catala viene citato quale testimone in un atto di Guillaume de Peyrepertuse. Pochi decenni più tardi il sito entra nella storia della crociata contro i catari. Nel 1241 vi soggiorna Pierre Paraire, diacono cataro del Fenouillèdes, mentre tra il 1245 e il 1246 la fortezza accoglie diversi perfetti e perfette, esponenti della corrente religiosa perseguitata dalla Chiesa cattolica.

La trasformazione decisiva arriva verso la metà del XIII secolo, con il passaggio sotto il controllo della monarchia francese. Nel 1255 Luigi IX, il futuro San Luigi, ordina al siniscalco di Carcassonne di rafforzare il castello. Il Trattato di Corbeil del 1258 conferma l’importanza strategica di Puilaurens nella linea difensiva contro l’Aragona.

Da quel momento la fortezza entra nel sistema militare capetingio legato a Carcassonne. La costruzione medievale visibile oggi appartiene soprattutto a questa fase. Mura, torri, accessi controllati e punti di tiro furono adattati alla conformazione dello sperone, creando una struttura che sfrutta la montagna anziché cercare di dominarla con un impianto regolare.

Per secoli arrivarono incursioni dalla Spagna. La situazione cambiò radicalmente con il Trattato dei Pirenei del 1659, che spostò più a sud il confine franco-spagnolo. Puilaurens perse così gran parte della propria funzione militare e iniziò un lento declino.

Una delle storie più affascinanti riguarda la Dama Bianca, figura leggendaria associata alle mura superiori. Secondo la tradizione, lo spettro sarebbe quello di una nipote di Filippo il Bello, uccisa dal marito Pietro il Crudele, re di Castiglia. La leggenda attribuisce alla sua apparizione le ore notturne della fortezza, aggiungendo una dimensione quasi teatrale alle pietre della rocca.

La visita al Castello di Puilaurens tra mura, torri e passaggi difensivi

Dal parcheggio un sentiero sassoso conduce verso la fortezza in circa 15-20 minuti. La sagoma delle mura accompagna l’avvicinamento e lascia intuire la complessità del sistema difensivo. A un certo punto si mostra in tutta la sua imponenza la grande scalinata d’accesso, uno degli elementi più scenografici del percorso. La salita procede attraverso un accesso studiato per rallentare e mettere in difficoltà eventuali assalitori. La sequenza di passaggi obbligati, curve e strutture fortificate rappresenta una vera lezione di architettura militare medievale.

Superata la porta, il cortile principale offre una prima lettura dell’impianto, con le mura di cinta che racchiudono lo spazio interno, mentre le torri controllano la gola e i versanti della montagna. Alcuni ambienti sono ridotti a ruderi, altri conservano ancora dettagli sufficienti per ricostruire mentalmente la vita della guarnigione.

Particolare attenzione meritano le aperture per il tiro e le caditoie, strutture progettate per colpire eventuali aggressori ai piedi delle mura. La cosiddetta murder hole, una botola collocata sopra l’accesso, appartiene alla stessa logica. Un altro elemento interessante è il sistema di accesso a zigzag: la geometria del percorso sfrutta il pendio e rende difficile un assalto diretto.

Salendo verso le parti più alte, la vista acquista progressivamente profondità. La valle della Boulzane appare incassata tra i rilievi e la pineta crea una cornice verde attorno alle pietre. Nei punti più esposti si comprende immediatamente la ragione strategica della posizione. Da Puilaurens il territorio poteva essere osservato a grande distanza, mentre la conformazione del rilievo rendeva assai complesso raggiungere la fortezza.

Il castello fa parte dei cosiddetti 5 Figli di Carcassonne, insieme ad altre fortificazioni sentinella collocate sui rilievi dell’Aude. L’espressione richiama il ruolo della Cité de Carcassonne quale centro politico e militare del sistema difensivo capetingio. L’UNESCO considera oggi il complesso delle 8 fortificazioni una testimonianza della progressiva organizzazione territoriale della monarchia francese nel XIII e XIV secolo.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Puilaurens si trova nel territorio comunale di Lapradelle-Puilaurens, nel dipartimento dell’Aude, in Occitania. Domina la valle della Boulzane dalla cima del Mont Ardu, a 697 metri di quota, all’interno di un paesaggio montano caratterizzato da boschi e profonde incisioni vallive.

Da Quillan occorrono circa 20 minuti in automobile. Perpignan dista circa 1 ora, mentre Carcassonne si raggiunge in quasi 1 ora e 30 minuti. L’accesso stradale al castello parte dalla CD22, più o meno 500 metri a monte dell’abitato di Puilaurens. Una strada attraversa la pineta e conduce fino alla zona di parcheggio, dalla quale parte il tratto finale verso la fortezza.

Château de Puilauren, Occitania
Getty Images
Tutto il fascino dello Château de Puilaurens

Per chi preferisce raggiungere il sito a piedi, sono disponibili due percorsi: un itinerario parte dalla zona della segheria del mulino, lungo la CD22 tra Lapradelle e Puilaurens, attraversando un tratto ombreggiato che può risultare pietroso; un secondo accesso inizia dal paese e offre un percorso più agevole.

400 anni del Santuario della Madonna dei Fiori di Bra: visite speciali

29 août 2026 à 13:00

Quattro secoli di storia, fede e legame con il territorio. Il Santuario della Madonna dei Fiori di Bra si prepara a celebrare uno speciale anniversario: sono infatti trascorsi 400 anni dal 1626, anno da cui prende avvio la storia di uno dei luoghi simbolo della città e del territorio.

L’anniversario è l’occasione per tornare a conoscere più da vicino il complesso mariano anche grazie alla sua evoluzione e al patrimonio artistico che custodisce: proprio nell’ambito delle celebrazioni e in occasione della Novena 2026, vengono organizzate due visite guidate speciali che accompagneranno alla scoperta degli aspetti più affascinanti e meno conosciuti del Santuario.

L’iniziativa è pensata come un vero e proprio viaggio nel tempo, tra fede, meraviglia architettonica e identità, un percorso che permetterà di osservare il complesso da una prospettiva inedita e di approfondire quegli elementi che, pur facendo parte della storia quotidiana del Santuario, possono sfuggire a chi lo frequenta abitualmente o a chi lo visita per la prima volta.

Due visite eccezionali il 30 agosto e il 6 settembre

Gli appuntamenti sono in programma in due domeniche consecutive, il 30 agosto e il 6 settembre 2026, con inizio alle 16.45.

In entrambe le occasioni, il punto di incontro sarà il sagrato del Santuario Nuovo, da dove prenderà il via il percorso guidato: i partecipanti saranno accompagnati in un itinerario dedicato alla conoscenza del complesso mariano, della sua evoluzione e delle opere che ne fanno parte.

L’obiettivo delle visite è quello di andare oltre una semplice osservazione degli spazi: il percorso offrirà, infatti, l’opportunità di soffermarsi sulla storia del Santuario e sui dettagli che ne raccontano l’identità, mettendo in relazione la dimensione artistica e architettonica con quella spirituale e con il profondo rapporto che, da quattro secoli, unisce la comunità alla Madonna dei Fiori.

Si tratta dunque di un’occasione rivolta sia a chi conosce già il Santuario e desidera approfondirne alcuni aspetti, sia ai visitatori che vogliono avvicinarsi per la prima volta alla storia di questo importante luogo di fede. Il patrimonio può essere letto a vari livelli: quello storico, legato ai quattro secoli trascorsi dal 1626 al 2026; quello artistico, tramite le opere e gli elementi che caratterizzano il complesso; e quello spirituale, connesso alla devozione che continua a rendere questo luogo un punto di riferimento per la comunità.

L’esperienza proposta durante le due domeniche permetterà quindi di ripercorrere l’evoluzione del luogo sacro e di comprenderne meglio la ricchezza grazie a un racconto guidato.

Le visite nella cornice della Novena 2026

Le aperture guidate sono uno degli appuntamenti inseriti nelle celebrazioni della Novena 2026 e aggiungono alla dimensione religiosa un ulteriore momento dedicato alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio storico e artistico del Santuario.

Le due visite del 30 agosto e del 6 settembre offriranno così al pubblico la possibilità di partecipare alle celebrazioni dell’importante anniversario anche con un percorso culturale. La proposta vuole avvicinare visitatori e comunità alla storia del complesso mariano e permettere di approfondirne aspetti che possono essere meno immediati.

Per favorire una migliore organizzazione dei percorsi e garantire un’esperienza piacevole, i piccoli gruppi sono invitati a segnalare in anticipo la propria presenza presso il banco degli oggetti religiosi.

È già tempo di Halloween nei parchi divertimento italiani: le novità più attese

29 août 2026 à 11:00

L’estate non è ancora finita, ma nei grandi parchi divertimento italiani è già tempo di pensare ad Halloween. Tra scenografie da brivido, tunnel dell’orrore, zucche giganti, spettacoli e attrazioni aperte fino a tarda sera, la stagione autunnale si prepara a regalare nuove entusiasmanti esperienze per famiglie, bambini e appassionati dell’horror.

Nel 2026 alcuni dei principali parchi italiani hanno infatti annunciato appuntamenti speciali e importanti novità, con calendari che in alcuni casi iniziano già a settembre. Da Gardaland a Mirabilandia, passando per il MagicLand, ecco cosa aspettarsi per Halloween 2026.

Gardaland: Halloween arriva già a settembre

La grande novità del 2026 riguarda Gardaland, dove il tradizionale appuntamento con Gardaland Magic Halloween partirà eccezionalmente in anticipo. L’evento in Veneto è in programma dal 12 settembre al 1° novembre, per un totale di 51 giorni consecutivi all’insegna di atmosfere misteriose, creature enigmatiche, zucche sorridenti e scenografie immersive.

L’apertura della stagione sarà accompagnata anche da Oktoberfest da Paura, in programma fino al 27 settembre in Piazza Jumanji, dove musica folk dal vivo, specialità bavaresi e birre si incontreranno con le ambientazioni di Halloween.

A fare da anteprima alla nuova stagione sarà inoltre la Gardaland Stars Night, prevista sabato 5 settembre dalle 18 all’una di notte. Una lunga serata di musica e intrattenimento vedrà protagonisti DJ Antoine, Cristian Marchi e Molella, oltre a Jeanine Fakko e Luca Lazza. Le attrazioni resteranno aperte fino a tardi, trasformando il parco in una grande festa sotto le stelle.

Mirabilandia: horror e divertimento per tutta la famiglia

A Mirabilandia, in provincia di Ravenna, Halloween tornerà dall’ultimo weekend di settembre e proseguirà fino alla chiusura del Parco (domenica 1 novembre 2026), con un programma pensato per coinvolgere visitatori di tutte le età. L’intera area sarà decorata a tema e ospiterà spettacoli e animazioni dedicate alla festa più spaventosa dell’anno.

Tra le attrazioni più attese c’è Suburbia, presentata come la più grande area horror all’interno di un parco divertimenti italiano. Per gli adulti e i teenager non mancheranno quindi tunnel horror e percorsi pensati per aumentare il livello di adrenalina, mentre bambini e famiglie potranno scegliere esperienze più adatte alla loro età.

Il programma comprende infatti anche tunnel e percorsi fiabeschi e fatati, spettacoli e show dedicati e naturalmente tutte le attrazioni del parco, creando un’offerta capace di alternare paura e divertimento.

MagicLand: 7 horror maze e la Fattoria delle Zucche

Anche il MagicLand di Valmontone (RM) si prepara a festeggiare Halloween con un programma particolarmente ricco. L’appuntamento è fissato dal 3 ottobre al 1° novembre 2026, quando il parco del Centro-Sud Italia sarà completamente tematizzato con nuove scenografie e ambientazioni tenebrose.

Per gli amanti dell’horror saranno disponibili sette horror maze, mentre per le famiglie sono previste la Fattoria delle Zucche e due percorsi dedicati ai bambini. Non mancherà inoltre il Ghost Park, con morbidi gonfiabili, insieme a parate, spettacoli, animazioni, eventi speciali e personaggi che animeranno le diverse aree del parco.

A completare l’esperienza ci sarà anche una speciale proposta di food a tema Halloween, pensata per accompagnare una giornata tra magia, adrenalina e atmosfere da brivido.

Binari senza tempo, il progetto per valorizzare i borghi del Monferrato

29 août 2026 à 10:00

Un viaggio in treno può trasformarsi in un modo differente di attraversare un territorio, osservandone il paesaggio con ritmi più lenti e fermandosi nei luoghi che spesso restano fuori dai grandi itinerari turistici: è questa l’idea alla base di Binari senza tempo, il progetto che punta a valorizzare la storica linea ferroviaria Asti–Chivasso con un calendario di appuntamenti dedicati ai borghi, alla cultura ferroviaria, all’enogastronomia e al turismo sostenibile.

Inaugurata il 20 ottobre 1912, la linea attraversa paesaggi di particolare pregio e conserva testimonianze ferroviarie caratterizzate da uno stile ispirato all’architettura tardo ottocentesca e alle strade ferrate di montagna. Riattivata di recente per finalità turistiche, è oggi il punto di partenza di un progetto più ampio che mette in relazione il patrimonio ferroviario con le bellezze paesaggistiche, storiche e culturali dei borghi del Monferrato.

L’iniziativa è curata dai Comuni di Montiglio Monferrato, Murisengo Monferrato, Montechiaro d’Asti, Cocconato e Chivasso, nell’ambito del programma Binari senza tempo di Fondazione FS e del progetto LocoMonferrato, organizzato dall’Associazione Amici del Museo Ferroviario dell’attraversamento delle Alpi Feralp Team Bussoleno in collaborazione con l’Associazione Coordinamento Mobilità Integrata e sostenibile Co.M.I.S.

Otto appuntamenti tra treni storici, tartufo e sapori del territorio

Il calendario del 2026 prevede otto appuntamenti con partenze da Torino Porta Nuova, Torino Lingotto, Moncalieri e Asti. Il programma comprende viaggi a bordo di treni storici, manifestazioni, fiere dedicate al tartufo e percorsi enogastronomici.

Il primo appuntamento è in programma il 6 settembre a Cocconato in occasione di CoccoWine, con un viaggio a bordo del Treno Centoporte e la possibilità di partecipare all’evento e alle degustazioni organizzate da GoWine.

Panorama del borgo di Cocconato, Piemonte
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Panorama del borgo di Cocconato

Il 27 settembre sarà invece la volta della Festa dei Nocciolini di Chivasso, raggiungibile con il Treno Centoporte. Il mese di ottobre sarà dedicato in particolare al tartufo bianco e a Montiglio Monferrato, dove la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco sarà protagonista di due giornate, il 4 ottobre con il Treno Littorina e l’11 ottobre con il Treno Centoporte.

Il 21 ottobre è prevista una Special Edition di LOCOLAB, con prenotazione e viaggio a bordo del Treno Centoporte. Il programma proseguirà poi l’8 novembre a Montechiaro d’Asti, ancora in occasione della Fiera Nazionale del Tartufo Bianco e con il Treno Centoporte.

Le ultime due date, il 15 e il 22 novembre, porteranno invece a Murisengo Monferrato per la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, entrambe raggiungibili viaggiando sul Treno Littorina. Per alcune delle date sono previsti anche pacchetti turistici dedicati, pensati per completare l’esperienza ferroviaria con itinerari e attività sul territorio.

LOCOLAB porta sui binari la scoperta del territorio

Una parte centrale del progetto sarà rappresentata dalla terza edizione di LOCOLAB, che proporrà laboratori e percorsi tematici modulabili in base all’età e ai diversi livelli di autonomia dei partecipanti. È previsto anche un treno dedicato agli studenti, con attività sviluppate insieme ai partner coinvolti nel progetto.

I laboratori affronteranno temi diversi ma collegati al territorio attraversato dalla linea. Con Co.M.I.S. l’attenzione sarà rivolta alla mobilità integrata e sostenibile, grazie a incontri dedicati al trasporto pubblico, agli impatti ambientali, alle buone pratiche e alla lettura del territorio.

Il tema dell’ambiente e del paesaggio sarà sviluppato insieme a Legambiente, con attività dedicate alla biodiversità, alla tutela del patrimonio naturale e ai comportamenti responsabili durante gli itinerari. Un altro percorso sarà dedicato alla cerca del tartufo e alla tartuficoltura, grazie alla collaborazione con A.T.A.M., con attività esperienziali e di approfondimento delle tradizioni locali, adattabili anche in forma dimostrativa.

Spazio anche al patrimonio culturale e alle attività museali, con i Servizi educativi delle Residenze Reali Sabaude del DRM Piemonte, che metteranno a disposizione proposte educative già collaudate e calibrabili in base alle diverse fasce d’età. La cultura ferroviaria e la sicurezza del viaggio saranno invece al centro delle attività sviluppate con Fer Alp e Fondazione FS, con approfondimenti sulla storia della linea, sui suoi manufatti e sulle modalità di fruizione consapevole degli spazi ferroviari.

Il castello di Monteregio di Massa Marittima torna in vendita, il futuro dell’edificio toscano

Par : losiangelica
29 août 2026 à 09:00

Torna in vendita il castello di Monteregio a Massa Marittima, dopo lo stop delle procedure precedenti l’edificio viene rimesso in vendita dalla Asl Toscana Sud Est che cerca un nuovo proprietario. L’obiettivo? Il recupero di uno degli edifici simbolo del territorio maremmano. Ecco cosa sappiamo sulla compravendita dell’edificio.

Il castello di Monteregio di Massa Marittima in vendita

Il complesso domina una posizione panoramica e si estende su oltre 6.000 metri quadrati. Un patrimonio di valore storico e paesaggistico, ma anche un immobile impegnativo da recuperare, tra vincoli, costi di intervento e le molte trasformazioni accumulate nel tempo. Il corpo principale, su tre livelli, misura circa 1.500 metri quadrati e conserva ancora tracce della lunga destinazione sanitaria. Al piano terra si trovavano servizi, palestra, cappella e cucina; ai piani superiori gli altri spazi dell’ex struttura ospedaliera.

Completano il complesso due fabbricati secondari e le aree esterne, un tempo sistemate a giardino. Uno degli edifici accessori, su tre piani, ospitava locali tecnici e depositi. L’altro, sviluppato su un solo livello, è stato utilizzato in passato come centro diurno.

Le informazioni sulla vendita

La Asl Toscana Sud Est torna a proporre l’edificio in vendita. Il prezzo previsto dalla nuova procedura non è stato reso noto. Esiste però un riferimento nei precedenti tentativi di vendita: negli anni scorsi il Castello di Monteregio era stato proposto con valori che si aggiravano tra 2,7 e 3 milioni di euro. La cifra, naturalmente, rappresenta solo una parte dell’investimento necessario; il futuro acquirente dovrà infatti tenere conto anche degli interventi di recupero e adeguamento richiesti da una proprietà di queste dimensioni e di questo valore storico.

Le possibili destinazioni future del complesso sono diverse e lasciano spazio a progetti anche molto lontani dalla precedente funzione sanitaria. Tra gli utilizzi ammessi figurano quello commerciale, direzionale e residenziale. Il Castello di Monteregio potrebbe inoltre diventare una struttura turistico-ricettiva, ipotesi favorita anche dalla posizione panoramica dell’immobile e dal contesto storico di Massa Marittima e della Maremma.

Sono previste anche destinazioni legate all’assistenza e all’abitare contemporaneo, come RSA e senior housing. Un’altra possibilità è quella dello student housing, formula sempre più diffusa nei progetti di riconversione di grandi immobili. Non tutte le trasformazioni saranno possibili senza condizioni; dopotutto il complesso è sottoposto a vincoli legati al suo valore storico e paesaggistico e qualsiasi intervento dovrà rispettarne le caratteristiche architettoniche e il contesto nel quale sorge.

La sua storia

Le origini del Castello di Monteregio risalgono al XII secolo, anche se dell’impianto medievale oggi resta poco di riconoscibile. Nei secoli il complesso è stato infatti trasformato più volte. La svolta arriva nel 1744, con la costruzione dell’Ospedale Civile di Sant’Andrea. Una destinazione che avrebbe accompagnato l’edificio per oltre duecento anni, fino alla fine degli anni Novanta. Alcuni spazi continuarono a ospitare servizi sanitari anche in seguito, prima della progressiva dismissione.

Oggi l’edificio torna in vendita accompagnato da un piano di riqualificazione per poter ridare vita a una delle costruzioni più importanti della Maremma Toscana. Non resta che capire se questa volta l’impegno di poter dare nuova vita all’edificio trovando un proprietario andrà a termine.

Tutta la verità delle mie bugie, le location della serie Netflix tra spiagge e calette dov’è sempre estate

28 août 2026 à 19:00

Da una serie spagnola che racconta di un gruppo di amici che partono in van per un addio al nubilato “on the road” non ci si può che aspettare ambientazioni mozzafiato e che siano una vera coccola per gli occhi.

Le location di Tutta la verità delle mie bugie non deludono certo queste aspettative: la serie, tratta dal romanzo best seller di Elísabet Benavent, disponibile su Netflix dal 28 agosto 2026, è stata girata infatti in una delle zone della Spagna più spettacolari a livello paesaggistico, che attrae ogni estate milioni di turisti interessati al mare, ma apprezzata anche per la vivace vita culturale e per la movida.

Di cosa parla

Coco (Itziar Manero) ha vent’otto anni, un lavoro che ama in una galleria d’arte e un appartamento in uno dei quartieri più esclusivi di Madrid che condivide con Marín (Daniel Ibáñez). I due sono amici di lunga data, Marín è stato fidanzato con una delle migliori amiche di Coco, Aroa, e per questo Coco nasconde da anni di provare per lui qualcosa di speciale dietro la bugia di essere ancora innamorata del proprio ex. È solo quando insieme al resto del gruppo di amici decidono di partire in caravan per l’addio al nubilato di una di loro, Blanca, che Coco è costretta a rivelare cosa prova davvero per Marín: la convivenza forzata impone a tutti di fare i conti infatti con rivalità, sentimenti, fragilità nascoste, oltre che con malumori e piccoli drammi sentimentali a cui gli appassionati del genere sono ben abituati.

"Tutta la verità delle mie bugie": arriva su Netflix il teen drama tratto dall'omonimo romanzo di Elisabet Benavent
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Tutta la verità delle mie bugie”

Dov’è stata girata la serie

Il teen drama Netflix tratto dal romanzo di Elísabet Benavent è girato, come conferma anche una nota stampa dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes, nella regione di Murcia: a sud-est della Spagna è una zona con oltre 250 chilometri di costa, bagnata da due mari (il Mar Mediterraneo e il cosiddetto “Mar Menor”) e con una temperatura mite che la rende tutto l’anno meta prediletta per gli amanti di tintarelle, nuotate, immersioni, sport acquatici.

Le location di Tutta la verità delle mie bugie riflettono appieno l’atmosfera vacanziera, quasi di eterna estate, che si respira qui.

La Costa Cálida

Tra i luoghi dov’è girata la serie spiccano in particolare alcune spiagge della Costa Cálida, tra le spiagge più belle dell’intera Spagna. Sullo schermo non è difficile riconoscere Playa de Percheles, la spiaggia del Rihuete e quella di Bahía.

È girato sulla Costa Costa Cálida, nella regione di Murcia, il nuovo teen drama "Tutta la verità delle mie bugie"
Ufficio stampa Netflix
Un’altra scena di “Tutta la verità delle mie bugie”

Più isolata e per questo incontaminata e perfetta per ritrovare il contatto con la natura o semplicemente rilassarsi nel più totale silenzio, anche cala de Bolnuevo, una piccola baia di origine vulcanica dove il vento ha scavato per secoli le rocce d’arenaria, ha fatto da set a Tutta la verità delle mie bugie.

Mazarrón

Il comune di Mazarrón è quello che è stato più interessato dalle riprese della serie. Tra i luoghi scelti c’è il complesso di strade urbane ed extra urbane che lo collegano con il vicino centro di Lorca: non c’è da sorprendersi considerato che la serie è di fatto un road trip.

Si trovano nel comune di Mazarrón le principali location di "Tutta la verità delle mie bugie"
123RF
L’assolato comune di Mazarrón

Alcune scene sarebbero state girate all’Hotel Bahía, uno degli hotel del lungomare di Mazarrón. L’ultimo, insieme alla zona del porto dove sono ancora visibili quelle che un tempo erano le torri difensive della città, è il centro della movida di Mazarrón.

Il centro storico non manca, invece, di chicche artistico-culturali come la chiesa di San Andrés con l’iconico soffitto a cassettoni in stile mudéjar, il convento della Purissima e le rovine del Castello dei Vélez.

À partir d’avant-hierit

Viaggio nella cattedrale degli abeti: la Certosa di Serra San Bruno, un vero gioiello calabrese

28 août 2026 à 18:00

L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.

Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.

Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.

Breve storia e leggende

La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.

Certosa di Serra San Bruno, Calabria
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Veduta della Certosa di Serra San Bruno

Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.

Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.

Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.

Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.

La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.

Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.

Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.

Visita alla Certosa e cosa vedere

Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.

Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.

Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.

Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.

Qui puoi trovare la Sardegna più autentica: Iglesiente, tra miniere sospese sul mare e antiche tradizioni

28 août 2026 à 17:00

Prima di intraprendere questo viaggio verso la Sardegna più autentica occorre fare una precisazione: Iglesiente e Sulcis sono due territori distinti, anche se spesso vengono riuniti nella più ampia denominazione Sulcis-Iglesiente, riferita al settore sud-occidentale della Sardegna. L’Iglesiente occupa la parte settentrionale di questo territorio storico e ha il suo centro principale a Iglesias. Il Sulcis si sviluppa invece più a sud, con Carbonia e le terre affacciate sul Golfo di Palmas, oltre alle isole di Sant’Antioco e San Pietro.

Le rocce dell’Iglesiente, però, raccontano una storia ancora più antica delle miniere: le formazioni geologiche dell’area risalgono al Paleozoico inferiore e appartengono a una delle porzioni più antiche del territorio italiano. Ferro, piombo, zinco e altri minerali hanno attirato popolazioni, imprese e capitali provenienti da varie parti d’Europa. Il risultato è un paesaggio insolito, nel quale una laveria ottocentesca può comparire accanto alla macchia mediterranea e una galleria mineraria può affacciarsi direttamente sul Mediterraneo.

Poi c’è Iglesias, con le sue strade medievali, le chiese, le architetture di impronta spagnola e le tracce della lunga storia mineraria. Basta allontanarsi dal centro urbano per entrare in un ambiente ancora più ruvido, fatto di montagne, boschi, grotte e una costa tra le più scenografiche della Sardegna.

Iglesias, la città che ha dato il nome all’Iglesiente

Iglesias merita tempo, soprattutto nel centro storico. La città conserva un patrimonio architettonico legato alla dominazione aragonese e spagnola, riconoscibile nelle vie strette e negli edifici del nucleo antico. A segnare il paesaggio urbano sono le numerose chiese, palazzi storici e piazze raccolte, mentre la storia delle miniere riaffiora in molti angoli della città.

Piazza La Marmora rappresenta uno dei punti più piacevoli per iniziare la visita. Da qui si può proseguire verso il cuore medievale, lasciandosi alle spalle l’immagine più industriale dell’Iglesiente.

Monteponi, il villaggio minerario ai piedi della montagna

Pochi chilometri separano Iglesias da Monteponi, uno dei posti più significativi per comprendere la storia estrattiva dell’Iglesiente. Il complesso minerario protegge edifici, strutture e testimonianze legate all’attività delle miniere di piombo e zinco.

La posizione rende il sito particolarmente suggestivo: le costruzioni industriali si inseriscono in un paesaggio collinare segnato dalla vegetazione e dalle ferite lasciate dalle attività estrattive. Tra i luoghi più interessanti dell’area compare la Grotta Santa Barbara, scoperta durante i lavori minerari, che custodisce cristalli e concrezioni di barite, minerale che ha contribuito a rendere celebre questo ambiente sotterraneo.

Masua e il Pan di Zucchero, l’immagine simbolo dell’Iglesiente

Scendendo verso il mare, la scena cambia bruscamente. La strada raggiunge Masua e davanti agli occhi compare il Pan di Zucchero, enorme faraglione calcareo che si innalza dal mare a poca distanza dalla costa. La sua silhouette è diventata una delle immagini più riconoscibili della zona e il nome richiama la forma compatta e imponente dello scoglio.

Il percorso del Cammino Minerario di Santa Barbara
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Pan di Zucchero a Porto Flavia

La spiaggia di Masua offre uno dei punti migliori per osservare il faraglione. Ancora più particolare è la possibilità di raggiungerlo dal mare con un’imbarcazione e, per chi possiede preparazione adeguata, affrontare la via ferrata attrezzata che conduce verso la sommità.

Porto Flavia, la miniera affacciata sul Mediterraneo

Poco distante da Masua si trova uno dei capolavori dell’archeologia industriale sarda: Porto Flavia fu realizzato all’inizio del XX secolo per rendere più efficiente il trasporto dei minerali estratti nell’entroterra.

La sua particolarità sta nella posizione direttamente sul mare. Il sistema comprendeva gallerie scavate nella roccia e un complesso meccanismo destinato a trasferire il materiale dalle miniere alle navi.

Porto Flavia in Sardegna
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Porto Flavia , la magia di questo luogo in Sardegna

Nebida e la Laveria Lamarmora

Lungo la costa, Nebida regala un altro incontro fra archeologia industriale e paesaggio marino. La Laveria Lamarmora conserva le strutture utilizzate per il trattamento dei minerali provenienti dalle miniere.

L’edificio appare oggi come una grande architettura mineraria affacciata sulle acque, con muri e strutture che seguono la conformazione della costa. La posizione rende la visita particolarmente scenografica, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio.

Buggerru e la Galleria Henry

Proseguendo verso nord si raggiunge Buggerru, antico centro minerario affacciato sul mare. La sua storia è legata soprattutto alle miniere e alle comunità operaie che si svilupparono intorno all’attività estrattiva.

La Galleria Henry rappresenta una delle testimonianze più interessanti, con un percorso che consente di conoscere direttamente le tecniche utilizzate dai minatori e la complessa organizzazione del lavoro sotterraneo.

Galleria Henry, Sardegna
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La particolare Galleria Henry

Cala Domestica, un fiordo tra le rocce dell’Iglesiente

A breve distanza da Buggerru, Cala Domestica sembra quasi una parentesi marina incastonata nella costa mineraria. La piccola baia è racchiusa da alte pareti rocciose e presenta una spiaggia di sabbia chiara.

L’aspetto più interessante riguarda proprio il rapporto fra natura e attività estrattiva: anche questo tratto di costa conserva infatti tracce della passata lavorazione dei minerali. Il mare trasparente invita alla balneazione e allo snorkeling, mentre le rocce intorno alla cala regalano scorci particolarmente belli.

Fluminimaggiore e il Tempio di Antas

Lontano dalla costa, l’Iglesiente offre una delle sue testimonianze archeologiche più importanti. Nel territorio di Fluminimaggiore sorge il Tempio di Antas, complesso sacro legato a una frequentazione millenaria.

Il tempio romano fu costruito sopra un precedente luogo di culto punico, a sua volta inserito in un’area frequentata in epoca nuragica. La stratificazione rende Antas particolarmente prezioso per comprendere la continuità culturale della Sardegna antica.

L’edificio romano è dedicato al Sardus Pater, divinità considerata il progenitore mitico dei Sardi. Colonne e basamento emergono nel verde del territorio montano, mentre intorno restano tracce delle cave di calcare utilizzate in epoca romana e del vicino insediamento nuragico.

Grotta di Su Mannau, il viaggio sotto la montagna

A pochi chilometri dal tempio si apre la Grotta di Su Mannau, una grande cavità carsica modellata dall’acqua nel corso di tempi geologici lunghissimi.

L’interno è un insieme di sale ricche di stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni, insieme a un corso d’acqua sotterraneo. Alcuni ambienti furono frequentati in epoca nuragica per rituali legati all’acqua, aggiungendo una dimensione archeologica alla meraviglia naturale.

La grotta di Su Mannau
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Grotta di Su Mannau, tesoro sardo

Domusnovas e la Grotta di San Giovanni

Un’altra straordinaria cavità dell’Iglesiente si trova presso Domusnovas. La Grotta di San Giovanni è famosa per la sua particolare conformazione e per aver ospitato una strada carrozzabile al suo interno, oggi chiusa al traffico.

La galleria naturale attraversa la montagna per diverse centinaia di metri e mantiene concrezioni e ambienti modellati dall’azione dell’acqua.

Il Marganai, la montagna verde

Per capire davvero l’anima dell’Iglesiente bisogna lasciare per qualche ora il mare e raggiungere il Marganai. La foresta appartiene a uno degli ambienti naturali più importanti del territorio, con boschi, sorgenti, sentieri e rilievi calcarei.

La presenza del leccio e della macchia mediterranea crea una Sardegna più fresca e ombrosa, lontana dai colori abbaglianti del litorale. Antiche mulattiere e percorsi escursionistici attraversano un paesaggio nel quale la storia mineraria convive con una natura rigogliosa.

Il nuovo trucco della valigia è geniale: sta spopolando tra i viaggiatori

28 août 2026 à 15:00

Quando si prepara una valigia per una vacanza, si pensa soprattutto a come organizzare vestiti, scarpe e accessori per sfruttare al meglio lo spazio disponibile. Ma c’è un altro aspetto da non trascurare: la cura della valigia, soprattutto delle sue ruote, tra le parti più esposte a urti, sporco e usura durante un viaggio. Proprio per questo, tra i viaggiatori sta diventando sempre più popolare un piccolo trucco fai da te che costa pochissimo: avvolgere le ruote della valigia con del nastro adesivo prima di partire.

Un gesto semplice, che richiede pochi minuti e può rivelarsi utile soprattutto quando si deve trascinare il bagaglio su superfici difficili, come asfalto, ciottoli o pavimentazioni irregolari. Il nastro, infatti, crea una sorta di rivestimento protettivo attorno alla ruota, con alcuni vantaggi pratici.

Giornata internazionale dell’arcobaleno, i posti nel mondo dove è più facile vederne di spettacolari

Par : losiangelica
28 août 2026 à 14:00

L’arcobaleno ha un vantaggio su qualunque altro fenomeno atmosferico: si presenta quando nessuno se lo aspetta più. Il cielo ha appena finito di rovesciare acqua, la scena è grigia e piatta, poi in una manciata di secondi cambia tutto. Servono pochissime cose: in raggio che passa, gocce ancora sospese, e quei sette colori che chiunque sa elencare a memoria. Dura poco e resta sempre un passo più in là di dove ti trovi, per quanto si provi ad avvicinarcisi. Probabilmente è anche per questo che ci abbiamo costruito sopra leggende, bandiere, promesse di pentole d’oro e mezza mitologia mondiale. Il 28 agosto ricorre la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno ed è l’occasione buona per andare a vedere in quali angoli del pianeta questo spettacolo si ripete con una frequenza maggiore.

28 agosto, Giornata Internazionale dell’Arcobaleno

Il 28 agosto si celebra la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno, una ricorrenza dedicata a un fenomeno naturale di cui la fisica da spiegazione raccontando di come la luce solare, incontrando le gocce d’acqua sospese, crei un fenomeno di rifrazione. Il bianco si scompone in rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola. Da millenni, però, l’arcobaleno viene raccontato come qualcosa che va oltre l’ottica.

Nella Genesi è il segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità dopo il diluvio, una promessa messa nero su bianco in cielo. Altrove diventa una strada: nella mitologia norrena la percorrono gli dèi per scendere tra gli uomini, e ha pure un nome, Bifröst. Ogni cultura ci ha messo del suo. E oggi? Diventa un simbolo di pace, inclusione, diversità, speranza, rinascita.

Dove vedere gli arcobaleni più belli del mondo

Un arcobaleno può apparire praticamente ovunque ci siano contemporaneamente gocce d’acqua nell’aria e luce solare alle spalle dell’osservatore. Esistono però luoghi in cui clima, montagne, cascate e condizioni atmosferiche rendono questi incontri molto più frequenti.

Tra le destinazioni più spettacolari c’è Machu Picchu, in Perù. L’antica città Inca si trova tra la foresta amazzonica e le Ande, in una zona dove pioggia, umidità e schiarite possono alternarsi rapidamente. Le precipitazioni pomeridiane creano così le condizioni ideali perché un arco colorato compaia sopra le montagne e la Valle Sacra, aggiungendo ulteriore magia a un panorama già leggendario.

Machu Picchu doppio arcobaleno scenografico
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Il magnifico spettacolo del doppio arcobaleno a Machu Picchu

Poi ci sono le Cascate dell’Iguazú, al confine tra Argentina e Brasile dove è l’acqua stessa a moltiplicare le possibilità: l’enorme quantità di minuscole gocce sollevate continuamente dalle cascate resta sospesa nell’aria e, quando viene attraversata dalla luce del Sole, può dare origine ad arcobaleni imponenti davanti alla Gola del Diavolo.

E dunque ci sono le Hawaii, considerate uno dei paradisi assoluti per chi sogna di inseguire arcobaleni. Nel Pacifico subtropicale, gli alisei portano frequenti acquazzoni alternati a improvvise aperture di sole, mentre il territorio montuoso favorisce la formazione delle nubi e delle precipitazioni. Il risultato è una combinazione quasi perfetta: arcobaleni che possono comparire al mattino, tra le montagne, vicino all’oceano e persino nelle ore del tramonto.

Doppio arcobaleno sulla spiaggia delle Hawaii
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Vedere il doppio arcobaleno sulla spiaggia delle Hawaii

Alle Hawaii l’arcobaleno non è soltanto uno spettacolo atmosferico: è parte del paesaggio e dell’immaginario delle isole. Può comparire nella nebbiolina dell’oceano, sopra una cresta verde dopo un acquazzone o mentre il sole torna a illuminare il Pacifico. Ed è forse questo il suo fascino più grande: non si può prenotare, non si può programmare e non si può trattenere.

Dai formaggi al pesce di lago, le sagre del weekend del 28, 29 e 30 agosto 2026 in Italia

28 août 2026 à 13:30

Anche l’ultimo weekend di agosto sarà ricco di eventi gastronomici e conviviali che porteranno alla scoperta di alcuni dei borghi e delle cittadine più belli d’Italia. Dal Molise al Piemonte, dal lazio alla Romagna, ogni territorio ha nel cibo la sua massima espressione, con piatti della tradizione e specialità tipiche regionali.

Abbiamo selezionato gli appuntamenti imperdibili del fine settimana che inizia venerdì 28 e che termina domenica 30 agosto 2026 (alcuni durano solo un giorno), ecco i nostri consigli.

Casearia ad Agnone (IS)

Apre il 28 agosto negli ampi spazi del Palasport di Agnone la quarta edizione della Fiera Nazionale dei Formaggi Italiani, Casearia, che fino al 30 agosto racconta le produzioni più originali di oltre 70 casari di più di 200 tipi di formaggi, dal pecorino alla robiola al caciocavallo, dai formaggi al tartufo alle forme artigianali più di nicchia, con un ricco programma di eventi speciali, tra cui laboratori per famiglie, talk, masterclass e show cooking. Un intero weekend in cui la città molisana di Agnone diventa il palcoscenico del gusto italiano. Venerdì e sabato è la Notte Bianca con aperture speciali dalle 21:00 alle 24:00. L’ultimo giorno è quello della premiazione del Casearia Award e la fiera chiuse alle 20.

Oktoberfest a Pinarella di Cervia (RA)

Dal 28 agosto al 6 settembre il viale Tritone di Pinarella di Cervia si trasforma in un grande villaggio della festa con la prima edizione di Oktoberfest, una manifestazione destinata a diventare un nuovo appuntamento fisso del calendario degli eventi di fine estate. Accanto alla storica struttura del Full Moon prenderanno posto uno street market con espositori e artigiani, mentre il grande parcheggio antistante ospiterà un vero e proprio polo dedicato al divertimento con Luna Park, area gastronomica, stand della celebre birra Hofbräuhaus HB di Monaco di Baviera e piatti tipici tedeschi come stinco, würstel, crauti e spatzle, affiancati naturalmente al tradizionale menu alla carta del ristorante. Ad arricchire la manifestazione sarà un cartellone musicale di assoluto livello, con ingresso gratuito a offerta libera ogni sera.

DiVino Etrusco a Tarquinia (VT)

La 20ª edizione di DiVino Etrusco conferma il successo di uno degli appuntamenti enogastronomici di riferimento della Tuscia. Anche quest’anno, i primi giorni del festival hanno registrato un andamento molto positivo, con decine di migliaia di visitatori nei primi quattro giorni. La manifestazione è stata inaugurata il 20 agosto a Palazzo Vitelleschi, sede del Museo archeologico nazionale di Tarquinia, e riprenderà dal 27 al 29 agosto. Sono oltre 50 le cantine protagoniste, con degustazioni accompagnate dalla professionalità dei sommelier Fisar Tuscia Viterbese. Accanto ai vini della Dodecapoli etrusca, il pubblico può scoprire anche quelli della Sardegna, della Calabria e della Sicilia, in un’apertura verso il Mediterraneo che richiama la vocazione commerciale e gli scambi culturali del mondo etrusco.

Sapori di Lago a Baveno (VB)

Dal 27 al 31 agosto 2026, Baveno sul Lago Maggiore accoglie il secondo weekend della 21ª edizione di “Sapori di Lago”, l’appuntamento enogastronomico dedicato ai sapori autentici del pesce di lago e di fiume. In cucina, i cuochi dell’Associazione propongono un ricco menu a base di specialità locali, tra le quali non mancheranno i cavalli di battaglia, amatissimi tra gli appassionati della rassegna: fritto misto di lago, riso nero con gamberi di fiume, lavarello in carpione, ravioli di lago e trota marinata. Le serate saranno animate da musica dal vivo.

Festa del vino a Montecarlo di Toscana (LU)

È tutto pronto per l’edizione numero 58 della Festa del vino in programma da venerdì 28 agosto all’8 settembre a Montecarlo di Toscana, l’evento dedicato al vino e alle eccellenze enogastronomiche locali. Tra degustazioni, stand gastronomici, spettacoli e visite alla Fortezza, la manifestazione anima le vie del centro per più giornate consecutive. Gli eventi si concentrano nei luoghi principali del borgo: piazza d’Armi, cuore della manifestazione, piazza Garibaldi, via Nuova, piazza Carrara e Fortezza. La “Degustazione sotto le stelle” propone assaggi di circa 80 vini, accompagnati da salumi e altre specialità. Vengono organizzate anche visite alla Fortezza, anche a lume di candela. Nei giardinetti sotto la Fortezza, un gruppo storico allestisce giochi medievali mentre il corteo è previsto per il 29 agosto. La festa si concluderà martedì 8 settembre alle ore 21 con la Processione conclusiva: Madonna del Soccorso.

Ciüsa Duvarta a Chiusa di Pesio (CN)

Dal 28 al 30 agosto, torna la 26ª edizione di Ciüsa Duvarta, la manifestazione dedicata al Patrono Sant’Antonino che si svolge nel borgo di Chiusa di Pesio, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Le quattro giornate della 26ª edizione porteranno nel centro del paese gusto, tradizione, cultura, spettacolo, sport, musica e divertimento, con un programma pensato per coinvolgere cittadini, famiglie e visitatori. La manifestazione prende il via venerdì 28 dalle 19.30 con la “Grande raviolata in piazza”; sabato saranno tanti gli eventi, da Piloti per un giorno alla piazza dei balocchi fino alla Grande polentata; domenica sarà il giorno della Fiera di Ciüsa Duvarta, che trasformerà il centro storico di Chiusa di Pesio in un grande palcoscenico a cielo aperto: fin dalle prime ore del mattino, vie e piazze saranno animate da stand di artigianato locale, prodotti agricoli ed enogastronomici a chilometro zero, antiquariato, hobbistica e collezionismo.

Ciüsa Duvarta a Chiusa di Pesio (CN)
Ufficio stampa
L’evento Ciüsa Duvarta a Chiusa di Pesio

Festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta a Pied de Ville (AO)

Dal 27 al 30 agosto, torna la 53^ festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta, una festa di quattro giorni per celebrare un prodotto gastronomico dalla storia secolare e dalle caratteristiche uniche: il Lard d’Arnad DOP, l’unico lardo a Denominazione di Origine Protetta (DOP) in Europa. La festa, nota anche come “Féhta dou lar”, è una manifestazione nata negli Anni ’70 per mano di un gruppo di giovani locali desiderosi di far conoscere al mondo il loro orgoglio gastronomico dalla tradizione secolare. In occasione dell’edizione 2026, che si terrà nella suggestiva radura di Località Pied de Ville (storicamente nota come “La Keya”), sarà possibile degustare il lardo in tutte le sue declinazioni all’interno di caratteristiche casette di legno decorate con fiori e panni di canapa ricamati. La festa prevede: mercati enogastronomici di produttori del territorio, laboratori artigianali aperti, pranzi e cene a tema, esibizioni folcloristiche della Filarmonica di Arnad e serate di intrattenimento ad ingresso libero.

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Ufficio stampa
La Festa del Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP

Mangialonga a La Morra (CN)

Tra i vigneti patrimonio Unesco, domenica 30 agosto si svolge la Mangialonga, la celebre passeggiata enogastronomica non competitiva che torna anche nel 2026 tra i vigneti patrimonio UNESCO, una vera istituzione piemontese. Un evento amatissimo che si farà anche in caso di maltempo, perché nelle Langhe il vino migliora persino le giornate grigie. La formula è semplice e geniale: si cammina lentamente tra colline spettacolari, si mangiano specialità tipiche della cucina di Langa e si degustano i vini delle cantine locali. Il percorso è lungo circa 4 km e si arriva a La Morra, uno dei borghi più belli delle Langhe anche chiamato il “balcone delle Langhe” perché dai suoi punti panoramici si apre una vista incredibile sui vigneti del Barolo e sulle Alpi.

Festival del Recupero nei borghi Forlì-Cesena

Dal 28 al 30 agosto torna sull’Appennino forlivese il Festival del Recupero, l’evento itinerante ideato dall’Associazione Tempi di Recupero, giunto alla sua sesta edizione. Nei borghi di Pianetto di Galeata, San Piero in Bagno e Santa Sofia, un programma ricchissimo di cene d’autore, foraging, laboratori, convegni, mercato dei produttori e attività per bambini. Protagonisti oltre 30 fra chef, pizzaioli, gelatieri e bartender tra i più apprezzati in Italia e all’estero. Tra le novità di quest’anno, l’aperitivo della Foresta, venerdì 28 agosto; la cena dedicata ai 50 anni del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci, sabato 29 agosto e il talk e i brani di Maurizio Carucci, frontman degli Ex-Otago, sabato 29 agosto.

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Ufficio stampa
Il Festival del Recupero nei borghi Forlì-Cesena

Bolle di Malto a Biella

Dal 30 agosto al 7 settembre 2026, Biella torna a trasformarsi nella capitale italiana della birra con l’11ª edizione di Bolle di Malto – Salone Italiano della Birra, una manifestazione che negli ultimi anni si è affermata tra gli appuntamenti nazionali più importanti dedicati alla cultura brassicola, all’enogastronomia, alla musica, al turismo e alla valorizzazione dei territori. Nove giorni di festival, con oltre cento eventi, 50 birrifici artigianali complessivi tra piazze, Salone e attività collegate tra cui attività outdoor, visite culturali ed eventi diffusi, e 20 cucine di strada da tutta Italia. Inoltre, ogni sera, dalle 18.00 alle 02.00, le piazze ospiteranno concerti gratuiti, DJ set, performance live e progetti musicali.

Avviso di raccolta firme di due referendum abrogativi contro la caccia

Par : carlafiorio
28 août 2026 à 12:53

La raccolta firme si chiuderà l’11 settembre 2026

Presso l’Ufficio Affari Generali/Relazioni con il Pubblico, sono a disposizione dei cittadini che li volessero sottoscrivere, i seguenti moduli per le sotto citate proposte di referendum abrogativi dell’Art. 19 ter disposizioni di coordinamento e transitorie codice penale (leggi speciali in materia di animali) e dell’Art. 842 del codice civile, approvato con R.D. del 16 marzo 1942 n. 262, primo e secondo comma:

• «Volete che sia abrogato l’Art. 19 -ter “Leggi speciali in materia di animali” delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, introdotto dall’Art. 3 legge n.20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”, limitatamente alle seguenti parole: “di caccia” e “nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali”?»;

• «Volete Voi abrogare l’Art. 842 del codice civile, approvato con R.D. del 16 marzo 1942 n. 262, limitatamente a: Rubrica “Caccia e”;
primo comma “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno” e secondo comma “Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità”? ».

Promosse dall’Associazione “Rispetto per tutti gli animali APS”.

Gli orari nei quali è possibile sottoscrivere le proposte sono i seguenti: lunedì, mercoledì, giovedì: 09,00/12,00 – 14,30/15,30; martedì e venerdì: 09,00/13,00.

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Rimini “contro” gli influencer, la località balneare dice stop ai video falsi

Par : losiangelica
28 août 2026 à 10:00

Gli influencer sono di nuovo nell’occhio del ciclone e questa volta non per promozioni occultate o per la richiesta di viaggi e regali in cambio di foto e stories. Rimini e la Riviera si scagliano contro i content creator che divulgano sui social contenuti ritenuti falsi o manipolati, tanto da aver scelto la strada delle azioni legali. Federalberghi Rimini accusa i volti noti di Instagram, Facebook e TikTok di aver diffuso reel e fotomontaggi che offrono una rappresentazione distorta della Riviera Romagnola. L’associazione degli albergatori ha deciso di presentare 2 querele affidandosi ai propri legali, con lo scopo di tutelare la reputazione della località e un comparto turistico che rappresenta uno dei principali motori economici del territorio.

Ancora nel pieno della stagione estiva, quando le piattaforme digitali hanno un peso notevole, la presa di posizione fa discutere: un video che diventa virale può raggiungere migliaia di utenti in poche ore e contribuisce a costruire, nel bene o nel male, l’immagine di una destinazione.

Rimini querela gli influencer

Dopo un tentativo di smentita, Federalberghi sceglie di affidarsi ai legali con due querele. Di fronte a contenuti social considerati falsi e fuorvianti, la risposta non è più limitata a una replica pubblica; in due casi specifici l’associazione si è rivolta alla magistratura. Secondo la ricostruzione fornita, alcuni materiali pubblicati online avrebbero utilizzato foto non autentiche, montaggi strategici con lo scopo di dipingere in modo negativo la meta balneare.

L’obiettivo, sempre secondo l’associazione, sarebbe stato quello di attirare clic e visualizzazioni o, in alcuni casi, di orientare l’interesse dei viaggiatori verso altre destinazioni turistiche. Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti ma sicuramente si sta aprendo uno scenario nuovo che potrebbe creare un cambio di direzione da parte degli influencer.

Foto, clip e video possono trasformarsi in materiale virale e se questi sono falsi e danneggiano l’immagine di un luogo, Federalberghi non ci sta e vuole fissare un limite preciso: la libertà di raccontare o la critica non viene messa in discussione, ma bisogna essere sempre sinceri e non divulgare contenuti falsi o manipolati.

Spiaggia di Rimini dall'alto
iStock
Rimini e le sue spiagge Bandiera Blu

La responsabilità social

A prendere voce è Patrizia Rinaldis, presidente dell’associazione, che richiama ancora una volta all’attenzione nell’uso dei social network sia da parte dei creator sia da parte degli utenti. Il messaggio si rivolge specialmente a chi ha un pubblico numeroso e può avere una forte influenza.

Secondo la presidente, chi comunica attraverso le piattaforme dovrebbe tener conto degli effetti dei propri contenuti evitando di danneggiare ingiustamente realtà economiche e territori. Rimini sta attraversando una stagione con una forte presenza di visitatori e anche grazie alla Bandiera Blu sta mostrando un impegno nel proteggere il mare e offrire sempre più servizi.

Il paragone della Riviera Romagnola con altre località italiane con il solo scopo di screditare è dannoso e non andrebbe perpetuato da parte di content creator e tiktoker. La vicenda, però, apre una discussione più ampia nel rapporto tra turismo e influencer marketing. I social sono uno strumento potente per far scoprire spiagge, hotel, ristoranti e località ma serve un confine tra intrattenimento, recensione, satira e informazione.

Il Cileno ci fa viaggiare nel tempo tra questa città italiana e una splendida “isola fuori dal tempo”

27 août 2026 à 18:00

Fa un salto indietro nel passato per raccontare l’autunno caldo italiano il nuovo film di Sergio Castro San Martín nelle sale dal 27 agosto 2026. Anche le location di Il Cileno così, come costumi, dialoghi e ogni altro dettaglio, hanno il compito di ricostruire sullo schermo l’atmosfera del tempo: l’obiettivo è centrato grazie alla scelta di scorci del centro e della periferia di Torino che sono stati simbolo della lotta armata di metà Anni Settanta o che di quegli anni hanno conservato comunque il senso di inquietudine e sotterraneo fervore.

La città sabauda non è il solo luogo, però, dove sono state effettuate le riprese. Ecco tutte le location del film.

Di cosa parla

È il 1976: Aldo Marín (Camilo Arancibia), minatore esperto di esplosivi e militante socialista, ha lasciato il Cile per scappare dalla repressione seguita al colpo di stato di Pinochet ed è arrivato a Torino in cerca di un lavoro che gli permetta di far uscire dal paese anche la moglie il figlio appena nato. Insieme a lui c’è il suo migliore amico, El Chapa, che una volta in Italia stringe subito legami con esponenti della malavita.

Arriva al cinema il nuovo film di Sergio Castro San Martín sugli Anni di Piombo: "Il Cileno"
(c) Marco Pivanotto/ Ufficio stampa Locarno Film Festival
Una scena di “Il Cileno”

Sono gli Anni di Piombo e anche Aldo si ritroverà presto a cambiare i propri piani: l’incontro con Luciana (Sara Serraiocco), una giovane professoressa universitaria che difende i diritti femminili, e soprattutto quello con il fratello Enrico, leader di un partito extraparlamentare, lo avvicinano infatti alla lotta armata.

Braccato da un maresciallo della scientifica particolarmente ferrato sugli esplosivi, oltre che da un passato che avrebbe voluto mettere da parte, “Il Cileno” – così viene soprannominato Aldo – finisce diviso tra fedeltà ai propri ideali e il desiderio di una vita tranquilla.

"Il Cileno": di cosa parla e dov'è stato girato il nuovo film di Sergio Castro San Martín
(c) Marco Pivanotto/ Ufficio stampa Locarno Film Festival
Un’altra scena de “Il Cileno”

Dov’è stato girato il film

Torino

Torino è, tra i luoghi dov’è stato girato Il Cileno, quello che ha più spazio sullo schermo e non sarebbe potuto essere diversamente per ragioni prettamente narrative.

Le location torinesi comprendono il Palazzo dei Lavori Pubblici, Piazza San Giovanni, i laghi di Falchera e Piazza Giovanni Astengo, il Quadrilatero Romano, il Sottoponte Regina Margherita e i Murazzi del Po, i Giardini del Fante, il Cortile del Maglio, l’Aula Magna di Anatomia Patologica del Dipartimento di Scienze Mediche: tutti luoghi scelti con l’intento di descrivere la Torino degli Anni Settanta, apparentemente fredda e anonima, ma in realtà mossa dall’interno da forze potenti e inquiete.

A Torino si trovano la maggior parte delle location del film "Il Cileno"
123RF
L’apparenza tranquilla della città di Torino

Canton Ticino

Tra le location di “Il Cileno” – che è una produzione internazionale di dispàrte, Equequo e Cinédokké – c’è anche il Canton Ticino. Come ha confermato la Ticino Film Commission, alcune riprese si sono svolte nella sede della Fondazione Eranos: un’«isola fuori dal tempo», come la descrisse a suo tempo Carl Jung, sul Monte Verità ad Ascona (in Svizzera), un tempo frequentata da utopisti, naturisti, teosofici, anarchici e oggi aperta a chiunque voglia riconnettersi con la natura e con la propria interiorità.

A Locarno lo Spazio ELLE ha fatto per qualche giorno da set per il film di Sergio Castro San Martín: a metà tra un centro culturale e una “maison de quartier” è un luogo che ogni giorno accoglie proposte di artisti indipendenti e dove, grazie alla partecipazione di ogni cittadino, si promuovono i valori della convivialità e dell’integrazione.

Cile

Le riprese della prima parte del film, riguardante il passato del protagonista, sono state effettuate in Cile: la produzione non ha diffuso però dettagli su quali siano esattamente le location di Il Cileno nel Paese.

Castello di Belvedere, la sontuosa residenza barocca tra giardini, serre e atmosfere russe (ma in Germania)

27 août 2026 à 17:00

Nel momento in cui ci si avvicina al Castello di Belvedere si avverte quella speciale sensazione per cui la città, Weimar, sembra allontanarsi alle spalle. Alberi, prospettive, prati e architetture disseminate lungo un parco catturano lo sguardo, mentre sul colle meridionale compare la residenza, con la sua elegante facciata barocca, le ali laterali e la scalinata d’ingresso.

Il complesso di Belvedere nacque con ambizioni principesche e la stessa posizione contribuiva al prestigio della proprietà. Il castello sorge su una collina boscosa, circondato da circa 43 ettari di parco, a sud del centro storico. La distanza dalla vita cittadina permetteva alla famiglia ducale di trascorrere la bella stagione in un ambiente più appartato, tra battute di caccia, ricevimenti, collezioni botaniche e passeggiate nei giardini.

Belvedere appartiene dal 1998 al patrimonio mondiale UNESCO di Classical Weimar, insieme a 11 altri edifici e complessi legati alla straordinaria fioritura culturale della città tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.

Breve storia del Castello di Belvedere

Ernst August volle fare di Belvedere il più prestigioso tra i suoi numerosi castelli di caccia e di piacere. Il progetto fu affidato all’architetto Gottfried Heinrich Krohne, autore di diverse residenze ducali della regione. La prima destinazione era legata soprattutto alla caccia, attività centrale nella cultura delle corti europee dell’epoca. Il complesso comprendeva persino una menagerie, una raccolta di animali destinata a sottolineare il rango del proprietario.

Dopo la morte del duca nel 1748, ci fu una fase di declino. La rinascita arrivò nella seconda metà del XVIII secolo grazie alla duchessa Anna Amalia, figura fondamentale nella storia culturale di Weimar. La sua presenza estiva contribuì a riportare vita nella residenza e nei giardini.

Pochi anni più tardi Belvedere assunse anche una vocazione scientifica. Il duca Carl August, infatti, coltivò un forte interesse per la botanica e studiò le piante insieme a Johann Wolfgang Goethe. Le collezioni vegetali raggiunsero dimensioni notevoli e, intorno al 1820, il giardino botanico custodiva circa 7.900 specie provenienti dalla Germania e da altri Paesi.

Fiori del Castello di Belvedere
Getty Images
I fiori del Castello di Belvedere

Una delle storie più affascinanti riguarda il Giardino Russo. Carl Friedrich, figlio di Carl August, fece realizzare questo spazio per la moglie Maria Pavlovna, granduchessa russa. Il progetto riprendeva quasi fedelmente il giardino che la principessa aveva conosciuto a San Pietroburgo, creando un piccolo frammento della cultura dei giardini russi nel paesaggio di Weimar.

Durante il XIX secolo la trasformazione raggiunse il suo punto decisivo. Tra il 1815 e il 1830 il parco assunse un carattere paesaggistico post-classico e romantico. Fontane, sculture, pergolati, la cosiddetta Grande Grotta e altre architetture ornamentali entrarono nella composizione. Anche Hermann Fürst von Pückler-Muskau, celebre progettista di giardini e autore del parco di Muskau, apprezzò il risultato nel 1845.

La famiglia granducale continuò a occuparsi della proprietà fino alla fine della monarchia. Dopo l’abdicazione dell’ultimo granduca Wilhelm Ernst, Belvedere passò al nuovo Stato libero della Turingia. Dal 1923 il castello fa parte delle collezioni d’arte statali di Weimar ed è stato destinato a museo delle arti decorative del XVIII secolo.

Visita, cosa fare e cosa vedere

La visita richiede tempo, soprattutto per capire il rapporto tra edificio e paesaggio. Entrare direttamente nel museo equivale a perdere una parte importante dell’esperienza. Conviene osservare prima il complesso dall’esterno, lasciando che siano le prospettive del parco a raccontare la storia della residenza.

Il palazzo conserva l’eleganza tipica di una residenza di piacere barocca. La composizione comprende il corpo principale e diversi edifici collegati alla vita della corte. Le abitazioni dei cavalieri, le scuderie e l’aranciera completavano una piccola cittadella aristocratica destinata alla permanenza stagionale della famiglia ducale e dei suoi ospiti.

All’interno si trova il museo dedicato alle arti decorative del XVIII secolo. Le sale custodiscono oggetti provenienti dalle corti ducali, con una particolare attenzione a porcellane e vetri. La collezione permette di osservare da vicino il gusto dell’aristocrazia europea tra Barocco e Rococò, attraverso mobili tedeschi e francesi, accessori di corte e manufatti preziosi.

Al piano terreno compaiono porcellane orientali, ceramiche della Turingia e ritratti della famiglia proprietaria. Salendo, l’attenzione si sposta verso le prime porcellane di Meissen, una delle manifatture più importanti nella storia europea di questo materiale, insieme a produzioni provenienti da Berlino, Fürstenberg e dalla manifattura imperiale di San Pietroburgo.

Fuori dal castello si apre invece la parte più ampia dell’esperienza: quella nel grande parco, che conserva tracce delle diverse epoche attraversate da Belvedere. Il primo giardino seguiva i rigorosi principi francesi, quindi con viali rettilinei, aiuole geometriche e siepi potate che creavano prospettive ordinate.

Anna Amalia però preferì una maggiore naturalezza e Carl Friedrich portò avanti questa trasformazione, affidando al parco un carattere paesaggistico più libero. Tra gli elementi più curiosi compare il Rosenberceau, una struttura destinata alle rose, mentre la Grande Grotta, una rovina artificiale, introduce nel paesaggio quella componente pittoresca tanto amata dalla cultura romantica.

Il Giardino Russo merita una deviazione specifica e conferisce al parco una fisionomia particolare, legata alla storia personale della granduchessa e ai rapporti dinastici tra la casa di Sassonia-Weimar e la famiglia imperiale russa. All’interno si trovano un piccolo teatro di siepi e un labirinto ornamentale. La geometria ritorna quindi proprio in una zona del parco ormai dominata dal gusto paesaggistico.

Anche l’aranciera è degna attenzione. Le grandi serre avevano una funzione pratica e rappresentativa insieme, poiché permettevano alla corte di custodire piante esotiche durante la stagione fredda e di mostrare la ricchezza delle proprie collezioni botaniche.

Dove si trova e come arrivare

Belvedere si trova a sud di Weimar, in Turingia, in una posizione sopraelevata che rende evidente fin dall’esterno la funzione scenografica scelta dai duchi. Dal centro di Weimar il complesso può essere raggiunto seguendo la Belvederer Allee, storico asse alberato che conduce verso il castello. La distanza consente di collegare la visita a una giornata dedicata alla città e agli altri luoghi del patrimonio di Classical Weimar.

Per chi arriva in auto, il percorso conduce verso la zona meridionale della città e quindi al complesso di Belvedere. Chi utilizza i mezzi pubblici può partire dal centro di Weimar e verificare le linee urbane disponibili per la zona del castello prima della partenza.

La soluzione più interessante resta comunque dedicare al parco una parte consistente della giornata. Belvedere racconta infatti una storia che il solo edificio riesce a restituire soltanto in parte. Il castello parla della corte, le collezioni raccontano il gusto aristocratico, l’aranciera ricorda la passione botanica e il Giardino Russo porta fino a San Pietroburgo. Persino il labirinto conserva l’idea di un luogo progettato per il piacere e per la meraviglia.

Il Treno del Tartufo porta alla scoperta di Pizzo, il viaggio del gusto lungo la Costa degli Dei

Par : losiangelica
27 août 2026 à 16:00

La Calabria è pronta a viaggiare sui binari del gusto con il Treno del Tartufo: venerdì 28 agosto parte ufficialmente dalle stazioni della linea Tirrenica per arrivare a Pizzo nel pomeriggio, ma l’iniziativa verrà ripetuta anche il 5 settembre. La giornata golosa è pronta a far scoprire uno dei centri più amati della Costa degli Dei sfruttando il trend dello slow travel. A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Ferrovie in Calabria APS nell’ambito del progetto Rail Tour che propone una formula vincente: si parte dal binario, si visita il territorio e ci si gode una degustazione. Questa volta il protagonista è proprio il Tartufo di Pizzo.

Il percorso ferroviario seguirà la Tirrenica Meridionale, attraversando anche la panoramica “Via Tropea”, con il mare spesso a pochi metri dai binari. Si parte da Reggio Calabria Centrale, ma sono previste fermate a Villa San Giovanni, Scilla e Bagnara.

L’itinerario del treno del tartufo

L’itinerario del treno del Tartufo parte da Reggio Calabria Centrale alle ore 14:00 del 28 agosto e sarà ripetuta il 5 settembre. L’arrivo è previsto per le 17:00 alla stazione di Pizzo dove inizialmente si avrà un piccolo spazio libero prima che il gruppo venga riunito da una guida turistica abilitata.

La formula scelta dagli organizzatori è quella di una visita pomeridiana e serale conosciuta con il nome di “Pizzo by night”, con diversi momenti distribuiti tra la zona costiera e il cuore del borgo. La prima tappa è quella del castello Murat, uno dei luoghi della storia: la fortezza domina il centro ed è conosciuta per gli ultimi giorni di prigionia di Gioacchino Murat dove poi è stato fucilato nel 1815.

Si prosegue il tour con la chiesetta di Piedigrotta, un luogo suggestivo sulla costa vibonese. Con la sua struttura scavata direttamente nella roccia a ridosso del mare incanta con il tufo a vista e il panorama unico. Per gli spostamenti è previsto un comodo trenino turistico gommato, quindi nessuno si affaticherà.

Ci sarà poi spazio per muoversi liberamente. Il programma lascia infatti del tempo a disposizione nel centro storico, tra piazze, vicoli, affacci sulla costa e locali. L’esperienza finale è quella della degustazione del Tartufo di Pizzo, il gelato nato proprio nella cittadina e che farà da filo conduttore per l’esperienza. Un’attività golosissima che conquista turisti e cittadini calabresi che possono così scoprire il territorio in un modo nuovo e originale.

Prezzi e info utili

Il Treno del Tartufo partirà venerdì 28 agosto. Le stazioni indicate dagli organizzatori comprendono Reggio Calabria Centrale, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara. L’iniziativa verrà ripetuta solo il 5 settembre; trattandosi di un evento con un numero limitato di posti si consiglia di prenotare in anticipo per essere certi di trovare il biglietto ancora disponibile.

Le tariffe indicate sono di:

  • 36 euro per gli adulti dai 13 anni in su;
  • Per i ragazzi dai 4 ai 12 anni il costo è di 23 euro;
  • Per i bambini da 0 a 3 anni la quota prevista è di 8 euro.

Essendoci pochi posti disponibili il suggerimento è quello di prenotare dal sito ufficiale railtour.it con dovuto anticipo per essere certi di trovare spazio.

Vista panoramica di Pizzo sul mare
iStock
Tour di Pizzo by Night con il treno del tartufo

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