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Giornata delle Ville Venete: un weekend autunnale tra arte, calici di vino ed esperienze uniche

Par : losiangelica
15 octobre 2026 à 14:30

Dimore pazzesche, giardini scenografici, calici di vino e stanze che sembrano uscite da un film in costume… ma con qualche sorpresa decisamente contemporanea. Il 17 e 18 ottobre 2026 torna la Giornata delle Ville Venete, l’appuntamento che per un intero weekend cambia le regole della classica gita culturale. Dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, le ville diventano protagoniste di un viaggio tra arte, lifestyle e tradizioni. E sì, potrebbe essere il piano perfetto per dare una svolta al solito weekend autunnale.

Giornata delle Ville Venete 2026: il programma

La quinta edizione della Giornata delle Ville Venete arriva sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026, con un programma che coinvolge centinaia di dimore storiche tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Il programma segue diversi filoni, pensati per intercettare interessi e modi di viaggiare differenti. Chi ama arte e storia può puntare sulle proposte Heritage, mentre le esperienze Green portano l’attenzione su parchi, giardini e sostenibilità. Per i food lover c’è il mondo Wine & Food, tra vini locali e specialità gastronomiche.

Non mancano le attività Family, i soggiorni Dream per chi vuole concedersi una notte speciale, e gli appuntamenti Wellbeing, con il benessere che incontra la bellezza del paesaggio. Le sezioni Vita di Villa e Paesaggio raccontano invece il rapporto tra le dimore, le persone e il territorio che le circonda. E per chi teme il meteo ballerino di ottobre? Esiste anche una selezione di esperienze adatte alle giornate di pioggia.

Quali Ville Venete visitare

Dalle architetture più iconiche ai luoghi dove il patrimonio storico incontra moda, vino e tradizioni, il calendario offre parecchi spunti. Alcune esperienze meritano un posto speciale nella wishlist del weekend.

Villa Sandi (TV)

Una villa dall’eleganza palladiana, cantine storiche e un finale con degustazione. A Crocetta del Montello, Villa Sandi gioca una delle sue carte migliori: l’incontro tra architettura e cultura del vino. L’esperienza proposta porta alla scoperta dell’antica barricaia settecentesca e delle gallerie sotterranee utilizzate per l’affinamento del Metodo Classico. Poi si torna in superficie, tra gli ambienti della villa e i dettagli di una dimora che racconta una lunga tradizione enologica. Il momento più atteso? Il tasting con due etichette: Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut Millesimato e Opere Trevigiane Metodo Classico Brut, accompagnati dal tipico pan da vin.

  • Prezzi 15 euro a persona;
  • Sabato 17 ottobre dalle 10 alle 11:30.

Villa dei Vescovi (PD)

Sui Colli Euganei, Villa dei Vescovi, bene del FAI a Luvigliano di Torreglia, propone una giornata che passa con naturalezza dalla storia alla tavola. Le visite guidate, previste alle 11, alle 12 e alle 16, permettono di conoscere meglio la figura di Alvise Cornaro, l’umanista legato alla progettazione della dimora. Alle 15 è invece in programma un appuntamento speciale con l’archeologo Marco Cagnoni, per osservare la villa attraverso una prospettiva diversa. C’è spazio anche per una pausa decisamente golosa. Sulle terrazze arriva l’esperienza gastronomica Moecchiamoci, curata da NAUTILUS, con le moeche della tradizione lagunare, altre specialità e i vini dell’Enoteca Colli Euganei.

  • Prezzi 5 euro l’ingresso al parco e 11 euro la combo villa e parco con visita guidata;
  • Domenica 18 ottobre dalle 10 alle 18.
Villa dei Vescovi in provincia di Padova
iStock
Scoprire Villa dei Vescovi sui Colli Euganei

Villa Foscarini Rossi (VE)

Chi pensa che le dimore storiche parlino soltanto di nobili e antichi ricevimenti potrebbe cambiare idea entrando a Villa Foscarini Rossi, a Stra in provincia di Venezia. L’appuntamento Arte e Moda in Villa, guidato da MariaElena Zennaro, attraversa gli ambienti della residenza per arrivare al Museo della Calzatura, dove sono conservati oltre mille modelli Rossimoda. Una collezione che racconta il lavoro artigianale, l’evoluzione dello stile e il rapporto tra creatività e manifattura italiana. È una visita dal mood diverso rispetto ai consueti percorsi storici. E potrebbe conquistare anche chi, davanti alla parola museo, normalmente cambia programma.

  • Prezzi 10 euro a persona con visita guidata, 6 euro per gli over 65, gli studenti fino ai 26 anni e i giovani dai 12 ai 18 anni. Gratis da 0 a 12 anni;
  • Domenica 18 ottobre dalle 14 alle 18.

Palazzo Montanari (VR)

Vigneti, affreschi e una terrazza panoramica. A Palazzo Montanari in provincia di Verona, nel territorio della Valpolicella Classica, la visita si muove tra gli spazi della dimora e il paesaggio che la circonda. Si parte dal brolo, l’antica area verde legata alla proprietà, per poi scoprire gli interni decorati e le tracce della vita rurale che per secoli ha accompagnato queste residenze. Il finale è affidato a un calice di Valpolicella prodotto dalla stessa tenuta, da gustare sulla terrazza.

  • Prezzo 50 euro a persona, 100 euro per famiglia, tariffa agevolata 40 euro per over 65;
  • Su turnazione sabato 17 e domenica 18 ottobre dalle 10:30 alle 15.

Villa La Rotonda (VI)

A pochi passi da Vicenza, Villa La Rotonda torna a svelare gli ambienti meno conosciuti del capolavoro di Andrea Palladio. Sabato 17 e domenica 18 ottobre è in programma I Segreti della Rotonda, una visita guidata che porta oltre i celebri portici e le facciate della villa. Il percorso comprende il Piano Nobile, ma scende anche nel basamento, dove si trova la cucina monumentale. Spazi solitamente meno raccontati, che restituiscono un’immagine diversa della residenza, legata anche alla vita quotidiana di chi la abitava.

  • Prezzo: 25 euro a persona, fino a 6 anni gratis, dai 7 ai 18 anni 15 euro;
  • Attività 17 e 18 ottobre dalle 12 alle 13:30.
Villa La Rotonda di Palladio
iStock
Villa La Rotonda, il capolavoro palladiano da scoprire

Sagre ed eventi di novembre in Umbria, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:11

Profumo di olio nuovo che incontra il pane caldo, castagne che scoppiettano e calici di vino rosso che si tingono dei colori più intensi della stagione: l’autunno porta in tavola i suoi frutti migliori e li trasforma in festa. Tra colline, borghi raccolti e piazze addobbate, le sagre di paese e gli appuntamenti enogastronomici riuniscono chi ama i sapori autentici. In Umbria l’aria si fa più frizzante, le giornate si accorciano ma si allungano gli assaggi, tra mercati di tipicità, feste del gusto e momenti conviviali che invitano a rallentare. È il periodo ideale per scoprire prodotti di stagione e antiche tradizioni, seguendo il ritmo lento dei territori.

Tra gli appuntamenti da segnare in calendario spiccano Frantoi Aperti in Umbria, che anima borghi come Trevi nel segno dell’olio extravergine, e Appuntamento col gusto alla Mangiaunta di Giano, tappa irrinunciabile per chi vuole vivere da vicino frantoi e sapori del territorio. A Città di Castello la Mostra mercato “Il Tartufo Bianco” celebra uno dei prodotti più pregiati della stagione, mentre eventi come la Festa del bosco a Montone o la Festa del vino e delle castagne a Perugia raccontano quanto novembre in Umbria sia un mese generoso di aromi, paesaggi e occasioni per partire.

Cosa fare in Umbria a novembre, tra sagre ed eventi del gusto

  • Frantoi Aperti in Umbria – Trevi (PG), dal 17 ottobre al 15 novembre 2026.
    Frantoi Aperti in Umbria celebra l’arrivo del nuovo olio extravergine trasformando i frantoi in laboratori culturali con eventi dedicati al fumetto, attività per bambini e mostre sul legame tra olio e territorio.
  • Appuntamento col gusto alla Mangiaunta di Giano – Giano dell’Umbria (PG), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    Percorso gastronomico a Giano dell’Umbria nei frantoi locali con degustazioni gratuite di olio e un ricco programma di iniziative, musica e animazione del territorio.
  • Mostra mercato “Il Tartufo Bianco” a Città di Castello – Città di Castello (PG), ogni sabato e domenica dal 31 ottobre al 15 novembre 2026.
    Kermesse gastronomica a Città di Castello dedicata al Tartufo Bianco, con chef di fama, degustazioni, aperitivi letterari e mostra mercato delle eccellenze umbre gestita dalle aziende agroalimentari.
  • Sapere di pane, sapore di olio, bianco & verde tra i castelli – Gualdo Cattaneo (PG), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Appuntamento alla Rocca Sonora di Gualdo Cattaneo con degustazioni di olio nuovo ed eventi tematici legati al pane e all’olio tra i castelli del territorio.
  • Festa del bosco a Montone – Montone (PG), dal 31 ottobre al 3 novembre 2026.
    Festa del bosco a Montone con mostra mercato dei prodotti del bosco e del sottobosco, escursioni, arte, eventi e degustazioni tra vicoli e piazzette del borgo.
  • “Fiera dei Morti” – Perugia (PG), dal 1 al 5 novembre 2026.
    Tradizionale fiera di novembre a Perugia con centinaia di bancarelle, prodotti tipici italiani e la partecipazione di città gemellate e paesi esteri.
  • Festa del vino e delle castagne – Perugia (PG), dal 6 al 15 novembre 2026.
    Sagra paesana tra Perugia e Marsciano con castagne, vino, piatti tipici umbri e stand gastronomici accompagnati da musica, spettacoli e intrattenimenti per tutte le età.
  • Festa dei Frantoi – Campello sul Clitunno (PG), il 8 novembre 2026.
    Manifestazione a Campello sul Clitunno con visite ai frantoi, degustazioni di olio novello e prodotti tipici nei corner dedicati all’interno dei frantoi del territorio.
  • Eurochocolate – Bastia Umbra (PG), dal 13 al 22 novembre 2026.
    Grande festival dedicato al cacao e al cioccolato al centro Umbriafiere di Bastia Umbra, con ampi spazi espositivi e intrattenimenti per una full immersion multisensoriale.
  • Sagrantino Running – The Wine Trail – Montefalco (PG), dal 14 al 15 novembre 2026.
    Corsa competitiva tra paesi, vigneti e cantine del Sagrantino con partenza e arrivo a Montefalco, passaggi a Bevagna e percorsi di diversa lunghezza anche attraverso le barricaie.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • Fiera mercato “Anticamente” – Todi (PG), il 8 novembre 2026.
    Fiera mercato mensile vicino al tempio della Consolazione a Todi, dedicata al collezionismo e agli oggetti autentici d’altri tempi fino ai primi anni Sessanta.
  • Fiera mercato “Anticamente” – Orvieto (TR), il 15 novembre 2026.
    Appuntamento mensile in Piazza della Repubblica a Orvieto dedicato agli appassionati di antiquariato e collezionismo.
  • Mercatino del Pidocchietto – Passignano sul Trasimeno (PG), il 15 novembre 2026.
    Mercatino periodico nel centro storico di Passignano sul Trasimeno con espositori di antiquariato, collezionismo e artigianato.
  • La Terra dei Mercanti – Bastia Umbra (PG), dal 21 al 22 novembre 2026.
    Grande fiera su ampia superficie dedicata a collezionismo, modernariato e vintage, con oggetti tecnici, militari, arredi d’epoca, moda d’antan, vinili, fumetti e strumenti musicali.
  • Fiera mercato “Anticamente” – Perugia (PG), il 28 novembre 2026.
    Mostra mercato mensile nel centro storico di Perugia tra le più importanti del centro Italia, con bancarelle di antiquariato, modernariato, collezionismo e curiosità.

Sagre ed eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:09

Nel calendario di fine autunno si susseguono sagre di paese, feste patronali ed eventi dedicati ai prodotti di stagione, tra profumi di cantine e piatti che scaldano le serate più lunghe. È il momento in cui le comunità si ritrovano tra piazze e cortili, tra mercati e vie illuminate, per celebrare la terra e i suoi frutti. In questo clima raccolto ma vivace, il Friuli-Venezia Giulia diventa lo sfondo ideale per un viaggio fatto di degustazioni, tradizioni e scoperte lente.

In Friuli-Venezia Giulia, novembre 2026 invita a esplorare borghi e città seguendo il filo delle feste enogastronomiche: dalla storica Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli, con la sua atmosfera di comunità, alla gustosa Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano, nel comune di Mortegliano, perfetta per chi cerca sapori autunnali autentici. A queste si affiancano appuntamenti come la Festa della Madonna della Salute a Forni di sopra e la tradizionale Fiera di Santa Caterina a Udine, che arricchiscono il calendario con momenti di incontro, bancarelle e specialità tipiche da assaggiare.

Gli eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia tra sagre e mercatini

  • Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli – Aiello del Friuli (UD), dal 5 al 8 novembre 2026.
    Ad Aiello del Friuli la Fiera di San Carlo, di antica tradizione, offre spettacoli, eventi culturali, mercatino dell’usato e dell’hobbistica, Marcia del Tacchino e numerose iniziative.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 8 novembre 2026.
    In piazza S. Paolino a Lavariano il mercato agroalimentare promuove la vendita diretta di prodotti agricoli locali, valorizzando la filiera corta e gli scambi culturali sul territorio.
  • Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano – Mortegliano (UD), dal 14 al 15 novembre 2026.
    In piazza San Paolino a Lavariano la Festa dell’Oca e del Vin Novello propone piatti a base d’oca e specialità tipiche accompagnate dal vino novello, ricreando l’atmosfera dei festeggiamenti di un tempo.
  • Festa della Madonna della Salute – Forni di sopra (UD), il 21 novembre 2026.
    Festa religiosa e popolare con Santa Messa alla chiesa della Madonna della Salute e tradizionale mercato che coinvolge la comunità locale e i paesi vicini.
  • Fiera di Santa Caterina – Udine (UD), il 23 novembre 2026.
    Storica fiera udinese in Piazza Primo Maggio, con numerose bancarelle e attrazioni, dove il pubblico può passeggiare e fare acquisti in un’atmosfera tradizionale.
  • Fiera di Sant’Andrea – Gorizia (GO), dal 28 al 29 novembre 2026.
    Antica fiera autunnale goriziana di origine medievale, con giostre, bancarelle e specialità gastronomiche, che anima la città con espositori da tutta Italia.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • Lo scrigno del Doge in Villa Manin – Codroipo (UD), il 1 novembre 2026.
    A Villa Manin Lo scrigno del Doge propone antiquariato, modernariato e incontri a tema sul collezionismo con interventi di esperti e la presenza fissa di Alessandro Rosa.
  • Mercatino delle Pulci e del Libro Usato – Gemona del Friuli (UD), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di Gemona il Mercatino delle Pulci e del Libro Usato invita a curiosare tra le bancarelle e a visitare musei, municipio e giardini del castello.
  • Mercatino antiquario di San Vito al Tagliamento – San Vito al Tagliamento (PN), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di San Vito al Tagliamento il mercatino antiquario riunisce espositori con proposte di antiquariato di vario genere.
  • Mercato di Grado – Grado (GO), ogni sabato dal 7 al 28 novembre 2026.
    A Grado si tiene un mercato settimanale con bancarelle di abbigliamento, pelletteria, calzature, fiori, piante, articoli per hobby, giocattoli, bigiotteria e chioschi gastronomici tipici.
  • Corte dei Miracoli – Muggia (TS), il 8 novembre 2026.
    Alla Corte dei Miracoli un ricco mercatino propone oggetti d’epoca e da collezione, dai boccali di birra ai grammofoni, giocattoli in latta e peluche, fino a schede telefoniche e sorpresine.
  • Mercatino dell’usato – Codroipo (UD), il 9 novembre 2026.
    In piazza Giardini a Codroipo il Mercatino dell’usato offre esposizioni di antiquariato, collezionismo, artigianato e opere di artisti locali, con molti pezzi vintage e ricercati.
  • Tesori del tempo – Gemona del Friuli (UD), il 15 novembre 2026.
    A Campagnola di Gemona del Friuli Tesori del tempo è una mostra-mercato dell’usato rivolta a espositori non professionali, artigiani, artisti e hobbisti che presentano pezzi unici.
  • Mercatino di Gradisca – Gradisca d’Isonzo (GO), il 15 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato tra i più forniti dell’area Alpe Adria, con oltre 200 espositori italiani e stranieri, allestito nel Parco della Spianata e in viale Regina Elena a Gradisca.
  • Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato – Trieste (TS), il 15 novembre 2026.
    In largo Granatieri e vie vicine si svolge il Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato con mobili, cristalli, porcellane e cimeli legati all’Impero asburgico, più un’edizione straordinaria in ottobre per la Barcolana.
  • Udine Antiqua – Udine (UD), il 15 novembre 2026.
    A Udine Antiqua il mercatino propone oggetti d’artigianato, antiquariato, collezionismo e hobbismo, con pezzi recuperati dalle “soffitte della nonna”.
  • Non solo tarli – Mortegliano (UD), il 21 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato e del modernariato in piazza Verdi, che anima il centro cittadino con numerose bancarelle per l’intera giornata.
  • Mercatino dell’antiquariato di Sacile – Sacile (PN), il 22 novembre 2026.
    Mercatino con usato, antiquariato, collezionismo, artigianato, vintage, hobbistica e prodotti enogastronomici, aperto dall’alba al tramonto.
  • Mercatino antiquario di Pordenone – Pordenone (PN), il 29 novembre 2026.
    Storico mercatino antiquario in Corso Vittorio Emanuele a Pordenone, che richiama appassionati ed espositori dall’alba fino a dopo il tramonto.
  • Mercatino antiquario di San Daniele del Friuli – San Daniele del Friuli (UD), il 29 novembre 2026.
    Mercatino di piccolo antiquariato e oggetti da collezione a San Daniele del Friuli, con circa 50 espositori e presenza ampliata nei mesi con quinta domenica.

Sagre ed eventi di novembre in Campania, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:09

Profumo di castagne arrostite, funghi del sottobosco e calici di rosso che scaldano le serate: l’autunno trasforma i borghi italiani in un mosaico di sapori e colori. Tra sagre di paese, feste patronali e appuntamenti enogastronomici, ogni weekend diventa un invito a scoprire prodotti tipici di stagione e tradizioni radicate. Tavolate conviviali, piazze animate e mercatini artigianali creano quell’atmosfera lenta e autentica che fa venir voglia di partire. In questo scenario, la Campania regala un calendario particolarmente ricco di occasioni per assaggiare il territorio.

Nel cuore della regione, novembre 2026 è il momento ideale per andare a caccia di sapori tra le sagre e gli eventi più attesi: dalla Sagra della Castagna di Montella IGP, dedicata a uno dei prodotti simbolo dell’Irpinia, alla Sagra della Castagna e del Fungo Porcino di Roccamonfina, che chiude in dolcezza il suo lungo calendario autunnale. A fare da contrappunto ci sono appuntamenti che raccontano la varietà del territorio, come la Sagra del Cinghiale a Dugenta con le sue specialità rustiche o la grande Sagra delle Sagre a Sant’Angelo dei Lombardi, ideale per assaggiare tante eccellenze locali in un solo viaggio.

Eventi di novembre in Campania, tra sagre e sapori d’autunno

  • Sagra della Castagna e del Fungo Porcino di Roccamonfina – Roccamonfina (CE), dal 3 ottobre al 1 novembre 2026.
    Storica sagra dedicata a castagne e funghi porcini con capannelle gastronomiche, dolci a base di castagne, caldarroste distribuite la sera e banchi di artigianato locale.
  • Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    A Dugenta la sagra propone numerosi piatti a base di cinghiale accompagnati da vini locali, con trattorie all’aperto, atmosfera campestre, balli e canti folkloristici e vendita di prodotti tipici.
  • Festa della patata di montagna – Castelcivita (SA), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di Castelcivita si celebra la patata di montagna con stand gastronomici aperti anche a pranzo e accompagnamento di musica popolare.
  • Sagra della Castagna di Montella IGP – Montella (AV), dal 1 al 2 novembre e dal 6 al 8 novembre 2026.
    A Montella la sagra celebra la Castagna IGP con mostre, stand gastronomici, musica folkloristica, degustazioni di caldarroste, visite guidate a siti storici e aziende di trasformazione e itinerari culturali e naturalistici.
  • La Sagra della Castagna e dei prodotti del sottobosco – Acerno (SA), dal 7 al 8 novembre 2026.
    Ad Acerno la sagra anima le vie principali con stand di prodotti tipici, giochi, falò, simulazioni di ricerca del tartufo, musica folkloristica, spettacoli, gastronomia locale, caldarroste e vino offerto ai visitatori.
  • Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 8 e 13 novembre 2026.
    A Piano di Sorrento il Mercato della Terra riunisce produttori locali e Presìdi Slow Food con un’ampia varietà di specialità tipiche, affiancate da momenti culturali e laboratori del gusto per adulti e bambini.
  • La Sagra delle Sagre a Sant’Angelo dei Lombardi – Sant’Angelo dei Lombardi (AV), dal 13 al 15 novembre 2026.
    Nel centro storico di Sant’Angelo dei Lombardi la rassegna propone prodotti tipici, enogastronomia, artigianato, folklore, arte e turismo, coinvolgendo vicoli e scorci antichi e richiamando numerosi visitatori.
  • Sagra della Castagna Ufarella a Treglia – Pontelatone (CE), dal 17 al 18 novembre 2026.
    A Treglia la Sagra della Castagna Ufarella offre caldarroste Ufarella, salsicce, p’ttera, dolci di castagne e vino locale, in un clima di tradizione autunnale curato dalla Pro Loco.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • MercAntico a San Lorenzello – San Lorenzello (BN), il 8 e 29 novembre 2026.
    A San Lorenzello il MercAntico riempie le botteghe artigianali con oltre quaranta espositori di mobili e oggetti d’antiquariato, offrendo un percorso tra pezzi storici e curiosità del passato.
  • Fiera del Baratto e dell’Usato – Napoli (NA), dal 28 al 29 novembre 2026.
    La Fiera del Baratto e dell’Usato riunisce centinaia di stand tematici dedicati a antiquariato, modernariato, oggetti vari, abbigliamento ed elettronica, con un’area speciale BidonToys per giocattoli d’epoca e modellismo.

Antonella Russo: Friuli-Venezia Giulia, “Tutto da scoprire”

15 octobre 2026 à 08:27

Con una posizione strategica nel cuore dell’Alpe Adria e una straordinaria varietà paesaggistica racchiusa in soli 200 km— dalle vette delle Dolomiti alle vigne del Collio, fino alle sponde dell’Adriatico —, il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle destinazioni più dinamiche e attrattive del panorama europeo.

La regione sta vivendo una stagione d’oro dal punto di vista culturale e turistico, forte dell’esperienza di Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025 e con lo sguardo già proiettato verso il 2027, anno in cui sarà Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

In occasione del TTG Travel Experience di Rimini 2026, abbiamo intervistato Antonella Russo, Head of Italian & International Travel Trade per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Nell’intervista, ci ha raccontato i preparativi per il grande anno di Pordenone, il prestigioso debutto dell’evento internazionale d’aviazione Connect Aviation 2027 a Trieste e le tendenze di un turismo sempre più orientato all’autenticità, alla sostenibilità e alle esperienze “da respirare”.

Ci sono alcune grosse novità l’anno prossimo nel Friuli-Venezia Giulia, ce le vuole raccontare?

Nel Friuli-Venezia Giulia c’è già una grande emozione, una grande aspettativa per Pordenone 2027, anche perché siamo reduci da un’altra Capitale della Cultura. Allora, un po’ abbiamo avuto la fortuna – e credo anche grazie al duro lavoro – di riuscire ad avere due Capitali nel giro di pochi anni: la Capitale Europea della Cultura di Gorizia e Nova Gorica, e la Capitale Italiana della Cultura che sarà proprio Pordenone il prossimo anno. Per cui è un trend culturale molto molto positivo che ci dà anche una grande carica a noi e agli operatori anche qui presenti al TTG di Rimini, che sono numerosissimi per promuovere tutto questo. Pordenone che non è per caso Capitale Italiana della Cultura, perché è una città non sempre conosciutissima, però molto molto vivace proprio dal punto di vista culturale.

Pordenone ha degli archi lunghissimi, ha un corso centrale dove è anche bello fare una passeggiata, fermarsi, bere un caffè, insomma è una città che invita a rilassarsi, ma anche a godere dell’influenza culturale, perché ci sono eventi che sono importantissimi a livello internazionale. Primo fra tutti, che si è appena concluso anche con la presenza del Presidente Mattarella, Pordenonelegge. Credo che non abbia più neanche bisogno di presentazioni. Ma anche Le Giornate del Cinema Muto, ma anche Pordenone Blues o il Dedica Festival. Quindi, una grande vivacità dal punto di vista degli eventi; dal punto di vista anche del rinnovamento urbano che si sta intraprendendo proprio in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura, ma anche dal punto di vista dei luoghi dedicati alla cultura. Solo per nominarne uno, il Palazzo del Fumetto, che è una realtà veramente importante per un modo di fruire la cultura che è diverso, che non è quello che comunemente si conosce, ma è qualcosa di molto molto particolare e che ha rilevanza a livello europeo.

Così come anche per alcuni progetti legati alla cultura: per esempio uno di questi è “La cultura che cura“, ed è un progetto a nostro avviso interessantissimo che porta la cultura negli ospedali. Per cui anche in collaborazione con il CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano, con con le aziende sanitarie e vari istituti, così che anche chi sta passando dei momenti difficili nella vita abbia la possibilità, tramite la cultura, di non concentrarsi unicamente sulla battaglia che sta affrontando, ma anche di vivere questo momento in maniera un po’ diversa e un po’, per quello che è possibile, migliore, guardando anche al futuro.

Ci sono già dei progetti che potete comunicare per Pordenone 2027? Innanzitutto, quando inizia ufficialmente?

La seconda metà di gennaio. Allora, progetti ce ne sono tantissimi, però ancora non li possiamo comunicare. Ma, a giorni, ci saranno delle comunicazioni molto importanti. Quindi, stay tuned, come si suol dire, perché ci saranno delle cose veramente molto importanti e molto belle che bollono in pentola, tra cui alcune mostre: tra le 50 che prevediamo, alcune mostre veramente importanti, sì.

Pordenone in sé è una città, appunto, come dicevamo, molto bella, che vale la pena di visitare, vale la pena di vivere, ma si lega a un entroterra anche interessante, perché Pordenone è circondata da piccoli borghi, ognuno dei quali ha dal punto di vista turistico qualcosa da da offrire. Penso ad esempio a uno dei più celebri che è Spilimbergo, con la scuola dei mosaicisti e tra poco parliamo già di presepi, ci sarà il presepe dei mosaicisti giganti di Spilimbergo, che è qualcosa anche questo legato alla cultura, ma diverso…

Per la Capitale della Cultura saranno coinvolti anche delle località limitrofe quindi?

Assolutamente sì, c’è la provincia, tutta la zona e le località diffuse. Noi lo sentiamo come un evento regionale, nel senso che la nostra è una regione piccola per cui siamo tutti coinvolti, però chiaramente tutti questi borghi — Valvasone che è il borgo medievale, Spilimbergo che nominavamo prima, Sesto al Reghena, Sacile… ce ne sono veramente tanti e saranno coinvolti in prima fila negli eventi e negli avvenimenti, insomma, di Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

Sempre parlando di viaggi, ospitate anche un evento molto importante per il mondo dell’aviazione…

Connect! È una cosa di cui siamo molto orgogliosi perché abbiamo vinto una candidatura. Connect Aviation è uno degli eventi internazionali principali per l’aviazione civile. Noi abbiamo un aeroporto che è il Trieste Airport, che è un aeroporto veramente centrale non soltanto per la nostra regione, ma che collega tutto l’ambito dell’Alpe Adria, quindi centrale a livello europeo, e che ha una peculiarità: ha il treno, cioè la stazione ferroviaria di un treno di linea che si ferma proprio di fronte all’aeroporto. Quindi è collegato benissimo!

È un aeroporto comodo anche perché, essendo un aeroporto non enorme, è molto facile da fruire: uno scende dall’aereo, la valigia è già lì, attraversa il ponte ed è al treno o al parcheggio. Quindi è tutto molto a portata di viaggiatore, senza stress, senza code. Però noi vorremmo anche farlo conoscere un po’ di più tra coloro che muovono e smuovono questo settore. Per cui avremo ospiti a Trieste a febbraio (23-25/02/27), per tre giorni di workshop e una settimana di eventi in tutta la regione, tra gli 800 e i mille delegati che appartengono a tutte le linee aeree europee o che operano in Europa, anche extraeuropee, tutti gli aeroporti d’Europa e tutti coloro che rappresentano dei servizi legati proprio all’aviazione. Quindi Connect sarà per noi un’occasione di presentare Trieste come destinazione e come gate, restando nel gergo aeroportuale, per una una destinazione molto più ampia che è quella del Friuli- Venezia Giulia.

Non è la prima edizione, siamo alla 26ª edizione. Per noi è chiaramente la prima, è una cosa piuttosto straordinaria, e stiamo già lavorando per questo appuntamento.

Da qui magari nasceranno anche dei nuovi business, dei nuovi accordi, proprio per incrementare il traffico aeroportuale.

Questa è l’idea, anche di presentarci come destinazione Trieste, destinazione Friuli-Venezia Giulia, anche loro, in un momento difficile, perché è un momento difficile per l’aviazione, per la strutturazione adesso, nuova strutturazione in Europa dei voli, delle linee, per dire: “Guardate, noi ci siamo, non solo ci siamo, ma valiamo la pena!”.

Quali sono i numeri relativi agli arrivi turistici?

Noi siamo molto molto soddisfatti degli arrivi e delle presenze in Friuli-Venezia Giulia. Siamo, un po’ per collocazione, una regione che vive molto del turismo straniero, perché siamo chiaramente all’angolo d’Europa e molto vicini sia alla zona mitteleuropea sia alla zona dell’Est Europa, per cui abbiamo anche tantissimi visitatori dai Paesi dell’Est Europa. Non abbiamo dei Paesi che spiccano se non quelli proprio più vicini: chiaramente l’Austria è attaccatissima, la Germania, ma siamo un po’ una destinazione trasversale per tutti i Paesi europei. Per cui possiamo dire con orgoglio che stiamo mantenendo e anche aumentando gli afflussi nella nostra regione, anche perché il Friuli-Venezia Giulia rappresenta in questo momento quello che il turista sta cercando. Nel senso che, soprattutto dopo il Covid, c’è stato un cambio di prospettiva: ci si è un attimino allontanati da alcune destinazioni che sono molto più conosciute, che però sono anche più affollate, e si cerca la destinazione da vivere in tranquillità, quindi la destinazione, noi diciamo, “da respirare”, da vivere, da godere a 360 gradi.

Quindi, a partire non solo dalla visita culturale — parlavamo prima di cultura — ma anche la cultura dove l’enogastronomia fa parte di questa esperienza culturale, la passeggiata, il godersi l’aria aperta. Noi abbiamo per nostra fortuna una configurazione paesaggistica straordinaria: nel giro di 200 km si passa dalle Dolomiti alle Alpi, i vini, i vigneti e poi anche la costa adriatica. E tutto questo, unito alla posizione vicina all’Austria e alla Slovenia, fa sì che ci sia un mondo veramente, come il nostro claim, “Tutto da scoprire“.

Si riaccendono i riflettori sul Lago d’Iseo: il Guardian celebra la magia di un paradiso tra borghi pittoreschi

14 octobre 2026 à 12:00

Tra i ritmi frenetici di Milano e le industrie dell’hinterland, c’è un angolo della Lombardia dove il ritmo sembra invece rallentare, tra montagne che si specchiano nell’acqua, piccoli borghi affacciati sul lago e sentieri immersi nei colori dell’autunno. È il Lago d’Iseo, tornato sotto i riflettori della stampa internazionale grazie al Guardian, che gli ha dedicato un lungo reportage di viaggio.

La testata britannica lo racconta attraverso un itinerario fatto soprattutto di bicicletta, trekking e vita all’aria aperta, presentandolo come una destinazione ideale per chi desidera scoprire i laghi italiani da una prospettiva più lenta e rilassata. Al centro del viaggio c’è soprattutto Monte Isola, raggiungibile in pochi minuti di traghetto dalla sponda bresciana e perfetta da esplorare senza automobile. Un nuovo riconoscimento internazionale, quindi, per un territorio che non ha bisogno della mondanità del Lago di Como o delle grandi località del Garda per lasciare il segno.

Il Guardian riscopre il Lago d’Iseo e Monte Isola

Il cuore del racconto è Monte Isola, una montagna che emerge direttamente dalle acque del lago e custodisce una successione di piccoli centri abitati, vicoli, uliveti e antiche tradizioni legate alla pesca.

Qui le automobili sono praticamente assenti e ci si sposta soprattutto a piedi, in bicicletta o utilizzando i piccoli mezzi pubblici locali. È proprio questa dimensione sospesa a conquistare il Guardian, che attraversa località come Sensole, Menzino e Carzano, seguendo strade tranquille affacciate sull’acqua e immergendosi in un paesaggio che in autunno cambia completamente colore.

Peschiera Maraglio
iStock
Peschiera Maraglio, uno dei borghi del Lago d’Iseo

Il portale turistico ufficiale descrive Monte Isola come la più grande isola lacustre abitata d’Europa: ha una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati e un perimetro di circa 9 chilometri. Tra i suoi simboli ci sono la Rocca Oldofredi-Martinengo, costruita nel XIV secolo e il Santuario della Madonna della Ceriola, che domina il lago dall’alto. Ed è proprio verso il santuario che conduce una delle escursioni raccontate dal quotidiano britannico: una salita attraverso i boschi di castagni ricompensata, una volta arrivati in cima, da una vista che abbraccia il lago e le montagne circostanti.

Borghi, trekking e sapori al Lago d’Iseo

Il fascino del Lago d’Iseo, però, va oltre Monte Isola. È il paesaggio nel suo complesso a rendere particolare questa zona della Lombardia: verso sud iniziano le colline e i vigneti della Franciacorta, mentre procedendo verso nord il panorama diventa più aspro, con montagne sempre più vicine alle rive.

Anche per questo il territorio si presta particolarmente allo slow travel. Si può percorrere Monte Isola a piedi con un itinerario di circa 9,4 chilometri che parte da Peschiera Maraglio, attraversa uliveti e borghi come Sensole, Menzino e Siviano e regala scorci continui sulle acque del lago e sulle piccole isole circostanti.

Poi ci sono i sapori locali, altro elemento che il Guardian inserisce nel viaggio: il pesce di lago, le sardine essiccate e le ricette tradizionali diventano parte di un’esperienza che invita a fermarsi, anziché limitarsi a spuntare attrazioni da una lista.

Palcoda e Tamar, alla scoperta dei borghi abbandonati friulani della Val Tramontina

11 octobre 2026 à 15:00

Vildisora. Vildisot. Vil di miec. Ovvero Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Tramonti di Mezzo, le tre località che, insieme a Meduno, compongono la Val Tramontina, una vallata che è uno scrigno montano nascosto tra le vette della parte occidentale del Friuli. Un angolo d’Italia impreziosito da notevoli bellezze naturalistiche, come le celebri Pozze Smeraldine del fiume Meduna o le cime delle Dolomiti Friulane, ma con tanti percorsi, escursioni ed esperienze che rimangono ancora fuori dai circuiti del grande turismo e che quindi permettono di esplorare i boschi, le valli, i passi e i rilievi con il silenzio, la calma e l’attenzione che rendono più completo e soddisfacente il viaggio.

La Val Tramontina è una terra che, peraltro, si è svuotata con il passare del tempo. Il paese di Tramonti di Sotto contava più di tremila abitanti all’inizio del Novecento, oggi sono poco più di 300. Una montagna che si è progressivamente svuotata man mano che dal nostro mondo sono andati a ridursi le attività di agricoltura e allevamento nelle aree interne e le campagne si sono fatte sempre più disabitate. Un processo storico che, come ogni altro, lascia delle testimonianze palpabili: è quello che è accaduto a Palcoda e Tamar, due manciate di case di pietra sospese nel cuore delle Prealpi Carniche, che la natura ha lentamente reclamato nell’ultimo secolo. Piccoli borghi fantasma di montagna, restituiti oggi parzialmente a nuovo splendore come rifugi, bivacchi e aree per godere al meglio di un contesto montano splendido, collegati tra loro da un bel sentiero ad anello che permette di attraversare una natura incontaminata e bellissima.

Val Tramontina: dov’è e come si arriva

La Val Tramontina si trova nella zona occidentale del Friuli, in provincia di Pordenone, incuneata tra le Prealpi Carniche e interamente compresa nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Il suo nome, si suppone, deriva dal latino intra montes, “tra i monti”, appunto. Un toponimo che ben descrive la natura di vallata isolata, chiusa tra rilievi che per secoli l’hanno tenuta ai margini delle grandi vie di comunicazione.

I due comuni principali sono Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto. Nella parte inferiore della valle si trova il specchio del Lago di Tramonti, o Lago di Redona: un bacino artificiale nato nel 1952 dallo sbarramento del torrente Meduna, che allora sommerse anche l’antico borgo di Movada, i cui resti riemergono ancora nei periodi di secca, come l’estate appena passata.

Per raggiungere la valle da Pordenone e dalla pianura friulana si percorre la Strada regionale 552, attraversando Spilimbergo, Sequals e Meduno fino a Tramonti di Sotto. Chi arriva invece dalla Carnia può scegliere la strada più scenografica, quella che valica il Passo Rest, un tornante dopo l’altro tra boschi e pareti rocciose, amato anche dai motociclisti.

È una valle che ha conosciuto, come buona parte dell’arco alpino, un lungo e progressivo abbandono: si contano oltre 150 tra borgate, nuclei e case sparse disseminate nei suoi valloni, molte delle quali oggi ridotte a ruderi o del tutto scomparse sotto la vegetazione. Un tempo la sussistenza si reggeva su pascolo, alpeggio e lavorazioni artigianali; oggi resta un territorio di grande valore naturalistico, frequentato soprattutto da escursionisti, e gastronomicamente noto per la pitina, salume affumicato a base di carne ovina e caprina, che ha ottenuto il marchio IGP proprio in quest’area.

L’escursione verso Palcoda

Il punto di partenza per raggiungere i due borghi abbandonati di Palcoda e Tamar è l’abitato di Tramonti di Sotto. Dal centro del paese si imbocca via Manzoni e, in auto, ci si porta in località Comesta. Qui un divieto di transito segna l’inizio effettivo del cammino a piedi, e si può lasciare la macchina in corrispondenza di uno spiazzo con un murale che ricorda la Resistenza tra queste cime.

Dopo pochi metri il sentiero attraversa il torrente Tarcenò e prende effettivamente il via l’escursione: al bivio si imbocca il segnavia CAI 831A verso Palcoda, mentre l’altro sentiero sarà quello da cui si giungerà al termine dell’anello. La prima parte del sentiero è quella più impegnativa, inerpicandosi tra tratti di boschi di faggio e altri più aperti, dai quali si scorge la valle di Tramonti e si ha una bella panoramica sulle vette delle Dolomiti Friulane. Il paesaggio, mano a mano che si guadagna quota, si apre su scorci che spaziano fino al Col Nudo e al Monte Cavallo, mentre il torrente Tarcenò regala lungo il percorso piccole cascate e marmitte scavate nella roccia calcarea nel corso dei millenni.

Superata una forcella, termina la salita. Il sentiero scende quindi verso la valle del torrente Chiarzò, e il primo abitato ad apparire, percorrendo l’itinerario che corre proprio a fianco del letto del corso d’acqua, è Palcoda.

Oggi dell’antico borgo rimane sostanzialmente soltanto la chiesetta di San Giacomo, restaurata nel 2011: il suo campanile bianco si staglia in mezzo ai boschi, visibile da lunga distanza. Quando si arriva nell’ampia radura, ombreggiata da alberi di noce, si può avvicinarsi al suo campanile e tirare la cordicella per suonare la campana. All’interno della chiesa alcuni pannelli informativi raccontano la storia della ristrutturazione dell’edificio. Fuori, a fianco, un bivacco messo in piedi da alcuni volontari è uno splendido esempio dello spirito di cooperazione e condivisione che si trova in montagna. Il resto dell’antico borgo sono ruderi di case in pietra ingoiate dai rovi, dagli alberi e dalla natura.

Un edificio in rovina a Palcoda
Lorenzo Calamai
La natura ha rapidamente inghiottito i resti di Palcoda

Tuttavia, la storia di Palcoda è lunga: le prime tracce di frequentazione risalgono al Quattrocento, quando la zona era battuta da pastori di passaggio; a partire dal Seicento Palcoda diventa un insediamento stabile, grazie soprattutto alle famiglie Moruzzi e Masutti, che vi si stabiliscono per prime e saranno le costanti protagoniste della vita paesana. Nel periodo di massimo splendore, nel corso del XVII secolo, il paese arrivò a contare circa 150 abitanti, un mulino, una fornace, e un’economia che si reggeva in parte sulla lavorazione dei cappelli, esportati fuori dalla Val Tramontina.

Il declino iniziò nei primi decenni del Novecento, quando lo spopolamento verso la pianura e le città svuotò progressivamente le case. Durante la Seconda guerra mondiale Palcoda tornò per un breve periodo a essere abitata, o meglio, frequentata: divenne infatti un rifugio per i partigiani della Resistenza, e proprio tra le sue case, nel dicembre del 1944, tre giovani partigiani furono catturati e fucilati. Una targa vicino alla chiesa li ricorda.

La grande cascata del Chiarzò e Tamar

Da Palcoda si raggiunge Tamar, per poi far ritorno al punto di partenza tramite il sentiero CAI 832, che ripassa dal Guado Tarcenò chiudendo l’anello.

Nel farlo, però, è doverosa una piccola deviazione verso la cascata Pisulat, un vero e proprio monumento naturale: un salto maestoso del torrente Chiarzò, estremamente scenografico, e d’estate peraltro particolarmente gradevole per la possibilità di tuffarsi e fare il bagno nella grande polla cristallina che si forma ai piedi della cascata.

La Cascata Pisulat, vicino Palcoda e Tamar, in Friuli
Lorenzo Calamai
Lo spettacolare salto della Cascata Pisulat

Per raggiungere questo splendido luogo, si deve deviare verso nord in corrispondenza dell’attraversamento del Chiarzò, sul sentiero che da Palcoda porta verso Tamar. La deviazione è breve, bastano appena una decina di minuti per portarsi al cospetto di questa cascata meravigliosa. Si torna poi sui propri passi per riprendere la marcia verso Tamar.

Borgo gemello di Palcoda per storia e destino, Tamar ha avuto una parabola di abbandono più lenta. Qui l’ultima abitante, una donna ormai anziana, lasciò il paese solo negli anni Cinquanta del Novecento, decretandone la fine come comunità stabile. Oggi Tamar è una struttura recuperata e pienamente fruibile, con un bivacco e un piccolo rifugio ben attrezzato a disposizione dei viandanti. Un luogo ideale per una sosta, in una radura verde con alberi frondosi e prati morbidi.

Da Tamar, quindi, si affronta la discesa finale per tornare al punto di partenza, calando lungo una serie di tornanti in uno splendido bosco tra querce, faggi e betulle.

Nel complesso, l’escursione è lunga circa 10 chilometri, con un dislivello attorno ai 500 metri. È adatta a tutti i livelli di esperienza, ma è comunque impegnativa, richiede condizioni fisiche discrete. Il tempo di percorrenza complessivo si aggira sulle quattro ore.

L’Apocalisse dipinta nel cuore della Carinzia: Fuchskapelle è una sorta di Cappella Sistina psichedelica

11 octobre 2026 à 10:00

Klagenfurt è un’elegante città austriaca della Carinzia che, di primo impatto, sembra custodire soprattutto la solennità della tradizione barocca. Eppure, dietro una porte della chiesa di Sant’Egidio, si apre un universo pittorico che ha ben poco a che fare con l’immagine classica di un edificio religioso.

Il visitatore si ritrova infatti al cospetto di pareti e soffitto che si accendono di turchese, rosso, viola, oro e verde, mentre figure angeliche, creature mostruose e riferimenti alla modernità si intrecciano in una narrazione travolgente. È la Fuchskapelle, conosciuta anche con il nome di Cappella dell’Apocalisse, uno dei tesori artistici più insoliti del Paese.

Non mancano paragoni con la ben più nota Cappella Sistina, ma la differenza più sostanziale è quei le tonalità sono pop e psichedeliche. Il motivo di questo confronto è da ritrovare nella ricchezza delle pitture che rivestono pareti e soffitto. Ma c’è un particolare ancora più interessante: Ernst Fuchs, colui che ha dato vita a questa meraviglia, richiamava la Cappella Sistina quando qualcuno manifestava impazienza per la durata dei lavori.

Breve storia della Fuchskapelle, il capolavoro di Ernst Fuchs

L’anno di riferimento è il 1989, momento in cui Ernst Fuchs iniziò a lavorare alla decorazione della cappella meridionale di Sant’Egidio. Nato a Vienna nel 1930, il pittore era già una figura di riferimento della Scuola Viennese del Realismo Fantastico, movimento artistico caratterizzato da immagini visionarie, dettagli minuziosi e richiami al mito, alla religione e all’inconscio.

La sua produzione aveva conquistato anche l’ammirazione di Salvador Dalí, uno dei maggiori esponenti del Surrealismo. Fuchs condivideva con il celebre artista spagnolo il gusto per le rappresentazioni enigmatiche, sebbene il suo universo figurativo fosse profondamente legato alla simbologia cristiana e alle tecniche dei grandi maestri del passato.

L’impresa intrapresa a Klagenfurt si rivelò particolarmente impegnativa. Durante i lunghi anni di realizzazione, infatti, il pittore trascorse mediamente 2 o 3 mesi all’anno nella città carinziana, dedicandosi a un progetto che richiedeva studio, precisione e continue riflessioni. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che per approfondire il significato delle immagini ebbe addirittura numerosi confronti con teologi e studiosi delle religioni.

Il progetto fu concluso dopo oltre 20 anni e il 30 settembre 2010, con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo diocesano Alois Schwarz. Quel giorno vi fu perciò il completamento dell’opera e la benedizione del rinnovato spazio di preghiera. Durante l’omelia, il vescovo interpretò il ciclo pittorico quale testimonianza di speranza, sottolineando che l’Apocalisse biblica parla anche del giudizio divino e del compimento della storia umana.

Cosa vedere nella Fuchskapelle e modalità di visita

La prima impressione che si ha entrando in questo tesoro d‘Austria è quello di abbondanza visiva. Le superfici sembrano perdere i propri confini per essere trasformate in un racconto unitario che coinvolge l’intero ambiente. Lo sguardo passa dalle figure monumentali alle creature fantastiche, fino a soffermarsi su particolari minuscoli.

Gran parte di questo effetto deriva dalla tecnica della pittura a velature, utilizzata dall’artista per sovrapporre strati sottili e trasparenti di colore: è un procedimento che conferisce profondità alle immagini e produce delicate variazioni luminose. Sulla parete orientale compare uno degli episodi principali dell’Apocalisse, tratto dal capitolo 12 del libro di Giovanni. Si tratta di una donna che sta per dare alla luce un bambino, minacciato da un drago con 7 teste. La scena prosegue poi attraverso l’intervento dell’arcangelo Michele.

Emergono pure i quattro cavalieri dell’Apocalisse, il libro chiuso con 7 sigilli, la caduta del drago infernale e la Gerusalemme celeste, immagine della città divina descritta nelle pagine conclusive della Bibbia. Sulle superfici dipinte fanno la loro comparsa persino astronauti, satelliti e aerei militari, elementi che trasformano il racconto biblico in una riflessione sulla civiltà contemporanea.

Tra le raffigurazioni c’è addirittura un qualcosa che conosciamo (quasi) tutti benissimo: l’affondamento del Titanic, inserito in una scena di catastrofe. Il celebre transatlantico, naufragato nel 1912, diventa parte di un universo figurativo popolato da simboli di distruzione e fragilità umana.

Altrettanto provocatoria è la rappresentazione della prostituta di Babilonia, figura apocalittica tradizionalmente associata alla corruzione. Fuchs la collega anche alla cultura consumistica e all’immaginario delle pin-up, proponendo una lettura che coinvolge le contraddizioni della società moderna.

Sulla parete occidentale trova spazio un episodio dell’Antico Testamento, il sacrificio di Isacco. Abramo, chiamato a sacrificare il figlio, viene fermato dall’intervento divino. Secondo la spiegazione fornita dall’artista, la scena allude al passaggio dal sacrificio umano a quello animale, ampliando ulteriormente i temi spirituali affrontati nella cappella.

Cappella dell'Apocalisse, Austria
Visitklagenfurt@Thomas Sattler Photography
Cicli pittorici della Cappella dell’Apocalisse

Il soffitto presenta invece un confronto tra il cielo della tradizione biblica e quello terrestre, trasformato dalle attività dell’uomo. L’insieme crea un intreccio affascinante di epoche e significati, accentuato dalla ricchezza cromatica delle composizioni. La Fuchskapelle è visitabile esclusivamente attraverso una visita guidata, della durata di circa 1 ora. L’accompagnamento permette di riconoscere le scene bibliche, approfondire la tecnica dell’artista e individuare dettagli che richiedono uno sguardo particolarmente attento.

Dove si trova e come arrivare

La cappella si trova nel centro storico di Klagenfurt am Wörthersee, capoluogo della Carinzia, regione dell’Austria meridionale situata a ridosso del confine con Italia e Slovenia. Siamo quindi nei pressi del Wörthersee, uno dei laghi più celebri del Paese, circondato da rilievi alpini e rinomato per le sue acque dalle sfumature turchesi.

L’indirizzo della chiesa di Sant’Egidio è Pfarrhofgasse 4, 9020 Klagenfurt am Wörthersee, a pochi passi dalle principali piazze cittadine. Dall’Italia, Klagenfurt è raggiungibile in automobile attraverso il valico di Tarvisio e l’autostrada austriaca A2. In alternativa, sono disponibili collegamenti ferroviari, con itinerari e coincidenze variabili in base alla città di partenza.

Una volta raggiunto il centro, Sant’Egidio costituisce una tappa ideale da abbinare alla visita delle piazze storiche e degli edifici rinascimentali che caratterizzano il capoluogo. Ma la verità più nuda e cruda è che, fra le architetture cittadine, la piccola cappella dipinta da Ernst Fuchs conserva un’identità del tutto particolare.

Mercatini di Natale 2026 a Villach, in Austria: cosa sapere per visitarli

10 octobre 2026 à 11:00

L’Avvento 2026 trasformerà Villach e i suoi dintorni, in Carinzia, in una destinazione ideale per vivere la magia del Natale tra tradizioni alpine, mercatini, musica e paesaggi invernali.

Dalle piazze del centro storico alle rive del Lago di Faak e del Lago di Ossiach, il periodo delle festività porterà con sé un ricco calendario di appuntamenti, con artigianato, specialità gastronomiche, spettacoli e attività per tutta la famiglia.

Date e appuntamenti nel centro storico

Dal 13 novembre al 31 dicembre 2026, il centro di Villach si vestirà a festa, con le piazze animate da luci, bancarelle, proposte artigianali e specialità della cucina regionale.

A Nikolaiplatz tornerà l’Avvento artistico, dedicato all’artigianato e alle creazioni originali, mentre sulla Hauptplatz troverà spazio l’Avvento delle baite, dove le proposte gastronomiche contribuiranno a creare un’atmosfera tipicamente natalizia. Nei pressi della Stadtpfarrkirche, la chiesa parrocchiale, sarà invece allestita un’area dedicata all’artigianato, affiancata da spazi per la ristorazione.

Il programma comprenderà anche iniziative per le famiglie e i bambini, con il Paradiso dei biscotti, i giri sui pony, il trenino e la giostra.

Krampus, Bauernadvent e Bauernsilvester: le tradizioni da scoprire

Tra gli appuntamenti più attesi dell’Avvento villachese non può mancare la sfilata dei Krampus del 27 novembre: le figure mascherate, caratteristiche del folklore alpino, percorrono le strade con costumi dall’aspetto inquietante e richiamano le antiche usanze legate al periodo invernale e all’arrivo delle festività.

Domenica 20 dicembre alle ore 17, l’attenzione si sposterà sul Villacher Bauernadvent, l’Avvento contadino di Villach, con la comunità riunita per accogliere il Bambino Gesù, accompagnato dai Re Magi e dagli angeli.

Un’altra tradizione particolare è il Bauernsilvester del 30 dicembre, una festa che anticipa di un giorno il Capodanno. Le sue origini sono legate alle abitudini dei contadini, dei braccianti e delle serve, che in passato lavoravano la sera del 31 dicembre e avevano quindi l’occasione di festeggiare il giorno precedente.

Per l’evento sono previste specialità come salsiccia affumicata, crauti e pane, insieme a degustazioni, musica eseguita da gruppi tradizionali in costume e alla benedizione dei cibi.

Eiszeit e la torre della chiesa: Villach dall’alto e sul ghiaccio

A Rathausplatz, l’appuntamento con Eiszeit porterà il pattinaggio sul ghiaccio al centro della programmazione invernale: sono previste tre serate dedicate a musica, pattinaggio e intrattenimento, oltre a tre spettacoli di pattinaggio artistico.

Un’esperienza da considerare per ammirare il centro da una prospettiva inedita è la salita sulla torre della chiesa parrocchiale, illuminata durante le festività come una grande candela: dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027 sarà possibile raggiungere la cima, alta 94 metri, affrontando i 239 gradini.

L’accesso è previsto da giovedì a domenica, dalle 16 alle 20, con aperture straordinarie il 7, l’8 e il 23 dicembre e chiusure il 24 e il 25 dicembre.

Suggestivo paesaggio invernale a Villach, Austria
copyright © Regione Villach Tourismus /naturelhotels
Tutto il fascino dell’Avvento a Villach

Schönleitn: il nuovo villaggio natalizio sul Lago di Faak

La grande novità dell’Avvento 2026 sarà Schönleitn, nella zona del Lago di Faak, che dal 19 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 si trasformerà in un villaggio natalizio, tra tradizionali case contadine alpine, appartamenti con stufe in maiolica, alberi di Natale e installazioni luminose.

Il progetto si distingue anche per la possibilità di soggiornare al villaggio e di vivere l’Avvento immersi nelle decorazioni e nelle tradizioni locali.

Il sentiero delle luci natalizie sarà aperto ogni giorno dalle 16 alle 21. La piazza ospiterà gli appuntamenti principali dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi, con musica, canti corali, letture, rappresentazioni delle tradizioni locali e presenze dei Perchten. Le bancarelle proporranno specialità regionali e bevande calde, mentre un fuoco all’aperto offrirà uno spazio conviviale in cui fermarsi durante la visita.

Sono inoltre previsti un presepe a grandezza naturale, uno zoo con animali da accarezzare e una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Il BIBI Kids Club proporrà iniziative dedicate ai bambini, dalla pasticceria natalizia all’ufficio postale delle feste, passando per i giri in trattore, il pattinaggio in piazza e la costruzione di pupazzi di neve.

Stiftsweihnacht’am See: il Natale all’abbazia di Ossiach

Dal 4 al 6 dicembre, l’abbazia barocca di Ossiach, sulle rive dell’omonimo lago, ospiterà lo Stiftsweihnacht’am See, un evento che unirà artigianato, gastronomia e spettacolo. Nel cortile dell’abbazia si alterneranno bancarelle di artigianato artistico, specialità regionali, dolci, musica, danza e teatro.

Il programma musicale della CMA coinvolgerà la chiesa abbaziale e la sala concerti Alban Berg, mentre attori accompagneranno il pubblico con racconti dedicati all’Avvento. Tra le attività più particolari sono previste anche escursioni con gli alpaca dell’allevamento della famiglia Reichenhauser, in programma venerdì e domenica.

Gli orari di apertura saranno venerdì 4 dicembre dalle 15 alle 19, sabato 5 dalle 11 alle 19 e domenica 6 dalle 10 alle 19. Sabato 5 dicembre, dalle 16.30, è atteso anche San Nicola, uno degli appuntamenti dedicati alle famiglie.

L’evento sarà raggiungibile con i mezzi pubblici grazie ai collegamenti Postbus sulla tratta Steindorf–Ossiach–Villach.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca

8 octobre 2026 à 17:30

Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.

Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.

Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.

Breve storia tra monaci, incendi e stelle

Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.

I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.

L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.

Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.

L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.

La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici

Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.

Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.

Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.

Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.

La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.

Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.

Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.

Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.

Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.

La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Pustinja Blaca, Croazia
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L’impressionante Pustinja Blaca

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.

Gli appuntamenti da non perdere al TTG 2026 di Rimini

5 octobre 2026 à 21:18

Tre giorni, quelli dal 14 al 16 ottobre 2026, pieni di appuntamenti, convegni, workshop, conferenze, happening, eventi e autorevoli presenze tra gli stand del TTG Travel Experience di Rimini. Tra la miriade di impegni ce ne sono alcuni da segnare in agenda. Ecco i nostri consigli.

Specialità tipiche allo stand dell’Umbria

Nell’arena del padiglione della Regione Umbria (Pad. C3, stand 234-406) troveranno spazio degustazioni, preparazioni e incontri dedicati alle eccellenze regionali: olio, vino, birra artigianale, cioccolato, tartufo e produzioni agricole diventeranno occasioni per raccontare non soltanto ciò che si può assaggiare, ma i territori, le persone e i paesaggi da cui questi prodotti nascono. Tra i protagonisti della proposta gastronomica ci saranno Andrea Impero, chef dell’Elementi Fine Dining del Borgobrufa Spa Resort, e Ada Stifani, alla guida di Ada Gourmet a Perugia.

Degustazioni di vini della Moldova

Il vino costituisce uno dei principali fili conduttori della Moldova. Le Strade del vino attraversano le tre regioni con Indicazione Geografica Protetta – Codru, Valul lui Traian e Ștefan Vodă – e collegano cantine storiche, aziende familiari, ristorazione e ospitalità. La presenza a TTG di operatori attivi a Chișinău, nel Codri e nell’area di Purcari consente di costruire programmi che combinano capitale, territori rurali, enogastronomia, natura e patrimonio culturale. Giovedì 15 ottobre alle ore 15.00 è prevista una degustazione di prodotti tipici e vini Cricova, la cantina sotterranea che si estende per oltre 120 chilometri di gallerie sotterranee (Pad. C7 – Stand N128).

Aperitivi da Gruppo Gattinoni

Mercoledì 14 ottobre, dalle 16.45 alle 18.00, lo stand del Gruppo Gattinoni (Hall A5-C5/415-502) ospiterà un aperitivo aperto ai visitatori di TTG: cocktail e piadina romagnola per un momento informale di incontro e networking, realizzato insieme a Pliant, partner dell’iniziativa. Anche giovedì 15 ottobre, sempre dalle 16.45 alle 18, ci sarà un altro momento di conviviale, dopo la presentazione delle novità di Gattinoni Travel sempre, presso lo stand.

Il ministro Mazzi e il Cammino di Papa Giovanni Paolo II

Il 14 ottobre alle ore 15.40 presso la Global Village Arena, Padiglione C4 sarà annunciato “Da Cracovia a Roma un nuovo modo di camminare attraverso l’Europa“, il nuovo Cammino dedicato a Papa Giovanni Paolo II, alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e organizzato dall’Ente del Turismo della Polonia.

I numeri dei viaggi

Abitare, viaggiare, osservare, ascoltare, incontrare: il valore dell’esperienza reale nel generare persone più consapevoli e territori capaci di ri-esistere e rigenerarsi attraverso la presenza e la partecipazione. Usando dati, evidenze e testimonianze, Isnart, il 14 ottobre, dalle 13:20 alle 14:20, nell’Italy Arena, analizzerà come turismo, eventi e ospitalità possano trasformare la scelta di esserci in un fattore di benessere individuale, coesione sociale e sviluppo dei territori. Il panel affronterà, inoltre, il turismo termale come esperienza rigenerativa in senso pieno.

Rimini all’alba

La mattina di giovedì 15 ottobre comincerà molto prima dell’apertura degli stand fieristici con la TTG Sunrise Walk and Run organizzata da  VisitRimini insieme al partner locale Fluxo. L’accoglienza è prevista dalle ore 6.45, con check-in e warm-up, mentre alle 7.30 partirà un percorso di circa 5 chilometri lungo il mare e attraverso il Parco del Mare. Una modalità diversa per presentare la città agli operatori non attraverso una brochure o una presentazione, ma percorrendola, alle prime ore del giorno, per sperimentare direttamente uno degli spazi che hanno ridisegnato il waterfront riminese e che rappresentano oggi una delle infrastrutture più riconoscibili della città.

Il mare italiano ha otto nuovi siti tutelati: tra tartarughe e monti sommersi

5 octobre 2026 à 10:00

Il mare italiano si arricchisce di otto nuovi siti Natura 2000 destinati alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Il provvedimento, pubblicato il 30 settembre 2026 in Gazzetta Ufficiale, istituisce sei Siti di Importanza Comunitaria (Sic) e due Zone di Protezione Speciale (Zps) in alto mare, oltre il limite delle acque territoriali italiane ma all’interno della Zona di Protezione Ecologica (ZPE) dichiarata dall’Italia.

Le nuove aree interessano diversi settori del Mar Tirreno, del Mar Ligure e delle acque che circondano Sardegna, Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di proteggere ambienti profondi e specie particolarmente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema. Tra i protagonisti della nuova tutela c’è anche la tartaruga marina Caretta caretta, insieme agli uccelli marini e a preziosi habitat caratterizzati dalla presenza di coralligeno ed emissioni gassose.

Otto nuovi siti Natura 2000

I nuovi siti, introdotti con il decreto 269 del 1° settembre 2026, comprendono aree molto diverse tra loro per posizione e caratteristiche naturali. Al largo di Livorno nasce il Banco di Santa Lucia, mentre tra il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale si trova il Complesso dei monti sottomarini Ulisse-Doria-Janua, un sistema di rilievi che si sviluppa sotto la superficie del mare.

Al largo della costa orientale della Sardegna è stata individuata la Parte Nord del monte sottomarino delle Baronie, mentre lungo la costa settentrionale della Sicilia rientra nella rete protetta il Complesso dei monti sottomarini Sisifo-Tiro-Enarete. In Calabria, invece, la tutela interessa la Dorsale sottomarina di Paola, lungo la costa occidentale.

A queste aree si aggiunge il Tirreno centrale per la tutela di Caretta caretta, che comprende un’ampia porzione di mare tra Sardegna, Campania e Sicilia. Completano il quadro il Mare Sinis Iglesiente, lungo la costa occidentale della Sardegna, e il Mare Nurra, nella parte nord-occidentale dell’isola.

Otto nuovi siti Natura 2000 in Italia
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La penisola del Sinis in Sardegna

Un nuovo traguardo per la tutela del mare italiano

L’istituzione degli otto siti consente alla Zona di Protezione Ecologica italiana di raggiungere una superficie protetta pari al 31%, centrando così il target europeo indicato per la tutela degli ambienti marini. La misura si inserisce nel percorso verso l’obiettivo di avere il 30% delle aree protette entro il 2030, previsto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

La scelta delle aree risponde soprattutto alla necessità di conservare specie e habitat che si trovano lontano dalle coste e che, proprio per la loro posizione in alto mare, richiedono specifiche misure di protezione. I nuovi siti sono stati individuati per favorire la conservazione della tartaruga marina, degli uccelli marini e di habitat profondi nei quali sono presenti formazioni di coralligeno ed emissioni gassose.

Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, l’ampliamento della Rete Natura 2000 permette di rafforzare la tutela dell’alto mare e di valorizzare ulteriormente il patrimonio di biodiversità italiano. Un patrimonio che non si limita alle coste e alle spiagge più conosciute, ma comprende anche un mondo sommerso fatto di montagne, dorsali e ambienti profondi ancora lontani dagli occhi.

A bordo del treno storico da Milano verso il Natale nel Südtirol

4 octobre 2026 à 10:00

C’è un modo davvero suggestivo per vivere l’attesa del Natale, lasciando che il viaggio diventi parte integrante dell’esperienza: per il Natale 2026, da Milano Centrale e Brescia si può partire alla volta dei Mercatini di Natale del Südtirol – Alto Adige a bordo di affascinanti vetture storiche, con un viaggio di andata e ritorno nella stessa giornata.

La proposta permette di raggiungere alcune delle località più richieste durante il periodo natalizio senza dover affrontare il traffico autostradale, le code o la ricerca di un parcheggio: al posto dell’auto, si sale su un treno storico e ci si mette comodi verso le atmosfere natalizie di Bolzano, Merano e Bressanone.

L’iniziativa è organizzata da Pallenium Tourism, in collaborazione con Fondazione FS Italiane e ARSMS – Associazione Rotabili Milano Smistamento.

La valle dell’Eden, le location della serie tratta dal romanzo di Steinbeck sono un tuffo nella storia

1 octobre 2026 à 16:30

Il nuovo adattamento del celebre romanzo di John Steinbeck in arrivo su Netflix dal 1° ottobre 2026 è pronto a trasportare lo spettatore nella California di inizio Novecento tra rivalità familiari, amori travolgenti, grandi rivoluzioni politiche e conflitti internazionali e, soprattutto, ostinati tentativi da parte dei personaggi di sfuggire a un destino apparentemente già scritto.

Le location di La valle dell’Eden (titolo originale East of Eden) sono state scelte per ricreare il più fedelmente lo spirito dell’epoca e i grandi stravolgimenti che avvengono attorno e nella vita dei protagonisti. Il risultato? È che sono anch’esse tutt’altro che scontate.

Di cosa parla

Scritta da Zoe Kazan, la serie segue le vicende di due famiglie rivali: gli Hamilton e i Trask. I sette episodi disponibili su Netflix si concentrano in particolare sui fratelli Adam e Charles Trask: il loro rapporto conflittuale è reso ancora più teso dall’arrivo in città di Cathy Ames, una donna affascinante quanto enigmatica interpretata da Florence Pugh, che romperà i già precari equilibri familiari e darà il via a una serie di eventi destinati ad avere ripercussioni fino alle due generazioni successive.

Arriva su Netflix "La valle dell'Eden": un nuovo adattamento del romanzo di John Steinbeck
Ufficio stampa Netflix
Una scena de “La valle dell’Eden”

Diretta da Garth Davis (per i primi quattro episodi) e Laure de Clermont-Tonnerre (per i restanti tre), la miniserie Netflix affronta così temi universali come l’amore, la gelosia, i legami familiari, l’eterno conflitto tra bene e male.

Dov’è stata girata la serie

La nuova serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck è ambientata nella Salinas Valley, in California, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Come ha raccontato a Vanity Fair la stessa showrunner, però, girare in California sarebbe stato logisticamente e soprattutto economicamente troppo dispendioso: è per questo che le location di La valle dell’Eden si trovano tutte in Nuova Zelanda.

"East of Eden", la nuova serie Netflix tratta dal romanzo di Steinbeck, è ambientata nella Salinas Valley tra fine Ottocento e inizi Novecento
Ufficio stampa Netflix
Un’altra scena di “La valle dell’Eden”

L’Otago Centrale

La regione centrale dell’Otago è stata sfruttata, per esempio, per ricreare quelle che dovevano essere un tempo le grandi vallate californiane – da cui il titolo – e le ambientazioni più rurali. Qui si è girato, in particolare, nei pressi dell’Oteake Conservation Park: un’area protetta di oltre 65mila ettari dominata dai caratteristici profili piatti dei monti Hawkdun Range, un tempo abitata da popolazioni indigene e poi protagonista nella seconda metà dell’Ottocento della corsa all’oro.

Ōamaru

Nel quartiere vittoriano di Ōamaru, centro del distretto di Waitaki famoso per i pinguini blu e per i treni a vapore, sono ambientate la maggior parte delle scene cittadine. Tra le location più facili da riconoscere ci sono, oltre al porto, proprio la stazione e il deposito ferroviario della Ōamaru Steam and Rail.

Nuova Zelanda: dov'è stata girata la serie "La valle dell'Eden"
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Il centro storico vittoriano di Ōamaru

Dunedin

Anche la vicina Dunedin è stata scelta a rappresentare sullo schermo la California di fine Ottocento e inizi Novecento per via degli edifici in pietra e delle numerose architetture vittoriane che richiamano quell’epoca. Tra i set principali, dove sono state girate scene all’aperto e sequenze in esterna, c’è Queen’s Garden: uno dei parchi pubblici più antichi della città. Riprese sono state effettuate anche in vie e all’interno di negozi ben frequentati per lo shopping. La location di La valle dell’Eden più riconoscibile a Dunedin è, però, senza dubbio la stazione ferroviaria: con la sua facciata ricca di decorazioni in pietra, i pavimenti interni a mosaico e i giardini curati che la circondano è ufficialmente tra le attrazioni più fotografate della Nuova Zelanda e spesso vista anche sullo schermo.

C'è anche la stazione ferroviaria di Dunedin tra le location di "La valle dell'Eden"
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L’iconica stazione ferroviaria di Dunedin

North Island

Altri luoghi dov’è stata girata la serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck si trovano a North Island. Il tranquillo sobborgo marinaro di Devonport, ad Auckland, è servito a riprodurre spiagge e coste della California. Alcune scene sono state girate nel pittoresco centro di Thames, dove il tempo sembra essersi fermato all’età dell’oro.

Le location reali del nuovo adattamento Netflix del romanzo di John Steinbeck "East of Eden"
Ufficio stampa Netflix
Ancora una scena di “La valle dell’Eden”

Il lago di Mezzano continua a sorprendere: riemerge un segreto dell’Età del Bronzo

Par : losiangelica
29 septembre 2026 à 12:00

Il lago di Mezzano ha appena restituito un altro pezzo del suo passato, e non uno qualunque. Sul fondale del piccolo bacino vulcanico della Tuscia è stata individuata una spada dell’Età del Bronzo, perfettamente conservata, insieme a vasi integri e ad altri oggetti in bronzo.

Un ritrovamento che porta ancora più indietro nel tempo la storia di questo angolo del Lazio, dove sotto l’acqua si nascondono le tracce di un antico insediamento palafitticolo. Parliamo del XIII-XII secolo a.C.: diversi secoli prima della data tradizionale della fondazione di Roma.

Il ritrovamento di una terza spada nel lago di Mezzano

La protagonista della nuova campagna di ricerca è una spada a lingua da presa emersa nella zona meridionale del lago, in un settore ancora poco esplorato. È la terza trovata qui dall’inizio delle indagini archeologiche avviate negli anni Settanta. E non era sola. Nella stessa area sono comparsi anche un’ascia, un rasoio in bronzo e alcuni recipienti arrivati fino a noi praticamente intatti.

Negli ultimi anni il fondale del lago sta restituendo una quantità sorprendente di oggetti. Solo nella campagna del 2025 erano emersi più di 25 manufatti in bronzo: asce, punte di lancia, fibule, anelli, uno spillone, un falcetto e persino frammenti di lingotti, le cosiddette “panelle”. La cosa che incuriosisce di più gli archeologi, però, è la posizione dei ritrovamenti.

Diversi reperti metallici sembrano trovarsi a quote simili sul fondale. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: capire dove e come sono stati deposti può cambiare completamente l’interpretazione del sito. Erano oggetti persi durante la vita quotidiana del villaggio? Depositi intenzionali? Offerte legate all’acqua? O magari il paesaggio del lago, cambiato nel corso dei secoli, ha spostato e sommerso zone che un tempo erano vicinissime alla riva?

Perché questa scoperta cambia la lettura del sito

La tentazione è concentrarsi sull’oggetto più scenografico: una spada di oltre tremila anni fa, in effetti, fa la sua figura. Ma il valore della scoperta è soprattutto nel contesto. Sembra infatti che proprio nel lago di Mezzano in provincia di Viterbo sia conservato uno dei più importanti insediamenti di palafitte di tutta Italia: le ricerche stanno permettendo di ricostruire come vivevano le comunità del lago esaminando le strutture di legno, gli utensili e le ceramiche oltre ai vari ritrovamenti proprio dell’Età del Bronzo.

Tra XIII e XII secolo a.C. il bronzo era una materia preziosa, frutto di reti di approvvigionamento e competenze tecniche complesse. A Mezzano, la presenza di armi finite insieme a frammenti di lingotti racconta un mondo già molto più connesso di quanto si potrebbe immaginare.

Ma a incuriosire è anche il rapporto con l’acqua. In diversi siti europei dell’Età del Bronzo, laghi, fiumi e paludi hanno restituito armi e oggetti metallici. In alcuni casi si ipotizzano deposizioni rituali, in altri le interpretazioni restano aperte. A Mezzano, la presenza di tre spade e di vasi ancora integri rende il quadro ancora più intrigante. E mentre gli archeologi lavorano sott’acqua, spesso con visibilità minima e condizioni non semplici, il lago continua a cambiare faccia. Da luogo appartato della Tuscia a specie di archivio sommerso della protostoria italiana.

Tra nuvole e rocce spigolose a dominare l’orizzonte c’è la Fortezza di Klis, il baluardo di pietra croato

26 septembre 2026 à 14:00

Scegliendo di lasciare la (meravigliosa) costa dalmata alle spalle, si imbocca una strada che raggiunge una stretta fascia montuosa che separa il massiccio del Kozjak da quello del Mosor. Proprio su questa soglia naturale sorge la Fortezza di Klis, costruita lungo una rupe calcarea che raggiunge i 385 metri di altitudine.

Da questa altura lo sguardo si spinge vero il profilo delle isole dell’Adriatico, anche perché per secoli il passaggio fra la costa e l’entroterra è stato uno snodo militare e commerciale di enorme importanza: la fortezza controllava infatti una delle principali vie di accesso verso la Dalmazia costiera.

I suoi muri seguono la forma della montagna e da lontano quasi si confondono con la roccia.

Breve storia della Fortezza di Klis

Le prime tracce di frequentazione di questa area della Croazia risalgono al Neolitico recente, fra il 6000 e il 4500 a.C., periodo associato alla cultura impressa. Gli abitanti più antichi conosciuti con precisione sono però i Dalmati, una popolazione appartenente al mondo illirico. Sulle alture costruivano insediamenti fortificati destinati al controllo dei passaggi e del territorio.

Con la conquista romana nacque un presidio militare destinato alla difesa di Salona. In epoca tardo-romana la struttura era conosciuta come Kleisa, ma, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il territorio passò sotto Bisanzio. Nel 614, secondo il racconto dell’imperatore e storico Costantino Porfirogenito, la fortezza cadde durante l’avanzata avaro-slava e Salona venne successivamente saccheggiata e distrutta.

Una carta dell’852 cita la fortezza fra i possedimenti del principe Trpimir. Nei secoli successivi divenne uno dei centri del potere croato e la sua posizione tornò decisiva durante l’invasione tatara del regno ungaro-croato. La tradizione storica lega infatti Klis al rifugio del re Béla IV davanti all’avanzata dell’Orda.

Dal XV secolo si trovò sulla linea di frizione fra Impero ottomano, Repubblica di Venezia e monarchia asburgica. In questa fase entrarono in scena gli Uscocchi, combattenti specializzati in incursioni rapide nei territori avversari. Il loro comandante più celebre fu Petar Kružić, che difese Klis per oltre 20 anni contro le forze ottomane.

Nel 1537 la resistenza terminò e la fortezza passò agli Ottomani. Poi, nel 1596, un gruppo di Croati riuscì a conquistarla con un attacco a sorpresa, ma nello stesso anno un contrattacco ottomano costrinse i difensori alla ritirata. La fase ottomana durò complessivamente 111 anni.

La svolta definitiva arrivò nel 1648, durante la guerra di Candia fra Venezia e Impero ottomano: Klis venne conquistata dalle forze veneziane e rimase sotto Venezia fino al 1797. Seguirono il dominio francese e quello asburgico.

Visitare la Fortezza di Klis tra porte, bastioni e la chiesa di San Vito

La visita segue la struttura stessa del complesso. Tre porte conducono progressivamente verso le sue parti più interne, con un percorso che permette di percepire il passaggio dalla funzione abitativa a quella puramente difensiva.

Ingresso Fortezza di Klis, Croazia
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Una delle porte della Fortezza di Klis

Il primo ingresso risale agli anni Venti del XIX secolo e venne costruito dagli Austriaci sul sito di una precedente porta veneziana. Superato questo punto, il percorso sale verso la seconda porta, legata alla fortezza medievale e successivamente rinnovata dagli Austriaci. La terza conserva invece origini medievali e venne modificata più volte dai Veneziani, con l’ultimo intervento datato 1763.

Nel settore interno si trova l’antico alloggio del provveditore, chiamato anche Casa del Principe. La costruzione risale alla metà del XVII secolo e poggia sulle fondamenta di edifici più antichi legati ai sovrani croati e ai successivi governatori di Klis. In epoca austriaca ospitò il comando della fortezza.

Una delle presenze più singolari è però la chiesa di San Vito, poiché la sua storia racchiude un ulteriore cambio di potere: dopo la conquista ottomana del 1537, l’edificio venne trasformato in moschea, con pianta quadrata, cupola emisferica e minareto. A seguito della conquista veneziana del 1648 fu riconvertito al culto cristiano e dedicato a San Vito. Sopra l’ingresso compare un’iscrizione latina del 1743.

Accanto alla chiesa si trova il bastione Bembo, il più grande spazio destinato all’artiglieria nel terzo sistema difensivo e nell’intera fortezza. La struttura attuale risale alla metà del XVII secolo e occupa il sito della precedente torre di Kružić.

Il piccolo museo raccoglie armi e oggetti legati alla lunga storia militare di Klis. Fra i pezzi esposti figurano spade, moschetti, armature e ricostruzioni dell’abbigliamento degli Uscocchi. I pannelli storici aiutano a seguire una vicenda complessa, fatta di successioni politiche e assedi.

Poi arriva il panorama: dalla parte più alta la fortezza si apre verso Split, la pianura e l’Adriatico. E dopo aver attraversato cortili, scale e passaggi in pietra, lo sguardo cambia completamente scala, con la città che appare in basso, mentre la fortezza rivela il motivo della propria fama di “Chiave della Dalmazia“, denominazione legata alla sua posizione strategica.

Klis ha conquistato anche un posto nell’immaginario televisivo, poiché è stata infatti utilizzata per le riprese di Game of Thrones e ha rappresentato Meereen nella quarta stagione. Una piccola esposizione dedicata alla serie conserva immagini e materiali delle riprese.

Dove si trova e come arrivare

Klis si trova a circa 11-13 km dal centro di Split, in posizione dominante sulla piana omonima. La fortezza sorge sul passaggio fra Kozjak e Mosor, a quasi 350 metri sul livello del mare, con il punto più alto del complesso a 385 metri. L’auto rappresenta la soluzione più semplice. Il percorso segue la vecchia strada proveniente da Solin e permette di raggiungere l’area della fortezza, con parcheggio gratuito presso la parte inferiore del complesso e vicino all’ingresso.

Da Split partono inoltre gli autobus locali 22 e 35 dal terminal di Sukoišan, con fermata vicino alla fortezza. Anche la bicicletta è una possibilità, grazie alla stazione NextBike presente a Klis. La salita è ripida, quindi una bici elettrica risulta particolarmente adatta.

La visita richiede indicativamente da 1 ora a 1 ora e 30 minuti. In estate il sole può essere intenso e le zone d’ombra sono limitate, mentre il terreno presenta dislivelli e gradini.

La meraviglia italiana che è stata spostata dalla sua posizione originaria: il Castello Ursino

24 septembre 2026 à 16:30

Sì sì, avete letto benissimo: quella del Castello Ursino di Catania è una storia di spostamenti, quasi impossibile da leggere senza osservare il paesaggio intorno. La fortezza fu costruita nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia con una precisa funzione strategica sulla costa. Oggi, invece, il mare è lontano e il grande edificio appare saldamente inserito nel tessuto urbano, per la precisione in piazza Federico di Svevia.

Ma come è possibile? La ragione di questo cambiamento si trova nella storia geologica della città: nel 1669 una colata proveniente dall’Etna raggiunse il castello, dividendosi in due bracci e circondandolo senza distruggerlo. La lava ricoprì parte delle fortificazioni e modificò la linea costiera, togliendo alla fortezza quella posizione sul mare che aveva contribuito alla sua importanza militare.

Oggi, però, guardando le mura esterne si osserva la combinazione perfetta tra l’ingegneria umana e la potenza primordiale della natura siciliana.

Minerva – La scuola, le location del teen drama sono perle del patrimonio storico-artistico campano

22 septembre 2026 à 18:00

Il back to school di Netflix ha un sapore tutto d’altri tempi: dal 22 settembre 2026 infatti arriva sulla piattaforma Minerva – La scuola, la nuova serie di Ivan Silvestrini (che i più ricorderanno per la regia delle prime stagioni di Mare Fuori) ambientata in un rigido liceo militare napoletano dove la sveglia è l’alba, smartphone e abiti civili sono banditi e persino innamorarsi è sconsigliabile per gli studenti.

Ecco le location, vere chicche storiche della Campania, dov’è girato il nuovo school drama che ha nel cast tra gli altri Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino e Raiz.

Di cosa parla

Il Minerva è un prestigioso liceo militare. Qui si ritrovano al primo anno i tre protagonisti della nuova serie Netflix: Vincenzo (Biagio Venditti), un ragazzo che sogna di fare la stessa carriera militare del padre; Camilla (Margherita Buoncristiani) che viene dal nord da una famiglia ricca che l’ha viziata e che, ora, iscrivendola a una scuola militare prova a rimetterla in riga e Salvo (Ciro Minnopoli), un ragazzo cresciuto in una casa famiglia della periferia napoletana che si è iscritto al Minerva solo per cercare di capire cosa sia successo davvero l’anno prima all’amico Francesco mentre frequentava la scuola.

"Minerva - La scuola": il nuovo teen drama di Ivan Silvestrini ambientato in un liceo militare napoletano
Ufficio stampa Netflix
Il cast della serie “Minerva – La scuola”

Accanto a loro si muovono i grandi: Achille Giordano, il severissimo (almeno all’apparenza) direttore della scuola interpretato da Massimiliano Gallo; una giovane professoressa di storia e filosofia interpretata da Cristiana Capotondi che è l’unica a mettere in discussione le rigide regole della scuola e a spingere gli alunni a porsi domande; la maggiore Teresa Bonaiuto, personaggio a cui dà il volto Irene Maiorino e in cui rigore ed empatia si incontrano.

"Minerva - La scuola": di cosa parla il nuovo teen drama Netflix
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Minerva – La scuola”

Dov’è stata girata la serie

Tutto nella serie Minerva – La scuola gira, insomma, attorno al liceo: anche visivamente e ciò non può non avere influito nella scelta delle location.

La Reggia di Portici

Per rimarcare l’aura di prestigio che avvolge la scuola a interpretare sullo schermo la Minerva è stata scelta, anche grazie al supporto della Film Commission Regione Campania, la Reggia di Portici.

Costruita nel 1738 per volere del re di Napoli Carlo di Borbone e della moglie Maria Amalia di Sassonia in una zona già ben frequentata dalle famiglie aristocratiche del tempo, è rimasta per tempo a uso della corte borbonica prima di diventare, com’è oggi, sede tra l’altro della Facoltà di Agraria dell’Università Federico II.

La magnificenza degli spazi, che ricordano quelli di altre residenze borboniche come soprattutto la più famosa Reggia di Caserta, si deve ad architetti come Luigi Vanvitelli coinvolti nella progettazione. L’arredamento “alla francese”, ispirato allo sfarzo della corte di Luigi XIV, si deve al soggiorno di Gioacchino Murat.

All’interno della Reggia di Portici tra i luoghi dov’è stata girata Minerva – La scuola è facile riconoscere la biblioteca con le storiche scaffalature che conservano un corpus importante di opere del Settecento e dell’Ottocento, molte in edizione originale.

La Sala Pompeiana, chiamata così per la presenza di affreschi che ricordano nei colori e negli elementi decorativi quelli delle ville romane di Pompei, è stata trasformata nella serie nell’ufficio del comandante.

La sala professori è invece la Sala del Consiglio, riconoscibile dalle pareti tappezzate di una speciale seta gialla prodotta a San Leucio – frazione di Caserta che Ferdinando VI provò a trasformare in una comunità utopica in grado di sopravvivere autonomamente grazie all’arte manufatturiera – unica tappezzeria originale sopravvissuta nella Reggia.

Molte scene delle nuova serie Netflix "Minerva - La scuola" sono girate alla Reggia di Portici
Ufficio stampa Netflix
La spettacolare sala professori della Minerva

Il test di ingresso e la cerimonia dello spadino, due momenti clou per il percorso degli studenti all’interno della Minerva, si svolgono nei locali della Sala delle Guardie: uno spazio antistante all’appartamento reale, facile da riconoscere per l’affresco sul soffitto che celebra il buon governo dei Borbone.

Il rito dell’alzabandiera che segna l’inizio di ogni nuova giornata alla scuola viene eseguito nell’iconico cortile posteriore della Reggia: di forma a esedra, tagliato in due da quella che un tempo era la strada delle Calabrie, è affacciato sul mare e sui giardini del parco inferiore e ospita – tra le attrazioni più curiose della Reggia – un orologio analemmatico solare.

La Reggia di Portici è stata trasformata da Netflix nel liceo militare dov'è ambientata "Minerva - La scuola"
Ufficio stampa Netflix
Una scena dell’alzabandiera in “Minerva – La scuola”

Villa Campolieto

Man mano che negli otto episodi della serie la vicenda misteriosa di Francesco viene a galla c’è un ambiente, quello dei sotterranei della scuola, che assume tanta importanza quanta ne hanno quelli ufficiali delle aule, delle sale professori, degli uffici e degli spazi comuni. Le scene all’interno dei sotterranei della Minerva sono state girate in una location non meno prestigiosa dal punto di vista storico e architettonico: Villa Campolieto.

Si tratta di una residenza aristocratica collocata lungo quello che è conosciuto come Miglio d’Oro: un tratto di statale – ancora la vecchia strada regia per le Calabrie – tra Ercolano e Torre del Greco punteggiato da residenze nobiliari borboniche. Oggi di proprietà della Fondazione Ville Vesuviane e aperta al pubblico, Villa Campolieto fu commissionata a metà Settecento dal Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda, all’architetto Mario Gioffredo, poi sostituito in corsa da Luigi Vanvitelli.

Tra gli elementi più caratteristici della villa, chiaramente riconoscibili in molte scene del nuovo school drama di Netflix, ci sono la facciata posteriore con il colonnato ellittico che si affaccia sul mare e l’ampio scalone ispirato a quello della Reggia di Caserta con una rampa centrale e due laterali, arricchito da un mascherone, una grottesca e un vestibolo a nicchie occupate da statue con soggetti mitologici.

C'è anche Villa Campolieto, a Ercolano, tra le location di "Minerva - La scuola"
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L’imponente scalone di Villa Campolieto

All’interno uno degli ambienti più prestigiosi è la sala da pranzo con il soffitto affrescato da figure allegoriche e la riproduzione di un fondo coltivato a vigne dove la famiglia amava intrattenersi con gli ospiti.

Tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Minerva - La scuola" c'è Villa Campolieto a Ercolano
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I magnifici affreschi di Villa Campolieto

Dal terrazzo di Villa Campolieto si gode di una vista unica sul Golfo di Napoli con Capri, la Penisola Sorrentina, Ischia e Posillipo sullo sfondo.

Gli assolati panorami che in questi anni hanno fatto di Napoli e dintorni set molto apprezzati dalle produzioni internazionali per il piccolo e per il grande schermo fanno da contrappunto, nella serie, alle vicende a tratti oscure che animano la comunità scolastica: anche le location di Minerva – La scuola riflettono, in altre parole, il dualismo teso tra ciò che avviene alla luce del giorno e ciò che si muove dietro le quinte del prestigioso liceo militare.

"Minerva - La scuola": i luoghi dov'è girata la serie Netflix in Campania
Ufficio stampa Netflix
Il Golfo di Napoli in una scena di “Minerva – La scuola”

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