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Aujourd’hui — 19 octobre 2026SiViaggia

L’autunno più magico ed emozionante d’Europa è qui: lo spettacolo irresistibile dei Laghi di Plitvice

19 octobre 2026 à 17:30

L’acqua ha un colore quasi finto, a tratti verde smeraldo, altrove azzurro intenso, mentre le foglie dei faggi e degli aceri tingono le rive di giallo, rame e rosso. C’è poi quell’aria fresca e pungente del mattino che viene accompagnata dal suono di alcune cascate, anche se a volte appena percettibile tra gli alberi, mentre altre così potente da coprire qualsiasi altro rumore. Se accade tutto questo vuol dire che si è arrivati ai Laghi di Plitvice, che durante l’autunno sono uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Croazia (ma forse anche dell’Europa intera).

Situato nell’entroterra, lontano dalle località balneari dell’Adriatico, il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice custodisce un sistema di 16 laghi principali disposti a gradoni, collegati attraverso cascate, ruscelli e barriere naturali di roccia. Chi ci arriva quasi pensa di essere entrato in una dimensione fiabesca, ma nei fatti è il risultato di processi geologici tuttora attivi, che modificano lentamente il corso dell’acqua (sì, di Madre Natura).

Fondato nel 1949, è il parco nazionale più antico e più esteso del Paese. Nel 1979 è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie alle caratteristiche straordinarie del suo sistema lacustre. Le sue bellezze cambiano durante l’anno, ma tra settembre e novembre acquistano un’intensità particolare, che ora scopriremo insieme.

Origine, formazione e leggende dei Laghi di Plitvice

Il territorio dei laghi appartiene alla regione carsica delle Alpi Dinariche, caratterizzata da calcari e dolomie, materiali che reagiscono in maniera differente al passaggio dei corsi d’acqua. Alla base del sistema lacustre si trovano i fiumi Bijela rijeka, il Fiume Bianco, e Crna rijeka, il Fiume Nero, che confluiscono dando origine al corso della Matica, diretto verso il lago Prošćansko. Le acque contengono carbonato di calcio disciolto, una sostanza fondamentale per la formazione delle cosiddette barriere di tufo calcareo, conosciuto anche con il termine travertino.

Muschi, alghe e microrganismi favoriscono il deposito dei minerali, contribuendo alla crescita di piccoli sbarramenti naturali. Con il passare dei millenni, queste strutture hanno trattenuto l’acqua, dando vita a bacini a quote differenti e spettacolari salti tra un livello e l’altro. La particolarità dei Laghi di Plitvice risiede proprio in questo equilibrio delicatissimo, perché il paesaggio è tuttora soggetto a trasformazioni.

Accanto alle spiegazioni scientifiche sopravvive però una leggenda legata alla Regina Nera, figura misteriosa della tradizione locale. Si racconta che, durante una terribile siccità, gli abitanti della regione implorarono il suo aiuto. La regina, commossa, fece tornare la pioggia e dalle sue lacrime nacquero il Fiume Bianco e il Fiume Nero. Stando alla tradizione, anche il nome del lago Prošćansko sarebbe legato alle preghiere rivolte alla sovrana.

Visitare i Laghi di Plitvice in autunno

Durante l’autunno, il terreno di questo incantevole angolo di Croazia si ricopre di foglie, mentre tutt’intorno l’aria profuma di legno umido. Camminando sulle pittoresche passerelle ci si rende conto che tra i rami (e improvvisamente) compaiono distese d’acqua dalle sfumature sorprendenti. A rendere la visita più speciale che mai, infatti, è il continuo alternarsi di ambienti diversi, dai laghi dalle rive alberate ai canyon calcarei attraversati da fragorose cascate.

Il parco si sviluppa su circa 296 chilometri quadrati, ma la zona dei laghi occupa meno dell’1% della superficie complessiva. I bacini principali sono suddivisi in 2 gruppi, con caratteristiche geologiche e paesaggistiche differenti. I Laghi Superiori, chiamati Gornja jezera, comprendono 12 bacini adagiati su rocce dolomitiche, circondati da foreste fitte e rive dalle forme irregolari.

Prošćansko è situato nella parte più alta del sistema ed è quello che introduce verso un paesaggio ampio e tranquillo. Più avanti, il susseguirsi di piccoli specchi d’acqua conduce verso Galovac, una delle zone particolarmente scenografiche per la presenza di cascate e vegetazione rigogliosa. Tra le attrazioni catturano l’attenzione Veliki Prštavac e Mali Prštavac, cascate che precipitano lungo pareti ricoperte di muschio.

Poi c’è il lago Kozjak, ovvero il più esteso del parco: può essere attraversato a bordo di battelli elettrici, un’esperienza grazie a cui ammirare le rive boscose da una prospettiva assolutamente diversa. L’atmosfera cambia sensibilmente nei Laghi Inferiori, Donja jezera, formati da quattro bacini incastonati in un canyon di roccia calcarea.

Milanovac, Gavanovac, Kaluđerovac e Novakovića Brod si susseguono lungo un percorso scandito da ponticelli, gradini e punti panoramici. Osservando i laghi dall’alto, si distinguono le sfumature che cambiano secondo la profondità, la luce e le caratteristiche del fondale. Il momento più spettacolare arriva però davanti alla Veliki Slap, la Grande Cascata, con un salto di circa 78 metri.

Alla sua base gli spruzzi creano una nebbiolina sottile e la vegetazione autunnale incornicia l’imponente parete rocciosa. Poco distante, le cascate Sastavci segnano la parte conclusiva del sistema lacustre, in prossimità della nascita del fiume Korana.

Per esplorare Plitvice sono disponibili itinerari segnalati con lettere, differenti per lunghezza, durata e zone attraversate. I due ingressi principali consentono di iniziare da settori diversi, mentre battelli elettrici e veicoli panoramici facilitano gli spostamenti all’interno dell’area visitabile.

Il percorso A è lungo circa 3,5 chilometri e richiede indicativamente 2-3 ore. Conduce verso i Laghi Inferiori e la Grande Cascata. Il percorso C, di quasi 8 chilometri, attraversa invece entrambe le sezioni e richiede 4-5 ore. Chi desidera dedicare più tempo all’esplorazione può scegliere itinerari più lunghi, fino a 6-8 ore. Oltre ai laghi, vale la pena prestare attenzione alle foreste, habitat di numerose specie animali, tra cui cervi, lupi e orsi bruni.

Dove si trovano e come arrivare

Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice si trova nella Croazia centrale, nella regione montuosa della Lika, a una quota compresa approssimativamente tra 370 e 1.280 metri sul livello del mare. La posizione, nell’entroterra compreso tra Zagabria e Zara, consente di raggiungerlo sia dalla capitale croata sia dalla costa dalmata. Da Zagabria la distanza stradale è di circa 140 chilometri, mentre da Zara è di quasi 130 chilometri.

In automobile si utilizzano principalmente la strada statale D429, che conduce ai 2 ingressi principali, oppure la D52 per chi arriva dalla zona di Otočac. Tutti e due gli accessi dispongono di parcheggi a pagamento. Sono disponibili, inoltre, collegamenti in autobus da Zagabria, Karlovac, Zara e altre città croate, con frequenze variabili secondo la stagione.

Laghi di Plitvice, Croazia
iStock
Laghi di Plitvice durante l’autunno

Per godere appieno dei magnifici colori autunnali conviene arrivare al mattino, quando la luce è ancora morbida e la nebbia può trattenersi sopra le acque. Il parco rimane comunque aperto durante tutto l’anno, sebbene orari e accessibilità dei sentieri dipendano dalle condizioni stagionali.

Tour enogastronomico del Monferrato, 3 giorni alla scoperta di borghi da fiaba, castelli e calici di felicità

Par : losiangelica
19 octobre 2026 à 16:30

Se stai pensando a un tour enogastronomico in Piemonte ci sono delle alternative alle inflazionate Langhe e all’area del Roero: la zona del Monferrato è una chicca che poche persone frequentano ma che merita grazie ai vigneti a perdita d’occhio, ai borghi che sembrano set cinematografici e a castelli da fiaba dove fermarsi a degustare un ottimo calice di vino e altre specialità deliziose del territorio.

Con un itinerario slow di 3 giorni è possibile esplorare il territorio che si estende tra le province di Asti e Alessandria attraverso una strada del vino tutta da scoprire. Perfetta destinazione per un weekend romantico in compagnia della propria persona preferita regala una bellezza da vivere tutto l’anno, con una particolare magia in autunno e in primavera.

Itinerario consigliato per 3 giorni

Tre giorni e tre mood che fanno da fil rouge: ecco l’itinerario consigliato per un weekend lungo alla scoperta del Monferrato. Basterà prenotare qualche visita alle cantine, degustazioni e ticket d’ingresso ai castelli per scoprire il Casalese, l’area Astigiana fino all’Ovadese.

Ecco un itinerario enogastronomico del Monferrato perfetto per un weekend:

  • Giorno 1. Partite da Casale Monferrato: una passeggiata in centro e un primo assaggio di krumiri sono il modo giusto per entrare nel mood. Proseguite verso Ozzano Monferrato, con il centro storico dominato dal castello, poi raggiungete Cella Monte, borgo in pietra da cantoni. Visitate l’Ecomuseo e, se possibile, un infernot, la piccola cantina scavata nella roccia. Ultimo stop a Rosignano Monferrato, tra scorci panoramici e Castello di Uviglie, dove potrete abbinare storia e degustazione. Concludete la giornata con una cena a base di agnolotti e Grignolino;
  • Giorno 2. Da Rosignano puntate verso Cereseto per ammirare dall’esterno il suo castello scenografico, poi continuate fino a Moncalvo, la città più piccola d’Italia. Tra piazze, torrioni e botteghe, è perfetta per un pranzo dedicato ai sapori locali, soprattutto durante la stagione del tartufo. Nel pomeriggio dirigetevi a Cocconato, la “Riviera del Monferrato”: passeggiate sotto i portici, cercate le antiche botteghe e assaggiate robiola e specialità del territorio. Chiudete la giornata con un tramonto sulle colline: non avrete bisogno di alcun filtro;
  • Giorno 3. Dedicate l’ultima giornata all’Alto Monferrato, considerando un trasferimento più lungo rispetto ai giorni precedenti. Partite da Tagliolo Monferrato, dove il castello custodisce cantine storiche e atmosfere medievali; proseguite per Trisobbio, raccolto intorno al suo maniero e circondato da colline. Ultima tappa: raggiungete Gavi, terra del celebre bianco DOCG. Visitate il borgo, ammirate l’imponente Forte di Gavi e brindate con una degustazione in cantina.
Tramonto sui vigneti del Monferrato
iStock
Cosa fare nel Monferrato in 3 giorni

I borghi del Monferrato da vedere

Quali sono i borghi più belli del Monferrato? Ci sono delle autentiche meraviglie da scoprire grazie alla mappa ricca di piccoli paesi che meritano una visita; abbiamo selezionato i più suggestivi con cui è facile creare un itinerario ad anello di un weekend di 3 giorni.

Cella Monte conquista con le facciate color miele, gli infernot e i vicoli perfetti per perdersi mentre Rosignano è un gioiellino super romantico c che si sviluppa su una rupe arenaria. In questo luogo non perdete la torre Civica e le piazzette, oltre ai numerosi affacci sui vigneti. Incredibilmente bello anche Moncalvo, una piccola star medievale con resti delle fortificazioni, la chiesa di san Francesco e una tradizione gastronomica dove il tartufo è il protagonista assoluto. Cocconato, invece, mette insieme portici gotici, palazzi storici e sapori imperdibili come quello della celebre ricotta.

Vista sul borgo piemontese di Cocconato
iStock
Cocconato, il borgo del Monferrato

Chi cerca un lato più intimo e tranquillo potrebbe prendere in esame Ozzano Monferrato con panorami e memoria delle antiche miniere di cemento. Se ci fosse la possibilità di aggiungere ancora un giorno consigliamo di aggiungere all’itinerario Garbagna, con la piazza alberata e Volpedo dove entrare nel mondo di Giuseppe Pelizza e dell’indimenticabile Quarto Stato.

I castelli da visitare

Altro che sfondi fantasy: nel Monferrato i castelli sono veri e raccontano secoli di confini, famiglie nobili e vita di campagna. Il Castello di Uviglie, a Rosignano, unisce torri, verde e cantine storiche: combo ideale per chi vuole cultura con finale nel calice. Il Castello di Tagliolo conserva un fascino vissuto, tra mura antiche, produzione vinicola e la possibilità di soggiornare in ambienti d’epoca. Il Castello di Trisobbio domina il borgo come in una cartolina, mentre il Castello di Cereseto è uno spettacolo anche soltanto visto da fuori.

Nel nord del territorio merita attenzione il Castello di Camino, affacciato sulle colline e sulla valle del Po. A Gavi, il protagonista cambia genere: il Forte è un’imponente architettura militare, perfetta per chi ama panorami e le leggende. Secondo la tradizione ci sarebbe il fantasma di Gavina che vaga con un’aura tutta sua tra le ale del castello.  Volete allungare il viaggio? Segnate il Castello di Sannazzaro e quello di Piovera come possibili tappe aggiuntive. Prima di partire controllate aperture e modalità di accesso: alcuni edifici sono strutture ricettive o visitabili solo in date dedicate.

Vista su Gavi dominata dal suo forte
iStock
Il forte di Gavi e le sue leggende

La strada del vino del Monferrato

Anche il Monferrato ha la sua strada del vino che si sviluppa per 700 chilometri di percorsi panoramici con 4 itinerari tematici: il percorso del grignolino nel Casalese, quello dei Fiumi del Vino, in pianura; il Percorso degli Aromatici, nell’Acquese; e il Percorso del Dolcetto, nell’Ovadese.

  • Strada del Grignolino. Circa 241 km, 8 tappe. Attraversa il Monferrato Casalese e parte dell’Astigiano, tra colline ricoperte di vigneti e piccoli borghi. Tra le località da scoprire ci sono Moncalvo, Olivola, Ottiglio, Ponzano Monferrato e Sala Monferrato. Il protagonista è il Grignolino, un rosso elegante, fresco e speziato, perfetto da assaggiare nelle cantine locali;
  • Strada dei Fiumi e del Vino. Circa 125 km, 4 tappe. Un itinerario che cambia paesaggio a ogni curva, passando dalle colline alla pianura alessandrina. Il percorso parte dalla zona di Cuccaro Monferrato e raggiunge Castelnuovo Bormida, seguendo i territori attraversati dai fiumi Tanaro, Bormida e Belbo. Tra borghi rurali, campi e vigneti, è la scelta perfetta per scoprire il lato più autentico e meno conosciuto del Monferrato;
  • Strada degli Aromatici. Circa 230 km, 8 tappe. Benvenuti nel regno dei vini profumati! Il percorso attraversa l’Alto Monferrato, da Castelnuovo Bormida a Cassine, nel territorio acquese. Tra le località da esplorare spiccano Strevi, famosa per il suo Passito, e Fontanile, con le sue case dipinte. Nel calice? Brachetto d’Acqui, Moscato e vini aromatici da abbinare alle dolcezze locali;
  • Strada del Dolcetto. Circa 108 km, 4 tappe. L’itinerario attraversa le colline dell’Ovadese seguendo quattro tratti: Cassinelle–Carpeneto, Carpeneto–Mornese, Mornese–Cadegualchi e Cadegualchi–Gavi. Tra castelli, boschi e vigneti, il protagonista è il Dolcetto d’Ovada, un rosso dal carattere deciso. E all’arrivo a Gavi? Un brindisi con il celebre bianco DOCG è praticamente d’obbligo.
Vigneti vicino a Gabiano, Monferrato
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I meravigliosi panorami della strada del vino del Monferrato

I sapori da non perdere

Cosa mangiare e bere durante il tour enogastronomico del Monferrato? L’appetito si attiva fin da dopo la colazione. Si comincia dagli agnolotti, piccoli scrigni di pasta ripiena da provare con sugo d’arrosto o burro e salvia. Poi arriva la bagna cauda, salsa di acciughe e aglio in cui intingere le verdure: conviviale, intensa, impossibile da dimenticare.

Il fritto misto alla piemontese sorprende con il suo mix di bocconi salati e dolci, mentre il bollito misto chiama a raccolta salse come il bagnetto verde. In autunno il protagonista assoluto è il tartufo, soprattutto intorno a Moncalvo: basta una grattata per trasformare un piatto semplice in un evento.

Da mettere nel food tour anche la robiola di Cocconato, la Muletta, salume tipico, e la cugnà, preparazione a base di mosto d’uva e frutta. Se cerchi qualcosa di rustico, prova i friciulin, frittelle di verdure o erbe. E il dolce? I krumiri di Casale Monferrato sono un must, magari con uno zabaione morbido; il bunet, budino al cacao e amaretti, chiude il pasto con stile.

Per gli appassionati di vino c’è davvero tanto da scoprire: si parte con la Barbera che in questa zona ha un carattere vivace e fruttato mentre il Dolcetto d’Alba diventa un ottimo compagno per i piatti della tradizione, c’è poi il Gavi DOCG che viene prodotto con uve Cortese che regala freschezza e mineralità. Gli amanti delle bollicine apprezzeranno il Moscato e il Brachetto d’Acqui.

Hier — 18 octobre 2026SiViaggia

L’autunno dei Borghi più belli d’Italia, tra sagre e sapori antichi

18 octobre 2026 à 10:00

Durante l’autunno l’Italia riscopre il piacere delle tradizioni: castagne, funghi, tartufi, formaggi, pane appena sfornato e olio nuovo diventano i protagonisti di feste e sagre che animano i piccoli centri da Nord a Sud e che permettono di passeggiare tra vicoli e piazze, incontrare produttori e artigiani, riscoprire antichi mestieri e partecipare a esperienze legate alla natura.

Il calendario 2026 propone svariate occasioni per concedersi un weekend fuori porta o una gita alla scoperta dei Borghi Più belli d’Italia.

La Fiera d’Ottobre di Gualtieri

Fino al 18 ottobre 2026, il centro storico di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, ospita la tradizionale Fiera d’Ottobre, tre giornate dedicate a mercatini, spettacoli, musica e specialità locali. Il programma comprende la Borsa Scambio del Giocattolo, l’Handmade & Fashion Market, Gualtieri Food e le esibizioni degli artisti di strada.

La tradizione gastronomica trova spazio nell’osteria “Alla tavola dei Bentivoglio”, nei laboratori di pasta fresca con le Rasdore e nel concorso “Al mé pién”, dedicato al miglior pieno della tradizione locale. Tra gli appuntamenti non mancano il Palio del Nocino delle Terre Basse e il concerto “Musica intorno al Fiume”.

Sabato e domenica sarà possibile visitare Palazzo Bentivoglio, la collettiva “I Naifs del Po” e la mostra dedicata a Otello Sarzi e ai suoi viaggi per la pace in Africa e Asia negli Anni Settanta.

I funghi a Cusano Mutri

Fino al 18 ottobre 2026, Cusano Mutri, in provincia di Benevento, celebra la 46ª Sagra dei Funghi con il tema “Funghi. Un universo in connessione” per guardare oltre il valore gastronomico e conoscere il ruolo dei miceli e delle relazioni sotterranee che contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi forestali.

Accanto al percorso tra sapori e prodotti tipici, sono in programma mostre, installazioni, incontri ed esperienze dedicate alla natura, alla scienza e alla cultura.

L’olio nuovo a Boville Ernica

Il 18, 23, 24, 25 e 31 ottobre, Boville Ernica, in provincia di Frosinone, ospita la XVIII edizione di “Pane, Olio e Fantasia” con protagonisti l’olio d’oliva, il pane, il vino e le altre eccellenze della Ciociaria.

Cooking show, masterclass e seminari consentono di approfondire caratteristiche e tecniche di produzione dell’olio, mentre il Mercato Slow Food offre l’opportunità di incontrare i produttori. Previste anche visite guidate al centro storico e al Museo dell’Olio e dell’Olivo, passeggiate tra gli oliveti ed escursioni ai frantoi.

Laboratori artistici, archeologici e didattici affiancano le attività dedicate all’artigianato e agli antichi mestieri. Il 31 ottobre si conclude il Boville Ernica Oil Contest, mentre aperture straordinarie del Monastero Benedettino e appuntamenti musicali arricchiscono la manifestazione.

La Festa del Raccolto a Vipiteno

Scorcio del centro di Vipiteno, Alto Adige
Ufficio Stampa
Suggestivo scorcio di Vipiteno

Il 30 e 31 ottobre, Vipiteno, in provincia di Bolzano, accoglie l’autunno con la Festa del Raccolto, che anima Piazza Città e segna la fine stagionale del mercato contadino. Venerdì 30 ottobre, dalle 9 alle 13, i produttori dell’Alta Val d’Isarco propongono miele, tisane, erbe aromatiche, pane casereccio, verdure e vini biologici.

Sabato 31, dalle 10, la piazza si riempie di formaggi, marmellate, succhi artigianali, prodotti agricoli e manufatti locali: tra le specialità da assaggiare ci sono i Tirtlan ripieni di spinaci o verza, le ciambelle di Vipiteno, i Krapfen, il succo di mela fresco e le castagne arrosto, chiamate “Keschtn”.

Il pane nero di Bienno

Domenica 18 ottobre, Bienno, in Valle Camonica, ospita “Lo Pan Ner – I Pani delle Alpi”, festa transfrontaliera dedicata al pane nero e alle tradizioni agricole delle comunità alpine. Durante il fine settimana si potranno osservare l’accensione degli antichi forni e le diverse fasi della preparazione del pane, dalla lavorazione dell’impasto alla cottura a legna.

Protagonista è la segale, cereale fondamentale per le popolazioni di montagna grazie alla sua capacità di crescere anche in condizioni difficili e ad alta quota. Degustazioni, laboratori per bambini e visite guidate completano il programma.

Da scoprire anche il legame del borgo con l’acqua e gli antichi mestieri, raccontato dal Mulino Museo, ospitato in un edificio quattrocentesco ancora funzionante.

A Bagolino il Bagòss è il re della tavola

Il 24 e 25 ottobre, Bagolino, in provincia di Brescia, dedica un fine settimana al Bagòss, formaggio simbolo del paese montano della Val Sabbia.

Il formaggio, prodotto con latte vaccino e riconoscibile per il colore giallo conferito dallo zafferano, viene raccontato grazie a dimostrazioni della lavorazione del latte e iniziative dedicate al percorso “dal latte alla tavola”. Non mancano le degustazioni e i piatti tipici che lo valorizzano.

Castagne e transumanza a Garessio

In ottobre, Garessio, in provincia di Cuneo, celebra la Castagna Garessina con “Autunno a Garessio 2026 – Fiera regionale della Castagna Garessina”: castagnate, mercatini, musica e passeggiate accompagnano la scoperta di un prodotto De.Co. che per secoli ha contribuito al sostentamento delle famiglie.

Il 18 ottobre è in programma anche la festa della Transumanza: spazio alle dimostrazioni di mungitura con i pastori, ai mercatini e a un trekking gratuito tra i colori del Monte Pietra Ardena. Si svolgerà inoltre il Campionato Regionale Trial 2026.

La Tartufesta a Montaione

Il tartufo bianco di Montaione, Toscana
Ufficio Stampa
Il tartufo bianco di Montaione

Il 24 e 25 ottobre, Montaione, in provincia di Firenze, ospita la 33ª edizione di Tartufesta, mostra mercato dedicata al tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi e alle produzioni tipiche del territorio.

Stand gastronomici, degustazioni, cooking show e mercatini artigianali illustrano le specialità del territorio, dal Chianti ai formaggi, dai salumi all’olio extravergine d’oliva, fino al miele, allo zafferano e alle confetture. Tra le iniziative spiccano la Via dei Sapori, il percorso TartuRé e il mercatino di Arti e Mestieri.

A San Lorenzo in Banale la Ciuìga festeggia 25 anni

Dal 30 ottobre al 1° novembre, San Lorenzo in Banale, in provincia di Trento, celebra i 25 anni della Sagra della Ciuìga, dedicata al caratteristico insaccato preparato con carne suina e rape bianche, oggi riconosciuto come Presidio Slow Food.

Per tre giorni, cantine, cortili e vicoli ospitano mercatini, artigianato, degustazioni di vini e locande gastronomiche, mentre i ristoranti propongono menù dedicati. Il programma comprende musica popolare, cori di montagna, fisarmonicisti, zampognari, visite guidate ed escursioni nei boschi colorati dal foliage. Anche i più piccoli trovano spazio con “La Ciuìga dei Balocchi”, tra laboratori creativi, burattini, letture animate e giochi tradizionali.

Scorcio di San Lorenzo in Banale, Trento
Ufficio Stampa
Bellissimo scorcio di San Lorenzo in Banale

À partir d’avant-hierSiViaggia

Quattro mete italiane da sogno conquistano il Times per questo autunno

17 octobre 2026 à 12:00

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Italia grazie alle sue espressioni artistiche e culturali, lasciandosi alle spalle la frenesia dell’estate per riscoprire città, musei e luoghi storici con un ritmo più tranquillo.

Anche il quotidiano britannico The Times ha puntato i riflettori sulle esperienze culturali da vivere nei prossimi mesi e ha selezionato 26 proposte  di sicuro interesse tra cui spiccano anche quattro mete italiane perfette per vivere una vacanza autunnale all’insegna della bellezza, alternando spettacoli, mostre e visite ai siti archeologici, senza rinunciare al piacere di passeggiare tra le strade delle città d’arte.

Valentina Cappio, Trentino: “Una destinazione non è un prodotto fisico, una destinazione è fatta di persone”

17 octobre 2026 à 11:45

Dai colori avvolgenti del foliage autunnale nei boschi di larici al fascino delle vette che si preparano alla stagione invernale, il Trentino si conferma una destinazione capace di rinnovarsi continuamente nel segno dell’autenticità e della vivibilità. Tra festival legati all’enogastronomia e alle vendemmie, mostre d’arte nei grandi poli culturali come il Mart di Rovereto o il MUSE di Trento, ed esperienze uniche come i concerti di Ice Music nell’igloo del ghiacciaio Presena, l’offerta del territorio punta sempre più a una fruizione d’eccellenza e a un ritmo di viaggio lento e consapevole.

In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Cappio, Responsabile della Comunicazione di Trentino Marketing. Nell’intervista ci ha illustrato la ricca programmazione delle “belle stagioni”, l’eredità lasciata dalle grandi competizioni sportive internazionali e la sfida ambiziosa verso il 2026-2027: ottenere la certificazione di sostenibilità turistica per l’intero territorio, garantendo al contempo massima accessibilità, servizi integrati per la mobilità e un’esperienza a misura sia per i residenti sia per i cittadini temporanei.

Cosa raccontate qui al TTG di Rimini? 

Parliamo un po’ dell’autunno che è nel pieno del foliage, per cui è bellissimo venire nei nostri boschi, tra i larici che diventano d’oro e con le foglie che scricchiolano sotto i piedi, a vivere davvero una montagna che, in questa stagione, è al suo meglio, c’è questa luce davvero molto calda, tutti i sentieri, questo tempo lento, di riconnessione prima dell’inverno. E poi ci sono tantissimi eventi.

Ovviamente la vendemmia che si è appena conclusa, ci sono tantissimi eventi a tema vino. In Val di Cembra, ad esempio, ci sono i weekend delle antiche cantine aperte. La Val di Cembra è famosissima per l’agricoltura eroica, ci sono dei terrazzamenti fantastici. Quindi ci sarà del Trento DOC, le nostre bollicine… Oppure c’è un evento sul Sasso Lungo dove si assaggiano e si degustano i vini, quindi vino e 3.000 metri di altitudine, un connubio bellissimo perché da un lato c’è la  pazienza che richiede la terra, dall’altro c’è la maestosità della montagna, quindi è davvero un’esperienza molto bella.

Il tempo delle mele in Val di Non, terra di mele, c’è Pomaria (17-18 ottobre 2026) dove si festeggia la raccolta delle mele, tutti i borghi sono in festa, si incontrano i contadini, ci si ci si racconta, si assaggiano i piatti della tradizione. C’è la Sagra della Ciuìga (30 ottobre – 1° novembre 2026) a San Lorenzo Dorsino, un insaccato famosissimo dei tempi poveri, è una gran festa anche lì, è tempo di funghi: quindi, davvero, per chi ama l’enogastronomia e la natura, è veramente il momento perfetto.

La cultura: il Trentino viene associato quasi sempre alla alla natura e alla montagna, ma è una terra ricchissima di cultura, di storia. Abbiamo il MART con l’ultimo weekend di Giacomo Balla, quindi non solo quadri, ma anche oggetti di arredo, perché il futurista ama portare l’arte fuori dal dipinto e nella vita di tutti i giorni. C’è il Buonconsiglio (castello-museo, ndr) che ha una bellissima mostra, tra l’altro in tre sale spesso che sono state sempre chiuse al pubblico, sulla sulla civiltà egizia, molto bella. Il MUSE (Museo delle Scienze, ndr) è bellissimo da vedere con le famiglie. Quindi davvero un autunno ricchissimo.

E fra un po’ arriviamo all’inverno, aspettiamo tutti la neve come i bambini! Gli impianti dovrebbero essere aperti molti già dal 20 novembre, per cui ci aspettiamo una stagione ricchissima. Veniamo dalle Olimpiadi, quindi una legacy importante che ci posiziona sicuramente come un territorio che sa accogliere, sa organizzare e ha sicuramente delle piste d’eccezione. Grandi eventi sportivi, la famosa 3Tre (Madonna di Campiglio, ndr), le gare di Coppa del Mondo, ma anche eventi non sportivi molto belli. Uno fra tutti, l’Ice Music sul ghiacciaio Presena: è un igloo in cui ci sono degli strumenti musicali fatti col ghiaccio, quindi dei concerti davvero molto particolari e un’atmosfera bellissima.

In realtà ci sono tante novità: impianti rinnovati; prezzi dinamici in diverse ski area che invogliano con l’acquisto dello ski pass online per non fare la fila alle casse, per un’esperienza più godibile da parte di tutti e premia naturalmente i momenti di minor picco; il numero ideale a Campiglio, che viene riproposto anche quest’anno, per gestire i flussi, è stato il primo e ha funzionato molto bene, quindi siamo prontissimi per accogliere…

Poi ci sono i mercatini di Natale…

Ci sono i Mercatini di Natale e grandissima attenzione, devo dire, al tema della sostenibilità e dell’accessibilità. Ecco, come territorio forse questo è un elemento di innovazione che mi piace ricordare: molto spesso una destinazione si misura sugli arrivi e sulle presenze, di fatto sono numeri, sono parametri importanti, però oggi una destinazione si misura anche sulla qualità della vita che riesce a garantire, no? (Trento è al 1° posto della classifica generale del Sole 24 Ore, ndr) Una destinazione che può garantire una crescita equilibrata e duratura è quella che riesce a garantire anche una qualità della vita per i residenti e per i cittadini temporanei, i nostri ospiti. Per cui, come destinazione ci stiamo impegnando, entro fine del 2026, inizio 2027, per avere tutto il territorio certificato secondo standard internazionali per quanto riguarda la sostenibilità turistica, che si traduce in un impegno molto pratico e verificabile: intanto, su iniziative come la mobilità, ad esempio, tutti i servizi della mobilità pubblica sono inclusi nella nostra Trentino Guest Card, quindi senza costi aggiuntivi per tutti gli ospiti che pernottano in Trentino. E poi ce ne sono tante: l’accessibilità, ci sono scuole di sci che hanno fatto un percorso molto importante proprio di accompagnamento con persone con disabilità, attrezzature adatte proprio per lo sci o altre attività sulla neve, impianti attrezzati per persone con disabilità, quindi per noi è un tema molto importante.

Importanti anche altre iniziative che premiano proprio questo patto tra ospite e cittadino per tutelare un ambiente che non è patrimonio del Trentino, è patrimonio di tutti e soprattutto delle generazioni future.

Hai accennato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: quanto questa vetrina ha influenzato gli arrivi italiani e, soprattutto, stranieri?

Sicuramente posso dirti che hanno avuto un ottimo impatto su tutto il territorio trentino, non soltanto sulla Val di Fiemme che poi è stata la vallata che ha ospitato le medaglie olimpiche, in particolare. Quindi, devo dire che lo sentiamo, ma in realtà la vera legacy non è soltanto sugli arrivi e sulle presenze, è su tutta l’infrastruttura che è stata migliorata, sulla formazione che è stata fatta agli operatori e che rimane comunque sul territorio per chi poi ci verrà a trovare.

Ottimi numeri anche in estate, devo dire, e ottimi numeri anche su quelle che noi chiamiamo le “belle stagioni“, che sono la primavera e l’autunno, su cui puntiamo molto per il tema di cui ti dicevo prima: cioè, una destinazione sostenibile è una destinazione che riesce a comunque a garantire un territorio vivo tutto l’anno, sia per il cittadino sia per il residente, per cui sicuramente noi siamo molto contenti.

Facendo delle previsioni sui trend di viaggio dei prossimi anni, ribadisci questo concetto appunto della sostenibilità, della vivibilità, dell’accessibilità?

Assolutamente sì. Io penso che sia cambiato il modo di viaggiare, oggi. Dobbiamo stare anche attenti a identificare le motivazioni di viaggio con delle località in particolare, perché una destinazione non è un prodotto fisico, una destinazione è fatta di persone. Quindi, tendenzialmente, quando si viaggia è perché siamo attratti da qualcosa di intangibile, che sono un ecosistema di valori, di abitudini, di modi di vivere, di tutelare il territorio. Io dico sempre che un ospite vuole bene a una destinazione quando i cittadini di quella destinazione vogliono bene al proprio territorio.

È un po’ un circolo virtuoso che si autoalimenta, quindi penso che oggi il viaggio vada in quella direzione, verso destinazioni in cui è evidente questo amore verso ciò che rende speciale quella destinazione. E questo significa un modo più lento di viaggiare, la bicicletta, i cammini, l’artigianalità, il ritorno al contatto con lo stile di vita locale, sicuramente.

Perché Rovereto è la gemma nascosta del Trentino secondo l’omaggio del Times

Par : elenausai10
16 octobre 2026 à 14:00

Il Times ha raccontato ai suoi lettori una cittadina che, anche tra noi italiani, in pochi conoscono: Rovereto, nella Vallagarina, a circa un’ora di treno da Verona. Con i suoi circa 40.000 abitanti, si gira comodamente a piedi, senza andare di fretta, e unisce arte, scienza, storia e buon vino, sorprendendo i visitatori con il suo carattere alpino e moderno.

Chiamata anche “Città della Quercia” o “del Rovere”, nel 1769 ospitò il primo concerto di Mozart durante il suo Grand Tour e, soprattutto dopo l’estate, quando ciclisti ed escursionisti sono ormai partiti, sembra quasi di averla tutta per sé, tra vicoli acciottolati, piazzette dove rallentare bevendo un caffè e palazzi dalle facciate di gusto veneziano.

Cosa vedere a Rovereto tra memoria e arte moderna

Sopra la città si alza il Castello di Rovereto, che ospita il Museo Storico Italiano della Guerra. Le sale raccontano soprattutto i durissimi combattimenti avvenuti in montagna tra l’Italia e l’impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, al termine della quale Rovereto passò dagli Asburgo all’Italia. Secondo il Times, però, la salita varrebbe già solo per il panorama dai bastioni: tetti medievali, boschi e montagne, in un paesaggio paragonato a un dipinto di Albrecht Dürer.

Il tema della memoria si trova anche sulle colline a sud del centro. Qui vedrete due luoghi visitabili gratuitamente: l’Ossario di Castel Dante, che custodisce i resti di oltre 20.000 soldati di diverse nazionalità, e la Campana dei Caduti, che ogni sera suona cento rintocchi in ricordo di chi ha perso la vita durante i combattimenti.

Poi c’è la Rovereto dell’arte dove il MART, tra i più grandi musei d’arte moderna d’Italia, offre 12.000 metri quadrati di spazi espositivi e una cupola in acciaio e vetro ispirata al Pantheon. Una presenza quasi surreale in una città così piccola. Con lo stesso biglietto si visita la Casa d’Arte Futurista Depero, dove Fortunato Depero ha trasformato un’intera casa in un’esplosione di colori, tra mosaici, arredi, arazzi, giocattoli e le celebri pubblicità create per il brand Campari.

Interni del MART di Rovereto
iStock
La cupola in vetro e acciaio del MART

Castel Beseno e i sapori della Vallagarina

A chiunque visiti Rovereto, il Times consiglia di fare tappa anche a Castel Beseno, una fortezza arroccata su un colle tra Rovereto e Trento, a guardia della Vallagarina.

Rientrati in città, c’è tutto il tempo per scoprire una cucina che unisce tradizione italiana e influenze alpine. Nel pomeriggio non può mancare una fetta di strudel con il caffè, uno dei classici irrinunciabili del Trentino. A tavola, il Times consiglia di assaggiare i ravioli di zucca, morbidi e delicati, e i piatti di carne della tradizione, come la guancia di maiale brasata al vino rosso o le costolette d’agnello alla griglia.

Per un pranzo più veloce bastano un tagliere di salumi locali, qualche bruschetta e un buon risotto. E per chiudere il viaggio senza troppe pretese, anche una semplice pizza in mezzo alle famiglie del posto diventa parte dell’esperienza.

Ecco perché, per il Times, Rovereto è una gemma nascosta: spesso rimane all’ombra di Trento e del Lago di Garda, eppure in pochi giorni regala più di quanto ci si aspetti.

Dal tartufo alle mele, dal Lugana all’olio: 10 sagre ed eventi imperdibili nel weekend dal 16 al 18 ottobre

16 octobre 2026 à 12:01

Una caccia al tesoro per scovare un formaggio segreto, una cena itinerante di cantina in cantina e una svendita di zucche al “peggior offerente”: questo weekend l’autunno ha in serbo una varietà incredibile di eventi e di sagre da raggiungere. Tra borghi, piazze e frantoi, si impastano strudel, si assaggia l’olio nuovo e si incontrano gli antichi guardiani delle vigne, mentre i funamboli camminano sospesi sopra il centro storico.

Noi di SiViaggia abbiamo selezionato 10 feste e sagre imperdibili del weekend dal 16 al 18 ottobre 2026, da Nord a Sud dello Stivale.

Lo specchio d’acqua delle Alpi che sembra dipinto a mano: l’affascinante Lago di Lunz

15 octobre 2026 à 17:30

Chi vive in zona, per la precisione nel piccolissimo villaggio di Lunz am See, lo chiama affettuosamente Meer der Lunzer, ovvero il loro mare. La realtà, però, è ben diversa: per attraversarlo da una sponda all’altra basterebbero appena 500 metri. Siamo nella Bassa Austria, ai piedi del massiccio del Dürrenstein, in un angolo delle Alpi dell’Ybbstal. E proprio qui il Lago di Lunz (Lunzer See in lingua locale) incanta con la sua presenza tanto imponente quanto silenziosa.

Del resto, questo è l’unico lago naturale balneabile della regione, uno specchio d’acqua di 68 ettari incastonato tra rilievi ricoperti di boschi.
Con l’arrivo dell’autunno, sono soprattutto i faggi a cambiare il volto delle sue rive. Le chiome assumono sfumature ramate, il sottobosco si riempie di foglie e il verde scuro delle conifere risalta tra i versanti ormai dorati. Nelle mattine più fredde, una leggera foschia può trattenersi sulla superficie, mentre dalla sponda meridionale il sentiero attraversa tratti di foresta che lasciano intravedere l’acqua soltanto attraverso aperture nella vegetazione.

Origine e formazione del Lago di Lunz

Sì, il Lago di Lunz è un vero e proprio gioiello dell’Austria, e questo è dovuto anche al fatto che la sua storia è iniziata migliaia di anni fa, ovvero quando le glaciazioni interessavano ampie porzioni delle Alpi. C’erano delle enormi masse di ghiaccio che avanzavano lentamente attraverso le vallate, esercitarono una pressione considerevole sulle rocce.

Il bacino del Lunzer See è quindi il risultato dell’erosione glaciale. Il lago appartiene inoltre a un sistema idrografico formato da tre bacini collegati tra loro: il più elevato è l’Obersee, situato a 1.113 metri, seguito dal Mittersee, a circa 766 metri, e infine dal Lunzer See, chiamato anche Untersee, ossia lago inferiore.

L’acqua scende dai bacini montani attraverso il Seebach, un corso d’acqua che alimenta il lago principale e prosegue verso il fiume Ybbs. Siamo perciò al cospetto di un continuo ricambio idrico che contribuisce alle caratteristiche del suo ecosistema, che non a caso è anche oggetto di studi scientifici da oltre 100 anni.

Già nel 1905, infatti, Lunz divenne un importante centro di ricerca limnologica, la disciplina dedicata allo studio delle acque interne. Oggi questa tradizione prosegue attraverso il WasserCluster Lunz, un istituto scientifico che approfondisce laghi, fiumi e ambienti acquatici.

Visitare il Lago di Lunz

Il Lago di Lunz è adatto anche a una gita di mezza giornata, in quanto si si presta perfettamente per un’escursione di poche ore. Ciò non toglie che dedicargli più tempo faccia sì che si possano apprezzare anche le sue particolarità meno evidenti. Il punto di partenza più pratico è la sponda occidentale, nei pressi del lungolago, tra parcheggi, piccoli locali e servizi turistici.

Durante l’autunno il movimento dei mesi estivi lascia spazio a un’atmosfera più in intima. Sulle sue rive sono infatti presenti delle panchine che, in questa stagione, si rivelano punti privilegiati per osservare il paesaggio, mentre le temperature fresche invitano a esplorare i sentieri che attraversano il bosco.

A disposizione dei visitatori c’è un percorso circolare che misura circa 4,8 chilometri. È assolutamente fattibile poiché presenta un dislivello di appena 33 metri. Partendo dalla sponda occidentale in senso antiorario, il tracciato sale leggermente lungo una stradina asfaltata, per poi trasformarsi in un sentiero di ghiaia. Poco dopo, la vegetazione diventa più fitta e il bosco sembra avvolgere il percorso.

Va detto che questo è probabilmente il tratto più affascinante durante l’autunno, con le foglie che ricoprono il terreno e i rami che formano una sorta di galleria naturale. Non mancano deviazioni che conducono direttamente alla riva, mentre ci si può prendere qualche minuto per fermarsi a osservare davanti ai propri occhi lo spettacolo (emozionante) delle montagne.

Proseguendo, il tracciato attraversa un ponte e raggiunge l’altra sponda. Da questo punto il paesaggio si apre maggiormente, regalando vedute panoramiche in grado di emozionare. Il ritorno segue in parte la strada che costeggia il lago, con scorci particolarmente belli nelle giornate soleggiate.

Tra le particolarità architettoniche del Lunzer See vale la pena citare la Seebühne. Si tratta di una struttura multifunzionale inaugurata nel 2004 e progettata dall’artista austriaco Hans Kupelwieser, con la collaborazione dello studio werkraum Wien. Ma perché è così particolare? La risposta è molto interessante: durante il giorno, parte della struttura funziona da piattaforma per prendere il sole e accedere all’acqua; in occasione degli spettacoli, invece, si trasforma in un teatro all’aperto, con una platea coperta e un palcoscenico galleggiante.

Possiede infatti un sistema meccanico che consente alla copertura di sollevarsi, mentre la piattaforma scenica può essere abbassata sotto la superficie durante l’inverno per proteggerla dalla pressione del ghiaccio. La Seebühne ospita anche il festival musicale wellenklänge, durante il quale le esibizioni si svolgono davanti allo scenario naturale delle montagne e del lago.

Per chi desidera prolungare l’esplorazione, dal Lunz parte l’itinerario dei tre laghi, un percorso di quasi 19 chilometri che richiede più o meno 6 ore e raggiunge anche il Mittersee, che si trova in un ambiente boschivo particolarmente suggestivo, e l’Obersee, uno specchio d’acqua verde intenso circondato da rilievi rocciosi.

Va però specificato che nel pieno dell’autunno le giornate più corte e le possibili nevicate in quota richiedono maggiore prudenza. Durante l’estate, invece, il lago si trasforma in una vera e propria meta balneare, con tanto di lido attrezzato dotato di 4.000 m² di prato, trampolino per i tuffi e servizi per le famiglie.

Tra maggio e giugno, inoltre, nei prati della regione fioriscono migliaia di narcisi bianchi, mentre in inverno il paesaggio assume tonalità completamente diverse: la sua superficie può ghiacciare durante le ondate di freddo più intense. Merita una visita anche il vicino abitato di Lunz am See, un paese alpino legato storicamente alla lavorazione del ferro e alla cultura montana del Mostviertel.

Dove si trova e come arrivare

L’incantevole Lago di Lunz (che in autunno pare davvero dipinto a mano) si trova a Lunz am See, nella parte sud-occidentale della Bassa Austria, nel distretto di Scheibbs. Per raggiungerlo in automobile da Vienna, Linz o Salisburgo si può percorrere l’autostrada A1, uscendo a Ybbs an der Donau e proseguendo lungo la strada B25 in direzione di Lunz am See.

Lunzer See, Austria
iStock
Il Lunzer See visto dall’alto

Chi preferisce utilizzare i mezzi pubblici può raggiungere in treno Scheibbs oppure Waidhofen an der Ybbs, proseguendo successivamente in autobus verso Lunz am See. È opportuno verificare gli orari delle coincidenze, soprattutto nei fine settimana e durante la bassa stagione.

Vivere Firenze con nuova energia: qui la pausa di benessere tropicale è un vero sogno

Par : Caterina
15 octobre 2026 à 08:09

Firenze è un luogo incantevole che ammalia, accoglie fra le proprie strade e i propri vicoli, fa sognare. D’autunno, peraltro, dà il suo meglio: questa straordinaria città d’arte si libera della folla estiva e si ricopre di una luce dorata, che fa sentire così a proprio agio da far perdere il conto dei passi fatti tra i monumenti.

Diciamolo però: il corpo e la mente, a un certo punto, chiedono il conto. E chi visita il capoluogo toscano lo sa bene: dopo chilometri di salite, ponti e botteghe, gambe e spalle chiedono soltanto una cosa, fermarsi e rigenerarsi. E tutto questo si può fare, rendendo la propria vacanza ancor più bella, appagante e meravigliosa.

Quando il viaggio ha bisogno di una pausa

Ciò che stiamo per dire non va inteso in senso negativo: visitare Firenze è un’esperienza che riempie gli occhi e il cuore, ma può sicuramente far un po’ scaricare le energie fisiche. Gli Uffizi, il Duomo, le salite di Boboli e le passeggiate lungo l’Arno regalano emozioni, però… mettono alla prova anche il viaggiatore più allenato.

Per questo inserire nell’itinerario una giornata (o anche solo mezza) dedicata al benessere trasforma il viaggio. Si riparte più leggeri, con i muscoli distesi e la mente pronta ad accogliere nuove bellezze. E se proprio si vogliono concentrare le scoperte meravigliose tra le strade e i musei della città durante il giorno, si potrebbe anche pensare a un momento di benessere serale: basta anche l’idea di regalarsi una coccola e di “viziare” un po’ il proprio corpo per arrivare più carichi e per affrontare ogni giornata con lo stesso vigore che si ha quando si parte.

Un angolo tropicale alle porte di Firenze

Sì, ma dalla straordinaria culla della cultura italiana, qual è la fuga di benessere più vicina che permette appunto di dedicarsi questi momenti di relax? In realtà c’è un luogo davvero magico da scoprire: a Campi Bisenzio, nel verde del Parco di Villa Montalvo, si trova Asmana Wellness World, la day spa più grande d’Italia: 9.000 metri quadrati su tre livelli, di cui 5.000 al chiuso accessibili agli ospiti, dove ogni ambiente racconta una cultura diversa del benessere, dall’India al Marocco, da Bali alla Finlandia.

Le grandi piscine esterne, circondate da palme e riscaldate tra i 35 e i 37 gradi tutto l’anno, fino a tarda sera, regalano la sensazione di un’isola tropicale nel cuore della Toscana, con tanto di Tropical Pool Bar dove sorseggiare un cocktail o una centrifuga restando in acqua.

Raggiungere la struttura è semplice anche per chi viaggia senza auto, grazie al servizio shuttle che accompagna gli ospiti al centro: una soluzione comoda per ritagliarsi la propria parentesi di relax e rientrare in città in serata, pronti per una lunga passeggiata, per una cena o anche per tornare nel proprio alloggio con un entusiasmo che strada facendo era stato fiaccato dagli sforzi e dalla stanchezza.

Un viaggio sensoriale tra saune tematiche e rituali esotici

Posto che Asmana è un luogo magico dove è facile trovare la propria dimensione ed è ancora più facile scegliere il “cammino” più adatto per ritrovare il proprio splendore, non possiamo non dire che esiste un percorso ideale, che è quello che comincia dal mondo delle acque.

Nella Grotta, premiata con l’Italian Pool Award, una cascata di otto metri alterna pioggia tropicale e getti intensi che massaggiano il corpo, mentre la Giungla avvolge con l’idromassaggio della “pioggia monsonica” su lettini in pietra, tra luci soffuse che evocano una foresta equatoriale notturna.

Poi, si passa al calore: le Cerimonie in Sauna, guidate dai Maestri con la tecnica dell’Aufguss, animano la maestosa Indian Sauna (la seconda più grande d’Italia), la Wine Sauna profumata dalle botti in rovere toscano e la Biosauna Zen, dove la cerimonia Beautiful Skin si prende cura della pelle tra creme al tè verde e nebulizzazioni alla lavanda.

Chiude il cerchio l’Hammam più grande d’Europa occidentale: qui si partecipa alle Cerimonie dello Scrub o al rituale Mille e una Notte, con sapone nero marocchino, esfoliazione con il guanto Kessa e tè verde finale. Un’esperienza che le coppie in viaggio possono condividere, per aggiungere alla vacanza un ricordo a due fuori dai percorsi consueti.

Firenze, centro Asmana

Sollievo immediato per gambe e piedi stanchi

Ma non è tutto qui, perché per chi ha camminato dall’alba al tramonto, Asmana ha pensato a soluzioni mirate e veloci. Al Beauty Bar, in un quarto d’ora di totale autonomia, si compone il proprio percorso di bellezza: la crema gambe “effetto ghiaccio” rinfresca e tonifica, l’impacco occhi alla camomilla combatte i segni della stanchezza e le maschere idratanti restituiscono luce al viso, il tutto accompagnato da una tisana rilassante.

Chi preferisce affidarsi a mani esperte può scegliere i massaggi da 20 minuti, perfetti tra una tappa e l’altra dell’itinerario: il defaticante piedi, il drenante gambe o il distensivo cervicale sciolgono in poco tempo le tensioni della giornata. Per un relax più avvolgente ci sono i Massaggi Special, dall’Abhyanga ayurvedico al Lomi Lomi hawaiano, fino all’Hot Stone con pietre vulcaniche e al massaggio di coppia, da vivere fianco a fianco in una sala dedicata.

Il souvenir più prezioso è il benessere

Da un viaggio a Firenze si portano a casa fotografie, sapori e scorci indimenticabili. Una giornata ad Asmana aggiunge al bagaglio qualcosa di diverso: spalle leggere, pelle rinnovata e quella calma rara che solo l’acqua calda sa regalare.

La prossima volta che l’itinerario toscano prende forma, vale la pena riservare uno spazio al riposo. Perché il modo migliore per amare una città è visitarla con il corpo riposato e lo sguardo curioso di chi si è concesso una pausa in paradiso.

Si riaccendono i riflettori sul Lago d’Iseo: il Guardian celebra la magia di un paradiso tra borghi pittoreschi

14 octobre 2026 à 12:00

Tra i ritmi frenetici di Milano e le industrie dell’hinterland, c’è un angolo della Lombardia dove il ritmo sembra invece rallentare, tra montagne che si specchiano nell’acqua, piccoli borghi affacciati sul lago e sentieri immersi nei colori dell’autunno. È il Lago d’Iseo, tornato sotto i riflettori della stampa internazionale grazie al Guardian, che gli ha dedicato un lungo reportage di viaggio.

La testata britannica lo racconta attraverso un itinerario fatto soprattutto di bicicletta, trekking e vita all’aria aperta, presentandolo come una destinazione ideale per chi desidera scoprire i laghi italiani da una prospettiva più lenta e rilassata. Al centro del viaggio c’è soprattutto Monte Isola, raggiungibile in pochi minuti di traghetto dalla sponda bresciana e perfetta da esplorare senza automobile. Un nuovo riconoscimento internazionale, quindi, per un territorio che non ha bisogno della mondanità del Lago di Como o delle grandi località del Garda per lasciare il segno.

Il Guardian riscopre il Lago d’Iseo e Monte Isola

Il cuore del racconto è Monte Isola, una montagna che emerge direttamente dalle acque del lago e custodisce una successione di piccoli centri abitati, vicoli, uliveti e antiche tradizioni legate alla pesca.

Qui le automobili sono praticamente assenti e ci si sposta soprattutto a piedi, in bicicletta o utilizzando i piccoli mezzi pubblici locali. È proprio questa dimensione sospesa a conquistare il Guardian, che attraversa località come Sensole, Menzino e Carzano, seguendo strade tranquille affacciate sull’acqua e immergendosi in un paesaggio che in autunno cambia completamente colore.

Peschiera Maraglio
iStock
Peschiera Maraglio, uno dei borghi del Lago d’Iseo

Il portale turistico ufficiale descrive Monte Isola come la più grande isola lacustre abitata d’Europa: ha una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati e un perimetro di circa 9 chilometri. Tra i suoi simboli ci sono la Rocca Oldofredi-Martinengo, costruita nel XIV secolo e il Santuario della Madonna della Ceriola, che domina il lago dall’alto. Ed è proprio verso il santuario che conduce una delle escursioni raccontate dal quotidiano britannico: una salita attraverso i boschi di castagni ricompensata, una volta arrivati in cima, da una vista che abbraccia il lago e le montagne circostanti.

Borghi, trekking e sapori al Lago d’Iseo

Il fascino del Lago d’Iseo, però, va oltre Monte Isola. È il paesaggio nel suo complesso a rendere particolare questa zona della Lombardia: verso sud iniziano le colline e i vigneti della Franciacorta, mentre procedendo verso nord il panorama diventa più aspro, con montagne sempre più vicine alle rive.

Anche per questo il territorio si presta particolarmente allo slow travel. Si può percorrere Monte Isola a piedi con un itinerario di circa 9,4 chilometri che parte da Peschiera Maraglio, attraversa uliveti e borghi come Sensole, Menzino e Siviano e regala scorci continui sulle acque del lago e sulle piccole isole circostanti.

Poi ci sono i sapori locali, altro elemento che il Guardian inserisce nel viaggio: il pesce di lago, le sardine essiccate e le ricette tradizionali diventano parte di un’esperienza che invita a fermarsi, anziché limitarsi a spuntare attrazioni da una lista.

I casi di Teresa Battaglia 3 – Figlia della cenere, le location della serie Tv con Elena Sofia Ricci

12 octobre 2026 à 17:00

Tra i ritorni più attesi dell’autunno c’è quello di Teresa Battaglia: l’amato personaggio di Elena Sofia Ricci torna – dal 12 ottobre 2026 in prima serata su Rai 1 – a risolvere casi complessi e intricati in Figlia della cenere, con l’aiuto di psicologia, criminologia e soprattutto del suo profondo intuito.

I fan ritroveranno in questa terza stagione de I casi di Teresa Battaglia i personaggi che hanno amato di più, la stessa suspence e la stessa tensione che li hanno tenuti attaccati alla Tv nelle precedenti stagioni e ambientazioni ancora più cariche di mistero. Le location di Figlia della cenere tra imponenti basiliche di epoca romanica, fiumi placidi solo all’apparenza e moderni scorci cittadini sembrano partecipare infatti, più che assistere inerti, allo svolgersi dei fatti sullo schermo.

Di cosa parla

Cinque anni dopo l’ultimo caso, quello della Ninfa Dormiente, Teresa Battaglia si ritrova a indagare sul ritrovamento del corpo di un uomo a cui l’assassino, dopo la morte, ha tagliato parte delle dita e sfondato lo sterno. Quando altri cadaveri vengono ritrovati nello stesso stato, la profiler di Udine si convince che i casi non possono essere scollegati come pure sembrano. Con l’aiuto fidato degli ispettori Massimo Marini e Giacomo Parisi arriva, così, alla conclusione che il serial killer agisca seguendo un codice preciso: sceglie vittime che hanno un segreto da nascondere e per cui devono pagare con la morte. Oltre che con la logica deviata dell’omicida, ne I casi di Teresa Battaglia 3 il personaggio di Elena Sofia Ricci dovrà fare i conti con il ritorno dell’ex marito che già in passato ha provato a ucciderla e a impedirle di vedere i figli.

Arriva su Rai 1 l'attesissima terza stagione de "I casi di Teresa Battaglia": "Figlia della cenere"
Ufficio stampa Rai
Una scena di “Figlia della cenere”

Dov’è stata girata la serie

Le principali location di Figlia della cenere si trovano ancora una volta in Friuli Venezia Giulia, come ha confermato la FVG Film Commission, che ha supportato la realizzazione della fiction. Il legame con la città di Udine e, più in generale, con il territorio friulano è del resto da sempre un tratto identitario della profiler.

Udine

In città, le riprese hanno interessato soprattutto il centro storico: elegante e ricco di chicche architettoniche, ma allo stesso tempo vivace e frequentato ogni giorno da un gran numero di fuorisede e turisti, dà alla fiction Rai con Elena Sofia Ricci un’atmosfera decisamente contemporanea.

Friuli Venezia Giulia: dov'è stata girata la fiction Rai "Figlia della cenere - I casi di Teresa Battaglia"
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L’elegante centro storico di Udine

Aquileia

Lo stesso non si può dire di Aquileia, altro luogo dov’è stata girata Figlia della cenere. Qui i resti di età romana e paleocristiana insieme alla famosa Basilica di Santa Maria Assunta e agli stupendi mosaici che custodisce ricreano un senso di magnificenza e di mistero da cui anche la protagonista della serie – ha raccontato in conferenza stampa – è stata particolarmente colpita durante le riprese.

C'è anche Aquileia tra i luoghi dov'è stata girata la terza stagione de "I casi di Teresa Battaglia"
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L’imponente Basilica paleocristiana di Aquileia

Cividale del Friuli

Una vicenda legata al passato della protagonista ha fatto sì che tra i luoghi dov’è girata la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia ci sia anche Cividale del Friuli, la città affacciata sul fiume Natisone famosa per conservare le tracce più numerose della civiltà longobarda (tanto che l’UNESCO l’ha scelta come punto di partenza di un itinerario tematico).

C'è anche Cividale del Friuli tra le location di "Figlia della cenere - I casi di Teresa Battaglia"
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La pittoresca Cividale del Friuli

Altre location

Tra le location troviamo anche altri borghi caratteristici del Friuli Venezia Giulia: San Pietro al Natisone, immerso nel verde delle valli dell’omonimo fiume, Reana del Rojale, con le sue rogge e i suoi mulini ad acqua sopravvissuti al tempo, e Magnano in Riviera, un importante centro agricolo-industriale sulle colline.

Tra le location di "Figlia della cenere" ci sono borghi tra i più caratteristici del Friuli Venezia Giulia come Reana del Rojale
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Il pittoresco borgo di Reana del Rojale

Fuga al caldo in autunno, 3 mete low cost da raggiungere con i voli Ryanair

12 octobre 2026 à 14:00

Quando le giornate iniziano ad accorciarsi e la routine torna a farsi sentire, basta poco per trasformare un normale weekend d’autunno in una piccola fuga al sole. La nuova promozione Ryanair può essere l’occasione giusta per programmare qualche giorno lontano da casa, tra isole mediterranee, città affacciate sul mare e temperature decisamente più piacevoli rispetto a quelle italiane.

La compagnia invita infatti a “sfuggire alla noia quotidiana” con voli a partire da 24,99 euro, anche se tra le rotte disponibili compaiono alcune tariffe ancora più convenienti, a partire da 14,99 euro. La promozione è soggetta a disponibilità e si applicano termini e condizioni. È possibile prenotare entro il 16 ottobre 2026 per viaggiare nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 17 dicembre 2026. Come sempre, anche questa volta le tariffe possono cambiare in base alla tratta e alle date selezionate.

Tra le occasioni più interessanti abbiamo selezionato tre destinazioni perfette per chi non è ancora pronto a salutare definitivamente il sole.

Da Milano Malpensa a Palma di Maiorca

Maiorca non è soltanto una destinazione estiva. Con la fine dell’alta stagione, Palma cambia ritmo: diminuisce la folla, le temperature diventano più miti e il centro storico si presta ancora meglio a lunghe passeggiate. L’autunno è considerato dallo stesso ente del turismo locale uno dei periodi ideali per scoprire il lato culturale della città, tra chiese, antichi conventi, cortili storici, musei e gallerie d’arte. Il clima permette inoltre di continuare a trascorrere tempo all’aperto e, nelle giornate più favorevoli, anche di godersi le spiagge dell’isola.

Palma di Maiorca
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Sguardo sulla spiaggia a Palma di Maiorca

Da Milano Malpensa si può volare verso Palma a partire da 14,99 euro: una tariffa che rende l’isola delle Baleari accattivante anche solo per un weekend lungo.

Da Bari a Malta

Per chi parte dal Sud Italia, un’altra occasione conduce direttamente nel cuore del Mediterraneo. I voli da Bari a Malta partono da 14,99 euro, rendendo di fatto l’arcipelago una delle alternative più interessanti per una breve vacanza autunnale. Valletta, con i suoi palazzi color miele e le fortificazioni affacciate sul mare, può essere il punto di partenza per esplorare l’isola, raggiungendo poi Mdina, le scogliere e i piccoli centri costieri.

Il clima resta uno dei grandi vantaggi di Malta anche fuori stagione: l’ente del turismo sottolinea le temperature miti e le numerose possibilità di praticare attività all’aperto durante tutto l’anno. L’arcipelago può contare inoltre su migliaia di ore di sole annuali, oltre a un patrimonio culturale che attraversa più di 7.000 anni di storia.

Da Roma Fiumicino a Pafos

L’ultima fuga porta a Cipro, dove l’autunno sembra arrivare decisamente più tardi. Da Roma Fiumicino a Pafos le tariffe partono da 19,99 euro nel mese di ottobre. Pafos combina mare e archeologia: il porto, il castello medievale e soprattutto l’area archeologica di Kato Pafos, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, raccontano il passato dell’isola, mentre poco fuori città si incontrano luoghi legati al mito di Afrodite e paesaggi naturali come la penisola di Akamas.

E il clima gioca a favore di una partenza autunnale: a Cipro ottobre presenta ancora giornate calde, mentre anche a novembre possono esserci condizioni adatte per pranzare all’aperto, prendere il sole e, nelle giornate migliori, fare persino un bagno.

Tra riflessi di luce e leggende d’argento c’è un Piccolo Canada: il magnifico Lago dell’Orceyrette

11 octobre 2026 à 13:00

In autunno, sulle Alpi francesi, accade qualcosa di straordinario: i boschi cambiano colore, le giornate si accorciano e le montagne acquistano sfumature calde. Ed è proprio intorno al Lago dell’Orceyrette, a circa 1.927 metri di altitudine, che questo spettacolo assume proporzioni particolarmente suggestive. Da queste parti, infatti, i larici si tingono di giallo intenso, i pini cembri conservano il loro verde scuro e l’acqua restituisce un riflesso che sembra appartenere a un paesaggio del Canada.

Del resto, il paragone con i grandi laghi nordamericani ricorre spesso nelle descrizioni di questo angolo poco conosciuto della Francia.
Siamo nel dipartimento delle Alte Alpi, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, a breve distanza dalla cittadina fortificata di Briançon e dal confine italiano. A renderlo speciale è anche il contrasto fra le sue dimensioni raccolte e la grandiosità dell’ambiente di cui fa parte.

Nel periodo autunnale il paesaggio cambia persino nel corso della giornata. Al mattino, con l’aria immobile, le chiome dorate si riflettono nitidamente sulla superficie. Nel pomeriggio, invece, la luce più inclinata accentua i contrasti tra le rocce grigie, i prati ingialliti e le conifere. Un piccolo universo montano che ha conquistato anche il mondo della televisione, tanto da essere scelto fra le location della serie poliziesca francese Alex Hugo, ambientata sulle Alpi.

Origine e formazione del Lago dell’Orceyrette

Dietro l’aspetto apparentemente selvaggio del Lago dell’Orceyrette si nasconde una storia geologica sorprendente, alla quale si aggiunge un intervento umano relativamente recente. In origine, questo bacino era un lago residuale di formazione glaciale, eredità delle trasformazioni che interessarono le vallate alpine durante le glaciazioni. Il progressivo ritiro dei ghiacci aveva lasciato una depressione naturale destinata a raccogliere l’acqua proveniente dai versanti.

Con il trascorrere dei secoli, il bacino subì profonde modificazioni, fino a scomparire. Nel 1950 venne realizzato uno sbarramento che consentì all’acqua di accumularsi nuovamente, restituendo al paesaggio lo specchio lacustre ammirato attualmente. La sua storia, tuttavia, comincia molto prima dell’arrivo dei ghiacciai: le rocce presenti sulle montagne circostanti, comprese quelle del Rocher Roux, custodiscono tracce dell’antico oceano ligure-piemontese, che oltre 150 milioni di anni fa separava porzioni di crosta continentale destinate a essere coinvolte nella formazione della catena alpina.

Anche il nome racconta qualcosa del territorio: Orceyrette deriva infatti dal torrente e dagli antichi chalet dell’Orcière, costruzioni legate alle attività agro-pastorali praticate per generazioni negli alpeggi della zona.

Visitare il Lago dell’Orceyrette

Raggiungere il Lago dell’Orceyrette a piedi è un’esperienza alla portata anche degli escursionisti meno allenati, ma scegliendo l’itinerario breve con partenza da Plan Peyron. Il percorso ufficiale misura 4,2 km complessivi, presenta circa 100 metri di dislivello positivo e richiede mediamente 1 ora e 45 minuti (soste escluse).

Dal parcheggio sterrato si attraversa il torrente Orceyrette, nei pressi di un pannello che segnala l’ingresso nella riserva. Il tracciato procede lungo il margine del bosco, risalendo dolcemente il corso d’acqua per circa 2 km. Durante l’autunno, questo tratto regala già buona parte dello spettacolo, con gli aghi dei larici che ricoprono il terreno, il rumore del torrente accompagna il percorso e, fra gli alberi, le montagne che si fanno scovare.

Il vero protagonista della stagione, infatti, è il Bois des Ayes, un ambiente forestale di straordinario valore naturalistico, considerato fra le più belle foreste di pino cembro delle Alpi francesi. Alcuni esemplari raggiungono un’età compresa fra 400 e 600 anni, al punto che hanno attraversato secoli di inverni rigidi, nevicate abbondanti e cambiamenti climatici, sviluppando tronchi robusti e forme modellate dalle difficili condizioni d’alta quota.

Larici del Lago dell'Orceyrette
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I bei larici del Lago dell’Orceyrette

Il pino cembro, chiamato anche arolla, cresce insieme ai larici nelle fasce inferiori del bosco. Oltre i 2.100 metri diventa invece dominante, fino a formare popolamenti forestali pressoché puri. Proprio la convivenza fra queste due conifere rende l’autunno estremamente interessante.

Raggiunto lo sfioratore, il lago si presenta quasi all’improvviso. Sulla sponda si trovano tavoli da picnic e un pontile per la pesca accessibile anche alle persone con mobilità ridotta. Per pescare occorre rispettare le autorizzazioni e la regolamentazione vigente. Proseguendo sulla sinistra si può effettuare il giro dello specchio d’acqua, attraversando ambienti differenti. Verso l’estremità superiore, il sentiero aggira una zona umida e raggiunge una pista forestale, da dove si rientra verso lo sbarramento, per poi ripercorrere il tratto iniziale fino a Plan Peyron.

Chi desidera prolungare l’escursione può considerare anche gli alpeggi superiori, con gli chalet dell’Orceyrette e dell’Alp, testimonianze della tradizionale architettura rurale alpina, caratterizzata da edifici funzionali alla vita stagionale in montagna.

La visita è gratuita, ma richiede rispetto delle norme ambientali. I cani sono ammessi al guinzaglio sui percorsi consentiti, mentre è necessario rimanere sui sentieri segnalati e tenere le distanze dagli animali selvatici. Sono vietati i fuochi, il campeggio e la balneazione.

Il periodo ufficiale di apertura dell’itinerario va dal 15 maggio al 15 novembre, condizioni meteorologiche permettendo. Per ammirare il foliage, il momento generalmente più interessante coincide con ottobre, pur variando l’intensità della colorazione in base all’andamento stagionale.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago dell’Orceyrette si trova nella valle degli Ayes, nel Briançonnais, sulle Alpi sudoccidentali francesi. La cittadina di riferimento è Briançon, celebre per le fortificazioni progettate da Vauban, riconosciute dall’UNESCO. Dall’Italia si può raggiungere Briançon attraverso il Colle del Monginevro, partendo dalla zona di Cesana Torinese, oppure attraverso il Colle della Scala, provenendo da Bardonecchia, quando il valico è aperto al traffico.

Una volta raggiunta Briançon, si prosegue verso Villar-Saint-Pancrace e si seguono le indicazioni per il Centre Montagne e Les Ayes. La strada sale fra boschi e piccoli nuclei di baite fino al settore di Plan Peyron, punto di partenza dell’escursione breve. Durante luglio e agosto sono previste limitazioni alla circolazione, comprese restrizioni orarie fra il villaggio degli Ayes e il lago. Il Comune invita a privilegiare gli accessi a piedi o in bicicletta, anche attraverso i percorsi che partono dal Centre Montagne.

In autunno, invece, è essenziale verificare le condizioni della strada forestale prima della partenza, soprattutto dopo nevicate precoci, gelate o precipitazioni intense. Conviene, inoltre, partire al mattino, portare scarpe con una buona aderenza, abbigliamento caldo e uno strato impermeabile.

Tre meraviglie italiane premiate dal Times come mete calde d’autunno

10 octobre 2026 à 09:00

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Italia lontano dalla folla estiva e con temperature che, soprattutto al Sud, possono ancora regalare piacevoli giornate all’aria aperta. A suggerire tre destinazioni da mettere in agenda è il Times, che ha selezionato 28 mete nel mondo dove godersi il caldo durante i mesi autunnali.

Le proposte raccontano tre modi diversi di vivere il Sud Italia quando le temperature si fanno più miti, tra passeggiate, cultura ed esperienze gastronomiche.

Percorrere la Costiera Amalfitana

Se durante l’estate i percorsi più celebri della Costiera Amalfitana rischiano di trasformarsi in itinerari affollati, l’autunno offre condizioni molto più favorevoli per esplorare il territorio a piedi. Il Times sottolinea proprio questo aspetto: il problema non è soltanto il caldo estivo, ma anche la difficoltà di godersi alcuni dei sentieri più spettacolari quando sono presi d’assalto.

A luglio, per esempio, il Sentiero degli Dei e la penisola di Punta Campanella possono diventare oltremodo congestionati; nei mesi più freschi, invece, il paesaggio si può apprezzare con calma, mentre le temperature più contenute rendono le camminate più confortevoli.

Il richiamo della Costiera, poi, non si esaurisce con i borghi affacciati sul mare: è soprattutto il territorio a offrire occasioni di scoperta, tra panorami costieri, vegetazione mediterranea e percorsi che permettono di osservare il paesaggio da una prospettiva inedita.

Sole invernale in Sicilia

La Sicilia è una meta ideale per prolungare la stagione delle vacanze e dedicarsi alle visite culturali e alle passeggiate, alternando città d’arte, siti archeologici e soste gastronomiche.

Tra le esperienze da non perdere c’è Siracusa, dove la tradizione culinaria siciliana può diventare parte integrante del viaggio: imparare a preparare gli arancini, per esempio, è un modo per avvicinarsi ai sapori dell’isola e alle consuetudini che li accompagnano. Il viaggio può proseguire verso Agrigento, dove la Valle dei Templi offre l’occasione di immergersi nella storia siciliana antica, tra monumentali testimonianze archeologiche e paesaggi di grande suggestione.

Merita una visita anche Ragusa, con il patrimonio barocco e le strade che raccontano l’identità architettonica della Sicilia sud-orientale. A completare l’itinerario può essere una tappa a Piazza Armerina, altra località che invita a esplorare il volto storico e culturale dell’entroterra siciliano.

Scorcio dell'antica città barocca di Ragusa Ibla, Sicilia
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Suggestivo scorcio dell’antica città barocca di Ragusa Ibla

Puglia, un soggiorno a Lecce

La terza città italiana scelta dal Times è Lecce, nel cuore del Salento, dove l’autunno può diventare l’occasione per un soggiorno dedicato all’arte e all’architettura: spesso accostata a Firenze per la ricchezza delle sue espressioni artistiche, la città pugliese vanta infatti un carattere inconfondibile, legato soprattutto al trionfo del Barocco leccese. Le chiese, i palazzi storici e le decorazioni elaborate rendono il centro un vero museo a cielo aperto, dove la pietra locale diventa protagonista di composizioni scenografiche, intagli raffinati e ornamenti dalle forme sinuose.

Tra i monumenti da non perdere c’è la Basilica di Santa Croce, uno degli esempi più celebri del Barocco leccese: la facciata, ricchissima di elementi decorativi, cattura lo sguardo con un intreccio di figure, motivi ornamentali e lavorazioni minuziose, espressione della maestria degli artisti che hanno contribuito a definire lo stile della città.

A ricordare le origini più antiche è poi l’anfiteatro romano, le cui strutture testimoniano la lunga stratificazione culturale che caratterizza il centro storico.

La Via Francigena in autunno: il tratto toscano a piedi tra borghi e boschi

9 octobre 2026 à 18:30

Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.

A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.

Che cos’è la Via Francigena

Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.

L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

via francigena
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Il simbolo della Via Francigena su un sentiero nel bosco in Toscana

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.

Il percorso della Via Francigena in Toscana

La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.

La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Via Francigena Toscana
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Il tracciato della Via Francigena attraversa le Crete Senesi

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.

Le tappe più belle da affrontare in autunno

Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.

Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.

Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.

Dal Passo della Cisa a Pontremoli

La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).

Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.

Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Pontremoli, in Lunigiana, lungo la Via Francigena
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Veduta di Pontremoli

Da San Miniato a Gambassi Terme

Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.

Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.

Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.

Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.

La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.

Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

Foliage sulle Alpi: 5 sentieri per vedere i colori dell’autunno al momento giusto

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 14:30

Siamo arrivati all’autunno che, con tutto ciò che porta con sé, rende più sopportabile la fine dell’estate. Parliamo di abiti dai tessuti avvolgenti e colori caldi, una tazza di tè da accompagnare a un buon libro e, soprattutto, i paesaggi che si dipingono di rosso fuoco e oro. Il modo migliore per immergersi nella loro bellezza (e scattare fotografie) è indossare scarpe comode e uscire all’aria aperta sui sentieri dove il foliage esplode, facendo attenzione ai tempi.

Il foliage segue una regola precisa: cambia con la quota. In alto i primi a colorarsi sono i larici, che iniziano a ingiallire già tra fine settembre e inizio ottobre. Più in basso, faggi e altre latifoglie si accendono verso fine ottobre. I tempi variano di anno in anno e bastano qualche giorno di anticipo o un colpo di vento per trovare versanti ancora verdi oppure già spogli.

Per non sbagliare il momento, AllTrails, la piattaforma dedicata all’escursionismo, ha selezionato alcuni itinerari sulle Alpi italiane. Oltre a mappe e informazioni aggiornate sui percorsi, sono utili soprattutto le recensioni con foto lasciate dalla community, che permettono di capire a che punto è la stagione prima di partire.

Lago Federa via Pian del Pantan, Veneto

Nei dintorni di Cortina d’Ampezzo si trova forse lo scorcio più celebre del foliage dolomitico. Il percorso, di difficoltà facile-moderata, sale fino al Lago Federa, a oltre 2.000 metri di quota, ai piedi della Croda da Lago. Il lago è circondato da un anfiteatro di larici che a ottobre, in genere intorno a metà mese, diventano dorati e si riflettono sull’acqua. È uno dei panorami più fotografati di tutto l’arco alpino, quindi conviene partire presto per goderselo con calma.

Pian dei Casoni-Val Venegia, Trentino

È una camminata di livello moderato, ma con salite dolci, che risale la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino. Il sentiero parte da Pian dei Casoni e passa tra pascoli e lungo il torrente Travignolo, con le Pale di San Martino sullo sfondo. Nel corso di ottobre, i lariceti che accompagnano il percorso si colorano di giallo.

Vallunga: La Ciajota-Plan dala Ciajeies, Alto Adige

Alle spalle di Selva di Val Gardena, nel Parco Naturale Puez-Odle, la Vallunga rappresenta una valle di origine glaciale chiusa tra prati e pareti dolomitiche altissime. L’itinerario, classificato di difficoltà moderata, è quasi tutto in piano. Per questo è tra i più accessibili della selezione, adatto anche a chi ha poca esperienza. A ottobre i larici tingono la valle d’oro, mentre le rocce tutt’intorno ricordano le navate di una cattedrale di roccia.

Giro del Gran Bosco, Piemonte

Spostandosi verso ovest, in alta Val di Susa, si trova il Gran Bosco di Salbertrand, parco naturale e una delle foreste alpine più estese del Piemonte. L’anello, di livello moderato, attraversa un bosco in cui i larici crescono accanto ad abeti bianchi e rossi, pini silvestri e cembri. In autunno, il giallo dei larici e il verde scuro delle conifere sempreverdi formano un mosaico di colori, lontano dalle mete più affollate delle Dolomiti.

Filorera-Rasica via Torrente Valle di Mello, Lombardia

La stagione si chiude in Val di Mello, riserva naturale in provincia di Sondrio. Tra prati e grandi pareti di granito, un anello di difficoltà moderata segue il torrente dentro un bosco dall’atmosfera quasi fiabesca. Qui la quota è più bassa e i colori arrivano più tardi: verso fine ottobre le foglie di faggi e castagni ricoprono il sottobosco di toni rame e ambra. È una delle passeggiate autunnali più belle del Nord Italia e il modo ideale per salutare il foliage prima che arrivi l’inverno.

L’estranea, le location tutte reali e tutte molto note del film italiano in lizza per gli Oscar

8 octobre 2026 à 16:30

Il nuovo thriller psicologico di Paolo Strippoli, nelle sale dall’8 ottobre 2026, è tra i film più attesi dell’autunno: c’entrano il successo riscontrato alla Mostra del Cinema di Venezia, il fatto che sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, ma senza dubbio anche la vicenda «spietata e carnale» – come l’ha definita lo stesso regista – che racconta, specchio di una parentesi storica ben definita e in cui molte famiglie italiane in fondo finiranno per riconoscersi. Le location di L’estranea, tutte reali e tutte concentrate tra la Puglia e il Lazio, partecipano a rendere più universale quanto narrato ed evidente il legame dei protagonisti e del regista pugliese con i luoghi che abitano nella finzione (gli uni) e nella realtà (l’altro).

Di cosa parla

In una notte di temporale Anna, la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, bussa alla porta dell’appartamento romano della figlia Alice, il personaggio di Romana Maggiora Vergano, e le rivela la bugia su cui da oltre vent’anni si regge l’equilibrio della loro famiglia. Allora, pur di salvarle la gamba dopo un’incidente di cui era stata vittima, la donna aveva stretto un patto con una misteriosa estranea: il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, da cui il titolo del nuovo film di Paolo Strippoli. Questa scelta aveva dato il via a una serie di avvenimenti terribili che avevano colpito la famiglia. Solo Alice ha il potere di interrompere finalmente questa catena spaventosa di eventi e rimettere ogni cosa al proprio posto. A che prezzo però? E la giovane sarà davvero disposta a pagarlo?

Arriva al cinema "L'estranea": il film di Paolo Strippoli in lizza per rappresentare l'Italia agli Oscar 2027
(c) 01 Distribution
Una scena di “L’estranea”

Dov’è stato girato il film

Il dramma familiare di Paolo Strippoli è ambientato tra la Puglia dove la famiglia di Anna, che rappresenta una certa imprenditoria pugliese rapidamente arricchitasi tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi degli Anni Duemila, ha le proprie radici e Roma dove la figlia Alice si è trasferita, come molti suoi coetanei, per cercare la propria strada. Per dare realismo alla narrazione anche i luoghi dov’è stato girato il film L’estranea si trovano tra la Puglia e la Capitale.

Bari

A Bari, città di cui è originaria la famiglia di Anna, la produzione (Kazak Productions e Tarantula Film con Le Pacte) ha scelto di girare sia in luoghi centrali e iconici per la storia e il presente turistico del capoluogo pugliese e sia in zone più periferiche e marginali: una soluzione che ha consentito di rappresentare sullo schermo il volto profondamente stratificato che la città ha da sempre.

Sullo schermo sono facili da riconoscere il lungomare e il Molo San Nicola: il pittoresco porto vecchio di Bari, subito a ridosso del centro cittadino e del famoso Teatro Margherita, dove ancora oggi si continuano a tramandare le tradizioni marinare della città come, ogni mattina, quella dell’arrivo e della vendita del pesce fresco.

Bari: i luoghi dov'è stato girato il film "L'estranea"
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L’antico porto di Bari

Un set è stato stabilito presso il Circolo Canottieri Barion: fondato a fine Ottocento è uno dei più storici della zona.

Altra location di L’estranea a Bari è il quartiere San Paolo: sorto tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Sessanta del Novecento come primo quartiere residenziale pubblico della città, ancora oggi conserva il suo animo popolare nonostante sia stato interessato nel tempo da interventi di riqualificazione come quello mirato a trasformarlo, tramite murale e street art, in un Quartiere Museo.

Alcune scene del nuovo film di Paolo Strippoli sono state girate al Policlinico Giovanni XXIII.

Monopoli

A Monopoli si è girato sia in location private (come uno studio medico) e di servizio (il canile pubblico) e sia in luoghi molto amati sia dai turisti e sia soprattutto dai locali. Uno di questi è il castello Carlo V: un forte del Cinquecento costruito durante la dominazione spagnola della città e che ancora oggi incuriosisce per la sua pianta poligonale con bastioni, ponti levatoi, mura difensive.

Monopoli: le location di "L'estranea"
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Lo storico castello di Monopoli

Impossibile da non riconoscere sullo schermo è Porto Ghiacciolo: una delle spiagge più belle della Puglia, famosa per il colore cristallino e la temperatura molto bassa – come lascia intuire il nome – delle sue acque, oltre che per l’Abbazia di Santo Stefano che le fa da sfondo.

Le location di "L'estrane", il nuovo film di Paolo Strippoli, in Puglia
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La stupenda spiaggia di Porto Ghiacciolo

Gioia del Colle

Tra le location pugliesi di L’estranea c’è anche Gioia del Colle. Qui, come confermano anche numerose testate locali, la troupe ha girato a Villa Povia. Fin qui non si conoscono, però, più dettagli su quali stanze e ambienti della storica residenza – che per il ruolo chiave che ha nelle vicende della famiglia è comparsa fin dalle prime immagini dal set diffuse – siano state interessate dalle riprese.

"L'estranea": il thriller psicologico di Paolo Strippoli in lizza per rappresentare l'Italia agli Oscar 2027 è girato tra Puglia e Lazio
(c) 01 Distribution
Una delle prime immagini dal set di “L’estranea”

Roma

A Roma anche la scelta delle location appare volutamente in rottura con quanto fatto in Puglia, come a sottolineare anche visivamente quanto radicalmente il patto con l’estranea abbia deviato il corso delle vicende familiari.

La figlia di Anna vive nel quartiere di San Lorenzo: uno dei più giovani della Capitale, frequentato ogni giorno da un gran numero di studenti e fuorisede e animato da localini alla moda e da una vivace movida, senza che questo gli abbia fatto perdere il carattere prettamente popolare. È qui in un appartamento di Via degli Ausoni che sono state girate le scene, incluse alcune di quelle in terrazza, in cui Anna raggiunge a Alice e le racconta del patto che da piccola le ha salvato la gamba.

Altre scene sono state girate in prossimità della Stazione Termini: una zona altrettanto frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori fuorisede e persone che per ragioni diverse si spostano da o per Roma.

Diversi ospedali romani sono tra le location di L’estranea e non c’è da sorprendersene considerata la trama e che l’evento scatenante è un incidente che stravolge la quotidianità della famiglia di Anna mettendo a rischio la salute di Alice. Riprese sono state effettuate, in particolare, all’Ospedale San Camillo, all’American Ospital e all’Istituto San Leone Magno.

Roma: dov'è stato girato il nuovo film di Paolo Strippoli "L'estranea"
(c) 01 Distribution
Un’altra scena di “L’estranea”

Non mancano scene girate in studio per cui la produzione del nuovo film di Paolo Strippoli si è appoggiata agli Studios di via Tiburtina: tra i teatri di posa più famosi – e utilizzati – della Capitale, dove sono stati girati numerosi classici moderni del cinema italiani e trasmissioni televisive dal forte seguito.

Autunno in Inghilterra (oltre Londra): 3 mete da raggiungere con la promo Vueling

Par : elenausai10
8 octobre 2026 à 11:37

Chi sceglie Londra come meta, spesso non si allontana dalla città. Noi, invece, vi consigliamo di avventurarvi oltre la capitale perché a meno di due ore di strada si aprono gli ampi spazi della campagna inglese, con borghi, castelli e paesaggi che in autunno e inverno assumono un fascino tutto loro.

Arrivarci è semplice perché Vueling collega l’aeroporto di Roma Fiumicino a Londra Gatwick e propone, fino all’11 ottobre 2026, voli scontati a partire da 53 euro per chi vuole organizzare un viaggio tra il 1° novembre 2026 e il 28 febbraio 2027.

Quali sono le mete più belle da raggiungere in questo periodo, noleggiando un’auto o salendo su un treno? Noi vi consigliamo queste tre!

Cotswolds

Una volta atterrati a Londra, noleggiate un’auto e, in circa due ore guidando verso ovest, raggiungerete i paesaggi suggestivi delle Cotswolds. Qui verrete accolti da colline, campi e muretti a secco punteggiati da villaggi in pietra dorata che sembrano usciti da un libro di fiabe.

Il modo migliore per scoprirle è spostarsi da un borgo all’altro. A Bourton-on-the-Water i ponticelli del Settecento attraversano il fiume Windrush, Lower Slaughter conserva un vecchio mulino affacciato sui canali e Castle Combe è stato il set di film e serie in costume, da Stardust a Bridgerton.

In inverno, con un po’ di fortuna, si possono vedere questi paesaggi coperti di neve. In ogni caso la giornata si chiude al meglio in uno dei tanti pub di campagna, davanti al camino con un sunday roast, il classico arrosto della domenica.

Warwick

Se non volete noleggiare un’auto, con un treno in partenza da London Marylebone si raggiunge Warwick in circa 1 ora e mezza. La cittadina è dominata da uno dei castelli medievali più famosi d’Inghilterra, costruito nel 1068 per volere di Guglielmo il Conquistatore dove prima sorgeva un insediamento fortificato anglosassone. Nei secoli la fortezza è stata ampliata e trasformata fino all’Ottocento, quando già attirava i primi visitatori.

Oggi si possono esplorare torri, camminamenti sulle mura e sale storiche, oltre che ammirare da vicino il trabucco: alto quasi 18 metri, è la più grande macchina d’assedio funzionante del Paese. Tra fine novembre e inizio gennaio il castello si veste a festa con Christmas at the Castle, tra decorazioni e spettacoli a tema. Chi viaggia in auto può abbinare la visita a una tappa a Stratford-upon-Avon, a una ventina di minuti, per vedere la casa natale di Shakespeare.

New Forest

Infine, a circa due ore d’auto da Londra oppure in poco più di un’ora e mezza di treno da London Waterloo, si apre il New Forest National Park, un mosaico di boschi antichi, brughiere e costa dove pony, asini e bovini pascolano liberi. Tra fine autunno e inizio inverno capita di incontrare anche i maiali del pannage, un’antica tradizione che prevede di lasciarli liberi nella foresta per mangiare le ghiande cadute, tossiche per gli altri animali.

Per passeggiare tra faggi e querce, i sentieri di Bolderwood e il Blackwater Tall Trees Trail sono tra i più scenografici. Chi preferisce il mare può spostarsi invece sulla costa di Milford on Sea o Lymington.

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