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Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale 2026: il viaggio a vapore tra i borghi magici del Friuli

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 10:14

Un grande classico del periodo natalizio? Fare un giro tra le bancarelle dei mercatini, tra profumi di cannella, artigianato particolare e sapori DOC. Ma perché circoscrivere l’esperienza a una sola, seppur suggestiva, camminata tra gli stand quando anche l’arrivo a destinazione può diventare un’esperienza speciale?

È proprio questa l’idea alla base del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale che, l’8 dicembre 2026, attraverserà il Friuli Venezia Giulia da Gemona del Friuli a Sacile. Un viaggio che sa di altri tempi e che porterà i passeggeri alla scoperta di alcuni dei borghi più affascinanti della regione vestiti a festa, con una tappa speciale a Poffabro.

Le tappe del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale

Il viaggio, tra i treni di Natale più belli da prendere in Italia, comincia di prima mattina a Gemona del Friuli. Qui i passeggeri salgono sulle storiche carrozze Centoporte degli anni ’30, trainate da una locomotiva a vapore, e iniziano il percorso lungo la Ferrovia Pedemontana tra il profilo delle Prealpi e la pianura friulana.

La prima sosta è dedicata a Poffabro che, oltre a essere uno dei Borghi più belli d’Italia, nel periodo di Natale è meglio conosciuto come il “Presepe tra i presepi”. Ogni angolo, finestra o fontana del paese ospita una natività e l’intero abitato si trasforma in un museo a cielo aperto. Le opere sono tutte artigianali e nascono dalla creatività della comunità stessa.

Nel pomeriggio il treno riparte verso Sacile, ultima tappa della giornata. Il “Giardino della Serenissima”, attraversato dal fiume Livenza, accoglie i visitatori con luminarie e decorazioni. Nelle scorse edizioni il centro storico ospitava anche il tradizionale Mercatino dell’Avvento e le Casette del Gusto con stand enogastronomici a tema natalizio: l’occasione perfetta per concedersi una pausa golosa prima del rientro serale a bordo del treno storico.

Prezzi, date, orari e prenotazioni

Il Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale partirà martedì 8 dicembre 2026, giorno dell’Immacolata, da Gemona del Friuli. Il viaggio proseguirà con fermata a Maniago per la visita a Poffabro e arrivo finale a Sacile. La partenza dell’andata è prevista in mattinata, mentre il ritorno da Sacile è indicato per le 18:00. Gli orari dettagliati delle singole fermate non sono ancora stati pubblicati ma, per farvi un’idea della giornata, potete guardare l’edizione 2025: il treno lasciava Gemona alle 8:15 e rientrava in stazione alle 20:53.

Il biglietto di andata e ritorno costa 15 euro per gli adulti e 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi vuole fare solo l’andata o solo il ritorno paga 7,50 euro. I bambini sotto i 4 anni, invece, potranno viaggiare gratis, ma senza diritto a un posto a sedere riservato.

Potrete acquistare i biglietti su tutti i canali di vendita Trenitalia come il sito ufficiale, le biglietterie, i self-service presso le stazioni e le agenzie di viaggio abilitate. Il consiglio è di non aspettare troppo: i treni storici hanno una capienza limitata, che nelle scorse edizioni era di 250 passeggeri al massimo, e le date natalizie sono tra le più richieste!

Tarvisio, il piccolo paradiso dello sci lontano dalla folla conquista il Guardian

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 09:00

Per trascorrere una bella settimana bianca, non sono necessari chilometri e chilometri di piste. La pensano così anche i lettori del Guardian che hanno segnalato le loro piccole località sciistiche preferite in Europa. Tra queste c’è anche Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano.

Perché sono stati conquistati da questo angolo d’Italia? La risposta è da ricercare nella sua tranquillità in quanto la stazione sciistica è frequentata soprattutto dalla gente del posto ed è dotata di tutto il necessario per trascorrere una vacanza invernale perfetta. Le piste divertono, mentre i ristoranti offrono specialità locali a prezzi onesti rispetto alle vicine località austriache.

Dove sciare a Tarvisio

Chi vuole evitare le località sciistiche dove è difficile trovare anche solo un fazzoletto bianco libero, Tarvisio è la scelta perfetta. Il comprensorio offre circa 24 chilometri di piste da discesa, divisi tra due settori collegati: il Monte Lussari e l’area del Priesnig. A questi si aggiungono circa 40 chilometri di piste da fondo, distribuiti nel fondovalle. I numeri, seppur contenuti (13 impianti di risalita), offrono discese che si snodano in gran parte nel bosco, al riparo dal vento, e si adattano a tutti i livelli, dai principianti agli sciatori più esperti.

La pista simbolo del comprensorio è la Di Prampero, che dalla vetta del Lussari scende fino al fondovalle di Camporosso. Sciare qui è un’avventura particolarmente eccitante considerando che stiamo parlando di un tracciato da campioni. Nel 2026, infatti, le gare della Coppa del Mondo femminile di sci alpino si sono corse proprio qui.

Ha anche un’altra particolarità, molto apprezzata da chi non vuole che la giornata finisca al tramonto: in alcune serate della settimana, la Di Prampero si scia anche in notturna, a partire dalla stazione intermedia della telecabina, con il santuario del Lussari illuminato sopra la testa.

Oltre al paesaggio, è il conto finale ad aver conquistato i lettori del Guardian. Nella stagione 2025/2026, la giornaliera a Tarvisio costava 44 euro in alta stagione, la stessa cifra dell’anno prima e la stessa di tutti i comprensori del Friuli Venezia Giulia. A pochi chilometri, a Nassfeld in Carinzia, ne servivano 69,50 euro, mentre il Dolomiti Superski arrivava a 86 euro. In bassa stagione il prezzo scendeva ulteriormente a 31 euro.

La bellezza del Monte Lussari

A rendere speciale lo sci a Tarvisio è il paesaggio. Le piste scendono dal Monte Lussari che, sfiorando i 1.800 metri, domina il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Giulie. Un luogo intriso tanto di bellezza quanto di storia perché da secoli crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, specchio di un territorio che ha saputo fare proprie culture e tradizioni di tre Paesi diversi.

In cima alla telecabina, che porta anche i pedoni, c’è il minuscolo borgo raccolto attorno al santuario mariano. La tradizione vuole che sia nato nel Trecento, quando un pastore ritrovò una statuetta della Madonna tra i rami di un pino mugo. D’inverno, tra casette innevate e la vista sulle pareti del Jof di Montasio e del Mangart, è il posto perfetto per chiudere la giornata sugli sci davanti a un piatto caldo.

Giornata delle Ville Venete: un weekend autunnale tra arte, calici di vino ed esperienze uniche

Par : losiangelica
15 octobre 2026 à 14:30

Dimore pazzesche, giardini scenografici, calici di vino e stanze che sembrano uscite da un film in costume… ma con qualche sorpresa decisamente contemporanea. Il 17 e 18 ottobre 2026 torna la Giornata delle Ville Venete, l’appuntamento che per un intero weekend cambia le regole della classica gita culturale. Dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, le ville diventano protagoniste di un viaggio tra arte, lifestyle e tradizioni. E sì, potrebbe essere il piano perfetto per dare una svolta al solito weekend autunnale.

Giornata delle Ville Venete 2026: il programma

La quinta edizione della Giornata delle Ville Venete arriva sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026, con un programma che coinvolge centinaia di dimore storiche tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Il programma segue diversi filoni, pensati per intercettare interessi e modi di viaggiare differenti. Chi ama arte e storia può puntare sulle proposte Heritage, mentre le esperienze Green portano l’attenzione su parchi, giardini e sostenibilità. Per i food lover c’è il mondo Wine & Food, tra vini locali e specialità gastronomiche.

Non mancano le attività Family, i soggiorni Dream per chi vuole concedersi una notte speciale, e gli appuntamenti Wellbeing, con il benessere che incontra la bellezza del paesaggio. Le sezioni Vita di Villa e Paesaggio raccontano invece il rapporto tra le dimore, le persone e il territorio che le circonda. E per chi teme il meteo ballerino di ottobre? Esiste anche una selezione di esperienze adatte alle giornate di pioggia.

Quali Ville Venete visitare

Dalle architetture più iconiche ai luoghi dove il patrimonio storico incontra moda, vino e tradizioni, il calendario offre parecchi spunti. Alcune esperienze meritano un posto speciale nella wishlist del weekend.

Villa Sandi (TV)

Una villa dall’eleganza palladiana, cantine storiche e un finale con degustazione. A Crocetta del Montello, Villa Sandi gioca una delle sue carte migliori: l’incontro tra architettura e cultura del vino. L’esperienza proposta porta alla scoperta dell’antica barricaia settecentesca e delle gallerie sotterranee utilizzate per l’affinamento del Metodo Classico. Poi si torna in superficie, tra gli ambienti della villa e i dettagli di una dimora che racconta una lunga tradizione enologica. Il momento più atteso? Il tasting con due etichette: Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut Millesimato e Opere Trevigiane Metodo Classico Brut, accompagnati dal tipico pan da vin.

  • Prezzi 15 euro a persona;
  • Sabato 17 ottobre dalle 10 alle 11:30.

Villa dei Vescovi (PD)

Sui Colli Euganei, Villa dei Vescovi, bene del FAI a Luvigliano di Torreglia, propone una giornata che passa con naturalezza dalla storia alla tavola. Le visite guidate, previste alle 11, alle 12 e alle 16, permettono di conoscere meglio la figura di Alvise Cornaro, l’umanista legato alla progettazione della dimora. Alle 15 è invece in programma un appuntamento speciale con l’archeologo Marco Cagnoni, per osservare la villa attraverso una prospettiva diversa. C’è spazio anche per una pausa decisamente golosa. Sulle terrazze arriva l’esperienza gastronomica Moecchiamoci, curata da NAUTILUS, con le moeche della tradizione lagunare, altre specialità e i vini dell’Enoteca Colli Euganei.

  • Prezzi 5 euro l’ingresso al parco e 11 euro la combo villa e parco con visita guidata;
  • Domenica 18 ottobre dalle 10 alle 18.
Villa dei Vescovi in provincia di Padova
iStock
Scoprire Villa dei Vescovi sui Colli Euganei

Villa Foscarini Rossi (VE)

Chi pensa che le dimore storiche parlino soltanto di nobili e antichi ricevimenti potrebbe cambiare idea entrando a Villa Foscarini Rossi, a Stra in provincia di Venezia. L’appuntamento Arte e Moda in Villa, guidato da MariaElena Zennaro, attraversa gli ambienti della residenza per arrivare al Museo della Calzatura, dove sono conservati oltre mille modelli Rossimoda. Una collezione che racconta il lavoro artigianale, l’evoluzione dello stile e il rapporto tra creatività e manifattura italiana. È una visita dal mood diverso rispetto ai consueti percorsi storici. E potrebbe conquistare anche chi, davanti alla parola museo, normalmente cambia programma.

  • Prezzi 10 euro a persona con visita guidata, 6 euro per gli over 65, gli studenti fino ai 26 anni e i giovani dai 12 ai 18 anni. Gratis da 0 a 12 anni;
  • Domenica 18 ottobre dalle 14 alle 18.

Palazzo Montanari (VR)

Vigneti, affreschi e una terrazza panoramica. A Palazzo Montanari in provincia di Verona, nel territorio della Valpolicella Classica, la visita si muove tra gli spazi della dimora e il paesaggio che la circonda. Si parte dal brolo, l’antica area verde legata alla proprietà, per poi scoprire gli interni decorati e le tracce della vita rurale che per secoli ha accompagnato queste residenze. Il finale è affidato a un calice di Valpolicella prodotto dalla stessa tenuta, da gustare sulla terrazza.

  • Prezzo 50 euro a persona, 100 euro per famiglia, tariffa agevolata 40 euro per over 65;
  • Su turnazione sabato 17 e domenica 18 ottobre dalle 10:30 alle 15.

Villa La Rotonda (VI)

A pochi passi da Vicenza, Villa La Rotonda torna a svelare gli ambienti meno conosciuti del capolavoro di Andrea Palladio. Sabato 17 e domenica 18 ottobre è in programma I Segreti della Rotonda, una visita guidata che porta oltre i celebri portici e le facciate della villa. Il percorso comprende il Piano Nobile, ma scende anche nel basamento, dove si trova la cucina monumentale. Spazi solitamente meno raccontati, che restituiscono un’immagine diversa della residenza, legata anche alla vita quotidiana di chi la abitava.

  • Prezzo: 25 euro a persona, fino a 6 anni gratis, dai 7 ai 18 anni 15 euro;
  • Attività 17 e 18 ottobre dalle 12 alle 13:30.
Villa La Rotonda di Palladio
iStock
Villa La Rotonda, il capolavoro palladiano da scoprire

Sagre ed eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:09

Nel calendario di fine autunno si susseguono sagre di paese, feste patronali ed eventi dedicati ai prodotti di stagione, tra profumi di cantine e piatti che scaldano le serate più lunghe. È il momento in cui le comunità si ritrovano tra piazze e cortili, tra mercati e vie illuminate, per celebrare la terra e i suoi frutti. In questo clima raccolto ma vivace, il Friuli-Venezia Giulia diventa lo sfondo ideale per un viaggio fatto di degustazioni, tradizioni e scoperte lente.

In Friuli-Venezia Giulia, novembre 2026 invita a esplorare borghi e città seguendo il filo delle feste enogastronomiche: dalla storica Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli, con la sua atmosfera di comunità, alla gustosa Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano, nel comune di Mortegliano, perfetta per chi cerca sapori autunnali autentici. A queste si affiancano appuntamenti come la Festa della Madonna della Salute a Forni di sopra e la tradizionale Fiera di Santa Caterina a Udine, che arricchiscono il calendario con momenti di incontro, bancarelle e specialità tipiche da assaggiare.

Gli eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia tra sagre e mercatini

  • Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli – Aiello del Friuli (UD), dal 5 al 8 novembre 2026.
    Ad Aiello del Friuli la Fiera di San Carlo, di antica tradizione, offre spettacoli, eventi culturali, mercatino dell’usato e dell’hobbistica, Marcia del Tacchino e numerose iniziative.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 8 novembre 2026.
    In piazza S. Paolino a Lavariano il mercato agroalimentare promuove la vendita diretta di prodotti agricoli locali, valorizzando la filiera corta e gli scambi culturali sul territorio.
  • Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano – Mortegliano (UD), dal 14 al 15 novembre 2026.
    In piazza San Paolino a Lavariano la Festa dell’Oca e del Vin Novello propone piatti a base d’oca e specialità tipiche accompagnate dal vino novello, ricreando l’atmosfera dei festeggiamenti di un tempo.
  • Festa della Madonna della Salute – Forni di sopra (UD), il 21 novembre 2026.
    Festa religiosa e popolare con Santa Messa alla chiesa della Madonna della Salute e tradizionale mercato che coinvolge la comunità locale e i paesi vicini.
  • Fiera di Santa Caterina – Udine (UD), il 23 novembre 2026.
    Storica fiera udinese in Piazza Primo Maggio, con numerose bancarelle e attrazioni, dove il pubblico può passeggiare e fare acquisti in un’atmosfera tradizionale.
  • Fiera di Sant’Andrea – Gorizia (GO), dal 28 al 29 novembre 2026.
    Antica fiera autunnale goriziana di origine medievale, con giostre, bancarelle e specialità gastronomiche, che anima la città con espositori da tutta Italia.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • Lo scrigno del Doge in Villa Manin – Codroipo (UD), il 1 novembre 2026.
    A Villa Manin Lo scrigno del Doge propone antiquariato, modernariato e incontri a tema sul collezionismo con interventi di esperti e la presenza fissa di Alessandro Rosa.
  • Mercatino delle Pulci e del Libro Usato – Gemona del Friuli (UD), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di Gemona il Mercatino delle Pulci e del Libro Usato invita a curiosare tra le bancarelle e a visitare musei, municipio e giardini del castello.
  • Mercatino antiquario di San Vito al Tagliamento – San Vito al Tagliamento (PN), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di San Vito al Tagliamento il mercatino antiquario riunisce espositori con proposte di antiquariato di vario genere.
  • Mercato di Grado – Grado (GO), ogni sabato dal 7 al 28 novembre 2026.
    A Grado si tiene un mercato settimanale con bancarelle di abbigliamento, pelletteria, calzature, fiori, piante, articoli per hobby, giocattoli, bigiotteria e chioschi gastronomici tipici.
  • Corte dei Miracoli – Muggia (TS), il 8 novembre 2026.
    Alla Corte dei Miracoli un ricco mercatino propone oggetti d’epoca e da collezione, dai boccali di birra ai grammofoni, giocattoli in latta e peluche, fino a schede telefoniche e sorpresine.
  • Mercatino dell’usato – Codroipo (UD), il 9 novembre 2026.
    In piazza Giardini a Codroipo il Mercatino dell’usato offre esposizioni di antiquariato, collezionismo, artigianato e opere di artisti locali, con molti pezzi vintage e ricercati.
  • Tesori del tempo – Gemona del Friuli (UD), il 15 novembre 2026.
    A Campagnola di Gemona del Friuli Tesori del tempo è una mostra-mercato dell’usato rivolta a espositori non professionali, artigiani, artisti e hobbisti che presentano pezzi unici.
  • Mercatino di Gradisca – Gradisca d’Isonzo (GO), il 15 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato tra i più forniti dell’area Alpe Adria, con oltre 200 espositori italiani e stranieri, allestito nel Parco della Spianata e in viale Regina Elena a Gradisca.
  • Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato – Trieste (TS), il 15 novembre 2026.
    In largo Granatieri e vie vicine si svolge il Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato con mobili, cristalli, porcellane e cimeli legati all’Impero asburgico, più un’edizione straordinaria in ottobre per la Barcolana.
  • Udine Antiqua – Udine (UD), il 15 novembre 2026.
    A Udine Antiqua il mercatino propone oggetti d’artigianato, antiquariato, collezionismo e hobbismo, con pezzi recuperati dalle “soffitte della nonna”.
  • Non solo tarli – Mortegliano (UD), il 21 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato e del modernariato in piazza Verdi, che anima il centro cittadino con numerose bancarelle per l’intera giornata.
  • Mercatino dell’antiquariato di Sacile – Sacile (PN), il 22 novembre 2026.
    Mercatino con usato, antiquariato, collezionismo, artigianato, vintage, hobbistica e prodotti enogastronomici, aperto dall’alba al tramonto.
  • Mercatino antiquario di Pordenone – Pordenone (PN), il 29 novembre 2026.
    Storico mercatino antiquario in Corso Vittorio Emanuele a Pordenone, che richiama appassionati ed espositori dall’alba fino a dopo il tramonto.
  • Mercatino antiquario di San Daniele del Friuli – San Daniele del Friuli (UD), il 29 novembre 2026.
    Mercatino di piccolo antiquariato e oggetti da collezione a San Daniele del Friuli, con circa 50 espositori e presenza ampliata nei mesi con quinta domenica.

Antonella Russo: Friuli-Venezia Giulia, “Tutto da scoprire”

15 octobre 2026 à 08:27

Con una posizione strategica nel cuore dell’Alpe Adria e una straordinaria varietà paesaggistica racchiusa in soli 200 km— dalle vette delle Dolomiti alle vigne del Collio, fino alle sponde dell’Adriatico —, il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle destinazioni più dinamiche e attrattive del panorama europeo.

La regione sta vivendo una stagione d’oro dal punto di vista culturale e turistico, forte dell’esperienza di Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025 e con lo sguardo già proiettato verso il 2027, anno in cui sarà Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

In occasione del TTG Travel Experience di Rimini 2026, abbiamo intervistato Antonella Russo, Head of Italian & International Travel Trade per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Nell’intervista, ci ha raccontato i preparativi per il grande anno di Pordenone, il prestigioso debutto dell’evento internazionale d’aviazione Connect Aviation 2027 a Trieste e le tendenze di un turismo sempre più orientato all’autenticità, alla sostenibilità e alle esperienze “da respirare”.

Ci sono alcune grosse novità l’anno prossimo nel Friuli-Venezia Giulia, ce le vuole raccontare?

Nel Friuli-Venezia Giulia c’è già una grande emozione, una grande aspettativa per Pordenone 2027, anche perché siamo reduci da un’altra Capitale della Cultura. Allora, un po’ abbiamo avuto la fortuna – e credo anche grazie al duro lavoro – di riuscire ad avere due Capitali nel giro di pochi anni: la Capitale Europea della Cultura di Gorizia e Nova Gorica, e la Capitale Italiana della Cultura che sarà proprio Pordenone il prossimo anno. Per cui è un trend culturale molto molto positivo che ci dà anche una grande carica a noi e agli operatori anche qui presenti al TTG di Rimini, che sono numerosissimi per promuovere tutto questo. Pordenone che non è per caso Capitale Italiana della Cultura, perché è una città non sempre conosciutissima, però molto molto vivace proprio dal punto di vista culturale.

Pordenone ha degli archi lunghissimi, ha un corso centrale dove è anche bello fare una passeggiata, fermarsi, bere un caffè, insomma è una città che invita a rilassarsi, ma anche a godere dell’influenza culturale, perché ci sono eventi che sono importantissimi a livello internazionale. Primo fra tutti, che si è appena concluso anche con la presenza del Presidente Mattarella, Pordenonelegge. Credo che non abbia più neanche bisogno di presentazioni. Ma anche Le Giornate del Cinema Muto, ma anche Pordenone Blues o il Dedica Festival. Quindi, una grande vivacità dal punto di vista degli eventi; dal punto di vista anche del rinnovamento urbano che si sta intraprendendo proprio in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura, ma anche dal punto di vista dei luoghi dedicati alla cultura. Solo per nominarne uno, il Palazzo del Fumetto, che è una realtà veramente importante per un modo di fruire la cultura che è diverso, che non è quello che comunemente si conosce, ma è qualcosa di molto molto particolare e che ha rilevanza a livello europeo.

Così come anche per alcuni progetti legati alla cultura: per esempio uno di questi è “La cultura che cura“, ed è un progetto a nostro avviso interessantissimo che porta la cultura negli ospedali. Per cui anche in collaborazione con il CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano, con con le aziende sanitarie e vari istituti, così che anche chi sta passando dei momenti difficili nella vita abbia la possibilità, tramite la cultura, di non concentrarsi unicamente sulla battaglia che sta affrontando, ma anche di vivere questo momento in maniera un po’ diversa e un po’, per quello che è possibile, migliore, guardando anche al futuro.

Ci sono già dei progetti che potete comunicare per Pordenone 2027? Innanzitutto, quando inizia ufficialmente?

La seconda metà di gennaio. Allora, progetti ce ne sono tantissimi, però ancora non li possiamo comunicare. Ma, a giorni, ci saranno delle comunicazioni molto importanti. Quindi, stay tuned, come si suol dire, perché ci saranno delle cose veramente molto importanti e molto belle che bollono in pentola, tra cui alcune mostre: tra le 50 che prevediamo, alcune mostre veramente importanti, sì.

Pordenone in sé è una città, appunto, come dicevamo, molto bella, che vale la pena di visitare, vale la pena di vivere, ma si lega a un entroterra anche interessante, perché Pordenone è circondata da piccoli borghi, ognuno dei quali ha dal punto di vista turistico qualcosa da da offrire. Penso ad esempio a uno dei più celebri che è Spilimbergo, con la scuola dei mosaicisti e tra poco parliamo già di presepi, ci sarà il presepe dei mosaicisti giganti di Spilimbergo, che è qualcosa anche questo legato alla cultura, ma diverso…

Per la Capitale della Cultura saranno coinvolti anche delle località limitrofe quindi?

Assolutamente sì, c’è la provincia, tutta la zona e le località diffuse. Noi lo sentiamo come un evento regionale, nel senso che la nostra è una regione piccola per cui siamo tutti coinvolti, però chiaramente tutti questi borghi — Valvasone che è il borgo medievale, Spilimbergo che nominavamo prima, Sesto al Reghena, Sacile… ce ne sono veramente tanti e saranno coinvolti in prima fila negli eventi e negli avvenimenti, insomma, di Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

Sempre parlando di viaggi, ospitate anche un evento molto importante per il mondo dell’aviazione…

Connect! È una cosa di cui siamo molto orgogliosi perché abbiamo vinto una candidatura. Connect Aviation è uno degli eventi internazionali principali per l’aviazione civile. Noi abbiamo un aeroporto che è il Trieste Airport, che è un aeroporto veramente centrale non soltanto per la nostra regione, ma che collega tutto l’ambito dell’Alpe Adria, quindi centrale a livello europeo, e che ha una peculiarità: ha il treno, cioè la stazione ferroviaria di un treno di linea che si ferma proprio di fronte all’aeroporto. Quindi è collegato benissimo!

È un aeroporto comodo anche perché, essendo un aeroporto non enorme, è molto facile da fruire: uno scende dall’aereo, la valigia è già lì, attraversa il ponte ed è al treno o al parcheggio. Quindi è tutto molto a portata di viaggiatore, senza stress, senza code. Però noi vorremmo anche farlo conoscere un po’ di più tra coloro che muovono e smuovono questo settore. Per cui avremo ospiti a Trieste a febbraio (23-25/02/27), per tre giorni di workshop e una settimana di eventi in tutta la regione, tra gli 800 e i mille delegati che appartengono a tutte le linee aeree europee o che operano in Europa, anche extraeuropee, tutti gli aeroporti d’Europa e tutti coloro che rappresentano dei servizi legati proprio all’aviazione. Quindi Connect sarà per noi un’occasione di presentare Trieste come destinazione e come gate, restando nel gergo aeroportuale, per una una destinazione molto più ampia che è quella del Friuli- Venezia Giulia.

Non è la prima edizione, siamo alla 26ª edizione. Per noi è chiaramente la prima, è una cosa piuttosto straordinaria, e stiamo già lavorando per questo appuntamento.

Da qui magari nasceranno anche dei nuovi business, dei nuovi accordi, proprio per incrementare il traffico aeroportuale.

Questa è l’idea, anche di presentarci come destinazione Trieste, destinazione Friuli-Venezia Giulia, anche loro, in un momento difficile, perché è un momento difficile per l’aviazione, per la strutturazione adesso, nuova strutturazione in Europa dei voli, delle linee, per dire: “Guardate, noi ci siamo, non solo ci siamo, ma valiamo la pena!”.

Quali sono i numeri relativi agli arrivi turistici?

Noi siamo molto molto soddisfatti degli arrivi e delle presenze in Friuli-Venezia Giulia. Siamo, un po’ per collocazione, una regione che vive molto del turismo straniero, perché siamo chiaramente all’angolo d’Europa e molto vicini sia alla zona mitteleuropea sia alla zona dell’Est Europa, per cui abbiamo anche tantissimi visitatori dai Paesi dell’Est Europa. Non abbiamo dei Paesi che spiccano se non quelli proprio più vicini: chiaramente l’Austria è attaccatissima, la Germania, ma siamo un po’ una destinazione trasversale per tutti i Paesi europei. Per cui possiamo dire con orgoglio che stiamo mantenendo e anche aumentando gli afflussi nella nostra regione, anche perché il Friuli-Venezia Giulia rappresenta in questo momento quello che il turista sta cercando. Nel senso che, soprattutto dopo il Covid, c’è stato un cambio di prospettiva: ci si è un attimino allontanati da alcune destinazioni che sono molto più conosciute, che però sono anche più affollate, e si cerca la destinazione da vivere in tranquillità, quindi la destinazione, noi diciamo, “da respirare”, da vivere, da godere a 360 gradi.

Quindi, a partire non solo dalla visita culturale — parlavamo prima di cultura — ma anche la cultura dove l’enogastronomia fa parte di questa esperienza culturale, la passeggiata, il godersi l’aria aperta. Noi abbiamo per nostra fortuna una configurazione paesaggistica straordinaria: nel giro di 200 km si passa dalle Dolomiti alle Alpi, i vini, i vigneti e poi anche la costa adriatica. E tutto questo, unito alla posizione vicina all’Austria e alla Slovenia, fa sì che ci sia un mondo veramente, come il nostro claim, “Tutto da scoprire“.

Palcoda e Tamar, alla scoperta dei borghi abbandonati friulani della Val Tramontina

11 octobre 2026 à 15:00

Vildisora. Vildisot. Vil di miec. Ovvero Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Tramonti di Mezzo, le tre località che, insieme a Meduno, compongono la Val Tramontina, una vallata che è uno scrigno montano nascosto tra le vette della parte occidentale del Friuli. Un angolo d’Italia impreziosito da notevoli bellezze naturalistiche, come le celebri Pozze Smeraldine del fiume Meduna o le cime delle Dolomiti Friulane, ma con tanti percorsi, escursioni ed esperienze che rimangono ancora fuori dai circuiti del grande turismo e che quindi permettono di esplorare i boschi, le valli, i passi e i rilievi con il silenzio, la calma e l’attenzione che rendono più completo e soddisfacente il viaggio.

La Val Tramontina è una terra che, peraltro, si è svuotata con il passare del tempo. Il paese di Tramonti di Sotto contava più di tremila abitanti all’inizio del Novecento, oggi sono poco più di 300. Una montagna che si è progressivamente svuotata man mano che dal nostro mondo sono andati a ridursi le attività di agricoltura e allevamento nelle aree interne e le campagne si sono fatte sempre più disabitate. Un processo storico che, come ogni altro, lascia delle testimonianze palpabili: è quello che è accaduto a Palcoda e Tamar, due manciate di case di pietra sospese nel cuore delle Prealpi Carniche, che la natura ha lentamente reclamato nell’ultimo secolo. Piccoli borghi fantasma di montagna, restituiti oggi parzialmente a nuovo splendore come rifugi, bivacchi e aree per godere al meglio di un contesto montano splendido, collegati tra loro da un bel sentiero ad anello che permette di attraversare una natura incontaminata e bellissima.

Val Tramontina: dov’è e come si arriva

La Val Tramontina si trova nella zona occidentale del Friuli, in provincia di Pordenone, incuneata tra le Prealpi Carniche e interamente compresa nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Il suo nome, si suppone, deriva dal latino intra montes, “tra i monti”, appunto. Un toponimo che ben descrive la natura di vallata isolata, chiusa tra rilievi che per secoli l’hanno tenuta ai margini delle grandi vie di comunicazione.

I due comuni principali sono Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto. Nella parte inferiore della valle si trova il specchio del Lago di Tramonti, o Lago di Redona: un bacino artificiale nato nel 1952 dallo sbarramento del torrente Meduna, che allora sommerse anche l’antico borgo di Movada, i cui resti riemergono ancora nei periodi di secca, come l’estate appena passata.

Per raggiungere la valle da Pordenone e dalla pianura friulana si percorre la Strada regionale 552, attraversando Spilimbergo, Sequals e Meduno fino a Tramonti di Sotto. Chi arriva invece dalla Carnia può scegliere la strada più scenografica, quella che valica il Passo Rest, un tornante dopo l’altro tra boschi e pareti rocciose, amato anche dai motociclisti.

È una valle che ha conosciuto, come buona parte dell’arco alpino, un lungo e progressivo abbandono: si contano oltre 150 tra borgate, nuclei e case sparse disseminate nei suoi valloni, molte delle quali oggi ridotte a ruderi o del tutto scomparse sotto la vegetazione. Un tempo la sussistenza si reggeva su pascolo, alpeggio e lavorazioni artigianali; oggi resta un territorio di grande valore naturalistico, frequentato soprattutto da escursionisti, e gastronomicamente noto per la pitina, salume affumicato a base di carne ovina e caprina, che ha ottenuto il marchio IGP proprio in quest’area.

L’escursione verso Palcoda

Il punto di partenza per raggiungere i due borghi abbandonati di Palcoda e Tamar è l’abitato di Tramonti di Sotto. Dal centro del paese si imbocca via Manzoni e, in auto, ci si porta in località Comesta. Qui un divieto di transito segna l’inizio effettivo del cammino a piedi, e si può lasciare la macchina in corrispondenza di uno spiazzo con un murale che ricorda la Resistenza tra queste cime.

Dopo pochi metri il sentiero attraversa il torrente Tarcenò e prende effettivamente il via l’escursione: al bivio si imbocca il segnavia CAI 831A verso Palcoda, mentre l’altro sentiero sarà quello da cui si giungerà al termine dell’anello. La prima parte del sentiero è quella più impegnativa, inerpicandosi tra tratti di boschi di faggio e altri più aperti, dai quali si scorge la valle di Tramonti e si ha una bella panoramica sulle vette delle Dolomiti Friulane. Il paesaggio, mano a mano che si guadagna quota, si apre su scorci che spaziano fino al Col Nudo e al Monte Cavallo, mentre il torrente Tarcenò regala lungo il percorso piccole cascate e marmitte scavate nella roccia calcarea nel corso dei millenni.

Superata una forcella, termina la salita. Il sentiero scende quindi verso la valle del torrente Chiarzò, e il primo abitato ad apparire, percorrendo l’itinerario che corre proprio a fianco del letto del corso d’acqua, è Palcoda.

Oggi dell’antico borgo rimane sostanzialmente soltanto la chiesetta di San Giacomo, restaurata nel 2011: il suo campanile bianco si staglia in mezzo ai boschi, visibile da lunga distanza. Quando si arriva nell’ampia radura, ombreggiata da alberi di noce, si può avvicinarsi al suo campanile e tirare la cordicella per suonare la campana. All’interno della chiesa alcuni pannelli informativi raccontano la storia della ristrutturazione dell’edificio. Fuori, a fianco, un bivacco messo in piedi da alcuni volontari è uno splendido esempio dello spirito di cooperazione e condivisione che si trova in montagna. Il resto dell’antico borgo sono ruderi di case in pietra ingoiate dai rovi, dagli alberi e dalla natura.

Un edificio in rovina a Palcoda
Lorenzo Calamai
La natura ha rapidamente inghiottito i resti di Palcoda

Tuttavia, la storia di Palcoda è lunga: le prime tracce di frequentazione risalgono al Quattrocento, quando la zona era battuta da pastori di passaggio; a partire dal Seicento Palcoda diventa un insediamento stabile, grazie soprattutto alle famiglie Moruzzi e Masutti, che vi si stabiliscono per prime e saranno le costanti protagoniste della vita paesana. Nel periodo di massimo splendore, nel corso del XVII secolo, il paese arrivò a contare circa 150 abitanti, un mulino, una fornace, e un’economia che si reggeva in parte sulla lavorazione dei cappelli, esportati fuori dalla Val Tramontina.

Il declino iniziò nei primi decenni del Novecento, quando lo spopolamento verso la pianura e le città svuotò progressivamente le case. Durante la Seconda guerra mondiale Palcoda tornò per un breve periodo a essere abitata, o meglio, frequentata: divenne infatti un rifugio per i partigiani della Resistenza, e proprio tra le sue case, nel dicembre del 1944, tre giovani partigiani furono catturati e fucilati. Una targa vicino alla chiesa li ricorda.

La grande cascata del Chiarzò e Tamar

Da Palcoda si raggiunge Tamar, per poi far ritorno al punto di partenza tramite il sentiero CAI 832, che ripassa dal Guado Tarcenò chiudendo l’anello.

Nel farlo, però, è doverosa una piccola deviazione verso la cascata Pisulat, un vero e proprio monumento naturale: un salto maestoso del torrente Chiarzò, estremamente scenografico, e d’estate peraltro particolarmente gradevole per la possibilità di tuffarsi e fare il bagno nella grande polla cristallina che si forma ai piedi della cascata.

La Cascata Pisulat, vicino Palcoda e Tamar, in Friuli
Lorenzo Calamai
Lo spettacolare salto della Cascata Pisulat

Per raggiungere questo splendido luogo, si deve deviare verso nord in corrispondenza dell’attraversamento del Chiarzò, sul sentiero che da Palcoda porta verso Tamar. La deviazione è breve, bastano appena una decina di minuti per portarsi al cospetto di questa cascata meravigliosa. Si torna poi sui propri passi per riprendere la marcia verso Tamar.

Borgo gemello di Palcoda per storia e destino, Tamar ha avuto una parabola di abbandono più lenta. Qui l’ultima abitante, una donna ormai anziana, lasciò il paese solo negli anni Cinquanta del Novecento, decretandone la fine come comunità stabile. Oggi Tamar è una struttura recuperata e pienamente fruibile, con un bivacco e un piccolo rifugio ben attrezzato a disposizione dei viandanti. Un luogo ideale per una sosta, in una radura verde con alberi frondosi e prati morbidi.

Da Tamar, quindi, si affronta la discesa finale per tornare al punto di partenza, calando lungo una serie di tornanti in uno splendido bosco tra querce, faggi e betulle.

Nel complesso, l’escursione è lunga circa 10 chilometri, con un dislivello attorno ai 500 metri. È adatta a tutti i livelli di esperienza, ma è comunque impegnativa, richiede condizioni fisiche discrete. Il tempo di percorrenza complessivo si aggira sulle quattro ore.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

Castelli Aperti Friuli Venezia Giulia, apre il castello di Valvasone

5 septembre 2026 à 11:00

Sabato 3 e domenica 4 ottobre torna Castelli Aperti FVG, l’appuntamento promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia dedicato alla scoperta di manieri, dimore storiche e parchi della regione di solito non accessibili al pubblico.

L’edizione d’autunno 2026 coinvolge bellissime strutture distribuite tra le diverse province e propone un itinerario che va dalla montagna alla collina, dalla pianura fino alla costa.

La novità del 2026 è il Castello di Valvasone

Tra le principali novità spicca il Castello di Valvasone, che apre per la prima volta le proprie porte al pubblico nell’ambito di Castelli Aperti: costruito nel XIII secolo, costituì il nucleo originario del borgo di Valvasone e appartenne all’antica casata dei Valvasone, passando poi ai Cuccagna di Spilimbergo a partire dal 1293.

Nel corso dei secoli ha accolto anche importanti personalità storiche, tra cui papa Gregorio XII, che vi soggiornò nel 1409, papa Pio VI nel 1782 e Napoleone Bonaparte nel 1797.

Grazie ai recenti restauri dell’ala centrale, durante le giornate di Castelli Aperti sarà possibile vedere alcuni degli ambienti più significativi della struttura, a partire dal Teatrino Settecentesco, decorato con affreschi ispirati all’opera del conte Erasmo di Valvasone. In una delle sale sono inoltre tornati alla luce affreschi trecenteschi, mentre ai piani superiori incanta l’Oratorio dell’Immacolata, caratterizzato dagli stucchi seicenteschi realizzati da Bernardino Barelio.

Dodici dimore aperte in provincia di Udine

È la provincia di Udine a concentrare il maggior numero di strutture coinvolte nell’edizione autunnale, con dodici manieri e dimore storiche. Fanno parte del circuito il Castello di Strassoldo di Sotto e il Castello di Strassoldo di Sopra, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony ad Aquileia, il Castello di Flambruzzo e la Casaforte di Bergum a Remanzacco.

Il percorso prosegue con il Castello di Ahrensperg a Pulfero, il Castello di Villalta a Fagagna, Palazzo Romano a Manzano, Palazzo Steffaneo Roncato a Crauglio di San Vito al Torre, il Castello di Susans a Majano, il Castello di Colloredo di Monte Albano e la Casaforte La Brunelde a Fagagna.

Gli altri splendidi castelli aperti

Sono invece quattro le strutture della provincia di Pordenone che partecipano a Castelli Aperti FVG 2026: il Castello di Cordovado, Palazzo Panigai Ovio a Pravisdomini e il Castello di Spilimbergo, ai quali si aggiunge il Castello di Valvasone, protagonista della nuova apertura di questa edizione.

A rappresentare la provincia di Gorizia sarà la Rocca di Monfalcone, mentre in provincia di Trieste il pubblico potrà visitare il Castello di Muggia, affacciato sul mare.

Scorcio del Castello di Muggia, Friuli Venezia Giulia
Ufficio Stampa – Reportage
Il magnifico Castello di Muggia

Prenotazioni, biglietti e informazioni per le visite

Per partecipare alle visite è importante verificare le modalità previste da ciascuna struttura: la prenotazione è obbligatoria per la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, per il Castello di Spilimbergo e per il Castello di Colloredo di Monte Albano, è invece consigliata per la Rocca di Monfalcone, Palazzo Romano e il Castello di Valvasone. Per gli altri castelli non è richiesta.

Il costo dell’ingresso varia dai 7 ai 10 euro in base al castello e alle attività proposte. Per i bambini dai 7 ai 12 anni è previsto un biglietto di 3,50 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni.

Per quanto riguarda l’accessibilità, sono indicati come accessibili ai visitatori con disabilità il Castello di Cordovado, Palazzo Romano, Palazzo Steffaneo Roncato, il Castello di Susans e il Castello di Valvasone. Gli animali sono invece ammessi alla Rocca di Monfalcone, al Castello di Strassoldo di Sotto, alla Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, al Castello di Flambruzzo, alla Casaforte di Bergum, a Palazzo Panigai Ovio, a Palazzo Romano, al Castello di Strassoldo di Sopra, a Palazzo Steffaneo Roncato e al Castello di Susans.

Il programma completo, con gli orari, le modalità di visita e le eventuali indicazioni sulla prenotazione, è disponibile sul sito del Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia.

I migliori eventi e le sagre di settembre nel Friuli-Venezia Giulia

17 août 2026 à 09:04

Dalle prime luci più morbide alle serate che tornano a profumare di mosto e castagne, il calendario di sagre e feste riempie questo passaggio verso l’autunno di piazze animate, stand gastronomici e musiche di paese. È il momento in cui i prodotti di stagione diventano protagonisti, tra uva, funghi, mele e sapori di montagna, e le comunità si ritrovano per celebrare le proprie tradizioni. In Friuli-Venezia Giulia tutto questo si traduce in un mosaico di appuntamenti diffusi, tra borghi, città e vallate, ideale per chi ama viaggiare seguendo il gusto e le atmosfere autentiche.

Nel 2026 il mese porta con sé alcune tappe imperdibili: dalle giornate dedicate ai sapori regionali di Friuli Doc nel cuore di Udine, alle vie di Gorizia che si trasformano in un grande percorso del gusto con Gusti di Frontiera. Accanto a questi eventi più noti, non mancano le tradizioni di lunga data, come la Sagra dei Osei di Sacile e le proposte legate all’artigianato e alla montagna a Sutrio, per un itinerario che unisce enogastronomia, storia locale e paesaggi sempre diversi.

Settembre in Friuli-Venezia Giulia, gli eventi da vivere tra gusto e tradizione

  • Sagra dei Osei – Sacile (PN), il 6 settembre 2026.
    La Sagra dei Osei anima il centro storico di Sacile con la più antica manifestazione ornitologica d’Europa, nata come mercato avicolo e oggi dedicata a storia, cultura, ambiente e turismo nello scenario dei palazzi veneziani sul Livenza.
  • La Magia del legno torna a Sutrio – Sutrio (UD), il 6 settembre 2026.
    Sutrio si trasforma in un grande laboratorio all’aperto, dove artigiani e scultori del legno italiani e stranieri lavorano dal vivo e presentano sculture, oggetti d’uso, mobili tipici e complementi d’arredo in un mercatino diffuso.
  • Friuli Doc – Udine (UD), dal 10 al 13 settembre 2026.
    Friuli Doc porta a Udine degustazioni guidate, laboratori artigianali e incontri culturali, celebrando l’enogastronomia, le tradizioni e i prodotti del territorio friulano dalle Alpi all’Adriatico.
  • Festa dei funghi e dell’ambiente – Budoia (PN), dal 12 al 14 settembre 2026.
    La Festa dei funghi e dell’ambiente propone stand gastronomici dedicati ai funghi e alla cucina campagnola, accompagnati da vini locali, musica e serate di ballo.
  • Festa di fine estate – Fiumicello Villa Vicentina (UD), dal 12 al 13 settembre 2026.
    La Festa di fine estate di Villa Vicentina offre chioschi con specialità di carne e pesce, serate a tema, musica e balli per salutare la stagione calda.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 12 settembre 2026.
    Il mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” promuove in piazza S. Paolino la vendita diretta di prodotti agricoli locali a chilometro zero, valorizzando genuinità, scambi culturali e attrattività turistica del territorio.
  • Mostra ornitologica e avicunicola – Tricesimo (UD), il 13 settembre 2026.
    La mostra ornitologica e avicunicola di Tricesimo richiama centinaia di espositori e migliaia di visitatori per ammirare uccelli canori, specie avicunicole e diverse razze cinofile provenienti dal Triveneto e dai paesi vicini.
  • Festa dell’Uva 2026 a Cormons – Cormons (GO), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Festa dell’Uva a Cormons valorizza l’immagine turistica del Collio con un ricco programma enogastronomico ed eventi collaterali, organizzando il centro storico in “Isole di Festa” dedicate a risorse artistiche, storiche, architettoniche e ambientali.
  • Sagra della mela – Tolmezzo (UD), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Sagra della mela a Tolmezzo presenta un’ampia esposizione di varietà coltivate in regione e offre un fine settimana di gastronomia e animazioni rivolte in particolare alle famiglie.
  • La Giostra dei Castelli – Pordenone (PN), dal 19 al 20 settembre 2026.
    La Giostra dei Castelli rievoca un episodio del 1499 legato all’invasione turca, con accampamenti medievali, duelli, spettacoli di giullari, corte in costume, mercatini, sbandieratori e spadaccini nel parco ai piedi del castello.
  • A Gorizia torna “Gusti di Frontiera” – Gorizia (GO), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Gusti di Frontiera porta a Gorizia un grande percorso gastronomico internazionale, con centinaia di stand che propongono sapori e specialità provenienti da tutto il mondo.

Torna il Tempus Express, il treno storico che ti porta nel cuore di una spettacolare festa medievale

26 juillet 2026 à 07:30

C’è un treno che, almeno per una sera, non porta semplicemente a destinazione, ma fa viaggiare indietro nel tempo. Sabato 1° agosto parte il Tempus Express, il convoglio storico composto dalle iconiche carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta che accompagnerà i passeggeri fino a Gemona del Friuli, dove le lancette sembreranno fermarsi al Medioevo: tra cavalieri, dame, giullari, sputafuoco, taverne e spettacolari giochi di fuoco, la città si trasforma ancora una volta nel palcoscenico del Tempus est Jocundum, una delle rievocazioni storiche più affascinanti del Friuli Venezia Giulia.

Organizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con FS Treni Turistici Italiani, ecco perché è un’occasione speciale per vivere un’esperienza diversa dal solito, in cui anche il viaggio serale a bordo del treno storico diventa parte integrante dello spettacolo.

Il viaggio in treno storico verso il Medioevo

Organizzato in occasione della 34ª edizione della rievocazione storica Tempus est Jocundum che ogni estate anima Gemona del Friuli, il Tempus Express permette di vivere un’esperienza d’altri tempi già durante il viaggio. A bordo delle storiche carrozze “Centoporte” si può riscoprire il fascino della ferrovia di un tempo, con interni d’epoca e un ritmo lento che invita ad ammirare il paesaggio. Il viaggio in treno diventa così parte dell’esperienza, prima ancora di raggiungere la festa medievale.

Gemona del Friuli
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Il paesaggio di Gemona del Friuli

Il programma è già definito: si parte da Trieste Centrale alle ore 16:00, con fermate a Monfalcone, Gorizia Centrale e Udine, e si raggiunge Gemona del Friuli alle 18:20, pronti per tuffarsi nelle atmosfere medievali della festa. Per facilitare l’accesso alla manifestazione sarà disponibile gratuitamente, esclusivamente per i passeggeri del treno storico, un servizio navetta dedicato dalla stazione fino a Porta Udine. Una volta conclusa l’esperienza, il ritorno è previsto alle ore 22:00 da Gemona.

Chi vuole approfittare delle ultime ore di chiaro estivo per esplorare Gemona e i suoi dintorni in bici, può farlo trasportando gratuitamente i propri mezzi sul treno: il Tempus Express dispone infatti di un apposito bagagliaio attrezzato per il trasporto delle biciclette, senza costi aggiuntivi, fino a esaurimento dei posti disponibili.

La festa Tempus est Jocundum di Gemona

Per un intero weekend, il primo di agosto 2026, Gemona del Friuli abbandona i ritmi della modernità e torna indietro di diversi secoli. Per l’occasione, le vie del centro si popolano di dame, cavalieri, giullari, musici, sputafuoco, cartomanti e saltimbanchi, mentre le tradizionali taverne medievali propongono piatti ispirati alla cucina dell’epoca e bevande da gustare passeggiando tra vicoli e piazze.

Attraversando le vie del centro storico si assiste così a dimostrazioni di antichi mestieri, combattimenti in armatura, esibizioni di falconeria e spettacoli itineranti che coinvolgono il pubblico.

Uno dei momenti più attesi della manifestazione è lo spettacolo dei fuochi pirotecnici a cascata dalla torre campanaria del Duomo, che ogni sera inaugura ufficialmente la festa regalando uno scenario davvero suggestivo.

Prezzi e come acquistare i biglietti

Il viaggio di sola andata e/o ritorno sul Tempus Express costa 5 euro per gli adulti e 2,5 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti, mentre è gratis per i bambini fino a 4 anni non compiuti.

I biglietti sono acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese biglietterie di stazione, self-service, agenzie abilitate e online.

Torna il Treno delle Orchidee per un viaggio storico nella natura più autentica del Friuli

11 mai 2026 à 07:30

Uno dei treni storici più speciali della primavera è pronto a ripartire per offrire un viaggio suggestivo nei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia in cui crescono spontanee le numerose specie di variopinte orchidee locali.

Organizzato da Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e FS Treni Turistici Italiani, il viaggio in treno storico parte da Pordenone il 24 maggio 2026 e raggiunge il borgo di Osoppo e la sua fortezza, che ospitano anche quest’anno la Festa delle Orchidee: un appuntamento imperdibile per gli amanti delle fioriture primaverili e per tutti coloro che vorrebbero scoprire luoghi autentici e lontani dalla folla, dove la vita quotidiana è ancora guidata dai ritmi della natura.

Parte il Treno dei Giardini 2026, un emozionante viaggio storico da Trieste a Sacile

3 mai 2026 à 09:00

Il 17 maggio 2026 il Friuli-Venezia Giulia torna a celebrare il fascino del viaggio lento con il “Treno dei Giardini”, un itinerario ferroviario storico che unirà Trieste e Sacile al cospetto di paesaggi ricchi di storia, natura e tradizioni enogastronomiche. L’iniziativa, organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia insieme a FS Treni Turistici Italiani, propone un’immersione nel patrimonio culturale e paesaggistico del territorio, a bordo di un autentico treno storico a vapore.

Il convoglio sarà composto da una locomotiva a vapore, dalle celebri carrozze anni Trenta “Centoporte”, simbolo dell’età d’oro della ferrovia italiana, e dal tradizionale bagagliaio d’epoca, che contribuisce a ricreare l’atmosfera dei viaggi ferroviari del Novecento. Fin dalla partenza, il viaggio si trasforma in un’esperienza evocativa, capace di riportare i passeggeri indietro nel tempo grazie al ritmo lento del treno, al suono della locomotiva e al fascino senza tempo delle carrozze storiche.

Un itinerario nel cuore del “Giardino della Serenissima”

Il Treno dei Giardini percorre un’area del Friuli-Venezia Giulia spesso definita “Giardino della Serenissima”, un territorio che nei secoli ha unito la propria identità con quella della Repubblica di Venezia, dove il paesaggio alterna vigneti, corsi d’acqua, borghi storici e dimore nobiliari, per un colpo d’occhio davvero suggestivo durante la primavera.

L’iniziativa nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare tali ricchezze naturali ed enologiche grazie a una forma di turismo sostenibile e culturale: il viaggio ferroviario diventa, così, un modo per riscoprire il territorio con tempi più lenti, lasciandosi guidare dai colori della campagna friulana e dai profumi dei fiori e del vino che caratterizzano questa zona della regione.

Il percorso tra Trieste e Sacile permette inoltre di osservare scorci diversi del Friuli-Venezia Giulia, passando da aree urbane a paesaggi rurali che raccontano tradizioni agricole ancora radicate.

La visita a Sacile e l’esperienza enologica

Scorcio panoramico di Sacile, Friuli Venezia Giulia
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Scorcio panoramico di Sacile

Uno degli aspetti più apprezzati dell’esperienza è il programma di visite incluso nel biglietto ferroviario. I possessori del titolo di viaggio potranno infatti partecipare senza costi aggiuntivi alla visita guidata di Sacile, cittadina elegante e raffinata spesso soprannominata “Giardino della Serenissima” per i suoi canali, i palazzi storici e le atmosfere veneziane che ancora oggi caratterizzano il centro urbano.

Sacile conserva un forte legame con la propria storia mercantile e con l’influenza veneziana, evidente nelle architetture e nella struttura urbana attraversata dal fiume Livenza dove portici, piazze e antiche dimore raccontano secoli di storia.

L’esperienza proseguirà poi con la visita e degustazione presso la Tenuta Vistorta, una delle realtà vitivinicole più note del territorio: il legame tra vino, paesaggio e tradizione è infatti uno degli elementi centrali dell’intero progetto turistico.

La visita permette di entrare in contatto con un patrimonio agricolo che nel corso degli anni ha contribuito a definire l’identità del Friuli-Venezia Giulia, regione sempre più apprezzata anche a livello internazionale per la qualità della sua produzione vinicola.

Biglietti e tariffe del Treno dei Giardini 2026

Le tariffe previste per il Treno dei Giardini 2026 sono promozionali e fisse, indipendenti dalla distanza percorsa. Il biglietto andata e ritorno per gli adulti ha un costo di 15 euro, mentre la tariffa per una sola tratta è di 7,50 euro. Per i bambini dai 4 ai 12 anni il prezzo dell’andata e ritorno è di 7,50 euro, invece i bambini da 0 a 4 anni viaggiano gratis.

Nel prezzo del biglietto sono incluse anche le attività organizzate durante la giornata, come la visita guidata di Sacile e la degustazione presso la Tenuta Vistorta. C’è la possibilità di portare gratuitamente a bordo la propria bici inserendola nell’apposito bagagliaio attrezzato.

Sesto al Reghena, il borgo attrattivo dove l’Abbazia di Santa Maria in Sylvis racconta secoli di storia

28 avril 2026 à 19:42

Sesto al Reghena, incastonato nella pianura friulana in provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, è uno di quei luoghi che sorprendono per la loro armonia tra storia, spiritualità e paesaggio.

Il borgo è stato premiato durante la seconda edizione del Premio “Livio Scattolini” de I Borghi più belli d’Italia nella categoria “Borgo Attrattivo” che valorizza i comuni che sviluppano progetti innovativi per contrastare lo spopolamento e rafforzare l’identità locale. Il riconoscimento è stato assegnato a Corinaldo (AN) il 18 aprile 2026, sottolineando il ruolo virtuoso del borgo friulano.

Questo borgo deve la sua fama soprattutto alla presenza dell’antica Abbazia di Santa Maria in Sylvis, uno dei complessi monastici più importanti dell’Italia nord-orientale.

Cosa vedere a Sesto al Reghena

Il cuore del borgo, inserito tra i più belli d’Italia, è senza dubbio l’Abbazia di Santa Maria in Sylvis fondata nella prima metà del VIII secolo. Dell’antico complesso benedettino (di origine alto medievale) oggi si può ammirare:

  • la basilica, in forma romanico-bizantina, decorata da uno straordinario ciclo di affreschi del Trecento (attribuiti alla scuola di Giotto)
  • la torre d’ingresso della fine del ‘400 – Torre Grimani
  • la residenza dell’abate – oggi Municipio
  • la cancelleria abbaziale
  • la canonica
  • la cripta con l’urna di Santa Anastasia, la Pietà e l’Annunciazione
  • un’esposizione di reperti e sculture dall’epoca romana fino al Medioevo
  • il parco abbaziale.

Intorno all’abbazia si sviluppa l’affascinante centro storico, caratterizzato da case in pietra, portici e piccole piazze – cuore del centro è Piazza Castello – che invitano a una passeggiata lenta e contemplativa.

Nel borgo medievale di Sesto al Reghena, da non perdere anche le aree lungo il fiume Reghena, dove la natura si intreccia con la storia e offre scorci fotografici particolarmente suggestivi.

Cosa vedere a Sesto al Reghena
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L’abbazia medievale di Sesto al Reghena

I Molini di Stalis e il legame con l’acqua

Sesto al Reghena vanta di una forte tradizione legata all’acqua e alla macinazione grazie alla presenza storica di numerosi mulini ad acqua.

I Molini di Stalis – lungo il fiume Lemene – rappresentano infatti una parte fondamentale dell’identità del territorio e sono testimoni di una storia molto legata al potere benedettino dell’Abbazia di Santa Maria di Sesto (con testimonianze che risalgono al Medioevo).

Ancora oggi, lungo le rive, è possibile ammirare i Molini – recentemente restaurati – che richiamano quell’antico sistema produttivo, in cui l’acqua era energia per la comunità.

I mulini raccontano una storia di lavoro e tradizione contadina che hanno modellato il borgo e la zona nei secoli. Questo legame con l’acqua rende Sesto al Reghena unico nel panorama friulano, offrendo un’esperienza tra natura e paesaggio che unisce memoria storica e suggestione ambientale.

Dove si trova Sesto al Reghena e come raggiungerlo

Sesto al Reghena si trova in Friuli-Venezia Giulia, in provincia di Pordenone, nella bassa pianura friulana vicino al confine con il Veneto. È raggiungibile in auto tramite A28 (uscita Sesto al Reghena) dallo svincolo di Portogruaro.

La stazione ferroviaria più comoda è Portogruaro-Caorle (linea Venezia-Trieste), da cui partono autobus e taxi. Gli aeroporti di Venezia e Trieste sono i più comodi per i visitatori.

La posizione del borgo permette di organizzare sia visite giornaliere sia soggiorni più lunghi nel territorio circostante.

Parte il treno storico delle Fortezze 2026 tra castelli e bastioni del Friuli Venezia Giulia

27 avril 2026 à 10:14

I viaggi in treno oggi rappresentano un modo diverso di viaggiare, lontano dalla fretta e vicino alla meraviglia. Salire a bordo del Treno storico delle Fortezze 2026, in programma il 10 maggio 2026, e lasciarsi trasportare tra alcune delle architetture difensive più affascinanti del Friuli Venezia Giulia è un’esperienza che unisce il fascino vintage del convoglio storico a trazione elettrica con un itinerario culturale sorprendente tra Sacile, Gorizia e Gradisca d’Isonzo.

L’iniziativa si presenta come una vera giornata immersiva tra storia, ingegneria e paesaggi. Il progetto ruota attorno al percorso divulgativo “La Meccanica delle Fortezze”, un racconto originale che mette in scena tre grandi menti del passato: Giulio Savorgnan, Leonardo da Vinci ed Edmond Halley. Tre nomi che diventano guide ideali per comprendere le soluzioni tecniche adottate nella costruzione delle fortificazioni di Palmanova, Gradisca e Gorizia.

Dal Castello di Gorizia alla Fortezza di Gradisca

La mattina il treno storico raggiunge Gorizia Centrale alle 11:10, dove è previsto il transfer in navetta incluso verso Borgo Castello. Da qui parte una visita guidata al Castello di Gorizia dalle 11:30 alle 13:00. Qui, dunque, entra in scena Edmond Halley, l’astronomo inglese reso celebre dalla cometa che porta il suo nome. In pochi sanno che Halley soggiornò a Gorizia e contribuì al rafforzamento delle mura del castello, progettando il “nuovo Bastione” e parte delle difese verso Castagnevizza.

Foto dal basso del Castello di Gorizia, con in primo piano alberi verdi del parco circostante
iStock
Il Castello di Gorizia

Dopo la visita, il programma per i passeggeri di questo straordinario viaggio in treno prevede la pausa pranzo libera in città dalle 13:00 alle 14:00, ideale per concedersi un pranzo tipico o un caffè nel centro elegante di Gorizia. Nel pomeriggio si riparte in treno alle 14:45 verso Redipuglia, con arrivo alle 15:02. Da lì una navetta accompagna i passeggeri a Gradisca d’Isonzo, dove dalle 15:15 alle 17:15 si visita la Fortezza. Qui il protagonista simbolico è Leonardo da Vinci, che nel 1500 fu inviato dalla Repubblica di Venezia ai confini orientali per studiare sistemi difensivi contro le invasioni ottomane. Il territorio dell’Isonzo e la conca di Gradisca ispirarono idee strategiche legate all’ingegneria idraulica e militare.

La tappa dedicata a Giulio Savorgnan e Palmanova non prevede una fermata fisica nel programma del treno, ma è inserita come parte del percorso narrativo e multimediale “La Meccanica delle Fortezze”.

Orari, prezzi e info utili per prenotare

Il treno parte da Sacile alle 09:35, con fermate a Pordenone (09:49), Casarsa (10:04), Codroipo (10:15) e Udine (10:37) prima di arrivare a Gorizia. Il ritorno parte da Redipuglia alle 17:42, con arrivo a Sacile alle 20:00.

Le tariffe di andata e ritorno sono le seguenti: 10 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni non compiuti, gratis senza posto riservato per i bambini fino ai 4 anni non compiuti. È possibile acquistare anche la sola tratta semplice: 5 euro per gli adulti e 2,50 euro per i ragazzi.

I biglietti sono disponibili tramite tutti i canali Trenitalia: sito ufficiale, biglietterie, self-service e agenzie abilitate, mentre le visite guidate e le navette TPL FVG sono incluse senza costi aggiuntivi per chi possiede il biglietto del treno storico.

Extra molto apprezzato: è possibile portare gratuitamente la bicicletta, fino a esaurimento posti nel bagagliaio attrezzato. Per chi cerca una gita originale, culturalmente ricca e con un’estetica da film europeo, questo treno storico è una chicca assoluta. Un solo consiglio: arrivare puntuali, i binari della storia non aspettano nessuno.

Poffabro, cosa vedere nel borgo innovativo di pietra e legno

25 avril 2026 à 17:00

Adagiato tra le montagne della Val Colvera, in quella porzione autentica e ancora poco raccontata del Friuli-Venezia Giulia, il piccolo borgo gioiello di Poffabro è custode di una dimensione sospesa, dove il tempo rallenta e ogni pietra pare avere memoria.

Non è un caso che venga chiamato “Presepe tra i presepi”, definizione poetica che racconta bene l’incanto che si prova passeggiando tra i suoi vicoli. Inserito nel 2002, primo borgo del Friuli, tra i Borghi più belli d’Italia, ha aggiunto un altro importante riconoscimento alla propria identità: nel 2026 è stato nominato “Borgo Innovativo” nella seconda edizione del Premio Livio Scattolini, che valorizza i centri capaci di distinguersi per innovazione, sostenibilità, attrattività e visione contemporanea.

Incorniciato dalle Prealpi Carniche e immerso in una natura dove ritrovare il contatto con sé stessi, il borgo accoglie con una bellezza schietta, disegnata da case in pietra viva, balconi in legno, corti raccolte e silenzi che hanno un qualcosa di meditativo. Il suo fascino nasce da una sorprendente armonia di dettagli: archi in sasso, ballatoi sospesi, scale consumate dal tempo, filari di abitazioni cinquecentesche che sembrano crescere dalla montagna stessa.

Ancora, è anche un luogo segnato dalla storia: la valle venne attraversata già in epoca romana da un’importante via di passaggio che collegava Julia Concordia ai territori del nord, oltre le Alpi, e la parrocchia compare tra i beni del vescovo di Concordia già nell’XI secolo, mentre nel 1339 emerge una delle prime citazioni documentate di Prafabrorum, antico nome del paese.
Un altro passaggio importante arriva poi nel 1810, quando un decreto napoleonico sancisce l’ingresso di Poffabro come frazione di Frisanco.

Festival delle Dimore Storiche in Friuli-Venezia Giulia: viaggio tra ville e palazzi aperti

11 avril 2026 à 11:00

In occasione del ponte del 25 aprile, il Friuli Venezia Giulia si trasforma in un grande itinerario culturale diffuso grazie alla quarta edizione del Festival delle Dimore Storiche. L’iniziativa, in programma il 25 e 26 aprile, rappresenta un’opportunità rara per attraversare secoli di storia entrando in luoghi di solito chiusi al pubblico, custodi di architetture, tradizioni e vicende familiari.

Promosso dalla sezione regionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, il Festival coinvolge quest’anno ventitré residenze private distribuite su tutto il territorio: dalle colline alle pianure, dai borghi rurali ai centri urbani, l’evento si configura come un racconto corale che unisce identità locali e patrimonio culturale e offre una prospettiva inedita sul passato e sul presente della regione.

Le dimore aperte tra storie e architetture

Il cuore del Festival è rappresentato dalle dimore storiche, ognuna con la propria identità e il proprio patrimonio. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con diciotto residenze che spaziano da case fortificate a ville nobiliari, passando per palazzi urbani di grande valore storico e artistico. Tra queste spiccano Casa Asquini a Fagagna, Palazzo Orgnani a Udine e Villa de Claricini Dornpacher a Bottenicco di Moimacco, esempi significativi di un patrimonio architettonico diffuso e stratificato.

Anche il territorio goriziano partecipa con tre dimore, tra cui Villa Attems a Lucinico e Villa del Torre a Romans d’Isonzo, mentre la provincia di Pordenone completa il quadro con due residenze di grande fascino, come Palazzo Scolari Salice a Polcenigo.

Veduta di Villa de Claricini Dornpacher, Bottenicco, Udine
Ufficio Stampa – Reportage
Il 25 e 26 aprile 2026 torna il Festival delle Dimore Storiche in Friuli Venezia Giulia

L’esperienza della visita

Uno degli elementi distintivi del Festival è la modalità di visita: infatti, le dimore non vengono “semplicemente aperte”, ma raccontate direttamente dai proprietari, che accompagnano i visitatori in un percorso fatto di aneddoti, documenti e memorie tramandate nel tempo.

Entrare in queste residenze significa quindi scoprire ambienti vissuti, spesso ancora abitati, dove ogni dettaglio contribuisce a costruire una narrazione complessa. Le dimore diventano così spazi vivi, legati al territorio e alle comunità, e propongono una chiave di lettura privilegiata per comprendere il ruolo della proprietà privata nella conservazione del patrimonio culturale.

Ma non è tutto: accanto alle visite guidate, il Festival vede un ricco calendario di iniziative collaterali quali eventi culturali, momenti musicali e appuntamenti dedicati all’enogastronomia locale, attività che, oltre agli edifici, contribuiscono a valorizzare anche il contesto in cui si inseriscono, mettendo in luce le eccellenze del territorio.

Valorizzazione e sostenibilità del patrimonio privato

Il Festival delle Dimore Storiche si conferma come uno degli appuntamenti più rilevanti a livello nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale privato: l’iniziativa non si limita a promuovere la conoscenza delle residenze, ma sottolinea anche il ruolo fondamentale dei proprietari nella tutela e nella trasmissione di cotanto patrimonio.

La partecipazione alle visite avviene previa donazione libera, con un contributo minimo di dieci euro, destinato a sostenere i progetti di valorizzazione turistica promossi dall’associazione. L’ingresso gratuito per alcune categorie, tra cui minorenni accompagnati e persone con Disability Card, testimonia la volontà di rendere l’evento il più inclusivo possibile.

Per il programma dettagliato degli eventi e gli orari di apertura delle singole dimore, visitate il sito ufficiale Festdsfvg.it.

Primavera in località meno conosciute: cinque angoli d’Italia da scoprire fuori stagione

8 avril 2026 à 13:30

La campagna verde, i prati fioriti, i bei borghi di provincia baciati dal primo sole. A volte, viaggiando in primavera, il rischio è quello di ridurre tutto a una cartolina o a una foto da postare sui social, e pazienza se poi si finisce per riprodurre sempre gli stessi luoghi, frequentare gli stessi circuiti, finire nel solco tracciato dalla massa. Per fortuna, però, il nostro Paese offre una varietà enorme di possibilità di scoperta: bastano pochi chilometri fuori dalle rotte più frequentate per ritrovarsi in territori che sembrano riservare la loro bellezza migliore a chi ha il fiuto, le indicazioni e l’astuzia di cercarla.

È un assunto che vale per ogni stagione, ma per la primavera a maggior ragione. Se da una parte infatti ci sono gettonatissime aree di alcune regioni che vedono la stagione turistica risvegliarsi tutta insieme, immediatamente al loro fianco se ne trovano altre altrettanto belle, ma assai meno frequentate. I frutteti in fiore sulle colline del Roero in Piemonte sono all’altezza dei filari di noccioli delle Langhe. In Friuli primavera vuol dire orchidee selvatiche nei prati d’alta quota delle Valli del Natisone. In Toscana la Val d’Orcia e la Maremma offrono cartoline bellissime, ma la Lunigiana, a nord della regione, non ha niente da invidiare. In Puglia e in Sicilia, invece, la natura si accende di colori nella Murgia e sulle alture dei monti Iblei.

Toscana: primavera in Lunigiana

La Lunigiana è un gioiello nascosto tra la Toscana settentrionale e la Liguria di Levante, un territorio storico che trae il suo nome dall’antica e potente città romana di Luni, di cui oggi rimangono alcuni resti archeologici.

Oggi, però, quando si parla di Lunigiana ci si riferisce soprattutto ai territori che si estendono attorno al bacino del fiume Magra, principalmente in provincia di Massa, in Toscana. Dotata di minor richiamo rispetto alla più nota Val d’Orcia o ai tanti borghi che punteggiano la parte meridionale della regione, la Lunigiana coniuga lo scenografico impatto dell’arco appenninico e delle vette delle Alpi Apuane, le prime verdi, le altre più aspre, a borghi medievali in pietra grandi, piccoli e piccolissimi, dove davvero, come vuole quello che ormai è diventato un luogo comune, il tempo si è fermato.

primavera Lunigiana
Lorenzo Calamai
Vista delle Alpi Apuane dalla Lunigiana

La primavera è il momento ideale per esplorarla perché i boschi che ne coprono le colline tornano a tingersi di verde. Si passa dal trekking alle visite culturali, dalle passeggiate nei vicoli di minuscole borgate all’esplorazioni delle torri dei castelli che ne caratterizzano il variegato territorio.

Da Pontremoli, centro principale della zona e sua ideale porta d’ingresso, ci si spinge verso Bagnone, considerato uno dei borghi più pittoreschi della Lunigiana, caratterizzato da un porticato quattrocentesco e dal castello che domina l’abitato. Il paese è attraversato dal torrente omonimo, capace di creare scorci suggestivi.

A Montereggio, piccola frazione di Mulazzo, si scopre la storia del cosiddetto paese dei librai, tradizione secolare del borgo, che nei suoi dintorni offre anche la possibilità di facili quanto spettacolari trekking nei boschi di castagni, alla ricerca di antiche rovine di mulini abbandonati.

L’eleganza di Fivizzano, l’imponenza della Fortezza di Verrucola e l’austerità della Pieve romanica di Sorano a Filattiera sono invece tra le attrazioni preferite da chi ama l’architettura.

Friuli: primavera nelle Valli del Natisone

Nelle poco conosciute Valli del Natisone, nel Friuli orientale che confina con la Slovenia, si trova un angolo di natura che in primavera diventa semplicemente straordinario.

Il percorso botanico Prati di Tribil è infatti un anello da percorrere a piedi che si sviluppa nel comune di Stregna, meno di 400 abitanti al confine con la Slovenia. Poco più di otto chilometri, con un dislivello altimetrico di circa 300 metri, che attraversa un ambiente montano dove, a fare da contrafforte ai fitti e imponenti boschi, si aprono ampissimi prati che conservano valori naturalistici di grande interesse e numerose specie protette.

Quel che rende questo luogo speciale è la biodiversità di queste ampie aree prative: in pochi metri quadrati l’area è capace di ospitare 70 specie vegetali, tra cui fiori rari come il Narcissus radiiflorus, specie di narciso inserita nella lista delle specie protette dalla Convenzione di Berna. Le orchidee selvatiche qui crescono in libertà, con oltre quindici diverse specie presenti lungo il sentiero botanico, insieme a fioriture colorate che rendono il colpo d’occhio memorabile.

L’escursione ai Prati di Tribil è la punta di diamante di un territorio poco noto, ma che ha molto da offrire, a partire da Cividale del Friuli, sorta di capoluogo delle Valli e al tempo stesso porta d’accesso alle medesime. Un territorio di confine dalla scarsa densità abitativa, ma con piccole borgate diffuse ovunque. Numerose escursioni portano alla scoperta di vette come quella del Monte Kolovrat, dove rimangono imperiture testimonianze delle battaglie della Prima guerra mondiale, mentre a valle si può pedalare lungo il corso del fiume Natisone.

Da non perdere una visita alla grotta di San Giovanni d’Antro, uno scenografico complesso ipogeo con una chiesa costruita all’interno della roccia.

Piemonte: primavera nel Roero

Il Roero è l’altra faccia delle Langhe: separato da esse dal fiume Tanaro, meno conosciuto ma altrettanto affascinante, accoglie il visitatore con i suoi dolci rilievi, i rigogliosi boschi, ma anche vigneti storici e borghi autentici. Un territorio che pian piano sta riuscendo ad emergere dal cono d’ombra del ben più celebre vicino, con il quale peraltro condivide il riconoscimento UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

La primavera sulle colline del Roero regala un colpo d’occhio difficile da eguagliare: è questa la stagione, infatti, dei frutteti in fiore, che colorano il paesaggio di bianco e rosa. I panorami abbracciano le immancabili vigne, che con i loro filari caratterizzano la vista, i boschi e i piccoli borghi.

La porzione centrale del Roero è caratterizzata dalle Rocche, un fenomeno geologico di erosione che nel Medioevo veniva sfruttato come ostacolo difensivo per proteggere i borghi nati sul crinale dei rilievi. In pratica, un susseguirsi di dirupi e pareti di roccia che spuntano tra la vegetazione, su cui si stagliano torri e castelli incuranti del baratro.

Oggi i borghi di sommità si sono riuniti per dare vite all’Ecomuseo delle Rocche, un museo a cielo aperto caratterizzato da una fitta rete di sentieri tematici per scoprire questo ambiente unico. In primavera peschi, ciliegi e albicocchi sbocciano in sequenza lungo i percorsi della rete escursionistica dell’Ecomuseo.

Ovviamente il turismo enogastronomico rappresenta uno dei principali motivi di attrazione: i vini del Roero accompagnano degnamente ogni pausa tra un’escursione e la visita di un borgo storico.

Roero primavera
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Filari di viti nel Roero, in Piemonte

Sicilia: primavera sui monti Iblei

Chi conosce l’angolo sudorientale della Sicilia ne ricorderà il bel mare, le tante spiagge, l’elegante architettura barocca di Noto e Ragusa. Eppure c’è altro da scoprire, come l’altopiano dei monti Iblei, catena montuosa che caratterizza l’area e la cui cima più alta, il Monte Lauro, raggiunge 986 metri di quota.

Alle pendici del Lauro si trova Buccheri, borgo riconosciuto tra i più belli d’Italia. Dall’abitato si gode di una bella vista sull’Etna, ma anche il colpo d’occhio sulla cittadina stessa non delude: il piccolo skyline è dominato dal campanile della chiesa barocca di Sant’Antonio Abate.

Poco fuori ci sono i resti del castello che diede origine all’insediamento, oltre ad aree naturali ideali per escursioni alla scoperta del territorio come le Gole della Stretta, un piccolo canyon scavato dall’acqua, e il Bosco della Contessa, parco escursionistico che a primavera dà il meglio di sé, con fioriture selvatiche e panorami su tutto l’altopiano.

Buccheri primavera
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La cittadina di Buccheri

A Cavagrande del Cassibile, una grande gola scavata dal fiume, ci si immerge in un paradiso selvaggio: ripidi sentieri portano dall’altopiano giù verso il fiume, in una natura selvaggia abbellita dal rosa e dal bianco dei fiori di oleandro, raggiungendo cascatelle nascoste e piscine naturali.

Dello stesso registro la scoperta della maestosa necropoli di Pantalica, patrimonio UNESCO, nella valle dell’Anapo, fiume che da millenni scava il territorio ibleo e che dal periodo preistorico a quello bizantino è stato utilizzato per la sepoltura cerimoniale. Un dedalo di sentieri sospesi tra storia e natura, con grotte scavate nella roccia e panorami mozzafiato sulla gola, permette di esplorare questo territorio unico, che in primavera è caratterizzato da una natura rigogliosa e da un clima mite, ideale per le escursioni.

Puglia: primavera nel Parco Terra delle Gravine

Scolpita nel calcare, scavata dalle acque nel corso dei millenni, pronta a rivelarsi solo a chi si avvicina: è la Puglia diversa, quella delle gravine.

Con il termine gravina si intende un gruppo di crepacci scavati dalle acque ed erosi dal vento nell’area delle Murge, affascinante altipiano che corre al confine tra Basilicata e Puglia. La pietra di una gravina è calcarea, tenera, facilmente modificata nel corso dei secoli tanto dagli agenti atmosferici che dalla mano dell’uomo.

Il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine si estende per più di 28mila ettari nel cuore dell’altopiano delle Murge. La primavera è il momento in cui la macchia mediterranea che tappezza i versanti delle gravine è al suo meglio, tra carrubi e alberi di mirto. Nelle gravine l’acqua piovana accumulata durante la stagione invernale permette una vera e propria esplosione di forme e colori grazie alle fioriture spontanee di orchidee selvatiche, ciclamini e rose selvatiche.

Tra le mete più spettacolari del territorio c’è la Gravina di Laterza, estesa per 12 chilometri e larga fino a 500 metri nel suo punto più ampio, ricoperta da una vegetazione lussureggiante.

laterza primavera
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Laterza, in Puglia, sull’orlo della gravina

Non lontano, la Gravina di Petruscio, nel comune di Mottola, si snoda per circa quattro chilometri e ospita un villaggio rupestre composto da circa duecento grotte artificiali scavate nella roccia friabile, che servivano come abitazioni o ricovero di animali e pastori. È un paesaggio che non assomiglia a nient’altro in Italia e che vale la pena di essere scoperto attraverso i tanti sentieri panoramici che si snodano tra boschi verdi, morbide colline e ruscelli.

Castelli Aperti nel Friuli-Venezia Giulia, torna il 28 e 29 marzo il viaggio incantato tra le dimore storiche

27 mars 2026 à 11:05

Un intero territorio che si racconta attraverso le sue architetture più affascinanti: torna anche nel 2026 Castelli Aperti FVG, l’iniziativa che permette di entrare due volte all’anno – in primavera e in autunno – in dimore storiche spesso non accessibili al pubblico. L’evento, promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia, rappresenta da anni un punto di riferimento per la valorizzazione, la promozione e la tutela del patrimonio storico e culturale del Friuli Venezia Giulia.

L’edizione primaverile si svolgerà sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 e proporrà un itinerario diffuso tra castelli, rocche e residenze d’epoca, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica tra storia, arte e paesaggio. Un’occasione unica per scoprire luoghi ricchi di fascino.

I manieri visitabili il 28 e 29 marzo 2026

Nel fine settimana 28-29 marzo 2026 saranno 19 i siti aperti al pubblico, distribuiti nelle quattro province della regione. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con ben 14 dimore storiche.

Qui si trovano alcuni dei complessi più rappresentativi, come il Castello di Strassoldo di Sopra e quello di Strassoldo di Sotto, immersi in un contesto di grande suggestione, il Castello di Villalta e il Castello di Arcano, testimonianze importanti della storia medievale friulana.

Accanto a questi, il pubblico potrà visitare anche altri manieri come il Castello di Aiello, il Castello di Ahrensperg, la Casaforte di Bergum, il Castello di Flambruzzo, il Castello di Tricesimo, il Castello di Colloredo di Monte Albano – ala ovest, Palazzo Romano, la Casaforte La Brunelde, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony e il Palazzo Steffaneo Roncato che raccontano un patrimonio diffuso e variegato.

Nel pordenonese partecipano il Castello di Cordovado e Palazzo Panigai Ovio, mentre nell’area isontina aprono la Rocca di Monfalcone e il Castello di San Floriano.

A Trieste, infine, sarà visitabile il Castello di Muggia, affacciato sul mare e capace di regalare scorci panoramici unici.
Questa ampia scelta permette di costruire itinerari personalizzati, attraversando paesaggi diversi del Friuli-Venezia Giulia tra colline, borghi e mare.

28 e 29 marzo 2026 torna l'evento Castelli Aperti FVG
Ufficio Stampa
Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, Aquileia

Visite guidate ed esperienze speciali

Durante le due giornate, le visite si svolgeranno con partenze a cadenza oraria e saranno guidate direttamente dai proprietari dei castelli o da guide turistiche professioniste. Questo consentirà di vivere un’esperienza coinvolgente, arricchita da racconti, aneddoti e dettagli che restituiscono vita a questi luoghi storici.

Non si tratta solo di visite guidate: molti castelli organizzeranno anche attività collaterali che renderanno l’evento ancora più interessante. Tra le proposte ci sono rievocazioni storiche, spettacoli, concerti, mostre di artigianato locale, laboratori per ragazzi, presentazioni editoriali e appuntamenti culturali. Un’offerta pensata per coinvolgere sia gli appassionati di storia sia le famiglie in cerca di un’esperienza diversa dal solito.

Come partecipare

Per partecipare è consigliabile consultare il programma completo online sul sito ufficiale consorziocastelli.it, dove sono indicati orari e modalità di accesso, considerando che alcune dimore saranno aperte solo nella giornata di domenica.

I biglietti hanno un costo compreso tra 7 e 10 euro – a seconda dell’attività proposta e della struttura – con riduzioni per i bambini dai 7 ai 12 anni e ingresso gratuito fino ai 6 anni.

Castelli Aperti FVG: 28 e 29 marzo 2026
Ufficio Stampa
Castello di Colloredo di Monte Albano

Castello di Strassoldo, tornano i Magici Intrecci Primaverili in uno dei Borghi più belli d’Italia

18 mars 2026 à 07:30

Come da tradizione fin dal 1998, anche per la primavera 2026 tornano i Magici Intrecci Primaverili nel Castello di Strassoldo di Sopra: sorge in uno dei Borghi più belli d’Italia, immerso nella pianura friulana, proprio dove pietre, alberi e silenzi custodiscono storie millenarie. È l’appuntamento più atteso, insieme all’edizione autunnale, dedicato all’artigianato e al vivaismo d’eccellenza: un’esperienza culturale imperdibile che prende vita in un suggestivo maniero privato e nei suoi splendidi giardini, capaci di regalare scorci di rara bellezza.

I Magici Intrecci, che richiamano ogni anno tantissimi visitatori e appassionati, si confermano una delle esperienze culturali più interessanti dello Stivale in primavera: l’appuntamento è per il 10, 11 e 12 aprile 2026… e ora vi sveliamo cosa vi aspetta al castello.

Cosa fare e vedere durante l’evento

Il Castello di Strassoldo è un luogo straordinario, abitato e custodito senza interruzione da oltre mille anni dalla stessa famiglia che lo fece costruire. In questo contesto, il progetto culturale Magici Intrecci non è un semplice evento, ma un’occasione speciale per ammirarne il valore e la bellezza: ricordiamo infatti che la tenuta è solitamente inaccessibile al pubblico e apre le sue porte solo in rare e importanti occasioni come quella di questo appuntamento atteso.

Magici Intrecci Primaverili al Castello di Strassoldo
Ufficio Stampa
Magici Intrecci Primaverili al Castello di Strassoldo

Tutto nasce dal dialogo continuo tra beni culturali storico architettonici e immateriali, rappresentati dal sapere, dalla maestria e dal talento di circa 120 artigiani, vivaisti, artisti e piccoli produttori agricoli d’eccellenza provenienti da tutta Italia, che espongono per tre giorni le loro opere.

Potrete esplorare l’interno dei saloni storici ancora arredati del castello, i suoi annessi del borgo e gli splendidi giardini storici. Esposte ci saranno tantissime meraviglie: oggetti per la casa e il giardino, capi d’abbigliamento, cappelli e borse, gioielli, ceramiche artistiche, tessuti preziosi lavorati su telai antichi, delicate creazioni in fildiferro, profumi d’ambiente e molto altro ancora.

Non mancano le iniziative collaterali imperdibili, come le visite guidate al parco storico del gemello Castello di Sotto e le visite esterne alla scoperta dei complessi castellani e del villaggio di Strassoldo, ma potrete ammirare anche un suggestivo angolo dei giochi d’altri tempi e una mostra di galline ornamentali curata dall’Associazione Avicoltori Friulani. Ad arricchire l’evento anche presentazioni, incontri e approfondimenti tematici, che verranno pubblicati presto sul sito del castello, e tre curati punti ristoro per tutti.

Artigianato esposto durante i Magici Intrecci Primaverili
Ufficio Stampa
Artigianato esposto durante i Magici Intrecci Primaverili

Orari, info e come prenotare

I prezzi e gli orari di accesso al Castello di Strassoldo di Sopra variano in base alla data: venerdì 10 aprile è aperto dalle 10:00 alle 19:00, con ingresso a pagamento a 12 euro per gli adulti e gratuito per bambini sotto i 6 anni e per disabili muniti di tesserino. Si può prenotare anche per gruppi da minimo 20 persone al costo di 10 euro a testa. Sabato 11 e domenica 12 aprile, dalle 9:00 alle 19:00, si entra pagando 15 euro (gruppi di minimo 20 persone a 12 euro).

Potrete prenotare accedendo alla pagina dedicata a Magici Intrecci Primaverili su vivaticket.com. E non dimenticate una cosa importante: per partecipare è richiesto un dress code: country chic e scarpe comode… e i cappelli sono molto graditi!

Dove si trova il castello e come raggiungerlo

Il Castello di Strassoldo di Sopra si trova nel borgo di Strassoldo, in provincia di Udine, nel cuore della pianura friulana. La sua posizione è particolarmente suggestiva perché si trova a circa 20 chilometri dalla città e a breve distanza dal Mar Adriatico e dalla località balneare di Grado. Nei dintorni sorgono anche due importanti siti storici riconosciuti dall’UNESCO: l’antica città romana di Aquileia e la città fortificata di Palmanova.

Raggiungerlo in auto è semplice: da Udine si percorre la SS352 in direzione Cervignano del Friuli, seguendo poi le indicazioni per Strassoldo. Chi arriva da Trieste può invece percorrere l’autostrada A4 Venezia-Trieste con uscita a Palmanova, da cui il castello dista circa 10 minuti.

Per chi preferisce i mezzi pubblici, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Cervignano-Aquileia-Grado, collegata con treni regionali da Udine, Trieste e Venezia. Da qui si può proseguire con autobus locali o taxi fino al borgo di Strassoldo, dove il castello si raggiunge facilmente con una breve passeggiata.

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