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Aujourd’hui — 4 septembre 2026SiViaggia

San Lorenzo di Sebato, il delizioso borgo altoatesino, porta d’ingresso alla Val Badia

4 septembre 2026 à 15:27

Tra i monti dell’Alto Adige c’è un piccolo borgo che in questi giorni è finito sotto i riflettori sui social media e sugli schermi per un motivo decisamente insolito. Il borgo è quello di San Lorenzo di Sebato, paese della Val Pusteria da cui proviene Michael Ranalter, il professionista che lascia il ruolo di responsabile marketing e sponsoring dell’HC Pustertal per entrare nel team di Jannik Sinner.

La notizia è stata diffusa dalla Federazione Italiana Tennis e Padel e ha rapidamente attirato l’attenzione sull’Alto Adige, visto che in Italia sono in molti i fan dello sport. Ma al di là del tennis, San Lorenzo di Sebato merita di essere scoperto per la sua storia e per la posizione particolare in cui si trova. Il borgo ha infatti origine romana ed è circondato da montagne e antichi castelli, lì proprio nel punto in cui la Val Pusteria incontra la Val Badia, tanto da essere considerato vera porta d’accesso verso quest’ultima.

Cosa vedere a San Lorenzo di Sebato

San Lorenzo di Sebato è uno dei centri storici della zona e conserva tracce di una storia molto più antica di quanto possa suggerire l’aspetto tranquillo del paese. Il nome stesso racconta il suo passato: Sebato deriva infatti da Sebatum, l’antica stazione romana che sorgeva proprio in questa zona, quando l’area rappresentava un importante crocevia sulle vie di comunicazione alpine. Oggi questa storia può essere approfondita al Museo Mansio Sebatum, inaugurato nel 2011 e dedicato ai ritrovamenti archeologici locali, alla popolazione dei Saevates e alla mansio romana. Nel centro del paese spicca invece la chiesa di San Lorenzo Martire, riconoscibile per i suoi due campanili differenti.

Il vero elemento distintivo del borgo, però, sono i suoi due castelli. Il primo è Castel Badia, conosciuto anche con il nome tedesco di Sonnenburg, che sorge su un’altura poco distante dal centro. Le sue origini risalgono al X secolo e intorno al 1020 il complesso venne trasformato in un monastero benedettino per donne della nobiltà. Oggi Castel Badia conserva mura medievali, tracce della chiesa e della cripta e antichi affreschi. Tra le curiosità del territorio c’è anche la presenza di resti archeologici romani: nei pressi di Castel Badia è stata infatti ritrovata una pietra miliare, oggi sostituita sul posto da una riproduzione.

L’altro maniero è il Castel San Michele, conosciuto anche come Michelsburg. La sua storia è legata per secoli al potere territoriale e alla giurisdizione locale: il castello passò attraverso diverse proprietà e famiglie nobiliari e, dopo un lungo periodo di degrado, venne sottoposto a importanti interventi di restauro tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento.

Dove si trova il borgo e come raggiungerlo

San Lorenzo di Sebato si trova in provincia di Bolzano, nella parte orientale dell’Alto Adige, a pochi chilometri da Brunico. La sua particolarità geografica è proprio quella di trovarsi all’incrocio tra Val Pusteria e Val Badia: dal paese si imbocca infatti la strada che conduce verso la valle dolomitica.

Per chi arriva in auto, il percorso più semplice passa dall’autostrada A22 del Brennero, con uscita a Bressanone/Val Pusteria. Da qui si prosegue sulla SS49 in direzione di Brunico fino a raggiungere San Lorenzo di Sebato. All’altezza del paese si trova anche l’imbocco della SS244 della Val Badia, che permette di entrare nella valle e raggiungere le località dell’Alta Badia.

Il borgo è facilmente raggiungibile anche in treno. La stazione ferroviaria di San Lorenzo di Sebato si trova sulla linea Fortezza-San Candido ed è servita da collegamenti regionali; gli orari attualmente pubblicati da RFI mostrano collegamenti verso Fortezza e San Candido. Per chi arriva da più lontano, la stazione di Fortezza rappresenta uno dei principali snodi ferroviari della zona: da qui è possibile proseguire con i collegamenti regionali verso San Lorenzo e Brunico.

À partir d’avant-hierSiViaggia

Giornata del Panorama FAI 2026: appuntamento alla scoperta dei meravigliosi paesaggi italiani

Par : losiangelica
2 septembre 2026 à 12:00

Torna la Giornata del Panorama, un appuntamento che animerà il weekend del 6 settembre con appuntamenti imperdibili, visite guidate e trekking promossi da FAI per riscoprire i paesaggi italiani attraverso guide, passeggiate e attività nella natura per osservare il territorio. La tredicesima edizione si preannuncia ricchissima con un calendario che coinvolge tutta la Penisola, isole incluse.

La Giornata del Panorama 2026

L’obiettivo della giornata non è solo offrire punti panoramici spettacolari ma invitare i visitatori a leggere ciò che hanno davanti agli occhi; un’indagine più profonda che va oltre lo scatto con lo smartphone da condividere sui social. Ogni paesaggio ha qualcosa da raccontare e tra le osservazioni che propongono le guide c’è anche un approfondimento sulla trasformazione causata dai cambiamenti climatici. Il programma del 6 settembre si affianca le tradizionali visite culturali con guide ambientali, trekking, esplorazioni e laboratori adatti anche ai bambini.

Le iniziative da non perdere

Quali sono gli appuntamenti più belli della Giornata del Panorama FAI 2026? Il primo è quello di Villa Rezzola a Lerici; nel celebre borgo sul Golfo dei Poeti si potrà ricevere un binocolo per poter individuare le isole Palmaria e Tino arrivando persino a scorgere Portovenere. Le visite sono previste alle 10.30, 14, 16 e 18. Il biglietto costa 14 euro intero, 9 euro per ragazzi e studenti e 4 euro per gli iscritti FAI.

In Piemonte, al Castello e Parco di Masino, invece, una guida escursionistica condurrà i visitatori alla scoperta dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea e della Serra d’Ivrea. Il biglietto comprensivo di ingresso al Castello, Parco, Labirinto e passeggiata guidata parte da 6 euro per gli iscritti FAI e arriva a 21 euro per l’intero.

Castello di Masino in Piemonte
iStock
Il Castello di Masino partecipa alla Giornata del Panorama FAI

A Bergamo, Palazzo Moroni propone una passeggiata di circa due ore tra l’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, il verde di Bergamo Alta, il giardino all’italiana e l’ortaglia del Palazzo. L’appuntamento domenicale è alle 10 e permette di confrontare differenti forme di paesaggio e biodiversità. I biglietti costano 20 euro intero, 14 euro per studenti e ragazzi e 12 euro per gli iscritti FAI.

Sui Colli Euganei, Villa dei Vescovi propone passeggiate nel Brolo alle 11 e alle 15, visite guidate alla Villa alle 12 e alle 16 e l’attività per famiglie “Caccia ai Colori e ai Dettagli” alle 10.30 e alle 15.30. L’ingresso autonomo costa 11 euro, mentre il biglietto con visita guidata o passeggiata nel Brolo è di 20 euro; per gli iscritti FAI l’ingresso ordinario è gratuito.

A Villa Gregoriana, a Tivoli, il panorama viene raccontato attraverso storia dell’arte, biologia e cura del verde con la visita “Tre voci, un panorama”, in programma alle 10.30, 11.30 e 15. Alle 16 spazio anche al “Sip&Paint: Panorama en Plein Air”, esperienza artistica tra la gola dell’Aniene, rocce, templi e vegetazione. Per la visita guidata il biglietto intero è di 18 euro, 8 euro per gli iscritti FAI.

Vista delle rovine di Villa Gregoriana a Tivoli
iStock
La splendida Villa Gregoriana di Tivoli

Particolarmente immersivo è infine l’appuntamento alla Baia di Ieranto, in Campania: partenza alle 9 da Nerano per un trekking guidato fino alla baia, con possibilità di aggiungere snorkeling o kayak. Il trekking costa 20 euro intero e 15 euro per gli iscritti FAI; la formula con attività marina costa rispettivamente 50 e 45 euro.

In Sardegna, alle Saline Conti Vecchi di Assemini, il tour in trenino delle 18 attraverserà vasche colorate, montagne di sale e ambienti popolati da numerose specie animali, prima della visita agli edifici storici della salina. Il biglietto intero è di 20 euro, 8 euro per gli iscritti FAI.

L’Europa che pochi conoscono ancora: 3 mete da scoprire con la promozione Wizz Air di settembre

Par : elenausai10
1 septembre 2026 à 15:00

Wizz Air apre settembre con una nuova offerta lampo: sconti fino al 20% sui voli acquistabili solo il 1° e il 2 settembre, validi per viaggiare tra il 14 settembre 2026 e il 17 marzo 2027 (con l’unica eccezione delle festività natalizie, dal 18 dicembre al 4 gennaio).

L’occasione perfetta per chi vuole già mettere in agenda una fuga d’autunno o un weekend invernale, mentre la compagnia continua ad ampliare la propria rete: da metà dicembre, Wizz Air aggiungerà Torino-Suceava alla sua offerta, un ulteriore investimento sullo scalo piemontese legato all’apertura della nuova base da settembre.

Tra le tante rotte scontate, ecco tre mete fuori dalle solite rotte da prendere in considerazione per il vostro prossimo viaggio.

Tutti pazzi per le vacanze a settembre: le destinazioni più gettonate in Italia e all’estero

Par : losiangelica
31 août 2026 à 15:30

Le valigie non sono ancora da riporre; mentre il controesodo intasa le autostrade e gli uffici rialzano le serrande, dieci milioni di italiani stanno già ragionando sulla prossima partenza: quella di settembre con una spesa media stimata attorno ai 760 euro a persona. A dirlo è l’Osservatorio Confturismo-Confcommercio, realizzato insieme a Swg, che fotografa un’estate ormai lunga, sfilacciata, che non si chiude più il 31 agosto. A sorprendere non è il dato ma la dimensione del fenomeno: non parliamo di una nicchia di pensionati o di coppie senza figli, ma di una fetta larga di popolazione che ha spostato il baricentro delle proprie ferie in avanti di qualche settimana.

Come saranno le vacanze di settembre

Non esiste una sola vacanza di settembre, ed è forse questo il punto più interessante. 2,8 milioni di persone hanno in testa qualcosa di rapido, uno o due pernottamenti e poi di nuovo a casa. Altri 3 milioni allungano un po’: tre, quattro, cinque notti.

Tutti gli altri vanno sulla settimana piena, sette pernottamenti o più, la vacanza vecchio stile, quella che fino a pochi anni fa si concentrava rigorosamente ad agosto. Un mese elastico, insomma. Che si piega ai giorni di ferie rimasti, ai voli tornati a prezzi ragionevoli, ai calendari scolastici che riaprono con date diverse da una regione all’altra. Chi può, incastra. Chi non può, si accontenta del weekend lungo e amen.

Le mete preferite per le vacanze a settembre

Sul podio delle preferenze il mare resta saldamente al primo posto, indicato dal 41% dei viaggiatori. Dietro, a distanza, le grandi città d’arte con il 26% e la montagna al 18%. Settembre, del resto, è il mese in cui le spiagge si svuotano e i centri storici diventano finalmente attraversabili senza fare a gomitate.

Porto Ercole, Argentario in Toscana
iStock
La Toscana tra le mete preferite per un viaggio a settembre

Il grosso del movimento resta comunque interno: il 71% sceglie una meta italiana, il 23% si sposta in un altro Paese europeo, appena il 6% guarda oltre i confini del continente. Tra le regioni vince la Toscana, seguita da Campania ed Emilia Romagna. Fuori dall’Italia la classifica premia la Spagna, poi Francia e Grecia.

Capitolo alloggi, l’albergo resta la scelta più diffusa con il 30%, ma il dato che merita attenzione è il 25% delle seconde case: un quarto dei viaggiatori, di fatto, torna in un posto che già conosce. I B&B si fermano al 17%, le case in affitto all’11%, mentre agriturismi (6%) e villaggi vacanze o resort (5%) si dividono quel che resta.

Zante, isola greca, baia di Navagio
iStock
La Grecia tra le destinazioni top a settembre

Chi parte a settembre

Il profilo di chi viaggia a settembre è abbastanza netto. Gli over 55 rappresentano il 42% dei partenti, seguiti dai giovani con il 35% e dalla fascia intermedia 35-54 anni. Sul piano geografico la voglia di muoversi è più forte al Nord-Ovest (41%) e al Centro (40%), mentre scende leggermente nel Nord-Est (36%) e nel Sud con le Isole (35%). Differenze contenute, ma abbastanza costanti da non sembrare casuali.

Dietro questo spostamento del calendario non c’è solo il portafoglio. Il clima influenza direttamente il calendario delle vacanze, come spiega Manfred Pinzger, presidente di Confturismo Confcommercio: settembre, con le sue temperature miti essendo meno affollato e offrendo prezzi più competitivi si sta trasformando in un mese di vacanza allungando la stagione.

Significa che le settimane centrali dell’estate stanno diventando troppo calde e troppo affollate per una parte crescente di viaggiatori, che semplicemente si sposta di qualche settimana. Per gli operatori è una buona notizia, perché allunga la stagione e alleggerisce la pressione su luglio e agosto. Per chi parte, il calcolo è ancora più semplice: stesse spiagge, meno gente, prezzi più gentili. Difficile trovare una ragione per tornare indietro.

5 isole della Toscana conquistano il Guardian: una è un rifugio segreto senza auto

31 août 2026 à 07:30

La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.

La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.

Come passeggiare in una fiaba: Kaysersberg, il borgo imperiale dell’Alsazia

30 août 2026 à 16:00

Quando si arriva a Kaysersberg si nota una strada che entra nel paese e, oltre le facciate delle prime abitazioni, compaiono travi di legno, balconi fioriti, tetti spioventi e insegne in ferro battuto. Sullo sfondo, sopra i tetti, si riconoscono le rovine di un castello imperiale, mentre ai piedi della collina scorre la Weiss, piccolo fiume che attraversa il borgo e accompagna il centro storico con il suo rumore d’acqua.

Kaysersberg si trova nell’Alsazia orientale, lungo la celebre Route des Vins d’Alsace, a circa 10 chilometri da Colmar e il suo nome significa “Montagna dell’Imperatore“, proprio per richiamare il castello da cui è dominato. Le case a graticcio, denominate colombages in francese, mostrano sulle facciate la struttura lignea che un tempo sosteneva gli edifici. Travi disposte secondo motivi geometrici, intonaci colorati, bovindi e balconi fioriti rendono quasi impossibile percorrere la strada principale senza alzare lo sguardo.

Il paesino ha ricevuto anche il titolo di “Village préféré des Français“, il villaggio preferito dai francesi, nel 2017, durante il programma televisivo presentato da Stéphane Bern. Un riconoscimento che ha portato ancora maggiore attenzione su una località già celebre per il patrimonio medievale e per la produzione vinicola.

Scoprire Marettimo a piedi: tre sentieri da non perdere

29 août 2026 à 15:00

Tra le isole Egadi, è la più lontana dalla costa della Sicilia. Si misura in circa 20 miglia nautiche, più o meno 37 chilometri, il braccio di mare che separa Marettimo dalla terraferma. Malgrado un viaggio non così lungo, gli aliscafi e i traghetti che ci arrivano di solito si fermano prima a Levanzo o a Favignana, le altre due isole abitate dell’arcipelago, maggiormente gettonate rispetto a questo spuntone di roccia immerso nelle acque cristalline del Mar Tirreno e slanciato verso la zona più aperta del Mediterraneo.

Marettimo è un sogno per quella nicchia di appassionati della montagna al mare, ma anche per coloro che amano la quiete e un certo distacco dal mondo. Un solo piccolo abitato, un pugno di abitanti, qualche bar e ristorante giusto per soddisfare le esigenze dei turisti, le auto che si contano sulle dita delle mani perché tanto di strade non se ne parla. E poi un mare che alterna tratti cristallini a zone costiere ricche di grotte, e un entroterra montuoso che si arrampica fino a superare i 600 metri sul livello del mare. Una fitta rete di sentieri, quindi, collega il piccolo abitato dove attraccano i traghetti ai punti più affascinanti, panoramici e spettacolari dell’isola: escursioni da non perdere per annegare completamente in tutta la bellezza di Marettimo.

In cima al Monte Falcone

Con i suoi 686 metri, il Monte Falcone è la vetta più alta dell’isola e rappresenta una delle escursioni più impegnative tra quelle disponibili a Marettimo. Come si può immaginare, tuttavia, è anche quella che regala poi la ricompensa più grande, con un panorama spettacolare a 360 gradi sull’intero arcipelago delle Egadi.

Dal paese di Marettimo si imbocca il sentiero che si inerpica in salita verso occidente, lungo un sentiero lastricato, attraversa una pineta ombrosa e infine raggiunge le Case Romane, un piccolo e affascinante complesso di rovine con resti, per l’appunto, di epoca romana, affiancato dai resti di una piccola chiesa bizantina tutta imbiancata, costruita secoli più tardi dai monaci Basiliani. Già da qui si aprono alcuni panorami stupendi sull’isola, con una vista unica del Castello di Punta Troia, a nord, e del paese di Marettimo dall’alto.

Panorama dall'isola di Marettimo, in Sicilia
Lorenzo Calamai
Panorama dai sentieri di Marettimo: a sinistra Punta Troia, a destra il profilo delle altre isole Egadi

Le Case Romane sono un po’ una sorta di crocevia dei sentieri che attraversano l’isola. Quello che porta in cima al Monte Falcone prosegue verso nord-ovest, sotto Punta Campana e il Pizzo del Capraro, altre due vette minori, fino all’ultimo tratto più ripido che conduce in vetta. Si procede in un sentiero più stretto e impervio, in mezzo alla macchia mediterranea, fino al momento in cui il sentiero non raggiunge una piccola sella dove il panorama è doppio: si ammira il profondo blu del mare sia dal lato orientale che occidentale dell’isola. Da qui si può raggiungere alla bell’e meglio la cima vera e propria del Monte e spingere lo sguardo a 360 gradi, in particolare riuscendo a scorgere ben definito il profilo delle altre isole dell’arcipelago, Favignana e Levanzo.

Il chilometraggio totale dell’escursione è di poco superiore ai quattro chilometri, ma il dislivello è pari all’altitudine raggiunta, quindi superiore ai 600 metri, e concentrato in poco spazio. Itinerario pertanto impegnativo, che richiede di calcolare anche il battere del sole cocente lungo tutto il percorso.

Escursione al Castello di Punta Troia

La camminata dal paese al Castello di Punta Troia è il grande classico di Marettimo. Il forte è senza dubbio uno dei simboli chiave dell’isola, arroccato su un promontorio a strapiombo sul mare che, secondo la tradizione, deve il proprio nome alla forma del profilo roccioso, che ricorderebbe il muso di una scrofa.

Il sentiero collega il paese alla destinazione, attraverso una splendida escursione a mezza costa lungo tutta la linea litorale dell’isola. L’itinerario è più duro di quanto non si possa immaginare, con un paio di toste salite a metà percorso, ma ripaga con continue, splendide vedute della parte settentrionale di Marettimo. Si ammirano inoltre strapiombi vertiginosi sul mare, con scorci anche sullo Scoglio del Cammello, un caratteristico faraglione che il sentiero costeggia da vicino.

Il sentiero scende quindi bruscamente verso il piccolo istmo che si stringe prima dell’inizio del promontorio su cui sorge il Castello. Da un lato si affollano le barche di chi sta facendo snorkeling nelle acque cristalline attorno agli scogli, dall’altro c’è una piccola spiaggia sassosa. Di fronte a chi cammina, una serie di tornanti fiancheggiati da muretti a secco conduce fino all’ingresso del Castello, le cui origini risalgono probabilmente al periodo normanno, e che poi nell’Ottocento fu trasformato in un carcere destinato ai prigionieri politici.

Fare il bagno a Marettimo
Lorenzo Calamai
Gli scogli nei pressi del Castello di Punta Troia

All’esterno del castello, i panorami migliori: il mare che si apre a perdita d’occhio, la costa che si incurva verso sud, e in lontananza il resto dell’isola con le sue montagne brulle. Il percorso richiede circa un’ora e mezza.

Verso Punta Libeccio

L’escursione dal paese di Marettimo a Punta Libeccio rappresenta una affascinante traversata dal lato orientale a quello occidentale dell’isola. Il capo è caratterizzato dal rudere di un vecchio faro e lo si raggiunge con una escursione di cinque chilometri e mezzo, che comprende un dislivello totale in salita poco superiore ai 400 metri.

Sentiero a Marettimo
Lorenzo Calamai
I sentieri di Marettimo offrono sempre vedute splendide

Ci si dirige dalla parte meridionale del paese verso il cimitero, quindi si tiene la destra, salendo verso sud-est al bivio con il sentiero che conduce a Punta Bassana, nella zona con più calette dell’isola. Una volta raggiunto il punto più alto e panoramico dell’escursione, in mezzo al macchia mediterranea, si scende verso il faro, con la possibilità di una piccola deviazione per Cala Cretazzo, una deliziosa spiaggia di sassolini con un mare incontaminato e cristallino, decisamente meritevole di una visita.

Si prosegue quindi verso il faro e, dopo una breve sosta per ammirare il panorama verso il mare aperto, lo si oltrepassa per raggiungere la vera e propria Punta Libeccio, promontorio roccioso che si sporge come un dito da una mano chiusa verso il mare.

Questa escursione è l’ideale per ammirare il tramonto del sole nel mare, sul lato occidentale di Marettimo. Armarsi di luci frontali o torce per il ritorno è necessario, per riuscire a farsi strada sul sentiero accidentato, mentre in cielo incominciano a brillare le prime, luminose stelle.

Viaggio nella cattedrale degli abeti: la Certosa di Serra San Bruno, un vero gioiello calabrese

28 août 2026 à 18:00

L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.

Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.

Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.

Breve storia e leggende

La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.

Certosa di Serra San Bruno, Calabria
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Veduta della Certosa di Serra San Bruno

Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.

Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.

Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.

Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.

La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.

Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.

Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.

Visita alla Certosa e cosa vedere

Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.

Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.

Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.

Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.

Castello di Belvedere, la sontuosa residenza barocca tra giardini, serre e atmosfere russe (ma in Germania)

27 août 2026 à 17:00

Nel momento in cui ci si avvicina al Castello di Belvedere si avverte quella speciale sensazione per cui la città, Weimar, sembra allontanarsi alle spalle. Alberi, prospettive, prati e architetture disseminate lungo un parco catturano lo sguardo, mentre sul colle meridionale compare la residenza, con la sua elegante facciata barocca, le ali laterali e la scalinata d’ingresso.

Il complesso di Belvedere nacque con ambizioni principesche e la stessa posizione contribuiva al prestigio della proprietà. Il castello sorge su una collina boscosa, circondato da circa 43 ettari di parco, a sud del centro storico. La distanza dalla vita cittadina permetteva alla famiglia ducale di trascorrere la bella stagione in un ambiente più appartato, tra battute di caccia, ricevimenti, collezioni botaniche e passeggiate nei giardini.

Belvedere appartiene dal 1998 al patrimonio mondiale UNESCO di Classical Weimar, insieme a 11 altri edifici e complessi legati alla straordinaria fioritura culturale della città tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.

Breve storia del Castello di Belvedere

Ernst August volle fare di Belvedere il più prestigioso tra i suoi numerosi castelli di caccia e di piacere. Il progetto fu affidato all’architetto Gottfried Heinrich Krohne, autore di diverse residenze ducali della regione. La prima destinazione era legata soprattutto alla caccia, attività centrale nella cultura delle corti europee dell’epoca. Il complesso comprendeva persino una menagerie, una raccolta di animali destinata a sottolineare il rango del proprietario.

Dopo la morte del duca nel 1748, ci fu una fase di declino. La rinascita arrivò nella seconda metà del XVIII secolo grazie alla duchessa Anna Amalia, figura fondamentale nella storia culturale di Weimar. La sua presenza estiva contribuì a riportare vita nella residenza e nei giardini.

Pochi anni più tardi Belvedere assunse anche una vocazione scientifica. Il duca Carl August, infatti, coltivò un forte interesse per la botanica e studiò le piante insieme a Johann Wolfgang Goethe. Le collezioni vegetali raggiunsero dimensioni notevoli e, intorno al 1820, il giardino botanico custodiva circa 7.900 specie provenienti dalla Germania e da altri Paesi.

Fiori del Castello di Belvedere
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I fiori del Castello di Belvedere

Una delle storie più affascinanti riguarda il Giardino Russo. Carl Friedrich, figlio di Carl August, fece realizzare questo spazio per la moglie Maria Pavlovna, granduchessa russa. Il progetto riprendeva quasi fedelmente il giardino che la principessa aveva conosciuto a San Pietroburgo, creando un piccolo frammento della cultura dei giardini russi nel paesaggio di Weimar.

Durante il XIX secolo la trasformazione raggiunse il suo punto decisivo. Tra il 1815 e il 1830 il parco assunse un carattere paesaggistico post-classico e romantico. Fontane, sculture, pergolati, la cosiddetta Grande Grotta e altre architetture ornamentali entrarono nella composizione. Anche Hermann Fürst von Pückler-Muskau, celebre progettista di giardini e autore del parco di Muskau, apprezzò il risultato nel 1845.

La famiglia granducale continuò a occuparsi della proprietà fino alla fine della monarchia. Dopo l’abdicazione dell’ultimo granduca Wilhelm Ernst, Belvedere passò al nuovo Stato libero della Turingia. Dal 1923 il castello fa parte delle collezioni d’arte statali di Weimar ed è stato destinato a museo delle arti decorative del XVIII secolo.

Visita, cosa fare e cosa vedere

La visita richiede tempo, soprattutto per capire il rapporto tra edificio e paesaggio. Entrare direttamente nel museo equivale a perdere una parte importante dell’esperienza. Conviene osservare prima il complesso dall’esterno, lasciando che siano le prospettive del parco a raccontare la storia della residenza.

Il palazzo conserva l’eleganza tipica di una residenza di piacere barocca. La composizione comprende il corpo principale e diversi edifici collegati alla vita della corte. Le abitazioni dei cavalieri, le scuderie e l’aranciera completavano una piccola cittadella aristocratica destinata alla permanenza stagionale della famiglia ducale e dei suoi ospiti.

All’interno si trova il museo dedicato alle arti decorative del XVIII secolo. Le sale custodiscono oggetti provenienti dalle corti ducali, con una particolare attenzione a porcellane e vetri. La collezione permette di osservare da vicino il gusto dell’aristocrazia europea tra Barocco e Rococò, attraverso mobili tedeschi e francesi, accessori di corte e manufatti preziosi.

Al piano terreno compaiono porcellane orientali, ceramiche della Turingia e ritratti della famiglia proprietaria. Salendo, l’attenzione si sposta verso le prime porcellane di Meissen, una delle manifatture più importanti nella storia europea di questo materiale, insieme a produzioni provenienti da Berlino, Fürstenberg e dalla manifattura imperiale di San Pietroburgo.

Fuori dal castello si apre invece la parte più ampia dell’esperienza: quella nel grande parco, che conserva tracce delle diverse epoche attraversate da Belvedere. Il primo giardino seguiva i rigorosi principi francesi, quindi con viali rettilinei, aiuole geometriche e siepi potate che creavano prospettive ordinate.

Anna Amalia però preferì una maggiore naturalezza e Carl Friedrich portò avanti questa trasformazione, affidando al parco un carattere paesaggistico più libero. Tra gli elementi più curiosi compare il Rosenberceau, una struttura destinata alle rose, mentre la Grande Grotta, una rovina artificiale, introduce nel paesaggio quella componente pittoresca tanto amata dalla cultura romantica.

Il Giardino Russo merita una deviazione specifica e conferisce al parco una fisionomia particolare, legata alla storia personale della granduchessa e ai rapporti dinastici tra la casa di Sassonia-Weimar e la famiglia imperiale russa. All’interno si trovano un piccolo teatro di siepi e un labirinto ornamentale. La geometria ritorna quindi proprio in una zona del parco ormai dominata dal gusto paesaggistico.

Anche l’aranciera è degna attenzione. Le grandi serre avevano una funzione pratica e rappresentativa insieme, poiché permettevano alla corte di custodire piante esotiche durante la stagione fredda e di mostrare la ricchezza delle proprie collezioni botaniche.

Dove si trova e come arrivare

Belvedere si trova a sud di Weimar, in Turingia, in una posizione sopraelevata che rende evidente fin dall’esterno la funzione scenografica scelta dai duchi. Dal centro di Weimar il complesso può essere raggiunto seguendo la Belvederer Allee, storico asse alberato che conduce verso il castello. La distanza consente di collegare la visita a una giornata dedicata alla città e agli altri luoghi del patrimonio di Classical Weimar.

Per chi arriva in auto, il percorso conduce verso la zona meridionale della città e quindi al complesso di Belvedere. Chi utilizza i mezzi pubblici può partire dal centro di Weimar e verificare le linee urbane disponibili per la zona del castello prima della partenza.

La soluzione più interessante resta comunque dedicare al parco una parte consistente della giornata. Belvedere racconta infatti una storia che il solo edificio riesce a restituire soltanto in parte. Il castello parla della corte, le collezioni raccontano il gusto aristocratico, l’aranciera ricorda la passione botanica e il Giardino Russo porta fino a San Pietroburgo. Persino il labirinto conserva l’idea di un luogo progettato per il piacere e per la meraviglia.

Il Treno del Tartufo porta alla scoperta di Pizzo, il viaggio del gusto lungo la Costa degli Dei

Par : losiangelica
27 août 2026 à 16:00

La Calabria è pronta a viaggiare sui binari del gusto con il Treno del Tartufo: venerdì 28 agosto parte ufficialmente dalle stazioni della linea Tirrenica per arrivare a Pizzo nel pomeriggio, ma l’iniziativa verrà ripetuta anche il 5 settembre. La giornata golosa è pronta a far scoprire uno dei centri più amati della Costa degli Dei sfruttando il trend dello slow travel. A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Ferrovie in Calabria APS nell’ambito del progetto Rail Tour che propone una formula vincente: si parte dal binario, si visita il territorio e ci si gode una degustazione. Questa volta il protagonista è proprio il Tartufo di Pizzo.

Il percorso ferroviario seguirà la Tirrenica Meridionale, attraversando anche la panoramica “Via Tropea”, con il mare spesso a pochi metri dai binari. Si parte da Reggio Calabria Centrale, ma sono previste fermate a Villa San Giovanni, Scilla e Bagnara.

L’itinerario del treno del tartufo

L’itinerario del treno del Tartufo parte da Reggio Calabria Centrale alle ore 14:00 del 28 agosto e sarà ripetuta il 5 settembre. L’arrivo è previsto per le 17:00 alla stazione di Pizzo dove inizialmente si avrà un piccolo spazio libero prima che il gruppo venga riunito da una guida turistica abilitata.

La formula scelta dagli organizzatori è quella di una visita pomeridiana e serale conosciuta con il nome di “Pizzo by night”, con diversi momenti distribuiti tra la zona costiera e il cuore del borgo. La prima tappa è quella del castello Murat, uno dei luoghi della storia: la fortezza domina il centro ed è conosciuta per gli ultimi giorni di prigionia di Gioacchino Murat dove poi è stato fucilato nel 1815.

Si prosegue il tour con la chiesetta di Piedigrotta, un luogo suggestivo sulla costa vibonese. Con la sua struttura scavata direttamente nella roccia a ridosso del mare incanta con il tufo a vista e il panorama unico. Per gli spostamenti è previsto un comodo trenino turistico gommato, quindi nessuno si affaticherà.

Ci sarà poi spazio per muoversi liberamente. Il programma lascia infatti del tempo a disposizione nel centro storico, tra piazze, vicoli, affacci sulla costa e locali. L’esperienza finale è quella della degustazione del Tartufo di Pizzo, il gelato nato proprio nella cittadina e che farà da filo conduttore per l’esperienza. Un’attività golosissima che conquista turisti e cittadini calabresi che possono così scoprire il territorio in un modo nuovo e originale.

Prezzi e info utili

Il Treno del Tartufo partirà venerdì 28 agosto. Le stazioni indicate dagli organizzatori comprendono Reggio Calabria Centrale, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara. L’iniziativa verrà ripetuta solo il 5 settembre; trattandosi di un evento con un numero limitato di posti si consiglia di prenotare in anticipo per essere certi di trovare il biglietto ancora disponibile.

Le tariffe indicate sono di:

  • 36 euro per gli adulti dai 13 anni in su;
  • Per i ragazzi dai 4 ai 12 anni il costo è di 23 euro;
  • Per i bambini da 0 a 3 anni la quota prevista è di 8 euro.

Essendoci pochi posti disponibili il suggerimento è quello di prenotare dal sito ufficiale railtour.it con dovuto anticipo per essere certi di trovare spazio.

Vista panoramica di Pizzo sul mare
iStock
Tour di Pizzo by Night con il treno del tartufo

Settembre in Liguria: le migliori sagre, feste ed eventi

27 août 2026 à 09:09

Nelle piazze dei borghi affacciati sul mare e nell’entroterra collinare, l’aria si fa più fresca e le giornate profumano di vendemmia e di bosco: è il momento in cui l’autunno inizia a bussare con calma. Tra sagre di paese, feste patronali e appuntamenti dedicati ai prodotti tipici di stagione, l’Italia intera si anima di luci, bancarelle e tavolate all’aperto. Si riscoprano ricette tradizionali, si brinda con i vini del territorio e si passeggia tra stand e mercatini, dove ogni assaggio racconta una storia. In questo clima raccolto ma ancora vivace, anche la Liguria diventa un invito continuo a rallentare e godersi il gusto del tempo che cambia.

Nel 2026 il calendario degli eventi enogastronomici di settembre in Liguria è ricco di occasioni per esplorare la regione tra sapori e tradizioni: dalle atmosfere cittadine dell’Oktoberfest a Genova alle emozioni uniche della Sagra del Fuoco di Recco, passando per i profumi di montagna e di olio extravergine che animano l’Expo Valle Arroscia a Pieve di Teco. Tra mare e vallate, ogni tappa diventa il pretesto perfetto per un weekend alla scoperta di borghi, paesaggi e cucine locali.

Gli eventi di settembre 2026 in Liguria da segnare in agenda

  • Antica fiera del bestiame – Carcare (SV), dal 28 agosto al 1 settembre 2026.
    A Carcare l’Antica Fiera del Bestiame 2026 ripropone la storica manifestazione dedicata al bestiame, preparata con largo anticipo per la complessità dell’organizzazione e degli adempimenti richiesti.
  • Festa della natività di Maria Santissima – Masone (GE), dal 4 al 6 settembre 2026.
    A Masone si celebra la Natività di Maria Santissima con una solenne processione serale con flambeaux dal centro storico, durante la quale i Confratelli portano i preziosi Crocifissi e la "Cassa" di Maria Bambina.
  • Expo Valle Arroscia – Pieve di Teco (IM), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Expo Valle Arroscia è una vetrina dedicata alle eccellenze del territorio compreso tra le Alpi Marittime e il Mar Ligure, con esposizioni e prodotti locali.
  • La festa delle porrine – Ospedaletti (IM), il 8 settembre 2026.
    A Ospedaletti la festa delle porrine rievoca il ritorno degli emigranti dalla Francia, con celebrazioni al santuario e in paese giochi per bambini, balli e degustazioni di piatti tipici offerti dalla comunità.
  • La sagra del fuoco – Recco (GE), il 8 settembre 2026.
    A Recco la sagra del fuoco onora Nostra Signora del Suffragio con spettacolari sfide pirotecniche tra i quartieri, una grande processione cittadina con spari di mascoli e stand gastronomici con specialità reccheline.
  • Oktoberfest a Genova – Genova (GE), dal 10 al 27 settembre 2026.
    A Genova torna l’Oktoberfest ufficialmente riconosciuto dalle autorità tedesche, con gastronomia bavarese, musica e un’atmosfera ispirata a Monaco di Baviera in pieno centro città.
  • Mercato della Terra di Cairo Montenotte – Cairo Montenotte (SV), il 12 settembre 2026.
    Mercato della Terra mensile in Piazza della Vittoria a Cairo Montenotte con circa 40 produttori di Val Bormida, Riviera di Ponente e Basso Piemonte, che propongono verdure, olio ligure, salumi, formaggi dell’entroterra e pesce locale.
  • Isola del Tino: la Festa di San Venerio – Portovenere (SP), il 13 settembre 2026.
    La festa di San Venerio prevede una processione via mare da La Spezia all’Isola del Tino, con benedizione delle imbarcazioni e rara possibilità di visita all’Eremo di San Venerio in area militare.
  • Dolcissima Pietra – Pietra Ligure (SV), dal 19 al 20 settembre 2026.
    Dolcissima Pietra trasforma Pietra Ligure in un percorso dedicato a dolci e vini da dessert, con stand e iniziative che coinvolgono vie e piazze del centro storico.
  • Festival dello Stoccafisso – Badalucco (IM), dal 20 al 22 settembre 2026.
    A Badalucco il Festival dello Stoccafisso offre la storica ricetta "Stocafissu a Baucogna" preparata da cuochi locali, accompagnata da eventi collaterali come concerti e balli in piazza.

Compleanno a settembre, le mete da sogno dove festeggiare in viaggio

Par : losiangelica
26 août 2026 à 16:00

Non c’è niente di meglio che regalare o regalarsi un bel viaggetto per il compleanno e per chi è nato a settembre le opportunità disponibili sono tante. Senza allontanarsi troppo dall’Italia si trovano splendide mette dove si può ancora fare il bagno e godersi il mare, ma ci sono anche luoghi in cui il foliage inizia a farsi notare e città da visitare con un clima decisamente più piacevole.

Quest’anno invece di spegnere le classiche candeline nel giardino di casa potreste farlo in un vigneto, in una baia turchese, oppure tra cottage che sembrano usciti da una fiaba. Dove festeggiare il compleanno se compi gli anni a settembre? Ecco alcune idee imperdibili.

Questi sono i luoghi italiani che fanno impazzire il Regno Unito, li svela il Daily Mail

26 août 2026 à 07:30

Montagne, laghi, città d’arte, borghi medievali, coste e una tradizione gastronomica conosciuta in tutto il mondo: l’Italia continua a conquistare anche i viaggiatori britannici. A raccontare alcune delle destinazioni più amate è il Daily Mail (uno dei più famosi quotidiani popolari britannici), che propone una selezione di luoghi italiani capaci di sorprendere anche chi pensa di conoscere già il Bel Paese.

Lassie torna a casa, le location del remake sono angoli da sogno della Germania

25 août 2026 à 18:00

Lassie, il cane che tutti abbiamo amato da bambini, torna in prima serata su Rai 1martedì 25 agosto 2026 – grazie a un remake del classico Anni Quaranta con Liz Taylor. Diverse rispetto alle originali sono sia le ambientazioni e sia le location di Lassie torna a casa, ma invariata è la volontà di raccontare una storia di profonda amicizia tra uomini e animali e di celebrare uno stile di vita lento, a tratti quasi bucolico e più vicino ai valori di una volta.

Andiamo insieme alla scoperta degli affascinanti angoli della Germania dov’è stato girato il film di Hanno Olderdissen.

Di cosa parla

Florian, un ragazzino, e il suo cane, Lassie, sono diventati inseparabili dopo essere cresciuti insieme. Quando i genitori perdono casa e lavoro e sono costretti ad affidare l’animale al vecchio conte von Sprengel e alla nipote Priscilla, così, Lassie scappa e cerca in tutti i modi di tornare a casa. Quello che il cane si ritrova ad affrontare è un viaggio avventuroso, non privo di ostacoli, pericoli e incontri inaspettati. Per fortuna anche Florian e Priscilla nel frattempo hanno unito le forze e si sono messi in moto per ritrovare Lassie.

Arriva in prima serata su Rai 1 "Lassie torna a casa": il remake del grande classico con Liz Taylor
Ufficio stampa RAI
Una scena di “Lassie torna a casa”

Dov’è stato girato il film

Diversamente dal film originale del ’43 con Liz Taylor, interamente ambientato negli Stati Uniti, e dal romanzo (“Lassie Come-Home” di Eric Knight) da cui è tratta la storia, che ha come sfondo l’alta Scozia, il remake del 2020 ha ambientazione tedesca: il grosso dell’azione si svolge in un – non meglio identificato – piccolo centro della Germania. I luoghi dov’è stato girato Lassie torna a casa spaziano da Berlino alla regione di Brandeburgo, alla Renania Settentrionale.

Luckenwalde

Le scene di arrivi e partenze, così centrali per l’avventura di Florian e Lassie, sono state girate nella stazione di Luckenwalde. Distante circa un’ora da Berlino, questa città del Brandeburgo porta ancora evidenti i segni della sua origine industriale: le architetture tipiche dell’età della fondazione (Gründerzeit), come la stessa stazione, sono non a caso tra le attrazioni da non perdere.

Appena fuori dalla città, il Parco Naturale Nuthe-Nieplitz è ideale per escursioni, trekking, passeggiate nella natura.

Berlino

Molte scene di esterni e vedute cittadine sono state girate a Berlino: l’energia vibrante della capitale tedesca è una buona metafora dell’adrenalina che Florian e Lassie devono provare in viaggio mentre continuano a cercarsi senza sosta.

C'è anche Berlino tra i luoghi dov'è stato girato il remake "Lassie torna a casa"
123RF
L’inconfondibile skyline di Berlino

La Renania Settentrionale

Tra le location di Lassie torna a casa figura, come accennato, anche la Renania Settentrionale-Vestfalia: in questa regione dove domina il verde delle colline e delle valli fluviali sono state realizzate le sequenze più bucoliche del remake, quelle che dallo schermo invitano a rallentare e a riscoprire i valori di un tempo, come appunto l’amicizia fedele. La zona è famosa anche per i castelli medievali, alcuni perfettamente intatti e altri di cui restano solo rovine, che rendono l’atmosfera ancora più magica e unica.

C'è anche la Renania Settentrionale tra le location di "Lassie torna a casa"
123RF
Il paesaggio bucolico della Renania

Studio Babelsberg, Postdam

Per le parti realizzate in studio, la produzione si è appoggiata allo Studio Babelsberg di Postdam: situato nell’omonimo quartiere e ben frequentato da produzioni sia europee e sia internazionali, è il secondo studio cinematografico più antico al mondo.

Altre location in Repubblica Ceca

Fuori dalla Germania, alcune scene del remake del grande classico per famiglie sono state girate in Repubblica Ceca: qui piccoli villaggi, centri storici pittoreschi e ampie aree verdi sono stati scelti a rappresentare sullo schermo la Baviera.

Vlachovo Březí, Prachatice, Majdalena-Lužnice sono tra le principali location ceche di Lassie torna a casa: fanno da sfondo alla fuga del cane e alle avventure che Florian e Priscilla vivono insieme pur di ritrovarlo.

Le sequenze nella fabbrica di vetro sono state girate nella storica vetreria di Harrachov: quella di Sklárny Novosad a syn è la più antica soffieria privata della Boemia dove si plasmano ancora lampadari, calici e altri manufatti in vetro con le tecniche di un tempo.  

Un treno storico da Milano Centrale ad Alba che profuma d’autunno, tra tartufo e vino

25 août 2026 à 16:00

L’autunno si può vivere anche dal finestrino di un treno, lasciandosi alle spalle Milano per entrare lentamente nel paesaggio delle Langhe. L’11, il 18 e il 25 ottobre 2026 arriva il treno storico Milano Centrale-Alba, un itinerario dedicato a due grandi protagonisti del Piemonte: il tartufo e il vino. Un viaggio che unisce il fascino della ferrovia d’epoca alla scoperta di uno dei territori italiani più celebri per la sua cultura enogastronomica.

La destinazione è Alba, nel cuore delle Langhe, dove colline e vigneti disegnano un paesaggio riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È proprio in autunno che questo angolo del Piemonte assume un’atmosfera particolarmente suggestiva, tra i colori della stagione, i mercati dedicati ai prodotti locali e le tradizioni legate al tartufo e ai grandi vini della zona.

Il treno storico da Milano Centrale ad Alba

Il viaggio con locomotiva elettrica partirà da Milano Centrale e accompagnerà i passeggeri attraverso un graduale cambiamento di scenario. Dalla dimensione urbana della metropoli lombarda si passerà a un paesaggio sempre più caratterizzato da filari ordinati, colline e piccoli centri storici, fino ad arrivare nel territorio delle Langhe.

A rendere speciale l’esperienza saranno le carrozze Gran Confort, iconiche vetture della storia ferroviaria italiana progettate per offrire ambienti spaziosi, silenziosi e confortevoli. Le ampie finestrature permetteranno di osservare il paesaggio durante il tragitto, mentre il ritmo lento del treno trasformerà lo spostamento in una vera esperienza di viaggio.

A bordo saranno inoltre previsti momenti di degustazione dedicati ai prodotti del territorio. I sapori delle Langhe diventeranno così parte del percorso ancora prima dell’arrivo ad Alba, creando un collegamento tra il viaggio, il paesaggio e la tradizione gastronomica piemontese.

Una volta raggiunta la destinazione, i viaggiatori potranno esplorare liberamente Alba, una delle capitali italiane dell’enogastronomia, tra botteghe artigiane, enoteche storiche, mercati stagionali ed esperienze di degustazione. Il periodo autunnale è particolarmente indicato per scoprire l’identità della città e del territorio circostante, quando il tartufo diventa uno dei simboli della stagione.

Biglietti per il treno storico: prezzi e date

Il treno storico “Milano Centrale-Alba: Tartufo e Vino” è in programma per tre domeniche consecutive: 11, 18 e 25 ottobre 2026. L’orario di partenza dell’andata sarà alle 9:05 dalla stazione di Milano – con arrivo ad Alba alle 12:35. Mentre il treno di ritorno partirà alle 18:20 da Alba per rientrare a Milano alle 22. Durante il tragitto il treno effettuerà fermate alle stazioni di Pavia, Alessandria e Asti.

Il biglietto costa 69 euro per gli adulti, mentre per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti è prevista una tariffa ridotta del 50%, pari a 34,50 euro. I bambini da 0 a 4 anni non compiuti viaggiano invece gratuitamente.

La tariffa indicata è valida per una sola tratta, quindi per il viaggio di andata oppure per quello di ritorno. I biglietti sono già acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese le biglietterie e i self-service delle stazioni, oltre alle agenzie di viaggio abilitate.

Per informazioni e assistenza sul viaggio è possibile rivolgersi alla Fondazione FS tramite l’indirizzo email ufficiale oppure telefonando al numero 335 6854091.

Tra i 12 “tesori” d’Europa sono state incoronate 4 meraviglie italiane

Par : losiangelica
25 août 2026 à 11:00

Si parla spesso di overtourism, ma in realtà in Europa ci sono delle vere meraviglie lontane dalle rotte più battute. Non parliamo di destinazioni sconosciute, ma semplicemente un po’ più lontane dai grandi flussi.

Questa è la classifica di European Best Destinations che ha selezionato 12 mete tra borghi medievali, isole, paesaggi naturali e località dalla forte identità storica, premiando l’Italia per ben 4 volte con alcuni luoghi che sono tutti da scoprire.

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

24 août 2026 à 16:47

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

Perugia, il gioiello umbro che conquista il Times: è la “Toscana alternativa” da visitare in autunno

Par : losiangelica
24 août 2026 à 12:00

Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.

L’elogio del Times a Perugia

Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz.  Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.

E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.

Vista della panoramica Piazza IV Novembre, Perugia
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Il centro storico di Perugia fa il giro del mondo

Cosa vedere assolutamente a Perugia

Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.

Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.

Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.

Pasjača Beach, la spiaggia segreta nata dall’incontro tra uomo e natura

23 août 2026 à 15:30

C’è una spiaggia in Croazia che sembra quasi scomparire sotto le imponenti pareti di roccia della costa dalmata. È Pasjača Beach, una piccola caletta affacciata sull’Adriatico, dove il mare turchese incontra una stretta lingua di sabbia e ciottoli ai piedi delle scogliere. Un luogo spettacolare e non semplicissimo da raggiungere, tanto da essere entrato tra le 50 spiagge più belle d’Europa nel 2026, secondo la classifica Europe’s 50 Best Beaches, votata da oltre mille professionisti del mondo travel.

Pasjača Beach, la caletta segreta tra mare e scogliere

Vista dall’alto, Pasjača Beach sembra quasi una breccia nella costa: una sottile striscia di sabbia e ciottoli racchiusa tra le alte scogliere di Konavle e il blu intenso dell’Adriatico formando un quadro molto intimo e selvaggio. È proprio questo contrasto tra la roccia e il colore dell’acqua a renderla una delle spiagge più scenografiche della Croazia.

In questo angolo incontaminato è proprio la natura a dominare completamente il panorama: niente grandi strutture turistiche, niente stabilimenti che occupano la costa e nessun lungomare affollato e chiassoso. La caletta si trova infatti ai piedi delle scogliere, in una posizione che per secoli è rimasta difficile da raggiungere. Ed è proprio la sua posizione a fare la differenza: per raggiungerla bisogna scendere lungo un percorso ripido, in alcuni tratti scavato direttamente nella roccia. Una volta arrivati sulla spiaggia, però, il panorama ripaga ogni fatica. Non è un caso se nel 2026 è entrata nella classifica delle 50 migliori spiagge d’Europa, insieme ad altre quattro spiagge croate: Podrače, Zlatni Rat, Punta Rata e Sakarun.

Il sentiero per raggiungere Pasjača Beach
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Il percorso spettacolare per raggiungere Pasjača Beach

C’è poi una particolarità che rende Pasjača ancora più interessante: la spiaggia è stata modellata anche dall’intervento dell’uomo. Negli Anni ’60, infatti, durante la realizzazione di un tunnel per convogliare l’acqua in eccesso proveniente dalla piana di Konavle, il materiale roccioso raggiunse il mare. Le onde, nel tempo, lo hanno progressivamente frantumato, fino a formare l’attuale arenile.

Il risultato è un luogo dall’aspetto quasi irreale, dove la roccia scende verso il mare e lascia spazio a una piccola mezzaluna di ciottoli e sabbia. Le acque sono particolarmente limpide, ma diventano profonde rapidamente (c’è quindi da prestare molta attenzione). Priva dei principali servizi turistici, è inoltre importante arrivare preparati con acqua, cibo, protezione solare e tutto ciò che può servire per trascorrere qualche ora al mare.

Dove si trova e come raggiungerla

Pasjača si trova nel villaggio di Popovići, nella regione di Konavle, nell’estremo sud della Croazia, a circa 30-40 chilometri da Dubrovnik e a circa 12 chilometri da Cavtat.

Raggiungerla fa parte dell’esperienza: in auto si percorre la strada costiera in direzione sud da Dubrovnik, passando per Cavtat e proseguendo verso la zona di Konavle, fino alla deviazione per Popovići. Nei pressi dell’inizio del sentiero è disponibile un’area di parcheggio; da qui la spiaggia si raggiunge soltanto a piedi.

La discesa segue un sentiero ripido tra la vegetazione e la roccia, con scalini e tratti scavati nella parete, fino a raggiungere la caletta. In circa 20-25 minuti di discesa si raggiunge questo luogo incontaminato. Il sentiero può essere impegnativo e la risalita, soprattutto nelle ore più calde, richiede un po’ di allenamento. È quindi consigliato indossare scarpe con una buona presa e portare con sé acqua, cibo e tutto ciò che serve per la giornata in questo paradiso segreto.

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