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Viaggio nella cattedrale degli abeti: la Certosa di Serra San Bruno, un vero gioiello calabrese

28 août 2026 à 18:00

L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.

Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.

Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.

Breve storia e leggende

La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.

Certosa di Serra San Bruno, Calabria
iStock
Veduta della Certosa di Serra San Bruno

Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.

Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.

Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.

Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.

La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.

Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.

Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.

Visita alla Certosa e cosa vedere

Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.

Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.

Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.

Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.

Il Treno del Tartufo porta alla scoperta di Pizzo, il viaggio del gusto lungo la Costa degli Dei

Par : losiangelica
27 août 2026 à 16:00

La Calabria è pronta a viaggiare sui binari del gusto con il Treno del Tartufo: venerdì 28 agosto parte ufficialmente dalle stazioni della linea Tirrenica per arrivare a Pizzo nel pomeriggio, ma l’iniziativa verrà ripetuta anche il 5 settembre. La giornata golosa è pronta a far scoprire uno dei centri più amati della Costa degli Dei sfruttando il trend dello slow travel. A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Ferrovie in Calabria APS nell’ambito del progetto Rail Tour che propone una formula vincente: si parte dal binario, si visita il territorio e ci si gode una degustazione. Questa volta il protagonista è proprio il Tartufo di Pizzo.

Il percorso ferroviario seguirà la Tirrenica Meridionale, attraversando anche la panoramica “Via Tropea”, con il mare spesso a pochi metri dai binari. Si parte da Reggio Calabria Centrale, ma sono previste fermate a Villa San Giovanni, Scilla e Bagnara.

L’itinerario del treno del tartufo

L’itinerario del treno del Tartufo parte da Reggio Calabria Centrale alle ore 14:00 del 28 agosto e sarà ripetuta il 5 settembre. L’arrivo è previsto per le 17:00 alla stazione di Pizzo dove inizialmente si avrà un piccolo spazio libero prima che il gruppo venga riunito da una guida turistica abilitata.

La formula scelta dagli organizzatori è quella di una visita pomeridiana e serale conosciuta con il nome di “Pizzo by night”, con diversi momenti distribuiti tra la zona costiera e il cuore del borgo. La prima tappa è quella del castello Murat, uno dei luoghi della storia: la fortezza domina il centro ed è conosciuta per gli ultimi giorni di prigionia di Gioacchino Murat dove poi è stato fucilato nel 1815.

Si prosegue il tour con la chiesetta di Piedigrotta, un luogo suggestivo sulla costa vibonese. Con la sua struttura scavata direttamente nella roccia a ridosso del mare incanta con il tufo a vista e il panorama unico. Per gli spostamenti è previsto un comodo trenino turistico gommato, quindi nessuno si affaticherà.

Ci sarà poi spazio per muoversi liberamente. Il programma lascia infatti del tempo a disposizione nel centro storico, tra piazze, vicoli, affacci sulla costa e locali. L’esperienza finale è quella della degustazione del Tartufo di Pizzo, il gelato nato proprio nella cittadina e che farà da filo conduttore per l’esperienza. Un’attività golosissima che conquista turisti e cittadini calabresi che possono così scoprire il territorio in un modo nuovo e originale.

Prezzi e info utili

Il Treno del Tartufo partirà venerdì 28 agosto. Le stazioni indicate dagli organizzatori comprendono Reggio Calabria Centrale, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara. L’iniziativa verrà ripetuta solo il 5 settembre; trattandosi di un evento con un numero limitato di posti si consiglia di prenotare in anticipo per essere certi di trovare il biglietto ancora disponibile.

Le tariffe indicate sono di:

  • 36 euro per gli adulti dai 13 anni in su;
  • Per i ragazzi dai 4 ai 12 anni il costo è di 23 euro;
  • Per i bambini da 0 a 3 anni la quota prevista è di 8 euro.

Essendoci pochi posti disponibili il suggerimento è quello di prenotare dal sito ufficiale railtour.it con dovuto anticipo per essere certi di trovare spazio.

Vista panoramica di Pizzo sul mare
iStock
Tour di Pizzo by Night con il treno del tartufo

Questi luoghi italiani insoliti stanno conquistando gli stranieri: la classifica

27 août 2026 à 12:49

L’Italia è da sempre una delle destinazioni più amate dai viaggiatori internazionali, ma quando il desiderio di visitarla si trasforma in quello di abitarla, anche solo per alcuni mesi all’anno, la mappa delle preferenze cambia. Infatti, non sono solo gli italiani a cercare la fuga all’estero: sempre più americani, ad esempio, decidono di acquistare casa in Italia e abitarla a tempo pieno o solamente durante la bella stagione.

Secondo i dati di Gate-away.com relativi al primo semestre 2026, gli acquirenti stranieri stanno infatti guardando sempre più a borghi, campagne, laghi e località costiere lontane dai circuiti più affollati. Dalla Lunigiana al Monferrato, dal Lago Trasimeno alla Tuscia, ecco i territori italiani che stanno conquistando l’interesse internazionale.

Dove vogliono comprare casa gli stranieri in Italia

Se la Toscana resta la regione italiana più richiesta dagli acquirenti internazionali, con il 14,33% delle preferenze, seguita da Sicilia, Lombardia, Puglia e Liguria, osservando le singole località si resta invece sorpresi. Accanto a destinazioni celebri come Ostuni, Noto, Roma, Tropea e Sanremo, compaiono infatti piccoli comuni e territori meno conosciuti dal turismo internazionale.

Ostuni, la Città Bianca della Puglia
123RF
Ostuni, la Città Bianca

Tra le aree che attirano maggiormente l’interesse figurano Lunigiana, Lago Trasimeno, Monferrato, Garfagnana, Maremma, Sabina, Langhe e Tuscia. A renderle interessanti è il possibile vantaggio economico rispetto alle località più famose, ma anche la ricerca di tranquillità, natura, spazio e autenticità, senza rinunciare alla possibilità di raggiungere facilmente le principali attrazioni.

Lunigiana primavera
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Il centro storico di Pontremoli, in Lunigiana

Un altro dato racconta bene questo cambiamento: il 7,4% delle richieste immobiliari viene effettuato da utenti stranieri mentre si trovano già in Italia. Il viaggio può quindi diventare il punto di partenza per conoscere territori inizialmente esclusi dall’itinerario e, successivamente, immaginare di acquistare una casa.

Anche la distanza dal mare sembra confermare la ricerca di un equilibrio diverso: il 54,84% delle richieste riguarda immobili situati entro 10 chilometri dalla costa, mentre soltanto il 19,06% cerca una casa a meno di un chilometro dal mare. Quasi il 70% della domanda, inoltre, si concentra su immobili dal valore inferiore ai 250 mila euro, mentre il valore medio dell’abitazione ricercata è di 396.807 euro.

La classifica dei 20 comuni italiani più cercati

La classifica mostra un’Italia molto diversa da quella delle tradizionali destinazioni del turismo internazionale. Ostuni si trova al primo posto, ma subito dopo compaiono località meno scontate come Tortora, Caltagirone, Castiglione del Lago e San Siro.

Ecco i 20 comuni italiani più richiesti dagli acquirenti esteri nel primo semestre 2026:

1. Ostuni (BR);
2. Tortora (CS);
3. Caltagirone (CT);
4. Noto (SR);
5. Castiglione del Lago (PG);
6. San Siro (CO):
7. Urbe (SV);
8. Roma (RM);
9. Fivizzano (MS);
10. Carovigno (BR);
11. Parghelia (VV);
12. Tropea (VV);
13. Scalea (CS);
14. Lucca (LU);
15. Sanremo (IM);
16. Bagni di Lucca (LU);
17. Ceglie Messapica (BR);
18. Nizza Monferrato (AT);
19. Terricciola (PI):
20. Siracusa (SR).

I migliori eventi e le sagre di settembre in Umbria

27 août 2026 à 09:10

L’aroma di uva matura e funghi nei boschi introduce giorni più freschi e tavole che si colorano di sapori intensi, tra vendemmia, olio nuovo alle porte e piatti che annunciano l’autunno. È il momento delle sagre di paese, delle feste patronali, delle piazze che tornano a riempirsi di profumi e brindisi condivisi. In Umbria l’atmosfera si fa raccolta ma vivace, tra colline che si tingono di sfumature calde e piccoli borghi che riscoprono le proprie tradizioni. Chi viaggia in questo periodo trova un ritmo lento e autentico, fatto di assaggi, racconti e incontri nei centri storici.

Nelle prime e ultime settimane di settembre il calendario umbro è un susseguirsi di appuntamenti: dalle serate dedicate a La festa della cipolla a Cannara alle rievocazioni storiche de La Giostra della Quintana a Foligno, fino all’atmosfera suggestiva di Velimna, gli Etruschi del fiume a Perugia. Tra città d’arte e borghi collinari come Gubbio, Gualdo Tadino, Montecastrilli, Panicale o Umbertide, le sagre e gli eventi enogastronomici di settembre diventano l’occasione ideale per scoprire l’Umbria assaggiando il territorio, un evento alla volta.

Gli eventi di settembre in Umbria tra sagre, gusto e tradizioni

  • Sant'Egidio in festa – Montecastrilli (TR), dal 24 agosto al 2 settembre 2026.
    Sant'Egidio in festa propone un ricco menù con specialità come lo stinco in taverna e la cresciola al bar, accompagnato da musica, momenti di svago e fuochi d’artificio.
  • La Giostra della Quintana – Foligno (PG), dal 27 agosto al 13 settembre 2026.
    Rievocazione equestre ispirata a una competizione del XVII secolo, con due edizioni annuali della Giostra della Quintana tra sfide in notturna e gare diurne a Foligno.
  • Palio di Valfabbrica – Valfabbrica (PG), dal 27 agosto al 6 settembre 2026.
    Palio legato alla festa del crocifisso con cortei storici, rievocazioni medievali nei tre rioni di Valfabbrica, cerimoniali in costume, giochi, spettacoli e taverna con piatti tipici.
  • Feste nella Fratta di fine Ottocento – Umbertide (PG), dal 31 agosto al 3 settembre 2026.
    Evento che ricostruisce con cura documentaria la vita a Umbertide a fine Ottocento, evidenziando i cambiamenti sociali, culturali e politici successivi al passaggio dal Governo Pontificio al Regno d’Italia.
  • La festa della cipolla a Cannara – Cannara (PG), dal 1 al 13 settembre 2026.
    La festa della cipolla di Cannara omaggia questo prodotto con degustazioni, spettacoli, concerti, feste popolari, mostra mercato e stand gastronomici dedicati alla cucina locale.
  • Velimna, gli Etruschi del fiume – Perugia (PG), dal 2 al 6 settembre 2026.
    Velimna propone un ricco programma dedicato alla cultura e tradizione etrusca, con incontri, visite a musei e siti archeologici, conferenze e altre iniziative a tema.
  • Palio della Brocca – Deruta (PG), dal 3 al 6 settembre 2026.
    Il Palio della Brocca rievoca la storia e l’identità di Deruta con la Corsa delle Brocche, costumi d’epoca, dame, cavalieri e popolani, esaltando il valore artistico della ceramica.
  • Settembre a Panicale ed è festa dell'uva e del vino – Panicale (PG), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Settembre a Panicale festeggia l’uva e il vino con degustazioni dei Doc Colli del Trasimeno, sfilate di carri allegorici, serate danzanti, percorsi enogastronomici, mercatino e iniziative nel centro storico.
  • Arriva UWine a Perugia – Perugia (PG), dal 11 al 13 settembre 2026.
    UWine a Perugia anima il centro storico con la partecipazione di numerose cantine umbre e food truck, offrendo un’ampia proposta enogastronomica tra Piazza Italia, Giardini Carducci e Piazza della Repubblica.
  • Festival del Medioevo a Gubbio – Gubbio (PG), dal 23 al 27 settembre 2026.
    Il Festival del Medioevo a Gubbio propone lezioni di storia, incontri con autori, concerti, teatro, fiera del libro, rievocazioni di antichi mestieri, giochi, letture e laboratori dedicati all’epoca medievale.
  • Festival Nazionale dei primi piatti "I primi d'Italia" – Foligno (PG), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Il Festival Nazionale dei primi piatti “I primi d’Italia” trasforma Foligno in vetrina della pasta, gnocchi, polenta, riso, zuppe e prodotti gluten free provenienti da diverse realtà italiane.
  • I Giochi de le Porte – Gualdo Tadino (PG), dal 25 al 27 settembre 2026.
    I Giochi de le Porte rinnovano il Palio di Gualdo Tadino con gare tra le quattro porte cittadine e la tradizionale combustione della Bastola, simbolo dell’antico nemico del castello.
  • Festival dell'Oriente a Perugia – Bastia Umbra (PG), dal 26 al 27 settembre 2026.
    Il Festival dell’Oriente a Perugia consente di esplorare culture e tradizioni orientali con mostre, bazar, gastronomia, cerimonie, spettacoli folkloristici, concerti, danze, arti marziali, incontri e seminari tematici.

Brescia conquista anche il Guardian: “Tutto ciò che si può desiderare dall’Italia”

Par : losiangelica
27 août 2026 à 07:30

Brescia torna sotto i riflettori della stampa internazionale. Questa volta a innamorarsi della città è The Guardian, che in un lungo reportage di viaggio racconta una destinazione ancora lontana dai grandi flussi turistici, ma capace di concentrare storia, arte, cucina, vino e atmosfere autenticamente italiane. Il quotidiano britannico la presenta come una sorta di tesoro rimasto troppo a lungo fuori dai radar, spesso attraversato velocemente dai viaggiatori diretti verso Milano, Verona, il lago di Garda o le Dolomiti. Un errore, secondo il racconto del Guardian, perché proprio qui si troverebbe, tutto insieme, “ciò che si può desiderare dall’Italia”.

Il Guardian elogia una Brescia autentica

Il fascino raccontato dal Guardian parte soprattutto dall’identità della città. Brescia viene descritta attraverso i suoi quartieri, le persone che li abitano e quella particolare combinazione tra passato e presente che emerge passeggiando per il centro.

Tra le prime sorprese c’è il Carmine, quartiere un tempo considerato difficile e oggi diventato uno dei luoghi più vivaci della città, tra locali, ristoranti, graffiti e strade dall’anima bohémien. È proprio questo contrasto a colpire: Brescia non sembra costruita per il turista, ma conserva il carattere di una città vissuta ogni giorno dai suoi abitanti.

E non è la prima volta che Brescia conquista la stampa straniera. Anche il Times aveva già dedicato parole di elogio alla città, contribuendo a rafforzare l’immagine di una destinazione italiana ancora sorprendente e relativamente poco battuta dal turismo internazionale.

Cosa vedere e visitare a Brescia secondo il Guardian

Tra le tappe che emergono con maggiore forza c’è Piazza della Loggia, con la celebre Torre dell’Orologio e i suoi automi che scandiscono le ore dal XVI secolo. Una delle immagini più riconoscibili del centro storico e uno dei luoghi simbolo della città. Spazio poi al Teatro Grande, considerato uno dei gioielli culturali bresciani. Il Guardian ne ricorda la lunga storia e il prestigio, soffermandosi anche sul legame con Giacomo Puccini e con la fortuna ritrovata della Madama Butterfly nei primi anni del Novecento.

Tra le sorprese più suggestive figura la Chiesa di San Cristo, soprannominata la “Cappella Sistina di Brescia” per la straordinaria ricchezza degli affreschi che ricoprono i suoi interni. Impossibile, naturalmente, ignorare la Brescia romana. Il reportage conduce nell’area archeologica di Brixia, tra le più importanti testimonianze romane dell’Italia settentrionale, e al vicino Museo di Santa Giulia, dove monumenti, reperti e stratificazioni architettoniche raccontano oltre duemila anni di storia.

Ma la scoperta della città passa anche dalla tavola. Il Guardian cita specialità locali come casoncelli, malfatti e Bagòss, insieme all’immancabile pirlo, l’aperitivo simbolo di Brescia. E poco distante dal capoluogo arriva un’altra eccellenza: la Franciacorta, con i suoi vigneti e le sue bollicine.

Il viaggio consigliato non si ferma infatti ai confini cittadini. Dal centro di Brescia il racconto si sposta verso il lago d’Iseo, Sulzano e soprattutto Monte Isola, dove tradizioni artigiane, reti da pesca, prodotti locali e cantieri di barche in legno completano l’immagine di un territorio ricco e sorprendentemente vario.

Lago d'Iseo e Monte Isola
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Lago d’Iseo, la gita fuori porta da Brescia

La Cattolica di Stilo riapre, il tesoro bizantino della Calabria si può visitare

Par : losiangelica
25 août 2026 à 13:00

Il gioiello bizantino della Calabria riapre le porte; dopo un lavoro lungo iniziato nel 2024 la Cattolica di Stilo riapre le porte ai visitatori. Siamo alle pendici del monte Consolino e questo edificio medievale tra i più riconoscibili della regione è stato ufficialmente riaperto dopo interventi di conservazione e manutenzione, oltre a quelli di valorizzazione. L’impegno ha riguardato sicurezza e accessibilità e nonostante ad oggi siano ancora incorso alcuni lavori è possibile entrare e godersi questa meraviglia. Ora che finalmente torna visitabile è il momento di cogliere l’occasione e inserirla nel proprio itinerario.

La riapertura della Cattolica di Stilo

La lunga chiusura è stata più che necessaria per riaprire la Cattolica di Stilo in Calabria e intervenire in modo preciso su murature e superfici andando a restaurare alcuni elementi architettonici della chiesa. Il progetto si è occupato di conservazione di tutti i materiali storici e della prevenzione del degrado evitando di modificare l’identità del luogo. Tra le migliorie sono stati introdotti nuovi punti informativi e strumenti pensati per rendere più semplice la lettura dell’edificio; maggiore attenzione è stata rivolta a chi ha difficoltà sensoriale, fisica o cognitiva potenziando l’accessibilità. Migliorie importanti anche per sistemi di sicurezza e video-sorveglianza.  

Cosa vedere nella Cattolica di Stilo

La Cattolica è stata costruita tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Il nome viene ricondotto al termine greco Katholikon, utilizzato per indicare la chiesa principale di un complesso monastico o un centro di culto legato a comunità di eremiti. All’esterno colpiscono soprattutto le cinque piccole cupole che emergono sopra una struttura compatta, quasi cubica. I mattoni disegnano motivi semplici e regolari, mentre la posizione sopraelevata apre lo sguardo verso Stilo e la vallata.

Vista dall'alto della Cattolica di Stilo
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La Cattolica di Stilo, il gioiello bizantino calabrese

Dentro, la pianta a croce greca è scandita da quattro colonne di recupero, probabilmente provenienti da edifici più antichi. Su una di queste compare una croce con iscrizione latina; su un’altra si leggono incisioni in lingua araba. Segni che continuano a suscitare interrogativi sulla storia dell’edificio e sulle persone che lo attraversarono nei secoli. Il richiamo più importante è dato dagli affreschi con pitture che testimoniano fasi differenti e trasformazioni simbolo del Medioevo. Una delle immagini più note è quella della Dormitio Virginis, seguita dall’ascensione con Cristo benedicente e dalla raffigurazione dei santi vescovi. Ovviamente, una volta qui, vale la pena anche organizzare una passeggiata nel caratteristico borgo.

Come visitare la Cattolica di Stilo

Per poter visitare la Cattolica di Stilo bisogna fare tesoro di queste informazioni:

  • Apertura. Il sito è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30 e la domenica dalle 9.30 alle 19.30. Il lunedì è giorno di chiusura;
  • Prezzi. Il biglietto intero costa 4 euro, mentre il ridotto è di 2 euro.

Come raggiungere la Cattolica di Stilo

Per chi arriva da fuori regione per visitare la Cattolica di Stilo, gli aeroporti di riferimento sono quelli di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. La stazione ferroviaria più vicina è invece Monasterace-Stilo, distante circa 14 chilometri. L’auto resta il mezzo più pratico per raggiungere Stilo e muoversi nella Vallata dello Stilaro. Una volta arrivati nel borgo, la Cattolica si trova in posizione rialzata, ai piedi del Monte Consolino.

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

24 août 2026 à 16:47

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

Perugia, il gioiello umbro che conquista il Times: è la “Toscana alternativa” da visitare in autunno

Par : losiangelica
24 août 2026 à 12:00

Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.

L’elogio del Times a Perugia

Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz.  Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.

E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.

Vista della panoramica Piazza IV Novembre, Perugia
iStock
Il centro storico di Perugia fa il giro del mondo

Cosa vedere assolutamente a Perugia

Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.

Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.

Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.

La cartolina dei genitori arriva 26 anni dopo: “È come riceverla dal paradiso”

Par : losiangelica
24 août 2026 à 11:00

Non è mai troppo tardi, soprattutto se il messaggio che viene recapitato scalda il cuore. A volte ci sono parole che arrivano apparentemente in ritardo, ma forse nel momento giusto. Probabilmente è questo che ha pensato Bob Sheppard, un uomo della California che aprendo la sua cassetta della posta a Long Beach è rimasto stupito trovando una cartolina spedita dai suoi genitori 26 anni prima, quando entrambi erano ancora vivi.

Ingiallita dal tempo e segnata da un viaggio impegnativo, arrivava direttamente dalla Danimarca: i coniugi erano stati a Copenhagen per una vacanza nel luglio del 2000. Il messaggio di poche righe riporta a una tradizione ormai obsoleta e scalda il cuore del figlio che ha modo di leggere, ancora una volta, le parole di mamma e papà. Le sue prime impressioni sono state quelle di avere tra le mani un vero tesoro, così ha raccontato ad ABC7. A rendere preziosa la cartolina non sono il francobollo, la data o il viaggio misterioso… sono proprio le persone che l’avevano scritta.

Castello Ruffo di Scilla, la fortezza sospesa sul mare della Calabria

22 août 2026 à 14:00

Arroccato su uno sperone roccioso che sembra protendersi verso lo Stretto di Messina, il Castello Ruffo di Scilla è uno dei simboli più riconoscibili della Costa Viola nonché il vero genius loci di Scilla, a circa 20 chilometri da Reggio Calabria.

La sua posizione racconta subito il motivo per cui sia stato scelto e trasformato nel corso dei secoli: proteso verso il mare, il promontorio costituiva un punto ideale per controllare lo Stretto e avvistare chi si avvicinava alle coste calabresi.

Ma quando arriverete quassù, sarà il panorama a catturare per primo la vostra attenzione. Il castello separa, infatti, due dei volti più suggestivi di Scilla: da una parte Marina Grande, con la spiaggia distesa ai piedi della rocca, dall’altra Chianalea, il celebre borgo marinaro con le case quasi lambite dall’acqua.

La lunga storia del Castello Ruffo di Scilla

Le origini del Castello Ruffo ci portano molto indietro nel tempo: prima gli Etruschi, poi le fortificazioni del periodo magnogreco e infine i Romani, che ampliarono le strutture presenti, riconobbero l’importanza strategica di questo sperone sospeso sullo Stretto.

Delle fasi più antiche rimangono tuttavia poche tracce: gli scavi moderni hanno restituito soprattutto le mura del Monastero di San Pancrazio, risalente al IX secolo e anch’esso collegato alla necessità di difendere il territorio dalle incursioni saracene. Nel 1060 il complesso divenne una rocca militare, rafforzando in via definitiva quella vocazione difensiva che avrebbe accompagnato il promontorio per secoli.

Una svolta importante arrivò nel Cinquecento, quando il castello passò a Paolo Ruffo e divenne residenza della famiglia, che vi rimase fino ai primi anni del Settecento. Ancora oggi, prima di entrare, potrete riconoscere sul portale lo stemma nobiliare dei Ruffo e una grande lapide che ricorda gli interventi di restauro realizzati durante quel periodo.

Il destino della fortezza continuò però a cambiare: nel 1808 divenne proprietà demaniale dello Stato, mentre i violenti terremoti del 1783 e del 1908 provocarono gravi danni alla struttura, in seguito restaurata.

Da presidio militare e residenza nobiliare, il Castello Ruffo ha assunto nel Novecento una nuova funzione: dagli anni Settanta è diventato un luogo d’incontro e di cultura, dapprima come Ostello della Gioventù e poi come spazio destinato a mostre, convegni e iniziative culturali.

Panorama del borgo di Scilla, Calabria
iStock
Tutta la meraviglia del borgo di Scilla

Dentro il Castello Ruffo tra torrioni, mare e mito

Una volta attraversato il ponte che precede l’ingresso, vi troverete davanti al portale in pietra con arco a sesto acuto, sovrastato dallo stemma dei Ruffo. Superato l’androne coperto da una volta ribassata, si apre il cortile interno, da cui il grande scalone conduce verso quella che un tempo era la residenza della famiglia.

La pianta irregolare del Castello Ruffo è una conseguenza della sua lunghissima storia: le diverse parti dell’edificio appartengono infatti a epoche differenti, ma l’insieme conserva ancora l’aspetto di una vera fortezza, con cortine murarie, torrioni e feritoie.

Negli ambienti interni trovano spazio reperti, modellini, esemplari naturalistici e manufatti che raccontano anche una delle tradizioni più profonde di Scilla, quella della pesca del pesce spada, attività legata alla cultura marinara dello Stretto.

Da quassù, lo sguardo precipita verso i vicoli e le case di Chianalea, corre sulla spiaggia di Marina Grande e attraversa lo Stretto fino alla Sicilia, tanto vicina da sembrare quasi a portata di mano.

Nella parte più alta del complesso spicca inoltre il Faro di Scilla, realizzato nel 1913 come punto di riferimento per le imbarcazioni in transito nello Stretto e ancora oggi legato alla Marina Militare.

Ma osservare il mare dal Castello Ruffo vuol dire anche addentrarsi nel territorio della leggenda: lo Stretto è, infatti, lo scenario del mito di Scilla e Cariddi e delle avventure di Ulisse narrate nell’Odissea. La tradizione mitologica racconta di Scilla, bellissima ninfa trasformata in una creatura mostruosa, destinata a terrorizzare i naviganti che si avvicinavano alla costa.

Se potete scegliere l’orario della visita, raggiungete il castello verso il tramonto: quando il sole scende in direzione della Sicilia, la luce avvolge le mura di sfumature dorate e ocra e lo Stretto cambia colore piano piano. Portate con voi scarpe comode per affrontare la salita e preparate la macchina fotografica: una volta arrivati in cima, davanti al mare, a Chianalea e alla costa siciliana sull’orizzonte, sarà difficile non usarla.

Tornano i treni storici in Campania: viaggi affascinanti tra regge, borghi e paesaggi suggestivi

22 août 2026 à 09:00

Dal 6 settembre al 27 dicembre 2026 la Campania torna a viaggiare sui binari del passato con una nuova stagione di treni storici. Sono oltre 30 le corse previste nei fine settimana, pensate per trasformare il viaggio in un’esperienza capace di unire turismo lento, cultura, storia e mobilità sostenibile. L’iniziativa è promossa dalla Regione Campania attraverso ACaMIR (Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti), in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e gli enti locali.

Il programma attraversa alcuni dei luoghi più interessanti della regione, dalle grandi città d’arte ai siti archeologici, fino ai piccoli borghi dell’entroterra. Per le informazioni definitive su date, orari, tariffe e modalità di prenotazione delle singole corse, arriveranno presto i dettagli ufficiali.

Pietrarsa Express, un viaggio nella storia delle ferrovie

Ad aprire la stagione sarà il Pietrarsa Express, con la prima corsa in programma domenica 6 settembre. Il convoglio storico partirà da Napoli Centrale per raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, una delle destinazioni più significative per conoscere la storia delle ferrovie italiane.

Il fascino dell’itinerario sta anche nella possibilità di raggiungere il museo a bordo di un treno d’epoca, rendendo il percorso parte integrante della visita. Un modo suggestivo per riscoprire un luogo legato all’evoluzione del trasporto ferroviario italiano.

Ripartono i treni storici in Campania
Ferrovie dello Stato
A bordo del Pietrarsa Express

Reggia Express, da Napoli alla Reggia di Caserta

La seconda proposta è il Reggia Express, che collegherà Napoli Centrale alla stazione di Caserta a bordo di un convoglio storico. La prima partenza è prevista per domenica 13 settembre.

La particolarità dell’itinerario è la posizione della stazione ferroviaria casertana, situata a breve distanza dal Complesso Vanvitelliano della Reggia di Caserta. Una volta scesi dal treno, sarà quindi possibile raggiungere facilmente uno dei più importanti monumenti della Campania, senza lunghi trasferimenti.

Archeotreno, sulle tracce di Pompei e Paestum

Il patrimonio archeologico sarà protagonista dell’Archeotreno, con partenze da Napoli verso due destinazioni di grande rilevanza: Pompei e Paestum. La prima corsa è fissata per domenica 18 ottobre.

L’idea è quella di facilitare l’accesso a importanti aree archeologiche attraverso un collegamento ferroviario dal forte valore turistico e culturale. Il viaggio diventa così parte dell’esperienza, accompagnando i visitatori verso luoghi che raccontano alcune delle pagine più importanti della storia antica della Campania.

Tornano i treni storici in Campania da settembre
Pixabay
L’Archeotreno della Campania

Ferrovia dell’Irpinia, tra borghi e paesaggi dell’entroterra

Dal 13 settembre il programma si estenderà anche all’Irpinia, con partenze da Avellino lungo la storica Ferrovia dell’Irpinia. Le automotrici d’epoca raggiungeranno borghi come Montella, Lioni, Montemarano, Paternopoli, Taurasi, Cassano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi.

Per rendere più semplice la visita, il viaggio sarà accompagnato da un servizio integrato di bus navetta dalle stazioni verso i centri abitati. Un sistema pensato per valorizzare anche le aree interne e favorire la scoperta di borghi, paesaggi e patrimoni locali.

I biglietti saranno disponibili attraverso i canali Trenitalia (sito, app, biglietteria, distributori automatici) e presso le agenzie di viaggio, ma per conoscere calendario completo e le informazioni delle singole iniziative bisognerà consultare i canali della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane.

La fortezza nata da un sogno romantico sembra uscita da una fiaba: è il Castello Bonoris

21 août 2026 à 16:06

Torri merlate, mura in pietra, un fossato e persino un ponte levatoio: osservando il Castello Bonoris dall’esterno, è facile immaginare cavalieri, assedi e dame dai vestiti sontuosi affacciate alle finestre. Ma c’è un dettaglio che cambia completamente prospettiva: il maniero, che domina una collina in provincia di Brescia, non è un autentico castello medievale.

La sua storia comincia infatti alla fine dell’Ottocento, quando Gaetano Bonoris decise di trasformare i resti dell’antica rocca in quella che sarebbe diventata la sua straordinaria dimora neogotica, dall’architettura fiabesca e imponente.

Il Times svela l’alternativa a Milano: è la “Leonessa”, una città tutta da scoprire

18 août 2026 à 12:01

A soli 40 minuti di treno da Milano si trova una città che custodisce un patrimonio storico sorprendente, ma che continua a rimanere lontana dai grandi flussi turistici. È Brescia, “La Leonessa” d’Italia (all’interno del castello della città si può visitare il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia), protagonista di un recente racconto del The Times che la indica come una splendida alternativa alla seconda città più grande d’Italia. Un luogo dove archeologia, arte, tradizioni e vita quotidiana si incontrano in un centro storico ricco di piazze, chiese e musei.

Brescia, tra archeologia romana, chiese e piazze

Per molto tempo Brescia è stata associata soprattutto alla sua anima industriale. In realtà, come sottolinea Cinzia Pasini, fondatrice dell’agenzia di guide turistiche locali Arte Con Noi, la città conserva un patrimonio storico di grande valore. Il Castello arroccato sul colle Cidneo ne è un esempio.
Nel 2023 Brescia è stata Capitale Italiana della Cultura e oggi rappresenta una meta ideale per un city break alla scoperta di un’Italia meno conosciuta.

Il cuore della città è Piazza della Loggia, dominata dal celebre orologio astronomico del XVI secolo, con le figure meccaniche in rame conosciute come “i pazzi delle ore”. Poco distante si apre Piazza Paolo VI, dove sorgono le due cattedrali cittadine (Duomo Nuovo e Duomo Vecchio). Brescia sorprende anche per il numero delle sue chiese: sono almeno 60 quelle comprese entro le antiche mura.

Tra le numerose chiese del centro storico, San Faustino è un ottimo punto di partenza. Dedicata a uno dei santi patroni della città, conserva gli affreschi dell’altare di Tiepolo e un’elegante facciata in marmo Botticino realizzata dallo scultore Giuseppe Cantone. Merita una visita anche Santa Maria del Carmine, dove si possono ammirare l’Annunciazione di Pieter de Witte e una suggestiva Lamentazione per Cristo morto, composta da figure in terracotta a grandezza naturale. Un dettaglio curioso si trova nel pavimento: un disco di legno segnala la presenza dell’“Antico Fiume” e, sollevando una corda, è possibile ascoltare il rumore delle acque del fiume Bova che scorrono proprio sotto la chiesa.

Tra le tappe più importanti c’è Brixia, il sito archeologico romano meglio conservato del Nord Italia e patrimonio UNESCO, dove si trova il Capitolium e la celebre Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo. Scoperta nel 1826 e sottoposta a un importante intervento di restauro terminato nel 2020, è oggi nuovamente esposta nella sua sede originaria. Quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua scoperta.

Da non perdere anche il Museo di Santa Giulia, ospitato nell’antico monastero benedettino femminile costruito nel 753 d.C. dal re longobardo Desiderio. I suoi oltre 14.000 metri quadrati raccontano la storia della città attraverso edifici romani, la Basilica di San Salvatore e l’Oratorio di Santa Maria in Solario del XII secolo, dove veniva custodito il tesoro del monastero.

La città di Bescia è stata elogiata dal The Times
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Il Dom all’alba, Brescia

Una città da vivere

Brescia non è soltanto una destinazione culturale. Il quartiere Carmine, un tempo considerato problematico, oggi è in piena rinascita grazie alle botteghe e ai laboratori artigiani e al progetto Make in Brescia, che permette di partecipare a vari laboratori e conoscere da vicino il lavoro di ceramisti e restauratori.

Il sabato mattina il mercato che si sviluppa intorno a Piazza della Loggia restituisce invece un’immagine autentica della città, tra formaggi, salumi, frutta, verdura, pasta e prodotti della tradizione. A tavola si possono assaggiare specialità bresciane legate al territorio, mentre per l’aperitivo c’è il pirlo, preparato con vino bianco e Campari.

Tra monumenti, musei, botteghe e sapori locali, Brescia conserva così un carattere autentico e sorprendentemente discreto: proprio quella combinazione che il The Times considera la sua forza e che la rende una delle alternative più interessanti a Milano.

Brescia valida alternativa a Milano secondo il The Times
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Piazza della Loggia, Brescia

Sagre ed eventi di settembre in Lombardia, gli appuntamenti da non perdere

17 août 2026 à 09:04

I primi grappoli che maturano, le piazze che tornano a riempirsi, i mercati che si allungano fino al tramonto: è il tempo in cui l’autunno bussa alle porte con riti collettivi fatti di sapori e incontri. Tra sagre di paese, feste patronali e mercatini, l’aria si fa più fresca ma l’atmosfera resta calorosa, con i prodotti di stagione che diventano protagonisti assoluti. In Lombardia questa energia si traduce in un fitto calendario di appuntamenti enogastronomici e popolari, perfetti per riscoprire borghi e città da una prospettiva autentica.

Nel calendario di settembre 2026 in Lombardia spiccano appuntamenti capaci di parlare sia agli appassionati di gusto sia a chi ama curiosare tra bancarelle e tradizioni locali. A Milano, il Mercato agricolo dei Navigli porta in città il meglio delle produzioni di campagna, mentre a Chiavenna il Valtellina Wine Festival 2026 al festa dei vini di Valtellina celebra il territorio e la cultura del vino. A completare il quadro, eventi come il Mercatino Pavese dell’antiquariato e non solo invitano a partire alla scoperta di Pavia e delle sue atmosfere più suggestive.

Gli eventi di settembre in Lombardia tra gusto e tradizioni

  • Mercato agricolo dei Navigli – Milano (MI), il 5 settembre 2026.
    Mercato agricolo in zona Navigli a Milano e a Segrate, dove acquistare direttamente dai produttori una vasta scelta di prodotti a filiera corta, tra cui ortaggi, frutta, formaggi, pane, carne, riso, vini, farine e miele.
  • Villa Arconati Far – Bollate (MI), il 6 settembre 2026.
    Villa Arconati apre la domenica con visite guidate, esposizioni d’arte e la possibilità di esplorare il suo storico giardino tra arte, natura e bellezza.
  • Mercatino Pavese dell’antiquariato e non solo – Pavia (PV), il 6 settembre 2026.
    Mercatino pavese dell’antiquariato in Viale XI Febbraio a Pavia con circa 100 grandi bancarelle e ampia rotazione di espositori, specializzato in mobili, oggettistica, gioielli d’epoca, modernariato, collezionismo, antiquariato etnico e archeologia medio orientale.
  • Colori e sapori del mercatino italiano – Pavia (PV), il 6 settembre 2026.
    Mercatino alimentare in Viale Matteotti con prodotti tipici selezionati da diverse regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolci, vini, pane e miele, allestito nella suggestiva cornice del Castello Visconteo.
  • Valtellina Wine Festival 2026 – Chiavenna (SO), dal 12 al 14 settembre 2026.
    Festival diffuso dedicato ai vini della Valtellina, nato dalla collaborazione tra Consorzio Vini e Strada del Vino e dei Sapori, che celebra ospitalità, convivialità e il legame tra vino, paesaggio e territorio.
  • Mercato della Terra di Piambello – Induno Olona (VA), il 12 settembre 2026.
    Mercato contadino ispirato alla filosofia Slow Food, dove i produttori locali vendono direttamente ai consumatori alimenti di qualità, a prezzi giusti e con metodi sostenibili, preservando cultura alimentare e biodiversità.
  • Il mercatino di Voghera – Voghera (PV), il 12 settembre 2026.
    Tradizionale mercatino nel centro storico di Voghera con bancarelle di antichità, artigianato, collezionismo, modernariato, creatività e prodotti tipici alimentari e biologici.
  • Il mercatino dell’antiquariato di Cusago – Cusago (MI), il 13 settembre 2026.
    Mercatino di antiquariato a Cusago con numerosi espositori selezionati che propongono mobili, oggetti da collezione, libri, stampe e modernariato, affiancati da bancarelle di cibi biologici e specialità lombarde.

I migliori eventi e le sagre di settembre nel Friuli-Venezia Giulia

17 août 2026 à 09:04

Dalle prime luci più morbide alle serate che tornano a profumare di mosto e castagne, il calendario di sagre e feste riempie questo passaggio verso l’autunno di piazze animate, stand gastronomici e musiche di paese. È il momento in cui i prodotti di stagione diventano protagonisti, tra uva, funghi, mele e sapori di montagna, e le comunità si ritrovano per celebrare le proprie tradizioni. In Friuli-Venezia Giulia tutto questo si traduce in un mosaico di appuntamenti diffusi, tra borghi, città e vallate, ideale per chi ama viaggiare seguendo il gusto e le atmosfere autentiche.

Nel 2026 il mese porta con sé alcune tappe imperdibili: dalle giornate dedicate ai sapori regionali di Friuli Doc nel cuore di Udine, alle vie di Gorizia che si trasformano in un grande percorso del gusto con Gusti di Frontiera. Accanto a questi eventi più noti, non mancano le tradizioni di lunga data, come la Sagra dei Osei di Sacile e le proposte legate all’artigianato e alla montagna a Sutrio, per un itinerario che unisce enogastronomia, storia locale e paesaggi sempre diversi.

Settembre in Friuli-Venezia Giulia, gli eventi da vivere tra gusto e tradizione

  • Sagra dei Osei – Sacile (PN), il 6 settembre 2026.
    La Sagra dei Osei anima il centro storico di Sacile con la più antica manifestazione ornitologica d’Europa, nata come mercato avicolo e oggi dedicata a storia, cultura, ambiente e turismo nello scenario dei palazzi veneziani sul Livenza.
  • La Magia del legno torna a Sutrio – Sutrio (UD), il 6 settembre 2026.
    Sutrio si trasforma in un grande laboratorio all’aperto, dove artigiani e scultori del legno italiani e stranieri lavorano dal vivo e presentano sculture, oggetti d’uso, mobili tipici e complementi d’arredo in un mercatino diffuso.
  • Friuli Doc – Udine (UD), dal 10 al 13 settembre 2026.
    Friuli Doc porta a Udine degustazioni guidate, laboratori artigianali e incontri culturali, celebrando l’enogastronomia, le tradizioni e i prodotti del territorio friulano dalle Alpi all’Adriatico.
  • Festa dei funghi e dell’ambiente – Budoia (PN), dal 12 al 14 settembre 2026.
    La Festa dei funghi e dell’ambiente propone stand gastronomici dedicati ai funghi e alla cucina campagnola, accompagnati da vini locali, musica e serate di ballo.
  • Festa di fine estate – Fiumicello Villa Vicentina (UD), dal 12 al 13 settembre 2026.
    La Festa di fine estate di Villa Vicentina offre chioschi con specialità di carne e pesce, serate a tema, musica e balli per salutare la stagione calda.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 12 settembre 2026.
    Il mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” promuove in piazza S. Paolino la vendita diretta di prodotti agricoli locali a chilometro zero, valorizzando genuinità, scambi culturali e attrattività turistica del territorio.
  • Mostra ornitologica e avicunicola – Tricesimo (UD), il 13 settembre 2026.
    La mostra ornitologica e avicunicola di Tricesimo richiama centinaia di espositori e migliaia di visitatori per ammirare uccelli canori, specie avicunicole e diverse razze cinofile provenienti dal Triveneto e dai paesi vicini.
  • Festa dell’Uva 2026 a Cormons – Cormons (GO), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Festa dell’Uva a Cormons valorizza l’immagine turistica del Collio con un ricco programma enogastronomico ed eventi collaterali, organizzando il centro storico in “Isole di Festa” dedicate a risorse artistiche, storiche, architettoniche e ambientali.
  • Sagra della mela – Tolmezzo (UD), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Sagra della mela a Tolmezzo presenta un’ampia esposizione di varietà coltivate in regione e offre un fine settimana di gastronomia e animazioni rivolte in particolare alle famiglie.
  • La Giostra dei Castelli – Pordenone (PN), dal 19 al 20 settembre 2026.
    La Giostra dei Castelli rievoca un episodio del 1499 legato all’invasione turca, con accampamenti medievali, duelli, spettacoli di giullari, corte in costume, mercatini, sbandieratori e spadaccini nel parco ai piedi del castello.
  • A Gorizia torna “Gusti di Frontiera” – Gorizia (GO), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Gusti di Frontiera porta a Gorizia un grande percorso gastronomico internazionale, con centinaia di stand che propongono sapori e specialità provenienti da tutto il mondo.

I migliori eventi e le sagre di settembre in Campania

17 août 2026 à 09:03

Profumi di nocciole tostate, fagioli e piatti di terra annunciano il passaggio all’autunno, quando borghi e piazze tornano a riempirsi di sagre di paese, feste patronali ed eventi del gusto. È il momento in cui i prodotti tipici di stagione diventano protagonisti delle tavole, tra stand, musica e voglia di stare insieme. La Campania accoglie i visitatori con una tavolozza di sapori che unisce tradizione contadina e creatività di cucina.

In questo scenario di sapori e tradizioni spiccano appuntamenti diversi ma complementari, dalla curiosa Sagra della Rana di Marcianise alla golosa Sagra del Cinghiale a Dugenta, fino alla profumata Festa della nocciola di Baiano. Un calendario di eventi che attraversa la regione, tra rievocazioni storiche, mercati contadini e feste dedicate ai prodotti simbolo del territorio.

Sagre ed eventi di settembre in Campania da segnare in agenda

  • Sagra della Rana – Marcianise (CE), dal 3 al 6 settembre 2026.
    Evento gastronomico a Marcianise con stand dedicati a rane, anguille e altre specialità locali, affiancati da spettacoli serali, esposizioni di animali vivi e prodotti tipici e un mercatino dell’usato.
  • Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Sagra dedicata alla carne di cinghiale cucinata in varie specialità e accompagnata da vini locali, con trattorie all’aperto, balli e canti folkloristici e vendita di prodotti tipici.
  • 1419 – Si Qua Fata Sinant – Rievocazione Storica Dell’assalto Al Castello – Montemiletto (AV), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Rievocazione storica dell’assalto al Castello della Leonessa del 1419, con cortei e giostre medievali, combattimenti, gare di tiro con l’arco, visite guidate in costume e scenette di vita di corte.
  • Festa della nocciola – Baiano (AV), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Festa gastronomica a Baiano dedicata alla nocciola, con piatti tipici come pasta al pesto di nocciola, altre specialità a base di nocciola e dolci artigianali, in particolare il torrone.
  • Palio a Somma Vesuviana – Somma Vesuviana (NA), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Il Palio di Somma Vesuviana unisce storia, giochi popolari, rievocazioni medievali, musica, danza ed eventi culturali in un grande momento di festa diffuso negli spazi cittadini.
  • Festa del fagiolo quarantino – Volturara Irpina (AV), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Manifestazione che celebra il fagiolo quarantino della Piana del Dragone, con degustazioni del legume in diverse ricette negli stand gastronomici, musica dal vivo, balli, giochi e iniziative artistiche e culturali.
  • Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 13 settembre 2026.
    Mercato mensile organizzato da Slow Food Campania in un mercato coperto liberty, con produttori di Presìdi e comunità del cibo locali e momenti culturali e laboratori del gusto per promuovere il consumo consapevole di prodotti di stagione.
  • L’infiorata settembrina di Casatori – San Valentino Torio (SA), dal 18 al 20 settembre 2026.
    Infiorata dedicata alla Vergine Addolorata a Casatori, con tappeti floreali ispirati a temi religiosi e opere d’arte che creano straordinarie composizioni di fiori e un suggestivo percorso devozionale e scenografico.

Forbes celebra Sant’Agata Feltria, il borgo con un teatro appena diventato Patrimonio UNESCO

17 août 2026 à 07:30

Ci sono borghi italiani che riescono a sorprendere proprio perché lontani dalle rotte più battute, ma non solo: custodiscono anche tesori unici che attirano l’attenzione a livello internazionale. Proprio come Sant’Agata Feltria, un piccolo centro medievale sulle colline dell’Alta Valmarecchia, che in questi giorni è stata elogiata da Forbes.

Un intero articolo è stato dedicato a questo borgo in provincia di Rimini, invitando i lettori a scoprire un angolo dell’Emilia-Romagna fatto di fortezze, vicoli, tradizioni gastronomiche e luoghi insoliti. A rendere ancora più attuale il racconto è il riconoscimento UNESCO ottenuto nel luglio 2026 dal Teatro Angelo Mariani, entrato a far parte del sito seriale dedicato ai teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale, insieme ad altri nove teatri storici.

Forbes accende i riflettori su Sant’Agata Feltria

Il reportage redatto da Forbes racconta il borgo di Sant’Agata Feltria tra rocche, teatri e tartufo: sono circa 2.000 le persone che vivono in questo piccolo borgo medievale dominato dalla Rocca di Fregoso, arroccata su una rupe naturale sopra la valle del fiume Marecchia. A colpire la stampa estera sono soprattutto il paesaggio fatto di verdi colline, campi coltivati e le numerose fortezze medievali che caratterizzano l’Alta Valmarecchia.

Passeggiando tra le vie e i vicoli del centro storico si incontrano edifici antichi, chiese e conventi, ma è soprattutto il Teatro Angelo Mariani a rendere oggi Sant’Agata Feltria una destinazione da scoprire. Nel luglio 2026, infatti, il teatro è entrato nel Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri nove teatri storici italiani, nell’ambito del sito dedicato al sistema dei teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale.

Costruito in legno di castagno e caratterizzato da 44 palchi distribuiti su tre ordini, il Mariani conserva ancora molti degli elementi originali. La sua storia è inoltre legata a un modello particolarmente innovativo per l’epoca: i teatri “condominiali” erano finanziati attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini privati, che potevano acquistare quote corrispondenti ai palchi. Il teatro diventava così un luogo destinato all’intera comunità, indipendentemente dal ceto sociale.

La Rocca Fregoso, invece, custodisce la Rocca delle Fiabe, un museo permanente dedicato al mondo delle fiabe e ideato dal professor Antonio Faeti. Il percorso accompagna i visitatori tra personaggi, simboli e temi della narrativa fantastica, con un’attenzione particolare anche ai più piccoli.

Non manca poi una curiosità legata all’arte contemporanea: proprio dietro il Teatro Angelo Mariani si trova la Fontana della Chiocciola, ideata dal poeta Tonino Guerra e realizzata dal mosaicista Marco Bravura con oltre 300mila tessere policrome e dorate provenienti da Ravenna. La chiocciola rappresenta la lentezza e la perseveranza, quasi un invito a scoprire il borgo senza fretta.

Sant’Agata Feltria è infine conosciuta anche come “Città del Tartufo”. Ogni autunno ospita la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco, che porta nel centro storico tartufai, produttori, artigiani e appassionati di gastronomia. Un’occasione per assaggiare non soltanto il pregiato tartufo, ma anche altre specialità locali come funghi, castagne, formaggi, miele e vini.

Panorami attorno a Sant'Agata Feltria
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Panorami attorno a Sant’Agata Feltria

I borghi da vedere nei dintorni

Sant’Agata Feltria è inoltre un ottimo punto di partenza per esplorare l’Alta Valmarecchia. Nei dintorni si incontrano San Leo, con la sua spettacolare fortezza, Pennabilli, celebre per il Giardino dei Frutti Dimenticati, Talamello, patria del formaggio di fossa, e Petrella Guidi, piccolo borgo medievale in pietra.

E per chi vuole completare il viaggio con una tappa sul mare, Rimini dista meno di 50 chilometri: abbastanza vicina da permettere di unire in un unico itinerario le atmosfere della Riviera e quelle, decisamente più tranquille, dell’entroterra.

Umbria, quattro escursioni alla ricerca di fresche cascate nascoste

13 août 2026 à 16:00

Come ogni buon cacciatore di cascate vi saprebbe dire, andare alla ricerca di bei salti d’acqua è un’attività estiva che coniuga due desideri: l’ammirazione della bellezza della natura in una delle sue espressioni più selvagge e deliziarsi del fresco che si gode.

L’Umbria non è una delle regioni italiane più conosciute per i propri corsi d’acqua o per il wild swimming, ma custodisce alcuni preziosi luoghi, particolarmente poco conosciuti e frequentati, che meritano una maggiore attenzione e sanno regalare momenti estivi di grande emozione.

Cascate de Le Ferce

Passata Nocera Umbra in direzione Marche, verso Pioraco, si raggiunge la piccola frazione di Aggi, poche case fra i fitti boschi dell’Appennino umbro-marchigiano.

Qui si trovano le cascate del fiume Topino, più note come Cascate de Le Ferce. Si tratta di una serie di salti nascosti nel bosco, dalle caratteristiche geomorfologiche rare, e per questo ognuno diverso dall’altro, con un percorso di trekking breve che permette di visitarle tutte una dopo l’altra.

cascate umbria
Lorenzo Calamai
Una delle cinque Cascate de Le Ferce

A rendere particolare il paesaggio è il tufo, la gialla roccia friabile che caratterizza questa zona. A corredo, un bosco lussureggiante e verdissimo, così verde da dare l’impressione di essere finiti in una foresta equatoriale.

Le Cascate de Le Ferce sono cinque, ognuna con le sue caratteristiche specifiche: il salto più a valle dimostra immediatamente la purezza cristallina delle acque del Topino nella piccola polla celeste che si forma ai suoi piedi; la seconda cascata è caratterizzata da uno splendido e contorto albero che si sporge a ombreggiarla; risalendo ancora, la terza cascata accoglie i visitatori in cerca di una bella spiaggetta e magari di un bagno, avendo una polla un po’ più ampia alla base; la quarta cascata in ordine di risalita è costituita da un elegante scivolo; l’ultima, quella più a monte, è la più incredibile, un doppio salto dove l’acqua ha scavato letteralmente un buco nella roccia, un tunnel naturale attorno a una formazione geologica stupefacente.

Cascate dell’Altolina

Tra Belfiore e Pale, due piccoli borghi non lontano da Foligno, ci sono pochi chilometri in linea d’aria. Tuttavia, una rupe boscosa li separa, con il primo a valle e il secondo in vetta a un colle. Al riparo delle fronde di lecci e carpini scorre il fiume Menotre, che impetuoso si getta nella valle sottostante e prosegue la sua corsa fino a Scanzano, dove si unisce al Topino.

Qui, il corso d’acqua crea una serie di belle e potenti cascate: le Cascate dell’Altolina. Possono essere ammirate percorrendo il sentiero lungo circa un chilometro e mezzo che parte dalla base della rupe, poco fuori Belfiore, e sale fino a Pale.

cascate umbria
Lorenzo Calamai
Il cosiddetto Velo della Sposa

Il sentiero sale piuttosto verticale, ma è un piacere fermarsi ad ogni occasione per ammirare le diverse cascate che lo punteggiano, a partire dal cosiddetto Velo della Sposa, salto così chiamato per la caratteristica forma intrecciata con cui l’acqua accarezza la roccia nella discesa. Ulteriori elementi di interesse per compiere questa breve escursione nella natura è il fatto che il sentiero corre lungo una parte dell’antica via Plestina, la strada romana che univa Roma alla città umbra di Plestia, posta a 99 miglia da Roma e misteriosamente scomparsa nel X secolo, forse a causa delle invasioni barbariche.

Pale, inoltre, è un bel borgo di stampo medievale da cui si può raggiungere a piedi, con un’altra breve camminata, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe, un edificio spettacolarmente incastonato al riparo di una falesia di roccia ocra dal quale si gode di una vista ampissima sulla pianura sottostante.

Cascate del Vertola

Un tempo nei pressi di San Giustino, in provincia di Perugia e al confine con la Toscana, si trovava la Repubblica Libera di Cospaia. Nel 1441 papa Eugenio IV, occupato dalle vicende del Concilio di Basilea, scelse di cedere il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Tuttavia, i cartografi incaricati di delimitare i nuovi confini ufficiali commisero un clamoroso errore: lasciarono una piccola striscia di territorio, un totale di 330 ettari, fuori dai documenti papali. E così, Cospaia divenne terra di nessuno. I locali ne approfittarono immediatamente e dichiararono l’indipendenza e solo qualche anno dopo venne formalmente riconosciuta la Repubblica di Cospaia, un microstato incastrato tra due potenze in mezzo all’Italia con una forma di governo pressoché unica: la sovranità risiedeva nei cittadini tutti, non vi erano esercito né carceri, e le decisioni erano prese in assemblea da un Consiglio degli Anziani composto dai capifamiglia locali.

Cospaia rimase libera per quattro secoli, un errore della Storia che divenne un ricettacolo di contrabbandieri, gente che voleva sparire dalla circolazione, e amanti di un certo grado di libertà.

Oggi Cospaia è una piccola frazione di San Giustino che si attraversa per raggiungere la frazione di Corposano, da cui prende le mosse il sentiero 101A del CAI, che risale il corso del torrente Vertola fino ad arrivare alle omonime Cascate, una breve serie di scenografici salti nel cuore della campagna umbra, in una zona poco frequentata adatta agli amanti dei luoghi un po’ sperduti e nascosti nella natura.

Il percorso per raggiungere le cascate è lungo circa tre chilometri e si compie in poco meno di un’ora. La cascata è solo parzialmente visibile dal sentiero, e per godere della sua bellezza selvaggia conviene scendere ai suoi piedi. Per farlo, bisogna portarsi a monte della cascata, abbandonare il sentiero seguendo una traccia sulla sinistra, guadare il torrente e scendere verso il suo letto.

Cascata de Lu Cugnuntu

Casali Belforte conta forse dieci case, non lontano dallo splendido borgo medievale di Cerreto di Spoleto, nel comune di Preci, provincia di Perugia. Una volta superata la frazione in direzione Marche (il confine è molto vicino) si trova una piccola chiesa, San Lazzaro in Valloncello, a cui è accorpato un antico lebbrosario voluto, secondo la tradizione, da San Francesco d’Assisi in persona.

Da qui parte una bella camminata di media difficoltà, data dalla necessità di camminare per parte dell’itinerario nel letto del fosso Acquastrino, il piccolo corso d’acqua che anima la Cascata de Lu Cugnuntu, bella destinazione finale dell’escursione.

Il bel percorso si snoda attraverso pascoli curati e un bosco rado, per poi inoltrarsi in una zona più rocciosa, selvaggia e lussureggiante quando si è costretti a risalire il torrente dentro il suo letto, di sasso in sasso. Qui la frescura, combinata all’umidità, fa ben presto dimenticare il gran caldo dei mesi estivi.

Per arrivare al cospetto della Cascata de Lu Cugnuntu serve circa un’ora di camminata. Il nome in dialetto umbro del salto si traduce in italiano con congiunto, perché è generato dall’unione tra il fosso del Valloncello e quello dell’Acquastrino. Questo binomio ha realizzato una meravigliosa cascata naturale in un antro roccioso spettacolare: gli ultimi passi sono i più emozionanti dell’escursione.

Fino all’ultimo indizio, le location del film nel cuore più autentico della California

11 août 2026 à 19:08

Le location di Fino all’ultimo indizio raccontano una California molto diversa da quella patinata e glam che siamo abituati a vedere sullo schermo. O meglio, provano a mostrare sullo schermo il netto contrasto tra le città vivaci e ben frequentate da turisti e gente del posto che i più conoscono e una realtà più cupa, misteriosa e mossa da tensioni a volte difficili da interpetrare.

Il film del 2021 diretto da John Lee Hancocke e con un cast eccezionale di cui fanno parte, tra gli altri, Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto arriva martedì 11 agosto 2026, in prima serata su Canale 5.

Di cosa parla

Il vice sceriffo Joe “Deke” Deacon viene inviato a Los Angeles per aiutare l’ambizioso Jim Baxter, suo ex collega e ora detective capo, a indagare su un misterioso omicidio avvenuto in città. Man mano che familiarizza con la scena del crimine Deacon si accorge di numerose somiglianze nelle modalità di esecuzione con una serie di casi di cui si era occupato personalmente quando era detective senza mai riuscire a risolverli. Mentre i sospetti si concentrano su un solo nome, quello di Albert Sparma, il rapporto di fiducia tra Deacon e Baxter si fa sempre più orte, ma il primo è costretto a fare i conti con i fantasmi di un passato tormentato.

Arriva su Canale 5 "Fino all'ultimo indizio", il thriller psicologico di John Lee Hancocke con Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto
Ufficio stampa Mediaset
Una scena del film “Fino all’ultimo indizio”

Dov’è stato girato il film

Nella scelta delle location di Fino all’ultimo indizio la produzione sembra aver seguito un solo criterio: fare in modo che Los Angeles, la principale, fosse sempre perfettamente riconoscibile sullo schermo ma, allo stesso tempo, mostrata nel suo volto più inquieto e per molti tratti sinistro, come si conviene del resto a un film dalle atmosfere noir.

Downtown LA

Nella downtown di Los Angeles, il centro della città popolato da grattacieli tra i più alti dell’intera California e architetture moderne che ospitano uffici, negozi, atelier di moda e ogni altro genere di attività economiche, sono state girate la maggior parte di scene urbane di The Little Things (questo è il titolo originale del film): scene dove naturalmente non mancano i neon, la folla, il traffico a qualunque ora così tipici di LA.

Tra le principali location di "Fino all'ultimo indizio" c'è Los Angeles
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La frenetica downtown di Los Angeles

I dintorni di Los Angeles

Nei dintorni di Los Angeles la produzione ha girato a Lancaster dov’è ambientata la scena iniziale del film con una donna che scappa dal suo persecutore.

Un’altra scena iconica, quella del cabaret VIP, è stata girata a North Hollywood: zona famosa appunto per i teatri indipendenti e locali dove si svolgono quasi ogni sera spettacoli dal vivo e spesso utilizzata come set dalle produzioni cinematografiche.

I luoghi dov'è stato girato il film "Fino all'ultimo indizio" nei dintorni di Los Angeles
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È piuttosto spettacolare la zona di North Hollywood

Il sobborgo di Santa Clarita, a nord di Los Angeles, è stato scelto a rappresentare sullo schermo i tipici quartieri residenziali americani.

Le location di "Fino all'ultimo indizio": i dintorni di LA dov'è stato girato il thriller con Denzel Washington
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Il tipico panorama residenziale americano

Altre location californiane

La scena che vede Denzel Washington impegnato in un serrato inseguimento è stata girata a Ventura, lungo una strada (Shell Road) che attraversa la zona industriale e che di fatto introduce un elemento “di rottura” rispetto agli scenari che predominano nel film.

"Fino all'ultimo indizio": le location californiane del film di John Lee Hancocke
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È più industriale il paesaggio di Ventura

Un effetto simile lo fanno le scene girate nella Contea di Kern: qui le sconfinate distese desertiche (quelle del Deserto del Mojave), le grandi aree verdi (nella Contea si trovano foreste tra le più importanti del paese come quella di Los Padres e quella di Sequoia) e le numerose zone agricole contrastano con il caos del paesaggio urbano che caratterizza il film diventando simbolo del senso di solitudine e sconfitta che a tratti vivono i protagonisti durante la ricerca del serial killer.

California: le location reali del film "Fino all'ultimo indizio"
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Gli sconfinati spazi verdi della Contea di Kern

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