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I canyon meno conosciuti dei Balcani per un suggestivo trekking di fine estate

4 septembre 2026 à 16:30

A essere pignoli, quando si parla di Balcani ci si dovrebbe riferire a quella catena montuosa che divide Bulgaria e Serbia. Da tempo, però, la parola riguarda estensivamente la penisola che dalla Croazia scende giù fino alla Grecia e che ha per margine orientale la Bulgaria e la Turchia europea. È, quindi, una grande area che supera i 500mila chilometri quadrati, abitata da circa 55 milioni di abitanti e caratterizzata da un territorio ricco di storia, ma anche natura selvaggia, poco antropizzata, particolarmente legata al connubio tra rilievi montani e corsi d’acqua.

Dalla Bosnia all’Albania, passando per Montenegro, Croazia e Serbia, si sprecano i luoghi d’acqua dolce che punteggiano la regione, in particolare grandi gole e canyon rocciosi e spettacolari, scavati nel corso dei millenni da fiumi e torrenti. Molti di questi luoghi restano ancora sconosciuti al turismo di massa, e diventano una destinazione ideale per trekking ed escursioni di fine estate lontano dalla folla.

Canyon di Sutjeska, Bosnia

Il Parco Nazionale di Sutjeska è il più antico della Bosnia ed Erzegovina. Istituito a metà degli Anni Sessanta, conserva oggi la foresta di Perućica, una delle ultime foreste vergini d’Europa, con una miriade di alberi secolari, vecchi anche più di 300 anni. Ospita anche il monte Maglic, la vetta più alta del paese con i suoi 2386 metri. Nel parco, il fiume omonimo ha scavato nei secoli una gola vertiginosa: pareti rocciose si innalzano addirittura oltre mille metri sopra il corso d’acqua.

Luce di fine estate nel Parco nazionale Sutjeska in Bosnia
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Panorama del Parco della Sutjeska, solcato dal fiume omonimo

Il parco si raggiunge in circa due ore d’auto da Sarajevo e offre diverse possibilità di trekking, ma il percorso da non perdere per gli amanti delle gole e dell’acqua dolce è la camminata verso il punto panoramico di Ugljesin, da cui lo sguardo abbraccia l’intero canyon del fiume Sutjeska, incorniciato dalle montagne dello Zelengora, la spettacolare, selvaggia e poco frequentata catena montuosa al confine con il Montenegro.

Per chi cerca qualcosa di più adrenalinico, il vicino torrente Hrčavka si presta al canyoning tra pozze turchesi e piccole cascate. Il parco custodisce anche un pezzo di storia recente: qui si combatté nel 1943 una delle battaglie più cruente della Seconda guerra mondiale in territorio jugoslavo, ricordata da un monumento imponente a Tjentište, da dove parte anche un bel percorso escursionistico.

Gola dell’Osum, Albania

Dicono che sia il Grand Canyon d’Albania: la Gola dell’Osum si sviluppa per oltre 26 chilometri nei pressi della cittadina di Çorovodë, nel sud del paese. Qui pareti calcaree, che in alcuni tratti sfiorano gli 80 metri di altezza, racchiudono un fiume dalle acque limpidissime, punteggiato di grotte, marmitte e passaggi sotterranei.

È uno dei canyon più accessibili e insieme più spettacolari dei Balcani: se infatti durante la primavera spettacolari cascate d’acqua scendono dalla sommità delle pareti rocciose, in estate la minore portata rende la Gola un vero e proprio canyon da esplorare. Dai belvedere lungo il bordo si può ammirare l’intero sviluppo della gola, mentre chi preferisce un contatto più diretto può scendere fino al fiume per camminare lungo le rive o risalire una parte del suo letto, oppure anche affrontare un’escursione in gommone su rapide tanto belle quanto clementi, alla portata di chiunque, anche senza particolari esperienze di rafting.

Panorama della Gola dell'Osum in Albania
Veduta della Gola dell’Osum in Albania

La piccola cittadina di Çorovodë, con la sua atmosfera di paese di provincia, rappresenta la base ideale da cui muovere verso la Gola dell’Osum e nelle vicinanze, come la vicina Berat, città patrimonio UNESCO nota per le sue case ottomane affacciate sul fiume.

Canyon di Mrtvica, Montenegro

Circa 40 chilometri a nord di Podgorica e a 30 da Kolasin sorge uno degli angoli più selvaggi e spettacolari, eppure meno frequentati, del Montenegro: è il canyon di Mrtvica.

Il fiume che gli dà il nome, affluente della Morača, scorre per circa otto chilometri tra rapide, sorgenti e piccole cascate, in un ambiente di vegetazione fitta e acque cristalline.

Il trekking che attraversa il canyon è un percorso lungo di circa sette chilometri, da percorrere senza fretta per godere della bellezza del fiume, con le sue acque smeraldine e turbinanti, e del contesto naturale circostante. Si oltrepassa il Danilov Most, il ponte di Re Danilo, costruito nell’Ottocento in onore della madre del sovrano montenegrino, e si raggiunge poi la Kapija Želja, la Porta dei Desideri, un arco roccioso naturale legato a leggende popolari.

Ponte sul Canyon di Mrtvica, in Montenegro
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Il Ponte di Re Danilo nel Canyon di Mrtvica

Oltre la Porta, una serie di cascate spettacolari conclude in bellezza la parte più semplicemente visitabile del canyon, che poi si restringe sempre di più, fino a diventare inaccessibile.

Canyon di Holta, Albania

Meno noto rispetto all’Osum, il canyon di Holta si trova nell’Albania centrale, tra le colline di Gramsh, cittadina che secondo la tradizione sarebbe origine della famiglia di Antonio Gramsci.

Il fiume Holta ha scavato in questo tratto una gola stretta e profonda, lunga circa tre chilometri, dove le pareti si innalzano fino a un centinaio di metri sopra l’acqua. È un luogo ammaliante, affascinante ma al tempo stesso che conferisce un certo timore reverenziale, come quello che si deve avere a volte nei confronti dei luoghi naturali.

Ciò che rende speciale questo canyon è la combinazione tra acque fredde di origine alpina e alcune sorgenti termali che sgorgano lungo il percorso. Percorsi di trekking solcano la cima delle pareti rocciose che fanno da contorno alla gola, ma c’è anche la possibilità di praticare canyoning con una visita guidata che permette di esplorare il canyon camminando nel letto del fiume, tra pozze turchesi, formazioni rocciose e sorgenti termali.

Canyon del Krupa, Croazia

Il Canyon del Krupa è una spettacolare gola carsica che si trova nel nord della Dalmazia, in Croazia. È stata scavata nel corso dei millenni dal fiume Krupa, per l’appunto: un corso d’acqua verde smeraldo, principale affluente del fiume Zrmanja.

Lungo appena una ventina di chilometri, ha comunque generato nel tempo diciannove cascate, alcune delle quali ricordano, in scala ridotta, l’atmosfera del ben più celebre parco dei Laghi di Plitvice.

Cascate del fiume Krupa, in Croazia
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Il fiume Krupa e le sue cascate

Attorno alla gola si trovano una serie di percorsi escursionistici che permettono sia di ottenere una splendida vista panoramica su questo canyon particolarmente suggestivo, con lo sguardo che permette di abbracciare il corso del fiume e ammirare dall’alto le belle cascate, sia di raggiungere la riva, dove si può incontrare una piccola e divertente via ferrata, con chiodi utili a superare una strettoia del letto del fiume, ma anche lo scenografico ponte medievale di Kudin e le cosiddette Deveterci, una sequenza di piccole cascate paragonata a una collana di perle d’acqua.

Il fiume Krupa confluisce come detto nella Zrmanja, altro corso d’acqua di grande fascino, dando vita a una confluenza spettacolare tra due canyon.

Canyon della Temštica, Serbia

La Stara Planina, ovvero la montagna vecchia, è la più lunga catena montuosa della Serbia, situata nella regione sudorientale del paese, vicino alla Bulgaria. Qui scorre il fiume Temštica, capace di farsi strada nella roccia rossastra di questo territorio e scavare un canyon, diventato noto come Little Colorado.

Il fiume nasce dalla confluenza di tre diverse sorgenti che scendono dalle vette della Stara Planina, nei pressi del villaggio di Topli Do, un piccolo, silenzioso paese della Serbia rurale.

Canyon della Temstica, Serbia
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Il canyon della Temstica

Questa zona custodisce inoltre alcune delle cascate più alte della Serbia, come la Pilj, che precipita per oltre 65 metri in una cornice ancora sorprendentemente selvaggia, a quattro chilometri da Topli Do.

È un angolo di Balcani ancora estraneo ai grandi flussi turistici, ideale per chi cerca un trekking di fine estate in totale tranquillità, magari abbinandolo alla visita della vicina Pirot, città nota per la produzione artigianale dei kilim, i tappeti tessuti a mano protetti dall’UNESCO.

Giornata del Panorama FAI 2026: appuntamento alla scoperta dei meravigliosi paesaggi italiani

Par : losiangelica
2 septembre 2026 à 12:00

Torna la Giornata del Panorama, un appuntamento che animerà il weekend del 6 settembre con appuntamenti imperdibili, visite guidate e trekking promossi da FAI per riscoprire i paesaggi italiani attraverso guide, passeggiate e attività nella natura per osservare il territorio. La tredicesima edizione si preannuncia ricchissima con un calendario che coinvolge tutta la Penisola, isole incluse.

La Giornata del Panorama 2026

L’obiettivo della giornata non è solo offrire punti panoramici spettacolari ma invitare i visitatori a leggere ciò che hanno davanti agli occhi; un’indagine più profonda che va oltre lo scatto con lo smartphone da condividere sui social. Ogni paesaggio ha qualcosa da raccontare e tra le osservazioni che propongono le guide c’è anche un approfondimento sulla trasformazione causata dai cambiamenti climatici. Il programma del 6 settembre si affianca le tradizionali visite culturali con guide ambientali, trekking, esplorazioni e laboratori adatti anche ai bambini.

Le iniziative da non perdere

Quali sono gli appuntamenti più belli della Giornata del Panorama FAI 2026? Il primo è quello di Villa Rezzola a Lerici; nel celebre borgo sul Golfo dei Poeti si potrà ricevere un binocolo per poter individuare le isole Palmaria e Tino arrivando persino a scorgere Portovenere. Le visite sono previste alle 10.30, 14, 16 e 18. Il biglietto costa 14 euro intero, 9 euro per ragazzi e studenti e 4 euro per gli iscritti FAI.

In Piemonte, al Castello e Parco di Masino, invece, una guida escursionistica condurrà i visitatori alla scoperta dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea e della Serra d’Ivrea. Il biglietto comprensivo di ingresso al Castello, Parco, Labirinto e passeggiata guidata parte da 6 euro per gli iscritti FAI e arriva a 21 euro per l’intero.

Castello di Masino in Piemonte
iStock
Il Castello di Masino partecipa alla Giornata del Panorama FAI

A Bergamo, Palazzo Moroni propone una passeggiata di circa due ore tra l’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, il verde di Bergamo Alta, il giardino all’italiana e l’ortaglia del Palazzo. L’appuntamento domenicale è alle 10 e permette di confrontare differenti forme di paesaggio e biodiversità. I biglietti costano 20 euro intero, 14 euro per studenti e ragazzi e 12 euro per gli iscritti FAI.

Sui Colli Euganei, Villa dei Vescovi propone passeggiate nel Brolo alle 11 e alle 15, visite guidate alla Villa alle 12 e alle 16 e l’attività per famiglie “Caccia ai Colori e ai Dettagli” alle 10.30 e alle 15.30. L’ingresso autonomo costa 11 euro, mentre il biglietto con visita guidata o passeggiata nel Brolo è di 20 euro; per gli iscritti FAI l’ingresso ordinario è gratuito.

A Villa Gregoriana, a Tivoli, il panorama viene raccontato attraverso storia dell’arte, biologia e cura del verde con la visita “Tre voci, un panorama”, in programma alle 10.30, 11.30 e 15. Alle 16 spazio anche al “Sip&Paint: Panorama en Plein Air”, esperienza artistica tra la gola dell’Aniene, rocce, templi e vegetazione. Per la visita guidata il biglietto intero è di 18 euro, 8 euro per gli iscritti FAI.

Vista delle rovine di Villa Gregoriana a Tivoli
iStock
La splendida Villa Gregoriana di Tivoli

Particolarmente immersivo è infine l’appuntamento alla Baia di Ieranto, in Campania: partenza alle 9 da Nerano per un trekking guidato fino alla baia, con possibilità di aggiungere snorkeling o kayak. Il trekking costa 20 euro intero e 15 euro per gli iscritti FAI; la formula con attività marina costa rispettivamente 50 e 45 euro.

In Sardegna, alle Saline Conti Vecchi di Assemini, il tour in trenino delle 18 attraverserà vasche colorate, montagne di sale e ambienti popolati da numerose specie animali, prima della visita agli edifici storici della salina. Il biglietto intero è di 20 euro, 8 euro per gli iscritti FAI.

Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

31 août 2026 à 18:30

Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
Getty Images
Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
iStock
Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
123RF
Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.

Scoprire Marettimo a piedi: tre sentieri da non perdere

29 août 2026 à 15:00

Tra le isole Egadi, è la più lontana dalla costa della Sicilia. Si misura in circa 20 miglia nautiche, più o meno 37 chilometri, il braccio di mare che separa Marettimo dalla terraferma. Malgrado un viaggio non così lungo, gli aliscafi e i traghetti che ci arrivano di solito si fermano prima a Levanzo o a Favignana, le altre due isole abitate dell’arcipelago, maggiormente gettonate rispetto a questo spuntone di roccia immerso nelle acque cristalline del Mar Tirreno e slanciato verso la zona più aperta del Mediterraneo.

Marettimo è un sogno per quella nicchia di appassionati della montagna al mare, ma anche per coloro che amano la quiete e un certo distacco dal mondo. Un solo piccolo abitato, un pugno di abitanti, qualche bar e ristorante giusto per soddisfare le esigenze dei turisti, le auto che si contano sulle dita delle mani perché tanto di strade non se ne parla. E poi un mare che alterna tratti cristallini a zone costiere ricche di grotte, e un entroterra montuoso che si arrampica fino a superare i 600 metri sul livello del mare. Una fitta rete di sentieri, quindi, collega il piccolo abitato dove attraccano i traghetti ai punti più affascinanti, panoramici e spettacolari dell’isola: escursioni da non perdere per annegare completamente in tutta la bellezza di Marettimo.

In cima al Monte Falcone

Con i suoi 686 metri, il Monte Falcone è la vetta più alta dell’isola e rappresenta una delle escursioni più impegnative tra quelle disponibili a Marettimo. Come si può immaginare, tuttavia, è anche quella che regala poi la ricompensa più grande, con un panorama spettacolare a 360 gradi sull’intero arcipelago delle Egadi.

Dal paese di Marettimo si imbocca il sentiero che si inerpica in salita verso occidente, lungo un sentiero lastricato, attraversa una pineta ombrosa e infine raggiunge le Case Romane, un piccolo e affascinante complesso di rovine con resti, per l’appunto, di epoca romana, affiancato dai resti di una piccola chiesa bizantina tutta imbiancata, costruita secoli più tardi dai monaci Basiliani. Già da qui si aprono alcuni panorami stupendi sull’isola, con una vista unica del Castello di Punta Troia, a nord, e del paese di Marettimo dall’alto.

Panorama dall'isola di Marettimo, in Sicilia
Lorenzo Calamai
Panorama dai sentieri di Marettimo: a sinistra Punta Troia, a destra il profilo delle altre isole Egadi

Le Case Romane sono un po’ una sorta di crocevia dei sentieri che attraversano l’isola. Quello che porta in cima al Monte Falcone prosegue verso nord-ovest, sotto Punta Campana e il Pizzo del Capraro, altre due vette minori, fino all’ultimo tratto più ripido che conduce in vetta. Si procede in un sentiero più stretto e impervio, in mezzo alla macchia mediterranea, fino al momento in cui il sentiero non raggiunge una piccola sella dove il panorama è doppio: si ammira il profondo blu del mare sia dal lato orientale che occidentale dell’isola. Da qui si può raggiungere alla bell’e meglio la cima vera e propria del Monte e spingere lo sguardo a 360 gradi, in particolare riuscendo a scorgere ben definito il profilo delle altre isole dell’arcipelago, Favignana e Levanzo.

Il chilometraggio totale dell’escursione è di poco superiore ai quattro chilometri, ma il dislivello è pari all’altitudine raggiunta, quindi superiore ai 600 metri, e concentrato in poco spazio. Itinerario pertanto impegnativo, che richiede di calcolare anche il battere del sole cocente lungo tutto il percorso.

Escursione al Castello di Punta Troia

La camminata dal paese al Castello di Punta Troia è il grande classico di Marettimo. Il forte è senza dubbio uno dei simboli chiave dell’isola, arroccato su un promontorio a strapiombo sul mare che, secondo la tradizione, deve il proprio nome alla forma del profilo roccioso, che ricorderebbe il muso di una scrofa.

Il sentiero collega il paese alla destinazione, attraverso una splendida escursione a mezza costa lungo tutta la linea litorale dell’isola. L’itinerario è più duro di quanto non si possa immaginare, con un paio di toste salite a metà percorso, ma ripaga con continue, splendide vedute della parte settentrionale di Marettimo. Si ammirano inoltre strapiombi vertiginosi sul mare, con scorci anche sullo Scoglio del Cammello, un caratteristico faraglione che il sentiero costeggia da vicino.

Il sentiero scende quindi bruscamente verso il piccolo istmo che si stringe prima dell’inizio del promontorio su cui sorge il Castello. Da un lato si affollano le barche di chi sta facendo snorkeling nelle acque cristalline attorno agli scogli, dall’altro c’è una piccola spiaggia sassosa. Di fronte a chi cammina, una serie di tornanti fiancheggiati da muretti a secco conduce fino all’ingresso del Castello, le cui origini risalgono probabilmente al periodo normanno, e che poi nell’Ottocento fu trasformato in un carcere destinato ai prigionieri politici.

Fare il bagno a Marettimo
Lorenzo Calamai
Gli scogli nei pressi del Castello di Punta Troia

All’esterno del castello, i panorami migliori: il mare che si apre a perdita d’occhio, la costa che si incurva verso sud, e in lontananza il resto dell’isola con le sue montagne brulle. Il percorso richiede circa un’ora e mezza.

Verso Punta Libeccio

L’escursione dal paese di Marettimo a Punta Libeccio rappresenta una affascinante traversata dal lato orientale a quello occidentale dell’isola. Il capo è caratterizzato dal rudere di un vecchio faro e lo si raggiunge con una escursione di cinque chilometri e mezzo, che comprende un dislivello totale in salita poco superiore ai 400 metri.

Sentiero a Marettimo
Lorenzo Calamai
I sentieri di Marettimo offrono sempre vedute splendide

Ci si dirige dalla parte meridionale del paese verso il cimitero, quindi si tiene la destra, salendo verso sud-est al bivio con il sentiero che conduce a Punta Bassana, nella zona con più calette dell’isola. Una volta raggiunto il punto più alto e panoramico dell’escursione, in mezzo al macchia mediterranea, si scende verso il faro, con la possibilità di una piccola deviazione per Cala Cretazzo, una deliziosa spiaggia di sassolini con un mare incontaminato e cristallino, decisamente meritevole di una visita.

Si prosegue quindi verso il faro e, dopo una breve sosta per ammirare il panorama verso il mare aperto, lo si oltrepassa per raggiungere la vera e propria Punta Libeccio, promontorio roccioso che si sporge come un dito da una mano chiusa verso il mare.

Questa escursione è l’ideale per ammirare il tramonto del sole nel mare, sul lato occidentale di Marettimo. Armarsi di luci frontali o torce per il ritorno è necessario, per riuscire a farsi strada sul sentiero accidentato, mentre in cielo incominciano a brillare le prime, luminose stelle.

Sei ore di trekking in montagna con un bastone nel fianco: la storia di un escursionista fa il giro del mondo

Par : elenausai10
31 juillet 2026 à 13:30

Una scivolata, un bastone da trekking che si infila di traverso sotto il braccio e una decisione che a molti sembrerà impossibile: invece di chiedere aiuto, cammina per ore verso valle. È quello che è successo sulle montagne del Montana, negli Stati Uniti, a David Cifaldi, un escursionista che, mentre si trovava a poca distanza dal Granite Peak, la vetta più alta dello Stato, è caduto e si è procurato una ferita profonda al fianco che, con un po’ di fortuna, non ha interessato organi vitali.

La vicenda ha fatto rapidamente il giro del mondo. Non solo per la freddezza dimostrata di fronte a un infortunio che poteva rivelarsi molto più serio, ma anche perché racconta qualcosa di molto concreto su cosa significhi, in alcuni Paesi, chiedere aiuto in montagna e quanto possa costare.

La storia dell’escursionista ferito dal bastone da trekking

Mancavano poco più di tre chilometri alla vetta quando l’escursionista è scivolato, infilando accidentalmente uno dei due bastoni da trekking sotto il braccio e trapassando i tessuti del fianco. Niente panico: complice anche la sua formazione professionale in ambito sanitario, l’uomo ha valutato a mente lucida la situazione insieme ai due compagni di escursione, facendosi fotografare la ferita per escludere danni a organi vitali.

Una volta stabilito che le condizioni erano stabili, ha deciso di non chiamare l’elisoccorso, ma di affrontare a piedi, con l’aiuto degli amici, la lunga discesa verso valle (oltre sedici chilometri) fino a raggiungere l’auto e poi il pronto soccorso. Una scelta che in molti Paesi sarebbe difficile da capire, ma che diventa più chiara se si guarda a cosa significa, negli Stati Uniti, chiedere aiuto in montagna.

Negli USA chiamare i soccorsi può costare uno stipendio annuo

La scelta di scendere a piedi invece di attivare i soccorsi aerei non nasce da imprudenza, ma da un calcolo economico molto concreto. Negli Stati Uniti, a differenza di quanto accade in Italia, ogni intervento di ambulanza è sempre a pagamento, indipendentemente dall’esito o dalla gravità del caso.

Per un recupero in elicottero da zone impervie le cifre di partenza si aggirano sui 12.000 dollari, ma la spesa finale dipende da distanza, orario dell’intervento e copertura assicurativa: nei casi più estremi si può arrivare a superare gli 80.000 dollari, una cifra vicina allo stipendio medio annuo di un lavoratore del settore sanitario americano come l’escursionista interessato dalla vicenda.

È un sistema molto diverso da quello a cui siamo abituati in Italia, dove il dibattito recente riguarda semmai l’introduzione di tariffe orarie per chi chiama i soccorsi senza reale necessità. In alcune regioni italiane, come Trentino-Alto Adige e Piemonte, chi attiva l’elisoccorso senza una reale necessità medica rischia comunque un conto che può andare da poche centinaia fino a circa mille euro, mentre nei casi giudicati totalmente ingiustificati la tariffa può salire fino a 140 euro al minuto di volo. Numeri comunque distanti anni luce dalle decine di migliaia di dollari che si possono pagare oltreoceano.

Wolf Trail, il nuovo cammino europeo attraversa 6 Paesi: trekking epico

26 juillet 2026 à 14:00

Immaginare di fare colazione in una foresta della Germania, pranzare in una valle dell’Austria e concludere la giornata davanti al mare di Trieste dopo aver ammirato alcuni dei paesaggi più spettacolari d’Europa potrebbe sembrare il racconto di un lungo viaggio in automobile.

Il Wolf Trail, invece, nasce proprio con l’obiettivo di trasformare una simile esperienza in un’avventura a piedi: si tratta, infatti, di un nuovo itinerario escursionistico di lunga percorrenza che si sviluppa per circa 3.494 chilometri e propone un viaggio spettacolare che unisce coste, foreste, città storiche e grandi catene montuose in un unico percorso continuo.

Pensato per gli appassionati del trekking di lunga distanza, è un modo diverso di vivere il territorio europeo, percorrendolo lentamente e facendo tappa in borghi, rifugi e campeggi distribuiti lungo il tragitto.

Quasi 3.500 chilometri con oltre 78.000 metri di dislivello

Le dimensioni del Wolf Trail raccontano già da sole quanto sia impegnativo: l’itinerario si estende infatti per 3.494 chilometri, suddivisi in sette sezioni consecutive che permettono agli escursionisti di affrontare il viaggio in maniera organizzata.

A rendere ancora più sfidante il cammino è il dislivello complessivo. Il percorso supera infatti i 78.400 metri di salita, un valore che equivale a raggiungere la vetta del Monte Everest circa nove volte: ciò evidenzia come il Wolf Trail sia destinato soprattutto a chi possiede una buona preparazione fisica e una certa esperienza nelle escursioni di lunga durata.

Per completare l’intero itinerario è necessario mettere in conto un periodo compreso tra quattro e sei mesi. Il periodo consigliato per la partenza va da aprile a settembre, così da evitare le prime nevicate che interessano le aree alpine e rendono alcuni tratti difficili da affrontare.

Dalle spiagge del Baltico fino alle Alpi e al mare Adriatico

Skyline della città di Innsbruck, Austria
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Favoloso skyline di Innsbruck

Il Wolf Trail prende il via dalla costa della Polonia con un primo tratto di 428 chilometri che segue il litorale del Mar Baltico. Il percorso collega Hel a Świnoujście e si sviluppa lungo una fascia costiera caratterizzata da paesaggi pianeggianti, con un inizio accessibile prima delle tappe più impegnative.

Lasciata la costa, il cammino si dirige verso l’interno attraversando la Germania, dove si snoda la parte più lunga dell’intero itinerario: questo tratto misura circa 1.930 chilometri e conduce alla scoperta di città storiche medievali come Rostock, per proseguire poi lungo sentieri sempre più impegnativi fino a raggiungere il confine con l’Austria.

Il successivo tratto alpino si sviluppa per circa 392 chilometri nelle Alpi dell’Allgäu e tocca Innsbruck, con l’opportunità di dedicare una visita del Castello di Ambras e del celebre trampolino olimpico per il salto con gli sci.

L’ultima parte del viaggio è la sezione più impegnativa dell’intero Wolf Trail: il percorso segue, infatti, alcuni tratti della Via Alpina lungo le Dolomiti e il Parco Nazionale del Triglav, per concludersi infine sul lungomare di Trieste, dove il mare Adriatico diviene il simbolico traguardo di un’avventura che dura diversi mesi.

Un cammino pensato anche dal punto di vista logistico

Un itinerario di una simile lunghezza richiede un’attenta organizzazione: per questo motivo, gli escursionisti fanno affidamento su file GPX scaricabili, utilizzabili tramite applicazioni dedicate alla navigazione, che consentono di pianificare ogni tappa, individuare i punti di rifornimento e trovare le aree dove è consentito pernottare.

La sicurezza è stata uno degli aspetti considerati durante la realizzazione del progetto: il percorso è stato verificato dalla backpacker canadese Lauren Roerick, specializzata nelle escursioni di lunga distanza. Nell’aprile 2026 ha dedicato vari mesi al controllo dell’itinerario, valutando sicurezza, infrastrutture e criticità logistiche così da rendere il percorso più affidabile e ridurre il rischio che gli escursionisti possano trovarsi in difficoltà, soprattutto nei tratti alpini.

Far conoscere il “thru-hiking” in Europa

Alla base del Wolf Trail vi è anche un progetto più ampio. L’iniziativa è stata ideata dal marchio di attrezzatura outdoor Jack Wolfskin con l’intenzione di promuovere il cosiddetto thru-hiking, una disciplina che consiste nel percorrere un itinerario molto lungo senza significative interruzioni, trasportando tutto il necessario nello zaino e rifornendosi lungo il cammino nei Paesi visitati.

Si tratta di una filosofia di viaggio già molto diffusa in altre parti del mondo, ma in Europa incontra spesso alcuni ostacoli legati alla normativa sul campeggio. In molti Paesi europei, infatti, il campeggio libero è soggetto a restrizioni o vietato, e rende più complessa l’organizzazione di itinerari di lunga percorrenza.

Proprio tale aspetto ha rappresentato una delle principali sfide nella progettazione del Wolf Trail. Come ha spiegato la fotografa e content creator tedesca Anna Heupel in un’intervista alla rivista AFAR, pur essendo l’escursionismo radicato nella cultura tedesca, la rete dei sentieri non è pensata per chi pratica il backpacking con campeggio libero, dal momento che non è possibile piantare una tenda ovunque. In alcuni casi, infatti, il campeggio non autorizzato può comportare anche pesanti sanzioni.

Per superare le limitazioni senza rinunciare allo spirito d’avventura, il Wolf Trail è stato realizzato collegando circa 3.500 chilometri di percorsi storici già esistenti e l’intero viaggio è stato studiato per transitare in campeggi autorizzati, rifugi di montagna e centri abitati dove gli escursionisti possono trovare ospitalità e servizi.

I laghi alpini più belli d’Italia da raggiungere a piedi in estate: 5 specchi d’acqua oltre i 2000 metri

19 juillet 2026 à 10:00

Le Alpi italiane, nella loro fascia più alta, custodiscono una costellazione di laghi glaciali, figli delle nevi e dei ghiacci che ancora resistono al cambiamento climatico. Sono piccole meraviglie d’acqua dolce, bacini dai mille colori: il verde, il turchese, lo smeraldo, ma qualche volta anche un blu scuro e misterioso, che non lascia intravedere niente sotto la superficie.

Nessuna strada asfaltata li sfiora: sono un tesoro da scoprire soltanto a piedi, d’estate, spingendosi oltre le quote normali a cui siamo abituati, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire la montagna. Mete perfette per coloro che amano il trekking, ma che al tempo stesso vogliono che la loro fatica sia ripagata da qualcosa di meraviglioso, per ammirare panorami che restano impressi nella memoria.

Lago di Antermoia

Val di Fassa, massiccio del Catinaccio. Ai piedi della vetta più alta del gruppo, il Catinaccio d’Antermoia, sorge l’omonimo lago. Altitudine: 2.495 metri sul livello del mare, uno dei laghi più alti delle dolomiti. È alimentato dalle sorgenti sotterranee del Rio Antermoia, e pertanto mantiene l’acqua anche nei mesi più caldi, a differenza di molti altri laghi glaciali che tendono a prosciugarsi in estate.

Legato a un’antica leggenda ladina, secondo la quale sarebbe nato dalle lacrime di una ninfa, lo splendido Lago di Antermoia è raggiungibile esclusivamente a piedi. Ci sono diversi percorsi che permettono di raggiungerlo, partendo da diverse località della Val di Fassa: Pera, Mazzin, Campitello, Fontanazzo. Convergono tutti, dopo tre o quattro ore di salita, nella conca che ospita il lago e il vicino Rifugio Antermoia.

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Arrivo al Lago di Antermoia

Il tragitto più panoramico sale da Pera di Fassa. Da qui ci si avvicina all’attacco del sentiero con due tratti di seggiovia fino a Pian dei Pecei. Attraverso la Val di Vajolet, l’itinerario tocca il Rifugio Passo Principe e supera il Passo Antermoia prima di scendere al lago.  È una escursione splendida, senza difficoltà tecniche ma resa complessa dalla lunghezza, che si avvicina ai 20 chilometri, e dal dislivello in salita di circa 1000 metri.

Una leggenda ladina racconta che il lago sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia appunto, trasformata in acqua dopo che il suo amore la chiamò per nome, infrangendo un incantesimo che lo vietava. Una storia un po’ sinistra come tante di quelle delle terre fredde, ma non si fatica a credere a una qualche forma di magia quando ci si trova davanti allo spettacolo unico di questo lago spettacolare.

Laghi della Val Viola

Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, si trova la Val Viola, una vallata montana particolarmente soleggiata, dettaglio che la rende percorribile con soddisfazione anche a inizio e fine stagione, oltre che in piena estate.

Praticamente al confine con la Svizzera sorge il Lago di Val Viola, un bel bacino dai colori intensi nel bel mezzo di una conca verde circondata da cime pietrose. Vi giunge una escursione semplice che parte da Altumeira, poco oltre i duemila metri di altitudine, località il cui accesso è regolamentato con un pedaggio durante la stagione estiva. Da qui si raggiunge in circa tre chilometri di percorso il lago di origine glaciale, a 2267 metri.

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Panorama sul Lago di Val Viola

Poco più avanti, attorno al Rifugio Viola, ci sono altri due laghetti, nelle cui acque si specchiano le cime circostanti, come il Corno Dosdè, con i suoi 3232 metri di altitudine. Dal rifugio si può raggiungere il Passo di Val Viola, a 2460 metri, che segna il confine con la vicina Svizzera.

Laghi del Nivolet

Il Colle del Nivolet è uno dei valichi alpini più celebri d’Italia: un passo posto oltre i 2600 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Salendo da Ceresole Reale lungo la strada che, nei weekend estivi, viene chiusa al traffico privato a favore di una navetta, si incontrano per primi il Lago Serrù e il Lago Agnel, due bacini di origine glaciale ampliati poi dall’uomo. Si tratta di due scenografici specchi d’acqua dalle tinte azzurre intense.

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Vista sui laghi del Pian del Nivolet

Per chi non si accontenta di arrivarci in auto, un bel sentiero è quello che parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra, attraversa il torrente Orco e si impenna per quattro chilometri di intensa salita fino al Lago Serrù.

Inoltre, dal Colle del Nivolet, un sentiero in salita di circa tre chilometri porta gli escursionisti a inoltrarsi tra altri piccoli laghetti dell’altopiano, come il Lago Rosset, riconoscibile per il suo isolotto a forma di cappello, e il vicino Lago Leità. I più intrepidi possono proseguire fino a raggiungere il vicino Col Rosset, percorrendo altri due chilometri. Da qui la vista sui piccoli bacini sottostanti è impagabile.

Giro dei Cinque Laghi

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, si trova un celebre percorso escursionistico, il Giro dei Cinque Laghi. È un percorso impegnativo, lungo quasi 15 chilometri per circa sei ore totali di percorrenza tra le cime del Gruppo della Presanella.

Si parte dai 2064 metri di Baita Natalia, destinazione di un impianto di risalita che parte da Madonna di Campiglio. Si imbocca quindi il sentiero 232 del CAI e ci si avventura alla scoperta di cinque specchi d’acqua alpini: il Lago Ritorto, il Lago Lambin, il Lago Serodoli, il Lago Gelato e il Lago Nero. Tutti si trovano oltre i duemila metri di altitudine.

Il Lago Serodoli è forse il più scenografico del quintetto. Sul versante meridionale del lago sorge un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio per chi vuole spingersi oltre, fino, magari, alla cima Serodoli, a 2708 metri, che domina l’intera conca. Vicino, con un costone di roccia in mezzo, si apre il Lago Gelato, in uno scenario d’altura con creste rocciose e una splendida vista su tutte le vette vicine.

Dopo aver visitato questi due bacini l’escursione torna sui propri passi, ma si procede a scendere da un altro versante per raggiungere il piccolo Lago Nero.

Lago di Crespeina

Adagiato a 2374 metri, in una conca di roccia dall’aspetto brullo e selvaggio, sorge il Lago di Crespeina, spettacolare specchio smeraldino nel Parco Naturale Puez-Odle.

Il sentiero per raggiungere questo luogo parte dal Passo Gardena, poco oltre la soglia dei 2100 metri. È contrassegnato dal numero 2, lungo l’Alta Via delle Dolomiti. Si parte salendo per trecento metri di dislivello in salita fino a raggiungere il Passo Crespeina, una forcella dal panorama spettacolare dopo una salita altrettanto suggestiva tra guglie e capitelli. Da qui la discesa al Lago, lungo un sentiero con numerosi saliscendi, è breve.

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Il piccolo e meraviglioso Lago di Crespeina

Si devia quindi dal sentiero quando si vede lo specchio d’acqua cristallino poche decine di metri più in basso: distesi sui prati lungo le sue sponde si ammira un panorama di cime dolomitiche davvero sensazionale, in particolare sul vicino Col Turond.

Tra faggi e sentieri antichi: il lato più rilassante dell’Emilia-Romagna

Par : Caterina
15 juillet 2026 à 11:16

Il fruscio delle foglie, il profumo dei faggi, il verde che abbraccia e circonda, intervallato da suggestivi borghi medievali: no, non è la descrizione di un quadro, ma quello che è possibile vivere, respirare e vedere durante un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano, a meno di un’ora da Bologna e a un mondo di distanza dal caos cittadino.

Un territorio percorso da cammini storici come la Via degli Dei e la Via Mater Dei, ricco di sentieri per il trekking e di tracciati perfetti sia per chi ama andare a piedi sia per chi preferisce esplorare in sella a una mountain bike o a un’ebike. Un posto dove rallentare ha ancora senso.

Due cammini storici, un territorio tutto da scoprire

Ma vediamo da vicino proprio i due cammini storici: la Via degli Dei è un percorso di circa 130 km che unisce Bologna e Firenze attraversando il cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il tracciato ricalca in buona parte l’antica Flaminia Militare, la strada voluta dal console romano Caio Flaminio nel 187 a.C: ancora oggi, in certi tratti, si cammina su selciato romano originale, tra riserve naturali, castelli, santuari e boschi di faggio che d’estate regalano ombra e frescura.

La Via Mater Dei è invece un cammino più intimo, che porta alla scoperta dei santuari mariani dell’Appennino bolognese, tra storie di devozione popolare e paesaggi di grande bellezza. Entrambi i percorsi, va detto, si incontrano a Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare, dove da anni escursionisti e ciclisti fanno sosta.

Ed è qui che si trova l’Albergo Ristorante Poli, una struttura perfetta dove soggiornare se si vuole vivere ancora meglio l’esperienza dei cammini: 25 camere, alcune con balconate affacciate sui boschi, un giardino, il parcheggio privato e tutti i comfort che servono per avere un perfetto punto di partenza (e di ritorno) per passeggiate o pedalate nella natura.

In bici sulla Via degli Dei

E a proposito di pedalate, bisogna dirlo: il trekking è sicuramente un’esperienza incantevole e appagante, ma in bici si possono vivere i cammini in modo diverso e, a tratti, più intenso. Percorrere la Via degli Dei in bicicletta è un’esperienza che cambia completamente il rapporto con il paesaggio: si vede di più, si copre più terreno, e certi tratti di bosco che a piedi richiedono ore diventano sequenze di immagini piacevoli, che pur scorrendo veloci fanno sentire immersi nella natura.

Trekking via degli Dei

E che natura: il tracciato attraversa riserve naturali, crinali panoramici e antichi borghi, ricalcando in buona parte la già citata strada romana del console Caio Flaminio. Pedalare qui significa muoversi su un percorso che ha duemila anni di storia sotto, riuscendo a godersi la consapevolezza di quanto con il passare dei secoli tutto sia cambiato, ma la sensazione di connessione con la gli spazi verdi sia rimasta la stessa.

Se in bici le salite possono essere sfidanti, con un’ebike il percorso diventa accessibile a tutti, anche a chi non ha gambe da ciclista allenato: le salite si affrontano senza sofferenza e si arriva a destinazione con ancora l’energia per godersi quello che c’è intorno.  Chi non vuole portare la propria bici può noleggiarla direttamente all’Albergo Ristorante Poli, che mette a disposizione mountain bike con casco e guanti inclusi.

Ristorarsi nella natura

E dopo una camminata (o, ancor meglio, una pedalata) cosa c’è di meglio che tornare in un posto accogliente, immerso nella tranquillità dell’Appennino? Il sole che tramonta sui boschi, il profumo della terra e delle foglie nell’aria fresca della sera, la vista che si tinge di arancio: sono questi i momenti per cui vale la pena partire.

Ci si siede, si respira, si sente sollievo nell’anima. E, per chi vuole prolungare quella sensazione, l’Albergo Poli offre una sauna per quattro persone e una doccia idromassaggio. Ma non solo: a fare la differenza è anche la cucina, quella della tradizione bolognese e tosco-emiliana.

Tutti i piatti sono preparati con ingredienti locali e di stagione: tagliatelle al ragù fatte a mano, tortelloni e tortellini rigorosamente artigianali, gnocchi freschi ai funghi, lasagne verdi, arrosti misti, scaloppine ai porcini e salumi bolognesi. In autunno arrivano i piatti a base di funghi e tartufo, raccolti nei boschi circostanti, che trasformano una cena in qualcosa di memorabile. Per chiudere: torta di mele, crème caramel, zuppa inglese, semifreddo al torroncino, mascarpone.

Perché fare un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano?

Con un punto d’appoggio così rilassante, la risposta dovrebbe essere già implicita. Eppure, vale la pena sottolineare altri due punti: l’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei posti che molte persone continuano a sottovalutare, convinti che ci sia sempre qualcosa di più lontano e più esotico da vedere prima. Eppure basta arrivarci una volta per rendersi conto di cosa si è perso: storia millenaria, natura rigogliosa, borghi medievali intatti e cammini che attraversano paesaggi di rara bellezza, tutti a portata di weekend.

È il territorio giusto per chi vuole staccare la spina, senza prendere un aereo. A 800 metri sul livello del mare l’aria è diversa, il ritmo è diverso, e anche le cose più semplici, come una passeggiata tra i faggi o una pedalata lungo un crinale, assumono un sapore che in città non si trova. Due giorni qui bastano per tornare con la testa più leggera, le gambe stanche nel modo giusto e quella voglia agrodolce di rimettere le scarpe da trekking nello zaino… prima possibile.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

Trekking nei parchi nazionali dell’Appennino in estate: 5 itinerari lontani dalla folla

4 juillet 2026 à 17:00

C’è chi va in montagna per sentire i suoni della natura, per trovare un contatto diverso col mondo, per percepire prima di tutto il suono del proprio passo. Niente contro chi preferisce i luoghi più frequentati, ama circondarsi di persone e prende energia dal brulicante caos della folla. Semplicemente, c’è un posto per tutti. Per chi ama il trekking e preferisce gli itinerari lontani dalla folla, poco frequentati e meno conosciuti, l’Appennino è una delle destinazioni inevitabilmente preferite dell’estate.

La spina dorsale d’Italia corre da nord a sud del Paese, permettendo di immergersi in faggete centenarie, percorrere crinali estremamente panoramici, scoprire eremi sperduti e giungere al cospetto di cascate che Dante si è preso la briga di immortalare nei versi della Divina Commedia.

Dal Lago Paduli al Rifugio Città di Sarzana

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per più di 26mila ettari tra l’Emilia e la Toscana. All’intersezione delle province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara si trova il Passo del Lagastrello, una conca che ospita il Lago Paduli, a 1180 metri di quota: un invaso artificiale che in primavera e in estate, quando è al suo livello massimo, regala scenari di notevole suggestione.

Attorno al lago si conservano ancora residui di pascoli antichi, lungo l’antico confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, che passava proprio da qui. Dal piazzale della diga che crea l’invaso, si imbocca il sentiero CAI 659, che si inerpica nel bosco e sale con decisione il fianco del Monte Acuto.

La salita è impegnativa, ma non lunghissima. Dopo meno di quattro chilometri si giunge in prossimità del Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri sul livello del mare. La bella struttura in legno sorge nei pressi del Lago di Monte Acuto, incassato tra le fronde del bosco: un luogo di riposo, pace e ristoro nel cuore dell’Appennino.

Per completare un anello, l’escursione può proseguire seguendo il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre la soglia dei 1700 metri di altitudine. Da qui si percorre il sentiero di crinale tosco-emiliano (il CAI 00) fino all’incrocio con il sentiero 109, che plana di nuovo verso lo specchio d’acqua del Lago Paduli al Passo del Lagastrello.

È una bella escursione, impegnativa ma alla portata di chi ha un minimo di abitudine al trekking. Nel complesso è lunga circa otto chilometri, con un dislivello in salita di 500 metri complessivi. Si prevede un tempo di percorrenza, pause escluse, intorno alle quattro ore.

Il Sentiero delle Prigioni

È solo un Parco Regionale, quello del Monte Cucco in Umbria, ma non ha niente da invidiare alle aree protette di maggior scala lungo la dorsale appenninica. Il nome evoca qualcosa di austero, di chiuso, di un po’ minaccioso. E in effetti la Valle delle Prigioni, scenario di questo itinerario, non è un posto accomodante: è scavata da un torrente tra pareti calcaree a strapiombo, all’ombra del Monte Cucco. Una bellezza naturale ruvida e selvaggia, come se ne trovano poche.

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Il massiccio del Monte Cucco

Il percorso ad anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Qui si lascia l’auto alla fine della strada prima di imboccare il sentiero CAI 232. Il tracciato si dipana a mezza costa sopra la valle scavata dal Rio delle Prigioni. Il nome deriva dal fatto che, nel corso dei secoli, numerosi eremiti hanno abitato la gola, una prigione del corpo dove cercare l’innalzamento dell’animo.

Dopo una parte iniziale di ascesa, si raggiungono le praterie del cosiddetto Giardino, una zona disboscata coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa e oggi teatro di splendide fioriture in primavera.

Deviando verso il sentiero CAI 279 e poi sul 231, ci si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e attraversando la parte più acquatica e più scenografica dell’itinerario. Il punto saliente è il passaggio sotto la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe su chi passa. Poco dopo l’enorme pietra, si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 metri costruito per l’acquedotto, un tratto angusto e buio che si può aggirare con una piccola deviazione.

L’anello si chiude prendendo il sentiero 296, risalendo attraverso il borgo di Pascelupo e tornando a Coldipeccio per la strada asfaltata. Il percorso totale misura 9 chilometri e mezzo, per un dislivello di circa 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle sei ore.

Il Sentiero dello Spirito

Il Sentiero dello Spirito è uno dei grandi trekking del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo. Si tratta di un cammino in quattro tappe che tocca tutti i luoghi di culto eremitici della zona, ripercorrendo i passi di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, come scrive Dante Alighieri.

Il cammino prende le mosse dalla Badia di Sulmona e arriva a Serramonacesca, la prima in provincia de L’Aquila, la seconda di Pescara. Il cammino, in totale, è lungo 70 chilometri, ed è affascinante percorrerlo tutto, ma anche scegliere una delle quattro tappe da affrontare singolarmente. Tutte si addentrano in una natura particolare, tra acqua, roccia e boschi. La più indicata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca, come detto.

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L’Abbazia di San Liberatore a Majella

Il sentiero parte dalla località Macchie di Coco, affronta una prima salita e una pari discesa per scendere nel Vallone di Sant’Angelo e giungere a un primo luogo di culto, la Grotta Sant’Angelo, con la vicina Fonte del Garzillo, sorgente il cui sgorgare è attribuito a un intervento del santo.

Dal vallone si risale fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, si incontra l’area attrezzata in corrispondenza della Fonte Pirella, quindi si prosegue in salita fino a un crocevia con le indicazioni per l’Eremo di Sant’Onofrio. Qui si concludono le ascese di giornata: fino alla conclusione non ci sarà che una lunga discesa per raggiungere l’Abbazia di San Liberatore a Majella.

Faggete, boschi, rivoli, fonti e strette vallate sono gli ingredienti di questo trekking, ideale per il periodo estivo e per entrare in contatto con la particolare natura appenninica abruzzese. La lunghezza della tappa in oggetto è di 14 chilometri.

Cascata dell’Acquacheta, un itinerario alternativo

La Cascata dell’Acquacheta è una assai nota destinazione di una facile escursione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sul confine tosco-romagnolo. Cantata da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il poeta ne descrive il rombo poderoso per rendere l’idea del fragore del Flegetonte, il fiume di fuoco che separa il settimo dall’ottavo cerchio.

Il percorso classico, con partenza da San Benedetto in Alpe, è molto frequentato nel periodo estivo. Chi cerca un approccio più solitario e panoramico può scegliere però di partire dal Passo della Peschiera, un valico sulla strada tra San Benedetto in Alpe (FC) e Marradi (FI).

Dal valico si imbocca una strada sterrata seguendo il segnavia CAI 555, si imbocca poco dopo il sentiero CAI 429 e si raggiunge il Poggio dell’Inferno, poco oltre i mille metri di altitudine. Si percorre un lungo crinale con panorami naturali che si affacciano su entrambe le vallate. La discesa verso Pian Baruzzoli è abbastanza ripida e porta fino al punto panoramico sulla Cascata dell’Acquacheta: da qui il salto è visibile in tutta la sua altezza, oltre 70 metri, incassato tra i boschi, accompagnato dal rumore incessante dell’acqua che si frantuma sulle rocce sottostanti.

Superata la cascata, la Piana dei Romiti offre una delle aree di sosta più belle del percorso, con il torrente Acquacheta che la attraversa dolcemente. La risalita verso il Monte Lavane completa la seconda parte dell’anello, attraversando le cosiddette Balze di Cornacchiaia e riportando al sentiero 555 per ricongiungersi al punto di partenza.

Si tratta di un percorso senza sostanziali difficoltà, ma lungo e impegnativo: oltre 1000 metri di dislivello in salita e circa 7 ore di percorrenza.

Pizzo di Sevo

Rispetto al più quotato e gettonato Gran Sasso, i Monti della Laga vengono trascurati dalla maggior parte degli escursionisti, ma offrono altrettanto spettacolo all’interno del Parco Nazionale che comprende entrambi i massicci, tra Marche, Lazio e Abruzzo.

Il Pizzo di Sevo a 2419 metri di quota è una cima dalla sagoma triangolare, ben riconoscibile da Amatrice: una forma elegante del gruppo della Laga, con un panorama dalla vetta che abbraccia il Gran Sasso, i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, la costa adriatica.

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La sagoma del Pizzo di Sevo

La base di partenza è il pianoro di Macchie Piane, 900 metri più in basso. Si tratta di un vero e proprio balcone naturale sulla conca di Amatrice, con in estate un ovile attivo e le vacche al pascolo che guardano i passanti con placida indifferenza.

L’ascesa è verticale: in circa 5 chilometri si compie tutto il dislivello tra il pianoro e la vetta, in un ambiente prativo senza alcun albero che permette di godere di una vista sensazionale su tutto il circondario. Il ritorno è per lo stesso tragitto dell’andata.

Grama Bay, la baia selvaggia in Albania tra scogliere, storia e trekking vista mare

30 juin 2026 à 18:30

Quella di cui vi parliamo in questo articolo non è la solita Albania. Affacciata sul Mar Ionio e protetta dalle imponenti falesie della Penisola di Karaburun, Grama Bay è uno dei luoghi più spettacolari e tuttavia ancora meno noti del Paese. Fino a pochi anni fa era conosciuta soprattutto dagli appassionati di trekking e dai navigatori, mentre oggi è finita sotto i riflettori internazionali grazie al riconoscimento ottenuto nella classifica Europe – World’s 50 Best Beaches 2026, che l’ha inserita tra le spiagge più belle del continente.

Merito di un paesaggio ancora incontaminato, dove l’acqua cristallina incontra alte pareti di roccia calcarea, grotte marine e una natura protetta che conserva il fascino più autentico della Riviera Albanese. Raggiungerla richiede un po’ di organizzazione, ma è proprio questo a renderla una delle mete più attrattive per chi desidera vivere un’esperienza lontana dalle spiagge più affollate.

Cosa fare e vedere a Grama Bay

Il primo impatto quando ci si trova davanti al profilo di Grama Bay è quello con il mare dalle incredibili sfumature turchesi, che fa subito venir voglia di tuffarsi, nuotare e fare snorkeling grazie alla trasparenza dell’acqua e ai fondali ricchi di fauna marina.

Uno dei motivi per cui questa baia in Albania è così apprezzata ed è stata premiata di recente sono indubbiamente le numerose grotte marine che punteggiano la costa. Molte di queste possono essere raggiunte esclusivamente via mare, in kayak o durante le escursioni in barca che partono dalle principali località della Riviera Albanese. L’escursione, inoltre, risulta particolarmente suggestiva, soprattutto per via dei giochi di luce che si creano all’interno delle cavità naturali.

Oltre ai suoi tesori naturalistici, Grama Bay custodisce anche un importante patrimonio storico. Il suo nome infatti deriva dal termine greco gramma, “lettera”, perché per secoli marinai greci, romani e bizantini utilizzavano la baia come riparo durante le tempeste, incidendo sulle pareti rocciose nomi, simboli e iscrizioni votive. Ancora oggi è possibile osservare centinaia di queste incisioni, considerate tra le testimonianze storiche costiere più significative dell’Albania.

E a proposito del trekking per cui fino ad oggi è stata nota la zona, gli amanti della natura possono percorrere i sentieri che si sviluppano sopra la baia e raggiungere alcuni punti panoramici da cui ammirare il contrasto tra il bianco delle scogliere e il blu intenso del Mar Ionio, particolarmente spettacolare al tramonto. Chi desidera vivere un’esperienza ancora più immersiva sceglie spesso di fermarsi per una notte in campeggio libero, una pratica diffusa tra gli escursionisti, sempre nel rispetto dell’ambiente e dell’area protetta.

Dove si trova e come raggiungerla

Grama Bay si trova sulla costa occidentale della Penisola di Karaburun, all’interno del Parco Nazionale Marino Karaburun-Sazan, una delle aree naturalistiche più importanti dell’Albania. La baia è completamente isolata e non è collegata da strade, caratteristica che ha contribuito a preservarne l’integrità paesaggistica. Il modo più semplice per raggiungerla è partecipare a un’escursione in barca con partenza da località come Dhërmi, Himarë o Valona.

Per chi ama il trekking esiste anche un itinerario panoramico che parte da Palasë e attraversa i sentieri della Penisola di Karaburun. Il percorso richiede diverse ore di cammino ed è consigliato a escursionisti con un minimo di esperienza, ma regala viste spettacolari lungo tutto il tragitto.

Data la totale assenza di servizi, è consigliabile arrivare ben equipaggiati con acqua, protezione solare, scarpe adatte agli scogli e, per chi desidera fare snorkeling, tutta l’attrezzatura necessaria. Il periodo migliore per visitare Grama Bay va da giugno a settembre.

Il Parco dell’Etna in estate, trekking suggestivo sul vulcano attivo più alto d’Europa

30 juin 2026 à 17:30

Nei suoi quasi ottant’anni di vita, Dominique Vivant Denon è stato un uomo abituato alla bellezza e alla grandiosità. Diplomatico, scrittore, incisore, fu il primo direttore del Museo del Louvre. Eppure anche lui, davanti all’Etna, aveva dovuto arrendersi all’evidenza: “Tutto ciò che la natura ha di grande, – ha scritto nel suo Voyage en Sicilie, nel 1785 – tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna e l’Etna non si può paragonare a nulla”.

Ed eccolo qua l’Etna, un gigante in perenne movimento, un vulcano capace di trasformare in pochi giorni il paesaggio attorno a sé, con una portata minacciosa sempre presente e al tempo stesso una rara bellezza. Il simbolo della Sicilia orientale è percorso da sentieri che attraversano foreste di pino laricio, distese di lava solidificata, grotte sotterranee e crateri ormai spenti. Ogni stagione ha la sua magia, ma l’estate è tra queste un momento assai particolare, dove il vulcano è capace di risplendere contro l’azzurro potente del cielo terso della Trinacria.

Il Parco dell’Etna: come arrivare

Il Parco dell’Etna, istituito nel 1987 per volontà della Regione Siciliana, si estende sulla costa orientale dell’isola, nel territorio della città metropolitana di Catania. Con una superficie di circa 58mila ettari complessivi e un perimetro di base di circa 135 chilometri è uno dei parchi regionali più grandi d’Italia.

Il vulcano, che ne costituisce il cuore, raggiunge oggi i 3.329 metri di altitudine. La notazione cronologica è data dal fatto che la quota varia nel tempo, poiché le eruzioni possono modificare l’altezza del cono sommitale. Sono venti i comuni che ricadono all’interno dell’area protetta, da Randazzo a Zafferana Etnea, da Bronte a Linguaglossa, con una popolazione residente di circa 250mila abitanti che vive fino a una quota massima di 950 metri.

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Panorama dell’Etna

La città di Catania è nella maggior parte dei casi la base da cui si parte per esplorare il Parco dell’Etna. Qui si trova infatti l’aeroporto più vicino, Catania Fontanarossa. Da Catania si raggiunge il Rifugio Sapienza, sul versante sud del vulcano, base di tante escursioni, in circa un’ora e mezza di auto, percorrendo la strada che sale da Nicolosi. Il versante nord, invece, con base a Piano Provenzana, si raggiunge da Linguaglossa, in circa due ore da Catania. Per chi non dispone di un’auto privata, dal capoluogo etneo parte un servizio di autobus dell’AST fino al Rifugio Sapienza, operativo anche d’estate.

L’Etna patrimonio dell’umanità

Il 21 giugno 2013, durante la XXXVII sessione del Comitato UNESCO riunita a Phnom Penh, in Cambogia, l’Etna è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Il sito riconosciuto comprende oltre 19 mila ettari della zona A del Parco, corrispondente alla porzione più elevata del vulcano, quella priva di insediamenti permanenti. Il criterio adottato dall’UNESCO per inserire l’Etna nella lista è stato quello riservato ai luoghi che rappresentano straordinari esempi di processi geologici e formazioni naturali di eccezionale valore. L’Etna, si legge nella motivazione, è uno dei vulcani più iconici e attivi del mondo, con una documentazione continua dell’attività eruttiva che risale ad almeno 2700 anni fa.

Alcune statistiche aiutano a capire perché l’Etna sia così importante e unico: è il vulcano attivo più alto d’Europa e il più grande vulcano basaltico composito presente sulla placca euroasiatica. La sua struttura attuale è il risultato di una storia eruttiva complessa, che affonda le radici in oltre 500mila anni di storia, con un’alternanza di eruzioni effusive ed esplosive che hanno modellato il paesaggio e creato ambienti geologici unici.

Tra questi spicca la Valle del Bove, una gigantesca depressione che si trova sul versante est, con pareti che si alzano fino a 1.000 metri: si tratta di quanto rimane del vulcano primordiale Trifoglietto, crollato su se stesso decine di migliaia di anni fa.

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L’atmosfera misteriosa della Valle del Bove

Oltre a ciò, il Parco dell’Etna custodisce una biodiversità sorprendente. Nelle aree boschive, che si estendono fino a circa 2mila metri di altitudine, vivono querceti, castagneti e boschi di betulla dell’Etna (Betula aetnensis), una specie endemica che cresce solo sulle pendici di questo vulcano. Salendo di quota la vegetazione si fa più rada, quasi assente ad eccezione di rare specie particolare che si sono adattate ai suoli lavici e quasi lunari della zona più alta. Dal punto di vista della fauna si trovano nel Parco il gatto selvatico, la martora, l’istrice e la volpe, il falco pellegrino e l’aquila reale.

Trekking: le escursioni più belle nel Parco dell’Etna

L’offerta escursionistica del Parco dell’Etna è straordinariamente varia, adatta a tutti i livelli di preparazione e a tutte le aspirazioni di esplorazione.

Esiste, però, una regola fondamentale da conoscere: oltre i 2.750 metri di quota l’accesso è consentito esclusivamente in compagnia di una guida autorizzata. Una norma di sicurezza necessaria, non una limitazione: il vulcano è attivo e le condizioni possono cambiare rapidamente.

Una passeggiata molto semplice, adatta alle famiglie con bambini piccoli è quella ai Crateri Silvestri. Situati sul versante sud, a breve distanza dal Rifugio Sapienza, questi due coni vulcanici si sono formati durante l’eruzione del 1892, durata sei mesi. Il sentiero che li percorre è breve, circa un chilometro e mezzo, con un dislivello minimo e un fondo agevole. Dal percorso, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino al golfo di Catania e al Mar Ionio.

Per un livello leggermente più impegnativo ma comunque alla portata dei più, il percorso consigliato è il sentiero panoramico chiamato Schiena dell’Asino, uno dei più belli del versante sud. Si segue il sentiero 737 a partire dal bordo della Valle del Bove. A questo punto, si risale ammirando il paesaggio brullo e lavico, caratterizzato da una sabbia grigio-nera. Il sentiero sale in maniera piuttosto decisa fino alla cima de La Montagnola a 2.648 metri sul livello del mare: si tratta di un enorme cratere creatosi nel 1763, dal quale è possibile godere di una meravigliosa vista. La lunghezza dell’itinerario 737 è di 2 chilometri e mezzo sola andata per un dislivello di quasi 600 metri, ma si potrebbe dover aggiungere un percorso di avvicinamento.

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Il panorama sulla Valle del Bove

Per i più audaci c’è il trekking ai Crateri sommitali del vulcano, un’escursione da affrontare con uno dei numerosi servizi di guida dedicati. Solitamente, si cammina solo a partire dai 2.900 metri di quota, raggiunti con una combinazione di funivia e fuoristrada. Da qui si raggiungono effettivamente i crateri, che si trovano circa 400 metri più in alto.

Il percorso a piedi, sempre in compagnia della guida, dura tra le cinque e le sei ore e offre panorami che nelle giornate più limpide abbracciano contemporaneamente il Mar Ionio a est e il Mar Tirreno a ovest, la Calabria, le Isole Eolie e tutta la costa della Sicilia orientale.

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Un cratere sull’Etna

Per gli escursionisti più allenati e con esperienza, la sfida definitiva è la cosiddetta Traversata dell’Etna, dal versante sud a quello nord. È considerata l’escursione più completa e spettacolare dell’intero vulcano, con una lunghezza di circa 14 chilometri, quasi tutti in altitudine e per questo doppiamente impegnativi. Anche in questo caso è necessario l’accompagnamento di una guida. In ogni caso, è un’avventura che attraversa entrambe le anime dell’Etna, da nord a sud, passando per il tetto dell’Europa meridionale, per ricordare ancora le parole di Vivant Denon: tutto si può paragonare all’Etna e l’Etna non si può paragonare a nulla.

Il Parco del Pollino in estate: cosa fare sul tetto dell’Italia meridionale, tra pini loricati e canyon

20 juin 2026 à 12:00

Pinus heldreichii, ovvero pino di Heldreich: uno dei nomi con cui è conosciuto il pino loricato, il simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Un albero unico, spettacolare, con un fusto magro, serio, da cui partono rami sghembi, fitti di aghi verde scuro. Il termine loricato, con cui lo si identifica comunemente, deriva proprio dall’aspetto della corteccia adulta, che forma placche grigie simili alla lorica, la corazza dei legionari romani. È una pianta estremamente resistente, una delle poche che riesce a vivere sui fianchi delle montagne di questo angolo dell’Italia meridionale aspro e bellissimo. Nel 2018 una indagine al radiocarbonio ha individuato in un pino loricato del Parco del Pollino l’albero più antico d’Europa, dandogli un’età di 1230 anni.

Esplorare queste montagne, tra gole, praterie e la rada ombra dei pini loricati è un vero e proprio regalo da concedersi in estate. Il Parco ha un territorio vasto, aspro, con angoli coperti da faggi centenari ed è percorso da tortuosi torrenti. Ci sono vette sopra i duemila metri, lunghi sentieri e grandi panorami. Un vero e proprio paradiso per chi ha scelto il trekking tra montagne poco frequentate come obiettivo della propria estate.

Il Parco del Pollino: storia, dove si trova e come arrivare

Grazie ai suoi 192.565 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia. Si estende a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Calabria, abbracciando le province di Potenza, Matera e Cosenza e includendo ben 56 comuni all’interno del suo perimetro. Il territorio si organizza attorno a diversi sistemi montuosi, parte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, che dà il nome all’area protetta, i Monti di Orsomarso in Calabria e il Monte Alpi in Basilicata. Le vette più alte si trovano sul Pollino, dove Serra Dolcedorme rappresenta la cima alla quota più elevata, a 2267 metri di altitudine.

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Panorama del Parco del Pollino al tramonto

La sede dell’Ente Parco si trova a Rotonda, in Basilicata. La storia del parco è relativamente recente: fu istituito come Parco Nazionale nel 1988, sebbene gli organi di gestione abbiano iniziato a operare concretamente solo tra il 1993 e il 1994. Nel 2015 il riconoscimento internazionale è arrivato con l’inserimento nella lista globale dei Geoparchi UNESCO, un titolo che sottolinea il valore eccezionale della sua geologia: inghiottitoi, doline, grandi sorgenti e canyon di origine carsica disegnano un paesaggio sotterraneo tanto affascinante quanto quello in superficie.

Nel 2017 la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è entrata nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, riconoscimento esteso nel 2021 alla Faggeta del Pollinello, nel sito diffuso Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.

Raggiungere il Parco del Pollino richiede un po’ di pianificazione, soprattutto perché il territorio è vasto e le zone di maggiore interesse non sono necessariamente adiacenti. L’auto è la soluzione più comoda per arrivare: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria si esce a Laino Borgo per il versante calabrese, oppure a Morano Calabro; per il versante lucano il riferimento è l’uscita di Lauria. Il paese di Civita, punto di accesso privilegiato alle Gole del Raganello, si raggiunge da Castrovillari in circa mezz’ora. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Castrovillari e di Lagonegro, da cui è necessario proseguire in auto o con il trasporto pubblico locale.

Cosa fare in estate nel Parco del Pollino

L’estate è la stagione in cui il Parco del Pollino offre il ventaglio più ampio di attività da intraprendere nel suo territorio. Il trekking è senza dubbio un modo privilegiato di scoprire questo territorio, grazie a una rete sentieristica fitta che offre itinerari adatti a ogni livello e a ogni obiettivo. I Piani di Ruggio e il Colle dell’Impiso, nel comune di Viggianello, sono i punti di partenza classici per le escursioni in alta quota, ben segnalati e raggiungibili in auto.

Per chi ama l’acqua dolce, inoltre, il Pollino non delude. Il canyon del Raganello, scavato dal torrente omonimo tra pareti calcaree che in alcuni punti superano i 400 metri di altezza, è uno dei luoghi più spettacolari del parco ed è percorribile sia con escursioni a piedi, che si svolgono lungo il bordo della gola, sia con attività di canyoning direttamente nel letto del corso d’acqua, sempre accompagnati da guide esperte. Anche il Fiume Lao è un protagonista dell’estate al Pollino, con i suoi tratti navigabili in kayak e le possibilità di rafting nelle rapide. Le acque di entrambi i fiumi sono cristalline e fresche, un sollievo insostituibile nelle giornate più calde.

Oltre alle attività outdoor legate alla grande offerta naturale, il Parco offre anche una grande ricchezza culturale e antropologica, troppo spesso sottovalutata. Al suo interno, ad esempio, vivono ancora alcune delle più importanti comunità arbëreshë d’Italia, ovvero le comunità di origine albanese che si insediarono in queste terre tra il Quattrocento e il Settecento per sfuggire all’avanzata ottomana.

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Il borgo di Civita

In paesi come Civita, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese e altri si conservano ancora oggi la lingua arbëreshë, il rito greco-cattolico, i costumi tradizionali e una cucina propria.

Da non perdere, infine, il Ponte Tibetano di Castelsaraceno, che con i suoi 586 metri di lunghezza è il più lungo del mondo e collega il Parco del Pollino con il Parco dell’Appennino Lucano.

Escursioni da non perdere nel Parco del Pollino

La più bella escursione a piedi da effettuare nel Parco del Pollino è considerata dai più l’ascesa a Serra di Crispo. Si parte dal Colle dell’Impiso, a 1573 metri nel comune di Viggianello, raggiungibile in auto. Si segue quindi il sentiero IPV4 che scende verso i Piani Vacquarro costeggiando il torrente Frido. Il percorso sale poi verso la Serra di Crispo, a 2054 metri di quota, un crinale dove crescono alcuni degli esemplari di pino loricato più antichi, contorti e spettacolari dell’intero parco. Questo luogo è soprannominato il Giardino degli Dei: i tronchi giganteschi dalla corteccia bianca brillano alla luce del sole tra le rocce nude, in un paesaggio che ha qualcosa di primordiale e commovente. Il dislivello è impegnativo ma il percorso è ben segnalato. In piena estate è consigliata la partenza nelle prime ore del mattino, per non essere sorpresi dal solleone mentre si cammina.

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Serra di Crispo, il Giardino degli Dei

Lo stupendo borgo di Civita, il cui nome in arbëreshë significa “nido d’aquila”, racconta solo con questo fatto la sua posizione: è sospeso, difatti, sull’orlo di una gola vertiginosa, con una vista sulle Gole del Raganello che lascia letteralmente senza fiato. Da qui parte uno dei percorsi più scenografici del parco: si attraversa il paese, si raggiunge il belvedere dal quale si domina l’intera gola, poi si scende lungo il sentiero verso il cosiddetto Ponte del Diavolo, un antico ponte in pietra che si trova circa 50 metri sopra il greto del torrente Raganello. La discesa è ripida ma breve. Il ritorno al paese, con la gola alle spalle e i profili del massiccio davanti agli occhi, è un vero spettacolo. Il giro attorno al piccolo borgo e ai suoi sorprendenti dintorni naturali non è particolarmente impegnativo: è una camminata di quasi 7 chilometri con meno di 400 metri di dislivello in salita.

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Le Gole del Raganello

Se Civita e Serra di Crispo rappresentano due ambienti naturali aspri e scarsamente popolati di vegetazione, per sfuggire alla canicola ci si può rifugiare in una escursione alla scoperta della Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero, come detto uno dei siti inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2017.

Si tratta di una foresta primaria di faggi, con esemplari che superano i 400 anni di vita: dei veri e propri giganti del bosco. È attraversata da un sentiero che porta al Cozzo Ferriero da cui prende il nome, una cima a 1790 metri di quota. Per affrontare l’escursione si parte dal Rifugio Fasanelli e si sale al Cozzo in circa cinque chilometri, con un’ascesa graduale ma sempre in salita. Camminare tra gli alberi risulta sempre piacevole, ma non sono da sottovalutare i numerosi panorami splendidi sui versanti lucano e calabrese del Parco di cui si gode nei luoghi in cui il bosco si interrompe, lasciando spaziare la vista.

Le Alpi Marittime in estate: trekking e fauna selvatica nel parco meno conosciuto d’Italia

14 juin 2026 à 12:00

John Muir, il naturalista scozzese che dedicò la vita a percorrere le montagne nordamericane, scrisse: the mountains are calling, and I must go, le montagne mi chiamano e io debbo andare. Difficile dargli torto quando ci si trova nel cuore delle Alpi Marittime: non sono le vette della California che raccontava, ma qui, nella provincia di Cuneo, dove le Alpi finiscono e il Mediterraneo comincia a farsi sentire nell’aria, il richiamo della roccia, dei boschi e delle vette si fa sentire. Non serve una vetta a tremila metri per percepirlo, basta fermarsi su un pianoro d’alta quota ad ammirare lo straordinario panorama, lasciandosi sorprendere dal fatto di non essere soli: prima o dopo si coglierà la sagoma di un rapace in volo, cerchio dopo cerchio, o il saltellare potente ed elegante di uno stambecco, a ricordare che in certi posti l’uomo è ancora l’ospite.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime è un’area protetta di quasi 28mila ettari in Piemonte, incastonata tra le ultime propaggini alpine, prima che la pianura lasci il posto alla Liguria e, poco oltre, al mare. È un luogo non particolarmente gettonato, anche in estate: il Parco del Gran Paradiso cattura più attenzione, le Dolomiti più fotografie, le Alpi valdostane più visitatori. Le Alpi Marittime restano per lo più ai margini delle conversazioni sul trekking estivo, frequentate da appassionati della montagna e da chi ci è già stato una volta e ci torna perché sa cosa aspettarsi: sentieri che si immergono nella natura pur conservando la memoria di una storia secolare, fra strade militari e vie del sale; fauna selvatica non difficile da avvistare; laghi glaciali in quota perfetti per la foto ricordo delle vacanze.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime: storia, dove si trova e come arrivare

La storia del Parco Naturale delle Alpi Marittime affonda le radici nell’Ottocento, più precisamente nel 1857, quando re Vittorio Emanuele II istituì qui la Riserva Reale di Caccia di Valdieri ed Entracque. I Savoia frequentarono queste valli per decenni, lasciando in eredità un patrimonio fatto di palazzine di caccia, una fitta rete di mulattiere e, soprattutto, la reintroduzione dello stambecco, proveniente dal Gran Paradiso, che ha contribuito in modo determinante alla biodiversità che oggi caratterizza il parco. Il territorio venne poi tutelato nel 1980 come Parco Naturale dell’Argentera e assunse il nome attuale nel 1995.

Il parco si estende nell’alta Valle Gesso, nella Valle Gesso della Valletta e nei Valloni della Valletta e del Reduc in Valle Stura di Demonte, abbracciando i comuni di Aisone, Entracque, Roaschia, Valdieri e Vernante, tutti in provincia di Cuneo. Al suo interno si trovano numerose cime oltre i 3mila metri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Argentera a quota 3297 metri. Sul versante opposto del crinale, lungo un confine comune di 35 chilometri, si estende il Parc National du Mercantour francese: i due parchi sono gemellati dal 1987 e insieme formano un’area protetta di oltre centomila ettari, una delle più grandi d’Europa.

Per raggiungerlo da Cuneo si percorre la strada statale 20 fino a Borgo San Dalmazzo, da dove si risalgono le valli verso i principali centri visitatori del parco: Entracque, Terme di Valdieri e Vernante. Chi proviene da Genova o dalla Liguria può seguire la strada statale 28 da Imperia, attraverso il Colle di Nava. Da Torino, il tragitto in auto fino a Entracque è di circa un’ora e mezza.

Cosa fare in estate nel Parco Naturale delle Alpi Marittime

L’estate trasforma il Parco delle Alpi Marittime in un palcoscenico naturale di rara bellezza: i pascoli di alta quota si animano di fioriture vivaci, che punteggiano il verde acceso dei prati, mentre i diversi laghi di origine glaciale del territorio creano uno splendido contrasto con le loro acque turchesi e cristalline.

La bella stagione, peraltro, è quella in cui i camosci, la specie più diffusa del parco con una popolazione di oltre 4mila esemplari, si spostano liberamente sui versanti erbosi, spesso a quote accessibili anche agli escursionisti non esperti. Lo stambecco, che i Savoia contribuirono a reintrodurre e che oggi conta circa 500 esemplari nell’area protetta, si avvista con più facilità in quota, lungo i canaloni e le creste rocciose. Non è raro imbattersi anche in cervi, caprioli e, nelle zone boscose, in qualche traccia del lupo, tornato a popolare queste valli alla fine degli anni Novanta.

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Una coppia di stambecchi

L’attività principale è naturalmente il trekking: con 400 chilometri di sentieri segnalati, undici rifugi alpinistici, sei rifugi escursionistici e undici bivacchi, il parco offre percorsi per tutti i livelli di preparazione fisica. Si cammina spesso e volentieri lungo percorsi che hanno una lunga storia alle spalle: ci sono mulattiere storiche che un tempo venivano percorse dai cacciatori della casa reale e ancor più antiche vie del sale, tracciati di collegamento tra i versanti piemontesi alla costa nizzarda dedicati al commercio dell’essenziale materia. Non mancano, pure, strade militari lastricate, risalenti alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale. Il tutto contornato da un ambiente dove fitti boschi di conifere si alternano a ampie praterie o aspre pietraie.

La mountain bike è un’altra possibilità concreta in estate, soprattutto sulle strade sterrate che attraversano i fondovalle e risalgono verso i rifugi. L’arrampicata sportiva trova il suo terreno d’elezione intorno al massiccio dell’Argentera, dove le pareti rocciose offrono vie di ogni difficoltà.

Tre escursioni da non perdere nel Parco delle Alpi Marittime

Come detto, il trekking è l’attività principale per l’estate tra le cime delle Alpi Marittime. Il Parco offre una grande varietà di escursioni adatte a tutti i livelli e a tutte le esigenze, dai camminatori del weekend fino agli escursionisti più esperti e preparati.

Da Terme di Valdieri al Pian del Valasco

Escursione facile e adatta a ogni gamba, è un classico per tutti e tutte che coniuga la semplicità della camminata al fascino immediato del Parco delle Alpi Marittime. Il percorso è lungo sette chilometri e mezzo con un dislivello di circa 400 metri.

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Panorama del Parco delle Alpi Marittime

Si parte dal parcheggio nei pressi della chiesetta di Terme di Valdieri, si segue il sentiero che costeggia il fiume Valasco risalendo il fondovalle tra larici e rododendri e si arriva al Rifugio Valasco a oltre 1700 metri di quota, ospitato nella storica Real Casa di Caccia dei Savoia, recentemente restaurata.

Il percorso è adatto a famiglie con bambini e a chi non ha particolare allenamento alpinistico e passa sulla vecchia strada militare costruita negli Anni Trenta, oggi una strada sterrata che in pochi tornanti permette di salire di quota con una splendida cornice naturale da ammirare per tutto il percorso.

I Laghi di Fremamorta

Uno dei panorami simbolo del parco, raggiungibile da Terme di Valdieri attraverso un itinerario di media difficoltà: i quattro Laghi di Fremamorta, con le loro acque limpide e pure, riflettono le pareti dell’Argentera. Si trovano sull’omonimo altipiano a oltre 2600 metri di altitudine, in un contesto naturale unico, circondato da una corona di vette spettacolare.

Il percorso attraversa ambienti diversissimi, tra boschi, morene glaciali e verdi praterie d’alta quota. Raggiunge quindi il Rifugio Emilio Questa a 2386 metri, per poi spingersi fino alla conca dei laghi di Fremamorta, disposti a catena in un catino dove, in estate, fiorisce la viola argenteria, piccolo fiore endemico che caratterizza il panorama.

Alpi marittime trekking estate
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Uno dei Laghi di Fremamorta

È un’escursione che richiede una buona preparazione fisica e attrezzatura adeguata, ma che ripaga con panorami e opportunità di avvistamento faunistico di assoluto rilievo.

Da Sant’Anna di Valdieri al Rifugio Livio Bianco

Partendo da Sant’Anna di Valdieri, questo itinerario risale il selvaggio vallone della Meris, seguendo una ripida mulattiera storica, fino al Rifugio Livio Bianco, che sorge sulle sponde del Lago Sottano della Sella ai piedi del Monte Matto.

Alpi marittime trekking estate
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Salita al Rifugio Livio Bianco

È un angolo del parco frequentato prevalentemente da escursionisti abituali, lontano dai percorsi più battuti, con un’atmosfera solitaria e aspra che ne costituisce il fascino principale.

Larici e rododendri caratterizzano il panorama, al termine di una salita ripida e adatta soprattutto ai più allenati. Dai 1100 metri di altitudine di Sant’Anna, infatti, si sale fino ai 1910 del rifugio. Ci vogliono circa 3 ore per completare la salita.

Per i più intraprendenti, il rifugio è il punto di partenza per la salita ad alcune tra le cime più alte del Parco, come il Monte Matto, a 3097 metri di quota, la Rocca di Valmiana (3006) o la Rocca della Paur (2972).

Parte il Treno dei Cammini per Lourdes, il viaggio notturno verso i sentieri più sorprendenti dei Pirenei

8 juin 2026 à 07:30

Un viaggio a ritmo lento a bordo di un treno storico notturno attraversa lo Stivale per raggiungere uno dei luoghi più celebri per il pellegrinaggio in Europa: Lourdes. Adagiata ai piedi dei Pirenei francesi, questa meta si svela non solo come un importante luogo religioso, ma anche come una sorprendente porta d’accesso verso un territorio ricco di sentieri, percorsi naturalistici e grandi cammini storici.

Per raggiungerla in modo sostenibile (e altamente suggestivo) c’è una nuova opportunità dedicata agli amanti del trekking e delle camminate immerse nella natura: è il Treno dei Cammini, il viaggio notturno organizzato da Fondazione FS Treni Turistici che dall’Italia, con alcune tappe intermedie, conduce nel cuore di questa affascinante regione. La data da segnare è l’11 giugno 2026.

L’itinerario del Treno dei Cammini

Calabria, Campania, Lazio e Liguria sono le regioni in cui fa tappa il Treno dei Cammini 2026: la partenza è fissata l’11 giugno da Reggio Calabria fino a Lourdes, mentre il ritorno, in senso contrario da Lourdes verso Reggio Calabria, è organizzato per il 17 giugno (si può scegliere anche solo una tratta di andata o ritorno). Chi fa il viaggio completo ha tutto il tempo necessario per esplorare il territorio e percorrere alcuni degli itinerari più belli della regione.

Si può prendere il treno da diverse città italiane in cui fa tappa il treno storico con locomotiva elettrica e carrozze a cuccette rinnovate. Ecco tutte le fermate e gli orari previsti:

  • Reggio di Calabria Centrale – partenza ore 3:20;
  • Villa San Giovanni – partenza ore 3:41;
  • Gioia Tauro – partenza ore 4:15;
  • Vibo Valentia-Pizzo – partenza ore 4:56;
  • Lamezia Terme Centrale – partenza ore 5:28;
  • Paola – partenza ore 6:15;
  • Battipaglia – partenza ore 9:26;
  • Caserta – partenza ore 10:30;
  • Roma Ostiense – partenza ore 12:54;
  • Lourdes – arrivo ore 18:06.

I vagoni, inoltre, hanno spazi dedicati ai bagagli che consentono di trasportare comodamente zaini e attrezzatura da trekking, arrivando a destinazione pronti per mettersi in cammino.

Da Lourdes ai grandi cammini dei Pirenei

Una volta arrivati a Lourdes, chi ama camminare ha solo l’imbarazzo della scelta su quali percorsi intraprendere. Tra gli itinerari più celebri c’è il GR78, il Cammino del Piémont Pirenaico, una delle storiche vie francesi che conducono verso Santiago de Compostela. Il percorso segue il versante settentrionale dei Pirenei attraversando villaggi, abbazie, santuari e paesaggi rurali fino a Saint-Jean-Pied-de-Port, punto di partenza del celebre Cammino Francese.

Lourdes è anche il centro del Chemin de Lourdes, una rete di percorsi storici che ripercorre le antiche strade dei pellegrini tra campagne, piccoli borghi e vallate, ideale per chi desidera un’esperienza piacevole e senza affrontare lunghi trekking in alta quota.

Per gli amanti della natura, la città rappresenta inoltre uno dei principali accessi al Parco Nazionale dei Pirenei, con sentieri che conducono a laghi alpini, vallate glaciali e rifugi di montagna, adatti sia a escursioni giornaliere sia a trekking di più giorni.

Tra le mete più spettacolari, per chi vuole intraprendere camminate di più giorni, spicca il Cirque de Gavarnie, patrimonio UNESCO: un gigantesco anfiteatro naturale modellato dai ghiacciai, circondato da pareti rocciose alte oltre 1.500 metri e attraversato da suggestive cascate. Gli escursionisti più esperti possono invece dirigersi verso il massiccio del Vignemale, la vetta più alta dei Pirenei francesi, esplorando un ambiente alpino fatto di ghiacciai, laghi d’altitudine e panorami che si spingono fino al confine con la Spagna.

Come prenotare il viaggio

I biglietti per il Treno dei Cammini possono essere acquistati attraverso tutti i canali Trenitalia, incluse le biglietterie in stazione, i self-service e le agenzie di viaggio abilitate. Le tariffe sono valide per una singola tratta, andata oppure ritorno, e variano in base alla stazione di partenza e alla tipologia di sistemazione scelta.

Per le partenze dal Sud Italia, il posto in cuccetta da 6 posti ha un costo di 209 euro, mentre la cuccetta da 4 posti è disponibile a partire da 239 euro. Chi desidera una maggiore privacy può prenotare l’intero scompartimento in uso esclusivo, con soluzioni dedicate a una, due, tre o quattro persone. Per le partenze dal Centro Italia, i prezzi partono da 179 euro per la cuccetta da 6 posti e da 209 euro per quella da 4 posti, con la possibilità di riservare anche in questo caso uno scompartimento a uso esclusivo.

L’esperienza che tutti dovrebbero fare è disconnettersi dal mondo: ecco dove e quando

22 mai 2026 à 16:11

Per chi ha fatto lo scout negli Anni ’80-’90, sarà un po’ come tornare indietro nel tempo. Ma alla luce dei grossi cambiamenti di vita che ci sono stati negli ultimi quarant’anni, l’iniziativa che sta per arrivare per la prima volta in Italia ha del rivoluzionario.

L’evento legato alla montagna e al trekking – ma adatto a tutti, promettono gli organizzatori -, si chiama Highlander Adventure, e, nonostante il nome evochi avventure rocambolesche, non ha nulla di estremo. Al contrario, qui ci si viene a rilassare. Dura da uno a tre giorni (si può scegliere quanto tempo fermarsi) e consiste in un’esperienza collettiva tra cammini, sessioni di yoga all’alba, musica e storytelling attorno al fuoco insieme agli astronomi (per chi resta a campeggiare di notte), con momenti di educazione alla montagna e molto altro ancora.

Gli iscritti al primo Highlander italiano sono oltre la metà, ma per raggiungere i 200 posti disponibili c’è ancora un po’ di tempo. “La metà chi partecipa all’evento italiano è straniero, e metà sono donne”, spiega Marco Zoppi, uno degli organizzatori specializzato in eventi sportivi agonistici che ha acquisito i diritti di Highlander Adventure per l’Italia, dal quale ci siamo fatti spiegare il progetto.

Cos’è Highlander Adventure

Si tratta di un format internazionale, nato in Croazia una decina di anni fa e diventato, negli ultimi anni, un fenomeno globale dell’”outdoor lifestyle”. Si svolge in una ventina di Paesi in tutto il mondo, dalla Francia alla Croazia, dalla California al Costa Rica, dall’Australia fino al Nepal.

Chiamarlo semplicemente “trekking”, scrivono in una nota gli organizzatori, è sbagliato. Highlander intercetta uno dei bisogni più forti del nostro tempo: disconnettersi dal rumore continuo della vita urbana per tornare a vivere esperienze fisiche, lente e condivise. Qui non ci sono classifiche, cronometri o performance da esibire.

“Mi hanno invitato lo scorso anno a provarne uno”, racconta Zoppi “sono tornato talmente gasato che ho detto: me lo porto a casa in Italia! Ho preso la licenza, ho presentato il progetto in alcune località e la Val di Sole mi ha dato subito l’ok. Loro hanno un territorio molto adatto all’hiking e questa formula con il campeggio notturno in gruppo è una novità per tutti (anche perché il campeggio sulle Dolomiti è vietato, ma noi abbiamo avuto il permesso di farlo in gruppo). Questa è l’edizione zero. Ci saranno guide di mezza montagna, esperti di abbigliamento ecc. e sarà un’occasione per fare attività educativa alla montagna. L’unico utilizzo che chiediamo di fare con il cellulare è di usare le mappe che sono disponibili anche off line, altrimenti è una sorta di bolla detox perché tutto quello che organizziamo spinge a stare lontani dagli smartphone”.

Il format ha conquistato una nuova generazione di viaggiatori outdoor che non cerca soltanto attività sportive, ma esperienze immersive, sostenibili e autentiche. La filosofia è semplice: portare con sé solo ciò che serve davvero e lasciare la montagna esattamente com’era. “In alcuni Paesi si arriva anche a un evento con 800 partecipanti”, spiega Zoppi.

In cosa consiste l’esperienza

Si parte da “Highlander” con uno zaino in spalla, le proprie attrezzature e una mappa cartacea, cercando di sopravvivere senza telefono, e si entra, passo dopo passo, in una community di persone che condivide la stessa esperienza fatta di sentieri, silenzi, racconti e relazioni reali. I partecipanti possono scegliere diversi format – da 15 a 50 chilometri, distribuiti su due o tre giorni – attraversando boschi, radure e i paesaggi alpini. “Sono strade forestali, niente di difficile né di pericoloso”, rassicura Zoppi. Ma la vera esperienza comincia al tramonto. Ogni sera, infatti, nasce un villaggio effimero di tende e di luci soffuse nel cuore della montagna: si tolgono gli scarponi, si dimentica il telefono e le persone iniziano a raccontarsi. Attorno al fuoco prende vita una dimensione quasi dimenticata nella quotidianità contemporanea: quella della comunità. “Il momento più bello è il campeggio notturno”, commenta spiega. Poi, la mattina, il villaggio viene montato e smontato senza lasciare tracce.

Un trend in crescita in Italia

Questa iniziativa incarna alcuni nuovi trend di viaggio che stanno crescendo negli ultimi mesi/anni, secondo i dati di Google Travel Trends che SiViaggia ha avuto in anteprima: per esempio, dalle analisi del motore di ricerca numero uno al mondo risulta che le search online di “adventure travel” sono aumentate del 130% negli ultimi tre mesi del 2026, mentre il backpacking del +40%. Anche il “solo traveling”, viaggiare in solitaria, è cresciuto +30% negli ultimi tre mesi. I Girls trip vengono ricercati online l’80% in più rispetto a un anno fa e sono aumentate anche le ricerche di “meditation retreats” (+40%) negli ultimi 12 mesi, per cui anche attività come yoga o pilates sono assolutamente in linea con le tendenze di viaggio.

Dove e quando si svolge in Italia

La prima edizione italiana di Highlander Adventure si svolge in Val di Sole, Trentino, dal 5 al 7 giugno 2026. Possono partecipare tutti, dai 12 anni in su. Non è ancora partito che già si preannuncia un secondo appuntamento che potrebbe essere organizzato entro l’anno, questa volta nel Centro Italia.

Curona de Gherdëina, il trekking “deluxe” che reinventa le Dolomiti tra comfort e alta quota

18 mai 2026 à 16:00

Se avete sempre sognato attraversare le Dolomiti senza rinunciare all’anima selvaggia della montagna, ecco una buona notizia: un trekking che affianca quest’anima wild a un’idea di viaggio più fluida ma confortevole. È la Curona de Gherdëina, il trekking di cinque giorni che abbraccia la Val Gardena come una corona naturale fatta di cime leggendarie, altipiani e sentieri sospesi tra Unesco e immaginario alpino.

Il percorso si sviluppa per circa 60 chilometri e segue un anello che mette in scena alcuni dei paesaggi più riconoscibili delle Dolomiti: Odle, Puez, Sella, Sassolungo e Alpe di Siusi. La vera particolarità è la formula “deluxe”: al termine di ogni giornata, invece del classico rifugio in quota, si rientra nei paesi della valle (Ortisei, Santa Cristina, Selva di Val Gardena) dove hotel, pensioni e servizi wellness permettono di recuperare energie senza perdere il contatto con il territorio. La logistica gioca un ruolo chiave, con impianti di risalita, collegamenti efficienti e la Val Gardena Mobil Card che rendono le tappe più flessibili, mentre la Val Gardena Card amplia le possibilità di movimento. È, insomma, un’escursione pensata per camminatori esperti, ma modulabile, dove il dislivello si alleggerisce grazie a una rete di mobilità integrata.

Un viaggio a tappe tra le Dolomiti

La Curona de Gherdëina si apre con una progressione più narrativa che geografica, dove le tappe non sono solo segmenti di percorso, ma capitoli di un unico paesaggio in trasformazione. Si parte dalle Odle e dal Seceda, dove la linea delle creste sembra disegnata a mano e i panorami si aprono su terrazze naturali tra le più fotografate delle Dolomiti. Qui il paesaggio alterna dolcezza e verticalità, con scorci che cambiano a ogni curva del sentiero.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Il secondo giorno entra in scena il Puez, un altopiano quasi lunare che sposta il registro verso un ambiente più essenziale e minerale. È una montagna che si svuota di colore per diventare forma pura, tra rocce chiare, silenzi lunghi e orizzonti che sembrano infiniti.

Fabrizia Postiglione
L’emozione del trekking sul massiccio del Sella

La terza tappa è la più sorprendente, il massiccio del Sella. Un attraversamento che ha il sapore dell’alta montagna classica, tra il lago Pisciadù e il Sentiero delle Leggende, fino alla discesa nella Val Lasties. Qui la dimensione del trekking diventa più fisica, più verticale, quasi rituale.

Lago del Pisciadù - Dolomiti
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Lago del Pisciadù, Dolomiti

Attorno al Sassolungo si sviluppa il quarto giorno, forse il più scenografico. Il paesaggio cambia continuamente prospettiva: la Città dei Sassi, i panorami sulla Marmolada e sul Catinaccio, i sentieri che sembrano disegnare un anfiteatro naturale sospeso tra luce e roccia.

Il gran finale arriva all’Alpe di Siusi, il più grande altopiano d’Europa, dove la montagna si distende e si addolcisce. Malghe, prati aperti e linee morbide chiudono il percorso con un ritmo completamente diverso, quasi contemplativo.

Alba all'Alpe di Siusi con Sassolungo sullo sfondo
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L’Alpe di Siusi con il Sassolungo sullo sfondo

Un nuovo modo di vivere la montagna

La Curona de Gherdëina rappresenta una lettura contemporanea del trekking alpino: meno rigidità, più modularità, meno isolamento, più connessione con i servizi della valle. Non si tratta di semplificare la montagna, ma di renderla più accessibile senza tradirne la natura. In questo equilibrio tra esperienza fisica e comfort, tra sentieri e ospitalità, si disegna una nuova idea di viaggio nelle Dolomiti che parla non solo di conquista della vetta, ma di immersione lenta in un paesaggio che cambia volto a ogni passo.

I trekking più spettacolari del mondo consigliati da Lonely Planet

10 mai 2026 à 12:00

Camminare non è più soltanto un modo per mantenersi in forma o raggiungere una meta: negli ultimi anni è diventato uno dei modi più autentici per vivere il territorio. Infatti, il turismo escursionistico continua a crescere a livello mondiale e, secondo l’Ente del Turismo delle Nazioni Unite, rappresenta oggi una delle forme più diffuse per viaggiare in modo sostenibile. A confermarlo è anche la nuova guida di Lonely Planet, “Dove andare quando: Escursionismo”, una pubblicazione che raccoglie oltre 90 itinerari nel mondo pensati per chi desidera scoprire paesaggi, culture e comunità a passo lento.

La guida nasce in collaborazione con Ramble Worldwide, azienda britannica specializzata in vacanze a piedi, e propone percorsi distribuiti tra Europa, Asia, Africa e Sud America, con indicazioni sul periodo migliore dell’anno per affrontarli. Scopriamo di quali si tratta.

Il trekking simbolo scelto da Lonely Planet

In cima alla selezione stilata da Lonely Planet spicca il GR132, un impegnativo sentiero circolare che percorre La Gomera, nell’arcipelago delle Canarie: considerata una delle isole più affascinanti dell’Atlantico, viene spesso soprannominata “Isla Mágica” grazie agli scenari naturali contraddistinti da verdi verdi, alte scogliere, spiagge di ciottoli neri e spettacolari formazioni vulcaniche modellate dal tempo e dall’erosione.

Il percorso parte da San Sebastián de La Gomera, la capitale, nota anche per essere stata l’ultima tappa europea di Cristoforo Colombo prima della traversata verso il Nuovo Mondo: è possibile visitare la Casa Museo di Colombo, ricavata nell’edificio dove il navigatore soggiornò prima della partenza.

Il GR132 richiede circa 49 ore complessive di cammino e si snoda lungo tutto il perimetro dell’isola. Il tracciato attraversa pendii terrazzati, piccoli villaggi, punti panoramici e tratti costieri particolarmente suggestivi. Nelle giornate limpide, soprattutto lungo il versante nord e nord-orientale, gli escursionisti possono osservare in lontananza Tenerife e il profilo del Teide, il celebre vulcano attivo delle Canarie.

Oltre al valore paesaggistico, il sentiero è anche un viaggio nella storia e nelle tradizioni grazie alla presenza di antichi percorsi rurali e piazze di paese rimaste intatte nel tempo. Grande attenzione viene inoltre dedicata alla sostenibilità ambientale: le autorità invitano a rispettare l’ecosistema evitando di lasciare rifiuti, danneggiare la vegetazione o raccogliere elementi naturali lungo il tragitto. È stata persino attivata una linea telefonica di emergenza dedicata agli escursionisti che dovessero imbattersi in animali feriti.

I percorsi più belli da fare nel periodo giusto

Tra gli itinerari consigliati da Lonely Planet compare anche il Pekoe Trail, negli altopiani centrali dello Sri Lanka: trekking di difficoltà moderata, attraversa piantagioni di tè, villaggi rurali e paesaggi montani nel cuore dell’isola asiatica. Gennaio è ideale per affrontarlo, grazie al clima più favorevole e alle temperature miti.

Sempre a gennaio, tra le destinazioni suggerite ci sono anche i sentieri dell’isola di Madeira, in Portogallo. In questo caso il livello è definito tranquillo, adatto quindi anche a chi desidera un’esperienza meno impegnativa. Madeira è famosa per le “levadas”, gli storici canali irrigui che si trasformano in percorsi escursionistici immersi nella vegetazione subtropicale e affacciati sull’oceano Atlantico.

Non manca poi il celebre W Trek in Patagonia, in Cile: classificato come moderato, tocca alcuni degli scenari più spettacolari del Parco Nazionale Torres del Paine, tra laghi glaciali, montagne granitiche e vaste distese selvagge. Il mese consigliato è febbraio, periodo in cui l’estate australe offre condizioni climatiche più stabili.

Scorcio del sentiero W Trek nel Parco nazionale Torres del Paine, Cile
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Incantevole scorcio del sentiero W Trek nel Parco nazionale Torres del Paine

L’elenco comprende anche il Sentiero della Costa Sud-Occidentale in Inghilterra, ideale in primavera, e il Circuito del Toubkal in Marocco, consigliato a maggio per esplorare i paesaggi dell’Alto Atlante. Per chi cerca invece un’esperienza più impegnativa in alta quota, Lonely Planet suggerisce il trekking della Valle di Markha, nel Ladakh indiano, da affrontare in luglio ammirando villaggi himalayani e ambienti montani estremi.

La Via Francigena tra i cammini più consigliati

Nella selezione dei migliori trekking internazionali trova spazio anche l’Italia grazie alla Via Francigena, indicata da Lonely Planet tra i percorsi più affascinanti da affrontare in autunno. L’itinerario, che attraversa le Alpi svizzere e il Nord Italia, è uno dei cammini storici più importanti d’Europa e attrae ogni anno migliaia di pellegrini ed escursionisti.

Ottobre è il momento consigliato per percorrerla grazie alle temperature più miti e ai colori autunnali che dipingono i paesaggi alpini e collinari. Accanto alla Francigena compare anche il Coast to Coast inglese, itinerario di difficoltà moderata-impegnativa che attraversa l’Inghilterra da una costa all’altra. Anche in questo caso il periodo suggerito è ottobre, quando i sentieri risultano meno affollati e i paesaggi assumono tonalità a dir poco suggestive.

Alle Cinque Terre arriva il Sentiero Uno: un itinerario meraviglioso per combattere l’overtourism

Par : losiangelica
6 mai 2026 à 07:30

Le Cinque Terre sono un luogo meraviglioso e forse uno dei simboli più conosciuti della Liguria, anche all’estero. Oltre alle gite in barca e all’esplorazione dei borghi, però, c’è un modo di scoprire il territorio attraverso il trekking. Il Sito UNESCO sta provando a cambiare proponendo una soluzione contro l’overtourism a ritmo lento con il nuovo Sentiero Uno. L’obiettivo? Allontanare dai centri dei borghi e dal mare andando verso l’alto, attraverso un percorso che collega l’intero territorio da crinale a crinale.

Ufficialmente finanziato dal ministero del Turismo, è una delle novità del 2026.

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