Marco Bonini esordisce alla regia con un film, tratto da un suo precedente romanzo edito da Longanesi, in cui a farla da padrone sono le relazioni familiari e il modo in cui spesso finiscono per complicarsi involontariamente.
Interpretati da un cast eccezionale, di cui fanno parte tra gli altri Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno, i protagonisti di Se ami qualcuno dillo imparano a fare i conti con una mascolinità tossica e l’incapacità di esprimere i propri sentimenti. Lo fanno sullo sfondo di una città almeno all’apparenza imperturbabile, che come unica risposta ai ritmi frenetici e a tratti alienanti della vita di tutti i giorni ha scorci di straordinaria bellezza: le location della pellicola nelle sale dal 16 ottobre 2026 sono gioielli da scoprire.
Di cosa parla
Sergio, il protagonista interpretato da Edoardo Leo, è colto da un malore mentre sta tradendo la compagna e finisce in coma. Quando si risveglia è come un bambino che deve imparare a fare tutto da zero. Da uomo burbero e anaffettivo qual era, convinto che esprimere i propri sentimenti fosse soprattutto per i maschi roba “da fregnoni”, si riscopre una persona sensibile e capace di amare profondamente. Questo non può che lasciare spiazzato chi gli sta attorno, soprattutto la sua famiglia allargata e il figlio Giulio (Biagio Venditti). Le risate e i momenti di goffaggine, ma anche quelli di profonda tenerezza, non mancheranno in questa nuova esistenza di Sergio.
Prodotto da Noname Entertainment, Alea Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky, il nuovo film con Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno è stato girato a Roma e sul litorale laziale. Soprattutto la scelta della Città Eterna dà alla rinascita di Sergio e al suo nuovo approccio alle proprie emozioni, agli altri e ai loro sentimenti un valore decisamente universale.
Roma
Tra le location di Se ami qualcuno dillo si segnala in particolare l’ex ospedale Carlo Forlanini: è qui che Sergio viene trasportato dopo l’infarto e che si ritrovano l’ex moglie, la nuova compagna e il figlio in attesa di notizie. Dello storico ospedale romano, nato negli Anni Trenta per la cura delle malattie polmonari e da anni ormai dismesso, si riconosce sullo schermo soprattutto l’iconico atrio colonnato con marmi e altorilievi dedicati al valore del lavoro, già utilizzato come set in numerosi film italiani (da C’è ancora domani di Paola Cortellesi ad Adagio di Stefano Sollima).
Altrettanto facile da riconoscere sullo schermo è il Parco degli Acquedotti: uno dei più grandi parchi cittadini (si estende per oltre 240 ettari), famoso per conservare appunto i resti di antichi acquedotti romani e molto frequentato per correre, passeggiare, rilassarsi sulle panchine o al sole o godersi uno spettacolare tramonto. È nelle sue vicinanze che si trova il campetto da calcio dove il figlio di Sergio gioca con gli amici.
iStockSono scorci unici quelli del Parco degli Acquedotti
Chi conosce meglio Roma non stenterà a individuare anche i vicoli stretti e i villini Anni Trenta del Quadraro: storico quartiere popolare, oggi tra i più multietnici e gentrificati della città.
Le scene in spiaggia, quelle della nuova vita in cui Sergio riscopre il piacere delle piccole cose, come una passeggiata sul bagnasciuga con le persone che ama, sono state girate nei pressi di Fiumicino. In alcune inquadrature è possibile riconoscere il molo e il vecchio faro, tra i punti più panoramici della zona.
Una caccia al tesoro per scovare un formaggio segreto, una cena itinerante di cantina in cantina e una svendita di zucche al “peggior offerente”: questo weekend l’autunno ha in serbo una varietà incredibile di eventi e di sagre da raggiungere. Tra borghi, piazze e frantoi, si impastano strudel, si assaggia l’olio nuovo e si incontrano gli antichi guardiani delle vigne, mentre i funamboli camminano sospesi sopra il centro storico.
Noi di SiViaggia abbiamo selezionato 10 feste e sagre imperdibili del weekend dal 16 al 18 ottobre 2026, da Nord a Sud dello Stivale.
Un viaggio di più giorni in una metropoli o un city break in una città possono trasformarsi in un incubo se i trasporti pubblici non funzionano al meglio.
Tra metropolitane puntuali, coincidenze che funzionano e pass unici che permettono di spostarsi su più mezzi, quando il trasporto pubblico è ben organizzato anche il viaggio diventa più piacevole. Ma quali sono le città dove autobus, treni e tram sono più efficienti? A svelarlo è la nuova classifica di Time Out, che ha chiesto a oltre 24.000 residenti di valutare i mezzi pubblici del luogo in cui vivono. Chi meglio di coloro che si spostano quotidianamente da un lato all’altro della città può infatti suggerire dove i trasporti sono migliori? La graduatoria raccoglie le 20 città con la più alta percentuale di giudizi positivi (per avere una panoramica globale, è stata inclusa una sola città per ciascun Paese).
Parlando alla stampa della nuova stagione di The Diplomat, la showrunner Deborah Cahn già tempo fa aveva annunciato che ci sarebbero state grandi sorprese. Chissà che tra queste non includesse anche le location di The Diplomat 4: il ritorno attesissimo del political drama, dal 15 ottobre2026 su Netflix, è segnato infatti da un cambio di ambientazioni, che tra pittoresche vie di un centro storico medievale, imponenti palazzi storici e raffinate ville aristocratiche non potrà certo passare inosservato.
I fan nostrani della serie, in particolare, saranno entusiasti di sapere che tra i luoghi dov’è stata girata la quarta stagione di The Diplomat ce ne sono anche di italiani: scopriamo quali sono.
Di cosa parla
Alla fine della terza stagione, dopo la morte del presidente degli Stati Uniti e l’elezione alla Casa Bianca della vicepresidente Grace Penn (il personaggio per cui Allison Janney è stata premiata agli Emmy come Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica), Kate Wyler, la protagonista interpretata da Keri Russell, aveva assunto un ruolo sempre più centrale nella politica americana: per la diplomatica si profilava, infatti, la vicepresidenza. Questo aveva contribuito a mettere in crisi il rapporto col marito, Hal Wyler (Rufus Sewell), già profondamente incrinato da conflitti, risentimenti, gelosie, ambizioni contrastanti.
The Diplomat 4 riparte da qui e, come recita la sinossi ufficiale di Netflix, da «un evento catastrofico [che] infrange la fragile pace mediata da Kate Wyler tra Stati Uniti e Regno Unito» e rischia di portare all’autodistruzione non uno ma ben due matrimoni.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “The Diplomat 4”
Dov’è stata girata la serie
A quelle consuete, tra Londra e New York, nella quarta stagione di The Diplomat si aggiungono location tutte italiane. La produzione ha scelto la Toscana, infatti, per girare alcune scene chiave della stagione: quelle di un vertice informale tra rappresentanti del G7.
Lucca
Tra maggio e giugno 2026, nel centro storico diLucca sono comparse prima insegne con la scritta “Lucca welcome – G7 Italia” e poi attrezzature e troupe che erano senza dubbio quelle di una grossa produzione. La maggior parte delle riprese sono state effettuate tra piazza Napoleone, Porta San Pietro, Piazza San Frediano, Piazza Anfiteatro, Piazza Guidiccioni e via Sant’Andrea: il cuore medievale della città che, a ogni angolo, nasconde gioielli unici d’arte e d’architettura.
iStockIl centro storico di Lucca è un tesoro
In diverse inquadrature è facile riconoscere Palazzo Ducale: l’imponente edificio di origine trecentesca che per secoli è stato una dimora aristocratica e oggi ospita gli uffici della prefettura e dell’amministrazione provinciale, oltre che diverse esposizioni.
iStockLo storico Palazzo Ducale
Villa Reale di Marlia (Capannori)
Tra le location di The Diplomat 4 ci sarebbe anche Villa Reale di Marlia: appena fuori da Lucca, nel comune di Capannori, è una delle dimore storiche più eleganti d’Italia. Abitata per un periodo anche dalla sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi, è famosa per i sedici ettari di giardini barocchi che la circondano oltre che per vere chicche in stile rinascimentale come la Palazzina dell’Orologio, il Teatro dell’acqua e quello di Verzura.
Ci sono altri luoghi in Toscana dov’è stata girata la quarta stagione di The Diplomat: la serie Netflix del resto ha ricevuto il supporto della Film Commission regionale. Si segnalano in particolare Prato e la provincia di Firenze, dove la produzione avrebbe scelto soprattutto studi di registrazione e basi operative.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena dalla quarta stagione di “The Diplomat”
Se siete alla ricerca di ispirazione per trascorrere una festa di Halloween diversa dal solito, qui potete trovare i migliori spunti originali: tra borghi avvolti dal mistero, boschi illuminati dalle lanterne, musei a tema e parchi divertimento trasformati in mondi da brivido, quest’anno lo Stivale offre molte occasioni per vivere con gli amici o la famiglia (a qualsiasi età) la festa più spaventosa dell’anno.
Ecco alcune idee curiose per festeggiare Halloween 2026 in Italia.
Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia (MC)
Dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, il centro storico di Montelupone, in provincia di Macerata, ospita l’Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia. Per l’occasione, il borgo si anima con cinque esperienze tra racconti, spettacoli e storie locali, per regalare momenti sospesi tra magia, mistero e avventure ai partecipanti di ogni età.
La novità è La Cantina del Matto, un’escape room in una cantina settecentesca, ispirata a una vicenda realmente accaduta nelle stanze in cui si gioca: dura un’ora e costa 25 euro (prezzo ridotto a 20 euro per i bambini sotto i 10 anni). In programma anche un tour teatrale tra i vicoli, spettacoli al Parco Franchi e al teatro, compreso uno dedicato alle creature leggendarie marchigiane e alle famiglie. Le attività nel borgo sono a ingresso gratuito, mentre gli spettacoli sono a pagamento: i biglietti partono da 8 euro.
Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano propone attività per famiglie nei weekend del 24-25 ottobre e 31 ottobre-1° novembre 2026. Si va dagli esperimenti con gli inchiostri invisibili e la creazione di creature fantastiche ai laboratori con zucche di stoffa o dipinte, fino a un labirinto programmabile. Per i bambini dai 3 ai 6 anni, inoltre, c’è un laboratorio sensoriale dedicato a stelle e costellazioni immaginarie.
Nel weekend di Halloween si aggiungono la visita guidata I segreti del Museo, consigliata dai 7 anni, ed Emergenza Fantasmi, un’avventura in realtà virtuale dai 12 anni. Le attività dei laboratori e del Playlab sono incluse nel biglietto d’ingresso (13 euro intero, 8 euro ridotto), ma vanno prenotate online con un euro di prevendita.
Halloween Park a Catania: casa infestata e labirinti paurosi
Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026, gli spazi delle Ciminiere di Catania ospitano l’Halloween Park, un’area di 15mila metri quadrati interamente dedicata alla festa più spaventosa dell’anno. Si tratta del primo parco del Sud Italia interamente a tema Halloween e tra le attrazioni annunciate ci sono una casa infestata ispirata alla leggenda di Blackwood Manor, i labirinti di Dracula e del Delirio, il treno fantasma e arene di realtà virtuale.
In programma anche spettacoli dal vivo, acrobazie, animazione e dj set… insomma tutto quello che si può desiderare da un parco a tema Halloween. Non mancano anche proposte per i più piccoli, tra laboratori, giochi, gonfiabili e tante altre attività.
La lanternata a Paluzza, camminata tra antiche leggende (UD)
Nel borgo di Paluzza, nella Carnia, in provincia di Udine, la notte di Halloween è speciale e si lega alla Not dalis Muars, la tradizione delle zucche intagliate che richiama il ricordo dei defunti.
Visit ZoncolanLe lanterne per la suggestiva camminata nel bosco a Paluzza
Il 31 ottobre e il 1° novembre 2026, dalle 20, Visit Zoncolan propone “Anime migranti”: una passeggiata guidata nei boschi e nelle radure attorno all’antica Torre Moscarda accompagnati dalle luci delle lanterne e da racconti popolari e memorie legate alla montagna.
Una chicca? Al termine dell’esperienza si assaggiano i cjarsòns, ravioli tipici carnici con un ripieno che unisce sapori dolci e salati, accompagnati immancabilmente dal vino.
Visit ZoncolanLa Lanternata a Paluzza
Halloween nei parchi divertimento più belli d’Italia
Una delle migliori idee per trascorrere la festa di Halloween a base di pura adrenalina è quella di raggiungere uno dei parchi divertimento più belli d’Italia. Quest’anno si festeggia tra giostre, spettacoli e attrazioni a tema, con proposte per diversi livelli di coraggio.
A Roma, Luneur Park si trasforma nella Luna Monsters School fino al 1° novembre, tra giostre, baby dance, laboratori creativi e il Labirinto Perduto. Il 24 ottobre arrivano Ninna e Matti, con due spettacoli e un meet & greet; il 31 ottobre, invece, il parco resta aperto fino alle 23, con parate e fuochi d’artificio.
A Leolandia, l’appuntamento con HalLEOween è in corso dal 18 settembre: ogni sabato sera tornano le Crazy HalLEOween Nights, tra attrazioni, dj set e street food. Ci sono oltre 50 attrazioni, spettacoli dal vivo e la parata a tema. E per chi ama la velocità c’è la suggestiva montagna russa Reveяsum.
Ufficio StampaGiostre e spettacoli per Halloween a Leolandia
Al CavallinoMatto, nei weekend di ottobre, si può affrontare l’Horror Forest, un percorso da brivido consigliato a partire dai 10 anni. Il 31 ottobre il parco è aperto fino alle 20 e il 1° novembre fino alle 19; in entrambi i giorni è in programma l’evento Dream’s Halloween. Accanto alle attrazioni horror ci sono anche punti informativi dedicati alla prevenzione e alla donazione del sangue.
Ufficio StampaHalloween al parco CavallinoMatto
Per chi cerca brividi più intensi, Cinecittà World propone fino al 1° novembre la Horror House, il roller coaster indoor Inferno e, per i più piccoli, lo Spooky Town Playground. A MagicLand, dal 3 ottobre al 1° novembre, si trovano sette horror maze, la Fattoria delle Zucche e il Ghost Park, mentre Mirabilandia festeggia fino al 1° novembre con l’area horror Suburbia, tunnel e percorsi pensati anche per famiglie e bambini. A Gardaland, infine, il Magic Halloween prosegue fino al 1° novembre, tra creature enigmatiche, zucche e scenografie immersive.
Ufficio StampaHalloween da brividi a Cinecittà World
Halloween in una escape room a tema horror
Per una serata di Halloween davvero diversa dal solito, si può sfidare la paura in una escape room a tema. Secondo i dati di EscapeRoomMap, in Italia sono 216 le stanze horror: circa una su quattro tra quelle censite, distribuite in 66 città.
Roma è la città che ne conta di più (35), seguita da Milano con 15 e da Torino con 11. Ma ce ne sono tantissime altre sparse lungo lo stivale. Sul sito ufficiale di EscapeRoomMap è possibile trovarne molte vicino a casa per un Halloween originale insieme ai propri amici… c’è solo l’imbarazzo della scelta!
Halloween nei campi di zucche più spettacolari
La festa più spaventosa dell’anno si può vivere anche di giorno, tra zucche da raccogliere e decorare, labirinti, giochi e scenografie autunnali. I pumpkin patch italiani sono una meta perfetta per una gita in famiglia o con gli amici. A Shirin, a Ornago, il campo resta aperto fino al 1° novembre, mentre alla Flover Farm di Bussolengo si passeggia tra oltre 30 varietà di zucche in un pumpkin patch di 20mila metri quadrati.
Ufficio StampaIl Campo delle Zucche di Flover Farm a Bussolengo
Per chi vuole prolungare la gita oltre Halloween ci sono il Villaggio delle Zucche di PuraVida Farm, in provincia di Pavia, e Tulipania, a Bonate Sopra: entrambi accolgono i visitatori fino all’8 novembre, con raccolta, laboratori e attività per famiglie. Altri indirizzi, date e informazioni sono nella nostra guida sui campi di zucche più belli d’Italia nel 2026.
Quando si organizza un viaggio, oltre alle tappe da seguire, ai ristoranti da provare e ai collegamenti da conoscere per spostarsi, conta anche la sicurezza della destinazione. Un tema che riguarda molte delle città italiane più frequentate, dalle mete d’arte ai grandi centri urbani, fino alle località balneari.
La nuova edizione dell’Indice della Criminalità 2026 del Sole 24 Ore, elaborato sui dati del dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, fotografa un’Italia in cui i reati denunciati diminuiscono, ma restano forti differenze tra i territori. Nella graduatoria vengono prese in considerazione le denunce registrate nel 2025 ogni 100mila abitanti, riferite alle province e alle città metropolitane, offrendo così un quadro generale della sicurezza sul territorio. Nella top 10 della classifica figurano anche destinazioni molto amate dai turisti e alcune sorprendono.
Un borgo sospeso sulla Valle dei Calanchi e una cittadina affacciata sul lago vincono il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028: si tratta di Civita di Bagnoregio e Bolsena. La Tuscia conquista così un nuovo importante riconoscimento, grazie a un progetto che mette in dialogo il patrimonio storico con la creatività e le nuove generazioni.
L’annuncio è arrivato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. A conquistare la giuria è stato il dossier “Arte che viene, arte che va”, che propone di trasformare il territorio in un laboratorio diffuso di produzione artistica, formazione e partecipazione.
Civita di Bagnoregio e Bolsena vincono il titolo per il 2028
Le due cittadine in provincia di Viterbo saranno unitamente la nuova Capitale italiana dell’arte contemporanea per il 2028. Quest’anno, l’attuale protagonista di tale riconoscimento è Gibellina, mentre nel 2027 il testimone verrà consegnato alla città piemontese di Alba.
Per il 2028, la candidatura della Tuscia ha prevalso invece sulle altre tre finaliste: Capri, con “Le sirene del nuovo”; Padova, con “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”; e Pozzuoli, con “La città delle fragilità creative”.
Alla proposta vincitrice sarà assegnato un milione di euro per realizzare il suo programma culturale. Il titolo sarà formalmente conferito con una delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro della Cultura, recependo l’indicazione della giuria presieduta da Lorenza Baroncelli.
iStockBolsena, insieme a Civita di Bagnoregio, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028
La scelta è stata unanime. Tra i motivi che hanno portato alla sua nomina figurano il rapporto con l’identità dei luoghi, l’attenzione alla formazione e la capacità di immaginare un’eredità duratura. Il progetto punta infatti a fare dell’arte contemporanea una presenza stabile nella vita di questo affascinante territorio, con una programmazione capace di proseguire oltre il 2028.
“Arte che viene, arte che va”: il progetto dedicato ai giovani
Il dossier, presentato da Civita di Bagnoregio insieme a Bolsena, nasce da mesi di confronto tra artisti, istituzioni, scuole e associazioni. Al centro ci sono i giovani, la possibilità di avvicinarsi all’arte e il desiderio di costruire nuove opportunità nel territorio.
Per Luca Profili, sindaco di Bagnoregio, il risultato rappresenta un riconoscimento che coinvolge l’intera Tuscia. La collaborazione con Bolsena, guidata dal sindaco Andrea Di Sorte, ha dato forma a una proposta in cui la scuola e la formazione artistica occupano un ruolo essenziale.
La loro ambizione è quella di creare un laboratorio culturale diffuso, dove produzione, apprendimento e partecipazione si rafforzino a vicenda. Il dialogo tra antico e contemporaneo è stato richiamato anche da Alessandro Giuli durante la proclamazione: “Il contemporaneo ha senso se guarda in avanti, se nel flusso della storia si rivolge alle giovani generazioni – ha dichiarato il ministro della Cultura -. Le attività del ministero della Cultura trovano un destinatario ideale nelle giovani generazioni, e a loro dedichiamo l’apertura di questa busta”.
Il progetto, secondo la motivazione della giuria, “si distingue per la piena e documentata aderenza alla visione del bando”, interpreta l’arte contemporanea “non come evento da consumare, ma come infrastruttura permanente”. In particolare, “il programma artistico è di alto profilo e dialoga con l’identità dei luoghi senza sovrapporsi a essa”, e il progetto “è costruito sin dall’impianto sull’eredità che intende lasciare: la continuità è presidiata da una programmazione pluriennale, il quadro economico è dimensionato con prudenza, senza dipendere da un unico finanziatore, al centro della proposta c’è la formazione dei più giovani, per un risultato che matura nel tempo”.
Tra i ritorni più attesi dell’autunno c’è quello di Teresa Battaglia: l’amato personaggio di Elena Sofia Ricci torna – dal 12 ottobre2026 in prima serata su Rai 1 – a risolvere casi complessi e intricati in Figlia della cenere, con l’aiuto di psicologia, criminologia e soprattutto del suo profondo intuito.
I fan ritroveranno in questa terza stagione de I casi di Teresa Battaglia i personaggi che hanno amato di più, la stessa suspence e la stessa tensione che li hanno tenuti attaccati alla Tv nelle precedenti stagioni e ambientazioni ancora più cariche di mistero. Le location di Figlia della cenere tra imponenti basiliche di epoca romanica, fiumi placidi solo all’apparenza e moderni scorci cittadini sembrano partecipare infatti, più che assistere inerti, allo svolgersi dei fatti sullo schermo.
Di cosa parla
Cinque anni dopo l’ultimo caso, quello della Ninfa Dormiente, Teresa Battaglia si ritrova a indagare sul ritrovamento del corpo di un uomo a cui l’assassino, dopo la morte, ha tagliato parte delle dita e sfondato lo sterno. Quando altri cadaveri vengono ritrovati nello stesso stato, la profiler di Udine si convince che i casi non possono essere scollegati come pure sembrano. Con l’aiuto fidato degli ispettori Massimo Marini e Giacomo Parisi arriva, così, alla conclusione che il serial killer agisca seguendo un codice preciso: sceglie vittime che hanno un segreto da nascondere e per cui devono pagare con la morte. Oltre che con la logica deviata dell’omicida, ne I casi di Teresa Battaglia 3 il personaggio di Elena Sofia Ricci dovrà fare i conti con il ritorno dell’ex marito che già in passato ha provato a ucciderla e a impedirle di vedere i figli.
Ufficio stampa RaiUna scena di “Figlia della cenere”
Dov’è stata girata la serie
Le principali location di Figlia della cenere si trovano ancora una volta in Friuli Venezia Giulia, come ha confermato la FVG Film Commission, che ha supportato la realizzazione della fiction. Il legame con la città di Udine e, più in generale, con il territorio friulano è del resto da sempre un tratto identitario della profiler.
Udine
In città, le riprese hanno interessato soprattutto il centro storico: elegante e ricco di chicche architettoniche, ma allo stesso tempo vivace e frequentato ogni giorno da un gran numero di fuorisede e turisti, dà alla fiction Rai con Elena Sofia Ricci un’atmosfera decisamente contemporanea.
iStockL’elegante centro storico di Udine
Aquileia
Lo stesso non si può dire di Aquileia, altro luogo dov’è stata girata Figlia della cenere. Qui i resti di età romana e paleocristiana insieme alla famosa Basilica di Santa Maria Assunta e agli stupendi mosaici che custodisce ricreano un senso di magnificenza e di mistero da cui anche la protagonista della serie – ha raccontato in conferenza stampa – è stata particolarmente colpita durante le riprese.
iStockL’imponente Basilica paleocristiana di Aquileia
Cividale del Friuli
Una vicenda legata al passato della protagonista ha fatto sì che tra i luoghi dov’è girata la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia ci sia anche Cividale del Friuli, la città affacciata sul fiume Natisone famosa per conservare le tracce più numerose della civiltà longobarda (tanto che l’UNESCO l’ha scelta come punto di partenza di un itinerario tematico).
iStockLa pittoresca Cividale del Friuli
Altre location
Tra le location troviamo anche altri borghi caratteristici del Friuli Venezia Giulia: San Pietro al Natisone, immerso nel verde delle valli dell’omonimo fiume, Reana del Rojale, con le sue rogge e i suoi mulini ad acqua sopravvissuti al tempo, e Magnano in Riviera, un importante centro agricolo-industriale sulle colline.
Ci sono città in cui il Natale si concentra in una piazza e altre dove invade strade, giardini e addirittura grotte sotterranee. A unirle sono le casette di legno, i profumi inconfondibili delle specialità invernali e quella voglia di partire che arriva insieme alle prime luminarie che scintillano per tutta la notte. Ma quali sono i migliori mercatini di Natale d’Europa nel 2026?
A svelarlo è European Best Destinations, che ha pubblicato la nuova classifica dei 20 migliori mercatini natalizi sulla base delle preferenze espresse da ben 803.258 viaggiatori provenienti da 179 Paesi. Il risultato affianca grandi classici e nuovi protagonisti, con alcuni riconoscimenti dedicati alle luminarie, alle parate e alle atmosfere più romantiche. Nella top 10, inoltre, spicca anche un mercatino italianospettacolare.
Il miglior mercatino di Natale d’Europa 2026
Il primo posto della graduatoria va a Craiova, in Romania, che conquista oltre 142.000 voti. Un risultato che premia una manifestazione cresciuta negli anni, fino a occupare più di 280.000 metri quadrati: sono infatti i mercatini tra i più estesi d’Europa.
iStockI suggestivi mercatini di Natale a Craiova
L’evento di Craiova si ispira allo Schiaccianoci: il centro storico cittadino diventa un percorso tra giocattoli monumentali, dolci giganti e decorazioni luminose, mentre gli chalet dipinti a mano aggiungono un tocco artigianale all’allestimento. Tra le attrazioni spiccano la ruota panoramica, la pista di pattinaggio e la suggestiva slitta di Babbo Natale sospesa in alto. L’esperienza continua anche a tavola, con una proposta gastronomica che riunisce sapori dell’Europa orientale e delle aree vicine, dalle specialità rumene alle influenze georgiane, armene e balcaniche. European Best Destinations associa così alla città anche il titolo di Migliore capitale europea del Natale.
Per la stagione 2026, dedicata al “Regno degli elfi”, segnatevi queste date: dal 13 novembre al 3 gennaio 2027 i mercatini di Natale di Craiova sono l’occasione perfetta per organizzare una fuga divertente tra luci, bancarelle e ricordi da portare con sé.
Il mercatino di Natale italiano premiato
L’Italia entra nella classifica, al sesto posto, con Govone e Asti, protagoniste del Magico Paese di Natale. Una formula speciale che invita a spostarsi tra luoghi diversi anziché fermarsi in un solo mercatino. L’ambientazione è incredibilmente fiabesca e non a caso nella classifica si aggiudica il titolo di Mercatino di Natale più romantico d’Europa.
Ufficio StampaIl Magico Paese di Natale di Govone
Ad Asti, il cuore dell’evento è Piazza Alfieri, dove oltre 150 casette in legno dedicate ad artigianato, gastronomia e street food accolgono i curiosi. L’ingresso è gratuito e non richiede prenotazione. A Govone, invece, il percorso si sviluppa nel centro storico e attorno al Castello Reale, con il grazioso mercatino, gli spettacoli dal vivo e diverse attività per le famiglie. Tra gli appuntamenti più attesi ogni anno tornano la Casa di Babbo Natale, la Scuola degli Elfi e il Natale al Castello. La manifestazione coinvolge anche San Damiano d’Asti con il suo presepe vivente, creando un itinerario molto interessante che attraversa il territorio di Langhe, Roero e Monferrato.
Il 2026 segna la 20ª edizione della manifestazione, in programma dal 14 novembre al 20 dicembre 2026.
La classifica completa
La classifica 2026 attraversa l’Europa, passando dalle capitali baltiche alle città tedesche, poi per il Piemonte e addirittura per i mercatini sotterranei dei Paesi Bassi. Dopo Craiova, sul secondo gradino del podio troviamo Zurigo, in Svizzera, indicata come il mercatino di Natale più bello d’Europa. Il suo punto di forza è la varietà: bancarelle tra le piazze del centro, specialità alpine, artigianato e spettacoli luminosi permettono di costruire un percorso sempre diverso. Le principali aperture si concentrano dal 19 novembre al 23 dicembre 2026, con alcuni mercatini attivi anche il 24 dicembre.
Sul terzo gradino troviamo invece Riga, in Lettonia, che si distingue come migliore destinazione europea per le luminarie natalizie. Alle casette di Piazza del Duomo, tra manufatti in lana, dolci speziati e cori, si affiancano installazioni luminose nei parchi e lungo i canali. Le date da non perdere? Dal 27 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Quarto è Wonderland Lisboa, il mercatino di Natale più soleggiato d’Europa. Sorge nel Parque Eduardo VII di Lisbona, con la sua ruota panoramica, giostre, artigianato e specialità locali che compongono un villaggio sorprendente che apre dal 27 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Al quinto posto c’è Debrecen, in Ungheria, dove l’Avvento punta su tradizioni locali, concerti e attività per le famiglie. Tra le bancarelle si assaggiano i kürtőskalács, i caratteristici dolci dalla forma cilindrica, mentre la pista di pattinaggio, riconosciuta come la più bella d’Europa a Natale, aggiunge un motivo in più per fermarsi. Le date ufficiali sono dal 20 novembre al 23 dicembre 2026.
Dopo il sesto posto italiano (con i mercatini di Govone e Asti), troviamo Valkenburg, nei Paesi Bassi, che abbina il titolo di miglior mercatino natalizio del Paese a quello di parata di Natale più bella d’Europa. Qui lo shopping si svolge anche nelle suggestive e antiche grotte di marna, tra gallerie decorate e bancarelle sotterranee. Christmas Town anima la città dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027, ma i mercatini nelle grotte terminano il 30 dicembre.
All’ottavo posto viene premiata Vienna, che vanta il mercatino di Natale più elegante d’Europa. L’architettura della capitale austriaca fa da cornice a chalet, decorazioni e passeggiate tra le luci: il fulcro è Rathausplatz, davanti al Municipio, dove l’atmosfera natalizia si accompagna alle attrazioni del parco. Il mercatino della piazza apre dal 13 novembre al 26 dicembre 2026.
Nona è Montbéliard, riconosciuta come sede del miglior mercatino di Natale di Francia. Le Lumières de Noël avvolgono il centro storico con decorazioni luminose, mentre gli chalet raccontano storie di artigianato e gastronomia. Nel 2026 la manifestazione festeggia la 40ª edizione, in programma dal 21 novembre al 24 dicembre.
Chiude la top 10 la romanticissima Parigi, e in particolare La Villette e le Tuileries, dove il fascino delle bancarelle si intreccia con monumenti, vetrine illuminate e attrazioni per le famiglie. L’appuntamento qui è dal 15 novembre 2026 al 3 gennaio 2027.
Riportiamo di seguito la lista completa delle 20 destinazioni premiate nella classifica 2026:
Craiova (Romania): premio Miglior mercatino di Natale d’Europa 2026; Migliore capitale europea del Natale e più grande evento natalizio europeo per superficie;
Zurigo (Svizzera): premio Mercatino di Natale più bello d’Europa;
Riga (Lettonia): premio Migliore destinazione europea per le luminarie natalizie;
Wonderland Lisboa, Lisbona (Portogallo): premio Mercatino di Natale più soleggiato d’Europa;
Debrecen (Ungheria);
Govone e Asti (Italia): premio Mercatino di Natale più romantico d’Europa;
Valkenburg (Paesi Bassi): premio Miglior mercatino di Natale dei Paesi Bassi e parata natalizia più bella d’Europa;
Vienna (Austria): premio Mercatino di Natale più elegante d’Europa;
Montbéliard (Francia): premio Miglior mercatino di Natale di Francia;
Parigi (Francia);
Edimburgo (Scozia, Regno Unito);
Madrid (Spagna): premio Miglior mercatino di Natale di Spagna;
Winchester (Inghilterra, Regno Unito);
Praga (Repubblica Ceca);
Bruges (Belgio): premio Tra i migliori mercatini di Natale del Belgio;
Dresda (Germania);
Norimberga (Germania);
Gole di Ravenna, Ravennaschlucht (Germania);
Francoforte (Germania);
Colonia (Germania).
Alla top 20 la piattaforma affianca una menzione dedicata all’Avvento di Zagabria, in Croazia, valorizzato come il mercatino di Natale più premiato d’Europa, ricordando le tre vittorie consecutive ottenute in passato.
I luoghi dov’è stato girato il film Tv su Biagio Conte sono estremamente simbolici per la vita e per l’eredità spirituale che questo moderno San Francesco palermitano, come in molti lo hanno considerato, ha inteso lasciare ai suoi seguaci (e non solo). Sullo schermo, man mano che la missione di Fratel Biagio si delinea, lo spettatore vede alternarsi una città tentacolare, dove bene e male si confondono come spesso fanno i viali alberati e di palazzi benestanti e i vicoli dove l’umanità è più verace, a posti pregni di una spiritualità semplice quanto genuina. Scopriamo insieme le location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, in onda in prima serata su Rai 1 domenica 11ottobre 2026.
Di cosa parla
È il 1990. Biagio, interpretato da Alessio Vassallo, è ancora solo uno studente proveniente da una famiglia agiata di imprenditori palermitani. Un giorno all’improvviso decide di lasciare tutto e mettersi sul cammino di Francesco, come recita appunto il titolo del film: zaino in spalle si dirige verso Assisi. Al ritorno non è più lo stesso: non vuole più voltarsi davanti al dolore e alle sofferenze degli altri e, anzi, decide di condividerle ogni giorno andando a vivere con i senzatetto sotto ai portici della stazione di Palermo. Qui farà incontri come quello con il piccolo Totò e la sua mamma che lo metteranno ancora più chiaramente davanti alla propria missione: stare dalla parte degli ultimi come continuerà a fare, anche dopo la sua morte, la Missione di Speranza e Carità da lui fondata.
Ufficio stampa RaiUna scena di “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte”
Dov’è stato girato il film
Diretto da Costanza Quatriglio e prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, il film Tv sulla vita di Biagio Conte è girato tra Palermo e Assisi: due luoghi chiave della sua esistenza.
A Palermo le riprese hanno interessato sia zone popolari come i dintorni della stazione, il quartiere di Ballarò con il suo vivace mercato e quello della Kalsa dove ancora sono evidenti le origini arabe della città e sia zone bene e palazzi raffinati come Palazzo Marchesi, Palazzo Comitini, il Palazzo Arcivescovile, Casa Professa in una sorta metafora visiva della scelta compiuta da Fratel Biagio.
In centro altre location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte si trovano nei pressi della ricca Cattedrale in stile arabo-normanno (in piazza Sette Angeli più nel dettaglio).
iStockLa ricca Cattedrale di Palermo
Poco fuori dalla città la produzione ha girato sul lungomare di Mondello: l’iconica passeggiata sul mare dove i palermitani – e non solo – amano godere delle belle giornate.
Il Monte Pellegrino, altro luogo di profonda spiritualità legata al culto di Santa Rosalia, fa per tutta la durata del film da «custode» – come lo ha definito la regista – immobile alla fede di Biagio e dei suoi fratelli palermitani.
Assisi
Le scene del viaggio di Biagio Conte ad Assisi sono state girate in loco. In varie inquadrature del film è riconoscibile in particolare il Santuario di San Damiano: è qui, secondo la tradizione francescana, che San Francesco si fermò a pregare dopo aver vagato a lungo per la campagna umbra e compose il Cantico delle creature. In questa stessa chiesa, poco fuori le mura della città e nel tempo diventata un luogo di culto non meno frequentato da fedeli di tutto il mondo, più tardi Santa Chiara avrebbe fondato l’ordine delle clarisse e compiuto alcuni dei suoi principali miracoli.
iStockIl Santuario di San Damiano: un luogo di culto molto amato
Nessun passeggero da imbarcare, nessun annuncio in cabina e, a volte, neanche un secondo pilota. Sembra uno scenario irreale, eppure quel volo esiste e deve arrivare a destinazione. È questo il mestiere dei ferry pilot: professionisti incaricati di trasferire un aereo da un punto all’altro del mondo.
Chi è e cosa fa un ferry pilot
Un jet appena uscito dalla fabbrica, un aereo acquistato da un privato dall’altra parte dell’oceano, un velivolo che deve raggiungere un centro di manutenzione o essere consegnato a un nuovo proprietario: le situazioni in cui un aereo deve essere semplicemente spostato sono molto più ricorrenti di quanto pensiamo.
Ed è qui che entrano in gioco i ferry pilot, professionisti ingaggiati da proprietari, aziende, operatori o broker che devono conoscere non solo il modello che stanno per pilotare, ma anche rotte internazionali, procedure, documentazione e pianificazione a lungo raggio. A seconda delle dimensioni del velivolo da trasportare esistono servizi diversi, dai piccoli monomotori fino agli Airbus.
La parte più interessante del mestiere è forse quella che riguarda il volo di trasferimento dei piccoli aerei. Per attraversare il Nord Atlantico ad esempio, un velivolo leggero può seguire una rotta a tappe attraverso Canada, Groenlandia e Islanda prima di raggiungere l’Europa. Questi aerei, però, hanno un’autonomia di qualche centinaio di chilometri, che può essere aumentata installando i ferry tank, ovvero serbatoi supplementari che consentono di trasportare più carburante. La distanza massima che il veivolo può percorrere in queste condizioni è chiamata ferry range ed è determinata dal pilota in base ai litri di carburante disponibili.
Non si tratta semplicemente di fare il pieno, anche peso, autonomia, meteo e punti di rifornimento devono essere calcolati con estrema precisione. La stessa preparazione è richiesta anche sull’oceano: per rotte di questo tipo possono essere necessari equipaggiamenti di sopravvivenza specifici come zattere, tute da immersione e dispositivi di localizzazione. Inoltre, la FAA sottolinea che alcuni Paesi prevedono requisiti specifici per i voli transatlantici.
Anche i grandi aerei volano vuoti
Il ferry flight non è una prerogativa dei piccoli aerei: anche un aereo di linea può essere trasferito senza passeggeri a bordo, per esempio verso un centro di manutenzione, un deposito o una nuova base. Nei casi in cui il veivolo non soddisfa temporaneamente tutti i requisiti ordinari di aeronavigabilità ma può comunque volare in sicurezza, è possibile ottenere un’apposita autorizzazione. La FAA include esplicitamente tra gli scopi degli Special Flight Permit anche il trasferimento verso manutenzione, stoccaggio o consegna al nuovo proprietario.
Ferry Pilot: un lavoro meno glamour di quanto sembri
Dietro questo mestiere c’è una lunga preparazione, fatta di documenti, permessi, assicurazioni, controlli tecnici e tutto il necessario per raggiungere la destinazione in totale sicurezza. Un altro aspetto che non rende questo lavoro facile sono le ore trascorse da soli in cabina: un ferry pilot può passare giorni attraversando continenti e oceani, spesso in spazi ridotti e senza i comfort di un normale volo di linea. Proprio per questo motivo, esperienza e capacità di prendere decisioni diventano fondamentali.
E se, giunti a questo punto, vi steste chiedendo come fa un ferry pilot a tornare a casa dopo aver consegnato un aereo, la risposta è semplice: in economy!
Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, attesissima seconda stagione della serie su Max Pezzali e Mauro Repetto disponibile dal 9 ottobre 2026 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, sono legate biograficamente alle vicende musicali e personali dei protagonisti. Il centro storico di una tranquilla cittadina italiana, gli eleganti palazzi aristocratici e i grattacieli alti e popolati di uffici delle grandi città e persino uno sconfinato deserto americano sono gli stessi – o quasi – che hanno fatto da sfondo al successo del duo. L’ambientazione e i luoghi dov’è stata girata la serie sugli 883 di Sydney Sibilia però, come più volte ha raccontato lo stesso regista, hanno come compito non meno importante quello di rievocare una certa atmosfera da Anni Novanta.
Di cosa parla
Nella seconda e ultima stagione della serie sugli 883 è il 1993 e Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) stanno coronando il sogno di essere primi in classifica. Mentre lavorano al nuovo album – “Nord Sud Ovest Est”, da cui il titolo della stagione – qualcosa tra i due però comincia a cambiare. Il momento di grande successo che stanno vivendo li porta a Milano prima e, poi, in quell’America che avevano tanto sognato da ragazzini. Eppure, vista da dentro, la vita dei due è molto più incasinata di quanto da fuori si possa immaginare e i dubbi riguardo al futuro professionale, alle ambizioni individuali e persino alla loro stessa amicizia si fanno sempre più ingombranti.
Ufficio stampa SkyUna scena di “Nord Sud Oves Est – La leggendaria storia degli 883”
Dov’è stata girata la serie
Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 spaziano da Pavia a Torino, a Roma e il litorale laziale, con qualche puntata anche in Spagna.
Pavia
La città dove Max Pezzali e Mauro Repetto sono cresciuti, hanno scritto le prime canzoni e cominciato a pensare alla musica come quello che avrebbero fatto da grandi non poteva certo mancare nella serie. In questa seconda stagione, però, Pavia ha un ruolo più defilato rispetto a quello che aveva in Hanno ucciso l’uomo ragno: gli eventi narrati, del resto, portano il duo sempre più lontano dalla cittadina lombarda verso il successo nazionale.
Sullo schermo si continuano a riconoscere i vicoli acciottolati del centro storico, le vie che costeggiano il fiume Ticino e l’iconico Ponte Coperto: un ponte trecentesco ricostruito sulle tracce di un antico ponte romano, caratteristico appunto per la copertura a tetto e diventato nel tempo il simbolo della città.
Anche Borgo Ticino, il pittoresco borgo medievale al di là del fiume un tempo frequentato da lavandaie, pescatori e cavatori di ghiaia, ha fatto da set per le riprese della seconda stagione della serie Sky sugli 883.
iStockL’iconico Ponte Coperto
Come la produzione (Sky Studios e Groenlandia) ha raccontato più volte, nonostante Max Pezzali abbia partecipato alla scelta delle location, i luoghi della serie (il negozio di fiori della sua famiglia, la tavernetta da dove ha cominciato a fare musica, la casa di Silvia, eccetera) non sempre corrispondono esattamente con quelli reali, per lo più per ragioni logistiche e organizzative.
Torino
A Torino le location della seconda stagione della serie sugli 883 si trovano per lo più in centro: con i loro palazzi eleganti e le raffinate architetture liberty zone come Piazza San Carlo e Via Po, il salotto buono del capoluogo sabaudo, si prestano bene a rappresentare il cliché della grande città italiana degli Anni Novanta.
iStockL’elegante centro storico di Torino
Roma e il litorale laziale
Lo stesso si può dire per Roma che, con oltre 100 giorni di riprese, si rivela il luogo dove la serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 è stata girata per più tempo.
La produzione, fin qui, non ha diffuso dettagli sulle location romane: quello che si può dire con certezza è che i set sono stati distribuiti in diversi punti della città, cogliendo angoli capaci di rappresentare la Milano di allora con le passerelle patinate della moda, gli studi discografici d’ispirazione americana, i grandi concerti ed eventi internazionali.
Ufficio stampa SkyUn’altra scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”
Tra le location della seconda stagione della serie di Sydney Sibilia sugli 883 segnalate in Rete c’è anche Ardea: la città poco a sud di Roma, e più nello specifico la sua frazione marina, sono tra i tratti del litorale laziale scelti per fare da sfondo alle nuove avventure di Pezzali e Repetto.
In questo nuovo capitolo il duo, reduce dal successo del primo album, approda negli Stati Uniti coronando un sogno coltivato fin da bambini e dai tempi delle prime canzoni composte nella tavernetta dei genitori. Sullo schermo si vedono più volte Max Pezzali e Mauro Repetto sfrecciare sulle ampie e sconfinate statali americane, così pregnanti nell’immaginario comune a stelle e strisce.
Un dettaglio curioso è che queste scene non sono state girate davvero in America, ma nella Tuscia viterbese. Spostandosi a pochi chilometri a nord rispetto a Roma, la produzione ha trovato strade che proseguono dritte per chilometri e chilometri, circondate da un paesaggio brullo e a tratti quasi desertico e di giorno inondate da luce che niente hanno da invidiare alle highway americane. Si tratta di strade come la Provinciale delle Quattro Dogane (segnalate da diverse fonti in Rete) e situata nei dintorni di Montalto di Castro: una cittadina della Maremma laziale, famosa per le spiagge Bandiera Verde oltre che per il Parco Archeologico di Vulci.
Anche le altre scene ambientate nel deserto americano, dove Pezzali e Repetto si recarono per realizzare video e altri materiali promozionali dell’album “Nord Sud Ovest Est”, non sono state effettivamente girate negli Stati Uniti.
Ufficio stampa SkyAncora una scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”
Alla ricerca di panorami assolati e brulli che ricordassero quelli veri, la produzione della serie è approdata ad Almerìa. Questa città andalusa, famosa per le tapas e per alcune delle spiagge più belle della Spagna, vanta oltre tremila ore di sole all’anno ed è perfetta quindi per riprodurre l’atmosfera desertica.
Tanto perfetta che, ben prima di Sybilia e la sua troupe, è stata scelta come set di grandi classici del genere western tra cui quelli di Sergio Leone. Il Desierto de Tabernas, un sito di interesse geografico-paesaggistico a pochi chilometri dalla città, del resto oltre essere l’unico deserto in Europa che si possa considerare tale è senza dubbio il più cinematografico che ci sia e frequentato per questo, oltre che da tanti amanti della natura, da appassionati di cinema e di set-jetting.
Gioca molto sul potere evocativo delle immagini – che in numerose sequenze letteralmente si sostituiscono ad azioni, dialoghi, interazioni tra i personaggi – il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis appena arrivato nelle sale dopo essere stato presentato, unica opera italiana, alle Giornate degli autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Sconfinate vedute montane, riprese dall’alto di altipiani dove la natura domina incontrastata e quasi ancora vergine sono parte, fondamentale più che integrante, infatti del racconto che il regista fa di una delle esperienze umane più fondative e universali di questi tempi: la migrazione. Scopriamo insieme le location di Balcanica.
Di cosa parla
L’Afghanistan ha messo al bando la musica: è per questo, per poter continuare a esprimere la propria arte, che il direttored’orchestra Nazar e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, decidono di lasciare il paese e raggiunge l’Italia. Come molti altri migranti si mettono in viaggio sulla rotta balcanica. È qui che incontrano Greta, il personaggio interpretato da Matilda De Angelis. La giovane donna è una dottoressa impegnata per la prima volta in una missione umanitaria. Tra i tre si instaura un legame forte tanto quanto inaspettato, capace di far ritrovare a Nazar e Jalil speranza nella musica e mettere Greta di fronte a realtà completamente diverse da quelle a cui è abituata. Sulla strada che riporta Nazar e Jalil alla libertà, così, anche Greta si ritroverà a compiere una scelta che le cambierà per sempre la vita.
Ufficio stampa Biennale di VeneziaUna scena di “Balcanica”
Dov’è stato girato il film
Il film – una co-produzione italo-serbo-croata di Nightswim, Wildside, This and That Productions e Antitalent – è stato girato per lo più nella Serbiasud-occidentale, in zone realmente attraversate dalla cosiddetta “rotta balcanica” (una delle rotte migratorie terresti oggi più percorse tra Medio Oriente ed Europa).
Sjenica
Tra le location di Balcanica c’è Sjenica. Oggi questa città serba è soprattutto un grosso snodo commerciale e militare. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano necropoli e altre numerose testimonianze di antiche civiltà come quelle dei Dardani e degli Illiri, però per secoli è stats un importante punto di passaggio per i mercati che si muovevano da e verso Dubrovnik (Croazia) e di rappresentanza per l’impero ottomano che – non a caso – fece costruire qui una fortezza (oggi andata totalmente distrutta).
A Sjenica la natura domina incontrastata e selvaggia all’interno della Riserva Speciale di Uvac.
iStockLo spettacolare fiume Uvac
L’altopiano di Pešter
Più ancora lo fa sull’altopiano di Pešter, altro luogo dov’è stato girato il film Balcanica, facile da riconoscere sullo schermo per i suoi profili aspri e irregolari. Questo campo carsico, situato tra i 900 e i 1200 metri d’altezza e circondato da sette diverse catene montuose, è attraversato infatti dal – già nominato – fiume Uvac che, scavandolo, ha dato vita nei secoli a solchi, meandri e talvolta veri e propri canyon (non stupisce, così, che al Pešter ci si rierisca talvolta come al “Colorado serbo”).
iStockLa natura imponente sull’altopiano di Pešter
La zona è nota per il clima particolarmente rigido, soprattutto in inverno quando si raggiungono temperature di diverse decine di gradi sotto lo zero: famoso è l’inverno del 1985, quando nel villaggio di Karajukića Bunari, si registrò una temperatura di -39.5°, la più bassa mai segnalata in Serbia.
Nel film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis questa natura e queste condizioni così estreme fanno da contrappunto vivido al dramma di chi non ha altra scelta che migrare per poter continuare a essere se stesso.
Il nuovo thriller psicologico di Paolo Strippoli, nelle sale dall’8 ottobre 2026, è tra i film più attesi dell’autunno: c’entrano il successo riscontrato alla Mostra del Cinema di Venezia, il fatto che sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, ma senza dubbio anche la vicenda «spietata e carnale» – come l’ha definita lo stesso regista – che racconta, specchio di una parentesi storica ben definita e in cui molte famiglie italiane in fondo finiranno per riconoscersi. Le location di L’estranea, tutte reali e tutte concentrate tra la Puglia e il Lazio, partecipano a rendere più universale quanto narrato ed evidente il legame dei protagonisti e del regista pugliese con i luoghi che abitano nella finzione (gli uni) e nella realtà (l’altro).
Di cosa parla
In una notte di temporale Anna, la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, bussa alla porta dell’appartamento romano della figlia Alice, il personaggio di Romana Maggiora Vergano, e le rivela la bugia su cui da oltre vent’anni si regge l’equilibrio della loro famiglia. Allora, pur di salvarle la gamba dopo un’incidente di cui era stata vittima, la donna aveva stretto un patto con una misteriosa estranea: il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, da cui il titolo del nuovo film di Paolo Strippoli. Questa scelta aveva dato il via a una serie di avvenimenti terribili che avevano colpito la famiglia. Solo Alice ha il potere di interrompere finalmente questa catena spaventosa di eventi e rimettere ogni cosa al proprio posto. A che prezzo però? E la giovane sarà davvero disposta a pagarlo?
(c) 01 DistributionUna scena di “L’estranea”
Dov’è stato girato il film
Il dramma familiare di Paolo Strippoli è ambientato tra la Puglia dove la famiglia di Anna, che rappresenta una certa imprenditoria pugliese rapidamente arricchitasi tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi degli Anni Duemila, ha le proprie radici e Roma dove la figlia Alice si è trasferita, come molti suoi coetanei, per cercare la propria strada. Per dare realismo alla narrazione anche i luoghi dov’è stato girato il film L’estranea si trovano tra la Puglia e la Capitale.
Bari
A Bari, città di cui è originaria la famiglia di Anna, la produzione (Kazak Productions e Tarantula Film con Le Pacte) ha scelto di girare sia in luoghi centrali e iconici per la storia e il presente turistico del capoluogo pugliese e sia in zone più periferiche e marginali: una soluzione che ha consentito di rappresentare sullo schermo il volto profondamente stratificato che la città ha da sempre.
Sullo schermo sono facili da riconoscere il lungomare e il Molo San Nicola: il pittoresco porto vecchio di Bari, subito a ridosso del centro cittadino e del famoso Teatro Margherita, dove ancora oggi si continuano a tramandare le tradizioni marinare della città come, ogni mattina, quella dell’arrivo e della vendita del pesce fresco.
iStockL’antico porto di Bari
Un set è stato stabilito presso il Circolo Canottieri Barion: fondato a fine Ottocento è uno dei più storici della zona.
Altra location di L’estranea a Bari è il quartiere San Paolo: sorto tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Sessanta del Novecento come primo quartiere residenziale pubblico della città, ancora oggi conserva il suo animo popolare nonostante sia stato interessato nel tempo da interventi di riqualificazione come quello mirato a trasformarlo, tramite murale e street art, in un Quartiere Museo.
Alcune scene del nuovo film di Paolo Strippoli sono state girate al Policlinico Giovanni XXIII.
Monopoli
A Monopoli si è girato sia in location private (come uno studio medico) e di servizio (il canile pubblico) e sia in luoghi molto amati sia dai turisti e sia soprattutto dai locali. Uno di questi è il castello Carlo V: un forte del Cinquecento costruito durante la dominazione spagnola della città e che ancora oggi incuriosisce per la sua pianta poligonale con bastioni, ponti levatoi, mura difensive.
iStockLo storico castello di Monopoli
Impossibile da non riconoscere sullo schermo è Porto Ghiacciolo: una delle spiagge più belle della Puglia, famosa per il colore cristallino e la temperatura molto bassa – come lascia intuire il nome – delle sue acque, oltre che per l’Abbazia di Santo Stefano che le fa da sfondo.
iStockLa stupenda spiaggia di Porto Ghiacciolo
Gioia del Colle
Tra le location pugliesi di L’estranea c’è anche Gioia del Colle. Qui, come confermano anche numerose testate locali, la troupe ha girato a Villa Povia. Fin qui non si conoscono, però, più dettagli su quali stanze e ambienti della storica residenza – che per il ruolo chiave che ha nelle vicende della famiglia è comparsa fin dalle prime immagini dal set diffuse – siano state interessate dalle riprese.
(c) 01 DistributionUna delle prime immagini dal set di “L’estranea”
Roma
A Roma anche la scelta delle location appare volutamente in rottura con quanto fatto in Puglia, come a sottolineare anche visivamente quanto radicalmente il patto con l’estranea abbia deviato il corso delle vicende familiari.
La figlia di Anna vive nel quartiere di San Lorenzo: uno dei più giovani della Capitale, frequentato ogni giorno da un gran numero di studenti e fuorisede e animato da localini alla moda e da una vivace movida, senza che questo gli abbia fatto perdere il carattere prettamente popolare. È qui in un appartamento di Via degli Ausoni che sono state girate le scene, incluse alcune di quelle in terrazza, in cui Anna raggiunge a Alice e le racconta del patto che da piccola le ha salvato la gamba.
Altre scene sono state girate in prossimità della Stazione Termini: una zona altrettanto frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori fuorisede e persone che per ragioni diverse si spostano da o per Roma.
Diversi ospedali romani sono tra le location di L’estranea e non c’è da sorprendersene considerata la trama e che l’evento scatenante è un incidente che stravolge la quotidianità della famiglia di Anna mettendo a rischio la salute di Alice. Riprese sono state effettuate, in particolare, all’Ospedale San Camillo, all’American Ospital e all’Istituto San Leone Magno.
(c) 01 DistributionUn’altra scena di “L’estranea”
Non mancano scene girate in studio per cui la produzione del nuovo film di Paolo Strippoli si è appoggiata agli Studios di via Tiburtina: tra i teatri di posa più famosi – e utilizzati – della Capitale, dove sono stati girati numerosi classici moderni del cinema italiani e trasmissioni televisive dal forte seguito.
Sono stati annunciati i vincitori dei Destination of Sustainable Cultural Tourism Awards 2026, i premi dedicati alle destinazioni e alle iniziative che valorizzano il patrimonio culturale attraverso un turismo sostenibile, assegnati dalla rete europea del turismo culturale (ECTN), in collaborazione con Europa Nostra, European Travel Commission e NECSTouR.
Sono 6 le categorie valorizzate, con riconoscimenti che spaziano dalla gastronomia alle esperienze digitali, dai cammini ai percorsi oltre confine. Tra quelli segnalati c’è anche un progetto italiano.
Il riconoscimento italiano e l’esperienza tra due Paesi
L’Italia è tra i progetti segnalati grazie a “Vacanze in salute – Healthy holidays in Veneto Region”, che ha ricevuto una menzione speciale nella categoria dedicata alla digitalizzazione.
L’iniziativa dell’ULSS 4 Veneto Orientale è stata candidata dal Comune di Jesolo. Il programma accompagna la stagione turistica potenziando l’assistenza sanitaria nelle località del litorale: Bibione, Caorle, Eraclea, Jesolo e Cavallino-Treporti. Comprende una rete di servizi per i vacanzieri, con assistenza medica, infermieristica e supporto linguistico per i visitatori stranieri. Un aspetto concreto dell’accoglienza, importante anche per chi deve organizzare il viaggio tenendo conto delle proprie esigenze di salute.
C’è poi un’esperienza premiata che coinvolge anche il territorio italiano: Smuggle Tour, o Šverc Tura, arrivata terza nella categoria del turismo culturale transnazionale. Il riconoscimento è andato all’ente turistico sloveno di Nova Gorica e della Valle del Vipacco. Nata nell’ambito di GO!2025, l’esperienza ripercorre le vicende del contrabbando lungo il vecchio confine tra Italia e Jugoslavia. Il percorso parte da Piazza Transalpina, tra Gorizia e Nova Gorica, e prosegue verso la collezione museale di Pristava dedicata al tema. Per circa due ore, i partecipanti entrano nella storia attraverso racconti, incontri con attori e un gioco di ruolo che li trasforma in contrabbandieri alle prese con i controlli di frontiera.
Le sei categorie e le esperienze vincitrici
I premi distinguono diversi modi di valorizzare il patrimonio: dalla capacità di proteggerlo durante una crisi al coinvolgimento delle comunità locali. Ecco cosa rappresentano le sei categorie e quali progetti hanno conquistato il primo posto.
Resilienza nel turismo culturale
Questa categoria riguarda la capacità delle destinazioni di salvaguardare il patrimonio e continuare ad accogliere visitatori di fronte a crisi economiche, eventi climatici e altre difficoltà. Al primo posto si è classificata la Riserva museale di Turaida, in Lettonia, un vasto parco storico-culturale e naturalistico di circa 42-43 ettari.
A caratterizzarla è il castello medievale in mattoni rossi del XIII secolo, immerso nel paesaggio della Valle del Gauja. La riserva riunisce testimonianze archeologiche, architetture e mostre che raccontano la storia del territorio: dalla chiesa in legno del 1750 al memoriale della leggendaria Rosa di Turaida, fino alla Collina dei Canti Popolari, dove le sculture celebrano il patrimonio folcloristico lettone.
iStockRiserva museale di Turaida, in Lettonia
Turismo creativo e partecipativo
Qui il viaggio diventa un’occasione per imparare e partecipare: incontrare artigiani, conoscere tradizioni, sperimentare attività insieme alle persone che abitano un territorio. Il vincitore è Mziskari, una rete di gastronomia sostenibile in Georgia, che porta la cultura del cibo al centro dell’esperienza turistica.
Digitalizzazione del turismo culturale
App, strumenti interattivi ed esperienze virtuali possono rendere il patrimonio più accessibile e aiutare a organizzare la visita. In questa categoria ha vinto il Dubrovnik Pass, in Croazia, davanti a progetti che sperimentano nuove modalità di incontro tra tecnologia e cultura. È la stessa sezione nella quale compare la menzione italiana (Vacanze in salute – Healthy holidays in Veneto Region).
Sono premiate le iniziative che collegano almeno due Paesi attraverso una storia o un patrimonio condiviso. Il primo posto è andato a Significant Cemeteries for Sustainable Europe, progetto dell’Itinerario europeo dei cimiteri, che propone di valorizzare questi luoghi come spazi di memoria, cultura e pace.
Turismo attivo, lento e accessibile
Camminare, pedalare e conoscere un territorio rispettandone i ritmi: questa categoria mette insieme mobilità sostenibile, paesaggio, patrimonio e inclusione. A vincere è stato il Camino South Istria, in Croazia, un progetto che coinvolge diverse località dell’Istria meridionale, tra cui Pola, Medulin e Fažana. Si tratta di un itinerario ad anello di oltre 180 chilometri, suddiviso in 7 tappe, che porta alla scoperta del patrimonio storico, culturale e religioso dell’Istria meridionale.
L’obiettivo è fare in modo che il turismo contribuisca a rafforzare gli ecosistemi, la cultura e le comunità dei territori visitati. Il riconoscimento principale è andato al North Sea Passport, legato all’area del Mare dei Wadden della Bassa Sassonia, in Germania. Una categoria che invita a considerare anche ciò che un viaggio può restituire ai luoghi che ci ospitano. Il North Sea Passport invita a esplorare la costa della Bassa Sassonia raccogliendo timbri in oltre 250 punti, tra attrazioni culturali e paesaggi naturali. Un passaporto di viaggio che diventa un ricordo personale del territorio e contribuisce alla sua tutela: i proventi delle vendite sostengono progetti ambientali locali e interessanti iniziative di piantumazione.
Tropea non è solo la principale location di B.A.E. – Before Anything Else, il film ora nelle sale di Alessio Hong e Paula Lingyi Sun, ma è una sorta di motore immobile dell’azione: senza il mare cristallino, le spiagge dorate, i vicoli assolati, i panorami mozzafiato della cittadina calabra l’incontro tra i due protagonisti, che dà il via a una sorta di rilettura in chiave contemporanea del dramma di Romeo e Giulietta, infatti forse non sarebbe mai avvenuto. Scopriamo insieme dov’è stato girato questo coming of age prodotto da Andromeda Film e Flat Parioli.
Di cosa parla
Romeo (Riccardo de Rinaldis Santorelli, attore già visto sul piccolo schermo in Doc – Nelle tue mani) decide di concedersi un’ultima estate di completa spensieratezza a Tropea insieme agli amici di sempre, prima di affrontare la vita adulta e le sue responsabilità. È mentre è in vacanza che conosce Giulia (Yile Yara Vianello): una ragazza del posto appassionata di teatro che lo convince a partecipare a una rappresentazione amatoriale di Romeo e Giulietta.
Mentre interpretano i giovani innamorati, tra i due inevitabilmente cresce un sentimento travolgente. Come nel dramma di Shakespeare, però, qualcuno è pronto a ostacolare l’amore: si tratta in questo caso di Teo, il fratello maggiore di Giulia, protettivo nei suoi riguardi almeno quanto diffidente verso Romeo.
Ufficio stampa Bif&stUna scena di “B.A.E. – Before Anything Else”
Dov’è stato girato il film
Tropea
Tropea fa insomma da palcoscenico all’attrazione iniziale tra Giulia e Romeo che poi si trasforma in qualcosa di molto più profondo ed è qui che il film è girato per la maggior parte delle scene.
iStockIl panorama mozzafiato di Tropea
Della “perla del Tirreno” – com’è spesso chiamata –incoronata dal Telegraph tra le città più belle d’Italia, si riconoscono sullo schermo le spiagge, sia quelle più rinomate e frequentate dai turisti e sia quelle più nascoste e appannaggio dei locali, e i panorami mozzafiato come quello iconico del Santuario di Santa Maria dell’Isola arroccato su uno scoglio di fronte al mare.
Anche il labirinto di vicoli stretti del centro storico, su cui si affacciano eleganti palazzi settecenteschi, fa da cornice alla storia di Giulia, Romeo e un gruppo di amici che godendo della bellezza folgorante del Sud e dei suoi ritmi lenti sembrano provare soprattutto a costruire ricordi confortanti per quando sarà la vita adulta a bussare alle loro porte.
Altre location
I materiali di produzione segnalano tra le location di B.A.E. – Before Anything Else più in generale la Costa degli Dei: quel tratto di costa tirrenica che si estende da Pizzo a Nicotera, punteggiata da baie, cale e spiagge tra le più belle della Calabria e dove si trova appunto, tra località di mare molto rinomate sia in Italia e sia all’estero, anche Tropea. Non sono stati forniti, però, ulteriori dettagli su dove sia stato girato il film ed eventuali altre location oltre a Tropea. Una presentazione in anteprima è stata organizzata, già a inizio anno, a Spilinga proprio per rimarcare il profondo legame del film – presentato in quel periodo al Bif&st – col territorio.
iStockLa spettacolare Costa degli Dei
Alcune fonti in Rete segnalano tra i luoghi dov’è stato girato B.A.E. – Before Anything Else anche Roma: con ogni probabilità per le scene in interna e le riprese effettuate in studio.
Ci sono città che si visitano e altre che, invece, si vivono. A raccontarci quali sono i luoghi da vedere almeno una volta nella vita è un’ex assistente di volo, Stefania, che in 30 anni di servizio ha avuto modo di conoscere alcune delle destinazioni più affascinanti del mondo.
Da Bangkok a Sydney, passando per Tokyo e Istanbul, il suo racconto restituisce quattro città molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di lasciare il segno.
Bangkok: dove caos e spiritualità convivono
«Bangkok è completamente diversa da quello a cui siamo abituati» inizia così il racconto della prima destinazione. Una città calda, umida e frenetica, dove il traffico e il caos delle strade convivono con una forte presenza della religione. Stefania ha vissuto per sei mesi nella capitale thailandese e proprio attraverso i suoi racconti è nata la curiosità per questa città. «La gente è di una cordialità che non avevo mai visto. Vivono molto per strada: negli angoli trovi persone che cucinano, mangiano sedute a terra, condividono gli spazi».
Al tempo stesso però, Bangkok è anche una città di contrasti. Ai grandi stradoni si affiancano templi riccamente decorati, come Wat Pho e Wat Arun, tra i luoghi simbolo della capitale. Wat Arun sorge sulla riva occidentale del Chao Phraya ed è caratterizzato dal grande prang decorato con porcellane e ceramiche. Un’altra attrazione incredibile sono i mercati: il Chatuchak Weekend Market è uno dei luoghi più conosciuti per lo shopping e viene indicato dall’ente del turismo thailandese come il più grande mercato del weekend al mondo. Per vivere invece un’esperienza decisamente particolare ci sono il Maeklong Railway Market, dove le bancarelle si trovano lungo i binari e vengono ritirate al passaggio del treno, e il Damnoen Saduak Floating Market, dove i venditori commerciano direttamente dalle barche.
«E poi c’è il cibo», racconta, «è buonissimo e molto particolare». Dai piatti della cucina di strada fino agli snack più insoliti, Bangkok è una città in cui anche mangiare diventa parte del viaggio. Per chi vuole continuare a esplorare, da Bangkok si possono raggiungere numerose destinazioni del Paese, dalle località balneari fino ad Ayutthaya, antica capitale del regno del Siam e oggi importante sito storico.
Sydney: dove la città incontra la natura
La seconda città della lista è Sydney, che conquista soprattutto per il suo equilibrio tra contemporaneità e natura.
«È modernissima, con l’Opera House, gli edifici e tutto quello che ci si aspetta da una grande città, ma allo stesso tempo hai la sensazione che la natura sia già dentro la città». E basta pensare a Bondi Beach, una delle spiagge più famose dell’Australia, raggiungibile facilmente dal centro e molto legata alla cultura del surf e dell’attività all’aria aperta.
Il rapporto con la natura, secondo il suo racconto, è una delle caratteristiche che più colpiscono chi arriva dall’Europa. E fuori dalla città le possibilità aumentano: le Blue Mountains, a circa 90 minuti da Sydney, offrono foreste, vallate, cascate e sentieri, con la celebre formazione delle Three Sisters. Per chi ha più tempo a disposizione, invece, c’è anche l’Outback australiano. L’Uluru, conosciuto anche come Ayers Rock, non si trova nei dintorni di Sydney, ma può essere raggiunto con un ulteriore volo.
iStockBlue Mountains, Australia
«Sono fissati con la natura e con lo sport», racconta l’ex assistente di volo, «e una cosa che mi aveva colpito era vedere quanto presto le persone iniziassero ad allenarsi, le palestre erano già piene alle cinque del mattino!».
Anche il Natale qui assume un aspetto completamente diverso rispetto all’Europa: dicembre coincide con l’estate australiana, quindi non è insolito associare le festività alla spiaggia e alle giornate all’aperto. «Se vi dovesse capitare di passare un Natale qui, vi risulterà stranissimo vedere un albero di Natale piantato sulla sabbia!».
Tokyo: tra ordine, folla e tradizione
La terza destinazione è Tokyo, una città che può sembrare quasi impossibile da comprendere a un primo impatto. «È affollatissima, ci sono miliardi di persone», afferma Stefania. Eppure, nonostante la densità e il movimento continuo, ciò che colpisce è l’ordine: l’emblema di tutto ciò è lo Shibuya Scramble Crossing, l’incrocio che è diventato una delle immagini più riconoscibili della capitale giapponese. In alcuni momenti può essere attraversato contemporaneamente da più di mille persone, senza che il flusso si trasformi nel caos che ci si potrebbe aspettare.
Tokyo è anche la città della cultura pop, dei quartieri pieni di insegne luminose, dei negozi eccentrici e delle sale giochi. Tra queste, il pachinko è una particolare forma di intrattenimento molto diffusa in Giappone, basata su macchine verticali nelle quali piccole palline metalliche vengono lanciate attraverso un percorso di ostacoli.
Ma basta allontanarsi dalle zone più moderne per trovare un’altra Tokyo: «Ci sono templi bellissimi e tradizioni completamente diverse dalle nostre». Nei santuari giapponesi è possibile trovare, per esempio, le ema, tavolette sulle quali i visitatori scrivono desideri e preghiere. Anche gli omikuji, i tradizionali biglietti della fortuna, fanno parte dell’esperienza. È proprio questo contrasto tra tecnologia, cultura pop e tradizione a rendere Tokyo così particolare: una metropoli futuristica nella quale i rituali del passato continuano a essere presenti nella vita quotidiana.
Istanbul: tra moschee, Bosforo e gatti
L’ultima città della lista è Istanbul, una destinazione che, nel racconto dell’ex assistente di volo, colpisce soprattutto per la sua atmosfera.
Il Bosforo attraversa Istanbul e separa la parte europea da quella asiatica: uno degli aspetti più affascinanti della città è proprio la possibilità di passare da un continente all’altro in pochi minuti con un traghetto. Nel centro storico si concentrano alcuni dei luoghi più iconici della città, dalla Hagia Sophia alla Moschea Blu, passando per la Basilica Cisterna e il Palazzo di Topkapı. Anche qui ci sono dei mercati imperdibili, altro elemento che accomuna Istanbul alle altre destinazioni del racconto. Il Grand Bazaar, con le sue numerose strade coperte e migliaia di negozi, è uno dei mercati coperti storici più grandi e antichi del mondo.
«Essendo un’amante dei gatti, non potevo non innamorarmi di questa città!» aggiunge sorridendo Stefania. I gatti rappresentano infatti uno dei simboli più amati della città: ci vivono all’incirca 200.000 felini randagi, liberi e protetti dalla comunità.
Insomma, quattro città, quattro modi completamente diversi di vivere il viaggio. Ma il consiglio dell’ex assistente di volo sembra avere un filo conduttore: andare oltre i monumenti più fotografati e lasciarsi sorprendere da ciò che succede nelle strade, nei mercati, nei templi e nei quartieri. Perché spesso è proprio lì che una destinazione smette di essere soltanto un luogo da visitare e diventa un’esperienza da ricordare.
Un viaggio può far nascere il desiderio di restare e cambiare vita, che sia per un breve o medio periodo, oppure per sempre. Si scopre una città, si immagina una routine diversa e, per chi può lavorare da remoto, il ritorno a casa smette di essere l’unica possibilità. Ma tra il sogno di cambiare vita e la prima giornata di lavoro all’estero ci sono questioni molto concrete: burocrazia con documenti da compilare e presentare a diversi organi, servizi bancari da attivare, assistenza sanitaria e una connessione Internet che regga anche durante una riunione.
Il Digital Nomad Friction Index 2026 di Holafly prova a raccontare proprio questo lato del nomadismo digitale, confrontando 17 destinazioni tra le più gettonate da chi sceglie di viaggiare lavorando all’estero e gli ostacoli che si incontrano dopo l’arrivo: nasce così una nuova classifica destinazioni in cui è più semplice trasferirsi e lavorare da remoto
Il Paese migliore in cui trasferirsi
Una destinazione può essere facile da raggiungere, ma quando si decide di fermarsi per un lungo periodo può diventare tutto più complicato. Aprire un conto corrente, completare le registrazioni richieste e capire come accedere ai servizi sono attività che sottraggono tempo anche a chi continua a lavorare per clienti o aziende lontani.
Il Digital Nomad Friction Index 2026 considera proprio questi fattori: complessità dei visti, burocrazia locale, accesso ai servizi bancari, connettività, assistenza sanitaria e rischio di interruzioni. Tutte quelle difficoltà concrete che si possono incontrare nel momento in cui ci si trasferisce in un altro Paese.
Il primo posto della classifica che ne deriva va alla Georgia, nel Caucaso: la semplicità delle procedure iniziali e la possibilità, per i cittadini stranieri, di aprire un conto bancario con il solo passaporto, in tempi che possono essere di poche ore, sono i fattori preponderanti. Questa destinazione, infatti, vanta il minor numero di intoppi quotidiani tra i Paesi analizzati e i lavoratori da remoto non sono tenuti a registrare la propria residenza né a ottenere un codice fiscale locale.
La top 10 completa
Nella classifica dei Paesi migliori per trasferirsi da nomadi digitali, al secondo e terzo posto troviamo rispettivamente Perù e Sudafrica. Il Perù consente la residenza permanente a tempo indeterminato con una soglia di reddito bassa, ma non guadagna il primo posto a causa della sua esposizione ai terremoti e al fenomeno di El Niño. Il Sudafrica viene invece segnalato per alcune procedure relativamente semplici per i non residenti, come la mancanza dell’obbligo di registrazione dell’indirizzo o del codice fiscale, ma riceve una valutazione meno favorevole sul fronte sanitario.
Completano la top 5 Thailandia e Malesia, due destinazioni nelle quali lo studio evidenzia i programmi di visto specifici per nomadi digitali e una moderata complessità delle procedure bancarie, ma con l’esposizione ai disastri naturali tra gli aspetti negativi.
Per chi immagina di cambiare vita restando più vicini all’Italia, nell’elenco compaiono alcuni Paesi europei: Croazia, Ungheria e Portogallo, dove però la presenza di servizi e infrastrutture non elimina le pratiche necessarie per organizzare un soggiorno lungo. Tutte e tre, infatti, prevedono requisiti di registrazione obbligatoria e di identificazione fiscale.
Riportiamo di seguito la top 10 completa dei migliori Paesi per intraprendere la propria vita da nomade digitale:
In un’intervista a The Hollywood Reporter Ryan Murphy ha raccontato che la tredicesima stagione di American Horror Story, da poco debuttata negli Stati Uniti e in Italia disponibile dal 1° ottobre 2026 su Disney+, è stata pensata innanzitutto come «un omaggio ai fan» che da quindici anni la seguono appassionatamente e alla storia stessa della serie.
I tredici nuovi episodi vedranno tornare sullo schermo personaggi molto amati come quello di Sarah Paulson e quelli di Evan Peterson, in una sorta di crossover inedito tra tutte le stagioni precedenti.
Anche le location di American Horror Story: 13 potranno suonare familiari a chi sta al di là dello schermo: tra edifici infestati, covi delle streghe e hospice inquietanti non mancano infatti easter egg che ricordano agli spettatori quanti misteri si possano nascondere dietro a luoghi, all’apparenza come tanti, che si frequentano ogni giorno.
Di cosa parla
Ben DeSoto, il protagonista della nuova stagione, lavora in un hospice di New York. Quando gli viene affidato un uomo anziano almeno quanto ricco e misterioso conosce Constance Langodon, il personaggio interpretato da Jessica Lange nella prima stagione della serie (American Horror Story: Murder House) che ha almeno ufficialmente il compito di formarlo. Nel lussuoso attico in cui viene condotto Ben si accorge presto a proprie spese che il numero tredici, da cui sembra perseguitato e per cui al contrario della fidanzata Kira ha una vera e propria fobia e, è presagio di eventi che dire nefasti è poco. Con Constance nei paraggi, del resto, difficilmente poteva essere altrimenti.
Ufficio stampa Disney+Una scena di “American Horror Story: 13”
Dov’è stata girata la serie
L’attesissima tredicesima stagione di American Horror Story è stata girata principalmente a New York tra quartieri alla moda, vie dello shopping e della movida ben noti anche solo per il numero di volte in cui sono stati scelti come set cinematografici.
iStockNew York è un set a cielo aperto
Manhattan
The Apollyon, l’edificio al cui tredicesimo piano si trova l’attico dove vive l’anziano signore assistito da Ben e Costance, nella realtà non esiste: è un mix di palazzi e ambienti residenziali della New York bene.
Ufficio stampa Disney+Un’altra scena di “American Horror Story: 13”
Tra i luoghi dov’è stata girata American Horror Story: 13 nella Grande Mela c’è, infatti, soprattutto Manhattan con set segnalati al Washington Square Park, uno dei parchi pubblici più grandi e frequentati anche per attività culturali, e presso la Riverside Church, la chiesa più alta degli Stati Uniti (grazie al suo campanile di 120 metri) che con il suo stile neogotico si adatta perfettamente alle atmosfere dark della serie di Ryan Murphy e Brad Falchuk.
iStockL’atmosfera, decisamente gotica, all’interno della Riverside Church
Le scene in aeroporto sono state girate al John Jay College of Criminal Justice, una delle più rinomate scuole pubbliche americane di legge e giustizia criminale.
In alcune inquadrature è facile riconoscere i negozi alla moda, i ristoranti chic, le gallerie d’arte e più in generale l’atmosfera raffinata di SoHo.
Brooklyn
Altre location di American Horror Story: 13 si trovano a Brooklyn: qui si sarebbe girato tra la W 122nd e la W 124th Street. Diverse fonti in Rete hanno segnalato la presenza di set anche all’esterno e nei pressi degli studi della Broadway Stages, di cui non è escluso la produzione possa aver sfruttato le facility.
Ufficio stampa Disney+Ancora una scena di “American Horror Story:13”