Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un altro mondo, altri che nascondono storie sorprendenti e altri ancora che riescono a trasformare un semplice viaggio in un’esperienza fuori dall’ordinario. Ad agosto, i lettori di SiViaggia hanno premiato proprio questo tipo di destinazioni: posti incredibili, castelli da fiaba, fortezze imponenti e paesaggi capaci davvero di sorprenderci anche grazie alla storia che li ha portati fino a noi.
Dall’Italia al Portogallo, passando per l’Austria e l’Alto Adige, ecco i cinque luoghi più incredibili che hanno conquistato i lettori nel mese di agosto.
Il Castello Bonoris, la fortezza fiabesca nata da un sogno
Torri merlate, ponte levatoio, mura in pietra e un fossato: a prima vista il Castello Bonoris di Montichiari, in provincia di Brescia, sembra un autentico maniero medievale. In realtà la sua storia è molto più recente e, proprio per questo, ancora più curiosa: alla fine dell’Ottocento Gaetano Bonoris acquistò i resti dell’antica rocca sulla collina di San Pancrazio e decise di trasformarli nella dimora che aveva sempre sognato. Nacque così un castello neogotico ispirato al Medioevo, completato da un parco all’inglese e da un giardino panoramico.
Al suo interno non mancano sale decorate, affreschi, arredi d’epoca e una cappella, ma c’è anche un dettaglio da romanzo: c’è anche una cassaforte segreta, rimasta nascosta fino alla morte di Bonoris.
Montichiari MuseiVista panoramica sul Castello Bonoris e sul giardino
Castel Trostburg, il castello che custodisce 86 fortezze in miniatura
Sopra Ponte Gardena, nella Valle Isarco, Castel Trostburg domina il paesaggio da uno sperone roccioso. La fortezza medievale è legata per secoli alla famiglia Wolkenstein e conserva ancora oggi stube gotiche, affreschi, stemmi nobiliari e ambienti rinascimentali.
Ma la vera sorpresa si trova al suo interno: il Museo dei Castelli dell’Alto Adige custodisce ben 86 plastici in scala che riproducono altrettanti castelli della regione. È come attraversare un maniero e ritrovarsi, contemporaneamente, davanti a un’intera mappa tridimensionale delle fortificazioni altoatesine.
Tra gli ambienti più suggestivi c’è la stube gotica, con oltre 600 anni di storia, mentre dall’esterno il castello offre una vista spettacolare sulla valle.
Il Forte da Graça, l’enorme castello a forma di stella
Sul Monte da Graça, appena fuori Elvas, nel cuore dell’Alentejo portoghese, sorge una delle fortificazioni più spettacolari d’Europa: il Forte di Nossa Senhora da Graça, costruito nel Settecento per proteggere la città dalla minaccia spagnola e ancora oggi appare come una gigantesca macchina militare incastonata nel paesaggio.
Bastioni, fossati, terrapieni, rivellini, casematte e strutture sotterranee formano un sistema difensivo straordinario. La sua storia attraversa guerre, assedi e bombardamenti, ma anche un lungo periodo in cui il complesso fu utilizzato come carcere. Oggi il forte fa parte del sistema delle fortificazioni di Elvas, riconosciuto dall’UNESCO.
La foresta di Buçaco, dove il verde diventa una terapia
Restiamo in Portogallo per raggiungere una foresta che sembra uscita da una fiaba e che ha conquistato un riconoscimento molto particolare: la Foresta Nazionale di Buçaco, certificata per la prima volta come healing forest. È così diventata la quarta foresta al mondo a ottenere questa qualifica.
Il bosco si estende per 105 ettari, protetti da circa 5 chilometri di mura, e custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti, molte delle quali arrivate in Portogallo durante l’Età delle Scoperte. Qui si può praticare il forest bathing, camminando lentamente tra gli alberi e immergendosi nei suoni e nei profumi della natura.
Ma il vero colpo di scena arriva nel cuore della foresta. La vegetazione custodisce un palazzo reale: è il Palácio do Bussaco, sontuosa residenza reale costruita in stile neo-manuelino e oggi trasformata in hotel di lusso.
iStockLa foresta di Buçaco, dove il verde è una cura
Il Castello di Kreuzenstein, la fortezza che sembra uscita da una fiaba
A pochi chilometri da Vienna, il Castello di Kreuzenstein domina una collina della Bassa Austria con tutto ciò che ci si aspetterebbe da una fortezza medievale: torri, mura, fossato, ponte e un profilo quasi teatrale. Ma anche in questo caso la realtà è diversa da quella che sembra: il castello attuale fu costruito tra il 1874 e il 1906 dal conte Johann Nepomuk Wilczek, aristocratico e grande collezionista appassionato di Medioevo. Per realizzarlo fece arrivare da diverse parti d’Europa frammenti architettonici, porte, elementi scolpiti e manufatti medievali autentici.
Il risultato è una sorta di castello ideale, costruito nell’Ottocento con materiali antichi. All’interno si possono ammirare un’armeria ricca di spade e armature, una cappella gotica, la sala dei cavalieri, antichi arredi e anche un curioso reperto indicato come “corno di unicorno“.
Agosto è il mese dei grandi viaggi: ci ha portato in giro per il mondo, tra spiagge da sogno, isole senza auto dove il tempo sembra essersi fermato e borghi da fiaba, ma ci ha fatto scoprire anche novità destinate a cambiare il modo di viaggiare. E poi ci sono quelle storie speciali che vanno oltre la semplice destinazione: messaggi affidati al mare e riemersi dopo decenni, riportando alla luce ricordi e frammenti di vita che sembravano ormai perduti per sempre.
Ecco gli articoli che più di altri hanno conquistato i lettori di SiViaggia nel mese di agosto, tra grandi conferme, luoghi sorprendenti e storie impossibili da dimenticare.
La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.
La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.
È un amore d’altri tempi quello raccontato nell’ultima commedia romantica scritta, diretta e interpretata da Paolo Ruffini. E d’altri tempi sono anche le location di Rido perché ti amo: a fare da sfondo alla storia – dal lieto fine, ma non scontato – di Amanda e Leopoldo è infatti un borgo medievale arroccato su una montagna dove il tempo sembra essersi fermato, circondato dal verde rigoglioso della campagna laziale e da un sito archeologico pieno di magia. Ecco dov’è stato girato il film in onda in prima Tv su Rai 1 domenica 31 agosto 2026.
Di cosa parla
Leopoldo (Nicola Nocella) e Amanda (Barbara Venturato) sono stati compagni fin dalle elementari ed è proprio sui quaderni di scuola che lui le ha promesso amore eterno. La loro relazione va avanti per quasi trent’anni, mentre Leopoldo insegue il sogno di diventare un pasticciere di fama mondiale e Amanda quello di lavorare come coreografa per importanti teatri d’opera. Quando, a pochi giorni dalle nozze, Amanda ottiene un prestigioso incarico all’Opéra di Parigi non esita a partire. Leopoldo non vuole seguirla e questo sembra creare una frattura irreparabile nel rapporto tra i due almeno fino a quando, convinto di aver sbagliato, decide di raggiungerla e provare a riconquistarla e a tenere fede alla promessa fatta da bambino. L’aiuto di amici di vecchia data come Ciro (Paolo Ruffini) e di un microcosmo di artigiani e commercianti che, da sempre, anima la piazza del piccolo centro in cui Leopoldo e Amanda sono cresciuti sarà fondamentale in questo senso.
Ufficio stampa RAIUna scena di “Rido perché ti amo”
Dov’è stato girato il film
Il senso di comunità è del resto uno dei valori che trapela più forte dalla commedia romantica di Paolo Ruffini e le location di Rido perché ti amo sembrano amplificarlo: Leopoldo e Amanda non sono mai soli a combattere per difendere la propria promessa d’amore ma possono contare su una cerchia di persone che li hanno visto crescere e sono a propria volta cresciuti con loro. Nelle numerose scene in piazza, si mantiene viva insomma quella pratica così tipica della provincia italiana che fa della semplice presenza una più profonda vicinanza: la piazza in questione è quella di uno dei borghi del Lazio più interessanti per storia, mitologia, paesaggi.
Sacrofano
A Sacrofano, a circa mezz’ora di distanza da Roma, sono state realizzate tutte le riprese in esterna di Rido perché ti amo. Il centro storico, fatto di stretti vicoli acciottolati che si intersecano fino a raggiungere – appunto – la piazza principale, è stato il principale set. Visitarlo vuol dire passeggiare nell’antico Ghetto Ebraico, fermarsi sotto al campanile romanico della Chiesa di San Giovanni Battista, visitare la Chiesa di San Biagio e ammirare lo stile tardo-barocco di Palazzo Placidi.
Getty ImagesIl pittoresco borgo di Sacrofano
Da non perdere è anche il sito archeologico del Monte Musino: qui doveva trovarsi un tempo l’area sacra consacrata a Giove Tonante ed Ercole Musino che dà il nome al borgo (Sacrofano deriverebbe, infatti, secondo alcune ricostruzioni da “sacrum fanum”).
Il verde della Macchia di Sacrofano e del Parco diVeio in cui è immerso fanno del borgo una meta ideale anche per il trekking e le passeggiate nella natura.
Gli appassionati di folklore e tradizioni non dovrebbero perdersi il Palio della Stella (a settembre) e la giornata (a ottobre) dedicata al Tevere.
Altre location
A parte il borgo laziale, non ci sono altre location di Rido perché ti amo segnalate: il grosso delle riprese di interni e anche quelle riguardanti Parigi sono state realizzate in studio, ai Videa Studios di Roma.
A volte il mare restituisce storie che sembravano destinate ad andare perse per sempre. È quello che è successo su una spiaggia dell’Australia Occidentale, dove una donna, passeggiando nella sabbia e raccogliendo rifiuti, ha trovato una vecchia bottiglia di vetro contenente non una, ma ben due lettere. A stupire è la data riportata su queste missive: 15 agosto 1916. A firmarle furono due soldati che più di 100 anni prima stavano viaggiando in mare verso l’Europa, dove avrebbero combattuto la Prima Guerra Mondiale.
Le loro parole, rimaste nascoste per tutto quel tempo, sono tornate alla luce per caso, riportando con sé le voci, le speranze e i pensieri di due giovani uomini alla vigilia di un viaggio che avrebbe cambiato per sempre le loro vite. E quando quelle lettere sono state finalmente aperte, hanno permesso di ricostruire una storia rimasta sospesa tra le onde e la sabbia per oltre un secolo. Ma la scoperta è diventata ancora più emozionante quando è stato possibile rintracciare i discendenti dei due soldati, restituendo alle loro famiglie un piccolo frammento delle loro vite.
Dal 28 agosto 2026 è disponibile su Netflix un thriller psicologico in cui Robert De Niro interpreta un ex detective costretto, per ragioni questa volta personali, a rimettersi sulle tracce di un serial killer a cui aveva dato la caccia anni prima. La tensione nel film tratto da “The Whisper Man”, romanzo best seller di Alex North, è mantenuta alta – anche – dal continuo cambio di ambientazioni: le location di L’uomo dei sussurri, in uno stato americano dove i paesaggi, le dimensioni delle città, gli stili di vita e persino i mood delle persone che ci abitano sono dei più variegati, contribuiscono a suggerire infatti un senso di imprendibilità e fuggevolezza.
Di cosa parla
Tom Kennedy (Adam Scott) è uno scrittore di gialli rimasto vedovo con un figlio di otto anni a cui badare. Quando il bambino improvvisamente scompare, le indagini condotte dalla detective Amanda Beck (Michelle Monaghan) sembrano riportare a un serial killer che anni prima aveva terrorizzato la comunità locale: “l’uomo dei sussurri”, come lo aveva rinominato la stampa per le sue modalità d’azione. Ai tempi sul caso aveva lavorato Peter Willis: il personaggio interpretato da Robert De Niro, che è anche il padre di Tom e nonno del bambino scomparso. Nonostante li separino anni di incomprensioni e una distanza emotiva prima che geografica, Tom si lascia convincere dalle circostanze a chiedere aiuto a Pete: tanto basta per trasformare la ricerca del bambino misteriosamente scomparso in un viaggio interiore, nel passato di dolorose dinamiche familiari.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “L’uomo dei sussurri”
Dov’è stato girato il film
Diretto da James Ashcroft, il thriller è ambientato a Garretton: una città immaginaria del Jersey Shore, a cui hanno dato corpo sullo schermo un’infinità di location reali della zona. Le testate locali parlano infatti di oltre venti città, in almeno sette contee, selezionate dalla produzione (AGBO) come luoghi dove girare L’uomo dei sussurri.
Il New Jersey
A monte la scelta sembra essere ricaduta sul New Jersey per la varietà di paesaggi e di ambientazioni che offre lo stato: qui «puoi trovare fattorie, città dell’entroterra, spiagge – avrebbero sottolineato dalla produzione – e questa diversità è stata fondamentale per il film».
iStockIl New Hersey è il “garden state” d’America
Nonostante sia uno degli stati geograficamente meno estesi degli USA, in effetti nel New Jersey si possono trovare città adrenaliniche e che non dormono mai come Hoboken e Jersey City; spiagge dorate come quelle del Jersey Shore dove rilassarsi sulla sabbia o gustare raffinate specialità di pesce con vista sullo skyline di New York; veri e propri luna park a cielo aperto com’è Atlantic City – la città che ha ispirato il gioco del Monopoli – con i suoi casinò, sale da concerto, hotel e negozi di lusso; più pittoresche località sul mare come Cape May e posti in cui il tempo sembra essersi fermato come Wildwoods con i suoi motel in stile art decò.
Hudson e Montclair
Tra le location di L’uomo dei sussurri spiccano in particolare l’Hudson County Correctional Facility, una prigione ancora in uso che ha richiesto alla troupe un accurato lavoro di adattamento tanto alle esigenze del film quanto a quelle degli ospiti, e l’United Way, uno storico edificio in South Fullerton Avenue a Montclair trasformato a propria volta in carcere.
Plainfield, Newark, Scotch Plains
Le abitazioni compaiono spesso sullo schermo: quelle di Tom e Pete soprattutto. Per questo genere di sequenze la produzioni si è servita di residenze private a Plainfield, Newark e, soprattutto per quanto riguarda gli interni, anche a Scotch Plains.
iStockIl tipico panorama residenziale di Newark
Paterson e altri centri del New Jersey
Tra i luoghi dov’è stato girato il thriller psicologico di Netflix con Robert De Niro c’è l’edificio municipale di Paterson.
Altre sequenze sono state girate a North Plainfield, Westield, Hoboken (città che ha visto negli ultimi anni una fiorente produzione cinematografica: qui sono stati girati, solo per citarne di recenti, la rom-com Office Romance con Jennifer Lopez e The Rip – Soldi sporchi, il film d’azione con Ben Affleck e Matt Damon).
Bradley Beach
Il posto dove Tom è cresciuto e dove torna dopo anni per chiedere aiuto al padre si trova a Bradley Beach: una caratteristica cittadina di mare dove passeggiare o andare in bici sul lungomare con vista sull’oceano o partecipare alle tante attività organizzate dalla comunità locale.
Chi non ha mai sognato di avere un’isola tutta per sé? Un piccolo angolo di mondo circondato da una distesa d’acqua, che sia al mare o al lago, lontano dalla folla, dove decidere come trascorrere le proprie giornate e, perché no, costruire il proprio rifugio da sogno. Certo, i prezzi sono spesso stellari, ma non è detto che questo sogno sia completamente irrealizzabile. In Italia, infatti, ci sono 9 isole private attualmente in vendita, sparse da Nord a Sud. Alcune sono vere e proprie tenute immerse nella laguna, con ville, vigneti e approdi privati; altre sono piccoli isolotti che custodiscono antiche fortificazioni, torri e testimonianze di secoli di storia.
Le cifrerichieste? Sono molto diverse e vanno da 1,5 milioni di euro fino a 24 milioni, mentre per alcune proprietà il prezzo viene comunicato soltanto su richiesta. Un mercato decisamente esclusivo, dove ogni isola ha caratteristiche, storia e potenzialità completamente diverse. Ma ci sono persone fortunate che potrebbero davvero trasformare questo sogno in realtà.
Da una serie spagnola che racconta di un gruppo di amici che partono in van per un addio al nubilato “on the road” non ci si può che aspettare ambientazioni mozzafiato e che siano una vera coccola per gli occhi.
Le location di Tutta la verità delle mie bugie non deludono certo queste aspettative: la serie, tratta dal romanzo best seller di Elísabet Benavent, disponibile su Netflix dal 28 agosto2026, è stata girata infatti in una delle zone della Spagna più spettacolari a livello paesaggistico, che attrae ogni estate milioni di turisti interessati al mare, ma apprezzata anche per la vivace vita culturale e per la movida.
Di cosa parla
Coco (Itziar Manero) ha vent’otto anni, un lavoro che ama in una galleria d’arte e un appartamento in uno dei quartieri più esclusivi di Madrid che condivide con Marín (Daniel Ibáñez). I due sono amici di lunga data, Marín è stato fidanzato con una delle migliori amiche di Coco, Aroa, e per questo Coco nasconde da anni di provare per lui qualcosa di speciale dietro la bugia di essere ancora innamorata del proprio ex. È solo quando insieme al resto del gruppo di amici decidono di partire in caravan per l’addio al nubilato di una di loro, Blanca, che Coco è costretta a rivelare cosa prova davvero per Marín: la convivenza forzata impone a tutti di fare i conti infatti con rivalità, sentimenti, fragilità nascoste, oltre che con malumori e piccoli drammi sentimentali a cui gli appassionati del genere sono ben abituati.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Tutta la verità delle mie bugie”
Dov’è stata girata la serie
Il teen drama Netflix tratto dal romanzo di Elísabet Benavent è girato, come conferma anche una nota stampa dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes, nella regione diMurcia: a sud-est della Spagna è una zona con oltre 250 chilometri di costa, bagnata da due mari (il Mar Mediterraneo e il cosiddetto “Mar Menor”) e con una temperatura mite che la rende tutto l’anno meta prediletta per gli amanti di tintarelle, nuotate, immersioni, sport acquatici.
Le location di Tutta la verità delle mie bugie riflettono appieno l’atmosfera vacanziera, quasi di eterna estate, che si respira qui.
Tra i luoghi dov’è girata la serie spiccano in particolare alcune spiagge della Costa Cálida, tra le spiagge più belle dell’intera Spagna. Sullo schermo non è difficile riconoscere Playa de Percheles, la spiaggia del Rihuete e quella di Bahía.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “Tutta la verità delle mie bugie”
Più isolata e per questo incontaminata e perfetta per ritrovare il contatto con la natura o semplicemente rilassarsi nel più totale silenzio, anche cala de Bolnuevo, una piccola baia di origine vulcanica dove il vento ha scavato per secoli le rocce d’arenaria, ha fatto da set a Tutta la verità delle mie bugie.
Il comune di Mazarrón è quello che è stato più interessato dalle riprese della serie. Tra i luoghi scelti c’è il complesso di strade urbane ed extra urbane che lo collegano con il vicino centro di Lorca: non c’è da sorprendersi considerato che la serie è di fatto un road trip.
123RFL’assolato comune di Mazarrón
Alcune scene sarebbero state girate all’Hotel Bahía, uno degli hotel del lungomare di Mazarrón. L’ultimo, insieme alla zona del porto dove sono ancora visibili quelle che un tempo erano le torri difensive della città, è il centro della movida di Mazarrón.
Il centro storico non manca, invece, di chicche artistico-culturali come la chiesa di San Andrés con l’iconico soffitto a cassettoni in stile mudéjar, il convento della Purissima e le rovine del Castello dei Vélez.
Quando cala il sole, alcune città sembrano cambiare completamente volto, con strade che si riempiono, quartieri che si animano tra cocktail bar, locali, musica dal vivo, club e feste improvvisate. È con questa trasformazione che la notte diventa parte integrante dell’esperienza di viaggio. Ma quali sono le destinazioni dove vale davvero la pena uscire dopo il tramonto? A rispondere è la nuova classifica di Time Out, che ha raccolto le opinioni di oltre 24 mila persone in 150 città del mondo per individuare le destinazioni con la migliore vita notturna nel 2026.
Chi era Anthony Bourdain prima di diventare uno degli chef più conosciuti e apprezzati al mondo? È a questa domanda che prova a rispondere il biopicTony – Diario di un giovane cuoco di Matt Johnson, al cinema dal 27 agosto2026.
Nel film, in cui Dominic Sessa veste i panni di un giovane Tony alla scoperta delle cucine professionali, le ambientazioni – tutte reali e tutte realmente legate ai primi anni di carriera – aiutano a tracciare una sorta di geografia, prima che professionale, emotiva con al centro lo chef. Scopriamo insieme le location di Tony – Diario di un giovane cuoco.
Di cosa parla
Liberamente ispirato ai capitoli iniziali di “Kitchen Confidential”, l’irriverente resoconto autobiografico di chef Bourdain sul mondo della ristorazione divenuto in poco tempo un best seller internazionale, Tony – Diario di un giovane cuoco racconta dell’estate in cui il giovane Anthony capì quale fosse davvero la sua strada.
Trasferitosi momentaneamente a Provincetown dopo una delusione scolastica e per seguire una cotta del tempo, Tony trova lavoro in un fast food di pesce. Al capo c’è Ciro: un latino-americano bizzarro almeno quanto generoso interpretato da Antonio Banderas che, insieme al resto della brigata, contribuisce a far crescere la passione di Tony per il modo della cucina.
(c) I Wonder PicturesUna scena di “Tony – Diario di un giovane cuoco”
È tra piatti di pesce fritto e disastri a cui riparare ai fornelli che comincia la trasformazione del diciannovenne irrequieto e affamato di vita nello chef rigoroso e appassionato che tutti oggi conoscono.
Dov’è stato girato il film
I luoghi dov’è stato girato il film Tony – Diario di un giovane cuoco sono esattamente quelli che videro il giovane Anthony Bourdain muovere i primi passi nella ristorazione e, in particolare, la costa sud del Massachusetts (Stati Uniti), nei pressi di Cape Cod.
(c) I Wonder PicturesUn’altra scena, ambientata a sulle spiagge di Cape Code, del biopic su chef Bourdain
Provincetown
Le principali location del biopic si trovano, più nello specifico, a Provincetown: la città in cui Anthony Bourdain decise di trasferirsi a diciannove anni dove aver perso la borsa di studio al Vassar College e per seguire Nacy, una compagna di cui era innamorato.
Getty ImagesLa pittoresca baia di Provincetown
Sullo schermo si riescono facilmente a riconoscere il molo principale di Provincetown (il MacMillan Pier), il centro storico cittadino con la vivace Masonic Place, alcune delle vie più rinomante per lo shopping e per i locali come Commercial Street e soprattutto le tante spiagge frequentate da turisti e gente del posto.
I ristoranti di Cape Cod
Nel film su Anthony Bourdain di Matt Johnson non c’è il Flagship, il primo ristorante in cui lavorò, oggi chiuso: ci sono, però, diversi locali realmente frequentati dallo chef nei primi anni di gavetta. C’è il Lobster Pot per esempio, uno dei più famosi ristoranti di pesce di tutta Cape Cod, e il Gina’s by the Sea, indirizzo altrettanto iconico per gli amanti della cucina di mare.
Alcune riprese sono state effettuate all’interno di Ciro & Sal’s e la chicca da sapere è che, per rendere la narrazione più realistica, alla realizzazione del coming of age su chef Anthony Bourdain sono stati coinvolti veri cuochi e personale di cucina.
Gli interni essenziali dell’Old Colony Tap e quelli decisamente più giovanili di Spiritus Pizza sono stati sfruttati per ricreare sullo i locali nel centro di Provincetown dove Tony e i colleghi erano soliti fermarsi a bere dopo il servizio.
Per ritrovare un’atmosfera più simile a quella che si doveva respirare in città negli Anni Settanta Johnson e la produzione (I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection) si sono spostati nel South Shore, altra località costiera del Massachusetts, poco distante da Cape Code e altrettanto scenografica, dove hanno girato tra Plymouth e Kingston, soprattutto scene con ambientazione portuale e in costume.
Fa un salto indietro nel passato per raccontare l’autunno caldo italiano il nuovo film di Sergio Castro San Martín nelle sale dal 27 agosto2026. Anche le location di Il Cileno così, come costumi, dialoghi e ogni altro dettaglio, hanno il compito di ricostruire sullo schermo l’atmosfera del tempo: l’obiettivo è centrato grazie alla scelta di scorci del centro e della periferia di Torino che sono stati simbolo della lotta armata di metà Anni Settanta o che di quegli anni hanno conservato comunque il senso di inquietudine e sotterraneo fervore.
La città sabauda non è il solo luogo, però, dove sono state effettuate le riprese. Ecco tutte le location del film.
Di cosa parla
È il 1976: Aldo Marín (Camilo Arancibia), minatore esperto di esplosivi e militante socialista, ha lasciato il Cile per scappare dalla repressione seguita al colpo di stato di Pinochet ed è arrivato a Torino in cerca di un lavoro che gli permetta di far uscire dal paese anche la moglie il figlio appena nato. Insieme a lui c’è il suo migliore amico, El Chapa, che una volta in Italia stringe subito legami con esponenti della malavita.
(c) Marco Pivanotto/ Ufficio stampa Locarno Film FestivalUna scena di “Il Cileno”
Sono gli Anni di Piombo e anche Aldo si ritroverà presto a cambiare i propri piani: l’incontro con Luciana (Sara Serraiocco), una giovane professoressa universitaria che difende i diritti femminili, e soprattutto quello con il fratello Enrico, leader di un partito extraparlamentare, lo avvicinano infatti alla lotta armata.
Braccato da un maresciallo della scientifica particolarmente ferrato sugli esplosivi, oltre che da un passato che avrebbe voluto mettere da parte, “Il Cileno” – così viene soprannominato Aldo – finisce diviso tra fedeltà ai propri ideali e il desiderio di una vita tranquilla.
(c) Marco Pivanotto/ Ufficio stampa Locarno Film FestivalUn’altra scena de “Il Cileno”
Dov’è stato girato il film
Torino
Torino è, tra i luoghi dov’è stato girato Il Cileno, quello che ha più spazio sullo schermo e non sarebbe potuto essere diversamente per ragioni prettamente narrative.
Le location torinesi comprendono il Palazzo dei Lavori Pubblici, Piazza San Giovanni, i laghi di Falchera e Piazza Giovanni Astengo, il Quadrilatero Romano, il Sottoponte Regina Margherita e i Murazzi del Po, i Giardini del Fante, il Cortile del Maglio, l’Aula Magna di Anatomia Patologica del Dipartimento di Scienze Mediche: tutti luoghi scelti con l’intento di descrivere la Torino degli Anni Settanta, apparentemente fredda e anonima, ma in realtà mossa dall’interno da forze potenti e inquiete.
123RFL’apparenza tranquilla della città di Torino
Canton Ticino
Tra le location di “Il Cileno” – che è una produzione internazionale di dispàrte, Equequo e Cinédokké – c’è anche il Canton Ticino. Come ha confermato la Ticino Film Commission, alcune riprese si sono svolte nella sede della Fondazione Eranos: un’«isola fuori dal tempo», come la descrisse a suo tempo Carl Jung, sul Monte Verità ad Ascona (in Svizzera), un tempo frequentata da utopisti, naturisti, teosofici, anarchici e oggi aperta a chiunque voglia riconnettersi con la natura e con la propria interiorità.
A Locarno lo Spazio ELLE ha fatto per qualche giorno da set per il film di Sergio Castro San Martín: a metà tra un centro culturale e una “maison de quartier” è un luogo che ogni giorno accoglie proposte di artisti indipendenti e dove, grazie alla partecipazione di ogni cittadino, si promuovono i valori della convivialità e dell’integrazione.
Le riprese della prima parte del film, riguardante il passato del protagonista, sono state effettuate in Cile: la produzione non ha diffuso però dettagli su quali siano esattamente le location di Il Cileno nel Paese.
Russell Crowe torna al cinema – dal 26 agosto2026 – con un thriller adrenalinico in cui azione, suspence e momenti di forte tensione si alternano ad atmosfere più glam e parentesi di vita mondana.
Le location di La vendetta perfetta – Bear Country sembrano accompagnare questo costante cambiamento di mood: Derrick Borte e la produzione (Italia Minerva Pictures con Rai Cinema) hanno scelto di girare il film in un posto dove gli alti grattacieli si alternano ad ampie distese di spiagge dorate e con onde a prova di surfisti. Gli scenari urbani, trafficati a ogni ora del giorno e della notte, lasciano così spazio a oasi dove la natura è ancora incontaminata.
Di cosa parla
Tratto da “Strip”, un romanzo di Thomas Perry, il film racconta la storia di Manco Kapak. Il personaggio interpretato da Russell Crowe è un uomo dal passato violento a cui, però, ora vuole mettere fine per godersi finalmente la pensione con la donna che ama (Teresa Palmer).
Per farlo, ha bisogno di vendere lo storico club di cui è proprietario, ma il destino sembra avere in serbo altri piani. Due rapinatori (Aaron Paul e Nina Dobrev) fanno irruzione nel locale e scappano con l’incasso, infatti, mentre anche i cartelli con cui Manco ha legami di lunga data tornano a stargli col fiato sul collo. Solo l’arrivo in città di un sconosciuto (Luke Evans), sicuro di sé almeno quanto misterioso, che si mostra subito intenzionato ad acquistare il locale sembra dare una speranza a Manco.
Ufficio stampa 01 DistributionUn’altra scena del film di Derrick Borte con Russell Crowe
Dov’è stato girato il film
La vendetta perfetta – Bear Country è stato girato nel Queensland nel corso del 2025. Questo stato nel nord-est dell’Australia, spesso nominato “sunshine state” dal momento che qui il sole non smette quasi mai di splendere, è stato scelto principalmente per la varietà di panorami che spaziano dalle grandi metropoli alle spiagge sconfinate passando per foreste pluviali e isole tropicali.
La stessa produzione, in una nota stampa, ha parlato dell’«imbattibile combinazione di localitàdiverse» che si trovano nel Queensland come della caratteristica che ne ha fatto il set naturale per il nuovo film di Derrick Borte con Russel Crowe.
Gold Coast
Tra le location di La vendetta perfetta – Bear Country, che sono diverse in tutto lo stato, non è difficile riconoscere sullo schermo Gold Coast. A poco più di un’ora di distanza dalla capitale, Brisbane, la città è famosa soprattutto per i lunghi chilometri di costa – oltre 57 – che ospitano alcune delle spiagge più belle dell’Australia e amate dai surfisti che, qui, possono cavalcare le onde immersi in panorami mozzafiato.
123RFA Gold Coast ci sono chilometri di spiaggia dorata
Quartieri come Surfers Paradise e Broadbeach ospitano bar, ristoranti e altri locali all’aperto dove godersi la vivace movida cittadina. Spostandosi più a nord, la zona di Main Beach è costellata da hotel di lusso, boutique raffinate, negozi di design ben frequentati sia da abitanti del posto e sia soprattutto da turisti.
Per immergersi appieno nell’atmosfera locale e per capire fino in fondo l’animo di una città che non dorme mai, proprio come nelle scene di La vendetta perfetta – Bear Country, il consiglio è però di muoversi verso quartieri come Miami, Burleigh, Palm Beach, poco lontani, da cui tra l’altro è più facile ammirare l’iconico skyline di Golden Coast.
Per chi stia cercando avventure più wild o di ritrovare il contatto con la natura, a circa mezz’ora dal centro cittadino si trova una delle foreste pluviali più importanti della zona, riconosciuta patrimonio UNESCO e parte dell’incredibile varietà di panorami che fanno da sfondo al nuovo thriller d’azione con Russel Crowe.
Lassie, il cane che tutti abbiamo amato da bambini, torna in prima serata su Rai 1 – martedì 25 agosto 2026 – grazie a un remake del classico Anni Quaranta con Liz Taylor. Diverse rispetto alle originali sono sia le ambientazioni e sia le location di Lassie torna a casa, ma invariata è la volontà di raccontare una storia di profonda amicizia tra uomini e animali e di celebrare uno stile di vita lento, a tratti quasi bucolico e più vicino ai valori di una volta.
Andiamo insieme alla scoperta degli affascinanti angoli della Germania dov’è stato girato il film di Hanno Olderdissen.
Di cosa parla
Florian, un ragazzino, e il suo cane, Lassie, sono diventati inseparabili dopo essere cresciuti insieme. Quando i genitori perdono casa e lavoro e sono costretti ad affidare l’animale al vecchio conte von Sprengel e alla nipote Priscilla, così, Lassie scappa e cerca in tutti i modi di tornare a casa. Quello che il cane si ritrova ad affrontare è un viaggio avventuroso, non privo di ostacoli, pericoli e incontri inaspettati. Per fortuna anche Florian e Priscilla nel frattempo hanno unito le forze e si sono messi in moto per ritrovare Lassie.
Ufficio stampa RAIUna scena di “Lassie torna a casa”
Dov’è stato girato il film
Diversamente dal film originale del ’43 con Liz Taylor, interamente ambientato negli Stati Uniti, e dal romanzo (“Lassie Come-Home” di Eric Knight) da cui è tratta la storia, che ha come sfondo l’alta Scozia, il remake del 2020 ha ambientazione tedesca: il grosso dell’azione si svolge in un – non meglio identificato – piccolo centro della Germania. I luoghi dov’è stato girato Lassie torna a casa spaziano da Berlino alla regione di Brandeburgo, alla Renania Settentrionale.
Luckenwalde
Le scene di arrivi e partenze, così centrali per l’avventura di Florian e Lassie, sono state girate nella stazione di Luckenwalde. Distante circa un’ora da Berlino, questa città del Brandeburgo porta ancora evidenti i segni della sua origine industriale: le architetture tipiche dell’età della fondazione (Gründerzeit), come la stessa stazione, sono non a caso tra le attrazioni da non perdere.
Appena fuori dalla città, il Parco Naturale Nuthe-Nieplitz è ideale per escursioni, trekking, passeggiate nella natura.
Berlino
Molte scene di esterni e vedute cittadine sono state girate a Berlino: l’energia vibrante della capitale tedesca è una buona metafora dell’adrenalina che Florian e Lassie devono provare in viaggio mentre continuano a cercarsi senza sosta.
123RFL’inconfondibile skyline di Berlino
La Renania Settentrionale
Tra le location di Lassie torna a casa figura, come accennato, anche la RenaniaSettentrionale-Vestfalia: in questa regione dove domina il verde delle colline e delle valli fluviali sono state realizzate le sequenze più bucoliche del remake, quelle che dallo schermo invitano a rallentare e a riscoprire i valori di un tempo, come appunto l’amicizia fedele. La zona è famosa anche per i castelli medievali, alcuni perfettamente intatti e altri di cui restano solo rovine, che rendono l’atmosfera ancora più magica e unica.
123RFIl paesaggio bucolico della Renania
Studio Babelsberg, Postdam
Per le parti realizzate in studio, la produzione si è appoggiata allo Studio Babelsberg di Postdam: situato nell’omonimo quartiere e ben frequentato da produzioni sia europee e sia internazionali, è il secondo studio cinematografico più antico al mondo.
Fuori dalla Germania, alcune scene del remake del grande classico per famiglie sono state girate in Repubblica Ceca: qui piccoli villaggi, centri storici pittoreschi e ampie aree verdi sono stati scelti a rappresentare sullo schermo la Baviera.
Vlachovo Březí, Prachatice, Majdalena-Lužnice sono tra le principali location ceche di Lassie torna a casa: fanno da sfondo alla fuga del cane e alle avventure che Florian e Priscilla vivono insieme pur di ritrovarlo.
Le sequenze nella fabbrica di vetro sono state girate nella storica vetreria diHarrachov: quella di Sklárny Novosad a syn è la più antica soffieria privata della Boemia dove si plasmano ancora lampadari, calici e altri manufatti in vetro con le tecniche di un tempo.
Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.
Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.
Cosa vedere a Erbusco
Le ville storiche
Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.
Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.
A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.
Pro Loco ErbuscoVilla Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).
Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.
Pro Loco ErbuscoChiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello
Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.
Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.
È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.
Erbusco tra vigneti e cantine
Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.
Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.
Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.
Cosa fare a Erbusco
Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.
Gli eventi imperdibili a Erbusco
Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:
Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Pro Loco ErbuscoL’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.
Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.
Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.
L’estate non è ancora finita, ma per chi sta già pensando alla prossima fuga potrebbe essere arrivato il momento giusto per guardare oltre agosto. Settembre e ottobre sono i mesi della stagione di mezzo, la cosiddetta “shoulder season”: quel periodo dell’anno in cui molte destinazioni europee hanno ancora giornate piacevoli e temperature miti, mentre il picco dei prezzi e dell’estate inizia a restare alle spalle.
A confermare ancora una volta che un viaggio in questo particolare periodo può essere una buona strategia, c’è una nuova analisi di Kayak, che ha individuato alcune destinazioni nelle quali non solo i voli per settembre e ottobre 2026 sono più convenienti sia rispetto ai mesi di luglio e agosto, ma lo sono anche rispetto allo stesso periodo del 2025. È quello che il motore di ricerca definisce il “double value”: un reale doppio vantaggio per tutti coloro che scelgono di partire fuori dall’alta stagione. Prendendo spunto dallo studio condotto, ecco le 10 mete da prendere in considerazione per un viaggio tra settembre e ottobre, dove i prezzi calano, ma non la voglia di partire, tra mete europee, italiane e anche una particolare destinazione oltreoceano.
C’è una spiaggia in Croazia che sembra quasi scomparire sotto le imponenti pareti di roccia della costa dalmata. È Pasjača Beach, una piccola caletta affacciata sull’Adriatico, dove il mare turchese incontra una stretta lingua di sabbia e ciottoli ai piedi delle scogliere. Un luogo spettacolare e non semplicissimo da raggiungere, tanto da essere entrato tra le 50 spiagge più belle d’Europa nel 2026, secondo la classifica Europe’s 50 Best Beaches, votata da oltre mille professionisti del mondo travel.
Pasjača Beach, la caletta segreta tra mare e scogliere
Vista dall’alto, Pasjača Beach sembra quasi una breccia nella costa: una sottile striscia di sabbiae ciottoli racchiusa tra le alte scogliere di Konavle e il blu intenso dell’Adriatico formando un quadro molto intimo e selvaggio. È proprio questo contrasto tra la roccia e il colore dell’acqua a renderla una delle spiagge più scenografiche della Croazia.
In questo angolo incontaminato è proprio la natura a dominare completamente il panorama: niente grandi strutture turistiche, niente stabilimenti che occupano la costa e nessun lungomare affollato e chiassoso. La caletta si trova infatti ai piedi delle scogliere, in una posizione che per secoli è rimasta difficile da raggiungere. Ed è proprio la sua posizione a fare la differenza: per raggiungerla bisogna scendere lungo un percorso ripido, in alcuni tratti scavato direttamente nella roccia. Una volta arrivati sulla spiaggia, però, il panorama ripaga ogni fatica. Non è un caso se nel 2026 è entrata nella classifica delle 50 migliori spiagge d’Europa, insieme ad altre quattro spiagge croate: Podrače, Zlatni Rat, Punta Rata e Sakarun.
iStockIl percorso spettacolare per raggiungere Pasjača Beach
C’è poi una particolarità che rende Pasjača ancora più interessante: la spiaggia è stata modellata anche dall’intervento dell’uomo. Negli Anni ’60, infatti, durante la realizzazione di un tunnel per convogliare l’acqua in eccesso proveniente dalla piana di Konavle, il materiale roccioso raggiunse il mare. Le onde, nel tempo, lo hanno progressivamente frantumato, fino a formare l’attuale arenile.
Il risultato è un luogo dall’aspetto quasi irreale, dove la roccia scende verso il mare e lascia spazio a una piccola mezzaluna di ciottoli e sabbia. Le acque sono particolarmente limpide, ma diventano profonde rapidamente (c’è quindi da prestare molta attenzione). Priva dei principali servizi turistici, è inoltre importante arrivare preparati con acqua, cibo, protezione solare e tutto ciò che può servire per trascorrere qualche ora al mare.
Dove si trova e come raggiungerla
Pasjača si trova nel villaggio di Popovići, nella regione di Konavle, nell’estremo sud della Croazia, a circa 30-40 chilometri da Dubrovnik e a circa 12 chilometri da Cavtat.
Raggiungerla fa parte dell’esperienza: in auto si percorre la strada costiera in direzione sud da Dubrovnik, passando per Cavtat e proseguendo verso la zona di Konavle, fino alla deviazione per Popovići. Nei pressi dell’inizio del sentiero è disponibile un’area di parcheggio; da qui la spiaggia si raggiunge soltanto a piedi.
La discesa segue un sentiero ripido tra la vegetazione e la roccia, con scalini e tratti scavati nella parete, fino a raggiungere la caletta. In circa 20-25 minuti di discesa si raggiunge questo luogo incontaminato. Il sentiero può essere impegnativo e la risalita, soprattutto nelle ore più calde, richiede un po’ di allenamento. È quindi consigliato indossare scarpe con una buona presa e portare con sé acqua, cibo e tutto ciò che serve per la giornata in questo paradiso segreto.
Le cabine premium sono poche e costose. Oggi, con la grande diffusione delle compagnie low cost, verrebbe naturale pensare che siano diventate un prodotto destinato quasi esclusivamente a grandi manager, imprenditori e persone molto facoltose. Eppure, basta guardarsi intorno per vedere che anche le celebrità scelgono sempre più spesso compagnie come Ryanair e Wizz Air.
Ma quindi, chi viaggia ancora in Business o First Class? Secondo uno studio di McKinsey, molta più gente di quanto si potrebbe pensare. Le cabine premium stanno infatti assumendo un ruolo sempre più importante nella redditività delle compagnie aeree, tanto da richiedere strategie specifiche per essere gestite e valorizzate al meglio.
Pochi posti, ricavi elevati
Business Class, First Class e Premium Economy rappresentano solo una parte dei posti disponibili su un aereo, ma generano una quota di ricavi molto più elevata rispetto alla loro presenza a bordo. Sulle principali rotte transatlantiche, per esempio, una cabina Business può arrivare a generare ricavi quasi pari a quelli dell’intera cabina Economy, pur occupando molto meno spazio.
Il motivo è semplice: un passeggero premium paga molto di più per avere maggiore spazio personale, sedili più confortevoli, servizi aggiuntivi e un’esperienza complessivamente superiore. La novità? Il fenomeno è in crescita: tra il 2019 e il 2025 infatti, le cabine Business e First Class hanno rappresentato una quota sempre maggiore dei passeggeri e, soprattutto, dei ricavi delle compagnie aeree in Nord America ed Europa.
Non solo per i viaggiatori d’affari
Un altro elemento interessante riguarda il cambiamento del cliente premium: se in passato la Business Class era associata soprattutto ai viaggi di lavoro, oggi una parte importante della domanda arriva dal cosiddetto “premium leisure”, ovvero persone che viaggiano per vacanza ma sono disposte a spendere di più per volare in condizioni più confortevoli.
Questo ha portato alcune compagnie a introdurre anche prodotti “business light”, dividendo alcuni servizi tradizionalmente inclusi nella Business Class e permettendo ai passeggeri di scegliere per cosa pagare.
Il posto giusto al prezzo giusto
Proprio perché i posti premium valgono molto, gestirli correttamente è fondamentale. Una compagnia deve prevedere con precisione quante persone vorranno acquistare una determinata tariffa e decidere continuamente quanto far pagare ogni posto. Se il prezzo è troppo basso, si rischia di vendere presto un posto che avrebbe potuto essere acquistato a una cifra maggiore; al contempo, se il prezzo è troppo alto il posto potrebbe rimanere vuoto.
Anche gli upgrade e i biglietti premio devono essere gestiti con attenzione: regalare un posto Business a un frequent flyer significa occupare uno spazio che, potenzialmente, avrebbe potuto essere venduto a prezzo pieno. A questo si aggiungono i contratti con le aziende, che possono garantire ai propri dipendenti determinate condizioni e disponibilità di posti.
Il futuro delle cabine premium
Per sfruttare al massimo questa fonte di ricavi, le compagnie dovranno quindi migliorare le previsioni sulla domanda, aggiornare continuamente i prezzi, gestire meglio gli upgrade e integrare nei propri sistemi anche le esigenze dei clienti corporate.
E mentre l’attenzione del pubblico si concentra spesso sulle tariffe low cost e sulla corsa al prezzo più basso, il vero equilibrio economico del trasporto aereo si gioca sempre più “ad alta quota” (ovvero nelle prime file della cabina!)
Dimenticare la sveglia presto al mattino per sfruttare più ore possibili, lasciare a casa gli itinerari pieni di mete e concedersi qualche ora senza guardare l’orologio e lo smartphone. È questa la filosofia della stillcation, una nuova tendenza di viaggio che mette al centro il riposo, il contatto con la natura e la possibilità di rallentare davvero il ritmo, lasciando spazio a un’esperienza di viaggio meno programmata e più contemplativa.
A individuare le destinazioni europee più adatte a questo tipo di vacanza è stata Inghams Walking, che ha analizzato quasi 100 località sulla base di sei parametri: quantità di sentieri escursionistici, qualità dell’aria, ricchezza del canto degli uccelli, possibilità di osservare il cielo stellato, densità della popolazione e copertura forestale. Il risultato dell’analisi è una classifica che premia 15 mete composte da luoghi principalmente poco urbanizzati e dove il silenzio, i paesaggi naturali e le attività all’aria aperta diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Tra le prime posizioni della graduatoria c’è anche una destinazione italiana apprezzata in tutto il mondo.
Wester Ross è la meta perfetta per rallentare
A conquistare il primo posto della classifica è Wester Ross, regione delle Highlands nord-occidentali della Scozia, dove la natura domina incontrastata. Qui gli scenari sono composti da montagne, laghi marini e coste selvagge: il luogo ideale per chi cerca di allontanarsi dal turismo più frenetico ritrovando finalmente un ritmo più lento.
Qui la densità abitativa è bassissima: solo 1,6 persone per chilometro quadrato. Proprio per questo è facile, in questa parte della Scozia, lasciarsi alle spalle il rumore e la folla delle località più abitate.
Anche il cielo contribuisce a percepire una certa sensazione di isolamento: i bassi livelli di inquinamento luminoso rendono infatti Wester Ross particolarmente interessante per chi ama osservare le stelle, mentre la natura offre numerose occasioni per entrare in contatto con la fauna locale. A rendere l’esperienza ancora più particolare è poi la cultura locale, con la tradizione del crofting, l’agricoltura tipica delle Highlands, e la musica gaelica.
Le Dolomiti tra le mete top per una stillcation
Nella classifica delle migliori 15 destinazioni per una vacanza lenta alla ricerca della pace c’è anche una perla italiana amata in tutto il mondo: le Dolomiti, che si aggiudicano il quinto posto, dimostrando il loro valore per un viaggio lontano dalla frenesia. Qui il paesaggio invita a camminare, fermarsi e osservare, con una rete di sentieri che permette di esplorare vallate, boschi e panorami splendidi senza necessariamente seguire un programma serrato.
La classifica premia proprio questo tipo di esperienza: non una destinazione dove accumulare attrazioni da vedere, ma un luogo in cui la natura diventa l’attività principale della vacanza.
iStockLago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige
La classifica completa
Dopo Wester Ross, al secondo posto troviamo i Pirenei francesi, parte della grande catena montuosa che si estende per oltre 430 chilometri tra Francia e Spagna. Il loro punto di forza è caratterizzato dai paesaggi sonori naturali, per i quali hanno ottenuto ottimi risultati in graduatoria. Il canto delle sue 319 specie di uccelli (è infatti un’ottima meta per il birdwatching) e i rumori della natura contribuiscono una generale sensazione di quiete che accompagna il viaggio.
Sul terzo gradino del podio sale invece Abisko, un piccolo villaggio della Svezia settentrionale celebre soprattutto per le aurore boreali che offre: da qui si ammirano spettacoli luminosi da settembre ad aprile. È anche un’ottima destinazione per il trekking: ha il punteggio maggiore per la disponibilità di sentieri escursionistici, che permettono di esplorare il territorio in tranquillità senza un programma predefinito da seguire. In fondo, è proprio questa l’anima della stillcation: non avere nulla da spuntare da una lista, ma soltanto un sentiero, un paesaggio e tutto il tempo necessario per goderseli.
Tra le altre destinazioni in classifica troviamo inoltre la Valle dell’Engadina (Svizzera), con i suoi paesaggi alpini e i laghi cristallini, ma anche i Picos de Europa (Spagna), che offrono gole, montagne e percorsi selvaggi. Non mancano le Ebridi Esterne (Scozia), dove a dominare sono coste e spiagge incontaminate, la Corsica (Francia), un mix di montagne e mare lontano dalla folla, Gotland (Svezia), dalle atmosfere tranquille sulla costa e Kitzbühel (Austria) immerso tra natura alpina e villaggi eleganti.
Kranjska Gora (Slovenia), inoltre, è ideale per chi cerca boschi, montagne e aria pura, mentre St Anton (Austria) conquista per i suoi scenari alpini, Scania (Svezia) per le campagne e le coste tranquille, Bled (Slovenia) per il celebre lago circondato dalle montagne. Infine, Neustift im Stubaital (Austria) conquista con bellissimi paesaggi della valle alpina.
Il recente ritrovamento del relitto del Clipper Endeavor, l’aereo della Pan American World Airways precipitato al largo di Porto Rico nel 1952 e rimasto nascosto per ben 74 anni, ha riportato alla luce una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’aviazione civile. La scoperta è il risultato di un’indagine durata anni, guidata dalla Air/Sea Heritage Foundation (ASHF) in collaborazione con Deep Sea Vision (DSV), società del gruppo Eco Minerals, e con il programma Expedition Unknown di Discovery Channel. Grazie all’utilizzo di sofisticate tecnologie di esplorazione subacquea, il relitto è stato localizzato a circa 600 metri di profondità, al largo della costa settentrionale di Porto Rico.
Ma il valore della scoperta non è soltanto storico: il caso del Clipper Endeavor contribuì infatti a cambiare il modo in cui vengono preparati i passeggeri prima di un volo, accelerando l’evoluzione delle procedure di sicurezza che oggi accompagnano ogni decollo. Quelle istruzioni che molti ascoltano distrattamente (o, nel peggiore dei casi, ignorano del tutto) sono il risultato di decenni di studi, inchieste e miglioramenti continui.
Perché esiste il briefing di sicurezza prima del decollo?
All’inizio degli anni Cinquanta il trasporto aereo commerciale stava crescendo rapidamente, ma molte procedure di sicurezza erano ancora poco standardizzate. Quando il Clipper Endeavor ammarò d’emergenza poco dopo il decollo da San Juan, emerse chiaramente quanto i passeggeri fossero impreparati ad affrontare una situazione critica. Secondo quanto ricostruito nel comunicato che accompagna il ritrovamento del relitto, a bordo non era stato effettuato alcun briefing di sicurezza, esistevano importanti barriere linguistiche e mancava una procedura coordinata di evacuazione. L’aereo affondò in meno di tre minuti e l’inchiesta successiva spinse il Civil Aeronautics Board (predecessore dell’attuale Federal Aviation Administration) ad avviare una profonda revisione delle norme di sicurezza, introducendo tra le principali novità l’obbligo della dimostrazione delle procedure di emergenza prima del decollo.
È importante precisare che alcune compagnie fornivano già istruzioni ai passeggeri prima del volo, spesso attraverso brevi spiegazioni o cartoncini illustrati. Tuttavia, il caso del Clipper Endeavor rappresentò uno dei principali punti di svolta verso la standardizzazione del briefing di sicurezza, trasformandolo progressivamente in una procedura obbligatoria e uniforme. Negli anni successivi la FAA definì regole sempre più dettagliate sulle informazioni da fornire ai passeggeri, mentre in Europa disposizioni analoghe sono oggi previste dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA). L’obiettivo è chiaro: fare in modo che, in caso di emergenza, ogni passeggero sappia già come comportarsi senza dover improvvisare.
Le statistiche e le indagini sugli incidenti dimostrano infatti che, durante un’emergenza, il tempo disponibile per evacuare un aeromobile può essere estremamente limitato. Conoscere in anticipo dove si trova l’uscita più vicina o come utilizzare un giubbotto salvagente può contribuire a ridurre il panico e rendere l’evacuazione molto più rapida.
Cosa comprende oggi il briefing di sicurezza
Anche se ogni compagnia può personalizzare il proprio stile comunicativo, il contenuto del briefing è regolato da precise norme internazionali. Prima del decollo vengono illustrate le principali procedure di sicurezza, tra cui:
il corretto utilizzo della cintura di sicurezza;
l’individuazione delle uscite di emergenza, ricordando che quella più vicina potrebbe trovarsi anche dietro il proprio sedile;
il percorso luminoso da seguire in caso di evacuazione;
il funzionamento delle maschere per l’ossigeno in caso di depressurizzazione della cabina;
l’utilizzo del giubbotto salvagente sui voli che sorvolano specchi d’acqua;
il divieto di fumare e le indicazioni sui dispositivi elettronici;
la consultazione della safety card presente nella tasca del sedile.
FAA ed EASA raccomandano inoltre di seguire sempre il briefing, anche se si vola frequentemente. Aeromobili diversi possono avere una disposizione differente delle uscite di emergenza, delle attrezzature di sicurezza e delle procedure operative. Particolare attenzione viene dedicata anche ai passeggeri seduti nelle file in corrispondenza delle uscite di emergenza, infatti, prima della partenza il personale verifica che siano disposti e in grado di collaborare con l’equipaggio durante un’eventuale evacuazione.
Molti esperti di fattori umani sottolineano inoltre come, in condizioni di forte stress, le persone tendano istintivamente a dirigersi verso l’uscita dalla quale sono entrate, ignorando percorsi alternativi spesso più vicini. È anche per questo motivo che gli assistenti di volo invitano sempre a individuare l’uscita più vicina prima del decollo.
Perché tante compagnie trasformano il briefing in uno spettacolo
Esiste però un grave problema che accomuna praticamente tutte le compagnie aeree: pochi passeggeri prestano davvero attenzione al briefing. Secondo alcuni studi sul comportamento dei viaggiatori, molti continuano a leggere, utilizzare il telefono o parlare con il vicino di posto mentre vengono illustrate le procedure di sicurezza. Per questo motivo, negli ultimi vent’anni, numerose compagnie hanno deciso di trasformare un obbligo normativo in un contenuto capace di incuriosire e coinvolgere.
Tra gli esempi più celebri c’è Air New Zealand, che ha conquistato milioni di visualizzazioni con i suoi briefing ispirati a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Girati tra gli spettacolari paesaggi neozelandesi, hanno coinvolto attori della saga e trasformato il video di sicurezza in uno strumento di promozione turistica. Nel corso degli anni la compagnia ha realizzato anche versioni con gli All Blacks, Bear Grylls e numerosi altri personaggi famosi.
Anche Virgin America ha fatto scuola con il suo celebre safety video in stile musical. Coreografie, canzoni e ballerini hanno trasformato le tradizionali istruzioni in uno spettacolo capace di diventare virale sul web, dimostrando che un messaggio di sicurezza può essere molto più efficace se riesce a catturare l’attenzione.
Un approccio completamente diverso è quello scelto da Singapore Airlines, che punta su immagini eleganti e cinematografiche. Infatti, i suoi briefing accompagnano i passeggeri in un viaggio tra i luoghi simbolo della città-Stato, fondendo storytelling, identità del marchio e informazioni di sicurezza.
Anche Turkish Airlines ha sperimentato format originali, coinvolgendo personaggi noti e utilizzando animazioni pensate per mantenere alta l’attenzione durante tutta la dimostrazione.
Negli Stati Uniti, invece, Delta Air Lines ha costruito una vera tradizione di safety video ricchi di citazioni alla cultura pop, piccoli dettagli ironici e oggetti curiosi nascosti tra una scena e l’altra, invitando i passeggeri a guardare il video fino alla fine.
Dietro queste produzioni non c’è soltanto marketing. Numerose ricerche sulla comunicazione del rischio dimostrano infatti che un messaggio originale, sorprendente o divertente viene ricordato più facilmente rispetto a una semplice spiegazione tecnica. In altre parole, se il passeggero presta davvero attenzione al briefing, aumenta la probabilità che ricordi le informazioni essenziali proprio nel momento in cui potrebbero servire.
Oggi, a oltre settant’anni dal Clipper Endeavor, quei pochi minuti prima del decollo rappresentano una delle procedure più importanti dell’aviazione moderna. Il ritrovamento del relitto, reso possibile dal lavoro della Air/Sea Heritage Foundation insieme a Deep Sea Vision e a Expedition Unknown, non restituisce soltanto un importante tassello della storia dell’aviazione, ma ricorda anche che, in alcune situazioni, vale la pena mettere via il telefono e ascoltare davvero.