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“In una vita precedente ero un indio amazzonico”: intervista a Milo Manara

9 octobre 2026 à 20:13

Milo Manara è uno dei fumettisti e illustratori italiani più famosi e apprezzati al mondo, noto in particolare per la sua maestria nel fumetto erotico e per il suo stile di disegno unico. Le sue donne sono diventate vere e proprie icone della cultura pop (tanto che con una viaggerebbe molto volentieri). Miele – molto probabilmente il suo personaggio più celebre – protagonista di “Il Gioco”, Claudia, Molly, Jolanda, Phillis, Lucrezia Borgia e Gullivera, una rivisitazione erotica e fantastica del classico “I viaggi di Gulliver”.

E proprio di viaggi abbiamo parlato con Manara, del suo lungo viaggio in Asia, a bordo di un camper molto particolare, di quelli “straordinari” fatti in nave, in barca e in treno e di quelli che ancora deve fare.

Milo Manara, lei è noto per essere stato un grandissimo appassionato di viaggi in camper. È ancora così?

Lo ero quando ero più giovane. Allora il mondo era diverso: c’era una libertà e una tranquillità diversa per andare ovunque senza le tensioni geopolitiche di oggi. Potevi perfino parcheggiare un camper in centro a Parigi, ai Jardin du Luxembourg, senza che nessuno venisse a dirti nulla.

Quando ha smesso con quel tipo di viaggi on the road?

Intorno alla metà degli Anni ’90-’95. Poi ho sostituito il camper con la barca, che ho venduto solo l’anno scorso. Ormai ho 81 anni, mi sarebbe toccato pesare sugli amici più giovani, e invece ogni stagione della vita ha i suoi frutti.

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Getty Images
Milo Manara in vacanza in barca negli Anni ’90

Negli Anni ’80 lei ha compiuto un viaggio leggendario in camper fino in Asia. Che ricordo conserva di quell’avventura?

Nel 1983, ho viaggiato in camper tra Pakistan, India e Nepal. In realtà non era un camper normale: era un mezzo militare 4×4 della Legione straniera francese riadattato, molto robusto, ideale per il deserto. All’epoca, lungo quelle strade non si incontrava quasi nessuno.

Quell’esperienza in Asia le è servita da ispirazione per il suo celebre personaggio, Giuseppe Bergman?

In un certo senso sì, Giuseppe Bergman è un personaggio vagamente autobiografico. “Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” erano una sorta di diario fantastico nato da quel viaggio. Mentre viaggiavo lavoravo ai fumetti, ma facevo anche moltissimi schizzi dal vero.

Tra le sue collaborazioni più celebri ci sono quelle con Federico Fellini, con cui ha realizzato “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”. Quanto c’era di reale e quanto di fantastico in quei progetti?

“Viaggio a Tulum” raccontava un vero viaggio che Fellini ha compiuto nello Yucatán, in Messico, alla ricerca dei luoghi dei libri e dei brujos (stregoni), raccontati da Carlos Castaneda, un viaggio in cui lui è partito da Los Angeles ed è arrivato fino a Tulum in auto. La curiosità è che il suo aiuto regista in quella spedizione era lo scrittore Andrea De Carlo, che ne scrisse poi un libro intitolato proprio “Yucatan”. “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, invece, è del tutto immaginario, da cui, finora, non è tornato indietro nessuno: racconta un viaggio nell’aldilà, un tema che Fellini ha affrontato in modo leggero e non spaventoso, facendo incontrare al protagonista personaggi come Groucho Marx.

Tra tutti i luoghi reali che ha visitato, quali le sono rimasti più impressi?

Ricordo con grande forza le Meteore in Grecia, dove andavo spesso in camper, e le città rupestri della Cappadocia. Ma uno dei ricordi più straordinari resta la notte di Katmandu, deserta, in mezzo a templi mistici che trasmettevano un profondo senso di ascesi. E poi il cielo di notte in mezzo al mare, senza inquinamento luminoso, con una Via Lattea nitida come la vedevo solo da bambino.

Sono stato persino in Argentina a bordo di una nave cargo. I cargo hanno spesso cabine per pochi passeggeri: un viaggio straordinario, di giorno ognuno lavorava e non si vedeva anima viva, ci si godeva l’oceano e si facevano lunghe soste nei porti come Rio de Janeiro e si risaliva i grandi fiumi brasiliani per raggiungere i porti fluviali. Un modo di viaggiare incantevole e lontano dal turismo di massa odierno.

I suoi viaggi sono stati d’ispirazione per il suo lavoro?

Certo! Di Giuseppe Bergman ho fatto le “Avventure orientali”, una specie di diario fantastico, e poi durante questi viaggi facevo degli schizzi dei luoghi dal vero. Anzi, a volte mi sono capitate delle disavventure di viaggio: per esempio, una volta dovevo realizzare un fumetto erotico, “Il gioco”, e dovevo spedire ogni mese una puntata, ma ero in Pakistan e avevo paura che aprissero le buste, avevo il terrore perché sarei ancora là in prigione.

Qual è il posto che le è piaciuto di più al mondo e quale vorrebbe assolutamente visitare e perché?

L’Amazzonia. Mi è rimasta nel cuore fin dalle letture da ragazzo, al punto che se mi chiedono cosa fossi in una vita precedente rispondo sempre “un indio amazzonico”! Non sono mai riuscito ad andare a Manaus, ma spero ancora di farcela.

Devo dire che non mi piace molto volare. Soffro un po’ di claustrofobia nei voli lunghi. Ma, soprattutto, non mi piace l’aereo perché appiattisce le distanze, mi piace vedere quanto è grande il mondo. Con la nave ti rendi conto delle distanze. L’aereo ci dà la falsa illusione di essere i padroni del pianeta, ma non è vero, perché basta un temporale per metterci tutti in ginocchio. Amo molto i treni, specialmente quelli notturni: un tempo, con il vagon lit salivi la sera a Verona ed eri a Parigi la mattina dopo, senza perdere un solo giorno di viaggio. Una volta c’erano le cabine con la toilette e la doccia, per me era un paradiso perché con il treno notturno non perdevi tempo. Il treno mi piace molto: mi piacerebbe molto prendere la Transiberiana e arrivare fino in Cina.

Se dovesse scegliere una delle sue eroine per accompagnarla in un viaggio intorno al mondo, chi sceglierebbe?

La destinazione non importerebbe, basta andare, Est, Ovest, Nord o Sud è sempre interessate, ma Miele sarebbe un’ottima compagna di viaggio perché è una ragazza allegra, curata, che non si spaventa davanti alle avventure in viaggio e, oltretutto, è decisamente una bella vista!

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Getty Images
Mil Manara durante un evento a Madrid nel 2013

La Via Francigena in autunno: il tratto toscano a piedi tra borghi e boschi

9 octobre 2026 à 18:30

Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.

A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.

Che cos’è la Via Francigena

Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.

L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

via francigena
iStock
Il simbolo della Via Francigena su un sentiero nel bosco in Toscana

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.

Il percorso della Via Francigena in Toscana

La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.

La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Via Francigena Toscana
iStock
Il tracciato della Via Francigena attraversa le Crete Senesi

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.

Le tappe più belle da affrontare in autunno

Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.

Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.

Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.

Dal Passo della Cisa a Pontremoli

La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).

Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.

Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Pontremoli, in Lunigiana, lungo la Via Francigena
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Veduta di Pontremoli

Da San Miniato a Gambassi Terme

Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.

Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.

Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.

Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.

La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.

Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.

À partir d’avant-hierFlux principal

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 17:30

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

Balcanica, le location suggestive e immerse nella natura del nuovo film con Matilda De Angelis

8 octobre 2026 à 19:30

Gioca molto sul potere evocativo delle immagini – che in numerose sequenze letteralmente si sostituiscono ad azioni, dialoghi, interazioni tra i personaggi – il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis appena arrivato nelle sale dopo essere stato presentato, unica opera italiana, alle Giornate degli autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Sconfinate vedute montane, riprese dall’alto di altipiani dove la natura domina incontrastata e quasi ancora vergine sono parte, fondamentale più che integrante, infatti del racconto che il regista fa di una delle esperienze umane più fondative e universali di questi tempi: la migrazione. Scopriamo insieme le location di Balcanica.

Di cosa parla

L’Afghanistan ha messo al bando la musica: è per questo, per poter continuare a esprimere la propria arte, che il direttore d’orchestra Nazar e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, decidono di lasciare il paese e raggiunge l’Italia. Come molti altri migranti si mettono in viaggio sulla rotta balcanica. È qui che incontrano Greta, il personaggio interpretato da Matilda De Angelis. La giovane donna è una dottoressa impegnata per la prima volta in una missione umanitaria. Tra i tre si instaura un legame forte tanto quanto inaspettato, capace di far ritrovare a Nazar e Jalil speranza nella musica e mettere Greta di fronte a realtà completamente diverse da quelle a cui è abituata. Sulla strada che riporta Nazar e Jalil alla libertà, così, anche Greta si ritroverà a compiere una scelta che le cambierà per sempre la vita.

"Balcanica": arriva in sala il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis
Ufficio stampa Biennale di Venezia
Una scena di “Balcanica”

Dov’è stato girato il film

Il film – una co-produzione italo-serbo-croata di Nightswim, Wildside, This and That Productions e Antitalent – è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale, in zone realmente attraversate dalla cosiddetta “rotta balcanica” (una delle rotte migratorie terresti oggi più percorse tra Medio Oriente ed Europa).

Sjenica

Tra le location di Balcanica c’è Sjenica. Oggi questa città serba è soprattutto un grosso snodo commerciale e militare. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano necropoli e altre numerose testimonianze di antiche civiltà come quelle dei Dardani e degli Illiri, però per secoli è stats un importante punto di passaggio per i mercati che si muovevano da e verso Dubrovnik (Croazia) e di rappresentanza per l’impero ottomano che – non a caso – fece costruire qui una fortezza (oggi andata totalmente distrutta).

A Sjenica la natura domina incontrastata e selvaggia all’interno della Riserva Speciale di Uvac.

Il film "Balcanica" è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale: ecco dove
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Lo spettacolare fiume Uvac

L’altopiano di Pešter

Più ancora lo fa sull’altopiano di Pešter, altro luogo dov’è stato girato il film Balcanica, facile da riconoscere sullo schermo per i suoi profili aspri e irregolari. Questo campo carsico, situato tra i 900 e i 1200 metri d’altezza e circondato da sette diverse catene montuose, è attraversato infatti dal – già nominato – fiume Uvac che, scavandolo, ha dato vita nei secoli a solchi, meandri e talvolta veri e propri canyon (non stupisce, così, che al Pešter ci si rierisca talvolta come al “Colorado serbo”).

Serbia: dov'è stato girato il film "Balcanica" di Nicola Sorcinelli
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La natura imponente sull’altopiano di Pešter

La zona è nota per il clima particolarmente rigido, soprattutto in inverno quando si raggiungono temperature di diverse decine di gradi sotto lo zero: famoso è l’inverno del 1985, quando nel villaggio di Karajukića Bunari, si registrò una temperatura di -39.5°, la più bassa mai segnalata in Serbia.

Nel film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis questa natura e queste condizioni così estreme fanno da contrappunto vivido al dramma di chi non ha altra scelta che migrare per poter continuare a essere se stesso.

Il borgo delle capanne con i tetti che sfiorano il terreno: viaggio a Velika Planina, il cuore più autentico della Slovenia

8 octobre 2026 à 18:30

A Velika Planina, in particolare durante l’estate (ma non solo), il silenzio delle montagne viene spesso accompagnato dal suono dei campanacci delle mucche, dal vento che attraversa i prati e dalle voci dei pastori intenti alle loro attività quotidiane. Il paesaggio è di quelli che non possono essere altro che definiti fiabeschi, perché pieno di colline erbose, piccole costruzioni in legno dai tetti curiosamente arrotondati e sentieri che attraversano distese verdi fino a raggiungere le cime delle Alpi slovene.

Sì, Velika Planina è decisamente uno degli altopiani pastorali più affascinanti della Slovenia, situato tra i 1.500 e i 1.650 metri di altitudine. Ma a renderlo assolutamente riconoscibile è il villaggio composto da quasi 140 capanne tradizionali, considerato tra i più grandi insediamenti pastorali d’alta montagna conservati in Europa.

C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca

8 octobre 2026 à 17:30

Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.

Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.

Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.

Breve storia tra monaci, incendi e stelle

Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.

I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.

L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.

Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.

L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.

La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici

Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.

Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.

Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.

Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.

La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.

Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.

Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.

Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.

Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.

La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Pustinja Blaca, Croazia
iStock
L’impressionante Pustinja Blaca

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.

Ripartono i treni storici che attraversano la Sicilia, tra borghi incantevoli e paesaggi mozzafiato

Par : losiangelica
8 octobre 2026 à 14:30

Avete mai pensato di attraversare la Sicilia a bordo di un treno d’altri tempi, seduti su vecchie carrozze mentre fuori dal finestrino scorrono campagne, piccoli paesi e tratti di costa? Da ottobre torna un’occasione per farlo davvero. Ripartono i treni storici in Sicilia, con 12 corse in programma dall’11 ottobre al 20 dicembre 2026, lungo alcune delle linee ferroviarie più suggestive dell’isola.

L’itinerario dei treni storici della Sicilia

Il primo itinerario è quello dell’11 ottobre: il Treno delle Stelle partirà da Palermo per poter raggiungere Roccapalumba andando lontano dalle classiche mete balneari e puntando su una Sicilia più rurale e autentica.

Se amate l’artigianato e le tradizioni locali, segnatevi invece il 18 ottobre. Da Messina partirà il Treno della Ceramica diretto a Santo Stefano di Camastra, uno dei borghi siciliani più conosciuti per la produzione di ceramiche artistiche. Qui potrete perdervi tra le botteghe, osservare le maioliche colorate e curiosare tra le lavorazioni che da generazioni caratterizzano il paese.

Il 25 ottobre sarà la volta del Treno dei Templi, con partenza da Palermo e arrivo a Porto Empedocle. Una destinazione particolarmente interessante per chi vuole approfittare della giornata per conoscere il territorio agrigentino. Tra le possibilità c’è anche quella di visitare lo storico parco ferroviario ottocentesco, legato alla memoria delle ferrovie siciliane.

Spiaggia di Porto Empedocle
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Porto Empedocle, una delle mete dei treni storici siciliani

Pochi giorni dopo cambierà completamente lo scenario. Il 31 ottobre e il 1° novembre tornerà la Ferrovia del Barocco, con il collegamento tra Siracusa e Modica. Dal finestrino vedrete scorrere campagne, muretti a secco e paesaggi tipici del sud-est dell’isola. All’arrivo vi aspetterà Modica, con le sue chiese, i vicoli in salita e i palazzi che raccontano la grande stagione del barocco siciliano.

A novembre ci sarà spazio anche per chi preferisce i panorami sul mare. L’8 partirà il treno storico da Messina verso Tusa che percorrerà la costa tirrenica, mentre il 15 è il momento di Catania – Taormina con un percorso che rende protagonista la costa ionica.

Non mancheranno gli appuntamenti dedicati alle eccellenze artigianali e gastronomiche. Il 22 novembre potrete raggiungere Caltagirone partendo da Catania, una meta che merita una visita soprattutto per la sua tradizione ceramica. La città è famosa anche per la scenografica Scalinata di Santa Maria del Monte, decorata con maioliche.

Il 29 novembre arriverà uno degli itinerari più golosi del programma: il Treno del Cioccolato. Si partirà da Caltanissetta per raggiungere Modica, città celebre per il suo cioccolato dalla particolare consistenza granulosa. Se non lo avete mai assaggiato, potrebbe essere l’occasione giusta per conoscere da vicino una delle specialità più rappresentative del territorio.

E dicembre? Il programma non si fermerà con l’arrivo dei primi freddi. L’8 dicembre è prevista una nuova corsa della Ferrovia del Barocco tra Siracusa e Modica, mentre il 13 dicembre il treno partirà da Palermo per raggiungere Castelvetrano, nella Sicilia occidentale.

L’ultima partenza è fissata per domenica 20 dicembre, quando tornerà il Treno dei Templi da Palermo a Porto Empedocle. Sarà l’appuntamento conclusivo di una stagione che punta a far conoscere il territorio anche attraverso il suo patrimonio ferroviario.

Info utili: biglietti e prezzi

Per partecipare a uno dei viaggi dovrete acquistare il biglietto; l’intero costa 10 euro, mentre è previsto un ticket da 5 euro per bambini dai 4 ai 12 anni. I posti sono limitati, così come le partenze previste; dunque, è bene prenotare con anticipo per poter garantire la propria presenza a bordo nell’itinerario preferito. L’iniziativa torna a ripetersi come ogni anno con tanti appuntamenti da non perdere che animano il periodo autunnale in una regione che merita di essere scoperta a ritmo lento per assaporare ogni dettaglio.

Weekend d’autunno in Europa low cost con la nuova promo Ryanair, ecco 3 mete imperdibili

6 octobre 2026 à 07:30

L’autunno può essere il momento giusto per concedersi un ultimo viaggio prima delle vacanze di Natale, soprattutto quando per raggiungere alcune città europee può bastare una cifra davvero contenuta. Ryanair ha lanciato una nuova promozione con voli a partire da 24,99 euro, invitando i viaggiatori a “sfuggire alla noia quotidiana” e programmare una nuova partenza nei prossimi mesi.

4 luoghi da visitare almeno una volta nella vita svelati da un’ex assistente di volo: “Mai vista una cosa così”

4 octobre 2026 à 13:00

Ci sono città che si visitano e altre che, invece, si vivono. A raccontarci quali sono i luoghi da vedere almeno una volta nella vita è un’ex assistente di volo, Stefania, che in 30 anni di servizio ha avuto modo di conoscere alcune delle destinazioni più affascinanti del mondo.

Da Bangkok a Sydney, passando per Tokyo e Istanbul, il suo racconto restituisce quattro città molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di lasciare il segno.

Bangkok: dove caos e spiritualità convivono

«Bangkok è completamente diversa da quello a cui siamo abituati» inizia così il racconto della prima destinazione. Una città calda, umida e frenetica, dove il traffico e il caos delle strade convivono con una forte presenza della religione. Stefania ha vissuto per sei mesi nella capitale thailandese e proprio attraverso i suoi racconti è nata la curiosità per questa città. «La gente è di una cordialità che non avevo mai visto. Vivono molto per strada: negli angoli trovi persone che cucinano, mangiano sedute a terra, condividono gli spazi».

Al tempo stesso però, Bangkok è anche una città di contrasti. Ai grandi stradoni si affiancano templi riccamente decorati, come Wat Pho e Wat Arun, tra i luoghi simbolo della capitale. Wat Arun sorge sulla riva occidentale del Chao Phraya ed è caratterizzato dal grande prang decorato con porcellane e ceramiche. Un’altra attrazione incredibile sono i mercati: il Chatuchak Weekend Market è uno dei luoghi più conosciuti per lo shopping e viene indicato dall’ente del turismo thailandese come il più grande mercato del weekend al mondo. Per vivere invece un’esperienza decisamente particolare ci sono il Maeklong Railway Market, dove le bancarelle si trovano lungo i binari e vengono ritirate al passaggio del treno, e il Damnoen Saduak Floating Market, dove i venditori commerciano direttamente dalle barche.

«E poi c’è il cibo», racconta, «è buonissimo e molto particolare». Dai piatti della cucina di strada fino agli snack più insoliti, Bangkok è una città in cui anche mangiare diventa parte del viaggio. Per chi vuole continuare a esplorare, da Bangkok si possono raggiungere numerose destinazioni del Paese, dalle località balneari fino ad Ayutthaya, antica capitale del regno del Siam e oggi importante sito storico.

Sydney: dove la città incontra la natura

La seconda città della lista è Sydney, che conquista soprattutto per il suo equilibrio tra contemporaneità e natura.

«È modernissima, con l’Opera House, gli edifici e tutto quello che ci si aspetta da una grande città, ma allo stesso tempo hai la sensazione che la natura sia già dentro la città». E basta pensare a Bondi Beach, una delle spiagge più famose dell’Australia, raggiungibile facilmente dal centro e molto legata alla cultura del surf e dell’attività all’aria aperta.

Il rapporto con la natura, secondo il suo racconto, è una delle caratteristiche che più colpiscono chi arriva dall’Europa. E fuori dalla città le possibilità aumentano: le Blue Mountains, a circa 90 minuti da Sydney, offrono foreste, vallate, cascate e sentieri, con la celebre formazione delle Three Sisters. Per chi ha più tempo a disposizione, invece, c’è anche l’Outback australiano. L’Uluru, conosciuto anche come Ayers Rock, non si trova nei dintorni di Sydney, ma può essere raggiunto con un ulteriore volo.

Blue Mountains, Australia
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Blue Mountains, Australia

«Sono fissati con la natura e con lo sport», racconta l’ex assistente di volo, «e una cosa che mi aveva colpito era vedere quanto presto le persone iniziassero ad allenarsi, le palestre erano già piene alle cinque del mattino!».

Anche il Natale qui assume un aspetto completamente diverso rispetto all’Europa: dicembre coincide con l’estate australiana, quindi non è insolito associare le festività alla spiaggia e alle giornate all’aperto. «Se vi dovesse capitare di passare un Natale qui, vi risulterà stranissimo vedere un albero di Natale piantato sulla sabbia!».

Tokyo: tra ordine, folla e tradizione

La terza destinazione è Tokyo, una città che può sembrare quasi impossibile da comprendere a un primo impatto. «È affollatissima, ci sono miliardi di persone», afferma Stefania. Eppure, nonostante la densità e il movimento continuo, ciò che colpisce è l’ordine: l’emblema di tutto ciò è lo Shibuya Scramble Crossing, l’incrocio che è diventato una delle immagini più riconoscibili della capitale giapponese. In alcuni momenti può essere attraversato contemporaneamente da più di mille persone, senza che il flusso si trasformi nel caos che ci si potrebbe aspettare.

Tokyo è anche la città della cultura pop, dei quartieri pieni di insegne luminose, dei negozi eccentrici e delle sale giochi. Tra queste, il pachinko è una particolare forma di intrattenimento molto diffusa in Giappone, basata su macchine verticali nelle quali piccole palline metalliche vengono lanciate attraverso un percorso di ostacoli.

Ma basta allontanarsi dalle zone più moderne per trovare un’altra Tokyo: «Ci sono templi bellissimi e tradizioni completamente diverse dalle nostre». Nei santuari giapponesi è possibile trovare, per esempio, le ema, tavolette sulle quali i visitatori scrivono desideri e preghiere. Anche gli omikuji, i tradizionali biglietti della fortuna, fanno parte dell’esperienza. È proprio questo contrasto tra tecnologia, cultura pop e tradizione a rendere Tokyo così particolare: una metropoli futuristica nella quale i rituali del passato continuano a essere presenti nella vita quotidiana.

Istanbul: tra moschee, Bosforo e gatti

L’ultima città della lista è Istanbul, una destinazione che, nel racconto dell’ex assistente di volo, colpisce soprattutto per la sua atmosfera.

Il Bosforo attraversa Istanbul e separa la parte europea da quella asiatica: uno degli aspetti più affascinanti della città è proprio la possibilità di passare da un continente all’altro in pochi minuti con un traghetto. Nel centro storico si concentrano alcuni dei luoghi più iconici della città, dalla Hagia Sophia alla Moschea Blu, passando per la Basilica Cisterna e il Palazzo di Topkapı. Anche qui ci sono dei mercati imperdibili, altro elemento che accomuna Istanbul alle altre destinazioni del racconto. Il Grand Bazaar, con le sue numerose strade coperte e migliaia di negozi, è uno dei mercati coperti storici più grandi e antichi del mondo.

«Essendo un’amante dei gatti, non potevo non innamorarmi di questa città!» aggiunge sorridendo Stefania. I gatti rappresentano infatti uno dei simboli più amati della città: ci vivono all’incirca 200.000 felini randagi, liberi e protetti dalla comunità.

Insomma, quattro città, quattro modi completamente diversi di vivere il viaggio. Ma il consiglio dell’ex assistente di volo sembra avere un filo conduttore: andare oltre i monumenti più fotografati e lasciarsi sorprendere da ciò che succede nelle strade, nei mercati, nei templi e nei quartieri. Perché spesso è proprio lì che una destinazione smette di essere soltanto un luogo da visitare e diventa un’esperienza da ricordare.

Lo straordinario canyon che divide due regioni: Gole di Bicaz, un capolavoro rumeno

4 octobre 2026 à 12:00

Tra le montagne della Romania orientale, la strada può trasformarsi in un’esperienza paesaggistica vera e propria, di quelle in grado di emozionare. Succede lungo le Gole di Bicaz, una spettacolare incisione nella roccia attraversata dalla DN12C, la strada nazionale che collega la Transilvania alla Moldavia. Il fiume Bicaz scorre sul fondo della gola, mentre ai lati le pareti calcaree si alzano verticali per centinaia di metri, restringendo progressivamente il passaggio fino a lasciare appena lo spazio per la carreggiata, l’acqua e qualche spicchio di cielo.

Siamo nei Carpazi Orientali, all’interno del Parco Nazionale delle Gole di Bicaz-Hășmaș, dove curve, gallerie ricavate nella montagna, pareti strapiombanti, sorgenti e cascate accompagnano il percorso per diversi chilometri. In alcuni tratti la carrozzabile passa sotto sporgenze calcaree, mentre il Bicaz corre a pochi metri di distanza. Più avanti la valle si stringe ancora e compare il tratto più celebre, chiamato Gola dell’Inferno, oppure Gola del Diavolo, dal romeno Gâtul Iadului.

Poco più in là (e quasi incredibilmente) il paesaggio muta per l’ennesima volta: la montagna cede il passo al Lago Rosso, nato da una grande frana, mentre sentieri e punti panoramici permettono di guardare le gole dall’alto.

Origine e formazione delle Gole di Bicaz

Le pareti di questo gioiello della Romania sono formate da calcari giurassici, modellati per milioni di anni dall’azione erosiva del fiume Bicaz e dei suoi affluenti. L’acqua ha scavato progressivamente la montagna, incidendo un passaggio sempre più profondo nella massa calcarea dei Monti Hășmaș.

Oggi quel che il visitatore si trova ad attraversare è un canyon dalle dimensioni imponenti, con pareti rocciose che raggiungono oltre 300 metri di altezza in alcuni settori e assumono forme diverse lungo il percorso. Tra i rilievi più riconoscibili c’è Piatra Altarului, chiamata anche Altar Stone, una grande formazione rocciosa che raggiunge quasi 1120 metri.

Anche l’acqua racconta la lunga trasformazione del territorio: il Bicaz nasce dal Lago Rosso e attraversa l’intero sistema delle gole, ricevendo numerosi corsi secondari. Il Cupaș forma le Gole di Cupaș, il Lapoș quelle di Lapoș, il Bicăjel attraversa le Gole di Bicăjel e lo Șugău alimenta le Gole di Șugău. In alcuni tratti ci sono cascate e rapide, mentre sorgenti carsiche sgorgano direttamente dalla parete.

Canyon di Bicaz, Romania
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Dentro il Canyon di Bicaz

Nel settore più stretto, presso la Gola dell’Inferno, l’acqua accelera e forma vortici e rapide. La forza erosiva del fiume appare anche nelle cavità scavate nella roccia dal continuo movimento dell’acqua. Una storia geologica altrettanto interessante riguarda il vicino Lago Rosso, situato presso l’estremità occidentale delle gole: una grande frana sbarrò la valle nel 1837 e l’acqua rimase così raccolta formando il lago, sulla cui superficie spuntano ancora tronchi degli alberi rimasti sommersi.

La visita alle Gole di Bicaz tra strada, rocce e sentieri

Il modo più immediato per conoscere le gole consiste nel percorrere la DN12C, interamente asfaltata e aperta al traffico. La strada attraversa il canyon con curve strette, tornanti e brevi gallerie, mantenendo spesso la roccia da un lato e il corso del Bicaz dall’altro.

Il viaggio cambia ritmo a seconda dell’ampiezza della valle: nei tratti più larghi si trovano spazi per fermarsi e osservare le pareti, mentre nei passaggi più angusti la sensazione è quella di entrare dentro la montagna. La Gola dell’Inferno rappresenta il punto più spettacolare del tragitto, con le pareti verticali che arrivano a poche decine di metri l’una dall’altra e, in alcuni settori, fanno emergere solo pochi metri di spazio.

Le rocce attirano anche gli appassionati di arrampicata. Le pareti, infatti, ospitano diversi itinerari attrezzati e durante la stagione favorevole è possibile incontrare arrampicatori impegnati sui versanti calcarei. Per osservare il canyon da una prospettiva diversa si può seguire il sentiero verso Suhardul Mic, un percorso accessibile e lungo circa 3 km, con un punto panoramico rivolto verso le gole e le montagne circostanti.

Altri itinerari attraversano le Gole di Bicăjelului e raggiungono zone più appartate del parco, mentre il percorso verso Piatra Altarului presenta caratteristiche più tecniche. Il territorio custodisce inoltre una fauna particolarmente legata agli ambienti montani e rocciosi. Tra gli animali segnalati figurano orso bruno, lince, cervo e lupo.

Non mancano specie di uccelli tipiche degli ambienti rupestri, tra cui il picchio muraiolo e il rondone maggiore. Tra gli avvistamenti possibili ci sono persino aquila reale, sordone, gallo cedrone, picchio tridattilo, picchio nero, nocciolaia e merlo acquaiolo. La zona ospita inoltre la rara farfalla Apollo.

Una sosta al Lago Rosso completa bene la visita: il bacino si trova a pochi chilometri dalle gole e conserva ancora i tronchi degli alberi rimasti intrappolati dopo la frana che ne provocò la formazione. Attorno partono alcuni sentieri e sono disponibili attività in acqua, creando un contrasto netto con l’ambiente roccioso del canyon.

Lungo la strada si incontrano pure bancarelle di artigiani locali, in particolare di ceramiche lavorate a mano, oggetti in legno, tessuti ricamati, formaggi di pecora e conserve di frutti selvatici. La presenza di queste piccole attività, manco a dirlo, aggiunge una dimensione umana a un paesaggio dominato dalla pietra.

Dove si trovano e come arrivare

Le Gole di Bicaz si trovano nella Romania nord-orientale, tra le contee di Neamț e Harghita, nei Carpazi Orientali. Il tratto attraversato dalla DN12C collega l’area di Gheorgheni, in Transilvania, con Bicaz, nella regione storica della Moldavia rumena. La strada costituisce proprio uno degli elementi più interessanti della visita. Da Gheorgheni si percorre la DN12C in direzione di Piatra Neamț, passando dal Lago Rosso prima di entrare nel settore delle gole. Da Piatra Neamț si raggiunge Bicaz attraverso la DN15, poi si prosegue sulla DN12C verso Gheorgheni.

L’automobile è inevitabilmente la soluzione più pratica per esplorare il territorio, soprattutto per combinare canyon, Lago Rosso e sentieri del parco. Il percorso presenta 12 tornanti e diversi tratti molto stretti, con traffico più intenso durante l’alta stagione. Per questo la strada va affrontata con particolare attenzione, soprattutto nei periodi affollati.

Le Gole di Bicaz funzionano anche come passaggio naturale tra due grandi aree storiche della Romania: da una parte la Transilvania, dall’altra la Moldavia. La strada, difatti, attraversa il confine geografico tra questi territori seguendo una valle che per milioni di anni è stata scavata dall’acqua.

Zucche, streghe e luci di Natale: 3 mete dove volare in autunno con la nuova promozione Ryanair

Par : elenausai10
2 octobre 2026 à 10:20

In autunno ci sono due date da segnare sul calendario per chi vuole approfittare delle feste per organizzare un viaggio. La prima è Halloween, che quest’anno cade sabato 31 ottobre: con Ognissanti di domenica 1° novembre, il weekend è già pronto per una fuga tra leggende, vicoli medievali e atmosfere da brivido.

La seconda è il ponte dell’Immacolata: l’8 dicembre cade di martedì, quindi con un solo giorno di ferie, lunedì 7, si hanno quattro giorni liberi da sabato 5 a martedì 8. Ad aiutarvi nella pianificazione della vostra prossima avventura c’è la nuova promozione Ryanair con voli a partire da 21,99 euro (più avanti vi consigliamo anche voli più economici) prenotando entro il 31 ottobre 2026 e viaggi dal 1° ottobre al 17 dicembre 2026.

Dove andare? Noi suggeriamo queste mete!

Da Bologna a Londra

La prima destinazione è Londra, perfetta sia per chi vuole trascorrere Halloween in modo speciale, sia per chi preferisce organizzare il viaggio quando la città è avvolta dalle prime atmosfere natalizie. In entrambi i casi, sono presenti voli da Bologna con biglietti a partire da 14,99 euro.

Partiamo da Halloween che, per gli amanti del brivido e delle leggende, si vive camminando. Potrete partecipare a tour serali sulle tracce di Jack lo Squartatore a Whitechapel, visitare il suggestivo cimitero vittoriano di Highgate o affrontare i percorsi da brivido del London Dungeon.

Se viaggiate durante l’Immacolata, invece, il punto di riferimento è Hyde Park, dove l’Hyde Park Winter Wonderland torna per la sua diciottesima edizione dal 19 novembre 2026 al 3 gennaio 2027. Le attrazioni sono più di 100, tra montagne russe, stand gastronomici e la pista di pattinaggio all’aperto più grande del Regno Unito, oltre a una ruota panoramica alta 70 metri.

Da Catania a Parigi

Volete fare un viaggio in famiglia? Se quest’anno desiderate qualcosa di davvero speciale, la meta da raggiungere è Parigi con voli a partire da 17,99 euro. Ma non fermatevi alla capitale, salite su un treno e raggiungete le atmosfere magiche di Disneyland.

Per Halloween torna il Disney Halloween Festival, quest’anno dal 26 settembre al 1° novembre 2026. Il festival è incluso nel normale biglietto d’ingresso e propone la parata di Topolino a tema Halloween, decorazioni stagionali e incontri con i “cattivi” dei cartoni Disney. Tra i personaggi da incontrare ci sono Jack Skellington e Sally, una presenza piuttosto rara al parco!

Per l’Immacolata il parco cambia completamente veste con Disney’s Enchanted Christmas, dal 7 novembre 2026 al 6 gennaio 2027. La novità di quest’anno è che anche il World of Frozen partecipa per la prima volta alle celebrazioni natalizie. Il cuore della festa resta comunque il gigantesco albero di Natale al centro del parco, mentre la Regina delle Nevi e Babbo Natale animano i viali con una parata colorata.

Da Torino a Dublino

Infine, l’ultima meta che consigliamo è dedicata agli appassionati di letteratura. Stiamo parlando di Dublino, dove potrete seguire le tracce dello scrittore che ha dato vita al mito di Dracula: il Bram Stoker Festival si ispira alla vita e alle opere di Stoker e alla Dublino del suo tempo, celebrando il gotico, il soprannaturale e l’epoca vittoriana. Molti eventi sono gratuiti!

La notte del 31 ottobre potreste spostarvi nella contea di Meath, dove a Trim si tiene il Púca Festival: qui si celebra Samhain, la festa celtica da cui è nato Halloween, con processioni, falò e musica.

Atokos, Salona, Gole del Cians e gioielli italiani: i luoghi che hanno fatto sognare questo mese

30 septembre 2026 à 15:00

L’autunno è iniziato, ma la voglia di partire non si è di certo fermata. Anche mentre le giornate si accorciano, le temperature si abbassano gradualmente e le vacanze estive diventano emozionanti ricordi, basta un luogo inatteso per immaginare un nuovo viaggio o progettare le tappe del prossimo weekend fuori porta, che sia al caldo o tra i colori dorati del foliage. Lo dimostrano le storie che hanno conquistato i lettori di SiViaggia a settembre: dalle case a graticcio di una cittadina tedesca ai canyon rossi delle Alpi Marittime, passando per un’isola greca dagli insoliti abitanti, ma non sono mancate nemmeno le immersioni nella storia e le mete italiane da riscoprire, questa volta attraverso gli elogi del Times.

Ecco i luoghi e le storie di viaggio più letti del mese, da ripercorrere insieme per prolungare il piacere della scoperta e trovare l’ispirazione per la prossima (si spera vicina) partenza.

5 (+1) luoghi d’Italia che hanno conquistato il Times

Palazzi affacciati sui vicoli, colline disegnate dai cipressi e coste nere che incontrano il mare: tra le storie più lette di settembre c’è un viaggio nell’Italia elogiata dal Times. La selezione della travel expert Julia Buckley attraversa il Paese con cinque tappe che racchiudono sei destinazioni, accostando città d’arte, borghi e paesaggi dal carattere inconfondibile.

Si parte da Genova, tra gli splendidi palazzi di via Garibaldi e le case colorate di Boccadasse, per raggiungere due scenari diversi: Pienza, immersa nelle geometrie morbide della Val d’Orcia, e Mussomeli, circondata dai rilievi aspri della Sicilia interna. A Urbino invece il filo conduttore è il Rinascimento, mentre la Valtiberina, tra Toscana e Umbria, invita a seguire le tracce di Piero della Francesca e a passeggiare tra i borghi, come quello di Anghiari. Infine, Pantelleria cambia ancora il panorama, con roccia vulcanica, acque turchesi e sorgenti termali. Un itinerario capace di far riscoprire luoghi familiari e suggerire nuove partenze: uno spunto interessante per chi cerca ispirazione senza andare lontano.

Qui il nostro articolo: Dalla Liguria alla Sicilia, 5 (+1) luoghi d’Italia scelti dal Times

Pantelleria e il suo mare turchese
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Pantelleria e il suo mare paradisiaco

Atokos, l’isola dove i maiali selvatici fanno il bagno

Acque trasparenti, spiagge di ciottoli bianchi e piccoli maiali neri che passeggiano sulla riva, spingendosi persino in mare per rinfrescarsi, insieme ai bagnanti. È questa la scena sorprendente che ha portato Atokos, minuscola isola greca dello Ionio vicino a Itaca, a un boom di popolarità. Privata e senza abitanti, custodisce un paesaggio aspro di scogliere, grotte marine e insenature come One House Bay e Cliff Bay.

A renderla celebre sono stati soprattutto i video dei suoi insoliti frequentatori, diventati virali sui social e valsi all’isola il soprannome di “Piggy Island”. Ma il fascino di Atokos va oltre questo incontro inatteso: il suo ambiente naturale è tutelato dalla rete Natura 2000 e non ci sono alberghi né collegamenti regolari in traghetto. La si raggiunge soltanto via mare, anche con escursioni da Itaca, Lefkada e Cefalonia.

Qui il nostro articolo: Atokos, l’isola greca senza abitanti diventata celebre per i maiali selvatici in spiaggia

L'isola di Atokos in Grecia
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Panoramica dell’isola di Atokos e dei suoi maiali neri

Salona, l’altra Roma d’Europa

Mura spezzate, resti di basiliche e un anfiteatro che lascia immaginare gli antichi spettacoli: a pochi chilometri da Spalato, Salona riporta i viaggiatori nella Croazia dell’epoca romana. Tra le sue rovine, immerse negli spazi aperti e nella vegetazione, si riconosce ancora la grandezza dell’antica capitale della provincia di Dalmazia, oggi parte della città di Solin.

Il percorso attraversa terme, porte monumentali e luoghi di culto, ma è soprattutto l’anfiteatro, capace di accogliere circa 18.000 spettatori, a evocare la vita della città e le sfide dei gladiatori. La necropoli di Manastirine racconta invece la diffusione del cristianesimo, tra tombe e testimonianze dei martiri salonitani. C’è anche una curiosità: il Tusculum, costruito per gli studiosi alla fine dell’Ottocento utilizzando frammenti antichi, deve il nome alla residenza di Cicerone nei pressi di Roma.

Qui il nostro articolo: Dove i gladiatori sfidavano il destino: Salona, l’antica capitale romana della Dalmazia

Salona, Croazia
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Salona vista dall’alto

Monschau, la città tedesca dove le fiabe prendono vita

Case a graticcio affacciate sull’acqua, ponticelli di pietra e tetti di ardesia stretti tra le pendici boscose: Monschau sembra disegnata per far venire voglia di partire. Nella regione tedesca dell’Eifel, vicino al confine con il Belgio, questa cittadina segue il corso del fiume Rur, che accompagna le passeggiate tra vicoli acciottolati e piazzette raccolte.

Dietro la sua atmosfera romantica si nasconde un passato prospero, legato alla produzione tessile. Lo testimonia il Rotes Haus, dimora settecentesca diventata museo, dove una scenografica scala in rovere intagliato attraversa tre piani. Dall’alto, invece, la fortezza medievale Burg Monschau offre una prospettiva diversa sui tetti e sulla valle. E la scoperta continua a tavola, tra la senape prodotta localmente dal 1882 e i dolci tradizionali da assaggiare nelle caffetterie.

Qui è come passeggiare dentro un paesaggio da fiaba, fermandosi a ogni ponte per guardarlo ancora. Durante l’Avvento, poi, luci e graziosi mercatini di Natale aggiungono un motivo in più per organizzare il viaggio proprio a Monschau!

Qui il nostro articolo: È la città dove l’atmosfera da fiaba si respira a ogni angolo: Monschau, una Germania emozionante

Città di Monschau, Germania
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Veduta dall’alto di Monschau

Le Gole del Cians, la strada rossa vicina all’Italia

Il cielo diventa una striscia sottile tra le pareti, la roccia si accende di rosso e il torrente scorre sul fondo. Nelle Gole del Cians, nell’entroterra di Nizza, il paesaggio cambia a ogni curva: bastano circa un’ora e mezza dalla città per raggiungere un angolo delle Alpi Marittime francesi che sembra irreale.

Seguendo la strada panoramica D28, si attraversa la valle tra gallerie, strettoie e affacci sul canyon. Il colore più sorprendente appartiene agli scisti rossi, modellati dall’erosione dell’acqua: nelle Piccole Gole le pareti si avvicinano fino a lasciare, in alcuni punti, appena un metro tra loro, mentre nelle Grandi Gole lo scenario si apre su altezze vertiginose. Alcuni tratti si possono osservare anche a piedi, lasciando l’auto negli spazi dedicati. È proprio questa combinazione di colori insoliti e prospettive spettacolari ad aver fatto sognare i nostri lettori: un viaggio in cui la strada stessa diventa la destinazione, con la possibilità di proseguire verso Beuil e Valberg o abbinare le vicine e non meno sorprendenti Gole di Daluis.

Qui il nostro articolo: La strada rossa delle Alpi Marittime tra canyon, tunnel e paesaggi selvaggi: le Gole del Cians

Gole del Cians, Francia
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La strada che attraversa le Gole del Cians

Un vero gigante di pietra dorata si rivela la fortezza segreta dell’Algarve: Castello di São João do Arade

28 septembre 2026 à 16:00

Sulla costa meridionale del Portogallo, ovvero in Algarve, il paesaggio alterna spiagge dorate, scogliere e piccoli centri di pescatori affacciati sull’Atlantico. Tra questi c’è Ferragudo, il quale conserva ancora case raccolte attorno al nucleo storico e imbarcazioni lungo il fiume Arade. Proprio alla foce del corso d’acqua, su uno sperone roccioso posto tra due spiagge, si staglia una costruzione che sembra appartenere a un’altra epoca: è il Castello di São João do Arade, conosciuto anche con i nomi di Castelo de Ferragudo, Forte de São João Baptista e, più semplicemente, Castelo do Arade.

Mura merlate, corpi di fabbrica disposti a diverse altezze, una torre e piccole garitte (le strutture sporgenti utilizzate per sorvegliare il territorio), compongono un insieme dall’aspetto romantico. A prima vista potrebbe sembrare una residenza nobiliare medievale, ma le sue origini sono legate soprattutto alla difesa del litorale e al controllo delle imbarcazioni in transito lungo il fiume.

Il castello ha però anche una particolarità che lo distingue da molte altre fortificazioni portoghesi: oggi è una proprietà privata, ben conservata e trasformata in residenza, perciò gli interni non sono accessibili al pubblico. La sua presenza continua comunque a caratterizzare il paesaggio di Ferragudo, soprattutto osservandolo dalle spiagge circostanti.

Breve storia del Castello di Arade

Le vicende di questo castello del Portogallo iniziano prima della costruzione della fortezza attuale. La zona, infatti, era frequentata già in epoca romana, come testimoniano i resti di vasche per la salagione del pesce rinvenuti nelle vicinanze. La prima struttura difensiva risale al XV secolo, quando sul promontorio venne realizzata una torre di avvistamento.

I lavori del Castello di São João do Arade, però, si svolsero tra il 1643 e il 1644, e proprio sul sito della precedente torre di guardia. Il progetto prevedeva una struttura di forma approssimativamente trapezoidale, studiata per controllare un’area ampia e organizzare il fuoco delle artiglierie.

Il 2 maggio 1646, re Giovanni IV nominò Francisco da Costa Barros capitano del castello, confermando il ruolo assunto dalla fortezza nella protezione del Barlavento algarvio, la parte occidentale della costa dell’Algarve. Il presidio svolgeva anche funzioni di controllo dei traffici fluviali, con verifiche sulle imbarcazioni dirette verso Silves.

La sua importanza militare, tuttavia, diminuì nel corso dei decenni: già nel 1669 l’edificio risultava in rovina, sebbene in seguito fossero stati realizzati ulteriori interventi. Nel XIX secolo alcune batterie d’artiglieria erano ancora operative, ma il declino della funzione difensiva proseguì fino alla dismissione militare.

Il 1892 fu l’anno della svolta, poiché il il complesso venne preso in affitto dallo scrittore e diplomatico Joaquim José Coelho de Carvalho, la cui famiglia lo acquistò nel 1896. I lavori dei primi anni del ‘900 lo trasformarono in una residenza privata dall’aspetto romantico, con ambienti abitativi inseriti nelle strutture militari preesistenti.

Le modifiche cambiarono il carattere dell’edificio senza cancellarne del tutto l’impianto difensivo. Le mura, le garitte e le diverse quote dei bastioni continuano a raccontare la funzione originaria del complesso. Dal 1974 è stato classificato come Imóvel de Interesse Público, cioè immobile di interesse pubblico, una categoria portoghese di tutela del patrimonio culturale. La proprietà è rimasta privata e la fortezza è stata utilizzata anche per soggiorni e occasioni esclusive.

Visitare il Castello di São João do Arade e ammirarne i dettagli

La prima informazione da tenere presente riguarda l’accessibilità. Come già accennato, il Castello di Arade è una proprietà privata e gli ambienti interni, il giardino e gli spazi residenziali non sono aperti alle visite turistiche ordinarie. La presenza di una classificazione patrimoniale, infatti, non comporta automaticamente l’accesso pubblico.

La fortezza si può comunque ammirare dall’esterno, soprattutto dalle spiagge che ne delimitano il promontorio. Per apprezzarne la struttura, conviene osservarla da più angolazioni, perché il profilo cambia in relazione alla posizione sulla costa. Praia da Angrinha, sul lato più vicino al nucleo storico di Ferragudo, permette di cogliere il rapporto tra la fortificazione e il piccolo abitato.

La spiaggia si affaccia sull’estuario, con le acque dell’Arade che riflettono la luce e le imbarcazioni dirette verso Portimão. Da questa prospettiva, il maniero appare legato alla vita del fiume, proprio l’elemento geografico che ne determinò la funzione originaria. Dall’altro lato si trova Praia Grande, un’ampia distesa sabbiosa affacciata sulla foce.

La visuale mette in risalto il rilievo roccioso sul quale svetta l’edificio e la successione delle strutture murarie, al punto che la fortezza sembra svilupparsi in verticale, seguendo il terreno anziché occupare una superficie regolare e pianeggiante. Posando gli occhi sulle mura si distinguono alcuni degli elementi caratteristici dell’architettura militare: la torre di maggior rilievo, spesso descritta come torre di menagem, corrispondente alla torre principale dei castelli portoghesi, emerge sopra gli altri corpi di fabbrica. Le merlature definiscono il profilo superiore delle strutture, mentre le garitte sporgenti richiamano le postazioni destinate alla sorveglianza.

La disposizione a livelli differenti è un altro particolare interessante. Diversi corpi di fabbrica si addossano alla struttura principale, formando un insieme articolato, lontano dall’immagine convenzionale di un castello medievale simmetrico. Le aperture e le finestre visibili su alcuni prospetti rivelano invece la trasformazione residenziale. In particolare, una delle parti rivolte verso l’oceano presenta finestre dal profilo spezzato e una garitta, elementi che contribuiscono alla singolare mescolanza tra architettura militare e dimora privata.

Un altro dettaglio da ammirare è la continuità del sistema murario tra Praia da Angrinha e Praia Grande: il muro accompagna il margine del promontorio e contribuisce a definire il carattere scenografico del posto. Infine il giardino interno, anch’esso appartenente alla proprietà privata, completa l’insieme, pur restando fuori dal percorso turistico ordinario.

Dove si trova il Castello di Arade e come arrivare

Il Castello di São João do Arade si trova a Ferragudo, nel comune di Lagoa, distretto di Faro, nella regione portoghese dell’Algarve. Sorge sulla riva sinistra del fiume Arade, proprio in prossimità della foce, nel tratto di costa che separa Praia da Angrinha da Praia Grande.

Per raggiungere Ferragudo in auto, si può utilizzare la rete stradale dell’Algarve, facendo riferimento al comune di Lagoa e al centro abitato. Una volta arrivati nella zona costiera, conviene dirigersi verso Praia da Angrinha oppure Praia Grande, le due spiagge dalle quali la fortezza è maggiormente visibile.

Castello di Arade, Portogallo
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Il Castello di Arade visto dal mare

Chi soggiorna a Portimão può raggiungere il posto anche attraversando il fiume e proseguendo verso Ferragudo. La distanza effettiva e i tempi di percorrenza dipendono dal punto di partenza e dal percorso scelto.

Race-cation, la nuova fuga in città corre al ritmo delle maratone

27 septembre 2026 à 12:00

Correre una maratona e, subito dopo aver tagliato il traguardo, andare alla scoperta della città che l’ha ospitata: è questa l’idea alla base delle race-cation, una tendenza che sta conquistando sempre più spazio nel mondo dei viaggi e che unisce sport, turismo e brevi soggiorni.

Secondo i dati analizzati da Bókun, società di proprietà di Tripadvisor, nel 2026 le ricerche online relative alle “maratone all’estero” sono aumentate di circa il 1.255% rispetto all’anno precedente e hanno raggiunto il livello più alto mai registrato. I viaggiatori stanno già pensando a cosa vedere, dove mangiare e quali esperienze vivere una volta conclusa la competizione.

Che cos’è una race-cation

Il termine nasce dall’unione di “race”, gara, e “vacation”, vacanza: la race-cation descrive un modo di viaggiare in cui la partecipazione a un evento sportivo si trasforma nell’occasione per visitare una nuova meta.

È una formula molto adatta a chi presta attenzione alla forma fisica e allo stile di vita attivo, ma non vuole rinunciare alla possibilità di esplorare una città. La competizione rappresenta il fulcro del viaggio, mentre tutto ciò che la circonda (dalla scoperta dei quartieri alle esperienze gastronomiche) contribuisce a completarlo.

Uno degli aspetti più interessanti della tendenza è poi la crescita delle fughe lampo di 24 ore, pensate per concentrare in pochissimo tempo sport e turismo.

Dalle maratone alle fughe di 24 ore

Bókun ha analizzato i dati di Google Trends degli ultimi 30 giorni relativi alle destinazioni che ospiteranno alcune delle principali maratone ed eventi fitness dell’autunno, e ha scoperto quanto siano cambiate le ricerche legate a itinerari di una giornata.

Amburgo registra il balzo più significativo, con un aumento del 500% delle ricerche su Google relative a “cosa fare ad Amburgo” nell’ultimo mese. Seguono Lisbona, dove le ricerche per “cosa fare a Lisbona in un giorno” sono aumentate del 400%, e Monaco, con una crescita del 250% per “cosa fare a Monaco in un giorno”.

Anche le ricerche su cosa fare a Berlino in un giorno sono cresciute del 119%, quelle relative a “24 ore a Budapest” dell’84%, mentre i consigli per un viaggio di un giorno ad Amsterdam hanno registrato un aumento del 70%.

Vista panoramica del famoso Ponte delle Catene di Budapest al tramonto sul Danubio
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Vista panoramica del famoso Ponte delle Catene di Budapest al tramonto sul Danubio

L’autunno europeo delle race-cation

Il calendario sportivo contribuisce a spiegare questo interesse. Tra i principali appuntamenti europei dell’autunno spiccano HYROX Rome e la maratona di Berlino, entrambi a settembre, mentre in ottobre sono in programma le maratone di Amsterdam, Monaco, Lisbona e Budapest e HYROX Valencia. HYROX Hamburg, invece, si svolgerà dal 28 ottobre al 1° novembre.

La presenza di tanti eventi concentrati in poche settimane offre quindi un terreno oltremodo favorevole alla crescita delle race-cation.

Ma il fenomeno non riguarda soltanto i maratoneti: Bókun ha infatti osservato anche le conversazioni e i contenuti diffusi sui social media. Su piattaforme come TikTok raccolgono migliaia di visualizzazioni i video dedicati alle migliori città dove partecipare a una competizione HYROX o agli itinerari da seguire durante una vacanza legata a una maratona.

La race-cation incontra la micro-vacanza

Le fughe legate alle gare sembrano inserirsi in un fenomeno più ampio: quello delle micro-avventure e delle micro-vacanze.

L’obiettivo è vivere una destinazione in maniera intesa anche quando il tempo a disposizione è di una sola giornata. Per i viaggiatori che scelgono questo formato, organizzare in anticipo cosa vedere e quali attività svolgere diventa quindi fondamentale.

In questo contesto, le visite guidate e le esperienze organizzate possono rappresentare un modo per conoscere rapidamente una città, senza rinunciare alla possibilità di entrare in contatto con la cultura locale.

Anche su questo fronte i dati di Bókun indicano una crescita: nell’ultimo anno, le ricerche di “Budapest day tours” sono aumentate di oltre il 400%, quelle di “Amsterdam day tours” di oltre il 100%, mentre le ricerche di “day tours in Lisbon” sono cresciute di oltre il 70%.

Dopo il traguardo c’è anche la tavola

La race-cation, però, non sembra limitarsi alla visita dei monumenti più conosciuti. Per chi viaggia in questo modo, anche la gastronomia può diventare parte integrante dell’esperienza.

Le ricerche suggeriscono, infatti, un interesse crescente verso attività capaci di far conoscere una meta grazie al cibo: le ricerche di “Lisbon cooking class” sono aumentate del 488%, mentre quelle relative ai “Rome food tour” sono cresciute del 94%.

Trekking sui vulcani italiani: un viaggio suggestivo tra Etna, Eolie e Vesuvio

26 septembre 2026 à 16:00

Sono pochi i Paesi in Europa con un maggior numero di vulcani attivi rispetto all’Italia, che ne vanta un’alta concentrazione, in particolare nelle Regioni meridionali. Un privilegio geologico, questo, che si traduce nella possibilità per i viaggiatori di intraprendere alcune delle esperienze di trekking più uniche e sorprendenti che si possano vivere nel continente.

L’escursionismo è una delle principali attività turistiche sulle pendici dell’Etna, il grande vulcano che domina con la sua silhouette la Sicilia orientale, mentre sono meno celebri ma altrettanto scenografici i cammini che si inerpicano lungo i coni perfetti di Vulcano e Stromboli, le due isole delle Eolie che ospitano vulcani attivi, o sulle morbide pendenze del Vesuvio, con la vista che si perde sul Golfo di Napoli.

Trekking sull’Etna

L’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa e uno dei più studiati al mondo. Il suo cono imponente, spesso sormontato da un pennacchio di fumo chiaro, si intravede praticamente da ogni angolo della costa ionica siciliana, quella orientata a est. Questo per via del suo svettare nettamente oltre i tremila metri di quota: anche se a tratti può divenire inquietante e minaccioso, il vulcano siciliano offre un’ampia possibilità di esperienze di trekking adatte a tutti i livelli e accomunate dalla sorprendente scoperta di un ambiente naturalistico unico.

Chi cerca un’escursione semplice può fermarsi ai Crateri Silvestri, poco sotto i 2.000 metri, raggiungibili anche senza guida e comunque estremamente affascinanti per la loro conformazione, per la terra nera che li caratterizza e per il contrasto con la vegetazione che, resistente, ha saputo farsi strada anche in questo ambiente. Un’altra opportunità è salire in funivia da Rifugio Sapienza fino a circa 2.500 metri di quota, da dove partono sentieri panoramici con un dislivello medio-basso, alla portata dei più.

trekking sui vulcani italiani: l'etna
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Trekking ai Crateri Silvestri

Chi invece vuole spingersi verso i crateri sommitali, che si trovano tra i 2.900 e i 3.300 metri, deve necessariamente affidarsi a una guida vulcanologica autorizzata. A maggiore fatica corrisponde maggiore premio: attorno alla vetta il paesaggio si fa davvero lunare, si incontrano fumarole attive, campi di lava recente e un panorama che, nelle giornate limpide, abbraccia l’intera Sicilia orientale fino allo Stretto di Messina.

Il versante nord dell’Etna, quello di Piano Provenzana, offre un’alternativa più selvaggia e meno battuta dai flussi turistici: qui i sentieri si snodano tra colate laviche recenti, come quella del 2002, e alcune faggete, in un contrasto continuo tra la vita rigogliosa del bosco e la roccia nera.

Trekking sul Vesuvio

Vero e proprio simbolo della Campania e di Napoli, il Vesuvio è il vulcano che più di ogni altro ha segnato la storia dell’umanità in Italia: fu la sua eruzione del 79 d.C. a seppellire Pompei ed Ercolano sotto una coltre di cenere e lapilli, restituendoci oggi due delle testimonianze archeologiche più straordinarie al mondo.

Oggi è un vulcano quiescente: è attivo, ma la sua ultima eruzione risale al 1944, e il suo imprevedibile futuro è materia di studio costante da parte dei vulcanologi.

Il suo grande fascino lo si può scoprire anche avventurandosi sulle sue pendici a piedi. Il trekking più celebre del Parco Nazionale del Vesuvio, nato nel 1995 per valorizzare e difendere l’ecosistema del vulcano, è quello che porta al Gran Cono, il sentiero che dal piazzale di Ercolano sale fino al bordo del cratere, a 1.281 metri sul livello del mare.

Si tratta di un percorso non lungo né particolarmente impegnativo, eppure capace di regalare una vista spettacolare sul Golfo di Napoli, con la possibilità di vedere anche le sagome di Capri, Ischia e Procida emergere sul piano del mare. Una volta in cima, ci si affaccia su una voragine di circa 700 metri di diametro e oltre 300 di profondità, dove può capitare di osservare fumarole attive, e certamente si potranno individuare minerali colorati e una vegetazione che si è adattata con sorprendente tenacia a un terreno tanto ostile.

Vulcano, trekking alle Eolie

Tra le sette isole che compongono l’arcipelago delle Eolie, Vulcano è la più vicina alla costa siciliana e, come suggerisce il nome, deve la sua fama al Gran Cratere della Fossa, che con i suoi circa 390 metri di altitudine domina l’intera isola.

Secondo la mitologia romana, era proprio qui che si trovavano le fucine del dio del fuoco e della metallurgia, per l’appunto chiamato dai latini Vulcano (Efesto, nel pantheon greco). Una fantasia che ancora oggi si risveglia quando si intravedono le fumarole che testimoniano lo stato di quiescenza del vulcano, mai del tutto spento anche se non si registra un’eruzione dal 1890.

trekking sui vulcani italiani: le Eolie
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Panorama sulle isole Eolie

Il sentiero che conduce al cratere parte nei pressi del porto e sale fino alla sommità in circa 3 ore di cammino. È un’esperienza intensa: il dislivello è piuttosto concentrato e anche se il percorso è adatto a chiunque abbia un minimo di allenamento, non si affronta senza fatica; si cammina tra piccole rocce e sabbia di origine vulcanica, in un paesaggio arido ma dai colori intensi; si percepisce l’attività vulcanica anche per l’odore di zolfo che si fa penetrante, di quando in quando; infine, si è colpiti da un panorama eccezionale, con la vista che spazia su tutto l’arcipelago delle Eolie.

Una escursione alternativa è quella che attraversa la Valle Roja, una gola incisa nella roccia vulcanica dove l’ambiente selvaggio si apre al contrasto tra pareti laviche caratterizzate da colori decisi e la vegetazione che tenta di attecchire tutt’attorno. Molto bella, breve e alla portata di tutti anche l’escursione a Vulcanello, com’è chiamata la piccola penisola collegata al resto dell’isola solo da un sottile istmo sabbioso, formatasi grazie ad alcune eruzioni relativamente recenti, che consente di ottenere un punto di vista scenografico e diverso su Vulcano, il Gran Cratere e la vicina Lipari.

Trekking a Stromboli

Stromboli si staglia nel bel mezzo del Mar Tirreno, un’isola-vulcano dall’aspetto stereotipico, ergendosi per ben 924 metri dalle acque. È uno dei vulcani più attivi del mondo, con esplosioni brevi e frequenti. Da una parte questo porta a una sorta di spettacolo pirotecnico naturale pressoché ininterrotto, dall’altra ovviamente a una minaccia per la presenza umana sull’isola, che si divide tra i paesi di Stromboli e Ginostra.

Trekking sui vulcani italiani: Stromboli
La silhouette dell’isola di Stromboli

Per quanto riguarda il turismo, e in particolare l’escursionismo, salire sul vulcano di Stromboli non è possibile in autonomia oltre i 400 metri di quota: superata questa soglia, il percorso verso i crateri sommitali è aperto esclusivamente ai gruppi accompagnati da guide vulcanologiche autorizzate, e nei momenti in cui è consentito dall’attività del vulcano.

In ogni caso, arrivati al punto panoramico di quota 400 metri, lo spettacolo che si apre davanti agli occhi è già tra i più suggestivi che l’Italia vulcanica possa offrire, da ammirare in particolare al calar della sera: il cielo che si tinge di rosso al tramonto, la grande lingua nera della Sciara del Fuoco che precipita verso il mare e, con il calare della notte, i bagliori regolari delle esplosioni che illuminano il buio. Il ritorno avviene poi con le pile frontali, lungo la vecchia mulattiera, in un’atmosfera quasi spirituale.

Due mete italiane sono tra le mete top del 2027, svelati i Best in Travel di Lonely Planet

Par : losiangelica
23 septembre 2026 à 09:45

Svelate ufficialmente le migliori mete per il prossimo anno: Lonely Planet Best in Travel 2027 ha svelato 50 destinazioni imperdibili e tra queste c’è l’Italia, ben 2 volte con autentiche meraviglie che molti non prendono subito in considerazione per una vacanza… ma che vale la pena visitare.

Le mete italiane consigliate

L’Italia non domina numericamente la selezione, ma centra due caselle molto diverse tra loro. Da una parte un’intera regione, il Veneto, che Lonely Planet invita a leggere come qualcosa di molto più ampio di Venezia. Dall’altra un arcipelago già celebre, le Eolie, dove però cambia il modo di viaggiare: niente semplice soggiorno su un’isola, ma una settimana scandita dal vento, dagli approdi e dal mare.

È anche qui che si capisce il filo dell’edizione 2027. Non serve necessariamente scoprire un luogo sconosciuto. A volte basta guardare in maniera diversa quello che pensavamo di conoscere già. C’è il Veneto, scelto tra le 25 destinazioni dell’anno e raccontato come una regione da esplorare ben oltre la Serenissima. E ci sono le Isole Eolie, protagoniste di una delle 25 esperienze consigliate: scoprirle dal mare, spostandosi in barca a vela.

Città e spiaggia di Caorle in Italia durante l'estate
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Il Veneto trionfa tra i Best in Travel 2027 – In foto: Caorle (VE)

Il Veneto

La prima presenza italiana è il Veneto, inserito da Lonely Planet tra le destinazioni da tenere d’occhio nel 2027. La motivazione parte quasi da un paradosso: è una delle regioni italiane più conosciute al mondo, eppure per molti viaggiatori coincide ancora quasi interamente con Venezia.

La proposta è fare esattamente il contrario. Arrivare sì nella città lagunare, magari, ma poi proseguire. Restare. Lasciarsi alle spalle i circuiti più congestionati e scoprire una regione che cambia volto nel giro di pochi chilometri. A nord ci sono le Dolomiti, poi le colline del Prosecco, il Lago di Garda, la Valpolicella. E ancora Padova, Verona, Treviso, Vicenza, il Polesine, i Colli Berici e il Delta del Po. Non un semplice contorno alla destinazione principale, dunque, ma un viaggio che potrebbe reggersi da solo. Lonely Planet presenta infatti il Veneto come una sorta di Italia in miniatura, capace di mettere insieme paesaggi alpini, città d’arte, vino, cucina e campagne.

Tra le esperienze suggerite ci sono un concerto al Teatro Olimpico di Vicenza, una deviazione lungo la sponda veneta del Garda, tra Peschiera e Malcesine, e naturalmente l’assaggio del tiramisù a Treviso, città legata alla storia del dolce.

Treviso vista sul centro
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Treviso è tra le mete del Veneto consigliate nel 2027

Le isole Eolie

La seconda presenza tricolore porta molto più a sud. Nelle Isole Eolie, in Sicilia, Lonely Planet non individua una semplice destinazione ma un’esperienza: girare l’arcipelago in barca a vela. Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi e Filicudi viste quindi dal mare, con una prospettiva completamente diversa da quella del classico island hopping fatto di traghetti, hotel e valigie da trascinare da un porto all’altro.

È un viaggio fatto soprattutto di pause. Si getta l’ancora, si raggiunge una caletta, si entra in acqua. Il programma può cambiare con il vento o per una sosta decisa all’ultimo momento. E proprio l’imprevisto diventa parte dell’esperienza. Le Eolie si prestano bene a una geografia di questo tipo con un tour in barca a vela: sette isole vicine ma molto diverse, nate dal vulcanismo e disseminate nel Tirreno davanti alla costa nord-orientale della Sicilia. L’arcipelago è patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2000.

Vista panoramica sulle Eolie
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Il fascino delle isole Eolie secondo Lonely Planet

Le altre destinazioni Best in Travel 2027

La selezione di Lonely Planet si allarga dal Mediterraneo all’Asia, dalle Americhe all’Oceania. Accanto alle grandi distanze compaiono luoghi meno ovvi, territori spesso messi in ombra da vicini più famosi e itinerari costruiti attorno a esperienze precise.

C’è un Giappone di metropolitane, grattacieli e treni ad alta velocità. E poi c’è Okinawa. La prefettura più meridionale del Paese entra nella selezione con il suo carattere subtropicale, le spiagge, i fondali e soprattutto una cultura che conserva ancora tracce profonde dell’antico Regno delle Ryūkyū. Da Tokyo servono circa tre ore di volo e qui lo Shinkansen non arriva. Forse è anche questo il punto. Il ritmo rallenta, compaiono barriere coralline, mante e tartarughe marine. A tavola si passa dal gōya champuru, con melone amaro e tofu, all’umi budo, la cosiddetta uva di mare. Poi ci sono lo Shuri-jō e le rovine fortificate di Nakagusuku. Giappone, sì. Ma con un altro accento.

Il Québec gioca invece sull’ambiguità geografica. È Nord America, naturalmente, ma tra le strade acciottolate di Québec City, i vigneti delle Eastern Townships e la lingua francese la sensazione può cambiare in fretta. Montréal aggiunge una scena gastronomica vivace e un calendario fitto di festival; lungo il San Lorenzo il paesaggio prende il sopravvento, fino alle zone dove si osservano le balene. E poi ci sono sidro di ghiaccio, formaggi, vini naturali. Un viaggio che passa continuamente dalla città agli spazi aperti.

Sulla Wild Atlantic Way, nell’Irlanda occidentale, il Connemara custodisce uno dei paesaggi più potenti della selezione: il Killary Fjord. La strada corre tra montagne, acqua, prati battuti dal vento e piccoli centri. Qui il viaggio non ha bisogno di molto altro. Si cammina, si cercano spiagge come Silver Strand e Glassilaun, si mangiano cozze allevate nelle acque del fiordo. In primavera il Connemara Mountain Walking Festival porta sui sentieri guide ed escursionisti.

Non è il primo paesaggio che viene in mente pensando al Messico. Proprio per questo la Valle de Guadalupe, nella Baja California, è nella top 50. È la principale regione vinicola del Paese, con oltre 150 cantine disseminate tra vigneti e colline. Negli ultimi anni attorno al vino è cresciuta anche una scena gastronomica fondata sui prodotti locali, accompagnata da piccoli hotel e architetture contemporanee. Si viene per degustare, certo. Ma anche per fermarsi qualche giorno, mangiare nei ristoranti farm-to-table, visitare il Museo de la Vid y el Vino e spingersi verso la costa. A Popotla, villaggio di pescatori, l’esperienza cambia ancora: meno design, più pesce e tavoli semplici.

Alcune delle scelte 2027 spostano definitivamente l’attenzione dal “dove” al “come”. Taiwan diventa un itinerario gastronomico tra mercati notturni, tè d’alta montagna, cucina indigena, influenze cinesi e giapponesi. La Penisola Antartica viene raccontata attraverso un tuffo nelle acque vicine allo zero, tra iceberg, pinguini e balene.

Nel Regno Unito c’è invece il St Cuthbert’s Way, cammino che attraversa il confine tra Scozia e Inghilterra e termina sulla Holy Island di Lindisfarne. L’ultima parte si percorre seguendo le maree: quando l’acqua si ritira, compare il passaggio verso l’isola.

Tutte le mete Best in Travel 2027:

  • Okinawa (Giappone);
  • Penisola Antartica (Antartide);
  • New Mexico (Stati Uniti);
  • Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti);
  • Šibenik (Croazia);
  • Minnesota (Stati Uniti);
  • Danang (Vietnam);
  • St Cuthbert’s Way (Regno Unito);
  • The Tweed (Australia);
  • Valle de Guadalupe (Messico);
  • Fulidhoo (Maldive);
  • Miami Beach (Stati Uniti);
  • Granada (Nicaragua);
  • Route Napoléon (Francia);
  • Dessau (Germania);
  • Gombe National Park (Tanzania);
  • Prince Edward Island (Canada);
  • Darjeeling (India);
  • Maryland (Stati Uniti);
  • Samoa (Samoa);
  • Bariloche e il Distretto dei Laghi (Argentina);
  • Mar Egeo (Grecia);
  • Veneto (Italia);
  • Monteverde (Costa Rica);
  • Chengdu (Cina);
  • Narragansett Bay (Stati Uniti);
  • Dunedin e il Waitaki (Nuova Zelanda);
  • Astana (Kazakistan);
  • León (Spagna);
  • Polinesia Francese (Francia);
  • Bocas del Toro (Panamá);
  • São Tomé e Príncipe (São Tomé e Príncipe);
  • Rabat (Marocco);
  • Alaska (Stati Uniti);
  • Gujarat (India);
  • Connemara (Irlanda);
  • Skanör-Falsterbo (Svezia);
  • Tōhoku (Giappone);
  • Québec (Canada);
  • Buenos Aires (Argentina);
  • Montserrat (Regno Unito);
  • Red Centre (Australia);
  • Sequoie della California (Stati Uniti);
  • Galápagos (Ecuador);
  • Oman (Oman);
  • Taiwan (Taiwan);
  • Parco Nazionale di Tsavo (Kenya);
  • Isole Eolie (Italia);
  • Nuova Caledonia (Francia);
  • Sarawak (Malesia).

Carlo Coronati svela nella sua guida una “Roma periferica, a volte ribelle, ma più spesso gentile e accogliente”

22 septembre 2026 à 15:00

Scoprire Roma un passo dopo l’altro. E non tanto, o non solo, la Roma dei Fori Imperiali, del Colosseo e delle tante attrazioni già così note, raccontate, viste e fotografate. Piuttosto, una Roma periferica, verde e affascinante, vissuta dai romani in primo luogo e che fa affermare loro di vivere nella città più bella del mondo.

È l’obiettivo centrato da Roma, Guida Errante nella Bellezza Nascosta, il nuovo volume di Carlo Coronati, autore esperto di escursionismo e montagna che si è dedicato a raccontare la Capitale attraverso itinerari di trekking urbano.

Nella sua Guida, Coronati ha selezionato 13 percorsi attraverso i parchi, i quartieri, le scalinate, gli edifici e l’arte di strada della città. Più in periferia, come nel caso dell’itinerario che va da Fidene al Nuovo Salario, o più centrali, come l’affascinante Anello delle Mura Aureliane. Tutti accomunati, in ogni caso, dalla volontà di scoprire un volto diverso della Capitale, come ha raccontato a SiViaggia dalla viva voce dello stesso autore.

Hai deciso di raccontare Roma, la tua città, da un’angolatura diversa. Com’è nata questa idea?

Roma è la mia città, ma ormai io vivo in Valle d’Aosta per una larga parte dell’anno. Però nel 2012, a seguito di una frattura rimediata in montagna, cominciai a scrivere di percorsi romani: erano quelli che facevo a piedi, ovviamente nel corso della riabilitazione, sempre animato dalla curiosità che ho sempre avuto di uscire fuori dal proprio quartiere e scoprire la città. Ne nacque un libro, anche grazie alla spinta di un amico libraio che oggi non c’è più, Bruno Boschin, della Libreria del Viaggiatore di Roma. Questa Guida è il quarto volume di percorsi di trekking urbano, animato come i precedenti da questa grande passione di andare a scoprire angoli di Roma periferici e verdi, percorrere le scalinate della città e creare dei lunghi percorsi, perché si tratta sempre di almeno una quindicina di chilometri, con uno spirito montano: esattamente come vado in montagna e creo i miei percorsi, allo stesso modo li creo così a Roma, cercando di connettere una serie di tematiche che danno corpo e genius loci all’itinerario.

Che Roma hai scoperto attraverso questi percorsi? Una città diversa da quella a cui siamo abituati?

Molto diversa. Non sono itinerari che passano per il centro di Roma. Sono lontani dall’overtourism e dalle rotelle dei trolley. Si viaggia dentro una Roma essenzialmente verde, che rivendica il titolo di città più verde d’Europa attraverso i suoi parchi, che sono estremamente belli, anche se selvaggi. Selvaggi, si intende, nel senso buono del termine: in parchi e aree verdi come il Pineto, la Caffarella o l’Insugherata, o la parte di Villa Ada verso i Parioli, veramente si ha la sensazione di perdersi perché non si ha più nessun riferimento di monumento, di palazzi, di quartieri. Si scopre quindi una Roma periferica, a volte ribelle, ma più spesso gentile e accogliente.

Pini nel Parco di Villa Ada a Roma
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I pini del Parco di Villa Ada a Roma

C’è un luogo, tra quelli che hai incluso nella tua Guida, che ti ha particolarmente sorpreso?

In un precedente libro avevo inserito un percorso che si chiamava Scale e scalette di Monteverde. Stavolta invece mi sono avventurato in scale e scalette di Monte Sacro, un quartiere affascinante, un po’ isolato. Tutti passano per le grandi arterie stradali che lo circondano, senza scoprirlo, ma è molto bello.

C’è un quartiere di Roma sottovalutato che merita di essere riscoperto attraverso uno dei tuoi itinerari?

C’è un percorso molto bello nella zona Sud-Ovest della città, dove si arriva alla stazione di Villa Bonello con il treno e si risale la collina del Trullo. Il Trullo è una realtà incredibile, ancora molto autentica e identitaria, dove ci sono tantissimi murales e, soprattutto, c’è la Torre Righetti, dove fu girato il film Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini. Un punto panoramico che fa peraltro da copertina alla Guida, con lo sfondo imbiancato del Terminillo. Dal Trullo, attraverso stradine, connessioni e aree condominiali, il percorso passa per il cosiddetto serpentone di Corviale (dove è stato girato il film Scusate se esisto con Paola Cortellesi e Raoul Bova, ndr), un complesso residenziale di 990 metri, un sogno irrealizzato che, dopo anni di grandi difficoltà, si sta riscattando.

Il Trullo, in effetti, è un luogo pieno di murales affascinanti. Nella tua Guida hai dedicato uno spazio specifico proprio alla street art. Perché?

La street art mi affascina per questo suo reinterpretare il paesaggio urbano, spesso con storie che appartengono a quel luogo. È un’arte oppositiva, ribelle e identitaria, ma molto condivisa da chi ci vive, perché gli artisti ascoltano le persone e le storie del quartiere prima di realizzare le opere. Al Trullo, ad esempio, i murales sono nati successivamente all’arte dei Poeti del Trullo, che scrivevano poesie sui muri e sulle facciate dei palazzi. Gli artisti hanno interpretato quelle poesie arricchendone la validità letteraria. L’arte urbana è liquida, scompare e si logora nel tempo, con il sole e la pioggia, ma si rinnova. Sento un forte legame con la street art perché è una rivendicazione e una voglia di abbellire zone che forse sono meno gradevoli all’occhio, come avviene a Tor Marancia, dove c’è una grande isola di murales in un condominio che spinge le persone a scoprire la periferia superando l’idea che sia per forza brutta.

Murales al Trullo a Roma
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Gigi Proietti e Alberto Sordi ritratti nei murales al Trullo

E uno dei modi per scoprirla è anche camminandoci in mezzo. Uno degli stereotipi principali legati a Roma è quello del grande traffico, mentre tu proponi l’idea di camminare o andare in bicicletta. In che modo questo è uno dei modi migliori per scoprire la città?

Gli itinerari sono pensati per camminare con lo spirito del flâneur, del girovago. A piedi hai tutto il tempo per fermarti, guardare, deviare e, anche e soprattutto, uscire dai percorsi. Ricevo infatti messaggi da lettori che mi dicono: se in quella strada tu fossi andato fino in fondo e deviato a destra avresti visto quell’antica bottega. Così si scoprono cose, ed è un atteggiamento fondamentale per restituire un vero respiro alla città. Inoltre, muoversi a piedi, in bici e con i mezzi pubblici per raggiungere la partenza e l’arrivo evita di essere vincolati all’automobile, permettendo di partire da un posto e arrivare in un altro senza dover rifare l’itinerario al contrario.

Parco di Villa Pamphili a Roma
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Trekking urbano a Roma: un modo per scoprire i grandi parchi della città

Mettiamo che arrivi a Roma un viaggiatore. Visita il Colosseo, San Pietro, la Fontana di Trevi e gli altri luoghi da cartolina. Il giorno dopo dove lo porteresti per fargli scoprire la Roma autentica?

La Garbatella. Girare per i lotti della Garbatella è un sogno a occhi aperti. È un luogo che lascia a bocca aperta: propongo spesso di partire dalla stazione metro B Garbatella per fare un anello in questo quartiere costruito tra il 1920 e il 1930, dove ogni comignolo di ogni casa rappresentava la firma dell’architetto. Anche alla Garbatella ci sono molti murales sparsi, un motivo in più per esplorarla, e magari poi spingersi fino a Tor Marancia per vedere i grandi murales di quella zona.

Vertigine pura nel canyon da record mondiale: Gola di Vikos, uno spettacolo della natura in Grecia

21 septembre 2026 à 16:30

Si respira a pieni polmoni l’aria frizzante dell’alba montana, mentre qualche passo oltre il margine del bosco svela uno squarcio verticale impressionante impresso nella crosta terrestre. Una fenditura enorme, incassata tra le montagne del Pindo, che prende il nome di Gola di Vikos e che senza dubbio è uno dei paesaggi più spettacolari della Grecia continentale.

Attorno si estende Zagori, territorio montano famoso per i suoi 46 villaggi tradizionali, costruiti soprattutto in pietra locale, che dal 2023 è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO per il suo paesaggio culturale e la tradizione architettonica. Il canyon rappresenta invece la parte più selvaggia: si sviluppa lungo il versante meridionale del monte Tymfi, all’interno del Parco nazionale Vikos-Aoos, in un paesaggio che alterna pareti calcaree vertiginose, boschi, gole laterali, sorgenti e il corso del Voidomatis, considerato tra i fiumi più limpidi d’Europa.

La fama internazionale di Vikos, però, deriva soprattutto da una caratteristica speciale: il Guinness World Records la indica quale gola più profonda al mondo in rapporto alla propria larghezza. Del resto, le pareti raggiungono oltre 900 metri di profondità in alcuni settori, mentre la distanza tra i due versanti cambia sensibilmente lungo il percorso.

Un labirinto di roccia rossa e ponti di legno dove il tempo si è fermato: Canyon del Turia, spettacolo spagnolo

20 septembre 2026 à 15:00

L’entroterra della Comunità Valenciana nasconde segreti geologici in grado di ribaltare del tutto l’immagine stereotipata delle spiagge affollate e dei litorali sabbiosi della Spagna orientale. A circa 50 chilometri dalla costa, infatti, il paesaggio cede il passo a imponenti formazioni calcaree strappate alla terra da millenni di erosione fluviale. Qui il Turia ha inciso per secoli una profonda gola calcarea, una successione di pareti verticali, anse strette, boschi e terrazze naturali.

Poi arriva il momento di entrare nel canyon: la Ruta de los Pantaneros (o Ruta de los Puentes Colgantes) non è nata come sentiero turistico. Per circa 5,05 chilometri, infatti, ricalca il vecchio cammino che, negli anni ’50, gli operai di Chulilla percorrevano ogni giorno per raggiungere il cantiere dell’Embalse de Loriguilla. Il percorso si snoda all’interno del Paraje Natural Municipal Los Calderones, un’area protetta di poco più di 500 ettari dominata da queste strette gole.

Il momento più indimenticabile arriva quando compaiono i ponti sospesi. Prima, però, bisogna osservare la gola. Perché sono proprio le sue pareti, modellate dall’acqua, a dare senso a tutto il percorso.

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