Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
Aujourd’hui — 26 août 2026Flux principal

Lassie torna a casa, le location del remake sono angoli da sogno della Germania

25 août 2026 à 18:00

Lassie, il cane che tutti abbiamo amato da bambini, torna in prima serata su Rai 1martedì 25 agosto 2026 – grazie a un remake del classico Anni Quaranta con Liz Taylor. Diverse rispetto alle originali sono sia le ambientazioni e sia le location di Lassie torna a casa, ma invariata è la volontà di raccontare una storia di profonda amicizia tra uomini e animali e di celebrare uno stile di vita lento, a tratti quasi bucolico e più vicino ai valori di una volta.

Andiamo insieme alla scoperta degli affascinanti angoli della Germania dov’è stato girato il film di Hanno Olderdissen.

Di cosa parla

Florian, un ragazzino, e il suo cane, Lassie, sono diventati inseparabili dopo essere cresciuti insieme. Quando i genitori perdono casa e lavoro e sono costretti ad affidare l’animale al vecchio conte von Sprengel e alla nipote Priscilla, così, Lassie scappa e cerca in tutti i modi di tornare a casa. Quello che il cane si ritrova ad affrontare è un viaggio avventuroso, non privo di ostacoli, pericoli e incontri inaspettati. Per fortuna anche Florian e Priscilla nel frattempo hanno unito le forze e si sono messi in moto per ritrovare Lassie.

Arriva in prima serata su Rai 1 "Lassie torna a casa": il remake del grande classico con Liz Taylor
Ufficio stampa RAI
Una scena di “Lassie torna a casa”

Dov’è stato girato il film

Diversamente dal film originale del ’43 con Liz Taylor, interamente ambientato negli Stati Uniti, e dal romanzo (“Lassie Come-Home” di Eric Knight) da cui è tratta la storia, che ha come sfondo l’alta Scozia, il remake del 2020 ha ambientazione tedesca: il grosso dell’azione si svolge in un – non meglio identificato – piccolo centro della Germania. I luoghi dov’è stato girato Lassie torna a casa spaziano da Berlino alla regione di Brandeburgo, alla Renania Settentrionale.

Luckenwalde

Le scene di arrivi e partenze, così centrali per l’avventura di Florian e Lassie, sono state girate nella stazione di Luckenwalde. Distante circa un’ora da Berlino, questa città del Brandeburgo porta ancora evidenti i segni della sua origine industriale: le architetture tipiche dell’età della fondazione (Gründerzeit), come la stessa stazione, sono non a caso tra le attrazioni da non perdere.

Appena fuori dalla città, il Parco Naturale Nuthe-Nieplitz è ideale per escursioni, trekking, passeggiate nella natura.

Berlino

Molte scene di esterni e vedute cittadine sono state girate a Berlino: l’energia vibrante della capitale tedesca è una buona metafora dell’adrenalina che Florian e Lassie devono provare in viaggio mentre continuano a cercarsi senza sosta.

C'è anche Berlino tra i luoghi dov'è stato girato il remake "Lassie torna a casa"
123RF
L’inconfondibile skyline di Berlino

La Renania Settentrionale

Tra le location di Lassie torna a casa figura, come accennato, anche la Renania Settentrionale-Vestfalia: in questa regione dove domina il verde delle colline e delle valli fluviali sono state realizzate le sequenze più bucoliche del remake, quelle che dallo schermo invitano a rallentare e a riscoprire i valori di un tempo, come appunto l’amicizia fedele. La zona è famosa anche per i castelli medievali, alcuni perfettamente intatti e altri di cui restano solo rovine, che rendono l’atmosfera ancora più magica e unica.

C'è anche la Renania Settentrionale tra le location di "Lassie torna a casa"
123RF
Il paesaggio bucolico della Renania

Studio Babelsberg, Postdam

Per le parti realizzate in studio, la produzione si è appoggiata allo Studio Babelsberg di Postdam: situato nell’omonimo quartiere e ben frequentato da produzioni sia europee e sia internazionali, è il secondo studio cinematografico più antico al mondo.

Altre location in Repubblica Ceca

Fuori dalla Germania, alcune scene del remake del grande classico per famiglie sono state girate in Repubblica Ceca: qui piccoli villaggi, centri storici pittoreschi e ampie aree verdi sono stati scelti a rappresentare sullo schermo la Baviera.

Vlachovo Březí, Prachatice, Majdalena-Lužnice sono tra le principali location ceche di Lassie torna a casa: fanno da sfondo alla fuga del cane e alle avventure che Florian e Priscilla vivono insieme pur di ritrovarlo.

Le sequenze nella fabbrica di vetro sono state girate nella storica vetreria di Harrachov: quella di Sklárny Novosad a syn è la più antica soffieria privata della Boemia dove si plasmano ancora lampadari, calici e altri manufatti in vetro con le tecniche di un tempo.  

À partir d’avant-hierFlux principal

Nel cuore della Franciacorta, Erbusco è un gioiello tra ville storiche, vigneti e cantine

24 août 2026 à 16:47

Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.

Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.

Cosa vedere a Erbusco

Le ville storiche

Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.

Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.

A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.

Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Pro Loco Erbusco
Villa Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco

Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).

Le chiese e i luoghi di culto

Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.

Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Pro Loco Erbusco
Chiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco

Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello

Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.

Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.

È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.

Erbusco tra vigneti e cantine

Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.

Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.

Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.

Cosa fare a Erbusco

  • Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
  • Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
  • Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
  • Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
  • Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.

Gli eventi imperdibili a Erbusco

Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:

  • Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Erbusco in Tavola a Villa Lechi
Pro Loco Erbusco
L’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
  • Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
  • Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
  • Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
  • Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
  • Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
  • Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.

Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.

L’estate si allunga e i prezzi scendono: 10 mete perfette per un viaggio a settembre

24 août 2026 à 07:30

L’estate non è ancora finita, ma per chi sta già pensando alla prossima fuga potrebbe essere arrivato il momento giusto per guardare oltre agosto. Settembre e ottobre sono i mesi della stagione di mezzo, la cosiddetta “shoulder season”: quel periodo dell’anno in cui molte destinazioni europee hanno ancora giornate piacevoli e temperature miti, mentre il picco dei prezzi e dell’estate inizia a restare alle spalle.

A confermare ancora una volta che un viaggio in questo particolare periodo può essere una buona strategia, c’è una nuova analisi di Kayak, che ha individuato alcune destinazioni nelle quali non solo i voli per settembre e ottobre 2026 sono più convenienti sia rispetto ai mesi di luglio e agosto, ma lo sono anche rispetto allo stesso periodo del 2025. È quello che il motore di ricerca definisce il “double value”: un reale doppio vantaggio per tutti coloro che scelgono di partire fuori dall’alta stagione. Prendendo spunto dallo studio condotto, ecco le 10 mete da prendere in considerazione per un viaggio tra settembre e ottobre, dove i prezzi calano, ma non la voglia di partire, tra mete europee, italiane e anche una particolare destinazione oltreoceano.

Pasjača Beach, la spiaggia segreta nata dall’incontro tra uomo e natura

23 août 2026 à 15:30

C’è una spiaggia in Croazia che sembra quasi scomparire sotto le imponenti pareti di roccia della costa dalmata. È Pasjača Beach, una piccola caletta affacciata sull’Adriatico, dove il mare turchese incontra una stretta lingua di sabbia e ciottoli ai piedi delle scogliere. Un luogo spettacolare e non semplicissimo da raggiungere, tanto da essere entrato tra le 50 spiagge più belle d’Europa nel 2026, secondo la classifica Europe’s 50 Best Beaches, votata da oltre mille professionisti del mondo travel.

Pasjača Beach, la caletta segreta tra mare e scogliere

Vista dall’alto, Pasjača Beach sembra quasi una breccia nella costa: una sottile striscia di sabbia e ciottoli racchiusa tra le alte scogliere di Konavle e il blu intenso dell’Adriatico formando un quadro molto intimo e selvaggio. È proprio questo contrasto tra la roccia e il colore dell’acqua a renderla una delle spiagge più scenografiche della Croazia.

In questo angolo incontaminato è proprio la natura a dominare completamente il panorama: niente grandi strutture turistiche, niente stabilimenti che occupano la costa e nessun lungomare affollato e chiassoso. La caletta si trova infatti ai piedi delle scogliere, in una posizione che per secoli è rimasta difficile da raggiungere. Ed è proprio la sua posizione a fare la differenza: per raggiungerla bisogna scendere lungo un percorso ripido, in alcuni tratti scavato direttamente nella roccia. Una volta arrivati sulla spiaggia, però, il panorama ripaga ogni fatica. Non è un caso se nel 2026 è entrata nella classifica delle 50 migliori spiagge d’Europa, insieme ad altre quattro spiagge croate: Podrače, Zlatni Rat, Punta Rata e Sakarun.

Il sentiero per raggiungere Pasjača Beach
iStock
Il percorso spettacolare per raggiungere Pasjača Beach

C’è poi una particolarità che rende Pasjača ancora più interessante: la spiaggia è stata modellata anche dall’intervento dell’uomo. Negli Anni ’60, infatti, durante la realizzazione di un tunnel per convogliare l’acqua in eccesso proveniente dalla piana di Konavle, il materiale roccioso raggiunse il mare. Le onde, nel tempo, lo hanno progressivamente frantumato, fino a formare l’attuale arenile.

Il risultato è un luogo dall’aspetto quasi irreale, dove la roccia scende verso il mare e lascia spazio a una piccola mezzaluna di ciottoli e sabbia. Le acque sono particolarmente limpide, ma diventano profonde rapidamente (c’è quindi da prestare molta attenzione). Priva dei principali servizi turistici, è inoltre importante arrivare preparati con acqua, cibo, protezione solare e tutto ciò che può servire per trascorrere qualche ora al mare.

Dove si trova e come raggiungerla

Pasjača si trova nel villaggio di Popovići, nella regione di Konavle, nell’estremo sud della Croazia, a circa 30-40 chilometri da Dubrovnik e a circa 12 chilometri da Cavtat.

Raggiungerla fa parte dell’esperienza: in auto si percorre la strada costiera in direzione sud da Dubrovnik, passando per Cavtat e proseguendo verso la zona di Konavle, fino alla deviazione per Popovići. Nei pressi dell’inizio del sentiero è disponibile un’area di parcheggio; da qui la spiaggia si raggiunge soltanto a piedi.

La discesa segue un sentiero ripido tra la vegetazione e la roccia, con scalini e tratti scavati nella parete, fino a raggiungere la caletta. In circa 20-25 minuti di discesa si raggiunge questo luogo incontaminato. Il sentiero può essere impegnativo e la risalita, soprattutto nelle ore più calde, richiede un po’ di allenamento. È quindi consigliato indossare scarpe con una buona presa e portare con sé acqua, cibo e tutto ciò che serve per la giornata in questo paradiso segreto.

Quanto sono effettivamente redditizie le cabine premium?

23 août 2026 à 14:00

Le cabine premium sono poche e costose. Oggi, con la grande diffusione delle compagnie low cost, verrebbe naturale pensare che siano diventate un prodotto destinato quasi esclusivamente a grandi manager, imprenditori e persone molto facoltose. Eppure, basta guardarsi intorno per vedere che anche le celebrità scelgono sempre più spesso compagnie come Ryanair e Wizz Air.

Ma quindi, chi viaggia ancora in Business o First Class? Secondo uno studio di McKinsey, molta più gente di quanto si potrebbe pensare.
Le cabine premium stanno infatti assumendo un ruolo sempre più importante nella redditività delle compagnie aeree, tanto da richiedere strategie specifiche per essere gestite e valorizzate al meglio.

Pochi posti, ricavi elevati

Business Class, First Class e Premium Economy rappresentano solo una parte dei posti disponibili su un aereo, ma generano una quota di ricavi molto più elevata rispetto alla loro presenza a bordo. Sulle principali rotte transatlantiche, per esempio, una cabina Business può arrivare a generare ricavi quasi pari a quelli dell’intera cabina Economy, pur occupando molto meno spazio.

Il motivo è semplice: un passeggero premium paga molto di più per avere maggiore spazio personale, sedili più confortevoli, servizi aggiuntivi e un’esperienza complessivamente superiore. La novità? Il fenomeno è in crescita: tra il 2019 e il 2025 infatti, le cabine Business e First Class hanno rappresentato una quota sempre maggiore dei passeggeri e, soprattutto, dei ricavi delle compagnie aeree in Nord America ed Europa.

Non solo per i viaggiatori d’affari

Un altro elemento interessante riguarda il cambiamento del cliente premium: se in passato la Business Class era associata soprattutto ai viaggi di lavoro, oggi una parte importante della domanda arriva dal cosiddetto “premium leisure”, ovvero persone che viaggiano per vacanza ma sono disposte a spendere di più per volare in condizioni più confortevoli.

Questo ha portato alcune compagnie a introdurre anche prodotti “business light”, dividendo alcuni servizi tradizionalmente inclusi nella Business Class e permettendo ai passeggeri di scegliere per cosa pagare.

Il posto giusto al prezzo giusto

Proprio perché i posti premium valgono molto, gestirli correttamente è fondamentale. Una compagnia deve prevedere con precisione quante persone vorranno acquistare una determinata tariffa e decidere continuamente quanto far pagare ogni posto. Se il prezzo è troppo basso, si rischia di vendere presto un posto che avrebbe potuto essere acquistato a una cifra maggiore; al contempo, se il prezzo è troppo alto il posto potrebbe rimanere vuoto.

Anche gli upgrade e i biglietti premio devono essere gestiti con attenzione: regalare un posto Business a un frequent flyer significa occupare uno spazio che, potenzialmente, avrebbe potuto essere venduto a prezzo pieno. A questo si aggiungono i contratti con le aziende, che possono garantire ai propri dipendenti determinate condizioni e disponibilità di posti.

Il futuro delle cabine premium

Per sfruttare al massimo questa fonte di ricavi, le compagnie dovranno quindi migliorare le previsioni sulla domanda, aggiornare continuamente i prezzi, gestire meglio gli upgrade e integrare nei propri sistemi anche le esigenze dei clienti corporate. 

E mentre l’attenzione del pubblico si concentra spesso sulle tariffe low cost e sulla corsa al prezzo più basso, il vero equilibrio economico del trasporto aereo si gioca sempre più “ad alta quota” (ovvero nelle prime file della cabina!)

Vacanze senza fretta, le 15 migliori destinazioni europee (sorprendenti) dove staccare davvero

23 août 2026 à 07:30

Dimenticare la sveglia presto al mattino per sfruttare più ore possibili, lasciare a casa gli itinerari pieni di mete e concedersi qualche ora senza guardare l’orologio e lo smartphone. È questa la filosofia della stillcation, una nuova tendenza di viaggio che mette al centro il riposo, il contatto con la natura e la possibilità di rallentare davvero il ritmo, lasciando spazio a un’esperienza di viaggio meno programmata e più contemplativa.

A individuare le destinazioni europee più adatte a questo tipo di vacanza è stata Inghams Walking, che ha analizzato quasi 100 località sulla base di sei parametri: quantità di sentieri escursionistici, qualità dell’aria, ricchezza del canto degli uccelli, possibilità di osservare il cielo stellato, densità della popolazione e copertura forestale. Il risultato dell’analisi è una classifica che premia 15 mete composte da luoghi principalmente poco urbanizzati e dove il silenzio, i paesaggi naturali e le attività all’aria aperta diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Tra le prime posizioni della graduatoria c’è anche una destinazione italiana apprezzata in tutto il mondo.

Wester Ross è la meta perfetta per rallentare

A conquistare il primo posto della classifica è Wester Ross, regione delle Highlands nord-occidentali della Scozia, dove la natura domina incontrastata. Qui gli scenari sono composti da montagne, laghi marini e coste selvagge: il luogo ideale per chi cerca di allontanarsi dal turismo più frenetico ritrovando finalmente un ritmo più lento.

Qui la densità abitativa è bassissima: solo 1,6 persone per chilometro quadrato. Proprio per questo è facile, in questa parte della Scozia, lasciarsi alle spalle il rumore e la folla delle località più abitate.

Anche il cielo contribuisce a percepire una certa sensazione di isolamento: i bassi livelli di inquinamento luminoso rendono infatti Wester Ross particolarmente interessante per chi ama osservare le stelle, mentre la natura offre numerose occasioni per entrare in contatto con la fauna locale. A rendere l’esperienza ancora più particolare è poi la cultura locale, con la tradizione del crofting, l’agricoltura tipica delle Highlands, e la musica gaelica.

Le Dolomiti tra le mete top per una stillcation

Nella classifica delle migliori 15 destinazioni per una vacanza lenta alla ricerca della pace c’è anche una perla italiana amata in tutto il mondo: le Dolomiti, che si aggiudicano il quinto posto, dimostrando il loro valore per un viaggio lontano dalla frenesia. Qui il paesaggio invita a camminare, fermarsi e osservare, con una rete di sentieri che permette di esplorare vallate, boschi e panorami splendidi senza necessariamente seguire un programma serrato.

La classifica premia proprio questo tipo di esperienza: non una destinazione dove accumulare attrazioni da vedere, ma un luogo in cui la natura diventa l’attività principale della vacanza.

Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige
iStock
Lago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige

La classifica completa

Dopo Wester Ross, al secondo posto troviamo i Pirenei francesi, parte della grande catena montuosa che si estende per oltre 430 chilometri tra Francia e Spagna. Il loro punto di forza è caratterizzato dai paesaggi sonori naturali, per i quali hanno ottenuto ottimi risultati in graduatoria. Il canto delle sue 319 specie di uccelli (è infatti un’ottima meta per il birdwatching) e i rumori della natura contribuiscono una generale sensazione di quiete che accompagna il viaggio.

Sul terzo gradino del podio sale invece Abisko, un piccolo villaggio della Svezia settentrionale celebre soprattutto per le aurore boreali che offre: da qui si ammirano spettacoli luminosi da settembre ad aprile. È anche un’ottima destinazione per il trekking: ha il punteggio maggiore per la disponibilità di sentieri escursionistici, che permettono di esplorare il territorio in tranquillità senza un programma predefinito da seguire. In fondo, è proprio questa l’anima della stillcation: non avere nulla da spuntare da una lista, ma soltanto un sentiero, un paesaggio e tutto il tempo necessario per goderseli.

Tra le altre destinazioni in classifica troviamo inoltre la Valle dell’Engadina (Svizzera), con i suoi paesaggi alpini e i laghi cristallini, ma anche i Picos de Europa (Spagna), che offrono gole, montagne e percorsi selvaggi. Non mancano le Ebridi Esterne (Scozia), dove a dominare sono coste e spiagge incontaminate, la Corsica (Francia), un mix di montagne e mare lontano dalla folla, Gotland (Svezia), dalle atmosfere tranquille sulla costa e Kitzbühel (Austria) immerso tra natura alpina e villaggi eleganti.

Kranjska Gora (Slovenia), inoltre, è ideale per chi cerca boschi, montagne e aria pura, mentre St Anton (Austria) conquista per i suoi scenari alpini, Scania (Svezia) per le campagne e le coste tranquille, Bled (Slovenia) per il celebre lago circondato dalle montagne. Infine, Neustift im Stubaital (Austria) conquista con bellissimi paesaggi della valle alpina.

Ecco le 15 destinazioni europee migliori per una vacanza lenta, con il punteggio ottenuto da ciascuna località (su 100 punti totali):

  1. Wester Ross (Scozia): 44,74 punti;
  2. Pirenei francesi (Francia): 41,20 punti;
  3. Abisko (Svezia): 40,86 punti;
  4. Valle dell’Engadina (Svizzera): 39,44 punti;
  5. Dolomiti (Italia): 39,20 punti;
  6. Picos de Europa (Spagna): 39,05 punti;
  7. Ebridi Esterne (Scozia): 38,96 punti;
  8. Corsica (Francia): 38,18 punti;
  9. Gotland (Svezia): 37,95 punti;
  10. Kitzbühel (Austria): 36,86 punti;
  11. Kranjska Gora (Slovenia): 36,38 punti;
  12. St Anton (Austria): 36,32 punti;
  13. Scania (Svezia) – 35,05 punti;
  14. Bled (Slovenia): 33,80 punti;
  15. Neustift im Stubaital (Austria): 33,65 punti.

Perché gli assistenti di volo fanno sempre il briefing di sicurezza? La storia che pochi conoscono

22 août 2026 à 17:00

Il recente ritrovamento del relitto del Clipper Endeavor, l’aereo della Pan American World Airways precipitato al largo di Porto Rico nel 1952 e rimasto nascosto per ben 74 anni, ha riportato alla luce una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’aviazione civile. La scoperta è il risultato di un’indagine durata anni, guidata dalla Air/Sea Heritage Foundation (ASHF) in collaborazione con Deep Sea Vision (DSV), società del gruppo Eco Minerals, e con il programma Expedition Unknown di Discovery Channel. Grazie all’utilizzo di sofisticate tecnologie di esplorazione subacquea, il relitto è stato localizzato a circa 600 metri di profondità, al largo della costa settentrionale di Porto Rico.

Ma il valore della scoperta non è soltanto storico: il caso del Clipper Endeavor contribuì infatti a cambiare il modo in cui vengono preparati i passeggeri prima di un volo, accelerando l’evoluzione delle procedure di sicurezza che oggi accompagnano ogni decollo. Quelle istruzioni che molti ascoltano distrattamente (o, nel peggiore dei casi, ignorano del tutto) sono il risultato di decenni di studi, inchieste e miglioramenti continui.

Perché esiste il briefing di sicurezza prima del decollo?

All’inizio degli anni Cinquanta il trasporto aereo commerciale stava crescendo rapidamente, ma molte procedure di sicurezza erano ancora poco standardizzate. Quando il Clipper Endeavor ammarò d’emergenza poco dopo il decollo da San Juan, emerse chiaramente quanto i passeggeri fossero impreparati ad affrontare una situazione critica. Secondo quanto ricostruito nel comunicato che accompagna il ritrovamento del relitto, a bordo non era stato effettuato alcun briefing di sicurezza, esistevano importanti barriere linguistiche e mancava una procedura coordinata di evacuazione. L’aereo affondò in meno di tre minuti e l’inchiesta successiva spinse il Civil Aeronautics Board (predecessore dell’attuale Federal Aviation Administration) ad avviare una profonda revisione delle norme di sicurezza, introducendo tra le principali novità l’obbligo della dimostrazione delle procedure di emergenza prima del decollo.

È importante precisare che alcune compagnie fornivano già istruzioni ai passeggeri prima del volo, spesso attraverso brevi spiegazioni o cartoncini illustrati. Tuttavia, il caso del Clipper Endeavor rappresentò uno dei principali punti di svolta verso la standardizzazione del briefing di sicurezza, trasformandolo progressivamente in una procedura obbligatoria e uniforme. Negli anni successivi la FAA definì regole sempre più dettagliate sulle informazioni da fornire ai passeggeri, mentre in Europa disposizioni analoghe sono oggi previste dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA). L’obiettivo è chiaro: fare in modo che, in caso di emergenza, ogni passeggero sappia già come comportarsi senza dover improvvisare.

Le statistiche e le indagini sugli incidenti dimostrano infatti che, durante un’emergenza, il tempo disponibile per evacuare un aeromobile può essere estremamente limitato. Conoscere in anticipo dove si trova l’uscita più vicina o come utilizzare un giubbotto salvagente può contribuire a ridurre il panico e rendere l’evacuazione molto più rapida.

Cosa comprende oggi il briefing di sicurezza

Anche se ogni compagnia può personalizzare il proprio stile comunicativo, il contenuto del briefing è regolato da precise norme internazionali. Prima del decollo vengono illustrate le principali procedure di sicurezza, tra cui:

  • il corretto utilizzo della cintura di sicurezza;
  • l’individuazione delle uscite di emergenza, ricordando che quella più vicina potrebbe trovarsi anche dietro il proprio sedile;
  • il percorso luminoso da seguire in caso di evacuazione;
  • il funzionamento delle maschere per l’ossigeno in caso di depressurizzazione della cabina;
  • l’utilizzo del giubbotto salvagente sui voli che sorvolano specchi d’acqua;
  • il divieto di fumare e le indicazioni sui dispositivi elettronici;
  • la consultazione della safety card presente nella tasca del sedile.

FAA ed EASA raccomandano inoltre di seguire sempre il briefing, anche se si vola frequentemente. Aeromobili diversi possono avere una disposizione differente delle uscite di emergenza, delle attrezzature di sicurezza e delle procedure operative. Particolare attenzione viene dedicata anche ai passeggeri seduti nelle file in corrispondenza delle uscite di emergenza, infatti, prima della partenza il personale verifica che siano disposti e in grado di collaborare con l’equipaggio durante un’eventuale evacuazione.

Molti esperti di fattori umani sottolineano inoltre come, in condizioni di forte stress, le persone tendano istintivamente a dirigersi verso l’uscita dalla quale sono entrate, ignorando percorsi alternativi spesso più vicini. È anche per questo motivo che gli assistenti di volo invitano sempre a individuare l’uscita più vicina prima del decollo.

Perché tante compagnie trasformano il briefing in uno spettacolo

Esiste però un grave problema che accomuna praticamente tutte le compagnie aeree: pochi passeggeri prestano davvero attenzione al briefing. Secondo alcuni studi sul comportamento dei viaggiatori, molti continuano a leggere, utilizzare il telefono o parlare con il vicino di posto mentre vengono illustrate le procedure di sicurezza. Per questo motivo, negli ultimi vent’anni, numerose compagnie hanno deciso di trasformare un obbligo normativo in un contenuto capace di incuriosire e coinvolgere.

Tra gli esempi più celebri c’è Air New Zealand, che ha conquistato milioni di visualizzazioni con i suoi briefing ispirati a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Girati tra gli spettacolari paesaggi neozelandesi, hanno coinvolto attori della saga e trasformato il video di sicurezza in uno strumento di promozione turistica. Nel corso degli anni la compagnia ha realizzato anche versioni con gli All Blacks, Bear Grylls e numerosi altri personaggi famosi.

Anche Virgin America ha fatto scuola con il suo celebre safety video in stile musical. Coreografie, canzoni e ballerini hanno trasformato le tradizionali istruzioni in uno spettacolo capace di diventare virale sul web, dimostrando che un messaggio di sicurezza può essere molto più efficace se riesce a catturare l’attenzione.

Un approccio completamente diverso è quello scelto da Singapore Airlines, che punta su immagini eleganti e cinematografiche. Infatti, i suoi briefing accompagnano i passeggeri in un viaggio tra i luoghi simbolo della città-Stato, fondendo storytelling, identità del marchio e informazioni di sicurezza.

Anche Turkish Airlines ha sperimentato format originali, coinvolgendo personaggi noti e utilizzando animazioni pensate per mantenere alta l’attenzione durante tutta la dimostrazione.

Negli Stati Uniti, invece, Delta Air Lines ha costruito una vera tradizione di safety video ricchi di citazioni alla cultura pop, piccoli dettagli ironici e oggetti curiosi nascosti tra una scena e l’altra, invitando i passeggeri a guardare il video fino alla fine.

Dietro queste produzioni non c’è soltanto marketing. Numerose ricerche sulla comunicazione del rischio dimostrano infatti che un messaggio originale, sorprendente o divertente viene ricordato più facilmente rispetto a una semplice spiegazione tecnica. In altre parole, se il passeggero presta davvero attenzione al briefing, aumenta la probabilità che ricordi le informazioni essenziali proprio nel momento in cui potrebbero servire.

Oggi, a oltre settant’anni dal Clipper Endeavor, quei pochi minuti prima del decollo rappresentano una delle procedure più importanti dell’aviazione moderna. Il ritrovamento del relitto, reso possibile dal lavoro della Air/Sea Heritage Foundation insieme a Deep Sea Vision e a Expedition Unknown, non restituisce soltanto un importante tassello della storia dell’aviazione, ma ricorda anche che, in alcune situazioni, vale la pena mettere via il telefono e ascoltare davvero.

Queste sono le crociere più belle del 2026: hanno conquistato il premio più ambito

22 août 2026 à 07:30

Dal lusso sulle grandi navi alle spedizioni negli angoli più remoti del pianeta, passando per i fiumi navigabili e per le piccole imbarcazioni, sono stati premiate le migliori esperienze di crociera del 2026, mettendo a confronto alcune delle realtà più apprezzate del settore.

I Virtuoso Cruise Awards 2026 sono stati assegnati a Las Vegas durante la 38ª edizione della Virtuoso Travel Week. I vincitori sono stati scelti sulla base dei voti dei consulenti di viaggio della rete Virtuoso, che hanno valutato fattori come qualità del servizio, innovazione, soddisfazione dei clienti ed esperienza complessiva.

Sono cinque le principali categorie dedicate alle crociere: navi di piccole dimensioni, lusso oceanico, crociere oceaniche contemporanee e premium, crociere fluviali e spedizioni. Ecco chi ha conquistato questi ambiti premi.

Migliore crociera su navi di piccole dimensioni: Aqua Expeditions

A conquistare il riconoscimento per la “migliore esperienza di crociera su navi di piccole dimensioni” è stata Aqua Expeditions, compagnia specializzata in itinerari di nicchia e viaggi lontani dalle rotte più tradizionali.

La sua proposta porta i viaggiatori lungo il Rio delle Amazzoni, in Perù, e sul Mekong, tra Cambogia e Vietnam, ma anche alla scoperta delle coste dell’Indonesia, dal Parco Nazionale di Komodo alle Isole delle Spezie e a Raja Ampat.

La compagnia propone inoltre itinerari spettacolari alle Isole Galápagos, a bordo di un superyacht. Il tratto distintivo è un’esperienza molto personalizzata: le navi offrono un rapporto di un membro dell’equipaggio per ogni ospite, insieme a ristorazione a bordo, escursioni e attività in piccoli gruppi accompagnati da guide specializzate.

Miglior crociera di lusso sull’oceano: Explora Journeys

Il premio per la “migliore esperienza di crociera di lusso sull’oceano” è andato a Explora Journeys, compagnia che punta su un concetto di viaggio più esclusivo e contemporaneo (e che propone anche viaggi con Jannik Sinner). Le sue navi dispongono di 461 suite fronte mare, tutte dotate di terrazza privata, e propongono ben 11 esperienze culinarie differenti.

A rendere particolare l’offerta sono anche gli itinerari, che accostano destinazioni molto conosciute a porti meno battuti, con l’obiettivo di offrire ai passeggeri un’esperienza più legata ai territori visitati. A bordo trovano spazio inoltre tecnologie marine e soluzioni pensate per ridurre l’impatto sull’ambiente.

La nave Explora I di Explora Journeys
Ufficio Stampa
La nave Explora I di Explora Journeys

Migliore crociera oceanica contemporanea e premium: Oceania Cruises

Per la categoria dedicata alla “migliore esperienza di crociera oceanica contemporanea e premium“, Virtuoso ha premiato Oceania Cruises.

La compagnia dispone di sette navi, ciascuna con una capacità massima di 1.250 passeggeri, e propone una rete di itinerari particolarmente ampia: oltre 600 porti in più di 100 Paesi, distribuiti sui sette continenti. Si può scegliere tra viaggi di una settimana e itinerari di oltre 200 giorni, con una proposta che mette al centro soprattutto due elementi: la scoperta delle destinazioni e la cucina. Le esperienze gastronomiche a bordo vengono infatti pensate in relazione ai luoghi visitati, mentre gli itinerari includono sia grandi città sia porti più piccoli e meno conosciuti.

Oceania Cruises in Dominica
Ufficio Stampa
Oceania Cruises in Dominica

Migliore crociera fluviale: AmaWaterways

Il riconoscimento per la “migliore esperienza di crociera fluviale” è andato invece ad AmaWaterways, compagnia a conduzione familiare fondata nel 2002.

Oggi la flotta conta 29 navi, che navigano sui fiumi di Europa, Asia, Africa e Sud America. Il viaggio viene costruito intorno alle destinazioni, con escursioni incluse in ogni porto, cucina basata anche su ingredienti locali e un servizio particolarmente personalizzato. A bordo si trovano inoltre cabine con doppio balcone e programmi dedicati al benessere.

Un dettaglio curioso riguarda proprio la gastronomia: AmaWaterways è l’unica compagnia di crociere fluviali membro de La Chaîne des Rôtisseurs, prestigiosa organizzazione internazionale dedicata alla cultura culinaria.

Migliore crociera di spedizione: National Geographic-Lindblad Expeditions

A chiudere la lista è National Geographic-Lindblad Expeditions, vincitrice nella categoria “migliore esperienza di crociera di spedizione“. Qui il viaggio in nave diventa soprattutto un modo per esplorare alcuni degli ambienti più remoti del pianeta. La compagnia, con una flotta di 24 navi, propone oltre 100 itinerari in più di 70 Paesi e territori, distribuiti in tutti e sette i continenti.

NG Explorer nella Regione di Magellano e dell'Antartide Cilena
Ufficio Stampa
NG Explorer nella Regione di Magellano e dell’Antartide Cilena

A bordo, il viaggio è accompagnato da esperti e naturalisti, con programmi pensati per approfondire la natura, la cultura e gli ecosistemi delle destinazioni raggiunte. Un modo di viaggiare rivolto soprattutto a chi cerca una crociera diversa da quella tradizionale, dove l’esplorazione diventa parte centrale dell’esperienza.

NG Explorer alle Svalbard, in Norvegia
Ufficio Stampa
NG Explorer alle Svalbard, in Norvegia

La fortezza nata da un sogno romantico sembra uscita da una fiaba: è il Castello Bonoris

21 août 2026 à 16:06

Torri merlate, mura in pietra, un fossato e persino un ponte levatoio: osservando il Castello Bonoris dall’esterno, è facile immaginare cavalieri, assedi e dame dai vestiti sontuosi affacciate alle finestre. Ma c’è un dettaglio che cambia completamente prospettiva: il maniero, che domina una collina in provincia di Brescia, non è un autentico castello medievale.

La sua storia comincia infatti alla fine dell’Ottocento, quando Gaetano Bonoris decise di trasformare i resti dell’antica rocca in quella che sarebbe diventata la sua straordinaria dimora neogotica, dall’architettura fiabesca e imponente.

Atomic, le location della serie thriller svelano il Marocco più rurale e autentico

20 août 2026 à 17:30

Il 20 agosto 2026 arriva in esclusiva su Sky e in streaming su NOW una serie thriller d’azione ispirata a “The Atomic Bazaar”. L’apprezzato romanzo di William Langewiesche racconta una storia di contrabbando che, ora, riprende vita sullo schermo grazie alla regia di Gregory Burke e all’interpretazione di Alfie Allen (che i più ricorderanno nel cast di Game of Thrones), Shazad Latif e Samira Wiley tra gli altri.

Bazar affollati, vecchi magazzini abbandonati, enclave religiose, villaggi rurali dove il tempo sembra essersi fermato contrapposti a moderni distretti finanziari che non dormono mai, ma anche dune e sconfinate distese desertiche fanno da sfondo alla corsa contro il tempo dei protagonisti. Le location di Atomic sembrano essere state scelte, del resto, con un solo criterio: mantenere alta la tensione narrativa.

Di cosa parla

Max, un contrabbandiere, coinvolge JJ, uno straniero in fuga, in una missione che si rivela più rischiosa del previsto: trafficare uranio altamente arricchito attraverso il Nord Africa e il Medio Oriente mentre CIA, MI6 e uno spietato cartello internazionale si fanno sempre più alle loro calcagna. I due si ritrovano impegnati così in un viaggio che, oltre che fisico e on the road, è psicologico e li porta a fare i conti con il proprio passato e la volontà di redimersi da esso.

Arriva su Sky e in streaming su NOW "ATOMIC": una nuova serie thriller d'azione
Una scena di “Atomic”

Dov’è stata girata la serie

Nel tentativo di scappare da criminali e forze dell’ordine Max e JJ attraversano diversi paesi: Libia, Siria, Guinea-Bissau, Marocco. Per ragioni pratiche e di logistica la produzione (Pulse Films) ha optato, però, per girare la serie solo in Marocco: la scelta delle location di Atomic è stata segnata così soprattutto dalla necessità di riprodurre il più fedelmente possibile ambientazioni e scenari differenti, oltre che dalla volontà di riproporre sullo schermo un Medio Oriente più autentico e lontano da cliché abusati.

Casablanca

Il porto di Casablanca, uno dei più importanti dell’intera regione, affacciato sull’Atlantico, è stato sfruttato per numerose scene in cui Max e JJ si preparano al contrabbando. Più in generale la città con il suo raffinato mix di architetture moresche, edifici in stile Art Déco e costruzioni moderne e residenziali fa da sfondo a numerosi passaggi della serie: trasformata “ad arte” rappresenta sullo schermo anche Beirut e la Guinea-Bissau.

Casablanca è tra le location della nuova serie Sky "ATOMIC"
iStock
Il mix unico di stili e colori di Casablanca

Tra i luoghi dov’è stata girata la nuova serie Tv chi conosce meglio la città potrà individuare la vecchia stamperia – ora in disuso – del tabloid “Maroc Soir”: qui sono state girate alcune scene all’interno di un magazzino in cui si fabbricano bombe e altri passaggi in cui si vedono edifici religiosi distrutti.

"ATOMIC": arriva su Sky la serie thriller d'azione ispirata al romanzo di William Langewiesche
Ufficio stampa Sky
Un’altra scena della serie “Atomic”

Marrakech

La maggior parte dell’azione nella nuova serie thriller di Sky si svolge a Marrakech: non sorprende, così, che diverse zone della città siano state trasformate in set e interessate dalle riprese. Di quest’ex centro imperiale, oggi molto frequentato dai turisti, la produzione ha cercato di raccontare soprattutto l’animo multiforme che si manifesta in atmosfere e colori che cambiano continuamente man mano ci si sposta da un quartiere all’altro e dal centro verso la periferia e l’hinterland.

Le location di "ATOMIC", la nuova serie Sky, a Marrakech
123RF
La vista unica sui tetti di Marrakech

Il quartiere ebraico, in particolare, è rappresentato nella serie in tutta la sua polverosa gloria di botteghe artigiane dove sembra di fare un tuffo nel passato: Tinsmiths Square (o Place des Ferblantiers, com’è altrimenti nota) è resa facilmente riconoscibile nelle inquadrature dai negozi tipici che vendono lanterne marocchine e altri manufatti in metallo.

Marrakech: dov'è stata girata la serie "ATOMIC"
iStock
Una tipica bottega artigiana di Marrakech

Tameslouht

A una ventina di chilometri di distanza da Marrakech si trova Tameslouht, altra location di Atomic: qui sono stati girati soprattutto flashback riguardanti il passato di JJ, scene che hanno l’intento di raccontare cosa lo ha portato alla fuga e ne ha fatto un eroe tragico e con cui è più facile empatizzare.

Questo villaggio marocchino è la meta ideale per chi non ama il trambusto e apprezza un’atmosfera più autentica e vivere i posti che visita come farebbe un vero locale.

Il Marocco più rurale dov'è stata girata la serie "ATOMIC" di Sky
iStock
C’è un Marocco fatto di villaggi rurali come Tameslouht

A Tameslouht per esempio è nata la tangia (o tanjia), uno dei piatti più rappresentativi della cucina marocchina: assaggiarla qui è un’esperienza completamente diversa dal mangiarla altrove e che vale la pena concedersi. Un tempo centro sufi di discreta importanza, Tameslouht non manca di attrazioni naturalistiche come le splendide vette montuose, quelle della catena dell’Alto Atlante, in cui è immerso.

Il deserto di Agafay

A un certo punto della fuga i due protagonisti di Atomic si ritrovano a vagare nel deserto africano: quello che nella finzione è il deserto del Sahara, nella realtà è l’Agafay Desert che ha ospitato i set della serie. Situato a circa trenta chilometri da Marrakech, si tratta di un deserto insolito: non è fatto di sabbia, ma prevalentemente di pietra e roccia che ne rendono il paesaggio quasi lunare. Le dune erose dal vento e le vallate del deserto di Agafay sono facilmente riconoscibili nella sequenza di apertura della nuova serie Sky tratta dal romanzo di William Langewiesche e – per chi saprà aspettare – anche in quella finale.

C'è anche il deserto di Agafay tra i luoghi dov'è stata girata "ATOMIC", la nuova serie di Sky
iStock
Il paesaggio lunare del deserto di Agafay

La produzione ha scelto di girare, in particolare, nella zona di Oumnass: ai piedi dei Monti dell’Atlante, è un villaggio piccolo e tranquillo dove immergersi nella quotidianità del Marocco più rurale anche se, da qualche tempo, non mancano eco-lodge e resort di lusso meta di un turismo più esclusivo.

Una chicca da non perdersi sullo schermo, a proposito di abitudini rurali ed elementi che rendono unico il paesaggio marocchino, sono le khettaras: antichi sistemi idraulici utilizzati per raccogliere sia l’acqua da bere e sia l’acqua con cui irrigare i campi.

Altre location

Tra le altre location c’è M’Nabha: un comune rurale, situato sempre nella prefettura di Marrakech, dove i due protagonisti della serie si trovano a fronteggiare una spietata banda di criminali e miracolosamente a sopravviverle.

Più a nord, il piccolo centro di Sidi Badha è stato utilizzato come base per girare scene di inseguimenti, incidenti, posti di blocco che riempiono di tensione la fuga nel deserto di Max e JJ.

Le scene in aeroporto, che vedono i due contrabbandieri impegnati in un tentativo di salvarsi la pelle ad alta quota mentre sono braccati da forze dell’ordine e criminali, sono state girate infine al Ben Slimane Airport: una piccola pista di atterraggio che per molto tempo è stata ritenuta una base militare americana.

"ATOMIC": la serie Sky con Alfie Allen
Ufficio stampa Sky
Una scena in un hangar di “Atomic”

Svelate le isole più tranquille al mondo: in classifica spicca anche un’italiana

20 août 2026 à 07:30

Dimenticare il rumore, le folle e il ritmo frenetico delle località turistiche più conosciute è diventato un desiderio sempre più diffuso tra i viaggiatori, che cercano quei luoghi dove si può veramente staccare la spina e godersi un po’ di quiete. A fotografare questa tendenza è il nuovo Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato 100 isole in tutto il mondo per individuare quelle dove natura, silenzio e spazi poco affollati resistono ancora al turismo di massa.

La ricerca ha preso in considerazione diversi fattori, tra cui naturalità del territorio, densità della popolazione, traffico stradale e aereo, affollamento, inquinamento luminoso e presenza di coste rimaste incontaminate, elaborando un indice dedicato alla tranquillità delle destinazioni. Al primo posto nel mondo c’è un’isola neozelandese, mentre a dominare la classifica europea è una piccola isola greca che si trova a circa un’ora da una delle mete più affollate del Mediterraneo. Ma anche il Belpaese sorprende: nella top 25 mondiale compare anche un’isola italiana.

L’isola più tranquilla del mondo

Il primo posto assoluto spetta a Stewart Island, in Nuova Zelanda, una destinazione dove la presenza umana è ancora minima rispetto alla vastità della natura.

Sull’isola vivono poco più di 500 persone, mentre il territorio è celebre per il kiwi bruno di Stewart Island, una delle specie simbolo della Nuova Zelanda. A contribuire al primato è anche il livello quasi inesistente di inquinamento luminoso: qui si trova infatti il Santuario internazionale del cielo buio (i Dark Sky Sanctuaries) più meridionale del mondo, una condizione che rende l’isola particolarmente adatta all’osservazione delle stelle e, quando le condizioni sono favorevoli, della spettacolare aurora australe.

Aurora australe a Stewart Island
iStock
Spettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)

Stewart Island non è però soltanto una destinazione per gli appassionati di cieli notturni. Il suo territorio è dominato da foreste, baie, sentieri e paesaggi selvaggi, in un ambiente dove la natura, con il Parco nazionale di Rakiura, resta decisamente protagonista.

L’isola più tranquilla d’Europa

Per trovare la prima destinazione europea bisogna scendere soltanto di una posizione nella graduatoria. Anafi, nelle Cicladi, conquista infatti il secondo posto mondiale ed è la più tranquilla d’Europa. Il dato più curioso è la sua vicinanza a Santorini: le due isole distano appena circa un’ora di traghetto, ma l’esperienza di viaggio è completamente diversa.

Con una superficie di circa 40 chilometri quadrati, conta appena 300 abitanti, non ha un aeroporto e il traffico stradale è molto limitato: sono questi fattori ad aver contribuito al suo elevato livello di tranquillità, valutato 92 punti su 100 dall’indice.

Qui il paesaggio conserva un carattere ancora selvaggio, tra montagne, sentieri e spiagge poco frequentate. Tra quelle da scoprire ci sono Roukounas, Klisidi e Katsouni, dove la sabbia dorata incontra acque trasparenti.

Isola di Anafi, in Grecia
iStock
Scorcio sull’Isola di Anafi, in Grecia

L’unica italiana in classifica

L’Italia compare una sola volta nella top 25 mondiale e lo fa con una destinazione che sembra particolarmente adatta alla ricerca di silenzio e natura: Salina, nelle Eolie. L’isola siciliana si piazza al 23° posto, precedendo diverse destinazioni esotiche e confermando la capacità dell’arcipelago siciliano di offrire anche angoli lontani dal turismo più frenetico.

Salina è caratterizzata da rilievi vulcanici, terrazzamenti, vigneti e vegetazione mediterranea, con piccoli centri affacciati sul mare, calette segrete e specialità da gustare durante un viaggio a passo lento lontano dalla frenesia quotidiana.

Scorcio dell'isola di Salina, Eolie
iStock
Favoloso scorcio dell’isola di Salina

Le altre isole europee più tranquille

La top 25 dell’Unspoilt Index 2026 comprende molte altre isole europee. Al 5° posto mondiale si trova St Martin’s, nelle Isles of Scilly, al largo della Cornovaglia, che contano appena 135 residenti. La piccola isola è nota per i suoi paesaggi naturali e per la possibilità di fare snorkeling nelle acque dove vivono anche le foche.

All’11° posto si trova invece l’Isola di Skye, in Scozia, mentre Herm, nelle Isole del Canale, occupa il 14° posto. Quest’ultima è una delle destinazioni più particolari della graduatoria: qui ci vive solo una sessantina di abitanti e non circolano automobili.

Anche la Croazia è presente con due isole nella top 20: Mljet, al 17° posto, e Vis, al 19°. La prima si trova al largo di Dubrovnik ed è conosciuta per i suoi paesaggi naturali, mentre la seconda è una delle isole dalmate più interessanti per chi cerca un’atmosfera meno movimentata rispetto alla vicina Hvar.

Più in basso troviamo Milos, in Grecia, al 22° posto, e poi Salina, Ilha das Flores, nelle Azzorre portoghesi, e La Gomera, una delle 8 Isole Canarie ancora poco conosciuta.

La classifica completa

Riportiamo di seguito la classifica completa con le 25 isole più tranquille del mondo, tutte da scoprire:

  1. Stewart Island, Nuova Zelanda;
  2. Anafi, Grecia;
  3. Ilha Grande, Brasile;
  4. Lord Howe Island, Australia;
  5. St Martin’s (Isole Scilly) Inghilterra;
  6. Tioman Island, Malaysia;
  7. Koh Chang, Thailandia;
  8. Koh Rong, Cambogia;
  9. Havelock Island, India;
  10. Santa Catalina Island, Stati Uniti;
  11. Isle of Skye, Scozia;
  12. Isla Holbox, Messico;
  13. Magnetic Island, Australia;
  14. Herm, Isole del Canale;
  15. Boa Vista, Capo Verde;
  16. Salt Spring Island, Canada;
  17. Mljet, Croazia;
  18. La Digue, Seychelles;
  19. Vis, Croazia;
  20. Palawan, Filippine;
  21. Viti Levu, Fiji;
  22. Milos, Grecia;
  23. Salina, Italia;
  24. Ilha das Flores, Portogallo;
  25. La Gomera, Spagna.

Oceania, le location del live action sono perle meravigliose nel cuore delle Hawaii

19 août 2026 à 18:00

Le location di Oceania (il cui nome originale è Moana), il live action remake dell’omonimo film d’animazione del 2016 ora nelle sale, hanno un compito fondamentale: dare consistenza al mondo in cui vive l’eroina Disney, un mondo fatto di antiche tradizioni e rituali di passaggio e soprattutto di forte rispetto per una natura inevitabile co-protagonista dell’esistenza di ciascuno.

Per ottenere tale risultato la produzione ha scelto di girare direttamente là dove la cultura polinesiana è nata e continua a prosperare, nonostante la turistificazione all’agguato: sullo schermo si alternano così panorami costieri selvaggi, baie nascoste, spiagge meravigliose dove la sabbia è bianca e l’acqua cristallina e altri preziosi tesori hawaiani.

Di cosa parla

Vaiana Waialiki (Catherine Laga’aia), la figlia del capo tribù dell’isola Motunui, riceve fin da piccola la chiamata del mare e cresce per questo nutrendo grande rispetto e fascinazione nei suoi riguardi. Una volta grande, incoraggiata dalla nonna e nonostante il disaccordo iniziale del padre, la principessa decide di partire alla scoperta di cosa c’è al di là della barriera corallina ispirata anche dal lungo passato da navigatori del proprio popolo. In viaggio Vaiana incontra Maui (Dwayne Johnson), un semidio polinesiano che l’aiuta a comprendere meglio i segreti del mare e a dominarli per ridare prosperità alla propria gente.

Il 19 agosto arriva nelle sale "Oceania": un live action remake dell'omonimo film d'animazione Disney
Walt Disney Pictures
Una scena di “Oceania”

Dov’è stato girato il film

Il nuovo film Disney è stato girato sull’isola di Oahu: la terza più grande dell’arcipelago delle Hawaii. Le location di Oceania si trovano, più nel dettaglio, sulla costa occidentale dell’isola: quella che conserva ancora più intatta la sua bellezza naturale e la forte eredità culturale, al contrario di zone come Waikiki, molto frequentate dai turisti e che per questo hanno visto smorzata negli anni parte della propria identità.

"Oceania", il nuovo live action Disney, è girato alle Hawaii sull'isola di Oahu
iStock
La meravigliosa isola di Oahu

Pokai Bay, Oahu

Le scene nel villaggio e quelle a bordo delle imbarcazioni sono state girate, in particolare, a Pokai Bay: una splendida insenatura di sabbia dorata circondata da verde dove rilassarsi al sole, nuotare tra i pesci, godersi il contatto con la natura e – con un po’ di fortuna – poter avvistare i delfini.

Nei pressi della baia si trova il sito di Kuilioloa Heiau, molto significativo per la storia raccontata in Oceania: si tratta infatti di un luogo ritenuto sacro nella cultura polinesiana, dove i prescelti come la principessa Vaiana imparavano l’arte di navigare il mare osservando le stelle, le correnti e altri segnali offerti dalla generosità della natura.

Le location di "Oceania" sull'isola di Oahu
iStock
La splendida Pokai Bay

Makua Beach

Altra location di Oceania è Makua Beach: un tratto di costa che con il suo profilo frastagliato, la natura incontaminata e le vedute panoramiche sull’oceano, uniche, trasmette un senso di potenza incontrastata che ben si adatta al mood del nuovo live action Disney e della sua eroina. La forza della natura sembra accompagnare infatti la principessa Vaiana, e con lei tutti gli spettatori, a scoprire i talenti ricevuti in dono e le missioni a cui è destinata.

"Oceana": dov'è stato girato il remake live action del film d'animazione Disney
iStock
Il panorama unico di Makua Beach

Altre location

In alcune inquadrature è possibile riconoscere templi (heiau) tradizionali hawaiani e altri siti in cui ancora oggi viene preservata e tramandata l’identità e la cultura delle popolazioni originarie della zona: si tratta di location scelte, ancora una volta, tenendo conto di ciò che racconta Oceania e del suo essere a un tempo una storia d’avventura e di formazione.

L'eredità culturale delle popolazioni hawaiane è co-protagonista del remake di "Oceania"
Walt Disney Pictures
Una scena di “Oceania” in un luogo sacro per la cultura hawaiana

Nel remake Disney non mancano scene girate in studio, ai Trilith Studio di Atlanta, e con l’ausilio di effetti digitali e computer grafica.

In Emma e il giaguaro nero sembra di essere in Amazzonia, ma non è così: le location sono incredibili

18 août 2026 à 17:30

Foreste verdeggianti, animali selvatici e una natura incontaminata che domina ogni panorama: sembra davvero di essere nel cuore dell’Amazzonia, tra vegetazione lussureggiante, corsi d’acqua e paesaggi ancora selvaggi. Eppure, le spettacolari immagini di Emma e il giaguaro nero arrivano da un’altra parte del mondo, altrettanto affascinante.

Nel film diretto da Gilles de Maistre e con Lumi Pollack nei panni della giovane Emma, in onda in prima serata su Rai 1 martedì 18 agosto 2026 (e disponibile su RaiPlay), gran parte delle riprese è stata realizzata in una zona particolare dell’America Latina, che regala alla pellicola alcuni dei suoi scenari più suggestivi. Il set si è spostato anche in un altro Paese, tra le strade e gli edifici di una città affascinante.

Di cosa parla

La storia racconta l’amicizia speciale tra Emma e Hope, un cucciolo di giaguaro nero che la ragazza incontra quando è ancora bambina e vive con la famiglia nella foresta amazzonica. Tra loro nasce subito un legame profondo, ma un tragico evento costringe Emma a lasciare quel mondo e a trasferirsi a New York, lontano dalla foresta e dal suo inseparabile compagno di avventure. Il ricordo di Hope, però, non l’abbandona mai.

Emma e il giaguaro nero: le location
01 Distribution
Emma e il giaguaro nero: le location del film

Anni dopo, ormai adolescente, Emma scopre che il suo vecchio amico è in pericolo e decide di tornare nella foresta per salvarlo senza pensarci due volte. Insieme alla sua insegnante di biologia Anja, intraprende così un viaggio che la riporta nei luoghi della sua infanzia, tra animali selvatici, vegetazione tropicale e le minacce legate al traffico illegale di fauna. Ma quella che sembra una semplice missione di salvataggio diventa anche un’avventura alla scoperta di un legame indissolubile e un racconto sulla tutela dell’ambiente e delle specie selvatiche, con la spettacolare foresta amazzonica a fare da sfondo.

Dove è stato girato il film

Il viaggio sulle tracce di Emma e il giaguaro nero unisce due scenari agli antipodi: la natura selvaggia del Messico e la dimensione urbana di Montréal, trasformata in New York per esigenze cinematografiche. È questo gioco di trasformazioni a rendere le location del film così affascinanti: luoghi reali che, grazie alla macchina da presa, diventano qualcosa di completamente diverso.

In Messico, da Playa del Carmen alle Cascate di Agua Azul

Il cuore “selvaggio” del film batte in Messico e in particolare in uno dei suoi luoghi più iconici: l’area di Playa del Carmen, nel Quintana Roo, che dà vita alla foresta che nel film rappresenta l’Amazzonia. La meta caraibica sognata da molti è immersa infatti in un paesaggio tropicale che ha permesso di ricreare le atmosfere selvagge della storia, con vegetazione fitta, specchi d’acqua e ambienti naturali capaci di assumere sullo schermo un aspetto molto diverso da quello della celebre località turistica.

Playa del Carmen è infatti conosciuta in tutto il mondo per le sue spiagge da cartolina, con sabbia chiara e mare turchese: un paesaggio che nel film assume una dimensione più selvaggia e cinematografica.

Anche le suggestive Cascate di Agua Azul, nello Stato del Chiapas, sono tra i più sorprendenti scenari messicani scelti come location del film, che si possono distinguere in alcune riprese aeree: un susseguirsi di corsi d’acqua e cascate immersi nella fitta vegetazione tropicale.

Le spettacolari Cascate di Agua Azul
iStock
Le spettacolari Cascate di Agua Azul

Montréal, la città canadese che diventa New York

Per la seconda grande area delle riprese si cambia totalmente scenario: Montréal si trasforma nella New York in cui Emma si trasferisce dopo aver lasciato la foresta. Un contrasto netto con le immagini del Messico: da una parte c’è la giungla tropicale, dall’altra una grande città nordamericana fatta di strade, edifici e vita urbana. Due mondi lontanissimi che accompagnano le diverse fasi della crescita di Emma.

Montréal
iStock
Panorama di Montréal e del Vecchio Porto

Tra le location più riconoscibili c’è il Pensionnat du Saint-Nom-de-Marie, oggi scuola secondaria privata nel quartiere di Outremont.

L’edificio, al 628 chemin de la Côte-Sainte-Catherine, è stato scelto per le scene ambientate nella scuola frequentata da Emma durante gli anni trascorsi lontano dalla foresta.

Forbes celebra Sant’Agata Feltria, il borgo con un teatro appena diventato Patrimonio UNESCO

17 août 2026 à 07:30

Ci sono borghi italiani che riescono a sorprendere proprio perché lontani dalle rotte più battute, ma non solo: custodiscono anche tesori unici che attirano l’attenzione a livello internazionale. Proprio come Sant’Agata Feltria, un piccolo centro medievale sulle colline dell’Alta Valmarecchia, che in questi giorni è stata elogiata da Forbes.

Un intero articolo è stato dedicato a questo borgo in provincia di Rimini, invitando i lettori a scoprire un angolo dell’Emilia-Romagna fatto di fortezze, vicoli, tradizioni gastronomiche e luoghi insoliti. A rendere ancora più attuale il racconto è il riconoscimento UNESCO ottenuto nel luglio 2026 dal Teatro Angelo Mariani, entrato a far parte del sito seriale dedicato ai teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale, insieme ad altri nove teatri storici.

Forbes accende i riflettori su Sant’Agata Feltria

Il reportage redatto da Forbes racconta il borgo di Sant’Agata Feltria tra rocche, teatri e tartufo: sono circa 2.000 le persone che vivono in questo piccolo borgo medievale dominato dalla Rocca di Fregoso, arroccata su una rupe naturale sopra la valle del fiume Marecchia. A colpire la stampa estera sono soprattutto il paesaggio fatto di verdi colline, campi coltivati e le numerose fortezze medievali che caratterizzano l’Alta Valmarecchia.

Passeggiando tra le vie e i vicoli del centro storico si incontrano edifici antichi, chiese e conventi, ma è soprattutto il Teatro Angelo Mariani a rendere oggi Sant’Agata Feltria una destinazione da scoprire. Nel luglio 2026, infatti, il teatro è entrato nel Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri nove teatri storici italiani, nell’ambito del sito dedicato al sistema dei teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale.

Costruito in legno di castagno e caratterizzato da 44 palchi distribuiti su tre ordini, il Mariani conserva ancora molti degli elementi originali. La sua storia è inoltre legata a un modello particolarmente innovativo per l’epoca: i teatri “condominiali” erano finanziati attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini privati, che potevano acquistare quote corrispondenti ai palchi. Il teatro diventava così un luogo destinato all’intera comunità, indipendentemente dal ceto sociale.

La Rocca Fregoso, invece, custodisce la Rocca delle Fiabe, un museo permanente dedicato al mondo delle fiabe e ideato dal professor Antonio Faeti. Il percorso accompagna i visitatori tra personaggi, simboli e temi della narrativa fantastica, con un’attenzione particolare anche ai più piccoli.

Non manca poi una curiosità legata all’arte contemporanea: proprio dietro il Teatro Angelo Mariani si trova la Fontana della Chiocciola, ideata dal poeta Tonino Guerra e realizzata dal mosaicista Marco Bravura con oltre 300mila tessere policrome e dorate provenienti da Ravenna. La chiocciola rappresenta la lentezza e la perseveranza, quasi un invito a scoprire il borgo senza fretta.

Sant’Agata Feltria è infine conosciuta anche come “Città del Tartufo”. Ogni autunno ospita la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco, che porta nel centro storico tartufai, produttori, artigiani e appassionati di gastronomia. Un’occasione per assaggiare non soltanto il pregiato tartufo, ma anche altre specialità locali come funghi, castagne, formaggi, miele e vini.

Panorami attorno a Sant'Agata Feltria
iStock
Panorami attorno a Sant’Agata Feltria

I borghi da vedere nei dintorni

Sant’Agata Feltria è inoltre un ottimo punto di partenza per esplorare l’Alta Valmarecchia. Nei dintorni si incontrano San Leo, con la sua spettacolare fortezza, Pennabilli, celebre per il Giardino dei Frutti Dimenticati, Talamello, patria del formaggio di fossa, e Petrella Guidi, piccolo borgo medievale in pietra.

E per chi vuole completare il viaggio con una tappa sul mare, Rimini dista meno di 50 chilometri: abbastanza vicina da permettere di unire in un unico itinerario le atmosfere della Riviera e quelle, decisamente più tranquille, dell’entroterra.

Dove andare a fine agosto, 8 mete insolite e affascinanti tutte da scoprire

16 août 2026 à 15:00

Ferragosto è ormai passato e l’estate inizia ad accorciarsi, ma moltissime persone sono pronte a partire per un sorprendente viaggio di fine agosto, che sia organizzato da tempo oppure last minute: se le ferie devono ancora iniziare o si ha ancora qualche giorno libero da sfruttare, la fine del mese può essere un ottimo momento per partire. Non soltanto perché in alcune destinazioni l’atmosfera comincia lentamente a cambiare, ma anche perché esistono mete capaci di offrire una vacanza diversa dalle solite destinazioni prese d’assalto nel cuore dell’estate.

Dalla costa italiana alle isole più selvagge, passando per una valle alpina dove cercare un po’ di fresco, fino ad arrivare a località europee meno scontate, sono diverse le possibilità per organizzare un viaggio last minute negli ultimi giorni di agosto. Abbiamo selezionato 8 mete tra Italia ed Europa, puntando su luoghi meno scontati che permettono di combinare diverse esperienze tra mare, natura, borghi, cultura e attività all’aria aperta. Pronti a partire?

Questi sono i Paesi più silenziosi e tranquilli al mondo, dove puoi davvero staccare la spina

16 août 2026 à 07:30

In un mondo contemporaneo in cui la frenesia quotidiana, il traffico nelle città e i rumori che ci accompagnano costantemente sono ormai la normalità, la ricerca di luoghi tranquilli e silenziosi sta diventando sempre più una necessità. Per venire incontro a un numero crescente di persone che sta ripensando alle mete ideali per viaggiare staccando davvero la spina, è stato pubblicato il nuovo Noise-Free Nations Index, sviluppato da Go2Africa: una classifica in cui i Paesi vengono valutati per la loro capacità di offrire una fuga al frastuono della vita moderna.

Gli indicatori chiave utilizzati sono 7, basati su dati raccolti da fonti attendibili: densità della popolazione, densità turistica, estensione delle aree rurali, aree protette, densità di veicoli a motore, densità di aeroporti e densità di linee ferroviarie. A ogni indicatore è stato assegnato un punteggio compreso tra 0 e 100, dove un totale più alto riflette una maggiore tranquillità, come ad esempio un minor numero di veicoli in circolazione, un minor afflusso di turisti e una maggiore presenza di aree naturali incontaminate. La combinazione di tali punteggi ha generato il Quiet Score: un punteggio complessivo di tranquillità che offre un quadro chiaro di quali Paesi offrono davvero una fuga dal rumore.

Il Bhutan è il Paese più tranquillo e silenzioso del mondo

In cima alla classifica dei Paesi più silenziosi al mondo c’è il Bhutan, che conquista un punteggio di tranquillità di 89,44 su 100. Il piccolo regno himalayano deve il risultato soprattutto alla grande estensione di territorio rurale e alle numerose aree protette: montagne, foreste e valli poco popolate occupano gran parte del Paese, creando ampi spazi lontani dal rumore e dalla pressione del turismo di massa.

Ponte a catena di ferro di Tachog Lhakhang Bhutan
iStock
Ponte a catena di ferro di Tachog Lhakhang, Bhutan

Una vera e propria oasi di pace lontana dal trambusto della vita quotidiana, accessibile ai turisti solo attraverso tour operator locali autorizzati e con il pagamento di una tassa giornaliera per lo sviluppo sostenibile, e questo lo rende uno dei luoghi più costosi al mondo da visitare.

La classifica dei Paesi più silenziosi

Subito dopo il Bhutan si trova la Namibia (86,69 punti), grazie a enormi spazi desertici e a una densità di appena 3,83 abitanti per km². Sul terzo gradino del podio sale invece il Botswana (80,86 punti), dove il turismo è volutamente mantenuto a basso volume, soprattutto nelle aree dedicate ai safari.

Quarta posizione per lo Zambia (80,64 punti), che vanta vaste aree protette e riserve poco affollate, mentre il Gabon chiude la top 5 con 80,61 punti, forte di foreste pluviali che ricoprono oltre l’85% del territorio.

Al sesto posto c’è il Venezuela (80,20), dove oltre metà del territorio è protetta e il turismo resta contenuto; seguito dal Ciad (79,82), caratterizzato da poche infrastrutture, scarsi visitatori e grandi distese rurali, e dalla Repubblica Centrafricana (78,18), uno dei Paesi meno visitati al mondo e con una presenza molto limitata di veicoli e ferrovie.

La Mongolia è nona con 75,53 punti: le immense steppe e il deserto del Gobi, unite a infrastrutture poco sviluppate, offrono ancora ampi spazi di isolamento. Chiude la top 10 la Bolivia, con 75,40 punti, grazie alla bassa densità abitativa e ai suoi grandi paesaggi naturali, dal celebre Salar de Uyuni alle aree montuose.

Salar de Uyuni, il deserto di sale della Bolivia
iStock
Salar de Uyuni, deserto di sale della Bolivia

Da notare che nessun Paese europeo compare nella top 25, così come nessuna delle principali potenze dell’Asia orientale: sono infatti aree caratterizzate da infrastrutture più dense, grandi reti stradali e ferroviarie e città molto popolose, dove il rumore è difficilmente evitabile. La prima nazione europea in classifica è l’Estonia, al 34° posto, seguita dalla Finlandia al 39° e dalla Svezia al 40°.

Riportiamo la classifica completa dei 25 Paesi più silenziosi e tranquilli del mondo e il relativo punteggio di tranquillità:

  1. Bhutan – 89,4;
  2. Namibia – 86,7;
  3. Botswana – 80,9;
  4. Zambia – 80,6;
  5. Gabon – 80,6;
  6. Venezuela – 80,2;
  7. Ciad – 79,8;
  8. Repubblica Centrafricana – 78,2;
  9. Mongolia – 75,5;
  10. Bolivia – 75,4;
  11. Etiopia – 74,9;
  12. Tanzania – 73,8;
  13. Brasile – 73,0;
  14. Costa d’Avorio – 72,5;
  15. Perù – 72,3;
  16. Zimbabwe – 71,7;
  17. Nuova Zelanda – 71,3;
  18. Nicaragua – 71,3;
  19. Cambogia – 70,8;
  20. Australia – 70,2;
  21. Mozambico – 68,7;
  22. Mauritania – 68,0;
  23. Congo – 67,9;
  24. Colombia – 67,4;
  25. Ecuador – 66,1.

La classifica dei Paesi più rumorosi

Se da un lato abbiamo visto i 25 Paesi più tranquilli in cui viaggiare, dall’altro troviamo quelli più rumorosi al mondo. In cima alla classifica dei Paesi più caotici c’è Singapore, con appena 6,78 punti di silenziosità su 100: l’elevata densità di residenti e turisti, unita alla presenza di auto, aeroporti e ferrovie, lascia poco spazio alle aree tranquille.

Seguono le Maldive, con 8,48 punti: nonostante l’immagine di paradiso silenzioso, soprattutto nella capitale Malé il traffico di auto e motociclette e il continuo passaggio di turisti rendono l’ambiente molto più rumoroso. Al terzo posto c’è Barbados, con 10,12 punti, penalizzata dall’elevata densità abitativa, dal turismo e dal traffico aereo e crocieristico. Quarto è il Qatar, dove urbanizzazione e traffico, soprattutto nella capitale Doha, contribuiscono al rumore, mentre al quinto posto si trova il Libano, con 18,13 punti, dove l’elevata densità di popolazione, il traffico stradale e la presenza di otto aeroporti incidono sul livello di silenziosità.

Ecco di seguito la top 5 completa dei Paesi più rumorosi in cui viaggiare al giorno d’oggi:

  • Singapore: punteggio di silenziosità pari a 6,78;
  • Maldive: punteggio di tranquillità 8,48;
  • Barbados: punteggio di tranquillità 10,12;
  • Qatar: punteggio di tranquillità 15,45;
  • Libano: punteggio di tranquillità 18,13.

Ha attraversato tutta la Sicilia in bici in 20 giorni: “Ecco l’isola che i turisti non vedono”

15 août 2026 à 09:00

Venti tappe, più di 1.200 chilometri e circa 8.000 metri di dislivello… tutto in bicicletta attraversando la Sicilia nel pieno dell’estate, con temperature che hanno reso ancora più impegnativa un’avventura già di per sé tutt’altro che semplice: è il viaggio suggestivo di Fred Casadei, musicista, insegnante di musica e appassionato ciclista di Pachino che, dal 20 luglio all’8 agosto, ha attraversato la sua isola pedalando da un capo all’altro, con l’obiettivo di raccontare soprattutto quella Sicilia che spesso rimane lontana dagli itinerari più conosciuti. Non soltanto le località da cartolina, dunque, ma anche piccoli centri, strade secondarie, paesaggi inattesi, luoghi della memoria e storie capaci di sorprendere anche chi vive quotidianamente l’isola.

Il viaggio di Fred, nato anche grazie al sostegno di alcuni sponsor che gli hanno permesso di prenotare in anticipo i pernottamenti, è nato soprattutto dalla voglia di vivere la Sicilia lentamente, pedalando e fermandosi ogni volta che qualcosa cattura la sua attenzione. Noi di SiViaggia lo abbiamo raggiunto al termine della sua avventura per farci raccontare cosa ha visto, cosa lo ha sorpreso, cosa lo ha deluso e perché, nonostante la fatica e il caldo, ha già iniziato a pensare al prossimo viaggio.

Fred, come è nata l’idea di attraversare la Sicilia in bicicletta?

“Nasce soprattutto dall’amore per la Sicilia e per la bicicletta. Io la vivo in maniera molto poco agonistica: mi piace fermarmi, guardare un panorama, scoprire una strada nuova. Se trovo delle arance sugli alberi, mi fermo, ne mangio una, faccio qualche foto e riparto. Mi piace viverla così, non di corsa”.

Fred, che vive a Pachino e gestisce una scuola di musica, ha dovuto però fare i conti con il proprio lavoro per scegliere il periodo della partenza.

“La scuola è attiva fino alla fine di giugno e poi in estate sono libero. Per questo ho dovuto scegliere luglio, anche se sapevo che sarebbe stato molto caldo. Alcune mattine mi alzavo alle cinque e partivo alle sei, ma già alle otto era difficile stare in sella”.

Quanto è stato difficile pedalare con temperature così elevate?

“Alcune tappe sono state veramente dure per il caldo. Però non ho mai pensato di mollare. L’ho sempre presa come una sfida personale: magari fai una salita di tre chilometri arrampicandoti in maniera disperata, ma poi vieni premiato perché in cima ti trovi con il mare e le isole 300 metri più sotto. Sono panorami pazzeschi”.

E proprio il paesaggio è stato uno degli elementi più sorprendenti del viaggio.

“Nella zona settentrionale della Sicilia, soprattutto nel Palermitano, percorrevo strade di montagna e la vegetazione cambiava completamente. Sembrava di essere davvero in montagna. Nel giro di pochi chilometri passi dalla costa, dove mangi una granita con la brioche in spiaggia, a zone dove puoi incontrare anche i cinghiali. È sorprendente”.

Come hai organizzato un viaggio di 20 tappe senza giorni di riposo?

“Ho sempre pensato a un massimo di 70-80 chilometri al giorno. Avrei potuto farne anche di più, ma non avendo giorni di riposo avevo bisogno di recuperare. Meglio 70 chilometri al giorno piuttosto che farne 120 e poi non riuscire a pedalare il giorno dopo. Già a marzo/aprile avevo tutti i b&b prenotati e pagati. In Sicilia a luglio e agosto, più vai avanti, più diventa difficile trovare posto e i prezzi aumentano”.

Qual è stato il paesaggio che ti ha colpito maggiormente?

“Credo quello nella costa settentrionale dell’isola, andando verso Palermo. È tutta una zona di salite e discese: fai due o tre chilometri di salita, arrivi alla curva e improvvisamente sotto di te puoi vedere le Eolie oppure Favignana. Questo tipo di panorama mi ha colpito tantissimo”.

C’è un luogo che non ti aspettavi potesse colpirti così tanto?

“Dal punto di vista architettonico mi ha colpito moltissimo la casba di Mazara del Vallo. Sapevo della storia araba della città, ma non immaginavo di trovare una vera e propria medina. In alcuni punti sembra davvero di essere a Tunisi: porte, finestre, costruzioni, serrande e locali hanno un aspetto completamente diverso”.

Durante il viaggio hai scoperto anche luoghi poco conosciuti persino da chi vive in Sicilia?

“Sì, per esempio a Catania ho scoperto che c’è un fiume sotterraneo che praticamente nessuno conosce. Si può vedere in tre punti diversi della città, anche se in maniera piuttosto limitata. Io sono entrato in uno di questi attraverso un locale, un pub che ha proprio un ingresso per la grotta: paghi un euro, scendi e trovi il fiume che scorre sotto la città. È una cosa impensabile, soprattutto perché quando pensi a Catania pensi al vulcano, al centro storico, a mille altre cose, e non certo a un fiume che scorre nel sottosuolo”.

Hai trovato anche qualche luogo che ti ha deluso?

“Sì, purtroppo Taormina, per quanto sia bellissima sulla carta, mi ha deluso: immagina un paesino siciliano grazioso, con un corso centrale dove il 90% dei negozi è composto da grandi marchi di lusso. Tutta la gente sembrava uscita da una sfilata di moda e io ero l’unico “disgraziato” in bermuda, ciabatte e maglietta. A Taormina tornerei magari per un concerto al Teatro Greco”.

Qual è stato il momento più emozionante del viaggio?

“Sicuramente la tappa di Cinisi. Sono andato a visitare la casa museo di Peppino Impastato. Conoscevo la sua storia, avevo visto I cento passi, ma entrare nella sua casa e vedere le sue poesie manoscritte, la sua camera rimasta intatta, i libri, lo stereo e i primi giornali che scriveva negli Anni Settanta è stato molto forte. Ho chiesto a una ragazza dell’associazione se la storia dei cento passi fosse vera. Me lo ha confermato facendomi vedere delle mattonelle colorate con frasi di Impastato: partono dalla sua casa e ti conducono fino a quella di Tano Badalamenti”.

Il percorso conduce infatti verso quella che fu la casa del boss mafioso.

“Entrare nella casa di Badalamenti e vedere le fotografie di Impastato bambino insieme al padre e alle altre persone è stato commovente“.

Consiglieresti questa tappa a chi visita la Sicilia?

“Assolutamente sì. Tornerei a Cinisi solo per quello. È una storia che va conosciuta e approfondita, ma vedere e quasi toccare certe cose te la fa entrare ancora più dentro”.

Durante il viaggio hai conosciuto persone che ti sono rimaste impresse?

“Sì, diverse. Ho conosciuto per esempio un signore norvegese di più di 70 anni che ha deciso di trasferirsi in Sicilia perché la vita che conduceva in Norvegia era diventata troppo frenetica. L’uomo continua a costruire barche e mi ha spiegato che le fondamenta sono norvegesi, ma unite a usanze e tecnologie navali siciliane. Era un personaggio pazzesco“.

Se qualcuno volesse intraprendere un viaggio simile, qual è il consiglio più importante che ti senti di dare?

“Ce ne sarebbero diversi. Una cosa che ho imparato, e che può sembrare banale, è che il b&b deve essere in centro. Se hai appena fatto 80 chilometri in bici, arrivi, fai stretching, ti fai una doccia e devi riposare. Non puoi poi scoprire che il tuo alloggio è a 30 chilometri dal paese”.

A Fred è capitato proprio durante la tappa di Milazzo.

“Avevo il b&b a 30 chilometri da Milazzo. Dopo aver pedalato tutto il giorno, mi sono fatto la doccia e poi ho dovuto riprendere la bici per andare in città a raccontare la tappa. Sono arrivato al museo del mare che volevo visitare e poi sono dovuto tornare indietro”.

Qual è il tratto più facile per chi vuole provarci anche se non è un ciclista esperto?

“La costa est, da Pachino verso Siracusa, Catania e Messina, è quella più pianeggiante. È forse meno spettacolare dal punto di vista paesaggistico, ma è sicuramente più facile. La costa nord, da Messina verso Palermo, e poi la zona da Trapani ad Agrigento hanno paesaggi più belli, ma sono anche più impegnative”.

Il dato rende bene l’idea della fatica affrontata da Fred: quasi 8.000 metri di dislivello complessivi.

Come si può capire se un percorso è adatto alle proprie capacità?

“Ormai ci sono tante app che ti permettono di vedere che tipo di percorso è, quanto dislivello c’è, il chilometraggio e anche una stima del tempo. Puoi scegliere una tratta e capire prima se è alla tua portata”.

Dopo questa esperienza rifaresti un viaggio simile?

“Sì. In realtà pensavo già a quello successivo prima ancora di partire. Con i risultati di questa esperienza so che lo rifarei in maniera diversa, evitando alcune località e organizzando meglio gli alloggi”.

Ma il prossimo viaggio potrebbe avere anche uno scopo solidale.

“Mi piacerebbe riuscire a organizzare una raccolta fondi. Vorrei aiutare famiglie bisognose di Pachino, per esempio. Vorrei fare qualcosa di concreto per le realtà locali. Se io già ho quello che mi serve, mi chiedo: che altro posso fare? Ci sono persone che sono davvero in difficoltà. Perché non provare ad aiutarle?”

È un sogno che ti fa onore. Quindi la prossima estate sarai ancora in sella?

“Pazienza se sarà di nuovo luglio e farà caldissimo. Magari sarà un’estate più clemente. Ma sì, voglio rifarlo“.

Durante i 20 giorni di viaggio, Fred ha raccontato quotidianamente le proprie tappe attraverso fotografie e video pubblicati sulla sua pagina Instagram Fred in bici, mostrando luoghi, incontri e scorci della Sicilia incontrati lungo il percorso.

È proprio questa, in fondo, la filosofia che ha accompagnato l’intera avventura: non attraversare semplicemente la Sicilia, ma fermarsi a guardarla, scoprire tragitti secondari, ma anche borghi e realtà sospese nel tempo e allo stesso tempo proiettate verso il futuro.

Un’esperienza del genere ti cambia“. È con queste parole che Fred ha scelto di raccontare, sulla sua pagina, ciò che resta davvero dopo 20 giorni e oltre 1.200 chilometri in sella:

“Non è turismo.
Non è pedalare.
È la somma delle emozioni che ho vissuto, dei colori che ho visto, dei profumi che ho sentito, delle persone che ho incontrato e conosciuto”.

Buon Ferragosto 2026, le migliori frasi e gli aforismi legati al mondo dei viaggi

15 août 2026 à 07:00

Ferragosto è uno dei momenti più attesi dell’estate: una giornata da trascorrere con le persone care, tra mare, grigliate, tramonti e, per chi è partito, nuovi luoghi da scoprire. È anche l’occasione perfetta per mandare un messaggio di auguri a chi è lontano, condividendo una frase speciale.

Se siete alla ricerca delle migliori frasi per augurare Buon Ferragosto 2026, abbiamo raccolto alcune idee per ogni occasione: dalle più sognanti a quelle divertenti, fino agli aforismi e alle citazioni celebri legate al viaggio e alla scoperta.

Umthetho, le location della serie raccontano un’Africa frenetica e trasformata dalla modernità

14 août 2026 à 19:00

È il momento delle serie Tv africane e Netflix prova a cavalcarlo con un crime thriller drama che, già dalle ambientazioni, prova a immergere lo spettatore nell’atmosfera che si respira oggi nelle città più grandi, sviluppate e popolate del continente. Le location di Umthetho, riadattamento della serie brasiliana Brotherhood, sulla piattaforma dal 14 agosto 2026, restituiscono infatti la vivace dinamicità di posti, come Johannesburg dove la vita scorre veloce. Le tradizioni si mixano a uno stile di vita sempre più moderno e occidentalizzato e non mancano – è il risvolto negativo della medaglia – tensioni e dinamiche a volte difficili da comprendere.

Di cosa parla

Diretta da Mandla N, la nuova serie africana di Netflix ha come protagonista Mbali (Nqobile Nunu Khumalo): una procuratrice di stato giovane, talentuosa e idealista, la cui vita è destinata a essere sconvolta in modi inaspettati. La donna scopre infatti che il fratello maggiore, Moses (Tony Kgorogea), che credeva morto è in realtà in carcere e da lì guida una sorta di sindacato dei detenuti.

Quando anche il fratello minore si viene a trovare in una situazione delicata, per salvargli la pelle Mbali, è costretta a collaborare con Moses e il suo gruppo diventando una sorta di spia e mettendo in pericolo la propria stessa vita e a tradire, così, gli ideali di giustizia in cui ha sempre creduto.

Arriva su Netflix la serie "Umthetho", reboot africano di "Broterhood"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Umthetho”

Dov’è stata girata la serie

Il reboot africano di Brotherhood è stato interamente girato in Sudafrica, per lo più a Johannesburg e nei dintorni.

The Place, il carcere

Come lascia intuire la trama, una delle ambientazioni principali della serie è il carcere – “The Place” come viene spesso soprannominato dai protagonisti – dove si trova recluso Moses: non c’è una sola location di Umthetho, però, che possa essere ricondotta al luogo di reclusione e né quello che si vede sullo schermo è il vero carcere di Johannesburg. Le scene all’interno dell’istituto di giustizia sono state girate in studio: i Media City Studios di Johannesburg, situati nel sobborgo di Randburg a nord-ovest della città, sono del resto tra i principali luoghi dov’è stata girata Umthetho.

È una serie ambientata principalmente in carcere "Umthetho", la nua serie africana di Netflix
Ufficio stampa Netflix
Una delle scene girate in carcere di “Umthetho”

Johannesburg

Sullo schermo è possibile riconoscere comunque numerosi angoli della città: una delle più moderne e la seconda più popolata del Sud Africa. Milioni di persone frequentano ogni giorno “la città dell’oro” – com’è chiamata – per studiare, lavorare, fare shopping o semplicemente godersi l’allegra movida notturna per cui è famosa. La serie prova a raccontare proprio questa vivacità che qualche volta si fa frenesia di Johannesburg con vedute della città, dettagli delle vie più trafficate, sequenze che si insinuano negli angoli più nascosti soprattutto agli occhi dei turisti e visitatori occasionali.

Johannesburg è la principale location della serie "Umthetho"
iStock
La vivacità notturna di Johannesburg

La Hillbrow Tower, la torre per le telecomunicazioni alta quasi 270 metri situata in Goldreich Street e che tanto segna lo skyline di Johannesburg, è facilmente riconoscibile in molte scene.

Johannesburg: dov'è girata la serie "Umthetho"
iStock
L’iconica Hillbrow Tower

L’hinterland di Johannesburg è stato sfruttato come location di Umthetho soprattutto per raccontare i profondi contrasti che oggi più di un tempo animano la città, ben rappresentati nella serie tra il mondo che Mbali era solita frequentare come procuratrice di stato e quello oscuro e criminoso dei fratelli.

Nel quartiere suburbano di Gauteng, tra moderni complessi residenziali e angoli decisamente più appannaggio della malavita,  sono state girate alcune scene di inseguimenti e scontri.

❌
❌