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Hier — 20 octobre 2026SiViaggia

World Travel Awards 2026, gli hotel italiani premiati tra i migliori d’Europa

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 11:29

Sono stati annunciati i vincitori europei dei World Travel Awards 2026, giunti alla trentatreesima edizione, e per l’ospitalità italiana il bilancio è decisamente positivo. Del resto, quando si tratta di scegliere dove dormire, in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: palazzi storici nel cuore delle città d’arte, resort affacciati su coste dal mare cristallino e rifugi immersi nella natura sono solo alcune delle possibilità a disposizione dei viaggiatori.

Nelle categorie dedicate all’Europa, le strutture del nostro Paese portano a casa ben 14 riconoscimenti, distribuiti tra dieci hotel e resort, dal mare della Sardegna e della Sicilia fino all’Alto Adige, passando per Venezia, Firenze e il Lazio. Non solo: l’Italia si aggiudica anche il premio come miglior destinazione culturale d’Europa.

Ecco quali sono gli hotel italiani premiati e in quali categorie.

Resort sul mare

È sulle coste italiane che si concentra la maggior parte dei riconoscimenti. Il protagonista assoluto è il Forte Village Resort, in Sardegna, che porta a casa tre titoli: Europe’s Leading Resort, Europe’s Leading Luxury Beach Resort ed Europe’s Leading Sports Academy.

Ottimo risultato anche per il gruppo Almar, premiato con tre strutture diverse. L’Almar Timi Ama di Villasimius vince come Europe’s Leading Hotel & Spa ed Europe’s Leading Family & Wellness Resort. In Sicilia, l’Almar Giardino di Costanza di Mazara del Vallo è Europe’s Leading Luxury All-Suite Resort. Sull’Adriatico, invece, l’Almar Lido Jesolo si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Beach Hotel.

Ospitalità green

Tra i premi più significativi ci sono quelli dedicati alla sostenibilità, dove l’Italia si fa notare con tre strutture. Due si trovano in Sardegna: l’Arbatax Park Resort, sulla costa orientale dell’isola, è stato nominato Europe’s Leading Eco Resort, mentre il Resort Valle dell’Erica Thalasso & SPA, a Santa Teresa di Gallura, vince come Europe’s Leading Green Resort.

Spostandoci in montagna, il Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Alto Adige, conquista il titolo di Europe’s Leading Green Hotel. Se cercate una vacanza attenta all’ambiente, tra mare e vette, queste strutture sono un buon punto di partenza.

Romanticismo, benessere e fascino storico

Venezia si conferma la città degli innamorati anche ai World Travel Awards. The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, è stato eletto Europe’s Most Romantic Hotel, mentre il San Clemente Palace vince come Europe’s Leading Wedding Hotel.

A Firenze, il Collegio alla Querce, parte della Auberge Resorts Collection, si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Boutique Resort. Per chi viaggia alla ricerca di relax, nel Lazio c’è il Palazzo Fiuggi, nominato Europe’s Leading Wellness Hotel.

Sono strutture molto diverse tra loro, accomunate però da un’ospitalità che punta su atmosfera e dettagli.

I migliori hotel d’Italia secondo i World Travel Awards

Accanto ai premi europei, i World Travel Awards assegnano anche i titoli nazionali, che premiano le eccellenze dell’ospitalità di ogni Paese. Ecco gli hotel e i resort italiani che si sono distinti nelle categorie principali:

  • Italy’s Leading Hotel 2026: Palazzo Doglio, Cagliari;
  • Italy’s Leading Resort 2026: Forte Village Resort, Santa Margherita di Pula;
  • Italy’s Leading Luxury Hotel 2026: Bvlgari Hotel Roma;
  • Italy’s Leading Luxury City Resort 2026: Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, Roma;
  • Italy’s Leading Design Hotel 2026: Excelsior Hotel Gallia, Milano;
  • Italy’s Leading Lifestyle Hotel 2026: Hilton Lake Como, Como;
  • Italy’s Leading Heritage Hotel 2026: Hotel Italia Cortona;
  • Italy’s Leading Wine Region Hotel 2026: Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel, Montalcino;
  • Italy’s Leading Beach Resort 2026: Resort & SPA Le Dune, Badesi;
  • Italy’s Leading All-Inclusive Resort 2026: Vivosa Apulia Resort; Ugento.

L’Italia è la miglior destinazione culturale d’Europa

Oltre ai singoli hotel, quest’anno a essere premiato è anche il Paese nel suo insieme. L’Italia conquista infatti il titolo di Europe’s Leading Cultural Destination 2026, assegnato all’ENIT, l’agenzia nazionale del turismo. È un riconoscimento che premia l’Italia come meta culturale per eccellenza nel panorama europeo, che si aggiunge ai numerosi titoli conquistati dalle strutture ricettive del nostro Paese.

Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 10:06

Per molti l’autunno è la stagione dei colori e delle mete finalmente meno affollate, ma c’è anche chi non vuole lasciar andare l’estate e parte a ottobre proprio per inseguirne gli ultimi giorni di sole. Il Guardian ha scelto cinque mete in Europa e in Turchia dove l’estate sembra durare un po’ di più e, tra queste, c’è anche Senigallia, nelle Marche.

Il punto di partenza è sicuramente la Spiaggia di Velluto, chilometri di sabbia fine e dorata affacciati sulla Riviera Adriatica che, da maggio a settembre, spariscono sotto gli ombrelloni e i lettini degli stabilimenti. Gli italiani la adorano e molti ci tornano ogni estate da decenni.

Secondo la testata britannica, però, il fascino della città va ben oltre il mare e l’autunno è il momento migliore per scoprirlo: meno folla, temperature ancora piacevoli e una tavola che segue il ritmo della stagione.

À partir d’avant-hierSiViaggia

Valentina Fioravanti, Human Company: “Chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia e ritrovare il proprio ritmo”

17 octobre 2026 à 16:17

L’open air in Italia ha superato la fase di semplice fenomeno di tendenza per consolidarsi come un vero e proprio stile di vacanza, vissuto con crescente consapevolezza. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio del Turismo Outdoor rilasciati da Human Company in collaborazione con Thrends, che registrano circa 68 milioni di presenze nel nostro Paese e un tasso di fedeltà altissimo tra i viaggiatori italiani.

In un mercato in cui la vacanza non è più un programma rigido da scandire, ma un tempo lento da abitare, la ricerca si sposta verso il valore dell’esperienza, la connessione autentica con le comunità locali e la qualità delle strutture. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Fioravanti, Chief Marketing Officer di Human Company. Nell’intervista ci ha raccontato la visione del gruppo sull’evoluzione dei target e delle dinamiche di viaggio, la filosofia dell’accoglienza integrata con l’habitat naturale e l’atteso debutto, a maggio 2026, del nuovo villaggio open air di Eraclea Mare, il più grande mai realizzato in Italia.

Human Company è sinonimo di vacanze open air: sono ancora un trend?

Diciamo le vacanze open air non sono più un trend, ma ormai la vacanza open air è una vacanza consapevole, che è sinonimo di libertà, di attenzione al territorio, di scoperta e di un valore anche del tempo e della della connessione. Ce lo dicono i numeri, non lo diciamo noi, quindi l’Osservatorio del Turismo Outdoor che abbiamo proprio rilasciato quest’anno insieme a Thrends conferma come le presenze del turismo outdoor in Italia sono ad oggi circa 68 milioni e si consolidano negli anni. Quindi, rispetto al 2025, abbiamo una piccola crescita dello 0,4%, però è proprio il segnale che è un trend consolidato. È trainato da un turismo internazionale, quindi il turismo domestico c’è, inizia a essere più consapevole anche del prodotto e infatti abbiamo visto che, sempre dall’Osservatorio, gli italiani, coloro che hanno scelto l’anno scorso una vacanza open air, il 90% la riconferma anche per questo anno. Se nel 2023 era il 15% chi sceglieva l’open air, a oggi siamo al 26% del campione della popolazione italiana, quindi è proprio un fenomeno che si sceglie e non più un trend.

Quali sono le novità del Gruppo Human Company?

Sicuramente direi che la grande novità sarà l’apertura del villaggio più grande di open air che sia mai stato realizzato, a Eraclea Mare, sulla costa adriatica, tra Caorle e Jesolo, in un contesto tra l’altro naturalistico straordinario, vicino alla Laguna del Mort, un grandissimo specchio d’acqua, dalla natura incontaminata che dialogherà con il villaggio. Sono 250 ettari, quindi cento ettari destinati al villaggio e cento ettari di Parco Rurale di Valle Ossi, con numeri importanti. Quindi sono oltre 3.000 piazzole, destinate tra piazzole libere e la parte di case mobili; sono 12.000 presenze giornaliere e un ecosistema che ruoterà intorno al soggiorno fatto di tantissimi servizi: da un parco acquatico di nove ettari con 15.000 metri quadri di lagune, oltre 14 discipline sportive, un’offerta F&B (Food & Beverage, ndr) che parla veramente di territorio, con oltre 35 gestori che cureranno tutta l’offerta della ristorazione.

Sarà un villaggio molto grande, ma dove il tema dell’apertura, dell’aria, dello spazio diventa vitale, importante, un elemento fortemente identitario, a partire dall’alloggio. Quindi non pensiamo più all’alloggio inteso solo come la casa mobile, ma la casa mobile è inserita all’interno di uno spazio più ampio, quindi viene inglobata da una piazzola che arriverà fino a 200 metri quadri alzando un po’ quello che è lo standard.

Tante saranno le attività per tutte le età, dal parco avventura alla zip line al paintball allo sport, appunto, 10 km di ciclopedonali. Insomma, sarà veramente un unicum e un progetto sicuramente molto coraggioso e ambizioso come non se ne vedevano negli ultimi anni. Noi siamo pronti, il cantiere è in corso, l’apertura è prevista a maggio.

C’è tanta curiosità, tanta aspettativa, stiamo già avendo prenotazioni nonostante sia un villaggio che non c’è, però abbiamo aperto le vendite a marzo e in soli sei mesi siamo già a oltre 7.500 prenotazioni.

In quale modo secondo la vostra vision una struttura aperta è in connessione con il territorio?

Essere in connessione col territorio vuol dire agire sotto tanti punti di vista. Prima di tutto vuol dire che è una struttura che si colloca in un territorio ma dialogando con esso, quindi noi disegniamo il villaggio partendo proprio dal territorio in cui siamo presenti, non si disegnano i servizi solo dal punto di vista del cliente, ma proprio dal punto di vista della della natura, e poi delle comunità locali.

E per farlo ci vuole sicuramente una parte di ascolto. Ascolto che per noi è quello della natura, quindi, quando progettiamo, partiamo proprio dall’habitat naturalistico che ci accoglie. E poi l’ascolto delle comunità locali. Quindi è importante per noi che le strutture siano aperte in entrata e in uscita al territorio. E come lo facciamo? Lo facciamo portando il territorio all’interno. Nel nostro caso, ad esempio, l’offerta Food and Beverage è fatta insieme agli operatori del territorio che andiamo a selezionare e diamo loro visibilità, con uno spazio anche per raccontarsi: chi meglio di loro può farlo, dai ristoranti ai mercatini locali.

Cerchiamo, anche nella parte di animazione che abbiamo evoluto in un concetto di edutainment, di integrarla con laboratori realizzati proprio dagli artigiani del luogo: gratuitamente, i nostri ospiti possono partecipare a laboratori che parlano di quelle comunità. Organizziamo eventi che noi chiamiamo Special Days dove, di nuovo, ad esempio, la festa del vino che organizziamo all’interno dei villaggi, è una festa che porta i produttori di quel territorio, quindi cerchiamo di unire anche il divertimento a un racconto, a uno storytelling che porta oggettivamente ad amare.

In più, lavoriamo con le amministrazioni locali per essere anche noi promotori degli eventi del territorio e portare anche delle anticipazioni dei territori all’interno delle nostre strutture. Abbiamo anche dei progetti con le scuole, dove facciamo tutta una serie di laboratori per i bambini, insegniamo un primo approccio all’ospitalità, li portiamo a lavorare nelle reception per un giorno facendo accoglienza alle proprie famiglie, quindi cerchiamo di contribuire alla comunità.

E poi, ovviamente, vogliamo che i nostri ospiti escano dalla struttura, non ci piace il concetto dell’all-inclusive perché l’all-inclusive è restrittivo, è limitante, quindi incentiviamo e selezioniamo tantissime esperienze del territorio facendo in modo che possano vivere i luoghi in modo autentico.

Vi che siete molto attenti ai trend e ai target di riferimento, quali sono, secondo la vostra percezione, i target emergenti dei prossimi anni?

Allora, io non parlerei di target, possiamo dire target intesi come una profilazione che è abbastanza consolidata. Sicuramente ci sono le famiglie che si approcciano, principalmente all’open air. Se prendiamo i nostri numeri, circa l’80% sono famiglie. Però ciò che accumuna e che sta evolvendo è proprio il modo di vivere la vacanza, perché siamo passati da momenti in cui c’era la necessità di schedulare, quindi di arrivare e di avere già tutto estremamente organizzato. Quello che vediamo oggi è che lasciare uno spazio alla libertà di poter scegliere anche sul momento è ciò che effettivamente porta valore, e l’open air un po’ ti aiuta in questo, non organizzandoti in realtà tutta la vacanza, ma mettendoti a disposizione tutti gli strumenti e una selezione di attività da scegliere al momento.

Quindi chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia, ritrovare il proprio ritmo e quindi quello che vediamo è una vacanza che è sì personalizzata, ma in modo molto lento, vivendo il tempo, assecondando il tempo. Poi sicuramente ci sono delle abitudini che stanno cambiando, sicuramente l’idea che “non voglio più portarmi a casa un ricordo e basta, ma quello che voglio è veramente una una relazione, un’esperienza che mi lasci un qualcosa”, ed è per questo che noi cerchiamo di creare sempre più servizi che mettano in connessione oltre agli ospiti col territorio, ma anche tra ospiti, quindi cercare comunque di creare relazioni che poi rimangano. Il vero valore che stiamo cercando oggi è un po’ anche questo.

E poi ci sono evoluzioni ovviamente sulle dinamiche di acquisto, quindi l’AI è un abilitatore che sicuramente serve e che facilita. Quello che vediamo è che nella comparazione non cerchiamo più solo la migliore offerta (il prezzo, sicuramente è un tema, poi oggigiorno lo è sempre di più) però il rapporto qualità-prezzo, valore-prezzo diventa ancora più importante, quindi dobbiamo lavorare su su entrambi.

La Grecia è più accessibile che mai con la promo Volotea: 3 mete da raggiungere dall’Italia nel 2027

16 octobre 2026 à 10:13

La Grecia resta una delle destinazioni più ambite da tenere d’occhio quando compaiono nuove offerte sui voli, soprattutto per chi sta già pensando a una fuga tra mare, archeologia e città mediterranee. Tra le tariffe mostrate da Volotea compaiono in questi giorni diverse occasioni in partenza dall’Italia, con prezzi che partono da 19 euro a tratta su alcune rotte selezionate.

Come sempre per le compagnie low cost, le tariffe indicate sono soggette a disponibilità e possono cambiare rapidamente in base alla data scelta e al numero di posti rimasti. Volotea specifica inoltre che i prezzi promozionali si riferiscono al singolo segmento di viaggio, tasse incluse, e che i posti disponibili alla tariffa più economica sono limitati, mentre la promozione durerà fino al 31 ottobre, per voli tra l’1 novembre 2026 e il 15 ottobre 2027. Ecco dunque una selezione di 3 mete facilmente raggiungibili dall’Italia tenendo conto di un budget ristretto, anche la prossima primavera.

Da Palermo a Creta

Tra le tariffe più basse mostrate da Volotea c’è il collegamento da Palermo a Heraklion, sull’isola di Creta, da 19 euro a tratta. È una soluzione attraente soprattutto per chi cerca una destinazione che permetta di alternare giornate al mare, siti archeologici e cucina tradizionale.

Heraklion è il principale punto d’accesso alla parte centrale di Creta. A pochi chilometri dalla città si trova il celebre Palazzo di Cnosso, legato alla civiltà minoica e al mito del Minotauro. Nel centro meritano invece una visita il Museo Archeologico, la fortezza veneziana di Koules e il porto. Creta, però, dà il meglio di sé spostandosi: spiagge, gole, piccoli villaggi e taverne permettono di organizzare facilmente un viaggio più lungo rispetto al classico weekend.

Da Venezia ad Atene

Sempre a partire da 19 euro compare il volo Volotea da Venezia ad Atene, una delle rotte più interessanti per chi preferisce un city break. Le tariffe effettive cambiano a seconda delle date: sul calendario della compagnia sono presenti diversi livelli di prezzo e i posti più economici sono limitati.

Atene resta una destinazione che funziona praticamente tutto l’anno. L’itinerario può partire dall’Acropoli e dal Partenone, per poi scendere verso Plaka e Monastiraki. Vale la pena dedicare tempo anche a quartieri come Psyrri e Koukaki, dove il volto contemporaneo della città emerge tra locali, street art e ristoranti. Per chi dispone di qualche giorno in più, anche la Riviera Ateniese e Capo Sunio possono diventare facili estensioni del viaggio.

Da Napoli a Santorini

Un’altra possibilità arriva da Napoli, da dove Volotea propone voli diretti verso Santorini a partire da 24 euro nelle sue pagine dedicate alle offerte. È probabilmente la destinazione più simbolica delle tre: il paesaggio della caldera, nato dalla grande eruzione vulcanica che modellò l’isola, è dominato dai villaggi bianchi costruiti sul bordo delle scogliere.

Fira e Oia sono le località più famose, soprattutto al tramonto, mentre lungo la costa meridionale si incontrano spiagge vulcaniche come quelle di Perissa e Kamari. Santorini può essere visitata anche in pochi giorni, ma conviene andare oltre i punti più fotografati: villaggi come Pyrgos e Megalochori permettono di scoprire un volto più tranquillo delle Cicladi.

Novembre in Sardegna: le migliori sagre, feste ed eventi

15 octobre 2026 à 09:10

Quando i paesi si radunano attorno ai primi fuochi e alle tavolate condivise, l’autunno mostra il suo volto più autentico: sagre di paese, feste patronali e mercatini riempiono le strade di profumi di cantina e di piatti fumanti. I colori caldi dei boschi accompagnano i riti collettivi del raccolto e della trasformazione, tra castagne, olio nuovo e vini che raccontano l’annata. È il momento in cui le comunità si stringono, aprono case e cortili e trasformano il tempo che rallenta in un’occasione di incontro. In Sardegna questi gesti antichi diventano invito a scoprire borghi, tradizioni artigiane e sapori di stagione.

Nel calendario di novembre 2026 in Sardegna, gli eventi enogastronomici portano in viaggio tra montagne e mare: dalle atmosfere suggestive di “Su Prugadoriu” a Seui, con il paese che si anima tra riti e degustazioni, ai profumi intensi de “La Montagna produce” a Desulo, dove i prodotti tipici sono protagonisti assoluti. Tra le vie di Nuoro, poi, “Mastros in Nùgoro” apre botteghe e laboratori, trasformando la città in un percorso diffuso tra saper fare, cibo tradizionale e storie raccontate a passo lento.

Gli eventi di novembre in Sardegna tra sagre e sapori

  • Autunno in Barbagia – Ortueri (NU), dal 5 settembre al 13 dicembre 2026.
    Manifestazione diffusa che apre cortili e case storiche della Barbagia, proponendo percorsi enogastronomici e artistici per valorizzare le eccellenze produttive, le tradizioni e l’artigianato dell’interno della Sardegna.
  • “Su Prugadoriu”, l’antica festività diventa vetrina del territorio – Seui (OG), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    Antica festività legata al culto delle anime con questua alimentare dei bambini nel centro storico di Seui, divenuta vetrina per enogastronomia, artigianato, tradizioni locali, convegni, presentazioni e spettacoli.
  • La Montagna produce: a Desulo i prodotti più tipici e genuini della montagna – Desulo (NU), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Evento enogastronomico a Desulo dedicato ai prodotti tipici della montagna, con degustazioni e vendita di salumi, pani, formaggi, dolci, castagne arrosto e specialità locali come su callu.
  • Mastros in Nùgoro – Nuoro (NU), dal 14 al 15 novembre 2026.
    Manifestazione nei quartieri San Pietro e Seuna di Nuoro, tappa di Autunno in Barbagia, che promuove cultura, sociale, artigianato e agroalimentare del territorio.
  • Tradizionale festa per la Madonna dello Schiavo – Carloforte (SU), il 15 novembre 2026.
    A Carloforte celebrazione della Madonna dello Schiavo il 15 novembre, legata alla storia degli schiavi carlofortini liberati nel 1803 e al culto della Madonnina nera.
  • Saboris Antigus 2026 in Sardegna – Siurgus Donigala (SU), ogni domenica dal 15 al 29 novembre 2026.
    Rassegna diffusa in nove comuni della Sardegna con appuntamenti autunnali e invernali dedicati alle comunità locali, ai produttori, alle famiglie custodi delle ricette tradizionali e alle nuove generazioni.
  • La Festa Antunna e Piritzolu a Macomer – Macomer (NU), dal 20 al 22 novembre 2026.
    A Macomer si svolge Antunna e Piritzolu, con rassegna de S’Antunna, mostra micologica regionale e show cooking “Il Fungo è servito”, ospitati presso il Centro Polivalente in via degli Artigiani.
  • Ocraxus a Laconi – Laconi (OR), dal 21 al 22 novembre 2026.
    Percorso nel centro storico di Laconi tra rioni, vecchie case e antiche ville per scoprire arti, mestieri tradizionali e sapori del passato.
  • Festa per Santa Caterina – Sassari (SS), il 25 novembre 2026.
    Festa religiosa in onore di Santa Caterina nella chiesa gesuita del XVII secolo, con processione e mercatino di prodotti tipici per tutta la giornata.

Qui il fascino marinaro è ovunque: Costa Nova do Prado è un borgo pieno di case a strisce colorate

14 octobre 2026 à 17:00

Rosse e bianche, azzurre e candide, ma anche verdi, gialle e poi persino rosa. No, non stiamo dando i numeri, stiamo cercando di raccontarvi le curiose casette che si susseguono lungo una delle strade più fotografate del Portogallo, con le facciate attraversate da strisce perfettamente regolari e i tetti spioventi rivolti verso il cielo.

Siamo a Costa Nova do Prado, piccolo villaggio della costa centro-occidentale del Paese, a pochi chilometri da Aveiro, celebre per i suoi canali e le caratteristiche imbarcazioni tradizionali. In zona, tra le altre cose, c’è una sottile lingua di sabbia che separa due ambienti completamente differenti: da una parte si distende la Ria de Aveiro, un articolato sistema lagunare attraversato da canali e popolato da imbarcazioni; dall’altra si apre l’Oceano Atlantico, con spiagge lunghissime, dune e onde vigorose.

Servono davvero pochissimi minuti per passare dall’acqua quasi immobile della laguna al rumore fragoroso delle onde, mentre nell’aria si mescolano l’odore della salsedine e quello del pesce alla griglia.

Cosa vedere a Costa Nova do Prado

Senza dubbio, la parte più interessante di questo curioso villaggio del Portogallo si sviluppa lungo il Canal de Mira, uno dei bracci della Ria de Aveiro, ma la verità è che anche il resto del paese merita una profonda attenzione.

I Palheiros da Costa Nova, le famose casette a strisce

Sono loro le protagoniste indiscusse del paesaggio, tanto da essere diventate una delle immagini più riconoscibili del litorale portoghese. I Palheiros da Costa Nova si allineano soprattutto lungo Avenida José Estêvão, creando una successione di facciate dipinte con fasce verticali oppure orizzontali, generalmente alternate al bianco.

In origine queste costruzioni erano (quasi) tutto tranne che decorative: durante il XIX secolo, vennero realizzate dai pescatori locali con lo scopo di custodire reti, attrezzature e materiali per la pesca. Molti poggiavano su pali sollevati dal terreno per contrastare l’accumulo della sabbia trasportata dal vento. Gli interni erano ampi, privi di suddivisioni e pensati esclusivamente per esigenze lavorative.

Poi arrivò la seconda metà dell’800, periodo in cui i soggiorni balneari divennero una consuetudine tra le famiglie benestanti. Fu così che i vecchi magazzini vennero progressivamente adattati ad abitazioni, arricchiti di stanze e decorati con tonalità vivaci, simili a quelle delle barche tradizionali della laguna. Degno di particolare nota è il Palheiro José Estêvão, legato all’importante politico lusitano che contribuì alla popolarità della località.

Praia da Costa Nova, la spiaggia affacciata sull’Atlantico

Siamo al cospetto dell’impetuoso Oceano Atlantico, e per questo non possono mancare angoli marini che sanno emozionare. Superate le ultime abitazioni si apre infatti Praia da Costa Nova, un’enorme distesa di sabbia chiara alle cui spalle si sviluppa un sistema di dune modellate dal vento.

La costa prosegue poi per chilometri verso sud, in direzione di Praia da Vagueira. Nelle giornate limpide l’orizzonte sembra quasi confondersi con l’oceano, mentre le onde si infrangono sulla battigia formando lunghe strisce di schiuma. Per la balneazione è opportuno scegliere esclusivamente i tratti sorvegliati e tenere a mente che le temperature dell’acqua rimangono piuttosto fresche anche in piena estate.

Praia da Costa Nova, Portogallo
iStock
La spiaggia di Costa Nova di Prado

I Passadiços da Costa Nova, tra dune e orizzonti oceanici

Per osservare l’ambiente costiero da una prospettiva privilegiata si possono percorrere i Passadiços da Costa Nova, passerelle in legno realizzate attraverso il paesaggio dunale. Il tracciato fa sì che si possa apprezzare sia la vegetazione adattata ai terreni sabbiosi, sia l’ampiezza del litorale.

Verso nord si raggiunge la vicina Praia da Barra, riconoscibile anche a distanza grazie alla sagoma del suo monumentale faro.

Il Farol da Barra, il faro più alto del Portogallo

A circa 2,5 km dal centro di Costa Nova svetta il Farol da Barra, conosciuto anche quale Farol de Aveiro. Con i suoi 62 metri di altezza strutturale, è il faro più alto del Paese. La torre è caratterizzata da fasce orizzontali rosse e bianche e in passato la sua presenza era fondamentale per segnalare l’ingresso della laguna e proteggere le imbarcazioni dai pericolosi banchi sabbiosi della costa.

Ancora oggi rappresenta un importante riferimento per la navigazione e sono disponibili visite interne (seppur soggette alle condizioni operative e agli orari autorizzati) grazie alle quali poter ammirare dall’alto il contrasto tra oceano, spiagge e canali lagunari.

Il Mercado da Costa Nova e il porto dei pescatori

Il passato marinaro del villaggio continua ancora adesso a farsi sentire intorno al Mercado da Costa Nova, legato alla vendita di pesce e prodotti del mare. Poco distante, il Cais dos Pescadores conserva un’atmosfera differente rispetto alla vivacità del lungomare.

Le piccole imbarcazioni ormeggiate, gli attrezzi utilizzati nelle attività tradizionali e il movimento delle acque narrano il legame quotidiano della comunità con la laguna.

Cosa fare a Costa Nova do Prado

Le attrazioni principali del borgo sono assolutamente piacevoli, ma al di là di queste sono disponibili anche alcune esperienze legate alla sua doppia natura: atlantica e lagunare.

  • Provare gli sport acquatici: le onde dell’Atlantico attirano gli appassionati di surf e bodyboard, mentre le acque riparate della Ria de Aveiro sono utilizzate per vela, windsurf, kayak e stand up paddle. Diverse scuole propongono lezioni e noleggio di attrezzature.
  • Assaggiare il pesce fresco: nei ristoranti dominano grigliate di pesce, frutti di mare, baccalà e caldeiradas, sostanziosi stufati della tradizione portoghese.
  • Gustare una tripa dolce: specialità tipica della zona di Aveiro e delle località balneari vicine (è una sorta di crêpe dalla consistenza morbida ed elastica).
  • Dedicarsi alla fotografia: le facciate dei palheiros creano composizioni geometriche originali, soprattutto grazie all’alternanza delle strisce e alla luce che cambia durante la giornata. Anche il faro e le dune costituiscono soggetti interessanti.

Dove si trova e come arrivare

Costa Nova do Prado si trova nel Portogallo centrale, nella regione di Aveiro, e appartiene amministrativamente al comune di Ílhavo, nella freguesia di Gafanha da Encarnação. Il villaggio dista circa 11 km da Aveiro ed è raggiungibile in automobile attraversando il territorio lagunare.

Il tragitto richiede generalmente 15-20 minuti, a seconda delle condizioni del traffico. Sono presenti aree di parcheggio lungo le strade principali, particolarmente frequentate nei fine settimana estivi. Chi viaggia con i mezzi pubblici può raggiungere Aveiro in treno da Porto o da Lisbona e proseguire verso Costa Nova con gli autobus locali, ma conviene sempre verificare gli orari aggiornati prima della partenza, soprattutto nei giorni festivi.

L’aeroporto internazionale più comodo è quello di Porto, situato a nord di Aveiro, da dove si può proseguire con collegamenti ferroviari o autobus (eventualmente con un cambio).

Su una scogliera di 80 metri a picco sul Mar Egeo c’è il Monastero di Dionysiou, accessibile solo agli uomini

13 octobre 2026 à 17:00

Il blu del Mar Egeo lambisce una parete di roccia alta 80 metri, ai cui piedi c’è un edificio che sembra svilupparsi direttamente dalla montagna, con balconi di legno affacciati sul vuoto e possenti mura di pietra. Quello è il bellissimo Monastero di Dionysiou, che si distingue per un aspetto talmente insolito da ricordare una cittadella medievale costruita per sfidare le leggi della gravità.

Simo in Grecia, per la precisione sul Monte Athos, territorio autonomo della Chiesa ortodossa che custodisce 20 monasteri e un patrimonio religioso riconosciuto dall’UNESCO. E Dionysiou è indubbiamento uno dei più spettacolari, al punto che se osservato dal mare lascia distinguere un intrico di finestre, terrazze e torri disposte su più livelli.

Possiede persino un secondo nome, Nea Petra, ovvero Nuova Pietra, ed è un complesso religioso dalla storia travagliata al cui interno sono preservati tesori artistici di straordinario valore e, soprattutto, che continua a ospitare una comunità di monaci fedele a tradizioni secolari. Una delle particolarità più controverse del Monte Athos riguarda il divieto di ingresso alle donne, una regola che coinvolge anche questo posto. La penisola è infatti soggetta all’Avaton, un’antica disposizione religiosa che riserva l’accesso al territorio esclusivamente agli uomini, indipendentemente dalla fede professata.

Breve storia e leggende del Monastero di Dionysiou

Le origini del Monastero di Dionysiou risalgono al XIV secolo, precisamente al periodo compreso tra il 1356 e il 1366. A fondarlo fu San Dionisio di Korissos, un monaco originario della regione di Kastoria, in Macedonia, che aveva precedentemente vissuto nei pressi del Monastero di Philotheou.

Stando alla tradizione, sarebbe stato scelto proprio tale sperone roccioso a causa di una visione. Dionisio, infatti, avrebbe osservato per due volte una colonna luminosa innalzarsi sul (e dal) punto occupato attualmente dall’edificio, interpretando il fenomeno quale segno divino per la fondazione di una nuova comunità monastica.

Realizzare una costruzione tanto imponente richiedeva però risorse considerevoli. Grazie all’intervento del fratello Teodosio, divenuto metropolita di Trebisonda, il religioso ottenne il sostegno dell’imperatore Alessio III Comneno, che finanziò i principali edifici. Nel 1374 il sovrano concesse un importante documento imperiale, chiamato crisobolla, decorato con le immagini dello stesso Alessio e della moglie Teodora.

Nel 1389 Dionysiou ricevette il riconoscimento di monastero patriarcale, consolidando il proprio prestigio nel mondo ortodosso.
I secoli successivi furono segnati da incursioni piratesche, terremoti e alluvioni, seguite però anche da ricostruzioni. Alle vicende documentate si accompagnano racconti tramandati dai monaci.

Dettagli del Monastero di Dionysiou, Grecia
iStock
Il Monastero di Dionysiou visto da vicino

Uno riguarda San Giovanni Battista, che sarebbe apparso lungo la salita dal piccolo porto per fermare un attacco dei pirati. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che è presente anche un santuario a ricordare ancora l’episodio. Un’altra storia ha per protagonista l’anziano monaco Isacco, che per 2 anni avrebbe condiviso il forno del monastero con un serpente lungo circa 1,5 metri. L’animale riceveva del cibo e, in cambio, teneva lontani i topi. Quando Isacco cambiò incarico, il suo insolito compagno scomparve.

Visita al Monastero di Dionysiou e cosa vedere

La superficie disponibile sulla roccia del Monastero di Dionysiou è talmente ridotta da aver imposto una distribuzione degli ambienti molto diversa rispetto ad altri complessi del Monte Athos. E questa, senza dubbio è la prima cosa che colpisce. Del resto, ci si rende subito conto che manca un grande cortile centrale e che gli edifici si stringono intorno alla chiesa principale (occupando quasi tutto lo spazio).

L’ingresso conduce a un piccolo cortile lastricato, attraversato da passaggi stretti, con una fontana ottocentesca dalle forme neoclassiche. La sensazione è quella di trovarsi in un minuscolo insediamento arroccato, sviluppato più in altezza che in larghezza. C’è poi il Katholikon, la chiesa principale dedicata alla Natività di San Giovanni Battista, con ben cinque cupole e affreschi realizzati nel 1547 da Tzortzis, importante pittore della scuola cretese.

Vi sono figure di santi, episodi biblici e composizioni monumentali che riempiono pareti e volte, mentre al centro di una cupola domina Cristo Pantocratore, circondato dalle schiere angeliche. Particolarmente elaborata è l’iconostasi in legno intagliato e dorato, realizzata nel 1796 e dorata nel 1803, che va a separare il santuario dallo spazio destinato ai fedeli ( sì, custodisce preziose icone).

Accanto alla chiesa si trova la cappella della Vergine dell’Akathistos, sede di una delle immagini sacre più venerate da questo particolare angolo di Grecia. Secondo la tradizione, l’icona avrebbe emanato mirra e sarebbe stata restituita da alcuni pirati dopo una tempesta interpretata quale intervento della Madonna.

Fra i tesori più singolari di Dionysiou vale la pena menzionare un ciclo pittorico dedicato all’Apocalisse di San Giovanni, conservato nel portico coperto che collega la chiesa al refettorio. Le rappresentazioni illustrano episodi inquietanti del testo biblico, tra creature mostruose, angeli, distruzioni e scene del Giudizio.

Altrettanto interessante è il refettorio a forma di T, lo spazio destinato ai pasti comunitari, arricchito da dipinti di epoche differenti. Sulle pareti compaiono episodi evangelici, il Giudizio Universale e scene della vita di San Giovanni Battista. Ma non è dei certo finita qui, perché Dionysiou custodisce persino una delle biblioteche storiche più importanti del Monte Athos, con circa 1.100 manoscritti, codici e rotoli, oltre a migliaia di volumi stampati.

Tra le opere più preziose figura il cosiddetto Vangelo Imperiale dell’XI secolo, arricchito da 80 miniature. Gli archivi conservano inoltre documenti bizantini, concessioni imperiali e testimonianze fondamentali per ricostruire la storia della comunità. Infine, tra queste mura è protetta una reliquia particolarmente venerata: un resto della mano destra di San Giovanni Battista, mentre un raffinato reliquiario del 1515 custodisce le spoglie di San Nifone, già patriarca di Costantinopoli.

Come già accennato, per entrare occorre rispettare le norme del Monte Athos, che consente l’accesso soltanto ai visitatori di sesso maschile. È inoltre necessario ottenere il Diamonitirion, uno speciale permesso rilasciato dall’Ufficio dei Pellegrini.

Dove si trova e come arrivare

Il Monastero di Dionysiou sorge sulla costa sud-occidentale della penisola del Monte Athos, nella regione greca della Calcidica, tra i monasteri di Grigoriou e San Paolo. Il complesso occupa uno sperone roccioso verticale, affacciato direttamente sulle acque del Mar Egeo.

La principale porta d’accesso è Ouranoupoli, cittadina raggiungibile in automobile o autobus da Salonicco. Da questo porto partono le imbarcazioni dirette alla penisola monastica, con fermate presso gli approdi serviti dalle compagnie marittime. Occorre verificare preventivamente la possibilità di sbarcare all’arsanas di Dionysiou e gli eventuali collegamenti successivi.

Per i pellegrini autorizzati, l’organizzazione del viaggio comprende la richiesta anticipata del Diamonitirion, la prenotazione del trasporto marittimo e il contatto con la comunità religiosa. Chi è escluso dall’accesso al Monte Athos può comunque ammirare Dionysiou dal mare: da Ouranoupoli partono infatti escursioni in battello lungo la costa occidentale che sono aperte anche alle donne.

Bosham è il borgo con le strade fatte d’acqua (che spesso scompaiono), un piccolo gioiello inglese

11 octobre 2026 à 11:00

Un campanile appuntito svetta sopra i tetti delle case, mentre piccole imbarcazioni e una fila di abitazioni sembrano osservare il mare dalle proprie finestre. Quel che pare l’inizio di un romanzo, è in realtà Bosham (pronunciato Bozzum dagli inglesi), uno dei villaggi più pittoreschi del West Sussex, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a breve distanza dalla città di Chichester.

Se di primo impatto appare come uno dei tanti borghi marittimi britannici, con le facciate in mattoni, le tradizionali sale da tè e le barche ormeggiate davanti alle abitazioni, la verità è che questo antico insediamento custodisce una particolarità piuttosto insolita: le maree trasformano continuamente il paesaggio, tanto che una delle strade affacciate sul porto viene periodicamente sommersa dall’acqua.

In poche parole, durante l’alta marea il confine tra il villaggio e il mare è sorprendentemente sottile. A rendere Bosham ancora più affascinante contribuisce la sua storia, intrecciata alle vicende dei sovrani anglosassoni e alla conquista normanna dell’Inghilterra. Il suo nome compare persino nel celebre Arazzo di Bayeux, una delle testimonianze figurative più importanti del Medioevo europeo.

Cosa vedere a Bosham

Il villaggio di Bosham occupa una piccola penisola compresa tra due insenature soggette alle maree. Il nucleo storico mantiene dimensioni raccolte e le principali attrazioni si concentrano tra la chiesa, le stradine residenziali e il lungomare.

Holy Trinity Church

La Holy Trinity Church è probabilmente l’edificio più importante del villaggio, oltre a essere considerata uno dei luoghi di culto più antichi del West Sussex. Si presenta con un campanile quadrangolare che termina con una caratteristica guglia appuntita rivestita di scandole.

La parte inferiore della torre appartiene al periodo sassone, mentre il piano superiore venne aggiunto nel XV secolo. L’interno è invece la casa di un arco del presbiterio di origine anglosassone, una navata del XIII secolo e successive trasformazioni medievali. Particolarmente interessanti sono le finestre a lancetta della parete orientale, disposte in un gruppo di 5 aperture.

La sua fama è però legata soprattutto al 1064, anno in cui Harold Godwinson, futuro re Aroldo II d’Inghilterra, partì da Bosham diretto in Normandia: prima della traversata avrebbe pregato proprio in questo edificio. L’episodio compare nell’Arazzo di Bayeux, il lungo ricamo medievale che racconta gli avvenimenti culminati nella battaglia di Hastings del 1066.

Bosham Quay, il porticciolo che cambia volto con le maree

Pochi passi separano la chiesa da Bosham Quay, il tratto del lungomare più fotografato del villaggio. Da queste parti piccole abitazioni dalle facciate bianche e color mattone si affacciano direttamente sull’insenatura. Davanti alle finestre, le barche seguono il ritmo delle maree, mentre i riflessi dell’acqua modificano continuamente i contorni del paesaggio.

Con la bassa marea emergono ampie distese fangose, fondamentali per la fauna locale. Con il ritorno del mare, invece, le imbarcazioni riprendono a galleggiare e parte della strada costiera viene raggiunta dall’acqua. Il fenomeno interessa soprattutto Shore Road, diventata famosa anche per gli automobilisti sorpresi dall’alta marea. Vi basti pensare che questa perculiare situazione ha ispirato il soprannome ironico Bosham Carwash, il lavaggio auto di Bosham.

Strade allagate a Bosham, Inghilterra
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Passeggiando tra le strade allagate di Bosham

Bosham Walk, le botteghe artigiane del villaggio

A non molto distanza dal lungomare si trova Bosham Walk Art & Craft Centre, un piccolo centro dedicato all’artigianato e alle attività commerciali indipendenti. Le botteghe propongono oggetti decorativi, creazioni artistiche, accessori e regali realizzati anche da artigiani locali.

L’ambiente richiama la tradizione dei piccoli mercati del Sussex, con spazi raccolti e vetrine ricche di particolari.

Chichester Harbour, il paesaggio naturale intorno al borgo

Bosham appartiene al sistema di insenature di Chichester Harbour, un vasto porto naturale riconosciuto per il suo valore paesaggistico e ambientale, caratterizzato da acque poco profonde, prati salmastri e fondali fangosi che costituiscono habitat preziosi per numerose specie di uccelli.

Durante i mesi più freddi arrivano oche colombaccio, fischioni, volpoche e differenti specie di trampolieri, attratti dalle abbondanti risorse alimentari presenti nell’estuario. La costa, tra le altre cose, alterna piccole spiagge, canali, argini erbosi e approdi.

Cosa fare a Bosham

La vita di questo curioso villaggio del Regno Unito segue ancora le abitudini legate al porto, per questo motivo le attività spaziano dagli sport acquatici alle escursioni naturalistiche, con numerose possibilità anche nei dintorni.

  • Provare un’esperienza in barca a vela: Bosham possiede una vivace comunità nautica e il Bosham Sailing Club rappresenta uno dei riferimenti per gli appassionati.
  • Percorrere i sentieri costieri: dalle estremità del villaggio partono itinerari che seguono le insenature e attraversano ambienti naturali molto differenti. Attenzione però, perché alcuni tratti si percorrono esclusivamente durante la bassa marea.
  • Fotografare Bosham al tramonto: può sembrare una banalità, ma luce della sera valorizza le facciate delle abitazioni, i tetti rossastri e la sagoma della chiesa.
  • Osservare gli uccelli migratori: le distese intertidali sono frequentate da numerose specie, soprattutto durante l’autunno e l’inverno.
  • Assaggiare la cucina locale: ci sono alcuni indirizzi storici sul lungomare ideali per un pranzo in un tradizionale pub britannico, ma anche sale da tè e gelaterie che permettono di gustare dolci e bevande calde.
  • Raggiungere Itchenor in traghetto: tramite un piccolo servizio passeggeri si arriva presso questo villaggio sull’altra sponda del porto. Da tale località partono escursioni nautiche dedicate al paesaggio e alla fauna di Chichester Harbour (dove si possono avvistare persino le foche).
  • Visitare il Fishbourne Roman Palace: a pochi chilometri da Bosham si trovano i resti di una delle più grandi residenze romane rinvenute in Gran Bretagna. Il sito conserva notevoli pavimenti a mosaico e giardini ricostruiti secondo il modello romano.

Dove si trova e come arrivare

Bosham si trova nel West Sussex, nell’Inghilterra meridionale, lungo la costa del Canale della Manica e a circa 6 chilometri a ovest di Chichester. Per raggiungerlo dall’Italia si può volare verso Londra oppure Southampton, proseguendo successivamente in treno o con un’auto a noleggio.

Il villaggio possiede anche una propria stazione ferroviaria, situata nella parte settentrionale dell’abitato. Da Chichester il tragitto in treno dura generalmente pochi minuti, mentre dalla Capitale occorre considerare circa 2 ore, variabili in base al collegamento e agli eventuali cambi.

Chi preferisce guidare può utilizzare la rete stradale che collega Chichester alle principali città dell’Inghilterra meridionale. È consigliabile lasciare l’auto nelle aree di parcheggio segnalate, evitando Shore Road durante le ore vicine all’alta marea. Prima della visita, tuttavia, è molto importante consultare le tabelle delle maree: qui rappresentano molto più di una semplice informazione nautica, perché determinano l’accessibilità di alcuni percorsi e trasformano radicalmente l’aspetto del porticciolo.

Ballyheigue Beach, la spiaggia irlandese tra le migliori al mondo

10 octobre 2026 à 14:00

Una distesa di sabbia chiara che sembra non finire, l’Atlantico dinanzi e le montagne del Kerry che emergono all’orizzonte: Ballyheigue Beach, lungo la Wild Atlantic Way irlandese, mostra quel fascino selvaggio capace di conquistare anche quando il cielo non è del tutto azzurro e il vento ricorda che vi trovate sulla costa occidentale dell’Irlanda.

Nel 2026 è arrivato anche un riconoscimento prestigioso: i lettori britannici di Condé Nast Traveller l’hanno eletta migliore spiaggia d’Irlanda nei Readers’ Choice Awards, assegnandole un punteggio di 95,39 e inserendola così nella selezione delle migliori spiagge del mondo insieme alle vincitrici delle altre aree geografiche.

Ballyheigue Beach tra sabbia, dune e montagne del Kerry

Ballyheigue è parte di un tratto sabbioso lungo circa 10 chilometri, sostenuto alle spalle da un vasto sistema di dune e inserito nella Akeragh, Banna and Barrow Special Area of Conservation. La spiaggia vera e propria permette di camminare per circa tre chilometri fino allo sbocco del Lough Akeragh, in un ambiente dove la natura è assoluta protagonista.

Durante la bassa marea, troverete davanti a voi una distesa ancora più ampia, con la sabbia bagnata che riflette il cielo e le montagne della penisola di Dingle in lontananza. L’acqua può assumere sorprendenti sfumature azzurre e verdi, mentre le dune proteggono il litorale.

È una spiaggia amata da chi desidera camminare, ma anche da nuotatori e surfisti. Durante la stagione balneare è previsto il servizio di salvataggio e Ballyheigue ha ottenuto anche la Bandiera Blu, per la qualità della spiaggia e delle sue acque.

In estate, famiglie e bagnanti raggiungono l’arenile, e nei giorni più frequentati non mancano i classici furgoncini che vendono gelati e caffè. In autunno potete percorrere la riva seguendo soltanto il suono delle onde, con l’aria salmastra, i riflessi sulla sabbia e il profilo delle montagne che appare e scompare dietro le nuvole. Al tramonto, quando il cielo si colora sopra Tralee Bay, l’immensa superficie lasciata scoperta dalla marea può trasformarsi in uno specchio di luce.

Dal villaggio di Ballyheigue alla penisola di Dingle

Villaggio di Ballyheigue, Kerry, Irlanda
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Pittoresco villaggio di Ballyheigue

Alle spalle della spiaggia troverete il piccolo centro di Ballyheigue, con pub, ristoranti e caffè che conservano quell’atmosfera informale tipica dei paesi della costa del Kerry, una buona occasione per fermarsi dopo una lunga passeggiata e prolungare il viaggio in una delle contee più scenografiche d’Irlanda.

Da questa parte del Kerry potete infatti continuare verso la penisola di Dingle, dove il paesaggio diventa ancora più spettacolare tra montagne, scogliere e strade che si affacciano sull’Atlantico. La cittadina di Dingle, con le facciate colorate, i pub e il porto, merita una tappa mentre più avanti, lo Slea Head Drive segue la costa occidentale della penisola regalando alcuni dei panorami più celebri della Wild Atlantic Way.

Dove si trova Ballyheigue Beach

Ballyheigue Beach si trova nella contea di Kerry, sulla costa nord della Tralee Bay e lungo la Wild Atlantic Way. La spiaggia si raggiunge dal paese e dispone di un grande parcheggio gratuito vicino all’arenile. La sua posizione la rende una meta da inserire in un viaggio nel Kerry, soprattutto se state esplorando Tralee e le zone settentrionali della baia.

Il mare italiano ha otto nuovi siti tutelati: tra tartarughe e monti sommersi

5 octobre 2026 à 10:00

Il mare italiano si arricchisce di otto nuovi siti Natura 2000 destinati alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Il provvedimento, pubblicato il 30 settembre 2026 in Gazzetta Ufficiale, istituisce sei Siti di Importanza Comunitaria (Sic) e due Zone di Protezione Speciale (Zps) in alto mare, oltre il limite delle acque territoriali italiane ma all’interno della Zona di Protezione Ecologica (ZPE) dichiarata dall’Italia.

Le nuove aree interessano diversi settori del Mar Tirreno, del Mar Ligure e delle acque che circondano Sardegna, Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di proteggere ambienti profondi e specie particolarmente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema. Tra i protagonisti della nuova tutela c’è anche la tartaruga marina Caretta caretta, insieme agli uccelli marini e a preziosi habitat caratterizzati dalla presenza di coralligeno ed emissioni gassose.

Otto nuovi siti Natura 2000

I nuovi siti, introdotti con il decreto 269 del 1° settembre 2026, comprendono aree molto diverse tra loro per posizione e caratteristiche naturali. Al largo di Livorno nasce il Banco di Santa Lucia, mentre tra il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale si trova il Complesso dei monti sottomarini Ulisse-Doria-Janua, un sistema di rilievi che si sviluppa sotto la superficie del mare.

Al largo della costa orientale della Sardegna è stata individuata la Parte Nord del monte sottomarino delle Baronie, mentre lungo la costa settentrionale della Sicilia rientra nella rete protetta il Complesso dei monti sottomarini Sisifo-Tiro-Enarete. In Calabria, invece, la tutela interessa la Dorsale sottomarina di Paola, lungo la costa occidentale.

A queste aree si aggiunge il Tirreno centrale per la tutela di Caretta caretta, che comprende un’ampia porzione di mare tra Sardegna, Campania e Sicilia. Completano il quadro il Mare Sinis Iglesiente, lungo la costa occidentale della Sardegna, e il Mare Nurra, nella parte nord-occidentale dell’isola.

Otto nuovi siti Natura 2000 in Italia
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La penisola del Sinis in Sardegna

Un nuovo traguardo per la tutela del mare italiano

L’istituzione degli otto siti consente alla Zona di Protezione Ecologica italiana di raggiungere una superficie protetta pari al 31%, centrando così il target europeo indicato per la tutela degli ambienti marini. La misura si inserisce nel percorso verso l’obiettivo di avere il 30% delle aree protette entro il 2030, previsto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

La scelta delle aree risponde soprattutto alla necessità di conservare specie e habitat che si trovano lontano dalle coste e che, proprio per la loro posizione in alto mare, richiedono specifiche misure di protezione. I nuovi siti sono stati individuati per favorire la conservazione della tartaruga marina, degli uccelli marini e di habitat profondi nei quali sono presenti formazioni di coralligeno ed emissioni gassose.

Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, l’ampliamento della Rete Natura 2000 permette di rafforzare la tutela dell’alto mare e di valorizzare ulteriormente il patrimonio di biodiversità italiano. Un patrimonio che non si limita alle coste e alle spiagge più conosciute, ma comprende anche un mondo sommerso fatto di montagne, dorsali e ambienti profondi ancora lontani dagli occhi.

L’Italia trionfa nei premi di National Geographic: è la meta più amata

3 octobre 2026 à 09:00

Una pizza nel cuore di Napoli, una giornata tra le opere d’arte di Firenze e una spiaggia paradisiaca della Sardegna che fa venire voglia di rimandare per sempre il rientro a casa. Sono esperienze diverse, ma hanno tutte una cosa in comune: per i lettori di National Geographic Traveller UK, raccontano il fascino della destinazione che più di tutte ha conquistato le loro preferenze.

È infatti l’Italia a vincere la categoria “People’s Choice” dei Reader Awards 2026, i premi della rivista assegnati attraverso migliaia di voti dei propri lettori. Ma non è tutto, perché i risultati regalano al nostro Paese altri motivi per festeggiare, con altri riconoscimenti collezionati.

L’Italia è la destinazione preferita dai lettori

Nella categoria People’s Choice, dedicata alle preferenze del pubblico, l’Italia precede Giappone e Nuova Zelanda, le altre due destinazioni finaliste. A sostenerne il successo, secondo il racconto della rivista, sono soprattutto la gastronomia e la bellezza, capaci di accompagnare ogni viaggio (e tipo di viaggiatore) in forme sempre diverse.

Gli esempi scelti da National Geographic Traveller attraversano la Penisola: Napoli per la pizza, Firenze per l’arte e la Sardegna per le spiagge. Tre modi di vivere una vacanza che restituiscono la varietà di un Paese in cui anche un breve spostamento può cambiare paesaggio, sapori e abitudini.

La cucina italiana conquista tutti

Il risultato più netto per il nostro Paese arriva nella categoria destinazione gastronomica. Qui l’Italia ha raccolto quasi il triplo dei voti della seconda classificata, la Spagna, mentre la Francia completa il gruppo delle finaliste.

La rivista mette al centro un modo di mangiare legato a stagionalità, prodotti locali e semplicità, ma soprattutto alla ricchezza delle cucine regionali. Il viaggio diventa così un’occasione per conoscere il territorio attraverso ciò che arriva in tavola, tra osterie, trattorie e ricette che cambiano da una meta all’altra. Dalla ricerca dei tartufi in Piemonte al ragù di Bologna, fino a una cena in una masseria pugliese, le esperienze citate raccontano una gastronomia che può diventare in primis il motivo della partenza.

Gli altri premi italiani

A completare i primi posti italiani è Roma, vincitrice nella categoria dedicata ai city break, davanti alle altre finaliste Londra e Lisbona.

La celebre rivista ne sottolinea il patrimonio archeologico e artistico, insieme agli interventi di restauro realizzati in vista del Giubileo del 2025. Ma il richiamo della Capitale passa anche dalla vita quotidiana: i caffè, le pause a tavola e il piacere di attraversare una città in cui monumenti storici e abitudini locali convivono.

La competizione è stata particolarmente serrata: pochi voti hanno separato le prime sei posizioni, tra le quali figurano anche Barcellona, Berlino e Copenhagen. L’Italia compare inoltre tra le finaliste per le vacanze in famiglia, categoria vinta dalla Francia, insieme alla Spagna.

Le Dolomiti sono invece tra le regioni escursionistiche più amate, accanto alla Scozia: a conquistare il premio di questa categoria è il Lake District, nel nord dell’Inghilterra.

Le altre mete vincitrici ai Reader Awards 2026

Il resto dei premi disegna una mappa che va dalle coste britanniche alle foreste centroamericane. La Cornovaglia conquista sia la categoria vacanze al mare sia quella dedicata alle destinazioni nel Regno Unito, mentre il Costa Rica si impone per l’avventura e il turismo responsabile.

Per i viaggi invernali vince l’Islanda; per la fauna selvatica, il Sudafrica. I lettori scelgono invece i fiordi norvegesi per i viaggi in nave, la Route 66 per quelli in auto e il Caledonian Sleeper, suggestivo treno notturno tra Londra e la Scozia, per quelli su rotaia.

Ecco i vincitori riportati da National Geographic Traveller UK:

  • Scelta del pubblico: Italia;
  • Destinazione gastronomica: Italia;
  • Vacanza al mare: Cornovaglia;
  • City break: Roma;
  • Destinazione nel Regno Unito: Cornovaglia;
  • Destinazione per famiglie: Francia;
  • Viaggio in treno preferito: Caledonian Sleeper;
  • Destinazione per osservare la fauna selvatica: Sudafrica;
  • Destinazione di turismo responsabile: Costa Rica;
  • Regione escursionistica: Lake District;
  • Destinazione avventura: Costa Rica;
  • Meta invernale: Islanda;
  • Viaggio in nave preferito: fiordi norvegesi;
  • Viaggio in auto preferito: Route 66;
  • Scelta della redazione: Marocco.

La Sardegna entra per la prima volta nella prestigiosa lista delle mete da scoprire nel 2027

Par : elenausai10
2 octobre 2026 à 07:30

Dopo essere stata inserita da Lonely Planet tra le destinazioni da non perdere nel 2026, la Sardegna riceve un nuovo riconoscimento, questa volta dal mondo dei viaggi di alta gamma. Per la prima volta, l’isola entra nella Where to Go Destinations 2027, la selezione delle mete consigliate da Signature Travel Network, consorzio statunitense di agenzie di viaggio specializzate nei viaggi di lusso.

A curare la lista è Ignacio Maza, uno dei nomi più autorevoli del turismo di lusso negli Stati Uniti. Da oltre vent’anni, le sue analisi orientano advisor e operatori del settore e, di conseguenza, le scelte dei viaggiatori americani che cercano esperienze esclusive.

Cos’è la prestigiosa lista “Where to Go”

Per chi lavora nel turismo di lusso americano, la Where to Go è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Arrivata ormai alla sua seconda decade, la lista viene presentata durante la conferenza annuale di Signature e riunisce una dozzina di destinazioni, ognuna accompagnata da consigli pratici su cosa vedere, cosa fare e dove soggiornare.

A renderla credibile è soprattutto il metodo. Maza, che ha viaggiato in oltre cento Paesi e in tutti e sette i continenti, seleziona solo luoghi che ha visitato di persona. Alla base della scelta ci sono poi l’analisi dei trend globali, un lavoro di ricerca approfondito e una valutazione di quanto ogni meta possa interessare il viaggiatore statunitense.

Per capire il livello della selezione basta guardare le edizioni precedenti. Nella lista del 2026 figuravano, tra le altre, l’isola giapponese di Kyushu, Madrid, la Lapponia svedese, lo Sri Lanka, la Tasmania e l’Uzbekistan. Un anno prima era toccato a Montréal, Buenos Aires, Marrakech, al Perù e al Botswana.

L’ingresso della Sardegna nella lista delle mete da scoprire nel 2027 è anche il frutto della collaborazione tra l’Assessorato regionale del turismo, ENIT e Signature. E il ritorno va oltre i confini dell’isola: una vetrina di questo peso sul mercato americano rafforza l’immagine dell’Italia come destinazione di riferimento per il turismo di fascia alta.

La Sardegna che conquista i viaggi di lusso

Per i viaggiatori moderni, il vero privilegio è spesso l’accesso a situazioni ed esperienze di un certo tipo: una cantina che apre le porte a pochi ospiti, un sentiero da percorrere senza incontrare nessuno, una tavola condivisa con chi il pane carasau lo prepara ancora a mano. Ed è qui che la Sardegna ha molto da offrire, ben oltre il glamour di Porto Cervo e della Costa Smeralda.

C’è il mare, naturalmente: le calette del Golfo di Orosei raggiungibili solo via sentiero o in barca, l’arcipelago di La Maddalena, le spiagge della costa occidentale. Ma c’è anche un entroterra che sorprende chi arriva per la prima volta, con i canyon del Supramonte come la gola di Gorropu e borghi colorati come Bosa, affacciata sul fiume Temo. Poi c’è la storia: l’isola custodisce migliaia di nuraghi, tra cui il complesso di Su Nuraxi a Barumini, Patrimonio UNESCO, mentre a Cabras si possono ammirare i Giganti di Mont’e Prama, statue in pietra tra le più antiche del Mediterraneo occidentale.

A completare il quadro ci sono l’enogastronomia, dal Cannonau al Vermentino di Gallura, e la longevità dell’Ogliastra, una delle prime Blue Zone individuate al mondo: un tema che da tempo affascina il pubblico americano. Tutti elementi che si sposano con un’idea di viaggio lento e su misura, da vivere anche in primavera e in autunno, lontano dalla folla dei mesi estivi.

Viaggio vista mare lungo la Ciclovia Riviera dei Fiori: qui si pedala su una vecchia ferrovia

1 octobre 2026 à 15:30

Un tempo qui era tutta ferrovia. Due strisce di ferro, una massicciata, il passaggio rumoroso di vagoni stridenti diretti da Genova a Ventimiglia, o da Ventimiglia a Genova, lungo un unico binario. Poi, nel 2001, la decisione di dismettere questa tratta per spostarla più a monte, più lontano dal profondo blu del Mar Ligure che spumeggia lungo la frastagliata costa occidentale della penisola italiana. Di lì a qualche anno l’inizio dei lavori per servire un’idea visionaria: realizzare una pista ciclabile, o meglio una ciclovia, al posto della ferrovia, restituendo all’utilizzo turistico questa panoramica parte di territorio, investendo su un’infrastruttura dismessa che sarebbe altrimenti stato difficile riutilizzare.

Nasce così, lungo la costa del Ponente ligure, la Ciclovia Riviera dei Fiori, un lungo nastro d’asfalto sospeso tra mare e colline. Una prospettiva insolita e unica sulla Liguria, lungo un itinerario pianeggiante, sicuro e adatto davvero a chiunque, dalle famiglie con bambini ai cicloturisti più allenati. Oggi, terminati i lavori di ampliamento, il percorso ciclistico è lungo 45 chilometri, da Andora, panoramica cittadina della Riviera delle Palme, fino a Ospedaletti, in provincia di Imperia.

Dove si trova la Ciclovia Riviera dei Fiori

La Ciclovia Riviera dei Fiori corre dunque lungo la costa delle province di Imperia e Savona, nell’estremo Ponente della Liguria, non lontano dal confine con la Francia. Il suo tracciato segue quasi interamente il sedime della vecchia ferrovia Genova-Ventimiglia a binario unico, dismessa all’alba del Nuovo Millennio e sostituita da un nuovo tracciato per liberare la fascia costiera da un’infrastruttura che per oltre un secolo aveva tenuto il mare a debita distanza dai passeggeri in transito.

I due estremi del percorso ciclabile sono Ospedaletti, a pochi chilometri da Sanremo, cittadina simbolo della storia del ciclismo, e Andora, dove si trovano alcune delle spiagge più belle della costa ligure. L’intero tracciato è stato ampliato alla sua definitiva lunghezza da poco: inizialmente la ciclovia era lunga 24 chilometri, tra San Lorenzo al Mare e Ospedaletti. Venne poi ampliata in entrambe le direzioni per raggiungere i 45 chilometri ininterrotti che misura oggi, tutti affacciati sul mare.

Ciclovia Riviera dei Fiori Sanremo
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La Ciclovia nei pressi di Sanremo

Nel 2025 la Ciclovia Riviera dei Fiori ha ottenuto l’Italian Green Road Award, il riconoscimento dedicato alle ciclovie più virtuose per progettazione, fruibilità e sostenibilità: pochi altri itinerari in Italia possono contare su un simile affaccio marino ininterrotto, unito a un fondo perfettamente asfaltato e a una pendenza pressoché nulla. All’inizio dell’estate 2026 sono stati completati i lavori per un ulteriore ampliamento, integrando nella ciclovia il tratto cosiddetto de L’Incompiuta, panoramico percorso costiero che collega Imperia Oneglia a Diano Marina. Un vero e proprio sogno per il cicloturista.

Cosa vedere lungo la ciclovia

San Lorenzo al Mare è un piccolo borgo di pescatori, raccolto attorno al suo porticciolo turistico. Qualche chiesa e qualche pittoresca piazzetta animano questo paese lungo la Ciclovia Riviera dei Fiori. Il tratto da San Lorenzo a Ospedaletti è il vecchio cuore del percorso, quello aperto per primo e ancora oggi il più frequentato. In questa parte dell’itinerario, il tracciato è quasi interamente pianeggiante e a doppio senso di marcia, con un fondo asfaltato che lo rende accessibile non solo a bici di ogni tipo, ma anche a chi vuole cimentarsi con pattini e roller blades.

Una delle caratteristiche più suggestive dell’intero itinerario è la presenza delle vecchie gallerie ferroviarie, recuperate e illuminate, che un tempo facevano correre i treni sotto i promontori rocciosi della costa ligure, e che oggi regalano ai ciclisti il brivido di essere attraversate su due ruote.

La Ciclovia Riviera dei Fiori attraversa diversi borghi di pregevole bellezza, con tante possibilità per parcheggiare la bici e godersi l’esplorazione dei vicoli, delle viuzze e delle piazze di questi piccoli paesi costieri dal fascino immortale. Arma di Taggia è meta balneare per eccellenza durante l’estate, con le sue palme e il suo litorale dorato. Cervo ha un’anima medievale, ma una grande chiesa barocca che domina il colpo d’occhio sull’abitato. Imperia è una città divisa in due anime, ciascuna delle quali meritevole di essere visitata. Santo Stefano al Mare, Diano Marina, Riva Ligure coltivano l’atmosfera marinara e la tipica lentezza di un clima sempre mite.

Cervo Liguria
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Il borgo di Cervo

Tappe imperdibili

Più in dettaglio, la Ciclovia Riviera dei Fiori offre una sorta di piccolo campionario di ciò che ha da offrire il Ponente ligure.

Andora, da dove parte (o finisce, a seconda del senso in cui si percorre la pista), offre scorci bellissimi sulla riviera, in particolare nei pressi della frazione di Marina di Andora, che si affaccia su Capo Mele. Costeggiando Capo Mimosa, si incontrano le prime gallerie e poi ci si affaccia sul golfo di Diano Marina passando da Cervo, uno dei Borghi più Belli d’Italia, il cui profilo si staglia, arroccato sulla sua collina, mentre lo si oltrepassa in riva al mare.

Andora liguria
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Panorama su Andora e Capo Mimosa

Quando si oltrepassa il molo di Diano Marina, si entra nella cosiddetta Incompiuta, che oggi è quantomai invece completa: è la parte più nuova della ciclovia, e attraversa un lungomare altrimenti irraggiungibile con l’automobile, in una zona costiera rocciosa in cui solo la macchia mediterranea resiste abbarbicata alle falesie. Qui ci può anche fermare a fare il bagno in un piccolo tratto di spiaggia libera.

Si arriva dunque a Imperia e se ne attraversano le due parti, Oneglia e Porto Maurizio, la prima più industriale, legata ai pastifici e alla produzione dell’olio d’oliva, la seconda più pittoresca, fatta di vicoli e palazzi eleganti. Poco dopo, usciti da Porto Maurizio e prima di arrivare a San Lorenzo al Mare, si incontra l’affascinante sagoma della Torre di Prarola, antico punto d’avvistamento contro le incursioni navali.

A San Lorenzo al Mare vale la pena concedersi qualche minuto per ammirare le case colorate del porticciolo. Poco più avanti, la sosta a Marina degli Aregai, a Santo Stefano al Mare, permette di osservare un moderno porto turistico incastonato in un paesaggio ancora fortemente rurale, con uliveti e coltivazioni di fiori che digradano verso il mare.

Proseguendo verso ponente, si arriva ad Arma di Taggia, con la sua atmosfera balneare, si aggira Capo Verde e si entra infine a Sanremo. Poco distante, sulla collina, si può fare una breve deviazione per visitare Bussana Vecchia, il borgo abbandonato dopo il terremoto del 1887 e oggi rinato come piccolo villaggio di artisti.

Arrivando a Sanremo, la Città dei Fiori regala uno dei momenti simbolo del percorso: pedalare lungo Corso Imperatrice, con le sue palme secolari, e ammirare da vicino le cupole dorate della Chiesa Russa, uno degli edifici più riconoscibili della cittadina. Non è un caso che proprio questo tratto della ciclovia sia stato scelto per la partenza della prima tappa del Giro d’Italia 2015 e sia legato a doppio filo alla storica Milano-Sanremo, una delle più importanti corse ciclistiche del mondo. Una lunga galleria conduce all’ultimo tratto del percorso, sul lungomare di Ospedaletti.

Tre fughe al mare da organizzare a giugno 2027: si parte da 21 euro con la promo Volotea

1 octobre 2026 à 10:00

Programmare un weekend fuori porta può diventare l’occasione perfetta per pensare già alla prossima estate. Se non ami il freddo che sta per arrivare, la soluzione perfetta è studiare subito una nuova destinazione da scoprire con la promo Volotea.

Sono disponibili 500.000 posti con prezzi a partire da 19 euro, con tariffe ancora più convenienti, da 9 euro, per chi aderisce al programma Megavolotea. La promozione permette di organizzare viaggi fino al 30 giugno 2027, con prenotazioni da effettuare entro il 2 ottobre 2026.

Tra le date da segnare in calendario ci sono proprio quelle di giugno 2027, quando le scuole finiranno e il clima sarà ideale per trascorrere giornate al mare in tranquillità prima dell’alta stagione. Ecco tre mete che abbiamo selezionato per voi.

In Sardegna c’è una piramide che sembra arrivare da un’altra civiltà: è il Santuario prenuragico Monte d’Accoddi

29 septembre 2026 à 14:00

Nel paesaggio aperto della Nurra, a nord-ovest della Sardegna, una grande struttura di pietra emerge dalla pianura con un aspetto decisamente insolito per l’isola. Inizialmente sembra una collina artificiale, modellata con cura per condurre lo sguardo verso l’alto, ma piano piano ci si rende conto che in realtà, sotto terra, pietre e grandi blocchi calcarei custodiscono la storia di un santuario prenuragico costruito circa 5.000 anni fa.

Si chiama Monte d’Accoddi e il suo monumento principale è un altare a terrazza con forma tronco-piramidale, raggiunto da una lunga rampa rettilinea. La somiglianza con le ziqqurat della Mesopotamia ha alimentato paragoni affascinanti, anche se le fonti archeologiche sottolineano l’assenza di una relazione diretta tra le due realtà.

L’area archeologica nella sua completezza, però, racconta qualcosa di ancora più ampio rispetto al grande altare: intorno si sviluppava un villaggio, mentre a circa 500 metri una necropoli comprende 8 ipogei pluricellulari scavati nella parete calcarea. Menhir, grandi lastre, pietre sferoidali e strutture legate alla sfera rituale completano un paesaggio che per generazioni ha avuto una funzione religiosa.

Breve storia del Monte d’Accoddi

La storia di Monte d’Accoddi comincia con un villaggio di capanne circolari, frequentato forse già intorno al 3400 a.C., durante le fasi della cultura di San Ciriaco. Nei secoli successivi l’abitato cambiò aspetto e, durante la cultura di Ozieri, tra il 3200 e il 2800 a.C., alle prime abitazioni si sostituirono capanne quadrangolari. Proprio al centro di questo nuovo insediamento venne organizzato uno spazio destinato alla sfera sacra, segnando la trasformazione del colle in un importante luogo di culto.

Fu allora che comparve il primo altare, una struttura molto più piccola rispetto a quella visibile oggi, sulla cui sommità si trovava un sacello rettangolare, lungo quasi 13 metri e largo 7,20, del quale restano il pavimento e parte delle pareti. L’intonaco ricoperto di ocra rossa ha dato all’edificio il suo celebre soprannome, “Tempio rosso“.

La storia del primo santuario ebbe però una brusca interruzione intorno al 2800 a.C. a causa di un incendio e, anziché ricostruire semplicemente l’edificio originario, le comunità che frequentavano il sito realizzarono un’opera molto più ambiziosa. Il primo altare venne inglobato all’interno di una nuova piattaforma tronco-piramidale, costruita con strati di terra e pietre e rivestita esternamente da grandi blocchi calcarei. Per raggiungere la terrazza fu realizzata una nuova rampa trapezoidale, lunga circa 42 metri. È questa seconda costruzione, più imponente e ancora oggi riconoscibile, ad aver dato a questo angolo di Sardegna l’aspetto così particolare che lo distingue nel panorama della Preistoria mediterranea.

Più o meno nel 2600 a.C., durante la cultura di Abealzu, il territorio attorno all’altare venne nuovamente occupato da un villaggio, questa volta formato da capanne con muri rettilinei, focolari e coperture sostenute da pali. Tra queste si fa notare la cosiddetta “capanna dello stregone“, una costruzione articolata in 5 ambienti irregolari. Il nome deriva da alcuni reperti particolari rinvenuti al suo interno, tra cui una punta di corno bovino e conchiglie bivalvi raccolte dentro una brocca.

Altare preistorico di Monte d'Accoddi, Sardegna
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L’Altare preistorico di Monte d’Accoddi visto da vicino

Anche gli spazi attorno all’altare conservavano elementi legati alla dimensione rituale: un menhir alto 4,44 metri segnava l’area sacra, mentre nelle vicinanze furono rinvenute 2 grandi pietre sferoidali che, secondo alcuni studiosi, possiedono simbolismi astrali (il loro significato, tuttavia, resta oggetto di interpretazione).

Con il passare dei secoli, però, Monte d’Accoddi perse la sua funzione religiosa originaria. Il santuario venne progressivamente abbandonato come centro di culto e il sito continuò a essere frequentato in forme diverse durante l’età nuragica, il periodo fenicio-punico, l’età romana e il Medioevo.

Per secoli la collina rimase così nascosta sotto la terra e la vegetazione, fino a quando la sua forma insolita attirò l’attenzione degli archeologi. La svolta arrivò nel 1952, quando Ercole Contu iniziò a scavare in un terreno appartenuto ad Antonio Segni. In origine si pensava che il rilievo potesse nascondere i resti di un nuraghe. Gli scavi portarono invece alla luce l’altare monumentale, il villaggio, il menhir e numerosi elementi legati alla sfera rituale, rivelando la vera natura del sito.

La visita tra altare, villaggio e necropoli

La visita a Monte d’Accoddi comincia dalla base del monumento, davanti alla grande rampa che sale verso la terrazza. Vista dal basso, appare quasi come una strada monumentale costruita appositamente per condurre verso uno spazio riservato alla dimensione sacra.

La salita porta verso la terrazza superiore, ma il vero interesse del monumento sta anche in ciò che rimane nascosto al suo interno. Il primo santuario, il cosiddetto “Tempio rosso”, oggi non è visitabile per ragioni di tutela, conservazione e sicurezza. Restano però le tracce della sua presenza e la ricostruzione delle diverse fasi permette di leggere il monumento quasi come una sezione della Preistoria sarda.

Attorno all’altare si apre l’area occupata dal villaggio. Le capanne appartengono a diverse fasi della frequentazione del sito e mostrano un’organizzazione molto diversa rispetto alla monumentalità del santuario. I muri erano formati da uno zoccolo di piccole pietre, sul quale poggiavano strutture realizzate con mattoni crudi oppure con canne e frasche intonacate. Pali inseriti nelle buche dei pavimenti sostenevano le coperture vegetali, mentre all’interno delle abitazioni si trovavano focolari rettangolari con bordi rialzati in argilla.

Oltre alla “capanna dello stregone”, la dimensione rituale emerge soprattutto dagli elementi litici distribuiti attorno al santuario. Accanto al lato destro della rampa si trova una grande tavola per offerte in trachite, mentre sul lato meridionale c’è invece il menhir.

Ancora più enigmatico è il grande lastrone trapezoidale in calcare che poggia su 3 basi litiche e presenta 7 fori lungo i bordi. Sotto la lastra si trova un inghiottitoio naturale, la cui funzione è stata interpretata forse in relazione a sacrifici cruenti. Poco lontano ci sono 2 grandi pietre calcaree di forma sferoidale, considerate elementi dalla possibile valenza sacra.

Completano il complesso 3 stele calcaree provenienti dall’edificio. Una presenta una losanga e spirali, un’altra mostra una figura femminile stilizzata, mentre la terza è caratterizzata da 13 scanalature parallele attraversate da almeno 2 incisioni perpendicolari. A circa 500 metri dall’altare c’è infine la necropoli ipogeica, scavata nella parete calcarea rivolta verso il rio d’Ottava.

Comprende 8 tombe pluricellulari, alcune decorate con protomi bovine e altri elementi architettonici. La presenza delle sepolture completa il quadro del territorio antico, mettendo in relazione lo spazio abitato, quello destinato ai rituali e quello riservato ai defunti.

Dove si trova e come arrivare

Il Santuario di Monte d’Accoddi si trova nella Nurra, nel territorio di Sassari, a circa 13 km dal capoluogo. Per raggiungere il sito da Sassari si percorre la ex Strada Statale 131 in direzione di Porto Torres fino al km 222,200. Da questo punto si prende lo svincolo indicato per Bancali e altre direzioni, tornando verso Sassari fino alla Strada Vicinale Monte d’Accoddi. La presenza della segnaletica turistica permette di individuare facilmente l’accesso all’area archeologica.

Chi arriva da Porto Torres percorre la stessa strada in direzione di Sassari. Dopo circa 8 km, la Strada Vicinale Monte d’Accoddi si trova immediatamente sulla destra rispetto alla ex SS 131.

Perché organizzare un viaggio nella Repubblica Dominicana proprio adesso

28 septembre 2026 à 15:00

Caraibi, spiagge bianchissime, natura tropicale e città ricche di storia, è questa la cornice di un viaggio nella Repubblica Dominicana, da sempre una delle destinazioni più desiderate per una fuga invernale. E udite, udite… Nei prossimi mesi raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice grazie a una novità importante sul fronte dei collegamenti aerei.

A partire dalla fine di novembre, infatti, ITA Airways inaugurerà il nuovo volo diretto tra Roma Fiumicino e Santo Domingo, creando un collegamento senza scali perfetto per chi sta già pensando a una vacanza al caldo durante l’inverno europeo. Un motivo in più per riscoprire un Paese che non è fatto soltanto di resort e spiagge da cartolina, ma anche di città coloniali, parchi naturali, cascate e piccoli paradisi affacciati sul Mar dei Caraibi.

Il nuovo volo ITA Airways da Roma a Santo Domingo

La grande novità della stagione invernale 2026-2027 di ITA Airways riguarda proprio la Repubblica Dominicana. Dal 30 novembre 2026 la compagnia lancerà il nuovo collegamento stagionale diretto tra Roma Fiumicino e Santo Domingo, prima destinazione di ITA Airways in America Centrale. ITA Airways Inizialmente il volo sarà operato una volta alla settimana, il lunedì, mentre dal 14 dicembre si aggiungerà invece una seconda frequenza settimanale, la domenica, prevista fino alla fine di marzo 2027. Sulla rotta saranno utilizzati Airbus A330neo configurati nelle classi Business, Premium Economy ed Economy.

Isola di Saona
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Vista sull’Isola di Saona

Secondo l’operativo attualmente pubblicato dalla compagnia, il volo Roma-Santo Domingo avrà una durata indicativa di circa 11 ore e 5 minuti, mentre il viaggio di ritorno durerà circa 9 ore e 45 minuti. Il nuovo diretto rende quindi particolarmente interessante programmare adesso un viaggio nella Repubblica Dominicana, soprattutto in vista dell’inverno: si potrà raggiungere la capitale senza scali e, da qui, costruire un itinerario che vada oltre le classiche vacanze all inclusive.

Cosa vedere nella Repubblica Dominicana

Il primo luogo da esplorare è proprio Santo Domingo, una capitale che vale molto più di una semplice tappa di arrivo. Il cuore storico è la Ciudad Colonial, dove edifici storici, piazze e testimonianze del periodo coloniale raccontano una parte fondamentale della storia dell’isola. È il lato più culturale della Repubblica Dominicana e permette di alternare mare e visite già nei primi giorni di viaggio.

Ciudad Colonial, Santo Domingo
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La Ciudad Colonial a Santo Domingo

Per chi sogna soprattutto i Caraibi da cartolina, restano imperdibili le località balneari. Punta Cana è il grande classico, con lunghe spiagge tropicali e una vasta offerta di resort, mentre la zona di Bayahibe e La Romana è una delle basi più interessanti per escursioni e giornate in mare. Tra le mete più amate della zona c’è anche l’isola di Saona, celebre per le sue acque trasparenti e le spiagge circondate dalla vegetazione tropicale.

Chi cerca invece un volto più selvaggio può spingersi verso la penisola di Samaná, tra baie, foreste e paesaggi decisamente più verdi. Qui si trovano anche Las Terrenas, località che combina atmosfera caraibica, spiagge e una vivace scena turistica. Vale la pena considerare anche l’interno del Paese. Zone come Jarabacoa e Constanza mostrano una Repubblica Dominicana molto diversa da quella dell’immaginario più classico: montagne, sentieri, cascate e temperature più fresche trasformano il viaggio in qualcosa di decisamente più vario.

La Formula 1 incontra il lusso sul mare: come vivere il GP Monaco 2027

26 septembre 2026 à 13:00

Il Formula 1® Louis Vuitton Grand Prix de Monaco 2027 trasformerà ancora una volta la Riviera in uno dei grandi palcoscenici internazionali dello sport e della mondanità. Per chi cerca un modo particolare di vivere il weekend di gara, Explora Journeys propone un’esperienza che porta il lusso nel cuore dell’evento: dal 2 al 7 giugno 2027, infatti, EXPLORA I tornerà a Port Hercule, a soli 150 metri dal circuito.

Dopo le esperienze del 2025 e del 2026, sarà il terzo anno consecutivo in cui la nave farà tappa a Monaco in occasione del Gran Premio e la sua posizione permetterà agli ospiti di trovarsi a pochi passi dall’energia del circuito, mantenendo però a bordo un’atmosfera più riservata e rilassata.

Suite con terrazza privata e vista sul weekend più glamour

Le prenotazioni per il 2027 sono già aperte e permettono di scegliere tra soggiorni esclusivamente in suite e formule che abbinano la suite a un accesso di tre giorni alle tribune del Gran Premio.

A bordo di EXPLORA I, l’esperienza è pensata per proseguire anche lontano dal circuito: le sistemazioni sono suite fronte oceano, tutte dotate di terrazza privata, mentre l’offerta gastronomica comprende sei ristoranti, affiancati da 12 bar e lounge. Durante il soggiorno sono inoltre previste bevande premium.

Il benessere occupa un altro spazio importante dell’esperienza, con una proposta ispirata all’oceano che comprende spa e strutture fitness. La nave diviene così una sorta di indirizzo privilegiato da cui vivere Monaco, con la possibilità di passare dal circuito alla tranquillità del mare senza rinunciare al comfort.

Le lussuose cabine di Explora Journey per godersi il Grand Prix a Monaco
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Le lussuose cabine di Explora Journey per godersi il Grand Prix a Monaco

Tre giorni di tribune per seguire da vicino il Gran Premio

Per chi desidera vivere l’appuntamento sportivo dagli spalti, le formule disponibili includono un accesso di tre giorni alle tribune. La proposta consente di seguire il weekend di gara mantenendo come base EXPLORA I, ormeggiata nel cuore di Port Hercule.

È prevista inoltre un’ulteriore formula per avvicinarsi ancora di più al mondo della Formula 1: le suite con pacchetto di ospitalità F1 Paddock Club™ di tre giorni saranno disponibili più avanti. L’esperienza comprenderà anche l’accesso a momenti dedicati alla gastronomia gourmet, passeggiate nella pit lane e la possibilità di incontrare leggende della Formula 1.

Le prenotazioni per questa formula non sono ancora aperte, ma è già possibile registrare il proprio interesse tramite Explora Journeys.

Dal Gran Premio a un viaggio nel Mediterraneo

Il soggiorno a Monaco può essere anche soltanto una tappa di un viaggio più lungo: Explora Journeys offre, infatti, la possibilità di abbinare il weekend del Gran Premio a una Journey prima o dopo l’evento.

Tra le opzioni c’è il viaggio da Roma a Monaco, dal 24 maggio al 7 giugno, che permette di raggiungere Port Hercule a bordo della nave. In alternativa, si può proseguire da Monaco a Barcellona, dal 2 al 14 giugno, e continuare il viaggio dopo il weekend di gara.

Per vivere l’esperienza nella sua forma più estesa, è possibile combinare entrambi gli itinerari e intraprendere una Journey da Roma a Barcellona dal 24 maggio al 14 giugno, inserendo il Gran Premio all’interno di un soggiorno più lungo nel Mediterraneo.

Il ritorno di EXPLORA I dopo le esperienze del 2025 e 2026

Il ritorno a Monaco nel 2027 arriva dopo due edizioni che hanno rafforzato il legame tra Explora Journeys e il celebre weekend di gara. Nel corso degli appuntamenti del 2025 e del 2026, a bordo sono state ospitate anche alcune figure leggendarie del motorsport, tra cui Sir Jackie Stewart, Mika Häkkinen e David Coulthard.

Il programma degli anni precedenti ha incluso inoltre eventi esclusivi legati alla dimensione mondana del Gran Premio, come l’Official Formula 1 Grand Prix de Monaco 2026 Opening Party e l’iconico Vanity Fair Club nel 2025.

Per il 2027, il programma completo degli eventi a bordo non è stato ancora svelato: tutti i dettagli saranno annunciati prossimamente.

I migliori eventi e le sagre di ottobre in Sardegna

21 septembre 2026 à 09:02

Quando le giornate si accorciano e le prime brezze fresche invitano a ritrovarsi intorno a una tavola imbandita, borghi e paesi tornano a vivere nei loro riti collettivi più sentiti. È la stagione delle sagre di paese, delle feste patronali e delle piazze che profumano di piatti di stagione e vini del territorio. Famiglie, viaggiatori curiosi e comunità locali si incontrano per celebrare i sapori autentici dell’autunno, tra tradizioni religiose e momenti di convivialità. In Sardegna questo tempo diventa un invito a rallentare, assaggiare e scoprire angoli dell’isola spesso lontani dalle rotte estive.

Le sagre e gli eventi enogastronomici di ottobre 2026 in Sardegna offrono un viaggio tra coste e entroterra, dalle piazze dei piccoli centri ai borghi più noti. Tra gli appuntamenti di spicco spiccano la Festa Internazionale del Cous Cous a Carloforte, capace di raccontare l’incontro tra culture nel piatto, e la Sagra della Lumaca a Gesico, che richiama gli appassionati di sapori tipici. A completare il calendario non mancano momenti di grande richiamo come Autunno in Barbagia a Ortueri, per un autunno isolano ricco di gusto e tradizioni.

Eventi di ottobre in Sardegna, le sagre e le feste da vivere

  • Autunno in Barbagia – Ortueri (NU), dal 5 settembre al 13 dicembre 2026.
    Manifestazione diffusa che apre cortili e case storiche della Barbagia, proponendo percorsi enogastronomici e artistici per valorizzare le eccellenze produttive, le tradizioni e l’artigianato dell’interno della Sardegna.
  • Festa Internazionale del Cous Cous – Carloforte (SU), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    A Carloforte la sagra del cus cus tabarchino diventa Festival Internazionale del Cous Cous, con cuochi da diversi Paesi, laboratori, scambi culturali, eventi enogastronomici ed esposizioni dedicate a questa specialità.
  • Festa Patronale 2026 ad Aggius – Aggius (SS), dal 3 al 6 ottobre 2026.
    La Festa Patronale di Aggius anima il borgo gallurese, noto per il centro storico in pietra e i suoi musei, aperti e visitabili per l’occasione.
  • Festeggiamenti in onore di Santa Vitalia – Villasor (SU), dal 3 al 13 ottobre 2026.
    Festeggiamenti religiosi e civili per Santa Vitalia a Villasor, con celebrazioni, spettacoli, musica e varie iniziative distribuite nei primi giorni di ottobre.
  • Beni benius – Decimoputzu (SU), il 4 ottobre 2026.
    Manifestazione a Decimoputzu dedicata alle tradizioni, alla cultura e all’enogastronomia locali, con antichi mestieri rivisitati, degustazioni di prodotti tipici, musica, arte e spettacoli lungo le vie del paese.
  • Festa di San Francesco – Sanluri (SU), il 4 ottobre 2026.
    Festa di San Francesco nel convento dei Cappuccini con manifestazioni religiose, attività sportive pomeridiane per tutte le età e spettacoli musicali serali nel piazzale del convento.
  • Sagra della Lumaca a Gesico – Gesico (SU), il 10 ottobre 2026.
    Sagra della Lumaca a Gesico, grande evento europeo dedicato alle lumache cucinate in molte varianti, con iniziative legate a cultura, ospitalità, solidarietà, storia, tradizione ed enogastronomia.
  • A Simaxis ritorna la Sagra del Riso – Simaxis (OR), dal 10 al 11 ottobre 2026.
    Giornata del Riso a Simaxis con convegno sulla risicoltura nel Campidano Maggiore, stand espositivi, degustazioni e intrattenimento musicale.
  • Festeggiamenti per la Madonna del Pilar – Villamassargia (SU), dal 10 al 18 ottobre 2026.
    Festa della Madonna del Pilar a Villamassargia con riti religiosi e pagani, solenne processione con cavalieri, banda, traccas e gruppi in costume, seguita da messa e musica dal vivo.
  • Sagra della Polenta di Arborea – Arborea (OR), dal 17 al 18 ottobre 2026.
    Ad Arborea la Sagra della Polenta propone vendita di farina locale fin dal mattino, eventi e degustazioni organizzati dalla Pro Loco.

La Puglia premia le 31 spiagge più sostenibili e inclusive: ecco quali sono

18 septembre 2026 à 13:00

Inclusione, sostenibilità, attenzione alle famiglie e mobilità alternativa: ecco alcuni dei criteri con cui la Puglia ha scelto di valorizzare le realtà costiere più virtuose, 31 spiagge, tra stabilimenti balneari, lidi attrezzati e spiagge libere, che si sono aggiudicate la prima edizione del “Granello d’Oro”, il nuovo riconoscimento di qualità promosso dalla Regione Puglia che prende in considerazione interventi già realizzati e servizi verificabili lungo la costa.

“L’iniziativa nasce dalla volontà di orientare i servizi balneari verso un modello capace di coniugare qualità, accessibilità e tutela del territorio“, ha spiegato l’assessora regionale a Paesaggio e Costa, Marina Leuzzi.

Le categorie sono sei: si va dall’accessibilità alla sostenibilità ambientale, passando per le esigenze delle famiglie, lo sport, il rapporto con la natura, la mobilità sostenibile e la possibilità di vivere la spiaggia senza fumo.

Le 31 spiagge premiate in Puglia

La categoria più rappresentata è quella Accessibile, con 13 riconoscimenti:

  • Dinamiko Beach a Nardò;
  • Spiaggia libera inclusiva di Maruggio;
  • Lido Matinelle di Trani;
  • Lido Torre Egnazia di Monopoli;
  • Io Posso, la spiaggia dedicata alle persone con disabilità a Melendugno;
  • Spiaggia libera del Cagnolo di Bisceglie;
  • Lido Torre Guaceto;
  • Spiaggia “Camerini” di Carovigno;
  • Le cinque vele di Salve;
  • Cala San Giovanni di Polignano a Mare;
  • AbilBeach di Trepuzzi;
  • Lido Blu Marine di Rodi Garganico;
  • Lido Vela Velo Beach di Vieste.

Sono invece tre le realtà premiate per l’impegno Eco-sostenibile: La Conchiglia di Bisceglie, Lido Torre Egnazia di Monopoli e Lido FataMorgana di Pulsano.

Particolare attenzione è stata riservata anche a chi viaggia con bambini e cerca servizi pensati per tutta la famiglia. La categoria Family Friendly comprende infatti dieci realtà:

  • Il Santos di Fasano;
  • Lido Rosa di Lesina;
  • Lido Torre Egnazia di Monopoli;
  • Lido Torre Guaceto di Carovigno;
  • Cala San Giovanni di Polignano a Mare;
  • Lido Cala d’Oro di Bari;
  • Lido Colonna di Trani;
  • Lido FataMorgana di Pulsano;
  • Lido Blu Marine di Rodi Garganico;
  • Lido Vela Velo Beach di Vieste.

Dal mare allo sport, passando per la mobilità sostenibile

La Puglia del “Granello d’Oro” guarda anche a un modo più attivo di vivere il litorale. Nella categoria Sport e Natura sono state premiate:

  • Lido Matinelle (Trani);
  • Lido Torre Egnazia (Monopoli);
  • Cala San Giovanni (Polignano a Mare);
  • GIL Beach – Lido la Testa di Bisceglie;
  • Lido FataMorgana (Pulsano);
  • La baia del pescatore di Trani;
  • Lido Blu Marine (Rodi Garganico);
  • Lido Vela Velo Beach (Vieste);
  • Lido Colonna (Trani)
  • la spiaggia di Pane e Pomodoro a Bari.

Ancora più numerosi sono i riconoscimenti Green Move, ben 14, dedicati alla mobilità sostenibile:

  • Lido Matinelle (Trani);
  • Lido Torre Egnazia (Monopoli);
  • Io Posso (Melendugno);
  • Lido Moretti di Bari;
  • Lido Torre Guaceto (Carovigno);
  • Lido La Rotonda di Bari;
  • Lido Il Titolo di Bari,
  • Cala San Giovanni (Polignano a Mare);
  • GIL Beach – Lido la Testa (Bisceglie);
  • Lido Cala d’Oro (Bari);
  • Lido Colonna (Trani);
  • Lido FataMorgana (Pulsano);
  • Lido Blu Marine (Rodi Garganico);
  • Lido Vela Velo Beach (Vieste).

Infine, sono 14 le spiagge che hanno ottenuto il riconoscimento Smoke Free:

  • La Conchiglia (Bisceglie);
  • Lido Matinelle (Trani);
  • Lido Torre Egnazia (Monopoli);
  • Lido Moretti (Bari);
  • Lido Torre Guaceto (Carovigno);
  • Lido La Rotonda (Bari);
  • Lido Il Titolo (Bari);
  • Cala San Giovanni (Polignano a Mare);
  • Spiaggia per tutti (Castellaneta);
  • GIL Beach – Lido la Testa (Bisceglie);
  • Lido FataMorgana (Pulsano);
  • Lido Cala d’Oro (Bari);
  • La baia del pescatore (Trani);
  • Lido Blu Marine (Rodi Garganico).

Il primo “Granello d’Oro” sarà ufficialmente consegnato domenica 20 settembre 2026 alle ore 12:20, nell’ambito della giornata “Mare Democratico” e la cerimonia si svolgerà al padiglione 152 della Fiera del Levante di Bari, dove saranno celebrate le realtà che hanno scelto di investire in una fruizione del mare più inclusiva, sostenibile e attenta alle persone.

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