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Mercatini di Natale 2026 a Villach, in Austria: cosa sapere per visitarli

10 octobre 2026 à 11:00

L’Avvento 2026 trasformerà Villach e i suoi dintorni, in Carinzia, in una destinazione ideale per vivere la magia del Natale tra tradizioni alpine, mercatini, musica e paesaggi invernali.

Dalle piazze del centro storico alle rive del Lago di Faak e del Lago di Ossiach, il periodo delle festività porterà con sé un ricco calendario di appuntamenti, con artigianato, specialità gastronomiche, spettacoli e attività per tutta la famiglia.

Date e appuntamenti nel centro storico

Dal 13 novembre al 31 dicembre 2026, il centro di Villach si vestirà a festa, con le piazze animate da luci, bancarelle, proposte artigianali e specialità della cucina regionale.

A Nikolaiplatz tornerà l’Avvento artistico, dedicato all’artigianato e alle creazioni originali, mentre sulla Hauptplatz troverà spazio l’Avvento delle baite, dove le proposte gastronomiche contribuiranno a creare un’atmosfera tipicamente natalizia. Nei pressi della Stadtpfarrkirche, la chiesa parrocchiale, sarà invece allestita un’area dedicata all’artigianato, affiancata da spazi per la ristorazione.

Il programma comprenderà anche iniziative per le famiglie e i bambini, con il Paradiso dei biscotti, i giri sui pony, il trenino e la giostra.

Krampus, Bauernadvent e Bauernsilvester: le tradizioni da scoprire

Tra gli appuntamenti più attesi dell’Avvento villachese non può mancare la sfilata dei Krampus del 27 novembre: le figure mascherate, caratteristiche del folklore alpino, percorrono le strade con costumi dall’aspetto inquietante e richiamano le antiche usanze legate al periodo invernale e all’arrivo delle festività.

Domenica 20 dicembre alle ore 17, l’attenzione si sposterà sul Villacher Bauernadvent, l’Avvento contadino di Villach, con la comunità riunita per accogliere il Bambino Gesù, accompagnato dai Re Magi e dagli angeli.

Un’altra tradizione particolare è il Bauernsilvester del 30 dicembre, una festa che anticipa di un giorno il Capodanno. Le sue origini sono legate alle abitudini dei contadini, dei braccianti e delle serve, che in passato lavoravano la sera del 31 dicembre e avevano quindi l’occasione di festeggiare il giorno precedente.

Per l’evento sono previste specialità come salsiccia affumicata, crauti e pane, insieme a degustazioni, musica eseguita da gruppi tradizionali in costume e alla benedizione dei cibi.

Eiszeit e la torre della chiesa: Villach dall’alto e sul ghiaccio

A Rathausplatz, l’appuntamento con Eiszeit porterà il pattinaggio sul ghiaccio al centro della programmazione invernale: sono previste tre serate dedicate a musica, pattinaggio e intrattenimento, oltre a tre spettacoli di pattinaggio artistico.

Un’esperienza da considerare per ammirare il centro da una prospettiva inedita è la salita sulla torre della chiesa parrocchiale, illuminata durante le festività come una grande candela: dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027 sarà possibile raggiungere la cima, alta 94 metri, affrontando i 239 gradini.

L’accesso è previsto da giovedì a domenica, dalle 16 alle 20, con aperture straordinarie il 7, l’8 e il 23 dicembre e chiusure il 24 e il 25 dicembre.

Suggestivo paesaggio invernale a Villach, Austria
copyright © Regione Villach Tourismus /naturelhotels
Tutto il fascino dell’Avvento a Villach

Schönleitn: il nuovo villaggio natalizio sul Lago di Faak

La grande novità dell’Avvento 2026 sarà Schönleitn, nella zona del Lago di Faak, che dal 19 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 si trasformerà in un villaggio natalizio, tra tradizionali case contadine alpine, appartamenti con stufe in maiolica, alberi di Natale e installazioni luminose.

Il progetto si distingue anche per la possibilità di soggiornare al villaggio e di vivere l’Avvento immersi nelle decorazioni e nelle tradizioni locali.

Il sentiero delle luci natalizie sarà aperto ogni giorno dalle 16 alle 21. La piazza ospiterà gli appuntamenti principali dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi, con musica, canti corali, letture, rappresentazioni delle tradizioni locali e presenze dei Perchten. Le bancarelle proporranno specialità regionali e bevande calde, mentre un fuoco all’aperto offrirà uno spazio conviviale in cui fermarsi durante la visita.

Sono inoltre previsti un presepe a grandezza naturale, uno zoo con animali da accarezzare e una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Il BIBI Kids Club proporrà iniziative dedicate ai bambini, dalla pasticceria natalizia all’ufficio postale delle feste, passando per i giri in trattore, il pattinaggio in piazza e la costruzione di pupazzi di neve.

Stiftsweihnacht’am See: il Natale all’abbazia di Ossiach

Dal 4 al 6 dicembre, l’abbazia barocca di Ossiach, sulle rive dell’omonimo lago, ospiterà lo Stiftsweihnacht’am See, un evento che unirà artigianato, gastronomia e spettacolo. Nel cortile dell’abbazia si alterneranno bancarelle di artigianato artistico, specialità regionali, dolci, musica, danza e teatro.

Il programma musicale della CMA coinvolgerà la chiesa abbaziale e la sala concerti Alban Berg, mentre attori accompagneranno il pubblico con racconti dedicati all’Avvento. Tra le attività più particolari sono previste anche escursioni con gli alpaca dell’allevamento della famiglia Reichenhauser, in programma venerdì e domenica.

Gli orari di apertura saranno venerdì 4 dicembre dalle 15 alle 19, sabato 5 dalle 11 alle 19 e domenica 6 dalle 10 alle 19. Sabato 5 dicembre, dalle 16.30, è atteso anche San Nicola, uno degli appuntamenti dedicati alle famiglie.

L’evento sarà raggiungibile con i mezzi pubblici grazie ai collegamenti Postbus sulla tratta Steindorf–Ossiach–Villach.

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Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca

8 octobre 2026 à 17:30

Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.

Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.

Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.

Breve storia tra monaci, incendi e stelle

Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.

I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.

L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.

Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.

L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.

La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici

Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.

Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.

Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.

Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.

La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.

Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.

Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.

Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.

Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.

La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Pustinja Blaca, Croazia
iStock
L’impressionante Pustinja Blaca

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.

From New York to Rome: Keith Haring comes to Palazzo Braschi

From the streets of New York to the historic rooms of Palazzo Braschi, Keith Haring’s art has found a new home in Rome. From October 6, 2026, to April 11, 2027, the Museo di Roma at Palazzo Braschi opens its doors to Keith Haring: Art Without Borders, an exhibition dedicated to one of the most recognizable artists of New York’s turbulent 1980s.

Keith Haring's yellow and white aluminium sculpture Untitled (Head Through Belly), 1986, with a pink and blue painting behind it

Curated by Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani and Claudio Zambianchi, the exhibition brings together more than 140 pieces drawn from the Nakamura Keith Haring Collection, the largest collection in the world dedicated to the artist.

Haring’s work was never meant to stay inside a museum. His art was born in the streets, the subway and the hectic landscape of New York. His simple lines, his Barking dog, his Radiant Baby, and his Dancing figures, became iconic figures that could be recognized almost instantly. At the heart of the exhibition is Haring’s deep belief that art is for everyone.

Five prints from Keith Haring's Icons series, including the Radiant Baby and the Barking Dog, at Palazzo Braschi

Inside Haring’s world

From the first room, visitors are immersed into Haring’s unmistakable universe. The exhibition also highlights his connection with Italy, where the artist left his mark during the 1980s.

Before his work entered any museum, Haring was drawing in the New York City subway. His famous Subway Drawings transformed empty advertising panels into temporary canvases, turning everyday journeys into unexpected encounters with art. From there, the exhibition moves through his iconic imagery, including the figures that would become instantly associated with his name.

Two Keith Haring Subway Drawings in white chalk on black paper, shown in a room recreating a New York subway station
Keith Haring's 1988 poster for National Coming Out Day, showing a yellow figure dancing out of an open door
Keith Haring
Poster for National Coming Out Day / Manifesto per la Giornata nazionale del Coming Out
101,4 × 76,2 cm
© Keith Haring Foundation
Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection

But behind the playful characters and colorful images lies a much more serious side of Haring. Moving through the rooms, his work becomes intrinsically connected to the political and social issues of the time. LGBTQ+ rights, racism, violence, AIDS and apartheid all become subjects of his visual language. Apparently simple, his art holds messages that are not as easy to comprehend.

“Life is so fragile. It is a very fine line between life and death. I realize I am walking this line”

wrote Haring in 1986.

The words take on particular weight in the exhibition’s final section. Apocalypse and Altarpiece: The Life of Christ, created during the last years of his life, reveal a darker and more introspective dimension of the artist. Altarpiece is displayed inside the chapel at Palazzo Braschi, creating an unexpected dialogue between Haring’s contemporary visual language and the historic space surrounding it.

Keith Haring's Altarpiece: The Life of Christ, a silver triptych displayed in the chapel of Palazzo Braschi

The exhibition ultimately returns to the idea that defined Haring’s career: art is for everyone. His drawings began on subway walls and moved into galleries, schools, hospitals and public spaces. In Rome, they now occupy the rooms of the Museum while still preserving their message.

Haring’s art was born in the streets of 1980s New York, but that does not mean that his language is not still relevant today. More than thirty years after his death, his figures still live for those who are willing to see them.

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Keith Haring Poster for National Coming Out Day / Manifesto per la Giornata nazionale del Coming Out 101,4 × 76,2 cm © Keith Haring Foundation Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection

Gli appuntamenti da non perdere al TTG 2026 di Rimini

5 octobre 2026 à 21:18

Tre giorni, quelli dal 14 al 16 ottobre 2026, pieni di appuntamenti, convegni, workshop, conferenze, happening, eventi e autorevoli presenze tra gli stand del TTG Travel Experience di Rimini. Tra la miriade di impegni ce ne sono alcuni da segnare in agenda. Ecco i nostri consigli.

Specialità tipiche allo stand dell’Umbria

Nell’arena del padiglione della Regione Umbria (Pad. C3, stand 234-406) troveranno spazio degustazioni, preparazioni e incontri dedicati alle eccellenze regionali: olio, vino, birra artigianale, cioccolato, tartufo e produzioni agricole diventeranno occasioni per raccontare non soltanto ciò che si può assaggiare, ma i territori, le persone e i paesaggi da cui questi prodotti nascono. Tra i protagonisti della proposta gastronomica ci saranno Andrea Impero, chef dell’Elementi Fine Dining del Borgobrufa Spa Resort, e Ada Stifani, alla guida di Ada Gourmet a Perugia.

Degustazioni di vini della Moldova

Il vino costituisce uno dei principali fili conduttori della Moldova. Le Strade del vino attraversano le tre regioni con Indicazione Geografica Protetta – Codru, Valul lui Traian e Ștefan Vodă – e collegano cantine storiche, aziende familiari, ristorazione e ospitalità. La presenza a TTG di operatori attivi a Chișinău, nel Codri e nell’area di Purcari consente di costruire programmi che combinano capitale, territori rurali, enogastronomia, natura e patrimonio culturale. Giovedì 15 ottobre alle ore 15.00 è prevista una degustazione di prodotti tipici e vini Cricova, la cantina sotterranea che si estende per oltre 120 chilometri di gallerie sotterranee (Pad. C7 – Stand N128).

Aperitivi da Gruppo Gattinoni

Mercoledì 14 ottobre, dalle 16.45 alle 18.00, lo stand del Gruppo Gattinoni (Hall A5-C5/415-502) ospiterà un aperitivo aperto ai visitatori di TTG: cocktail e piadina romagnola per un momento informale di incontro e networking, realizzato insieme a Pliant, partner dell’iniziativa. Anche giovedì 15 ottobre, sempre dalle 16.45 alle 18, ci sarà un altro momento di conviviale, dopo la presentazione delle novità di Gattinoni Travel sempre, presso lo stand.

Il ministro Mazzi e il Cammino di Papa Giovanni Paolo II

Il 14 ottobre alle ore 15.40 presso la Global Village Arena, Padiglione C4 sarà annunciato “Da Cracovia a Roma un nuovo modo di camminare attraverso l’Europa“, il nuovo Cammino dedicato a Papa Giovanni Paolo II, alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e organizzato dall’Ente del Turismo della Polonia.

I numeri dei viaggi

Abitare, viaggiare, osservare, ascoltare, incontrare: il valore dell’esperienza reale nel generare persone più consapevoli e territori capaci di ri-esistere e rigenerarsi attraverso la presenza e la partecipazione. Usando dati, evidenze e testimonianze, Isnart, il 14 ottobre, dalle 13:20 alle 14:20, nell’Italy Arena, analizzerà come turismo, eventi e ospitalità possano trasformare la scelta di esserci in un fattore di benessere individuale, coesione sociale e sviluppo dei territori. Il panel affronterà, inoltre, il turismo termale come esperienza rigenerativa in senso pieno.

Rimini all’alba

La mattina di giovedì 15 ottobre comincerà molto prima dell’apertura degli stand fieristici con la TTG Sunrise Walk and Run organizzata da  VisitRimini insieme al partner locale Fluxo. L’accoglienza è prevista dalle ore 6.45, con check-in e warm-up, mentre alle 7.30 partirà un percorso di circa 5 chilometri lungo il mare e attraverso il Parco del Mare. Una modalità diversa per presentare la città agli operatori non attraverso una brochure o una presentazione, ma percorrendola, alle prime ore del giorno, per sperimentare direttamente uno degli spazi che hanno ridisegnato il waterfront riminese e che rappresentano oggi una delle infrastrutture più riconoscibili della città.

Il mare italiano ha otto nuovi siti tutelati: tra tartarughe e monti sommersi

5 octobre 2026 à 10:00

Il mare italiano si arricchisce di otto nuovi siti Natura 2000 destinati alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Il provvedimento, pubblicato il 30 settembre 2026 in Gazzetta Ufficiale, istituisce sei Siti di Importanza Comunitaria (Sic) e due Zone di Protezione Speciale (Zps) in alto mare, oltre il limite delle acque territoriali italiane ma all’interno della Zona di Protezione Ecologica (ZPE) dichiarata dall’Italia.

Le nuove aree interessano diversi settori del Mar Tirreno, del Mar Ligure e delle acque che circondano Sardegna, Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di proteggere ambienti profondi e specie particolarmente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema. Tra i protagonisti della nuova tutela c’è anche la tartaruga marina Caretta caretta, insieme agli uccelli marini e a preziosi habitat caratterizzati dalla presenza di coralligeno ed emissioni gassose.

Otto nuovi siti Natura 2000

I nuovi siti, introdotti con il decreto 269 del 1° settembre 2026, comprendono aree molto diverse tra loro per posizione e caratteristiche naturali. Al largo di Livorno nasce il Banco di Santa Lucia, mentre tra il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale si trova il Complesso dei monti sottomarini Ulisse-Doria-Janua, un sistema di rilievi che si sviluppa sotto la superficie del mare.

Al largo della costa orientale della Sardegna è stata individuata la Parte Nord del monte sottomarino delle Baronie, mentre lungo la costa settentrionale della Sicilia rientra nella rete protetta il Complesso dei monti sottomarini Sisifo-Tiro-Enarete. In Calabria, invece, la tutela interessa la Dorsale sottomarina di Paola, lungo la costa occidentale.

A queste aree si aggiunge il Tirreno centrale per la tutela di Caretta caretta, che comprende un’ampia porzione di mare tra Sardegna, Campania e Sicilia. Completano il quadro il Mare Sinis Iglesiente, lungo la costa occidentale della Sardegna, e il Mare Nurra, nella parte nord-occidentale dell’isola.

Otto nuovi siti Natura 2000 in Italia
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La penisola del Sinis in Sardegna

Un nuovo traguardo per la tutela del mare italiano

L’istituzione degli otto siti consente alla Zona di Protezione Ecologica italiana di raggiungere una superficie protetta pari al 31%, centrando così il target europeo indicato per la tutela degli ambienti marini. La misura si inserisce nel percorso verso l’obiettivo di avere il 30% delle aree protette entro il 2030, previsto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

La scelta delle aree risponde soprattutto alla necessità di conservare specie e habitat che si trovano lontano dalle coste e che, proprio per la loro posizione in alto mare, richiedono specifiche misure di protezione. I nuovi siti sono stati individuati per favorire la conservazione della tartaruga marina, degli uccelli marini e di habitat profondi nei quali sono presenti formazioni di coralligeno ed emissioni gassose.

Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, l’ampliamento della Rete Natura 2000 permette di rafforzare la tutela dell’alto mare e di valorizzare ulteriormente il patrimonio di biodiversità italiano. Un patrimonio che non si limita alle coste e alle spiagge più conosciute, ma comprende anche un mondo sommerso fatto di montagne, dorsali e ambienti profondi ancora lontani dagli occhi.

A bordo del treno storico da Milano verso il Natale nel Südtirol

4 octobre 2026 à 10:00

C’è un modo davvero suggestivo per vivere l’attesa del Natale, lasciando che il viaggio diventi parte integrante dell’esperienza: per il Natale 2026, da Milano Centrale e Brescia si può partire alla volta dei Mercatini di Natale del Südtirol – Alto Adige a bordo di affascinanti vetture storiche, con un viaggio di andata e ritorno nella stessa giornata.

La proposta permette di raggiungere alcune delle località più richieste durante il periodo natalizio senza dover affrontare il traffico autostradale, le code o la ricerca di un parcheggio: al posto dell’auto, si sale su un treno storico e ci si mette comodi verso le atmosfere natalizie di Bolzano, Merano e Bressanone.

L’iniziativa è organizzata da Pallenium Tourism, in collaborazione con Fondazione FS Italiane e ARSMS – Associazione Rotabili Milano Smistamento.

La valle dell’Eden, le location della serie tratta dal romanzo di Steinbeck sono un tuffo nella storia

1 octobre 2026 à 16:30

Il nuovo adattamento del celebre romanzo di John Steinbeck in arrivo su Netflix dal 1° ottobre 2026 è pronto a trasportare lo spettatore nella California di inizio Novecento tra rivalità familiari, amori travolgenti, grandi rivoluzioni politiche e conflitti internazionali e, soprattutto, ostinati tentativi da parte dei personaggi di sfuggire a un destino apparentemente già scritto.

Le location di La valle dell’Eden (titolo originale East of Eden) sono state scelte per ricreare il più fedelmente lo spirito dell’epoca e i grandi stravolgimenti che avvengono attorno e nella vita dei protagonisti. Il risultato? È che sono anch’esse tutt’altro che scontate.

Di cosa parla

Scritta da Zoe Kazan, la serie segue le vicende di due famiglie rivali: gli Hamilton e i Trask. I sette episodi disponibili su Netflix si concentrano in particolare sui fratelli Adam e Charles Trask: il loro rapporto conflittuale è reso ancora più teso dall’arrivo in città di Cathy Ames, una donna affascinante quanto enigmatica interpretata da Florence Pugh, che romperà i già precari equilibri familiari e darà il via a una serie di eventi destinati ad avere ripercussioni fino alle due generazioni successive.

Arriva su Netflix "La valle dell'Eden": un nuovo adattamento del romanzo di John Steinbeck
Ufficio stampa Netflix
Una scena de “La valle dell’Eden”

Diretta da Garth Davis (per i primi quattro episodi) e Laure de Clermont-Tonnerre (per i restanti tre), la miniserie Netflix affronta così temi universali come l’amore, la gelosia, i legami familiari, l’eterno conflitto tra bene e male.

Dov’è stata girata la serie

La nuova serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck è ambientata nella Salinas Valley, in California, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Come ha raccontato a Vanity Fair la stessa showrunner, però, girare in California sarebbe stato logisticamente e soprattutto economicamente troppo dispendioso: è per questo che le location di La valle dell’Eden si trovano tutte in Nuova Zelanda.

"East of Eden", la nuova serie Netflix tratta dal romanzo di Steinbeck, è ambientata nella Salinas Valley tra fine Ottocento e inizi Novecento
Ufficio stampa Netflix
Un’altra scena di “La valle dell’Eden”

L’Otago Centrale

La regione centrale dell’Otago è stata sfruttata, per esempio, per ricreare quelle che dovevano essere un tempo le grandi vallate californiane – da cui il titolo – e le ambientazioni più rurali. Qui si è girato, in particolare, nei pressi dell’Oteake Conservation Park: un’area protetta di oltre 65mila ettari dominata dai caratteristici profili piatti dei monti Hawkdun Range, un tempo abitata da popolazioni indigene e poi protagonista nella seconda metà dell’Ottocento della corsa all’oro.

Ōamaru

Nel quartiere vittoriano di Ōamaru, centro del distretto di Waitaki famoso per i pinguini blu e per i treni a vapore, sono ambientate la maggior parte delle scene cittadine. Tra le location più facili da riconoscere ci sono, oltre al porto, proprio la stazione e il deposito ferroviario della Ōamaru Steam and Rail.

Nuova Zelanda: dov'è stata girata la serie "La valle dell'Eden"
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Il centro storico vittoriano di Ōamaru

Dunedin

Anche la vicina Dunedin è stata scelta a rappresentare sullo schermo la California di fine Ottocento e inizi Novecento per via degli edifici in pietra e delle numerose architetture vittoriane che richiamano quell’epoca. Tra i set principali, dove sono state girate scene all’aperto e sequenze in esterna, c’è Queen’s Garden: uno dei parchi pubblici più antichi della città. Riprese sono state effettuate anche in vie e all’interno di negozi ben frequentati per lo shopping. La location di La valle dell’Eden più riconoscibile a Dunedin è, però, senza dubbio la stazione ferroviaria: con la sua facciata ricca di decorazioni in pietra, i pavimenti interni a mosaico e i giardini curati che la circondano è ufficialmente tra le attrazioni più fotografate della Nuova Zelanda e spesso vista anche sullo schermo.

C'è anche la stazione ferroviaria di Dunedin tra le location di "La valle dell'Eden"
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L’iconica stazione ferroviaria di Dunedin

North Island

Altri luoghi dov’è stata girata la serie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck si trovano a North Island. Il tranquillo sobborgo marinaro di Devonport, ad Auckland, è servito a riprodurre spiagge e coste della California. Alcune scene sono state girate nel pittoresco centro di Thames, dove il tempo sembra essersi fermato all’età dell’oro.

Le location reali del nuovo adattamento Netflix del romanzo di John Steinbeck "East of Eden"
Ufficio stampa Netflix
Ancora una scena di “La valle dell’Eden”

Il lago di Mezzano continua a sorprendere: riemerge un segreto dell’Età del Bronzo

Par : losiangelica
29 septembre 2026 à 12:00

Il lago di Mezzano ha appena restituito un altro pezzo del suo passato, e non uno qualunque. Sul fondale del piccolo bacino vulcanico della Tuscia è stata individuata una spada dell’Età del Bronzo, perfettamente conservata, insieme a vasi integri e ad altri oggetti in bronzo.

Un ritrovamento che porta ancora più indietro nel tempo la storia di questo angolo del Lazio, dove sotto l’acqua si nascondono le tracce di un antico insediamento palafitticolo. Parliamo del XIII-XII secolo a.C.: diversi secoli prima della data tradizionale della fondazione di Roma.

Il ritrovamento di una terza spada nel lago di Mezzano

La protagonista della nuova campagna di ricerca è una spada a lingua da presa emersa nella zona meridionale del lago, in un settore ancora poco esplorato. È la terza trovata qui dall’inizio delle indagini archeologiche avviate negli anni Settanta. E non era sola. Nella stessa area sono comparsi anche un’ascia, un rasoio in bronzo e alcuni recipienti arrivati fino a noi praticamente intatti.

Negli ultimi anni il fondale del lago sta restituendo una quantità sorprendente di oggetti. Solo nella campagna del 2025 erano emersi più di 25 manufatti in bronzo: asce, punte di lancia, fibule, anelli, uno spillone, un falcetto e persino frammenti di lingotti, le cosiddette “panelle”. La cosa che incuriosisce di più gli archeologi, però, è la posizione dei ritrovamenti.

Diversi reperti metallici sembrano trovarsi a quote simili sul fondale. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: capire dove e come sono stati deposti può cambiare completamente l’interpretazione del sito. Erano oggetti persi durante la vita quotidiana del villaggio? Depositi intenzionali? Offerte legate all’acqua? O magari il paesaggio del lago, cambiato nel corso dei secoli, ha spostato e sommerso zone che un tempo erano vicinissime alla riva?

Perché questa scoperta cambia la lettura del sito

La tentazione è concentrarsi sull’oggetto più scenografico: una spada di oltre tremila anni fa, in effetti, fa la sua figura. Ma il valore della scoperta è soprattutto nel contesto. Sembra infatti che proprio nel lago di Mezzano in provincia di Viterbo sia conservato uno dei più importanti insediamenti di palafitte di tutta Italia: le ricerche stanno permettendo di ricostruire come vivevano le comunità del lago esaminando le strutture di legno, gli utensili e le ceramiche oltre ai vari ritrovamenti proprio dell’Età del Bronzo.

Tra XIII e XII secolo a.C. il bronzo era una materia preziosa, frutto di reti di approvvigionamento e competenze tecniche complesse. A Mezzano, la presenza di armi finite insieme a frammenti di lingotti racconta un mondo già molto più connesso di quanto si potrebbe immaginare.

Ma a incuriosire è anche il rapporto con l’acqua. In diversi siti europei dell’Età del Bronzo, laghi, fiumi e paludi hanno restituito armi e oggetti metallici. In alcuni casi si ipotizzano deposizioni rituali, in altri le interpretazioni restano aperte. A Mezzano, la presenza di tre spade e di vasi ancora integri rende il quadro ancora più intrigante. E mentre gli archeologi lavorano sott’acqua, spesso con visibilità minima e condizioni non semplici, il lago continua a cambiare faccia. Da luogo appartato della Tuscia a specie di archivio sommerso della protostoria italiana.

Tra nuvole e rocce spigolose a dominare l’orizzonte c’è la Fortezza di Klis, il baluardo di pietra croato

26 septembre 2026 à 14:00

Scegliendo di lasciare la (meravigliosa) costa dalmata alle spalle, si imbocca una strada che raggiunge una stretta fascia montuosa che separa il massiccio del Kozjak da quello del Mosor. Proprio su questa soglia naturale sorge la Fortezza di Klis, costruita lungo una rupe calcarea che raggiunge i 385 metri di altitudine.

Da questa altura lo sguardo si spinge vero il profilo delle isole dell’Adriatico, anche perché per secoli il passaggio fra la costa e l’entroterra è stato uno snodo militare e commerciale di enorme importanza: la fortezza controllava infatti una delle principali vie di accesso verso la Dalmazia costiera.

I suoi muri seguono la forma della montagna e da lontano quasi si confondono con la roccia.

Breve storia della Fortezza di Klis

Le prime tracce di frequentazione di questa area della Croazia risalgono al Neolitico recente, fra il 6000 e il 4500 a.C., periodo associato alla cultura impressa. Gli abitanti più antichi conosciuti con precisione sono però i Dalmati, una popolazione appartenente al mondo illirico. Sulle alture costruivano insediamenti fortificati destinati al controllo dei passaggi e del territorio.

Con la conquista romana nacque un presidio militare destinato alla difesa di Salona. In epoca tardo-romana la struttura era conosciuta come Kleisa, ma, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il territorio passò sotto Bisanzio. Nel 614, secondo il racconto dell’imperatore e storico Costantino Porfirogenito, la fortezza cadde durante l’avanzata avaro-slava e Salona venne successivamente saccheggiata e distrutta.

Una carta dell’852 cita la fortezza fra i possedimenti del principe Trpimir. Nei secoli successivi divenne uno dei centri del potere croato e la sua posizione tornò decisiva durante l’invasione tatara del regno ungaro-croato. La tradizione storica lega infatti Klis al rifugio del re Béla IV davanti all’avanzata dell’Orda.

Dal XV secolo si trovò sulla linea di frizione fra Impero ottomano, Repubblica di Venezia e monarchia asburgica. In questa fase entrarono in scena gli Uscocchi, combattenti specializzati in incursioni rapide nei territori avversari. Il loro comandante più celebre fu Petar Kružić, che difese Klis per oltre 20 anni contro le forze ottomane.

Nel 1537 la resistenza terminò e la fortezza passò agli Ottomani. Poi, nel 1596, un gruppo di Croati riuscì a conquistarla con un attacco a sorpresa, ma nello stesso anno un contrattacco ottomano costrinse i difensori alla ritirata. La fase ottomana durò complessivamente 111 anni.

La svolta definitiva arrivò nel 1648, durante la guerra di Candia fra Venezia e Impero ottomano: Klis venne conquistata dalle forze veneziane e rimase sotto Venezia fino al 1797. Seguirono il dominio francese e quello asburgico.

Visitare la Fortezza di Klis tra porte, bastioni e la chiesa di San Vito

La visita segue la struttura stessa del complesso. Tre porte conducono progressivamente verso le sue parti più interne, con un percorso che permette di percepire il passaggio dalla funzione abitativa a quella puramente difensiva.

Ingresso Fortezza di Klis, Croazia
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Una delle porte della Fortezza di Klis

Il primo ingresso risale agli anni Venti del XIX secolo e venne costruito dagli Austriaci sul sito di una precedente porta veneziana. Superato questo punto, il percorso sale verso la seconda porta, legata alla fortezza medievale e successivamente rinnovata dagli Austriaci. La terza conserva invece origini medievali e venne modificata più volte dai Veneziani, con l’ultimo intervento datato 1763.

Nel settore interno si trova l’antico alloggio del provveditore, chiamato anche Casa del Principe. La costruzione risale alla metà del XVII secolo e poggia sulle fondamenta di edifici più antichi legati ai sovrani croati e ai successivi governatori di Klis. In epoca austriaca ospitò il comando della fortezza.

Una delle presenze più singolari è però la chiesa di San Vito, poiché la sua storia racchiude un ulteriore cambio di potere: dopo la conquista ottomana del 1537, l’edificio venne trasformato in moschea, con pianta quadrata, cupola emisferica e minareto. A seguito della conquista veneziana del 1648 fu riconvertito al culto cristiano e dedicato a San Vito. Sopra l’ingresso compare un’iscrizione latina del 1743.

Accanto alla chiesa si trova il bastione Bembo, il più grande spazio destinato all’artiglieria nel terzo sistema difensivo e nell’intera fortezza. La struttura attuale risale alla metà del XVII secolo e occupa il sito della precedente torre di Kružić.

Il piccolo museo raccoglie armi e oggetti legati alla lunga storia militare di Klis. Fra i pezzi esposti figurano spade, moschetti, armature e ricostruzioni dell’abbigliamento degli Uscocchi. I pannelli storici aiutano a seguire una vicenda complessa, fatta di successioni politiche e assedi.

Poi arriva il panorama: dalla parte più alta la fortezza si apre verso Split, la pianura e l’Adriatico. E dopo aver attraversato cortili, scale e passaggi in pietra, lo sguardo cambia completamente scala, con la città che appare in basso, mentre la fortezza rivela il motivo della propria fama di “Chiave della Dalmazia“, denominazione legata alla sua posizione strategica.

Klis ha conquistato anche un posto nell’immaginario televisivo, poiché è stata infatti utilizzata per le riprese di Game of Thrones e ha rappresentato Meereen nella quarta stagione. Una piccola esposizione dedicata alla serie conserva immagini e materiali delle riprese.

Dove si trova e come arrivare

Klis si trova a circa 11-13 km dal centro di Split, in posizione dominante sulla piana omonima. La fortezza sorge sul passaggio fra Kozjak e Mosor, a quasi 350 metri sul livello del mare, con il punto più alto del complesso a 385 metri. L’auto rappresenta la soluzione più semplice. Il percorso segue la vecchia strada proveniente da Solin e permette di raggiungere l’area della fortezza, con parcheggio gratuito presso la parte inferiore del complesso e vicino all’ingresso.

Da Split partono inoltre gli autobus locali 22 e 35 dal terminal di Sukoišan, con fermata vicino alla fortezza. Anche la bicicletta è una possibilità, grazie alla stazione NextBike presente a Klis. La salita è ripida, quindi una bici elettrica risulta particolarmente adatta.

La visita richiede indicativamente da 1 ora a 1 ora e 30 minuti. In estate il sole può essere intenso e le zone d’ombra sono limitate, mentre il terreno presenta dislivelli e gradini.

La meraviglia italiana che è stata spostata dalla sua posizione originaria: il Castello Ursino

24 septembre 2026 à 16:30

Sì sì, avete letto benissimo: quella del Castello Ursino di Catania è una storia di spostamenti, quasi impossibile da leggere senza osservare il paesaggio intorno. La fortezza fu costruita nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia con una precisa funzione strategica sulla costa. Oggi, invece, il mare è lontano e il grande edificio appare saldamente inserito nel tessuto urbano, per la precisione in piazza Federico di Svevia.

Ma come è possibile? La ragione di questo cambiamento si trova nella storia geologica della città: nel 1669 una colata proveniente dall’Etna raggiunse il castello, dividendosi in due bracci e circondandolo senza distruggerlo. La lava ricoprì parte delle fortificazioni e modificò la linea costiera, togliendo alla fortezza quella posizione sul mare che aveva contribuito alla sua importanza militare.

Oggi, però, guardando le mura esterne si osserva la combinazione perfetta tra l’ingegneria umana e la potenza primordiale della natura siciliana.

Minerva – La scuola, le location del teen drama sono perle del patrimonio storico-artistico campano

22 septembre 2026 à 18:00

Il back to school di Netflix ha un sapore tutto d’altri tempi: dal 22 settembre 2026 infatti arriva sulla piattaforma Minerva – La scuola, la nuova serie di Ivan Silvestrini (che i più ricorderanno per la regia delle prime stagioni di Mare Fuori) ambientata in un rigido liceo militare napoletano dove la sveglia è l’alba, smartphone e abiti civili sono banditi e persino innamorarsi è sconsigliabile per gli studenti.

Ecco le location, vere chicche storiche della Campania, dov’è girato il nuovo school drama che ha nel cast tra gli altri Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino e Raiz.

Di cosa parla

Il Minerva è un prestigioso liceo militare. Qui si ritrovano al primo anno i tre protagonisti della nuova serie Netflix: Vincenzo (Biagio Venditti), un ragazzo che sogna di fare la stessa carriera militare del padre; Camilla (Margherita Buoncristiani) che viene dal nord da una famiglia ricca che l’ha viziata e che, ora, iscrivendola a una scuola militare prova a rimetterla in riga e Salvo (Ciro Minnopoli), un ragazzo cresciuto in una casa famiglia della periferia napoletana che si è iscritto al Minerva solo per cercare di capire cosa sia successo davvero l’anno prima all’amico Francesco mentre frequentava la scuola.

"Minerva - La scuola": il nuovo teen drama di Ivan Silvestrini ambientato in un liceo militare napoletano
Ufficio stampa Netflix
Il cast della serie “Minerva – La scuola”

Accanto a loro si muovono i grandi: Achille Giordano, il severissimo (almeno all’apparenza) direttore della scuola interpretato da Massimiliano Gallo; una giovane professoressa di storia e filosofia interpretata da Cristiana Capotondi che è l’unica a mettere in discussione le rigide regole della scuola e a spingere gli alunni a porsi domande; la maggiore Teresa Bonaiuto, personaggio a cui dà il volto Irene Maiorino e in cui rigore ed empatia si incontrano.

"Minerva - La scuola": di cosa parla il nuovo teen drama Netflix
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Minerva – La scuola”

Dov’è stata girata la serie

Tutto nella serie Minerva – La scuola gira, insomma, attorno al liceo: anche visivamente e ciò non può non avere influito nella scelta delle location.

La Reggia di Portici

Per rimarcare l’aura di prestigio che avvolge la scuola a interpretare sullo schermo la Minerva è stata scelta, anche grazie al supporto della Film Commission Regione Campania, la Reggia di Portici.

Costruita nel 1738 per volere del re di Napoli Carlo di Borbone e della moglie Maria Amalia di Sassonia in una zona già ben frequentata dalle famiglie aristocratiche del tempo, è rimasta per tempo a uso della corte borbonica prima di diventare, com’è oggi, sede tra l’altro della Facoltà di Agraria dell’Università Federico II.

La magnificenza degli spazi, che ricordano quelli di altre residenze borboniche come soprattutto la più famosa Reggia di Caserta, si deve ad architetti come Luigi Vanvitelli coinvolti nella progettazione. L’arredamento “alla francese”, ispirato allo sfarzo della corte di Luigi XIV, si deve al soggiorno di Gioacchino Murat.

All’interno della Reggia di Portici tra i luoghi dov’è stata girata Minerva – La scuola è facile riconoscere la biblioteca con le storiche scaffalature che conservano un corpus importante di opere del Settecento e dell’Ottocento, molte in edizione originale.

La Sala Pompeiana, chiamata così per la presenza di affreschi che ricordano nei colori e negli elementi decorativi quelli delle ville romane di Pompei, è stata trasformata nella serie nell’ufficio del comandante.

La sala professori è invece la Sala del Consiglio, riconoscibile dalle pareti tappezzate di una speciale seta gialla prodotta a San Leucio – frazione di Caserta che Ferdinando VI provò a trasformare in una comunità utopica in grado di sopravvivere autonomamente grazie all’arte manufatturiera – unica tappezzeria originale sopravvissuta nella Reggia.

Molte scene delle nuova serie Netflix "Minerva - La scuola" sono girate alla Reggia di Portici
Ufficio stampa Netflix
La spettacolare sala professori della Minerva

Il test di ingresso e la cerimonia dello spadino, due momenti clou per il percorso degli studenti all’interno della Minerva, si svolgono nei locali della Sala delle Guardie: uno spazio antistante all’appartamento reale, facile da riconoscere per l’affresco sul soffitto che celebra il buon governo dei Borbone.

Il rito dell’alzabandiera che segna l’inizio di ogni nuova giornata alla scuola viene eseguito nell’iconico cortile posteriore della Reggia: di forma a esedra, tagliato in due da quella che un tempo era la strada delle Calabrie, è affacciato sul mare e sui giardini del parco inferiore e ospita – tra le attrazioni più curiose della Reggia – un orologio analemmatico solare.

La Reggia di Portici è stata trasformata da Netflix nel liceo militare dov'è ambientata "Minerva - La scuola"
Ufficio stampa Netflix
Una scena dell’alzabandiera in “Minerva – La scuola”

Villa Campolieto

Man mano che negli otto episodi della serie la vicenda misteriosa di Francesco viene a galla c’è un ambiente, quello dei sotterranei della scuola, che assume tanta importanza quanta ne hanno quelli ufficiali delle aule, delle sale professori, degli uffici e degli spazi comuni. Le scene all’interno dei sotterranei della Minerva sono state girate in una location non meno prestigiosa dal punto di vista storico e architettonico: Villa Campolieto.

Si tratta di una residenza aristocratica collocata lungo quello che è conosciuto come Miglio d’Oro: un tratto di statale – ancora la vecchia strada regia per le Calabrie – tra Ercolano e Torre del Greco punteggiato da residenze nobiliari borboniche. Oggi di proprietà della Fondazione Ville Vesuviane e aperta al pubblico, Villa Campolieto fu commissionata a metà Settecento dal Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda, all’architetto Mario Gioffredo, poi sostituito in corsa da Luigi Vanvitelli.

Tra gli elementi più caratteristici della villa, chiaramente riconoscibili in molte scene del nuovo school drama di Netflix, ci sono la facciata posteriore con il colonnato ellittico che si affaccia sul mare e l’ampio scalone ispirato a quello della Reggia di Caserta con una rampa centrale e due laterali, arricchito da un mascherone, una grottesca e un vestibolo a nicchie occupate da statue con soggetti mitologici.

C'è anche Villa Campolieto, a Ercolano, tra le location di "Minerva - La scuola"
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L’imponente scalone di Villa Campolieto

All’interno uno degli ambienti più prestigiosi è la sala da pranzo con il soffitto affrescato da figure allegoriche e la riproduzione di un fondo coltivato a vigne dove la famiglia amava intrattenersi con gli ospiti.

Tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Minerva - La scuola" c'è Villa Campolieto a Ercolano
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I magnifici affreschi di Villa Campolieto

Dal terrazzo di Villa Campolieto si gode di una vista unica sul Golfo di Napoli con Capri, la Penisola Sorrentina, Ischia e Posillipo sullo sfondo.

Gli assolati panorami che in questi anni hanno fatto di Napoli e dintorni set molto apprezzati dalle produzioni internazionali per il piccolo e per il grande schermo fanno da contrappunto, nella serie, alle vicende a tratti oscure che animano la comunità scolastica: anche le location di Minerva – La scuola riflettono, in altre parole, il dualismo teso tra ciò che avviene alla luce del giorno e ciò che si muove dietro le quinte del prestigioso liceo militare.

"Minerva - La scuola": i luoghi dov'è girata la serie Netflix in Campania
Ufficio stampa Netflix
Il Golfo di Napoli in una scena di “Minerva – La scuola”

Dove i gladiatori sfidavano il destino: Salona, l’antica capitale romana della Dalmazia

19 septembre 2026 à 16:00

L’acqua del fiume Jadro scorre accanto a Solin, nella Dalmazia centrale, e accompagna una delle testimonianze archeologiche più importanti della Croazia. Solin è la città moderna, dove però c’è anche Salona, ovvero l’antico centro romano. Un tempo capitale della provincia romana di Dalmazia, Salona fu una delle città più importanti dell’Adriatico orientale. Oggi, tra mura monumentali, basiliche paleocristiane, necropoli e resti di edifici pubblici, il suo passato riaffiora a pochi chilometri da Spalato.

Romana nella struttura monumentale, paleocristiana per la ricchezza dei luoghi di culto, croata per le vicende legate alla monarchia medievale, Salona conserva tracce di epoche diverse all’interno dello stesso paesaggio. Le sue rovine comprendono l’anfiteatro, le terme, il foro, le porte cittadine e vaste necropoli, tra cui Manastirine, Kapljuč e Marusinac. Il sito è considerato il più grande parco archeologico del Paese e permette di osservare, attraverso edifici e frammenti, la trasformazione di un importante centro romano in un luogo fondamentale per la storia cristiana dell’Adriatico.

Ottobre in Friuli-Venezia Giulia: le migliori sagre, feste ed eventi

18 septembre 2026 à 09:02

Nel vivo del calendario autunnale l’Italia dei borghi si anima tra sagre di paese, feste patronali e mercati dedicati ai prodotti di stagione, dai frutti del bosco alle specialità della terra. I colori si fanno più intensi, le piazze si riempiono di profumi e le tavole celebrano la cucina del territorio con ingredienti semplici e genuini. Anche il Friuli-Venezia Giulia offre in questo periodo un ricco ventaglio di appuntamenti che unisce gusto, convivialità e scoperta dei suoi paesaggi.

Tra gli appuntamenti più attesi di ottobre spiccano eventi come Pordenone Artanfood, che porta in città un fine settimana all’insegna dell’enogastronomia, ed Ein Prosit in Tarvis: torna l’appuntamento con il gusto, in programma a Udine con degustazioni e incontri. Accanto a loro, manifestazioni tradizionali come il Perdòn da las Masanètes, ovvero Sagra dei Granchi a Basiliano e la Sagra della Castagna a Mezzomonte a Polcenigo completano un mosaico di proposte che attraversa l’intero territorio regionale.

Gli eventi di ottobre in Friuli-Venezia Giulia tra sagre e sapori

  • Pordenone Artanfood – Pordenone (PN), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Pordenone Artandfood è una manifestazione dedicata ai piaceri del gusto e ai prodotti d’eccellenza del Friuli Occidentale, con degustazioni, momenti formativi, proposte culturali, artistiche e attività per famiglie.
  • Pordenone ARTANDFOOD – Pordenone (PN), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Pordenone ARTANDFOOD unisce degustazioni, laboratori e show cooking con chef e artigiani del gusto a percorsi dedicati a cucina, pasticceria, vino, arte, cultura, turismo e mercatini.
  • Mostra Mercato Regionale della patata – Reana del Rojale (UD), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    La Mostra Mercato Regionale della patata è una sagra che premia i pataticoltori e valorizza la qualità dei tuberi del Rojale con specialità gastronomiche e ricette originali nate dalla ricerca sul prodotto.
  • Perdòn da las Masanètes, ovvero Sagra dei Granchi – Basiliano (UD), dal 10 al 19 ottobre 2026.
    A Villaorba la Sagra delle Masanette rievoca l’antico baratto dei granchi con farina e pecorino, offrendo piatti tradizionali a base di pesce e legandosi alla festa della Madonna del Rosario.
  • Mercato agroalimentare "Naturalmente Lavariano" – Mortegliano (UD), il 10 ottobre 2026.
    Mercato agroalimentare a Lavariano dedicato alla vendita diretta di prodotti agricoli locali, per promuovere il chilometro zero, la genuinità e gli scambi culturali legati al territorio.
  • Ein Prosit in Tarvis: torna l'appuntamento con il gusto – Udine (UD), dal 14 al 18 ottobre 2026.
    Manifestazione enogastronomica tra Tarvisio e Malborghetto con vini, specialità regionali e internazionali, mostra-assaggio, degustazioni guidate, incontri, seminari, laboratori e itinerari del gusto.
  • Sagra del Pan-Zal di Rosa – San Vito al Tagliamento (PN), dal 15 al 25 ottobre 2026.
    A Rosa la Sagra del Pan-Zal celebra la festa di San Luca e il dolce povero della tradizione locale, preparato in grandi quantità dagli abitanti della frazione.
  • Sagra della Castagna a Mezzomonte – Polcenigo (PN), dal 24 al 25 ottobre 2026.
    A Mezzomonte la Sagra della Castagna celebra il frutto di montagna con mercatini dell’artigianato, piatti tipici e prodotti a base di castagna in un’atmosfera conviviale.

Ottobre in Umbria: le migliori sagre, feste ed eventi

15 septembre 2026 à 09:03

Profumo di castagne arrostite, calici di vino nuovo e olio appena franto portano in tavola i colori più intensi dell’autunno. È il tempo delle sagre di paese, delle feste patronali e degli eventi enogastronomici che celebrano i prodotti di stagione, tra sapori genuini e atmosfere raccolte. In questo scenario l’Umbria diventa un mosaico di piccoli borghi in festa, dove ogni fine settimana è un invito a scoprire tradizioni, piazze e panorami immersi nel foliage.

Nel cuore verde d’Italia, il calendario di ottobre 2026 si accende tra rievocazioni storiche, celebrazioni religiose e weekend gourmet. Ad Assisi la Festa di San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia richiama pellegrini e visitatori da tutto il Paese, mentre a Trevi Frantoi Aperti in Umbria racconta il mondo dell’olio extravergine tra visite e degustazioni. Per chi ama i sapori dolci, Altrocioccolato a Città di Castello trasforma le vie del centro in un percorso dedicato al cioccolato e alle sue infinite declinazioni.

Ottobre 2026 in Umbria, tutti gli eventi da gustare

  • Giostra dell'arme – San Gemini (TR), dal 26 settembre al 11 ottobre 2026.
    A San Gemini la Giostra dell’Arme vede sfidarsi i due rioni con prove a cavallo, corteo storico, investitura dei cavalieri e spettacoli rievocativi di ambientazione medievale.
  • Corciano castello di vino – Corciano (PG), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Corciano castello di vino propone un percorso sensoriale itinerante dedicato alle tradizioni vinicole del territorio umbro, per valorizzare la città e il suo patrimonio enologico.
  • Festa della vendemmia a Penna in Teverina – Penna in Teverina (TR), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    A Penna in Teverina la Festa della vendemmia celebra uva, vino e mosto con stand gastronomico, piatti casalinghi e dolci locali a base di mosto come maritozzi, pane tipico e tisichelle.
  • Festival dell'Oriente a Perugia – Bastia Umbra (PG), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Al complesso Umbria Fiere di Bastia Umbra il Festival dell’Oriente presenta culture e tradizioni asiatiche con mostre, bazar, gastronomia, cerimonie, spettacoli, concerti, danze, arti marziali e incontri tematici.
  • Festa di San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia – Assisi (PG), il 4 ottobre 2026.
    Ad Assisi la Festa di San Francesco Patrono d’Italia prevede celebrazioni liturgiche nelle principali basiliche e festeggiamenti civili con spettacoli, danze e canti popolari in città.
  • A Piegaro torna la Sagra della Castagna – Piegaro (PG), dal 9 al 18 ottobre 2026.
    A Piegaro la Sagra della Castagna propone stand gastronomici dove la castagna è protagonista in numerose ricette, dai primi piatti ai dolci, compresa la tradizionale versione arrosto.
  • La disfida di San Fortunato a Todi – Todi (PG), dal 9 al 11 ottobre 2026.
    A Todi la Disfida di San Fortunato celebra il patrono con eventi a tema medievale, tra cui il Palio dell'Aquila, una mostra mercato dei prodotti tipici e un corteo storico lungo le vie della città.
  • Frantoi Aperti in Umbria – Trevi (PG), dal 17 ottobre al 15 novembre 2026.
    Frantoi Aperti in Umbria celebra l’arrivo del nuovo olio extravergine trasformando i frantoi in laboratori culturali con eventi dedicati al fumetto, attività per bambini e mostre sul legame tra olio e territorio.
  • Altrocioccolato – Città di Castello (PG), dal 23 al 25 ottobre 2026.
    Altrocioccolato è una manifestazione dedicata al consumo responsabile e ai prodotti biologici, con stand di vendita, laboratori didattici, degustazioni, mostre, mensa equo-solidale e un ricco programma di spettacoli e incontri.

Ottobre in Campania: le migliori sagre, feste ed eventi

15 septembre 2026 à 09:02

Profumo di funghi, castagne e tartufi che arrivano in tavola con i primi cieli tersi e l’aria più frizzante: è la stagione in cui i borghi si risvegliano fra mercatini, piatti fumanti e calici colmi. Le sagre di paese tornano protagoniste, insieme alle feste patronali e ai prodotti tipici di stagione, trasformando ogni fine settimana in un’occasione per scoprire sapori e tradizioni. Nelle piazze risuonano voci, brindisi e accenti diversi, mentre si passeggia tra banchi colmi di specialità locali. Anche in Campania l’autunno diventa il momento ideale per rallentare, assaggiare e lasciarsi guidare dai profumi.

Tra gli appuntamenti più attesi di ottobre 2026 in Campania spiccano la Sagra dei funghi di Cusano Mutri, la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e dei Prodotti Tipici Locali di Colliano e la Sagra del Cinghiale a Dugenta, che raccontano la regione attraverso boschi, ricette tradizionali e piatti di carne cucinati con cura. Accanto a loro, eventi come Autumn Fest a Mugnano del Cardinale e il Mercato della Terra a Piano di Sorrento offrono un viaggio tra produzioni locali, colori autunnali e sapori genuini tutti da scoprire.

Eventi di ottobre in Campania, le sagre enogastronomiche da scoprire

  • Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN), dal 25 settembre al 18 ottobre 2026.
    Tradizionale sagra nel borgo di Cusano Mutri dedicata ai funghi, alla cucina tipica e alle specialità enogastronomiche del territorio.
  • Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Sagra con piatti a base di cinghiale accompagnati da vini locali, serviti in trattorie all’aperto, con balli e canti folkloristici e possibilità di acquistare prodotti tipici.
  • Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e dei Prodotti Tipici Locali – Colliano (SA), dal 8 al 11 ottobre 2026.
    Mostra mercato agroalimentare incentrata sul Tartufo Nero di Colliano, affiancato da formaggi, ricotte, patate di montagna, oli, miele e altri prodotti tipici locali.
  • Autumn Fest – Mugnano del Cardinale (AV), dal 10 al 11 ottobre 2026.
    Autumn Fest propone piatti della tradizione locale, vino del territorio, musica e intrattenimento, con stand gastronomici aperti anche a pranzo la domenica.
  • Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 11 ottobre 2026.
    Mercato mensile ospitato nel mercato ortofrutticolo liberty di Piano di Sorrento, con produttori Slow Food e un’ampia varietà di specialità locali, momenti culturali e Laboratori del Gusto per adulti e bambini.

Non è mai la stessa due volte: Zlatni Rat, la spiaggia croata che cambia forma col vento

Par : elenausai10
13 septembre 2026 à 14:30

La spiaggia più fotografata della Croazia? Sicuramente la famosa Zlatni Rat, alla posizione 37 nella classifica 2026 Europe – World’s 50 Best Beaches.

Si trova sull’isola di Brač, davanti alla cittadina di Bol, e si allunga in mare per circa quattrocento metri con la sua caratteristica forma a punta. Nonostante il flusso costante di visitatori, resta un luogo che lascia senza parole: i ciottoli bianchi e levigati, l’acqua che passa dal turchese al blu intenso, la pineta che offre riparo dal sole e le scogliere che si ergono alle spalle compongono uno scenario tra i più belli di tutta la Dalmazia.

E non è mai davvero la stessa spiaggia due volte: onde, vento e correnti ne rimodellano continuamente i contorni, tanto che il mare può essere piatto da un lato e mosso, ideale per il surf, a pochi passi di distanza.

Perché Zlatni Rat è una spiaggia speciale

A prima vista Zlatni Rat, tra le spiagge più belle d’Europa, appare semplicemente come una lunga lingua di ciottoli protesa verso il mare. Ma è solo guardandola dall’alto che si capisce perché sia così diversa dalla maggior parte delle spiagge adriatiche. La sua punta cambia forma di continuo, spinta da vento, onde e correnti: a volte si piega da un lato, a volte dall’altro, e nei periodi di maltempo più intenso il profilo può trasformarsi visibilmente nel giro di pochi giorni. Non è un caso, quindi, se non esistono due fotografie di Zlatni Rat perfettamente identiche tra loro.

La spiaggia si estende per quasi 500 metri e, dal 2006 a oggi, i rilevamenti mostrano che si è allungata naturalmente di circa 80 metri, senza alcun intervento umano: Zlatni Rat cresce e cambia letteralmente sotto gli occhi di chi la visita. Anche la sensazione sotto i piedi è particolare. Non è una spiaggia di sabbia, ma nemmeno una classica spiaggia rocciosa dalmata: i suoi ciottoli piccoli e levigati la rendono molto più comoda, per camminare e sdraiarsi, rispetto a gran parte delle spiagge di ciottoli dell’Adriatico.

Cosa fare a Zlatni Rat

Zlatni Rat è perfetta per una giornata di relax. Complice l’enorme afflusso di visitatori, qui si trova praticamente tutto ciò che può servire durante una giornata al mare: docce e servizi igienici, lettini e ombrelloni, beach bar e chioschi, ristoranti, negozi e punti noleggio per l’attrezzatura da spiaggia.

Per chi non riesce a stare tutto il giorno sotto l’ombrellone, lo sport da praticare è il windsurf. Bol è considerata una delle destinazioni più attrattive di tutta la Croazia e gran parte dell’azione si concentra proprio intorno a Zlatni Rat. Il merito è del maestrale, un vento forte e costante che soffia da aprile a ottobre e che, secondo diverse guide locali, raggiunge di solito il picco nel primo pomeriggio per poi calare verso sera.

Chi cerca invece un ritmo più lento può puntare verso l’alto: un’escursione fino al Vidova Gora, la vetta più alta di tutte le isole croate, regala viste panoramiche che spaziano su Brač, Hvar e oltre, ripagando ampiamente la fatica della salita.

Dove si trova e come arrivare

Zlatni Rat si trova sulla costa meridionale di Brač, la più grande isola della Dalmazia centrale, davanti alla cittadina di Bol. Per raggiungerla, il punto di partenza più comodo è Spalato: da qui partono ogni giorno traghetti per auto verso Supetar, il principale porto dell’isola, con una traversata di circa 50 minuti, e catamarani più rapidi che collegano direttamente Split a Bol. Da Supetar, chi non viaggia con un proprio mezzo, può proseguire in autobus o taxi fino a Bol, che dista una trentina di chilometri.

Una volta arrivati in città, la spiaggia si raggiunge a piedi percorrendo Put Zlatnog rata, una passeggiata ombreggiata lunga circa 1,5 km che collega Zlatni Rat al centro storico di Bol, alla stazione degli autobus e al molo dei traghetti.

Orvieto incanta l’Independent: la gemma umbra che sembra uscita da una fiaba

13 septembre 2026 à 09:00

Se Firenze è la cartolina che tutti conoscono, Orvieto è quella la sorpresa che si scopre andando un po’ più a fondo: arroccata su una scenografica rupe di tufo e capace di nascondere sotto le sue strade un mondo completamente diverso, la città umbra ha conquistato anche l’attenzione dell’Independent, che l’ha inserita tra le destinazioni da scegliere per andare oltre le mete più affollate.

Il quotidiano britannico la consiglia infatti come alternativa a Firenze, ma non una qualsiasi: è una città che, tra un Duomo spettacolare, capolavori rinascimentali e un incredibile labirinto sotterraneo, ha una personalità tutta sua. E proprio il giornalista che l’ha visitata arriva a una conclusione significativa: qui c’è “troppo sapore” per essere semplicemente considerata l’alternativa di qualche altra città più blasonata.

Castelli Aperti in Piemonte, viaggio tra dimore storiche, torri e musei

12 septembre 2026 à 09:00

Domenica 13 settembre l’appuntamento con Castelli Aperti, una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio storico, artistico e architettonico delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Torino e propone un totale di 56 aperture tra castelli, ville, palazzi, musei, torri e borghi.

Il programma permette così di costruire itinerari molto diversi tra loro, dalle dimore storiche delle Langhe e del Canavese fino ai centri fortificati del Monferrato, passando per musei e antiche residenze nobiliari.

Tra castelli e borghi nella provincia di Alessandria

La provincia di Alessandria propone un ricco programma in cui le architetture storiche si alternano a musei e borghi del Monferrato. Ad Acqui Terme, per esempio, il Castello dei Paleologi ospita il Civico Museo Archeologico e consente di affiancare alla visita la scoperta delle testimonianze archeologiche del territorio. L’apertura è prevista dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 4 euro.

Da non perdere poi la Tenuta Castello di Razzano, ad Alfiano Natta, dove visitare il Museo Artevino e le cantine dedicate all’invecchiamento, e il Castello di Piovera, aperto nel pomeriggio con visite guidate su prenotazione dalle 14.30 alle 18.30, e ingresso a 13 euro. Se preferite un’esperienza legata ai borghi, Ozzano Monferrato propone invece un percorso libero negli spazi esterni del centro storico, accompagnato da un’audioguida accessibile tramite QR Code.

Le aperture tra Asti e il paesaggio del Monferrato

Anche l’Astigiano porta nel circuito torri, castelli e testimonianze della storia locale: tra gli altri, a Castagnole delle Lanze, la Torre del Conte Ballada di Saint Robert dona l’occasione di ammirare il suggestivo panorama dall’alto, con apertura dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. La salita costa 3 euro, mentre è prevista anche una formula da 8 euro che comprende un calice di vino.

A Castelnuovo Calcea, invece, l’area dell’antico castello è accessibile gratuitamente per tutta la giornata, dalle 10 alle 19. Tra le numerose proposte spicca poi il Castello di Rorà a Costigliole d’Asti, che domina il centro storico e sarà aperto sia al mattino sia nel pomeriggio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 5 euro.

Biella, dalle dimore storiche al Ricetto di Candelo

Nel Biellese l’appuntamento permette di alternare palazzi storici e borghi fortificati: a Biella, Palazzo Gromo Losa sarà aperto dalle 10 alle 19 e ospiterà la rassegna “Fatti ad Arte” insieme alla mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili, visitabile fino al 18 ottobre 2026. L’ingresso ha un costo di 7 euro.

Un’altra dimora storica visitabile è Palazzo La Marmora, aperto dalle 15 alle 19 con possibilità di visita libera o accompagnata; nel programma compare inoltre il Ricetto di Candelo, celebre borgo fortificato medievale in cui passeggiare liberamente oppure con visite guidate disponibili su richiesta.

Nelle Langhe tra Barolo, Manta e Serralunga

È davvero ricca la proposta della provincia di Cuneo, dove il percorso di Castelli Aperti incontra alcuni dei paesaggi storici più riconoscibili delle Langhe. Ad esempio, a Barolo, il Castello Falletti ospita il WiMu – Wine Museum, dedicato alla cultura e alla storia del vino: sarà aperto dalle 10.30 alle 19, con ingresso intero di 9 euro.

Altre meraviglie sono il Castello della Manta, che vanta i pregevoli affreschi della Sala Baronale, aperto dalle 10 alle 18, e il Castello di Serralunga d’Alba, che propone svariati turni di visita guidata nell’arco della giornata. Il primo ha un ingresso di 11 euro, mentre per Serralunga il costo è di 6 euro.

A completare il panorama le proposte di Saluzzo, dove il pubblico può visitare la Castiglia, antica fortezza dei marchesi, oltre a Casa Cavassa, alla Torre Civica e alla Pinacoteca Olivero.

Dal Novarese al Canavese

Il circuito raggiunge poi la provincia di Novara, con aperture che includono dimore storiche e luoghi dedicati all’arte: a Oleggio Castello, il Castello Dal Pozzo sarà visitabile al mattino con visita guidata e prenotazione obbligatoria, al costo di 15 euro. A Vacciago di Ameno, la Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone invece visite libere gratuite dalle 15 alle 18.

Nel Torinese, infine, l’itinerario guarda soprattutto al Canavese e alle dimore storiche: ad Agliè, Villa Il Meleto, legata alla figura di Guido Gozzano e al paesaggio canavesano, sarà aperta dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, con ingresso a 8 euro mentre a Caravino il Castello e Parco di Masino consentirà di visitare la residenza storica insieme al grande parco, dalle 10 alle 18, con ingresso di 15 euro e accesso gratuito per gli iscritti FAI.

A Piossasco, Casa Lajolo abbina invece l’apertura alla Festa degli Orti, in programma proprio domenica 13 settembre. Il calendario torinese comprende inoltre il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Pralormo visitabile con guida dalle 10 alle 18.

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