Il gioiello bizantino della Calabria riapre le porte; dopo un lavoro lungo iniziato nel 2024 la Cattolica di Stilo riapre le porte ai visitatori. Siamo alle pendici del monte Consolino e questo edificio medievale tra i più riconoscibili della regione è stato ufficialmente riaperto dopo interventi di conservazione e manutenzione, oltre a quelli di valorizzazione. L’impegno ha riguardato sicurezza e accessibilità e nonostante ad oggi siano ancora incorso alcuni lavori è possibile entrare e godersi questa meraviglia. Ora che finalmente torna visitabile è il momento di cogliere l’occasione e inserirla nel proprio itinerario.
La riapertura della Cattolica di Stilo
La lungachiusura è stata più che necessaria per riaprire la Cattolica di Stilo in Calabria e intervenire in modo preciso su murature e superfici andando a restaurare alcuni elementi architettonici della chiesa. Il progetto si è occupato di conservazione di tutti i materiali storici e della prevenzione del degrado evitando di modificare l’identità del luogo. Tra le migliorie sono stati introdotti nuovi punti informativi e strumenti pensati per rendere più semplice la lettura dell’edificio; maggiore attenzione è stata rivolta a chi ha difficoltà sensoriale, fisica o cognitiva potenziando l’accessibilità. Migliorie importanti anche per sistemi di sicurezza e video-sorveglianza.
Cosa vedere nella Cattolica di Stilo
La Cattolica è stata costruita tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Il nome viene ricondotto al termine greco Katholikon, utilizzato per indicare la chiesa principale di un complesso monastico o un centro di culto legato a comunità di eremiti. All’esterno colpiscono soprattutto le cinque piccole cupole che emergono sopra una struttura compatta, quasi cubica. I mattoni disegnano motivi semplici e regolari, mentre la posizione sopraelevata apre lo sguardo verso Stilo e la vallata.
123RFLa Cattolica di Stilo, il gioiello bizantino calabrese
Dentro, la pianta a croce greca è scandita da quattro colonne di recupero, probabilmente provenienti da edifici più antichi. Su una di queste compare una croce con iscrizione latina; su un’altra si leggono incisioni in lingua araba. Segni che continuano a suscitare interrogativi sulla storia dell’edificio e sulle persone che lo attraversarono nei secoli. Il richiamo più importante è dato dagli affreschi con pitture che testimoniano fasi differenti e trasformazioni simbolo del Medioevo. Una delle immagini più note è quella della Dormitio Virginis, seguita dall’ascensione con Cristo benedicente e dalla raffigurazione dei santi vescovi. Ovviamente, una volta qui, vale la pena anche organizzare una passeggiata nel caratteristico borgo.
Come visitare la Cattolica di Stilo
Per poter visitare la Cattolica di Stilo bisogna fare tesoro di queste informazioni:
Apertura. Il sito è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30 e la domenica dalle 9.30 alle 19.30. Il lunedì è giorno di chiusura;
Prezzi. Il biglietto intero costa 4 euro, mentre il ridotto è di 2 euro.
Come raggiungere la Cattolica di Stilo
Per chi arriva da fuori regione per visitare la Cattolica di Stilo, gli aeroporti di riferimento sono quelli di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. La stazione ferroviaria più vicina è invece Monasterace-Stilo, distante circa 14 chilometri. L’auto resta il mezzo più pratico per raggiungere Stilo e muoversi nella Vallata dello Stilaro. Una volta arrivati nel borgo, la Cattolica si trova in posizione rialzata, ai piedi del Monte Consolino.
Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.
Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.
Cosa vedere a Erbusco
Le ville storiche
Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.
Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.
A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.
Pro Loco ErbuscoVilla Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).
Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.
Pro Loco ErbuscoChiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello
Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.
Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.
È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.
Erbusco tra vigneti e cantine
Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.
Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.
Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.
Cosa fare a Erbusco
Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.
Gli eventi imperdibili a Erbusco
Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:
Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Pro Loco ErbuscoL’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.
Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.
Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.
Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.
L’elogio del Times a Perugia
Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz. Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.
E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.
iStockIl centro storico di Perugia fa il giro del mondo
Cosa vedere assolutamente a Perugia
Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.
Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.
Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.
Non è mai troppo tardi, soprattutto se il messaggio che viene recapitato scalda il cuore. A volte ci sono parole che arrivano apparentemente in ritardo, ma forse nel momento giusto. Probabilmente è questo che ha pensato Bob Sheppard, un uomo della California che aprendo la sua cassetta della posta a Long Beach è rimasto stupito trovando una cartolina spedita dai suoi genitori 26 anni prima, quando entrambi erano ancora vivi.
Ingiallita dal tempo e segnata da un viaggio impegnativo, arrivava direttamente dalla Danimarca: i coniugi erano stati a Copenhagen per una vacanza nel luglio del 2000. Il messaggio di poche righe riporta a una tradizione ormai obsoleta e scalda il cuore del figlio che ha modo di leggere, ancora una volta, le parole di mamma e papà. Le sue prime impressioni sono state quelle di avere tra le mani un vero tesoro, così ha raccontato ad ABC7. A rendere preziosa la cartolina non sono il francobollo, la data o il viaggio misterioso… sono proprio le persone che l’avevano scritta.
Arroccato su uno sperone roccioso che sembra protendersi verso lo Stretto di Messina, il Castello Ruffo di Scilla è uno dei simboli più riconoscibili della Costa Viola nonché il vero genius loci di Scilla, a circa 20 chilometri da Reggio Calabria.
La sua posizione racconta subito il motivo per cui sia stato scelto e trasformato nel corso dei secoli: proteso verso il mare, il promontorio costituiva un punto ideale per controllare lo Stretto e avvistare chi si avvicinava alle coste calabresi.
Ma quando arriverete quassù, sarà il panorama a catturare per primo la vostra attenzione. Il castello separa, infatti, due dei volti più suggestivi di Scilla: da una parte Marina Grande, con la spiaggia distesa ai piedi della rocca, dall’altra Chianalea, il celebre borgo marinaro con le case quasi lambite dall’acqua.
La lunga storia del Castello Ruffo di Scilla
Le origini del Castello Ruffo ci portano molto indietro nel tempo: prima gli Etruschi, poi le fortificazioni del periodo magnogreco e infine i Romani, che ampliarono le strutture presenti, riconobbero l’importanza strategica di questo sperone sospeso sullo Stretto.
Delle fasi più antiche rimangono tuttavia poche tracce: gli scavi moderni hanno restituito soprattutto le mura del Monastero di San Pancrazio, risalente al IX secolo e anch’esso collegato alla necessità di difendere il territorio dalle incursioni saracene. Nel 1060 il complesso divenne una rocca militare, rafforzando in via definitiva quella vocazione difensiva che avrebbe accompagnato il promontorio per secoli.
Una svolta importante arrivò nel Cinquecento, quando il castello passò a Paolo Ruffo e divenne residenza della famiglia, che vi rimase fino ai primi anni del Settecento. Ancora oggi, prima di entrare, potrete riconoscere sul portale lo stemma nobiliare dei Ruffo e una grande lapide che ricorda gli interventi di restauro realizzati durante quel periodo.
Il destino della fortezza continuò però a cambiare: nel 1808 divenne proprietà demaniale dello Stato, mentre i violenti terremoti del 1783 e del 1908 provocarono gravi danni alla struttura, in seguito restaurata.
Da presidio militare e residenza nobiliare, il Castello Ruffo ha assunto nel Novecento una nuova funzione: dagli anni Settanta è diventato un luogo d’incontro e di cultura, dapprima come Ostello della Gioventù e poi come spazio destinato a mostre, convegni e iniziative culturali.
iStockTutta la meraviglia del borgo di Scilla
Dentro il Castello Ruffo tra torrioni, mare e mito
Una volta attraversato il ponte che precede l’ingresso, vi troverete davanti al portale in pietra con arco a sesto acuto, sovrastato dallo stemma dei Ruffo. Superato l’androne coperto da una volta ribassata, si apre il cortile interno, da cui il grande scalone conduce verso quella che un tempo era la residenza della famiglia.
La pianta irregolare del Castello Ruffo è una conseguenza della sua lunghissima storia: le diverse parti dell’edificio appartengono infatti a epoche differenti, ma l’insieme conserva ancora l’aspetto di una vera fortezza, con cortine murarie, torrioni e feritoie.
Negli ambienti interni trovano spazio reperti, modellini, esemplari naturalistici e manufatti che raccontano anche una delle tradizioni più profonde di Scilla, quella della pesca del pesce spada, attività legata alla cultura marinara dello Stretto.
Da quassù, lo sguardo precipita verso i vicoli e le case di Chianalea, corre sulla spiaggia di Marina Grande e attraversa lo Stretto fino alla Sicilia, tanto vicina da sembrare quasi a portata di mano.
Nella parte più alta del complesso spicca inoltre il Faro di Scilla, realizzato nel 1913 come punto di riferimento per le imbarcazioni in transito nello Stretto e ancora oggi legato alla Marina Militare.
Ma osservare il mare dal Castello Ruffo vuol dire anche addentrarsi nel territorio della leggenda: lo Stretto è, infatti, lo scenario del mito di Scilla e Cariddi e delle avventure di Ulisse narrate nell’Odissea. La tradizione mitologica racconta di Scilla, bellissima ninfa trasformata in una creatura mostruosa, destinata a terrorizzare i naviganti che si avvicinavano alla costa.
Se potete scegliere l’orario della visita, raggiungete il castello verso il tramonto: quando il sole scende in direzione della Sicilia, la luce avvolge le mura di sfumature dorate e ocra e lo Stretto cambia colore piano piano. Portate con voi scarpe comode per affrontare la salita e preparate la macchina fotografica: una volta arrivati in cima, davanti al mare, a Chianalea e alla costa siciliana sull’orizzonte, sarà difficile non usarla.
Dal 6 settembre al 27 dicembre 2026 la Campania torna a viaggiare sui binari del passato con una nuova stagione di treni storici. Sono oltre 30 le corse previste nei fine settimana, pensate per trasformare il viaggio in un’esperienza capace di unire turismo lento, cultura, storia e mobilità sostenibile. L’iniziativa è promossa dalla Regione Campania attraverso ACaMIR (Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti), in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e gli enti locali.
Il programma attraversa alcuni dei luoghi più interessanti della regione, dalle grandi città d’arte ai siti archeologici, fino ai piccoli borghi dell’entroterra. Per le informazioni definitive su date, orari, tariffe e modalità di prenotazione delle singole corse, arriveranno presto i dettagli ufficiali.
Pietrarsa Express, un viaggio nella storia delle ferrovie
Ad aprire la stagione sarà il Pietrarsa Express, con la prima corsa in programma domenica 6 settembre. Il convoglio storico partirà da Napoli Centrale per raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, una delle destinazioni più significative per conoscere la storia delle ferrovie italiane.
Il fascino dell’itinerario sta anche nella possibilità di raggiungere il museo a bordo di un treno d’epoca, rendendo il percorso parte integrante della visita. Un modo suggestivo per riscoprire un luogo legato all’evoluzione del trasporto ferroviario italiano.
Ferrovie dello StatoA bordo del Pietrarsa Express
Reggia Express, da Napoli alla Reggia di Caserta
La seconda proposta è il Reggia Express, che collegherà Napoli Centrale alla stazione di Caserta a bordo di un convoglio storico. La prima partenza è prevista per domenica 13 settembre.
La particolarità dell’itinerario è la posizione della stazione ferroviaria casertana, situata a breve distanza dal Complesso Vanvitelliano della Reggia di Caserta. Una volta scesi dal treno, sarà quindi possibile raggiungere facilmente uno dei più importanti monumenti della Campania, senza lunghi trasferimenti.
Archeotreno, sulle tracce di Pompei e Paestum
Il patrimonio archeologico sarà protagonista dell’Archeotreno, con partenze da Napoli verso due destinazioni di grande rilevanza: Pompei e Paestum. La prima corsa è fissata per domenica 18 ottobre.
L’idea è quella di facilitare l’accesso a importanti aree archeologiche attraverso un collegamento ferroviario dal forte valore turistico e culturale. Il viaggio diventa così parte dell’esperienza, accompagnando i visitatori verso luoghi che raccontano alcune delle pagine più importanti della storia antica della Campania.
PixabayL’Archeotreno della Campania
Ferrovia dell’Irpinia, tra borghi e paesaggi dell’entroterra
Dal 13 settembre il programma si estenderà anche all’Irpinia, con partenze da Avellino lungo la storica Ferrovia dell’Irpinia. Le automotrici d’epoca raggiungeranno borghi come Montella, Lioni, Montemarano, Paternopoli, Taurasi, Cassano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi.
Per rendere più semplice la visita, il viaggio sarà accompagnato da un servizio integrato di bus navetta dalle stazioni verso i centri abitati. Un sistema pensato per valorizzare anche le aree interne e favorire la scoperta di borghi, paesaggi e patrimoni locali.
I biglietti saranno disponibili attraverso i canali Trenitalia (sito, app, biglietteria, distributori automatici) e presso le agenzie di viaggio, ma per conoscere calendario completo e le informazioni delle singole iniziative bisognerà consultare i canali della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane.
Torri merlate, mura in pietra, un fossato e persino un ponte levatoio: osservando il Castello Bonoris dall’esterno, è facile immaginare cavalieri, assedi e dame dai vestiti sontuosi affacciate alle finestre. Ma c’è un dettaglio che cambia completamente prospettiva: il maniero, che domina una collina in provincia di Brescia, non è un autentico castello medievale.
La sua storia comincia infatti alla fine dell’Ottocento, quando Gaetano Bonoris decise di trasformare i resti dell’antica rocca in quella che sarebbe diventata la sua straordinaria dimora neogotica, dall’architettura fiabesca e imponente.
A soli 40 minuti di trenoda Milano si trova una città che custodisce un patrimonio storico sorprendente, ma che continua a rimanere lontana dai grandi flussi turistici. È Brescia, “La Leonessa” d’Italia (all’interno del castello della città si può visitare il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia), protagonista di un recente racconto del The Times che la indica come una splendida alternativa alla seconda città più grande d’Italia. Un luogo dove archeologia, arte, tradizioni e vita quotidiana si incontrano in un centro storico ricco di piazze, chiese e musei.
Brescia, tra archeologia romana, chiese e piazze
Per molto tempo Brescia è stata associata soprattutto alla sua anima industriale. In realtà, come sottolinea Cinzia Pasini, fondatrice dell’agenzia di guide turistiche locali Arte Con Noi, la città conserva un patrimonio storico di grande valore. Il Castello arroccato sul colle Cidneo ne è un esempio.
Nel 2023 Brescia è stata Capitale Italiana della Cultura e oggi rappresenta una meta ideale per un city break alla scoperta di un’Italia meno conosciuta.
Il cuore della città è Piazza della Loggia, dominata dal celebre orologio astronomico del XVI secolo, con le figure meccaniche in rame conosciute come “i pazzi delle ore”. Poco distante si apre Piazza Paolo VI, dove sorgono le due cattedrali cittadine (Duomo Nuovo e Duomo Vecchio). Brescia sorprende anche per il numero delle sue chiese: sono almeno 60 quelle comprese entro le antiche mura.
Tra le numerose chiese del centro storico, San Faustino è un ottimo punto di partenza. Dedicata a uno dei santi patroni della città, conserva gli affreschi dell’altare di Tiepolo e un’elegante facciata in marmo Botticino realizzata dallo scultore Giuseppe Cantone. Merita una visita anche Santa Maria del Carmine, dove si possono ammirare l’Annunciazione di Pieter de Witte e una suggestiva Lamentazione per Cristo morto, composta da figure in terracotta a grandezza naturale. Un dettaglio curioso si trova nel pavimento: un disco di legno segnala la presenza dell’“Antico Fiume” e, sollevando una corda, è possibile ascoltare il rumore delle acque del fiume Bova che scorrono proprio sotto la chiesa.
Tra le tappe più importanti c’è Brixia, il sito archeologico romano meglio conservato del Nord Italia e patrimonio UNESCO, dove si trova il Capitolium e la celebre Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo. Scoperta nel 1826 e sottoposta a un importante intervento di restauro terminato nel 2020, è oggi nuovamente esposta nella sua sede originaria. Quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua scoperta.
Da non perdere anche il Museo di Santa Giulia, ospitato nell’antico monastero benedettino femminile costruito nel 753 d.C. dal re longobardo Desiderio. I suoi oltre 14.000 metri quadrati raccontano la storia della città attraverso edifici romani, la Basilica di San Salvatore e l’Oratorio di Santa Maria in Solario del XII secolo, dove veniva custodito il tesoro del monastero.
iStockIl Dom all’alba, Brescia
Una città da vivere
Brescia non è soltanto una destinazione culturale. Il quartiere Carmine, un tempo considerato problematico, oggi è in piena rinascita grazie alle botteghe e ai laboratori artigiani e al progetto Make in Brescia, che permette di partecipare a vari laboratori e conoscere da vicino il lavoro di ceramisti e restauratori.
Il sabato mattina il mercato che si sviluppa intorno a Piazza della Loggia restituisce invece un’immagine autentica della città, tra formaggi, salumi, frutta, verdura, pasta e prodotti della tradizione. A tavola si possono assaggiare specialità bresciane legate al territorio, mentre per l’aperitivo c’è il pirlo, preparato con vino bianco e Campari.
Tra monumenti, musei, botteghe e sapori locali, Brescia conserva così un carattere autentico e sorprendentemente discreto: proprio quella combinazione che il The Times considera la sua forza e che la rende una delle alternative più interessanti aMilano.
I primi grappoli che maturano, le piazze che tornano a riempirsi, i mercati che si allungano fino al tramonto: è il tempo in cui l’autunno bussa alle porte con riti collettivi fatti di sapori e incontri. Tra sagre di paese, feste patronali e mercatini, l’aria si fa più fresca ma l’atmosfera resta calorosa, con i prodotti di stagione che diventano protagonisti assoluti. In Lombardia questa energia si traduce in un fitto calendario di appuntamenti enogastronomici e popolari, perfetti per riscoprire borghi e città da una prospettiva autentica.
Nel calendario di settembre 2026 in Lombardia spiccano appuntamenti capaci di parlare sia agli appassionati di gusto sia a chi ama curiosare tra bancarelle e tradizioni locali. A Milano, il Mercato agricolo dei Navigli porta in città il meglio delle produzioni di campagna, mentre a Chiavenna il Valtellina Wine Festival 2026 al festa dei vini di Valtellina celebra il territorio e la cultura del vino. A completare il quadro, eventi come il Mercatino Pavese dell’antiquariato e non solo invitano a partire alla scoperta di Pavia e delle sue atmosfere più suggestive.
Gli eventi di settembre in Lombardia tra gusto e tradizioni
Mercato agricolo dei Navigli – Milano (MI), il 5 settembre 2026.
Mercato agricolo in zona Navigli a Milano e a Segrate, dove acquistare direttamente dai produttori una vasta scelta di prodotti a filiera corta, tra cui ortaggi, frutta, formaggi, pane, carne, riso, vini, farine e miele.
Villa Arconati Far – Bollate (MI), il 6 settembre 2026.
Villa Arconati apre la domenica con visite guidate, esposizioni d’arte e la possibilità di esplorare il suo storico giardino tra arte, natura e bellezza.
Mercatino Pavese dell’antiquariato e non solo – Pavia (PV), il 6 settembre 2026.
Mercatino pavese dell’antiquariato in Viale XI Febbraio a Pavia con circa 100 grandi bancarelle e ampia rotazione di espositori, specializzato in mobili, oggettistica, gioielli d’epoca, modernariato, collezionismo, antiquariato etnico e archeologia medio orientale.
Colori e sapori del mercatino italiano – Pavia (PV), il 6 settembre 2026.
Mercatino alimentare in Viale Matteotti con prodotti tipici selezionati da diverse regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolci, vini, pane e miele, allestito nella suggestiva cornice del Castello Visconteo.
Valtellina Wine Festival 2026 – Chiavenna (SO), dal 12 al 14 settembre 2026.
Festival diffuso dedicato ai vini della Valtellina, nato dalla collaborazione tra Consorzio Vini e Strada del Vino e dei Sapori, che celebra ospitalità, convivialità e il legame tra vino, paesaggio e territorio.
Mercato della Terra di Piambello – Induno Olona (VA), il 12 settembre 2026.
Mercato contadino ispirato alla filosofia Slow Food, dove i produttori locali vendono direttamente ai consumatori alimenti di qualità, a prezzi giusti e con metodi sostenibili, preservando cultura alimentare e biodiversità.
Il mercatino di Voghera – Voghera (PV), il 12 settembre 2026.
Tradizionale mercatino nel centro storico di Voghera con bancarelle di antichità, artigianato, collezionismo, modernariato, creatività e prodotti tipici alimentari e biologici.
Il mercatino dell’antiquariato di Cusago – Cusago (MI), il 13 settembre 2026.
Mercatino di antiquariato a Cusago con numerosi espositori selezionati che propongono mobili, oggetti da collezione, libri, stampe e modernariato, affiancati da bancarelle di cibi biologici e specialità lombarde.
Dalle prime luci più morbide alle serate che tornano a profumare di mosto e castagne, il calendario di sagre e feste riempie questo passaggio verso l’autunno di piazze animate, stand gastronomici e musiche di paese. È il momento in cui i prodotti di stagione diventano protagonisti, tra uva, funghi, mele e sapori di montagna, e le comunità si ritrovano per celebrare le proprie tradizioni. In Friuli-Venezia Giulia tutto questo si traduce in un mosaico di appuntamenti diffusi, tra borghi, città e vallate, ideale per chi ama viaggiare seguendo il gusto e le atmosfere autentiche.
Nel 2026 il mese porta con sé alcune tappe imperdibili: dalle giornate dedicate ai sapori regionali di Friuli Doc nel cuore di Udine, alle vie di Gorizia che si trasformano in un grande percorso del gusto con Gusti di Frontiera. Accanto a questi eventi più noti, non mancano le tradizioni di lunga data, come la Sagra dei Osei di Sacile e le proposte legate all’artigianato e alla montagna a Sutrio, per un itinerario che unisce enogastronomia, storia locale e paesaggi sempre diversi.
Settembre in Friuli-Venezia Giulia, gli eventi da vivere tra gusto e tradizione
Sagra dei Osei – Sacile (PN), il 6 settembre 2026.
La Sagra dei Osei anima il centro storico di Sacile con la più antica manifestazione ornitologica d’Europa, nata come mercato avicolo e oggi dedicata a storia, cultura, ambiente e turismo nello scenario dei palazzi veneziani sul Livenza.
La Magia del legno torna a Sutrio – Sutrio (UD), il 6 settembre 2026.
Sutrio si trasforma in un grande laboratorio all’aperto, dove artigiani e scultori del legno italiani e stranieri lavorano dal vivo e presentano sculture, oggetti d’uso, mobili tipici e complementi d’arredo in un mercatino diffuso.
Friuli Doc – Udine (UD), dal 10 al 13 settembre 2026.
Friuli Doc porta a Udine degustazioni guidate, laboratori artigianali e incontri culturali, celebrando l’enogastronomia, le tradizioni e i prodotti del territorio friulano dalle Alpi all’Adriatico.
Festa dei funghi e dell’ambiente – Budoia (PN), dal 12 al 14 settembre 2026.
La Festa dei funghi e dell’ambiente propone stand gastronomici dedicati ai funghi e alla cucina campagnola, accompagnati da vini locali, musica e serate di ballo.
Festa di fine estate – Fiumicello Villa Vicentina (UD), dal 12 al 13 settembre 2026.
La Festa di fine estate di Villa Vicentina offre chioschi con specialità di carne e pesce, serate a tema, musica e balli per salutare la stagione calda.
Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 12 settembre 2026.
Il mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” promuove in piazza S. Paolino la vendita diretta di prodotti agricoli locali a chilometro zero, valorizzando genuinità, scambi culturali e attrattività turistica del territorio.
Mostra ornitologica e avicunicola – Tricesimo (UD), il 13 settembre 2026.
La mostra ornitologica e avicunicola di Tricesimo richiama centinaia di espositori e migliaia di visitatori per ammirare uccelli canori, specie avicunicole e diverse razze cinofile provenienti dal Triveneto e dai paesi vicini.
Festa dell’Uva 2026 a Cormons – Cormons (GO), dal 18 al 20 settembre 2026.
La Festa dell’Uva a Cormons valorizza l’immagine turistica del Collio con un ricco programma enogastronomico ed eventi collaterali, organizzando il centro storico in “Isole di Festa” dedicate a risorse artistiche, storiche, architettoniche e ambientali.
Sagra della mela – Tolmezzo (UD), dal 18 al 20 settembre 2026.
La Sagra della mela a Tolmezzo presenta un’ampia esposizione di varietà coltivate in regione e offre un fine settimana di gastronomia e animazioni rivolte in particolare alle famiglie.
La Giostra dei Castelli – Pordenone (PN), dal 19 al 20 settembre 2026.
La Giostra dei Castelli rievoca un episodio del 1499 legato all’invasione turca, con accampamenti medievali, duelli, spettacoli di giullari, corte in costume, mercatini, sbandieratori e spadaccini nel parco ai piedi del castello.
A Gorizia torna “Gusti di Frontiera” – Gorizia (GO), dal 24 al 27 settembre 2026.
Gusti di Frontiera porta a Gorizia un grande percorso gastronomico internazionale, con centinaia di stand che propongono sapori e specialità provenienti da tutto il mondo.
Profumi di nocciole tostate, fagioli e piatti di terra annunciano il passaggio all’autunno, quando borghi e piazze tornano a riempirsi di sagre di paese, feste patronali ed eventi del gusto. È il momento in cui i prodotti tipici di stagione diventano protagonisti delle tavole, tra stand, musica e voglia di stare insieme. La Campania accoglie i visitatori con una tavolozza di sapori che unisce tradizione contadina e creatività di cucina.
In questo scenario di sapori e tradizioni spiccano appuntamenti diversi ma complementari, dalla curiosa Sagra della Rana di Marcianise alla golosa Sagra del Cinghiale a Dugenta, fino alla profumata Festa della nocciola di Baiano. Un calendario di eventi che attraversa la regione, tra rievocazioni storiche, mercati contadini e feste dedicate ai prodotti simbolo del territorio.
Sagre ed eventi di settembre in Campania da segnare in agenda
Sagra della Rana – Marcianise (CE), dal 3 al 6 settembre 2026.
Evento gastronomico a Marcianise con stand dedicati a rane, anguille e altre specialità locali, affiancati da spettacoli serali, esposizioni di animali vivi e prodotti tipici e un mercatino dell’usato.
Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 4 al 6 settembre 2026.
Sagra dedicata alla carne di cinghiale cucinata in varie specialità e accompagnata da vini locali, con trattorie all’aperto, balli e canti folkloristici e vendita di prodotti tipici.
1419 – Si Qua Fata Sinant – Rievocazione Storica Dell’assalto Al Castello – Montemiletto (AV), dal 4 al 6 settembre 2026.
Rievocazione storica dell’assalto al Castello della Leonessa del 1419, con cortei e giostre medievali, combattimenti, gare di tiro con l’arco, visite guidate in costume e scenette di vita di corte.
Festa della nocciola – Baiano (AV), dal 11 al 13 settembre 2026.
Festa gastronomica a Baiano dedicata alla nocciola, con piatti tipici come pasta al pesto di nocciola, altre specialità a base di nocciola e dolci artigianali, in particolare il torrone.
Palio a Somma Vesuviana – Somma Vesuviana (NA), dal 11 al 13 settembre 2026.
Il Palio di Somma Vesuviana unisce storia, giochi popolari, rievocazioni medievali, musica, danza ed eventi culturali in un grande momento di festa diffuso negli spazi cittadini.
Festa del fagiolo quarantino – Volturara Irpina (AV), dal 11 al 13 settembre 2026.
Manifestazione che celebra il fagiolo quarantino della Piana del Dragone, con degustazioni del legume in diverse ricette negli stand gastronomici, musica dal vivo, balli, giochi e iniziative artistiche e culturali.
Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 13 settembre 2026.
Mercato mensile organizzato da Slow Food Campania in un mercato coperto liberty, con produttori di Presìdi e comunità del cibo locali e momenti culturali e laboratori del gusto per promuovere il consumo consapevole di prodotti di stagione.
L’infiorata settembrina di Casatori – San Valentino Torio (SA), dal 18 al 20 settembre 2026.
Infiorata dedicata alla Vergine Addolorata a Casatori, con tappeti floreali ispirati a temi religiosi e opere d’arte che creano straordinarie composizioni di fiori e un suggestivo percorso devozionale e scenografico.
Ci sono borghi italiani che riescono a sorprendere proprio perché lontani dalle rotte più battute, ma non solo: custodiscono anche tesori unici che attirano l’attenzione a livello internazionale. Proprio come Sant’Agata Feltria, un piccolo centro medievale sulle colline dell’Alta Valmarecchia, che in questi giorni è stata elogiata da Forbes.
Un intero articolo è stato dedicato a questo borgo in provincia di Rimini, invitando i lettori a scoprire un angolo dell’Emilia-Romagna fatto di fortezze, vicoli, tradizioni gastronomiche e luoghi insoliti. A rendere ancora più attuale il racconto è il riconoscimento UNESCO ottenuto nel luglio 2026 dal Teatro Angelo Mariani, entrato a far parte del sito seriale dedicato ai teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale, insieme ad altri nove teatri storici.
Forbes accende i riflettori su Sant’Agata Feltria
Il reportage redatto da Forbes racconta il borgo di Sant’Agata Feltria tra rocche, teatri e tartufo: sono circa 2.000 le persone che vivono in questo piccolo borgo medievale dominato dalla Rocca di Fregoso, arroccata su una rupe naturale sopra la valle del fiume Marecchia. A colpire la stampa estera sono soprattutto il paesaggio fatto di verdi colline, campi coltivati e le numerose fortezze medievali che caratterizzano l’Alta Valmarecchia.
Passeggiando tra le vie e i vicoli del centro storico si incontrano edifici antichi, chiese e conventi, ma è soprattutto il Teatro Angelo Mariani a rendere oggi Sant’Agata Feltria una destinazione da scoprire. Nel luglio 2026, infatti, il teatro è entrato nel Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri nove teatri storici italiani, nell’ambito del sito dedicato al sistema dei teatri all’italiana in condominio dell’Italia centrale.
Costruito in legno di castagno e caratterizzato da 44 palchi distribuiti su tre ordini, il Mariani conserva ancora molti degli elementi originali. La sua storia è inoltre legata a un modello particolarmente innovativo per l’epoca: i teatri “condominiali” erano finanziati attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini privati, che potevano acquistare quote corrispondenti ai palchi. Il teatro diventava così un luogo destinato all’intera comunità, indipendentemente dal ceto sociale.
La Rocca Fregoso, invece, custodisce la Rocca delle Fiabe, un museo permanente dedicato al mondo delle fiabe e ideato dal professor Antonio Faeti. Il percorso accompagna i visitatori tra personaggi, simboli e temi della narrativa fantastica, con un’attenzione particolare anche ai più piccoli.
Non manca poi una curiosità legata all’arte contemporanea: proprio dietro il Teatro Angelo Mariani si trova la Fontana della Chiocciola, ideata dal poeta Tonino Guerra e realizzata dal mosaicista Marco Bravura con oltre 300mila tessere policrome e dorate provenienti da Ravenna. La chiocciola rappresenta la lentezza e la perseveranza, quasi un invito a scoprire il borgo senza fretta.
Sant’Agata Feltria è infine conosciuta anche come “Città del Tartufo”. Ogni autunno ospita la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco, che porta nel centro storico tartufai, produttori, artigiani e appassionati di gastronomia. Un’occasione per assaggiare non soltanto il pregiato tartufo, ma anche altre specialità locali come funghi, castagne, formaggi, miele e vini.
iStockPanorami attorno a Sant’Agata Feltria
I borghi da vedere nei dintorni
Sant’Agata Feltria è inoltre un ottimo punto di partenza per esplorare l’Alta Valmarecchia. Nei dintorni si incontrano San Leo, con la sua spettacolare fortezza, Pennabilli, celebre per il Giardino dei Frutti Dimenticati, Talamello, patria del formaggio di fossa, e Petrella Guidi, piccolo borgo medievale in pietra.
E per chi vuole completare il viaggio con una tappa sul mare, Rimini dista meno di 50 chilometri: abbastanza vicina da permettere di unire in un unico itinerario le atmosfere della Riviera e quelle, decisamente più tranquille, dell’entroterra.
Come ogni buon cacciatore di cascate vi saprebbe dire, andare alla ricerca di bei salti d’acqua è un’attività estiva che coniuga due desideri: l’ammirazione della bellezza della natura in una delle sue espressioni più selvagge e deliziarsi del fresco che si gode.
L’Umbria non è una delle regioni italiane più conosciute per i propri corsi d’acqua o per il wild swimming, ma custodisce alcuni preziosi luoghi, particolarmente poco conosciuti e frequentati, che meritano una maggiore attenzione e sanno regalare momenti estivi di grande emozione.
Cascate de Le Ferce
Passata Nocera Umbra in direzione Marche, verso Pioraco, si raggiunge la piccola frazione di Aggi, poche case fra i fitti boschi dell’Appennino umbro-marchigiano.
Qui si trovano le cascate del fiume Topino, più note come Cascate de Le Ferce. Si tratta di una serie di salti nascosti nel bosco, dalle caratteristiche geomorfologiche rare, e per questo ognuno diverso dall’altro, con un percorso di trekking breve che permette di visitarle tutte una dopo l’altra.
Lorenzo CalamaiUna delle cinque Cascate de Le Ferce
A rendere particolare il paesaggio è il tufo, la gialla roccia friabile che caratterizza questa zona. A corredo, un bosco lussureggiante e verdissimo, così verde da dare l’impressione di essere finiti in una foresta equatoriale.
Le Cascate de Le Ferce sono cinque, ognuna con le sue caratteristiche specifiche: il salto più a valle dimostra immediatamente la purezza cristallina delle acque del Topino nella piccola polla celeste che si forma ai suoi piedi; la seconda cascata è caratterizzata da uno splendido e contorto albero che si sporge a ombreggiarla; risalendo ancora, la terza cascata accoglie i visitatori in cerca di una bella spiaggetta e magari di un bagno, avendo una polla un po’ più ampia alla base; la quarta cascata in ordine di risalita è costituita da un elegante scivolo; l’ultima, quella più a monte, è la più incredibile, un doppio salto dove l’acqua ha scavato letteralmente un buco nella roccia, un tunnel naturale attorno a una formazione geologica stupefacente.
Cascate dell’Altolina
Tra Belfiore e Pale, due piccoli borghi non lontano da Foligno, ci sono pochi chilometri in linea d’aria. Tuttavia, una rupe boscosa li separa, con il primo a valle e il secondo in vetta a un colle. Al riparo delle fronde di lecci e carpini scorre il fiume Menotre, che impetuoso si getta nella valle sottostante e prosegue la sua corsa fino a Scanzano, dove si unisce al Topino.
Qui, il corso d’acqua crea una serie di belle e potenti cascate: le Cascate dell’Altolina. Possono essere ammirate percorrendo il sentiero lungo circa un chilometro e mezzo che parte dalla base della rupe, poco fuori Belfiore, e sale fino a Pale.
Lorenzo CalamaiIl cosiddetto Velo della Sposa
Il sentiero sale piuttosto verticale, ma è un piacere fermarsi ad ogni occasione per ammirare le diverse cascate che lo punteggiano, a partire dal cosiddetto Velo della Sposa, salto così chiamato per la caratteristica forma intrecciata con cui l’acqua accarezza la roccia nella discesa. Ulteriori elementi di interesse per compiere questa breve escursione nella natura è il fatto che il sentiero corre lungo una parte dell’antica via Plestina, la strada romana che univa Roma alla città umbra di Plestia, posta a 99 miglia da Roma e misteriosamente scomparsa nel X secolo, forse a causa delle invasioni barbariche.
Pale, inoltre, è un bel borgo di stampo medievale da cui si può raggiungere a piedi, con un’altra breve camminata, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe, un edificio spettacolarmente incastonato al riparo di una falesia di roccia ocra dal quale si gode di una vista ampissima sulla pianura sottostante.
Cascate del Vertola
Un tempo nei pressi di San Giustino, in provincia di Perugia e al confine con la Toscana, si trovava la Repubblica Libera di Cospaia. Nel 1441 papa Eugenio IV, occupato dalle vicende del Concilio di Basilea, scelse di cedere il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Tuttavia, i cartografi incaricati di delimitare i nuovi confini ufficiali commisero un clamoroso errore: lasciarono una piccola striscia di territorio, un totale di 330 ettari, fuori dai documenti papali. E così, Cospaia divenne terra di nessuno. I locali ne approfittarono immediatamente e dichiararono l’indipendenza e solo qualche anno dopo venne formalmente riconosciuta la Repubblica di Cospaia, un microstato incastrato tra due potenze in mezzo all’Italia con una forma di governo pressoché unica: la sovranità risiedeva nei cittadini tutti, non vi erano esercito né carceri, e le decisioni erano prese in assemblea da un Consiglio degli Anziani composto dai capifamiglia locali.
Cospaia rimase libera per quattro secoli, un errore della Storia che divenne un ricettacolo di contrabbandieri, gente che voleva sparire dalla circolazione, e amanti di un certo grado di libertà.
Oggi Cospaia è una piccola frazione di San Giustino che si attraversa per raggiungere la frazione di Corposano, da cui prende le mosse il sentiero 101A del CAI, che risale il corso del torrente Vertola fino ad arrivare alle omonime Cascate, una breve serie di scenografici salti nel cuore della campagna umbra, in una zona poco frequentata adatta agli amanti dei luoghi un po’ sperduti e nascosti nella natura.
Il percorso per raggiungere le cascate è lungo circa tre chilometri e si compie in poco meno di un’ora. La cascata è solo parzialmente visibile dal sentiero, e per godere della sua bellezza selvaggia conviene scendere ai suoi piedi. Per farlo, bisogna portarsi a monte della cascata, abbandonare il sentiero seguendo una traccia sulla sinistra, guadare il torrente e scendere verso il suo letto.
Cascata de Lu Cugnuntu
Casali Belforte conta forse dieci case, non lontano dallo splendido borgo medievale di Cerreto di Spoleto, nel comune di Preci, provincia di Perugia. Una volta superata la frazione in direzione Marche (il confine è molto vicino) si trova una piccola chiesa, San Lazzaro in Valloncello, a cui è accorpato un antico lebbrosario voluto, secondo la tradizione, da San Francesco d’Assisi in persona.
Da qui parte una bella camminata di media difficoltà, data dalla necessità di camminare per parte dell’itinerario nel letto del fosso Acquastrino, il piccolo corso d’acqua che anima la Cascata de Lu Cugnuntu, bella destinazione finale dell’escursione.
Il bel percorso si snoda attraverso pascoli curati e un bosco rado, per poi inoltrarsi in una zona più rocciosa, selvaggia e lussureggiante quando si è costretti a risalire il torrente dentro il suo letto, di sasso in sasso. Qui la frescura, combinata all’umidità, fa ben presto dimenticare il gran caldo dei mesi estivi.
Per arrivare al cospetto della Cascata de Lu Cugnuntu serve circa un’ora di camminata. Il nome in dialetto umbro del salto si traduce in italiano con congiunto, perché è generato dall’unione tra il fosso del Valloncello e quello dell’Acquastrino. Questo binomio ha realizzato una meravigliosa cascata naturale in un antro roccioso spettacolare: gli ultimi passi sono i più emozionanti dell’escursione.
Le location di Fino all’ultimo indizio raccontano una California molto diversa da quella patinata e glam che siamo abituati a vedere sullo schermo. O meglio, provano a mostrare sullo schermo il netto contrasto tra le città vivaci e ben frequentate da turisti e gente del posto che i più conoscono e una realtà più cupa, misteriosa e mossa da tensioni a volte difficili da interpetrare.
Il film del 2021 diretto da John Lee Hancocke e con un cast eccezionale di cui fanno parte, tra gli altri, Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto arriva martedì 11 agosto2026, in prima serata su Canale 5.
Di cosa parla
Il vice sceriffo Joe “Deke” Deacon viene inviato a Los Angeles per aiutare l’ambizioso Jim Baxter, suo ex collega e ora detective capo, a indagare su un misterioso omicidio avvenuto in città. Man mano che familiarizza con la scena del crimine Deacon si accorge di numerose somiglianze nelle modalità di esecuzione con una serie di casi di cui si era occupato personalmente quando era detective senza mai riuscire a risolverli. Mentre i sospetti si concentrano su un solo nome, quello di Albert Sparma, il rapporto di fiducia tra Deacon e Baxter si fa sempre più orte, ma il primo è costretto a fare i conti con i fantasmi di un passato tormentato.
Ufficio stampa MediasetUna scena del film “Fino all’ultimo indizio”
Dov’è stato girato il film
Nella scelta delle location di Fino all’ultimo indizio la produzione sembra aver seguito un solo criterio: fare in modo che Los Angeles, la principale, fosse sempre perfettamente riconoscibile sullo schermo ma, allo stesso tempo, mostrata nel suo volto più inquieto e per molti tratti sinistro, come si conviene del resto a un film dalle atmosfere noir.
Downtown LA
Nella downtown di Los Angeles, il centro della città popolato da grattacieli tra i più alti dell’intera California e architetture moderne che ospitano uffici, negozi, atelier di moda e ogni altro genere di attività economiche, sono state girate la maggior parte di scene urbane di The Little Things (questo è il titolo originale del film): scene dove naturalmente non mancano i neon, la folla, il traffico a qualunque ora così tipici di LA.
iStockLa frenetica downtown di Los Angeles
I dintorni di Los Angeles
Nei dintorni di Los Angeles la produzione ha girato a Lancaster dov’è ambientata la scena iniziale del film con una donna che scappa dal suo persecutore.
Un’altra scena iconica, quella del cabaret VIP, è stata girata a North Hollywood: zona famosa appunto per i teatri indipendenti e locali dove si svolgono quasi ogni sera spettacoli dal vivo e spesso utilizzata come set dalle produzioni cinematografiche.
iStockÈ piuttosto spettacolare la zona di North Hollywood
Il sobborgo di Santa Clarita, a nord di Los Angeles, è stato scelto a rappresentare sullo schermo i tipici quartieri residenziali americani.
iStockIl tipico panorama residenziale americano
Altre location californiane
La scena che vede Denzel Washington impegnato in un serrato inseguimento è stata girata a Ventura, lungo una strada (Shell Road) che attraversa la zona industriale e che di fatto introduce un elemento “di rottura” rispetto agli scenari che predominano nel film.
iStockÈ più industriale il paesaggio di Ventura
Un effetto simile lo fanno le scene girate nella Contea di Kern: qui le sconfinate distese desertiche (quelle del Deserto del Mojave), le grandi aree verdi (nella Contea si trovano foreste tra le più importanti del paese come quella di Los Padres e quella di Sequoia) e le numerose zone agricole contrastano con il caos del paesaggio urbano che caratterizza il film diventando simbolo del senso di solitudine e sconfitta che a tratti vivono i protagonisti durante la ricerca del serial killer.
iStockGli sconfinati spazi verdi della Contea di Kern
Lontano dagli studi televisivi e dai riflettori, Stefano De Martino si è concesso una pausa oltreoceano insieme al figlio Santiago. Il conduttore ha scelto gli Stati Uniti per una vacanza padre-figlio all’insegna della libertà, delle grandi strade americane e di alcuni dei paesaggi più iconici dell’Ovest.
Un viaggio on the road tra California e Arizona, con il volante di un SUV, il surf sull’Oceano Pacifico e lo spettacolo del Grand Canyon. Ma anche durante le vacanze, per De Martino, il confine tra relax e lavoro sembra essere molto sottile.
Da Los Angeles al Grand Canyon
Dopo aver archiviato le registrazioni di Affari Tuoi, Stefano De Martino ha attraversato l’oceano per trascorrere qualche giorno negli Stati Unitiinsieme a Santiago, il figlio tredicenne avuto dalla relazione con Belén Rodríguez.
La meta è la West Coast, con Los Angeles come punto di partenza di un itinerario che richiama tutto l’immaginario del classico viaggio americano. Una volta atterrato nella città californiana, il conduttore ha scelto di noleggiare un SUV e partire alla scoperta dei grandi paesaggi dell’Ovest. Le immagini condivise sui social raccontano soltanto alcuni momenti dell’avventura: lunghe strade infinite, panorami spettacolari e una giornata trascorsa, a quanto sembra tra le onde e l’atmosfera tipica della California.
Il viaggio è poi proseguito verso l’Arizona, dove padre e figlio hanno raggiunto uno dei luoghi più celebri degli Stati Uniti: il Grand Canyon. Le sue immense vallate e le pareti rocciose modellate dal Colorado River fanno da sfondo alle fotografie pubblicate dal conduttore, che ha preferito però mantenere un profilo molto discreto.
De Martino non ha infatti rivelato nel dettaglio le tappe del viaggio né i luoghi in cui lui e Santiago stanno soggiornando. Una scelta legata anche alla privacy del ragazzo, che da tempo ha chiesto ai genitori di non mostrare il suo volto sui social. Nelle immagini Santiago compare quindi prevalentemente di spalle, immerso nei paesaggi americani.
Una vacanza speciale
Nemmeno dall’altra parte dell’Atlantico, però, Stefano De Martino è riuscito a passare inosservato. Durante uno spostamento sulle strade di Los Angeles, il conduttore è stato riconosciuto da alcuni connazionali che lo hanno affiancato in auto per salutarlo. De Martino, sorpreso dall’incontro, ha risposto con un grande sorriso: il momento è stato ripreso e condiviso sui social, diventando rapidamente virale.
La parentesi americana non sarebbe comunque dedicata esclusivamente al tempo libero. Secondo le indiscrezioni, durante la permanenza a Los Angeles il conduttore dovrebbe alternare momenti di vacanza ad alcuni impegni professionali legati alla preparazione del prossimo Festival di Sanremo 2027, appuntamento che lo vedrà protagonista.
Per De Martino e Santiago non si tratta, del resto, della prima esperienza di viaggio insieme. Padre e figlio hanno già visitato diverse città europee, tra cui Parigi e Londra, oltre ad aver vissuto altre avventure negli Stati Uniti. Questa volta, però, la scelta di attraversare California e Arizona in automobile aggiunge al viaggio un’atmosfera ancora più libera dalla solita vita frenetica e avventurosa: tantissimi chilometri da percorrere, immensi e infiniti panorami da ammirare e pochi programmi prestabiliti.
Lungo la frastagliata riviera dalmata, circa 25 chilometri a sud di Spalato, sorge una cittadina straordinaria. Si chiama Almissa (Omiš in lingua croata) e possiede una geografia che lascia sbigottiti a prima vista: gigantesche pareti verticali di roccia calcarea grigia, appartenenti al massiccio di Mosor, cadono a picco proprio dietro le ultime case del centro antico.
In questa spaccatura titanica si apre la foce della Cetina, fiumara impetuosa dalle tonalità verde smeraldo. Tale conformazione naturale rese il territorio un porto difeso in maniera imbattibile già millenni fa. I primi ad abitarlo furono gli Illiri, seguiti dai Romani che chiamarono la località Oneum. Fu tuttavia durante la metà del Medioevo, esattamente tra il 1100 e il 1400, che il paese conquistò una fama formidabile nell’intero bacino mediterraneo.
Oggi l’antica Almissa ha un volto decisamente più tranquillo, anche se la sua conformazione mantiene qualcosa di selvaggio. Il centro storico è raccolto tra il fiume e le pareti montuose, mentre appena fuori dall’abitato iniziano spiagge, baie, villaggi costieri e sentieri verso l’entroterra.
Cosa vedere ad Almissa
Il grandioso patrimonio di Almissa va letto seguendo la linea che unisce il mare alla montagna. Le pietre del centro raccontano la vita cittadina, mentre le fortezze parlano di guerre e controllo delle rotte. La Cetina, invece, ricorda quanto la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita della città.
La Fortezza di Mirabella, chiamata anche Peovica, è il simbolo più immediato dell’Almissa medievale. La costruzione sorge su una parete rocciosa a circa 200 metri di altitudine e aveva una funzione essenziale per la città dei pirati. Da questa posizione si poteva controllare il canale di Brač e avvistare con largo anticipo le navi in avvicinamento.
La struttura venne utilizzata anche dai veneziani dopo la conquista e divenne parte del sistema difensivo cittadino. La salita parte dal centro e conduce verso la rocca attraverso un percorso breve ma piuttosto ripido. Arrivati in cima, si distinguono i tetti, il corso della Cetina e la foce, mentre davanti si apre il tratto di Adriatico verso Brač.
Fortezza Fortica
Più in alto, sulla montagna Omiška Dinara, la Fortica appartiene a un’altra scala. La posizione dominante permetteva di controllare una porzione vastissima della costa e dell’entroterra. La rocca poteva servire anche da rifugio durante un assedio, offrendo una posizione difficilissima da raggiungere per un esercito proveniente dal basso.
La salita richiede circa 50 minuti dal centro, con alcuni tratti ripidi. Il premio arriva sulla sommità, con una visuale che comprende Omiš, il canyon della Cetina e le isole di Brač, Hvar e Šolta.
Chiesa di San Michele
Nel cuore storico della città si trova la chiesa parrocchiale di San Michele, costruita nel XVII secolo. Il campanile appartiene invece al secolo successivo. L’edificio riunisce elementi del primo barocco, dettagli rinascimentali e tracce gotiche, una combinazione che riflette la lunga stratificazione culturale della Dalmazia.
Chiesa di San Pietro e le altre architetture religiose
Sulla riva destra della Cetina c’è la chiesa di San Pietro, legata a un impianto preromanico risalente al X secolo. Le trasformazioni successive hanno modificato l’edificio, lasciando però leggibile la struttura originaria. Merita attenzione anche la chiesa di San Rocco, caratterizzata da un’unica navata e da un presbiterio coperto da volta a botte.
iStockUna delle chiese di Almissa
Un altro tassello della storia religiosa di questa città della Croazia è il convento francescano, custode di opere artistiche e di una biblioteca con documenti antichi legati anche al periodo ottomano.
La Casa dell’uomo felice
Fra le architetture civili del centro storico si distingue una costruzione rinascimentale conosenciuta con il curioso nome di Casa dell’uomo felice. Si tratta di un posto che deve la propria fama a un’iscrizione latina collocata all’ingresso, legata alla gratitudine per la possibilità di vivere sulla Terra.
Gole della Cetina
La vera sorpresa geografica si trova alle spalle della città: la Cetina ha scavato nei secoli una profonda gola fra le rocce carsiche della Dalmazia, creando un ambiente completamente diverso rispetto alla costa. Il fiume offre scenari adatti a rafting, kayak e canyoning. Per chi preferisce un ritmo più lento, sono disponibili escursioni in battello lungo il corso d’acqua.
Il carattere della città invita a uscire dal semplice programma balneare. Il mare offre una parte dell’esperienza, ma la Cetina e le montagne permettono di conoscere il territorio attraverso attività molto diverse.
Fare rafting sulla Cetina: le rapide attraversano il canyon fra pareti calcaree, boschi e piccoli tratti di acqua più placida.
Provare zipline e arrampicata: pareti calcaree, dislivelli e canyon donano condizioni adatte a diverse attività.
Esplorare la costa in barca: le escursioni partono verso Brač, Hvar e altre isole della Dalmazia centrale. In base all’itinerario si possono raggiungere baie appartate e tratti di costa difficili da osservare dalla strada.
Raggiungere la Grotta Azzurra di Biševo: serve una giornata più lunga, ma permette di arrivare fino alla piccola isola di Biševo, al largo di Vis. La grotta deve il proprio nome alla luce azzurra che penetra all’interno.
Assistere alla tradizione delle klape: Omiš è considerata una delle capitali della musica vocale dalmata. Le klape sono gruppi che cantano a più voci senza accompagnamento strumentale. Il Festival delle klape dalmate porta questa tradizione nel cuore della città durante la stagione estiva.
Vivere la Notte dei pirati: la rievocazione storica mette in scena combattimenti navali, costumi e imbarcazioni.
Scegliere una spiaggia lungo la Riviera: Duće è celebre per le distese sabbiose, Stanići propone baie fra i pini, mentre Nemira conserva un’atmosfera più raccolta. Più a sud si incontrano Marušići, Mimice e Pisak, località dal carattere marinaro e dalle spiagge di ciottoli.
Almissa si trova sulla costa della Dalmazia centrale, circa 25 km a sud-est di Spalato e lungo la strada costiera in direzione di Makarska. La città occupa una posizione strategica per visitare sia il litorale sia l’entroterra della Cetina.
In auto, Spalato rappresenta il principale punto di riferimento: da lì si segue la strada costiera verso sud fino a Omiš. Arrivando dall’Italia via terra, il percorso attraversa la Croazia settentrionale e centrale prima di raggiungere la Dalmazia.
In aereo, l’aeroporto di Spalato è la soluzione più pratica. Dallo scalo si prosegue verso la meta in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus, in base alla stagione e agli orari disponibili. In bus Almissa è collegata a Spalato e agli altri centri della costa dalmata.
L’estate 2026 si presenta ancora più eccezionale per gli amanti del mare e della natura, soprattutto nel cuore del Santuario Pelagos, l’area marina protetta che si estende tra la Liguria, il Principato di Monaco e la Corsica, dove negli ultimi mesi si sta registrando un vero boom di avvistamenti di cetacei.
Balenottere comuni, capodogli e persino i rarissimi zifi stanno regalando incontri spettacolari. Una notizia che conferma ancora una volta quanto questo tratto di Mediterraneo rappresenti uno dei luoghi più preziosi d’Europa per osservare la fauna marina nel suo habitat naturale, senza alcun bisogno di andare troppo lontano da noi.
Gli avvistamenti di cetacei al Santuario Pelagos
L’estate 2026 sta facendo registrare numeri eccezionali nel Santuario Pelagos, il grande parco marino internazionale dedicato alla tutela dei mammiferi marini tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Secondo i dati raccolti dall’Istituto Tethys, che da oltre trent’anni monitora scientificamente quest’area attraverso il progetto Cetacean Sanctuary Research, nei soli ultimi due mesi sono stati documentati circa 130 incontri con grandi cetacei a circa 20-30 miglia dalla costa.
123RFLa coda di una balenottera
Il progetto di ricerca nel Santuario Pelagos, giunto alla 38esima edizione, ha già permesso agli studiosi di osservare sei delle otto specie di cetacei presenti nell’area. Tra gli incontri più emozionanti della stagione figurano decine di balenottere comuni, uno zifio con il proprio piccolo, grampi e tursiopi accompagnati dai neonati, oltre a diversi avvistamenti del celebre capodoglio “Canon”. Ma a sorprendere ricercatori e appassionati è stata soprattutto la presenza degli zifi di Cuvier, cetacei molto rari da osservare perché trascorrono gran parte della loro vita nelle profondità marine. Gli esperti ritengono che questo aumento possa essere favorito da condizioni meteo-marine particolarmente favorevoli, che hanno creato un ambiente ideale per l’alimentazione e la permanenza dei cetacei nelle acque profonde del Mar Ligure.
123rfAlcuni delfini nel Mar Ligure
Il luogo perfetto per il whale watching in Italia
Il tratto di mare compreso tra Sanremo, Monaco e la Corsica ospita ogni anno numerose specie di mammiferi marini grazie alle sue acque profonde e ricche di nutrimento. Non a caso, anzi, proprio per questo motivo migliaia di appassionati scelgono di partecipare a escursioni di whale watching, con la possibilità di osservare balene, capodogli e naturalmente anche delfini direttamente nel loro ambiente naturale.
Dietro lo spettacolo degli avvistamenti c’è però anche un importante messaggio di conservazione. I ricercatori ricordano infatti che il crescente traffico nautico rappresenta una delle principali minacce per questi animali, soprattutto a causa del rischio di collisioni e del disturbo provocato dalle imbarcazioni. Per questo è fondamentale mantenere sempre una distanza di sicurezza (minimo 100 metri), evitare inseguimenti, ridurre la velocità nelle aree frequentate dai cetacei e lasciare che siano gli animali a decidere se avvicinarsi. Se è vero dunque che il boom di avvistamenti registrato quest’estate dimostra quanto il Santuario Pelagos sia un patrimonio naturale straordinario del nostro Paese, capace di offrire emozioni indimenticabili a chi naviga nel Mar Ligure, lo è altrettanto ricordare quanto sia importante continuare a proteggerlo affinché balene, capodogli e zifi possano continuare a popolare queste acque ancora per molti anni.
After its presentation at the Rijksmuseum in Amsterdam, the Galleria Borghese in Rome presents METAMORPHOSIS. Ovid and the Arts, on view until 20 September. Curated by Francesca Cappelletti and Frits Scholten, the exhibition is held in collaboration with the Dutch museum.
The imaginative power of Ovid’s Metamorphoses comes to life through more than 80 masterpieces on loan from major international institutions. Works by Correggio, Michelangelo, Titian, Rubens, Poussin, Gérôme, Rodin and Brancusi engage with the vision of one of antiquity’s greatest poets, in gallery rooms that were themselves inspired by his text.
Starting from Ovid’s Metamorphoses, the exhibition explores change and transformation as a key to reading the cosmos, matter and the human condition, in a vision built on the fluid boundaries between the human, the natural and the divine.
At its heart lies the idea of metamorphosis as a generative principle, one that runs through and redefines the cosmos, matter and the body. Through famous myths and often tragic tales, the Metamorphoses gave artists an inexhaustible repertoire of images and conflicts for centuries, giving visual form to passion, desire, cunning, violence, deception and the possibility of redemption.
Inside the exhibition
Through its many masterpieces, among them Apollo and Daphne and The Rape of Proserpina by Gian Lorenzo Bernini, the exhibition reaffirms the enduring relevance of myth and its central role in shaping the European imagination, highlighting the visual and conceptual force of Ovid’s stories.
It opens with the section Chaos and Creation, where metamorphosis is tied to the passage from formless matter to ordered space, seen through the work of artists such as Louis Finson, Herri met de Bles, Auguste Rodin and Constantin Brâncuși. The same theme, in a different key, returns in the section devoted to the myth of Pygmalion, where it is the artist’s creative power that gives shape to the invisible, as in the works of Jean-Léon Gérôme and Auguste Rodin.
From birth to death: the theme of the underworld and the return from darkness takes shape around the symbolic pivot of Bernini’s Rape of Proserpina, with works such as Orpheus and Eurydice recounting the experience of those who crossed the realm of the dead while still alive.
Still, the central thread remains transformation itself: from woman to spider, as with Arachne, the starting point for a display of paintings, tapestries and textiles; from human being to stone, as in the tale of Perseus and Medusa, seen through works by Rubens, Sebastiano Ricci and Antonio Tempesta.
A final section is given over to the loves of Jupiter, with works dedicated to Leda and the Swan and to Danaë. Here it is the force of love, desire and passion that sets transformation in motion, at times almost spectacular, as in the shower of gold falling into Danaë’s lap, magnificently rendered in the work by Correggio on display.
The result is a symbolic and sensory reading of change, evoking the tension between order and transformation, the fluidity of identity and the dynamic relationship between body and nature. In this dialogue between myth and art, metamorphosis emerges not only as physical transformation but as an aesthetic and philosophical category, one that questions the relationships between time, space, matter and form.
Vivono appena una quarantina di abitanti a Stifone, eppure racchiude una concentrazione di storia gigantesca. Questa piccola frazione del comune di Narni si distende lungo una stretta gola scavata dal fiume Nera, ai piedi della rupe sulla quale svetta il Castello di Taizzano. Il paesaggio è di quelli che fanno sognare, con l’acqua che riflette tonalità che passano dal verde smeraldo al turchese intenso, mentre la roccia calcarea, la vegetazione e le antiche abitazioni creano un insieme armonioso.
La sua fama, del resto, nasce proprio dal colore del Nera, uno degli elementi più fotografati dell’Umbria. Merito delle numerose sorgenti che alimentano il fiume con acque limpide e ricche di minerali. Dietro questo idilliaco scenario, però, si nasconde una vicenda lunga oltre 2.000 anni. Prima ancora della nascita del borgo medievale, circa 900 metri più a valle, in località Le Mole, si trovava probabilmente il porto fluviale dell’antica Narnia, l’attuale Narni.
Tacito racconta che nel 20 d.C. l’ex console Gneo Calpurnio Pisone, arrivato a Narnia, raggiunse Roma navigando lungo il Nera e poi sul Tevere. Ritrovamenti archeologici, tra cui mosaici e sepolture di età imperiale, confermano la grande vitalità di questa zona durante l’epoca romana. Da allora il rapporto con l’acqua ha continuato a segnare la vita del paese. Mulini, gualchiere, ferriere e, molto più tardi, centrali idroelettriche hanno sfruttato la forza del Nera trasformando Stifone in uno dei centri produttivi più interessanti della regione.
Cosa vedere a Stifone
Sì, è vero! Le dimensioni di questo borgo dell’Umbria sono piccole, ma grande è la sua ricchezza storica. Lungo poche centinaia di metri si susseguono testimonianze che raccontano epoche molto diverse, unite da un unico filo conduttore rappresentato dal fiume.
Le strette vie conservano ancora l’impianto sviluppato tra il Medioevo e il Rinascimento. Pietra locale, scorci raccolti, archi e abitazioni costruite quasi a ridosso del Nera restituiscono l’immagine di una comunità cresciuta sfruttando al massimo lo spazio disponibile. L’insieme mantiene un carattere autentico, lontano dalle trasformazioni che hanno interessato molti altri centri storici umbri.
La Chiesa di Santa Marina
All’ingresso del paese due piccole piazze introducono alla Chiesa di Santa Marina, edificio semplice ma ricco di fascino. Il portale in cotto richiama la tradizione costruttiva locale, mentre il campanile a vela dona slancio alla facciata con una linea essenziale.
Le sorgenti e gli antichi lavatoi
Scendendo verso il Nera compaiono numerose sorgenti che sgorgano direttamente dalla roccia. Una delle più suggestive nasce accanto a una piccola grotta e alimenta gli antichi lavatoi pubblici. Per secoli questo spazio ha rappresentato uno dei principali luoghi di incontro della comunità. Ancora oggi l’acqua striscia limpida tra le vasche in pietra, mantenendo vivo uno degli angoli più caratteristici di Stifone.
Il vero protagonista è il Nera. Le sue tonalità hanno reso Stifone celebre ben oltre i confini regionali. Verde intenso, riflessi cobalto e sfumature turchesi cambiano continuamente durante la giornata grazie alla purezza delle sorgenti e al fondale chiaro.
L’antico cantiere navale romano
Circa 900 metri a sud del centro abitato, in località Le Mole, si trovano alcune strutture archeologiche segnalate a partire dal 1969 e interpretate da diversi studiosi come i resti di un antico cantiere navale. La struttura potrebbe risalire al periodo della prima guerra punica, quando Roma avviò una poderosa costruzione di navi militari per affrontare Cartagine.
La presenza di un cantiere così lontano dal mare può sorprendere soltanto in apparenza: attraverso il Nera e il Tevere le imbarcazioni raggiungevano infatti il Tirreno, sfruttando una rete fluviale fondamentale per la logistica romana.
iStockAntico cantiere navale romano alle Gole del Nera
Il Monastero di San Giovanni
Sul versante del Monte Croce emergono i resti del Monastero di San Giovanni, conosciuto anche con il nome di Eremo di Santa Betta. La posizione dominante offre uno sguardo privilegiato sulla valle del Nera.
Cosa fare a Stifone
Stifone è il luogo ideale per rallentare, grazie a un’atmosfera scandita dal rumore dell’acqua, dalla luce riflessa sulle rocce e dalle testimonianze storiche che emergono lungo il borgo.
Seguire la ciclopedonale delle Gole del Nera: percorso che utilizza il vecchio tracciato ferroviario e accompagna lungo uno degli itinerari naturalistici più suggestivi dell’Umbria.
Fotografare le sfumature del fiume: mattino e tardo pomeriggio regalano riflessi particolarmente intensi, con tonalità che cambiano rapidamente a seconda della luce.
Raggiungere la Rocca Albornoz di Narni: la fortezza domina l’intera valle e permette di comprendere il ruolo strategico svolto dal Nera, dalla Via Flaminia e dallo stesso porto fluviale di Stifone nel controllo del territorio.
Scoprire la storia industriale della valle: resti di mulini, gualchiere, ferriere e centrali idroelettriche sono i testimoni di secoli di ingegno legati alla forza dell’acqua. Nel 1892 entrarono in funzione proprio in questa zona due delle prime centrali idroelettriche italiane, destinate anche ad alimentare l’illuminazione di Narni.
Raggiungere il sito dell’antico porto romano: l’area archeologica permette di collegare idealmente la storia narrata da Tacito con il paesaggio attuale, ancora modellato dallo stesso corso d’acqua che oltre 2.000 anni fa trasportava uomini e merci verso Roma.
Stifone appartiene al comune di Narni, nella provincia di Terni, nel cuore dell’Umbria meridionale. Il borgo dista circa 75 km da Roma e sorge lungo la riva sinistra del fiume Nera, all’interno dell’omonima gola. In auto si raggiunge facilmente seguendo la Via Ortana, che conduce fino alle aree di sosta vicine al paese e alla località Le Mole.
Chi arriva da Narni può anche utilizzare il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, ricavato lungo l’antica linea ferroviaria e collegato al celebre Ponte di Augusto.
Piccolo nelle dimensioni, enorme nella capacità di sorprendere, Stifone racchiude natura, archeologia, architettura medievale e memoria industriale in uno spazio raccolto (ma incredibilmente potente).