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Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, le location del film Tv sono intrise di spiritualità

11 octobre 2026 à 16:00

I luoghi dov’è stato girato il film Tv su Biagio Conte sono estremamente simbolici per la vita e per l’eredità spirituale che questo moderno San Francesco palermitano, come in molti lo hanno considerato, ha inteso lasciare ai suoi seguaci (e non solo). Sullo schermo, man mano che la missione di Fratel Biagio si delinea, lo spettatore vede alternarsi una città tentacolare, dove bene e male si confondono come spesso fanno i viali alberati e di palazzi benestanti e i vicoli dove l’umanità è più verace, a posti pregni di una spiritualità semplice quanto genuina. Scopriamo insieme le location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, in onda in prima serata su Rai 1 domenica 11 ottobre 2026.

Di cosa parla

È il 1990. Biagio, interpretato da Alessio Vassallo, è ancora solo uno studente proveniente da una famiglia agiata di imprenditori palermitani. Un giorno all’improvviso decide di lasciare tutto e mettersi sul cammino di Francesco, come recita appunto il titolo del film: zaino in spalle si dirige verso Assisi. Al ritorno non è più lo stesso: non vuole più voltarsi davanti al dolore e alle sofferenze degli altri e, anzi, decide di condividerle ogni giorno andando a vivere con i senzatetto sotto ai portici della stazione di Palermo. Qui farà incontri come quello con il piccolo Totò e la sua mamma che lo metteranno ancora più chiaramente davanti alla propria missione: stare dalla parte degli ultimi come continuerà a fare, anche dopo la sua morte, la Missione di Speranza e Carità da lui fondata.

Arriva su Rai 1 un film sulla vita di Biagio Conte: ecco dov'è stato girato
Ufficio stampa Rai
Una scena di “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte”

Dov’è stato girato il film

Diretto da Costanza Quatriglio e prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, il film Tv sulla vita di Biagio Conte è girato tra Palermo e Assisi: due luoghi chiave della sua esistenza.

Palermo

A Palermo le riprese hanno interessato sia zone popolari come i dintorni della stazione, il quartiere di Ballarò con il suo vivace mercato e quello della Kalsa dove ancora sono evidenti le origini arabe della città e sia zone bene e palazzi raffinati come Palazzo Marchesi, Palazzo Comitini, il Palazzo Arcivescovile, Casa Professa in una sorta metafora visiva della scelta compiuta da Fratel Biagio.

In centro altre location di Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte si trovano nei pressi della ricca Cattedrale in stile arabo-normanno (in piazza Sette Angeli più nel dettaglio).

Palermo: dov'è stato girato il film "Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte"
iStock
La ricca Cattedrale di Palermo

Poco fuori dalla città la produzione ha girato sul lungomare di Mondello: l’iconica passeggiata sul mare dove i palermitani – e non solo – amano godere delle belle giornate.

Il Monte Pellegrino, altro luogo di profonda spiritualità legata al culto di Santa Rosalia, fa per tutta la durata del film da «custode» – come lo ha definito la regista – immobile alla fede di Biagio e dei suoi fratelli palermitani.

Assisi

Le scene del viaggio di Biagio Conte ad Assisi sono state girate in loco. In varie inquadrature del film è riconoscibile in particolare il Santuario di San Damiano: è qui, secondo la tradizione francescana, che San Francesco si fermò a pregare dopo aver vagato a lungo per la campagna umbra e compose il Cantico delle creature. In questa stessa chiesa, poco fuori le mura della città e nel tempo diventata un luogo di culto non meno frequentato da fedeli di tutto il mondo, più tardi Santa Chiara avrebbe fondato l’ordine delle clarisse e compiuto alcuni dei suoi principali miracoli.

Assisi: le location del film "Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte"
iStock
Il Santuario di San Damiano: un luogo di culto molto amato

Palcoda e Tamar, alla scoperta dei borghi abbandonati friulani della Val Tramontina

11 octobre 2026 à 15:00

Vildisora. Vildisot. Vil di miec. Ovvero Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Tramonti di Mezzo, le tre località che, insieme a Meduno, compongono la Val Tramontina, una vallata che è uno scrigno montano nascosto tra le vette della parte occidentale del Friuli. Un angolo d’Italia impreziosito da notevoli bellezze naturalistiche, come le celebri Pozze Smeraldine del fiume Meduna o le cime delle Dolomiti Friulane, ma con tanti percorsi, escursioni ed esperienze che rimangono ancora fuori dai circuiti del grande turismo e che quindi permettono di esplorare i boschi, le valli, i passi e i rilievi con il silenzio, la calma e l’attenzione che rendono più completo e soddisfacente il viaggio.

La Val Tramontina è una terra che, peraltro, si è svuotata con il passare del tempo. Il paese di Tramonti di Sotto contava più di tremila abitanti all’inizio del Novecento, oggi sono poco più di 300. Una montagna che si è progressivamente svuotata man mano che dal nostro mondo sono andati a ridursi le attività di agricoltura e allevamento nelle aree interne e le campagne si sono fatte sempre più disabitate. Un processo storico che, come ogni altro, lascia delle testimonianze palpabili: è quello che è accaduto a Palcoda e Tamar, due manciate di case di pietra sospese nel cuore delle Prealpi Carniche, che la natura ha lentamente reclamato nell’ultimo secolo. Piccoli borghi fantasma di montagna, restituiti oggi parzialmente a nuovo splendore come rifugi, bivacchi e aree per godere al meglio di un contesto montano splendido, collegati tra loro da un bel sentiero ad anello che permette di attraversare una natura incontaminata e bellissima.

Val Tramontina: dov’è e come si arriva

La Val Tramontina si trova nella zona occidentale del Friuli, in provincia di Pordenone, incuneata tra le Prealpi Carniche e interamente compresa nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Il suo nome, si suppone, deriva dal latino intra montes, “tra i monti”, appunto. Un toponimo che ben descrive la natura di vallata isolata, chiusa tra rilievi che per secoli l’hanno tenuta ai margini delle grandi vie di comunicazione.

I due comuni principali sono Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto. Nella parte inferiore della valle si trova il specchio del Lago di Tramonti, o Lago di Redona: un bacino artificiale nato nel 1952 dallo sbarramento del torrente Meduna, che allora sommerse anche l’antico borgo di Movada, i cui resti riemergono ancora nei periodi di secca, come l’estate appena passata.

Per raggiungere la valle da Pordenone e dalla pianura friulana si percorre la Strada regionale 552, attraversando Spilimbergo, Sequals e Meduno fino a Tramonti di Sotto. Chi arriva invece dalla Carnia può scegliere la strada più scenografica, quella che valica il Passo Rest, un tornante dopo l’altro tra boschi e pareti rocciose, amato anche dai motociclisti.

È una valle che ha conosciuto, come buona parte dell’arco alpino, un lungo e progressivo abbandono: si contano oltre 150 tra borgate, nuclei e case sparse disseminate nei suoi valloni, molte delle quali oggi ridotte a ruderi o del tutto scomparse sotto la vegetazione. Un tempo la sussistenza si reggeva su pascolo, alpeggio e lavorazioni artigianali; oggi resta un territorio di grande valore naturalistico, frequentato soprattutto da escursionisti, e gastronomicamente noto per la pitina, salume affumicato a base di carne ovina e caprina, che ha ottenuto il marchio IGP proprio in quest’area.

L’escursione verso Palcoda

Il punto di partenza per raggiungere i due borghi abbandonati di Palcoda e Tamar è l’abitato di Tramonti di Sotto. Dal centro del paese si imbocca via Manzoni e, in auto, ci si porta in località Comesta. Qui un divieto di transito segna l’inizio effettivo del cammino a piedi, e si può lasciare la macchina in corrispondenza di uno spiazzo con un murale che ricorda la Resistenza tra queste cime.

Dopo pochi metri il sentiero attraversa il torrente Tarcenò e prende effettivamente il via l’escursione: al bivio si imbocca il segnavia CAI 831A verso Palcoda, mentre l’altro sentiero sarà quello da cui si giungerà al termine dell’anello. La prima parte del sentiero è quella più impegnativa, inerpicandosi tra tratti di boschi di faggio e altri più aperti, dai quali si scorge la valle di Tramonti e si ha una bella panoramica sulle vette delle Dolomiti Friulane. Il paesaggio, mano a mano che si guadagna quota, si apre su scorci che spaziano fino al Col Nudo e al Monte Cavallo, mentre il torrente Tarcenò regala lungo il percorso piccole cascate e marmitte scavate nella roccia calcarea nel corso dei millenni.

Superata una forcella, termina la salita. Il sentiero scende quindi verso la valle del torrente Chiarzò, e il primo abitato ad apparire, percorrendo l’itinerario che corre proprio a fianco del letto del corso d’acqua, è Palcoda.

Oggi dell’antico borgo rimane sostanzialmente soltanto la chiesetta di San Giacomo, restaurata nel 2011: il suo campanile bianco si staglia in mezzo ai boschi, visibile da lunga distanza. Quando si arriva nell’ampia radura, ombreggiata da alberi di noce, si può avvicinarsi al suo campanile e tirare la cordicella per suonare la campana. All’interno della chiesa alcuni pannelli informativi raccontano la storia della ristrutturazione dell’edificio. Fuori, a fianco, un bivacco messo in piedi da alcuni volontari è uno splendido esempio dello spirito di cooperazione e condivisione che si trova in montagna. Il resto dell’antico borgo sono ruderi di case in pietra ingoiate dai rovi, dagli alberi e dalla natura.

Un edificio in rovina a Palcoda
Lorenzo Calamai
La natura ha rapidamente inghiottito i resti di Palcoda

Tuttavia, la storia di Palcoda è lunga: le prime tracce di frequentazione risalgono al Quattrocento, quando la zona era battuta da pastori di passaggio; a partire dal Seicento Palcoda diventa un insediamento stabile, grazie soprattutto alle famiglie Moruzzi e Masutti, che vi si stabiliscono per prime e saranno le costanti protagoniste della vita paesana. Nel periodo di massimo splendore, nel corso del XVII secolo, il paese arrivò a contare circa 150 abitanti, un mulino, una fornace, e un’economia che si reggeva in parte sulla lavorazione dei cappelli, esportati fuori dalla Val Tramontina.

Il declino iniziò nei primi decenni del Novecento, quando lo spopolamento verso la pianura e le città svuotò progressivamente le case. Durante la Seconda guerra mondiale Palcoda tornò per un breve periodo a essere abitata, o meglio, frequentata: divenne infatti un rifugio per i partigiani della Resistenza, e proprio tra le sue case, nel dicembre del 1944, tre giovani partigiani furono catturati e fucilati. Una targa vicino alla chiesa li ricorda.

La grande cascata del Chiarzò e Tamar

Da Palcoda si raggiunge Tamar, per poi far ritorno al punto di partenza tramite il sentiero CAI 832, che ripassa dal Guado Tarcenò chiudendo l’anello.

Nel farlo, però, è doverosa una piccola deviazione verso la cascata Pisulat, un vero e proprio monumento naturale: un salto maestoso del torrente Chiarzò, estremamente scenografico, e d’estate peraltro particolarmente gradevole per la possibilità di tuffarsi e fare il bagno nella grande polla cristallina che si forma ai piedi della cascata.

La Cascata Pisulat, vicino Palcoda e Tamar, in Friuli
Lorenzo Calamai
Lo spettacolare salto della Cascata Pisulat

Per raggiungere questo splendido luogo, si deve deviare verso nord in corrispondenza dell’attraversamento del Chiarzò, sul sentiero che da Palcoda porta verso Tamar. La deviazione è breve, bastano appena una decina di minuti per portarsi al cospetto di questa cascata meravigliosa. Si torna poi sui propri passi per riprendere la marcia verso Tamar.

Borgo gemello di Palcoda per storia e destino, Tamar ha avuto una parabola di abbandono più lenta. Qui l’ultima abitante, una donna ormai anziana, lasciò il paese solo negli anni Cinquanta del Novecento, decretandone la fine come comunità stabile. Oggi Tamar è una struttura recuperata e pienamente fruibile, con un bivacco e un piccolo rifugio ben attrezzato a disposizione dei viandanti. Un luogo ideale per una sosta, in una radura verde con alberi frondosi e prati morbidi.

Da Tamar, quindi, si affronta la discesa finale per tornare al punto di partenza, calando lungo una serie di tornanti in uno splendido bosco tra querce, faggi e betulle.

Nel complesso, l’escursione è lunga circa 10 chilometri, con un dislivello attorno ai 500 metri. È adatta a tutti i livelli di esperienza, ma è comunque impegnativa, richiede condizioni fisiche discrete. Il tempo di percorrenza complessivo si aggira sulle quattro ore.

Tra riflessi di luce e leggende d’argento c’è un Piccolo Canada: il magnifico Lago dell’Orceyrette

11 octobre 2026 à 13:00

In autunno, sulle Alpi francesi, accade qualcosa di straordinario: i boschi cambiano colore, le giornate si accorciano e le montagne acquistano sfumature calde. Ed è proprio intorno al Lago dell’Orceyrette, a circa 1.927 metri di altitudine, che questo spettacolo assume proporzioni particolarmente suggestive. Da queste parti, infatti, i larici si tingono di giallo intenso, i pini cembri conservano il loro verde scuro e l’acqua restituisce un riflesso che sembra appartenere a un paesaggio del Canada.

Del resto, il paragone con i grandi laghi nordamericani ricorre spesso nelle descrizioni di questo angolo poco conosciuto della Francia.
Siamo nel dipartimento delle Alte Alpi, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, a breve distanza dalla cittadina fortificata di Briançon e dal confine italiano. A renderlo speciale è anche il contrasto fra le sue dimensioni raccolte e la grandiosità dell’ambiente di cui fa parte.

Nel periodo autunnale il paesaggio cambia persino nel corso della giornata. Al mattino, con l’aria immobile, le chiome dorate si riflettono nitidamente sulla superficie. Nel pomeriggio, invece, la luce più inclinata accentua i contrasti tra le rocce grigie, i prati ingialliti e le conifere. Un piccolo universo montano che ha conquistato anche il mondo della televisione, tanto da essere scelto fra le location della serie poliziesca francese Alex Hugo, ambientata sulle Alpi.

Origine e formazione del Lago dell’Orceyrette

Dietro l’aspetto apparentemente selvaggio del Lago dell’Orceyrette si nasconde una storia geologica sorprendente, alla quale si aggiunge un intervento umano relativamente recente. In origine, questo bacino era un lago residuale di formazione glaciale, eredità delle trasformazioni che interessarono le vallate alpine durante le glaciazioni. Il progressivo ritiro dei ghiacci aveva lasciato una depressione naturale destinata a raccogliere l’acqua proveniente dai versanti.

Con il trascorrere dei secoli, il bacino subì profonde modificazioni, fino a scomparire. Nel 1950 venne realizzato uno sbarramento che consentì all’acqua di accumularsi nuovamente, restituendo al paesaggio lo specchio lacustre ammirato attualmente. La sua storia, tuttavia, comincia molto prima dell’arrivo dei ghiacciai: le rocce presenti sulle montagne circostanti, comprese quelle del Rocher Roux, custodiscono tracce dell’antico oceano ligure-piemontese, che oltre 150 milioni di anni fa separava porzioni di crosta continentale destinate a essere coinvolte nella formazione della catena alpina.

Anche il nome racconta qualcosa del territorio: Orceyrette deriva infatti dal torrente e dagli antichi chalet dell’Orcière, costruzioni legate alle attività agro-pastorali praticate per generazioni negli alpeggi della zona.

Visitare il Lago dell’Orceyrette

Raggiungere il Lago dell’Orceyrette a piedi è un’esperienza alla portata anche degli escursionisti meno allenati, ma scegliendo l’itinerario breve con partenza da Plan Peyron. Il percorso ufficiale misura 4,2 km complessivi, presenta circa 100 metri di dislivello positivo e richiede mediamente 1 ora e 45 minuti (soste escluse).

Dal parcheggio sterrato si attraversa il torrente Orceyrette, nei pressi di un pannello che segnala l’ingresso nella riserva. Il tracciato procede lungo il margine del bosco, risalendo dolcemente il corso d’acqua per circa 2 km. Durante l’autunno, questo tratto regala già buona parte dello spettacolo, con gli aghi dei larici che ricoprono il terreno, il rumore del torrente accompagna il percorso e, fra gli alberi, le montagne che si fanno scovare.

Il vero protagonista della stagione, infatti, è il Bois des Ayes, un ambiente forestale di straordinario valore naturalistico, considerato fra le più belle foreste di pino cembro delle Alpi francesi. Alcuni esemplari raggiungono un’età compresa fra 400 e 600 anni, al punto che hanno attraversato secoli di inverni rigidi, nevicate abbondanti e cambiamenti climatici, sviluppando tronchi robusti e forme modellate dalle difficili condizioni d’alta quota.

Larici del Lago dell'Orceyrette
iStock
I bei larici del Lago dell’Orceyrette

Il pino cembro, chiamato anche arolla, cresce insieme ai larici nelle fasce inferiori del bosco. Oltre i 2.100 metri diventa invece dominante, fino a formare popolamenti forestali pressoché puri. Proprio la convivenza fra queste due conifere rende l’autunno estremamente interessante.

Raggiunto lo sfioratore, il lago si presenta quasi all’improvviso. Sulla sponda si trovano tavoli da picnic e un pontile per la pesca accessibile anche alle persone con mobilità ridotta. Per pescare occorre rispettare le autorizzazioni e la regolamentazione vigente. Proseguendo sulla sinistra si può effettuare il giro dello specchio d’acqua, attraversando ambienti differenti. Verso l’estremità superiore, il sentiero aggira una zona umida e raggiunge una pista forestale, da dove si rientra verso lo sbarramento, per poi ripercorrere il tratto iniziale fino a Plan Peyron.

Chi desidera prolungare l’escursione può considerare anche gli alpeggi superiori, con gli chalet dell’Orceyrette e dell’Alp, testimonianze della tradizionale architettura rurale alpina, caratterizzata da edifici funzionali alla vita stagionale in montagna.

La visita è gratuita, ma richiede rispetto delle norme ambientali. I cani sono ammessi al guinzaglio sui percorsi consentiti, mentre è necessario rimanere sui sentieri segnalati e tenere le distanze dagli animali selvatici. Sono vietati i fuochi, il campeggio e la balneazione.

Il periodo ufficiale di apertura dell’itinerario va dal 15 maggio al 15 novembre, condizioni meteorologiche permettendo. Per ammirare il foliage, il momento generalmente più interessante coincide con ottobre, pur variando l’intensità della colorazione in base all’andamento stagionale.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago dell’Orceyrette si trova nella valle degli Ayes, nel Briançonnais, sulle Alpi sudoccidentali francesi. La cittadina di riferimento è Briançon, celebre per le fortificazioni progettate da Vauban, riconosciute dall’UNESCO. Dall’Italia si può raggiungere Briançon attraverso il Colle del Monginevro, partendo dalla zona di Cesana Torinese, oppure attraverso il Colle della Scala, provenendo da Bardonecchia, quando il valico è aperto al traffico.

Una volta raggiunta Briançon, si prosegue verso Villar-Saint-Pancrace e si seguono le indicazioni per il Centre Montagne e Les Ayes. La strada sale fra boschi e piccoli nuclei di baite fino al settore di Plan Peyron, punto di partenza dell’escursione breve. Durante luglio e agosto sono previste limitazioni alla circolazione, comprese restrizioni orarie fra il villaggio degli Ayes e il lago. Il Comune invita a privilegiare gli accessi a piedi o in bicicletta, anche attraverso i percorsi che partono dal Centre Montagne.

In autunno, invece, è essenziale verificare le condizioni della strada forestale prima della partenza, soprattutto dopo nevicate precoci, gelate o precipitazioni intense. Conviene, inoltre, partire al mattino, portare scarpe con una buona aderenza, abbigliamento caldo e uno strato impermeabile.

Dormire in una gru sopra la città: l’hotel più insolito di Amsterdam

11 octobre 2026 à 12:00

Dormire sospesi a decine di metri d’altezza, con lo skyline di Amsterdam davanti agli occhi e le acque dell’IJ che scorrono molto più in basso: non è la scena di un film, ma l’esperienza che promette il Faralda Crane Hotel, una struttura ricettiva fuori dal comune ricavata all’interno di una monumentale gru industriale sul lungomare della capitale olandese.

La gru si staglia sul paesaggio urbano come un’imponente architettura verticale, lontana dall’immagine tradizionale di un albergo. Al suo interno si celano tre suite esclusive, distribuite su livelli differenti e pensate come ambienti indipendenti, ciascuno con una propria identità. In cima, una terrazza privata con vasca idromassaggio riscaldata regala una prospettiva a 360 gradi sulla città e sul corso d’acqua sottostante.

L’accesso avviene su invito, mentre le prenotazioni sono soggette a richiesta e approvazione: un carattere esclusivo che rende Faralda la scelta ottimanel per chi cerca un’esperienza lontana dai circuiti dell’ospitalità convenzionale.

Tre suite, tre esperienze sospese nel cielo

Il cuore del Faralda Crane Hotel sono le tre suite, disposte verticalmente all’interno della gru e sviluppate ciascuna su due livelli. Gli ambienti uniscono elementi industriali, arredi ricercati, opere d’arte selezionate e comfort contemporanei. Le zone giorno sono separate dalle aree dedicate al riposo, dove letti king-size e soluzioni architettoniche particolari definiscono l’identità di ogni spazio.

La Free Spirit Suite, a 35 metri d’altezza, è il primo livello: il suo carattere è volutamente deciso, con un’estetica che valorizza la materia e conserva un’anima industriale; è un ambiente per chi apprezza un’atmosfera anticonvenzionale, in cui il design non cerca di nascondere le caratteristiche della struttura, ma le trasforma in parte integrante dell’esperienza.

A 40 metri svetta la Secret Suite, il cui nome richiama la natura appartata dell’ambiente. L’ingresso è nascosto nell’architettura, dietro una porta che sembra fondersi con la struttura tutt’intorno. La suite si presenta come uno spazio privato, pensato per offrire riservatezza e una dimensione volutamente lontana dal mondo esterno. Il suo fascino risiede proprio nella discrezione, oltre che nella collocazione insolita.

Il punto più alto è occupato dalla Mystique Suite, a 45 metri sopra il lungomare: da qui, Amsterdam si apre in ogni direzione e il panorama diventa parte essenziale del soggiorno. La gru può ruotare lentamente con il vento e aggiungere, così, alla vista una percezione particolare del paesaggio urbano.

Le suite sono dotate di bagni separati, docce a effetto pioggia e dettagli decorativi originali tra cui spiccano elementi recuperati da un transatlantico d’epoca, utilizzati per caratterizzare le pareti della doccia. Le scale interne conducono alle zone notte, delimitate da superfici vetrate e arredate con letti king-size; in alcuni ambienti è presente anche una vasca da bagno.

Lussuosa suite del Faralda Crane Hotel di Amsterdam
Photo credit should read Koen van Weel/AFP via Getty Images
Lussuosa suite del Faralda Crane Hotel di Amsterdam

La terrazza panoramica e la vasca idromassaggio sul tetto

A completare il soggiorno è la terrazza privata collocata sulla sommità della gru, dove si trova una vasca idromassaggio riscaldata. Da quassù la vista abbraccia lo skyline di Amsterdam e le acque dell’IJ, con uno scenario che cambia con la luce e con il movimento della città.

La terrazza rende Faralda particolarmente adatto a soggiorni romantici e occasioni speciali: lontani dal livello della strada, gli ospiti possono vivere la città da una prospettiva insolita, mentre la struttura in acciaio racconta l’origine industriale. Per un’esperienza ancora più riservata, è possibile prenotare l’intera gru, con tutte le suite, lo studio e gli spazi privati disponibili, senza altri ospiti e senza aree condivise.

Il soggiorno può inoltre essere arricchito con servizi personalizzati, da concordare con lo staff. Tra le possibilità, cene private di livello stellato Michelin, tour in barca, servizi di maggiordomo e trasferimenti in jet o elicottero, oltre a servizi dedicati alla sicurezza e all’accoglienza.

Dal passato industriale alla cultura creativa di Amsterdam

Il Faralda Crane Hotel fa bella mostra di sé nell’area dell’ex cantiere navale NDSM, una zona di Amsterdam conosciuta per l’atmosfera creativa e per il dialogo tra architettura industriale, arte e cultura urbana: le tracce del passato convivono con atelier, ristoranti raccolti, murales e spazi dedicati all’espressione artistica. Le pareti ricoperte di graffiti raccontano la vitalità di un quartiere in cui l’identità industriale è diventata parte del linguaggio contemporaneo.

Oltre all’ospitalità, la gru ospita eventi privati, iniziative promozionali, lanci di prodotto e appuntamenti legati ai settori musicale e creativo. A metà altezza c’è il Faralda Studio, uno spazio dedicato a incontri ed esperienze culturali, mentre la struttura è utilizzata anche per servizi fotografici e riprese cinematografiche.

L’accesso agli eventi è riservato e avviene su invito. Faralda si propone, infatti, come luogo d’incontro per artisti, DJ, imprenditori, creativi e marchi internazionali, e fa della riservatezza una parte fondamentale della propria identità.

Bosham è il borgo con le strade fatte d’acqua (che spesso scompaiono), un piccolo gioiello inglese

11 octobre 2026 à 11:00

Un campanile appuntito svetta sopra i tetti delle case, mentre piccole imbarcazioni e una fila di abitazioni sembrano osservare il mare dalle proprie finestre. Quel che pare l’inizio di un romanzo, è in realtà Bosham (pronunciato Bozzum dagli inglesi), uno dei villaggi più pittoreschi del West Sussex, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a breve distanza dalla città di Chichester.

Se di primo impatto appare come uno dei tanti borghi marittimi britannici, con le facciate in mattoni, le tradizionali sale da tè e le barche ormeggiate davanti alle abitazioni, la verità è che questo antico insediamento custodisce una particolarità piuttosto insolita: le maree trasformano continuamente il paesaggio, tanto che una delle strade affacciate sul porto viene periodicamente sommersa dall’acqua.

In poche parole, durante l’alta marea il confine tra il villaggio e il mare è sorprendentemente sottile. A rendere Bosham ancora più affascinante contribuisce la sua storia, intrecciata alle vicende dei sovrani anglosassoni e alla conquista normanna dell’Inghilterra. Il suo nome compare persino nel celebre Arazzo di Bayeux, una delle testimonianze figurative più importanti del Medioevo europeo.

Cosa vedere a Bosham

Il villaggio di Bosham occupa una piccola penisola compresa tra due insenature soggette alle maree. Il nucleo storico mantiene dimensioni raccolte e le principali attrazioni si concentrano tra la chiesa, le stradine residenziali e il lungomare.

Holy Trinity Church

La Holy Trinity Church è probabilmente l’edificio più importante del villaggio, oltre a essere considerata uno dei luoghi di culto più antichi del West Sussex. Si presenta con un campanile quadrangolare che termina con una caratteristica guglia appuntita rivestita di scandole.

La parte inferiore della torre appartiene al periodo sassone, mentre il piano superiore venne aggiunto nel XV secolo. L’interno è invece la casa di un arco del presbiterio di origine anglosassone, una navata del XIII secolo e successive trasformazioni medievali. Particolarmente interessanti sono le finestre a lancetta della parete orientale, disposte in un gruppo di 5 aperture.

La sua fama è però legata soprattutto al 1064, anno in cui Harold Godwinson, futuro re Aroldo II d’Inghilterra, partì da Bosham diretto in Normandia: prima della traversata avrebbe pregato proprio in questo edificio. L’episodio compare nell’Arazzo di Bayeux, il lungo ricamo medievale che racconta gli avvenimenti culminati nella battaglia di Hastings del 1066.

Bosham Quay, il porticciolo che cambia volto con le maree

Pochi passi separano la chiesa da Bosham Quay, il tratto del lungomare più fotografato del villaggio. Da queste parti piccole abitazioni dalle facciate bianche e color mattone si affacciano direttamente sull’insenatura. Davanti alle finestre, le barche seguono il ritmo delle maree, mentre i riflessi dell’acqua modificano continuamente i contorni del paesaggio.

Con la bassa marea emergono ampie distese fangose, fondamentali per la fauna locale. Con il ritorno del mare, invece, le imbarcazioni riprendono a galleggiare e parte della strada costiera viene raggiunta dall’acqua. Il fenomeno interessa soprattutto Shore Road, diventata famosa anche per gli automobilisti sorpresi dall’alta marea. Vi basti pensare che questa perculiare situazione ha ispirato il soprannome ironico Bosham Carwash, il lavaggio auto di Bosham.

Strade allagate a Bosham, Inghilterra
Getty Images
Passeggiando tra le strade allagate di Bosham

Bosham Walk, le botteghe artigiane del villaggio

A non molto distanza dal lungomare si trova Bosham Walk Art & Craft Centre, un piccolo centro dedicato all’artigianato e alle attività commerciali indipendenti. Le botteghe propongono oggetti decorativi, creazioni artistiche, accessori e regali realizzati anche da artigiani locali.

L’ambiente richiama la tradizione dei piccoli mercati del Sussex, con spazi raccolti e vetrine ricche di particolari.

Chichester Harbour, il paesaggio naturale intorno al borgo

Bosham appartiene al sistema di insenature di Chichester Harbour, un vasto porto naturale riconosciuto per il suo valore paesaggistico e ambientale, caratterizzato da acque poco profonde, prati salmastri e fondali fangosi che costituiscono habitat preziosi per numerose specie di uccelli.

Durante i mesi più freddi arrivano oche colombaccio, fischioni, volpoche e differenti specie di trampolieri, attratti dalle abbondanti risorse alimentari presenti nell’estuario. La costa, tra le altre cose, alterna piccole spiagge, canali, argini erbosi e approdi.

Cosa fare a Bosham

La vita di questo curioso villaggio del Regno Unito segue ancora le abitudini legate al porto, per questo motivo le attività spaziano dagli sport acquatici alle escursioni naturalistiche, con numerose possibilità anche nei dintorni.

  • Provare un’esperienza in barca a vela: Bosham possiede una vivace comunità nautica e il Bosham Sailing Club rappresenta uno dei riferimenti per gli appassionati.
  • Percorrere i sentieri costieri: dalle estremità del villaggio partono itinerari che seguono le insenature e attraversano ambienti naturali molto differenti. Attenzione però, perché alcuni tratti si percorrono esclusivamente durante la bassa marea.
  • Fotografare Bosham al tramonto: può sembrare una banalità, ma luce della sera valorizza le facciate delle abitazioni, i tetti rossastri e la sagoma della chiesa.
  • Osservare gli uccelli migratori: le distese intertidali sono frequentate da numerose specie, soprattutto durante l’autunno e l’inverno.
  • Assaggiare la cucina locale: ci sono alcuni indirizzi storici sul lungomare ideali per un pranzo in un tradizionale pub britannico, ma anche sale da tè e gelaterie che permettono di gustare dolci e bevande calde.
  • Raggiungere Itchenor in traghetto: tramite un piccolo servizio passeggeri si arriva presso questo villaggio sull’altra sponda del porto. Da tale località partono escursioni nautiche dedicate al paesaggio e alla fauna di Chichester Harbour (dove si possono avvistare persino le foche).
  • Visitare il Fishbourne Roman Palace: a pochi chilometri da Bosham si trovano i resti di una delle più grandi residenze romane rinvenute in Gran Bretagna. Il sito conserva notevoli pavimenti a mosaico e giardini ricostruiti secondo il modello romano.

Dove si trova e come arrivare

Bosham si trova nel West Sussex, nell’Inghilterra meridionale, lungo la costa del Canale della Manica e a circa 6 chilometri a ovest di Chichester. Per raggiungerlo dall’Italia si può volare verso Londra oppure Southampton, proseguendo successivamente in treno o con un’auto a noleggio.

Il villaggio possiede anche una propria stazione ferroviaria, situata nella parte settentrionale dell’abitato. Da Chichester il tragitto in treno dura generalmente pochi minuti, mentre dalla Capitale occorre considerare circa 2 ore, variabili in base al collegamento e agli eventuali cambi.

Chi preferisce guidare può utilizzare la rete stradale che collega Chichester alle principali città dell’Inghilterra meridionale. È consigliabile lasciare l’auto nelle aree di parcheggio segnalate, evitando Shore Road durante le ore vicine all’alta marea. Prima della visita, tuttavia, è molto importante consultare le tabelle delle maree: qui rappresentano molto più di una semplice informazione nautica, perché determinano l’accessibilità di alcuni percorsi e trasformano radicalmente l’aspetto del porticciolo.

L’Apocalisse dipinta nel cuore della Carinzia: Fuchskapelle è una sorta di Cappella Sistina psichedelica

11 octobre 2026 à 10:00

Klagenfurt è un’elegante città austriaca della Carinzia che, di primo impatto, sembra custodire soprattutto la solennità della tradizione barocca. Eppure, dietro una porte della chiesa di Sant’Egidio, si apre un universo pittorico che ha ben poco a che fare con l’immagine classica di un edificio religioso.

Il visitatore si ritrova infatti al cospetto di pareti e soffitto che si accendono di turchese, rosso, viola, oro e verde, mentre figure angeliche, creature mostruose e riferimenti alla modernità si intrecciano in una narrazione travolgente. È la Fuchskapelle, conosciuta anche con il nome di Cappella dell’Apocalisse, uno dei tesori artistici più insoliti del Paese.

Non mancano paragoni con la ben più nota Cappella Sistina, ma la differenza più sostanziale è quei le tonalità sono pop e psichedeliche. Il motivo di questo confronto è da ritrovare nella ricchezza delle pitture che rivestono pareti e soffitto. Ma c’è un particolare ancora più interessante: Ernst Fuchs, colui che ha dato vita a questa meraviglia, richiamava la Cappella Sistina quando qualcuno manifestava impazienza per la durata dei lavori.

Breve storia della Fuchskapelle, il capolavoro di Ernst Fuchs

L’anno di riferimento è il 1989, momento in cui Ernst Fuchs iniziò a lavorare alla decorazione della cappella meridionale di Sant’Egidio. Nato a Vienna nel 1930, il pittore era già una figura di riferimento della Scuola Viennese del Realismo Fantastico, movimento artistico caratterizzato da immagini visionarie, dettagli minuziosi e richiami al mito, alla religione e all’inconscio.

La sua produzione aveva conquistato anche l’ammirazione di Salvador Dalí, uno dei maggiori esponenti del Surrealismo. Fuchs condivideva con il celebre artista spagnolo il gusto per le rappresentazioni enigmatiche, sebbene il suo universo figurativo fosse profondamente legato alla simbologia cristiana e alle tecniche dei grandi maestri del passato.

L’impresa intrapresa a Klagenfurt si rivelò particolarmente impegnativa. Durante i lunghi anni di realizzazione, infatti, il pittore trascorse mediamente 2 o 3 mesi all’anno nella città carinziana, dedicandosi a un progetto che richiedeva studio, precisione e continue riflessioni. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che per approfondire il significato delle immagini ebbe addirittura numerosi confronti con teologi e studiosi delle religioni.

Il progetto fu concluso dopo oltre 20 anni e il 30 settembre 2010, con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo diocesano Alois Schwarz. Quel giorno vi fu perciò il completamento dell’opera e la benedizione del rinnovato spazio di preghiera. Durante l’omelia, il vescovo interpretò il ciclo pittorico quale testimonianza di speranza, sottolineando che l’Apocalisse biblica parla anche del giudizio divino e del compimento della storia umana.

Cosa vedere nella Fuchskapelle e modalità di visita

La prima impressione che si ha entrando in questo tesoro d‘Austria è quello di abbondanza visiva. Le superfici sembrano perdere i propri confini per essere trasformate in un racconto unitario che coinvolge l’intero ambiente. Lo sguardo passa dalle figure monumentali alle creature fantastiche, fino a soffermarsi su particolari minuscoli.

Gran parte di questo effetto deriva dalla tecnica della pittura a velature, utilizzata dall’artista per sovrapporre strati sottili e trasparenti di colore: è un procedimento che conferisce profondità alle immagini e produce delicate variazioni luminose. Sulla parete orientale compare uno degli episodi principali dell’Apocalisse, tratto dal capitolo 12 del libro di Giovanni. Si tratta di una donna che sta per dare alla luce un bambino, minacciato da un drago con 7 teste. La scena prosegue poi attraverso l’intervento dell’arcangelo Michele.

Emergono pure i quattro cavalieri dell’Apocalisse, il libro chiuso con 7 sigilli, la caduta del drago infernale e la Gerusalemme celeste, immagine della città divina descritta nelle pagine conclusive della Bibbia. Sulle superfici dipinte fanno la loro comparsa persino astronauti, satelliti e aerei militari, elementi che trasformano il racconto biblico in una riflessione sulla civiltà contemporanea.

Tra le raffigurazioni c’è addirittura un qualcosa che conosciamo (quasi) tutti benissimo: l’affondamento del Titanic, inserito in una scena di catastrofe. Il celebre transatlantico, naufragato nel 1912, diventa parte di un universo figurativo popolato da simboli di distruzione e fragilità umana.

Altrettanto provocatoria è la rappresentazione della prostituta di Babilonia, figura apocalittica tradizionalmente associata alla corruzione. Fuchs la collega anche alla cultura consumistica e all’immaginario delle pin-up, proponendo una lettura che coinvolge le contraddizioni della società moderna.

Sulla parete occidentale trova spazio un episodio dell’Antico Testamento, il sacrificio di Isacco. Abramo, chiamato a sacrificare il figlio, viene fermato dall’intervento divino. Secondo la spiegazione fornita dall’artista, la scena allude al passaggio dal sacrificio umano a quello animale, ampliando ulteriormente i temi spirituali affrontati nella cappella.

Cappella dell'Apocalisse, Austria
Visitklagenfurt@Thomas Sattler Photography
Cicli pittorici della Cappella dell’Apocalisse

Il soffitto presenta invece un confronto tra il cielo della tradizione biblica e quello terrestre, trasformato dalle attività dell’uomo. L’insieme crea un intreccio affascinante di epoche e significati, accentuato dalla ricchezza cromatica delle composizioni. La Fuchskapelle è visitabile esclusivamente attraverso una visita guidata, della durata di circa 1 ora. L’accompagnamento permette di riconoscere le scene bibliche, approfondire la tecnica dell’artista e individuare dettagli che richiedono uno sguardo particolarmente attento.

Dove si trova e come arrivare

La cappella si trova nel centro storico di Klagenfurt am Wörthersee, capoluogo della Carinzia, regione dell’Austria meridionale situata a ridosso del confine con Italia e Slovenia. Siamo quindi nei pressi del Wörthersee, uno dei laghi più celebri del Paese, circondato da rilievi alpini e rinomato per le sue acque dalle sfumature turchesi.

L’indirizzo della chiesa di Sant’Egidio è Pfarrhofgasse 4, 9020 Klagenfurt am Wörthersee, a pochi passi dalle principali piazze cittadine. Dall’Italia, Klagenfurt è raggiungibile in automobile attraverso il valico di Tarvisio e l’autostrada austriaca A2. In alternativa, sono disponibili collegamenti ferroviari, con itinerari e coincidenze variabili in base alla città di partenza.

Una volta raggiunto il centro, Sant’Egidio costituisce una tappa ideale da abbinare alla visita delle piazze storiche e degli edifici rinascimentali che caratterizzano il capoluogo. Ma la verità più nuda e cruda è che, fra le architetture cittadine, la piccola cappella dipinta da Ernst Fuchs conserva un’identità del tutto particolare.

Il “paradiso delle nuvole”, Tà Xùa è la meta emergente dell’Asia

11 octobre 2026 à 09:00

Tra vette avvolte dalla nebbia, sentieri sospesi sulle creste e antiche piantagioni di tè, Tà Xùa si sta affermando come una delle mete più interessanti per chi cerca un viaggio a contatto con la natura e le tradizioni locali: località montuosa del Vietnam settentrionale, nella provincia di Sơn La, ha conquistato il titolo di principale destinazione turistica emergente in Asia per il 2026 ai World Travel Awards, portando sotto i riflettori un territorio ancora poco conosciuto dal grande pubblico internazionale.

Conosciuta come il “paradiso delle nuvole”, vanta paesaggi d’alta quota, opportunità di trekking e incontri con la cultura della comunità etnica Hmong, esperienze lontane dalle immagini delle grandi città e delle spiagge tropicali, un’occasione per scoprire il patrimonio culturale e le attività tradizionali delle comunità montane vietnamite.

Tà Xùa conquista i World Travel Awards 2026

Il riconoscimento è arrivato durante la cerimonia dei World Travel Awards dedicata ad Asia, Oceania e Oceano Indiano: per Tà Xùa si è trattato della prima candidatura nella categoria dedicata alle destinazioni turistiche emergenti e, allo stesso tempo, della prima vittoria.

L’altra candidata era Ninh Bình, nota per i paesaggi carsici e i corsi d’acqua che attraversano vallate e formazioni rocciose, e a contendersi il premio c’erano anche Koh Kood, in Thailandia, Melaka, in Malesia, Morioka, in Giappone, l’isola di Sumba, in Indonesia, e Taipei, a Taiwan (Cina).

Negli ultimi anni, Tà Xùa ha attirato soprattutto giovani viaggiatori interessati all’avventura, ai paesaggi naturali e alle escursioni. Il suo fascino è legato in particolare al fenomeno del mare di nuvole, che trasforma le vallate in distese bianche e morbide e lascia emergere le cime montuose come isole sospese sopra un oceano di nebbia.

Il mare di nuvole e i trekking tra le montagne

A oltre 1.500 metri sul livello del mare, con alcune aree che superano i 2.000 metri, Tà Xùa si distingue per il clima fresco e i panorami tipici degli altopiani: le altitudini e la conformazione del territorio disegnano scenari in cui le montagne si alternano a vallate profonde, boschi e crinali esposti.

Il mare di nuvole è una delle immagini più rappresentative: quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli, le nubi avvolgono i rilievi e riempiono le depressioni tra le montagne, donando vedute spettacolari soprattutto dai punti panoramici più elevati.

Tra le tappe più apprezzate spicca la Dinosaur Spine, “spina del dinosauro”: si tratta di una stretta cresta montuosa il cui profilo ricorda una spina dorsale. Il sentiero corre sopra una valle profonda e regala vedute aperte sulle montagne tutt’intorno Quando le nuvole si raccolgono più in basso, il crinale sembra galleggiare sopra un mare bianco, uno degli scenari più ricercati dagli appassionati di fotografia e trekking. L’area comprende anche Windy Peak, la prateria di Tà Xùa e vari percorsi escursionistici lungo le foreste.

Maestoso scenario del monte Ta Xua nella provincia di Son La, Vietnam
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Maestoso scenario del monte Tà Xùa nella provincia di Son La

La cultura Hmong tra artigianato e vita quotidiana

Uno degli aspetti che meglio definiscono l’identità di Tà Xùa è il patrimonio culturale della comunità etnica Hmong, presente negli altopiani del Vietnam settentrionale: le tradizioni si riflettono nell’architettura delle abitazioni, negli abiti tradizionali, nell’artigianato, nella cucina e nelle consuetudini che accompagnano la vita quotidiana.

Visitare i villaggi permette di avvicinarsi a un modo di vivere connesso al territorio e di scoprire attività manuali tramandate nel tempo, tra cui la tessitura del lino, la tintura con l’indaco e le tecniche decorative che impiegano la cera d’api, come il batik.

Le antiche piantagioni di tè Shan Tuyet

A rendere il territorio di Tà Xùa così affascinante sono anche le antiche piantagioni di tè Shan Tuyet.

La coltivazione del tè può diventare il punto di partenza per esperienze turistiche legate alla cultura della bevanda, alle pratiche agricole tradizionali e alle attività che sostengono i mezzi di sussistenza della popolazione. Le piantagioni raccontano, infatti, un altro aspetto del territorio montano, quello di un paesaggio vissuto e lavorato, in cui le risorse naturali sono parte integrante dell’economia e delle tradizioni locali.

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Nel regno delle pietre antiche: viaggio nei castelli più affascinanti della Turingia

10 octobre 2026 à 17:00

Il paesaggio si presenta così: boschi fittissimi, colline attraversate da fiumi e piccoli centri medievali. E poi, quando nessuno se lo aspetta più, ecco spuntare delle grandi torri dalla vegetazione. Quel che sembra un luogo da fiaba è in realtà la Turingia, nella Germania centrale, zona che custodisce alcuni dei castelli più affascinanti del Paese.

L’ambiente sembra quasi costruito attorno a queste antiche residenze, alcune nascoste tra le montagne, altre sistemate su speroni rocciosi che dominano vallate verdissime. Ma del resto questo territorio è stato suddiviso tra diversi principati per secoli e ognuna di queste dinastie desiderava dimostrare la propria ricchezza tramite edifici grandiosi, collezioni d’arte, biblioteche e giardini progettati dai migliori architetti dell’epoca.

In sostanza i castelli della Turingia sfoggiano caratteristiche piuttosto differenti dalle severe fortificazioni romaniche, ma anche dai raffinati palazzi rinascimentali, fino alle eleganti dimore che ricordano la campagna inglese. Quel che è certo è che sono mura dove hanno vissuto personaggi di un certo calibro, tra cui Santa Elisabetta d’Ungheria, Martin Lutero e Johann Wolfgang von Goethe.

Castello di Wartburg, che ha cambiato la storia della Germania

Iniziamo questo favoloso viaggio dal Castello di Wartburg, che si presenta con una poderosa cinta muraria, tetti spioventi, torri merlate e un panorama che abbraccia le montagne della Selva di Turingia. Arroccato sopra la città di Eisenach, possiede quell’aspetto solenne che ci si aspetterebbe da una fortezza protagonista di racconti cavallereschi.

Oggi è uno dei monumenti storici più importanti della Germania, tanto da essere stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1999. Il suo nucleo medievale comprende il Palas, uno straordinario esempio di architettura residenziale romanica, caratterizzato da arcate, sale monumentali e ambienti che proteggono la memoria della corte dei langravi di Turingia.

Tra le figure più importanti a lui legate c’è la già citata Santa Elisabetta d’Ungheria, giunta giovanissima nel 1211. La principessa rinunciò progressivamente agli sfarzi aristocratici per dedicarsi ai poveri e ai malati. La tradizione le attribuisce il celebre miracolo delle rose, secondo il quale il cibo destinato ai bisognosi si sarebbe trasformato in fiori durante un incontro con il marito. Wartburg è inoltre connesso a Martin Lutero, che vi trovò rifugio tra il 1521 e il 1522 e tradusse il Nuovo Testamento in tedesco.

Castelli di Dornburg, affacciati sulla valle del Saale

Sopra una spettacolare parete di roccia calcarea, nei pressi di Jena, si allunga un complesso architettonico soprannominato il Balcone della Turingia. Sono i Castelli di Dornburg, ben tre edifici appartenenti a epoche differenti, ma collegati tra loro da terrazze fiorite, pergolati e giardini che si specchiano sulla valle del Saale.

Il più antico si chiama Altes Schloss ed è la casa di testimonianze medievali, tra cui una torre risalente al XII secolo. Poco distante, lo Schloss rinascimentale presenta facciate eleganti, finestre regolari e caratteristici abbaini. Nel 1828 vi fece visita Johann Wolfgang von Goethe, che vi trascorse alcune settimane dopo la morte del granduca Carl August (suo amico e protettore).

Al centro dell’insieme si trova lo Schloss rococò, costruito intorno al 1740. Le sue sale decorate con stucchi colorati, gli arredi raffinati e le collezioni di porcellane raccontano i gusti dell’aristocrazia settecentesca.

Castello di Altenstein, residenza inglese tra i boschi

A circa 2 chilometri da Bad Liebenstein, antica località termale della Turingia (sì, avete capito bene: questa zona della Germania offre pure le terme), c’è una costruzione che potrebbe appartenere alla campagna britannica. È il Castello di Altenstein, residenza estiva dei duchi di Sassonia-Meiningen.

Mostra facciate che sono impreziosite da frontoni curvilinei, finestre ad arco, bovindi semicircolari, numerosi comignoli e decorazioni verticali. L’aspetto attuale risale alle trasformazioni ottocentesche, mentre gli interni hanno subito importanti restauri a seguito del grave incendio del 1982. Il complesso è particolarmente interessante anche per il legame con Johannes Brahms: al compositore è dedicata una sezione museale che custodisce documenti e testimonianze della sua attività.

Attorno alla dimora si estende un parco paesaggistico di circa 160 ettari, attraversato da sentieri per una lunghezza complessiva di quasi 20 chilometri. Tra alberi secolari e affioramenti rocciosi compaiono un padiglione cinese, una cappella neogotica e la Teufelsbrücke, il Ponte del Diavolo, che collega due emozionanti pareti rocciose.

Castello di Kapellendorf, circondato dall’acqua

Nel territorio rurale del Weimarer Land, il Castello di Kapellendorf esibisce un aspetto decisamente diverso dalle sontuose residenze principesche. Il termine tedesco Wasserburg indica infatti un castello fortificato circondato dall’acqua, elemento fondamentale per la sua difesa.

La struttura possiede imponenti mura del XIV secolo, torri difensive, un ampio fossato e un cortile interno che restituisce l’immagine di una roccaforte medievale. La sua architettura racconta un’epoca nella quale la protezione militare rappresentava la priorità, ben prima della ricerca di eleganza delle successive dimore aristocratiche.

Il maniero fu protagonista anche di una vicenda decisiva della storia europea: nel 1806, durante la campagna napoleonica, venne utilizzato quale quartier generale da una parte delle truppe prussiane e sassoni impegnate contro l’esercito francese nelle battaglie di Jena e Auerstedt. Oggi il complesso ospita un museo ed eventi culturali, tra mercati storici, spettacoli e iniziative musicali.

Castello di Creuzburg, la dimora di Santa Elisabetta

Poco distante da Eisenach, il Creuzburg domina l’omonima cittadina. Dalle origini medievali, vanta robuste strutture difensive che ricordano il ruolo strategico esercitato dai langravi turingi. Un fatto particolarmente interessante avvenne nel 1222, quando Santa Elisabetta diede alla luce il figlio Hermann proprio tra queste mura. Il complesso apparteneva infatti al sistema di dimore frequentate dalla corte della Turingia, che si spostava tra diverse sedi per amministrare i territori e mantenere il controllo dei possedimenti.

Castello di Creuzburg, Germania
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Il particolare Castello di Creuzburg

Creuzburg conserva l’impronta della tradizione romanica, sebbene sia stato interessato da successive trasformazioni e restauri. Al suo interno, la Elisabethkemenate ricorda la presenza della santa e il suo rapporto con questa parte della Germania.

Castello rupestre di Buchfart, scavato nella montagna

Tra le architetture più insolite della Turingia merita un posto speciale la fortezza rupestre di Buchfart, nei pressi di Weimar: è un’antica (ma interessantissima) struttura che sfrutta direttamente una parete di roccia calcarea che domina la valle del fiume Ilm. Non a caso è considerata l’unico castello rupestre della Turingia e le sue cavità sarebbero state scavate a partire dal X secolo, probabilmente con funzioni di rifugio e protezione.

Anche Goethe la conosceva, poiché la visitò durante i suoi spostamenti tra Weimar e Großkochberg, località legata a Charlotte von Stein. Il poeta ne rimase affascinato, tanto da citarla nella propria corrispondenza. Attorno a Buchfart circolano inoltre racconti popolari legati a Trutina, misteriosa figura femminile associata alla montagna e ai suoi presunti poteri soprannaturali.

Washington non è mai stata così romantica: il viaggio con la regina del romance

10 octobre 2026 à 16:00

Ci sono autrici capaci di trasportarci in storie emozionanti e che fanno battere il cuore, ma anche in grado di farci viaggiare lontano, nei luoghi che fanno da sfondo agli eventi dei loro romanzi.

Una di queste è senza dubbio Felicia Kingsley, la regina italiana del romance e delle classifiche, grazie a un talento nello scrivere libri che non solo regalano una giostra di emozioni, ma mescolano anche sapientemente i generi creando un mix irresistibile. First lady per caso è il suo nuovo bestseller.

E in questo caso ci fa viaggiare sino alla capitale USA, Washington D.C., centro del potere e della politica. Perché è proprio tra commissioni, riunioni e discussioni che si muovono i due protagonisti. Entrambi eletti al Congresso, dal lato opposto delle barricate, Nathan e Nicole si troveranno – per una serie di equivoci e interessi – a dover affrontare insieme la campagna per le presidenziali. E, così, l’autrice riesce a rendere romantica la città più blindata d’America, ma anche a trasformare un discorso politico in una dichiarazione d’amore senza precedenti e a farci emozionare durante un comizio elettorale, mentre ci accompagna in un tour per gli Stati Uniti.

Washington nella sua versione più romantica: in viaggio con First Lady per caso di Felicia Kingsley, pubblicato da Newton Compton.

A spasso per Washington con First Lady per caso di Felicia Kingsley

È la città più importante degli Stati Uniti, quella in cui vengono decise le sorti del mondo: siamo a Washington e ad accompagnarci lì è l’ultimo, frizzante, romance di Felicia Kingsley.

Tantissimi i luoghi che vale la pena visitare tenendo tra le mani First lady per caso. A partire proprio dalla zona del National Mall, un viale che si snoda per circa tre chilometri e che ci regala tantissimi palazzi interessanti, come l’obelisco commemorativo di George Washington (Washington Monument), oppure alcuni musei come il National Museum of American History, il National Museum of Natural History e il National Museum of the American Indian, senza dimenticare lo Smithsonian Institution di cui l’ultimo museo fa parte.

È qui che si trova il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso e anche una delle location principali del romanzo. È lì, infatti, che i due protagonisti Nathan e Nicole si vedono più spesso. Quindi, se vogliamo visitare la capitale Usa in compagnia dei protagonisti del romanzo di Felicia Kingsley, dobbiamo per forza partire alla scoperta delle stanze del potere. Quindi è bene sapere che il Campidoglio è visitabile, l’accesso è gratuito con una guida e in determinati orari.

Tra le esperienze romantiche da vivere ce n’è una da “rubare” ai due protagonisti: una gita sul Potomac, il fiume che attraversa la città. Ce ne sono di diverse e le crociere permettono di osservare da un punto di vista differente alcuni dei luoghi simbolo.

Infine, non può mancare la Casa Bianca. Normalmente l’Ambasciata italiana a Washington fa da tramite per ottenere i permessi, ma al momento i vincoli sono molto restrittivi. Quindi ci si può accontentare di vederla dall’esterno, da alcuni dei punti principali di osservazione lungo le strade. L’effetto è comunque strabiliante.

Il Congresso a Washington
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Il Congresso a Washington

Il tour per gli Usa

I due protagonisti di First Lady per caso di Felicia Kingsley partono anche per un tour attraverso gli Stati Uniti per la campagna presidenziale e toccano alcune città iconiche.

Come Dallas, in Texas, dove partecipano anche a una festa con tanto di gare di costine e di resistenza sul toro meccanico. E poi San Francisco dove si trova la residenza principale del protagonista, ovviamente su una delle strade più iconiche della città, ovvero Billionaire’s Row, nel quartiere di Pacific Heights. Qui, oltre alle magioni di famiglie che hanno fatto la storia dell’America, si può godere di una vista incredibile sulla celebre baia e sul Golden Gate Bridge. Tantissime le tappe, ma vale ancora la pena citare Atlanta, New York e Denver.

Un tour lunghissimo che poi ci riporta lì, tra le strade di Washington dove la storia riecheggia ancora e dove tra i palazzi del potere si può trovare anche un risvolto romantico. Come in First lady per caso.

La Dolce Vita Orient Express, nuovi itinerari in Italia nel 2027

10 octobre 2026 à 12:00

La Dolce Vita Orient Express presenta i nuovi itinerari ferroviari per il 2027, pensati per accompagnare alla scoperta di alcune delle mete più rappresentative d’Italia.

Dalle città d’arte ai borghi toscani, passando per i paesaggi della Liguria e le colline delle Langhe, i nuovi percorsi uniscono patrimonio culturale, tradizioni gastronomiche e scenari che raccontano le diverse anime del Paese.

Da Roma a Portofino, Venezia e Firenze tra arte e paesaggi

Tra le novità ecco “Rome, Portofino, Venice & Tuscany“, viaggio che parte da Roma per dirigersi alla volta di Portofino, pittoresco borgo celebre per le facciate color pastello, il porticciolo e le acque della costa ligure.

Il percorso prosegue verso Venezia, dove i canali, i palazzi storici e i riflessi sull’acqua ricreano un’atmosfera inconfondibile; il lussuoso treno riparte pe raggiungere Firenze, culla del Rinascimento, dove l’architettura, le opere d’arte e il fiume Arno raccontano una tradizione culturale di rilievo internazionale.

La proposta prevede una cucina a bordo ispirata ai sapori delle regioni attraversate, affiancata da esperienze culinarie legate alle tradizioni locali.

The Italian Wine Route, viaggio tra Bolgheri e Verona

La tradizione enologica italiana è al centro di The Italian Wine Route, l’itinerario che collega Bolgheri, in Toscana, e Verona, in Veneto.

Il borgo medievale di Bolgheri accoglie con il caratteristico viale di cipressi, in un contesto disegnato da vigneti e colline che si estendono verso la costa, in un territorio noto per la produzione di vini di pregio. La tappa permette di entrare in contatto con una tradizione che unisce caratteristiche del suolo, condizioni ambientali e conoscenze tramandate nel tempo.

Da Bolgheri il viaggio prosegue verso Verona, dove la cultura enologica si accompagna a un patrimonio storico e architettonico che comprende testimonianze dell’epoca romana, edifici medievali e influenze rinascimentali.

Veduta di Bolghieri, città del vino in Toscana
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Veduta di Bolghieri, città del vino in Toscana

The Truffle Route porta nelle Langhe, alla scoperta di Alba

Un’altra proposta della nuova collezione è The Truffle Route, itinerario dedicato ad Alba e alle Langhe, territorio piemontese conosciuto per le eccellenze gastronomiche e per la produzione di vini rinomati.

Alba è celebre soprattutto per il tartufo bianco, protagonista di una tradizione culinaria connessa alle caratteristiche del territorio, punto di riferimento per approfondire il rapporto tra gastronomia, stagionalità e cultura della tavola.

Il viaggio si estende alle colline delle Langhe, dove vigneti, borghi storici e paesaggi rurali disegnano uno scenario caratteristico del Piemonte, e spiccano il Barolo e Barbaresco, vini che contribuiscono a definire la reputazione gastronomica del territorio.

Da Roma a Venezia passando per la Toscana

Completa la collezione Rome to Venice, che collega due delle città più celebri d’Italia attraversando il paesaggio toscano con una tappa a Bolgheri.

La Toscana introduce una dimensione più rurale, tra vigneti, borghi e paesaggi mediterranei, mentre l’arrivo a Venezia incanta con la presenza della laguna e la particolare relazione della città con l’acqua.

Bolgheri è il punto d’incontro tra il viaggio e la scoperta della tradizione vinicola toscana. Il passaggio dalla campagna alla laguna diventa parte integrante dell’esperienza, in linea con la filosofia del viaggio lento promossa dalla compagnia.

Mercatini di Natale 2026 a Villach, in Austria: cosa sapere per visitarli

10 octobre 2026 à 11:00

L’Avvento 2026 trasformerà Villach e i suoi dintorni, in Carinzia, in una destinazione ideale per vivere la magia del Natale tra tradizioni alpine, mercatini, musica e paesaggi invernali.

Dalle piazze del centro storico alle rive del Lago di Faak e del Lago di Ossiach, il periodo delle festività porterà con sé un ricco calendario di appuntamenti, con artigianato, specialità gastronomiche, spettacoli e attività per tutta la famiglia.

Date e appuntamenti nel centro storico

Dal 13 novembre al 31 dicembre 2026, il centro di Villach si vestirà a festa, con le piazze animate da luci, bancarelle, proposte artigianali e specialità della cucina regionale.

A Nikolaiplatz tornerà l’Avvento artistico, dedicato all’artigianato e alle creazioni originali, mentre sulla Hauptplatz troverà spazio l’Avvento delle baite, dove le proposte gastronomiche contribuiranno a creare un’atmosfera tipicamente natalizia. Nei pressi della Stadtpfarrkirche, la chiesa parrocchiale, sarà invece allestita un’area dedicata all’artigianato, affiancata da spazi per la ristorazione.

Il programma comprenderà anche iniziative per le famiglie e i bambini, con il Paradiso dei biscotti, i giri sui pony, il trenino e la giostra.

Krampus, Bauernadvent e Bauernsilvester: le tradizioni da scoprire

Tra gli appuntamenti più attesi dell’Avvento villachese non può mancare la sfilata dei Krampus del 27 novembre: le figure mascherate, caratteristiche del folklore alpino, percorrono le strade con costumi dall’aspetto inquietante e richiamano le antiche usanze legate al periodo invernale e all’arrivo delle festività.

Domenica 20 dicembre alle ore 17, l’attenzione si sposterà sul Villacher Bauernadvent, l’Avvento contadino di Villach, con la comunità riunita per accogliere il Bambino Gesù, accompagnato dai Re Magi e dagli angeli.

Un’altra tradizione particolare è il Bauernsilvester del 30 dicembre, una festa che anticipa di un giorno il Capodanno. Le sue origini sono legate alle abitudini dei contadini, dei braccianti e delle serve, che in passato lavoravano la sera del 31 dicembre e avevano quindi l’occasione di festeggiare il giorno precedente.

Per l’evento sono previste specialità come salsiccia affumicata, crauti e pane, insieme a degustazioni, musica eseguita da gruppi tradizionali in costume e alla benedizione dei cibi.

Eiszeit e la torre della chiesa: Villach dall’alto e sul ghiaccio

A Rathausplatz, l’appuntamento con Eiszeit porterà il pattinaggio sul ghiaccio al centro della programmazione invernale: sono previste tre serate dedicate a musica, pattinaggio e intrattenimento, oltre a tre spettacoli di pattinaggio artistico.

Un’esperienza da considerare per ammirare il centro da una prospettiva inedita è la salita sulla torre della chiesa parrocchiale, illuminata durante le festività come una grande candela: dal 13 novembre 2026 al 3 gennaio 2027 sarà possibile raggiungere la cima, alta 94 metri, affrontando i 239 gradini.

L’accesso è previsto da giovedì a domenica, dalle 16 alle 20, con aperture straordinarie il 7, l’8 e il 23 dicembre e chiusure il 24 e il 25 dicembre.

Suggestivo paesaggio invernale a Villach, Austria
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Tutto il fascino dell’Avvento a Villach

Schönleitn: il nuovo villaggio natalizio sul Lago di Faak

La grande novità dell’Avvento 2026 sarà Schönleitn, nella zona del Lago di Faak, che dal 19 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 si trasformerà in un villaggio natalizio, tra tradizionali case contadine alpine, appartamenti con stufe in maiolica, alberi di Natale e installazioni luminose.

Il progetto si distingue anche per la possibilità di soggiornare al villaggio e di vivere l’Avvento immersi nelle decorazioni e nelle tradizioni locali.

Il sentiero delle luci natalizie sarà aperto ogni giorno dalle 16 alle 21. La piazza ospiterà gli appuntamenti principali dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi, con musica, canti corali, letture, rappresentazioni delle tradizioni locali e presenze dei Perchten. Le bancarelle proporranno specialità regionali e bevande calde, mentre un fuoco all’aperto offrirà uno spazio conviviale in cui fermarsi durante la visita.

Sono inoltre previsti un presepe a grandezza naturale, uno zoo con animali da accarezzare e una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Il BIBI Kids Club proporrà iniziative dedicate ai bambini, dalla pasticceria natalizia all’ufficio postale delle feste, passando per i giri in trattore, il pattinaggio in piazza e la costruzione di pupazzi di neve.

Stiftsweihnacht’am See: il Natale all’abbazia di Ossiach

Dal 4 al 6 dicembre, l’abbazia barocca di Ossiach, sulle rive dell’omonimo lago, ospiterà lo Stiftsweihnacht’am See, un evento che unirà artigianato, gastronomia e spettacolo. Nel cortile dell’abbazia si alterneranno bancarelle di artigianato artistico, specialità regionali, dolci, musica, danza e teatro.

Il programma musicale della CMA coinvolgerà la chiesa abbaziale e la sala concerti Alban Berg, mentre attori accompagneranno il pubblico con racconti dedicati all’Avvento. Tra le attività più particolari sono previste anche escursioni con gli alpaca dell’allevamento della famiglia Reichenhauser, in programma venerdì e domenica.

Gli orari di apertura saranno venerdì 4 dicembre dalle 15 alle 19, sabato 5 dalle 11 alle 19 e domenica 6 dalle 10 alle 19. Sabato 5 dicembre, dalle 16.30, è atteso anche San Nicola, uno degli appuntamenti dedicati alle famiglie.

L’evento sarà raggiungibile con i mezzi pubblici grazie ai collegamenti Postbus sulla tratta Steindorf–Ossiach–Villach.

Città e borghi esoterici: l’atmosfera spooky perfetta per Halloween

Par : losiangelica
10 octobre 2026 à 10:00

Streghe, fantasmi, rituali misteriosi e leggende da brivido… Siete pronti a scoprire il lato più spooky d’Italia? Mettiamo da parte le classiche zucche intagliate e le maratone di film horror, perché per Halloween ci sono sicuramente città e borghi esoterici da visitare che meritano un po’ della nostra attenzione. Da Nord a Sud lo stivale nasconde luoghi dove storia e leggenda si intrecciano… Potete resistergli?

Ecco i borghi esoterici e le città più magiche da visitare ad Halloween in Italia.

Triora (IM), il borgo delle streghe

Se dovessimo trovare una “scuola di magia italiana”, una sorta di Hogwarts dedicata alle streghe quella non potrebbe che essere Triora. L’incantevole borgo arroccato nell’entroterra ligure è spesso soprannominato la Salem d’Italia perché tra il 1587 e il 1589 proprio qui c’è stata una drammatica caccia alle streghe con numerose donne accusate e processate per stregoneria.

Secondo la leggenda si riunivano presso la Cabotina, un luogo ancora oggi avvolto da un’aura misteriosa. Perché visitarlo ad Halloween? Perdersi nel centro storico, esplorare il Museo Etnografico e della Stregoneria e scoprire le storie delle donne perseguitate. Spoiler: i veri brividi arrivano dalla storia, non dai fantasmi.

Triora, il borgo ligure
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Triora, la Salem italiana

Torino, la città esoterica d’Italia

Elegante ma nasconde un mistero: Torino ha una doppia personalità e un debole per l’occulto. Secondo la tradizione esoterica si troverebbe proprio all’incrocio di due triangoli magici, uno legato alla magia bianca e l’altro a quella nera. Il lato più dark? Sembrerebbe essere piazza Statuto che molti considerano il cuore della Torino oscura. Per vivere la città in modalità Halloween, concedetevi un tour serale tra simboli massonici, facciate enigmatiche e storie inquietanti. Torino by night ha tutto un altro fascino!

Napoli misteriosa e alchemica

Se si pensa a Napoli si riflette sul folclore e sulla superstizione ma dietro alla sua energia c’è anche un’anima alchemica che pochi conoscono. Il luogo simbolo? La cappella Sansevero legata a Raimondo di Sangro, un principe appassionato di scienza e alchimia. Al suo interno è custodito il Cristo Velato e le inquietanti macchine anatomiche, oltre a due scheletri con una sorprendente ricostruzione del sistema cardiocircolatorio. Per un’esperienza ancora più spooky, esplorate anche il culto delle anime del Purgatorio, tra teschi e antiche devozioni popolari. A Napoli, il confine tra vivi e morti sembra davvero sottilissimo.

Calcata (VT), il borgo delle energie misteriose

Un borgo sospeso su una rupe di tufo, boschi fittissimi tutt’intorno e un silenzio quasi surreale. Benvenuti a Calcata, il lato witchy del Lazio. Secondo le leggende locali, il vento che attraversa i vicoli produrrebbe suoni simili ai canti delle streghe. C’è anche chi attribuisce al luogo particolari energie misteriose, mai dimostrate, ma perfette per alimentarne il fascino. Oggi è un rifugio di artisti e creativi, ospita botteghe, case in pietra e scorci sulla valle del Treja che sembrano usciti da un romanzo fantasy.

Borgo di Calcata
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Il mistero di Calcata

Acerenza (PZ) e il suo legame con il conte Dracula

Dracula in Basilicata? Non è una fake news. Lontani dalla Transilvania in Italia è il borgo di Acerenza dominato dalla sua cattedrale a legarsi alla leggenda di Vlad III. Secondo una teoria, la nobildonna Maria Balsa, potrebbe essere proprio figlia del conte più spaventoso di tutti i tempi. Tra draghi scolpiti, simboli enigmatici e racconti sul Santo Graal, la cattedrale di Acerenza diventa il cuore di un viaggio tra storia e mistero.

Narni (TR), la città sotterranea dell’inquisizione

Sotto le stradine medievali di Narni si nasconde un mondo segreto che sembra fatto apposta per essere scoperto nel periodo di Halloween. Il piccolo paese nel 1979 ha restituito ambienti sotterranei comprensivi di un’antica chiesa e una sala utilizzata come Tribunale dell’Inquisizione dove tra simboli, iscrizioni e testimonianze il passato ha tanto da raccontarci in versione creepy.

Il castello di Montebello e il fantasma di Azzurrina

Un ultimo luogo spooky da visitare in Italia ad Halloween è un castello infestato. A Poggio Torriana in provincia di Rimini la protagonista della storia horror è Azzurrina, una bambina albina che scomparve nel 1375 in modo del tutto misterioso. Secondo le leggende il suo spirito tormentato torna a farsi sentire proprio nei sotterranei del castello con un culmine durante il solstizio d’estate.

Il castello di Azzurrina in provincia di Rimini
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Il castello infestato dal fantasma di Azzurrina

Tre meraviglie italiane premiate dal Times come mete calde d’autunno

10 octobre 2026 à 09:00

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Italia lontano dalla folla estiva e con temperature che, soprattutto al Sud, possono ancora regalare piacevoli giornate all’aria aperta. A suggerire tre destinazioni da mettere in agenda è il Times, che ha selezionato 28 mete nel mondo dove godersi il caldo durante i mesi autunnali.

Le proposte raccontano tre modi diversi di vivere il Sud Italia quando le temperature si fanno più miti, tra passeggiate, cultura ed esperienze gastronomiche.

Percorrere la Costiera Amalfitana

Se durante l’estate i percorsi più celebri della Costiera Amalfitana rischiano di trasformarsi in itinerari affollati, l’autunno offre condizioni molto più favorevoli per esplorare il territorio a piedi. Il Times sottolinea proprio questo aspetto: il problema non è soltanto il caldo estivo, ma anche la difficoltà di godersi alcuni dei sentieri più spettacolari quando sono presi d’assalto.

A luglio, per esempio, il Sentiero degli Dei e la penisola di Punta Campanella possono diventare oltremodo congestionati; nei mesi più freschi, invece, il paesaggio si può apprezzare con calma, mentre le temperature più contenute rendono le camminate più confortevoli.

Il richiamo della Costiera, poi, non si esaurisce con i borghi affacciati sul mare: è soprattutto il territorio a offrire occasioni di scoperta, tra panorami costieri, vegetazione mediterranea e percorsi che permettono di osservare il paesaggio da una prospettiva inedita.

Sole invernale in Sicilia

La Sicilia è una meta ideale per prolungare la stagione delle vacanze e dedicarsi alle visite culturali e alle passeggiate, alternando città d’arte, siti archeologici e soste gastronomiche.

Tra le esperienze da non perdere c’è Siracusa, dove la tradizione culinaria siciliana può diventare parte integrante del viaggio: imparare a preparare gli arancini, per esempio, è un modo per avvicinarsi ai sapori dell’isola e alle consuetudini che li accompagnano. Il viaggio può proseguire verso Agrigento, dove la Valle dei Templi offre l’occasione di immergersi nella storia siciliana antica, tra monumentali testimonianze archeologiche e paesaggi di grande suggestione.

Merita una visita anche Ragusa, con il patrimonio barocco e le strade che raccontano l’identità architettonica della Sicilia sud-orientale. A completare l’itinerario può essere una tappa a Piazza Armerina, altra località che invita a esplorare il volto storico e culturale dell’entroterra siciliano.

Scorcio dell'antica città barocca di Ragusa Ibla, Sicilia
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Suggestivo scorcio dell’antica città barocca di Ragusa Ibla

Puglia, un soggiorno a Lecce

La terza città italiana scelta dal Times è Lecce, nel cuore del Salento, dove l’autunno può diventare l’occasione per un soggiorno dedicato all’arte e all’architettura: spesso accostata a Firenze per la ricchezza delle sue espressioni artistiche, la città pugliese vanta infatti un carattere inconfondibile, legato soprattutto al trionfo del Barocco leccese. Le chiese, i palazzi storici e le decorazioni elaborate rendono il centro un vero museo a cielo aperto, dove la pietra locale diventa protagonista di composizioni scenografiche, intagli raffinati e ornamenti dalle forme sinuose.

Tra i monumenti da non perdere c’è la Basilica di Santa Croce, uno degli esempi più celebri del Barocco leccese: la facciata, ricchissima di elementi decorativi, cattura lo sguardo con un intreccio di figure, motivi ornamentali e lavorazioni minuziose, espressione della maestria degli artisti che hanno contribuito a definire lo stile della città.

A ricordare le origini più antiche è poi l’anfiteatro romano, le cui strutture testimoniano la lunga stratificazione culturale che caratterizza il centro storico.

Giornata Nazionale del Camminare, 10 e 11 ottobre tanti appuntamenti sul territorio

Par : elenausai10
10 octobre 2026 à 07:30

Un paio di scarpe comode e qualche ora libera: per partecipare alla Giornata Nazionale del Camminare non serve altro. Il 10 e l’11 ottobre torna l’iniziativa promossa da FederTrek, che da oltre dieci anni invita a riscoprire il gesto più semplice e naturale che ci sia.

Le proposte sono tutte gratuite tra passeggiate in città, escursioni nei parchi e camminate nei borghi dell’Appennino. Il calendario completo è sul sito ufficiale, qui vi proponiamo alcune delle idee più interessanti per il weekend.

Roma, il GRAB a piedi

Domenica 11 ottobre, Roma si scopre a piedi lungo il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, un anello ciclabile di circa 44 chilometri che collega Colosseo, Trastevere, San Pietro, Galleria Borghese e Auditorium, costeggiando Tevere, Aniene e Almone. Il percorso, per il 70% tra parchi, argini e vie pedonali, si snoda in gran parte in pianura.

Il ritrovo è alle 9:00 all’Arco di Costantino, poi ognuno sceglie quanto camminare, da un solo chilometro all’intero giro. La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. L’evento è riservato a chi va a piedi, quindi niente bici!

Da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio, Abruzzo

Sempre domenica 11 ottobre, nel cuore dell’Appennino abruzzese, potrete partecipare a un’escursione che vi porterà indietro nel tempo. Si parte dal borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio e si cammina lungo gli antichi tratturi della transumanza, le vie percorse per secoli dai pastori con le loro greggi.

La meta è il Castello di Rocca Calascio, una delle fortezze più alte d’Italia e simbolo di queste montagne. Il percorso è di circa 10 chilometri, con 400 metri di dislivello e una durata di 5-6 ore. La difficoltà è escursionistica, quindi l’evento è adatto anche ai camminatori più giovani, purché abituati a qualche ora di sentiero.

Ioanella, storie di pastori e panorami sull’Adriatico, Abruzzo

Andiamo ora sulle colline teramane dove l’11 ottobre a Ioanella, piccola frazione di Torricella Sicura, si va alla scoperta di una zona ancora poco conosciuta anche da chi vive nei dintorni. L’escursione fa parte del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e unisce il cammino al racconto del territorio.

Tra storie del passato e testimonianze sull’allevamento in montagna di un tempo, si scopre il borgo, per secoli punto di passaggio per i viandanti, insieme al patrimonio devozionale custodito lungo i sentieri. Poi si sale fino alle Piane di San Pietro, una terrazza naturale con vista sulle colline teramane che arriva fino al mare Adriatico.

Parco dei Castelli Romani, Lazio

Fuori Roma, nel Parco dei Castelli Romani, si cammina sul Sentiero degli Acquedotti, l’antico tracciato che collega Genzano di Roma a Nemi. Il percorso corre a mezza costa sulle pareti del cratere vulcanico, tra boschi di lecci, querce e castagni, e segue le tracce delle opere idrauliche preromane e romane, canali e cunicoli scavati nella roccia.

Tra un albero e l’altro si aprono scorci sul lago di Nemi, fino all’arrivo nei vicoli del borgo, famoso per le fragoline di bosco. L’anello è lungo 9 chilometri, con 400 metri di dislivello e circa 5 ore di cammino.

Monti Prenestini, sulle orme dei pellegrini

Infine, consigliamo un’ultima tappa tra natura e spiritualità. Da Pisoniano si sale lungo il Sentiero Karol Wojtyla, dedicato al Papa che amava molto questi luoghi, attraverso boschi di querce, castagni e lecci, con qualche tratto più ripido. La meta è il Santuario della Mentorella, tra i più antichi santuari mariani d’Italia, arroccato a oltre mille metri su uno sperone di roccia sopra la Valle del Giovenzano. Dopo la sosta al santuario si scende verso Ciciliano lungo il Sentiero dei Pellegrini, l’antica via percorsa per secoli dai fedeli diretti alla Mentorella.

“In una vita precedente ero un indio amazzonico”: intervista a Milo Manara

9 octobre 2026 à 20:13

Milo Manara è uno dei fumettisti e illustratori italiani più famosi e apprezzati al mondo, noto in particolare per la sua maestria nel fumetto erotico e per il suo stile di disegno unico. Le sue donne sono diventate vere e proprie icone della cultura pop (tanto che con una viaggerebbe molto volentieri). Miele – molto probabilmente il suo personaggio più celebre – protagonista di “Il Gioco”, Claudia, Molly, Jolanda, Phillis, Lucrezia Borgia e Gullivera, una rivisitazione erotica e fantastica del classico “I viaggi di Gulliver”.

E proprio di viaggi abbiamo parlato con Manara, del suo lungo viaggio in Asia, a bordo di un camper molto particolare, di quelli “straordinari” fatti in nave, in barca e in treno e di quelli che ancora deve fare.

Milo Manara, lei è noto per essere stato un grandissimo appassionato di viaggi in camper. È ancora così?

Lo ero quando ero più giovane. Allora il mondo era diverso: c’era una libertà e una tranquillità diversa per andare ovunque senza le tensioni geopolitiche di oggi. Potevi perfino parcheggiare un camper in centro a Parigi, ai Jardin du Luxembourg, senza che nessuno venisse a dirti nulla.

Quando ha smesso con quel tipo di viaggi on the road?

Intorno alla metà degli Anni ’90-’95. Poi ho sostituito il camper con la barca, che ho venduto solo l’anno scorso. Ormai ho 81 anni, mi sarebbe toccato pesare sugli amici più giovani, e invece ogni stagione della vita ha i suoi frutti.

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Milo Manara in vacanza in barca negli Anni ’90

Negli Anni ’80 lei ha compiuto un viaggio leggendario in camper fino in Asia. Che ricordo conserva di quell’avventura?

Nel 1983, ho viaggiato in camper tra Pakistan, India e Nepal. In realtà non era un camper normale: era un mezzo militare 4×4 della Legione straniera francese riadattato, molto robusto, ideale per il deserto. All’epoca, lungo quelle strade non si incontrava quasi nessuno.

Quell’esperienza in Asia le è servita da ispirazione per il suo celebre personaggio, Giuseppe Bergman?

In un certo senso sì, Giuseppe Bergman è un personaggio vagamente autobiografico. “Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” erano una sorta di diario fantastico nato da quel viaggio. Mentre viaggiavo lavoravo ai fumetti, ma facevo anche moltissimi schizzi dal vero.

Tra le sue collaborazioni più celebri ci sono quelle con Federico Fellini, con cui ha realizzato “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”. Quanto c’era di reale e quanto di fantastico in quei progetti?

“Viaggio a Tulum” raccontava un vero viaggio che Fellini ha compiuto nello Yucatán, in Messico, alla ricerca dei luoghi dei libri e dei brujos (stregoni), raccontati da Carlos Castaneda, un viaggio in cui lui è partito da Los Angeles ed è arrivato fino a Tulum in auto. La curiosità è che il suo aiuto regista in quella spedizione era lo scrittore Andrea De Carlo, che ne scrisse poi un libro intitolato proprio “Yucatan”. “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, invece, è del tutto immaginario, da cui, finora, non è tornato indietro nessuno: racconta un viaggio nell’aldilà, un tema che Fellini ha affrontato in modo leggero e non spaventoso, facendo incontrare al protagonista personaggi come Groucho Marx.

Tra tutti i luoghi reali che ha visitato, quali le sono rimasti più impressi?

Ricordo con grande forza le Meteore in Grecia, dove andavo spesso in camper, e le città rupestri della Cappadocia. Ma uno dei ricordi più straordinari resta la notte di Katmandu, deserta, in mezzo a templi mistici che trasmettevano un profondo senso di ascesi. E poi il cielo di notte in mezzo al mare, senza inquinamento luminoso, con una Via Lattea nitida come la vedevo solo da bambino.

Sono stato persino in Argentina a bordo di una nave cargo. I cargo hanno spesso cabine per pochi passeggeri: un viaggio straordinario, di giorno ognuno lavorava e non si vedeva anima viva, ci si godeva l’oceano e si facevano lunghe soste nei porti come Rio de Janeiro e si risaliva i grandi fiumi brasiliani per raggiungere i porti fluviali. Un modo di viaggiare incantevole e lontano dal turismo di massa odierno.

I suoi viaggi sono stati d’ispirazione per il suo lavoro?

Certo! Di Giuseppe Bergman ho fatto le “Avventure orientali”, una specie di diario fantastico, e poi durante questi viaggi facevo degli schizzi dei luoghi dal vero. Anzi, a volte mi sono capitate delle disavventure di viaggio: per esempio, una volta dovevo realizzare un fumetto erotico, “Il gioco”, e dovevo spedire ogni mese una puntata, ma ero in Pakistan e avevo paura che aprissero le buste, avevo il terrore perché sarei ancora là in prigione.

Qual è il posto che le è piaciuto di più al mondo e quale vorrebbe assolutamente visitare e perché?

L’Amazzonia. Mi è rimasta nel cuore fin dalle letture da ragazzo, al punto che se mi chiedono cosa fossi in una vita precedente rispondo sempre “un indio amazzonico”! Non sono mai riuscito ad andare a Manaus, ma spero ancora di farcela.

Devo dire che non mi piace molto volare. Soffro un po’ di claustrofobia nei voli lunghi. Ma, soprattutto, non mi piace l’aereo perché appiattisce le distanze, mi piace vedere quanto è grande il mondo. Con la nave ti rendi conto delle distanze. L’aereo ci dà la falsa illusione di essere i padroni del pianeta, ma non è vero, perché basta un temporale per metterci tutti in ginocchio. Amo molto i treni, specialmente quelli notturni: un tempo, con il vagon lit salivi la sera a Verona ed eri a Parigi la mattina dopo, senza perdere un solo giorno di viaggio. Una volta c’erano le cabine con la toilette e la doccia, per me era un paradiso perché con il treno notturno non perdevi tempo. Il treno mi piace molto: mi piacerebbe molto prendere la Transiberiana e arrivare fino in Cina.

Se dovesse scegliere una delle sue eroine per accompagnarla in un viaggio intorno al mondo, chi sceglierebbe?

La destinazione non importerebbe, basta andare, Est, Ovest, Nord o Sud è sempre interessate, ma Miele sarebbe un’ottima compagna di viaggio perché è una ragazza allegra, curata, che non si spaventa davanti alle avventure in viaggio e, oltretutto, è decisamente una bella vista!

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Mil Manara durante un evento a Madrid nel 2013

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, le location Anni Novanta della serie

9 octobre 2026 à 19:30

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, attesissima seconda stagione della serie su Max Pezzali e Mauro Repetto disponibile dal 9 ottobre 2026 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, sono legate biograficamente alle vicende musicali e personali dei protagonisti. Il centro storico di una tranquilla cittadina italiana, gli eleganti palazzi aristocratici e i grattacieli alti e popolati di uffici delle grandi città e persino uno sconfinato deserto americano sono gli stessi – o quasi – che hanno fatto da sfondo al successo del duo. L’ambientazione e i luoghi dov’è stata girata la serie sugli 883 di Sydney Sibilia però, come più volte ha raccontato lo stesso regista, hanno come compito non meno importante quello di rievocare una certa atmosfera da Anni Novanta.

Di cosa parla

Nella seconda e ultima stagione della serie sugli 883 è il 1993 e Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) stanno coronando il sogno di essere primi in classifica. Mentre lavorano al nuovo album – “Nord Sud Ovest Est”, da cui il titolo della stagione – qualcosa tra i due però comincia a cambiare. Il momento di grande successo che stanno vivendo li porta a Milano prima e, poi, in quell’America che avevano tanto sognato da ragazzini. Eppure, vista da dentro, la vita dei due è molto più incasinata di quanto da fuori si possa immaginare e i dubbi riguardo al futuro professionale, alle ambizioni individuali e persino alla loro stessa amicizia si fanno sempre più ingombranti.

Arriva in esclusiva su Sky la seconda e ultima stagione della serie sugli 883 di Sydney Sibilia
Ufficio stampa Sky
Una scena di “Nord Sud Oves Est – La leggendaria storia degli 883”

Dov’è stata girata la serie

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 spaziano da Pavia a Torino, a Roma e il litorale laziale, con qualche puntata anche in Spagna.

Pavia

La città dove Max Pezzali e Mauro Repetto sono cresciuti, hanno scritto le prime canzoni e cominciato a pensare alla musica come quello che avrebbero fatto da grandi non poteva certo mancare nella serie. In questa seconda stagione, però, Pavia ha un ruolo più defilato rispetto a quello che aveva in Hanno ucciso l’uomo ragno: gli eventi narrati, del resto, portano il duo sempre più lontano dalla cittadina lombarda verso il successo nazionale.

Sullo schermo si continuano a riconoscere i vicoli acciottolati del centro storico, le vie che costeggiano il fiume Ticino e l’iconico Ponte Coperto: un ponte trecentesco ricostruito sulle tracce di un antico ponte romano, caratteristico appunto per la copertura a tetto e diventato nel tempo il simbolo della città.

Anche Borgo Ticino, il pittoresco borgo medievale al di là del fiume un tempo frequentato da lavandaie, pescatori e cavatori di ghiaia, ha fatto da set per le riprese della seconda stagione della serie Sky sugli 883.

Pavia: dov'è stata girata la serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
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L’iconico Ponte Coperto

Come la produzione (Sky Studios e Groenlandia) ha raccontato più volte, nonostante Max Pezzali abbia partecipato alla scelta delle location, i luoghi della serie (il negozio di fiori della sua famiglia, la tavernetta da dove ha cominciato a fare musica, la casa di Silvia, eccetera) non sempre corrispondono esattamente con quelli reali, per lo più per ragioni logistiche e organizzative.

Torino

A Torino le location della seconda stagione della serie sugli 883 si trovano per lo più in centro: con i loro palazzi eleganti e le raffinate architetture liberty zone come Piazza San Carlo e Via Po, il salotto buono del capoluogo sabaudo, si prestano bene a rappresentare il cliché della grande città italiana degli Anni Novanta.

C'è anche Torino tra i luoghi dov'è stata girata "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
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L’elegante centro storico di Torino

Roma e il litorale laziale

Lo stesso si può dire per Roma che, con oltre 100 giorni di riprese, si rivela il luogo dove la serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 è stata girata per più tempo.

La produzione, fin qui, non ha diffuso dettagli sulle location romane: quello che si può dire con certezza è che i set sono stati distribuiti in diversi punti della città, cogliendo angoli capaci di rappresentare la Milano di allora con le passerelle patinate della moda, gli studi discografici d’ispirazione americana, i grandi concerti ed eventi internazionali.

"Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883": dov'è stata girata la seconda stagione della serie Sky
Ufficio stampa Sky
Un’altra scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Tra le location della seconda stagione della serie di Sydney Sibilia sugli 883 segnalate in Rete c’è anche Ardea: la città poco a sud di Roma, e più nello specifico la sua frazione marina, sono tra i tratti del litorale laziale scelti per fare da sfondo alle nuove avventure di Pezzali e Repetto.

In questo nuovo capitolo il duo, reduce dal successo del primo album, approda negli Stati Uniti coronando un sogno coltivato fin da bambini e dai tempi delle prime canzoni composte nella tavernetta dei genitori. Sullo schermo si vedono più volte Max Pezzali e Mauro Repetto sfrecciare sulle ampie e sconfinate statali americane, così pregnanti nell’immaginario comune a stelle e strisce.

Un dettaglio curioso è che queste scene non sono state girate davvero in America, ma nella Tuscia viterbese. Spostandosi a pochi chilometri a nord rispetto a Roma, la produzione ha trovato strade che proseguono dritte per chilometri e chilometri, circondate da un paesaggio brullo e a tratti quasi desertico e di giorno inondate da luce che niente hanno da invidiare alle highway americane. Si tratta di strade come la Provinciale delle Quattro Dogane (segnalate da diverse fonti in Rete) e situata nei dintorni di Montalto di Castro: una cittadina della Maremma laziale, famosa per le spiagge Bandiera Verde oltre che per il Parco Archeologico di Vulci.

Almerìa e il deserto “americano”

Anche le altre scene ambientate nel deserto americano, dove Pezzali e Repetto si recarono per realizzare video e altri materiali promozionali dell’album “Nord Sud Ovest Est”, non sono state effettivamente girate negli Stati Uniti.

Dove sono state girate le scene nel deserto americano della serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
Ufficio stampa Sky
Ancora una scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Alla ricerca di panorami assolati e brulli che ricordassero quelli veri, la produzione della serie è approdata ad Almerìa. Questa città andalusa, famosa per le tapas e per alcune delle spiagge più belle della Spagna, vanta oltre tremila ore di sole all’anno ed è perfetta quindi per riprodurre l’atmosfera desertica.

Tanto perfetta che, ben prima di Sybilia e la sua troupe, è stata scelta come set di grandi classici del genere western tra cui quelli di Sergio Leone.  Il Desierto de Tabernas, un sito di interesse geografico-paesaggistico a pochi chilometri dalla città, del resto oltre essere l’unico deserto in Europa che si possa considerare tale è senza dubbio il più cinematografico che ci sia e frequentato per questo, oltre che da tanti amanti della natura, da appassionati di cinema e di set-jetting.

Ci sono location di "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883" anche in Spagna
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Lo straordinario Desierto de Tabernas

La Via Francigena in autunno: il tratto toscano a piedi tra borghi e boschi

9 octobre 2026 à 18:30

Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.

A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.

Che cos’è la Via Francigena

Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.

L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

via francigena
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Il simbolo della Via Francigena su un sentiero nel bosco in Toscana

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.

Il percorso della Via Francigena in Toscana

La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.

La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Via Francigena Toscana
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Il tracciato della Via Francigena attraversa le Crete Senesi

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.

Le tappe più belle da affrontare in autunno

Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.

Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.

Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.

Dal Passo della Cisa a Pontremoli

La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).

Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.

Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Pontremoli, in Lunigiana, lungo la Via Francigena
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Veduta di Pontremoli

Da San Miniato a Gambassi Terme

Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.

Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.

Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.

Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.

La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.

Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 17:30

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

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